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Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo – ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) – che non esclude, comunque, forme di separazione – ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Diario politico. Sull’altare (del sacrificio?) Letta e Bonaiuti: ‘Sarà una manovra dura’ Ma corregge anche gli errori di Tremonti A pagare/la saranno (mica) “soliti noti”(?) Bagnasco: ‘Pensare a futuro (di giovani)’ Non penalizzare (così) famiglie “povere”

maggio 24, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il giornale della politica italiana lo aveva rilevato per primo, nei giorni in cui da sinistra si faceva fuoco e fiamme sui vescovi italiani per la loro presa di posizione – alla vigilia delle Regionali – contro l’aborto – che conteneva però anche sollecitazioni a rispettare le persone immigrate e ad occuparsi del lavoro. Quella di Angelo Bagnasco era una presa di posizione onesta e responsabile, naturalmente dal punto di vista della Chiesa cattolica, ma senza cedimenti alla partigianeria politica. E in un momento in cui, pure nell’imminenza del voto, si parlava di tutto tranne che di politica vera, fu una boccata di aria fresca, tanto che noi titolammo su come potesse essere questa – quella dei vescovi – la (vera) politica italiana. Nelle ore in cui il governo annuncia una manovra di sacrifici, senza aggiungere per chi, e dunque sottintendendo che a doverli sopportare saranno coloro che già pagano per intero le tasse (perché vengono loro trattenute nella busta paga) e che sono (più o meno) sul fronte della crisi per la propria non eccezionale situazione economica già da molti mesi, ovvero i «soliti noti» secondo la definizione di Pier Ferdinando Casini, dal capo della Conferenza episcopale italiana giunge, non casualmente, un richiamo alla nostra politica a pensare al futuro dell’Italia, e ai giovani. In particolare, dice Bagnasco, «bisogna restituire loro il lavoro», che oggi non c’è e, con esso, viene meno la stessa possibilità di un’esistenza dignitosa. La manovra di correzione dei conti – annunciata ben prima della crisi della Grecia e dell’euro che giungono come angeli della provvidenza per il ministro dell’Economia che non sapeva più come giustificare una richiesta di sacrifici che serviva ad aggiustare una gestione del bilancio che non era stata, contrariamente a quanto si diceva, lineare e priva di sbavature – non è in grado di rispondere direttamente a questo richiamo dei vescovi, del quale si dovrà occupare la nostra politica subito dopo. Tuttavia, a seconda di come sarà modulata, può dare o non dare un po’ di respiro a quelle famiglie che costituiscono, oggi, anche l’unica rete di protezione dei giovani che si ritrovano, al momento, disoccupati o sottopagati e non in grado di sostenere da soli la propria (eventuale) condizione familiare. Il nostro giornale ha fatto con Marianna Madia la propria proposta, il cui accoglimento da parte del governo ci metterebbe peraltro nel solco degli altri esecutivi (di destra) europei. Evitato di colpire (con ancora maggiore durezza) i giovani senza lavoro, un minuto dopo la nostra politica si metta a costruire il futuro dell’Italia. Una sollecitazione che – lo sappiamo meglio di qualunque altro – difficilmente potrà essere raccolta da questo governo e da questa (attuale) nostra politica autoreferenziale, ma noi continuiamo ad avanzare le nostre proposte. In piena sintonia con il presidente della Cei. Il racconto invece di Finelli della giornata, con anche tutto il dibattito sul ddl intercettazioni, all’interno.

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Diario politico. Stanno dividendo il Paese E’ arrivato primo “sì” a ddl intercettazioni Presto l’Italia ignara in mano alle cricche Approvato anche federalismo demaniale In regalo alle Regioni territori e altri beni Profezia di Crespi: ‘Così sarà secessione’

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il grande sondaggista sbaglia di rado. Dalle nostre colonne prevedette, a fine gennaio, la resa dei conti nel Pdl dopo le Regionali. Nel commento di ieri sulla crisi della classe dirigente una nuova previsione: «Continuiamo così, lasciamo il Paese nel caos, e la Lega avrà vita facile a portare a compimento il proprio disegno». Oggi, dopo la sbornia legata alla crisi della Grecia e alla corsa ai ripari (anche dall’assunzione pubblica delle proprie responsabilità, come abbiamo visto nel pomeriggio) del nostro ministro dell’Economia (come dei colleghi degli altri Paesi), in qualche modo riprende il corso “naturale” della legislatura e la maggioranza incassa due (per loro) importanti risultati nell’attuazione dei loro programmi (più che del programma). Che riletti alla luce del contesto nel quale si registrano e della profezia di Crespi sembrano preparare, e anticipare, quel finale. La tesi dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio è chiara: un’Italia bloccata dalla corruzione, dagli interessi particolari, dalle divisioni (anche) nei partiti favorisce inevitabilmente la tentazione separatista. Il ddl intercettazioni è un grande mantello sotto il quale tutto questo vivrà un nuovo (nefasto) sviluppo: se è stato possibile assistere a quello a cui abbiamo assistito nonostante la consapevolezza di tutti della possibilità di essere intercettati e dunque scoperti, figuriamoci a cosa (non) potremo assistere quando potrà avvenire senza che nessuno di noi se ne possa accorgere. E naturalmente il sistema finirà per scoppiare: o imploderà per le manchevolezze e i guasti che tutto questo andrà a provocare, o esploderà perché prima o poi, anche senza intercettazioni, ciò verrà a galla. Al primo sì della commissione Giustizia della Camera al ddl salva-(o moltiplica-)cricche (per non parlare naturalmente dei criminali “comuni”: di questo abbiamo già scritto e scrivono ampiamente tutti i grandi quotidiani) si aggiunge l’approvazione del primo decreto attuativo del federalismo fiscale, quello che riguarda il demanio, ovvero le proprietà “territoriali” dello Stato. Che a partire da oggi (o comunque da quando arriverà il “sì” definitivo) saranno però delle Regioni, per una vera e propria divisione dei beni – tra marito e moglie che si stanno per separare (?). Il senso del provvedimento appare questo, e se a monte si lavora, appunto, a preparare il terreno, la profezia di Crespi potrebbe anche (ancora una volta) avverarsi molto presto. In tutto ciò l’opposizione oggi si è divisa, dando un proprio placet, tra l’altro, con l’Italia dei Valori, al federalismo demaniale. Anche per questo, naturalmente, sarà più facile per la Lega portare a termine il proprio progetto storico. Speriamo di no, ma non sarà presumibilmente possibile evitarlo senza un cambiamento radicale. Entrambi i provvedimenti (e altro) descritti nel dettaglio, affinché possiate farvi una vostra idea, all’interno, da Finelli. 

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