Top

Futuro dell’Italia. Collaboriamo per un alto obiettivo comune Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Si può dire che più che venduto veniva risucchiato dal mercato; e questo per il personale di vendita, abituato a sudare sette camicie per vendere un prodotto tradizionale, risultò un fatto assolutamente imprevisto e piacevole”. A dirlo è Pier Giorgio Perotti, italiano, progettista – oggi diremmo – informatico. In realtà, se abbiamo la possibilità di usare questa (“moderna”) terminologia, è – proprio – grazie a lui. Che negli anni tra il 1960 e il 1962, in Italia, inventò il primo pc. E’ uno dei prodotti – delle innovazioni – che fecero il successo della Olivetti. E che oggi, a distanza di cinquant’anni, scopriamo avrebbe scritto la Storia dell’uomo. A partire (ancora una volta) dall’Italia. (Quest’”ultima” volta,) solo cinquant’anni fa.

Read more

***Il futuro dell’Italia***
TORNIAMO A COLLABORARE PER UN (ALTO) OBIETTIVO COMUNE
di MATTEO PATRONE

ottobre 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Si può dire che più che venduto veniva risucchiato dal mercato; e questo per il personale, abituato a sudare sette camicie per vendere un prodotto tradizionale, risultò un fatto assolutamente imprevisto e piacevole”. A dirlo è Pier Giorgio Perotti, italiano, progettista – oggi diremmo – informatico. In realtà, se abbiamo la possibilità di usare questa (“moderna”) terminologia, è – proprio – grazie a lui. Che negli anni tra il 1960 e il 1962, in Italia, inventò il primo pc. E’ uno dei prodotti – delle innovazioni – che fecero il successo della Olivetti (nella foto, Adriano, il padre di tutto ciò). E che oggi, a distanza di cinquant’anni, scopriamo avrebbe scritto la Storia dell’uomo. A partire (ancora una volta) dall’Italia. (Quest’”ultima” volta,) solo cinquant’anni fa.
Read more

Ma tema non sia (ora) chi si allea con chi Ma cosa vogliamo fare del nostro paese Serve ora completo ribaltamento di piano Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Italia tornerà ad essere culla della civiltà

luglio 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La questione non è “oltre Monti” o “Monti bis”. E nemmeno quali alleanze comporre. La questione, anche per rassicurare i mercati circa la stabilità del nostro sistema politico dopo la fine della parentesi tecnica, dovrebbe essere qual è il progetto per l’Italia. Quali sono, a partire da questo, i programmi concreti che si intendono mettere in campo per far ripartire la nostra economia. E, possibilmente, non solo. Di tutto questo, al solito, nel dibattito pre-elettorale tra i protagonisti della politica politicante, non c’è traccia. Ed è per questo che i mercati – ma anche i nostri partner europei – hanno paura di quello che potrà accadere “dopo”. Non, per un ritorno della Politica in quanto tale (ovviamente – ?). Ma per il ritorno di questa (modalità di – non – fare) politica che ha (però, rispetto a quanto viene sostenuto da chi, in queste settimane, lo ha rilevato) un solo modo per offrire reali garanzie di continuità (nel rigore e nella serietà) con l’esperienza montiana, e ad un tempo per rappresentare la soluzione (il superamento) ai limiti mostrati da quest’ultima (e dunque per poter rappresentare una soluzione più in generale alla crisi del nostro paese): ed è appunto tornare ad occuparsi dei (soli) “contenuti”. E non è sufficiente, a questo fine, indicare la scelta di campo rispetto a Monti: perché Monti rappresenta un punto di partenza imprescindibile per ciò che riguarda, appunto, i capisaldi del rigore (non solo finanziario) e della serietà; ma sul piano Politico, come dimostra che il presidente del Consiglio giunga solo oggi alla conclusione (che noi predichiamo da tempo) che sia necessario intervenire (prioritariamente! Prima che sia – “ancor più” – troppo tardi) sulla (nostra) economia reale (assumendo misure per far ripartire la crescita), la questione è più complessa. E, ad un tempo, dalla sua risoluzione non si può prescindere non solo per rassicurare i nostri partner (ai quali dovrà bastare l’impegno per la continuità nel rigore e nella serietà); ma per avere qualche chance che l’opportunità di avere a novembre un (nuovo) governo (Politico) nel pieno delle sue funzioni – da noi per primi indicata e “sponsorizzata” – venga valorizzata per quello per cui era stata immaginata, ovvero per poter da subito – senza aspettare la primavera – mettere in campo i provvedimenti necessari (ad uscire dalla crisi – per l’Italia, ormai trentennale). Se non si sa come agire, è meglio fare un passo indietro (perché solo questo, immaginare e mettere in atto ciò si vuol fare per il proprio paese, è la Politica. Il resto è – “pura” – autoreferenzialità). In questo senso, la sola opzione sul terreno – il solo “pensiero forte” della nostra politica di oggi – è quella “raccontata” ormai da due anni dal giornale della politica italiana. Che torna, in questo lunedì di fine luglio in cui il nostro paese si trova ad un bivio, a riproporla.
Read more

