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Ma tema non sia (ora) chi si allea con chi Ma cosa vogliamo fare del nostro paese Serve ora completo ribaltamento di piano Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Italia tornerà ad essere culla della civiltà

luglio 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La questione non è “oltre Monti” o “Monti bis”. E nemmeno quali alleanze comporre. La questione, anche per rassicurare i mercati circa la stabilità del nostro sistema politico dopo la fine della parentesi tecnica, dovrebbe essere qual è il progetto per l’Italia. Quali sono, a partire da questo, i programmi concreti che si intendono mettere in campo per far ripartire la nostra economia. E, possibilmente, non solo. Di tutto questo, al solito, nel dibattito pre-elettorale tra i protagonisti della politica politicante, non c’è traccia. Ed è per questo che i mercati – ma anche i nostri partner europei – hanno paura di quello che potrà accadere “dopo”. Non, per un ritorno della Politica in quanto tale (ovviamente – ?). Ma per il ritorno di questa (modalità di – non – fare) politica che ha (però, rispetto a quanto viene sostenuto da chi, in queste settimane, lo ha rilevato) un solo modo per offrire reali garanzie di continuità (nel rigore e nella serietà) con l’esperienza montiana, e ad un tempo per rappresentare la soluzione (il superamento) ai limiti mostrati da quest’ultima (e dunque per poter rappresentare una soluzione più in generale alla crisi del nostro paese): ed è appunto tornare ad occuparsi dei (soli) “contenuti”. E non è sufficiente, a questo fine, indicare la scelta di campo rispetto a Monti: perché Monti rappresenta un punto di partenza imprescindibile per ciò che riguarda, appunto, i capisaldi del rigore (non solo finanziario) e della serietà; ma sul piano Politico, come dimostra che il presidente del Consiglio giunga solo oggi alla conclusione (che noi predichiamo da tempo) che sia necessario intervenire (prioritariamente! Prima che sia – “ancor più” – troppo tardi) sulla (nostra) economia reale (assumendo misure per far ripartire la crescita), la questione è più complessa. E, ad un tempo, dalla sua risoluzione non si può prescindere non solo per rassicurare i nostri partner (ai quali dovrà bastare l’impegno per la continuità nel rigore e nella serietà); ma per avere qualche chance che l’opportunità di avere a novembre un (nuovo) governo (Politico) nel pieno delle sue funzioni – da noi per primi indicata e “sponsorizzata” – venga valorizzata per quello per cui era stata immaginata, ovvero per poter da subito – senza aspettare la primavera – mettere in campo i provvedimenti necessari (ad uscire dalla crisi – per l’Italia, ormai trentennale). Se non si sa come agire, è meglio fare un passo indietro (perché solo questo, immaginare e mettere in atto ciò si vuol fare per il proprio paese, è la Politica. Il resto è – “pura” – autoreferenzialità). In questo senso, la sola opzione sul terreno – il solo “pensiero forte” della nostra politica di oggi – è quella “raccontata” ormai da due anni dal giornale della politica italiana. Che torna, in questo lunedì di fine luglio in cui il nostro paese si trova ad un bivio, a riproporla.
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Ma unico progetto in campo resta nostro Serve ora completo ribaltamento di piano Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Italia tornerà ad essere culla della civiltà

maggio 15, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La cultura non è (soltanto) la conservazione (pure imprescindibile) dei beni del passato. E l’investimento nella cultura non può consistere (solo) nello stanziamento di fondi per creare “centri di attrazione culturale” (che significa, poi, turistici) (sia pure) al Sud. E nemmeno nel (solo) finanziamento (pubblico o privato) delle cosiddette “politiche culturali”; e cioè dell’attività “culturale” ai massimi (?) livelli (attuali). A caccia di un (così, improbabile) punto di equilibrio – quindi – commerciale. La cultura, scriveva Einstein, non è nei frutti della ricerca scientifica; ma nello stimolo “a comprendere, al lavoro intellettuale” – e quindi nella sua rigenerazione – che essa offre ad un (intero) popolo. La cultura non è nella (semplice) conservazione de – ad “esempio” – i Fori imperiali a Roma; ma nella “grandezza di spirito” di quei nostri antenati che – come scrive Goethe nel suo Viaggio in Italia – essi rievocano, motivandoci a ricercarla, a tentare di imitarla, di “compiere opere” (in senso ampio; a 360°) di “pari” respiro. La cultura è vedere nel grande patrimonio che ci è stato tramandato dai nostri avi, non un oggetto di consumo (sia pure – nell’accezione diffusa oggi – “culturale”); ma un motivo di ispirazione, di ricerca, di approfondimento. E (quindi) di tensione all’arricchimento. (Anche) in questo senso la cultura può rifare grande l’Italia: non (solo) perché può aumentare gli introiti del nostro turismo (“culturale”), ma perché mobiliterà le nostre energie. Che, come ci dicono quelle opere – e i nostri avi: da Leonardo a Michelangelo, per “tacere” – ne abbiamo detto fino a questo momento – della culla della civiltà occidentale – sono quelle della più grande tradizione culturale al mondo. Che possiamo “rigenerare” (all’interno la sintesi del programma del giornale della politica italiana, che muove tutto dall’idea della cultura e dell’innovazione come chiave del nostro possibile Rinascimento), e non soltanto limitarci (come semplici “spettatori”) ad osservare.

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Tagli spesa, perché accanirsi su scuola? Crescita (strutturale) riparte (solo) di qui Perché governo non tocca loro clientele? Vera fonte di principale spreco nazionale

aprile 29, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Ma perché” quando si parla di taglio alla spesa, invece di “guardare” alla scuola (! Di cui, per crescere, bisognerebbe prioritariamente ricominciare ad occuparsi. Politicamente – e in chiave ri-costruttiva e non di – ulteriore – destrutturazione – e non solo amministrativamente) e alla (in)sicurezza, non si comincia da quegli organismi (para)pubblici (“familistici” e clientelari. Della “nostra” – ? – “politica” – ? – Appunto) che rappresentano il principale – e tutt’oggi inviolato – spreco colossale nazionale?

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Ecco come si rigenera (nostra) economia Una crescita che nessuno ‘sa’ come fare Il sistema rifondato ora sulla innovazione Formazione continua ad integrare lavoro ‘Motore’ istruzione più avanzata a mondo Italia tornerà ad essere culla della civiltà

dicembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo Monti è nato per rimettere a posto i conti, nel solco della tradizione dell’azionismo italiano che nell’ultimo ventennio, con Ciampi ma – in fondo – anche con Giuliano Amato e Romano Prodi (pure, “apparentemente”, ”figli” e protagonisti di altre “storie”) ha rivisitato il proprio ruolo di “collante” della patria e di borghesia illuminata al servizio della “salvezza” del Paese dedicandosi appunto al nodo-punto di rottura di oggi: la tenuta del bilancio. Come scrive Gad Lerner ieri sul suo blog, non avrebbe potuto/ potrà fare altro e/ o di più. Per due ragioni. La prima è che, appunto, a questo lo consacra la propria eredità culturale e la – conseguente – propria formazione “personale”. In secondo luogo, si tratta pur sempre di esponenti di una generazione che, se non ha direttamente provocato l’attuale crisi, di certo non si è “accorta” che i propri “coetanei” lo stavano facendo, e non ha avuto la forza di proporre “alternative” e, comunque, di fermare la deriva quando cominciava a presentarsi, e quando sarebbe stato meno impegnativo, dispendioso e maggiormente efficace farlo. Non possiamo aspettarci “colpi di reni” da personalità dotate di grandi competenze che non hanno però mai messo in campo, appunto, una vera leadership Politica. E, tuttavia, ciò non basterà – ancora una volta, perché come si sa abbiamo già tentato tutto questo, con i due governi presieduti da Romano Prodi – perché, come il giornale della politica italiana ha indicato prima di tutti, i conti sono destinati a tornare nella loro attuale criticità se non sarà stato concepito un completo ribaltamento di piano che, insomma, ci consenta di uscire da questo tira-e-molla “affidato” alla minore o maggiore responsabilità del governo di turno e, come vediamo, alle intemperie dell’economia mondiale. L’Italia ha un solo modo per uscire “definitivamente” dal pantano: decidersi a smettere di correre (solo) ai ripari, magari quando rischia di essere (prima o poi) troppo tardi, e, invece - badando bene naturalmente a compiere ogni passo, comunque, con saggezza ed equilibrio – “uscire allo scoperto” (non, in questo caso, per carità, in termini tecnico-economici. Anzi!) e smettere di “navigare a vista”, ricominciando a disegnare una propria rotta nella fiducia, e nella speranza (per tutti), di essere seguita anche da altri Paesi. Gli Stati Uniti, la Germania (sia pure in misura “minore”), hanno oggi pochi margini (ulteriori) per compiere uno “scarto” e rimettere in moto la loro economia, perché veleggiano ai ritmi attuali con il motore pressoché a mille; ma l’Italia, l’Italia tiene, tutto sommato, il mare con la scialuppa (di salvataggio?) che le è “rimasta”, in buona sostanza – salvo gli sforzi “solitari” di imprese che nessuno ha pensato di coordinare e mettere a sistema - dagli anni Settanta. Se le nazioni delle Silicon Valley, dell’economia sociale di mercato, le hanno già provate “tutte” e hanno “scoperto” che questi sono i loro (attuali) limiti, l’Italia è in una condizione – paradossalmente – più vicina – in potenza, s’intende – a quella dei cinesi o degli indiani. Perché i margini per “insistere” sulla strada sulla quale loro lo stanno facendo ora, e che ha fatto la fortuna – e continua a consentire punte di eccellenza – soprattutto degli Stati Uniti, sono ancora, per ciò che ci riguarda, completamente “inesplorati”. E le nostre risorse “di base”, quelle che, impastate in un certo modo – quello appunto che stiamo per indicare – danno più o meno chance di “esplodere” (positivamente) nel senso in cui ci si stia muovendo, sono tra le migliori al mondo. Il nostro è un grande Paese, che senza avere bisogno di ricorrere alla progressiva riduzione dei diritti delle persone che lavorano – al contrario! – che sta aiutando la doppia cifra cinese, può mettere in campo le proprie incredibili risorse umane, penalizzate, ma non ancora “vinte”, da un ventennio (e oltre) di scellerate politiche (anti)scolastiche e universitarie, dal vuoto assoluto di modernizzazione sul piano delle politiche industriali, da lacci e lacciuoli che – immaginate – nonostante abbiano impedito, di fatto, ai nostri giovani di “muoversi”, non hanno potuto “evitare” che i nostri connazionali siano ancora tra i più “gettonati” – e, comunque, caratterizzati da una serie, appunto, di eccellenze – dalle altre economie; che non possono, oggi, considerare l’Italia – nel suo insieme – un partner inimitabile per quello che riguarda la possibilità di sinergie, politiche industriali e sul piano dell’istruzione, ma certo considerano gli italiani – e non per una questione “genetica”, ma di storia, tradizione, cultura (anche, contaminazione tra culture) - per quello che sono e che sono stati nel corso, appunto, della (nostra) Storia. E che oggi non “sembrano” più – ma, come detto, soltanto nella loro dimensione “unitaria” e complessiva – per la semplice ragione che chi sta sulla plancia, al comando, non ha più la lucidità per guidare una delle portaerei più grandi, e la miglior “ciurma” non riesce, da sola, a rimettere la prua della nave davanti a quelle degli altri. Al di là della (facile) metafora navale, il punto è – ancora una volta, sempre – lo stesso: vanno bene i tecnicismi, vanno bene gli aggiustamenti. Senza qualcuno di essi saremmo – ancora! – già “colati a picco”. Ma poi ci vuole la Politica. O tutto questo non porta altro che ad una maggiore resistenza in un gorgo della crisi dal quale, comunque, non si esce. il Politico.it indica la possibile via da ormai due anni. La nostra politica ci ascolta, ma poi preferisce continuare a crogiolarsi nella propria autoreferenzialità. Nell’attesa che qualcosa si muova – da parte “loro” – o nell’attesa di muoverci (noi), ecco, ancora una volta, i tratti generali di quello che peraltro la stessa eccellenza, sommersa, del nostro Paese sa, da tempo, essere la sola, ragionevole, importante via da percorrere. Oggi, badando nel “frattempo” – e avverrà in modo naturale proprio per i connotati dell’impostazione che ci daremmo – di riprendere a pensare al nostro futuro. Ecco, per la firma del nostro direttore, il pezzo con cui, il 6 dicembre 2010 (!), gli spunti proposti nel corso dell’anno precedente (!) furono portati alla “maturità” di quel progetto organico e complessivo che abbiamo convinto la politica italiana di oggi sia necessario, ma che la politica italiana continua a non avere e a non mettere in campo. Pena la sofferenza dell’Italia. di MATTEO PATRONE
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Unico progetto resta nostro. Innovazione, for- mazione, cultura. Saremo di nuovo culla civiltà

ottobre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma unico progetto in campo resta nostro. Serve ora completo ribaltamento di piano. Una economia rifondata sull’innovazione. Formazione continua a ‘integrare’ lavoro. Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento. Italia tornerà ad essere culla della civiltà.

(23.07.2011) L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la “no- stra” (?) politica (…) – sono le seguenti.

