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Primo ‘mattone’. Ricerca al centro nuovo sistema Paese M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

(5 febbraio 2010) Il giornale della politica italiana guarda al futuro. Lo fa in ogni mo- mento della sua narrazione quo- tidiana. Ogni nostro sforzo è teso a contribuire a fare dell’Italia un Paese più moderno, più giusto, più unito. La chiave è la nostra politica e quindi questo è il posto giusto. Oggi il nostro giornale apre lanciando una proposta-provocazione per il futuro del Paese: guardare ai prossimi decenni non significa rattoppare il sistema Italia qua e là, bensì concepire un rinnovamento totale sulla base di un piano organico e complessivo. Come sempre accade nella storia i grandi cambiamenti sono nell’aria. Lo spirito del tempo effettivamente contiene già i semi di questa evoluzione. La chiave, lo abbiamo capito tutti, sta nell’innovazione. E quindi nella ricerca. Ma per questo non basta aumentare gli investimenti – senza che ciò diventi un pretesto per non investire – bensì è necessario riorganizzare, internamente e in rapporto con il resto del Paese, il sistema. il Politico.it si fa carico non di “inventare”, cosa per la quale abbiamo l’umiltà di non credere di essere nella condizione, bensì di esplicitare e di tirare le somme di questo spirito del tempo. Lanciando una proposta concreta per il rinnovamento dell’Italia. Il dibattito è aperto, naturalmente. Buona lettura. Read more

***La crisi dell’Europa***
BASTA SOFISMI, LA POLITICA TORNI A PRODURRE SOLUZIONI
di FABRIZIO ULIVIERI

dicembre 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Insieme alte e concrete. C’è una linea di saggezza, tra il minimalismo (localista) di chi (si) propone di occuparsi dei ”problemi di tutti i giorni” e l’astrazione (ma fine a se stessa. O agli interessi di chi se ne avvantaggia) tecnocratico-finanziaria, che consiste nel sognare un domani, un domani incarnato in determinata società, basata su una determinata cultura (politica), e, a cascata, agire concretamente, concentrati, decisi, senza orpelli e deviazioni per realizzarla. La politica italiana e, ora, scopriamo, dell’intero Vecchio continente di oggi è, invece, una politica (come il giornale della politica italiana scrive da oltre due anni) sterile e fine a se stessa, nella misura in cui la Politica è il governo della società (mondiale), e non un semplice strumento di autoreferenzialità e per perseguire (propri) interessi di parte, personalistici o – addirittura – privati. In questo clima di passività e di attendismo, la “natura” (primordiale. E i – relativi – difetti) dei Paesi che dovrebbero piuttosto guidare l’Europa nell’assolvere alla propria funzione di punto di riferimento (di pace) per l’intera umanità, impazza accentuando ulteriormente il senso (e l’effetto) di smarrimento: la Germania sembra rispondere, ancora una volta, al proprio riflesso condizionato di trascinare i vicini verso il disastro; la Francia (molto) post (o pre)-napoleonica, esercita una tentazione “regale” che, nella mancanza di spessore e lungimiranza, si traduce però in un nevrotismo sarkoziano alla Louis de Funès, più che in una rievocazione (appunto mancata) del padre, in fondo, della modernità (democratica) europea. E noi continuiamo a non imparare la lezione del rigore, machiavellicamente alambiccando cambiando tutto per non cambiare alcunché. Come abbiamo già scritto, il rischio è che il vuoto di democrazia – perché la Politica è, democrazia; e/o quest’ultima non è. Appunto - venga sfruttato e “riempito” da chi ha una capacità, e una spregiudicatezza, maggiori nell’approfittare della insipienza di chi ha il compito di indicare la strada e non lo fa e della (conseguente) irrequietezza delle masse. A distanza di soli cinquant’anni dall’”ultima” volta, dimostrerebbe come la “(in)civiltà dei consumi” vanifichi le proprie risorse (umane). Il professore de il Politico.it, primo ad aver denunciato da queste colonne il carattere “eugenetico” dell’attuale economia finanziaria mondiale, analizza la perdita di orizzonte (della Politica). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Sinistra smetta d’appropriarsi dei simboli Prima Resistenza, oggi festa “comunista” Poi Costituzione, ora quasi un ‘manifesto’ Adesso scuola pubblica, chiave di futuro Domani magari anche (nostro) tricolore? Il Pd proponga e non faccia il sindacato Destra, non provocata, li faccia pure suoi

