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Innovazione chiave Rinascimento Una missione per Sinistra Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco cosa fermò riforma? lavoro Fornero. ‘Lavoratori si salvano salvando imprese’. Se queste non si salvano sulla loro pelle. Napolitano: ‘La riforma non è solo art. 18′. Presidente, con tutto rispetto: invece ‘sì’. Ammortizzatori vanno a regime nel ’17 (!). E rappresenteranno un colossale spreco. (Così) servon (solo) a addolcire la pillola. Potrebbero esser investimento in futuro. Ma ora governo vuol solo abolire art. 18. Monti non sa come (ri)generare crescita

di MATTEO PATRONE

La sinistra in questi anni si è sempre più appiattita sulle posizioni della destra. Per un (malriposto) desiderio di legittimazione. Il miglioramento delle condizioni delle classi più deboli l’aveva, in qualche modo, privata di funzione. Costretta a ripensarsi, ma senza più sentire l’esigenza morale che le veniva dal rappresentare le istanze delle persone che più avevano bisogno, ha finito per scegliere la via più facile dell’omologazione, via attraverso la quale raggiungere il potere. Un potere però, così, sterile e fine a se stesso. In questi anni nessuno ha mai trovato la forza – le idee – per contestare il neo-mercatismo della “Destrasinistra” (noi ci proviamo, Pier Paolo). Ma, come sempre accade nel corso della Storia, la crisi ha costretto tutti ad una (ri)elaborazione. E – a cominciare da il Politico.it – si è capito che il “panmercatismo” – tutto è mercato – non solo non è il migliore dei mondi possibili, ma è la via più breve per la (auto)distruzione. Di questo. E’ quindi proprio per la sostenibilità e la futuribilità degli stessi interessi economici, che il Politico.it ha cominciato ad indicare nella necessità di darci un obiettivo più alto, della semplice, stretta gestione economica – e nella possibilità di farlo restituendo alle persone quella libertà che l’omologazione della con-petizione riduce, attraverso la cultura – l’unica via di salvezza (per gli stessi mercati!). Ed è in questa luce che la sinistra può tornare oggi a confidare di potersi ridare una forma, e un pensiero (forte). In ultima analisi, di poter tornare (?) ad esprimere una (propria) egemonia culturale. E quindi tornare a vincere. Sul serio. E, permetteteci, far fare alla (nostra) società e all’intera umanità un passo verso lo (stesso) orizzonte indicatoci da Gesù (che è “eterno”, e non “ancora attuale”, monsignor (?) Paglia), quello di una società in cui le persone, raggiunta la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura), si aprono alle altre, e collaborano insieme, facendo ciascuna ciò che serve per far funzionare al meglio quel (ritrovato) convivio umano. Ebbene, restano però (almeno) cento anni di subordinazione e di bisogno di legittimazione da scrollarsi di dosso: non stupisce, perciò, che una persona illuminata ma impregnata di questa storia come il presidente Napolitano, non riesca a vedere c0me le (non) soluzioni che il presidente del Consiglio propone, siano superate, vecchie, improduttive, inefficaci. Perdenti. E come proprio per questo – proprio per la incapacità di farci ripartire, mostrata già in estate quando nei suoi editoriali non aveva saputo fornire un solo spunto circa come si sarebbe potuto fare, anzi, addirittura dimenticando completamente l’idea della crescita – finisca poi, nervosamente, per cercare di compensare tutto ciò offrendo pannicelli caldi a quegli interessi (particolari) che, ahinoi, il conflitto di interessi gigantesco che molti esponenti di questo governo hanno, non permette di considerare alieni da una attenzione speciale (non foss’altro che culturale) da parte dell’esecutivo. Solo di un pannicello caldo si tratta se parliamo di questa (non) riforma. Lo riconosce anche il (loro) Corriere: non genererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita. Perché Monti non sa come si fa la crescita. Monti dice che il modo per aiutare le persone deboli è salvare l’Italia (e non con l’assistenzialismo): lo abbiamo scritto noi per primi; siamo totalmente d’accordo. Ma l’Italia si salva rigenerando la crescita, e restituendo spessore e un senso più alto alle vite di ciascuno di noi; e con tutto questo l’abolizione dell’art. 18 non c’entra nulla. L’abolizione dell’art. 18 – sì, capo dello Stato, unico contenuto di questa riforma – serve appunto a compensare – magari, a riempire – il vuoto di iniziativa (alta ed efficace) dell’esecutivo che così bene ha fatto politica di rigore (e dobbiamo essergliene tutti grati), per la crescita. Diciamo di più: il Politico.it ha già indicato che nel prossimo governo ci dovrà essere un ministro del Bilancio che sfori il tetto di età di 45 anni mettendo la sua esperienza e la saldezza della possibile gestione al servizio di quell’esecutivo di ripartenza e rilancio, ma che proprio per poterlo essere inevitabilmente sarà anche meno esperto: e tenere in sicurezza (sempre più, sempre meglio) i nostri conti. Mario Monti potrebbe essere l’ideale ministro del Bilancio – anche per assicurare continuità tra i due esecutivi – di quel governo. A patto che, in un contesto in cui finalmente la crescita venga fatta (da qualcuno che sa come generarla), non si lasci scappare i cordoni del bilancio per pagarsi la compensazione del proprio vuoto di inizativa coprendo la riforma del licenziamento selvaggio con ammortizzatori sociali che non servendo ad altro che ad indorare la pillola dei licenziamenti, rappresenteranno una spesa a fondo perduto e, in ultima analisi, l’ennesimo – anche se, lo riconosciamo, inedito – spreco colossale (e, in realtà, ad personam!) delle nostre finanze pubbliche. Quando gli ammortizzatori – che prendrebbero la forma di una indennità di (dis)occupazione – possono rappresentare il “pagamento” dei lavoratori impegnati nella formazione per crescere (loro stessi) e tornare al posto di lavoro – flessibilizzato ma nella chiave della formazione e della innovazione – più preparati, nuovamente preparati, con un maggiore spessore culturale e quindi umano, più liberi, e pronti a dare il meglio di sè per un possibile, nuovo miracolo italiano. Da qualche giorno abbiamo sulla punta delle labbra questa espressione, notoriamente svuotata di significato e resa retorica dall’(ab)uso fatto da Berlusconi nel ’94. Ma Berlusconi, del quale il giornale della politica italiana conosce l’intima bontà e generosità, e che possiamo considerare la più grande occasione sprecata nella storia della Repubblica (proprio per le sue capacità), non ha le risorse (morali) per fare il presidente del Consiglio ma resta comunque un uomo di straordinaria (in senso letterale) intelligenza (anche, Politica): e come ha sempre fatto con gli italiani, anche nel parlare di quella possibilità per il nostro paese non lo ha fatto a vuoto, bensì a ragion veduta: perchè l’Italia ha tutto (incredibile tradizione culturale, strepitosa posizione geografica, combattivissimo tessuto di piccole imprese) per essere (di nuovo) una delle più grandi economie del mondo, al passo di Cina e Stati Uniti (sì, di Cina e Stati Uniti); se solo capirà – come Monti non è in grado, da solo, di fare – che la crisi economica non si supera intestardendosi nel ripetere (accentuare) le stesse scelte che hanno portato a quella crisi; e tanto meno – ovviamente – compensando la conseguente frustrazione cancellando 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e generando un clamoroso spreco di risorse pubbliche, al solo scopo di avere l’approvazione d(e)i (vari) Marchionne (in giro per il mondo). Ma rendendoci conto che siamo (stati) la culla della civiltà mondiale, e che da noi può venire la visione, il modello della società – della umanità – del futuro. La cultura chiave del nostro possibile Rinascimento di un’Italia che punta a diventare la culla dell’innovazione mondiale (a 360°), la più grande Silicon valley (ma con un respiro culturale) del mondo. E’, in ultima analisi, anche l’unico modo per salvare i (super – ? Quanto a prebenda, sicuramente) manager i cui stipendi aumentano del 42% nell’anno della crisi (e delle persone e delle famiglie che non ce la fanno a vivere) senza che abbiano saputo esprimere una sola idea buona che consentisse loro (generando utili) di non fare la questua (di diritti – dei lavoratori) dai governi di tutto il mondo, da loro stessi. Matteo Patrone
(21 marzo 2012)
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***Il futuro dell’Italia***
RESTITUIAMO I PARTITI (E LA POLITICA) AI CITTADINI
di ANDREA SARUBBI*

giugno 25, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scelta di Bersani di far indicare ad alcune associazioni i due candidati al consiglio di amministrazione Rai che il Pd avrebbe poi sostenuto, riscatta (almeno in parte) una segreteria altrimenti, come abbiamo avuto modo di rilevare più volte, deficitaria (per la Sinistra e per il paese) e fallimentare. Quella di Pigi è una scelta “necessaria” almeno fino a quando i partiti non torneranno a svolgere il proprio ruolo – nella versione moderna – e avranno loro la forza – la legittimazione - per indicare candidati (anche, al proprio interno) ad un tempo autorevoli e rappresentativi, e riprendere a svolgere degnamente e non (più) autoreferenzialmente la propria funzione. Perché i partiti non sono, come indica una sentenza molto discutibile della Corte di Cassazione, “associazioni private” (tali, quindi, da dover/ poter perseguire un proprio, particolare scopo, non necessariamente coincidente con l’interesse generale); bensì il corpo, il canale intermedio tra i cittadini e le istituzioni. Uno strumento a disposizione dei primi per poter accedere, e dare forma (e sostanza), alle seconde. “Lo Stato siamo noi”, ci ha ricordato recentemente il presidente Napolitano; e siamo noi gli unici, legittimi ”padroni” di tutto ciò che costituisce la macchina della Politica e dell’amministrazione: partiti, Parlamento, istituzioni. Dunque i partiti non sono “altro” dalla società civile; e tanto meno, come ci dirà il deputato Democratico, può esistere una “competizione” (che presuppone una divaricazione – e una distinzione di motivazioni e persino di obiettivi – che non si addice a chi deve concorrere al solo, unico scopo del bene comune) tra loro; bensì i partiti sono una forma – organizzativa - della società civile per fare Politica. E, nell’era della comunicazione, in cui la ricerca tecnologica ci ha fornito degli strumenti per una (ora) possibile partecipazione diretta alle decisioni (il giornale della politica italiana è forse il caso più lampante di come internet consenta di essere protagonisti ai massimi livelli della vita democratica del proprio paese anche senza l’”autorizzazione” dei partiti), possono e devono (se non vogliono essere legittimamente sostituiti da una forma di democrazia diretta) diventare sempre più un “filtro” (democratico) attraverso cui questa partecipazione deve, però, svolgersi nella maggiore libertà possibile (che significa anche sulla base di regole stringenti e applicate rigorosamente); e far tendere la nostra democrazia verso una coincidenza sempre maggiore tra Politica e società (o, meglio, tra società e politica): dove la Politica cessa di essere un “mestiere”, o una “carriera”, e recupera il proprio senso originale: quello di servizio - dei cittadini che di volta in volta assumono incarichi pubblici – nei confronti dei nostri connazionali. E, in questo modo, riavere un settore pubblico efficiente e consapevole di essere, a sua volta, al servizio del paese. E non di se stesso. E attraverso di ciò smettere di disincentivare/ scoraggiare – attraverso lo Stato! – investimenti dall’estero, la capacità/ volontà (creativa) di intrapresa degli italiani, e vedere così rimosso il principale ostacolo, oggi, alla ripresa della nostra economia. Il parlamentare Democratico, ora, ci parla del “richiamo” (in questo – stesso – senso) di Cittadinanzattiva, l’associazione che “riunisce” (idealmente) tutti i cittadini che non intendono lasciare il nostro paese – disinteressandosene – nelle mani di chi, nella deriva individualistica del nostro “stare assieme”, ha oggi la possibilità di fare e disfare a proprio piacimento della cosa pubblica (ricordate le risate intercettate nella notte del terremoto de L’Aquila?) e in buona sostanza, quindi, delle nostre vite. Perché libertà non è rinchiudersi nella propria dimensione “domestica” e familiare e lasciare che pochi occupino lo spazio (pubblico) di molti; “libertà è (rioccupare quel – nostro! – spazio, libertà è) - come ci stimolava Gaber - partecipazione”. di ANDREA SARUBBI* Read more

