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Il prossimo 5 febbraio “compie” due anni Contiene ‘sola’ soluzione strutturale crisi Frattanto (non) ne abbiamo trovate altre Che stiamo ancor aspettando (e perché)?

***Il futuro dell’Italia***
LA RICERCA AL CENTRO DI UN NUOVO SISTEMA-PAESE

gennaio 30, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

5 febbraio 2010 (!): con (“soli”) due anni di anticipo sull’effettiva – o, meglio, “visibile” – esplosione della crisi, scrivevamo quello che ancora oggi la nostra classe dirigente (?) autoreferenziale d’adesso sembra non avere (fino in ‘fondo’) compreso: l’unica chiave possibile per portare l’Italia strutturalmente fuori dalla situazione di stallo (perennemente esposta al “ricatto” di un”auspicata’ – ? – alternanza di governo non necessariamente tra forze oneste e responsabili) è puntare a (ri)farne la culla (mondiale) dell’innovazione (a 360°). Il governo presieduto da quell’ex commissario europeo che negli editoriali pre-nomina non citava nemmeno (non avendolo evidentemente al centro dei propri pensieri) il capitolo della crescita, dopo averci illuso, nicchia, rimandando a piu’ miti (per la propria tenuta futura) inizi di marzo i propri annunciati interventi sul mercato del lavoro (anticipati da una chiacchiera intrattenitrice). Ma l’esecutivo dei professori, è chiamato a salvare l’Italia o – come quelli che lo hanno preceduto – ha piu’ a cuore la propria (sopravvivenza tecnico-politica)? Read more

Ecco come si rigenera (nostra) economia Una crescita che nessuno ‘sa’ come fare Il sistema rifondato ora sulla innovazione Formazione continua ad integrare lavoro ‘Motore’ istruzione più avanzata a mondo Italia tornerà ad essere culla della civiltà

dicembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo Monti è nato per rimettere a posto i conti, nel solco della tradizione dell’azionismo italiano che nell’ultimo ventennio, con Ciampi ma – in fondo – anche con Giuliano Amato e Romano Prodi (pure, “apparentemente”, ”figli” e protagonisti di altre “storie”) ha rivisitato il proprio ruolo di “collante” della patria e di borghesia illuminata al servizio della “salvezza” del Paese dedicandosi appunto al nodo-punto di rottura di oggi: la tenuta del bilancio. Come scrive Gad Lerner ieri sul suo blog, non avrebbe potuto/ potrà fare altro e/ o di più. Per due ragioni. La prima è che, appunto, a questo lo consacra la propria eredità culturale e la – conseguente – propria formazione “personale”. In secondo luogo, si tratta pur sempre di esponenti di una generazione che, se non ha direttamente provocato l’attuale crisi, di certo non si è “accorta” che i propri “coetanei” lo stavano facendo, e non ha avuto la forza di proporre “alternative” e, comunque, di fermare la deriva quando cominciava a presentarsi, e quando sarebbe stato meno impegnativo, dispendioso e maggiormente efficace farlo. Non possiamo aspettarci “colpi di reni” da personalità dotate di grandi competenze che non hanno però mai messo in campo, appunto, una vera leadership Politica. E, tuttavia, ciò non basterà – ancora una volta, perché come si sa abbiamo già tentato tutto questo, con i due governi presieduti da Romano Prodi – perché, come il giornale della politica italiana ha indicato prima di tutti, i conti sono destinati a tornare nella loro attuale criticità se non sarà stato concepito un completo ribaltamento di piano che, insomma, ci consenta di uscire da questo tira-e-molla “affidato” alla minore o maggiore responsabilità del governo di turno e, come vediamo, alle intemperie dell’economia mondiale. L’Italia ha un solo modo per uscire “definitivamente” dal pantano: decidersi a smettere di correre (solo) ai ripari, magari quando rischia di essere (prima o poi) troppo tardi, e, invece - badando bene naturalmente a compiere ogni passo, comunque, con saggezza ed equilibrio – “uscire allo scoperto” (non, in questo caso, per carità, in termini tecnico-economici. Anzi!) e smettere di “navigare a vista”, ricominciando a disegnare una propria rotta nella fiducia, e nella speranza (per tutti), di essere seguita anche da altri Paesi. Gli Stati Uniti, la Germania (sia pure in misura “minore”), hanno oggi pochi margini (ulteriori) per compiere uno “scarto” e rimettere in moto la loro economia, perché veleggiano ai ritmi attuali con il motore pressoché a mille; ma l’Italia, l’Italia tiene, tutto sommato, il mare con la scialuppa (di salvataggio?) che le è “rimasta”, in buona sostanza – salvo gli sforzi “solitari” di imprese che nessuno ha pensato di coordinare e mettere a sistema - dagli anni Settanta. Se le nazioni delle Silicon Valley, dell’economia sociale di mercato, le hanno già provate “tutte” e hanno “scoperto” che questi sono i loro (attuali) limiti, l’Italia è in una condizione – paradossalmente – più vicina – in potenza, s’intende – a quella dei cinesi o degli indiani. Perché i margini per “insistere” sulla strada sulla quale loro lo stanno facendo ora, e che ha fatto la fortuna – e continua a consentire punte di eccellenza – soprattutto degli Stati Uniti, sono ancora, per ciò che ci riguarda, completamente “inesplorati”. E le nostre risorse “di base”, quelle che, impastate in un certo modo – quello appunto che stiamo per indicare – danno più o meno chance di “esplodere” (positivamente) nel senso in cui ci si stia muovendo, sono tra le migliori al mondo. Il nostro è un grande Paese, che senza avere bisogno di ricorrere alla progressiva riduzione dei diritti delle persone che lavorano – al contrario! – che sta aiutando la doppia cifra cinese, può mettere in campo le proprie incredibili risorse umane, penalizzate, ma non ancora “vinte”, da un ventennio (e oltre) di scellerate politiche (anti)scolastiche e universitarie, dal vuoto assoluto di modernizzazione sul piano delle politiche industriali, da lacci e lacciuoli che – immaginate – nonostante abbiano impedito, di fatto, ai nostri giovani di “muoversi”, non hanno potuto “evitare” che i nostri connazionali siano ancora tra i più “gettonati” – e, comunque, caratterizzati da una serie, appunto, di eccellenze – dalle altre economie; che non possono, oggi, considerare l’Italia – nel suo insieme – un partner inimitabile per quello che riguarda la possibilità di sinergie, politiche industriali e sul piano dell’istruzione, ma certo considerano gli italiani – e non per una questione “genetica”, ma di storia, tradizione, cultura (anche, contaminazione tra culture) - per quello che sono e che sono stati nel corso, appunto, della (nostra) Storia. E che oggi non “sembrano” più – ma, come detto, soltanto nella loro dimensione “unitaria” e complessiva – per la semplice ragione che chi sta sulla plancia, al comando, non ha più la lucidità per guidare una delle portaerei più grandi, e la miglior “ciurma” non riesce, da sola, a rimettere la prua della nave davanti a quelle degli altri. Al di là della (facile) metafora navale, il punto è – ancora una volta, sempre – lo stesso: vanno bene i tecnicismi, vanno bene gli aggiustamenti. Senza qualcuno di essi saremmo – ancora! – già “colati a picco”. Ma poi ci vuole la Politica. O tutto questo non porta altro che ad una maggiore resistenza in un gorgo della crisi dal quale, comunque, non si esce. il Politico.it indica la possibile via da ormai due anni. La nostra politica ci ascolta, ma poi preferisce continuare a crogiolarsi nella propria autoreferenzialità. Nell’attesa che qualcosa si muova – da parte “loro” – o nell’attesa di muoverci (noi), ecco, ancora una volta, i tratti generali di quello che peraltro la stessa eccellenza, sommersa, del nostro Paese sa, da tempo, essere la sola, ragionevole, importante via da percorrere. Oggi, badando nel “frattempo” – e avverrà in modo naturale proprio per i connotati dell’impostazione che ci daremmo – di riprendere a pensare al nostro futuro. Ecco, per la firma del nostro direttore, il pezzo con cui, il 6 dicembre 2010 (!), gli spunti proposti nel corso dell’anno precedente (!) furono portati alla “maturità” di quel progetto organico e complessivo che abbiamo convinto la politica italiana di oggi sia necessario, ma che la politica italiana continua a non avere e a non mettere in campo. Pena la sofferenza dell’Italia. di MATTEO PATRONE
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Perché ‘pareggio’ bilancio con Pil a ‘+0,’? Nostro è potenziale da grande economia Se solo la Politica “concepisse” Crescita Ora! Sud sia reso snodo Cindia-Africa-Ue Si usi la leva lavoro puntando a innovare Mentre si (ri)fà nuovo motore scuola-uni Cultura (più formazione) nostro ossigeno L’Italia può ritornare al centro del mondo

settembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se invece di essere rappresentato come – e di consistere in - una sorta di “mendicata” (con tutto il rispetto per i mendicanti, che andranno coinvolti – come tutti – nella nostra ripresa nazionale. E potranno essere “decisivi”! Andando ad integrare la nostra rete di volontariato e di servizi, in “cambio” di un aiuto a riavere, subito, migliori condizioni – minime! – di vita e di una nuova chance che la stessa opportunità di lavorare al fianco, di conoscere e di mostrare loro le proprie qualità a chi opera nel settore e non solo, offrirà loro), l’”aggancio” – vaticinato da Romano Prodi ormai (almeno!) cinque anni fa e dal giornale della politica italiana più volte rilanciato e integrato – con Cin-dia, fosse stato da subito immaginato come il passo iniziale di un grande progetto di sviluppo del (nostro) sud e anche di integrazione politico-diplomatica tra Oriente, Europa e Africa - come il Politico.it suggerì ancora poche settimane fa - avremmo evitato oggi l’effetto (quanto meno apparente) di “svendita” del nostro Paese e il sospetto che, alla fine, a guada- gnarci non saranno il sud e i nostri connazionali ma, una volta ancora, i soliti noti (oltre alla Cina).