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non c’è un’«Italia migliore» rispetto a quella che comprende anche i milioni di persone che in questi anni hanno votato Berlusconi, non c’è una Italia che vivrà il futuro e dovrà salvarsi e rifarsi grande, e un’altra che chissà che fine avrà fatto; ci saremo (ancora?) tutti, dopo Berlusconi, e dovremo lavorare insieme per riportare il nostro Paese nella posizione che gli compete nel mondo, quella di culla della civiltà. A questo fine tutti devono assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo. I berlusconiani saranno liberati dall’”obbligo” di abbracciare una tensione (in tutti i sensi) di parte, imposto dalla leadership, dal leaderismo e dal populismo del presidente del Consiglio. Qualcuno insisterà, ma ecco dove si inserisce il contributo che dovrà venire, invece, dalla sinistra. Per dimostrare di essere effettivamente la parte più onesta e responsabile della nostra nazione, la sinistra, e i Democratici – che hanno più responsabilità degli altri – in particolare, dovranno smettere di usare i simboli della nostra unità come bandiere di parte. Il moto di ribellione e di liberazione dal nazifascismo ha portato alla libertà e alla democrazia di oggi, che tutti vivono, e tutti devono essere messi nella condizione di riconoscersi nella Resistenza, che è un dono fatto dalle persone più oneste e responsabili dell’epoca a tutti gli italiani – anche se in tempi di guerra, civile e non, fu inevitabile che le divisioni ci fossero e fossero sanguinosamente marcate; ma oggi non più – come oggi gli eredi di quelle donne e di quegli uomini – tra i quali comunque ci furono anche molte persone oggi di destra, o i cui eredi naturali sono oggi di destra – devono permettere di festeggiarlo a tutto il Paese, ad esempio abbandonando l’abitudine di scendere in piazza con bandiere di parte (politica di oggi), e portando piuttosto tutti il tricolore. La destra, naturalmente, se lo può fare, faccia la sua parte per fare della Resistenza un patrimonio riconosciuto da tutto il Paese. La Carta è il fondamento della nostra democrazia, e se non è ancora entrata nel “sangue” degli italiani, un ruolo decisivo perché ciò avvenga ce l’ha quella parte più naturalmente disposta a rispettarla, che deve promuoverla e non brandirla, evitando di trasformarla nel manifesto di una (la propria) parte (appunto). Oggi Berlusconi attacca la scuola; ma domani Berlusconi non ci sarà. In vista di allora, la sinistra eviti di tirare anche la scuola pubblica nella propria riserva indiana, promuovendo – invece di scendere in piazza in sua difesa – un progetto per rilanciarla che possa essere condiviso in quanto semplicemente onesto e responsabile, e nell’interesse della nostra nazione. Se poi voleste farci un regalo ulteriore, non costringetevi in recinti che non hanno più senso. Se oggi Bersani la pensa come Fini, e viceversa – perché se la destra è «identità nazionale, merito, sicurezza, giustizia sociale» non si capisce in cosa la sinistra dovrebbe essere tanto diversa, e perché – non imponetevi di dividervi, ma occupatevi solo di proposte, testando così sul campo – e non politicisticamente – la possibilità d’intese. Abbiamo un unico compito, che è salvare e rifare grande l’Italia. Non salvare la sinistra e la destra – che sono, o dovrebbero essere, solo strumenti e al limite punti di riferimento ma dai quali muovere responsabilmente progetti concreti per la costruzione del nostro futuro – ma (“soltanto” – ?) l’Italia. E l’Italia è una e una sola. Se anche «indivisibile», dipende un po’ da noi. Read more

No ad un’Italia multiculturale (tout court) E’ l’opposto di integrazione e non ‘vince’ Sì (invece) ad Italia che si lasci arricchire ma a partire dalla propria identità storica Remiamo insieme in un’(unica) direzione

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Naturalmente bisogna intendersi sul significato di “multiculturalismo”. Se per multiculturalismo si intende un crocicchio di comunità e identità diverse, confermiamo la nostra risposta. Alla quale del resto sono giunti Paesi che si confrontano da molto più tempo con il tema-immigrazione. L’Inghilterra di Cameron, che si accorge che così l’integrazione è impossibile, anzi, non inizia nemmeno. La stessa Francia, un modello intermedio tra quello multiculturale tout court e quello di cui parleremo tra poco, che laddove accetta passivamente il multiculturalismo (?) tout court, conosce fenomeni di disgregazione, povertà, criminalità (banlieu, la situazione nella zona più interessata – storicamente – dai fenomeni immigratori, il sud del Paese). La stessa Roma antica ha cominciato a decadere nel momento in cui ha (eccessivamente) aperto i propri confini, e ha visto disgregarsi (ancora) la propria identità. Gli Stati Uniti sono invece un esempio di Paese che, sia pure a costo di grandi sofferenze (soprattutto, va detto, per le sue – allora – minoranze), ha trovato un modello vincente: quello di un multiculturalismo, sì, ma innestato su una forte identità nazionale. Quello che gli americani non sono probabilmente riusciti a fare è di arricchirsi di questa estrazione multiculturale. Quello che invece può e deve fare la nostra nazione. Ora che comincia il fenomeno immigratorio di massa, siamo nelle condizioni di impostarlo come vogliamo avvenga. Noi diciamo sì allora all’apertura e al (necessario) dialogo; ma a partire da una forte consapevolezza della nostra identità storica, da riscoprire attraverso la rivoluzione culturale. Una rivoluzione culturale che coinvolga, e non emargini, le persone provenienti da altri Paesi e si faccia arricchire, appunto, dai loro contributi, indicando la traccia di fondo – la democrazia occidentale figlia del cristianesimo e dell’illuminismo, il solidarismo, la cultura appunto – e la nostra tradizione culturale in particolare – come veicolo della nostra «liberazione» – e lasciando che su di essa le altre culture mettano la propria conoscenza, la propria sensibilità, la propria tradizione (nella misura, come detto, in cui sono compatibili) per un’esplosione di (rinnovata) cultura e intelligenza. Come si fa concretamente? Ritrovando innanzitutto un orgoglio nazionale ben incardinato nello stemperante sbocco europeista; rifacendo della cultura – la nostra – il nostro ossigeno; aprendosi a quel punto da una condizione di forza ai contributi degli “altri”, a cui va lasciata la libertà di professare il proprio credo (religioso), ma che debbono attenersi alle nostre leggi e riconoscere le nostre tradizioni (e soprattutto i nostri nuovi obiettivi), e progressivamente – solo in questo modo – integrarsi nella nostra società. Come del resto già avviene – grazie ai flussi “controllati” – nel nostro Paese. Che può accentuare la propria spinta all’integrazione – e prepararsi ad un’immigrazione più consistente che va comunque governata, anche nella chiave europea – dandosi quell’obiettivo di ritornare grande per il raggiungimento del quale gli “stranieri” possono offrire – diventando a quel punto nostri connazionali – un contributo decisivo. E’ chiaro che tutto questo funziona meglio in chiave europea, dato che la questione si pone nello stesso modo (sia pure con qualche differenza dovuta alla geografia), data la comune radice – sennò non staremmo assieme – e la comune esposizione al fenomeno, a livello continentale. L’Italia lavori – senza la violenza delle rivendicazioni inutilmente autarchiche leghiste – ad un’Europa (sempre più) politica e, in questa chiave, ad un governo europeo del fenomeno. Portando quest’idea sostenibile – e probabilmente vincente – per il futuro. Read more

Sì, noi siamo orgogliosi di essere italiani Non per quella retorica vuota e illusoria Il nostro è (sarà, di nuovo) grande Paese Via ora questa politica che lo/ci deprime Problema ormai siete voi: capirlo in fretta

febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Voi, uomini politici autoreferenziali di oggi, attaccati alla poltrona molto più di quanto non dica il luogo comune (che non è tale). Lo è chi non vede scampo al di fuori del potere, lo è chi pensa di essere indispensabile all’Italia. E’ esattamente il contrario: oggi il vero impedimento alla ripartenza del nostro Paese è una classe dirigente vecchia se non anagraficamente di certo nell’anima (politica), ormai tutt’uno con l’immobilismo che caratterizza la nostra nazione (su un piano politico). E’ un problema di contenuti, di idee, che voi, ingrigiti, non avete più la passione per esprimere. E, ha ragione Pippo Civati, è un problema di credibilità: per salvarsi e tornare grande l’Italia ha bisogno di tornare a credere di poterlo fare, e questo non è (più) possibile se in cabina di comando ci resta chi vi si trova da sedici anni (da ogni parte), e dunque ha già dimostrato (e il Paese lo ha capito, o comunque percepito: questo è il punto) di non essere nella condizione di determinare quella ripartenza. Non accanitevi, contro di noi, contro l’Italia ma anche contro di voi: avete gettato i semi della modernità, assolvendo al vostro compito storico, creando il bipolarismo (Berlusconi) e il Partito Democratico (i suoi attuali dirigenti): esaurito il respiro dell’azione alla quale eravate chiamati, rischiate ora – lo state facendo – di rovinare tutto, consegnandoci una nostra politica – e quindi un Paese – non più-avanti rispetto a come lo avevate ereditato dalla Prima Repubblica, in tutti i sensi, ma ancora più indietro di allora. Voi del Pd, ammazzando il Pd e, in unico tempo, il bipolarismo; altri consumando la credibilità (stessa) dello stesso bipolarismo. Perché quando uno dei quattro elementi di una staffetta ha compiuto il tratto, il giro che gli spettava di coprire, “non ne ha più”, come si dice in gergo sportivo, e rischia di portare alla sconfitta tutta la squadra (l’Italia). Compiete l’ultimo atto della vostra storia politica chiudendola in bellezza: create, ora, le condizioni – legge elettorale, smilitarizzazione del “clima”, rinnovamento nell’indirizzo delle candidature, primarie per tutti i collegi per tutti i partiti, senza rinunciare alla responsabilità di un saggio monitoraggio sulle operazioni – per, senza cooptazione, aprire democraticamente le porte del nostro Parlamento ai giovani (e alle donne). E voi, giovani (e molto affidamento facciamo sulla sensibilità delle donne), sfidatevi DA SUBITO solo ed esclusivamente sui contenuti, cominciate ora, parlando solo del futuro dell’Italia. Il giornale della politica italiana ha dato e continuerà a dare il proprio contributo. Il nostro è (ancora) un grande Paese; può tornare al centro del mondo, come culla della cultura e quindi della civiltà, se solo abbiamo il coraggio – e l’onestà – di assumerci ciascuno la propria responsabilità. Il momento di farlo è adesso, proprio in questa fase di stallo. Passate alle storia – giovani, “vecchi” – per avere fatto ciò che era necessario per salvare l’Italia. E rifarla, così, grande. I nostri figli, i nostri nipoti, i loro figli ci ricorderanno con gratitudine. E guarderanno i loro coetanei delle altre nazioni non più dal buco della serratura – noi, vergognosi del nostro presente, esclusi dalle sale del comando – ma dalla poltrona che fu di Roma e che oggi deve tornare ad essere, attraverso la cultura, attraverso la civiltà, del nostro Paese (M. Patr.). Read more

No a Ue dei burocrati che non fa sognare Sì all’unità economica ma anche politica Italia può contribuire rifacendosi grande “Nazionalismo” necessario a europeismo Nel senso di una motivazione a rialzarci Chirico: “Ma difendiamone i diritti umani”

