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***La proposta***
STATO DEBITORE, LE IMPRESE POSSANO DETRARRE IL CREDITO
di GIULIA INNOCENZI

gennaio 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele ieri si chiedeva, giustamente, perché i pensionati (o, meglio, i pensionabili) “colpiti” dalla (stessa) riforma del governo non si siano ribellati all’esecutivo dei professori come fanno, invece, categorie come quella degli autotrasportatori, e se questa non possa essere la prova che le agitazioni a cui assistiamo in questi giorni altro non costituiscano che la piu’ tipica reazione e difesa corporativa contro un cambiamento che mira a ridurre i (loro) privilegi e a garantire piu’ opportunità per tutti. Certamente questo è un elemento, ovviamente, piu’ che presente, tra le altre, nella ribellione dei tir. Così come soltanto un osservatore che peccasse di ingenuità potrebbe non accorgersi che le ipotizzate infiltrazioni mafiose non solo siano facili da documentare (vedi la comparsa, nei cortei, di noti esponenti delle famiglie), ma possano avere riguardato (in modo decisivo) anche le dinamiche stesse in ragione delle quali le proteste si sono avviate. E se i pensionati non si sono, a loro volta, ‘sollevati’ è sicuramente anche perché una maggiore cultura della responsabilità, in un momento peraltro in cui le difficoltà del Paese rischiavano di essere fatali, li ha potuti condurre a piu’ prudenti consigli. Dunque le manifestazioni di questi giorni vanno prese con le molle, e in qualche caso l’intera società civile e democratica - e il giornale della politica italiana, pur critico con il presidente del Consiglio, non si tirerà indietro nemmeno, o tanto meno, in questo senso - è chiamata a fare argine a favore di un governo che – sia pure con i limiti di visione politica che noi per primi abbiamo denunciato – agisce onestamente e responsabilmente per perseguire l’interesse generale. Ma la prima occasione di osservare da ‘vicino’ il movimento, ad ‘esempio’, nato in Sicilia – e allargatosi a macchia d’olio, come rilevato nella stessa trasmissione di ieri sera, in tutta Italia – ci è stata offerta da un altro dei (pochi) programmi di approfondimento giornalistico (vero) della nostra televisione, oltre a quello del nostro Gad Lerner: servizio pubblico di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. E in quell’occasione furono gli inviati di Santoro, e non (solo) i controversi animatori della protesta, a far notare come l’”intera” regione, l’intera isola fosse scesa in piazza. Al punto che poi, ancora ieri sera, qualcuno si è spinto a collegare tutto questo con quel fenomeno (storico) di ribellismo meridionale che puo’ essere fatto risalire addirittura al periodo risorgimentale ed essere letto come una forma di leghismo (neo-)borbonico, con tanto di (immancabile) opzione secessionistica. E’ proprio per questo, – esempio, forse, di (difensiva) chiusura su se stessi, ma anche della diffusione e del carattere “universale” (?) della protesta – che sarebbe un atto di irresponsabilità e prova di (ulteriore) autoreferenzialità pretendere di ridurre tutto cio’ al “rango” di pura (o esclusiva) difesa corporativa (di “pochi”) e “semplice” frutto (?) avvelenato della contaminazione mafiosa. Come affrontarlo? Nel capire che i “virtuosismi tecnici” – anche quando sono benedetti e vanno nella direzione invocata, come nel caso delle liberalizzazioni, che contribuiranno ad un cambiamento della nostra cultura dei rapporti (sociali) e persino, con cio’, della democrazia – pure (ma non solo) per il rapporto poco soddisfacente tra tempi e benefici previsti (con il rischio di un – apparente – accanimento su chi già, comunque, ‘soffre’), non tanto (o non solo) non ‘bastano’ ma non si dovrebbero “avere” preliminarmente o da soli; e che il principio per cui lo Stato mette le regole (anzi, le toglie) e lascia l’intera iniziativa ai privati e alle loro forme associative e imprenditoriali – per poi lavarsene, in qualche modo, le mani – non è (più – ?) adatto a consentirci di affrontare questa fase in cui quello stesso modo di (dis)organizzare la nostra vita comune si è dimostrato fallace e troppo esposto ad una frammentazione che in molti casi puo’ implodere in devianze e scelte meno oneste e responsabili – che le regole da sole non bastano a scongiurare – di esponenti di quella società civile di cui la Politica deve tornare ad essere considerata una espressione, e che ha percio’ il compito di guidare e coordinare. Come abbiamo scritto ieri, il modo migliore per coniugare leadership e creazione delle condizioni per una libera iniziativa sempre piu’ onesta, responsabile e potenzialmente efficace, è una nuova concezione della Cultura non piu’ come mera conservazione (estetica, o in qualche caso addirittura formale) dei beni che ci sono stati tramandati dal passato; bensì come (“sua”) riappropriazione (da parte) di noi stessi, attraverso una diffusione capillare, anche nella prospettiva di un possibile Rinascimento (appunto) culturale, filosofico, artistico che – ricollegandosi, eticamente, alle nostre vite – puo’ aiutarci a definire con piu’ consapevolezza e chiarezza il nostro futuro. Un impegno che non si esaurisce, naturalmente, in poche settimane; per affrontare – invece – l’emergenza (anche, ma non solo, economica) che vede nostre imprese al collasso in primo luogo, pensate un po’, per l’insolvenza dello Stato nei loro confronti (il principale creditore di noi stessi, infatti, siamo proprio e sempre noi, e i mancati pagamenti sono la principale palla al piede di questo periodo delle nostre aziende), Giulia rilancia stamane la pro- pria proposta di una deducibilità fiscale del credito. Read more