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Europa ha stessi obiettivi de il Politico.it Nuovo sistema-Paese fondato su 3 chiavi Innovazione/formazione continua/scuola Scrivevamo già nel febbraio d’un anno fa Mentre l’Italia resta (ancora) allo sbando

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’editoriale di Matteo Patrone del 5 febbraio 2010 – più di un anno fa! – anticipava di fatto, applicati alla nostra nazione, i contenuti della strategia Europa 2020 messa in campo dall’Unione europea. Del resto se ne stanno accorgendo tutti, che la strada dello sviluppo nel Vecchio Continente passa per la specializzazione e la produzione di qualità, e un massiccio intervento-collegamento dell’università e della ricerca in questo senso. Tutti, tranne il governo (ma anche la vecchia opposizione) del nostro Paese. Che ci lascia allo sbando. Quando basterebbe poco per avere buone chance di rimettere, in modo stabile e duraturo, in moto la nostra economia. Ma non con interventi-tampone – quelli proposti anche dal segretario del Pd, che vuole dare «un po’ di lavoro» e basta – bensì con un completo ribaltamento di piano che faccia dell’innovazione la nostra nuova stella polare. il Politico.it continuerà a lavorare perché ciò possa avvenire al più presto. Cominciamo subito, con lo studio di una risoluzione applicativa del Parlamento europeo affidata alla penna sapiente del nostro giovane esperto di diritto del lavoro.
di RICCARDO MARAGA Read more

L’azzardo di Renzi: “Sto con Marchionne” Bersani: ‘E io (invece) sto con gli operai’ Ma la politica (vera) non deve fare il tifo Lì impalata seduta in tribuna a guardare La politica agisce per rifare grande l’Italia E così aiuterà sia Marchionne sia operai

gennaio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quella del sindaco di Firenze è una scivolata. La verità è che Renzi – come chiarisce stamani su Facebook – voleva indicare che tra modernizzazione (l’ad Fiat) e la conservazione (la Fiom) sceglie la prima; solo che – lo diciamo a Matteo – Marchionne rappresenta oggi qualcosa di più autoreferenziale del fenomeno virtuosamente innovatore che era (anche a noi) sembrato rappresentare (e che lo stesso Renzi rappresenta a Firenze), e comunque non è questo che deve fare la nostra politica. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

***La polemica***
QUEGLI STUDENTI NON MI RAPPRESENTANO
di ANNALISA CHIRICO

dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non rappresentano chi «ha semplicemente voglia di studiare», la «maggioranza silenziosa che fa vincere le liste “di destra” nelle elezioni universitarie», chi ha «quel minimo di sale in zucca per essere insospettito da manifestazioni al fianco di professori e baroncini». E dunque non possono accreditarsi come (intera) “generazione” o anche solo «”movimento studentesco”». Il giornale della politica italiana ha sostenuto che la riforma Gelmini andasse nella direzione giusta, pur con tutte le imperfezioni e – in qualche caso – le forzature di una riforma in parte ideologica, in parte rispondente a specifici interessi. Ma è sicuramente, come dice Fini, il «miglior atto di questa legislatura». E contemporaneamente il Politico.it ha plaudito alla scelta di Napolitano di incontrare gli studenti, perché quella generazione ha (comunque) un deficit di rappresentanza, nelle (non) scelte (ad esclusione proprio, paradossalmente, del ddl in questione) compiute da una nostra politica autoreferenziale e quindi contro il futuro dell’Italia, che loro vivranno e, per quanto sarà ancora possibile date le condizioni (che verranno loro lasciate) di partenza, faranno, faremo di tutto perché accada pensando anche alle generazioni successive e comunque al domani del nostro Paese. Il giornale della politica italiana è il giornale dell’Italia, e in quanto tale non risponde a schieramenti (pre)costituiti (ideologicamente o peggio) bensì è dalla parte del Paese e di quanto serve al suo bene. In questa chiave il Politico.it svolge la sua narrazione sul nostro domani, quel racconto – quel pensiero – del futuro dell’Italia che ha mostrato a più riprese di essere il più “forte”. E, a margine di questo, non ha paura di ascoltare opinioni contrastanti. Così, dopo avere ospitato l’intervento di Marianna Madia a “favore” della protesta degli universitari, è la volta della giovane esponente Radicale che, pur rispettandola, ne prende però le distanze, contestando (a sua volta) la rappresentatività dell’universo studentesco. di ANNALISA CHIRICO Read more