Ultimi paradossi populismo berlusconiano Pdl addita antidemocraticità (poteri forti) ‘Pd’ vi ri(n)corre (da sempre) per salvarsi Blair: ‘Destra/sinistra non han più senso’ Da berlusconismo esce solo con Politica Che è (“anche”) “ciò” che serve all’Italia
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Politica che non è – naturalmente – né la strizzata d’occhio di Cicchitto alla base popolare; né coincide con la concezione bersaniana di un gioco di squadra che altro non è che l’àncora di salvataggio di leadership inconsistenti. Che sono costrette, perciò, a farsi sostituire. Nell’assunzione di responsabilità. Della guida. Che si declina - in primo luogo – nell’indicazione della strada. E nel sostanziamento del progetto. Oggi l’Italia non ha (?) né l’una né l’altro. E “deve” affidarsi alla dettatura della Bce. Rispetto alla quale comunque il profilo “tecnico” – e la stessa affinità culturale – di Monti è la garanzia, semmai, di una indipendenza che la nostra politica politicante autoreferenziale di oggi non è – appunto – in grado di assicurare. Ma così il Paese vivacchia. E non (se) ne esce. L’attuale classe dirigente non può sopravvivere a questo viatico concepito da Napolitano per salvarci dall’onda lunga della passività berlusconiana. Ovvero il momento in cui alzare gli occhi dallo Specchio – superare l’autoreferenzialità, che è un tutt’uno con il formalismo – non può essere calendarizzato oltre le (future) dimissioni del governo Monti – per mandato esaurito – o la fine della legislatura. E comincia con un profondo rinnovamento della classe dirigente. Rinnovamento – in questo Bersani ha ragione - aperto. A chi non (si) guarda allo specchi(ett)o (retrovisore). E alza, piuttosto, lo sguardo (all’orizzonte). La nostra vicedirettrice ci racconta ora l’ultimo giorno di Berlusconi premier.
di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Referendum, -2***
L’AFFLUENZA CI DIRA’ QUANTO “PESA” INTERNET
di FRANCO MONTORRO

giugno 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La campagna referendaria si sta svolgendo on line (e sui giornali). Il raggiungimento o meno del quorum sarà allora una cartina di tornasole degli anticorpi che gli italiani hanno formato rispetto al Grande Fratello televisivo. Una prova di maturità della nostra democrazia, un motivo in più per recarsi alle urne. Specie per noi, il popolo della rete. Avanguardia della nostra (?)  politica. Opinione di questa settimana che si conclude con Centrodestra e Centrosinistra, l’astro-nomia della politica (italiana). di FRANCO MONTORRO Read more

Diario. Un/ il governo che non ama l’Italia C’è già Lega che (ci) vuole (dis)integrare Berlusconi che ci usa a proprio consumo A L’Aquila e sui migranti le finte(!) lacrime E ora questa lavata (di mani) per criminali Per poter salvare se stesso da condanna Ma (oggi) gli italiani li votano ugualmente Rivoluzione culturale per riavere dignità

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra nazione non l’ha più. Non l’ha (mai?) avuta in quanto nazione, che non c’è (ancora), da qualche tempo (trent’anni circa) non l’ha (di nuovo) come popolo. Solo la cultura – insieme ad un nazionalismo necessario che ponga le sue radici in essa e ad essa sia rivolto, e ben incardinato in un europeismo stemperante – è in grado di ridarci senso di noi e, con esso, la voglia di tornare grandi e quindi l’orgoglio di non farci prendere a pezze in faccia. E di non mettere le nostre istituzioni – la nostra macchina, il nostro mezzo – nelle mani di qualcuno a cui fanno anche un po’ schifo e che, proprio per questo, è pronto a strattonarle e ad usarle insensibilmente per i propri bisogni. Saranno gli italiani a rifare grande l’Italia, sottolinea in queste ore anche il governatore Draghi; la nostra politica deve coinvolgerli e coordinarli. Altrimenti continue- remo ad assistere inerti all’approvazione di leggi ad personam (e contra personas: tutti noi). O peggio. Il racconto di tutto questo è affidato alla bella penna della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’editoriale. Napolitano simbolo della nostra nazione di F. Laratta

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un Paese che, costretto ad un lungo digiuno dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, desidera più di ogni altra cosa ritrovare punti di riferimento morali che sappiano motivarne la riscossa, il capo dello Stato incarna con sempre maggiore autorevolezza la figura del padre (politico) di cui siamo orfani. Applaudito nel corso di tutta la giornata di celebrazioni per il centocinquantenario, sullo sfondo di una Lega ritiratasi su un Aventino illegittimo, trincerata nell’isolamento di un rancore inspiegabile, con un presidente del Consiglio costretto ad uscire alla chetichella dalla chiesa in cui si celebra la messa solenne per non essere sommerso da una pioggia di fischi, in questo contesto il comunista Napolitano rappresenta il ritorno della politica vera, non a caso incarnata da un già esponente di una Prima Repubblica che, riaffacciandosi sulla scena, fa fare la figura del nano a quella di oggi. E’, scrive il deputato del Pd, il trionfo di un passato che si prende un presente che non c’è più, anzi, non c’è mai stato. In attesa del futuro. di FRANCO LARATTA* Read more

***Diario politico***
BUON COMPLEANNO, ITALIA
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma perché tutto questo non resti retorica è necessario ritrovare un senso della dignità che ci porti all’onestà e alla responsabilità (diffuse). E non sarà facile perché oggi i loro contrari sono iscritti nella nostra (in)cultura. Le chiavi, il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno, sono due: un ritrovato orgoglio nazionale e la rivoluzione culturale. Il centocinquantenario non sia un approdo (incompiuto), ma la leva per rimotivare quella passione civile e politica che può determinare il nuovo Risorgimento propedeutico al nostro nuovo Rinascimento. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Diario politico. Legittimo (?) impedimento Berlusconi: non ho poteri per governare E così (ancora oggi) “decide” di non farlo In agenda di nuovo solo processo breve Mentre Tremonti sbriga ‘affari’ economici Preparandosi a (degna – ?) successione

febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Litigano spesso. Il primo vorrebbe un maggior coinvolgimento del secondo rispetto alla mission di salvare il salvabile e di produrre provvedimenti tali da solleticare la pancia del “popolo”. Giulio non ci pensa proprio, sia perché ha la responsabilità di tenere in ordine i conti per/sia per non “sporcarsi le mani” e rimanere il nome più spendibile per il dopo-Cavaliere. Prima o poi. Prima, in una ipotetica soluzione di transizione con lui stesso alla guida. Poi come leader di un Pdl deberlusconizzato. Vediamo come la dicotomia si stia sviluppando in queste ore, con il presidente del Consiglio in attesa di soluzioni per sé e il ministro dell’Economia impegnato (silenziosamente e da parte, per non compromettersi) a tenere in piedi la baracca (ma non troppo). di GINEVRA BAFFIGO Read more

Napolitano ammonisce il governo: “E’ incostituzionale” di G. Baffigo

febbraio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo scoperto con Laratta i contenuti del decreto Milleproroghe, un coacervo di provvedimenti che il capo dello Stato definisce «nuova finanziaria», trovandosi costretto ad ammonire il governo. Ecco perché, che cosa il Colle ha scritto a Berlusconi e il dibattito che ne è seguito. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Milleproroghe, ecco cosa prevede Più tasse dagli enti locali Laratta

febbraio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato avverte: «Non rispettate le mie indicazioni». E l’esecutivo fa marcia indietro: il provvedimento che sembra una (nuova) finanziaria verrà cambiato, evitando di mettervi tutto e il contrario di tutto. E consentendo il voto (libero, senza fiducia) del Parlamento. Altrimenti Napolitano non avrebbe firmato. Ma se la forma è sostanza, la sostanza in sé è altrettanto controversa. Numerose nuove tasse, condoni per abusi edilizi in Campania, proroga al pagamento delle quote latte da parte degli allevatori “difesi” dalla Lega. Di tutto un po’, in questo nuovo decreto-”omnibus” di cui ci racconta il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

Diario politico. E’ stato – si è… – scaricato Il Vaticano: “Servono moralità e legalità” Napolitano: “E (anche) maggior sobrietà” Bossi: “Senza federalismo si va al voto” Ma Crespi: ‘Non lo seguiranno a inferno’

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Siamo al crepuscolo. Ci vorrà ancora qualche mese, forse un anno, ma la fine è cominciata. Adesso ufficialmente. E la causa, come in tutte le cose della vita, sta nello stesso presidente del Consiglio. Che è, suo malgrado, molto invecchiato. E per questo da ormai quindici mesi non fa che cadere nella trappola dell’evasione (in tutti i sensi?). Ed è per questo che, oggi, nessuno (dei poteri, più o meno forti) è più disposto a difenderlo. L’ultimo a rimanergli accanto è il leader leghista. Ma lo fa – forse anche per solidarietà umana ma soprattutto – per interesse. E nelle previsioni dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio – raccolte come sempre dal giornale della politica italiana – c’è un Bossi che, raggiunto il proprio scopo, non si lascerà cadere a terra con Berlusconi. Una storia sta finendo. E la politica italiana non sarà più come prima. Meno male (?). Il racconto della giornata, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Il 150° si festeggi rifacendo grande l’Italia Ora dibattito è tutto tra Napolitano e Lega Perché il Paese non “avverte” se stesso Nazionalismo necessario e nuova politica

gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha una vera e propria passione per il Risorgimento e (per il compleanno del)la nostra nazione. Ma – proprio per questo – invita la nostra politica autoreferenziale di oggi a fare sul serio. E i modi per fare sul serio sono soltanto due: ricominciare ad occuparsi del Paese, concependo (magari a partire da questo) un progetto organico e complessivo per il nostro futuro e rimettendosi subito al lavoro per salvare e rifare grande – in un unico tempo – l’Italia; farsi da parte, passare la palla ai «figli di questo tempo» che hanno l’esigenza di fare ciò che i loro zii oggi non hanno più voglia di fare. Gli italiani vogliono (e hanno bisogno) di tornare a sentirsi parte di una prospettiva importante, quella che veda il nostro Paese tornare ad essere la culla della civiltà. E’ nelle nostre possibilità e dunque “dobbiamo” farlo. E’, questo, il modo per festeggiare davvero i nostri centocinquant’anni e anche per spegnere del tutto le velleità separatistiche leghiste. E’ evidente che finché Roma sarà «ladrona» (salvo coinvolgere loro per primi) – ovvero finché la nostra politica sarà fine a se stessa – i leghisti avranno gioco facile ad insinuare nella psicologia dei nostri connazionali l’idea, facile, scorrevole, che si stia meglio senza di lei e si possa scaricarla (con tutto il meridione). Bisogna rilanciare – non rattoppare – con forza, senza timidezze (quelle che troppo spesso caratterizzano Pigi), a partire da un progetto che il Politico.it alimenta ogni giorno. Ma bisogna fare presto: o dopo non sarà più possibile. Read more

