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Ultimi paradossi populismo berlusconiano Pdl addita antidemocraticità (poteri forti) ‘Pd’ vi ri(n)corre (da sempre) per salvarsi Blair: ‘Destra/sinistra non han più senso’ Da berlusconismo esce solo con Politica Che è (“anche”) “ciò” che serve all’Italia
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Politica che non è – naturalmente – né la strizzata d’occhio di Cicchitto alla base popolare; né coincide con la concezione bersaniana di un gioco di squadra che altro non è che l’àncora di salvataggio di leadership inconsistenti. Che sono costrette, perciò, a farsi sostituire. Nell’assunzione di responsabilità. Della guida. Che si declina - in primo luogo – nell’indicazione della strada. E nel sostanziamento del progetto. Oggi l’Italia non ha (?) né l’una né l’altro. E “deve” affidarsi alla dettatura della Bce. Rispetto alla quale comunque il profilo “tecnico” – e la stessa affinità culturale – di Monti è la garanzia, semmai, di una indipendenza che la nostra politica politicante autoreferenziale di oggi non è – appunto – in grado di assicurare. Ma così il Paese vivacchia. E non (se) ne esce. L’attuale classe dirigente non può sopravvivere a questo viatico concepito da Napolitano per salvarci dall’onda lunga della passività berlusconiana. Ovvero il momento in cui alzare gli occhi dallo Specchio – superare l’autoreferenzialità, che è un tutt’uno con il formalismo – non può essere calendarizzato oltre le (future) dimissioni del governo Monti – per mandato esaurito – o la fine della legislatura. E comincia con un profondo rinnovamento della classe dirigente. Rinnovamento – in questo Bersani ha ragione - aperto. A chi non (si) guarda allo specchi(ett)o (retrovisore). E alza, piuttosto, lo sguardo (all’orizzonte). La nostra vicedirettrice ci racconta ora l’ultimo giorno di Berlusconi premier.
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Sta dunque per nascere I governo Monti “Scelta” dichiara inadeguatezza ‘politica’ A Mario diciamo: comincia ad/da innovare Nuova classe dirigente ri/costruirà futuro
di GAD LERNER

novembre 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mario Monti è un economista apprezzato in tutto il mondo, che ci assicura un pronto “recupero” di credibilità. Ma anche una gestione capace, probabilmente, di “salvare” – momentaneamente – l’Italia dal tracollo. E dunque, in mancanza (ancora) di un Pd in grado - mesi fa – di assumere la leadership del Paese, va bene così. E, come ragioneremo in seguito con Gigi Crespi, la recalcitranza di Lega e Italia dei valori conferma la loro (più spiccata) autoreferenzialità – nella diffusa autoreferenzialità della generazione alla quale appartengono i loro “capi” – e il populismo di questi due movimenti – non a caso, nonostante la progressiva (ri)organizzazione dei separatisti – che prima verranno “riassorbiti” in due forze maggioritarie, di centrodestra e di centrosinistra, capaci di rappresentare – dandosi il solo scopo di fare il bene del Paese! Sia pure, eventualmente, a partire da sensibilità e punti di vista non del tutto collimanti – e di “rieducare” anche le istanze dei loro “popoli”, meglio sarà – in primo luogo – per la nostra democrazia, e dunque per l’Italia. Ma – premesso che ora va bene così, e il giornale della politica italiana fornirà tutto il proprio (possibile) apporto in termini di proposte e “suggerimenti” al futuro presidente del Consiglio e al suo governo – in questo stesso momento stiamo celebrando (? Anche. In tutti i sensi) il funerale di una classe “dirigente” (?) e – se di ciò non prenderanno atto i suoi “protagonisti” – della stessa possibilità (almeno in tempi brevi) di una Politica nella nostra nazione. Perché se una generazione porta il Paese alle condizioni attuali, non è (naturalmente) in grado di fornire gli anticorpi alla malattia che lei stessa ha provocato, e non ha la responsabilità di prendere coscienza di tutto ciò e di farsi – prontamente – da parte, è evidente che quella generazione ha fatto il suo tempo, e non può – onestamente e responsabilmente – avere la “pretesa” di reiterare tutto questo. Dunque con Monti, adesso. Ma un minuto dopo – dopo che il suo mandato (in senso tecnico. In tutti i sensi – ?) sarà esaurito - tornino (?) in campo le idee - e coloro che le pro/pre-pongono - su dove vogliamo (ri)portare – per il futuro! – l’Italia. Evitando di cedere alla tentazione di ricandidare senz’altro - ci rivolgiamo, naturalmente, al Partito Democratico, giustamente rintuzzato su questo punto da Goffredo de Marchis in un’intervista di qualche giorno fa a Veltroni – un tecnico che tutti confidiamo possa fornire un’ottima risposta in termini di “gestione” – e scioglimento dei nodi – dell’esistente, ma dal quale non “possiamo” (ragionevolmente) attenderci le (vere) risposte – Politiche! – a partire dalle quali cominciare a (ri)definire e costruire, appunto, il nostro futuro. Prima di passare la palla a Gad, che commenta la nomina, di fatto, del presidente della Bocconi, alla celebrazione, ancora una volta, che non entra nel merito delle questioni – dove sono i contenuti nel dibattito sulla salvezza dell’Italia? Appunto, come rilevavamo nei giorni scorsi, tutto è ridotto ad un “plebiscito” – sì o no – sulle indicazioni della Bce – portiamo l’elemento, utile, che Mario Monti ha dovuto scrivere una significativa serie di editoriali da presidente del Consiglio “in pectore”, prima di arrivare anche alla sola presa di coscienza che, oltre al rigore, era necessario agire perché il nostro Paese riprendesse a crescere (“Fare” un po’ di “archivio” per credere). Dunque, oggi l’Italia, forse, comincerà a salvarsi. Per un altro po’. Ma poi verrà il momento, finalmente, in cui torna la Politica. E, oltre a cercare di sbarcare il lunario, proveremo a lasciare un’eredità – un Paese - un po’ più significativa – e duratura! - alle generazioni che verranno dopo di noi. di GAD LERNER Read more

Sondaggio Crespi, Pd-Idv-Sel sono a +5 Ma Democratici ancora inchiodati a 26.8% Centrosinistra avanti perché crolla Silvio Zero spostamento voti da destra/ sinistra Di Pietro: “E’ quello che sto dicendo…”

giugno 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una “vittoria” (potenziale) di Pirro, per due ragioni. La prima è che non vince il centrosinistra, ma perde Berlusconi. E il contrario non è (appunto) la stessa cosa. La seconda è che gli elettori “persi” dal Cavaliere sono in realtà “semplici” delusi: e (anche) la solita operazione di rimobilitazione dei propri “tifosi” compiuta dal presidente del Consiglio nelle ultime settimane di ogni campagna elettorale sarebbe capace di riportarli alle urne, dalla stessa parte. E’ vero che né De Magistris né Pisapia al primo turno avevano superato il 50%; e si trovavano più o meno nella condizione del centrosinistra a livello nazionale, secondo il sondaggio. Ma è altrettanto vero che in un ipotetico (e non reale) “secondo turno” alle politiche è prevedibile come il deficit di novità e di cambiamento che si riscontra nell’attuale proposta (?) del Pd e degli alleati rispetto, appunto, alle candidature nuove dei neo-sindaci di Milano e Napoli (presi a paradigma di un intero nuovo movimento) impedirebbe di ripetere lo stesso exploit, e riaprirebbe una partita secondo questi dati, al momento, “chiusa”. Il Pd non può dunque crogiolarsi nell’illusione che il crollo di Berlusconi sia condizione sufficiente a mantenere in “vita” l’attuale classe dirigente: è necessario un cambio di passo, che non può che riguardare i nomi – i “volti” - e basarsi, contemporaneamente, sui contenuti. Il grande sondaggista ci presenta ora (brevemente) i dati in tabella. di LUIGI CRESPI
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Ma il governo continua a non governare Galan: ‘Ministeri a nord? Aumenta spesa’ Poi la riforma fiscale a (soli) fini elettorali E gli ‘schiavi’ si riuniscono. Ma per Silvio Così Confindustria: “Produzione è ferma” Succede quando hanno interessi privati

giugno 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E ci si “impegna” (?) in politica non per il bene della nazione ma per il proprio. Vale a destra come a sinistra. La nuova politica nasce invece (nel disinteresse dato) dall’onestà e dalla responsabilità. E solo a partire da queste basi si potrà salvare e rifare grande l’Italia. Oggi Massimo Donadi ci rac- conta la rappresentazione, al contrario, dell’interesse parziale, personale e/o privato dell’attuale esecutivo. Fatto a immagine e somiglianza del premier. Appunto. di MASSIMO DONADI* Read more

***L’editoriale***
IL CENTRODESTRA GUARDI OLTRE SILVIO, O AFFONDERA’ CON LUI
di LUIGI CRESPI

giugno 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento di ricostruire. L’opzione della nomina di Alfano segretario del Pdl è una prima risposta del presidente del Consiglio, che comprende la necessità di un rinnovamento, ma pensa forse di poter continuare ad esserne il king maker. Invece la destra italiana deve cominciare a camminare con le proprie gambe, o prolungherà la (propria) agonia, fino ad esiti (non favorevoli) imprevedibili. di LUIGI CRESPI Read more

***L’analisi***
VOTO DI LISTA, IL CROLLO DI PDL E LEGA
di LUIGI CRESPI

maggio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La débacle del presidente del Consiglio è testimoniata anche dalla ulteriore riduzione di consenso al partito del premier, accompagnata da una Lega che, rispetto al passato, non sfonda più. Il grande sondaggista ci ricorda che questa tendenza è in atto ormai da diverse tornate elettorali, mascherata – come oggi è negata una vittoria alternativa piena – dalla difficoltà del centrosinistra a farsi protagonista e non soltanto a raccogliere i pezzi dei delusi da Pdl e Lega. E avverte Berlusconi: se non vuoi trascinare le tue creature politiche (?) con te nell’abisso, è il momento di consentire quella “normalizzazione” che consenta al centrodestra di risplendere, se possibile, anche di luce propria. E soprattutto della luce della gente e delle scelte concrete. Della democrazia e della politica vera. di LUIGI CRESPI Read more

