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Cultura destra mercati. Sinistra è essere affidabili Persone Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, caro Walter, Monti è proprio di destra. Perché sua è (sotto)cultura del mercato. E’ (suo) essere affidabili con poteri forti. Sinistra è essere affidabili con Persone. Torneremo ad essere la culla della civiltà. E’ la cultura, e non “competere” (e basta), la chiave del nostro possibile Rinascimento. Non la (sola) flessibilità, perché ciascuno sia più libero di tentare di sottrarre agli altri il loro posto, le “loro” opportunità (con-petere questo significa: chiedere, ‘pretendere’ – da parte di più persone – la stessa cosa, ma non per costruirla – insieme – bensì per appropriarsene strappandola agli altri), ma la possibilità e la capacità (al “contrario” – ?) di collaborare. Una società che sia tale e non una (semplice) somma di individualità l’una contro l’altra armate; un collettivo, che marci verso un (solo) obiettivo e, per farlo, metta a sistema le proprie forze. Da questa idea, a cascata, discende una diversa concezione del mercato del lavoro: (anzi,) non(,) un mercato (appunto) ma un sistema che metta a frutto (valorizzandole e, anzi, rafforzandole) le risorse e le capacità di ciascuno. Dove le aziende siano chiamate a rinnovarsi per crescere, e in questa tensione abbiano sì la possibilità di “licenziare”, ma solo per consentire ai propri lavoratori un nuovo momento di formazione e di crescita (individuale e non solo) così da avere risorse umane sempre più specializzate, preparate e a loro volta tese – anche “culturalmente” – verso quel (più) alto obiettivo conune. Da cui quell’economia sociale (sia pure) di mercato, nella quale dispiegare il principio della responsabilità sociale delle aziende, di cui l’Olivetti – lo abbiamo detto più volte – fu uno straordinario esempio (di come sia capace di ri-generare non – solo – la nostra economia, ma “un” intero Paese. Molti dei figli dei dipendenti – “anche” degli operai – della Olivetti di allora sono oggi parte della nostra classe intellettuale. Grazie – magari – ad una semplice libreria a disposizione dei lavoratori nella – stessa – azienda. E ringraziano Adriano – Olivetti – come fosse – un – loro padre. Inserendo, oggi, tutto questo in una dinamica tutt’altro che assistenziale – come non lo fu allora – ma di crescita – comune). Non, dunque, l’istinto di (pura) sopravvivenza come motore della nostra crescita, bensì la crescita come motore di un miglioramento delle nostre vite. La crescita, naturalmente, individuale, cioè culturale, cioè umana, e quindi anche tecnica e professionale, e da essa la crescita (economica: delle singole aziende e dell’intero sistema). Il resto è sottocultura di destra, avrebbe detto Pasolini. E che colui che per propria de-formazione più di tutti ha la forza di guardare al futuro, nell’attuale classe dirigente del centrosinistra, si sia lasciato omologare alla deriva mercatista della “Destrasinistra” dimostra come sia finita la spinta propulsiva di quella generazione – autrice, lo abbiamo già detto, di avanzamenti importanti: tra cui il Pd! – e come questo abbia portato all’attuale sterilità (autoreferenziale) del centrosinistra. Ma ora le idee, i contenuti tornano ad essere in campo: Sinistra è essere affidabili non più con i poteri forti, o con gli Stati Uniti, ma con noi stessi – ovvero con gli italiani e, quindi, con l’Italia. E essere affidabili con gli italiani significa compiere una (vera) rivoluzione di libertà. Che parta – che parte – da loro. E non più dalla libertà – di alcuni di Loro – di fare e disfare a proprio piacimento (delle loro vite). Essere affidabili significa fornire agli italiani gli strumenti per una propria libertà più profonda, da quella – semplice – di competere senza freni e criteri, come vuole la teoria mercatista – liberista – della destra. La libertà di sapere esattamente chi sono, cosa possono dare, e di scegliere quindi il loro modello di vita; e, nel farlo, di aderire – naturalmente – a questo grande progetto comune all’insegna della collaborazione. Un giorno ci capitò di mostrare – involontariamente, in quel caso – sul più classico dei bus una copia (cartacea) di un nostro articolo il cui titolo era: “Torniamo a collaborare per un alto obiettivo comune“. La persona che lo vide, un trenta-quarantenne di (apparente) media cultura e condizione sociale, non ci voleva credere: in tutti i sensi. Nel senso che non ci credeva, ma continuava a guardarlo (il titolo) strabuzzando gli occhi. Non, perché fosse – non per questo – un articolo (in sé) fuori dal comune. Ma perché è quello che oggi gli italiani desiderano: tornare ad unirsi – e non a dividersi – nel nome di una ragione più alta. Tecnicamente, tutto questo si pratica dandoci l’obiettivo dell’innovazione che passa attraverso la cultura e la formazione. Un sistema, e non più un mercato. Un Paese, e non più un mercato. Gli Italiani, e non più (alla) merce(/é) di pochi di noi – di loro.

MATTEO PATRONE

Il futuro dell’Italia. Monti non fa più l’interesse del Paese M. Patrone

ottobre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento che il Pd si carichi sulle spalle questa nazione. Che cosa trattiene infatti il Partito Democratico, quella forza più onesta e responsabile del nostro paese che – a differenza di tutte le altre! – ha (da sempre!) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il bene della nazione (e – delle sue persone “più deboli”); che ogni volta in cui è tornato ad essere maggioranza, “anche” in questo ventennio, e ha preso le redini del governo dell’Italia, l’ha rimessa sulla strada del (vero) risanamento e della crescita (perché con Amato, Prodi, Ciampi e Padoa-Schioppa, mentre i conti tornavano in ordine, (ciò avveniva anche perché) si promuovevano contestualmente indispensabili – per la stessa tenuta del bilancio – politiche per lo sviluppo); unica forza che, proprio per la sua Storia, è estranea agli agglomerati di potere (più o meno trasparente) di una terra che i lasciti storici della corruzione e della opacità del potere fascista – è, questa, una delle più grandi responsabilità del regime e di Mussolini: avere affidato le redini di una nazione che il loro “capo” non odiava, alla “carica” di mediocri della marcia su Roma, di cui la lottizzazione del sottopotere capitolino di oggi rappresenta la più chiara riproposizione – costringono a fare i conti con commistioni oscure, oggetto di una attenta, e generosa, azione di indagine parlamentare da parte di Walter Veltroni (e anche, in parte, del romano Adinolfi), che minacciano il regolare, e compiuto, “gioco” (che non è tale) democratico (ne sa qualcosa Pier Paolo Pasolini); e dunque unica forza nelle condizioni di cambiare, di “liberare” e compiere finalmente la democrazia italiana (e con essa la sua – correlativa – unità nazionale); unica forza che – al netto della sua, cristiana, attenzione a chi soffre: ridicolo il dibattito sul “partito dei cattolici”: questo partito c’è già, ed è il Pd – non rappresenta specifici interessi (e quando ha la tentazione di guardare al proprio passato e di farlo, deve ricordare la propria responsabilità) e può costituire quel “partito interclassista” (o “dell’Italia”) che fu, nel secondo dopoguerra, la Dc di Alcide De Gasperi; unica forza i cui esponenti, quando sbagliano, si dimettono: e che per questo può avere il coraggio, e l’onestà, di garantire che – caricandosi sulle spalle il paese – non lo farà più. Perché questo grande, potenziale partito di donne e uomini onesti (fino al midollo), a ormai 23 anni dalla caduta del Muro, deve ancora vivere il complesso di inferiorità che gravava sul Partito Comunista, che non è (da tempo) più, rinfocolato da chi ha – invece – interessi in gioco, e al quale appartengono le donne e gli uomini eredi “diretti” di chi ha fatto il sacrificio di rinunciare ad una possibile vita di (relativo) benessere e di tranquillità, per salire nei boschi e riconquistare la Libertà di cui ancora oggi (variabilmente e la cui più grande eredità è nelle parole di Sandro Pertini: “La libertà va sempre difesa, ogni giorno, perché non è mai conquistata per sempre”) godiamo, perché questa forza che persino un bambino vedrebbe che è lì, invocata dalla Storia, perché faccia finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno, non si decide a prendersi questa responsabilità, e a caricarsi sulle spalle la nostra (potenzialmente, di nuovo, grande) Nazione? Matteo Patrone

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Corriere, Fornero: “Art. 18 varrà per tutti” Ecco così la prova che lo avranno abolito ‘Riforma’ è solo ‘licenziamento selvaggio’ Dire no non è (più) “appiattirsi sulla Cgil” E’ (“solo”) dire no a interessi (particolari) Cgil stavolta persegue il bene del paese Pd non sia “affidabile”, pensi solo a Italia Formazione per innovazione per ripartire