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando scrive del nazionalismo necessario il giornale della politica italiana avverte tutto il peso della responsabilità. La responsabilità di (non) fomentare la riformazione di focolai di chiusura (e successiva aggressività) nazionalistica e razzista (il che richiede naturalmente una politica italiana altrettanto onesta e responsabile). In un’Europa che ha pagato il prezzo più alto della nascita delle nazioni nell’800. Ma il “nostro” nazionalismo non è nulla di tutto questo. E, pure, è (appunto) necessario. Proprio per essere forte e credibile nell’assolvimento del proprio ruolo storico di costruttore dell’unità politica europea, l’Italia ha bisogno di superare il proprio attuale – non spiace dirlo perché dirlo è la condicio sine qua non per prenderne coscienza veramente e cominciare a risolvere il problema – parassitarismo per cui dall’Europa prende fondi, li usa (quando accade) male (altrimenti li butta), usa il Parlamento europeo come cimitero degli elefanti (peraltro ben retribuiti) e, in una parte del proprio attuale schieramento politico autoreferenziale, vede l’Europa persino con fastidio, come una tata troppo attenta a quello che il bambino Italia fa e dunque impedimento sulla strada della libertà di bricconeggiare. E soprattutto è parassitaria politicamente. L’Italia è un gigante addormentato che il resto del Vecchio Continente è costretto a portarsi appresso (quasi) come un peso, economicamente e non solo. Per (ri)fare l’Europa bisogna prima – o meglio contestualmente – “rifare” (grande) l’Italia, e questo fine abbiamo bisogno di sentirci tutti un po’ più orgogliosi e motivati di essere italiani. Che non significa chiudersi nazionalisticamente in se stessi ma, semmai, l’esatto contrario: oggi sono tanto più forti le spinte localistiche, razziste e anti-europee quanto più debole è l’Italia prima di tutto per gli italiani. Il nuovo Risorgimento, ben impiantato – da subito – in un europeismo che rappresenta l’orizzonte al quale legare tutti i sogni di costruzione del futuro, rifarà grande l’Italia, farà conoscere un nuovo Rinascimento che consentirà al nostro Paese di assumere con maggiore forza la leadership della costruzione europea. Un’Italia guida di un Vecchio Continente unito, e non più un peso morto. Per capire meglio qual è invece il modello del nazionalismo non solo non necessario ma da evitare accuratamente, qualunque sia l’impianto ideologico o comunque la sensibilità (a meno che non sia quella leghista, che già pratica questa forma di “nazionalismo” ristretto alla dimensione – ? – padana – ? -), la nostra Annalisa Chirico ci racconta quel che “combina” la presidenza di turno della Ue, quella ungherese. Che conferma ad un tempo una duplice necessità: quella, indicata da Lisa, di un’applicazione rigorosa delle regole specie nel campo dell’apertura delle nazioni nell’alveo europeo – e non solo – e dei diritti umani, e quella di un’Europa, appunto, politica, che sostituisca al più presto questo carrozzone burocratico che tira avanti perché il motore europeo è il solo in grado di consentirci di stare nel Gran Premio planetario, ma lo fa senza passione e senza una guida e quindi nel modo peggiore tra quelli possibili. La Chirico, ora, sull’Ungheria. di ANNALISA CHIRICO (M. Patr.). Read more

Nostra Italia è soltanto un po’ invecchiata (Ri)nasce (già) con boom del dopoguerra Si tratta ora di (ri)generarla un’altra volta Senza aspettare il disastro propedeutico

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’arte, la cultura sono la cartina di tornasole dello stato (di salute) di un popolo. Per non parlare (stavolta) della cultura diffusa, pure chiave ed effetto del nostro decadimento e della nostra impasse e grimaldello per aprire le porte del futuro, è sufficiente osservare, ad esempio, l’estetica delle nostre città – e dunque la loro architettura – per farsi un’idea chiara, e fondata, su come – e perché – stia oggi l’Italia. CONTINUA ALL’INTERNO Read more

L’analisi. No, Silvio, “Italia” non è un (tuo) buon nome di Luigi Crespi

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al dibattito sulla possibile evoluzione (nominale) di Popolo della Libertà (?) mancava la voce più autorevole. L’ex spin doctor e principale consigliere del presidente del Consiglio dice la sua sulla scelta (?) di Berlusconi. Lo fa sul suo giornale. di LUIGI CRESPI Read more

Il 150° si festeggi rifacendo grande l’Italia Ora dibattito è tutto tra Napolitano e Lega Perché il Paese non “avverte” se stesso Nazionalismo necessario e nuova politica

gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha una vera e propria passione per il Risorgimento e (per il compleanno del)la nostra nazione. Ma – proprio per questo – invita la nostra politica autoreferenziale di oggi a fare sul serio. E i modi per fare sul serio sono soltanto due: ricominciare ad occuparsi del Paese, concependo (magari a partire da questo) un progetto organico e complessivo per il nostro futuro e rimettendosi subito al lavoro per salvare e rifare grande – in un unico tempo – l’Italia; farsi da parte, passare la palla ai «figli di questo tempo» che hanno l’esigenza di fare ciò che i loro zii oggi non hanno più voglia di fare. Gli italiani vogliono (e hanno bisogno) di tornare a sentirsi parte di una prospettiva importante, quella che veda il nostro Paese tornare ad essere la culla della civiltà. E’ nelle nostre possibilità e dunque “dobbiamo” farlo. E’, questo, il modo per festeggiare davvero i nostri centocinquant’anni e anche per spegnere del tutto le velleità separatistiche leghiste. E’ evidente che finché Roma sarà «ladrona» (salvo coinvolgere loro per primi) – ovvero finché la nostra politica sarà fine a se stessa – i leghisti avranno gioco facile ad insinuare nella psicologia dei nostri connazionali l’idea, facile, scorrevole, che si stia meglio senza di lei e si possa scaricarla (con tutto il meridione). Bisogna rilanciare – non rattoppare – con forza, senza timidezze (quelle che troppo spesso caratterizzano Pigi), a partire da un progetto che il Politico.it alimenta ogni giorno. Ma bisogna fare presto: o dopo non sarà più possibile. Read more

No, un partito non si può chiamare ‘Italia’ Italia è “marchio”-patrimonio di tutti (noi) Gli altri (?) in totale distonia con il Paese

gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo indiscrezioni filtrate dall’agenzia Dire, il prossimo nome del Pdl non sarà Popolari ma “Italia”. Ed è già pronto anche il simbolo, che vedete qui sopra. Un’ipotesi che suscita, naturalmente, la riprovazione di una gran parte (trasversale) degli italiani, probabilmente (tra) gli stessi elettori del centrodestra, tra i quali (come in ogni schieramento) ci sono anche molte persone oneste e responsabili. Perché “Italia” è il nostro Paese, e non può diventare il nome di una parte (politica). Qualunque essa sia ovviamente. Ora la domanda è: dov’è la voce di coloro che dovrebbero assicurare il (reciproco) controllo sul presidente del Consiglio, ovvero il resto della nostra politica? La sola risposta pervenuta è quella di Casini, che sostiene che ciascuno può scegliere il nome che vuole per il proprio partito. Certamente sì. Non è in discussione la libertà di autodeterminazione (nominale) di nessuno. Ma, al contrario, la “disponibilità” del nome del nostro Paese. Tutto questo dimostra due cose: da un lato, l’assoluta mancanza di passione (nazionale) della nostra politica autoreferenziale di oggi, che usa (Berlusconi) o “se ne frega” dell’uso (il Pd, Casini, tutti gli altri) del nome di tutti noi per scopi “privati” (in tutti i sensi). Dall’altra, e ne è una conseguenza, l’assenza di una qualsivoglia comunicazione (che non significa – solo – “propaganda”, ma ascolto, confronto, rappresentanza) tra la politica italiana e la base. Se proprio non riuscite a salvare il nostro Pae- se, almeno salvatene il nome. E poi fatevi da parte. Read more

Riprendere in mano le redini della Storia C’invita (com’è suo compito) pure cinema In uscita due film che (+ o -) la riguardano Basta con soluzioni-tampone a ‘problemi’ Concepire piano complessivo per ripartire

novembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il più lucido interprete della nostra politica. L’unico che abbia il senso della Storia. Questo non è, il momento della gestione ordinaria. E’ il momento in cui scegliere tra abbandonarci ad un ineluttabile (altrimenti) e più o meno progressivo declino oppure salvarci e risorgere – in un solo tempo. Il modo per farlo è capire, innanzitutto, che ci troviamo di fronte a questo bivio e comportarci di conseguenza. Smettere di giocare sulla difensiva (come Pippo Civati scrive debba fare il Pd rispetto ai suoi contendenti: lo deve fare prima di tutto nel perseguire, com’è chiamato a fare, il bene del Paese) e di pre-occuparsi (è proprio il caso di dirlo) di dare una risposta ai «problemi» e cominciare piuttosto a concepire un completo ribaltamento di piano, una soluzione di sistema, che tenda a rifare grande l’Italia risolvendo, naturalmente, nello stesso momento – ma in modo strutturale e definitivo! – quei «problemi». Il cinema, il Politico.it lo scrive ogni domenica, è una sentinella, un interprete della realtà e un suggeritore di futuro. Non è un caso che questa settimana arrivino nelle sale due film che toccano, chi in maniera diretta e programmatica (Noi credevamo), chi sul piano dell’ambientazione (ma non solo: Porco rosso), la nostra Storia. E’ un (chiaro) invito a riprenderne in mano le redini. Basta con la politica del fiato corto. E’ ora di pensare al futuro. Ma in maniera organica e complessiva. E il Pd in questo ha un ruolo decisivo: come abbiamo scritto più volte, è storicamente la forza chiamata a prendersi la responsabilità di guidare questo processo. Stop alla rappresentanza tout court di specifici e parziali interessi, sì a rappresentare il bene dell’Italia. E’ anche un modo, cari Democratici, per (ri)trovare la vostra identità. Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. (M. Patr.) Read more