***Il caso***
CARA LEGA, BOLOGNA E’ (E RESTERA’) UNA CITTA’ TOLLERANTE
di FRANCO MONTORRO

maggio 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il candidato sindaco del centrodestra, Manes Bernar- dini, leghista, attacca l’avversario Democratico, Virginio Merola, ”colpevole” di non essere nato nel capoluogo emiliano (nel quale vive da quando aveva 5 anni). Dopo che le camicie verdi avrebbero voluto la candidatura del commissario Cancellieri, in città da soli 15 mesi. E con Bernardini sensibile alle istanze “centrali” lombarde… Come la Lega vorrebbe “trasformare” Bologna. E come Bologna (invece) è (storicamente). E vuole restare. di FRANCO MONTORRO Read more

***Il commento***
LA LEGA PREPARA LA CRISI DI GOVERNO
di GAD LERNER

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Forse non ancora sulla Libia, ma le grandi manovre “nordiste” per prendere le distanze da un Berlusconi prossimo alla fine continuano. Qualora la partita delle amministrative a Milano dovesse concludersi con un risultato non favorevole a Letizia Moratti, quello potrebbe essere il momento di caduta (in tutti i sensi). Anche perché più acquisisce potere, più la Lega dà spazio alle proprie pulsioni conservatrici, “quasi reazionarie”. E questo favorirà un sempre maggiore isolamento leghista. di GAD LERNER Read more

Ora un’Europa razzista (con i migranti) (?) No, oggi l’Europa è soltanto (?) prudente Migrazione di massa (ri)genera razzismo E può far ‘saltare’ nazioni che accolgono Sinistra voglia più bene al nostro Paese Darà così proprio contributo a progresso

aprile 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Partito degli stranieri”, l’abbiamo definita più volte. Perché se è inaccettabile il razzismo leghista, la soluzione non è certo il suo opposto, che anzi rappresenta il vero humus nel quale è potuto maturare e nel quale prospera – e crescerà ancora – il fenomeno delle camicie verdi. La sinistra italiana (e non solo; e i risultati in linea di massima pessimi – anche quando si verifica qualche segnale di ripresa o addirittura di rilancio, ma proprio per questo (poco) nel momento della crisi del modello della destra e dunque in cui dovrebbero aprirsi praterie per una proposta diversa – lo confermano) è passata dall’idealismo della sua Storia novecentesca all’irrealismo demagogico (autoreferenziale) di oggi, per cui predica – senza viverlo – un buonismo che non fa il bene di nessuno, né delle persone che aspirano ad una vita migliore in altri Paesi e per questo muovono verso il nostro, né degli italiani. E siccome ci riferiamo alla sinistra italiana, è evidente che il torto maggiore viene fatto a quella parte verso la quale tale sinistra dovrebbe essere maggiormente responsabile: i suoi connazionali. Non fa il bene di nessuno perché l’apertura indiscriminata delle frontiere è generatrice di apprensione e di rabbia (comprensibili, e chi non le vuole comprendere lasci la politica) negli italiani-di-oggi, e dunque di sicura – in questo modo – discriminazione per quelli-(possibili)-di-domani; e a lungo andare - in mancanza di un piano e di un’organizzazione di tutto questo – determina un (ulteriore) degrado e una possibile “saturazione” dannosa per la nostra nazione e dunque anche per coloro che vi vedono una possibile via di fuga (in tutti i sensi). La democrazia universale, il mondo unica nazione, è anche (?) il sogno del giornale della politica italiana. La differenza con la sinistra italiana è che lo concepiamo (anche) come un obiettivo (reale), e per questo ci disponiamo a dedurre i passaggi necessari per raggiungerlo. La sinistra italiana, non avendo a cuore più nulla, non credendo più in (quasi) niente, cede al populismo sui generis dell’(auto)referenzialità nei confronti della propria parte. E in questo modo non (ri)vincerà mai, continuerà ad alimentare la destra e il razzismo, e il sogno della democrazia universale resterà un sogno. Tra loro, ormai più di nessuno. Read more

L’editoriale. Napolitano simbolo della nostra nazione di F. Laratta

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un Paese che, costretto ad un lungo digiuno dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, desidera più di ogni altra cosa ritrovare punti di riferimento morali che sappiano motivarne la riscossa, il capo dello Stato incarna con sempre maggiore autorevolezza la figura del padre (politico) di cui siamo orfani. Applaudito nel corso di tutta la giornata di celebrazioni per il centocinquantenario, sullo sfondo di una Lega ritiratasi su un Aventino illegittimo, trincerata nell’isolamento di un rancore inspiegabile, con un presidente del Consiglio costretto ad uscire alla chetichella dalla chiesa in cui si celebra la messa solenne per non essere sommerso da una pioggia di fischi, in questo contesto il comunista Napolitano rappresenta il ritorno della politica vera, non a caso incarnata da un già esponente di una Prima Repubblica che, riaffacciandosi sulla scena, fa fare la figura del nano a quella di oggi. E’, scrive il deputato del Pd, il trionfo di un passato che si prende un presente che non c’è più, anzi, non c’è mai stato. In attesa del futuro. di FRANCO LARATTA* Read more

***Diario politico***
BUON COMPLEANNO, ITALIA
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma perché tutto questo non resti retorica è necessario ritrovare un senso della dignità che ci porti all’onestà e alla responsabilità (diffuse). E non sarà facile perché oggi i loro contrari sono iscritti nella nostra (in)cultura. Le chiavi, il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno, sono due: un ritrovato orgoglio nazionale e la rivoluzione culturale. Il centocinquantenario non sia un approdo (incompiuto), ma la leva per rimotivare quella passione civile e politica che può determinare il nuovo Risorgimento propedeutico al nostro nuovo Rinascimento. di GINEVRA BAFFIGO Read more

In Francia Le Pen prima (!) nei sondaggi Modello (mancata) integrazione sbagliato Da noi coniugare subito identità/apertura O il fenomeno-Lega andrà a (ri)esplodere

marzo 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando la nostra immigrazione raggiungerà – e supererà – i livelli di quella, storicamente, francese. Lo abbiamo scritto la scorsa settimana: la nostra nazione non può limitarsi a rappresentare un luogo nel quale si vengono a trovare semplici “ospiti” di diversa provenienza. Chi vuole vivere in Italia deve poter aspirare a diventare italiano. In tutti i sensi. Portando la propria ricchezza culturale. Ma nel corso di un’integrazione che, per essere veramente tale, deve appunto prevede un’assimilazione (in senso stretto) degli iniziali corpi culturali esterni in un “regime” nazionale che riconosca la propria originale peculiarità. Il che si fa molto meglio rilanciando che non nella chiave – tipica dei movimenti xenofobi – difensiva e conservatrice: l’Italia può conoscere un proprio nuovo Rinascimento, se, attraverso un rinnovato Risorgimento, torna a fare della cultura il proprio ossigeno e, producendo il meglio nei campi scientifici, culturali, artistici riassolve alla propria funzione storica di culla della civiltà, restituendo al mondo anche un riferimento – appunto culturale – da (in)seguire. In questa chiave il contributo delle altre culture può essere decisivo nel migliorare, nel perseguire la crescita costante, e non nel cambiare o nell’imporre una impossibile – e controproducente – convivenza tout court. Fatta salva la libertà di culto, fondamento di una società liberale, dobbiamo tendere insieme a fornire nuova conoscenza e nuovi modelli per la costruzione (planetaria) del futuro. La stessa (nuova) integrazione, ad un tempo identitaria e aperta, può rappresentare il primo contributo dell’Italia, paese di migranti, alla predisposizione del domani. Read more

***Il commento***
IL NICHILISMO POLITICO DI BERLUSCONI di GAD LERNER

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al presidente del Consiglio non importa più di nulla (tranne che dei propri processi e dell’orgoglioso mantenimento del potere). E per questo può fare di tutto. L’avevamo rilevato ad inizio settimana, con Crespi, nel sottolineare l’indifferenza con la quale trattava il desiderio per l’adozione da parte dei single e del riconoscimento pubblico delle coppie gay, le cui speranze aveva ridotto in brandelli in pochi secondi al solo scopo di riassicurarsi il sostegno della Chiesa. Lo rileviamo nell’atteggiamento tenuto ieri, quando – oltre ad avere accosentino, se non stabilito personalmente, a che il governo chiedesse l’ennesima fiducia nel più totale spregio delle prerogative parlamentari – nel dire sì (tout court, a prescindere) al federalismo della Lega è arrivato ad indossare il fazzoletto verde – un altro sfregio alla propria funzione di primo ministro della nostra nazione – pur di fare tutto per rinsaldare la maggio- ranza e dunque le proprie possibilità di andare fino in fondo. A quest’ultimo riguardo, la conseguenza più politicistica – e poi politica – è che il premier sembra disposto a lasciare cannibalizzare il Pdl da parte delle stesse camicie verdi, lasciando loro (una parte del)la propria eredità politica, dato che neppure del suo partito (?) gli interessa alcunché, se non in quanto strumento per il perseguimento dei propri scopi. Una delle facce del leaderismo. Lo stesso che caratterizza il rapporto tra Vendola e Sel. Ma questo è un altro discorso. Chiosa sul primo il con- duttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

Diario politico. (E) il futuro (dell’Italia) (?) Sì alla fiducia sul federalismo municipale Ma senza un ritrovato orgoglio nazionale il sud va (a picco), e il Paese si disgrega E poi stop agli incentivi sulle rinnovabili No a sprechi ma piano di sviluppo dov’è? Una strategia comunque governo ce l’ha
E’ la

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Passa il decreto che assegna (“restituisce”) ai comuni alcune facoltà fiscali sul quale il governo aveva apposto la questione di fiducia. Un provvedimento che, preso di per sé, dice poco e non necessariamente in chiave negativa. Ma come il giornale della politica italiana scrive da settimane, una spinta in senso federale – sia pure, per ora, molto contenuta – che non sia organicizzata ad un piano complessivo per la costruzione del futuro del Paese che preveda anche un recupero delle motivazioni del nostro stare assieme e consenta uno sviluppo dell’Italia in quanto tale (nel suo complesso), rischia di rappresentare solo un passo – senza responsabilità generale - verso quella ulteriore divaricazione “sentimentale” tra nord e sud che accentuerà la dispersione delle nostre energie per salvare e rifare grande – in un unico tempo – la nostra nazione. Sebbene la responsabilizzazione – “particolare” – nell’utilizzo delle risorse di ciascuna area del nostro Paese possa, se inserita appunto in quel piano organico, essere buona cosa. Così come un maggior controllo sui contributi per le rinnovabili. Ma, come sopra, solo se la direzione di marcia è quella del potenziamento (rigoroso): le energie pulite sono il futuro del nostro Paese, e intervenire solo in senso limitativo significa compiere una scelta retrograda e reversiva – che va incontro alle esigenze di una lobby energetica come appunto quella nucleare - che pagheremo tutti a caro prezzo (in tutti i sensi) tanto più quanto più tempo verremo allontanati da uno sviluppo (del settore) che ci dia modo di sfruttare appieno le nostre potenzialità (in questo senso) e di avviare una politica economico-ambientale che non sia piegata ad interessi particolari ma serva a fare (solo) il bene del Paese (e non soltanto). Il racconto, ora, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Libia, l’Italia è (del tutto) senza una guida Silvio: “Non è che ci sparano addosso?” Dini: “Per me meglio tenerci Gheddafi…” Lega chiede aiuto a Ue (da lei) rinnegata Ipotesi intervento militare franco-italiano Gozi: ‘Che cosa pensa il governo di ciò?’

febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il segretario alla Difesa americano Gates propone un intervento umanitario di italiani e francesi per fermare il genocidio dei libici da parte di un altro libico. Il Pd chiede una risposta del governo. Ma a palazzo Chigi regna il caos. Di fronte alla prima vera crisi diplomatico-internazionale che coinvolge il nostro Paese, il governo del miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni va in crisi (lui). Colpa del pasticcio dell’amicizia col dittatore, di un ministro degli Esteri inadeguato e del- la mancanza di una piattaforma (geo)politica “reale” (e non solo autoreferenziale). di ANDREA SARUBBI* Read more

La Padania (ri)definisce i migranti ‘l’orda’ E per Bersani la Lega non è (più) razzista Amenduni: “E’ però buona mossa tattica” Ma (anche) politicismo di Pigi e D’Alema Ora serve loro ottenere caduta governo Ma il Pd è nato per (ri)fare grande l’Italia

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E a questo scopo potrebbe fare il vuoto, come si dice in gergo ciclistico, e vincere le elezioni (quasi – anche – da solo) soltanto mettendo in campo un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande – in un unico tempo – il nostro Paese. La missione storica dei Democratici indicata dal nostro direttore. L’attuale segreteria, però, in parte non è d’accordo (e questo perché/)e non ha alcun progetto da mettere in campo. Non sono un “progetto” le pur lodevoli liberalizzazioni proposte: possono fare parte, di un progetto, ma all’Italia serve ora un disegno (appunto) complessivo per non solo «dare un po’ di lavoro», non solo per «risolvere i problemi del Paese», ma per gettare le fondamenta di una ripartenza duratura e strutturale, capace non solo di consentirle di “tirare avanti un altro po’” (!), ma di restituirle il posto che le compete nel mondo, quello di culla della civiltà. Durante la campagna congressuale Bersani “accusò” Marino di essere «più ambizioso di me». Il punto è proprio questo: l’attuale classe dirigente non ha (più) il fiato per concepire un completo ribaltamento di piano, che è ciò che serve oggi al nostro Paese. Non, per vivacchiare. Ma per tornare grande. Chi non ha l’ambizione, è meglio che si faccia da parte. Altrimenti rischia di contribuire a ridurre la politica ad una partita a scacchi, fatta di sola tattica politicistica, che è la precisa continuazione di questa Seconda Repubblica autoreferenziale che ha aggravato le difficoltà dell’Italia prolungando (sia pure con qualche eccezione) il periodo di tempo in cui al malato non sono state date le medicine. L’unico orizzonte finisce per essere quello di breve periodo, pure necessario. E, in mancanza di un alto ideale, si umilia quello che dovrebbe ambire a diventare il primo partito italiano a stampella leghista. Lo status di Facebook della nostra Cristiana Alicata definisce al meglio la questione. Eccolo. Read more

Il commento. La Lega si prepara a lasciare Berlusconi di Gad Lerner

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’intervista di martedì del segretario del Pd a La Padania è un autogol del leader Democratico, ma di questo parleremo dopo. La disponibilità nei confronti dei leghisti è invece la loro occasione di portare a casa comunque il federalismo e il segnale che le camicie verdi sono pronte ad imprimere il piede sull’acceleratore della separazione dal premier. Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

60% degli italiani non sta con Berlusconi Ma non ha il (primo) partito a cui riferirsi Questo è compito di Partito Democratico Che ha un potenziale (almeno…) del 40% Crespi: ‘Le sante alleanze sono perdenti’

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compito storico dei Democratici e salvare e rifare grande questo Paese. Chi lo può fare, i finiani dell’incoerenza di Fini o del mercenariato di Barbareschi? Casini che continua a difendere Cuffaro ed è vicino ad interessi privati? Lo stesso, attuale, presidente del Consiglio? Appunto. La forza chiamata a caricarsi sulle spalle la nostra nazione è quella che raccoglie l’eredità del Risorgimento italiano, di Mazzini, di Garibaldi (che amavano definirsi Democratici) e che, in virtù della propria (maggiore) onestà e responsabilità, è sola che possa farsi “partito dell’Italia” superando la rappresentanza di specifici interessi e pensando a fare solo il bene del Paese. La scorciatoia di mettere assieme la sinistra, e il centro, e la destra, scrive oggi il grande sondaggista dopo che lo ha fatto ieri Giulia porta ad un dirupo in fondo al quale c’è una possibile, nuova sconfitta, sia essa elettorale o nella missione di regalare all’Italia un nuovo Risorgimento, prima, attraverso il quale preparare il nostro nuovo Rinascimento. Sulla scorta (di forza e credibilità) del quale portare a compimento la missione dei nostri padri costituenti, anch’essi riconducibili se non (tutti) al Pantheon del Pd a quello di un partito degli italiani, quale appunto il Politico.it sollecita i Democratici a diventare, compiendo se stessi: unire (politicamente) l’Europa e costruire, sulla base delle nostre democrazie e del nostro liberalismo sociale, un futuro migliore per tutti. Crespi ora, sui temi sul tappeto. di L. CRESPI Read more

Ora schianta la fiducia in Berlusconi: – 4% Ma il Pdl (per il momento) regge il colpo Crespi: ‘E’ per la mancanza di alternative’

gennaio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sondaggio Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, oggi nel premier “crede” solo un terzo degli italiani. Questo non basta a rilanciare il centrosinistra: al di là della lotta cannibalica al proprio interno – Sel al massimo storico: 8,5% – il Pd resta inchiodato al 23% e il boom degli indecisi – 42% – segnala la mancanza di un approdo che non può essere rappresentato da un improbabile terzo polo e che solo i Democratici fattisi “partito dell’Italia” – quale la proposta di Veltroni in parte tornerebbe a renderli – potrebbero costituire. Non a caso sopra il 40% continua ad essere l’elettorato potenziale di un Pd che deve compiere se stesso per salvarsi, salvare il bipolarismo e salvare, (così,) anche l’Italia, rifacendola grande. Una prospettiva alla quale l’attuale segreteria si sta progressivamente convertendo, ma, non possedendola, è evidente che ha e avrà molte difficoltà ad interpretarla fino in fondo. Ma veniamo ai dati: all’interno le tabelle e la lettura del grande sondaggista. di LUIGI CRESPI Read more

La previsione. E ora Silvio rischia una slavina elettorale Luigi Crespi

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Tutti i sondaggi lo danno in perdita e indicano un forte aumento degli indecisi. Ciò accade sempre subito prima che si verifichi uno spostamento elettorale». E il principale beneficiario potrebbe non essere il Polo della Nazione, tanto meno un Pd che non sia ancora stato in grado di presentarsi credibilmente come “partito dell’Italia“. La vera cannibalizzazione di Berlusconi potrebbe avvenire, com’è facile immaginare, proprio da parte della Lega. Che non è detto sarà ancora alleata del premier nel momento in cui si andrà alle elezioni. E quand’anche l’alleanza reggesse, il computo complessivo rischia di tradursi in una doppia sconfitta: della coalizione, che lascerà sul campo comunque molti voti, e dello stesso Pdl, che al nord potrebbe essere sorpassato/surclassato dalle camicie verdi. di LUIGI CRESPI Read more

Federalismo tra secessione e populismo Una sola istituzione “funziona” nel Paese La tradizione storica dei (nostri) Comuni Se federalismo dev’essere, punti su loro Quello leghista rompe (tutto) il giocattolo

gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Appello del giornale della politica italiana ai parlamentari che (dice bene Fabio Fazio, è paradossale si debba individuare questa specifica categoria nella “massa”, è proprio il caso di dirlo), onesti e responsabili, hanno a cuore solo il bene dell’Italia. Votate contro questa riforma. Che cosa voglia la Lega, lo sappiamo bene tutti. E solo l’insipienza di un centrosinistra privo di idee ha consentito che quella leghista diventasse una priorità (?) di tutto il Paese (? o, meglio, di tutta la politica italiana autoreferenziale di oggi), nel quadro di una vera e propria egemonia (anti)culturale. Sin dall’approvazione della modifica del titolo V della Costituzione, del governo (suo malgrado) pre-elettorale di Giuliano Amato (che il Politico.it considera, con Romano Prodi, il solo gigante che abbia attraversato, fin’oggi, la Seconda Repubblica), la disponibilità al federalismo dei (oggi) Democratici ha rappresentato il (presunto) pegno da pagare per stare al passo di una Lega che solo oggi si riconosce però populisticamente faceva faville in un nord che non guardava più il centrosinistra. Si tratta di un primo passo verso la secessione. E anche di un modo, come si vede, per scaricare sui Comuni i costi della crisi. Come l’opposizione abbia potuto non trarne le conseguenze, rendendosi indisponibile anche solo a trattare con le camicie verdi (!), appare uno dei tanti misteri legati all’inadeguatezza storica (a questo punto) di questa classe dirigente vecchia e consumata. L’Italia ha bisogno prima di riscoprire le ragioni della propria unità, date da un governo centrale (e da una nostra politica) forte e autorevole, che si rimetta finalmente a perseguire il bene del Paese. Solo una volta rimessici in carreggiata si potrà verificare – ma sulla base di esigenze specifiche di responsabilizzazione e di più ravvicinato controllo da parte dei cittadini – qualche forma di (ulteriore) devoluzione senza disgregare la nostra nazione. E, a quel punto, dovremo imparare dalla Storia che sono (proprio) i Comuni, a tenere, nel passato e tanto più nel presente, alto il vessillo del nostro buongoverno. Ed è da loro, probabilmente, che dovremo ripartire, laddove sarà necessario adottare forme federali. Necessario all’Italia. E non alla Padania (?). Read more