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***Lo scambio epistolare tra governo e BcUe***
“BENE” I TECNICISMI, MA POLITICA E’ INDICARE LA STRADA
di MATTEO PATRONE

ottobre 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La lettera (per nulla impegnativa – ?, in tutti i sensi?) con cui l’esecutivo risponde alle sollecitazioni dei commissari dell’Italia, contiene elementi di indirizzo – come il (sia pure solo abbozzato, anche qui, in tutti i sensi) impegno per un rilancio (anche) culturale della funzione scolastica, e l’ingresso (finalmente!) del concetto di innovazione (tout court) in un documento ufficiale partorito dalla nostra politica autoreferenziale (anche – perché anziana: basta leggere il riferimento ai “giovani” come una categoria-compartimento stagno a parte con cui si conclude proprio la lettera alla Commissione) di oggi. Ma – per usare una metafora – non si può “vedere” l’orizzonte guardandoci le scarpe (leggi: i – tanto, retoricamente, branditi - ”problemi” dell’Italia). Perché un Paese che abbia (appunto) dei problemi (e nel caso specifico – vale sicuramente per - il nostro) rischia di essere un Paese che deve (completamente) (ri)pensare il proprio futuro. E non troverà le risposte nelle sue (attuali) difficoltà. Il punto è che l’Italia non deve “porre un argine” alla crisi, altrimenti ne verrà (prima o dopo) travolta; bensì immaginare – prescindendo, anche (soprattutto!) psicologicamente da essa (e dal percorso che ci ha portati a cadervi dentro) – (dunque) ex novo (rispetto appunto ai – deficitari – ultimi trent’anni. La nostra Storia è invece un patrimonio imprescindibile da (coin)volgere nella nostra elaborazione) il proprio domani. il Politico.it – ne trovate due esempi nella colonna centrale – ha già, e più volte, e ormai da – molto – tempo, avuto modo di indicare una possibile prospettiva. Nel giorno della discussione – ormai filologica! E raramente Politica – sulla lettera del governo seguita/ preceduta da quella della BcUe, il nostro direttore pone (invece) una questione meto- dologica, indicando (comunque, ancora una volta) le (possibili) linee-guida della costruzione del futuro.
di MATTEO PATRONE
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Perché ‘pareggio’ bilancio con Pil a ‘+0,’? Nostro è potenziale da grande economia Se solo la Politica “concepisse” Crescita Ora! Sud sia reso snodo Cindia-Africa-Ue Si usi la leva lavoro puntando a innovare Mentre si (ri)fà nuovo motore scuola-uni Cultura (più formazione) nostro ossigeno L’Italia può ritornare al centro del mondo

settembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se invece di essere rappresentato come – e di consistere in - una sorta di “mendicata” (con tutto il rispetto per i mendicanti, che andranno coinvolti – come tutti – nella nostra ripresa nazionale. E potranno essere “decisivi”! Andando ad integrare la nostra rete di volontariato e di servizi, in “cambio” di un aiuto a riavere, subito, migliori condizioni – minime! – di vita e di una nuova chance che la stessa opportunità di lavorare al fianco, di conoscere e di mostrare loro le proprie qualità a chi opera nel settore e non solo, offrirà loro), l’”aggancio” – vaticinato da Romano Prodi ormai (almeno!) cinque anni fa e dal giornale della politica italiana più volte rilanciato e integrato – con Cin-dia, fosse stato da subito immaginato come il passo iniziale di un grande progetto di sviluppo del (nostro) sud e anche di integrazione politico-diplomatica tra Oriente, Europa e Africa - come il Politico.it suggerì ancora poche settimane fa - avremmo evitato oggi l’effetto (quanto meno apparente) di “svendita” del nostro Paese e il sospetto che, alla fine, a guada- gnarci non saranno il sud e i nostri connazionali ma, una volta ancora, i soliti noti (oltre alla Cina).

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Tremonti: “E’ il sud a frenare l’economia” Prodi: “Convogliamoci traffici da oriente” Può (ri)diventare la piattaforma d’Europa La responsabilità (federale) dei comuni Scuola (cultura) per prepararci a ‘viverla’ Le infrastrutture col nord per collegarla E’ così che si vince (anche) la criminalità

maggio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come si può immaginare di far risorgere una comunità, senza offrirle uno scopo e, con essa, una motivazione? Così come l’Italia ha bisogno di un nazionalismo necessario per compiere (con efficacia) le scelte che servono a salvarla e a rifarla grande, allo stesso modo è inutile parlare di sud senza concepire una prospettiva nella quale il Mezzogiorno possa ritrovare una ragione d’essere, e così la forza per rialzarsi – sulle proprie gambe. Una ragione già (parzialmente) indicata dall’ex presidente del Consiglio, per il quale il nostro sud può diventare la porta del Vecchio Continente (e non solo) con Cindia, con il mondo arabo e, in futuro, con quel grande gigante addormentato che è l’Africa. Il sud come l’etrusca Spina, che conobbe uno sviluppo e una grande civilizzazione proprio per essersi caratterizzata come la porta dei traffici con l’oriente. Spina, beninteso, era collocata all’attuale foce del Po, ma diversa era la geografia – e i traffici - del mondo allora conosciuto. Calabria, Basilicata, Sicilia, oltre alla Puglia e alla Campania rappresentano geograficamente il punto di snodo ideale tra quei grandi punti cardinali: l’oriente, l’Africa, l’Europa. Modellare, ora che stanno nascendo, o si stanno comunque consolidando, i traffici di questa parte di occidente con Cindia e con il Medioriente cosìcché trovino un punto di approdo, per l’accesso all’Europa, nel nostro sud significa avviare il fiume inarrestabile dello sviluppo, che orientato su di un alveo ripulito adeguatamente da rami e rifiuti ridarà floridità alle rive del Mezzogiorno. La ripulitura dell’alveo? Consiste in un contestuale investimento nella scuola, che possa rappresentare (ancora di più) un punto di riferimento e la grande madre capace di accogliere i figli delle terre del mezzogiorno che, di fronte all’arrivo dell’acqua (in tutti i sensi?), vogliono imparare a navigare per non perdere l’opportunità di esserci. E in un altro, contestuale investimento in infrastrutture che, come negli anni del boom, offrano gli strumenti per trasportare i frutti delle rive tornate a fiorire grazie al bagno dell’acqua del fiume dello sviluppo, al nord e nel resto d’Europa, in modi e tempi competitivi con quelli di altri corridoi. Tutto questo è necessario farlo contestualmente, o il puzzle rimarrà incompleto e verrà aggredito dalle erbacce e dal degrado come le molte costruzioni abbandonate che siamo abituati a vedere al sud. Il fiume in piena nell’alveo ripulito è in grado di spezzare l’argine della criminalità, e di dirigersi, con le sue barche piene di frutti delle nostre terre, verso il nord e il resto d’Europa. Per questo come per tutta la nostra politica è necessario un completo ribaltamento di piano fondato su (questo) progetto organico e complessivo, le toppe ai pantaloni sdruciti non ridaranno mai floridità al nostro sud. Il modo per assicurarsi che il coordinamento nazionale trovi una risposta altrettanto efficace a livello locale? Ridare il controllo alle piccole comunità, ai cittadini, padroni del proprio futuro. Insomma ai comuni. Da cui possa (ri)sorgere un movimento capace di riprendersi anche i livelli intermedi delle istituzioni. Ma anche qui, bisogna fare presto; le vie dei traffici si decidono ora. Tutto questo deve partire immediatamente, o perderemo anche questa occa- sione. E non ce ne saranno più molte altre (M. Patr.). Read more

