Prima di welfare e della casta (a-’politica’) Zedda: “Tagliare enti e organismi inutili” Ebbene sì, esistono, e (ci) costano. Molto Ora e senza guardare in faccia nessuno
dicembre 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il primo dell’attuale classe dirigente ad avere “denunciato” la questione è Nicola Zingaretti: “La vera casta – disse il presidente della Provincia di Roma, papabile per la (futura) leadership del Pd e candidato (sostenuto anche da Veltroni!) alle primarie per la scelta della candidatura a sindaco nel 2013 (…) – non sono i (così detti: bisogna naturalmente vedere come sono concepiti e organizzati) “costi della democrazia” (ovvero quelli che, più direttamente, siamo “abituati” – di questi tempi – ad “attribuire” al concetto di casta: vitalizi, prebende e rimborsi vari, che hanno comunque anche la (reale) funzione di assicurare l’indipendenza degli eletti, e dunque una democrazia che altrimenti dipenderebbe dai flussi di denaro, e dalle lobbies, nascoste) bensì i costi (indiretti) dell’autoreferenzialità della nostra attuale classe dirigente: le loro nomine, compiute negli ultimi trent’anni, a carattere familistico e clientelare, parziale e non “funzionale”, che hanno costruito attorno al corpo – tutto sommato, snello – della politica una sovrastruttura, pletorica, inefficiente, quando non inutile, e tale da generare-costituire sprechi tout court, fatta di (appunto) (false) istituzioni, consigli, commissioni, organismi vari. Che – rimarcava Zingaretti – a differenza della politica non sono nemmeno sotto il nostro controllo, non essendo sottoposti al “vaglio” del voto, bensì figlie di nomine che – essendo d’altra parte (state) fatte dai nostri politicanti di oggi – raramente rispondono a criteri di onestà e responsabilità e sono fatte nell’interesse della nazione”. (Ovvero,) di tutti. Quando, addirittura – ma non si tratta di un’eventualità tanto rara – quegli stessi organismi non siano stati creati ad hoc allo scopo di piazzare, appunto, figli e figliastri, e dunque nemmeno in origine la loro istituzione abbia corrisposto ad una reale necessità. Che cosa si aspetta a partire da lì? Questa è la vera “casta” parassita dello Stato! Completamente inutile, inattiva, frutto e fattore di reiterazione dell’autoreferenzialità e della “corruzione” (in senso ampio) della nostra (stessa) classe politica, che naturalmente su quegli organismi, e su quelle nomine, basa anche un (proprio) ritorno, appunto, di tipo clientelare, e, in ultima analisi, il fondamento (stesso) della propria (possibile) autoreferenzialità. Se il governo tecnico – come, peraltro, anche un po’ irresponsabilmente viene sostenuto: perché d’accordo sostituire per un (breve) periodo la politica, ma sarebbe veramente inconcepibile, e inaccettabile – e rappresenterebbe la fine “definitiva” prima della politica e quindi, poi, della democrazia nel nostro Paese – che si ritenesse, cinicamente e (molto) inconsapevolmente, che la politica sia “fatta così”, che il ruolo dei politici sia (anche) “fare i propri interessi” (almeno, di parte), e che non ci si possa, debba, aspettare da essa un moto, e una riappropriazione (di sé), (anche) su questo piano - ma se, comunque, dicevamo, il governo tecnico sta lì proprio per fare ciò che si suppone la politica non sia, costitutivamente (?), in grado di fare, questo è – appunto – il (sotto)”livello” dal quale cominciare. Servono comunque i voti, in Parlamento, di coloro che quegli organismi e quelle stesse nomine hanno fatto, a cui quelle clientele risalgono? Si assumano (un’-ultima – volta) la responsabilità di votare contro: il carattere tecnico e l’estraneità, appunto, dell’esecutivo garantirà la distinzione e la chiarificazione delle “colpe”. E se questo ancora non basterà a far sì che questi signori se ne vadano, una volta per tutte, a casa – col loro codazzo di (sotto)nominati, figli e rapporti clientelari – vorrà dire che la “profezia” dell’uomo forte – come alla vigilia del Ventennio fascista – rischierà di avverarsi di nuovo. Considerate le frequentazioni del “capo” (o del simbolo) della filibusta – l’”onorevole” Scilipoti – chissà che a qualcuno di loro ciò non finisca per andare pure a genio. E, magari, sentiremo taluni – naturalmente una volta cambiato “regime” (in tutti i sensi), e quindi assicurata la (propria) sopravvivenza (a-”politica”) - dire che, in fondo in fondo, ci avevano pensato; e che quella che a noi era sembrata una spudorata autoreferenzialità, era, in realtà, tattica politica. Nell’interesse, naturalmente, di tutti noi. (M. Patr.). Read more
L’indifferenza verso gli italiani alla radice della debacle Luigi Crespi
maggio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Berlusconi ha perso perché non ha saputo dare risposte al Paese, il che, pure in una democrazia (an- cora) immatura come la nostra, e sia pure con il controllo esercitato sui media, rappresenta un conto che alla fine tutti, quale che sia la natura del proprio potere, sono costretti a pagare. Ci torneremo su, ma l’unica politica che alla fine paga è quella onesta, responsabile, disinteressata, vissuta come un servizio, il cui protagonista sia la costruzione del futuro e non parzialità, personalismi, addirittura interessi privati. La lezione vale per tutti; ed è su questa base che i nostri connazionali hanno dato fiducia a De Magistris, Pisapia, Zedda. Sarà la pulizia del loro comportamento a decretare l’esito della loro esperienza. Ce ne parla l’ex spin doctor del presi- dente del Consiglio. di LUIGI CRESPI Read more