***La (vera) risposta alla crisi***
COME SI FA LA CRESCITA? (RI)EDUCANDO GLI ITALIANI

luglio 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo dicono gli esempi migliori della nostra (stessa) tradizione. A cominciare, sì, dagli anni del nostro boom e dal caso eccezionale dell’Olivetti capace di scrivere la Storia – inventando il primo pc – fornendo ai suoi dipendenti una scuola, una biblioteca, la possibilità di formarsi e poi di contribuire in modo decisivo a (que)l successo offrendo – oltre alla propria fatica – una loro (“ritrovata”) creatività. Ma lo dicono anche le nostre aziende di oggi che reggono – e, anzi, vincono – (al)l’impatto con (/del)la crisi, come riferisce sul Corriere Dario Di Vico raccontando il caso di Paolo Ponti, che trasforma la falegnameria del padre in un campione del nostro export puntando a fare dei propri collaboratori non (più, rispetto al modello, ad “esempio”, della Fiat di Marchionne) tanti, omologhi addetti ad una catena di montaggio, ma altri (e portatori di una loro originalità) autori del (suo, stesso – ?) “prodotto”. La crescita si fa dunque in primo luogo formando (e, così, rielevando) gli italiani; puntando a “trasformarli” nel più straordinario motore del (possibile, e necessario) impegno nella chiave dell’innovazione delle nostre aziende. E’ noto che, in quest’idea della formazione (e più in generale dell’educazione e della cultura) come chiave della nostra (doverosa) ripartenza, si ritrovino sia il presidente di Confindustria sia il “nuovo” governatore di Bankitalia. Al presidente del Consiglio avevamo provato a indicarlo. Monti, sensibile a tutto ciò che può sminare il terreno (politico) intorno lui, aveva mostrato di recepire la nostra “sollecitazione”. Ma, (più) fedele al mantra liberista della riduzione dei costi come unica via per la salvezza dell’”impresa” (poco importa se ciò significa gettare sul lastrico milioni di lavoratori, come aveva rischiato di fare, prima dell’intervento de il Politico.it, con il placet del segretario del Pd e della leader della Cgil, con l’abolizione dell’art. 18), il capo del governo ha poi preferito continuare con i (soli) tagli di spesa. Ma un paese non è un’azienda (improntata al liberismo); è una comunità di persone (come le aziende che possono rifare grande l’Italia). E la sua unica possibilità di farcela, sta nella capacità di mobilitare e mettere a sistema il meglio che può venire da ciascuna di loro.
Read more

Italia ce la fa da sola se cresce -lei E non (si) aspetta soluzioni da altri

giugno 22, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Durante l’ultimo picco (alto) della curva delle sue difficoltà, fu il presidente del Consiglio a scaricare sulla Germania, e sulla Merkel, la (propria) incapacità a concepire provvedimenti per far ripartire la crescita. Fu (proprio) lui ad attirare sui tedeschi quello che abbiamo definito “razzismo anti-tedesco”, e che porta il segretario del Pdl a minacciare ritorsioni (?) del Parlamento italiano nei confronti della Germania (!), e una delle candidate alle primarie del centrodestra ad auspicare l’uscita dei tedeschi dall’euro (…) – boutade ora ripresa anche dal “leader dei moderati” – versione anarchica delle tentazioni populistiche di ritorno (alla lira) di Berlusconi. Fu dunque lui ad avviare il processo di disgregazione che mette oggi a rischio l’unità e rende più difficile un processo di integrazione europeo che è lo stesso Monti, ora, ad indicare come chiave per risolvere i problemi dell’eurozona (continuando peraltro a dare l’impressione di avere ripreso – ? – a fare il commissario al mercato interno, più che il capo del governo italiano). Nel rispondere alle domande rivoltegli da Fabio Martini della Stampa e da altri cinque quotidiani europei, il presidente del Consiglio glissa sulla questione dell’impatto sociale delle politiche di rigore, preferendo dedicarsi a ragionare di banche. Ed è vero che banche, debiti sovrani e economia reale (e quindi rispettivi cittadini) sono legati a doppio filo: perché se le banche chiudono i rubinetti del credito le imprese si fermano (quando non falliscono), e se questo accade le stesse banche hanno poi più difficoltà a ”sostenere” i debiti dei paesi. Che a loro volta scontano, evidentemente, la frenata delle proprie economie. Ma un governo lungimirante lascia che siano i banchieri centrali – e i burocrati di Bruxelles – ad occuparsi delle questioni legate all’organizzazione del sistema bancario (evitando di farsi richiamare da Draghi a riaversi della propria funzione “politica”); o comunque mette questo punto al secondo posto della sua agenda: dando priorità, invece, alla definizione e all’adozione delle misure per far ripartire l’economia. Che alimenterà, poi, sia il sistema bancario sia il finanziamento del debito. E’ in questo modo che un paese membro può contribuire, in modo decisivo, a salvare l’Europa. Ed è solo così che Monti potrà inverare il proprio mantra secondo cui l’Italia “ce la farà da sola, senza bisogno di aiuti”: possibilmente, non solo in termini finanziari, ma anche di idee e di azione Politica. Non lamentando la mancanza di elasticità di altri capi di governo, e aspettando dai vertici internazionali la risposta – ai problemi del SUO paese – che il presidente del Consiglio non è in grado di dare da solo (e che non è vero non sia possibile dare a livello di singole nazioni). Non è così che si sostanzia l’incredibile propaganda alimentata dai giornali di tutto il mondo intorno alla figura di Monti. A meno che Monti non punti a salvare – prima di tutto – se stesso.

Ecco come integrare economie europee Stringendo sinergie (fusioni) tra aziende E rifacendo imprese campioni (mondiali) Rilanciando “insieme” (nostra) economia Così – Politicamente – si fa(rà) la crescita E non agendo su (vuote) sovrastrutture