Diario politico. Dossier decreto sviluppo C’è la sburocratizzazione (per le imprese) (è primo impegno mantenuto da Silvio?) Sulla casa c’è rischio cemento selvaggio Un “riconoscimento” a scuola e ricerca Confindustria: ‘Ma (ciò) non è strutturale’ Perciò non basta e c’è il marchio destra Ma il governo finalmente batte un colpo E il Pd perde un’occasione di confronto

maggio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana scrive da mesi che per salvarsi e tornare grande, l’Italia è chiamata a mettere in campo un progetto organico e complessivo che rifondi, sostanzialmente, da “zero” e strutturalmente il Paese. E – da ultimo ancora ieri, con il suo direttore - ha fatto seguito a questa dichiarazione teorica con la pratica di proposte, spunti e suggerimenti – portati a maturazione nel progetto organico e complessivo concepito da il Politico.it – tali da consentire di attuare quell’intendimento. Il decreto dell’esecutivo contiene invece una serie di piccoli interventi che probabilmente non basteranno ad aggiustare strutturalmente la nostra situazione, e tanto meno ci consentiranno di esplodere. Ma, colpi di testa a parte – come la “vendita”, in tempi “brevi”, delle nostre spiagge – si tratta comunque di un lodevole “inizio”, che pone fine a lunghi mesi di immobilismo a fronte della richiesta, non solo (evidentemente) da parte nostra di un cambio di direzione. E male ha fatto il Pd ad occuparsi di altro – la possibilità di una nuova manovra che si profilerebbe all’orizzonte – invece di dire la sua nel merito sulle specifiche iniziative. Dopo avere messo in campo le proprie, proposte, il Politico.it vi racconta il decreto sviluppo del governo. La firma è di Ginevra Baffigo. Read more

Il mondo è unito e Giappone lo dimostra Soffriamo per loro come (di) nostri fratelli Ma proprio per questo ci deve insegnare No, centrali non danno (ancora) garanzie Ok, il Mediterraneo non farà (?) tsunami Ma noi s(t)iamo molto “peggio” di “loro” Nostro territorio tra più ‘agitati’ d’Europa NO – netto – al ‘ritorno’ a questo nucleare

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A meno che non vogliamo assumerci ora, noi di questo Tempo, la (ir)responsabilità di future sciagure che possono colpire migliaia (milioni) di vite e la Storia del nostro Paese. “Meglio se questa notizia non passava”, dicono ora dalla lobby dell’energia atomica. Perché dimostra la mancanza di sicurezza di un’opzione che ha già portato a tragedie inumane, e la cui (perversa) seduzione l’Italia seppe riconoscere e respingere – ennesima dimostrazione del nostro valore intrinseco – e alla quale solo il conflitto di interessi di una nostra politica a cui preme solo del (proprio) potere fine a se stesso e a cui non importa nulla dei cittadini e della nostra nazione, può ora riaprire le porte. Il giornale della politica italiana pensa che l’Italia sia di tutti. E anche i valori universali (appunto) dell’onestà e della responsabilità. il Politico.it non ama che una parte, in questo caso la sinistra, si appropri (sia pure in chiave difensiva) di simboli di tutti (appunto, ancora) quali la scuola e la nostra Costituzione, il cui valore fondamentale (in senso letterale) nella costruzione del nostro futuro merita maggiore rispetto, e di non essere brandito (e perciò vanificato) come arma di una parte. Ma proprio per questo, non può parimenti non rilevare come un’altra parte sembri avere messo nel mirino la distruzione del futuro dell’Italia, attraverso lo smembramento della scuola – la chiave con cui aprire il portone di un ritorno ai fasti del passato!, che si (ri)fa futuro – e, ora, il lasciapassare a questa bomba atomica (in tutti i sensi; ad orologeria) di un’energia che, (soltanto) fin- ché non avrà dato garanzie assolute circa la propria sicurezza, non potrà e non dovrà essere scelta da un Paese che si vuole fare guida della civiltà, e deve cominciare ad assumersene la responsabilità.

Europa ha stessi obiettivi de il Politico.it Nuovo sistema-Paese fondato su 3 chiavi Innovazione/formazione continua/scuola Scrivevamo già nel febbraio d’un anno fa Mentre l’Italia resta (ancora) allo sbando

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’editoriale di Matteo Patrone del 5 febbraio 2010 – più di un anno fa! – anticipava di fatto, applicati alla nostra nazione, i contenuti della strategia Europa 2020 messa in campo dall’Unione europea. Del resto se ne stanno accorgendo tutti, che la strada dello sviluppo nel Vecchio Continente passa per la specializzazione e la produzione di qualità, e un massiccio intervento-collegamento dell’università e della ricerca in questo senso. Tutti, tranne il governo (ma anche la vecchia opposizione) del nostro Paese. Che ci lascia allo sbando. Quando basterebbe poco per avere buone chance di rimettere, in modo stabile e duraturo, in moto la nostra economia. Ma non con interventi-tampone – quelli proposti anche dal segretario del Pd, che vuole dare «un po’ di lavoro» e basta – bensì con un completo ribaltamento di piano che faccia dell’innovazione la nostra nuova stella polare. il Politico.it continuerà a lavorare perché ciò possa avvenire al più presto. Cominciamo subito, con lo studio di una risoluzione applicativa del Parlamento europeo affidata alla penna sapiente del nostro giovane esperto di diritto del lavoro.
di RICCARDO MARAGA Read more

Sinistra smetta d’appropriarsi dei simboli Prima Resistenza, oggi festa “comunista” Poi Costituzione, ora quasi un ‘manifesto’ Adesso scuola pubblica, chiave di futuro Domani magari anche (nostro) tricolore? Il Pd proponga e non faccia il sindacato Destra, non provocata, li faccia pure suoi

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non c’è un’«Italia migliore» rispetto a quella che comprende anche i milioni di persone che in questi anni hanno votato Berlusconi, non c’è una Italia che vivrà il futuro e dovrà salvarsi e rifarsi grande, e un’altra che chissà che fine avrà fatto; ci saremo (ancora?) tutti, dopo Berlusconi, e dovremo lavorare insieme per riportare il nostro Paese nella posizione che gli compete nel mondo, quella di culla della civiltà. A questo fine tutti devono assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo. I berlusconiani saranno liberati dall’”obbligo” di abbracciare una tensione (in tutti i sensi) di parte, imposto dalla leadership, dal leaderismo e dal populismo del presidente del Consiglio. Qualcuno insisterà, ma ecco dove si inserisce il contributo che dovrà venire, invece, dalla sinistra. Per dimostrare di essere effettivamente la parte più onesta e responsabile della nostra nazione, la sinistra, e i Democratici – che hanno più responsabilità degli altri – in particolare, dovranno smettere di usare i simboli della nostra unità come bandiere di parte. Il moto di ribellione e di liberazione dal nazifascismo ha portato alla libertà e alla democrazia di oggi, che tutti vivono, e tutti devono essere messi nella condizione di riconoscersi nella Resistenza, che è un dono fatto dalle persone più oneste e responsabili dell’epoca a tutti gli italiani – anche se in tempi di guerra, civile e non, fu inevitabile che le divisioni ci fossero e fossero sanguinosamente marcate; ma oggi non più – come oggi gli eredi di quelle donne e di quegli uomini – tra i quali comunque ci furono anche molte persone oggi di destra, o i cui eredi naturali sono oggi di destra – devono permettere di festeggiarlo a tutto il Paese, ad esempio abbandonando l’abitudine di scendere in piazza con bandiere di parte (politica di oggi), e portando piuttosto tutti il tricolore. La destra, naturalmente, se lo può fare, faccia la sua parte per fare della Resistenza un patrimonio riconosciuto da tutto il Paese. La Carta è il fondamento della nostra democrazia, e se non è ancora entrata nel “sangue” degli italiani, un ruolo decisivo perché ciò avvenga ce l’ha quella parte più naturalmente disposta a rispettarla, che deve promuoverla e non brandirla, evitando di trasformarla nel manifesto di una (la propria) parte (appunto). Oggi Berlusconi attacca la scuola; ma domani Berlusconi non ci sarà. In vista di allora, la sinistra eviti di tirare anche la scuola pubblica nella propria riserva indiana, promuovendo – invece di scendere in piazza in sua difesa – un progetto per rilanciarla che possa essere condiviso in quanto semplicemente onesto e responsabile, e nell’interesse della nostra nazione. Se poi voleste farci un regalo ulteriore, non costringetevi in recinti che non hanno più senso. Se oggi Bersani la pensa come Fini, e viceversa – perché se la destra è «identità nazionale, merito, sicurezza, giustizia sociale» non si capisce in cosa la sinistra dovrebbe essere tanto diversa, e perché – non imponetevi di dividervi, ma occupatevi solo di proposte, testando così sul campo – e non politicisticamente – la possibilità d’intese. Abbiamo un unico compito, che è salvare e rifare grande l’Italia. Non salvare la sinistra e la destra – che sono, o dovrebbero essere, solo strumenti e al limite punti di riferimento ma dai quali muovere responsabilmente progetti concreti per la costruzione del nostro futuro – ma (“soltanto” – ?) l’Italia. E l’Italia è una e una sola. Se anche «indivisibile», dipende un po’ da noi. Read more