Il caso. Berlusconi mi telefona in diretta e (ci) insulta di Gad Lerner

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele, puntata di lunedì sera. Si parla del caso Ruby. Verso la fine della trasmissione dolcetto-scherzetto del premier: chiama in diretta, e se la prende con Gad e con le ospiti della puntata. Il giornale della politica italiana non fa, come sapete, gossip “politico” ma in questo caso si tratta della trasmissione di Lerner, e facciamo un’eccezione. Rivediamo (e riascoltiamo) insieme i minuti dell’in- tervento di Silvio. Con una breve chiosa (scritta) di Gad. Read more

Pigi-D’Alema, altro che ‘partito del lavoro’ Sentite Raimo: “Notre futuro conoscenza” Battaglia de il Politico.it per ‘rivoluzione’ La cultura (di) nuovo (il) motore dell’Italia

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Facciamo (per una volta) prima le presentazioni. Pigi e Massimo: ex quadri del Pci spintisi troppo avanti in un’era che non è più la loro. Christian Raimo: scrittore e insegnante. Il giornale della politica italiana lo conoscete: è il laboratorio della (nostra, nuova) politica del futuro, perché è qui che i maggiori talenti della politica italiana si confrontano ed è qui che si anticipa la new-lingua, il linguaggio della nostra politica del domani. Linguaggio che, insegna il grande Gianrico Carofiglio (nella foto) in una bellissima puntata de L’Infedele del nostro Gad andata in onda ieri sera su La7, è la ramificazione del pensiero, il suo limite e la sua potenzialità: noi pensiamo ciò che possiamo dire, ovvero le parole definiscono le nostre idee. Quelle della politica italiana di oggi sono o del tutto autoreferenziali, quando non eversive (da parte di una parte della destra) o vecchie, terribilmente vecchie o (lo diciamo con grande sensibilità o meglio non coinvolgendo le persone colpite davvero) afasiche (quelle della sinistra). Come quella che dovrebbe definire, sintetizzare, simboleggiare la piattaforma, o ancora meglio la cultura, del Partito Democratico: lavoro. Ma la società moderna è una società delle idee, dei «contenuti», come ripete spesso Luca Barbareschi; e in una società del genere le “parole che contano” sono conoscenza, cultura, intelligenza. Che poi sono (infatti) le tag del Paese che sogniamo. Quello fondato su un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura, appunto, il nostro ossigeno. Perché la cultura non si mangia, ma la cultura dà da mangiare, come abbiamo già detto a Giulio Tremonti. La cultura è la chiave dell’Italia del domani, un Paese che può conoscere un nuovo rinascimento, quando non un nuovo classicismo, se solo ha la lungimiranza e il coraggio di provarli. In questo Paese la televisione pubblica è un patrimonio irrinunciabile, strategico: non vendetela uomini politici autoreferenziali di oggi; non è il sistema che non va (anche se, ci insegna Sofia Ventura, è il sistema che fa la politica): siete (ormai) voi a non andare (più). La classe dirigente del futuro deve, può avere (dopo tutto questo – ?) l’ambizione di avere l’onestà e la responsabilità, e il respiro, per non avere bisogno di legarsi le mani per non mangiare la torta nel frigo. Le mani servono per costruire cose bellissime. E dobbiamo lasciarle libe- re. Libere di fare dell’Italia un nuovo, grande Paese. Read more

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