marzo 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Cari Walter, Letta, Fioroni. Il giornale della politica italiana non ha mai condiviso la svolta (finto)socialista di Bersani. Una svolta autoreferenziale, perché non autentica – come dimostra l’iniziale sì di Pigi a questo accordo sul lavoro – e, comunque, perdente. Siamo stati noi a rilanciare, rigenerandolo, il concetto della vostra (nostra) “vocazione maggioritaria” del Pd. Che per noi è il “partito dell’Italia“. Ed è chiamato a darsi il solo obiettivo di fare il bene di (tutto) il Paese. Ma è proprio per questo, per questo Pd, che vi chiediamo oggi di dire no a questa non-riforma del lavoro, che ha il solo obiettivo di consentire il licenziamento selvaggio dei lavoratori. Non bastassero gli argomenti di merito – la possibilità di licenziare in piena recessione produrrà palesemente una carneficina sociale, portando le aziende a calare la zavorra dei loro dipendenti per salvare loro stesse tirando poi i remi in barca, senza (in un primo momento) neppure ripartire; accrescere il numero di aspiranti allo stesso numero di posti non aumenta l’occupazione, ma solo la competizione – sfrenata – tra candidati – non bastasse questo, dicevamo, ecco le bugie – sì, le bugie – del governo e in particolare del ministro Fornero, che confermano come le intenzioni dell’esecutivo siano opache, al punto che il titolare del Lavoro si trova costretto a presentare una realtà diversa da quella effettiva (evidentemente impronunciabile). Primo: “La via maestra sarà il contratto a tempo indeterminato”: ma quale tempo indeterminato, se le aziende potranno licenziare? Secondo: “Il nuovo art. 18 sarà esteso anche ai lavoratori delle aziende con meno di 15 dipendenti”: ecco la prova che, qualunque sarà la modifica, verrà svuotato, reso inoffensivo. E il Corriere, stamane, titolando proprio con questa affermazione intellettualmente non onesta di Fornero, riconosce che tutto questo non genererà neppure un cicillo di crescita: appunto. Ma, allora, a che serve? Serve a perseguire un interesse (particolare), quello – di poter licenziare liberamente – di una classe imprenditoriale che così tornerà ad essere “padrona” dei suoi lavoratori. Se in piena crisi – in recessione! – si dà ad “un” imprenditore la libertà di licenziare i suoi dipendenti – sia pure con lo specchietto per le allodole di un ammortizzatore che (oltre ad andare a regime fra 5 anni) non durerà perché insostenibile economicamente: terza bugia (la più grave), su questo, del ministro del Lavoro – il datore dell’impiego deterrà una sorta di golden share sulla vita dei suoi dipendenti. 150 anni di conquiste della sinistra e dei lavoratori vanificate – in buona sostanza – dalla strategia suicida (proprio) di Pigi, a cui dobbiamo il cul de sac in cui ora ci troviamo calati. Senza che questo sia in alcun modo utile all’(intero) paese: il presidente Napolitano questa volta, spiace dirlo, ha torto: perché questa “riforma” non fa l’interesse generale, ma (altri) interessi (particolari). Che il governo Monti -spiace ancora di piu’ dirlo – incarna alla perfezione (molto meglio di Berlusconi! Da cui però, a quanto pare, ha imparato l’arte della mistificazione e del “ribaltamento della realtà”). In mancanza di alternative, anche, la (non) soluzione andrebbe presa in considerazione: ma le alternative ci sono (continuamente ri-elaborate e arricchite e poi proposte su queste pagine), già sperimentate (in altri Paesi. Che hanno costruito il loro boom su questo) e capaci, queste sì, di rigenerare quella crescita che, appunto, Dario di Vico stesso, oggi, riconosce non verrà con questa riforma. Il licenziamento selvaggio non è una conquista di modernità, ma un passo indietro, un “si salvi chi può” che va a discapito della (sola) vita delle persone più deboli. L’Italia non è alla canna del gas, l’Italia – se ritorna la Politica – ha un potenziale di crescita a doppia cifra che questa riforma, difensiva e tutt’altro che ambiziosa, allontana, e non persegue. Cari Walter, Letta, Fioroni. Nel voto in Parlamento sulla non-riforma del lavoro il Pd dica no, compatto, e intanto rilanci sul/ con l’innovazione. Il governo Monti vuole solo regalare alle aziende la libertà di licenziare, noi vogliamo rifare grande questo paese. Tutto. Senza, possibilmente, abbandonare al proprio destino nessuno.

***Il retroscena***
IL DOPPIO GIOCO DI FIORONI
di CIUENLAI

febbraio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’emorragia di Fli di cui abbiamo parlato con Chiara Moroni, certo, ma altrettanto corposa è un’altra fuoriuscita che però fa meno notizia. Sono ventitrè i parlamentari del Pd che hanno lasciato il loro partito di elezione (in tutti i sensi?) nel corso di questa legislatura ma con un crescendo negli ultimi mesi. E sono tutti deputati e senatori vicini all’ex ministro dell’Istruzione, punto di riferimento della frangia Democratica più orgogliosamente democristiana (con buona pace di chi, come il nostro giornale e come Walter, predica da sempre la necessità di una “fusione… calda” nella cultura Democratica tout court). Ebbene, Fioroni li starebbe muovendo uno a uno – come pedine – in vista di un esodo complessivo della sua area, ovviamente destinazione terzo polo, per spostare il baricentro del centro-sinistra (che tornerebbe sciagiuratamente a presentare il trattino) dalla parte dei moderati, con buona pace della sinistra bersaniana (vera corresponsabile di questo possibile fallimento: ad ogni azione-provocazione corrisponde una reazione) e anche del Pd, e con esso delle speranze per il nostro Paese di essere salvato e rifatto grande – in un unico, non troppo lontano, tempo. A raccontarlo ai nostri lettori è una nuova firma del giornale della politica italiana, molto nota ai frequentatori politici della rete: comincia oggi la sua collaborazione con il Politico.it la penna efficace di Ciuenlai, che ci spiega, in 4 punti, qual è la strategia di Fioroni. di CIUENLAI Read more

Intervento. Libia, l’esito della crisi dipende da noi di Walter Veltroni

febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ex segretario del Pd sceglie il Politico.it per dire la sua sulla «carneficina» perpetrata da Gheddafi e sulle reazioni un po’ egoistiche della comunità internazionale. Per non parlare dell’Italia. Che, col governo, non sa che pesci pigliare, e con la Lega si preoccupa solo dei rifugiati. Ma che nemmeno, ci fa notare Veltroni, scende in piazza come aveva fatto contro la guerra in Iraq.
di WALTER VELTRONI
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Nichi ad Annozero non sa dire come fare Riccardi: “Hanno avuto 2° Repubblica…” Politica attuale non può rilanciare l’Italia Se ha già dimostrato cosa (non) può dare Ora apertura democratica/ rinnovamento Ma giovani si concentrino (solo) su idee

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Dice e fa solo ciò che pensa sia funzionale a perseguire il bene del Paese. Il rinnovamentismo è, come tutte le battaglie parziali e «faziose», una bandiera che non fa per noi. Ma, il Politico.it lo ha scritto più volte, ora il nostro Paese ha bisogno di cambiare marcia. Subito. O (presto) sarà troppo tardi. Per farlo, la domanda che (ci) rivolgiamo ai nostri lettori è: può farlo chi ha in mano le redini del potere ormai da sedici anni, e – dopo la “semina” di una moderna democrazia bipolare che va riconosciuta all’attuale classe dirigente compiuta nel 1994 e poi con la nascita del Partito Democratico e del Popolo della Libertà (fatto partito della destra liberale ed europea) – si è staticizzata nell’autoreferenzialità della quale il giornale della politica italiana scrive ogni giorno? E, tolta l’intuizione – peraltro riconducibile a pochi protagonisti – del Partito Democratico (oggi rinnegata, nei fatti, da una – altra – parte della nostra politica autoreferenziale, proprio per questo), può avere soluzioni insieme alte e concrete da mettere in campo chi è nell’agone da oltre trent’anni e non ha mai saputo emergere proponendo niente del genere, tant’è vero che quella necessità di un completo ribaltamento di piano rimane (più che mai) attuale e inevasa? La qualità di una proposta è data dalle idee, e soltanto da queste. A parte Veltroni, di cui abbiamo scritto, e ovviamente il giornale della politica italiana, non se ne scorgono all’orizzonte. Allora è necessaria quell’apertura democratica che consenta il rinnovamento che sostituisca chi ha già avuto tutte le chance per dimostrare di essere in grado, e non lo ha fatto, e contemporaneamente che il dibattito tra chi aspira a determinare quel cambio di marcia si concentri sulle sole idee, inaugurando – magari attraverso un canale “riservato”, di cui il Politico.it è già e sarà sempre di più il mezzo principale – un nuovo confronto pubblico – nell’assunzione di responsabilità di avanzare proposte concrete di chi è nella condizione di farlo – basato solo sulle proposte – concrete, “efficaci” – per la costruzione del futuro dell’Italia. Solo così salveremo e rifaremo grande – in un unico tempo – il nostro Paese. Read more

Ma gli (attuali) leader(?) non se ne vanno E (of course) pensano (solo) a loro stessi D’Alema continua a inseguire(?) Veltroni Diciamolo: questa segreteria Pd ha fallito Genio di Giulia: ‘Scelta giusta x perdere’

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il ragionamento dell’ex presidente del Consiglio, va detto per onestà intellettuale, partiva dal presupposto di una situazione di emergenza in cui a rischio ci fosse la tenuta democratica del nostro Paese. E questo scenario non è, ahinoi, del tutto escluso. Come abbiamo scritto giorni fa un Pdl pronto a mistificare la realtà è nelle condizioni psicologiche di compiere qualsiasi mossa, anche la più scomposta. E in questo caso sarebbe non solo auspicabile, ma, come dice lo stesso D’Alema, «doveroso» pensare ad una chiamata a raccolta di tutte le forze oneste e responsabili del Paese, in quel caso davvero, come per un vero e proprio Comitato di liberazione nazionale da una (nuova) forma di regime. Ancora: uno scenario del genere va fatto tutto ciò che è necessario per evitarlo, e, non potendo contare sulla destra (per le ragioni psicologiche di cui abbiamo detto), è comprensibile, e persino (altrettanto) doveroso, che il centrosinistra faccia ciò che è nelle sue possibilità per togliere il potere nelle mani di chi è in quelle condizioni psicologiche e, quindi, fare un nuovo governo senza di loro o andare alle elezioni – ma con la certezza – perché si tratterebbe, in quella prospettiva, di salvaguardare la democrazia – di vincerle. Di qui la proposta di Veltroni di una grande mobilitazione nazionale, anche per raccogliere l’assist ed il traino delle rivolte democratiche nel (resto del) Mediterraneo. Di qui, da quella premessa ma anche (è proprio il caso di dirlo?) dalla proposta di Veltroni, quella del(l’ex) leader Maximo. Ma se nel primo caso la «vocazione maggioritaria» del Pd è parte fondante di una sollecitazione organicamente Democratica (in tutti i sensi), nel secondo caso il Pd è, ancora una volta, relegato al ruolo di tessitore di alleanze, come in un passo indietro rispetto alle deliberazioni della direzione nazionale che avevano anteposto il programma a tutto ciò, e lo è, e viene compiuto un passo indietro, nell’ipotesi di un’emergenza nazionale che però rischia di essere, in primo luogo, quella dalemiana di rintuzzare i tentativi del suo competitore storico di riconquistare la leadership del centrosinistra.
La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, ad esempio, pensa che la strategia delle alleanze di Massimo sia il modo più efficace che l’opposizione ha per perdere delle elezioni che, altrimenti, vista la condizione in cui versa Berlusconi, sarebbero (pressoché) già vinte. Sentiamo. di GIULIA INNOCENZI Read more

