Innovazione chiave Rinascimento Una missione per Sinistra Patrone
dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
Ecco cosa fermò riforma? lavoro Fornero. ‘Lavoratori si salvano salvando imprese’. Se queste non si salvano sulla loro pelle. Napolitano: ‘La riforma non è solo art. 18′. Presidente, con tutto rispetto: invece ‘sì’. Ammortizzatori vanno a regime nel ’17 (!). E rappresenteranno un colossale spreco. (Così) servon (solo) a addolcire la pillola. Potrebbero esser investimento in futuro. Ma ora governo vuol solo abolire art. 18. Monti non sa come (ri)generare crescita
di MATTEO PATRONE
La sinistra in questi anni si è sempre più appiattita sulle posizioni della destra. Per un (malriposto) desiderio di legittimazione. Il miglioramento delle condizioni delle classi più deboli l’aveva, in qualche modo, privata di funzione. Costretta a ripensarsi, ma senza più sentire l’esigenza morale che le veniva dal rappresentare le istanze delle persone che più avevano bisogno, ha finito per scegliere la via più facile dell’omologazione, via attraverso la quale raggiungere il potere. Un potere però, così, sterile e fine a se stesso. In questi anni nessuno ha mai trovato la forza – le idee – per contestare il neo-mercatismo della “Destrasinistra” (noi ci proviamo, Pier Paolo). Ma, come sempre accade nel corso della Storia, la crisi ha costretto tutti ad una (ri)elaborazione. E – a cominciare da il Politico.it – si è capito che il “panmercatismo” – tutto è mercato – non solo non è il migliore dei mondi possibili, ma è la via più breve per la (auto)distruzione. Di questo. E’ quindi proprio per la sostenibilità e la futuribilità degli stessi interessi economici, che il Politico.it ha cominciato ad indicare nella necessità di darci un obiettivo più alto, della semplice, stretta gestione economica – e nella possibilità di farlo restituendo alle persone quella libertà che l’omologazione della con-petizione riduce, attraverso la cultura – l’unica via di salvezza (per gli stessi mercati!). Ed è in questa luce che la sinistra può tornare oggi a confidare di potersi ridare una forma, e un pensiero (forte). In ultima analisi, di poter tornare (?) ad esprimere una (propria) egemonia culturale. E quindi tornare a vincere. Sul serio. E, permetteteci, far fare alla (nostra) società e all’intera umanità un passo verso lo (stesso) orizzonte indicatoci da Gesù (che è “eterno”, e non “ancora attuale”, monsignor (?) Paglia), quello di una società in cui le persone, raggiunta la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura), si aprono alle altre, e collaborano insieme, facendo ciascuna ciò che serve per far funzionare al meglio quel (ritrovato) convivio umano. Ebbene, restano però (almeno) cento anni di subordinazione e di bisogno di legittimazione da scrollarsi di dosso: non stupisce, perciò, che una persona illuminata ma impregnata di questa storia come il presidente Napolitano, non riesca a vedere c0me le (non) soluzioni che il presidente del Consiglio propone, siano superate, vecchie, improduttive, inefficaci. Perdenti. E come proprio per questo – proprio per la incapacità di farci ripartire, mostrata già in estate quando nei suoi editoriali non aveva saputo fornire un solo spunto circa come si sarebbe potuto fare, anzi, addirittura dimenticando completamente l’idea della crescita – finisca poi, nervosamente, per cercare di compensare tutto ciò offrendo pannicelli caldi a quegli interessi (particolari) che, ahinoi, il conflitto di interessi gigantesco che molti esponenti di questo governo hanno, non permette di considerare alieni da una attenzione speciale (non foss’altro che culturale) da parte dell’esecutivo. Solo di un pannicello caldo si tratta se parliamo di questa (non) riforma. Lo riconosce anche il (loro) Corriere: non genererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita. Perché Monti non sa come si fa la crescita. Monti dice che il modo per aiutare le persone deboli è salvare l’Italia (e non con l’assistenzialismo): lo abbiamo scritto noi per primi; siamo totalmente d’accordo. Ma l’Italia si salva rigenerando la crescita, e restituendo spessore e un senso più alto alle vite di ciascuno di noi; e con tutto questo l’abolizione dell’art. 18 non c’entra nulla. L’abolizione dell’art. 18 – sì, capo dello Stato, unico contenuto di questa riforma – serve appunto a compensare – magari, a riempire – il vuoto di iniziativa (alta ed efficace) dell’esecutivo che così bene ha fatto politica di rigore (e dobbiamo essergliene tutti grati), per la crescita. Diciamo di più: il Politico.it ha già indicato che nel prossimo governo ci dovrà essere un ministro del Bilancio che sfori il tetto di età di 45 anni mettendo la sua esperienza e la saldezza della possibile gestione al servizio di quell’esecutivo di ripartenza e rilancio, ma che proprio per poterlo essere inevitabilmente sarà anche meno esperto: e tenere in sicurezza (sempre più, sempre meglio) i nostri conti. Mario Monti potrebbe essere l’ideale ministro del Bilancio – anche per assicurare continuità tra i due esecutivi – di quel governo. A patto che, in un contesto in cui finalmente la crescita venga fatta (da qualcuno che sa come generarla), non si lasci scappare i cordoni del bilancio per pagarsi la compensazione del proprio vuoto di inizativa coprendo la riforma del licenziamento selvaggio con ammortizzatori sociali che non servendo ad altro che ad indorare la pillola dei licenziamenti, rappresenteranno una spesa a fondo perduto e, in ultima analisi, l’ennesimo – anche se, lo riconosciamo, inedito – spreco colossale (e, in realtà, ad personam!) delle nostre finanze pubbliche. Quando gli ammortizzatori – che prendrebbero la forma di una indennità di (dis)occupazione – possono rappresentare il “pagamento” dei lavoratori impegnati nella formazione per crescere (loro stessi) e tornare al posto di lavoro – flessibilizzato ma nella chiave della formazione e della innovazione – più preparati, nuovamente preparati, con un maggiore spessore culturale e quindi umano, più liberi, e pronti a dare il meglio di sè per un possibile, nuovo miracolo italiano. Da qualche giorno abbiamo sulla punta delle labbra questa espressione, notoriamente svuotata di significato e resa retorica dall’(ab)uso fatto da Berlusconi nel ’94. Ma Berlusconi, del quale il giornale della politica italiana conosce l’intima bontà e generosità, e che possiamo considerare la più grande occasione sprecata nella storia della Repubblica (proprio per le sue capacità), non ha le risorse (morali) per fare il presidente del Consiglio ma resta comunque un uomo di straordinaria (in senso letterale) intelligenza (anche, Politica): e come ha sempre fatto con gli italiani, anche nel parlare di quella possibilità per il nostro paese non lo ha fatto a vuoto, bensì a ragion veduta: perchè l’Italia ha tutto (incredibile tradizione culturale, strepitosa posizione geografica, combattivissimo tessuto di piccole imprese) per essere (di nuovo) una delle più grandi economie del mondo, al passo di Cina e Stati Uniti (sì, di Cina e Stati Uniti); se solo capirà – come Monti non è in grado, da solo, di fare – che la crisi economica non si supera intestardendosi nel ripetere (accentuare) le