L’intervento. Bravo Napolitano, ascoltare gli studenti di M. Madia

dicembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato dà la propria disponibilità ad un incontro con i rappresentanti del movimento studentesco di nuovo in piazza per protestare contro la riforma dell’Università in corso di approvazione in queste ore al Senato e contro il governo. Un atto distensivo, in grado di allentare la tensione più di qualsiasi riferimento a «potenziali assassini» (…). Anche per capire che cosa propongono, gli studenti. Perché il ddl Gelmini è imperfetto ma va, o si propone (ufficialmente) di andare nella giusta direzione. E allora, anche per chi pensa che non abbiano «nemmeno letto il testo della legge», come (sostiene) Giuseppe Cruciani, il modo migliore è comunque dialogare. Quello che non ha fatto il governo. Ciò che farà Napolitano. Che si prende il plauso della deputata del Pd. Perché il nostro futuro sono loro. E quel futuro va costruito con loro. Che, al di là della riforma, hanno mille ragioni per essere preoccupati e scontenti. di M. MADIA*
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***Diario politico***
SI VOTA IL 27 MARZO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E anche in queste ore ha continuato a segnalare che quello a cui stavamo assistendo era un’autocelebrazione della nostra politica autoreferenziale di oggi. E sia nelle ore del voto, sia oggi – con il pezzo incisivo di Giuseppe Rotondo sul Pd e, quindi, sull’Italia – abbiamo continuato a proporre la nostra narrazione sul domani del nostro Paese (alternata, naturalmente, agli aggiornamenti su quanto stava accadendo). A distanza di ventiquattrore, è il momento di rivivere il «giorno della verità» (?) per capire, anche – e lo faremo meglio domani con una grande analisi di Franco Laratta – se e dove va questa nostra politica, e quali spiragli si aprono (eventualmente) per quel cambio di passo – che presuppone la nuova politica – che può consentire al nostro Paese di salvarsi e di tornare grande, in un unico tempo. Il più grande racconto del giorno della fiducia e delle ore successive firmato, come sempre, dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Diario politico. Toujours autoreferenziale – Non bastava una legislatura buttata via – Non bastava mese per il voto di fiducia Ora si discute di chi si alleerà con chi (?) Ma dove sono le proposte per il Paese? Non si concepiscono a tre giorni dal voto

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché i progetti per il futuro dell’Italia devono essere frutto (innanzitutto) dell’assunzione di responsabilità di leadership illuminate ma che (sono tali purches)siano libere dalla pressione della caccia al consenso, e maturare e verificarsi (in tutti i sensi) in una prospettiva di lungo corso nel tempo. Come si può affidare il nostro Paese a chi decide cosa fare a tre mesi dalle elezioni, seduto ad un tavolino, con non uno ma due occhi rivolti a cosa fa prendere un voto in più? Questa politica italiana deve cambiare completamente registro. Deve passare dalla discussione su di sé e sul cosa ad una discussione giorno per giorno sul come, in cui ciascuno propone un proprio piano (possibilmente complessivo) ed entra nel merito non solo delle questioni, ma di come affrontarle (nell’ambito del piano complessivo, in chiave generale: non si tratta di entrare nelle tecnicalità). E non basta, appunto, che ciò avvenga con la “pistola puntata” della scadenza elettorale perché ciò dimostra che non c’è nessun interesse per le idee e quindi per l’Italia. E quelle (poche) proposte che finiranno nella discussione non saranno le migliori possibili, perché figlie di una forzatura e non di una riflessione culturale. Se oggi la nostra politica si diletta di alchimie elettorali è solo perché è sempre quella politica italiana autorefe- renziale che da quindici anni – con le brevi parentesi dei governi di Romano Prodi – tiene in ostaggio un Paese che se continua così è avviato ad un declino inarrestabile che ci farà finire in fondo a quelle classifiche i cui bassifondi già cominciamo a frequentare. Il che si traduce in povertà: povertà economica, (quindi) sociale, (quindi) culturale, quindi di nuovo economica e nel circolo vizioso si sa quando si entra ma non quando (eventualmente) si uscirà. E’ necessario un colpo di reni, un cambio di passo, e il momento per cominciare a farlo era… ieri, ma siamo ancora (per poco) in tempo. Allora lanciamo un appello alla nostra politica autorefe- renziale di oggi: a partire da oggi, parlate di ciò che volete fare per il nostro Paese; non importa se ancora non si sa se si va al voto e quando. Il punto è proprio questo: non dipende da ciò. L’Italia aspetta questo da decenni. Cominci un grande dibattito di merito, e sarà stato fatto un piccolo passo verso il superamento dell’attuale condizione. Il nostro è un grido disperato: sappiamo che difficilmente questa nostra politica, incancrenita ormai da troppo tempo, potrà trovare (dove?) le risorse per questo colpo d’ala. E del resto non è un colpo d’ala in sé che serve ma questo come avvio di un impegno stabile e duraturo. A questo fine non tutti hanno una chance, ma il Pd e l’Italia ce l’hanno: Bersani ascolti il nostro suggerimento, invece di baloccarsi in ipotesi di alleanze con la sinistra o con il centro. Fate un passo indietro. E’ per il nostro Paese. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

Diario della crisi. Marchionne detta linea: ‘Adesso è in corso, è aperta oppure no? Mancanza di chiarezza è cosa poco seria’ E fiducia (solo) fra 1 mese: perché (mai)?

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, trasformata nella riserva della nostra politica autoreferenziale di oggi che si fa rito da vecchia politica macchiato (in tutti i sensi) di tentazioni mercatistiche (e non è una scelta liberale). Si può “stare” con Berlusconi o (solo in questo caso) contro il suo governo, pensare che questa legislatura sia stata vuota di contenuti e che il Paese abbia diritto ad essere governato come credere (come fa ad esempio l’ex finiano Angeli che, da deputato, torna nelle file del Pdl pronto a votare la fiducia) che siano stati fatti dei passi in avanti: la sola cosa che non si può fare è accettare che il Paese si fermi per altri 27 giorni, tra Montecitorii vuoti e deputati che intervengono in aula ascoltati da nessuno, e l’Italia che va – in declino. Il giornale della politica italiana ha fatto (fino ad ora) tutto quello che doveva fare: ha lanciato per primo l’allarme: o cambiamo subito completamente direzione e passo o il Paese muore; ha fornito strumenti, spunti, contenuti, persino strategie per uscire da tutto questo (peraltro ascoltato dalla nostra politica di cui è, oggi, ormai, il consigliere più autorevole e, appunto, ascoltato). Se la nostra politica autoreferenziale di oggi, nonostante le dichiarazioni d’intenti, vuole continuare a non occuparsi del nostro Paese, se ne assumerà la responsabilità (storica). Noi siamo pronti a cambiare direzione. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Ora ci becchiamo un po’ di nostra politica (Ma restando – sempre – rivolti al futuro) Lodo Alfano è di nuovo (?) la loro priorità Si inserisce critica di Crespi a Napolitano “Presidente, vada fin in fondo nel dir no”

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Silvio lo ributta nell’arena. Perché non può farne a meno. Anche se aveva detto: «A questo punto non si fa più». Questo punto era dopo i dubbi espressi da Napolitano. Che però, dopo aver preso le distanze in una lettera, ha fatto retromarcia: «Io resto imparziale». Il giornale della politica italiana è un giornale istituzionale. E’, appunto, il giornale della politica italiana. Ma è libero, totalmente libero. Abbiamo più volte preso le difese del capo dello Stato. Che resta l’unico punto di riferimento assoluto di tutti. Il nostro editorialista numero uno ha però da muovergli una critica. Non senza una punta di – rispettosa – polemica. E il Politi- co.it, ribadendo la propria fiducia nei confronti del presidente, liberamente le dà spazio. di L. CRESPI Read more

Ultima intemerata di Silvio contro giudici che rischia di far esplodere (prima) il Cdx e (ri)apre un conflitto mai visto tra poteri

ottobre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un consigliere autorevole e ascoltato della nostra politica autoreferenziale di oggi, che spinge verso il futuro, del quale è il principale laboratorio. Ciò vale anche per il presidente del Consiglio, che il Politico.it incalza nel tentativo di riportarlo sulla retta via della politica vera, che, abbiamo scritto, rappresenterebbe anche la soluzione più efficace ai suoi stessi problemi. Per questa stessa ragione il giornale della politica italiana, giornale appunto della politica vera, detta l’agenda a Berlusconi e non il contrario: siamo noi a decidere di cosa parliamo a Silvio e come, puntando appunto sui contenuti piuttosto che su quel teatrino che il premier stigmatizza spesso ma del quale rischia di risultare il principale animatore; cosa che dovrebbe fare – utilmente – anche il resto della nostra politica a partire dal Pd. Accade così che su questo giornale troviate appunto i contenuti, ma molto meno – relegate al resoconto della sera – le chiacchiere, che però hanno un peso speciale visto da chi provengono, dello stesso presidente del Consiglio. Ma oggi, anche per dimostrare a Silvio quanto lo prendiamo (comunque) sul serio, sospendiamo per un momento il nostro laboratorio e ci dedichiamo, appunto, (quasi) completamente a lui e a queste pretese chiacchiere. In particolare, alle ultime, svelate dalla diffusione dei video di Repubblica, sulla magistratura. Un rapporto impossibile quello tra Berlusconi e i giudici, vero punto di caduta dell’azione pubblica del premier. Un rapporto che, a poche settimane ormai dal rischio di una condanna nel processo Mills, si fa incandescente. Al punto da spingere il capo del governo della nostra Repubblica a parlare dei giudici come di «un’associazione a delinquere» rispetto alla quale sarebbe necessario istituire una «commissione d’inchiesta» che faccia luce appunto sul loro “discutibile” operato. Una “mossa” forse non ponderata fino in fondo – viste anche le circostanze in cui è stata avviata, un rendez vous notturno con i sostenitori in piazza Grazioli al termine del giorno del suo compleanno – che poi però Silvio ha deciso di cavalcare nel suo comizio a Milano, che pone appunto due questioni, una politica e una istituzionale: la reazione dei finiani, che hanno in mano la legislatura, e cosa può significare tutto questo per gli equilibri istituzionali. Pietro Salvatori ci porta dentro tutto questo con una doppia inchiesta, che comincia con un giro d’orizzonte su cosa succede, a questo punto, dentro la maggioranza. Read more

Diario politico. Silvio, riascoltaci (ancora) Bocchino: “Al Senato ti stai sgretolando” D’Alema-Casini-Fini, se nasce nuovo Cln Se forzi in tutti i casi situazione precipita E allora rilancia modernizzando(la) l’Italia Avrai salvacondotto e passerai alla Storia