Commento. Per Berlusconi la vita privata è tale solo per sé L. Crespi

febbraio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio è libero di fare il bunga bunga, ma – sempre per il Cavaliere – i single non possono adottare un figlio e le coppie gay non si possono unire sulla base di un patto riconosciuto dalla società. Naturalmente tutto questo al (solito) scopo di (ri)trovare la sponda della Chiesa – che prontamente, con l’intervista di Bagnasco al Giornale, risponde – e in nome della propaganda. Peccato che, in questo caso più che quando i temi sono di carattere (più) generale, sia visibile come l’ipocrisia autoreferenziale berlusconiana vada a ricadere sulla vita reale delle persone, devastandola. E rendendo il tutto ancora più odioso. Perché si capisce appunto che sono persone in carne ed ossa, con la loro sensibilità, a pagare il prezzo della codardia politica del Cavaliere. Oggi il giornale della politica italiana si dedica (soprattutto) a questo: a cercare di riparare ai danni arrecati alla nostra vita civile (colpita naturalmente anche dall’attacco alla scuola pubblica, ma di fronte ad un tema appunto più generale, il Politico.it ha preferito (non) “rispondere”, ieri, rilanciando piuttosto la propria piattaforma che vede (proprio) nella scuola, nell’università e nella cultura la chiave per la costruzione del futuro dell’Italia) da Berlusconi, raccontando in modo più onesto la realtà dei cosiddetti diritti civili e dello stato del loro (mancato) riconoscimento nel nostro Paese. Perché – avremo modo di tornarci – fu proprio Napoleone, tra i padri (in fondo) della nostra nazione, ad introdurre il matrimonio civile nel (futuro) nostro ordinamento. Benché all’imperatore non si potesse attribuire un difetto di visione e lungimiranza, ciò non significa che ogni sua scelta sia da condividere. Ma il principio della laicità di (ogni) Paese è consustanziale alla possibilità stessa di quel Paese di essere libero; e in generale il riconoscimento di un diritto aggiunge e non toglie a (nessuna) persona. Anzi: un Paese (veramente) libero (di essere felice) è un Paese i cui cittadini sono (appunto) più felici, e il cui “rendimen- to” (più generale) migliora considerevolmente. Per una volta muoviamo dunque da Berlusconi, che pa- lesa tutta la propria inadeguatezza, per sviluppare la nostra narrazione di oggi. di L. CRESPI Read more

L’azzardo di Renzi: “Sto con Marchionne” Bersani: ‘E io (invece) sto con gli operai’ Ma la politica (vera) non deve fare il tifo Lì impalata seduta in tribuna a guardare La politica agisce per rifare grande l’Italia E così aiuterà sia Marchionne sia operai

gennaio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quella del sindaco di Firenze è una scivolata. La verità è che Renzi – come chiarisce stamani su Facebook – voleva indicare che tra modernizzazione (l’ad Fiat) e la conservazione (la Fiom) sceglie la prima; solo che – lo diciamo a Matteo – Marchionne rappresenta oggi qualcosa di più autoreferenziale del fenomeno virtuosamente innovatore che era (anche a noi) sembrato rappresentare (e che lo stesso Renzi rappresenta a Firenze), e comunque non è questo che deve fare la nostra politica. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

Buttiglione: “Sì, la pens(iam)o come voi” Ecco su cosa può ‘starci’ alleanza Pd-Udc Proprio sulla costruzione del futuro Italia

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ieri – nel corso della nostra narrazione seguita da un numero sempre più alto di lettrici e lettori che scelgono ogni giorno il Politico.it – abbiamo “sfiorato” l’Unione di Centro in almeno due occasioni, la prima esplicita la seconda implicita. Nel primo caso abbiamo citato il suo presidente che tornava ad usare – nel deserto di una nostra politica di oggi del tutto autoreferenziale – una delle espressioni a noi più care, quella che fa riferimento al «bene del Paese» (in linea peraltro con quanto l’Udc – anche se in altri termini – va propugnando da tempo, e a cui consegue la linea di ricercata responsabilità dei centristi). Grazie (anche) all’ascolto quotidiano da parte dei suoi massimi protagonisti (di oggi; quelli di domani svolgono direttamente qui le proprie riflessioni), di cui il Politico.it è oggi un consigliere autorevole e, appunto, seguito, il giornale della politica italiana è una delle guide (se non la principale) dell’evoluzione della nostra politica verso quella dimensione di onestà e responsabilità nella quale rifarà grande l’Italia. In secondo luogo abbiamo “parlato” (implicitamente) di Udc quando abbiamo scritto che, probabilmente, solo il Partito Democratico – la forza più onesta e responsabile della nostra politica: il Pd, naturalmente, come area di sensibilità e di opinione, al di là dei limiti politicistici di oggi che il Politico.it denuncia ogni giorno, insieme, naturalmente, alla proposta di un’«alternativa» – ma quella vera – può farsi carico della leadership di questo processo di trasformazione prima della politica italiana e poi, attraverso di essa, del Paese (o, meglio, delle due cose contemporaneamente, puntando ad ottenere il secondo risultato). Oggi Buttiglione (ci) risponde: e ci risponde che siamo d’accordo su tutto. Il che significa, tra l’altro, che i centristi potrebbero diventare una componente essenziale nella prosecuzione di quel processo, accompagnando la leadership Democratica. E che, naturalmente, ci sono dunque i margini tra loro per un’alleanza non più solo tattica ma strategica. Un’alleanza (che per come la vediamo noi potrebbe, ebbene sì, vedere coinvolti anche i finiani, ma di questo, e dei connotati politicistici di questa politica onesta e responsabile verso la quale tendiamo, riparleremo un’altra volta) fondata su quello che, del resto, noi indichiamo da tempo come la chiave di volta per rifare grande l’Italia, e dunque per fare grande il Pd (e che si conferma dunque anche come la sua unica via di “salvezza”): che quest’ultimo si faccia carico di proporre e di guidare un completo ribaltamento di piano, per la costruzione di un nuovo sistema-Paese fondato sull’innovazione, e dunque sull’università, la ricerca, la scuola. E la formazione permanente. Sentite un po’ cosa dice, a questo proposito, Rocco Buttiglione. Esattamente ciò che, proprio ieri, il Politico.it ha sostenuto ancora una volta. Sentite. Read more

