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E (così) alla fine Monti ha dovuto cedere Con noi la Sinistra è (già) tornata vincere (Adesso) Bersani è segretario (più) forte E Camusso ci “restituisce” Cgil Cofferati Peraltro 10 anni esatti dal Circo Massimo Ma ora serve completo cambio orizzonte Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Torneremo ad essere la culla della civiltà

aprile 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo quindici giorni or sono la Sinistra aveva sfiorato il punto più basso della propria parabola storica. Il vertice dell’abc della politica politicante, battezzato da Monti, in cui il segretario Democratico aveva accettato di concedere l’abolizione dell’art. 18, rischiava di segnare un passo indietro di centocinquant’anni nelle conquiste dei lavoratori e non solo. La sconfitta, (che sarebbe stata) “definitiva”, di tutta la tradizione progressista europea, dal Risorgimento ad oggi. Aveva vinto il Marchionne che, in queste ore, vediamo arrancare, con la sua Fiat – sia pure in un momento di crisi per tutto il settore auto – dimostrando di essere il guru solo di se stesso (visto che il suo stipendio, al contrario, è aumentato del 42%). Ciò nonostante, lo stesso principale sindacato confederale, aveva ormai alzato bandiera bianca. Poi il giornale della politica italiana ha cominciato a giocare la (sua) partita: dalla sferzata nei confronti del segretario del Pigi, alla reazione di Camusso, fino alla definizione di un possibile orizzonte nuovo per la Sinistra, che non fosse più quello, della destra, mercatista, e alla specificazione delle modalità concrete attraverso cui realizzare tutto ciò. E in poche ore la situazione si è completamente ribaltata. Se, prima, Alfano gongolava, potendo sostenere che, dieci anni dopo, il Pdl aveva centrato il proprio obiettivo – dopo il fallimento, proprio dei primi mesi del 2002, per l’”invasione” del Circo Massimo da parte di tre milioni di cittadini, del primo tentativo di Berlusconi di cassare l’art. 18 -; se Confindustria fingeva soltanto, di non essere pienamente soddisfatta (oggi vediamo come si mostra quando lo è davvero, arrivando a minacciare di licenziare migliaia di persone per pura ripicca), giocando, con Monti, ad accreditare che la riforma era nell’interesse di tutti e costringeva ciascuno a cedere qualcosa; a distanza di pochi giorni – dopo l’inizio del nostro fuoco di fila di editoriali e commenti con cui risvegliavamo, a suon di contenuti, l’orgoglio delle forze più oneste e responsabili del nostro paese – le tecnocrazie finanziarie (e con loro il presidente del Consiglio) erano costrette, dopo l’offensiva, ad arretrare (fino al cedimento di oggi) difensivamente; Marcegaglia tradiva segni di nervosismo (assumendo toni che non le avevamo mai ascoltato usare: “Ridicolo”), il Pdl subiva palesando “finalmente” il profilo basso a cui la leadership (?) di Alfano lo ha ridotto, e che solo la forza di inerzia di un ventennio in cui Berlusconi aveva annichilito il centrosinistra (preparando però, oggi, con il suo annichilimento, il possibile risveglio “storico”), aveva continuato – per poco, illusoriamente – a mascherare. In buona sostanza il vento era completamente cambiato. E oggi la Sinistra può festeggiare l’inizio del possibile ritorno (?) alla sua egemonia. L’egemonia (naturale, quando esprime compiutamente se stessa) dell’area di opinione e di sensibilità più onesta e responsabile della nostra nazione, che in quanto tale sta (anche) dalla parte delle persone che soffrono, che hanno una maggiore urgenza di essere sostenute, ma lo fa, proprio per la sua onestà e responsabilità, assumendosi la responsabilità di caricarsi sulle spalle l’(intero) paese, puntando a salvarlo e a rifarlo grande (tutto), e quindi a creare le condizioni strutturali affinché anche le persone deboli – ma non solo loro – possano stare (sempre) meglio, essere incluse, e, in ultima analisi, cessare di essere ai margini. Perché questo si compia effettivamente, è necessario – dopo aver salvato, grazie a noi, milioni di lavoratori e le loro famiglie – però, mettere ora in campo un piano per la costruzione del futuro. Ecco progetto e programma che il Pd ha l’opportunità di cominciare ad attuare dalle modifiche (in Parlamento) alla riforma del lavoro – che serva a rielevare – attraverso la formazione – la vita di milioni di operai (dando così un senso ad ammortizzatori altrimenti “buttati” a fondo perduto, e che possono invece rappresentare un investimento, che ci ritroveremo in termini di maggiore crescita e produttività, nel nostro futuro), e con essi a far crescere le nostre aziende, e quindi a ricreare le (prime) condizioni – a cui far seguire l’attuazione dell’intero progetto, dal ripotenziamento della scuola alla costruzione di un nuovo centro (geopolitico) intorno al nostro Sud – per riportare l’Italia, dopo trent’anni di isolamento, al centro del mondo.