Diario politico. Si leva urlo in tutto Paese Adesso il governo ha preso a governare Sì della Camera alla riforma di Università Studenti in piazza, ma la giusta direzione Poi sanzioni agli enti locali inadempienti ‘Mossa unilaterale, antifederale’: ma ‘c’è’ E allora i finiani: forse il 14 ci asteniamo Ma dopo, Silvio, bisogna continuare così

dicembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, un altro grande Diario firmato Ginevra Baffigo. Scelte discutibili, quelle dell’esecutivo. La riforma Gelmini è imperfetta e tende ad una certa qual “privatizzazione” dell’università che non è necessaria – e nemmeno auspicabile – nello sforzo, che però va fatto, di garantire efficienza e merito nei nostri Atenei, che come scrive ItaliaFutura non possono rappresentare l’ennesimo “postificio” pubblico e tanto meno un parcheggio per chi non riesce a farsi strada altrove; l’Italia, ritrovando l’orgoglio di sé, deve puntare all’eccellenza in primo luogo per ciò che riguarda lo Stato, e tanto più nella sua ramificazione decisiva, più delle altre, per la costruzione del futuro, quella appunto dell’università, da un lato, e della ricerca, dall’altro. Qui, dove si decidono le sorti del Paese, la priorità dev’essere data al rendimento del sistema e non a ragioni di ordine sociale; anche perché rifare grande l’Italia significa mettersi nella condizione di rispondere anche a queste esigenze, anche se non (più) in una chiave assistenziale. La bozza della Lega con le “punizioni” agli enti locali è unilaterale in un doppio (anzi triplo) senso (e scusate il gioco di direzioni): è unilaterale nel metodo, perché gli enti locali non sono stati coinvolti nella sua formulazione, e i comuni e le regioni non sono certo, per così dire, la ruota sgonfia del carro-Italia per cui si tratta di decidere senza di loro o non si decide. E’ unilaterale (perciò) nel “fare giustizia” della spesa pubblica e dell’amministrazione dello Stato, perché colpisce solo la parte non meno virtuosa della “macchina”. Ed è unilaterale (quindi) dal punto di vista concettuale, nel senso che le punizioni sono una parte ma non possono esaurire gli sforzi per far quadrare i conti e rendere efficiente il sistema statale. E tuttavia è un atto di governo, come (appunto) la riforma dell’uni- versità. In tutta Italia si leva un grido (silenzioso): l’esecutivo ha (ri)cominciato a lavorare. L’appello, ora, è a che tutto questo non serva solo a superare il 14 dicembre o a vincere (?) le elezioni. Anche perché, facendo così, si supera il 14 e si arriva alla fine del mandato. Facendo il bene del Paese. Il racconto, ora, all’interno, della nostra vicedirettrice. Read more

b) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) Ora Fede invita a picchiar gli studenti (?)

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il secondo episodio è raccontato dal nostro Gad. E’ il caso che ha fatto più discutere (a sinistra) in queste ore: il direttore del Tg4 che invoca ”botte” per i ragazzi autori della protesta contro il ddl Gelmini (che noi difendiamo!). Semplicemente illiberale. E dunque non di destra. Non della destra che può rifare grande l’Italia. di GAD LERNER Read more

Cruciani: ‘Gli studenti non sanno perché’ Ora vi spieghiamo riforma e controversie Bersani: ‘Governo la ritiri e correggiamo’ Sì, perché merito e efficienza sono valori Università e ricerca d’eccellenza il futuro

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia si salva non solo se si ridà una rotta, ma anche se questa rotta è tale da moderniz- zarla e rifarla grande. In questa chiave qualche sacrificio è necessario. Un’università d’eccellenza non è più rinviabile; e così una ricerca che funzioni e non rappresenti solo uno spazio da occupare (in tutti i sensi). Per questo non è pensabile il mantenimen- to dello status quo. Da che punto di vista? Il numero degli atenei, il numero dei corsi sono superiori alle necessità e alle possibilità. L’università accessibile a tutti è un presupposto imprescindibile, ma poi devono subentrare meccanismi di selezione meritocratica. La ricerca deve produrre, o non è; e a questo fine è necessario trovare un equilibrio tra eccessiva precarizzazione e posto fisso improduttivo. Ginevra Baffigo, all’interno, ci racconta il ddl Gelmini. Read more

***L’intervento***
APRIAMO LE PORTE DELLA CAMERA AGLI STUDENTI
di FRANCO LARATTA*

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un confronto sclerotizzato dagli egoismi, dall’autoreferenzialità e dall’ideologia, in cui gli eccessi della protesta dei giovani cozzano e vengono contemporaneamente motivati dall’uso pretestuoso e strumentale che la nostra (?) politica (?) ne fa per non entrare nel merito della riforma e delle richieste di coloro il cui futuro, la cui vita riguarda, il deputato del Partito Democratico avanza dalle colonne del giornale della politica italiana una proposta: questa nostra politica autore- ferenziale di oggi risponda, adesso, con un atto di (ulteriore, ritrovata) democrazia: inviti gli studenti ad entrare a Montecitorio, per ascoltarli, per capire insie- me cosa chiedono. La democrazia parlamentare, lo sappiamo, si basa sul principio della rappresentanza, per cui il Parlamento è, il popolo, ma ciò non significa che, di fronte alla richiesta di incontro (in tutti i sensi) di coloro che rappresentano (a loro volta) il domani di tutti noi non ci possa – o non ci debba – essere un’apertura. di FRANCO LARATTA* Read more

Diario politico. Se ognuno pensa per sé(? Rivolta degli studenti contro ddl Gelmini “Meno soldi, negato il diritto allo studio” Bersani sale sui tetti da leader socialista Ma dov’è tema del merito da introdurre? E il Cdx prosegue dritto per la sua strada Così chi lo fa(rà) (mai) il bene del Paese?