ottobre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Ripartiamo da dove c’eravamo lasciati: «Presidente, noi abbiamo fiducia nel suo senso per la modernità». Lei è sceso in campo aprendo la strada al bipolarismo e sbloccando così una nostra politica da troppo tempo – ce lo si ricorda poco – più cicala che formica. La prima Repubblica fu un’era di straordinarie onestà e responsabilità, che fecero grande una prima volta l’Italia. Ma tutto questo all’inizio. Negli ultimi decenni si trattava già di una versione deteriorata e, quel che era peggio, priva del dinamismo della seconda. Lei, come riconosce a Massimo Donadi, ha portato anche elementi di divisione, ma nessuno può negare che sia stato lei, insieme ai dirigenti che a sinistra hanno dato vita al Partito Democratico, a gettare i semi della modernità nel nostro Paese. Anche nel vituperato discorso di mercoledì, come il solo giornale della politica italiana è stato in grado di riconoscere, è stato di nuovo capace – almeno nel preambolo – di entrare in sintonia con i bisogni più profondi della nazione, che oggi sono sintetizzabili nel principio – a noi tanto caro – della responsabilità, che come abbiamo scritto si declina nel prendere di petto la situazione per evitare con un colpo di reni di imboccare la discesa (leggi: declino) e riprendere a salire verso il posto che ci spetta nel mondo. E, magari, iniziando a far germogliare quella politica del futuro che il Politico.it ha annunciato ancora una volta per primo, e che consiste nell’agire nel solo interesse dell’Italia facendo il bene di tutti gli italiani superando la vecchia divisione tra le rappresentanze dei cartelli di interesse (specifico) della destra e della sinistra. Parliamoci chiaro, presidente Berlusconi: oggi lei rischia di essere all’angolo – per le ragioni duplici che ricordiamo ai nostri lettori nel titolo, e che del resto lei ha ben chiare – se non ne esce con uno dei suoi colpi di reni (appunto), che oggi però non può più consistere in un virtuosismo – non sarebbe sufficiente – bensì deve consistere in reale virtù. Virtù oggi significa dimenticare, per un momento, le motivazioni personali, e provare a fare esattamente ciò che ci ha insegnato, ovvero puntare al massimo per avere, anche nella peggiore delle ipotesi, comunque tantissimo. Lo faccia, signor presidente: metta in campo quella «strategia-Paese» della quale ha parlato e che lei, con il suo spirito e la sua capacità di imprenditore, con l’ausilio di qualche consigliere giovane e non usurato da questi anni di lotta “politica”, saprà senz’altro declinare in un piano concreto per rifare grande l’Italia. La rivoluzione liberale che i suoi aspettano da tempo. E che anche per chi non si trova completamente d’accordo appare come un modo possibile per uscire dalla situazione di stallo. Ma, al di là del merito specifico – che però oggi è imprescindibile sia affrontato con serietà e concretezza – ci provi, signor presidente, provi a compiere la missione per la quale è entrato in politica riportando il nostro Paese ai livelli che gli sono propri. Così facendo, uscirà dall’angolo e avrà anche il salvacondotto che cerca, che anche l’Udc, in questo caso – e forse non solo i centristi – sarà pronto a contribuire a darle. Ci provi e potrà passare alla Storia non più come la «specie di demonio» (parole sue) che qualcuno vede in lei, ma come l’uomo che, dopo aver scritto pagine importanti del nostro Paese da imprenditore, ha prima modernizzato la nostra politica e poi anche l’Italia. Rifacendola grande. Lo faccia per noi, presidente Berlusconi, ma prima ancora per sé: è, oggi, la cosa migliore che le possa capitare di fare. Il racconto della giornata, all’interno, è di Carmine Finelli.

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Nostro omaggio al caduto in Afghanistan Ecco ieri i funerali di Alessandro Romani

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana saluta il nostro parà rimasto ucciso il 17 settembre scorso. Alla cerimonia presente, in un modo o nell’altro, tutta una città, Roma, della quale Romani era un “figlio legittimo”. Alemanno decide di dedicargli i festeggiamenti per i 140 anni della Capitale. Il servizio è di Pietro Salvatori. Anche su Liberal.        Read more

(DIS)UNITA’ D’ITALIA
Se il presidente resta l’unico baluardo Con un centrosinistra piegato e confuso la Lega galoppa verso la secessione (?)

settembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo visto le differenze che pas- sano tra la politica vera messa in campo da Vendola in Puglia e i «tatticismi» del Pd, oggi completamente autoreferenziale e rivolto su se stesso (anche perché quando si occupa del Paese non è in grado di farlo in modo efficace ed è come se non lo facesse). Ma quanto costa tutto questo all’Italia? il Politico.it ha scritto che i Democratici devono diventare il (vero) «partito della nazione», ma ad oggi la realtà è (appunto) esattamente l’opposta: con la loro inconsistenza, i più onesti e responsabili (ma lo sono – tutti – davvero?) della nostra politica autoreferenziale di oggi (e, soprattutto, del futuro) finiscono per non fare il bene di nessuno, anzi, creano le condizioni perché (ci) si faccia del male. In qualche caso, anche proprio alla Nazione, come idea. Succede con la Lega, che riempie il vuoto lasciato dal centrosinistra con le sue idee povere di individualismo (e localismo) sfrenato, per cui ognuno deve pensare a sé e gli altri sono tutti «ladroni», anche se sono italiani, nostri connazionali, nostri fratelli stretti, persone che si trovano sulla nostra stessa barca non per caso ma perché sono nostri familiari, siamo consanguinei e (dovremmo essere) uniti, siamo (per fortuna) inscindibilmente legati da una vita comune nella quale più remiamo tutti (assieme), più lontano andiamo (tutti). Ma la via più facile è difendere quel po’ che ciascuno di noi ha già smettendo di remare; così facendo la barca si fermerà e, oltre a non raggiungere il porto (che per noi è quello di New York, o in altri tempi quello di Genova; il porto dei porti, quello della nazione-guida del pianeta, non un porto qualunque), finirà per affondare. Perché tutto questo venga sconfitto, è necessaria una voce alta, autorevole, che faccia “venire voglia” della (nostra) nazione, offrendo un obiettivo che è quello, per noi, di ritornare grandi (quella «comune emozione» della quale parla Zagrebelsky). Nel nulla del centrosini- stra, compensato solo in parte dalla (ritrovata) indipendenza della destra liberale di Fini, l’unico freno (ma è soltanto un freno, e non il volano di un rilancio) viene dal capo dello Stato, che anche oggi, in occasione delle celebrazioni della (oggi perduta? Ne parleremo dopo) indipendenza dello Stato dalla Chiesa, parla di unità. Ecco come, nel servizio di Nicolò Bagnoli. Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi Il presidente è d’accordo con il Politico.it “E’ positivo che Silvio voglia continuare” Onestà/responsabilità per bene dell’Italia

settembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica del giornale della politica italiana. Ormai accade quotidianamen- te: il Politico.it scrive una cosa, e poche ore o pochi giorni dopo tutto ciò trova conferma o nei fatti (e viene a quel punto raccontato anche dal resto della stampa, a cominciare dal TgLa7 di Mentana al quale siamo più affini, nella differenza) o nelle parole dei protagonisti (che avevamo preceduto) della nostra politica, o, come in questo caso e come già più volte nei mesi scorsi, della nostra massima istituzione. Siamo (quasi) sempre d’accordo con Napolitano (o, concedetecelo, Napolitano è quasi sempre d’accor- do con noi) perché interpretiamo la realtà con la stessa cifra del capo dello Stato: l’onestà e la re- sponsabilità, appunto, i due valori condivisi, da destra a sinistra, su cui rifondare il domani dell’Italia. Come narrato oggi dal nostro direttore. E ora Diario. Read more

Presidente Camera ha funzione garanzia E il Parlamento non sia asservito a nulla

settembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In queste ore assistia- mo al tentativo, da parte delle forze (un po’ più) oneste e responsabili della nostra politica comunque autoreferenziale di oggi, di “smontare” le tesi di una parte della maggioranza circa l’inopportunità che Gianfranco Fini resti al suo posto non essendo più diretta espressione di palazzo Chigi (per non dire di palazzo Grazioli o di Arcore). Tesi evidentemente artefatte e la cui unica, necessaria smontatura dovrebbe consistere dunque nella negazione della loro sincerità. Chi accetti la mistificazione della realtà fatta in certi momenti proprio da coloro che la denunciano negli altri, non fa che legittimare e accreditare nella percezione popolare le stesse tesi mistificate che vengono proposte. Non è dunque per rispondere a quelle tesi, ma svolgendo solo un nostro discorso, che ricordiamo alla politica italiana il ruolo di capo del ramo più politico del Parlamento e dunque indipendente e, appunto, di controllo di chiunque segga sullo scranno più alto di Montecitorio. La prassi della fase finale della Prima Repubblica divenne, proprio in questa chiave, di assegnare la presidenza della Camera all’opposizione. L’avvento di Silvio sconvolse questo equilibrio, per la stessa ragione per la quale oggi i berluscones chiedono le dimissioni di Fini: la volontà di esercitare loro, un pieno controllo sul potere legislativo oltre che di dividersi le cariche istituzionali come fossero un premio, e infine la pretesa di non avere contraltari nemmeno mediatici là dove possono influire sulle nomine (ma non solo). Ma è una ragione, appunto, che non ha niente a che vedere con il bene del Paese e che può, e deve, dunque essere respinta senza se e senza ma. Ci parla di tutto questo, Andrea Sarubbi. Read more

Se il presidente dà (ancora) ragione a noi “C’è la crisi, concentriamoci su questo” Diario, ecco dure accuse dei finiani al Pdl “Prepara(va)no squadristi contestatori”

settembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La notizia politicante del giorno è il j’accuse di Generazione Italia nei confronti del ministro Brambilla: «Con i suoi circoli – scrivono sul sito del think thank finiano – organizza dei pullman di militanti per venire a contestare Fini a Mirabello», dove il presidente della Camera terrà domenica il primo discorso pubblico dopo la creazione dei gruppi separati. Ma il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Vi diamo conto, naturalmente, delle polemiche dentro il centrodestra; ma la nostra apertura è per le parole di Napolitano, che, praticamente in simultanea con la ripartenza forte del nostro giornale nel giorno del ritorno del direttore, dice le stesse cose che il Politico.it ha scritto ad inizio giornata: attenzione, cioè, perché la crisi – di cui non parla più nessuno – non è alle spalle; ci sono nostri connazionali, giovani e meno giovani, che continuano a farne le spese sulla propria pelle. In questo quadro, l’autoreferenzialità ed estrema irresponsabilità della nostra politica odierna emergono in tutta la loro drammaticità: il centrodestra che si sfarina per assicurare la difesa del presidente del Consiglio dai suoi processi e minaccia – è proprio il caso di dirlo – di affondare una legislatura che sarebbe potuta essere fertile e proficua per il Paese; il centrosinistra, invece di rispondere con una proposta alta per l’Italia, si balocca di leggi elettorali e di nuove e vecchie alleanze. In questo contesto, il richiamo del giornale della politica italiana accompagnato dalle parole del capo dello Stato si distingue ancora una volta per la sua autorevolezza. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.            Read more

***Costituzione sotto i riflettori***
OLTRE LA POLEMICA POLITICA: A CONFRONTO SUL TESTO DEL 1948 E SULLA SUA ATTUALITÀ

agosto 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il dibattito-scontro politico di quest’ultima settimana è stato tutto centrato sulla Costituzione, tirata da una parte e dall’altra, pur di giustificare ad hoc determinate richieste. Ad esempio, quella del ritorno al voto come unica soluzione in caso di crisi. Sul giornale della politca italiana proviamo ad approfondire l’argomento, dando spazio a un confronto di alto livello sulla querelle Costituzione formale-Costituzione sostanziale. Leggiamo con attenzione l’ottimo pezzo di Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’, che ha sentito per noi il costituzionalista Michele Ainis e il docente di Scienza politica a Firenze, Roberto D’Alimonte.

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LA NOTTE DELLA COSTITUZIONE
Se prevale l’interesse elettoralistico rispetto al bene del Paese. E l’Italia si ritrova senza punti cardinali

agosto 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La lunga notte della Costituzione è quella appena trascorsa, o, forse, quella che deve ancora affrontare. Perché l’impressione, dopo la polemica sollevata da Bianconi (Pdl) contro il Quirinale, è che la Carta costituzionale sia sempre più nel mirino, assieme a un sistema di equilibrio dei poteri che ha retto sin dalla nascita della Repubblica. Di eventuali aggiornamenti si può e si deve discutere, ma pensare di utilizzare la Costituzione come un intralcio o un valore a seconda dei casi è fuori da ogni senso sociale, politico e istituzionale. E trasmette l’idea di un Paese senza più punti cardinali… Leggiamo il pezzo di Attilio Ievolella.