giugno 19, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il predominio nelle commissioni. Il blitz di ieri su semipresidenzialismo-federalismo. E la minaccia di una riforma approvata a (vecchia) maggioranza. Che – dopo la porcata di Calderoli nel 2006 – modifica il nostro sistema istituzionale senza prevedere contrappesi e senza la partecipazione delle forze che, oggi, rappresentano la maggioranza (relativa) degli italiani. In nessun altro paese d’Europa (e non solo), il partito di maggioranza relativa (di destra o sinistra non importa), costitutivamente vocato ad assumersi lui – in un sistema bipolare – la responsabilità di caricarsi sulle spalle la propria nazione, potendo andare alle elezioni e vincerle, accetterebbe di regalare alla ex maggioranza – di colore opposto – uscita sconfitta da tutti gli ultimi appuntamenti elettorali, di continuare ad esercitare la propria golden share sul Parlamento. Mentre il governo che costituisce il motivo del sacrificio – fatto in nome della sola “responsabilità nei confronti del paese”!, naturalmente - vende per decisiva per la salvezza dell’Italia e dell’euro una non-riforma del lavoro che il presidente degli industriali definisce “una boiata” – con tanto di condivisione del giudizio da parte di quei partiti che, se con una mano tolgono (ipocritamente e strumentalmente) “consenso” a questo esecutivo, dall’altro (proprio per potere continuare a farlo!) lo tengono in vita – e per il resto è immobile da mesi: se si eccettua un dl sviluppo di fronte al quale le stesse forze politiche stanno cercando ancora oggi di capire quale sia la funzione – districandosi tra le mille e nessuna opzione di questo provvedimento “omnibus e niente” - e la possibile – ? – utilità, e che di certo non sposterà più di uno zero virgola per un paese che ha le potenzialità per crescere in doppia cifra e la necessità, a questo fine, di una svolta – e non più di continuare a vivacchiare (finché ci riesce). Perché in questi sei mesi Monti ha puntato a salvare l’Italia (?) assumendo provvedimenti che, di fatto, l’hanno mandata (o hanno accentuato questa tendenza) in recessione, e questo significa che la nostra economia è “pronta” a generare altro debito, e che ogni sforzo compiuto per risistemare (in questo modo, male) un bilancio che, così, è già tornato a non essere in ordine, verrà vanificato. E tutto questo con l’aggravante di guidare una nazione che ha le potenzialità per essere una delle maggiori economie del mondo, e le cui possibili soluzioni per rigenerare la crescita sono sotto gli occhi di tutti, già praticate – di fatto – da quella parte di paese che la politica, interessata – solo – a se stessa, nemmeno conosce, ma che le altre nazioni ci invidiano e cercano di strappare per farne gli assi portanti delle loro imprese, dei loro centri di ricerca, delle loro università. Noi, motivando (attraverso tutto ciò) al rientro questi nostri ambasciatori (come sta facendo, ad esempio, la Germania! Mentre con un orecchio – non – sente le nostre lagnanze circa un “rigorismo” praticato soltanto da Monti e che la Merkel, nel suo paese, “accompagna” con misure per la crescita) – e consentendo alle migliaia “come” loro che restano invischiate nella ragnatela di interessi particolari che soffoca ogni tentativo di ripartenza del nostro paese di occupare i posti oggi usurpati da vari figli e fratelli dei politicanti e dei loro amici - avvieremmo un sistema produttivo oggi fermo agli anni Settanta, sulla strada, finalmente, della modernità, esercitando un potenziale di crescita da, appunto, doppia cifra. Come Stati Uniti e Cina, abbiamo già scritto, e lo ripetiamo. Tecnicamente, questo si pratica (ri)orientando il nostro sistema – la nostra mentalità – nel senso (non più della conservazione – di noi stessi ma) dell’innovazione (a 360°), rifacendo della terra che ha generato, nel corso della sua Storia, le anticipazioni di futuro di Leonardo, il genio di Dante, la rivoluzione artistica di Michelangelo, il luogo nel quale – superando il provincialismo e il complesso di inferiorità che le umiliazioni a cui ci hanno costretto i politicanti negli ultimi trent’anni ci hanno affibbiato - si torna ad avere – e a praticare – un respiro assoluto, e ad avere l’ambizione di scrivere pezzi della Storia del mondo – e non più, solo – gossipparamente - dei vari scandali a cui ci siamo condannati negli ultimi vent’anni - e del (nostro) futuro. Per preparare tutto questo si tratta di costruire un sistema integrato tra una scuola rinnovata e in cui siano stati iniettati nuovi stimoli (puntando a rifarne il punto più avanzato dell’istruzione nel mondo: attraverso i modelli di insegnamento, attraverso i contenuti, lo studio, e non la regressione – in senso aziendalistico, “poco” importa che avvenga a livello primario o universitario - dell’istituzione del premio dello studente dell’anno), l’università e (una) formazione continua (da introdurre: da parte dello Stato! E non più abbandonata all’iniziativa – non sostenuta e non estesa alle altre – di (poche) virtuose imprese, che a causa dell’arretratezza del sistema – ovvero della Politica – si trovano, invece che a riesplodere, a dover pagare – più del dovuto - questo sforzo compiuto, in ultima analisi, in funzione della crescita di – tutto – il paese), la ricerca e il nostro tessuto imprenditoriale. Un sistema, finalizzato a generare le migliori nuove idee e i migliori (e più avanzati) prodotti (sul mercato), valorizzando risorse umane che, grazie all’educazione, all’istruzione, diventeranno loro stesse motore di una crescita che consisterà, in primo luogo, in una possibile ripresa delle nostre esportazioni, laddove oggi stiamo perdendo – proprio perché gli altri si rinnovano, si modernizzano, si specializzano, e noi, ostacolati e non spinti - in questo senso – da un governo che preferisce disperdere le proprie risorse in mille rivoli, non avendo chiaro il punto attraverso cui è possibile avviare uno sviluppo consistente e duraturo, rimaniamo fermi alla condizione – deficitaria – di…ieri. Perché la domanda cala, in tempo di crisi, ma le esportazioni dell’Italia, “chissà perché”, calano - o non recuperano – più di quelle di altri paesi a noi vicini - quote di mercato. Dove le risorse di ciascuno siano valorizzate in funzione di quelle degli altri. Anche inducendo le nostre imprese a stringere sinergie (quando non direttamente fusioni) tra loro e a livello comunitario, determinando così – e non attraverso inutili organismi e sovrastrutture calati dall’alto – una (reale!) integrazione delle economie europee. In cui il merito è assicurato dalla tensione (comune) verso lo stesso obiettivo, se è vero che è la motivazione a rifare grande (insieme) il proprio paese, così che lo scopo dell’impegno di ciascuno debba essere crescere in funzione (anche) delle esigenze della comunità di appartenenza, acquisendo e praticando quella “responsabilità generale” (o collettiva) che fa la differenza tra mille individualità che agiscono ciascuna per il proprio tornaconto, e facendo solo ciò che è necessario a loro stesse, e un collettivo, in cui ciascuno è decisivo ad un tempo nel colmare le mancanze degli altri e nell’integrare i loro punti di forza, e in cui tutti fanno anche quella parte di lavoro che non servirebbe strettamente a loro, ma serve a mandare in porto l’operazione complessiva: se è vero che è così che le migliori risorse vengono alla luce, e si “ottiene” (veramente) il merito, e non soltanto la (sterile) applicazione della legge del più forte. E, ovviamente, potremmo andare avanti (quasi) all’infinito, nello specificare e nell’arricchire la descrizione di come si esce (Politicamente) dall’attuale situazione, invece di provare ad uscire (tecnicamente. E con l’ausilio di qualche giornale – di nuovo – amico) dall’angolo, di immagine, in cui ci si era – col proprio vuoto di iniziativa durato, fino al flop del dl sviluppo, per ben sei mesi – ficcati. A questo governo, e soprattutto alle sue (mancate) politiche, esiste eccome un’alternativa. Come non potrebbe essere altrimenti, visto che non è possibile immaginare che un grande paese come l’Italia, e la sua democrazia, siano in grado di offrire solo una classe dirigente autoreferenziale e interessata al mantenimento del proprio potere, e un governo privo di alcuna partecipazione alla vita dei cittadini, e incapace, perciò, di generare alcunché. Un’alternativa al fallimento, che consiste nel vedere il nostro paese risorgere e conoscere il proprio nuovo Rinascimento.

