Top

E’ la generazione che rifarà grande Italia Sono nipoti dei padri della (nostra) Patria De Gregorio: “Raccolgono eredità nonni” Falcomatà: ‘Ma essere giovani non basta’
di ALESSIA FURIA

marzo 8, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma è un buon inizio. In tutti i sensi. Perché solo chi sia “figlio di questo tempo” può avvertire le necessità (morali) legate a questa fase storica per il nostro Paese. Perché le vive (sulla propria pelle), perché in Politica “gli spazi vuoti non esistono”; ma non, in chiave politicante-politicista, ma perché laddove c’è un’esigenza (profonda), ci sarà anche qualcuno capace di “soddisfarla”. E dunque, oggi, di trovare (avere) le risorse necessarie a (ri)dare una prospettiva all’Italia. Così come avvenne nel dopoguerra con i nonni – guidati da Alcide De Gasperi – degli stessi ragazzi di oggi che vogliono riprendere il filo di quel discorso, interrotto dalla generazione di mezzo, quella dei padri, che trovandosi (a loro volta) in una fase storica in cui il nostro Paese – grazie a quello sforzo originale – aveva raggiunto il benessere della quinta potenza economica del mondo, hanno finito per sedersi (sulla poltrona – del potere. “Figli” – a loro volta. Cooptati – del Sessantotto), avviando il declino che ci ha portati alla crisi (acuta) degli ultimi mesi e al rischio-default. La sensibilità di Concita de Gregorio, ieri, su Repubblica, rileva il “legame” che esiste, “è ormai chiaro”, tra “la generazione dei più vecchi e quella dei più giovani”. A cui appartiene Fabrizio Ferrandelli, i presunti brogli dei cui rappresentanti di lista confermano però come non tutto si esaurisca con la questione generazionale. Ce lo ricorda anche il nostro Franco Laratta, che in coda all’intervista a Falcomatà che stiamo per scoprire denuncia una (triste) vicenda di familismo autoreferenziale avvenuta alle nostre spalle nella stessa Calabria di Giuseppe. Ma è proprio per accedere ad una boccata di aria fresca, dopo la doccia fredda delle primarie palermitane, che oggi il giornale della politica italiana avvia una serie di interviste con esponenti di questa stessa generazione di nati dopo il 1980 – alla quale il Politico.it, in tutte le sue “forze”, “appartiene” – accomunati, però, da una reale “connessione sentimentale” con quelle esigenze (profonde) degli italiani la cui soddisfazione è il solo senso della Politica.”Pensare non solo alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni”, certo, e sono naturalmente coloro che ri-entrano in questa prospettiva (in tutti i sensi) – i giovani di oggi – ad avere questa possibilità. (Da) subito. Partiamo (proprio) da quel Sud in cui l’esigenza è ancora più forte, poiché là, in assenza – geo-politicamente – di un “traino”, di una prospettiva, l’autoreferenzialità dell’antipolitica è diventata (vera e propria, e diffusa) corruzione, e dunque ancora maggiore distanza da un qualsivoglia abbozzo di risposta alle “chiamate” della società. Il sud, lo abbiamo scritto, può ripartire solo se comprende – se la Politica, comprende – che le sue risposte non possono essere le (sole) stesse da dare al nord; e se si accorge che – appena qualche migliaio di chilometri – di mare – (ancora) più a sud, proprio dei giovani hanno gettato le basi per una (loro) ripartenza (dopo almeno un ventennio di – pieno – regime – autoritario. Sia pure con le peculiarità della Libia e di Gheddafi), che può – magari! – avvenire all’insegna di un progetto di sviluppo comune. Per rifare del Mediterraneo – e, quindi, delle terre a sud di Napoli – il (possibile) centro del mondo (del futuro. Appunto, in tutti i sensi. Compreso quello di ri-cominciare dall’innovazione). Giuseppe Falcomatà è impegnato ogni giorno proprio nel tentativo di scardinare l’attuale blocco della politica politicante – e corrotta – calabrese. In quella Reggio che (almeno nel suo caso) fu già illuminata dalla esperienza della Primavera propiziata dall’amministrazione guidata da suo padre, Italo, che raccoglieva il 70% dei consensi, “facendosi nemici (tra i politicanti) a destra e a sinistra”. A riprova di un fatto molto semplice: che la Politica vera, molto più del politicismo o, peggio, della demagogia e del populismo, è così profondamente nell’interesse del Paese, che il Paese, quando la riconosce, la premia ampiamente. Come ha fatto anche con Falcomatà, eletto con ben 2500 preferenze. Ce ne parla lui stesso.
di ALESSIA FURIA Read more

Bottom