L’analisi. No, Ruby non toglie voti a Berlusconi. Per ora di Luigi Crespi

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’elettorato di Silvio si divide tra chi non crede ai racconti dei fatti di Arcore e chi pensa che il premier abbia fatto persino “bene”. Dunque la vicenda non lo smuoverà. Almeno non subito. In seguito, la perdita di credibilità che tutto questo comunque comporta – ma più di Karima, “possono” le pessime figure (in tutti i sensi) di Nicole Minetti, Fede e Lele Mora – potrebbe rendergli più difficile (ri)conquistare consenso. Un problema. Anche perché una volta ottenuto il federalismo, la Lega potrebbe mandare tutti ad elezioni. «A partire da giugno ogni momento è buono»… di LUIGI CRESPI Read more

Il 150° si festeggi rifacendo grande l’Italia Ora dibattito è tutto tra Napolitano e Lega Perché il Paese non “avverte” se stesso Nazionalismo necessario e nuova politica

gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha una vera e propria passione per il Risorgimento e (per il compleanno del)la nostra nazione. Ma – proprio per questo – invita la nostra politica autoreferenziale di oggi a fare sul serio. E i modi per fare sul serio sono soltanto due: ricominciare ad occuparsi del Paese, concependo (magari a partire da questo) un progetto organico e complessivo per il nostro futuro e rimettendosi subito al lavoro per salvare e rifare grande – in un unico tempo – l’Italia; farsi da parte, passare la palla ai «figli di questo tempo» che hanno l’esigenza di fare ciò che i loro zii oggi non hanno più voglia di fare. Gli italiani vogliono (e hanno bisogno) di tornare a sentirsi parte di una prospettiva importante, quella che veda il nostro Paese tornare ad essere la culla della civiltà. E’ nelle nostre possibilità e dunque “dobbiamo” farlo. E’, questo, il modo per festeggiare davvero i nostri centocinquant’anni e anche per spegnere del tutto le velleità separatistiche leghiste. E’ evidente che finché Roma sarà «ladrona» (salvo coinvolgere loro per primi) – ovvero finché la nostra politica sarà fine a se stessa – i leghisti avranno gioco facile ad insinuare nella psicologia dei nostri connazionali l’idea, facile, scorrevole, che si stia meglio senza di lei e si possa scaricarla (con tutto il meridione). Bisogna rilanciare – non rattoppare – con forza, senza timidezze (quelle che troppo spesso caratterizzano Pigi), a partire da un progetto che il Politico.it alimenta ogni giorno. Ma bisogna fare presto: o dopo non sarà più possibile. Read more

Ma oggi Berlusconi vince ancora elezioni Sondaggio Crespi, destra 41; sinistra 36.8 Può batterlo solo un Pd ‘partito dell’Italia’ Effetto Scilipoti (FOTO), l’Idv crolla: -1.5%

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo i Democratici capaci di rappresentare il bene del Paese sono in grado di vincere questa tornata elettorale (, di governare nell’interesse dell’Italia,) e di scongiurare, peraltro, il rischio (concreto) che dopo il voto – specie se si andrà alle urne con questa legge elettorale, e dunque se al Senato Pdl e Lega dovessero non riuscire ad avere la maggioranza – si verifichi una convergenza destra-centro per la formazione del nuovo polo dei moderati sotto le insegne del Ppe (battezzata da Berlusconi nel suo discorso alle Camere), con – magari – Casini premier e Silvio al Quirinale. E perché il Pd possa rappresentare efficacemente questa soluzione c’è una sola, concreta possibilità, lanciata da il Politico.it nei giorni delle dimissioni di Penati: che l’attuale dirigenza Democratica faccia un passo indietro e che Matteo Renzi scenda in campo alle primarie per la leadership del centrosinistra, batta Vendola e restituisca all’area di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del Paese il suo ruolo di guida (del centrosinistra e dell’Italia). O, cari D’Alema e Bersani, preparatevi – oltre a perdere le primarie con Vendola: non è forse preferibile un Pd dei giovani, ma pur sempre un Pd, ad un “commissariamento” post-comunista? – ad una lunga traversata nel deserto (che toccherebbe, peraltro, a quel punto, agli stessi giovani fin’oggi tenuti fuori). Senza nemmeno la “fantasia” di avere fatto il Pd. Il grande sondaggista ci presenta ora – nel dettaglio – i dati di questa settimana. Pdl in crescita, Polo della Nazione 16%. di LUIGI CRESPI
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Le elezioni nella simulazione il Politico.it Sondaggio Crespi, oggi vince ancora Lui
Destra (Pdl+Lega+La Destra): 40,8%
Nuovo Centro (Fli+Udc+Api+Mpa): 17%
Sinistra (Pd+Idv+Sel): 36,9%
Altri (Radicali+Comunisti+Grillini): 5,1%

dicembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La sinistra radicale (in tutti i sensi?), salvo un’alleanza con la sinistra (più probabile per Comunisti, in caso di vittoria di Vendola alle primarie, e Radicali, meno per il Movimento 5 Stelle di Grillo), sarebbe ancora decisiva. Nel far vincere la destra. Sulla base dell’ultima rilevazione di Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, non ancora realizzata ad hoc sui tre blocchi-coalizioni (che del resto sono ancora tutti di là dall’essere costituiti ufficialmente), toccherebbe ancora all’attuale maggioranza, meno Fini, di vincere la competizione elettorale, esattamente come avvenne nel 1994 (quando però il blocco ex Msi era tutto collocato nel berlusconiano Polo per il buongoverno). Le elezioni alle quali potremmo apprestarci vedrebbero infatti una situazione in tutto e per tutto similare a quella delle prime politiche della Seconda repubblica: la sinistra post(?)-comunista, allora rappresentata dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto, verrebbe sostanzialmente resuscitata nella sinistra dalemian-vendoliana della cui composizione si parla in queste ore. Il Pd, ormai svuotato della sua vocazione maggioritaria, condicio sine qua non per farne il primo partito italiano in grado di rappresentare quel “partito dell’Italia” capace di salvare e di rifare grande questo Paese (e probabilmente anche di qualche pezzo più moderato), andrebbe al voto alleato con Sel (quando non avendola inglobata in sé in una nuova formazione) e Idv, forse con l’aggiunta (appunto) dei voti comunisti e dei Radicali (ipotesi nella quale pure avrebbe qualche chance in più di farcela. Ma poi, di governare – per il bene del Paese?). Al centro si riproporrebbe un’alleanza liberale dello stampo di quella che nel ’94 fu presentata da Mariotto Segni. Oggi il terzo polo dei (neo)centristi. Infine, l’attuale centrodestra, che diventerebbe una destra tout court (come il centrosinistra perderebbe sostanzialmente l’anima centrista) formata da Pdl e Lega. Tutto questo naturalmente nell’ipotesi che si vada così alle elezioni e senza passare per un governo di varia natura che, in ragione proprio della varietà della sua natura, potrebbe cambiare anche il modo in cui l’attuale schieramento politico italiano si presenterebbe alle successive elezioni: un governo di salvezza nazionale potrebbe preludere ad un’alleanza pre o post voto tra sinistra e centro, così come un nuovo centrodestra allargato potrebbe riconsegnare definitivamente alla propria ininfluenza la sinistra, mettendo insieme Pdl, Lega e neocentristi già in una una nuova maggioranza a sostegno di un esecutivo a guida magari non (strettamente, personalmente) berlusconiana. In caso si vada invece proprio così al voto (anche con la stessa legge elettorale), e i dati (di oggi) di Crespi fossero confermati, il Paese tornerebbe (premio di maggioranza alla mano) saldamente a Berlusconi (almeno alla Camera, certo: ma ciò rafforzerebbe la possibilità di un incontro destra-centro, all’inglese, in cui sarebbe comunque – sia pure a costo di qualche compromesso e con qualche freno – Lui a dominare, da Palazzo Chigi o più probabilmente dal Quirinale), senza nemmeno (in caso invece di fuga solitaria) più l’ancora (di salvezza?) dei finiani. All’interno, la tabella con le intenzioni di voto (per partito).               Read more

Diario politico. Si leva urlo in tutto Paese Adesso il governo ha preso a governare Sì della Camera alla riforma di Università Studenti in piazza, ma la giusta direzione Poi sanzioni agli enti locali inadempienti ‘Mossa unilaterale, antifederale’: ma ‘c’è’ E allora i finiani: forse il 14 ci asteniamo Ma dopo, Silvio, bisogna continuare così

dicembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, un altro grande Diario firmato Ginevra Baffigo. Scelte discutibili, quelle dell’esecutivo. La riforma Gelmini è imperfetta e tende ad una certa qual “privatizzazione” dell’università che non è necessaria – e nemmeno auspicabile – nello sforzo, che però va fatto, di garantire efficienza e merito nei nostri Atenei, che come scrive ItaliaFutura non possono rappresentare l’ennesimo “postificio” pubblico e tanto meno un parcheggio per chi non riesce a farsi strada altrove; l’Italia, ritrovando l’orgoglio di sé, deve puntare all’eccellenza in primo luogo per ciò che riguarda lo Stato, e tanto più nella sua ramificazione decisiva, più delle altre, per la costruzione del futuro, quella appunto dell’università, da un lato, e della ricerca, dall’altro. Qui, dove si decidono le sorti del Paese, la priorità dev’essere data al rendimento del sistema e non a ragioni di ordine sociale; anche perché rifare grande l’Italia significa mettersi nella condizione di rispondere anche a queste esigenze, anche se non (più) in una chiave assistenziale. La bozza della Lega con le “punizioni” agli enti locali è unilaterale in un doppio (anzi triplo) senso (e scusate il gioco di direzioni): è unilaterale nel metodo, perché gli enti locali non sono stati coinvolti nella sua formulazione, e i comuni e le regioni non sono certo, per così dire, la ruota sgonfia del carro-Italia per cui si tratta di decidere senza di loro o non si decide. E’ unilaterale (perciò) nel “fare giustizia” della spesa pubblica e dell’amministrazione dello Stato, perché colpisce solo la parte non meno virtuosa della “macchina”. Ed è unilaterale (quindi) dal punto di vista concettuale, nel senso che le punizioni sono una parte ma non possono esaurire gli sforzi per far quadrare i conti e rendere efficiente il sistema statale. E tuttavia è un atto di governo, come (appunto) la riforma dell’uni- versità. In tutta Italia si leva un grido (silenzioso): l’esecutivo ha (ri)cominciato a lavorare. L’appello, ora, è a che tutto questo non serva solo a superare il 14 dicembre o a vincere (?) le elezioni. Anche perché, facendo così, si supera il 14 e si arriva alla fine del mandato. Facendo il bene del Paese. Il racconto, ora, all’interno, della nostra vicedirettrice. Read more