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Ma guardate Montecitorio martedì alle 17 Il Paese rischia davvero d’andare a picco E nostro Parlamento è dilaniato/ bloccato Ora ripartiamo subito o non ce la faremo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo sta denunciando da settimane: la situazione non è più tale da consentirci attendismo. Attendere oggi vuol dire morire. Ancora un po’ di tempo con questa inerzia e imboccheremo senza via di scampo la discesa verso un declino dal quale non ci potremo rialzare, se non fra molti decenni. E ciò significherebbe più povertà non solo per le fasce a rischio ma per tutti. E in generale il fallimento (finanziario o comunque politico) del Paese. Se ci muoviamo subito, invece, non solo possiamo “salvarci” ma siamo nella condizione, nel giro di qualche anno, di tornare grandi. E di avviare un periodo di benessere duraturo – specie se sapremo apprendere la lezione della (nostra) Storia e non ci siederemo sui primi allori, continuando a lavorare per lo sviluppo – per (gli stessi) decenni e decenni. Dei quali potremo essere orgogliosi e di cui ci saranno grate le generazioni di italiani che raccoglieranno la nostra eredità. Che sarà in quel caso un’eredità di tutto rispetto. L’eredità, appunto, di un grande Paese. Ma guardate com’è l’andazzo là dove – insieme a Palazzo Chigi – la svolta dovrebbe avvenire: la foto è stata scattata da Massimo Donadi, che la offre al suo giornale della politica italiana, nel pomeriggio di un giorno del tutto infrasettimanale (e compreso peraltro nei soli tre giorni nei quali i nostri deputati erano abituati a lavorare, prima della “scossa” data del presidente della Camera i cui effetti a quanto pare non sono però durati a lungo; e ora il capogruppo di Idv alla Camera ci spiega anche perché). Il Transatlantico, la grande sala-”corridoio” che accoglie i deputati tra un impegno e l’altro, è completamente vuoto. E non perché i parlamentari siano tutti al loro posto ai banchi… e nemmeno negli uffici. Del resto il Transatlantico è, un luogo di lavoro. E la disperante solitudine che accoglie Donadi all’ingresso è una cartina di tornasole di ciò che (non) sta accadendo nel Paese: non è (ancora) partita quella scossa necessaria a salvarsi. Dobbiamo fare presto. Presidente, o ripartiamo davvero o è meglio accelerare il percorso verso le elezioni. Noi continuiamo a confidare in lei. Ma ci dia modo di crederci davvero. Il quadro della situazione, da questo punto di vista, all’interno. di M. DONADI Read more

Commento. A Feltri dico: vogliamo vivere in Paese civile di L. Crespi

ottobre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un’ultima parola sul caso Porro/ Marcegaglia e poi riprendiamo a parlare di futuro (finalmente) offrendo al presidente del Consiglio la prima parte di un grande dossier sulla «rivoluzione liberale» promessa e finora mancata. Ultima parola che non può che essere affidata al nostro editorialista numero uno. Dopo aver analizzato i risvolti di autoreferenzialità non solo della nostra politica ma anche del suo «mastino di guardia», il nostro giornalismo, affrontiamo la questione dei limiti (in tutti i sensi) della nostra convivenza, quelli che separano la libertà da, appunto, l’assenza (o la fine) della civiltà. Una società è veramente libera solo se vi è assicurata la libertà di tutti. A costo – civile – di limitare le libertà. Perché la Libertà è un diritto assoluto. Le libertà vengono dopo. di LUIGI CRESPI Read more

Se l’attacco dei feltriani alla Marcegaglia dimostra c’ha ragione Emma Marcegaglia Burgio su ultimo caso autoreferenzialità