***Diario politico***
IL PARTITO DEMOCRATICO HA (ANCHE LUI) PAURA DELLA DEMOCRAZIA?
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci riferiamo, naturalmente, alla contestazione dei possibili brogli a Napoli che non sarebbero “democrazia” ma una sua perversione. Dalla tentazione di “stoppare” le primarie (che comunque, proprio Napoli insegna, vanno riformate, magari attraverso la creazione di un’anagrafe degli elettori che non sfavorisca la partecipazione, ma assicuri il coinvolgimento, appunto, dei soli, effettivi elettori del Pd) alla decisione (questa sì) di sospendere un’assemblea nazionale che sarebbe stata il luogo preposto ad assumere una decisione condivisa sui presunti brogli, appunto, della consultazione “vinta” (?) da Cozzolino, l’attuale maggioranza Democratica (ma, va detto, non solo) sembra non avere fiducia nella propria gente (o forse in se stessa). E in parte ne hanno motivo: perché il nostro Paese è assuefatto da una democrazia rappresentativa tout court in cui la delega tende a deresponsabilizzare gli elettori dalla (vera) partecipazione, quella fatta non solo del voto (che pure è il momento più significativo di espressione della responsabilità politica) ma di cultura, impegno, coscienza politica. Fare le primarie senza prima avere creato una coscienza Democratica (in tutti i sensi), scrivevamo nel giorno della sconfitta di Boeri a Milano (dove pure intervenne, ma proprio per questo, il peso della familiarità di Pisapia), è come applicare il motore di una Ferrari ad una bicicletta: è probabile, per così dire, che il funzionamento non sarà perfetto. Naturalmente senza un inizio – e le primarie questo rappresentano – quella coscienza non si avrà mai, e se quello di una società politica (ma dev’essere chiaro l’obiettivo) è l’orizzonte (come il Politico.it crede possa e debba essere) del centrosinistra (ma non solo) è giusto proseguire su questa strada. Nondimeno l’operazione va sostenuta e completata (dall’impegno) sul fronte culturale, e al contrario proprio in casa del Pd si verifica più visibilmente che altrove il progressivo, ulteriore scollamento (ora – anche concettuale, e quindi attivo) della società dalla politica. Quindi, gli uni non abbiano paura del proprio popolo (e usino gli strumenti Democratici sicuri, come l’assemblea, per fare ciò a cui servono), gli altri tengano conto che non siamo (neanche) negli Stati Uniti (ma non basta). La nostra vicedirettrice ci racconta della vicenda delle primarie Pd nella città partenopea, ma anche della (s)fiducia a Bondi e, senza devianze (in tutti i sensi) pruriginose, dell’«ulteriore documentazione» giunta alla Camera da parte della Procura milanese sul caso Ruby. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Analizziamo (meglio) relazione di Veltroni Unico (vero) fatto politico di ultimo anno (Perché politica è costruzione del futuro) (Nuovo) Pd al governo (di una comunità)

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Comunità e non nazione, ma il senso è lo stesso espresso ogni giorno dal giornale della politica italiana: l’Italia si salva – e tornerà grande – se ritrova un’unità d’intenti che presuppone un obiettivo, e una politica (che è parte – e guida – di quella comunità) che torni ad essere tale e ad occuparsi del Paese e non più del potere fine a se stesso/a. Di qui la predominanza dell’(altro) concetto di governo, che in Veltroni (ri)assume la sua connotazione originale di responsabilità, esplicitata in una relazione che è un vero e proprio programma. Nel quale la fanno da padrone – oltre ad alcuni concetti tipicamente Democratici come “diritti” – due altre parole-chiave: lavoratori/ lavoro e debito. Lavoratori non, perché il Pd debba essere un partito lavorista come se fosse una protesi della solita trafila Pci-Pds-Ds; ma perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro non a caso: lavoro come momento di espressione e (quindi) di liberazione, di liberazione dalle schiavitù di questo tempo. Abbiamo già detto a Walter alla base di tutto questo è necessaria la rivoluzione culturale, ma questo è un altro discorso, il nostro. Che collima perfettamente con (e in parte ha ispirato) quello di Veltroni per ciò che riguarda il debito: che una politica che sia (appunto) effettivamente tale e dunque lavori alla costruzione del futuro ha il dovere di ripianare, perché è un’eredità pesantissima (in crescendo) sugli italiani del domani (come lo è stata su di noi, proprio perché i nostri “padri” – ? – non facevano politica, quella vera, ma politica fine a se stessa, e così l’hanno accumulato), e che comunque è un ostacolo sulla strada della (stessa) politica vera, che solo chi si disponga a farla può riconoscere: tant’è che la nostra politica autoreferenziale di oggi non si è mai occupata di abbatterlo strutturalmente, mentre lo ha fatto nelle parentesi di politica – abbastanza – vera dei governi di Romano Prodi. Questa (insomma) è politica, ed è la prima volta che si “(ri)vede” – se non su queste pagine – da molto, troppo tempo a questa parte. Perciò il Politico.it ha indicato in Walter Veltroni l’unico protagonista in campo che abbia diritto di (aspirare a) governare (appunto), perché è il solo che si sia assunto la responsabilità di tutto questo e che dunque sia nella condizione di farlo nel modo che serve all’Italia: con la testa alta, gli occhi all’orizzonte e in senso prospettico. Attilio Ievolella ci mostra ora, ingrandita, la tag cloud della relazione del Lingotto e la passa brevemente in rassegna. Read more

Veltroni ha diritto di provare a governare Suo altro progetto organico/complessivo A Walter diciamo: ma soltanto più cultura

gennaio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana invoca da mesi l’assunzione di responsabilità dei leader, che si traduce (leggi: deve tradursi) nella definizione e nell’avanzamento, da parte di ciascuno, direttamente, personalmente, di un’idea insieme alta e concreta di futuro per il nostro Paese. Questa è la politica, che è fatta dagli uomini e che non si può aspettare che cada, con i suoi contenuti, dal cielo. Di questo ha bisogno l’Italia, come il Politico.it scrive da settimane. Passando dall’indicazione del metodo a quella del merito, che i nostri lettori conoscono bene. Fuori da queste pagine, nella nostra politica autoreferenziale di oggi Bersani, Casini, Fini, persino i giovani, per non parlare di Berlusconi, quell’idea non ce l’hanno o non hanno capito che il loro compito è esprimerla, ed è la stessa cosa. Veltroni quell’idea ce l’ha. Ed è un’idea che il Politico.it può avere contribuito ad ispirare ma che vive, poi, di vita propria; autosufficiente, perché (appunto) complessiva e organica, momento per momento della nostra vita pubblica una specifica indicazione di prospettiva, ma figlia di un disegno complessivo. Quello che il giornale della politica italiana ha prodotto e invoca per la nostra politica. Quello che, d’altra parte, è normale e necessario nella politica vera. Avremo modo nelle prossime ore di tornare più specificamente sui singoli contenuti, attraverso analisi originali della relazione del Lingotto. Come sempre il Politico.it è però attivo e propositivo, e allora a Veltroni diciamo sin da ora: ancora più accento va posto sulla cultura. Questa “è” la vita (personale) di Veltroni che peraltro fu il primo, negli anni ’80, ad indicare nella televisione (e quindi nella cultura popolare) la chiave nel bene e nel male della determinazione dei caratteri del nostro Paese. E in parte è possibile che Walter si sia concentrato (per una volta) su “altro” in una sorta di “riequilibrio”. Veltroni che pure, beninteso, ha indicato in forti investimenti in questo senso una delle chiavi della sua piattaforma, ribadendo il concetto a noi caro della scuola, dell’università e della ricerca come «centro» del sistema Paese; e completano e “correggono”, anche, in qualche modo, la nostra impostazione – molto orientata in questa direzione – il tempo e le proposte che Walter dedica al (fine) della produzione “materiale”, se così vogliamo definirla, per distinguerla dal (mezzo, ma anche fine) delle idee, di cui stiamo parlando. E il progetto di Veltroni è tale, per futuribilità, per dignità politica da poter suscitare da solo un «risveglio», come lo chiama Bersani, la «liberazione», come la chiamiamo noi. Ed è lui, Veltroni, il primo (anzi, il secondo, dopo di noi), a parlare della necessità di una «rivoluzione», lui dice, «democratica». Ecco: ma tutto questo, Walter, non si fa senza la rivoluzione culturale. La rivoluzione culturale è quella presa di coscienza e riconoscimento di priorità, nella necessità, della politica alla cultura che rifa di quest’ultima il nostro ossigeno, chiave per la liberazione non solo culturale, ma – poi – “materiale” di tutti noi. La cultura, appunto, dà (anche) da mangiare e ci si deve muovere convinti in questa prospettiva, concependo un’Italia «campus a cielo aperto» che si riabbia della propria capacità di pensare, della propria brama di conoscere, e quindi torni al proprio impegno. E da qui un’Italia che può conoscere il proprio nuovo Rinascimento, fondato anche su una democrazia fortemente partecipata, quando non diretta, in cui la società si faccia politica sulla base delle (ri)trovate virtù culturali. Insomma, Veltroni ha un’idea ma il Politico.it ce l’ha ancora più avanzata e moderna, diremmo – effettivamente – rivoluzionaria. E’ a disposizione (anche) di Veltroni che oggi è il più credibile, possibile candidato alla presidenza del Consiglio. Il Pd gli consenta di terminare il lavoro del 2008, sapendo che le posizioni di Walter sono maturate ulteriormente. Ma Walter dia, contempo- raneamente, ancora una volta “retta” (anche) a noi. Read more