Adesso Vendola cannibalizza il Pd: 7% Sel Sondaggio Crespi, Democratici fermi a 23

novembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il partito di Bersani ridotto a cifre da Democratici di sinistra (ovvero meno di due terzi del Pd originale). “Colpa” (anche) del vento in poppa del presidente della Puglia, che chiede «primarie subito» per capitalizzare. Pdl a sua volta in cattive acque al 26%, ma la causa non è il bipolarismo: colpa della nostra politica autoreferenziale di oggi (che non è l’effetto di tutto questo), priva di quella cultura maggioritaria che accompagna tutti i sistemi bipolari (o bipartitici) maturi. Cultura maggioritaria che non significa “andare da soli” o semplicemente “puntare” ad avere il 50 per cento più uno dei con- sensi, ma aspirare a fare il bene dell’Italia rappre- sentando – tutto – il Paese: e questa è, contempora- neamente, la nostra necessità storica e ciò che completerebbe la nostra modernità (intanto, di sistema) sulla base del bipolarismo ed insieme ad una legge elettorale che tenesse conto di tutto questo. Ne abbiamo parlato e ci torneremo su. Ora i numeri di Crespi, nella tabella presentata da Davide Nunziante che oggi sostituisce il grande sondaggista. Read more

Dia: ‘Sì, a nord infiltrazioni d’ndrangheta’ Saviano ha politicizzato, ma problema c’è Non ci importa della Lega, ma del Paese Maroni, il tuo ruolo è prevenire su Expo

novembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La torta per l’esposizione universale di Milano 2015 equivale (simbolicamente) quella per la costruzione del Ponte sullo Stretto, nella quale la mafia ha già messo le mani. Tu, da ministro dell’Interno, sei chiamato a difendere le camicie verdi o ad assicurarti che i finanziamenti non finiscano nelle tasche dei boss? E dunque, è giusto negare – per difendere, impropria- mente anche se in parte comprensibilmente, e ora ci veniamo, la Lega – o riconoscere il problema – rigettando ogni strumentalizzazione, compresa (ecco) quella da parte di Vieni via con me – per salvaguardare il nostro Paese? Ed è così che la nostra narrazione di oggi riguarda, (in)direttamente, il principio della responsabilità. Responsabilità che significa, innanzitutto, agire, da uomini politici (ma non solo), nel solo interesse della nazione. Responsabilità che significa, per un leader, avanzare proposte compiute e “definitive” su come costruire il futuro. Responsabilità che significa superare i propri (più o meno “grandi” – ?) egoismi per fare solo il bene del Paese. Responsabilità come invito a Maroni (soprattutto!, visto il ruolo che ricopre) e a Saviano. E in generale a ciascuno di noi. Smettiamo di rappresentare i nostri piccoli interessi. Torniamo a muoverci in una direzione alta, per rifare grande l’Italia e, con lei, noi stessi molto più di quanto agendo ciascuno per la salvaguardia di sé potremmo mai fare. Pietro Salvatori, per il Politico.it e per Liberal, ci racconta ora come la Direzione nazionale antimafia, nelle ore della polemica tra il ministro e il co-conduttore di Vieni via con me, nelle ore dell’arresto del boss Iovine (anche questo, indebitamente tirato per la giacca), denunci che sì, al nord l’ndrangheta fa affari. E anche con un ruolo attivo di una parte della nostra (?) politica (deviata). Read more

Sel (quasi) a 6%, Futuro e Libertà sopra 9 Pdl fermo al 26, ma guardate il Pd: 23% (!) La tabella con (tutte) le intenzioni di voto

novembre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ed eccolo, il rilevamento che vi avevamo annunciato: le due ali volano a discapito dei due partiti maggiori (?) tra i quali paradossalmente a pagare di più è quello di Bersani (?), che sembra incapace di intercettare l’onda lunga di una crisi della maggioranza che, del resto, è tutta interna – nel senso che ad averla provocata sono forze della stessa maggioranza – quando non può essere ricondotta a situazioni esterne (ed estranee) alla nostra politica. L’opposizione, insomma, non vi ha giocato alcun ruolo. La stessa mozione di sfiducia del Pd potrà essere, a questo punto, decisiva ma risulta tardiva: come da bersanian-pensiero, i Democratici fanno (oggi) solo quello che sono sicuri possa loro riusci- re. Ma questa è la fine della politica, che per sua natura richiede scelte coraggiose (non avventate, Pi- gi, ma coraggiose sì). La rilevazione, ora, all’interno. di L. CRESPI Read more

Caduta libera di Berlusconi: fiducia a 37% Crespi: “Italiani fanno pagare caso Ruby” Basta empatia, la politica richiede decoro Un premier rappresenta l’Italia nel mondo

novembre 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La vita privata è un lusso che il presidente del Consiglio non si può concedere. Attenzione: ciò non significa che non debba avere privacy. E tanto meno che la politica, con delle regole, debba sancire cosa può o non può fare. Ma il capo del governo italiano ha il dovere, e la necessità, di essere d’esempio e di rappresentare degnamente il suo popolo. Anche nei comportamenti privati. Lo dicono, sostanzialmente, gli italiani attraverso il nuovo sondaggio di Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana: il premier attuale – il discorso di cui sopra vale a prescindere dalla figura di Berlusconi; è una regola generale – fa registrare un nuovo minimo storico per ciò che riguarda il «senso di affidamento e di sicurezza che deriva dalla speranza o dalla stima» nei suoi confronti: e che richiede, appunto, motivi di speranza e di stima, e viene naturalmente “ucciso” dal contrario. Non è moralismo, è politica. Secondo il 60% degli intervistati a questo punto il presidente del Consiglio dovrebbe dimettersi, per lasciare però il posto – è l’opinione prevalente del 42,6% degli italiani – ad un nuovo esecutivo possibilmente sostenuto (anche) dalla stessa maggioranza. Ma qui entriamo nei politicismi. A rischio di (loro) autoreferenzialità. Fermiamoci ai dati di fondo. Tra i quali c’è anche – ma è ormai consolidato e ci siamo concentrati su questo in tutte le più recenti precedenti occasioni di monitoraggio delle tendenze elettorali – l’evanescenza dell’opposizione, che cresce nelle sue ali – Vendola e Grillo – ma poiché il Pd scende ancora (sotto il 25%), e tutto passa (passerebbe, dovrebbe passare) attraverso il Pd, continua a non esistere. Ce ne parla nel dettaglio, come sempre, il grande sondaggista. di L. CRESPI Read more

Berlusconi, minimo storico di fiducia: 40% Sondaggio Crespi, e Pdl ‘crolla’ sotto 28% Ma Bersani: sogno dev’esser sostenibile Bella forza, ma è il momento del coraggio

ottobre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il paradosso continua: Silvio in caduta libera e, dunque, anche il suo partito, praterie elettorali non aperte ma spalancate eppure: silenzio (e vuoto) assoluto: nessun cavallo all’orizzonte. Cosa fa l’opposizione? Nel momento in cui è chiamata dalla Storia a venir fuori con il proprio profilo naturale – necessario – in questa fase, di partito degli italiani e con un conseguente progetto per il futuro dell’Italia, predica prudenza, misura, tatto. La cosa sbagliata nel momento sbagliato. Diciamocelo: a questo centrosinistra manca il pensiero; lo stesso Vendola prefigura immagini che però non sostanzia in un disegno concreto. Cosa aspetta? Ha certamente ragione Pigi, non è più il tempo di raccontare bugie agli italiani, ma l’opposto delle bugie non è il silenzio – il non raccontare nulla – l’opposto delle bugie è (raccontare) la verità: e la verità è che il nostro Paese è ad un passo dal baratro, ma se riparte subito non solo si salva, ma ritorna grande. Ma dobbiamo fare subito. E per poter far subito la prima cosa è non perdere tempo. E per non perdere tempo è ora di smettere di parlare per titoli, e di cominciare a tirare fuori proposte concrete. Ma attenzione: di sistema. Concreto e complessivo non sono in contraddizione. Il giornale della politica italiana mette in campo da settimane suggerimenti e proposte – parti di un progetto organico – per la costruzione del futuro. E la nostra politica lo ascolta (sempre di più). Ma poi permane nell’immobilismo (tranne che attorno al totem-Berlusconi, che però ormai è piantato fuori dallo stadio dove si sta giocando, per usare una metafora di bersaniana eco). E invece questo è il tempo dell’azione. I casi sono due: o trovate il modo di intervenire, o siete chiamati a favorire un ricambio (parziale ma) immediato ma di qualità, nella prospettiva di mettere in campo soluzioni ad un tempo alte e concrete per ripartire subito. L’Italia può tornare grande. Ma deve (cominciare a) farlo subito. E sentiamo Crespi, ora. Che rincara la dose.        Read more

Ma ecco sondaggio settimanale di Crespi Nel tracollo di Silvio (-3%) non risale il Pd Perché non offrite la narrazione al Paese