Il prossimo 5 febbraio “compie” due anni Contiene ‘sola’ soluzione strutturale crisi Frattanto (non) ne abbiamo trovate altre Che stiamo ancor aspettando (e perché)?

***Il futuro dell’Italia***
LA RICERCA AL CENTRO DI UN NUOVO SISTEMA-PAESE

gennaio 30, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

5 febbraio 2010 (!): con (“soli”) due anni di anticipo sull’effettiva – o, meglio, “visibile” – esplosione della crisi, scrivevamo quello che ancora oggi la nostra classe dirigente (?) autoreferenziale d’adesso sembra non avere (fino in ‘fondo’) compreso: l’unica chiave possibile per portare l’Italia strutturalmente fuori dalla situazione di stallo (perennemente esposta al “ricatto” di un”auspicata’ – ? – alternanza di governo non necessariamente tra forze oneste e responsabili) è puntare a (ri)farne la culla (mondiale) dell’innovazione (a 360°). Il governo presieduto da quell’ex commissario europeo che negli editoriali pre-nomina non citava nemmeno (non avendolo evidentemente al centro dei propri pensieri) il capitolo della crescita, dopo averci illuso, nicchia, rimandando a piu’ miti (per la propria tenuta futura) inizi di marzo i propri annunciati interventi sul mercato del lavoro (anticipati da una chiacchiera intrattenitrice). Ma l’esecutivo dei professori, è chiamato a salvare l’Italia o – come quelli che lo hanno preceduto – ha piu’ a cuore la propria (sopravvivenza tecnico-politica)? Read more

Ecco come si rigenera (nostra) economia Una crescita che nessuno ‘sa’ come fare Il sistema rifondato ora sulla innovazione Formazione continua ad integrare lavoro ‘Motore’ istruzione più avanzata a mondo Italia tornerà ad essere culla della civiltà

dicembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo Monti è nato per rimettere a posto i conti, nel solco della tradizione dell’azionismo italiano che nell’ultimo ventennio, con Ciampi ma – in fondo – anche con Giuliano Amato e Romano Prodi (pure, “apparentemente”, ”figli” e protagonisti di altre “storie”) ha rivisitato il proprio ruolo di “collante” della patria e di borghesia illuminata al servizio della “salvezza” del Paese dedicandosi appunto al nodo-punto di rottura di oggi: la tenuta del bilancio. Come scrive Gad Lerner ieri sul suo blog, non avrebbe potuto/ potrà fare altro e/ o di più. Per due ragioni. La prima è che, appunto, a questo lo consacra la propria eredità culturale e la – conseguente – propria formazione “personale”. In secondo luogo, si tratta pur sempre di esponenti di una generazione che, se non ha direttamente provocato l’attuale crisi, di certo non si è “accorta” che i propri “coetanei” lo stavano facendo, e non ha avuto la forza di proporre “alternative” e, comunque, di fermare la deriva quando cominciava a presentarsi, e quando sarebbe stato meno impegnativo, dispendioso e maggiormente efficace farlo. Non possiamo aspettarci “colpi di reni” da personalità dotate di grandi competenze che non hanno però mai messo in campo, appunto, una vera leadership Politica. E, tuttavia, ciò non basterà – ancora una volta, perché come si sa abbiamo già tentato tutto questo, con i due governi presieduti da Romano Prodi – perché, come il giornale della politica italiana ha indicato prima di tutti, i conti sono destinati a tornare nella loro attuale criticità se non sarà stato concepito un completo ribaltamento di piano che, insomma, ci consenta di uscire da questo tira-e-molla “affidato” alla minore o maggiore responsabilità del governo di turno e, come vediamo, alle intemperie dell’economia mondiale. L’Italia ha un solo modo per uscire “definitivamente” dal pantano: decidersi a smettere di correre (solo) ai ripari, magari quando rischia di essere (prima o poi) troppo tardi, e, invece - badando bene naturalmente a compiere ogni passo, comunque, con saggezza ed equilibrio – “uscire allo scoperto” (non, in questo caso, per carità, in termini tecnico-economici. Anzi!) e smettere di “navigare a vista”, ricominciando a disegnare una propria rotta nella fiducia, e nella speranza (per tutti), di essere seguita anche da altri Paesi. Gli Stati Uniti, la Germania (sia pure in misura “minore”), hanno oggi pochi margini (ulteriori) per compiere uno “scarto” e rimettere in moto la loro economia, perché veleggiano ai ritmi attuali con il motore pressoché a mille; ma l’Italia, l’Italia tiene, tutto sommato, il mare con la scialuppa (di salvataggio?) che le è “rimasta”, in buona sostanza – salvo gli sforzi “solitari” di imprese che nessuno ha pensato di coordinare e mettere a sistema - dagli anni Settanta. Se le nazioni delle Silicon Valley, dell’economia sociale di mercato, le hanno già provate “tutte” e hanno “scoperto” che questi sono i loro (attuali) limiti, l’Italia è in una condizione – paradossalmente – più vicina – in potenza, s’intende – a quella dei cinesi o degli indiani. Perché i margini per “insistere” sulla strada sulla quale loro lo stanno facendo ora, e che ha fatto la fortuna – e continua a consentire punte di eccellenza – soprattutto degli Stati Uniti, sono ancora, per ciò che ci riguarda, completamente “inesplorati”. E le nostre risorse “di base”, quelle che, impastate in un certo modo – quello appunto che stiamo per indicare – danno più o meno chance di “esplodere” (positivamente) nel senso in cui ci si stia muovendo, sono tra le migliori al mondo. Il nostro è un grande Paese, che senza avere bisogno di ricorrere alla progressiva riduzione dei diritti delle persone che lavorano – al contrario! – che sta aiutando la doppia cifra cinese, può mettere in campo le proprie incredibili risorse umane, penalizzate, ma non ancora “vinte”, da un ventennio (e oltre) di scellerate politiche (anti)scolastiche e universitarie, dal vuoto assoluto di modernizzazione sul piano delle politiche industriali, da lacci e lacciuoli che – immaginate – nonostante abbiano impedito, di fatto, ai nostri giovani di “muoversi”, non hanno potuto “evitare” che i nostri connazionali siano ancora tra i più “gettonati” – e, comunque, caratterizzati da una serie, appunto, di eccellenze – dalle altre economie; che non possono, oggi, considerare l’Italia – nel suo insieme – un partner inimitabile per quello che riguarda la possibilità di sinergie, politiche industriali e sul piano dell’istruzione, ma certo considerano gli italiani – e non per una questione “genetica”, ma di storia, tradizione, cultura (anche, contaminazione tra culture) - per quello che sono e che sono stati nel corso, appunto, della (nostra) Storia. E che oggi non “sembrano” più – ma, come detto, soltanto nella loro dimensione “unitaria” e complessiva – per la semplice ragione che chi sta sulla plancia, al comando, non ha più la lucidità per guidare una delle portaerei più grandi, e la miglior “ciurma” non riesce, da sola, a rimettere la prua della nave davanti a quelle degli altri. Al di là della (facile) metafora navale, il punto è – ancora una volta, sempre – lo stesso: vanno bene i tecnicismi, vanno bene gli aggiustamenti. Senza qualcuno di essi saremmo – ancora! – già “colati a picco”. Ma poi ci vuole la Politica. O tutto questo non porta altro che ad una maggiore resistenza in un gorgo della crisi dal quale, comunque, non si esce. il Politico.it indica la possibile via da ormai due anni. La nostra politica ci ascolta, ma poi preferisce continuare a crogiolarsi nella propria autoreferenzialità. Nell’attesa che qualcosa si muova – da parte “loro” – o nell’attesa di muoverci (noi), ecco, ancora una volta, i tratti generali di quello che peraltro la stessa eccellenza, sommersa, del nostro Paese sa, da tempo, essere la sola, ragionevole, importante via da percorrere. Oggi, badando nel “frattempo” – e avverrà in modo naturale proprio per i connotati dell’impostazione che ci daremmo – di riprendere a pensare al nostro futuro. Ecco, per la firma del nostro direttore, il pezzo con cui, il 6 dicembre 2010 (!), gli spunti proposti nel corso dell’anno precedente (!) furono portati alla “maturità” di quel progetto organico e complessivo che abbiamo convinto la politica italiana di oggi sia necessario, ma che la politica italiana continua a non avere e a non mettere in campo. Pena la sofferenza dell’Italia. di MATTEO PATRONE
Read more