L’editoriale. Pd, vaso comunicante tra politica e società di G. Rotondo

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Paese che sogniamo è un’Italia che fa della cultura il proprio ossigeno, si ri-ha della propria capacità di pensare e torna al proprio impegno. Per questo obiettivo sono necessarie la rivoluzione culturale, ma anche un Partito (Democratico) «liquido» ovvero capace di penetrare – assumendoli in sé – negli «anfratti» della società. Che torna ad essere una civiltà. Politica. Quasi una democrazia diretta. Diretta nel senso che è la società che esprime la politica, che ridiventa un servizio. Per sé. Per gli altri. Per tutti. Per rifare dell’Italia un grande Paese (e poi mantenerla tale). Dopo averci efficacemente raccontato la vera identità del Pd, il capo di Insieme – l’associazione che più spinge per il compimento del Partito Democratico – ci spiega perché, questo partito, è meglio che sia liquido. Anzi, acquoso. di GIUSEPPE ROTONDO Read more

Pigi: ‘Entro gennaio la nostra piattaforma’ D’Alema: “Non in generale ma le riforme” Va meglio, ma serve più un’idea di futuro Non “piattaforma” o “le riforme” (anche) Ma sogno dell’Italia che (così, poi) verrà

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci prendete per puntigliosi: il giornale della politica italiana è il principale fautore della presa di coscienza che vede ora i Democratici impegnati a darsi un progetto. Il problema è che «piattaforma», e «le riforme», non esprimono ciò che il Politico.it ha indicato per primo – a partire, va detto, dal concetto di «narrazione» di Vendola – servisse al centrosinistra e ha ottenuto entrasse nel vocabolario di Bersani. Non serve (tanto, o prima) un «programma» – cioè una serie di intenzioni – perché tutto questo è riduttivo (anche se, in seconda battuta, va prodotto). Serve una prospettiva, una direzione finale nella quale muovere il Paese, un «sogno» appunto, in grado di coinvolgere anche emotivamente gli italiani. Altrimenti, l’Italia vivacchia e rischia di non farcela, e il Pd non è in grado di mobilitare la maggioranza (relativa?) del Paese. Pigi raccoglie, a riguardo, anche la sfida del nostro giornale rispetto al «nazionalismo necessario», parlando di «risveglio italiano»; tutto questo deve essere messo a sintesi in un disegno per la costruzione del futuro dell’Italia, che sia prima ideale e poi programmatico. I Democratici ascoltano il Politico.it e allora diciamo loro: (ri)ecco il nostro progetto nel suo complesso. E’ a disposizione. Perché a noi importa solo di vedere tornare grande questo Paese. Ora Luca Paccusse ci racconta il travaglio (è proprio il caso di dirlo?) di queste settimane del Pd. Sballottato tra le buone intenzioni di fondo – come non si possono non riconoscere, come sempre, ai Democratici: per questo il giornale della politica italiana vede nel Pd la forza (maggiormente onesta e responsabile) chiamata dalla Storia a caricarsi sulle spalle questo Paese, salvandolo e rifacendolo grande, in un unico tempo – e i limiti della anzianità (politica, e a volte non solo, dei suoi dirigenti), portato generosamente a sacrificare sempre qualcosa pur di fare il bene dell’Italia. Ma la generosità, oggi, il coraggio, oggi, cari Democratici, è assumere la leadership del Paese; venire fuori, con la vostra forza ideale e (appunto) la vostra generosità. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Liberatevi; e, così, liberate l’Italia. Non, da Berlusconi. Ma dai lacci e lacciuoli che ci siamo autoimposti, e che frenano la nostra espres- sione. Paccusse, ora, sul travaglio del centrosinistra. Read more

Diretta dalla Camera. Vi racconto il giorno della verità di A. Sarubbi

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del deputato Democratico. I due parlamentari che hanno contemporaneamente altri incarichi e dovranno lasciare, a norma di legge, lo scranno, e hanno approfittato di trovarsi ancora in carica per esprimere ugualmente il loro voto. La rissa dopo il no alla sfiducia di Polidori. La scelta dei tre deputati decisivi per la fiducia, Calearo, Scilipoti e Cesario di attendere la seconda chiama per votare. «Da veri divi». di ANDREA SARUBBI* Read more

Il commento. Ora la Lega otterrà le elezioni anticipate di G. Lerner

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Molto più vicine, perché «il risultato di ieri esclude la possibilità per Napolitano di dare un incarico» ad una personalità diversa «da Berlusconi». E il presidente del Consiglio potrebbe rivincerle. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo (più volte) di indicare ciò che sarebbe utile al Paese e, contemporaneamente, farebbe il (possibile) successo del centrosinistra. Il conduttore de L’Infedele rilancia la proposta di una lista civica nazionale (all’insegna dell’onestà e della responsabilità) che, pur raccogliendo tutte le forze (moderate) antiberlusconiane, vada però oltre in chiave costruttiva l’antiberlusconismo perdente della sinistra di oggi. di GAD LERNER Read more

‘Il marcio su Roma’: la nuova parentopoli Poi Fini litiga con Casini per la leadership (E) non è più tanto sicuro di volerci stare Nichi: primarie per me, non per i deputati E’ perché solo Pd può rifare grande Italia

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sostiene da settimane che il Partito Democratico ha il compito storico di prendersi sulle spalle questo Paese, tirarlo fuori dalle secche e rifarlo grande. Non lo diciamo per una preconcetta adesione (che non c’è) alla causa Democratica, alla quale (nella sua interpretazione attuale) non lesiniamo critiche. Ma basta guardarsi attorno per capire cosa deve fare il Pd, per l’Italia prima che per sé. Nella Capitale centinaia di assunzioni al di là di ogni criterio meritocratico – anzi, per puro legame di affinità politica – nelle municipalizzate. L’obiezione: anche Veltroni e Rutelli l’hanno fatto. Posto che al di là di loro è vero che ciò è accaduto a livello statale da parte (o per conto) di una certa sinistra storica, è vero che mai era capitato in queste dimensioni, per ragioni puramente politiche e di potere e non (almeno) motivi di ordine sociale, e senza (appunto) alcuna attenzione per il merito e, quindi, per la città. No: nemmeno da questo punto di vista «sono tutti uguali». Poi assistiamo al teatrino del presidente della Camera – da noi peraltro più volte lodato in passato – che, al di là della legittima (e virtuosa) evoluzione politica vissuta negli ultimi vent’anni, al di là pure della repentina scoperta della presunta inadeguatezza berlusconiana, ora sembra non saper (più) che fare. E’ nell’interesse del Paese? Che vuole perseguire, dal canto suo, il presidente della Puglia. Ma vuole contemporaneamente nominare i candidati alle elezioni nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà, non scegliendoli con le primarie come pretende di fare (al più presto) con se stesso. Come invece vogliono fare tutti i dirigenti del Partito Democratico, al di là della loro posizione (e delle loro differenze di posizione) sul resto. Ecco (tutto quanto detto) perché il Pd è la forza (più onesta e responsabile) chiamata a fare il bene di questo Paese. Lasciando da parte, in questa fase storica, le tentazioni sindacali: del resto gli interessi delle classi più deboli non si potrebbero perseguire meglio che rifacendo grande l’Italia, e mettendo così tutti nelle condizioni – strutturali! – di rivedere la luce. E’ quello che deve fare il Pd. Farsi “partito dell’Italia”, tirare fuori dalle secche e – ad un tempo – regalare – a tutti! – un grande futuro. Solo voi potete farlo, cari Democratici. Ed è il momento di farlo. Ora. O mai più. Read more

In questa chiave non funziona snobismo Ma nemmeno quegli attacchi da Bersani Bisogna agire sull’humus degli interessi Se il Politico.it lo sostiene ormai da mesi Ora Veltroni: “Accogliamo solo chi serve”

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La declinazione veltroniana rischia però di essere eccessivamente tranchant e un po’ razzista. E in quanto non “sentita” di suonare falsa e di non essere efficace. Il problema non è infatti assumere una sorta di utilitarismo della solidarietà. La solidarietà è un valore irrinunciabile. Ma non può prevalere sulla soddisfazione delle necessità del nostro popolo. La risposta da dare è allora più sottile e stratificata. Da un lato, naturalmente, c’è la conferma che l’immigrazione non può essere «un diritto» – e in questo senso fa accapponare la pelle, per le possibili conseguenze che ciò, se applicato, avrebbe sulla nostra economia e sulla nostra vita, la tesi di Vendola per la quale la circolazione sul globo terracqueo debba essere «libera», non solo nelle enunciazioni dei diritti ma anche nell’applicazione politica quotidiana. In altre parole: frontiere aperte, e tanti saluti alla tenuta del nostro sistema socio-economico: niente Bengodi per gli immigrati e nemmeno più una patria per noi. Bel risultato certamente – e gli afflussi vanno regolati e limitati; e la lotta contro l’immigrazione al di fuori di questa regolamentazione dev’essere tale da tendere a fermare questo fenomeno, per quanto possibile. … Read more

Questa classe dirigente ha finito un ciclo Silvio: “Da settimane in atto un teatrino” Fini: “Sta dando un pessimo spettacolo” La nostra politica autoreferenziale d’oggi Si può superare solo con il rinnovamento

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un autorevole ed ascoltato consigliere della nostra politica odierna, che spinge verso il futuro, di cui il Politico.it è il principale laboratorio. Ciò a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane, con il culmine della giornata in cui l’Istat certifica che un giovane su tre, oggi, è senza lavoro e il Pd che risponde con una Direzione nazionale in cui discute di… se stesso, o al limite dell’Italia ma annunciando il cosa bisogna fare ma non (ancora) il come (e, va detto, più per causa dell’iniziativa veltroniana che non, stavolta, per colpe di Pigi, che – anche sulla base dei nostri suggerimenti – sta producendo uno sforzo sincero per arrivare ad un «progetto» e per tornare ad occuparsi dell’Italia; iniziativa di Veltroni che, d’altra parte, si è resa necessaria per l’inefficacia, però, dell’azione condotta finora dalla segreteria) e un centrodestra che reagisce inasprendo la propria lotta (intestina) nel fango, ciò a cui abbiamo assistito in quest’ultimo periodo, dicevamo, ci induce però a ritenere – come stiamo raccontando oggi – che il superamento dell’autoreferenzialità della politica italiana di oggi passi, a questo punto, necessariamente attraverso un cambiamento della classe dirigente. Read more

Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).        Read more

Questa classe dirigente ha finito un ciclo Guida del Labour il quarantenne Miliband Ora anche l’Italia chiede il rinnovamento Crespi: ‘I giovani connessi con il domani’

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

D’Alema, Veltroni, Rutelli, Fassino, Berlusconi, Fini. La loro missione storica era cambiare la politica italiana. Ci hanno fatto superare il ’900 e la prima Repubblica, messo in pista il bipolarismo, è nato il Partito Democratico, è nato il prodromo di quello che sarà il grande partito conservatore del futuro. L’hanno fatto. Ci sono riusciti perché erano figli del tempo che invocava, che aveva bisogno di quel cambiamento che, appunto, erano chiamati a realizzare. Oggi un nuovo cambiamento è necessario. E’ quello non più della nostra politica ma del Paese, che se non perde altro tempo può tornare grande evitando il punto di non ritorno di un declino inarrestabile (è possibile, ma bisogna fare presto). Un cambiamento che pone le sue radici nell’oggi, nelle sue esigenze attuali. Un cambiamento che solo i figli di questo tempo hanno le risorse diremmo storiche per realizzare. Quei figli non sono più loro. Il giornale della politica italiana ama porre ogni questione in positivo, offrendo soluzioni e non negandone altre. Ma in questo caso è necessario: loro non possono più realizzare questo cambiamento. Lo possono fare solo i figli di questo tempo. Che non necessariamente sono quelli con cui loro si sono già scontrati. Ma comunque sono altri da loro. Giovani. «Non ne faccio una questione anagrafica, non sono di quelli che sostengono che i giovani siano necessariamente migliori, ma anche il più idiota dei giovani ha un rapporto con il futuro, il domani, il divenire, radicalmente diverso da quello di un settantenne. Inoltre siamo in un’epoca in cui i linguaggi e le tecnologie determinano più che in passato la differenza generazionale», scrive il grande sondaggista nel commento che state per leggere. il Politico.it non rottama uomini e nemmeno culture, ma se nella costruzione del futuro i vecchi sono alla guida e i giovani fanno loro da consiglieri qualcosa che non va c’è. E la barca finirà probabilmente per tornare al porto di partenza. Che per noi sarebbe però, in questo tempo, la fine. Cambiamento: adesso il Paese lo invoca. E’ il momento di farlo. Sentiamo Crespi, a riguardo. E dopo l’analisi di uno dei possibili “figli di questo tempo”. Read more

Parla il possibile leader del futuro Orlando: “Ora aiutiamo Bersani”

settembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Direzione nazionale di giovedì ha ricompattato il Partito Democra- tico. Pigi apre ad un maggiore confronto interno e la minoranza veltroniana, pur mantenendo la propria posizione critica, prende atto che, come sostiene l’ex segreDario, «ora è il momento di serrare i ranghi». Questo ha comportato, di botto, anche la scomparsa del Pd dal dibattito pubblico. Il che, se da un lato conferma l’esito positivo della riunione dell’altro ieri, dall’altro ripone drammaticamente il problema che, poi, ne è alla base: cos’hanno da dire i Democratici all’Italia? «Che il mercato non è la soluzione a tutto, intanto, e che a partire da questo stiamo lavorando per darci un profilo forte», spiega a il Politico.it l’ex portavoce nella segreteria Veltroni, oggi responsabile Giustizia con Bersani. Un possibile candidato alla guida, come scrisse per primo, ormai più di un anno fa, il nostro giornale e come in seguito avrebbe convenuto, tra gli altri, Massimo D’Alema. A precisa domanda, dello stesso Attilio Ievolella che torna ora a sentirlo, Orlando si schermì: «Giuro di non averci mai pensato», fu la risposta. Ma se oggi è utile indagare su dove va il principale partito del centrosinistra, che il giornale della politica italiana indica come sola forza del nostro Paese – per l’onestà e la responsabilità della sua area di sensibilità e di opinione – in grado di assumere la leadership della costruzione del futuro dell’Italia, la cosa migliore è farlo con il parlamentare ligure, che non dice mai cose banali. Il colloquio. Sentiamo. Read more

Diario politico. La politica (?) italiana (?) Istat: ora disoccupazione record dal 2003 Se un giovane su tre oggi è senza lavoro Intanto Bersani/Veltroni discutono di Pd Fini/Berlusconi litigano sui “dossieraggi” Quando tornerete a occuparvi dell’Italia?

settembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La risposta è: probabilmente mai. Perché la nostra politica cessi di essere autoreferenziale e torni a dare risposte agli italiani è necessario un corposo ricambio, di qualità – non fine a se stesso – della classe dirigente di questo Paese. La «rottamazione» di cui parla Renzi e che Luigi Crespi è tornato ad invocare per la parte Democratica sul nostro giornale («O li cacciate o la sinistra non si riconnetterà mai con il futuro»). Ma vale anche per il centrodestra, dove l’accondiscendenza all’autoreferenzialità (di certi leader) ha raggiunto in questi quindici anni vette assolute, e in cui gli onesti e responsabili sono stati protagonisti di un risveglio tardivo. Nel giorno in cui il nostro istituto di statistica ci toglie ogni alibi e ci consegna un quadro della situazione dei nostri giovani – cioè del futuro dell’Italia – (ma non solo) ancora peggiore di quello che percepivamo a sensazione, la nostra politica che fa? Discute di se stessa (il Pd) o, peggio ancora, si lancia giavellottate coinvolgendo, per di più, i nostri servizi (Pdl e Fli). Anche se va detto che a sinistra si registrano degli sforzi per uscire da tutto questo (Bersani ci sta provando, a parlare di Paese, anche se le sue proposte appaiono insufficienti), e a destra c’è una vittima (per quante colpe possa avere) e c’è un carnefice, questa classe dirigente è palesemente giunta alla fine del suo ciclo, non ha più nulla da dire all’Italia, anche perché comincia ad essere politicamente (e non solo) piuttosto vecchia. E’ facile prevedere comunque che questo ricambio stenterà ancora un po’ ad avvenire. Allora ci permettiamo di dare un consiglio ai “protagonisti” della nostra politica autoreferenziale di oggi. Proprio per risolvere i loro problemi. A Bersani per riportare il suo partito a numeri dignitosi (il 30% è la quota minima) e a Veltroni per dare il suo contributo in questo senso. A Berlusconi per assicurarsi una maggioranza e governare fino al 2013 (evitando così i processi) e a Fini per rafforzare le sue ambizioni di successione. Occupatevi di quel ragazzo su tre che oggi non ha lavoro. Fatelo immaginando un progetto complessivo per rifare grande questo Paese, puntare al sole e avere così, almeno, la possibilità di raggiungere la luna. Il giornale della politica italiana ha già indicato una possibile risposta: è necessario fare dell’Italia il Paese della produzione d’eccellenza e della produzione delle idee. Per farlo è necessario non investire, ma centrare un nuovo sistema-Paese sull’innovazione, che si ottiene rendendo l’università e la ricerca, e la scuola non un settore importante, oppure decisivo, del Paese, ma il suo motore. E affiancando a questo una rete di formazione permanente che alimenti gli sforzi di innovazione e contribuisca (appunto) a risolvere il problema della mancanza (di continuità) di lavoro. Intorno a questo dev’essere l’obiettivo. Cominciate ad occuparvene. Risolverete i problemi di tutti, a partire dai vostri – perché è chiaro che se farete questo riprenderete a volare – l’Italia smetterà di navigare a vista e nel giro di un decennio potrà ritornare grande, e continuando su questa strada si assicurerà altri decenni di sviluppo evitando il declino. II racconto di questa bizzarra giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Bar Democratico. Quel che manca è il progetto di Emidio Picariello

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Straordinaria puntata della rubrica Democratica (in tutti i sensi, e ora scoprirete perché – ?) del giovane dirigente del Pd e de iMille, che disegna con leggerezza gli scenari raccapriccianti dell’attuale loro dialettica interna. Dialettica nella quale Picariello – dal di dentro, come il suo giornale della politica italiana, dal di fuori – non si ritrova. Per due ragioni (non ci ritroviamo neanche noi). La prima è che tutto questo non è che un prolungamento in salsa para-democratica della solita autoreferenzialità della nostra politica, denunciata da il Politico.it. La seconda è che, in questa dialettica interna, emerge alla fine una linea che contraddice quella nella quale questo giornale crede, non perché abbia una specifica parzialità Democratica bensì perché è la linea necessaria a fare del Pd quel partito del Paese che, come abbiamo visto oggi magari con Udc e anche Fli, può, deve rifare grande l’Italia. Ma sentiamo tutto questo, dalla penna di Picariello. Read more

Ora il Pdl lavora al Lodo salva-legislatura Mentre nel Pd è scontro Bersani-Veltroni E si rafforza l’asse Roma-Parigi sui rom… di GINEVRA BAFFIGO

settembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più autorevole, la più completa, la più specializzata. La nota politica del giornale della politica italiana. A chiudere un’altra grande giornata, lo spettacolare racconto firmato dalla nostra vicedirettrice. Apriamo con lo scontro sull’immigrazione – che può preludere ad una presa di coscienza della necessità di affrontare la questione in sede continentale: su questo ha ragione il presidente del Consiglio che con tutto il centrodestra lo sostiene da tempo – esploso nel cuore dell’Europa. Poi i tentativi di riparare la falla apertasi nello scafo della maggioranza e la crisi del centrosinistra che in mancanza di un progetto forte continua ad essere preda della confusione e delle convulsioni interne. Una crisi, e un problema, quello della mancanza di un’idea, per risolvere la quale il Politico.it cerca da tempo di offrire strumenti ai Democratici: Bersani sembra avere intanto recepito la necessità di concepire «un progetto», che ora va annunciando anche se del contenuto – dovrebbe trattarsi, appunto, di un disegno organico del domani e non di una serie di provvedimenti-tappullo, per quanto seri e importanti – non si vede per il momento l’ombra. Da dove partire, lo ha spiegato al Partito Democratico il nostro direttore martedì. Ora attendiamo che il messaggio venga assimilato. Intanto le ultime ore di politica italiana, nel grande racconto, appunto, di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