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutti al loro posto. Tutti contenti. La destra fa la destra, la sinistra fa la sinistra. E intanto l’Italia va allo scatafascio. Il governo si appresta a varare una riforma (?) dell’università in piena coerenza con l’impostazione dei precedenti interventi su istruzione e cultura: minore accessibilità, minore diffusione, la (ri)creazione di privilegi e dunque nessun contributo alla crescita del Paese. Anzi. L’opposizione si rintana nella propria dimensione (anti)storica e difende il sistema universitario così com’è, con i suoi (altri) privilegi e inefficenze. Come un vero sindacato. Ciò che il giornale della politica italiana scrive questa sinistra si assume la (ir)responsabilità di fare da tempo. Con Bersani. Ma non è ciò che serve all’Italia. Ciò che emerge nel dibattito pubblico della giornata di oggi è, così, ancora una volta, il contorno: le “violenze” degli studenti, ovviamente inaccettabili, ma che restano appunto (a)i margini del merito della discussione. Che non decolla proprio perché alla ricetta castale della destra non viene contrapposta la risposta onesta e responsabile e nell’interesse della nazione che sarebbe, invece, dovere del Partito Democratico avanzare. Il sindacalismo del Pd di Bersani è del tutto ininfluente e perfettamente in linea con il cliché, per cui (giustamente) non interessa a nessuno. E, semmai, offre al ministro Gelmini l’assist per parlare di «strumentalizzazione» degli studenti, che meriterebbero una difesa che fosse più in linea con i loro reali interessi. Perché il Paese in cui ciascuno tira la coperta dalla propria parte è un Paese che non può dormire sonni tranquilli – nemmeno nelle sue fasce più protette, sempre più sole (anche se) al “comando” (e senza “truppe”, lo diciamo assumendo – per un momento – il loro punto di vista di parte, non si vince alcuna battaglia) e in cui chi oggi è scoperto resta scoperto, e vedrà aumentare le proprie fila di qui agli anni a venire. L’Italia merita altro. I giovani meritano altro. Una nuova politica, che faccia finalmente il bene del Paese e non di una delle sue parti. All’interno, infine, il racconto della giornata politica-politicante firmato Ginevra Baffigo. Read more

***Diario politico***
COMINCIA IL TEMPO DELLO SVILUPPO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Nel grande racconto della nostra vicedirettrice vediamo come il ministro dell’Economia sia pronto a passare alla “fase-2″: dopo avere tenuto in sicurezza (?) i conti, con la nuova Finanziaria licenziata giovedì dal Cdm si comincia a spingere il Paese alla crescita (?). Ma è difficile scindere i due momenti (Galan: «Questa finanziaria è un disastro: non ci sono soldi». Appunto), anche se l’Europa chiede prima stabilità e poi investimenti per lo sviluppo; del resto le brevi ripartenze avute negli ultimi quindici anni – spiace dirlo in nome della nostra equidistanza, ma i dati dicono che ciò sia avvenuto sempre e solo in coincidenza con gli anni di governo di Romano Prodi – sono sempre state caratterizzate da una politica economica che prevedeva un tempo solo (due per ciò che riguardava quella redistribuzione che le frange più estreme, a sinistra, della maggioranza che sosteneva Prodi chiedevano prioritariamente, e sulla cui mancata realizzazione nei primi mesi di esecutivo si è probabilmente giocata, davvero, l’esperienza del Prodi II). Tremonti appare come un apprendista, che dopo avere fatto lo stregone nelle tre precedenti occasioni in cui si è trovato alla guida della nostra economia si è deciso – anche impossibilitato a fare altro visto che c’era, e c’è tutt’ora, il rischio-default, oltre a quello di un’accelerazione definitiva nel declino, come abbiamo scritto ripetutamente in queste settimane – a fare le cose per il bene dell’Italia o quanto meno non (indirettamente) per il suo male, solo che questo richiede un’abilità – e impone anche delle difficoltà – che il ministro non era abituato a mettere in campo – a fronteggiare – Ma gli va riconosciuta una responsabilità che nel deserto di una parte della nostra politica autoreferenziale di oggi brilla come un’oasi in una notte di luna piena. Il giornale della politica italiana ha già indicato la strada per la ripresa. Le chiose di Tremonti a ciò che rappresenta il cuore della nostra “proposta” – la cultura. Giulio: «Non dà da mangiare» – lasciano dubitare che il ministro possa condividere e fare proprie le nostre istanze. Di certo c’è bisogno di rilanciare (come al ministro hanno fatto “capire” anche le sollecitazioni, da ultimo, di Montezemolo). Ora. O (quasi) mai più. Il racconto, come detto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Buttiglione: “Sì, la pens(iam)o come voi” Ecco su cosa può ‘starci’ alleanza Pd-Udc Proprio sulla costruzione del futuro Italia