stesse scelte che hanno portato a quella crisi; e tanto meno – ovviamente – compensando la conseguente frustrazione cancellando 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e generando un clamoroso spreco di risorse pubbliche, al solo scopo di avere l’approvazione d(e)i (vari) Marchionne (in giro per il mondo). Ma rendendoci conto che siamo (stati) la culla della civiltà mondiale, e che da noi può venire la visione, il modello della società – della umanità – del futuro. La cultura chiave del nostro possibile Rinascimento di un’Italia che punta a diventare la culla dell’innovazione mondiale (a 360°), la più grande Silicon valley (ma con un respiro culturale) del mondo. E’, in ultima analisi, anche l’unico modo per salvare i (super – ? Quanto a prebenda, sicuramente) manager i cui stipendi aumentano del 42% nell’anno della crisi (e delle persone e delle famiglie che non ce la fanno a vivere) senza che abbiano saputo esprimere una sola idea buona che consentisse loro (generando utili) di non fare la questua (di diritti – dei lavoratori) dai governi di tutto il mondo, da loro stessi. Matteo Patrone
(21 marzo 2012)
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***Il futuro dell’Italia***
RESTITUIAMO I PARTITI (E LA POLITICA) AI CITTADINI
di ANDREA SARUBBI*
giugno 25, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
La scelta di Bersani di far indicare ad alcune associazioni i due candidati al consiglio di amministrazione Rai che il Pd avrebbe poi sostenuto, riscatta (almeno in parte) una segreteria altrimenti, come abbiamo avuto modo di rilevare più volte, deficitaria (per la Sinistra e per il paese) e fallimentare. Quella di Pigi è una scelta “necessaria” almeno fino a quando i partiti non torneranno a svolgere il proprio ruolo – nella versione moderna – e avranno loro la forza – la legittimazione - per indicare candidati (anche, al proprio interno) ad un tempo autorevoli e rappresentativi, e riprendere a svolgere degnamente e non (più) autoreferenzialmente la propria funzione. Perché i partiti non sono, come indica una sentenza molto discutibile della Corte di Cassazione, “associazioni private” (tali, quindi, da dover/ poter perseguire un proprio, particolare scopo, non necessariamente coincidente con l’interesse generale); bensì il corpo, il canale intermedio tra i cittadini e le istituzioni. Uno strumento a disposizione dei primi per poter accedere, e dare forma (e sostanza), alle seconde. “Lo Stato siamo noi”, ci ha ricordato recentemente il presidente Napolitano; e siamo noi gli unici, legittimi ”padroni” di tutto ciò che costituisce la macchina della Politica e dell’amministrazione: partiti, Parlamento, istituzioni. Dunque i partiti non sono “altro” dalla società civile; e tanto meno, come ci dirà il deputato Democratico, può esistere una “competizione” (che presuppone una divaricazione – e una distinzione di motivazioni e persino di obiettivi – che non si addice a chi deve concorrere al solo, unico scopo del bene comune) tra loro; bensì i partiti sono una forma – organizzativa - della società civile per fare Politica. E, nell’era della comunicazione, in cui la ricerca tecnologica ci ha fornito degli strumenti per una (ora) possibile partecipazione diretta alle decisioni (il giornale della politica italiana è forse il caso più lampante di come internet consenta di essere protagonisti ai massimi livelli della vita democratica del proprio paese anche senza l’”autorizzazione” dei partiti), possono e devono (se non vogliono essere legittimamente sostituiti da una forma di democrazia diretta) diventare sempre più un “filtro” (democratico) attraverso cui questa partecipazione deve, però, svolgersi nella maggiore libertà possibile (che significa anche sulla base di regole stringenti e applicate rigorosamente); e far tendere la nostra democrazia verso una coincidenza sempre maggiore tra Politica e società (o, meglio, tra società e politica): dove la Politica cessa di essere un “mestiere”, o una “carriera”, e recupera il proprio senso originale: quello di servizio - dei cittadini che di volta in volta assumono incarichi pubblici – nei confronti dei nostri connazionali. E, in questo modo, riavere un settore pubblico efficiente e consapevole di essere, a sua volta, al servizio del paese. E non di se stesso. E attraverso di ciò smettere di disincentivare/ scoraggiare – attraverso lo Stato! – investimenti dall’estero, la capacità/ volontà (creativa) di intrapresa degli italiani, e vedere così rimosso il principale ostacolo, oggi, alla ripresa della nostra economia. Il parlamentare Democratico, ora, ci parla del “richiamo” (in questo – stesso – senso) di Cittadinanzattiva, l’associazione che “riunisce” (idealmente) tutti i cittadini che non intendono lasciare il nostro paese – disinteressandosene – nelle mani di chi, nella deriva individualistica del nostro “stare assieme”, ha oggi la possibilità di fare e disfare a proprio piacimento della cosa pubblica (ricordate le risate intercettate nella notte del terremoto de L’Aquila?) e in buona sostanza, quindi, delle nostre vite. Perché libertà non è rinchiudersi nella propria dimensione “domestica” e familiare e lasciare che pochi occupino lo spazio (pubblico) di molti; “libertà è (rioccupare quel – nostro! – spazio, libertà è) - come ci stimolava Gaber - partecipazione”. di ANDREA SARUBBI* Read more
Ultimi paradossi populismo berlusconiano Pdl addita antidemocraticità (poteri forti) ‘Pd’ vi ri(n)corre (da sempre) per salvarsi Blair: ‘Destra/sinistra non han più senso’ Da berlusconismo esce solo con Politica Che è (“anche”) “ciò” che serve all’Italia
di GINEVRA BAFFIGO
novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Politica che non è – naturalmente – né la strizzata d’occhio di Cicchitto alla base popolare; né coincide con la concezione bersaniana di un gioco di squadra che altro non è che l’àncora di salvataggio di leadership inconsistenti. Che sono costrette, perciò, a farsi sostituire. Nell’assunzione di responsabilità. Della guida. Che si declina - in primo luogo – nell’indicazione della strada. E nel sostanziamento del progetto. Oggi l’Italia non ha (?) né l’una né l’altro. E “deve” affidarsi alla dettatura della Bce. Rispetto alla quale comunque il profilo “tecnico” – e la stessa affinità culturale – di Monti è la garanzia, semmai, di una indipendenza che la nostra politica politicante autoreferenziale di oggi non è – appunto – in grado di assicurare. Ma così il Paese vivacchia. E non (se) ne esce. L’attuale classe dirigente non può sopravvivere a questo viatico concepito da Napolitano per salvarci dall’onda lunga della passività berlusconiana. Ovvero il momento in cui alzare gli occhi dallo Specchio – superare l’autoreferenzialità, che è un tutt’uno con il formalismo – non può essere calendarizzato oltre le (future) dimissioni del governo Monti – per mandato esaurito – o la fine della legislatura. E comincia con un profondo rinnovamento della classe dirigente. Rinnovamento – in questo Bersani ha ragione - aperto. A chi non (si) guarda allo specchi(ett)o (retrovisore). E alza, piuttosto, lo sguardo (all’orizzonte). La nostra vicedirettrice ci racconta ora l’ultimo giorno di Berlusconi premier.