***Il dibattito***
MA NOI SIAMO (ANCHE) CON I PRECARI
di MARIANNA MADIA*

settembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La deputata del Partito Democratico risponde, indirettamente, al nostro direttore che aveva sostenuto la necessità (per il Paese) e l’opportunità (per il centrosinistra) che i Democratici abbandonassero la rappresentanza tout court di determinate categorie (a cominciare da insegnanti e ricercatori) per abbracciare l’idea dell’impegno “nazionale” per il varo di un nuovo sistema-Paese (del quale proprio l’università e la ricerca e la scuola fossero la spina dorsale) per il quale ogni settore potesse conoscere una fase di sviluppo, ma proprio per consentire e favorire questo non potesse essere vincolato alla difesa di specifici interessi, ancorché legittimi. Madia, una delle maggiori esperte di lavoro in casa Democratica, e tra le parlamentari più attive sul fronte della riforma del mercato, con una spiccata sensibilità sociale che la fa muovere nell’interesse dei lavoratori, rivendica invece per il momento il ruolo precipuo di «partito del lavoro» della forza bersaniana, come da verbo del suo segretario, un ruolo del resto reso indispen- sabile da un presente nel quale il governo non mette mano ad un progetto di sistema (e dunque non assicura nessuna forma di sviluppo) e impone una ricetta liberista e, nel caso della scuola, di smobilitazione che richiede un’opposizione ben ferma contro questa duplice deriva. Dunque nessuna incompatibilità con la prospettiva indicata da Matteo Patrone, che riguarda la fase di ripartenza e non quella attuale. Sentiamo allora la deputata del Pd sul tema degli insegnanti precari, la cui posizione incerta rimane nonostante le rassicurazioni (e l’apertura di uno spiraglio) da parte ministro e lo spegnimento dei riflettori dell’opinione pubblica (che il giornale della politica italiana si preoccupa, piutto- sto, al di là della linea indicata, di riportare sul tema). Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi TgLa7: ‘Verso accordo nella maggioranza’ Ma Ue: ‘Ora Italia cresce meno degli altri’ Ribadiamo: adesso Cdx pensi ‘governare E per il futuro una rivoluzione culturale

settembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Luca Ricolfi, il sociologo del federalismo: «E’ probabile che il governo vada avanti un altro po’, e che la crisi possa tornare in superficie tra qualche mese». Il “soccorso bianco” di 20 (?) parlamentari riuniti dal Pri (è proprio il caso di dirlo?) Nucara. Ma soprattutto la nuova convergenza tra Berlusconi e Fini, con la mediazione via lodo sulla giustizia (? per il premier). Oggi lo racconta il telegiornale di Enrico Mentana, dando conto di un incontro “segreto” tra Bocchino e Alfano. Ma a “leggere” la propensione per primo, quando ancora erano solo avvisaglie, è stato ancora una volta il giornale della politica italiana la scorsa settimana. E’, come abbiamo (anche qui, per primi) scritto più volte, quello che serve al Paese, almeno per la parte della maggioranza. Anche se, come dice Ricolfi, è probabile che tutto questo rappresenti solo un momento di quiete prima di una nuova, prossima, definitiva tempesta (magari a cavallo tra le primavere del 2011 e del 2012). Il tema delle elezioni anticipate non è dunque del tutto espunto. Anzi. Ma non è tanto in questa chiave, quanto per ciò che abbiamo ribadito oggi – un progetto complessivo per rilanciare il Paese è quello che serve a quest’ultimo e anche al centrosinistra – che il Politico.it richiama la necessità, per l’opposizione, di pensare a lavorare non (tanto) per costruire una coalizione o anche un semplice “programma” quanto per preparare un completo ribaltamento di piano. «Solo l’innovazione ci può dare nuovo lavoro», è il modo in cui lo dice il segretario del Pd. Noi lo diciamo (da mesi) così: l’innovazione sia la stella polare (del progetto) di un nuovo sistema-Paese, fondato su una rete di formazione permanente in grado di contribuire anche decisamente a ridurre, se non a risolvere, il problema del(la mancanza di) lavoro, direttamente (chi non lavora studia e si prepara a fare altro lavoro maggiormente specializzato e avanzato e viceversa) e naturalmente per la via della crescita che si determinerebbe. Tutto questo contribuendo così a fare dell’Italia un grande campus a cielo aperto, nel quale la cultura cessi di essere una voce in bilancio e torni ad essere IL, bilancio, anche grazie ad una tivù pubblica che accompagni – con un nuovo impianto che coniughi qualità, educativa, e accessibilità popolare in uno straordinario circolo virtuoso – il cambio di prospettiva. Il racconto della giornata, intanto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Il (dis)sens(t)o del governo per la scuola Se Brunetta dice quel che Gelmini pensa (Parafrasi): “Gli insegnanti? Fannulloni”

settembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ Nichi Vendola il più lucido analizza- tore del berlusconismo. Fu il presidente della Puglia ad aprire gli occhi del centrosinistra e, forse, del Paese su come Silvio avesse cambiato culturalmente, e non solo in superficie, la nostra società. Ed è sempre secondo Vendola che, perciò, la (ri)costruzione della (nuova) Italia, che passa prima di tutto per l’aggiustamento dei guasti compiuti in questo quindicennio, richiede quindi la presa di coscienza, appunto, della reale entità del berlusconismo stesso. In tutta la sua narrazione il giornale della politica italiana sostiene la necessità, per il centrosinistra (contemporaneamente, come i nostri lettori sanno bene, consigliamo la maggioranza, e in entrambi i casi sempre con l’obiettivo di favorire il bene del Paese) di prescindere da Berlusconi – il progetto per il futuro deve essere libero-di non risentire di questo stesso quindicennio – ma sulla base di una propria dimestichezza ormai profonda del fenomeno-Berlusconi, che è evidentemente imprescindibile. Dunque, mentre da un lato pensiamo al futuro, non è inutile continuare ad indagare, e comunque a raccontare, la reazione (anti)culturale del presidente del Consiglio. La questione è, in definitiva, proprio la cultura: cultura che così come dovrà cessare di essere una voce del bilancio del Paese, e diventare IL bilancio, ovvero ricondurre a sé – e viceversa – ogni parte del progetto organico per rifare grande l’Italia, nel berlusconismo è stato il principale nemico da abbattere. E qual è la fonte primaria della cultura – e (quindi) dell’intelligenza – di un popolo? La scuola, naturalmente. Scuola che oggi riapre i battenti (ma ha rischiato di farlo molto dopo: al ministro era venuta anche l’idea di rimandarne l’inizio per consentire alle famiglie di andare in vacanza, non a caso – in tutti i sensi) in un clima di smobilitazione che ha l’aria di poter uccidere il nostro futuro. Dopo ci diremo come fare per evitarlo. Ora, seguendo la lezione di Vendola, approfondiamo il tema del rapporto (violento) Silvio/scuola con questo pezzo di Enea Melandri che ci racconta quel che davvero il governo pensa della scuola. Lo ha reso noto il suo portavoce più loquace: il ministro della Pubblica amministrazione. Sentite. Read more