***L’editoriale***
SILVIO, ORA LA GENTE SI STA STANCANDO
di LUIGI CRESPI

luglio 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il centro- sinistra sta dando il meglio di sé (per tenerlo ancora una volta in piedi) ma stavolta potrebbe non bastare. Quello del presidente del Consiglio, il giornale della politica italiana lo ha scritto per primo, potrebbe essere l’inizio della fine. Il dato della fiducia, il peggiore dall’insediamento del 2008, è più di un campanello d’allarme; è la conferma – della percezione che si ha ascoltandola attraverso i giornali, registrando lo spirito del tempo (del momento) – che il rapporto con l’opinione pubblica si sta sfaldando. «Come tra il 2003 e il 2005», scrive il grande sondaggista, ma Berlusconi non è più quello di cinque anni fa e stavolta la crepa potrebbe preludere al crollo della struttura. Anche se, avverte Crespi, non è la prima volta che qualcuno “vede” il tramonto del premier, che però è ancora al suo posto. Merito soprattutto dei suoi avversari, che, scrive il capo di Crespi Ricerche, al fondo «lo amano e lo rendono immortale». Tuttavia, i segnali, numerosi, e il quadro nel quale ci si muove fanno pensare che stavolta il tramonto potrebbe essere davvero alle porte. Intanto cerchiamo di capire me- glio perché. Il più acuto osservatore delle dinami- che della nostra politica sul (suo) giornale numero uno. Buona lettura e buona politica con il Politico.it. Read more

Quando sinistra era a favore del bavaglio 08, Veltroni: ‘Divieto assoluto pubblicare’ Oggi invece tutti all’attacco del governo Liberali, sì. Ma solo a corrente alternata?

giugno 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Campagna elettorale per le politiche che sarebbero poi state vinte dal centrodestra, l’allora leader del Pd e candidato premier del centrosinistra lo ha ripetuto per tutte e 110 le province (va detto, a onor del vero, che l’ex sindaco di Roma non è intervenuto nel dibattito di queste settimane). Ma non è il solo. Anche Prodi era contrario alla diffusione dei testi: «Non dimostrano nulla». Ma il caso più eclatante è quello di Franceschini, che oggi parla di «battaglia durissima» contro il ddl intercettazioni, ma nel 2007 considerava la pubblicazione «contraria ai diritti civili delle persone». Erano i mesi della telefonata di Fassino a Consorte, di cui poi si sarebbe saputo il presidente del Consiglio sarebbe venuto in possesso per primo della registrazione. Che poi fu pubblicata dal Giornale. Cosa per la quale oggi il premier viene accusato di tenere alla libertà dei cittadini solo quando suoi sodali. Ma a quanto pare anche i Democratici hanno lo stesso atteggiamento. E’ questa l’onestà e la responsabilità della nostra politica? Ce ne parla Pietro Salvatori. Read more

Diario. L’europeismo della destra (- Lega) Barroso: “Euro, Berlusconi già decisivo” E lui: “L’Europa è la nostra patria futura” (Una) garanzia di apertura e democrazia Isolare le camicie verdi facendo(vi) leva

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. E se a questo punto della Storia, il ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra – come puntello e futuro (ma non troppo) piede di porco per estromettere dall’alleanza il partito di Bossi, ed isolarlo – fosse auspicabile da parte di tutta la politica italiana (meno i nordisti)? Gli elettori Udc, lo abbiamo visto, sono per il 60% di orientamento conservatore, il che significa che in una coalizione che non fosse di “salvezza nazionale” con Democratici e loro alleati non seguirebbero i propri leader; il terzo polo non avrà spazio ed è in grado di restituire al nostro Paese solo una stagione di consociativismo. Per le stesse ragioni il ritorno dell’Udc a destra può accelerare il processo di maturazione del bipolarismo (verso anche l’approdo finale del bipartitismo, al quale i centristi dovranno arrendersi se non vorranno esserne schiacciati). E ciò determinerebbe un progressivo isolamento e ridimensionamento della Lega che, lo sappiamo, va forte solo quando è in coalizione con il Pdl. E’ una prospettiva che dovrebbe essere cara anche al centrosinistra, che avrebbe modo di recuperare le proprie schegge (impazzite) e accelerare a sua volta verso la nascita del grande Partito Democratico all’americana di cui abbiamo (ri)parlato (nell’era bersaniana) noi per primi, in grado di esercitare una vera vocazione maggioritaria e di aspirare ad essere compiutamente il partito del Paese.

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia; ma questa non è politique politicienne. Anche perché per arrivare a tutto questo può essere decisivo (appunto) il fattore-Europa: che è maldigerito dalla Lega, che potrebbe sfruttarne il traino per avere più carte da giocare per ottenere una sempre maggiore autonomia della «regione più ricca (o quasi)» del Vecchio continente, il nord del nostro Paese, come tessera (appunto) del puzzle europeo, ma è schiacciata dalla contraddizione tra la volontà di governare un’area a vocazione continentale e globale e il proprio estremismo regionalista, localista e identitario. E allora, anche alla luce della sensibilità del presidente del Consiglio che conferma le grandi doti di pontiere (almeno al di fuori dei nostri confini; per quanto non si possa ridurre la politica estera ad un gioco diplomatico individuale, questo è vero, e per quanto la diplomazia non possa reggere ad una estremizzazione (para)”servilistica”) e si dimostra, oggi, il capo di governo di destra più europeista dello scacchiere, ne si faccia la prospettiva che mette d’accordo tutti (gli altri) e isola definitivamente il radicalismo leghista. L’Udc, ma anche i finiani, stiano all’ascolto. Il racconto, a partire dalla giornata intorno al ddl intercettazioni, all’interno è di Baffigo. Read more

Pd all’attacco di Vespa: ‘Fa informazione? Televisione ancora un mezzo necessario Per la nuova alfabetizzazione (culturale) Mentre spingiamo la diffusione della rete A Walter diciamo: insegna a tuoi a usarla

maggio 20, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il rapporto tra la vecchia classe dirigente Democratica («Quelli provenienti dal Pci», direbbe Adinolfi) e il mezzo televisivo è lo stesso che passa tra la volpe e l’uva nella favola di Fedro: non ci interessa perché non la possiamo avere. Un vulnus che ha colpito, inaspettatamente, anche quel Veltroni legato storicamente alla tv e maggior esperto del suo campo. La campagna elettorale del 2008 segnò un disarmo rispetto al piccolo schermo: andarci poco perché genera autoreferenzialità. Vero, ma solo se la si usa come salotto (e come fine) e non come strumento. Come strumento è il più potente ed efficace per comunicare. Che si può declinare in chiave di politica politicista, o se volete di propaganda (ed è comunque importante), ma anche in funzione della politica vera: quella che fa da guida al Paese e traccia le linee-guida della sua “educazione” (in senso ampio). Attraverso le politiche culturali tout court, o se volete all’antica, certo. Attraverso la scuola e l’università, certissimo. Ma oggi il mezzo più pervadente (e invadente) è la televisione. E la rifondazione culturale di questo Paese non può (probabilmente) prescindere da essa. Per questo, mentre si investe su internet come dimensione (oltre che mezzo) del futuro, a Veltroni diciamo: insegna al tuo partito come si fa. Oggi non è possibile, perché a causa del conflitto di interessi che voi non avete risolto – questo giornale guarda al domani e non ama rimestare nel passato, ma il passaggio è decisivo anche per definire l’idiosincrasia Democratica e la sua responsabilità nello stato di cose attuale, e dunque è utile compierlo e richiamarlo – ma quando sarà possibile diventerà necessario. Fare buona televisione significa contribuire a rifare grande questo Paese. Dalla prima alfabetizzazione e all’unificazione del(la) lingua(ggio) ad un input decisivo ad una nuova alfabetizzazione culturale. Un Paese-campus a cielo aperto che abbia al vertice del proprio sistema economico l’innovazione e quindi la ricerca, che sia però solo la punta di un iceberg che preveda anche una rete di formazione permanente nella chiave di risolvere il problema del lavoro e insieme di modernizzarci, certo, ma anche in funzione di quella rivoluzione culturale. Che la tivù può dare un contributo decisivo a realizzare. La tivù pubblica dev’essere un grande centro, plurale, di elaborazione (insieme ai cittadini) della cultura di questo Paese fatta dell’offerta, vivace, delle sue migliori sensibilità. Naturalmente con il minimo comun denominatore dell’onestà e della responsabilità. Altrimenti finisce come ieri sera: quando Porta a porta ha dato uno schiaffo alle varie crisi in corso in queste ore occupandosi di altro. Una scelta contro la quale si “scatena” l’invettiva (ironica) di Franco Laratta. Buona lettura e buona politica con il giornale della politica italiana. 

