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Santoro: Italia deve scegliere modernità? Significa: adottare la tesi di Marchionne Sì, abbiamo bisogno attrarre investimenti Ma ciò non a scapito di vita (di lavoratori) Meno diritti uguale sempre meno diritti Chiave di nostro futuro si chiama cultura Ma non (solo) conservazione del passato Italia (ri)generi (ancora) futuro del mondo Torneremo ad essere la culla della civiltà E ‘tutti’ (!) vorranno (re)investire (da noi)

marzo 2, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

No, caro Michele: non è vero che l’unica via alla crescita sia ridurre gli spazi (di vita) dei lavoratori. Abolire l’art. 18. Ridurre i tempi delle pause nel corso di una giornata di lavoro. Ridurre – o non armonizzare – i salari. Questa è la tesi dell’ad Fiat, che non è il presidente del Consiglio – portatore di una responsabilità generale – e non ha (infatti) esitato, in tempi recenti, a mettere il proprio stretto interesse di attore sul mercato davanti ad ogni principio di opportunità non solo nei confronti dei lavoratori ma dell’intera nazione – chiudendo stabilimenti, trasferendo armi e bagagli in America, minacciando di farlo ancora, di più – nonostante – come hanno ricordato in molti – la casa torinese (?), oltre ad essere un simbolo del nostro Paese, (lo è anche perché) ha ricevuto cospicui aiuti da parte dello Stato dal dopoguerra ad oggi. E invece no. Noi possiamo infischiarcene della soluzione di (suo) comodo (in mancanza della – sua – capacità di fare altrettanto dalla plancia della Fiat, che fatica a creare nuovo valore aggiunto. Leggi: auto vincenti sul mercato) di Marchionne e rendere il sistema-Italia (il) più appetibile non solo perché il diritto dei lavoratori viene ridotto all’osso, come avviene in Cina, dove – però, attenzione (!) – per questo – causa di numerosi, continui suicidi tra i “lavoratori”-schiavi – la prospettiva di uno sviluppo inarrestabile, a doppia cifra e superiore, per ritmo e intensità, a quello degli Stati Uniti comincia a traballare. Il giornale della politica italiana ha una gran voglia di vedere, di “scoprire” – invece – quel nuovo Rinascimento che è nelle possibilità dell’Italia se cambia subito direzione (anche rispetto a questa ipotesi), e passo. Nuovo Rinascimento che può consistere in un’era nella quale un’Italia “campus a cielo aperto” – in cui un’università rifondata e una scuola primaria in cui siano stati iniettati nuovi stimoli mietano i risultati di un ritorno alla cultura (in senso ampio) come cifra quotidiana della nostra esistenza anche grazie ad un uso finalmente illuminato della tivù pubblica – torna progressivamente ad essere la culla della cultura mondiale e con essa della civiltà, ovvero del progresso. Immaginatevi un Paese che si ri-ha della propria capacità di pensare, e che torni ad impegnarsi, e a creare. E’ un Paese la cui economia esploderebbe (in senso positivo!) nel giro di poco: un’Italia che vedrebbe i propri migliori cervelli tornare nella loro patria e produrre qui i loro risultati scientifici e artistici, un’Italia in cui le politiche culturali tornerebbero ad avere il respiro di ciò che genera futuro, ovvero di una cultura che crea e che innova e fa tendenza, e Storia. E’ un Paese alla nostra portata. Un Paese che può essere fatto da un nuovo Risorgimento (senza macchie) che sostituisca questa nostra politica autoreferenziale ora, e senza la necessità di un passaggio buio della Storia che confermi, creando le condizioni per il rinnovamento, la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo. Siamo padroni del nostro futuro; riprendiamo in mano le redini della Storia e facciamolo, ora, traendo dal declino nel quale ci siamo ficcati e che sarà inesorabile – se non cambiamo direzione subito (anche rispetto ad una guida governativa assolutamente piatta e “conservatrice”!), la forza necessaria. Quando saremo tornati ad essere il luogo in cui si rigenera il futuro (del mondo!), vedrete dove gli investitori avranno voglia – attratti dal nostro dinamismo – di portare i loro capitali da investire. Read more