Dal ’08 altri 67mila insegnanti sulla strada Gelmini: “Non li possiamo assorbire tutti” Ma non sono “solo” un problema sociale Se il governo cambia la cultura del Paese

settembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I libri di storia modificati con l’obiettivo di dipingere la sinistra (e i suoi valori) come truffaldina ed esaltare la destra. L’operazione (anti)culturale operata dalle televisioni del premier negli ultimi trent’anni. Nessuno conosce gli italiani, ovvero se stesso, meglio del presidente del Consiglio. E il tentativo in atto ora è quello di togliere gli ultimi argini all’abbandono del Paese ai propri vizi, ai propri riflessi condizionati, plasmando contemporaneamente le coscienze delle nuove generazioni, per ridisegnare definitivamente l’identità di tutti noi (o, meglio, di chi verrà dopo di noi) a propria immagine e somiglianza. I precari della scuola sono persone in carne ed ossa che perdono il lavoro, sì (e come leggete nel titolo sono già in tantissimi, ben «due Alitalia», quelli che lo hanno perso dall’inizio di questa legislatura, con questo governo in carica), ma non è (solo) quella la (vera) posta in palio: i tagli del ministro della Pubblica (?) istruzione e l’abbandono del corpo insegnante a se stesso sono altri tasselli di una destrutturazione della scuola pubblica a vantaggio di quella privata, che non costituisce solo un fatto ideologico o legato a cartelli di interesse, e non ha solo implicazioni sociali (l’ulteriore divaricazione, anche in chiave prospettica e per le nuove generazioni, tra ricchi e poveri): a sistema con l’intervento sui libri di testo e con l’azione delle tivù è parte di un tentativo di cambiamento (o, meglio, oggi, consolidamento) della nostra “identità” (?) che non ha probabilmente precedenti in una democrazia. La risposta dell’opposizione – «Siamo con i precari» – appare dunque del tutto inadeguata, perché coglie solo il risvolto sociale della questione. La risposta da dare non può che consistere nella proposta complessiva di un Paese del quale la cultura cessi di essere una delle voci in bilancio e torni ad essere IL bilancio, in quanto strumento ed obiettivo di ogni singolo momento della ricostruzione. Fa il punto comunque sulla situazione della scuola, Massimo Donadi. Read more

Lo squarcio di Paese reale in Parlamento Tremonti e Bersani a confronto sulla crisi Ma sul web ne parliamo (quasi) solo noi

marzo 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ve lo abbiamo anticipato introducendo il pezzo sulla comunicazione, poi a sera abbiamo parlato del tema che ci sembrava più rilevante e che solo il giornale della politica italiana ha saputo cogliere e proporre ai propri elettori: la resa dei conti nel Pdl, su cui trovate (in basso) ancora il grande Diario di ieri, che nella notte ha fatto segnare un ulteriore picco di accessi, nel mese che – approfittiamo per riferirvelo – è di gran lunga il migliore per utenti unici giornalieri dall’inizio della nostra storia: una crescita costante, che a marzo (come già in parte a febbraio) fa segnare però un passo in avanti in più. Ma torniamo al tema. Ieri non ne abbiamo parlato ma oggi – unici a farlo – torniamo ampiamente sull’unico momento che, duole dirlo, è stato dedicato ad affrontare temi politici reali e non autoreferenziali – nello specifico, appunto, la crisi economica – negli ultimi mesi in un nostro Parlamento appaltato alla risoluzione – spiace dover- lo rilevare – dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio. L’autoreferenzialità (appunto) di cui abbiamo parlato e che cercheremo di dare il nostro contributo affinché venga lasciata progressivamente alle spalle (anche se tutto, se non molto, dipende dal superamento non tanto del «bipolarismo muscola- re» come viene definito da alcuni esponenti neocen- tristi ma dal blocco berlusconiano della nostra politica che si è progressivamente consolidato in questi quindici anni. Il problema non è, dunque, il bipolarismo, ma la mancanza di onestà e responsa- bilità da (una) parte dei protagonisti della nostra politica e attori di questo sistema. Che non dipende dal sistema). Il giornale della politica italiana parla di contenuti e cerca di avanzare proposte per il futuro dell’Italia; oggi, eccezionalmente, possiamo lasciarlo fare alla stessa politica italiana (attuale), che con il ministro dell’Economia e l’ex ministro per lo Sviluppo economico nell’ultimo governo Prodi e oggi leader dell’opposizione si è confrontata ai massimi livelli in campo economico. Ha selezionato per noi i brani salienti degli interventi di Tremonti e Bersani ieri alla Camera (in una seduta sempre più autorevolmente presieduta da Gianfranco Fini) e li ha messi a confronto Andrea Sarubbi. Read more

Diario. Il governo vs. tutti (gli enti locali) Il nucleare imposto. Bologna, rinvio voto

febbraio 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata caratterizzata dal Cdm. Che (non) assume due decisioni su tutte: impugna le leggi regionali di Campania, Puglia e Basilicata contro la costruzione di centrali sul loro territorio, portandole alla Corte costituzionale (insorgono le associazioni ambientaliste e i governatori promettono battaglia); non (e da qui il non) accorpa le elezioni comunali anticipate nel capoluogo emiliano alle Regionali di fine marzo, “minacciando” addirittura un rinvio al 2011. Bersani: «Vergogna». Ma è stato anche il giorno dell’approvazione definitiva della riforma della scuola. Sentiamo cos’ha detto Berlusconi e richiamiamo di cosa si tratta. Infine, la Cir di De Benedetti chiede un risarcimento anche per la corruzione del giudice Metta alla base, secondo la tesi degli avvocati, della sentenza sfavorevole sul lodo Mondadori, oltre a quello per la perdita di chance ovviamente da Fininvest. Il racconto.               Read more

Diario politico. Mancino: ‘Clima invivibile’ Lo scandalo appalti, 665 raccomandazioni

ottobre 21, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Caso Mesiano, il vicepresidente del Csm: «No a intimidazioni nei confronti della magistratura. Per Napolitano vicenda inquietante». In Campania un file con i nomi di presunti raccomandati con accanto l’indicazione degli uomini politici che li avrebbero segnalati porta alla luce un «ramificato sistema di potere» intorno all’Azienda regionale per la tutela del territorio. Coinvolta anche Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, già arrestata nel 2008 con l’accusa di concussione, cui viene oggi intimato il divieto di dimora nella regione. Minacce al presidente del Consiglio da un gruppo Facebook. Infine, in serata primo sì alla Camera all’emendamento salva precari della scuola. Il racconto, imperdibile, del giornale della politica italiana. Read more

