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***L’editoriale***
UNICREDIT, LA LEGA FA IL MALE DELL’ITALIA (E DEL NORD)
di PIETRO SALVATORI

ottobre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il localismo può farci sopravvivere al piccolo pericolo (apparente) di una perdita (minima) della nostra sovranità nel breve periodo, ma a lungo andare segna l’isolamento e la conseguente irrilevanza della nostra economia. Vi spieghiamo come e perché gli uomini di Bossi hanno impedito che i libici accrescessero la propria quota nella principale banca “italiana”, ma soprattutto – questo era il vero obiettivo – come e perché si sono liberati di Alessandro Profumo, il manager che aveva fatto di Unicredit uno dei maggiori istituti di credito d’Europa e che su questa strada – quella dell’internazionalizzazione – intendeva proseguire in una logica di rafforzamento delle nostre posizioni e non di, appunto, chiusura a riccio autoreferenziale. di PIETRO SALVATORI Read more

***L’editoriale***
ELEZIONI ANTICIPATE? NON PER LA LEGA
di PIETRO SALVATORI

luglio 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le “beghe” di casa Pdl inevitabilmente infliggono le loro conseguenze sull’intera maggioranza e minacciano le sorti della legislatura. La Lega, l’alleato più forte della coalizione di governo, in questi giorni di dure schermaglie fra i due cofondatori del partito di maggioranza relativa, ha mantenuto un religioso silenzio. Ma a via Bellerio, ora che la scomunica di Fini è stata infine pronunciata, quali sono gli umori delle camicie verdi? Ci aspetta una prematura tornata elettorale? Bossi risponde con la solita eloquenza non verbale. Ma quali sono le ragioni che si celano dietro il ‘silenzio’ leghista? La risposta ce la dà il nostro Pietro Salvatori, che da oggi trovate anche su Liberal. Sentiamo. Read more

E in settimana lo scontro sulla Padania di F. TEMPESTA

giugno 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

di Francesco TEMPESTA

E alla fine il presidente della Camera Gianfranco Fini emette la sentenza: “La Padania è una semplice invenzione propagandistico-culturale e di conseguenza non esiste”. Parole durissime, scaturite all’indomani dell’ormai tradizionale ritrovo della Lega Nord a Pontida. Qui, ad infiammare gli oltre diecimila sostenitori del Carroccio, l’esplosivo intervento del leader leghista.

Il Senatùr ha voluto subito mettere le cose in chiaro dopo la nuova nomina a ministro per l’Attuazione del Federalismo di Aldo Brancher, ribadendo e confermando come il Federalismo fiscale sia “cosa” fra lui e il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ma Bossi nel suo discorso di Pontida ha voluto lanciare una proposta che ad alcuni è potuta sembrare provocatoria ma che in realtà segue un modello già consolidato in Germania. Si tratta della delocalizzazione degli uffici governativi che il Senatùr vorrebbe applicare anche in Italia spostando alcuni ministeri in città come Milano, Venezia e Torino.

Ma non solo. Durante il tradizionale raduno, il leader del Carroccio, alle urla dei sostenitori che inneggiavano alla Padania libera, ha ribadito che la lotta della Lega non sarà mai conclusa fino a che non sarà finalmente libera dal resto d’Italia.

Ascoltare queste parole da uno dei leader del governo italiano non è proprio andato giù a Gianfranco Fini. Il presidente della Camera tuona così contro Bossi e i leghisti. Da queste parole è nato un intenso botta e risposta fra lo stesso Fini e i vari rappresentati della Lega. Lo ripercorriamo.

Il primo a rispondere è Bossi che non risparmia frecciatine nei confronti del presidente della Camera dei Deputati. «Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Certo non c’è lo Stato padano, ma la Padania esiste» incalza il Senatùr che naturalmente fa intendere che difenderà a denti stretti la sua creatura. «La polemica – prosegue Bossi nel suo attacco-risposta a Fini – non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti da quella parte; la Padania è talmente inesistente che a noi ha dato più voti che a tutti gli altri partiti». Per il ministro delle Riforme, l’ex leader di Alleanza Nazionale si è permesso di definire in questo modo la Padania soltanto perchè non la frequenta direttamente, non conosce il suo territorio e di conseguenza non becca nemmeno un voto dagli elettori padani.

Piccata è arrivata anche la replica del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Piena volontà della Lega di portare a termine la propria missione, quella del Federalismo. «La Lega Nord – ribadisce Calderoli – ha preso la strada del Federalismo. Tutto il resto è privo di fondamento. Noi lavoriamo, gli altri filosofeggiano; c’è chi lavora per realizzare il federalismo, e conseguentemente la coesione, e chi, invece, si dedica alla filosofia» conclude il ministro leghista con toni altamente polemici nei confronti di Fini.

Ancor più provocatorie sono le (conseguenti) parole del governatore del Veneto Luca Zaia. L’esponente del Carroccio mette polemicamente in discussione l’esistenza del Sud e della “questione meridionale” in contrapposizione a chi non ha intenzione di riconoscere la Padania come realtà allo stato dei fatti. Uscita che non fa altro che contribuire ad evidenziare l’idea abbastanza confusa che i leghisti hanno di Nord e Sud.

Anche il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota dice la sua. Per il governatore leghista “la Padania esiste e Fini può dire tutto quello che vuole”. A riprova di questo, secondo Cota, vi è l’aumento sempre crescente dei consensi elettorali che la Lega può vantare.

Immediata arriva quindi la controreplica di Gianfranco Fini, pubblicata sul sito di Generazione Italia come risposta alla lettera di un cittadino della Brianza iscritto al Pdl. «La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C’è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale» scrive il presidente della Camera. «Sbaglia – prosegue l’ex leader di An – chi dice che se non esiste la Padania non esiste la questione meridionale. I problemi del Sud esistono da ben prima che venisse formulata per la prima volta, nel 1873, la nozione di questione meridionale. Così come nessuno può negare l’esistenza di una questione settentrionale. Sono questioni che vanno inserite in un discorso più ampio: il futuro dell’Italia. Non si può dire che è Padania quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono padani».

Prova a smorzare i toni Franco Frattini. Anche se pure per il capo della nostra diplomazia la Padania è solo “uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente”.

Cicchitto dal canto suo tiene a ribadire che la tenuta del governo si basa sul solido rapporto fra Pdl e Lega. Un’alleanza non facile che, tuttavia, secondo il capogruppo Pdl, non ha alternative.

Un’ammissione di come la mancanza di alternative spinga il Pdl a difficili compromessi con una Lega che pretende sempre di più. Una nuova crepa si è quindi aperta sull’asse Pdl-Lega-Fini, crepa che potrebbe sensibilmente allargarsi quando il federalismo finirà effettivamente sul tavolo.

Francesco Tempesta

Ora la Lega festeggia al gol del Paraguay Ronchi su Zaia: ‘E’ oltraggio alla Nazione’ Il monito di Crespi: “Prendeteli sul serio”

giugno 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ieri l’Italia ha seguito l’esordio mondiale della propria Nazionale di calcio. Ma c’è qualcuno, pure italiano, che, pubblicamente, “ufficial- mente”, esultava quando segnavano gli avversari. Quando l’Italia perdeva, loro esultavano. E sono italiani. Il paradosso si spiega con la parola Lega, questo fenomeno di involuzione della nostra cultura politica regredita al Medioevo grazie ad una manciata di popolani che si sono erti a rappresentanti del popolo e ne hanno assecondato gli istinti più beceri. E tutto questo è il leghismo. E nessuno può mettere in discussione che si tratti di un’espressione arretrata del pensiero umano. E tuttavia è un’espressione che ha appeal, e che dunque può attecchire in tutta la propria estensione e potenzialità. Il grande sondaggista ha avvertito il resto della politica italiana dalle nostre colonne: «Non sottovalutateli, fermateli, prima che sia troppo tardi». il Politico.it dà ogni giorno il suo contributo affinché la regressione leghista rientri e si torni alla normalità. Elena Orlando ci racconta le polemiche del dopo-richiesta del governatore del Veneto affinché si suonasse il Va pensiero al posto dell’inno di Mameli. Read more

L’editoriale. Cara Lega, Verdi fu un patriota di Aldo Torchiaro

giugno 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo ha denunciato ancora una volta per primo: «Prendete sul serio le camicie verdi – scriveva Crespi dalle nostre colonne – o avranno gioco facile a portare a compimento il proprio progetto storico: la secessione». Si procede infatti per smottamenti progressivi, gli stessi che, come abbiamo raccontato venerdì, hanno caratterizzato e caratterizzano l’involuzione più generale della nostra democrazia verso una forma di democrazia limitata. O peggio. Il gesto del presidente del Veneto Luca Zaia, che ieri ha imposto ad una banda, in occasione di una inaugurazione, di suonare il Va pensiero al posto dell’inno di Mameli, fa discutere. Il senso comune, rispetto all’unità del Paese e ai suoi simboli, è già in parte cambiato e rischia di continuare a cambiare sotto i colpi dei leghisti. A Zaia risponde, dalle colonne de il Politico.it, la grande firma del giornale della politica italiana e di E Polis. Così. Read more

Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”

maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente della Lombardia chiede al governo di rivedere la manovra che porrebbe una pietra tombale sulla riforma. Sia Berlusconi («Non ho ancora firmato») sia Calderoli («I tagli non riguardano i trasferimenti») rassicurano il governatore (e gli ultrà del federalismo). Ma autorevoli analisti avvertono che farla ora metterebbe a rischio la tenuta dei bilanci. Confusione nella maggioranza, dove Tremonti sembra fare il bello e il cattivo tempo, ma senza un piano complessivo nel quale la politica economica venga inserita (e da Confindustria, ripresa dai finiani, arriva infatti l’accusa che nella manovra non ci sono provvedimenti per lo sviluppo, cioè per cui si faccia solo riordino dei conti, ma nemmeno strutturalmente e senza occuparsi di rilanciare l’economia, conditio sine qua fra qualche tempo ci ritroveremo punto e a capo) e senza nemmeno (sembra) un coordinamento e una comunicazione con gli altri ministri e, appunto, con i presidenti di Regione. In questo quadro la questione su se e quanto le Regioni dovranno aumentare le tasse per autosostentarsi passa in secondo piano: dove stiamo andando? Peccato che anche dall’altra parte non se la passino meglio: i Democratici sanno solo, timidamente, insistere sull’apparente fallimento della Lega, come se tutte le teorie sull’opportunità di imparare, anche, dai leghisti si traducessero nella conclusione che per recuperare consenso bisogna contrastare le camicie verdi-e-basta. E la propria iniziativa? E la propria linea sul federalismo? Ormai dalla fine degli anni ’90, quando i leghisti camuffarono la secessione nella proposta-cavallo di battaglia della riforma federalista, inseguono. E raffazzonano soluzioni improbabili e magari anche controproducenti (per il Paese) come la riforma (elettoralistica) del titolo V della Costituzione del 2000. Il tutto nella convinzione che il federalismo sia la chiave per aprirsi le porte del Nord. Ma la gran parte dei cittadini (del nord compreso) sanno in cosa consista questa riforma? Fa davvero guadagnare così tanti consensi professarsi federalisti? In attesa che il Pd si dia una risposta o almeno maturi una posizione chiara e non più di rimessa sul tema, il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Onestà e responsabilità-2 Se Fini riceve Saviano (per sostenerlo)
E gli intellettuali di destra: ‘Difendiamolo’ Mentre Napolitano celebra unità nazione Si (ri)costruisce a partire proprio da qui

maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, è un giornale libero e sopra le parti. O, se volete, dentro (entrambe) le parti. Tale da fare, tra l’altro, un proprio endorsement per Marino alla viglia delle primarie Democratiche, e contemporaneamente per il presidente della Camera in un’altra occasione dentro la maggioranza. Da dare “consigli” al centrosinistra su come uscire dall’impasse e al presidente del Consiglio per girare a vantaggio proprio e del Paese la dialettica con Fini. il Politico.it non “sta” insomma né con il centrodestra né con il centrosinistra, ma promuove, oltre al resto, quelle forze dentro l’uno e l’altro polo che promettono la modernizzazione dell’Italia all’insegna dei (nostri) valori condivisi, condizione irrinunciabile per rifare grande il nostro Paese. In questa chiave la giornata di oggi ci propone un altro esempio del “bene e del male”, se vogliamo utilizzare (ma per gioco) queste categorie berlusconiane della politica (o no?). Come vi abbiamo raccontato nel Diario di ieri, Emilio Fede aveva insultato Saviano sostenendo, in buona sostanza, che non se ne può più di lui. In precedenza era stato il premier a dire che lo scrittore napoletano contribuiva alla popolarità della mafia, piuttosto che combatterla, con il proprio Gomorra come tutti gli altri che la raccontano. Oggi Gianfranco Fini – che già durante la direzione dello scontro con Berlusconi aveva stigmatizzato quelle prime parole del Cavaliere – ha voluto rimarcare le differenze, accogliendo Saviano a Montecitorio e palesandogli la «vicinanza delle istituzioni», oltre alla «stima». Ma anche due battitori liberi di centrodestra come Filippo Facci e Antonio Socci oggi, dalle colonne di Libero, lanciano un appello al proprio establishment affinché «non regaliamo Saviano alla sinistra». A dimostrazione di come le posizioni oneste e responsabili (moderne ed europee) del presidente della Camera sono magari oggi minoritarie nella classe dirigente (o meglio, tra i parlamentari) della maggioranza ma sono condivise da molte parti del ceto intellettuale e anche della società che fa riferimento alla destra. Nello stesso giorno, il capo dello Stato prosegue le celebrazioni per il nostro 150° anniversario, giudicando «penose» le parole di chi getta fango sull’unità del nostro Paese. Che non è né di destra né di sinistra; è ciò che rende l’Italia, l’Italia. Se vogliamo tutti insieme rifare grande questo Paese, dobbiamo partire di qui. E dall’onestà e dalla responsabilità. A destra come a sinistra. Una grande alleanza non elettorale ma culturale, per modernizzare la politica italiana, e costruire così il futuro. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Schifani: ‘Riforme, solo con opposizione’ Turno unico/doppio, centrodestra diviso Mentre Bossi rilancia: un leghista nel ’13 La mappa della maggioranza dopo il voto

aprile 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Senato rompe un (curioso) silenzio di mesi e fa pesare il proprio ruolo di garanzia super partes. Su un Pdl che sembra avere trovato la quadra su una forma di presidenzialismo temperato, ispirato al modello francese. Ma è sulla distinzione del momento dell’elezione del leader e di quella del Parlamento che ancora si dibatte, tra chi – come Berlusconi, ma anche lo stesso Schifani si era detto favorevole, ieri, per evitare una coabitazione tra eletto-maggioranza di diverso colore che ci potrebbe nondimeno essere lo stesso – propende per il voto in un solo giorno e chi invece chiede di importare anche l’istituto delle cosiddette elezioni di mid-term. Intanto il leader della Lega traduce il maggior peso sullo scacchiere nazionale (e di coalizione) nel rivendicare la possibilità che alla guida del governo – vedremo se, eventualmente, eletto direttamente dal popolo o come uomo del presidente della Repubblica eletto – vada uno dei suoi. Sintomo, paradossalmente, di una Lega sempre più “partito del Paese” come abbiamo scritto in questi giorni capace, oggi, di sintetizzare l’intera maggioranza. Pietro Salvatori ci racconta dunque cosa cambia, a(l) fondo, nel centrodestra dopo l’esito del voto.            Read more

Controcorrente. Sì, ora il Pd parli pure ai moderati di Mario Adinolfi

aprile 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il vicedirettore di Red e grande blogger torna a dire la sua nel di- battito sul (prossimo, si spera) futuro del Partito Democratico. Un attacco alla dirigenza ex-Pci che «non è interessata a vincere» ma solo a »gestire la sua quota di potere» che sfocia poi in una serie di proposte: a cominciare da quella, lanciata ieri dal nostro direttore, di un Pd che superi il radicalismo (in tutti i sensi) e, senza rinunciare (anzi) alla nettezza delle posizioni, sappia però ascoltare e rivolgersi a tutto il Paese, che nella parte ancora da “conquistare” e conquistabile è il Paese della «gente di mezzo (moderata e perbene, in gran maggioranza cattolica) perché – scrive Adinolfi – delle nostre stronzate fighette alla film di Ozpetek o Salvatores la gente se ne sbatte il cazzo». E un modo per mettersi nelle condizione di farlo, ribadisce Mario, è il rinnovamento della classe dirigente. Il dibattito vero, fatto di idee e proposte sul futuro dei Democratici - e (quindi) dell’Italia, oltre a quello sul domani del no- stro Paese tout court - è solo sul giornale della po- litica italiana. Buona lettura e buona politica con noi. Read more

Diario politico. Nell’interesse? del Paese Il record negativo per rapporto deficit/Pil Migliaia di persone in più ora sulla strada Le “riforme” (?) già aspettano da decenni Mentre l’Italia oggi non può più aspettare

aprile 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Nel pieno della peggiore crisi economica e finanziaria dal dopoguerra (basta osservare le stazioni ferroviarie del nostro Paese, la sera: il numero delle persone costrette a passare la notte all’addiaccio è cresciuto visibilmente. E non si tratta – solo – di persone extracomunitarie – appena – immigrate), con la situazione dei conti pubblici che – nonostante l’attenzione, meritoria, riservata da Tremonti – precipita di nuovo a livelli spaventosi precedenti l’inizio dei cicli di risanamento operati dai governi di centrosinistra, nel momento in cui, cioè, più che in qualunque altro della propria storia recente l’Italia ha bisogno della propria politica, di risposte e concrete e urgenti per alleviare, almeno un po’, la sofferenza crescente ed evitare che prenda (ad affliggere) troppe altre persone, in questo momento cruciale per la vita di tutti noi la politica italiana (di oggi) che fa? Passate le elezioni, e dunque messasi al sicuro dal rischio che la propria autoreferenzialità generi nuova anti-politica che si traduca in ulteriore disaffezione e astensione e voto di protesta a movimenti alternativi, si mette silenziosamente (è proprio il caso di dirlo) alle spalle tutto questo per riprendere a trastullarsi con il tema, tradizionale in quanto irrisolto, autoreferenziale – a questo punto, e in questo momento – come non mai, delle cosiddette “riforme” (istituzionali). Che gli italiani non sanno esattamente cosa siano e a cosa servano, che di sicuro non risolveranno (oggi) i loro grandi problemi, e che è quanto meno paradossale che tornino al centro del dibattito politico quando il Paese ne è – suo malgrado – più lontano che mai. Anche perché il sistema ha certamente bisogno di riforme, arrugginito, semi-bloccato com’è divenuto, ma – fuor di ogni demagogia – solo in parte il suo malfunzionamento dipende dalla farraginosità del meccanismo; l’altra parte dipende dall’autoreferenzialità (appunto) di quella stessa classe dirigente che dovrebbe fare le riforme per superarla (sic). A questo proposito va ricordato che le ultime due riforme costituzionali che si sono fatte – quella del titolo V da parte del centrosinistra nel 2000, quella del centrodestra poi bocciata dal referendum della legislatura successiva, oltre alla riforma elettorale evocaticamente definita «porcata» dal suo stesso estensore – avevano tutt’altra funzione che perseguire il bene del Paese, e ci rendiamo conto che abbiamo (la nostra politica ha) perso il contatto con la realtà, e stupisce che solo il giornale della politica italiana si trovi oggi, qui, a denunciare il rischio (che non si risponda a questa) deriva. Il racconto, comunque, all’interno, di Finelli. Read more

L’editoriale. E si lavori a un’ampia condivisione di Aldo Torchiaro

aprile 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’unità di questo Paese. L’unità di questo Paese richiede l’unità della nostra politica. Dunque il giornale della politica italiana è il giornale dell’unità nella nostra politica. Unità della nostra politica che significa condivisione di valori e regole fondamentali per poi contendersi il diritto di far pendere la bilancia del governo del Paese un po’ più da una parte o un po’ più dall’altra secondo uno schema che pure, nel suo penultimo editoriale, il nostro direttore suggeriva sia possibile anche superare, e vale pure come possibile chiave di volta per il futuro dello stesso Partito Democratico. Perché, scriveva Matteo Patrone, l’Italia merita di essere rifondata – come abbiamo scritto anche oggi – su onestà e responsabilità. Rispondendo alla sola domanda su cosa serva a questo Paese. E in questa prospettiva è ragionevole ipotizzare lo stesso superamento di destra e sinistra, e dei cartelli di interesse (più o meno funzionali al bene di tutti) che le due parti della nostra politica costituiscono. Si potrebbe anche dire che chi riuscirà ad assolvere a questa funzione anche senza tradire la propria impostazione originale è destinato a governare a lungo l’Italia, riuscendo contemporaneamente a farne il bene. Un po’ come successo al ciclo della guida di Blair in Inghilterra, che altro non era che questo. E il Pd dovrebbe probabilmente prendere nota. Ma al di là dei destini del principale partito di opposizione, a noi interessa quello del Paese. E dopo aver suggerito con Crespi al presidente del Consiglio di pensare a riforme nell’interesse di tutti, insistiamo con la grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana nel chiedere, nell’invocare da parte della nostra politica un «segno di pace» che venga scambiato all’insegna dell’interesse nazionale. Non inciuci, dunque, ma un’anticipazione di quella condivisione di onestà e responsabilità nella quale confrontarsi liberamente ma trovando, inevitabilmente, tanti punti di convergenza che può essere il fondamento dell’Italia del domani. L’editoriale di Torchiaro, dunque. Ascoltiamo.             Read more

Muro contro muro ideologico sull’aborto A Cota e Zaia: siate i “governatori” di tutti Ma la 194 va applicata nella sua interezza Un nuovo intervento di Massimo Donadi

aprile 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La presa di posizione del neo-governatore del Piemonte, seguito a ruota dal suo collega e “compagno” di partito veneto, sulla pillola abortiva RU486 – che i due presidenti leghisti minacciano di non fare distribuire – subito lodata dal Vaticano ha uno sfondo ideologico (più che morale) e produce una rottura che non corrispondono a ciò che ci si aspetta da due governatori di Regioni importanti appena eletti (ma non solo), e soprattutto a ciò di cui il Paese ha bisogno. E cioè di un’applicazione seria e rispettosa di tutto della legge 194. La pillola ha ricevuto l’ok delle commissioni tecniche competenti per ciò che riguarda la possibilità di assumerla e non pone, a quanto pare, problemi medico-sanitari. Sul piano etico-politico la RU486 si inserisce nel solco tracciato dalla legge nella misura in cui riduce i rischi per la donna e, al tempo stesso – ecco però il punto – non trasforma l’aborto in una soluzione pret-a-porter. L’aborto è sempre un dramma, per la donna ma anche per il fatto che costituisce l’interruzione, o l’impedimento della nascita di una vita. Come abbiamo già avuto modo di scrivere non si può affrontare una questione del genere riducendola a puro fatto fisiologico; quale che sia il punto di vista etico-morale (o religioso) dal quale si osserva, impone una prudenza e una sensibilità che non sono compatibili con un approccio leggero. Deve essere garantito il diritto della donna a non avere una gravidanza che non vuole ma a patto che sia messa nella condizione di scegliere liberamente, ovvero al di là di ogni condizionamento (contingente) di ordine psicologico o economico-sociale. In questa chiave non è peregrina la questione, che viene posta da ambienti cattolici della nostra politica, della «non banalizzazione» dell’aborto, e – mentre ci si assicura che gli ospedali siano luoghi “accoglienti” anche per le persone che, appunto liberamente, decidono di compiere questa scelta – ha senso porsi il tema di se sia opportuno prevedere l’assunzione della pillola in una situazione tale da non impedirla ma neanche da renderla insignificante: come nel caso del ricoveri (in quegli ospedali “accoglienti”). Tutto il resto è pura ideologia, che spacca il Paese e non affronta seriamente il problema. Ora l’intervento di Donadi. Read more

Regionali 2010, analisi Crespi Ricerche /6 Il fattore G(alan), che fa paura a Pdl-Lega

dicembre 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nonostante le rassicurazioni personali di Berlusconi, suo testimone di nozze a giugno (scorso), il governatore uscente non sarà ricandidato dal centrodestra per lasciare il Veneto alla Lega. Ma Galan, ex uomo di Publitalia e grande combattente, potrebbe non arrendersi e decidere di correre per conto proprio magari sostenuto dall’Udc. E non è esclusa un’incredibile alleanza con il Partito Democratico per strappare la regione a Pdl e Lega. Il cui candidato dovrebbe essere il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia. di LUIGI CRESPI => Si chiude con il profilo del Veneto il grande racconto (anticipato) del giornale della politica italiana sulle Regionali 2010. Non appena saranno state definite le candidature analizzeremo anche le sfide nelle altre regioni, a cominciare da Campania e Puglia. Buona lettura intanto con il Politico.it. Read more

Polemiche, scontri. Ma per il dopo Silvio elettori Pdl preferiscono comunque Fini

novembre 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sondaggio di Crespi Ricerche sul giornale della politica italiana. Il 59% con il presidente della Camera. L’aspra dialettica interna, gli attacchi del Giornale e di Libero sembrano non avere avuto peso: per gli oltre 10 milioni di italiani che scelgono abitualmente Popolo della Libertà resta l’ex leader di An il naturale successore del Cavaliere. Stessa domanda ai leghisti per il dopo Bossi: e a prevalere, a sorpresa, è Tremonti (52%) che lascia Maroni al 18%. Ci spiega i dati come sempre il nostro Luigi Crespi in persona. Read more

Sondaggio di Crespi, ora giù Berlusconi Partito Democratico (più Pannella) al 30%

novembre 5, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Rilevamento di novembre sul giornale della politica italiana. Per la prima volta dopo cinque mesi il presidente del Consiglio e l’esecutivo perdono consensi: pochi punti di fiducia, ma il trend è invertito. Ci presenta i dati come sempre il grande sondaggista in persona, che individua tre ragioni: le liti dentro il Governo intorno alla figura di Tremonti; le voci di riforma della giustizia legata alle vicende personali del premier; l’assenza di strategia per fronteggiare l’onda lunga della crisi economica, ovvero gli effetti sull’occupazione e sulla situazione delle famiglie. Accanto a questo, il nuovo Pd di Bersani torna per la prima volta sopra il 28, che sommato (artificiosamente, certo, ma alle politiche del 2008 andavano insieme) ai consensi Radicali porta i Democratici vicini al loro massimo risultato di sempre. Tutti i dati, dunque. Vediamo. Read more

Verso le Regionali. I sondaggi di Crespi/1 E oggi partiamo con Lombardia e Veneto

ottobre 27, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana diventa un grande centro di osservazione (preventiva) sulle elezioni dei Governatori e dei consigli regionali del prossimo marzo che avranno un enorme rilievo politico nazionale, al punto che secondo il nostro Mario Adinolfi saranno delle vere e proprie «elezioni politiche anticipate». Di qui ai prossimi giorni il Politico.it vi propone intenzioni di voto, valutazioni di alleanze e scenari, il tutto presentato ogni volta dal grande Luigi Crespi in persona. Per cominciare le due grandi regioni del nord, con in Lombardia Formigoni o Castelli probabili vincitori senza troppa suspance; in Veneto, al contrario, tutto è ancora da vedere. Le tabelle di Crespi potrebbero costuituire elemento determinante nelle decisioni che in particolare Berlusconi e il Popolo della Libertà sono chiamati a prendere. E il giornale della politica italiana ve le propone in esclusiva. Buona pre-visione. E domani Calabria e Lazio. Read more

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