ottobre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Paese, il giornale della politica italiana lo ha scritto più volte, è di fronte ad un bivio, per inerzia imboccherebbe (imboccherà, appunto se non rompiamo l’inerzia) la strada che scende, quella del declino; un declino dal quale difficilmente, per molti decenni, avremmo modo di riprenderci. E che ci renderebbe molto più poveri. Tutti. Allora è necessario un completo ribaltamento di piano, che sia ad un tempo culturale e (strettamente) politico: è necessario tornare subito alla politica vera, fatta di scelte concrete per il futuro dell’Italia, e il Politico.it ha già avuto modo di indicare anche un possibile modo di – il come – farlo. L’Italia è un Paese dalle risorse “umane”, culturali, intellettuali, infinite. Attenzione: non significa che possiamo vivere di rendita. Anzi: il tempo in cui era possibile farlo sta appunto finendo. Da adesso in avanti dovremo, per così dire, guadagnarci la giornata. E non è possibile farlo se non rilanciando e puntando a rifare grande l’Italia. Cosa che possiamo appunto fare in ragione di quelle risorse. Che devono però essere risvegliate. E si risvegliano stimolando culturalmente il Paese. L’Italia può e deve diventare un grande campus a cielo aperto, nel quale si studia (scuola, università e ricerca da un lato e formazione permanente dall’altro a costituire la spina dorsale che alimenta una testa chiamata innovazione) e, in generale, si torna a respirare cultura come cifra del quotidiano. Non, naturalmente, un macigno sulle nostre esistenze; ma il piacere di pensare, imparare, crescere. E tornare (così) grandi. Tutti insieme. In questo senso un ruolo decisivo, lo abbiamo scritto, lo avrà la televisione. E al presidente della Camera diciamo: non buttiamo un patrimonio come quello della tivù pubblica che può costituire, se usata con onestà e responsabilità, un grande strumento di (ri)educazione del Paese. I partiti devono stare dentro la Rai, ma nel senso che devono dare il loro meglio per stimolare la televisione pubblica a ricostruire la nostra identità, e la nostra intelligenza. Un Paese che studia, che pensa, che crea è un Paese che, se ha il talento – e l’Italia è forse il Paese che ne ha più al mondo – non può non tornare grande. E lo farà. Su questa strada c’è l’impedimento dell’attuale nostra politica autoreferenziale, rispetto alla prosecuzione del cui racconto non esitiamo ulteriormente, passando la palla a quella Chiara Burgio che trae la lezione che tutti avremmo dovuto trarre dal caso Marcegaglia: il giornalismo italiano è diventato corresponsabile della nostra politica nella propria autoreferenzialità. I modi sono più o meno “eleganti”, ma la stampa italiana ha smesso di svolgere la propria funzione di stimolo e di riferimento alla stessa politica italiana per la guida del Paese. Quello che invece fa ogni giorno, solo – ma non da solo – il giornale della politi- ca italiana. Anche in questo momento. Analizzando il caso dell’aggressione, minacciata, de il Giornale (?) a Emma Marcegaglia da questo punto di vista.        Read more

il Politico.it sta con Emma Marcegaglia
Su il Giornale (?) ecco il dossier su di lei Silvio, se non prendi le distanze cadrai

ottobre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Feltri annuncia la pubbli- cazione di «quattro pagine» sulla presidente di Confindustria. Conterranno l’inchiesta che Sallusti e Porro avevano minacciato. Ma non doveva trattarsi di uno «scherzo»? Gad “scherza” su questo nel pezzo che state per leggere. Ma prima facciamo sul serio. Il giornale della politica italiana sostiene – senza se e senza ma – Emma Marcegaglia, perché il problema, a prescindere, non è il contenuto di ciò che esce – peraltro tutto da verificare, vista la “fonte” – ma l’azione di gangsteraggio prodotta dagli scagnozzi del presidente del Consiglio. I primi difficilmente capirebbero qualsivoglia considerazione. Li riman- diamo all’ironia di Lerner, all’interno. Al secondo ci rivolgiamo ancora una volta nella convinzione che possa ascoltarci (in senso ampio): presidente, pren- di le distanze e blocca tutto questo. Quella campa- gna sarà la pietra tombale sulla tua legislatura, e anche sulla tua esperienza nella nostra politica. Hai la sensibilità necessaria per capire, al di là di ogni tentazione, che le vendette – specie quando colpiscono sul personale – sono un “linguaggio” acrimonioso, figlio dei peggiori istinti e, dunque, della peggiore animalità. Niente a che vedere con la persona che, evitando tutto questo, può rifare grande l’Italia modernizzandola. Nei giorni prossimi le pro- porremo un ampio dossier – questo sì – sulla «rivo- luzione liberale» finora mancata nel nostro Paese, per offrirle ulteriori spunti su come muoversi. Pre- sidente, non vanifichi tutto. Noi abbiamo fiducia nella sua sensibilità. Gad ora, sugli scagnozzi, all’interno. Read more

L’onestà e responsabilità di Marcegaglia E Sallusti la minacciava con un dossier(?) Silvio, ‘mostra non hai bisogno di questo

ottobre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La presidente di Confindustria critica il governo ma non, chiaramente, per ragioni ideologiche (?) o per ropaganda (per chi? Per cosa?), bensì per sollecitarne la ripresa dell’azione e l’impegno per l’Italia. Non un “fuoco amico”, ma, presidente (del Consiglio), lei ormai lo ha capito, un vero e proprio aiuto, uno stimolo che, se lei continuerà sulla strada intrapresa ieri (e oggi), sarà stato decisivo per consentirle di terminare la legislatura o quasi. E che cosa fa il neo-direttore (?) de il Giornale? Avrebbe minacciato Marcegaglia sventolandole di fronte un dossier su di lei per convincerla a giungere a più “miti consigli (?)” nei confronti dell’esecutivo. Un autogol, una presunta “manganellata” non “necessaria”, qualcosa da cui, Silvio, ti conviene immediatamente prendere le distanze e fare cessare. Per le stesse motivazioni per le quali se procedi con la politica vera potrai durare, tutto questo non fa che ridurre i tempi di vita del tuo governo. Oltre a fare il male dell’Italia. E’ la negazione della libertà. Quella stessa libertà della quale tu aspiri ad essere, e puoi essere, il principale alfiere. La «rivoluzione liberale» con la quale puoi passare alla Storia (non per le magagne) e cambiare questo Paese non comincia certo con un atto di intimidazione. Spiegalo a Sallusti e a Feltri, che possano dare sfogo alla loro voce più autorevole, quella che ti incalza per agire per il bene dell’Italia e, quindi, credici Silvio, anche prima di tutto tuo. Il commento sulla “mossa” di Sallusti, all’interno, è di Franco Laratta. Read more