Le imprese assumono le (loro) iniziative Ma la Politica coordini gli sforzi (comuni) -Aiutandole a ‘unirsi’ tornando ‘campioni’ -”Portandole” dov’è (possibile) sviluppo Partnership con Africa sull’innovazione L’Italia tornerà (così) al centro del mondo FOTO: ministro Passera prende/a appunti

novembre 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Aziende che si uniscono per (meglio) superare la crisi. In attesa che la (nostra) Politica ristrutturi l’(intero) sistema nel senso dell’innovazione. E che, però – tutt’altro che restando ad aspettare – lo facciano cercando quelle partnership che consentano loro non solo di “puntellarsi” e, così, di salvarsi; ma anche – già – di colmare possibili lacune (non solo “di bilancio” o – in senso ampio – “patrimoniali” ma anche tecnico-concettuali) accrescendo la propria competitività. E, poi, adottando il modello (americano) che prevede che le migliori intelligenze negli (specifici) settori coinvolti nella (possibile) innovazione-ideazione di un prodotto, collaborino a concepirlo. Magari costituendo tutto ciò nei luoghi nei quali quella (eventuale) novità sul mercato sia in grado di intercettare gli interessi (e l’interesse. Commerciale) delle comunità (inter-nazionali?) che stanno attorno. Read more

Scrive un’(altra) leader del futuro Alicata: “Rappresentare Calearo”

settembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il centro della nostra politica di oggi ed è qui che si prepara quella del futuro. In una settimana, intervengono su il Politico.it tre dei più significativi papabili per la leadership del domani, dei Democratici e dunque, come abbiamo scritto, del Paese. Che (quasi) tutti convengono ora con il nostro direttore il Pd debba rappresentare tutto. Diventando il vero partito della nazione. Dopo Orlando e Andrea Sarubbi prende la parola la scrittrice romana, la più giovane del lotto, che potrebbe essere una valida opzione per una guida, finalmente, al femminile. Alicata affronta l’amara questione che tutti, a casa di Bersani, cercano oggi di evitare: l’ex capolista Democratico in Veneto, scelto da Veltroni come feticcio del mondo imprenditoriale, voterà tra qualche ora la fiducia al governo in carica e potrebbe apprestarsi a diventarne il prossimo ministro dello Sviluppo economico. Un “tradimento” figlio, scrive Cristiana, di un equivoco di fondo: il Pd non deve affidarsi appunto ai feticci, quanto rappresentarla veramente quella parte di Paese. Avviando un dialogo con il mondo del lavoro (tutto: e quindi anche delle imprese). Ma sentiamo. di C. ALICATA Read more

Bottom