di GINEVRA BAFFIGO Read more
***Referendum, -2***
L’AFFLUENZA CI DIRA’ QUANTO “PESA” INTERNET
di FRANCO MONTORRO
giugno 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La campagna referendaria si sta svolgendo on line (e sui giornali). Il raggiungimento o meno del quorum sarà allora una cartina di tornasole degli anticorpi che gli italiani hanno formato rispetto al Grande Fratello televisivo. Una prova di maturità della nostra democrazia, un motivo in più per recarsi alle urne. Specie per noi, il popolo della rete. Avanguardia della nostra (?) politica. Opinione di questa settimana che si conclude con Centrodestra e Centrosinistra, l’astro-nomia della politica (italiana). di FRANCO MONTORRO Read more
Diario. Un/ il governo che non ama l’Italia C’è già Lega che (ci) vuole (dis)integrare Berlusconi che ci usa a proprio consumo A L’Aquila e sui migranti le finte(!) lacrime E ora questa lavata (di mani) per criminali Per poter salvare se stesso da condanna Ma (oggi) gli italiani li votano ugualmente Rivoluzione culturale per riavere dignità
aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La nostra nazione non l’ha più. Non l’ha (mai?) avuta in quanto nazione, che non c’è (ancora), da qualche tempo (trent’anni circa) non l’ha (di nuovo) come popolo. Solo la cultura – insieme ad un nazionalismo necessario che ponga le sue radici in essa e ad essa sia rivolto, e ben incardinato in un europeismo stemperante – è in grado di ridarci senso di noi e, con esso, la voglia di tornare grandi e quindi l’orgoglio di non farci prendere a pezze in faccia. E di non mettere le nostre istituzioni – la nostra macchina, il nostro mezzo – nelle mani di qualcuno a cui fanno anche un po’ schifo e che, proprio per questo, è pronto a strattonarle e ad usarle insensibilmente per i propri bisogni. Saranno gli italiani a rifare grande l’Italia, sottolinea in queste ore anche il governatore Draghi; la nostra politica deve coinvolgerli e coordinarli. Altrimenti continue- remo ad assistere inerti all’approvazione di leggi ad personam (e contra personas: tutti noi). O peggio. Il racconto di tutto questo è affidato alla bella penna della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more
L’editoriale. Napolitano simbolo della nostra nazione di F. Laratta
marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
***Diario politico***
BUON COMPLEANNO, ITALIA
di GINEVRA BAFFIGO
marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Legittimo (?) impedimento Berlusconi: non ho poteri per governare E così (ancora oggi) “decide” di non farlo In agenda di nuovo solo processo breve Mentre Tremonti sbriga ‘affari’ economici Preparandosi a (degna – ?) successione
febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Napolitano ammonisce il governo: “E’ incostituzionale” di G. Baffigo
febbraio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Milleproroghe, ecco cosa prevede Più tasse dagli enti locali Laratta
febbraio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. E’ stato – si è… – scaricato Il Vaticano: “Servono moralità e legalità” Napolitano: “E (anche) maggior sobrietà” Bossi: “Senza federalismo si va al voto” Ma Crespi: ‘Non lo seguiranno a inferno’
gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il 150° si festeggi rifacendo grande l’Italia Ora dibattito è tutto tra Napolitano e Lega Perché il Paese non “avverte” se stesso Nazionalismo necessario e nuova politica
gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’intervento. Bravo Napolitano, ascoltare gli studenti di M. Madia
dicembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
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***Diario politico***
SI VOTA IL 27 MARZO (?)
di GINEVRA BAFFIGO
dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Toujours autoreferenziale – Non bastava una legislatura buttata via – Non bastava mese per il voto di fiducia Ora si discute di chi si alleerà con chi (?) Ma dove sono le proposte per il Paese? Non si concepiscono a tre giorni dal voto
novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario della crisi. Marchionne detta linea: ‘Adesso è in corso, è aperta oppure no? Mancanza di chiarezza è cosa poco seria’ E fiducia (solo) fra 1 mese: perché (mai)?
novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ora ci becchiamo un po’ di nostra politica (Ma restando – sempre – rivolti al futuro) Lodo Alfano è di nuovo (?) la loro priorità Si inserisce critica di Crespi a Napolitano “Presidente, vada fin in fondo nel dir no”
ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ultima intemerata di Silvio contro giudici che rischia di far esplodere (prima) il Cdx e (ri)apre un conflitto mai visto tra poteri
ottobre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Silvio, riascoltaci (ancora) Bocchino: “Al Senato ti stai sgretolando” D’Alema-Casini-Fini, se nasce nuovo Cln Se forzi in tutti i casi situazione precipita E allora rilancia modernizzando(la) l’Italia Avrai salvacondotto e passerai alla Storia
ottobre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Nostro omaggio al caduto in Afghanistan Ecco ieri i funerali di Alessandro Romani
settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana saluta il nostro parà rimasto ucciso il 17 settembre scorso. Alla cerimonia presente, in un modo o nell’altro, tutta una città, Roma, della quale Romani era un “figlio legittimo”. Alemanno decide di dedicargli i festeggiamenti per i 140 anni della Capitale. Il servizio è di Pietro Salvatori. Anche su Liberal. Read more
(DIS)UNITA’ D’ITALIA
Se il presidente resta l’unico baluardo Con un centrosinistra piegato e confuso la Lega galoppa verso la secessione (?)
settembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino
settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi Il presidente è d’accordo con il Politico.it “E’ positivo che Silvio voglia continuare” Onestà/responsabilità per bene dell’Italia
settembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Presidente Camera ha funzione garanzia E il Parlamento non sia asservito a nulla
settembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Se il presidente dà (ancora) ragione a noi “C’è la crisi, concentriamoci su questo” Diario, ecco dure accuse dei finiani al Pdl “Prepara(va)no squadristi contestatori”
settembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Costituzione sotto i riflettori***
OLTRE LA POLEMICA POLITICA: A CONFRONTO SUL TESTO DEL 1948 E SULLA SUA ATTUALITÀ
agosto 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il dibattito-scontro politico di quest’ultima settimana è stato tutto centrato sulla Costituzione, tirata da una parte e dall’altra, pur di giustificare ad hoc determinate richieste. Ad esempio, quella del ritorno al voto come unica soluzione in caso di crisi. Sul giornale della politca italiana proviamo ad approfondire l’argomento, dando spazio a un confronto di alto livello sulla querelle Costituzione formale-Costituzione sostanziale. Leggiamo con attenzione l’ottimo pezzo di Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’, che ha sentito per noi il costituzionalista Michele Ainis e il docente di Scienza politica a Firenze, Roberto D’Alimonte.
LA NOTTE DELLA COSTITUZIONE
Se prevale l’interesse elettoralistico rispetto al bene del Paese. E l’Italia si ritrova senza punti cardinali
agosto 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Corruzione, Giorgio: “Abbiamo anticorpi” M’è del tutto vero che sia (sempre) così? Laratta: ‘Se il marcio è (già) dentro di noi’ Urge una grande rivoluzione culturale
luglio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Nuova? questione morale Fini: “Siamo intransigenti con chi sbaglia oppure società rigetta la politica italiana” Cricca, il silenzio di Gasparri e La Russa Allora chi ha tradito i valori di Almirante?
luglio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario. Ma alle 3.30 (non) piangevano (?) Prima gli aquilani usati per fare pubblicità Poi (subito?) abbandonati al loro destino Oltre al danno ora la beffa dei manganelli (Oggi) la rabbia e indignazione nel Paese
luglio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario. Governo onesti e responsabili (?) E’ certo: alla fine Silvio si libererà di Fini Ma Follini: “Ora Pd guardi a Gianfranco” E’ la linea della loro maggioranza interna Soltanto se serve a modernizzare l’Italia
luglio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
«Ghe pensi mi» Diario politico. Dopo il Tg La7 di Mentana
***Brancher e gli altri***
BERLUSCONI E’ AGLI SGOCCIOLI (?)
di ALDO TORCHIARO
giugno 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Brancher scuote gli italiani e Napolitano ‘No, non ha alcun legittimo impedimento’ Così (ora) anche la Lega prende distanze E i finiani: “Quella mossa, inopportuna”
giugno 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Presidente, (ora) non firmi Se ddl può pure essere cambiato (prima) Ma se passa (così) resta una sola strada Prodi: “Sì, vogliono controllare il Paese” Le derive vanno fermate (finché si può)
La destra: Fini e Napolitano, dove siete?’ Legge-bavaglio, in subbuglio l’area ex An Dossier/ le norme nel resto del mondo
E un dubbio: presidente, perché firma?
giugno 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere nero” Governo: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)
giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Diario politico. Onestà e responsabilità-2 Se Fini riceve Saviano (per sostenerlo)
E gli intellettuali di destra: ‘Difendiamolo’ Mentre Napolitano celebra unità nazione Si (ri)costruisce a partire proprio da qui
maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, è un giornale libero e sopra le parti. O, se volete, dentro (entrambe) le parti. Tale da fare, tra l’altro, un proprio endorsement per Marino alla viglia delle primarie Democratiche, e contemporaneamente per il presidente della Camera in un’altra occasione dentro la maggioranza. Da dare “consigli” al centrosinistra su come uscire dall’impasse e al presidente del Consiglio per girare a vantaggio proprio e del Paese la dialettica con Fini. il Politico.it non “sta” insomma né con il centrodestra né con il centrosinistra, ma promuove, oltre al resto, quelle forze dentro l’uno e l’altro polo che promettono la modernizzazione dell’Italia all’insegna dei (nostri) valori condivisi, condizione irrinunciabile per rifare grande il nostro Paese. In questa chiave la giornata di oggi ci propone un altro esempio del “bene e del male”, se vogliamo utilizzare (ma per gioco) queste categorie berlusconiane della politica (o no?). Come vi abbiamo raccontato nel Diario di ieri, Emilio Fede aveva insultato Saviano sostenendo, in buona sostanza, che non se ne può più di lui. In precedenza era stato il premier a dire che lo scrittore napoletano contribuiva alla popolarità della mafia, piuttosto che combatterla, con il proprio Gomorra come tutti gli altri che la raccontano. Oggi Gianfranco Fini – che già durante la direzione dello scontro con Berlusconi aveva stigmatizzato quelle prime parole del Cavaliere – ha voluto rimarcare le differenze, accogliendo Saviano a Montecitorio e palesandogli la «vicinanza delle istituzioni», oltre alla «stima». Ma anche due battitori liberi di centrodestra come Filippo Facci e Antonio Socci oggi, dalle colonne di Libero, lanciano un appello al proprio establishment affinché «non regaliamo Saviano alla sinistra». A dimostrazione di come le posizioni oneste e responsabili (moderne ed europee) del presidente della Camera sono magari oggi minoritarie nella classe dirigente (o meglio, tra i parlamentari) della maggioranza ma sono condivise da molte parti del ceto intellettuale e anche della società che fa riferimento alla destra. Nello stesso giorno, il capo dello Stato prosegue le celebrazioni per il nostro 150° anniversario, giudicando «penose» le parole di chi getta fango sull’unità del nostro Paese. Che non è né di destra né di sinistra; è ciò che rende l’Italia, l’Italia. Se vogliamo tutti insieme rifare grande questo Paese, dobbiamo partire di qui. E dall’onestà e dalla responsabilità. A destra come a sinistra. Una grande alleanza non elettorale ma culturale, per modernizzare la politica italiana, e costruire così il futuro. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more
Diario politico. Se Casini rompe gli indugi Cesa: ‘Oggi azzerati gli incarichi nell’Udc’ Pier: “Sì, nascerà il Partito della Nazione” Ecco spiegato il silenzio post-Regionali
E Fini ora su governo di salute pubblica?
maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ama la politica vera. E nella partita a scacchi che il leader centrista sta giocando da prima delle Regionali di tutto questo sembra esserci poco. Tuttavia la nascita di un partito (di cui peraltro abbiamo scritto noi per primi) che ha l’ambizione di scardinare il bipolarismo – che, al contrario, il nostro giornale considera necessario per la modernizzazione del Paese – merita l’attenzione che gli dedichiamo. Casini che dunque comincia a sciogliere l’Udc per dare vita, nei prossimi giorni/settimane, al Partito della Nazione. Che coinvolgerà presumibilmente i libdem all’amatriciana di Rutelli. E che originariamente – sin dal nome – era stato pensato per piacere al presidente della Camera. Alcuni osservatori si chiedevano a cosa preludesse l’assenza dal dibattito pubblico del leader Udc dopo il voto di marzo; ora lo sappiamo. Ora noi ci chiediamo che cosa possa significare il silenzio di Fini di fronte alla proposta, evidentemente combinata a questo nuovo passo, di Casini, di ieri, di un «governo di salute pubblica». Ovvero una grande ammucchiata che o preluda all’apertura di trattative a destra e a sinistra per le alleanze in vista del 2013, oppure favorisca proprio la nascita del Pdn, passo successivo al ritorno al centro del baricentro della politica italiana e alla partecipazione alla grosse koalition e magari all’esecutivo di chi poi ci dovrebbe stare. E Monteze- molo sarà in prima persona della partita? Sapremo nelle prossime ore. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more
Napolitano fa suo allarme lanciato da noi “Se ora la crisi può generare terrorismo” Rosadi ci ricorda stragi nere di 30 anni fa
maggio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Lo ha scritto per primo il giornale della politica italiana. La fine della coesione sociale, avevamo detto con Lerner, rischia di alimentare nuove forme di tensione e di violenza, sulla falsariga di quello che – nell’eccezionalità di una crisi di Stato e dunque con le peculiarità del caso, anche alla luce della storia (più) recente del Paese – sta avvenendo in Grecia. Oggi, nella giornata della memoria per le vittime, appunto, del (nostro) terrorismo il capo dello Stato dice le stesse cose: la crisi economica può generare nuove tensioni, e «bisogna (dunque) tenere sempre alta la guardia contro il riattizzarsi di nuove possibili tentazioni di ricorso alla protesta violenta, e di focolai non spenti di fanatismo politico ed ideologico». Il giornale della politica italiana fa come sempre un’operazione (anche) culturale, scegliendo di anticipare questo rischio e contemporaneamente di ricordare le persone cadute per il furore ideologico di pochi (?) raccontando con la sua grande firma – profondo conoscitore e studioso delle nostre vicende storiche – due di questi “episodi” che si verificarono, peraltro, proprio in maggio. «Un lontano maggio di trentasette anni fa»: le stragi di via Fatebenefratelli e di piazza della Loggia. “Buona” (si fa per dire) lettura. Read more
Diario politico. Dove giustizia(?) è politica Bocchino: “Io mi candido a capogruppo” E ora Berlusconi non può rischiare voto Se governo cade ritorna processabile Napolitano: “Magistrati, fare autocritica” E in Calabria cittadini applaudono boss
aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La chiave di lettura che vi proponiamo stasera è il rapporto tra nostra politica e giustizia. Il presidente della Camera continua a rassicurare: «Esecutivo durerà». Ma la sua minoranza va all’attacco. E stringe in una morsa il premier. Che a sua volta frena e non fa saltare il banco perché non può. Lui. Perché se si va alle elezioni anticipate cade il legittimo impedimento. E – qui sta il punto – anche in caso di vittoria non farebbe più in tempo, nella nuova legislatura, ad approvare la legge costituzionale. Quella che gli garantirebbe l’imm(p)unità anche oltre i 18 mesi della sospensione. E naturalmente potrebbe anche non vincere le elezioni. E qualora il processo riprendesse il rischio di una condanna è elevatissimo. Per questo Berlusconi è giunto a più miti consigli. Il capo dello Stato intanto si rivolge alle toghe e invita i magistrati a lavorare per recuperare «la fiducia dei cittadini». L’Anm: «Difficile farlo (autocritica) quando ci si trova sotto attacco». Alfano: «Intervengono su tutto considerando il Parlamento un’istituzione di serie B». Fin qui la (ir)regolare amministrazione. A Reggio Calabria viene arrestato Giovanni Tegano, uno dei trenta latitanti più pericolosi secondo la “graduatoria” del ministero dell’Interno. Ma di fronte alla polizia che si allontana con il capomafia centinaia di persone salutano quest’ultimo. Politica e (mancanza di) senso della legalità. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more
Diario politico. Festa dell’unità (d’intenti) “Ora facciamo insieme l’Italia moderna” Lo dice Berlusconi già pungolato da Fini Così il premier dà ascolto a il Politico.it Napolitano: “L’esempio dei nostri padri” (Ma stiamo dimenticando il Paese in crisi) Presidente, avanti nell’interesse di tutti
aprile 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La festa della Liberazione coincide – non a caso naturalmente – con un giorno di grande politica (italiana). Anche se per ora solo a parole. Il presidente del Consiglio raccoglie nei fatti il nostro appello (non sappiamo se e quanto direttamente, di certo il Politico.it è letto – e in qualche caso fatto – anche dalle persone vicine al Cavaliere, sta di fatto che recepisce in toto il nostro invito) e aprendo implicitamente ad un presidente della Camera che da un’altra tribuna televisiva rinnova la propria spinta di modernizzazione (anche) del Pdl con toni concilianti che favoriscono la dialettica interna, rilancia sulla strada della modernità che il giornale della politica italiana gli aveva indicato. Per capire meglio cos’è accaduto in questo 25 aprile che (non vorremmo essere ingiuriosi) evoca un’altra liberazione, quella dai «lacci e lacciuoli» imposti al Paese negli ultimi vent’anni, non è retorico fare riferimento alla carica morale dei nostri padri costituenti, evocata sabato dal presidente della Repubblica, figlia della Resistenza e della “necessità” di rifare (grande) il Paese dopo la distruzione seguita al