Diario politico. Sviluppo economico (di?) Si comincia discutere mozione di sfiducia Allora Silvio nomina Romani neo-ministro Così il conflitto di interessi è una guerra La sensazione che non ci creda nessuno Se è così meglio presidente lasci subito

ottobre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. 154 giorni di attesa, e la montagna partorisce il topolino. Il nuovo ministro per lo Sviluppo economico è l’ex sottosegretario con delega alle Comunicazioni, ex dirigente delle collegate Fininvest/Mediaset e uomo di fiducia del premier per la televisione. La scelta prediletta da Berlusconi, ma per assicurarsi che nessuno metta le mani (anzi) nel suo vaso di marmellata. Una scelta che da questo punto di vista è esplosiva: il conflitto di interessi prodotto dal (lungo) interim di Silvio è confermato per delega. Ma è assolutamente di basso profilo per ciò che riguarda il ruolo strategico del dicastero per il Paese. E la ragione per cui si è arrivati ad una conclusione di questo tipo è duplice: da un lato Berlusconi tenta da mesi di individuare un candidato di peso, salvo ricevere una serie di no (da Montezemolo a Marcegaglia passando per Luisa Todini). E questo dimostra che la responsabilità è una bandiera facile da declamare ma meno facile da impugnare ed agitare. Ma anche che la co-responsabilità in un’impresa a rischio chiusura è un fardello che nessuno si vuole caricare. Dall’altro la fragilità della maggioranza è quella che ormai conosciamo e di fronte alla prospettiva di un voto di sfiducia all’interim tenuto finora, per il quale era cominciata proprio ieri la discussione in aula, Berlusconi ha preferito non far rischiare il governo. Se la linea è questa, se non c’è – per ragioni interne e “ambientali” – la possibilità di rilanciare, come il giornale della politica italiana incalza il presidente del Consiglio a cercare di fare – anche proprio per risolvere i propri, problemi – allora la stabilità e la prosecuzione della legislatura diventano un disvalore ed è molto meglio che Silvio rassegni le dimissioni e si torni – magari dopo avere cambiato la legge elettorale – alle urne. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico Onestà e responsabilità(?) Ora è la leadership di Emma Marcegaglia “Pensate alla crescita e all’occupazione” E Fini oggi è un modernizzatore dell’Italia Ma proprio perciò adesso è bene parlare

settembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. In questi giorni in cui tutti sembrano aver dimenticato le esigenze del Paese per inseguire la faida interna al centrodestra, la presidente di Confindustria resta coerente – come il giornale della politica italiana – nel suo continuo richiamo della nostra politica autoreferenziale di oggi a quelle che sarebbero, appunto, le sue responsabilità: «E non è vero, presidente Berlusconi, che stiamo meglio degli altri, la crisi l’abbiamo sentita eccome». A questo punto anche il presidente della Camera, proprio per l’onestà e la responsabilità dimostrate finora, è chiamato a porre lui per primo – in modo giusto, naturalmente senza sacrifici che non siano giustificati – la parola fine a questa storia che, appunto, sta impedendo di fare ciò che lo stesso Fini, come Marcegaglia, sollecitava Berlusconi a fare: governare, occuparci, tutti insieme, del Paese. Il rac- conto della giornata, all’interno, di Carmine Finelli. Read more

Diario politico. La politica (?) italiana (?) Istat: ora disoccupazione record dal 2003 Se un giovane su tre oggi è senza lavoro Intanto Bersani/Veltroni discutono di Pd Fini/Berlusconi litigano sui “dossieraggi” Quando tornerete a occuparvi dell’Italia?

settembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La risposta è: probabilmente mai. Perché la nostra politica cessi di essere autoreferenziale e torni a dare risposte agli italiani è necessario un corposo ricambio, di qualità – non fine a se stesso – della classe dirigente di questo Paese. La «rottamazione» di cui parla Renzi e che Luigi Crespi è tornato ad invocare per la parte Democratica sul nostro giornale («O li cacciate o la sinistra non si riconnetterà mai con il futuro»). Ma vale anche per il centrodestra, dove l’accondiscendenza all’autoreferenzialità (di certi leader) ha raggiunto in questi quindici anni vette assolute, e in cui gli onesti e responsabili sono stati protagonisti di un risveglio tardivo. Nel giorno in cui il nostro istituto di statistica ci toglie ogni alibi e ci consegna un quadro della situazione dei nostri giovani – cioè del futuro dell’Italia – (ma non solo) ancora peggiore di quello che percepivamo a sensazione, la nostra politica che fa? Discute di se stessa (il Pd) o, peggio ancora, si lancia giavellottate coinvolgendo, per di più, i nostri servizi (Pdl e Fli). Anche se va detto che a sinistra si registrano degli sforzi per uscire da tutto questo (Bersani ci sta provando, a parlare di Paese, anche se le sue proposte appaiono insufficienti), e a destra c’è una vittima (per quante colpe possa avere) e c’è un carnefice, questa classe dirigente è palesemente giunta alla fine del suo ciclo, non ha più nulla da dire all’Italia, anche perché comincia ad essere politicamente (e non solo) piuttosto vecchia. E’ facile prevedere comunque che questo ricambio stenterà ancora un po’ ad avvenire. Allora ci permettiamo di dare un consiglio ai “protagonisti” della nostra politica autoreferenziale di oggi. Proprio per risolvere i loro problemi. A Bersani per riportare il suo partito a numeri dignitosi (il 30% è la quota minima) e a Veltroni per dare il suo contributo in questo senso. A Berlusconi per assicurarsi una maggioranza e governare fino al 2013 (evitando così i processi) e a Fini per rafforzare le sue ambizioni di successione. Occupatevi di quel ragazzo su tre che oggi non ha lavoro. Fatelo immaginando un progetto complessivo per rifare grande questo Paese, puntare al sole e avere così, almeno, la possibilità di raggiungere la luna. Il giornale della politica italiana ha già indicato una possibile risposta: è necessario fare dell’Italia il Paese della produzione d’eccellenza e della produzione delle idee. Per farlo è necessario non investire, ma centrare un nuovo sistema-Paese sull’innovazione, che si ottiene rendendo l’università e la ricerca, e la scuola non un settore importante, oppure decisivo, del Paese, ma il suo motore. E affiancando a questo una rete di formazione permanente che alimenti gli sforzi di innovazione e contribuisca (appunto) a risolvere il problema della mancanza (di continuità) di lavoro. Intorno a questo dev’essere l’obiettivo. Cominciate ad occuparvene. Risolverete i problemi di tutti, a partire dai vostri – perché è chiaro che se farete questo riprenderete a volare – l’Italia smetterà di navigare a vista e nel giro di un decennio potrà ritornare grande, e continuando su questa strada si assicurerà altri decenni di sviluppo evitando il declino. II racconto di questa bizzarra giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

Diario. Ma alle 3.30 (non) piangevano (?) Prima gli aquilani usati per fare pubblicità Poi (subito?) abbandonati al loro destino Oltre al danno ora la beffa dei manganelli (Oggi) la rabbia e indignazione nel Paese

luglio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Testa e cuore (rotto). Logica ed emotività (al contrario). Nelle ore degli scontri, la lucidità del giornale della politica italiana che indica la chiave di lettura “politica” delle manganellate della polizia: questo è un governo (o, meglio, un presidente del Consiglio) che non accetta il dissenso; e ha già cominciato ad usare (un po’) la forza per fermarlo. A fine giornata le valutazioni “politiche” lasciano il posto a quelle politiche: gli aquilani, già “feriti” (per usare un eufemismo) dal terremoto, illusi dal presidente Berlusconi, strumentalizzati nella loro tragedia, sia in funzione dell’immagine sia in chiave affaristica (le new town), lasciati poi a marcire (in molti casi) nelle loro roulotte, nelle tende, in case isolate dal mondo destinate ad un futuro degrado (della città), in case (o alberghi) lontani centinaia di km dalle loro radici, infine dimenticati, e ora anche percossi. Una “realtà” (?) che rappresenta una ferita al Paese tutto. Oggi siamo tutti aquilani, scrivono gli (altri) italiani su Fb. Il solo a non esserlo è (questo) Palazzo. Una (parte della) nostra politica italiana autoreferenziale e, inevitabilmente, da un certo momento in poi anche cinica. Non sappiamo dire se e chi alle 3.30 di quella notte del 6 aprile 2009 stesse ridendo. Di certo, da oggi sappiamo che c’era qualcuno che (non) piangeva. Il racconto (del resto) della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

Brancher, ok(?) Ma Sviluppo economico? Lungo interim di Silvio nonostante la crisi Tra chi si gioca ora la partita della nomina

luglio 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’autoreferenzialità della nostra politica – e, dispiace rilevarlo, in particolare del governo e, quindi, del suo presidente del Consiglio – è dimostrata efficacemente (è proprio il caso di dirlo?) da questa storia. Lasciamo pure da parte le reali motivazioni dell’assegnazione dell’ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega all’Attuazione del federalismo. Si tratta comunque della scelta di un nuovo ministro. Perché (naturalmente la domanda è retorica) allora non procedere con la designazione, urgente, del successore di Scajola alla guida del discastero-chiave per uscire strutturalmente dalla crisi? La messa in sicurezza dei conti, certo. Ma, come abbiamo avuto modo di ripetere più volte, se alla rimessa in pari del bilancio non si accompagnano interventi strutturali per rimettere in moto la nostra economia tra qualche tempo saremo punto e accapo. E non solo appunto non si fa ma il ministero preposto viene lasciato, di fatto, senza guida. Per non parlare del conflitto di interessi del presidente del Consiglio. Autoreferenzialità della nostra politica, ma anche del resto della stampa: di tutto questo non parla più nessuno, lasciando Berlusconi dormire sul comodo (per lui) guanciale dello Sviluppo (?) economico. Ci pensa allora il giornale della politica italiana, almeno a rimettere in circolo questo tema, raccontando, con Francesco Tempesta, su quali nomi, comunque, si finirà per puntare al momento – quando la maggioranza si deciderà – di fare la nomina. Francesco Tempesta dunque. Sentiamo. Read more