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Corruzione, Giorgio: “Abbiamo anticorpi” M’è del tutto vero che sia (sempre) così? Laratta: ‘Se il marcio è (già) dentro di noi’ Urge una grande rivoluzione culturale

luglio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato parla della magistratura, certo, gli attacchi alla quale da parte della destra risultano ancora più irresponsabili considerato che, a parte le «mele marce» emerse in questi giorni, è evidente si tratti di uno dei settori più sani del Paese. E la magistratura (appunto) c’è e invitiamo tutti ad averne grande fiducia. Ma poi c’è il Paese reale. In questo grande pezzo-denuncia che state per leggere, il deputato del Partito Democratico squarcia il velo della nostra ipocrisia e, senza sentimenti “anti”, traccia un ritratto sconsolante ma realistico (di una parte) dell’Italia profonda, quella per la quale la (presunta) “furbizia” è il solo mezzo considerato (il)lecito per “sopravvivere” nella giungla della nostra società. Ma, e in questo il presidente della Repubblica ha sicuramente ragione, c’è anche un’altra Italia sana che non aspetta altro che di tornare a farla da padrone in questo Paese per troppo tempo abbandonato nelle mani di qualcuno che non gli vuole bene (o che vuole più bene a se stesso). Il giornale della politica italiana è qui proprio per questo. Serve quella rivoluzione culturale che il Politico.it racconta da mesi e che più tardi troverà un altro momento di grande esplicazione “concreta”. Perché responsabilità significa mettere il Paese davanti a se stessi e, quindi, fare davvero tutto ciò che è nelle nostre possibilità per ridargli un grande futuro. Laratta, ora. Sulla corruzione. Read more

Diario politico. Nuova? questione morale Fini: “Siamo intransigenti con chi sbaglia oppure società rigetta la politica italiana” Cricca, il silenzio di Gasparri e La Russa Allora chi ha tradito i valori di Almirante?

luglio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Al di là dello specifico giudiziario, che verrà valutato nelle apposite sedi – al giornale della politica italiana non piace sbattere il mostro in prima pagina: meglio concentrarci sul fatto politico – appare evidente, come scriveva ieri Aldo Torchiaro sulle nostre pagine, che la nostra politica è degenerata (non tutta) in una associazione non tanto per “delinquere” quanto per fare i propri (dei singoli “protagonisti”) interessi. A nostro discapito naturalmente. Una «questione morale» grande come una casa, come forse non si era mai posta nella storia – recente – della politica italiana. Perché se è vero che il Politico.it stigmatizzò le parole dello stesso presidente della Camera quando Fini distinse tra chi rubava nella Prima Repubblica e chi lo fa nella Seconda perché i primi lo facevano “per la politica”, i secondi per se stessi – ci sembrava paradossale e poco sano dedicarci a stabilire chi, tra due ladri, fosse “più ladro” – è pur vero che nemmeno ai tempi di Tangentopoli il livello di disprezzo nei confronti delle istituzioni e del Paese, quindi di tutti noi, e di conseguente autoreferenzialità aveva raggiunto le “vette” (si fa davvero per dire) di oggi. E allora sia la benvenuta una grande destra come quella rappresentata da Fini che fa della legalità uno dei suoi valori fondanti. Com’è nella sua tradizione storica: il leader dell’Msi ed Enrico Berlinguer si stimavano in primo luogo per questo, perché erano due persone oneste al servizio del Paese. E allora, e ci rivolgiamo ai tanti militanti di destra che credono che a tradirli, loro e i valori della destra, sia stato Gianfranco Fini, chi, cari camerati, ha tradito Almirante e la tradizione della destra italiana? Fini, o quegli ex luogotenenti del presidente della Camera che, dopo lo stesso capo di Montecitorio, hanno abbandonato i loro, i vostri ideali? Pensateci bene. Domani – per confermarvi la simpatia che nutriamo nei vostri confronti – ripartiamo proprio da voi, da una panoramica sulle forze alla destra del Pdl. Il racconto, ora, della giornata, firmato Carmine Finelli. Read more

Diario. Ma alle 3.30 (non) piangevano (?) Prima gli aquilani usati per fare pubblicità Poi (subito?) abbandonati al loro destino Oltre al danno ora la beffa dei manganelli (Oggi) la rabbia e indignazione nel Paese

luglio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Testa e cuore (rotto). Logica ed emotività (al contrario). Nelle ore degli scontri, la lucidità del giornale della politica italiana che indica la chiave di lettura “politica” delle manganellate della polizia: questo è un governo (o, meglio, un presidente del Consiglio) che non accetta il dissenso; e ha già cominciato ad usare (un po’) la forza per fermarlo. A fine giornata le valutazioni “politiche” lasciano il posto a quelle politiche: gli aquilani, già “feriti” (per usare un eufemismo) dal terremoto, illusi dal presidente Berlusconi, strumentalizzati nella loro tragedia, sia in funzione dell’immagine sia in chiave affaristica (le new town), lasciati poi a marcire (in molti casi) nelle loro roulotte, nelle tende, in case isolate dal mondo destinate ad un futuro degrado (della città), in case (o alberghi) lontani centinaia di km dalle loro radici, infine dimenticati, e ora anche percossi. Una “realtà” (?) che rappresenta una ferita al Paese tutto. Oggi siamo tutti aquilani, scrivono gli (altri) italiani su Fb. Il solo a non esserlo è (questo) Palazzo. Una (parte della) nostra politica italiana autoreferenziale e, inevitabilmente, da un certo momento in poi anche cinica. Non sappiamo dire se e chi alle 3.30 di quella notte del 6 aprile 2009 stesse ridendo. Di certo, da oggi sappiamo che c’era qualcuno che (non) piangeva. Il racconto (del resto) della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

Diario. Governo onesti e responsabili (?) E’ certo: alla fine Silvio si libererà di Fini Ma Follini: “Ora Pd guardi a Gianfranco” E’ la linea della loro maggioranza interna Soltanto se serve a modernizzare l’Italia

luglio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ipotesi di un esecutivo di unità nazionale (senza Berlusconi), del novello Cln paventato da Bersani, della Grosse Koalition all’italiana formata da Democratici, Api, Udc e finiani torna a farsi possibile in queste ore di fibrillazione per la nostra politica. Nulla sembra potere evitare la rottura (definitiva?) tra il presidente della Camera e il capo del governo, e le ragioni della possibile separazione – per una volta squisitamente politiche: un’inconciliabilità di fondo tra la strada imboccata da Fini e quella tradizionalmente berlusconiana – lasciano preludere una possibile soluzione diversa dal mantenimento dell’alleanza in altre forme. I sospetti, più che i rumors, della prima ora su Kadima tornano prepotentemente d’attualità. E una novità sullo scacchiere della politica italiana potrebbe favorire questo sbocco legandolo ad un ulteriore terremoto. I Democratici sembrano infatti, a questo punto, propensi a fare sul serio sulla strada indicata mesi fa da Bersani e poi “ritirata” per le polemiche interne. Si sa che a proporre una seconda volta la stessa opzione si finisce per trovare la strada libera degli ostacoli e delle resistenze precedenti e la maggioranza dalemian-bersaniana ci sta pensando davvero: un governo o un’alleanza elettorale che coinvolga, appunto, Pd, Api, Udc e i finiani, le ultime tre sigle magari riunite sotto le insegne del Partito della Nazione. Il giornale della politica italiana considera il bipolarismo-bipartitismo un passaggio necessario per questa nostra politica ancora incapace di diffuse onestà e responsabilità. Ma l’approdo finale resta quello di una forza onesta e responsabile che agisca nel solo interesse del Paese, superando la vecchia dicotomia tra destra e sinistra. Abbiamo già scritto che dubitiamo tutto questo possa essere realizzato con il contributo delle forze attuali. Ma se Democratici e Nazionali(sti) dovessero trovarsi d’accordo sull’obiettivo di rifondare (appunto) la nazione, nel segno della modernità – patti chiari e amicizia lunga, soprattutto con l’Italia – il Politico.it non potrebbe che sostenere questa ipotesi. Se invece si dovesse rischiare – com’è più probabile, visti i protagonisti in campo – di entrare nell’ennesima stagione di consociativismo, molto meglio continuare sulla strada del bipartitismo e lavorare dalle due ali della nostra politica per una sana competizione tra chi vuole modernizzare questo Paese. La palla è, soprattutto, nelle mani del Pd. Riflettete bene, cari Democratici, per capire dove volete andare. Il racconto della giornata, all’interno, di Carmine Finelli. Read more

«Ghe pensi mi» Diario politico. Dopo il Tg La7 di Mentana

luglio 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Da stasera, care lettrici, cari lettori, lo avrete letto per ora solo sul giornale della politica italiana, c’è anche il Tg La7 di Enrico Mentana. Fino a ieri solo da noi, e su nessun altro giornale e tantomeno in tivù potevate ascoltare ogni sera il racconto completo della giornata della nostra politica, senza censure, sfornato con onesta e responsabilità nel solo interesse di tutti noi. Da oggi molto di quello che leggerete qui alla sera potrete sentirlo anche dagli schermi de La7, perché di Enrico Mentana il Politico.it condivide l’impostazione super partes e la volontà di avvicinarsi quanto più è possibile alla verità, che poi è l’essenza del giornalismo. Certo «la verità è sfuggente, stiamo ai fatti», diceva il premio Pulitzer Walter Cronkite. Allora per noi, come per Mentana, la verità non può che essere raccontare tutti i fatti, dare tutte le notizie. Vi consigliamo dunque di seguire prima il Tg La7 di Mentana e ascoltare la prima infarinatura sui fatti della giornata e poi di cliccare qui per il vero racconto completo. Diario che, vedrete, vi dirà tutto ciò che il Tg La7 stasera non vi ha detto, sulle notizie che il Tg La7, però, a differenza di tutti gli altri telegiornali, ha dato: Berlusconi che annuncia «ghe pensi mi», sì, con cui hanno aperto Tg1 e Tg5. Ma soprattutto Fini che attacca sul fronte della legalità e (ri)apre un (nuovo?) fronte dentro il Pdl, al punto da spingere Cicchitto a parlare per la prima volta di possibile «separazione consensuale». E poi Tremonti che accusa le Regioni di avere sbarellato nella gestione dei fondi Ue. Un grande Diario firmato, stasera, Carmine Finelli. Read more

***Brancher e gli altri***
BERLUSCONI E’ AGLI SGOCCIOLI (?)
di ALDO TORCHIARO

giugno 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Stiamo facendo fatica ad accorgercene, ammaliati dall’arte berlusconiana. Il sorriso del presidente del Consiglio, la sua “cantilena rassicurante”, l’inerzia che mantiene in vita tutto questo fanno sembrare a tutti noi, ancora non del tutto capaciti del fenomeno-Berlusconi (quindici anni dopo), che la “costruzione” del presidente del Consiglio sia ancora integra e salda in controllo del Paese. E in parte è così, perché non è ancora emerso l’uomo, o la parte (il Pd è ancora lontano dal diventarlo, ma in fondo è un gigante in età immatura, o addormentato, che potrebbe crescere o svegliarsi all’improvviso) che può tirare le fila di ciò che ora stiamo per indicare. Ma il caso, fantozziano, del ministro nominato perché potesse sfuggire ai propri guai giudiziari grazie al legittimo impedimento è il segno che la fine è iniziata, e non da oggi, e coincide – come sempre – con il momento di massima sicurezza dei protagonisti. In questo editoriale per il giornale della politica italiana, la grande firma di E Polis e de il Politico.it invita Berlusconi a riprendere in mano la situazione, ad aggiustare quel motore che, scrive Torchiaro, si è probabilmente spento nella sala macchine del Pdl; ma è probabile che la macchina (nel suo complesso) sia ormai sfuggita di mano: vuoi per l’età ormai abbastanza avanzata del premier, vuoi perché quando la misura è colma il tappo finisce per saltare, per usare le parole di Paolo Mieli, che primo fra tutti ha visto questo che noi – comunque primi tra gli altri – segnaliamo ora, vuoi perché (ed è in parte una conseguenza delle prime cause) intorno a Berlusconi è stata bruciata molta erba (in tutti i sensi?) in questi anni, la macchina, appunto, non è più quella di una volta, e non risponde più, come prima, ai comandi. Per questo in casa-centrodestra, dove ovviamente hanno ancora più forte il polso della situazione, è già cominciata la lotta (per ora sommersa) per la successione. Noi abbiamo scritto di Tremonti e del suo tessere le fila del dopo-Berlusconi; ma anche Alfano sarebbe in movimento. E se anche Ernesto Galli della Loggia, oggi, sul Corriere, parla di rischi per il governo, così come titoliamo noi, vuol dire che, davvero, siamo ad un passo dalla fine. Di cosa? Avremo modo di ragionarne nei prossimi giorni. Intanto, Torchiaro. Read more

