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Un anno dopo, siamo a punto di partenza “Posto fisso? Monotono. Meglio cambiare‘Monotono’ è Stato che limita (se stesso) E ciò è per (‘fissità’ ma anche) precarietà ‘Mobilità’, sì, ma in chiave di innovazione Per (ri)generare (il – lavoro e) ‘noi stessi

febbraio 2, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

(2 febbraio 2012) Nella chiave di un (semplice) ‘contenimento (?) dei danni’ (puramente materiale) chiaro che l’affermazione del presidente del Consiglio – secondo la quale il posto fisso sarebbe ‘monotono’, e sia meglio ‘cambiare’ (in tutti i sensi) – fa rabbrividire, e che la prospettiva (è, la stessa) ‘precarietà’ (e – non può essere accettata).

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Perché Monti non sa come rigenerare crescita. Sue manovre sono dannose(?) Matteo Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

L’accanimento terapeutico nei con- fronti della Grecia è ormai evidente a tutti. Le misure di austerità servono forse a “ripagare” gli investimenti degli investitori, ma aggravano sempre di più le condizioni di vita (?) di cittadini che peraltro, com’è stato detto sin dall’inizio, hanno responsabilità solo relative per l’affondamento del debito. E, comunque, non consentono di uscire dalla situazione di stallo, in cui il rischio-default continua ad essere alimentato da una economia che – potremmo dire – mangia se stessa, ricavando dalle risorse che andrebbero destinate alla crescita la liquidità per pagare il debito, che però, così, torna a cascata ad aumentare: perché l’economia si ferma, e, al di là di casse dello stato che vedono diminuire – al netto della forzosità dei “prelievi” – è proprio il caso di chiamarli così – ad hoc – le loro entrate, mette in difficoltà un intero paese, che dunque non riesce ad uscire dal pantano. La situazione da noi era diversa. Perché il debito era (ed è) “pagabile” senza comportare (in realtà) eccessivi sacrifici da far sostenere ai nostri connazionali, e può appunto essere “coperto”, consentendoci di uscire “definitivamente” dalla situazione di crisi. Dove in Grecia c’era invece un vero e proprio buco nero, che risucchiava ogni tentativo. Ma, il giornale della politica italiana lo scrive da luglio (!), tutto ciò è vero solo a condizione, anche per noi, per noi che lo possiamo fare, di crescere: se non cresciamo, i nostri sforzi, pure di portata inferiore, e che vanno ad incidere in misura minore su di una situazione comunque meno grave, la cui crisi è meno “profonda” e radicata”, vengono vanificati. Ebbene, il governo Monti non sa come si fa la crescita: lo dimostra che lo stesso presidente del Consiglio, lo abbiamo scritto più volte, nei suoi editoriali pre-nomina, sul Corriere, non aveva mai saputo sostanziare e, anzi, fino alla fine non aveva nemmeno citato, il relativo capitolo: perché, semplicemente, non è nelle corde di un tecnico economista, abituato a lavorare sulle regole e poi a lasciare fare “i mercati”, immaginare invece di impostare lui una prospettiva nuova per un paese (e non per un mercato), e mettere in campo la leadership necessaria a mobilitare le forze della nazione perché si mettano in cammino verso quel traguardo (di assumersi in ultima analisi lui la responsabilità “di intrapresa”! Ecco perché gli imprenditori vogliono non tanto “uno di loro” – che hanno già avuto – ma “uno come loro”). Politica, e non tecnica. