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Ma la giustizia nel nostro Paese va rifatta Sono 3 i (più) grandi nodi da sciogliere(?) a) – La famigerata lentezza della macchina b) – La politicizzazione/ personalizzazione c) – Drammatiche condizioni dei detenuti Laratta: ‘Vi racconto il fallimento Why not’

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Europee 2009: le 400mila preferenze di De Magistris sono figlie anche di quest’inchiesta che alla fine si è rivelata un flop. Dal punto di vista della congruità giudiziaria. Non per il dividendo politico raccolto dall’ex pm. Non per gli effetti devastanti che ha provocato nella parte – evidentemente – sana della nostra politica: il governo Prodi è caduto per la sfiducia di Mastella che negò il proprio voto anche a causa della pressione sotto la quale si trovava per Why not; 150 indagati; l’allora presidente della Provincia di Cosenza, Tonino Acri, si ammalò fino a perdere la vita. Nove milioni di euro spesi da tutti noi. Il diritto-dovere della magistratura di accertare, appunto, la verità (che fino a quel momento non conosce) può portare ad un terremoto del genere senza che ci si pongano domande circa la possibile strumentalità di tutto questo? E la domanda apre la questione politica, che si lega al tema della eventuale politicizzazione (l’uso della giustizia a scopo politico) di parti della magistratura: come il giornale della politica italiana scrisse ormai mesi fa, è necessario che la politica italiana faccia un passo indietro, e che da quella posizione di ritrovata forza e credibilità affronti, insieme agli organi dei magistrati, il tema della riforma. Che deve combattere entrambe le possibili deformazioni. Ma a partire dal disarmo da parte di chi ha la responsabi- lità della guida del Paese: appunto, la nostra politica. Il deputato Pd, ora, sull’inchiesta-flop De Magistris. Read more

Why Not di De Magistris finisce in un flop Lui eletto alle Europee: oltre 400mila voti Esiste un/il problema-giustizia in Italia (?)

marzo 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sta dalla parte delle istituzioni. E pensa che la nostra politica abbia la responsabilità di fare un passo indietro nel confronto con gli altri poteri tra cui la magistratura. Perché è alla politica italiana che spetta di guidare il Paese e dunque di assumersi la responsabilità ultima di fare il (suo) bene. Il passo indietro della politica, inoltre, favorirà quella distensione degli animi che consentirà anche alla magistratura di tornare a fare serenamente il proprio mestiere. Tutto. E tutta. Perché è vero come dice Pier Camillo Davigo che la prima cosa da fare per superare lo scontro tra la nostra politica e i magistrati, appunto, è «smettere di rubare», una formula che sintetizza in sé anche tutti gli altri reati possibili dei colletti bianchi e non solo. E tuttavia è indiscutibile che in qualche caso ci possa essere il ragionevole dubbio che alcune scelte di alcuni magistrati siano motivate da altro rispetto al pubblico interesse di perseguire la giustizia. Può essere il caso di alcuni procedimenti intentati contro la politica per ragioni, appunto, politiche (ma si tenga bene a mente la nostra premessa); ed è il caso del protagonismo di alcuni magistrati che, magari per scendere successivamente (con successo) nell’agone, montano inchieste che, a volte, non sono del tutto giustificate, o che non giustificano un così ampio dispiegamento di mezzi. E’ notizia di oggi, ad esempio, che il procedimento che vedeva imputati, tra gli altri, Romano Prodi e Clemente Mastella, il presidente della Regione Calabria Loiero e il suo predecessore Chiaravallotti si è concluso con un nulla di fatto (o, meglio, con un’assoluzione piena) per il 90% delle persone accusate, tutte – tutte – quelle che avevano un incarico di rilievo e che avrebbero potuto – hanno potuto – consentire al magistrato di assurgere alla pubblicità e alla notorietà nazionale. La stessa che gli avrebbe poi consentito, appunto, di fare il salto nella politica italiana. Franco Laratta, che ha seguito sin dall’inizio con attenzione la vicenda (che conosce bene anche per le sue, dell’inchiesta, radici calabresi), torna ad intervenire sul caso. Solo sul giornale della politica italiana. Read more

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