Brancher scuote gli italiani e Napolitano ‘No, non ha alcun legittimo impedimento’ Così (ora) anche la Lega prende distanze E i finiani: “Quella mossa, inopportuna”

giugno 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il neo- ministro «non ha portafo- glio» dunque non non ha nessun ministero da costruire e perciò neppure alcunché gli impedisca di presentarsi ai processi. Quando è troppo è troppo. Studiato a tavolino per esplodere nelle ore della partita della Nazionale, e passare, così, (quasi) inosservato, il caso Brancher al contrario fa breccia nei sentimenti (di indignazione) degli italiani e si rivolta contro il governo per raggiunto limite di sopportazione: l’Italia è Paese abituato al peggio, cui il presidente del Consiglio ha insegnato a non “patire” più per nulla, ma di fronte ad una presa in giro-provocazione, come l’ha definita il nostro Gad Lerner, tanto palese, anche i nostri concittadini sotto effetto dell’anestetico berlusconiano reagiscono, e mettono nelle mani del capo dello Stato la palla di una risposta. Che prontamente, in serata, arriva. Per la sorpresa di tutti, Napolitano raccoglie lo spirito del (breve) tempo e rispedisce al mittente la “giustificazione” di Brancher che ventiquattrore dopo avere giurato al Quirinale aveva già brandito lo scudo del legittimo impedimento, confermando i sospetti sulla strumentalità della nomina. Il giornale della politica italiana vi racconta come nessun altro questa storia (è proprio il caso di chiamarla così). Baffigo. Read more

Diario politico. Presidente, (ora) non firmi Se ddl può pure essere cambiato (prima) Ma se passa (così) resta una sola strada Prodi: “Sì, vogliono controllare il Paese” Le derive vanno fermate (finché si può)

giugno 11, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. C’è il passaggio alla Camera, e tutto può ancora accadere. Un barlume di speranza (della quale tuttavia abbiamo imparato a diffidare, e per questo diremo ciò che stiamo per dire) lo offre ancora Gianfranco Fini, sia come presidente di garanzia del ramo del Parlamento che ha il compito di vagliare per ultimo e di approvare, eventualmente, definitivamente il provvedimento, sia come leader della destra matura, europea, che vive sottotraccia a questa maggioranza, minoranza nei gruppi parlamentari, non si sa quanto (davvero) nel Paese, perché ad essa possono essere iscritte ragionevolmente personalità come Beppe Pisanu e Marcello Pera e questa destra non coincide affatto con i (più o meno angusti) confini dell’ex An. E dunque stiamo a vedere. Ma se il provvedimento dovesse passare così come è stato definito al Senato, ci sarebbe una sola cosa da fare: Giorgio Napolitano dovrebbe rimandarlo alle Camere. Assumendosi la responsabilità di tutto ciò che questo potrebbe comportare. E, anzi, (anche) proprio per questo. Il provvedimento non «ci mette alla pari alle grandi democrazie europee», contrariamente a quanto sostiene il ministro Bondi, e non è quanto di necessario si poteva (ulteriormente, perché esistono già norme in materia) e forse doveva fare «a tutela della privacy», come dice il ministro Alfano, ma qualcosa di molto più grande e di cui conosciamo le sicure conseguenze: mani libere alla criminalità, di qualunque rango essa sia. E un provvedimento del genere non può che tradire la Costituzione materialmente, perché nega la sicurezza, la giustizia e la libertà, ma la tradisce probabilmente – non siamo nelle condizioni di esprimere certezze in questo senso – anche formalmente, laddove la Carta parla di diritto alla privacy ma garantendo alla giustizia il pieno diritto-dovere di fare il proprio corso. Dunque ci sono tutte le ragioni per cui il capo dello Stato possa (diciamo possa perché, naturalmente, non ci permettiamo di sindacare sulle sue possibili decisioni) dire di no. E fin qui ciò che è stato sostenuto finora (da Di Pietro) o pensato ma non detto, per non mettere in difficoltà Napolitano (dal resto dell’arco costituzionale che non si riconosce in una legge del genere). Il giornale della politica italiana si assume la responsabilità di fare un passo ulteriore e di dire una cosa in più. Secondo l’ex presidente del Consiglio la strategia di Berlusconi è chiara. E sono gli stessi concetti che abbiamo espressi nei giorni scorsi e nelle scorse settimane. Di fronte a questo, anche alla luce di ciò che ci insegna la Storia, ciò che di peggio un Paese può fare è stare a guardare finché la situazione non sia irrecuperabile. Se dunque dal passaggio alla Camera non dovessero giungere segnali almeno confortanti da parte di Fini, Napolitano dovrebbe non firmare. Non firmare e costringere così la maggioranza o a fare un passo indietro – a cui ne potrebbero seguire altri, in occasioni successive, di fronte alla stessa fermezza del capo dello Stato – oppure a scoprire le proprie carte, determinando a quel punto un bivio: o le parti sane della destra italiana emergono – anche nelle sedi in cui hanno il potere di incidere sul decorso al quale stiamo assistendo – anche grazie al coraggio infuso da Napolitano e allora la situazione può rientrare anche attraverso successive elezioni; oppure ci sarà uno strappo. Ma quando le condizioni sono ancora tali da garantire una reazione. Dopo, potrà essere troppo tardi. E’ una situazione delicata, ma quale sia la strada che abbiamo imboccato pare fin troppo chiaro. Attendere che la situazione si aggiusti da sé – magari per ragioni “naturali” – è un modo per assumersi la responsabilità di non avere fatto tutto quanto fosse nelle nostre possibilità. Il momento, a nostro modo di vedere, è adesso. Ci pensi la politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

La destra: Fini e Napolitano, dove siete?’ Legge-bavaglio, in subbuglio l’area ex An Dossier/ le norme nel resto del mondo
E un dubbio: presidente, perché firma?

giugno 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Ed è, appunto, il giornale di tutta la nostra politica. In questa duplice chiave, dà spazio, oggi, nel giorno in cui ci si confronta, tra sconcerto e preoccupazione, sul ddl intercettazioni, a chi ha avuto meno risalto in queste ore. E rappresenta, invece, la sensibilità più rilevante per capire come sta la nostra democrazia, e se, e come, potremo reagire a questo colpo inferto alla libertà di tutti. La voce di quella grande parte della destra italiana che non si riconosce nella scelta del governo. La destra indipendente vicina, idealmente, a Gianfranco Fini. Il quale ha vissuto con disagio il passaggio di ieri. Ma, dopo la mediazione precedente la formulazione del ddl, non ha più mosso un dito. Su questo torneremo nelle prossime ore. E’ un tema cruciale perché c’è un’intero mondo, invece, che avrebbe voluto dal suo leader una presa di distanza, e magari un’assunzione di responsabilità nel momento più controverso dell’azione di governo. Maurizio Guarino, presidente della principale associazione della destra ex An, interviene su il Politico.it per rispondere a Gasparri che aveva parlato di un Pdl compatto nel sostegno al provvedimento. E gli fa sapere che la destra non ci sta. Con questo, il giornale della politica italiana avvia questa forma di interazione e di collaborazione con il movimento della destra proponendo anche un pezzo di Enrico Sturman e Daniele Ricciardi, responsabili di dipartimento di Destra razionale, che studia lo stato dell’arte sulle intercettazioni nel resto d’Europa e non solo. Soltanto in Repubblica Ceca è in vigore una legge definita «museruola», che può essere paragonata a quella italiana. Infine, dalla destra un appello (implicito) a Fini ma anche al presidente della Repubblica: perché, scrivono Sturman e Ricciardi, Napolitano annuncia l’intenzione di firmare il ddl nonostante la palese violazione della Costituzione materiale del nostro Paese? La destra, dunque, dalle colonne de il Politico.it. Sentiamo. Read more

Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo – ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) – che non esclude, comunque, forme di separazione – ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Diario politico. Onestà e responsabilità-2 Se Fini riceve Saviano (per sostenerlo)
E gli intellettuali di destra: ‘Difendiamolo’ Mentre Napolitano celebra unità nazione Si (ri)costruisce a partire proprio da qui

maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, è un giornale libero e sopra le parti. O, se volete, dentro (entrambe) le parti. Tale da fare, tra l’altro, un proprio endorsement per Marino alla viglia delle primarie Democratiche, e contemporaneamente per il presidente della Camera in un’altra occasione dentro la maggioranza. Da dare “consigli” al centrosinistra su come uscire dall’impasse e al presidente del Consiglio per girare a vantaggio proprio e del Paese la dialettica con Fini. il Politico.it non “sta” insomma né con il centrodestra né con il centrosinistra, ma promuove, oltre al resto, quelle forze dentro l’uno e l’altro polo che promettono la modernizzazione dell’Italia all’insegna dei (nostri) valori condivisi, condizione irrinunciabile per rifare grande il nostro Paese. In questa chiave la giornata di oggi ci propone un altro esempio del “bene e del male”, se vogliamo utilizzare (ma per gioco) queste categorie berlusconiane della politica (o no?). Come vi abbiamo raccontato nel Diario di ieri, Emilio Fede aveva insultato Saviano sostenendo, in buona sostanza, che non se ne può più di lui. In precedenza era stato il premier a dire che lo scrittore napoletano contribuiva alla popolarità della mafia, piuttosto che combatterla, con il proprio Gomorra come tutti gli altri che la raccontano. Oggi Gianfranco Fini – che già durante la direzione dello scontro con Berlusconi aveva stigmatizzato quelle prime parole del Cavaliere – ha voluto rimarcare le differenze, accogliendo Saviano a Montecitorio e palesandogli la «vicinanza delle istituzioni», oltre alla «stima». Ma anche due battitori liberi di centrodestra come Filippo Facci e Antonio Socci oggi, dalle colonne di Libero, lanciano un appello al proprio establishment affinché «non regaliamo Saviano alla sinistra». A dimostrazione di come le posizioni oneste e responsabili (moderne ed europee) del presidente della Camera sono magari oggi minoritarie nella classe dirigente (o meglio, tra i parlamentari) della maggioranza ma sono condivise da molte parti del ceto intellettuale e anche della società che fa riferimento alla destra. Nello stesso giorno, il capo dello Stato prosegue le celebrazioni per il nostro 150° anniversario, giudicando «penose» le parole di chi getta fango sull’unità del nostro Paese. Che non è né di destra né di sinistra; è ciò che rende l’Italia, l’Italia. Se vogliamo tutti insieme rifare grande questo Paese, dobbiamo partire di qui. E dall’onestà e dalla responsabilità. A destra come a sinistra. Una grande alleanza non elettorale ma culturale, per modernizzare la politica italiana, e costruire così il futuro. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Se Casini rompe gli indugi Cesa: ‘Oggi azzerati gli incarichi nell’Udc’ Pier: “Sì, nascerà il Partito della Nazione” Ecco spiegato il silenzio post-Regionali
E Fini ora su governo di salute pubblica?

maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ama la politica vera. E nella partita a scacchi che il leader centrista sta giocando da prima delle Regionali di tutto questo sembra esserci poco. Tuttavia la nascita di un partito (di cui peraltro abbiamo scritto noi per primi) che ha l’ambizione di scardinare il bipolarismo – che, al contrario, il nostro giornale considera necessario per la modernizzazione del Paese – merita l’attenzione che gli dedichiamo. Casini che dunque comincia a sciogliere l’Udc per dare vita, nei prossimi giorni/settimane, al Partito della Nazione. Che coinvolgerà presumibilmente i libdem all’amatriciana di Rutelli. E che originariamente – sin dal nome – era stato pensato per piacere al presidente della Camera. Alcuni osservatori si chiedevano a cosa preludesse l’assenza dal dibattito pubblico del leader Udc dopo il voto di marzo; ora lo sappiamo. Ora noi ci chiediamo che cosa possa significare il silenzio di Fini di fronte alla proposta, evidentemente combinata a questo nuovo passo, di Casini, di ieri, di un «governo di salute pubblica». Ovvero una grande ammucchiata che o preluda all’apertura di trattative a destra e a sinistra per le alleanze in vista del 2013, oppure favorisca proprio la nascita del Pdn, passo successivo al ritorno al centro del baricentro della politica italiana e alla partecipazione alla grosse koalition e magari all’esecutivo di chi poi ci dovrebbe stare. E Monteze- molo sarà in prima persona della partita? Sapremo nelle prossime ore. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Napolitano fa suo allarme lanciato da noi “Se ora la crisi può generare terrorismo” Rosadi ci ricorda stragi nere di 30 anni fa

maggio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo ha scritto per primo il giornale della politica italiana. La fine della coesione sociale, avevamo detto con Lerner, rischia di alimentare nuove forme di tensione e di violenza, sulla falsariga di quello che – nell’eccezionalità di una crisi di Stato e dunque con le peculiarità del caso, anche alla luce della storia (più) recente del Paese – sta avvenendo in Grecia. Oggi, nella giornata della memoria per le vittime, appunto, del (nostro) terrorismo il capo dello Stato dice le stesse cose: la crisi economica può generare nuove tensioni, e «bisogna (dunque) tenere sempre alta la guardia contro il riattizzarsi di nuove possibili tentazioni di ricorso alla protesta violenta, e di focolai non spenti di fanatismo politico ed ideologico». Il giornale della politica italiana fa come sempre un’operazione (anche) culturale, scegliendo di anticipare questo rischio e contemporaneamente di ricordare le persone cadute per il furore ideologico di pochi (?) raccontando con la sua grande firma – profondo conoscitore e studioso delle nostre vicende storiche – due di questi “episodi” che si verificarono, peraltro, proprio in maggio. «Un lontano maggio di trentasette anni fa»: le stragi di via Fatebenefratelli e di piazza della Loggia. “Buona” (si fa per dire) lettura. Read more

Diario politico. Dove giustizia(?) è politica Bocchino: “Io mi candido a capogruppo” E ora Berlusconi non può rischiare voto Se governo cade ritorna processabile Napolitano: “Magistrati, fare autocritica” E in Calabria cittadini applaudono boss

aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La chiave di lettura che vi proponiamo stasera è il rapporto tra nostra politica e giustizia. Il presidente della Camera continua a rassicurare: «Esecutivo durerà». Ma la sua minoranza va all’attacco. E stringe in una morsa il premier. Che a sua volta frena e non fa saltare il banco perché non può. Lui. Perché se si va alle elezioni anticipate cade il legittimo impedimento. E – qui sta il punto – anche in caso di vittoria non farebbe più in tempo, nella nuova legislatura, ad approvare la legge costituzionale. Quella che gli garantirebbe l’imm(p)unità anche oltre i 18 mesi della sospensione. E naturalmente potrebbe anche non vincere le elezioni. E qualora il processo riprendesse il rischio di una condanna è elevatissimo. Per questo Berlusconi è giunto a più miti consigli. Il capo dello Stato intanto si rivolge alle toghe e invita i magistrati a lavorare per recuperare «la fiducia dei cittadini». L’Anm: «Difficile farlo (autocritica) quando ci si trova sotto attacco». Alfano: «Intervengono su tutto considerando il Parlamento un’istituzione di serie B». Fin qui la (ir)regolare amministrazione. A Reggio Calabria viene arrestato Giovanni Tegano, uno dei trenta latitanti più pericolosi secondo la “graduatoria” del ministero dell’Interno. Ma di fronte alla polizia che si allontana con il capomafia centinaia di persone salutano quest’ultimo. Politica e (mancanza di) senso della legalità. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Festa dell’unità (d’intenti) “Ora facciamo insieme l’Italia moderna” Lo dice Berlusconi già pungolato da Fini Così il premier dà ascolto a il Politico.it Napolitano: “L’esempio dei nostri padri” (Ma stiamo dimenticando il Paese in crisi) Presidente, avanti nell’interesse di tutti

aprile 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La festa della Liberazione coincide – non a caso naturalmente – con un giorno di grande politica (italiana). Anche se per ora solo a parole. Il presidente del Consiglio raccoglie nei fatti il nostro appello (non sappiamo se e quanto direttamente, di certo il Politico.it è letto – e in qualche caso fatto – anche dalle persone vicine al Cavaliere, sta di fatto che recepisce in toto il nostro invito) e aprendo implicitamente ad un presidente della Camera che da un’altra tribuna televisiva rinnova la propria spinta di modernizzazione (anche) del Pdl con toni concilianti che favoriscono la dialettica interna, rilancia sulla strada della modernità che il giornale della politica italiana gli aveva indicato. Per capire meglio cos’è accaduto in questo 25 aprile che (non vorremmo essere ingiuriosi) evoca un’altra liberazione, quella dai «lacci e lacciuoli» imposti al Paese negli ultimi vent’anni, non è retorico fare riferimento alla carica morale dei nostri padri costituenti, evocata sabato dal presidente della Repubblica, figlia della Resistenza e della “necessità” di rifare (grande) il Paese dopo la distruzione seguita al ventennio e della guerra (civile e non). Parlano dunque Berlusconi e Fini. I loro discorsi sono caratterizzati da una grande assenza: la crisi economica e la situazione (e l’urgenza) di migliaia di (altri) italiani caduti (è proprio il caso di dirlo?) o che rischiano di cadere in povertà a seguito dello sconquasso di mercati (tutti, anche quello del lavoro) di questi mesi. Ma la maggioranza, lo sappiamo, è una maggioranza di destra, e per quanto non rinunciamo a sperare (e a lavorare per) delle risposte, rapide, può rientrare nell’ordine (non) naturale (politicamente parlando) delle cose che la priorità venga data ad altro, ad esempio alla riforma dello Stato inteso come spina dorsale della nazione (ed è già qualcosa, anzi, che si parli di riformarla). A venir meno alla propria responsabilità (relativa, in tutti i sensi) è – piuttosto – il centrosinistra, ancora una volta del tutto fuori dalla discussione di queste ore. La politica italiana la fa tutta il centrodestra. E, come dicevamo, a parte il “trascurabile dettaglio” di cui vi abbiamo appena riferito, lo fa con uno spirito in linea con l’importanza di questa giornata. Il premier parla in un messaggio video mandato in onda dai telegiornali (che a qualcuno è sembrato un’anticipazione di un possibile futuro da presidente della Repubblica) e fa ciò che il giornale della politica italiana aveva invitato a fare: rilancia rispetto alla dialettica interna al Pdl e quindi l’azione di governo (e del Parlamento); non cita direttamente i rapporti con Fini ma è chiaro che le mosse dell’ex leader di An influiscono su ciò e su come Berlusconi dice. Il capo dell’esecutivo torna a porre (appunto) il tema delle «riforme condivise» nella prospettiva di fare «l’Italia del futuro». il Politico.it da mesi offre idee e spunti per quello che potrebbe essere il Paese del domani (qui, ad esempio, e qui); non è ragionevole aspettarsi vengano recepite (pure queste) in toto perché sono riconducibili ad una sensibilità maggiormente moderata (e, insieme, radicale) ma che si ponga il tema complessivo è già qualcosa di importante. E, naturalmente, l’apporto di Fini è e sarà/è auspicabile che sia sempre più decisivo. E anche lo spirito dei Costituenti: visto che sembra ascoltarci, presidente, vada fino in fondo, lo faccia nel solo ed esclusivo interesse di tutti gli italiani. Coinciderà con il suo, di capo del governo che pas- serà alla Storia per avere (finalmente) modernizzato questo Paese. Il racconto, ora, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Conflitto di interessi (…)
Il presidenzialismo? Legge ad personam
Premier: ‘A turno unico’. Per stravincere
Ma Fini: “Lo si faccia per (tutto) il Paese” E a Confindustria si parla (anche) di Italia

aprile 10, 2010 by Redazione · 3 Comments 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. I due scenari di cui vi abbiamo raccontato in questi giorni: il mondo a parte della politica italiana, che discute di se stessa e delle proprie riforme. E uno squarcio di realtà a Parma, al convegno annuale dell’associazione degli imprenditori, che chiedono invece risposte concrete per uscire dalla crisi e costruire il futuro. Sul palco del teatrino della nostra politica si sfidano i due cofondatori del Pdl, che rappresentano evidentemente interessi (appunto) opposti. A Parma interviene anche Tremonti, che parla di riforma fiscale e federalismo come prime chiavi di volta con cui incidere sulla realtà continuando a riconoscere – come ha cominciato a fare da qualche tempo – l’esistenza di una crisi che comporta ancora notevoli rischi. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Diario politico. Nell’interesse? del Paese Il record negativo per rapporto deficit/Pil Migliaia di persone in più ora sulla strada Le “riforme” (?) già aspettano da decenni Mentre l’Italia oggi non può più aspettare

aprile 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Nel pieno della peggiore crisi economica e finanziaria dal dopoguerra (basta osservare le stazioni ferroviarie del nostro Paese, la sera: il numero delle persone costrette a passare la notte all’addiaccio è cresciuto visibilmente. E non si tratta – solo – di persone extracomunitarie – appena – immigrate), con la situazione dei conti pubblici che – nonostante l’attenzione, meritoria, riservata da Tremonti – precipita di nuovo a livelli spaventosi precedenti l’inizio dei cicli di risanamento operati dai governi di centrosinistra, nel momento in cui, cioè, più che in qualunque altro della propria storia recente l’Italia ha bisogno della propria politica, di risposte e concrete e urgenti per alleviare, almeno un po’, la sofferenza crescente ed evitare che prenda (ad affliggere) troppe altre persone, in questo momento cruciale per la vita di tutti noi la politica italiana (di oggi) che fa? Passate le elezioni, e dunque messasi al sicuro dal rischio che la propria autoreferenzialità generi nuova anti-politica che si traduca in ulteriore disaffezione e astensione e voto di protesta a movimenti alternativi, si mette silenziosamente (è proprio il caso di dirlo) alle spalle tutto questo per riprendere a trastullarsi con il tema, tradizionale in quanto irrisolto, autoreferenziale – a questo punto, e in questo momento – come non mai, delle cosiddette “riforme” (istituzionali). Che gli italiani non sanno esattamente cosa siano e a cosa servano, che di sicuro non risolveranno (oggi) i loro grandi problemi, e che è quanto meno paradossale che tornino al centro del dibattito politico quando il Paese ne è – suo malgrado – più lontano che mai. Anche perché il sistema ha certamente bisogno di riforme, arrugginito, semi-bloccato com’è divenuto, ma – fuor di ogni demagogia – solo in parte il suo malfunzionamento dipende dalla farraginosità del meccanismo; l’altra parte dipende dall’autoreferenzialità (appunto) di quella stessa classe dirigente che dovrebbe fare le riforme per superarla (sic). A questo proposito va ricordato che le ultime due riforme costituzionali che si sono fatte – quella del titolo V da parte del centrosinistra nel 2000, quella del centrodestra poi bocciata dal referendum della legislatura successiva, oltre alla riforma elettorale evocaticamente definita «porcata» dal suo stesso estensore – avevano tutt’altra funzione che perseguire il bene del Paese, e ci rendiamo conto che abbiamo (la nostra politica ha) perso il contatto con la realtà, e stupisce che solo il giornale della politica italiana si trovi oggi, qui, a denunciare il rischio (che non si risponda a questa) deriva. Il racconto, comunque, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Ritorno a (quale) futuro(?) Come nel ’02: assalto all’art. 18 (e giudici) Pd pensa sempre alle alleanze. L’Italia no 49 senatori provano a ‘svegliare’ Bersani Vero dibattito si è svolto (e continua) qui