Marchionne, ci hai “fregato” (ma la politica dov’è?) di R. Maraga

febbraio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è stato il primo grande quotidiano a far notare come nella vicenda Fiat il grande assente fosse quel progetto organico e complessivo – tra cui la politica industriale – capace di creare le condizioni perché in Italia sia conveniente investire, e non solo per una riduzione dei diritti del lavoro (bensì salvando e rifacendo grande il nostro Paese). il Politico.it può avere sempre ragione perché, onesto e responsabile, è mosso dalla sola motivazione di perseguire il bene della nostra nazione. E così anche un grande economista come Tito Boeri finisce inevitabilmente per convenire. Ma in questa storia è mancata – manca – anche la responsabilità (d’impresa) dell’ad Fiat, che dopo avere sollecitato proprio quell’impegno – facendoci esultare di fronte ad un italiano che sembrava indicare la strada della modernità per il nostro Paese – ha rinunciato a dare il proprio contributo a quella stessa modernizzazione, che avrebbe avuto ricadute positive anche per la Fiat (proprio quelle invocate), preferendo la scorciatoia dell’utilità immediata e per la sola propria azienda, cessando di occuparsi del domani del nostro Paese. E allora promesse non sostanziate da un piano di investimenti che fosse reso noto e richiesta/imposizione tout court di sacrifici ai soli operai. “Fiancheggiato” (loro malgrado) da una parte della nostra politica, e in particolare del Pd, lasciatasi trarre in inganno. (Anche) di questo ci parla il nostro giovane studioso di diritto del lavoro: è qui che si ritrovano, si confrontano e danno il loro contributo i giovani (nati dopo il 1980) talenti della nostra politica che salveranno e rifaranno grande questo Paese. di RICCARDO MARAGA Read more

Economia non si rilancia (solo) con -diritti Non cresce (a lungo), si riducono ancora (Nostra) economia si rilancia con cultura Ma non (solo) grazie a ‘turismo culturale’ Ma perché cultura aumenta produttività

gennaio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo già sfatato il mito che la produttività dipenda solo da un costo del lavoro concorrenziale. Naturalmente si tratta di una componente probabilmente (almeno all’inizio) necessaria, che nell’ambito del piano complessivo – e giusto, e condiviso – per rifare grande l’Italia, specie in un momento di acutezza della crisi (non solo nella congiuntura economica, ma rispetto alla competizione con le grandi economie emergenti) deve poter essere preso in considerazione. In questo modo – giusto e condiviso – non ci sarebbe però bisogno di referendum lancinanti e di ricatti perché gli stessi lavoratori sarebbero disposti ad accettarlo. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

Ora coinvolgere i lavoratori nella gestione delle imprese R. Maraga

gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Meno diritti (dei lavoratori)-e-basta non è sinonimo di modernità e non è ciò che ci renderà competitivi nel mercato globale. Il giornale della politica italiana ha invitato la nostra politica (e il centrosinistra in particolare) a fare sua quella dottrina dell’economia sociale di mercato che fa la fortuna, oggi, della Germania e che appare sempre più come la risposta europea – fatta anche di welfare e comunque di attenzione al sociale – alle sfide dell’economia del terzo millennio. La nostra Cristiana Alicata rafforza il concetto auspicando che la politica italiana entri in campo per «”riequilibrare” l’accordo di Mirafiori, proponendo la divisione degli utili (che significa anche più responsabilità) con i lavoratori, corsi di diversity management contro le discriminazioni e la compensazione in servizi sociali (fuori dalla fabbrica) del livello salariale». Che è poi (anche) il modello olivettiano, una Soziale Marktwirt- schaft ante litteram. A questo punto tocca al nostro giovane e brillante studioso di diritto del lavoro, tirare le fila della narrazione. di RICCARDO MARAGA Read more

***Il commento***
FIAT, DAGLI OPERAI UNO SCATTO D’ORGOGLIO
di GAD LERNER

gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Referendum-«ultimatum» sull’accordo proposto da Marchionne, Mirafiori dice “sì” ma soltanto con il 53,4% (a Pomigliano erano stati più del 60%) e con il voto decisivo degli impiegati (che, evidentemente, “soffriranno” di meno le nuove condizioni di lavoro): in catena di montaggio e in lastratura prevalgono invece i “no”. Il commento, a caldo, del conduttore de L’Infedele. Read more

Marchionne, come si fa grande azienda senza incidere (solo) sui diritti di operai Nostra politica, ecco il ruolo della cultura E non è (“solo”) una nostra invenzione Chiave del futuro sta nel nostro passato L’esempio illuminato di Adriano Olivetti