ventennio e della guerra (civile e non). Parlano dunque Berlusconi e Fini. I loro discorsi sono caratterizzati da una grande assenza: la crisi economica e la situazione (e l’urgenza) di migliaia di (altri) italiani caduti (è proprio il caso di dirlo?) o che rischiano di cadere in povertà a seguito dello sconquasso di mercati (tutti, anche quello del lavoro) di questi mesi. Ma la maggioranza, lo sappiamo, è una maggioranza di destra, e per quanto non rinunciamo a sperare (e a lavorare per) delle risposte, rapide, può rientrare nell’ordine (non) naturale (politicamente parlando) delle cose che la priorità venga data ad altro, ad esempio alla riforma dello Stato inteso come spina dorsale della nazione (ed è già qualcosa, anzi, che si parli di riformarla). A venir meno alla propria responsabilità (relativa, in tutti i sensi) è – piuttosto – il centrosinistra, ancora una volta del tutto fuori dalla discussione di queste ore. La politica italiana la fa tutta il centrodestra. E, come dicevamo, a parte il “trascurabile dettaglio” di cui vi abbiamo appena riferito, lo fa con uno spirito in linea con l’importanza di questa giornata. Il premier parla in un messaggio video mandato in onda dai telegiornali (che a qualcuno è sembrato un’anticipazione di un possibile futuro da presidente della Repubblica) e fa ciò che il giornale della politica italiana aveva invitato a fare: rilancia rispetto alla dialettica interna al Pdl e quindi l’azione di governo (e del Parlamento); non cita direttamente i rapporti con Fini ma è chiaro che le mosse dell’ex leader di An influiscono su ciò e su come Berlusconi dice. Il capo dell’esecutivo torna a porre (appunto) il tema delle «riforme condivise» nella prospettiva di fare «l’Italia del futuro». il Politico.it da mesi offre idee e spunti per quello che potrebbe essere il Paese del domani (qui, ad esempio, e qui); non è ragionevole aspettarsi vengano recepite (pure queste) in toto perché sono riconducibili ad una sensibilità maggiormente moderata (e, insieme, radicale) ma che si ponga il tema complessivo è già qualcosa di importante. E, naturalmente, l’apporto di Fini è e sarà/è auspicabile che sia sempre più decisivo. E anche lo spirito dei Costituenti: visto che sembra ascoltarci, presidente, vada fino in fondo, lo faccia nel solo ed esclusivo interesse di tutti gli italiani. Coinciderà con il suo, di capo del governo che pas- serà alla Storia per avere (finalmente) modernizzato questo Paese. Il racconto, ora, all’interno, di Finelli. Read more
Diario politico. Conflitto di interessi (…)
Il presidenzialismo? Legge ad personam
Premier: ‘A turno unico’. Per stravincere Ma Fini: “Lo si faccia per (tutto) il Paese” E a Confindustria si parla (anche) di Italia
aprile 10, 2010 by Redazione · 3 Comments
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. I due scenari di cui vi abbiamo raccontato in questi giorni: il mondo a parte della politica italiana, che discute di se stessa e delle proprie riforme. E uno squarcio di realtà a Parma, al convegno annuale dell’associazione degli imprenditori, che chiedono invece risposte concrete per uscire dalla crisi e costruire il futuro. Sul palco del teatrino della nostra politica si sfidano i due cofondatori del Pdl, che rappresentano evidentemente interessi (appunto) opposti. A Parma interviene anche Tremonti, che parla di riforma fiscale e federalismo come prime chiavi di volta con cui incidere sulla realtà continuando a riconoscere – come ha cominciato a fare da qualche tempo – l’esistenza di una crisi che comporta ancora notevoli rischi. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more
Diario politico. Nell’interesse? del Paese Il record negativo per rapporto deficit/Pil Migliaia di persone in più ora sulla strada Le “riforme” (?) già aspettano da decenni Mentre l’Italia oggi non può più aspettare
aprile 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Nel pieno della peggiore crisi economica e finanziaria dal dopoguerra (basta osservare le stazioni ferroviarie del nostro Paese, la sera: il numero delle persone costrette a passare la notte all’addiaccio è cresciuto visibilmente. E non si tratta – solo – di persone extracomunitarie – appena – immigrate), con la situazione dei conti pubblici che – nonostante l’attenzione, meritoria, riservata da Tremonti – precipita di nuovo a livelli spaventosi precedenti l’inizio dei cicli di risanamento operati dai governi di centrosinistra, nel momento in cui, cioè, più che in qualunque altro della propria storia recente l’Italia ha bisogno della propria politica, di risposte e concrete e urgenti per alleviare, almeno un po’, la sofferenza crescente ed evitare che prenda (ad affliggere) troppe altre persone, in questo momento cruciale per la vita di tutti noi la politica italiana (di oggi) che fa? Passate le elezioni, e dunque messasi al sicuro dal rischio che la propria autoreferenzialità generi nuova anti-politica che si traduca in ulteriore disaffezione e astensione e voto di protesta a movimenti alternativi, si mette silenziosamente (è proprio il caso di dirlo) alle spalle tutto questo per riprendere a trastullarsi con il tema, tradizionale in quanto irrisolto, autoreferenziale – a questo punto, e in questo momento – come non mai, delle cosiddette “riforme” (istituzionali). Che gli italiani non sanno esattamente cosa siano e a cosa servano, che di sicuro non risolveranno (oggi) i loro grandi problemi, e che è quanto meno paradossale che tornino al centro del dibattito politico quando il Paese ne è – suo malgrado – più lontano che mai. Anche perché il sistema ha certamente bisogno di riforme, arrugginito, semi-bloccato com’è divenuto, ma – fuor di ogni demagogia – solo in parte il suo malfunzionamento dipende dalla farraginosità del meccanismo; l’altra parte dipende dall’autoreferenzialità (appunto) di quella stessa classe dirigente che dovrebbe fare le riforme per superarla (sic). A questo proposito va ricordato che le ultime due riforme costituzionali che si sono fatte – quella del titolo V da parte del centrosinistra nel 2000, quella del centrodestra poi bocciata dal referendum della legislatura successiva, oltre alla riforma elettorale evocaticamente definita «porcata» dal suo stesso estensore – avevano tutt’altra funzione che perseguire il bene del Paese, e ci rendiamo conto che abbiamo (la nostra politica ha) perso il contatto con la realtà, e stupisce che solo il giornale della politica italiana si trovi oggi, qui, a denunciare il rischio (che non si risponda a questa) deriva. Il racconto, comunque, all’interno, di Finelli. Read more
Diario politico. Ritorno a (quale) futuro(?) Come nel ’02: assalto all’art. 18 (e giudici) Pd pensa sempre alle alleanze. L’Italia no 49 senatori provano a ‘svegliare’ Bersani Vero dibattito si è svolto (e continua) qui
aprile 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Stessi giorni di marzo del 2002: il Circo Massimo accoglie tre milioni di persone – «Siamo figli della solidarietà» – chiamate dalla Cgil e dal suo leader di allora, Sergio Cofferati, a respingere la tentazione del governo Berlusconi II di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impedisce il licenziamento senza giusta causa. Otto anni dopo, altri tempi, un altro spirito del tempo – e anche un altro mercato del lavoro, d’accordo, ma certo non a maggiore garanzia dei lavoratori, anzi – il presidente della Repubblica rinvia alle Camere un ddl del governo che contiene, di fatto, il superamento dell’articolo 18: ovvero un dispositivo che permette che il lavoratore possa essere, in sostanza, obbligato dal datore di lavoro a firmare una clausola contrattuale che prevede, in caso di licenziamento senza giusta causa, che non possa ricorrere ai giudici bensì si debba “accontentare” di un semplice arbitrato, a scapito di (una – grossa – parte) delle proprie garanzie. Tutto questo nel silenzio (al di là dell’inevitabile impegno parlamentare) quasi totale dell’opposizione, che evoca con il suo segretario continuamente il tema del «lavoro» ma che, tra tentazioni liberiste, ragionevoli modernizzazioni e – soprattutto – una perdita del senso di sé, non pensa di promuovere una battaglia nel Paese su questo passaggio decisivo. Altri tempi, dicevamo, un altro spirito del tempo (nel Paese si è affermata una cultura liberista che ha fatto breccia appunto anche nell’opposizione che non sente forse più veramente come propria la battaglia in difesa di un istituto che, anche a causa della diversificazione del mercato del lavoro, non ha del resto più la stessa forza simbolica ed evocativa), ma anche la solita responsabilità di un’opposizione che non fa abbastanza il suo mestiere, forse anche a causa dell’idea bersaniana per cui, in buona sostanza, una battaglia che non si può vincere è meglio non combatterla per non perdere la capacità di farlo. Da usare quando, ammesso che ne sia rimasta ancora? Lo hanno capito un gruppo di parlamentari Democratici, trasversali a tutte le mozioni e le aree interne al partito, che oggi sferzano Bersani a superare la «gestione ordinaria» e a fare uno scatto «d’anima», tutti insieme. La risposta è sempre la stessa. E dopo l’articolo 18, in difesa del quale la prossima volta il capo dello Stato non potrà più nulla, toccherà alla magistratura passando preliminarmente per le intercettazioni, priorità assoluta – dichiarata – del presidente del Consiglio, come ci racconta theHand nella vignetta che chiude anche il racconto di oggi. Guardando al futuro, avevamo annunciato. Un futuro molto prossimo. Sì. Prossimo ad assomigliare a quello di otto anni fa. Un ritorno, appunto. Solo, con un’opposizione in meno. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more
Napolitano il presidente di tutti gli italiani Ieri no all’esclusione del Pdl da Regionali Oggi no alla norma anti-lavoratori del Pdl
marzo 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il capo dello Stato rinvia alle Camere il disegno di legge del governo che consentiva ai datori di lavoro di “imporre” ai propri dipendenti la rinuncia ad andare dal giudice – sostituito da un arbitrato – in caso di licenziamento senza giusta causa. Una sorta di aggiramento/cassazione de facto dell’articolo 18. Lo spirito del tempo, che “consente” al centrosinistra di non dire una parola su questo provvedimento che avrebbe minato/minerebbe gli equilibri tra proprietario e lavoratore, e ridurrebbe ulteriormente le garanzie sul lavoro, è ininfluente per Napolitano così come lo era stato il “richiamo della foresta” (della sua parte di provenienza) al momento di decidere se firmare il decreto interpretativo salva-liste. Ovvero come interpretare con grande equilibrio e saggezza il proprio ruolo di garante della Costituzione e di presidente di tutti gli italiani. Da una posizione uscita rafforzata proprio dal “sì” a quel dl: ora nessuno potrà contestare a Napolitano di non agire in nome del Paese, di tutti i cittadini. E’ per questo, e a questo fine, che il giornale della politica italiana sostenne la scelta del presidente della Repubblica. Ci racconta tutto Stefano Catone. Read more
Diario politico. Siamo pure in buone mani Così Fini (redarguisce Berlusconi di ieri): “Fare le riforme nello spirito costituente” Segue Napolitano: “Per l’unità del Paese”
marzo 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario istituzionale (che non significa affatto neutro o poco incisivo, anzi, e ora ci veniamo) in cui per una (nostra) par condicio diamo spazio all’intervista di oggi di Mentana a Pierluigi Bersani così come ieri avevamo raccontato l’intervento di Berlusconi in Piemonte, senza però titolarvi su (come ieri) e dando priorità, ancora una volta, alla prospettiva di lungo periodo e al futuro del Paese. Per chi non dovesse averlo in mente, lo “spirito costituente” al quale fa riferimento il presidente della Camera si può descrivere come la disposizione (d’animo) di chi vuole davvero fare le cose nell’esclusivo interesse del proprio Paese e di tutti (quello invocato dal nostro direttore – da lui non solo per le riforme istituzionali – nell’editoriale di sabato scorso, che trovate nella rubrica e ancora anche nella vetrina Politica) figlia, questa disposizione, dell’esigenza e della grande voglia di avere o fare (bene) qualcosa di chi per troppo tempo ne è stato privato e, ora, ha modo di esprimere tutta la propria intensità e il meglio di sé producendo (spesso) le opere migliori della vita (personale o di una comunità), come appunto nel caso della nostra Costituzione. Quella alla quale fa riferimento anche Giorgio Napolitano, che come proseguendo il discorso di Fini indica un possibile (benefico) effetto collaterale (o perseguito) di questo modo di agire (o più difficilmente una sua precondizione): appunto l’unità, il senso di appartenenza comune e di vicinanza e solidarietà tra gli italiani e tutte le parti del nostro Paese. E’ su questo che, portando le nostre idee anche sul modo specifico in cui tutto questo si possa realizzare, il Politico.it continuerà ad insistere. Per il bene del proprio Paese. Ora il racconto: Finelli. Read more