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Narrazione di vendoliano conio che, lo diciamo per chi ancora non lo avesse capito, consiste nell’offrire un racconto, un’idea dell’Italia di domani alla quale tendiamo e tenderemo facendo le scelte concrete del cui piano si tratta di rendere edotti gli elettori; un racconto, un’idea – pure realistici ma – capaci di far sognare, così che il Paese riabbia desiderio di vivere (assieme) e si proietti anima e corpo a contribuire a realizzare quel progetto, naturalmente – ecco lo snodo elettorale – dando consenso a chi quel sogno si propone, e si mostra in grado di guidare. In queste settimane si è assistito ad un rifiorire di proposte settoriali e concrete da parte di Bersani, a cui va riconosciuta, naturalmente, l’onestà e la responsabilità. Ma, Pigi, questo non basta. Per due ragioni. Perché il Paese ha bisogno “politico”, e non solo emotivo, di un completo ribaltamento di piano – e le specifiche proposte settoriali offrono invece solo dei rattoppi – o sarà difficile evitare il declino. E per la ragione che abbiamo indicato sopra: singole proposte settoriali, per quanto oneste e responsabili, non sfonderanno mai il velo dell’incomunicabilità tra voi Democratici e il Paese, e voi avete bisogno di questo, per quanto sia apprezzabile che cerchiate, intanto, di offrire qualche buona soluzione ai «problemi» concreti dell’Italia. Ecco, forse il punto sta proprio qui: si tratta per voi di smettere di proporre di risolvere «problemi», di lanciare piuttosto il cuore (e la mente) oltre l’ostacolo e, da quella parte, spiegare cosa c’è di bello là e come si fa a saltare l’ostacolo e ad arrivarci. A tutto il Paese. Insomma Pigi bisogna che vi armiate di coraggio (prima, per vedere le cose più lucidamente e così come possono essere affrontate) e di ambizione (poi, per saper indicare quel qualcosa in più che non inganna, ma alimenta il sogno, e motiva, e ci farà fare molto di più di quello che troppo “realisticamente” – in realtà si tratta di pura mancanza di lungimiranza – riusciremmo a fare) e incominciate a dire quello che, complessivamente, avete in mente. Se avete qualcosa da dire. Noi ogni giorno vi proponiamo una parte di un disegno organico. E voi raccogliete. Ma è ora di fare il passo in più. E’ ora – ecco tra l’altro le corrette modalità di comunicazione – che dimentichiate Berlusconi, e cominciate a dire quotidianamente e vostra sponte al Paese, attraverso i media, sì – e non nelle sole, tristi e chiuse riunioni con Cigl Cisl e Uil – quello che vole- te fare. Ora i dati di Crespi, nella tabella di oggi. Read more

Diario politico. Di cosa stiamo parlando? Ammettiamo pure che sia ok tutto questo C’è Lodo Alfano costituzionale retroattivo Camera nega l’autorizzazione per Lunardi Un italiano: “Non risolve i miei problemi” Capiamo o no che così Paese va’ fondo?

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Un grande racconto della nostra vicedirettrice. Nell’introdurre il quale prendiamo – per un momento – per buono che tutto ciò di cui si è discusso oggi, nel modo in cui lo si è “discusso” e affrontato, sia legittimo. Prendiamo per buono che lo scudo per le alte cariche sia un provvedimento che ci equipara ad altre democrazie europee, e che la retroattività – lo scrive ad esempio Fabrizio Rondolino – sia un elemento «senza il quale il Lodo non è». Prendiamo per buono che l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture – non importa, qui, spiegare di cosa è accusato Lunardi; non è giusto gridarlo perché Lunardi è innocente fino a prova contraria. All’interno, naturalmente, ne parliamo – sia stata negata perché – come sostiene la maggioranza – non c’erano gli elementi per giudicare (?). La chiosa di un nostro connazionale – quelli che «ho 700 euro di mutuo mensile da pagare» – a Ballarò risponde nel modo più centrato, e non veniteci a parlare di demagogia, mentre il Paese va a picco, insieme agli italiani, al vero “lodo” – che nella nostra lingua significa controversia posta da un’autorità (?): appunto – della giornata: di che cosa stiamo parlando? L’ha capito o no questa nostra politica autoreferenziale di oggi che il suo compito è un altro, e che oggi o vi assolve oppure muore (il Paese)? Questo è il punto. Questa è la mancanza. Al di là di ogni valutazione di merito. Che non è rilevante fare. Di rilevante c’è il nostro domani, il domani di tutti noi, del nostro Paese (non quello del premier, non quello, con tutto il rispetto, di Lunardi). Di cui – a parte noi – non si è occupato (ancora una volta) nessuno. Il racconto di ciò di cui si è parlato, ora, all’interno. Read more

In questa chiave non funziona snobismo Ma nemmeno quegli attacchi da Bersani Bisogna agire sull’humus degli interessi Se il Politico.it lo sostiene ormai da mesi Ora Veltroni: “Accogliamo solo chi serve”

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La declinazione veltroniana rischia però di essere eccessivamente tranchant e un po’ razzista. E in quanto non “sentita” di suonare falsa e di non essere efficace. Il problema non è infatti assumere una sorta di utilitarismo della solidarietà. La solidarietà è un valore irrinunciabile. Ma non può prevalere sulla soddisfazione delle necessità del nostro popolo. La risposta da dare è allora più sottile e stratificata. Da un lato, naturalmente, c’è la conferma che l’immigrazione non può essere «un diritto» – e in questo senso fa accapponare la pelle, per le possibili conseguenze che ciò, se applicato, avrebbe sulla nostra economia e sulla nostra vita, la tesi di Vendola per la quale la circolazione sul globo terracqueo debba essere «libera», non solo nelle enunciazioni dei diritti ma anche nell’applicazione politica quotidiana. In altre parole: frontiere aperte, e tanti saluti alla tenuta del nostro sistema socio-economico: niente Bengodi per gli immigrati e nemmeno più una patria per noi. Bel risultato certamente – e gli afflussi vanno regolati e limitati; e la lotta contro l’immigrazione al di fuori di questa regolamentazione dev’essere tale da tendere a fermare questo fenomeno, per quanto possibile. … Read more

Ma Bossi: “Stiamo con nazionalisti serbi” La mano leggera di Genova figlia di ciò? Comunque si svela vero volto della Lega Già Borghezio beccato tra i fasci francesi Se le camicie verdi rievocano il fascismo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La premessa è che, differentemente dal solito, si tratta di un’interpretazione politologica più che politica, e che la generalizzazione non vale tanto più in un’epoca nella quale gli anticorpi ma anche la cultura e i valori rendono, nonostante tutto, irripetibile il fenomeno fascista tout court. Tuttavia – al di là delle evidenti manifestazioni borgheziane, che sarebbe un errore ridurre, come il resto, a puro folklore visto un personaggio certamente folkloristico ma estremamente rappresentativo dell’animus leghista – non c’è nulla di più fascista del leghismo nella contemporaneità politica italiana. Berlusconi stesso rimanda più a fenomeni puramente populistici di matrice sudamericana, quando il fascismo, scrive ad esempio De Felice, si esprimeva non in mero populismo ma in un rapporto diretto tra il leader e il popolo, sì, ma un popolo mobilitato e partecipe. Ed è proprio in questa porzione di territorio (è proprio il caso di dirlo?) che pianta la più grossa delle proprie radici fasciste la Lega: il grande storico del fascismo si riconosceva nel filone interpretativo per il quale una delle matrici dell’attecchimento del fenomeno era stata la volontà di rivalsa della piccola bor- ghesia, che vuoi per l’uscita dalla guerra vuoi per una società che si faceva molto più mobile (verticalmente) vedeva minacciate non solo le proprie posizioni ma, soprattutto, quelle che ambiva a conquistare. Si può – probabilmente – ritrovare (in parte) una dinamica simile nella chiusura localistica delle fasce sociali che si riconoscono nella Lega. Oltre a costituire espressione di razzismo “tradizionale”, essa muove da interessi in parte sovrapponibili a quelli della piccola borghesia di allora, con il “nemico”, stavolta, identificato nello “straniero” (e nel proletariato meridionale). Non è un caso che dal Senatùr arrivino espressioni di simpatia nei confronti dei movimenti che hanno prodotto la teppaglia che ha impedito si giocasse la partita della Nazionale di mercoledì. Un’associazione sulla quale insiste l’analisi, che state per leggere, del conduttore de L’Infedele.        Read more

Ora il Pdl scende al minimo storico: 28.2% Silvio: colpa inefficacia, non “del partito” Ma 25 del Pd (in crescita) grida vendetta

ottobre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nuova rileva- zione Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, le due forze maggiori alle prese con il loro peggior momento. Ma se i Democratici guadagnano qualcosa rispetto ad una settimana fa, per il partito del premier il trend è (ancora più) negativo. Crisi del bipolarismo/bipartitismo? No, crisi di questa nostra politica autoreferenziale di oggi i cui protagonisti – il Pd e il Pdl appunto – sui quali grava la responsabilità del governo del Paese pagano il prezzo più alto, aprendo praterie a terze ipotesi che – attenzione – ad oggi non sfondano però – nonostante questo – un 8% punta massima finora toccata da Fini che non è esattamente un’opzione terzista. Si avverte una fortissima richiesta di onestà e responsabilità, questo sì, ma proprio per questo non è una terza forza nella stagnazione di un sistema proporzionale in stile Prima Repubblica che può rappresentare la soluzione ai problemi dell’Italia. E’, invece, un bipolarismo/bipartitismo fondato su una nuova politica italiana che, del resto, il sistema stesso “deve” contribuire a determinare, magari attraverso quel ritorno al Mattarellum soluzione originale italiana adatta alle nostre peculiarità che, garantendo un ideale equilibrio tra rappresentanza di tutti e soluzione maggioritaria – oltre a «restituire il diritto di scelta ai cittadini» – assicura un Parlamento democraticamente costituito e con gli attributi che può essere alla base di ciò a cui facevamo riferimento prima. Ma c’è solo una forza che ha in sé le risorse per garantire fino in fondo tutto questo. E quella forza si chiama Partito Democratico. Non questo Partito Democratico, ma un Pd che – adeguatamente rinnovato, ma senza «rottamazioni», che del resto possono essere evitate solo a condizione che i “vecchi” capiscano che la leadership del futuro deve essere attribuita a “figli di questo tempo” – si faccia partito del Paese in virtù e a compimento delle proprie maggiori onestà e responsabilità che gli attribuiscono il diritto-dovere di assumere la leadership del processo che porterà a rifare grande l’Italia. Ma il tempo, per il Paese e (quindi) per il Pd è adesso, non si può aspettare più. All’interno, la tabella con le intenzioni di voto di oggi. Read more

***L’intervento***
UN GOVERNO OMERTOSO SULLA MAFIA
di FRANCO LARATTA e ANGELA NAPOLI*

ottobre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro deputato del Pd e la parlamentare di Futuro e Libertà in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Ieri un’interpellanza al governo. Che però (non) risponde (vagamente). Laratta e Napoli scelgono il giornale della politica italiana per criticare la scelta del ministro Maroni di non comparire in aula (è proprio il caso di dirlo?) e per raccontare la situazione calabrese, dove migliaia di cittadini onesti che «hanno tanta paura ma anche tanta voglia di dire basta» sono scesi in piazza e attendono, ora, la sponda dell’esecutivo. di FRANCO LARATTA e ANGELA NAPOLI Read more