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nelle ore in cui gli operai di Mirafiori devono decidere se sopravvivere (con meno diritti) o “morire”, mentre la nostra politica fa il tifo senza saper esprimere la propria (?) capacità di risolvere la partita con una (serie di) giocata, il giornale della politica italiana racconta con grande semplicità quali alternative ci sono a tutto questo. E lo fa (anche) con un proprio cavallo di battaglia, quella consapevolezza che nella Storia ci sono le chiavi (basilari) per aprire le porte del nostro domani. L’Italia ha vissuto uno straordinario boom. Perché, tra l’altro, non guardare a quei giorni, a quel modello? E in quei giorni, in quel modello, c’è un esempio che risplende più degli altri: quello della gestione aziendale del patron della casa, per intenderci, delle macchine da scrivere da cui/di cui si servì anche Indro Montanelli. Un’azienda che conobbe, sotto la direzione di Olivetti, un vero e proprio Rinascimento. Fortuna? Nient’affatto. Una gestione illuminata. L’economia sociale di mercato ante litteram (quella che oggi, a cinquant’anni di sistanza, ri-fa il boom della Germania). La cultura chiave della liberazione e della rinascita del nostro Paese, già una volta (in tutti i sensi). il Politico.it offre alla miopia della nostra politica autoreferenziale di oggi e all’egoismo (imprenditoriale) di Marchionne l’occasione di un riscatto. Proponendovi, a poche ore dall’apertura dei “seggi” dietro i cancelli di Mirafiori, il racconto, firmato Attilio Ievolella, dello straordinario esempio di Adriano Olivetti. di ATTILIO IEVOLELLA Read more

Diario politico mattina. Il “grande” (?) talk Silvio: Fiat avrebbe ragione d’andarsene Nichi: “E’ alto tradimento di Berlusconi” Ma operai: “Il comunismo non esiste più” Marchionne neo (candidato) premier (?)

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In questo senso ha ragione Matteo Renzi: come abbiamo detto più volte la nostra politica è (tragicamente) spettatrice di fronte alle vicende di Mirafiori, perché non si è mossa prima (perché/)e non ha idea (in tutti i sensi) di come muoversi (ora), e l’ad del Lingotto (?) è l’unico vero modernizzatore del Paese. A modo suo, naturalmente. Casini: «Non è un santo». E (anche per questo?) nel fronte conservatore (?) sarebbero in molti a volerlo leader di un nuovo centrodestra in grado di portare a compimento, finalmente, la «rivo- luzione liberale». di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’azzardo di Renzi: “Sto con Marchionne” Bersani: ‘E io (invece) sto con gli operai’ Ma la politica (vera) non deve fare il tifo Lì impalata seduta in tribuna a guardare La politica agisce per rifare grande l’Italia E così aiuterà sia Marchionne sia operai

gennaio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quella del sindaco di Firenze è una scivolata. La verità è che Renzi – come chiarisce stamani su Facebook – voleva indicare che tra modernizzazione (l’ad Fiat) e la conservazione (la Fiom) sceglie la prima; solo che – lo diciamo a Matteo – Marchionne rappresenta oggi qualcosa di più autoreferenziale del fenomeno virtuosamente innovatore che era (anche a noi) sembrato rappresentare (e che lo stesso Renzi rappresenta a Firenze), e comunque non è questo che deve fare la nostra politica. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

L’editoriale. Fiat, coniugare diritti e competitività di Riccardo Maraga

gennaio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco come si affronta la questione Mirafiori (e Pomigliano, e tutte le situazioni “problematiche” – ma nel solo senso che pongono un problema da risolvere – che, se l’Italia vuole modernizzarsi e crescere, si ripresenteranno di qui ai prossimi mesi/anni). Con il metodo “laico”: fuor di ideologia, con quel pragmatismo dei valori – dell’onestà e della responsabilità – che costituisce la chiave della nuova politica. Riccardo Maraga è un giovane studioso di diritto del lavoro, ancora inedito per la grande politica. Pubblica per la prima volta sul giornale della politica italiana. E’ da firme (post-ideologiche, ed efficaci) come la sua, e come quella – per fare un altro esempio – di Marianna Madia che possono sgorgare le soluzioni più pragmatiche, oneste e responsabili che possono consentire la modernizzazione e di rifare grande questo Paese. di RICCARDO MARAGA Read more