Diario politico. Le (nuove) strumentalità Brancher neo-ministro per il Federalismo E ora è coperto da legittimo impedimento Libertà d’impresa, mani su Costituzione Ma si può assicurare senza toccare Carta Quando al lavoro soltanto per il Paese?

giugno 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ancora scelte controverse per il governo, che conferma di non “amare” onestà e responsabilità. Il trait d’union – con Tremonti – tra Berlusconi e la Lega nominato alla guida di un nuovo dicastero: moltiplicazione degli incarichi e più spese. Quando la riforma in senso federalista dello Stato è già ben presidiata da Bossi ministro, appunto, per le Riforme oltre che da Calderoli e dal ministro per gli Affari regionali Fitto. E Brancher ha problemi giudiziari, che il nuovo incarico gli consente di aggirare almeno finché rimarrà in carica. L’esecutivo poi tira dritto sulla concessione di maggiore libertà di intrapresa. Raccogliendo il plauso indiretto di Mario Draghi, che insiste sulla necessità. Ma per consentire l’autocertificazione è sufficiente una legge ordinaria, mentre il governo continua a non escludere una legge costituzionale. Un modo come un altro per (cominciare a) mettere le mani sulla Carta (?). Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. La “visione” del governo Una risposta a Pd: incentivi per la ripresa Ma se gli investimenti non hanno sbocco Dimenticati del tutto ricerca e così futuro

marzo 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ha saputo anticipare, ogni volta, ciò sarebbe accaduto di lì a poco (e non solo) nella nostra politica. L’altra notte abbiamo richiamato le nostre previsioni sulla resa nei conti nel Pdl che si è poi puntualmente verificata (anche se prima del tempo). Qualche Diario prima avevamo colto che la riforma della giustizia diventava (insieme allo specifico del blocco alle intercettazioni) la nuova priorità del presidente del Consiglio, in quanto era proprio la giustizia italiana l’ultimo vero baluardo di legalità nel nostro Paese, e andava – andrà; ovviamente dal punto di vista – fermata e smantellata. E avevamo scritto che i tre anni senza elezioni avrebbero favorito questo progetto del premier. Oggi arriva la conferma: «Ce ne occuperemo di qui al 2013. Perché questa giustizia minaccia la democrazia», ovvero la sua (totale, a dispetto delle regole) libertà. E domani riprenderemo il nostro filone su dove va la politica italiana dal punto di vista del sistema istituzionale e delle sue riforme per raccontarvi della posizione del Pd di fronte a quello che – come sostiene ormai da tempo Eugenio Scalfari – è l’obiettivo di fondo di Berlusconi, che è tornato a ribadirlo oggi: il presidenzialismo a fronte, per di più, di una riduzione dei poteri di controllo. Ovvero una vera e propria piccola svolta autoritaria per la via democratica (fino ad un certo punto) delle riforme. Pietro Salvatori ci racconterà come si pone rispetto a questo l’opposizione. Ma il tema che vi proponiamo stasera è quello di cui leggerete di meno su tutti gli altri grandi quotidiani, eppure è il vero tema centrale e decisivo per il futuro dell’Italia: il governo ha varato oggi un piano di incentivi che dà seguito al dibattito parlamentare sulla crisi e risponde alle sollecitazioni di Bersani, e soprattutto all’esigenza del Paese di interventi per contenere gli effetti della congiuntura negativa e favorire la ripresa (più veloce possibile). Dunque un fatto di per sé positivo. I problemi sono due; uno (relativamente) più piccolo e comunque legato (anche) a difficoltà “esterne” e uno capitale. Il primo è che i soldi sono pochi e l’esecutivo ha fatto poco per ricavarne degli altri; dunque quale che fosse stata la destinazione decisa da Tremonti e Scajola l’intervento avrebbe avuto un impatto molto limitato. Ma pure in questa chiave, era importante intervenire in modo tale che tutto questo costituisse l’inizio di un percorso e le risorse messe in campo cominciassero (o, per una parte, continuassero) ad alimentare, in buona sostanza, gli sforzi di innovazione delle nostre imprese attraverso la ricerca. Invece le risorse a disposizione in questo senso sono diminuite. «Il governo le ripristini al più presto per garantire quelle imprese che hanno già realizzato gli investimenti in innovazione necessari al superamento della difficile congiuntura economica», incalza Emma Marcega- glia. E anche il segretario del Pd spinge su questo tasto: «Gli incentivi del governo non sono ciò che serve al Paese. C’è bisogno di aiutare l’innovazione e l’internazionalizzazione». Il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo.