Diario politico. E’ la resa dei conti nel Pdl Noi avevamo previsto tutto: 19/01, Crespi “E passato il voto il partito si spaccherà” Il caos liste a Roma. Fini prepara l’addio E ieri vera rissa tra ex Fi ed An a Milano Ma Berlusconi forse festeggia (per dopo)
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre, sia che si parli del Paese sia che si parli della nostra politica in quanto tale (la politique politicienne, perché la politica tout court, quella vera, quella della quale noi lavoriamo per favorire il ritorno è invece tutt’uno con il Paese). Dunque pre-vedere. Il merito invece è saperlo fare bene. E spesso di prenderci. Era appunto la fine di gennaio, quando dalle nostre colonne il grande sondaggista anticipava (e qui e qui il seguito della nostra inchiesta – firmato Pietro Salvatori – che raccontava nel dettaglio cosa stesse accadendo) ciò che ora vediamo succedere (prima del tempo, a onor del vero) sotto i nostri occhi: «Passate le Regionali il Pdl vivrà un vero e proprio redde rationem, una resa dei conti che avrà come probabile conseguenza la fuoriuscita di Gianfranco Fini per formare un suo nuovo partito, anche se sempre alleato con Berlusconi». Fini ha battezzato nei giorni scorsi GenerazioneItalia, un’associazione – come lo era Red per D’Alema – che prelude a quello scenario, anche se il presidente della Camera, per il momento – e non potrebbe essere altrimenti, alla vigilia del voto – nega. Mentre nel partito del premier ormai se le danno di santa ragione (letteralmente): prima la lotta intestina (per la costruzione delle liste regionali) a Roma, che ha portato al “panino” di Milioni e all’esclusione, ormai ufficiale, del Pdl in città e nella provincia; poi – ed è la notizia di oggi, che corona e ci dà modo di offrirvi questo quadro – lo scontro verbale e fisico che si è avuto tra un ex dirigente di An e un ex Fi nel capoluogo lombardo. «Sarà stata una mezza sberla», minimizza il ministro La Russa, presente all’”incontro”. Ma fonti interne al Pdl riferiscono di un Berlusconi nero. Che avrebbe ordinato (a chi?) di non dare troppo spazio all’episodio. Perché quella resa dei conti che il Politico.it ha anticipato per primo è ormai davvero cominciata. All’interno il racconto della giornata di Finelli con il triangolo Napolitano-Csm-Berlusconi/Alfano che evita lo scontro solo grazie all’intervento, provvidenziale, del capo dello Stato, e il rendiconto della prolusione di oggi del presidente del Consiglio in campagna elettorale. Read more
***L’intervento***
PRESIDENTE, NON FIRMARE IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
di MASSIMO DONADI*
E dopo avere (ri)scoperto un centrodestra che, grazie alla firma del decreto interpretativo da parte di Napolitano (si) riconosce ora (più che mai) (ne)[i]l suo ruolo di garanzia, con tutto ciò che di buono, anche per la stessa, comune a tutti noi priorità di difendere il bene prezioso della democrazia e della libertà (insita inscindibilmente, la Storia ce lo ha insegnato, nella prima), questo può comportare, ascoltiamo, come promesso, la voce di chi invece, in questa lettura, non si ritrova. Quell’Idv a cui già il giornale della politica italiana aveva dato voce nelle ore immediatamente successive alla promulgazione del decreto, e di cui Donadi ci anticipa la linea – conseguente a quella tenuta sul salva-liste – invitare Napolitano a non firmare il provvedimento che sospende i processi del premier e dei ministri per i prossimi diciotto mesi. Sentiamo. Read more
Napolitano firma? E ora la destra con lui Cicchitto: “Ce ne ricorderemo in futuro” E presidente rilancia: “Diamo l’esempio”
marzo 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ed ecco che si dipana il secondo filo della narrazione di questa giornata sul giornale della politica italiana. Dopo aver affrontato il tema-ripercussioni del caos liste Pdl e della ritorsione (in tutti i sensi) su se stessa della nostra politica nel momento di più “alta” (si fa dire: diciamo meglio significativa) autoreferenzialità (con Luigi Crespi), con l’effetto della delusione e del disincanto (per il comportamento assunto da Pd e Pdl) della gente (per la penna di Torchiaro), il Politico.it – come annunciato – mostra ora ai propri lettori come quello spiraglio di speranza che indicavamo – attorno alla prospettiva del ritrovamento (di se stessi) sulla via della condivisione (e, scriveva Torchiaro, del disarmo bipolare della nostra politica) – illuminato al momento dal presidente della Repubblica, si sia allargato – almeno per il momento – dopo il “sì” del capo dello Stato al decreto salva-liste. Effetto politico – e non parliamo quindi di quello culturale-(co)[i]stituzionale, su cui torneremo probabilmente con una riflessione a parte – che si potrebbe sintetizzare in un rafforzamento di quella (capacità di) moral suasion (oltre alla legittimazione) che Napolitano, come tutti i suoi predecessori, porta con sé nella misura in cui è il «presidente di tutti gli italiani». Se a destra c’erano sospetti, ora ci sono meno – e ve lo raccontiamo – Se a sinistra c’era la speranza di una identificazione tra le proprie istanze e l’opera del presidente questa è stata destrutturata, ma rimane – ovviamente – la condivisione di fondo. Anche per questo è importante – come ha scritto il Politico.it – stare dalla parte di Napolitano. E anche per questo, poiché c’è qualcuno, Idv (e con lui milioni di elettori, e molti anche nostri lettori), che invece la pensa diversamente ecco che si inserisce perfettamente in questo solco – su questo filo – il nuovo intervento di Massimo Donadi che pubblicheremo tra poco, che invita Napolitano – per (ri)cominciare – a non firmare il legittimo impedimento. Intanto, Ginevra Baffigo ci porta a scoprire cosa pensano a destra, oggi, del capo dello Stato. E come risponde lui. Read more