No, Vendola, non esiste un’‘Italia migliore’ (Se non è quella che vuol unire il Paese) Stop a leader(?) che (si) contrappongono C’è una sola Italia che ritornerà grande

gennaio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Su una sola cosa il giornale della politica italiana condivide il pensiero vendoliano: la necessità di una «cultura diffusa», che però è l’esatto contrario della contrapposizione, della rivendicazione rancorosa, dell’innalzamento di barriere, della lotta ai «padroni». La cultura è la liberazione – di tutti. E’ la rivoluzione senza armi, nemmeno retoriche o ideologiche. E’ la condizione per rifare grande l’Italia che può salvarsi e rinascere solo se lo fa tutta insieme, senza crearsi (è proprio il caso di dirlo) nemici interni, coinvolgendo tutti in questa grande ripresa nazionale che non è né di destra, né di sinistra, ma del Paese, tutto intero, tutto unito. Vedete, il pensiero (?) di Nichi ci porta fuori strada: ci fa pensare di essere gli uni contro gli altri, perché è di parte, e parziale, quindi avversativo; è figlio, in un’ultima istanza, del berlusconismo, come tutto ciò che nasce come una riparazione ad esso. Ciò che serve all’Italia è invece una prospettiva nuova, scevra da ogni ideologismo – novecentesco o attuale – in cui ci si ponga il solo obiettivo di fare il bene di questo Paese e quindi di tutti. Un esempio. La vicenda-Fiat e Marchionne. L’ad, lo abbiamo scritto, ha tirato acqua al solo suo mulino. Lasciamo da parte per un momento la questione della rappresentanza che, pur decisiva, è tecnico-politica, e rischia di fornire un alibi a che la nostra politica non si occupi responsabilmente – che significa in modo risolutivo – del “problema”. La nuova politica crea le condizioni perché tornare ad investire nel nostro Paese convenga, partendo (certo) da altro rispetto ad una revisione in senso limitativo dei diritti: rendendola un crogiolo di nuova cultura, un Paese vivo, vitale, dinamico, impegnato (anche per ciò che riguarda l’impegno sul lavoro) che punta a creare le condizioni per il proprio nuovo Rinascimento. Affrontata in chiave complessiva e non particulare la questione, si potrà mettere mano alle specifiche condizioni del lavoro – coinvolgendo i sindacati – non avendo dimenticato, ma ex ante rispetto al discorso sui diritti dei lavoratori, di affrontare la questione della proporzionalità dei redditi, fissando un tetto ai compensi dei manager; ma per ragioni di equità, non per una vendetta (post?)comunista. Un Paese fondato sull’onestà e sulla responsabilità, che – in questa chiave – concepisca un progetto organico e complessivo per tornare grande, è un Paese che non deve avere paura di porre (anche) il tema dei diritti, perché sarà associato ad un sistema che funziona, in cui sono assicurati prima di tutto i doveri (di tutti), e che non crea inimicizie tra nessuno, anzi le supera, ed è così nella condizione, unito e senza tema – salvo fanatismi particolari – di rivendicazioni (che non hanno ragione di essere, perché tutti si è coinvolti e a Cesare – ovvero ciascuno di noi, insieme – è dato ciò che gli spetta), di procedere spedito e unito durevolmente per uno sviluppo – un progresso – che non deve “sedersi” sui primi allori, ma reiterare se stesso. L’Italia può tornare ad essere la culla della civiltà, ma solo se ai Marchionne, ai Berlusconi, non si risponde con (altrettanti) Vendola. Read more

Marchionne tira acqua (solo) a su’ mulino Non è la promessa di modernità che fece Ma Marchionne non è capo del governo Politica dorme ancora su nostri guanciali Tocca a lei assicurare appetibilità Paese Pigi, dov’è pensiero forte Democratici?

dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana era stato tra i pochi a sottolineare lo stimolo insito nelle “vergate” con cui l’amministratore delegato della Fiat aveva sostenuto che il nostro Paese rischiava di rappresentare una sede in perdita per qualsiasi investitore. Oggi Marchionne scema rispetto all’alto respiro con cui era intervenuto nel dibattito pubblico e riduce tutto ad una questione di mera convenienza per la Fiat, tirando la coperta solo dalla sua parte, a discapito del Paese – attraverso i danni alla coesione – e senza offrire contributi alla nostra modernizzazione. Perché la modernità – lo abbiamo scritto – non coincide con minori diritti tout court (questo è piuttosto, come segnalano in molti, un tuffo nel passato) ma (appunto) con la creazione delle condizioni dell’eccellenza – del nostro Paese, che significa anche, nel rispetto e nella valorizzazione delle nostre peculiarità sociali e civili, che tutti devono essere coinvolti e il nostro nuovo Rinascimento deve riguardare tutti i livelli della nostra società, oppure non è. Ma tocca a Marchionne, assicurare questo, al di là delle sue responsabilità come amministratore di un’azienda (già) italiana e che ha comparti da noi? No, tocca alla nostra politica, che ha continuato a crogiolarsi nel proprio immobilismo autoreferenziale, senza nemmeno cominciare quella ripartenza che ci può offrire quelle condizioni in cui la Fiat – per dire – possa essere interessata a recuperare i propri investimenti non solo per la realizzazione di singoli progetti, ma in chiave strutturale complessiva. Ha grandi colpe il governo, a cui tocca il pallino ora, ma anche quel Pd che il Politico.it ha indicato come forza – più onesta e responsabile – che, sola, può farsi carico efficacemente di tutto questo. Il suo segretario invita ad una discussione parlamentare sul tema: ma, al di là di ogni rispetto della nostra forma istituzionale, toccherebbe a lui non proporre, ma avere già proposto un disegno complessivo per il futuro, in grado di coinvolgere anche gli aspetti legati alla vicenda Fiat. Se non l’avete fatto, non prendete- vela con altri, e soprattutto è il momento di comin- ciare. O presto non sarà più possibile. Il commento di Lerner ora, che si occupa delle (ir)responsabilità dell’ad. Read more

Diario della crisi. Marchionne detta linea: ‘Adesso è in corso, è aperta oppure no? Mancanza di chiarezza è cosa poco seria’ E fiducia (solo) fra 1 mese: perché (mai)?

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, trasformata nella riserva della nostra politica autoreferenziale di oggi che si fa rito da vecchia politica macchiato (in tutti i sensi) di tentazioni mercatistiche (e non è una scelta liberale). Si può “stare” con Berlusconi o (solo in questo caso) contro il suo governo, pensare che questa legislatura sia stata vuota di contenuti e che il Paese abbia diritto ad essere governato come credere (come fa ad esempio l’ex finiano Angeli che, da deputato, torna nelle file del Pdl pronto a votare la fiducia) che siano stati fatti dei passi in avanti: la sola cosa che non si può fare è accettare che il Paese si fermi per altri 27 giorni, tra Montecitorii vuoti e deputati che intervengono in aula ascoltati da nessuno, e l’Italia che va – in declino. Il giornale della politica italiana ha fatto (fino ad ora) tutto quello che doveva fare: ha lanciato per primo l’allarme: o cambiamo subito completamente direzione e passo o il Paese muore; ha fornito strumenti, spunti, contenuti, persino strategie per uscire da tutto questo (peraltro ascoltato dalla nostra politica di cui è, oggi, ormai, il consigliere più autorevole e, appunto, ascoltato). Se la nostra politica autoreferenziale di oggi, nonostante le dichiarazioni d’intenti, vuole continuare a non occuparsi del nostro Paese, se ne assumerà la responsabilità (storica). Noi siamo pronti a cambiare direzione. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Oggi i nostri patrioti hanno nomi stranieri Emmott, Abravanel, Ginsborg, Marchionne 1) – Italia decisiva per il progresso di tutti 2) – Viviamo nel miglior mondo di sempre 3) – Ora classe politica is unfit to continue E’ necessario il rinnovamento (di qualità)

ottobre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ciò che stiamo per scrivere sarà popolare solo per una metà. Del Paese. La metà che si chiama Italia – esclusa la classe dirigente. O meglio politica. E non solo perché contiene una critica nei suoi confronti. Stiamo per scrivere che le persone capaci di incidere sul discorso pubblico che vogliono il bene dell’Italia – più il Politico.it – sono tutte di nazionalità, origine, forte contaminazione e cultura non italiane. Loro, per due ragioni e grazie ad una condizione. Read more

Ma Fini: ‘L’ad parla come un non italiano’ No presidente, parla come italiano libero Emmott: “Questo è il senso di modernità” Notre politica difende se stessa, non Italy