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Diario politico. Il popolo (non) è sovrano Di Girolamo, Schifani: ‘Ora può decadere’ La Consulta: ‘Nei limiti della Costituzione’

febbraio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Tre notizie a sfondo giudiziario quelle di cui vi rendiamo conto nel Diario di stasera. Ma il filo conduttore è un altro. La prima è la sollecitazione da parte del presidente del Senato affinché la Giunta per le immunità riveda la propria (precedente) posizione sul senatore Pdl eletto, è la tesi dei giudici, grazie all’aiuto decisivo dell’ndrangheta. La politica italiana, dunque, di fronte al baratro (e, certo, all’evidenza della gravissima compromissione di Di Girolamo) di un rigetto “finale” da parte del Paese (oggi D’Alema invita a «prendere le distanze dai mascalzoni», così da non essere tutti trascinati nel fango) cambia atteggiamento e, sia pure attraverso un espediente – Schifani invita a far decadere Di Girolamo per l’illegittimità della sua nomina e non per consentire direttamente il procedimento giudiziario su di lui, che si rende possibile solo conseguentemente – si restituisce al giudizio della magistratura e attraverso di essa al popolo (sovrano, appunto) in nome del quale i magistrati agiscono. La seconda notizia di questo nostro filo (la terza non c’entra ed è la prescrizione sopraggiunta per MIlls, di cui pure vi riferiamo) è l’(auto)difesa a cui si trova costretta, oggi, la Corte Costituzionale, il cui presidente, Amirante, ricorda – di fronte alla strumentalità con cui lo brandisce la politica – che il popolo (non) è sovrano (al punto da poter cambiare i principi su cui si basa quella sovranità. Che è, in un ultima analisi) della Costituzione. Il racconto di Finelli, all’interno.            Read more

Diario. “Ciancimino scrisse a Berlusconi” Ecco la lettera (FOTO). Alfano: “Agguato”

febbraio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. A sorpresa, il figlio dell’ex sindaco di Palermo legato ai Corleonesi di Riina e Provenzano mostra una missiva del padre al premier, in cui Vito Ciancimino avverte Berlusconi: potrei parlare (sul modo in cui è nata Forza Italia: come vi abbiamo anticipato oggi, Ciancimino jr. riferisce che il padre l’aveva definita «un frutto – avvelenato, ndr – della trattativa tra Stato e mafia», della quale Vito era stato uno dei fautori sostituito poi, sempre secondo la testimonianza, da Marcello Dell’Utri). Vi diciamo tutto della deposizione e vi rendiamo conto delle reazioni degli uomini vicini (e non solo, naturalmente) al presidente del Consiglio, a cominciare dal ministro della Giustizia, all’epoca, peraltro, dirigente di Forza Italia nella terra di confine (tra Stato e – questa – illegalità, tra verso e falso) siciliana. Poi, le opzioni sul tavolo di Scajola per riampiazzare lo stabilimento Fiat di Termini che chiuderà («Abbiamo tempo un anno e mezzo», dice il ministro per le Attività produttive) e la deplorazione di Benedetto XVI nei confronti dei preti pedofili, ma la giornata della nostra politica è – comprensibilmente – monopolizzata dal processo di Palermo. Il racconto. Read more

Diario politico. Fini: “Processo breve non è riforma Giustizia”. Tremonti: ’10, Pil +1%

novembre 24, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Il ddl sulla limitazione dei tempi dei procedimenti è stato dunque incardinato al Senato. E prosegue il confronto. Il presidente della Camera fa da sponda a Bersani, che dalla direzione Democratica aveva annunciato la disponibilità del Pd a discutere complessivamente di giustizia se il centrodestra avesse abbandonato, se abbandonerà la strada intrapresa. Sulla quale calano le ombre delle previsioni del Csm, per il quale sarebbe a rischio, nel caso la riforma passasse, fino al 40 per cento dei processi. Da Fini anche un nuovo invito a «riforme (appunto) condivise», a partire magari, per ciò che riguarda le modifiche all’architettura istituzionale, a cominciare dal Parlamento, dalla bozza Violante (che fa il suo ritorno alla politica attiva come neoresponsabile Riforme, ancora, del Pd). Infine, l’annuncio (per il 2010) del ministro dell’Economia che risponde indirettamente a Brunetta (e a quant’altri lo avevano attaccato per i cordoni chiusi della borsa, che «bloccano tutto», secondo altri ministri tra cui Bondi): «I vincoli di bilancio vanno rispettati». Il racconto. Read more