***I dati***
MA GLI INDECISI SONO IL PARTITO PIU’ GRANDE
di LUIGI CRESPI

ottobre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quattro elettori su dieci, e come abbiamo scritto la scorsa settimana sono il patrimonio di una nuova politica onesta e responsabile che si preoccupi solo di fare il bene del Paese. Il patrimonio, in particolare, di un Partito Democratico che si facesse partito dell’Italia, come le ancora maggiori (in tutti i sensi) onestà e responsabilità lo rendono in grado e in “dovere” di fare. Per il momento invece i Democratici calano (sotto il 25%), come anche il Pdl (28,5%), mentre si consolida (apparentemente) Futuro e Libertà e torna a crescere la Lega. Il quadro settimanale dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio. Read more

Federalismo, il Pd è appiattito sulla Lega Così il nord va dritto verso la secessione “Inizio” fiscale, cosa prevede il decreto

ottobre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel giorno in cui il governo avvia ufficialmente l’iter di approvazione e di varo del federalismo fiscale, il giornale della politica italiana – mentre applaude la ritrovata vitalità riformistica dell’esecutivo, delle cui idee si può discutere e ora faremo appunto questo, ma è intanto importante che sia tale – rileva la totale mancanza di una posizione forte del centrosinistra su un tema a dir poco decisivo: si tratta dello smembramento e della ricomposizione/decomposizione dello Stato in una serie di aree di sovranità anche piuttosto indipendenti tra loro. Siccome il brand della Lega è la secessione – sta tutt’oggi scritto nel loro statuto – non è difficile intravvedere come dietro agli aneliti federalistici del Carroccio ci sia in realtà la tentazione – la volontà – di arrivare progressivamente all’obiettivo finale, che è appunto la separazione della Padania (che ormai in molti, anche tra i non leghisti, chiamano così, a dimostrazione di come l’azione anticulturale, che si affianca a quella politica, sia a “buon” punto). Come può una valutazione dell’ipotesi federalista non partire da questo presupposto? La nostra politica è appunto tale, il che presuppone una guida, e non semplicemente la ratifica (o meno) delle tecnicalità (apparenti, a chi si approccia così) proposte dagli altri. Di fronte a questa spinta secessionistica, il federalismo è un vero e proprio azzardo. Non basta presumere di rintuzzare le fughe in avanti della Lega ottenendo qualche miglioria al testo: l’effetto-sfondamento (culturale e politico) permane. Il centrosinistra avrebbe allora il compito – contando su un ampio schieramento che su questo si troverebbe d’accordo – di offrire un altro sogno collettivo, quello di un’Italia che, pronta a tornare grande, saprà così risolvere anche i problemi del sud. Il Pd dovrebbe lanciare un grande piano complessivo per il rilancio del Paese e, attraverso di quello, puntare a risolvere questi problemi. E non appiattirsi – come fa ormai dal 2001 – sulle proposte, in qualche caso scellerate, degli altri. Intanto oggi, come detto, è stato approvato il federalismo fiscale. Stefano Catone ci spiega cosa prevede(rà).             Read more

E la Lega è sempre più parte della cricca Ricordate processo a “Guardie padane”? Il governo prepara legge per estinguerlo

ottobre 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gran parte dello charme elettorale delle camicie verdi deriva dalla loro presunta estraneità al sistema della nostra politica autoreferenziale di oggi, per stare dalla parte del popolo, di cui i leghisti si propongono come i più fedeli rappresentanti. Lasciamo pure da parte l’evidente ipocrisia di un messaggio che viene da un movimento che oggi è un partito a tutti gli effetti e come tale partecipa alla divisione della torta, e tralasciamo pure le indagini a carico di esponenti leghisti in Lombardia: ora, a dimostrazione del più feroce “contagio” (ammesso che la Lega sia mai stata “in salute” da questo punto di vista), l’esecutivo ha pronto un provvedimento («ad Legam») che dovrebbe salvare i 36 militanti del partito di Bossi che componevano il costituito “braccio armato” delle camicie verdi – quello che avrebbe dovuto, tra l’altro, “liberare” la Padania – sotto processo per associazione militare a scopo politico. Un reato che le nuove norme cancellerebbero, consentendo così l’assoluzione perché “il fatto non costituisce (più) reato”. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

I dati. Ma ora anche Berlusconi sta perdendo consensi di Luigi Crespi

settembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il centrosinistra non guadagna, ma adesso il Pdl è “stabile” sotto il 30%, la Lega cede qualcosa e, soprattutto, sia la fiducia nel governo sia quella nel presidente del Consiglio sono in calo. Aumenta la quota di indecisi, un 40% pronto a convolare a nozze con un Partito (Democratico) che si facesse partito del Paese. di LUIGI CRESPI Read more

Pdl per le prime volte sotto 30 per cento Sondaggio Crespi, indecisi “volano”: 38% Bacino delle forze oneste e responsabili

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se il Partito Democratico, come abbiamo ipotizzato stamattina (e verificato come sia possibile) con l’Udc, e magari con Futuro e Libertà, in una ricomposizione strategica e non tattica degli schieramenti politicistici della politica italiana, si compirà come partito del Paese nel modo suggerito dal nostro direttore, e si farà carico della leadership del processo di costruzione del futuro dell’Italia all’insegna dell’onestà e della responsabilità, nessuno potrà contrastarlo elettoralmente – e non solo perché assommerà un consistente numero di voti di partenza – e il Paese conoscerà uno straordinario periodo di sviluppo che lo riporterà al posto che gli compete nel mondo, davanti a tutti, alla guida della civiltà. E’ la lettura (audace, ma le nostre lettrici e i nostri lettori conoscono l’acutezza del giornale della politica italiana) che traiamo dai dati dell’ultimo rilevamento di Crespi Ricerche, del quale vi proponiamo, per la prima volta anche in home, i risultati. I Democratici sono ancora al palo, ma solo perché oggi assomigliano effettivamente ad una (brutta) copia dei Ds e non assolvono alla loro funzione storica, quella di rappresentare – in modo onesto e responsabile – tutti gli italiani, per il bene dell’Italia, assumendo la leadership prima della transizione verso e poi del consolidamento del futuro. Nessuno pensi a scissioni: il futuro è vostro, sappiate guardare – possibilmente non con il pessimismo anche comunicativo di Enrico Letta… – lontano, vedete cosa c’è dietro l’angolo. Il giornale della politica italiana ha a cuore un solo partito: l’Italia, e crede in due soli valori (politici): l’onestà e la responsabilità. Non ci interessano le questioni politicistiche; tutto ciò che scriviamo serve a tendere verso quel risultato finale di rifare grande l’Italia. E’ in questa chiave che, con la stessa sincerità con la quale critichiamo la condotta miope dei suoi attuali dirigenti, vediamo, oggi, nel Partito Democratico – come abbiamo detto, per le naturali e più spiccate onestà e responsabilità della sua area di sensibilità ed opinione – l’unica forza in grado di assolvere fino in fondo, senza ombre e senza esitazioni a questa funzione decisiva nella storia del nostro Paese, in un momento in cui ci troviamo di fronte ad un bivio: vivere o morire. E noi, su questo giornale, sceglieremo sempre di arrivare in porto. E ce la faremo. il Politico.it è qui per fare la sua (grande) parte. La tabella di Crespi, all’interno, ingrandita. Read more

Pure in Svezia boom del partito xenofobo Se Italia è il laboratorio politico d’Europa Con problemi arriverà prima la soluzione (La) indichiamo (a)i Democratici da tempo

settembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del nostro Andrea Sarubbi che state per leggere mostra chiaramente come nel successo del partito di Jimmi Akesson si ritrovino i caratteri di un fenomeno che noi conosciamo molto bene, perché, come quasi sempre accade al genio (nel bene e nel male) italiano, non lo abbiamo importato ma (ri)creato: il leghismo, ovvero il populismo non plebiscitario ma identitario, localista e razzista. Non certo una creazione di cui andare fieri, eppure è il simbolo delle potenzialità del nostro Paese di cui il giornale della politica italiana indica ogni giorno la possibile realizzazione: l’Italia è la nazione che più di tutte ha dentro di sé le risorse per tornare (e del resto di questo si tratta) al posto che le compete nel mondo, davanti a tutti, alla guida della civiltà; solo che non lo sa e, come il cittadino italiano depresso, finisce per utilizzare quelle risorse in chiave negativa e limitativa. Ma quelle risorse, e quella capacità “anticipatrice”, appunto, ci sono, e non è difficile prevedere – anche perché il Politico.it fa la sua parte perché tutto questo avvenga al più presto – come il nostro Paese, che da quindici anni naviga in queste acque, sarà anche il primo ad uscirne. Anzi, anche se – pure in questo caso – non se ne rende conto ha probabilmente già cominciato a farlo, e questo “inizio” si chiama Partito Democratico (al punto che, notate bene, gli xenofobi svedesi portano, demagogicamente, simbolicamente questo nome: loro hanno capito quello che D’Alema e Bersani sembrano invece far fatica a capire): quel partito del Paese – almeno nel suo compimento definitivo tratteggiato nei giorni scorsi dal nostro direttore – che proprio grazie a quella onestà e a quella responsabilità che in questi anni hanno rappresentato, paradossalmente, un limite, costituisce la vera chance, sia pure ancora in nuce, per un’Italia che voglia uscire da queste secche e ritornare grande. Ma anche di questo parleremo più tardi. Intanto, proprio con uno dei più moderni e Democratici dei dirigenti del Pd, vediamo come la Lega, di fatto, abbia oggi attecchito in Svezia. Read more

Maroni: ‘Ma pensavano fossero migranti’ E’ (dunque) lecito sparare ai clandestini? In un altro Paese ora si sarebbe dimesso