aprile 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Stessi giorni di marzo del 2002: il Circo Massimo accoglie tre milioni di persone – «Siamo figli della solidarietà» – chiamate dalla Cgil e dal suo leader di allora, Sergio Cofferati, a respingere la tentazione del governo Berlusconi II di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impedisce il licenziamento senza giusta causa. Otto anni dopo, altri tempi, un altro spirito del tempo – e anche un altro mercato del lavoro, d’accordo, ma certo non a maggiore garanzia dei lavoratori, anzi – il presidente della Repubblica rinvia alle Camere un ddl del governo che contiene, di fatto, il superamento dell’articolo 18: ovvero un dispositivo che permette che il lavoratore possa essere, in sostanza, obbligato dal datore di lavoro a firmare una clausola contrattuale che prevede, in caso di licenziamento senza giusta causa, che non possa ricorrere ai giudici bensì si debba “accontentare” di un semplice arbitrato, a scapito di (una – grossa – parte) delle proprie garanzie. Tutto questo nel silenzio (al di là dell’inevitabile impegno parlamentare) quasi totale dell’opposizione, che evoca con il suo segretario continuamente il tema del «lavoro» ma che, tra tentazioni liberiste, ragionevoli modernizzazioni e – soprattutto – una perdita del senso di sé, non pensa di promuovere una battaglia nel Paese su questo passaggio decisivo. Altri tempi, dicevamo, un altro spirito del tempo (nel Paese si è affermata una cultura liberista che ha fatto breccia appunto anche nell’opposizione che non sente forse più veramente come propria la battaglia in difesa di un istituto che, anche a causa della diversificazione del mercato del lavoro, non ha del resto più la stessa forza simbolica ed evocativa), ma anche la solita responsabilità di un’opposizione che non fa abbastanza il suo mestiere, forse anche a causa dell’idea bersaniana per cui, in buona sostanza, una battaglia che non si può vincere è meglio non combatterla per non perdere la capacità di farlo. Da usare quando, ammesso che ne sia rimasta ancora? Lo hanno capito un gruppo di parlamentari Democratici, trasversali a tutte le mozioni e le aree interne al partito, che oggi sferzano Bersani a superare la «gestione ordinaria» e a fare uno scatto «d’anima», tutti insieme. La risposta è sempre la stessa. E dopo l’articolo 18, in difesa del quale la prossima volta il capo dello Stato non potrà più nulla, toccherà alla magistratura passando preliminarmente per le intercettazioni, priorità assoluta – dichiarata – del presidente del Consiglio, come ci racconta theHand nella vignetta che chiude anche il racconto di oggi. Guardando al futuro, avevamo annunciato. Un futuro molto prossimo. Sì. Prossimo ad assomigliare a quello di otto anni fa. Un ritorno, appunto. Solo, con un’opposizione in meno. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Napolitano il presidente di tutti gli italiani Ieri no all’esclusione del Pdl da Regionali Oggi no alla norma anti-lavoratori del Pdl

marzo 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato rinvia alle Camere il disegno di legge del governo che consentiva ai datori di lavoro di “imporre” ai propri dipendenti la rinuncia ad andare dal giudice – sostituito da un arbitrato – in caso di licenziamento senza giusta causa. Una sorta di aggiramento/cassazione de facto dell’articolo 18. Lo spirito del tempo, che “consente” al centrosinistra di non dire una parola su questo provvedimento che avrebbe minato/minerebbe gli equilibri tra proprietario e lavoratore, e ridurrebbe ulteriormente le garanzie sul lavoro, è ininfluente per Napolitano così come lo era stato il “richiamo della foresta” (della sua parte di provenienza) al momento di decidere se firmare il decreto interpretativo salva-liste. Ovvero come interpretare con grande equilibrio e saggezza il proprio ruolo di garante della Costituzione e di presidente di tutti gli italiani. Da una posizione uscita rafforzata proprio dal “sì” a quel dl: ora nessuno potrà contestare a Napolitano di non agire in nome del Paese, di tutti i cittadini. E’ per questo, e a questo fine, che il giornale della politica italiana sostenne la scelta del presidente della Repubblica. Ci racconta tutto Stefano Catone.            Read more

Diario politico. Siamo pure in buone mani Così Fini (redarguisce Berlusconi di ieri): “Fare le riforme nello spirito costituente” Segue Napolitano: “Per l’unità del Paese”

marzo 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario istituzionale (che non significa affatto neutro o poco incisivo, anzi, e ora ci veniamo) in cui per una (nostra) par condicio diamo spazio all’intervista di oggi di Mentana a Pierluigi Bersani così come ieri avevamo raccontato l’intervento di Berlusconi in Piemonte, senza però titolarvi su (come ieri) e dando priorità, ancora una volta, alla prospettiva di lungo periodo e al futuro del Paese. Per chi non dovesse averlo in mente, lo “spirito costituente” al quale fa riferimento il presidente della Camera si può descrivere come la disposizione (d’animo) di chi vuole davvero fare le cose nell’esclusivo interesse del proprio Paese e di tutti (quello invocato dal nostro direttore – da lui non solo per le riforme istituzionali – nell’editoriale di sabato scorso, che trovate nella rubrica e ancora anche nella vetrina Politica) figlia, questa disposizione, dell’esigenza e della grande voglia di avere o fare (bene) qualcosa di chi per troppo tempo ne è stato privato e, ora, ha  modo di esprimere tutta la propria intensità e il meglio di sé producendo (spesso) le opere migliori della vita (personale o di una comunità), come appunto nel caso della nostra Costituzione. Quella alla quale fa riferimento anche Giorgio Napolitano, che come proseguendo il discorso di Fini indica un possibile (benefico) effetto collaterale (o perseguito) di questo modo di agire (o più difficilmente una sua precondizione): appunto l’unità, il senso di appartenenza comune e di vicinanza e solidarietà tra gli italiani e tutte le parti del nostro Paese. E’ su questo che, portando le nostre idee anche sul modo specifico in cui tutto questo si possa realizzare, il Politico.it continuerà ad insistere. Per il bene del proprio Paese. Ora il racconto: Finelli. Read more

Diario politico. E’ la resa dei conti nel Pdl Noi avevamo previsto tutto: 19/01, Crespi “E passato il voto il partito si spaccherà” Il caos liste a Roma. Fini prepara l’addio E ieri vera rissa tra ex Fi ed An a Milano Ma Berlusconi forse festeggia (per dopo)

marzo 17, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre, sia che si parli del Paese sia che si parli della nostra politica in quanto tale (la politique politicienne, perché la politica tout court, quella vera, quella della quale noi lavoriamo per favorire il ritorno è invece tutt’uno con il Paese). Dunque pre-vedere. Il merito invece è saperlo fare bene. E spesso di prenderci. Era appunto la fine di gennaio, quando dalle nostre colonne il grande sondaggista anticipava (e qui e qui il seguito della nostra inchiesta – firmato Pietro Salvatori – che raccontava nel dettaglio cosa stesse accadendo) ciò che ora vediamo succedere (prima del tempo, a onor del vero) sotto i nostri occhi: «Passate le Regionali il Pdl vivrà un vero e proprio redde rationem, una resa dei conti che avrà come probabile conseguenza la fuoriuscita di Gianfranco Fini per formare un suo nuovo partito, anche se sempre alleato con Berlusconi». Fini ha battezzato nei giorni scorsi GenerazioneItalia, un’associazione – come lo era Red per D’Alema – che prelude a quello scenario, anche se il presidente della Camera, per il momento – e non potrebbe essere altrimenti, alla vigilia del voto – nega. Mentre nel partito del premier ormai se le danno di santa ragione (letteralmente): prima la lotta intestina (per la costruzione delle liste regionali) a Roma, che ha portato al “panino” di Milioni e all’esclusione, ormai ufficiale, del Pdl in città e nella provincia; poi – ed è la notizia di oggi, che corona e ci dà modo di offrirvi questo quadro – lo scontro verbale e fisico che si è avuto tra un ex dirigente di An e un ex Fi nel capoluogo lombardo. «Sarà stata una mezza sberla», minimizza il ministro La Russa, presente all’”incontro”. Ma fonti interne al Pdl riferiscono di un Berlusconi nero. Che avrebbe ordinato (a chi?) di non dare troppo spazio all’episodio. Perché quella resa dei conti che il Politico.it ha anticipato per primo è ormai davvero cominciata. All’interno il racconto della giornata di Finelli con il triangolo Napolitano-Csm-Berlusconi/Alfano che evita lo scontro solo grazie all’intervento, provvidenziale, del capo dello Stato, e il rendiconto della prolusione di oggi del presidente del Consiglio in campagna elettorale. Read more

***L’intervento***
PRESIDENTE, NON FIRMARE IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
di MASSIMO DONADI*

marzo 11, 2010 by Redazione · 1 Comment 

E dopo avere (ri)scoperto un centrodestra che, grazie alla firma del decreto interpretativo da parte di Napolitano (si) riconosce ora (più che mai) (ne)[i]l suo ruolo di garanzia, con tutto ciò che di buono, anche per la stessa, comune a tutti noi priorità di difendere il bene prezioso della democrazia e della libertà (insita inscindibilmente, la Storia ce lo ha insegnato, nella prima), questo può comportare, ascoltiamo, come promesso, la voce di chi invece, in questa lettura, non si ritrova. Quell’Idv a cui già il giornale della politica italiana aveva dato voce nelle ore immediatamente successive alla promulgazione del decreto, e di cui Donadi ci anticipa la linea – conseguente a quella tenuta sul salva-liste – invitare Napolitano a non firmare il provvedimento che sospende i processi del premier e dei ministri per i prossimi diciotto mesi. Sentiamo. Read more

Napolitano firma? E ora la destra con lui Cicchitto: “Ce ne ricorderemo in futuro” E presidente rilancia: “Diamo l’esempio”

marzo 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ed ecco che si dipana il secondo filo della narrazione di questa giornata sul giornale della politica italiana. Dopo aver affrontato il tema-ripercussioni del caos liste Pdl e della ritorsione (in tutti i sensi) su se stessa della nostra politica nel momento di più “alta” (si fa dire: diciamo meglio significativa) autoreferenzialità (con Luigi Crespi), con l’effetto della delusione e del disincanto (per il comportamento assunto da Pd e Pdl) della gente (per la penna di Torchiaro), il Politico.it – come annunciato – mostra ora ai propri lettori come quello spiraglio di speranza che indicavamo – attorno alla prospettiva del ritrovamento (di se stessi) sulla via della condivisione (e, scriveva Torchiaro, del disarmo bipolare della nostra politica) – illuminato al momento dal presidente della Repubblica, si sia allargato – almeno per il momento – dopo il “sì” del capo dello Stato al decreto salva-liste. Effetto politico – e non parliamo quindi di quello culturale-(co)[i]stituzionale, su cui torneremo probabilmente con una riflessione a parte – che si potrebbe sintetizzare in un rafforzamento di quella (capacità di) moral suasion (oltre alla legittimazione) che Napolitano, come tutti i suoi predecessori, porta con sé nella misura in cui è il «presidente di tutti gli italiani». Se a destra c’erano sospetti, ora ci sono meno – e ve lo raccontiamo – Se a sinistra c’era la speranza di una identificazione tra le proprie istanze e l’opera del presidente questa è stata destrutturata, ma rimane – ovviamente – la condivisione di fondo. Anche per questo è importante – come ha scritto il Politico.it – stare dalla parte di Napolitano. E anche per questo, poiché c’è qualcuno, Idv (e con lui milioni di elettori, e molti anche nostri lettori), che invece la pensa diversamente ecco che si inserisce perfettamente in questo solco – su questo filo – il nuovo intervento di Massimo Donadi che pubblicheremo tra poco, che invita Napolitano – per (ri)cominciare – a non firmare il legittimo impedimento. Intanto, Ginevra Baffigo ci porta a scoprire cosa pensano a destra, oggi, del capo dello Stato. E come risponde lui. Read more

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