DIARIO POLITICO
Bossi: “Fini si dimetta”. Berlusconi: “Fedeli agli elettori”. Finiani: “Noi non smemorati…”. La maggioranza litiga e l’Italia non accelera nella ripresa

agosto 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Prima il lungo saluto a Francesco Cossiga, poi il ritorno alla attuale normalità della politica italiana: battaglie costanti, come se piovesse, dichiarazioni di fuoco, richieste di dimissioni, accuse trasversali. Scontri, volendo utilizzare un termine sintetico, che vanno valutati come indicatori negativi per il Paese, che ha problemi gravi da affrontare. Come testimonia anche l’Ocse: l’Italia è la nazione con un tasso di ripresa più basso. Tutto questo mentre il ricorso delle famiglie ai mutui continua a crescere, e la rata si mantiene elevata: un quinto del reddito disponibile. Il racconto della giornata politica italiana.

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***Il futuro dell’Italia***
IL PAESE CHE SOGNIAMO
di MATTEO PATRONE

marzo 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

All’inizio, ormai, dell’ultima settima- na di campagna elettorale, il giornale della politica italiana fa il proprio dovere di riferimento numero uno (per l’informazione) della nostra politica tenendo un occhio (ben aperto) sulle Regionali, proponendo peraltro come nessun altro può fare un osservatorio sempre aperto sull’andamento dei flussi elettorali. Ma l’altro occhio, permettetecelo, e anzi, vi chiediamo di condividere – se ritenete – questa nostra scelta, resta incollato al domani del nostro Paese. Perché fra dieci giorni ci saranno un vincitore e un vinto in questa tornata elettorale, ma resteranno i problemi dell’Italia. A cui l’unica risposta plausibile è una risposta complessiva, e corale, che faccia parte di un progetto organico per il futuro del nostro Paese. Per la firma del suo direttore, il Politico.it lancia ulteriori spunti/proposte – che rispondono sempre allo stesso disegno unitario – su quale direzione imboccare tutti insieme. Buona lettura. Read more

Med&Medio Oriente. L’attacco ai Pasdaran Iran: “Terrorismo Usa”. Kelly: “No, falso”

ottobre 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Appuntamento del lunedì con la rassegna stampa di Luana Crisarà, che ci porta a (ri)vivere gli ultimi sette giorni in MO attraverso la rilettura dei principali quotidiani internazionali. Uno strumento imperdibile per tutte le persone che si occupano, per lavoro o per passione, di Medio Oriente. L’apertura è per l’attentato che ha provocato la morte di 49 tra le Guardie della Rivoluzione iraniane, che giurano vendetta ai “nemici” accusati di avere sostenuto l’azione terroristica. Ma dagli Usa arriva, netta, la smentita del portavoce del Dipartimento di Stato. Buon giro d’orizzonte (è proprio il caso di dirlo). Read more

Il Times: “Mazzette italiane ai talebani”. Ai tempi di Prodi. Ma La Russa: ‘Spazzatura’

ottobre 15, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

I servizi avrebbero pagato per salvaguardare le nostre truppe impegnate nella missione Isaf. I fatti risalirebbero alla precedente legislatura. Palazzo Chigi smentisce. Il ministro della Difesa annuncia una denuncia del Governo nei confronti del quotidia- no britannico e accusa: «Opera con un sentimento di anti-italianità». Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi. Sentiamo. Read more

Fini: “No a subordinare i pm all’esecutivo Cattiva immagine all’estero colpa di tutti”

ottobre 14, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera stoppa l’ipotesi di riforma della giustizia del Governo: “L’indipendenza della magistratura va rispettata e preservata sempre”. Sulle riforme in generale: “Sì se sono condivise”. E poi la stoccata al premier rispetto agli attacchi alla stampa estera. Ce ne parla Francesco Carosella. Read more

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