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana aveva deciso di dare poco spazio alla vicenda della motovedetta libica da cui si sono messi a mitragliare contro un nostro peschereccio. Di per sé, altro non è che la conseguenza dei rapporti che intercorrono tra uno dei primi sette Paesi industrializzati al mondo, quello che lavoreremo perché possa tornare al posto che gli compete al centro e al vertice della civiltà, e una delle poche dittature rimaste nel 2010 (perché in un mondo che va verso una sempre maggiore civilizzazione, la prima caratteristica di una dittatura è semplicemente l’anacronismo). Come fa notare Marco Travaglio, il paradosso (ovvero il dato inspiegabile in quanto fuori dalla logica politica) è questo mentre l’episodio della mitragliata è, appunto, una naturale conseguenza che ci dà modo di riconvogliare la nostra attenzione sulla questione di fondo. Dunque, il primo, un fatto che definiremmo psicologico (ancorché tragicamente reale) in quanto figlio della psicologia della politica italiana autoreferenziale e plebiscitaria di oggi, e nello specifico della politica estera personale e tendente a privilegiare i rapporti con capi di regime border line del presidente del Consiglio. Un fatto che il ritorno alla politica vera consentirà di lasciare alle spalle e di dimenticare (quasi) come un (brutto) sogno. Ma poi il ministro dell’Interno “spara” (a sua volta) la battuta che leggete nel titolo. Che significa sostanzialmente che, secondo Maroni, la mitragliata ad altezza d’uomo sarebbe stata legittima qualora sul peschereccio si fossero trovati dei migranti privi di permesso di soggiorno. Dunque che i migranti privi di permesso di soggiorno – i clandestini – possono essere colpiti. La parola-chiave, strumento del populismo leghista, è: clandestini. Nel nostro immaginario, sarebbe politicamente controproducente negarcelo, il clandestino è una persona fuori dalla legge, un poco di buono, una persona «sospetta», qualcuno che non è magari lecito colpire ma contrastare anche con forza sì. Da qui discende probabilmente parte della facilità con la quale il messaggio di Maroni è potuto passare nel Paese, senza che si accendesse la polemica feroce che, in realtà, tutto questo avrebbe meritato. Dunque è anche un fatto di comunicazione. Chi non può accettare prese di posizione come queste ne tenga conto. Donadi ci riporta ora nell’arena, dove Idv ha chiesto la revisione dei patti con la Libia.               Read more

Sondaggio Crespi, Futuro e Libertà al 7% Ma solo il ‘nuovo Cln’ può battere Silvio Il Pd sconfortante (per loro): fermo al 24%

settembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Rilevazione Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, la nuova formazione del presidente della Camera brucia le tappe e grazie anche al discorso di Mirabello – prima del quale si attestava al 5% – si propone come quarta forza della nostra politica. Il che coincide con un crollo verticale del Pdl: da gennaio 2010, complice la separazione finiana ma non solo per questa, il partito del premier lascia sul terreno ben 9 punti percentuali (trend in qualche modo confermato dai livelli minimi di fiducia in Berlusconi e nel governo). A tutto questo non corrisponde una crescita della tanto decantata «alternativa»: se si sommano le forze di centrodestra da un lato e quelle di centrosinistra dall’altro, al di là delle divisioni legate alla contingenza della politica italiana, il confronto è impietoso: le forze che, per intenderci, si ritrovano unite in Europa nel Ppe si avvicinano al 60%, con il centrosinistra fermo al 40. Ciò non significa che le elezioni verrebbero vinte ancora una volta da Pdl e Lega, proprio per l’esistenza delle dinamiche che conosciamo: in base alle quali, se si formasse l’Alleanza per la democrazia proposta da Bersani (oggi imprescindibile se i Democratici non vogliono consegnare definitivamente il Paese al presidente del Consiglio. Ma si noti, ancora una volta, che il Pd non avrebbe probabilmente bisogno di tutto questo qualora avesse un forte profilo proprio e si attestasse sui e oltre i suoi valori originali, ben diversi da quelli rilevati attualmente), questa vincerebbe largamente. Tutti i dati, all’interno.      Read more

Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi Berlusconi: “No a elezioni anticipate ora Continuare a governare per bene Paese”

settembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il pressing di Bossi, la tentazione di «sferrare per primi il colpo al nemico (Fini)». La strada verso il voto, già addirittura a novembre o a dicembre, era in discesa. Eppure alla fine il presidente del Consiglio segue la via della saggezza e, per una volta, della responsabilità. Così come il giornale della politica italiana sostiene (per primo) da mesi, come ribadito martedì da queste stesse pagine da Luigi Crespi, come il Politico.it è tornato ad incalzare nella mattinata di ieri, l’Italia non può permettersi la terza elezione politica in quattro anni: nemmeno nella Prima Repubblica, quando pure i governi cambiavano con una frequenza ben superiore all’attuale (ma attraverso crisi e ricomposizioni parlamentari, e non eravamo ancora entrati nell’era del bipolarismo né, tranne per la parentesi della cosiddetta “legge-truffa”, le maggioranze erano schiaccianti come quelle di oggi, prima fra tutte, almeno fino ad oggi, questa berlusconiana), si sarebbe mai ipotizzato un simile scempio della governabilità, della continuità legislativa, del diritto-dovere dei cittadini, in democrazia, di scegliere i propri rappresentanti, sì, ma perché poi li rappresentino, e per un numero di anni da non sindacare più (possibilmente) fino al loro esaurimento. In un momento di crisi acuta come l’attuale, scrivevamo ieri mattina, a maggior ragione tutto questo avrebbe rappresentato un atto di estrema irresponsabilità. A distanza di poche ore, arriva il placet del capo del governo: si va avanti, doverosamente, con questa legislatura e con questo esecutivo (salvo rimaneggiamenti per una pretesa incompatibilità dei finiani con il Pdl), per fare «il bene del Paese»: è la prima volta che sentiamo la formula a noi tanto cara in bocca a Berlusconi; il premier fa spesso riferimento alla «volontà degli italiani» ma mai alla stella polare del loro interesse, prescindente dagli umori elettorali. E’ chiaro a il Politico.it più che a qualunque altro osservatore della nostra politica che dietro la presa di posizione del Cavaliere ci sia evidentemente anche un calcolo di opportunità (naturalmente per sé; o di inopportunità di qualsiasi altra scelta alternativa: lo scontro, inevitabile in caso di adozione dell’opzione del voto, con il Colle, era fortemente sconsigliato da molti dei consiglieri di Berlusconi, a cominciare da Gianni Letta), e tuttavia accogliamo con soddisfazione questa «frenata» e auspichiamo a questo punto che anche i finiani facciano la loro parte di (ulteriore) onestà e responsabilità, sostenendo (e magari contribuendo a rilanciare) l’esecutivo nella misura in cui lavorerà, appunto, nel solo interesse e per il bene finale del Paese. Il racconto dell’ufficio di presidenza del Pdl da cui è scaturito questo riposizionamento, oltre che del resto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Oggi è dunque nato nuovo partito di Fini ‘Ora il patto di legislatura per continuare’ Ecco il racconto della svolta di Mirabello

settembre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pochi minu- ti dopo la conclu- sione del discorso di Mirabello, il giornale della politica italiana assolve al proprio compito di riferimento numero uno per l’informazione sulla nostra politica raccontandovi per primo, e più ampiamente di ogni altro – vedrete – l’intervento pubblico che riapre ufficialmente la stagione della politica italiana e segna l’inizio di una (possibile) nuova fase per il governo: una fase in cui la maggioranza non è più composta soltanto da Pdl e Lega ma, definitivamente, anche da una terza forza, con la quale l’asse Berlusconi-Bossi dovrà discutere e mediare. Una forza, Futuro e Libertà per l’Italia, che, come dice lo stesso presidente della Camera, anticipa quello che dovrà essere il futuro, appunto, della destra italiana “dopo la transizione”: il futuro di una destra liberale, della quale Fini aveva già tratteggiato i contorni il giorno, chiave, della direzione nazionale del Pdl e della quale oggi propone, sostanzialmente, il manifesto. Una destra nella quale “non c’è eresia perché non c’è ortodossia”, che dice sì a maggiori garanzie per la nostra politica rispetto alla magistratura (che va però riconosciuta come ”uno dei capisaldi della nostra democrazia”) e no, contemporaneamente, alle leggi ad personam; che chiede al governo di fare davvero le riforme a cominciare dal federalismo e senza dimenticare l’economia, un’economia che sia (ri)fondata sull’etica del lavoro senza disdegnare di aiutare i più deboli. La grande destra europea del futuro che grazie al presidente della Camera potremo forse avere, un giorno, anche in Italia. Per il momento, comincia (?) la fase due del governo. Ci racconta tutto, Carmine Finelli. Read more

DIARIO POLITICO
Bocchino: “allargare la coalizione, escludere la Lega”. Pioggia di no. E lo spettro delle elezioni è sempre più concreto

agosto 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ancora una giornata di ordinaria politica all’italiana. Sul tappeto, come oramai da qualche giorno, il balletto sull’ipotesi di un ritorno al voto. Nello stagno è arrivato il sasso lanciato da Italo Bocchino, capogruppo alla Camera per ‘Futuro e Libertà per l’Italia’: una proposta provocatoria rivolta a Berlusconi, ovvero allargare il fronte del governo, escludendo la Lega, per assicurarsi una maggioranza consolidata a settembre. Credibile o meno? Certo è che le reazioni sono state numerose, e tutte improntate, fatta eccezione per l’Udc, a una chiusura netta. Intanto, sempre nello stesso balletto, va segnalata l’attivismo della Lega: scontro verbale con l’Udc e richiesta chiara a Berlusconi di essere più deciso.

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***L’intervento***
BOSSI, SE LE SCATOLE SE LE ROMPONO GLI ITALIANI
di FRANCO LARATTA

agosto 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un’analisi su quella che è la politica di oggi (e su ciò che è stata nelle ultime settimane), prendendo spunto, per un’osservazione ampia, dal lungo elenco di prese di posizione del leader leghista Umberto Bossi, che attacca il Sud e Roma ladrona, ma grazie al Sud e a Roma ladrona può portare avanti un partito clientelare e familiare. Così, Franco Laratta, deputato del Partito Democratico, sul giornale della politica italiana, affronta quella realtà che pochi vogliono guardare ad occhi aperti: l’esigenza di una politica diversa, di partiti (e di uomini) diversi, di una svolta di qualità e, perché no?, di educazione. Un ragionamento controcorrente, certo, ma solo perché fondato sul buon senso… Leggiamo l’intervento di Laratta. Solo sul giornale della politica italiana.

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***L’intervista***
Albertini a Berlusconi: “Per il partito, ascoltare le istanze di Fini. Per il governo, affrontare i temi cari alla Lega”
di PIETRO SALVATORI

agosto 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un ragionamento ampio, complesso, approfondito. Di quelli che servono per una politica e un Paese sani. Con l’aggiunta anche di qualche provocazione. A parlare è l’eurodeputato ed ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, intervistato dal nostro Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’. E le parole di Albertini sono sassi in uno stagno e spunti per una valutazione approfondita. Sul tappeto il rilancio dell’azione del Pdl, le istanze poste da Fini, l’azione di governo (anche considerando i temi posti dalla Lega). Ne esce un pensiero che merita di essere ascoltato. Sul giornale della politica italiana.

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