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La modernità, sostiene l’ex direttore dell’Economist, è la (piena) espressione di se stessi, che agli italiani è (attualmente) impedita dalla non-cultura (transitoria) maturata in questi anni. Il Grande Fratello è già tra noi (in tutti i sensi). L’uomo (?) dagli occhi e la bocca tappati è il nostro presente. Il nostro futuro è quella liberazione non da forze politiche (?) che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma dalle nostre autolimitazioni di cui scriviamo da mesi. Non è filosofia zen ma politica, quella politica che – come scriveva Giovanni Berchet parlando più direttamente dello strumento per fare ciò che stiamo per raccontare, la «cultura popolare» – sia da esempio e da catalizzatore delle energie del Paese, che a sua volta diventerà attore decisivo della propria rinascita. «Cultura popolare» che oggi, inevitabilmente, è (per ora, anche) la televisione: ovvero ciò che il Politico.it sostiene da settimane. Gianfranco Fini in quest’ultimo periodo ha detto due cose che il giornale della politica italiana non condivide. La prima è che la Rai vada privatizzata: no, presidente Fini, quella è una non-soluzione figlia dell’incapacità dell’attuale classe dirigente di utilizzarla illuminatamente, no per le ragioni che abbiamo appena rievocato. La seconda è appunto questa di oggi: il vero italiano è Marchionne, signor presidente della Camera, è una persona appunto libera(ta) dai lacciuoli (che lui, provenendo proprio come lei ricorda da un altro Paese, non ha mai avuto) che le sono stati applicati (e che si è applicato) in un lungo periodo di «corruzione e frustrazione» del Paese il cui inizio qualche storico – come Paul Ginsborg – riconduce all’età della frammentazione e della subordinazione della nostra (mancanza di) sovranità al «dominio delle dinastie straniere», tra il 1494 e il 1530, quando privati della necessità e della possibilità di autodeterminarci cominciammo a smarrire la nostra motivazione ad essere nazione. Ma al di là di questo si tratta della nostra condizione di oggi, in parte temperata dal settennato di Carlo Azeglio Ciampi, capace di restituirci parte di quell’orgoglio perduto. La (nostra) modernità coinciderà dunque con il momento nel quale, ritrovando quello spirito, torneremo ad esprimere noi stessi, rifacendoci grandi. E quel momento è ora. O mai (?) più. La nostra politica autoreferenziale di oggi favorisca l’avvicendamento. Read more

Quella di Marchionne utile provocazione Anche se viene dal ‘pulpito’ meno adatto Forze politicosociali rispondano creando Lerner: “I nostri operai sono i più poveri” NELLA FOTO, L’AD: ‘Ora vieni avanti Italia’

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ad Fiat ha detto che il Lingotto vivrebbe meglio senza (e quindi fuori) dall’Italia. Purtroppo è un dato di realtà. La reazione da avere non è dunque quella dell’arroccamento (auto)difensivo, ma raccogliere una sfida utile, anzi, necessaria per il Paese. Le sferzate di Marchionne fanno male, ma è un male costruttivo: l’Italia ha bisogno di ripartire, ora, o per farlo bisognerà aspettare il disastro dopo il quale non si potrà però tornare laddove oggi possiamo tornare, al posto che ci compete nel mondo, alla guida della civiltà. Approfittiamo del male sulle mani che devono ricostruire il nostro grande Paese provocato dalle vergate di Marchionne per sentire quel prurito necessario a rimetterci subito al lavoro. Che poi la Fiat debba tutto all’Italia è un altro dato di realtà che meriterebbe maggiore riconoscenza in un momento nel quale non avessimo terreno da recuperare; oggi lamentarsi per la memoria corta di Marchionne da questo punto di vista significa fare polemica autoreferenziale. A noi non importa dell’ad Fiat; a noi importa dell’Italia. E per l’Italia è giunto effettivamente il momento di muoversi. Come dice tra le righe il canadese. Non è un caso, come scrisse il professor Gaggero, che gli stimoli vengano da persone che non condividono (del tutto) la nostra eredità storica e culturale: dobbiamo liberarci e metterci nella condizione di ragionare come lui. Naturalmente la soluzione non è portare la Fiat fuori dall’Italia; è far sì che l’Italia sia il luogo nel quale tutti vogliono portare le loro Fiat. Ma non perché qui le condizioni minime fossero veramente minime; ma perché questo è un luogo che ribolle di (nuova) cultura, che funziona, e nel quale investire conviene. Perché il Paese investe su di te. Sul futuro. Forza, Italia. E’ più critico con Ser- gio (Marchionne) il conduttore de L’Infedele: eccolo. Read more

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