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La lettera. Caro presidente Fini, ricordiamo Matteotti di W. Veltroni

maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ex segretario del Partito Democratico torna nell’agone e si prepara ad una possibile corsa alla leadership del centrosinistra nel 2013. Ma lo fa continuando la sua battaglia di lungo periodo. Che oggi si declina, anche, in uno “sforzo” per difendere la libertà e la democrazia. Veltroni scrive al presidente della Camera per proporgli di dedicare al parlamentare socialista una targa, una targa da apporre sullo scranno dal quale Matteotti pronunciò il discorso in difesa della libertà dopo il quale fu rapito e barbaramente ucciso dai fascisti. Scrive a Fini personalmente e dalle colonne del giornale della politica italiana, che l’ex leader di An e i suoi più stretti collaboratori leggono ogni giorno. Una mossa, quella di Walter, che va oltre il gesto di grande sensibilità di ricordare uno dei nostri padri (della nostra Libertà). L’ex sindaco di Roma si preoccupa di contribuire a porre nel luogo principe della democrazia, il nostro Parlamento, un “vincolo”, a ricordare e (così) a non compiere mai una pericolosa inversione a U. Lo fa, anche, dopo le polemiche (che purtroppo non hanno avuto grande eco) per uno spot televisivo che raccontava Matteotti senza in nessun modo fare riferimento al modo in cui morì: appunto assassinato dal regime (nascente) di Mussolini. La memoria, un filo e uno strumento-”obiettivo” che caratterizzò tutto il periodo in cui Veltroni fu alla guida della Capitale, strettamente connessa ad un’altra parola-chiave, “conciliazione”, che non può però mai venire a discapito della prima. Il leader naturale del Partito Democratico per la prima volta sul giornale della politica italiana. Che si fa, come sempre, su queste pagine. Buona lettura e buona politica su il Politico.it. 

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Civati a il Politico.it: “Ora anche il Pd trovi il suo Fini” di A. Ievolella

aprile 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Una personalità che aggiunga, e non pensi solo a togliere. E invece di discutere sui giornali comin- ciamo a farle, le cose. Assieme. Individuiamo – incalza il consigliere regionale della Lombardia – qualche parola-chiave, non slogan, forte, nostra, e cominciamo a proporla con costanza al Paese. Il ricambio? E’ necessario, ma non è il nostro fine». Il possibile leader del domani consegna al dibattito interno al Partito Democratico la sua ricetta per uscire dall’impasse. Lo fa dalle colonne del giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

Rispunta l’asse Veltroni-Fini sulle riforme “Sistema francese, con legge elettorale” Ceccanti a il Politico.it: “Uninominale necessario al bilanciamento dei poteri”

aprile 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’intervista. Il presidente della Camera interviene ad un convegno organizzato da FareFuturo, i veltroniani rispondono sul giornale della politica italiana. Fini: «No a dibattito superficiale, il semi-presidenzialismo va importato per intero». Il senatore del Pd e stretto collaboratore dell’ex sindaco di Roma: «Su quel sistema si può ragionare (anche se la nostra prima opzione restano forme neo-parlamentari) a patto che lo sia integralmente». Lo ha sentito Stefano Catone. Read more

Privatizzazione dell’acqua è (già) iniziata Il ddl Berlusconi approvato da Veltroni Ecco che succede dove non è più nostra

marzo 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana affronta il tema (che più politico non si può) di cosa sta succedendo intorno al bene forse più prezioso per l’uomo, nella giornata mondiale a lui dedicata: l’acqua. La legge 133 del 2008 stabilisce che già quest’anno i Comuni dovranno mettere sul mercato i servizi pubblici locali e dunque anche la gestione del servizio idrico. Il rischio è che sia il passo verso quella totale priva(tizza)zione che, ad esempio, in Bolivia ha scatenato una vera e propria rivolta popolare. Il precedente di Aprilia. La prospettiva a livello mondiale dove secondo le stime nel 2025 oltre il 40% della popolazione si troverà in crisi idrica, non avrà cioè a disposizione i livelli essenziali di acqua. La firma è di Luca Lena. Read more

Futuro centrosinistra/1. Ceccanti: “Sì al partito unico” di G. Baffigo

febbraio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il plebiscito per Vendola in Puglia, l’adesione incondizionata alla candidatura della Bonino nel Lazio. Leader del centrosinistra non “iscritti” al Partito Democratico incoronati dagli elettori del Pd di cui divengono in qualche modo parte de facto. Lo ha scritto per primo il Politico.it, seguito da Europa e dal Foglio: il “Laboratorio Puglia” – concepito da D’Alema per rifondare il centro-sinistra col trattino – si rivolta contro i suoi fautori trasformandosi nel possibile, primo vero atto di nascita del Partito Democratico nella sua versione originale, quel corrispettivo italiano del Partito Democratico americano che contenga in sé tutti i riformismi. Il giornale della politica italiana ospita a partire da oggi un grande confronto tra le diverse anime progressiste. Sentiremo esponenti di tutte le forze che vanno da Rutelli a Vendola, appunto. Per capire. Se questo comune sentire del «popolo del centrosinistra» possa dare luogo davvero all’unità. La prima intervista, di Ginevra Baffigo, è con il senatore veltroniano del Pd. Buona lettura. E buona politica con il giornale della politica italiana. Read more

DIARIO. Guardateli, li rivedremo insieme Poi da noi: cosa prevede il ddl Valentino Parla Bersani: ‘Non mi dimetto comunque’

febbraio 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Battesimo inusuale per il Diario politico che comincia con la decisione del presidente americano di incontrare il leader spirituale tibetano. Un omaggio dovuto al coraggio di Barack che accetta di sfidare la Cina alla quale non smette di tendere la mano in nome – entrambe le cose – della democrazia. Poi casa nostra. Torniamo sulla discussione sul legittimo impedimento a cui abbiamo dedicato gran parte della giornata di ieri, con i tre grandi contributi graduati: la notizia con la vignetta di theHand, il commento forte di Massimo Donadi e infine la solita cronaca firmata Andrea Sarubbi direttamente da Montecitorio. Vi raccontiamo del “no” alle pregiudiziali avanzate da Pd e Idv e poi entriamo nel dettaglio della cosiddetta legge antipentiti derubricata a proposta personale (del senatore Pdl) dal ministro Alfano. Infine, l’intervista a Giovanni Minoli del segretario Democratico, che si dice pronto a sfidare Berlusconi (o chi per lui) per la guida del Paese nel 2013. Ecco tutto. Read more

***L’editoriale***
NON SARA’ CHE IL (VERO) PD STA NASCENDO PROPRIO ORA?

gennaio 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La partita di oggi delle primarie in Puglia ha accelerato quel processo di ricomposizione interna al centrosinistra – da Sinistra e Libertà ad Alleanza per l’Italia – che favorisce il superamento delle vecchie appartenenze e ne ripropone di completamente nuove, rimescolate, sulla base dei comuni valori Democratici. Oggi l’immagine è quella di uno schieramento in prenda al caos, in cui non mancano le (più o meno grandi) separazioni. Ma se tutto questo preludesse al compimento vero e proprio del progetto del grande partito liberale e progressista – all’americana – che riunisce tutti i riformisti finalmente liberi dai lacci delle vecchie appartenenze? Proviamo a capirlo insieme.            Read more

Esclusiva. Del Turco a il Politico.it: ‘Veltroni capo dei vili’ A. Torchiaro

gennaio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Parla l’ex Governatore dell’Abruzzo, dimissionato e finito in carcere con l’accusa di avere favorito una clinica privata e che un rapporto dei Nas scagionerebbe. L’ex ministro delle Finanze duro col Pd: «Chi non proviene dalla cultura diessina o cattolica, come un socialista, viene scaricato. Non abbandono la politica. E in Lazio e in Puglia voterei Bonino e Vendola». Lo ha sentito il volto di Red e grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana. Assolutamente da non perdere. Ascoltiamo. Read more

La lettera. Per battere Polverini, Gasbarra o Gentiloni di M. Adinolfi

dicembre 17, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. E così, dopo la scelta da parte del centrodestra del segretario Ugl per la candidatura alla presidenza della Regione Lazio, il vicedirettore di Red e grande blogger, ma oggi nelle vesti di dirigente del Partito Democratico, sceglie ancora una volta il “suo” giornale per dire a Bersani e ai leader Democratici locali: diamoci una mossa. Mancano cento giorni alle Regionali, scrive Adinolfi, ed è ora di uscire dal “lutto” post-caso Marrazzo e conseguenti dimissioni, e proporre «anche noi» un nome forte per la guida di una delle Regioni-chiave della prossima tornata elettorale. Che avrà, fu proprio Mario a segnalarlo per primo da queste colonne, una fortissima valenza nazionale. Ma l’ex sostenitore della mozione Franceschini al congresso non si limita a tirare per la giacca il segretario e gli altri; avanza delle proposte: l’ex presidente della Provincia di Roma e il responsabile del forum Comunicazione del Pd sono i nomi di Adinolfi. Che ci spiega perchè. Sentiamo. Read more

Verso le Regionali. Sondaggi di Crespi/2 Lazio, Polverini a +10 su Veltroni/Marino

ottobre 28, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande sondaggista ci spiega come il caso Marrazzo nella regione abbia fatto perdere al Pd ben cinque punti percentuali, riportandolo sotto il 30 per cento. E se prima era il centrodestra a dover lanciare la sfida, ora sono i Democratici e i loro alleati a dovere inseguire. Le due possibili candidate del Pdl (oggi Berlusconi ha promosso decisamente la sindacalista, bocciando contemporaneamente l’ipotesi di far votare il Lazio in un momento diverso dal resto del Paese) entrambe sopra il 40 per cento; l’ex sindaco di Roma e il senatore-chirurgo accreditati contro di loro di una decina di punti percentuali in meno, qualcosa meno per Veltroni dato leggermente più competitivo. Capiamo dunque come può andare la sfida in una delle regioni-chiave della prossima tornata elettorale in questa seconda puntata del viaggio nelle Regionali di marzo di Crespi Ricerche per il Politico.it. E a margine, la Calabria: Scopelliti verso la vittoria di L. CRESPI Read more