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ieri – nel corso della nostra narrazione seguita da un numero sempre più alto di lettrici e lettori che scelgono ogni giorno il Politico.it – abbiamo “sfiorato” l’Unione di Centro in almeno due occasioni, la prima esplicita la seconda implicita. Nel primo caso abbiamo citato il suo presidente che tornava ad usare – nel deserto di una nostra politica di oggi del tutto autoreferenziale – una delle espressioni a noi più care, quella che fa riferimento al «bene del Paese» (in linea peraltro con quanto l’Udc – anche se in altri termini – va propugnando da tempo, e a cui consegue la linea di ricercata responsabilità dei centristi). Grazie (anche) all’ascolto quotidiano da parte dei suoi massimi protagonisti (di oggi; quelli di domani svolgono direttamente qui le proprie riflessioni), di cui il Politico.it è oggi un consigliere autorevole e, appunto, seguito, il giornale della politica italiana è una delle guide (se non la principale) dell’evoluzione della nostra politica verso quella dimensione di onestà e responsabilità nella quale rifarà grande l’Italia. In secondo luogo abbiamo “parlato” (implicitamente) di Udc quando abbiamo scritto che, probabilmente, solo il Partito Democratico – la forza più onesta e responsabile della nostra politica: il Pd, naturalmente, come area di sensibilità e di opinione, al di là dei limiti politicistici di oggi che il Politico.it denuncia ogni giorno, insieme, naturalmente, alla proposta di un’«alternativa» – ma quella vera – può farsi carico della leadership di questo processo di trasformazione prima della politica italiana e poi, attraverso di essa, del Paese (o, meglio, delle due cose contemporaneamente, puntando ad ottenere il secondo risultato). Oggi Buttiglione (ci) risponde: e ci risponde che siamo d’accordo su tutto. Il che significa, tra l’altro, che i centristi potrebbero diventare una componente essenziale nella prosecuzione di quel processo, accompagnando la leadership Democratica. E che, naturalmente, ci sono dunque i margini tra loro per un’alleanza non più solo tattica ma strategica. Un’alleanza (che per come la vediamo noi potrebbe, ebbene sì, vedere coinvolti anche i finiani, ma di questo, e dei connotati politicistici di questa politica onesta e responsabile verso la quale tendiamo, riparleremo un’altra volta) fondata su quello che, del resto, noi indichiamo da tempo come la chiave di volta per rifare grande l’Italia, e dunque per fare grande il Pd (e che si conferma dunque anche come la sua unica via di “salvezza”): che quest’ultimo si faccia carico di proporre e di guidare un completo ribaltamento di piano, per la costruzione di un nuovo sistema-Paese fondato sull’innovazione, e dunque sull’università, la ricerca, la scuola. E la formazione permanente. Sentite un po’ cosa dice, a questo proposito, Rocco Buttiglione. Esattamente ciò che, proprio ieri, il Politico.it ha sostenuto ancora una volta. Sentite. Read more

Guardate che cosa sta facendo governo ‘Tagli del 19%(!) all’università di Calabria’ (C’è) la denuncia di Laratta su il Politico.it E’ la strategia (anti)culturale della destra

giugno 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo e con più forza, perché è ciò che più sta a cuore a questo giornale. Il centrodestra sta sviluppando la linea opposta a quella che può rifare grande l’Italia: sta cioè drasticamente tagliando gli investimenti in cultura, negando così non solo la prospettiva indicata da il Politico.it di fare della cultura IL bilancio di questo Paese, per rilanciarne la competitività e ritrasformarlo in una grande culla di civiltà; ma anche il mantenimento dello status quo. Tagli all’università, tagli alle scuole. Il problema è che tutto questo fa parte di una vera e propria scelta strategica della maggioranza, che non solo non crede nel ruolo della cultura, ma crede nell’utilità della soluzione opposta: un Paese “ignorante” è un Paese che si controlla meglio. Così, dopo avere per trent’anni plasmato l’italiano medio in questo senso attraverso le televisioni, il presidente del Consiglio toglie ora loro il nutrimento che li ha tenuti “in vita” (culturalmente parlando, sempre, s’intende, ma forse non solo) fin’oggi. Il caso più clamoroso è quello dell’ateneo di Arcavacata, che subirà una riduzione di un quinto dei finanziamenti, e di fatto non potrà continuare ad assolvere alla propria funzione. Il tutto in una situazione, quello del nostro Mezzogiorno, che presenta già un grave deficit proprio nel senso nel quale la cultura, e in particolare l’università della Calabria, svolgevano il loro ruolo di contenimento dei danni e di rilancio, ovvero la predisposizione di un futuro migliore (e nelle proprie terre) per i nostri giovani. Il deputato del Partito Democratico rende con parole illuminate il senso di ciò che stanno disgregando. Sentiamo. Read more

Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva

giugno 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ex direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa, ospite di Otto e mezzo, rilancia in chiave propositiva le critiche per le riduzioni degli investimenti nella cultura da parte del governo. «C’è la crisi e si comincia a tagliare da qui – dice – ma gli altri Paesi fanno il contrario: è con l’università e la ricerca che si acquisisce competitività». Strutturalmente. E in progressione. Parole che i nostri lettori hanno ascoltato molte e molte volte – prima, o piuttosto che altrove – su queste pagine. Il giornale della politica italiana, lo abbiamo scritto più volte, è il giornale dell’università e della ricerca; non dei ricercatori, perché non è una difesa di categoria ad interessarci. Dell’università e della ricerca come punto di riferimento e motore per consentire al nostro Paese di non pagare lo scotto dell’esplosione economica di Cindia e, anzi, di rilanciare e di mettersi sulla strada per tornare ad essere grande e, nel tempo, ancora una volta nella Storia la culla della civiltà. Anche i Democratici sono dell’avviso di Settis, ma a loro in particolare, più che al professore, rimproveriamo mancanza di coraggio e di visione: le piccole misure, i singoli interventi, le “toppe” sono sacrosanti, ma per tornare a fare grande l’Italia – e per consentire al Pd di fare di questa che è una sua battaglia naturale un vero e proprio cavallo di battaglia, forse il cuore di quella «narrazione» di cui parla Vendola che consiste nell’offrire agli italiani un’idea di futuro – ci vuole un disegno complessivo, nel quale la cultura non sia una voce di bilancio ma IL bilancio. Il centrosinistra imposti una nuova, grande prospettiva nella quale la cultura (ai livelli più alti; e la formazione) sia di/il nuovo pane quotidiano. L’università e la ricerca vertice di un nuovo sistema economico fondato sull’innovazione e la produzione delle idee, la formazione permanente chiave per risolvere i problemi legati all’attuale precarietà del (e mancanza di) lavoro e per innestare una rivoluzione culturale che consista nel porre al centro della nostra vita lo studio, ai vari livelli (scolastico, universitario, scientifico ma anche preparatorio a – sempre – nuovi e più avanzati lavori), anche grazie ad una trasformazione del Grande Educatore – la televisione – di nuovo in un mezzo pedagogico e in grado di contribuire a fare tornare a pensare, a stimolare il senso critico, risuscitare fame di conoscenza. Il giornale della politica italiana offre tutto questo a chi, nella nostra politica, avrà la saggezza di farla propria. Il destinatario naturale sarebbe il centrosinistra, ma il coraggio per una rivoluzione del genere, al momento, non sembra essere nella disponibilità di Bersani e co.. E forse nemmeno dei suoi possibili successori. Potrebbe essere nella disponibilità invece della destra di Gianfranco Fini, che parla più di tutti – insieme a Marino – un linguaggio di modernità. Una cosa è certa: prima facciamo, più possibilità abbiamo di farcela. E di essere tutti qui insieme, tra qualche anno/decennio, a festeggiare un’Italia tornata al centro del mondo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Alla fine i conti tornano (?) Presto o dopo via altri 5 miliardi di spesa Tremonti dice e non dice su come vanno Mentre in molti precipitano in un tunnel Sì ad una “grande riforma”. Ma dell’Italia

