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Albertini a il Politico.it:
“Sì, mi ricandido (ma se) i Popolari vengono con noi” Ieri aveva detto: “King maker è Cacciari”

novembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scorsa settimana lo scoop di Pietro Salvatori per il giornale della politica italiana e per Liberal: l’area Fioroni del Pd è pronta a sganciarsi per sostenere l’ex sindaco nella (rin)corsa a Palazzo Marino. Insieme ai centristi e ai finiani. A distanza di sette giorni è, naturalmente, ancora una volta il nostro caporedattore a dare le carte di questa partita decisiva: Gabriele Albertini accetta di parlare quasi in contemporanea con lui e con la coppia Cruciani-Parenzo alla conduzione della Zanzara, il programma di politica italiana di Radio 24 (in onda ogni giorno alle 18.30). E conferma ciò che il Politico.it ha (come abbiamo visto) scritto per primo: Milano rischia di diventare la Caporetto del Pd, ovvero il luogo (fisico e meta-politico) nel quale si consuma la scissione dei Popolari, per approdare nel nuovo grande centro battezzato da Casini e Fini. Ma c’è di più: Albertini fa capire che il suo interlocutore principale è l’ex sindaco di Venezia, per qualche tempo vociferato di una possibile candidatura (a sua volta) alle primarie del centrosinistra, sempre nel capoluogo lombardo. Cacciari che, dopo il nostro direttore, è il primo in Italia a parlare di una nuova politica che per lui si può costruire però solo nell’estremo centro. Il cerchio si chiude e il Pd, e con lui – per noi – la nuova politica e anche un nuovo Paese, è chiamato ad un colpo di reni, o sarà la fine. L’intervista esclusiva Liberal-il Politico.it, con Gabriele Albertini. di P. SALVATORI Read more

Marcegaglia: ‘Ora Paese è in una paralisi’ Fini: ‘Ha ragione la pres. di Confindustria’ Intanto caso Ruby lavora fianchi di Silvio Vera novità sono i distinguo dentro il Pdl Ma Futuro e Libertà non stacca la spina… Il partito post-ideologico composto da ex

novembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I protagonisti della nostra politica autoreferenziale di oggi hanno esaurito il loro ciclo. Non solo il presidente del Consiglio. Le parole della leader degli industriali – con la quale il giornale della politica italiana, che ha lanciato l’allarme per primo, è in piena sintonia – fotografano la debolezza politica del governo, della quale gli scandali – e non la politica; tanto meno l’opposizione, incapace di costituire qualsiasi alternativa credibile – presentano ora il conto definitivo. Ma l’incertezza che continua a regnare attorno agli esiti della legislatura, nonostante la crisi politica e nonostante esista già una forza che si è distinta (?) e che ha i numeri per decretare la fine di questo governo, dimostra contemporaneamente che siamo (già) entrati in una nuova epoca, preparata dalle scelte di questa classe politica, ma a cui questa classe politica è estranea, in quanto precedente, e che non è in grado di interpretare. Nel pezzo che state per leggere Andrea Sarubbi prova a spiegare i tentennamenti di Fini. E arriva ad una conclusione: Futuro e Libertà è un partito “strano”, tautologicamente di destra, ma in realtà già figlio – aggiungiamo noi – della nuova politica. Quella che – andando oltre le vecchie rappresentanze di specifici interessi, andando oltre la destra e la sinistra – si basa sul pragmatismo valoriale del fare il solo bene del Paese, disegnan- do le nuove fazioni della politica (italiana) in base a chi ci sta e a chi, invece, preferisce continuare a fare l’interesse (più o meno legittimo) di una singola parte. E’ la nuova politica intuita da il Politico.it di cui appunto Fli è già un (coraggioso) prodotto, ma di cui i protagonisti non sono parte perché non sono figli di questo tempo, essendo tutti ex di un sacco di vecchie sigle via via sempre meno autoreferenziali ma delle quali è difficile superare completamente il condizionamento e l’eredità. Lo abbiamo già scritto: la Seconda Repubblica passerà alla Storia – anche – per avere preparato la modernità. I protagonisti di questa fase della politica italiana hanno svolto il loro ruolo, nel loro tempo, traghettandoci verso il futuro. Adesso è il momento del futuro. Della nuova politica. Del pragmatismo valoriale. Un tempo che aspetta i suoi figli. Quelli che, di fronte ad un «Paese nella paralisi», non ci penserebbero due volte a pigiare sul pulsante della crisi. Il pezzo di Sarubbi, ora, all’interno. Read more

L’ex direttore Economist pensa come noi ‘La nuova politica per liberare voi stessi e potete conoscere nuovo rinascimento’ E Abravanel: ‘Tv pubblica, ruolo decisivo’

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è la voce più autorevole e ascoltata della/dalla nostra politica. Perché ha la capacità di guardare oltre l’oggi. E di vedere il futuro. Un futuro che può vedere, a sua volta, il nostro tornare ad essere un grande Paese. Conoscere quel nuovo rinascimento del quale parlavamo solo qualche giorno fa. E del quale parla, nel suo libro “Forza, Italia”,  anche Bill Emmott, per sedici anni alla guida del più autorevole (a sua volta) settimanale specializzato internazionale, intervistato da Serena Dandini a Parla con me. Emmott indica precisamente la strada già indicata da il Politico.it: è necessaria una nostra politica che si occupi di fare il bene del Paese, lui dice: «da destra e da sinistra». Noi diciamo: a prescindere, da parte di chi ci sta e al di là di chi invece vuole continuare a coltivare interessi particolaristici (anche se magari non più – del tutto – autoreferenziali; oppure proprio autoreferenziali). Ma questo è l’unico punto in cui le nostre valutazioni differiscono. L’ex direttore dell’Economist indica l’effetto-chiave di volta di una nuova politica italiana che rimotivi il Paese: quella «liberazione» non (tanto) da forze politiche che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma (piuttosto) dalle nostre (auto)limitazioni: liberare noi stessi significa ritrovare la nostra intelligenza, e con essa la nostra cultura (e viceversa), e quindi il nostro genio, e potere così ritornare grandi. Possibile strumento di tutto questo, lo abbiamo scritto più volte, è una televisione pubblica che, tutt’altro che privatizzata, contribuisca alla rieducazione (nel doppio senso, in tutti i sensi) dell’Italia. Lo sostiene anche Roger Abravanel, manager ed editorialista (con la schiena dritta) del Corriere, ospite stamattina di Oscar Giannino a La (sua) versione di Oscar su Radio24 (che consigliamo a tutti coloro che sono interessati alla costruzione del futuro dell’Italia di seguire, ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 9 «in punto»). «Alla Rai è importante non il pluralismo ma la qualità»: onestà e responsabilità (e, appunto, tensione verso l’alto) nella scelta dei conduttori e dei programmi, onestà e responsabilità nella conduzione, e poi la massima libertà. Con una linea editoriale che tenga conto del “suggerimento” di Angelo Guglielmi riguardo alla funzione «educativa» (appunto) della tv pubblica. Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui (in tutti i sensi). Read more

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