Diario politico. La visione di Tremonti: ‘La flessibilità? Non è valore. Il posto fisso sì’

ottobre 20, 2009 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario di grande contenuto in una giornata ricca nella sua accezione più alta per la politica italiana. Non è dato sapere quanto ci sia di reale e indipendente convincimento, e quanto di cal- colo elettoralistico o nella corsa alla futura leader- ship del centrodestra, quella della successione a Silvio Berlusconi: sta di fatto che dopo averci proposto le sue teorie tutto sommato anticapitali- stiche e sul protezionismo, il ministro dell’Economia stupisce ancora una volta facendo propria una ricetta del lavoro che rompe con il modello dominante del presente al quale si è da tempo adeguata, molto passivamente – in mancanza di una visione, appunto, e di una capacità propulsiva-propositiva – la sinistra riformista italiana. Vi raccontiamo dunque la presa di posizione di Tremonti. Nella nostra gerarchia di stasera segue la proposta di legge bipartisan firmata da deputati di tutte le formazioni presenti in Parlamento, ad esclusione della sola Lega, che prevede la concessione del voto agli immigrati (ovviamente regolari) alle sole elezioni amministrative e a partire dal sesto anno di residenza in Italia. Chiudiamo infine con la prolusione di Benedetto XVI sull’Europa. Sì: la laicità come metodo sostenuta da Marino non esclude, anzi richiede l’ascolto della voce della Chiesa, specie quando ha l’autorevolezza e lo spessore di quella di papa Ratzinger. Il tema dell’identità europea e del futuro del Vecchio continente esige l’ascolto di tutti. Anche perchè lungi da ciascuno avere la soluzione in tasca. Il racconto. Il più autorevole, specializzato e approfondito. Il racconto della politica italiana è solo sul suo giornale. Buona lettura. Read more

L’intervento. Partito Democratico, primarie? No, grazie F. Rondolino

ottobre 12, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il dibattito congressuale del Partito Democratico oggi è solo sul giornale della politica italiana. L”editorialista de “la Stampa” “risponde” al nostro Adinolfi che su queste pagine (vedi “Settegiorni” di stamane) nel difendere l’istituto del voto partecipato allargato a tutti gli elettori Democratici lo aveva criticato per aver «speso buona parte del suo tempo (nel corso della puntata di oggi di “Omnibus”, ndr) a provare a smontare la figura di Dario Franceschini». Ma la contrapposizione è infine proprio tra le due visioni in campo (in tema di democrazia interna) in questo congresso del Pd: quella all’americana, del segretario uscente e di Veltroni, che vuole un partito strutturato e radicato ma in grado di aprirsi e di interagire con la società; quella tradizionale all’italiana, per così dire, che l’ex portavoce di Massimo D’Alema ai tempi di Palazzo Chigi ben spiega in questa nota. Sentiamo. Read more

***Il commento***
PD, CON BERSANI VINCE IL REALISMO
di GIUSEPPE GALLO

ottobre 1, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si chiudono in queste ore gli ultimi congressi di circolo del Partito Democratico. Comincia così la seconda fase, quella che passerà per la convenzione nazionale – l’assemblea dei delegati eletti in queste assise locali, l’11 ottobre - e, il 25, per le primarie per l’elezione diretta del segretario (che sarà valida, però, solo se uno dei candidati supererà il 50%. Altrimenti si tornerà alla convenzione nazionale a cui spetterà di scegliere la leadership). Il notista politico del giornale della politica italiana osserva e analizza gli esiti del “primo turno” del congresso Democratico dopo essere stato “in campo” e aver presentato la mozione, finora vincente, dell’ex ministro per lo Sviluppo economico nel sud-ovest di Milano. Una posizione “dentro le parti”, di un intellettuale impegnato e attivo, che non impedisce (e anzi aiuta) a Gallo di produrre la solita lucida riflessione: non tanto la voglia di “ritorno al passato” animerebbe i militanti che hanno scelto l’opzione Bersani-D’Alema, quanto l’aspirazione-esigenza di un partito solido, organizzato, con un’identità definita (che non significa di per sè ricorso alla Cosa 4). L’analisi, dunque. Da non perdere. Sentiamo.
E domani la seconda puntata del confronto su il Politico.it tra i leader delle tre mozioni. Sarà la volta della parte di Ignazio Marino, che con il suo rappresentante – scoprirete di chi si tratta – risponde agli attacchi di Orlando. Non perdetela.

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Infiltrazioni mafiose nel comune laziale di Fondi. Veltroni: Non sciogliere il Comune sarebbe “un’anomalia”

agosto 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Associazione mafiosa, abuso d’ufficio, corruzione e falso, hanno portato il comune di Fondi (provincia di Latina) all’attenzione della stampa nazionale. L’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, che da poco ha manifestato l’intenzione di entrare nella commissione parlamentare dell’anti-mafia, è intervenuto sul tema indicando come soluzione lo scioglimento del comune. Ma delle ombre ben più cupe minacciano il Lazio intero, ancora una volta, per fin troppo attese Regionali 2010. Ce ne parla nel dettaglio, la nostra Laura Liucci. Read more

Retroscena. Veltroni a novembre lascia il Pd? di Fabrizio Rondolino

luglio 8, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La grande firma de “la Stampa” ci svela quelli che sarebbero i piani segreti dell’ex segretario. Secondo Rondolino Veltroni - ormai isolato e detronizzato nel dibattito pre-congressuale – starebbe preparando una clamorosa presa di distanza dal suo vecchio partito per ritagliarsi un ruolo indipendente da padre nobile, da intellettuale di riferimento dell’intero centrosinistra. E farsi trovare pronto per la nuova corsa alla guida del Governo… Read more

Pd a congresso. Toni e Iaquinta, D’Alema e Veltroni di M. Adinolfi

giugno 23, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

I ballottaggi sono alle spalle. Non ci sono più appuntamenti elettorali in mezzo. La partita può cominciare. Il dibattito congressuale del Partito Democratico, il confronto tra i candidati e le diverse piattaforme parte ufficialmente oggi. Il giornale della politica italiana lo ha anticipato lanciando la sua inchiesta sui “piombini”, la componente giovane del Pd che vuole il rinnovamento radicale. L’intervista a Civati e, soprattutto, quella a Ivan Scalfarotto, che teorizzava un possibile apparentamento con Franceschini e la sua mozione, hanno fatto molto rumore. Ed è proprio a loro che il grande blogger, giornalista (fresco stamattina di un faccia a faccia con Eugenio Scalfari nel suo programma “Finimondo” su Redtv), e ora anche candidato alla segreteria ad ottobre, si rivolge attraverso questo intervento molto duro scritto ieri nel post-disfatta (di cui risente) della Nazionale in Sudafrica, e che il giornale della politica italiana sceglie di proporvi oggi ad urne chiuse, dopo avere dedicato tutto lo spazio della seconda metà di lunedì alle elezioni. Sentiamo. Read more

Torna duello tra Walter il Peluche e Massimo il Gormito P. Guzzanti

giugno 18, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Congresso del Partito Democrati- co. Veltroni ridiscende in campo e sostiene Franceschini. D’Alema con Bersani a meno che l’”emergenza” non richieda un suo ritorno (e dopo avere tentato di mettersi d’accordo con l’attuale segretario). La grande firma de “il Giornale e di “Panorama” traccia uno splendido (ironico) ritratto dei due contendenti, assolutamente da non perdere. Buona lettura. Read more

Diario politico. Berlusconi vede Obama Veltroni: “Tornare a spirito del Lingotto”

giugno 15, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Tra poche ore conosceremo l’esito del primo colloquio del premier con il presidente Usa. La giornata scorre per il resto tranquilla con un solo sussulto del quale vi abbiamo anticipato nel pomeriggio: l’ex segretario del Pd annuncia un incontro il 2 luglio al Teatro Capranica a Roma dal quale, tra l’altro, verrà lanciato il sostegno alla ricandidatura di Franceschini. “Deciderò dopo i ballottaggi”, dice l’attuale segretario. E apriamo una serie di finestre sul referendum del 21 e 22 giugno, del quale continueremo a parlarvi fino a domenica. Il racconto. Read more

Pd, l’intervista a Scalfarotto: ‘Sì a Franceschini leader-traghettatore’

giugno 15, 2009 by Redazione · 2 Comments 

Nelle ore in cui Walter Veltroni scende in campo per sostenere la ricandidatura dell’attuale segre- tario (ne parleremo ampiamente nel Diario di stasera), il giornale della politica italiana “raccoglie” la disponibilità della componente del rinnovamento del Pd a “seguire con attenzione” questa ipotesi. Ivan Scalfarotto è uno dei leader – con Giuseppe Civati e Debora Serracchiani – dei cosiddetti “piombini”, il gruppo di giovani personalità Democratiche che punta alla sostituzione dell’attuale dirigenza per varare un “cambiamento” radicale. il Politico.it darà spazio in queste settimane ad alcuni dei suoi esponenti sulla strada verso l’assise di ottobre. Non potevamo che cominciare con l’ex candidato alle primarie dell’Unione, con il quale partiamo dalla sua mancata elezione a Strasburgo. Sentiamo. Read more

Un altro pezzo di cultura politica. Ecco che direzione prende la politica italiana

maggio 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un grande giornale che racconta la realtà politica in tempo reale, ma anche un osservatorio e un laboratorio della cultura della politica del nostro Paese. Lo è attraverso i grandi editoriali delle sue firme principali, ma anche attraverso una serie di approfondimenti tematici che di tanto in tanto vi proponiamo, spesso affidati alla penna sapiente del nostro vicedirettore. E’ quello che facciamo anche oggi, per aprire questa giornata di politica italiana, proponendoci questa riflessione o, meglio, fotografia (anticipata) di quello che (probabilmente) ci aspetta. Sentiamo. Read more

Le mappe dei partiti. Identità e correnti/4 La difficile sintesi di Partito Democratico

maggio 14, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quarto e ultimo capitolo della serie di ritratti dedicati ai quattro maggiori partiti italiani e affidati alla penna lucida ed efficace del nostro vicedirettore. Dopo Pdl, Lega e Idv è la volta dei Democratici, forse la più complessa tra le quattro “composizioni” di anime e correnti, che, tra l’altro, dopo il passaggio delicato del voto è attesa dal congresso in ottobre. Sentiamo. Read more

Conferenza sulla criminalità organizzata con Raffaele Cantone, Pisanu e Veltroni

marzo 3, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alla presentazione romana di “Solo per giustizia”, il libro dell’ex pm della procura di Napoli, c’erano anche il presidente della Commissione Antimafia e l’ex segretario del Pd. E’ stata l’occasione per una riflessione comune in particolare sulla camorra, e sul ruolo della politica. Sentiamo. Read more

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