Diario politico. La strana (ma non troppo) coppia Tremonti-Fini per il Mezzogiorno

novembre 2, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Preparatevi ad un’altra grande giornata insieme al vostro giornale. Un giornale giovane ed efficace, e contemporaneamente di qualità, che mira a fare e promuovere cultura. Prendete questo Diario, ad esempio. In una prima domenica di novembre piuttosto tranquilla per la politica italiana, la nostra Ginevra Baffigo ha selezionato per noi tre notizie-spunto che alimentano il dibattito e la riflessione. La prima: il ministro dell’Economia e il presidente della Camera, voci autorevoli di uno schieramento di centrodestra proiettato verso la modernità e l’Europa, ma anche competitors possibili per la successione del presidente del Consiglio, uniti per trovare soluzioni a favore della parte più povera, ma (anche per questo) dalle maggiori potenzialità, vista la ricchezza (per contro) del suo capitale umano e della sua cultura, oltre che di una spettacolare collocazione geografica al centro del Mediterraneo e quindi di uno dei possibili fulcri (di nuovo) del mondo del futuro, a favore di questa parte, dicevamo, del nostro Paese. La seconda notizia è la proposta del membro di centrodestra della Corte Costituzionale Paolo Maria Napolitano dell’introduzione del diritto alla ”dissenting opinion” per il giudice in disaccordo con il resto della Consulta: “un’operazione-trasparenza” subito appoggiata dalla maggioranza con Pecorella. Infine, la commemorazione dei caduti Partigiani a Milano e il duro attacco di monsignor Gianfranco Bottoni all’esecutivo, accusato di determinare una «morte lenta e indolore della democrazia». Il racconto. Read more

Esclusivo. Dopo bocciatura lodo premier pronto a far saltare banco

ottobre 17, 2009 by Redazione · 5 Comments 

di Matteo Patrone – Nelle ore in cui Berlusconi annuncia l’intenzione di mettere mano ad una riforma della Costituzione, anche da soli, anche senza l’opposizione, il giornale della politica italiana è in grado di svelare a quale tipo di svolta pensasse il presidente del Consi- glio subito dopo il verdetto della Consulta. Un’idea riconducibile al progetto organico che per la prima volta il capo del Governo esplicita nel suo nuovo “Editto di Sofia”. Assolutamente da non perdere. Sentiamo. Read more

Diario politico. Berlusconi a imprenditori: ‘Ribellatevi. Alla democrazia ghe pensi mi

ottobre 12, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Il presidente del Consiglio parla al meeting di Confindustria e torna sullo schema proposto alcuni mesi fa agli stessi industriali a Santa Margherita Ligure: «Ribellatevi a questo agire anti-italiano», dice, in relazione alle critiche piovutegli addosso dalla stampa estera oltre che dal nostro Paese. E il riferimento è all’invito a non comprare più pubblicità sui quotidiani che aveva esplicitato in quella prima occasione. E poi: «Pensate a produrre benessere», al resto ci penso io. Marcegaglia: «Rispetti le istituzioni», a cominciare dal presidente della Repubblica. Che, dal canto suo, smentisce Berlusconi spiegando che non esistevano accordi perchè lui, Napolitano, facesse pressioni sulla Corte affinchè riconoscesse come legittimo il Lodo Alfano. E lo stesso capo dello Stato invita a controllare la crescita della spesa e a rivedere le priorità: «Meschino sottovalutare l’importanza della ricerca». Nel racconto, la polemica D’Alema-Franceschini in casa Pd e una proposta di un senatore Pdl sui precari della scuola. Sentiamo. Read more

Berlusconi ai Giovani industriali: “Piano eversivo contro il Governo”

giugno 13, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ieri l’intervento-fiume del premier all’assemblea dei giovani di Con- findustria. Duri attacchi all’opposizione e, soprattutto, alla stampa nelle stesse ore in cui il presidente della Repubblica richiama l’importanza della libertà di informazione: “In democrazia è fondamentale – dice Napolitano - E il pluralismo è uno dei cardini della costituzione europea”. A questo riguardo, Berlusconi invita gli imprenditori a non dare “pubblicità ai media disfattisti”. Poi precisa: “Mi riferivo a Franceschini”. Su Gheddafi: “E’ intelligentissimo, se è stato quarant’anni al potere un motivo ci sarà”. Ci racconta il discorso del presidente del Consiglio, Carmine Finelli. Read more

Diario politico. Berlusconi attacca Anm e Camere. Fini: “Parlamento non è inutile”

maggio 21, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una nuova puntata-dossier del diario politico, dedicata questa volta all’assemblea di Confindustria, al centro della giornata politica. Gli interventi della presidente Marcegaglia, del ministro Scajola e del presidente del Consiglio che va giù duro contro i magistrati “estremisti di sinistra” e le assemblee di deputati e senatori, “pletoriche e dannose”. La reazione del presidente della Camera. Anche l’opposizione risponde con durezza. Franceschini: “Si sente al di sopra della legge e della morale”. I magistrati: “Metodo distruttivo del confronto democratico”. Il racconto, di Gabriele Canarini. Read more

Diario politico. Maroni, scontro con Malta (e referendum). Crisi, ripresa possibile?

aprile 20, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Gabriele Canarini. Racconto della giornata nei dettagli con il duello diplomatico tra il ministro dell’Interno e il governo maltese sul caso della Pinar, l’abboccamento con il Pd sulla data in cui tenere la consultazione (l’opposizione, però, frena: “Sì al rinvio che non ci è stato proposto e solo con l’ok del comitato”) e il confronto tra le voci congiunte di Governo e Confindustria, e l’Ocse sull’eventuale fuoriuscita rapida dalla crisi economica: le valutazioni sono differenti. Sentiamo. Read more

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