Urso: ‘Ora d’Islam nelle scuole’. Sì di Fini, D’Alema. Parla Volpi: ‘Si baciano in bocca’

ottobre 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista all’alto dirigente del Carroccio, membro del Comitato parlamentare di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, “colomba” del partito di Bossi. Che assicura: «La Lega non vuole andare contro chi è di un’altra religione» ma la proposta del sottosegretario «è uno dei tanti rilanci del fine settimana». «Chi propone l’insegnamento della religione islamica non aiuta (infatti) l’integrazione bensì fa crescere i ghetti culturali». Ed è sbagliata, secondo Volpi, anche la risposta-provocazione del ministro per l’Agricoltura Zaia (anch’esso esponente leghista) che suggeriva al contrario di imporre l’apprendimento della religione cattolica ai giovani islamici. Da Bocchino (che chiedeva di non fare della questione tema di “competizione politica”) per il delfino di Maroni «un’affermazione preoccupante». Sì al riconoscimento delle radici cristiano-cattoliche. Al nord il problema delle «cellule terroristiche». Lo ha sentito la nostra Désirée Rosadi. Ascoltiamo.            Read more

Diario politico. Berlusconi a imprenditori: ‘Ribellatevi. Alla democrazia ghe pensi mi

ottobre 12, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Il presidente del Consiglio parla al meeting di Confindustria e torna sullo schema proposto alcuni mesi fa agli stessi industriali a Santa Margherita Ligure: «Ribellatevi a questo agire anti-italiano», dice, in relazione alle critiche piovutegli addosso dalla stampa estera oltre che dal nostro Paese. E il riferimento è all’invito a non comprare più pubblicità sui quotidiani che aveva esplicitato in quella prima occasione. E poi: «Pensate a produrre benessere», al resto ci penso io. Marcegaglia: «Rispetti le istituzioni», a cominciare dal presidente della Repubblica. Che, dal canto suo, smentisce Berlusconi spiegando che non esistevano accordi perchè lui, Napolitano, facesse pressioni sulla Corte affinchè riconoscesse come legittimo il Lodo Alfano. E lo stesso capo dello Stato invita a controllare la crescita della spesa e a rivedere le priorità: «Meschino sottovalutare l’importanza della ricerca». Nel racconto, la polemica D’Alema-Franceschini in casa Pd e una proposta di un senatore Pdl sui precari della scuola. Sentiamo. Read more

Diario politico. Kabul, premier: ‘Restiamo’ Napolitano: “Scuola migliore, non d’élite”

settembre 25, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Il presidente del Consiglio, a Pittsburgh per partecipare al G20, non parla più di rientro: “Siamo lì in maniera assolutamente determinata per un voto del Parlamento e con i nostri alleati”. “Anche grazie a questo abbiamo cambiato i rapporti tra Usa e Russia sui missili”, aggiunge Berlusconi. Intanto, mentre il capo dello Stato si rivolge agli studenti nel giorno dell’inaugurazione dell’anno scolastico, passa anche in Commissione a Montecitorio il decreto anti-crisi che contiene le norme a favore di evasione e falso in bilancio di cui vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Franceschini: “Con la destra al Governo solo condoni. Non so cosa ne pensa chi paga le tasse onestamente e rispetta la legge”. Infine, vi rendiamo conto dello scioglimen- to della giunta provinciale di Taranto (di centrosini- stra) decretata dal Tar. Motivo? Neppure una donna tra gli assessori. Il ministro Carfagna: “Va garantita la rappresentanza femminile. Senza quote rosa”. Il racconto. Read more

Diario politico. Kabul, Bossi: ‘Via a Natale’ Insorge La Russa. Berlusconi: ‘Da soli no’

settembre 18, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Apertura dedicata doverosamente alle reazioni alla strage di Kabul, nella quale hanno perso la vita sei militari italiani, mentre altri quattro sono feriti (e il giornale della politica italiana vi ha raccontato nei dettagli lungo tutta la giornata, trovate gli articoli in home e all’interno). Il leader della Lega rilancia la sua vecchia proposta del ritiro delle truppe. Il ministro della Difesa: “Non si può fissare una data”. Ma il premier: “Non possiamo decidere noi, ma è meglio per tutti uscire quanto prima”. Tra gli altri temi, il Tar del Lazio ha riaffermato il diritto alla interruzione delle cure: tutti i dettagli all’interno. Il racconto. Read more

Diario politico. Gli ex An: “Un patto con Fini”. Ma Berlusconi: “No, idee diverse”

settembre 16, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Lettera del vicepresidente vicario dei deputati Pdl Bocchino al presidente del Consiglio: “Occorre più democrazia interna. No alle cene del lunedì che danno troppo potere alla Lega – che detta la linea al Governo - a scapito nostro”. Ma Verdini: “La gente vota Berlusconi, non il Pdl”. E il premier da Vespa: “Fini è un professionista della politica, io no”. Oggi in Abruzzo la consegna delle prime case, di cui parliamo nell’inchiesta qui sotto, ma anche nuove manifestazioni di protesta: “Noi ostaggi mediatici”, recita un cartello dei terremotati. Ma Bertolaso: “Cronoprogramma rispettato. Tra sabato e domenica via la tendopoli di Onna”. Vi diamo conto infine del rinnovato dialogo tra Pd e Idv (Franceschini e Di Pietro martedì hanno pranzato insieme) e delle proteste sulla scuola. Sentiamo. Read more

Chiude ‘Informazione e sistemi editoriali’ a Tor Vergata: proteste degli studenti

maggio 12, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Nonostante l’alto numero di iscritti ogni anno e una percentuale di lau- reati sopra la media nazionale, il corso – per effetto indiretto della riforma Gelmini - verrà congelato e poi accorpato a Progettazione e gestione dei sistemi turistici. Gli studenti (e non solo) sono in rivolta. Sentiamo. Read more

Costituzione, lettura quotidiana nelle scuole. Ecco la proposta

febbraio 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Viene dai deputati del Pd Laratta e Losacco ed è stata sottoscritta da altri 50 parlamentari Democratici più alcuni della maggioranza. Il senso è ”avvicinare le nuove generazioni ai valori fondamentali della nostra Carta Costituzionale”. Prevede inoltre che venga suonato l’Inno nazionale in ogni occasione pubblica. Scopriamola. Read more

Un gruppo di studenti ci scrive: “No alla riforma Gelmini”. Frassinetti (Pdl): “Giusto protestare ma contro la sinistra”

ottobre 20, 2008 by Redazione · Commenti disabilitati 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un gruppo di studenti liceali di Genova che questa matti- na, come avvenuto in molte scuole italiane, ha orga- nizzato un sit in per esprimere il proprio dissenso al- la riforma della scuola. Offriamo la possibilità di un contraddittorio pubblicando l’intervento dell’on. Fras- sinetti al termine di un incontro con i movimenti gio- vanili e studenteschi di AN e Forza Italia. Read more

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