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E siccome il giornale della politica italiana non pone questioni a vuoto, non ci limitiamo a lanciare il sasso ma facciamo avanzare anche la mano, rilanciando ancora una volta l’idea di fondo che sta alla base della nostra “proposta” (che costituisce naturalmente un altro contributo offerto alla nostra politica): fare del Paese un grande “campus” (universitario) a cielo aperto, che coinvolga tutti (ora vediamo in che senso), in cui la stella polare sia l’innovazione in funzione della competitività e quindi anche (per) la soluzione della crisi di prospettiva che ci aspetta nel confronto con le potenze (economiche) emergenti; la cui chiave di volta è – ecco il punto – un sistema di formazione permanente retto dallo Stato e dalle aziende in stretto rapporto, naturalmente (tocca a loro di impostare e coordinare il “lavoro” – è proprio il caso di dirlo), con università profondamente rinnovate e “liberate”, per il quale chi non ha lavoro non è “disoccupato” bensì “studia” per formarsi a nuovi lavori – che sarà chiamato a fare – parte appunto dell’innovazione, sostenuto – solo se accetta l’impegno formativo – da uno stipendio che sostituisce la cassaintegrazione e anche l’eventuale sussidio di disoccupazione che si trasformano, così, in una sorta di “borsa di studio” (appunto) cessando quindi di essere un provvedimento-tampone a fondo perduto – anche se di grande utilità sociale – e trasformandosi invece in un investimento che produce ricchezza (progressiva). Tutto questo contribuisce a risolvere, in larga parte, il problema sociale del lavoro, ci consente di puntare adeguatamente sull’innovazione che balza al centro del nuovo sistema-Paese, coinvolgendo risorse altrimenti destinate al sociale e dunque ottimizzando la spesa in questo senso, producendo ricchezza sul medio e soprattutto sul lungo periodo, in un circolo virtuoso determinato dalla sempre maggiore competitività dovuta all’innovazione stessa, con l’effetto, peraltro, di far impennare il livello di alfabetizzazione (in senso ampio) del Paese, cosa che non può non contribuire a sua volta alla crescita e a rifare dell’Italia un grande Paese. Tutto questo per (riba)dire che in piena crisi economica è ora di occuparsi dell’Italia e non più (o non solo) della sua politica (autoreferenziale), le riforme istituzionali possono aspettare se non si riesce contestualmente (e prioritariamente) ad affrontare i problemi del Paese; perché, lo diciamo ad Europa, che critica oggi in un suo editoriale il nostro punto di vista condiviso anche da alcune parti della politica italiana, il problema non è elettorale ma sostanziale, diciamo tutto questo perché il Paese ha bisogno e non perché tutto questo debba portare un qualche ritorno in termini di consensi a chicchessia, di cui a noi non importa. Nostra politica che ha il dovere – invece – di occuparsi di ridare un futuro a questo Paese (contemporaneamente, così, risolvendo i problemi di oggi). Trastullarsi su se stessa non ci darà modo non solo di uscire dalla crisi economica di oggi, ma nemmeno da quella storica di un’Italia che perde ogni anno posizioni in tutte le classifiche, a fronte di un patrimonio, umano e culturale, che le potrebbe (le potrà) consentire di tornare ad essere quel grande Paese, culla della civiltà che è stato nella sua Storia. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Colpo mortale alla ricerca Processo breve, Casini: “Vera porcheria”

novembre 14, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Sì del Senato alla legge Finanziaria del Governo, ma salta l’emendamento che doveva preservare fondi per il capitolo-chiave per il futuro del nostro Paese. Il giornale della politica italiana sostiene non solo un investimento forte, ma un totale ribaltamento di prospettiva per il quale l’università e la ricerca diventino il fulcro dell’Italia di domani. Ci torneremo. Intanto registriamo questo nuovo passo indietro, insieme alla cancellazione (preventiva) della Banca del Mezzogiorno. A ventiquattrore dalla presentazione in Senato del ddl per la limitazione della durata dei processi il confronto sembra arrivato ad un livello di maturazione: la proposta del leader Udc di tornare sulla strada di un Lodo Alfano questa volta presentato come legge costituzionale trova ampi consensi anche nella maggioranza, nella quale in molti sembrano preoccupati per i possibili effetti di cancellazione di massa di processi del provvedimento di ieri. Finocchiaro: «Ci dica Alfano che impatto avrebbe». Lui: «Lo valuteremo». Il racconto. Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Sotomayor: access denied

maggio 27, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nuovo pezzo di Giulia nella sua ru- brica sul nostro giornale. Dedicato alla nomina della giudice “di origini portoricane e cresciuta nel Bronx” alla Corte Suprema americana. E, soprattutto, al nostro Paese. Alle ragioni per le quali da noi non sarebbe possibile. Sentiamo. Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Proteste, il valore del cappuccio

maggio 20, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nuovo intervento della giovane e- sponente Radicale nella sua rubri- ca sul nostro giornale. Amara ri- flessione sulle “manifestazioni di violenza” di questi giorni intorno al “G8″ dell’Università. “Per cosa si battono gli incappucciati?”. Sentiamo. Read more

Chiude ‘Informazione e sistemi editoriali’ a Tor Vergata: proteste degli studenti

maggio 12, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Nonostante l’alto numero di iscritti ogni anno e una percentuale di lau- reati sopra la media nazionale, il corso – per effetto indiretto della riforma Gelmini - verrà congelato e poi accorpato a Progettazione e gestione dei sistemi turistici. Gli studenti (e non solo) sono in rivolta. Sentiamo. Read more

Università francesi contro riforma dell’insegnamento. Un’altra Onda?

febbraio 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Corrispondenza da Parigi della no- stra vicedirettrice. Nuove manife- stazioni contro la politica nazio- nale del Governo Sarkozy. Racconto dal corteo organizzato per opporsi alle modifiche allo statuto degli insegnanti, appunto, e contro lo smantellamento dei maggiori istituti di ricerca. La gran parte dei professori (di destra e di sinistra) respinge la riforma, anche se alcuni di loro hanno scelto di non scendere in piazza considerando la protesta inefficace per fermare l’esecutivo.  Read more

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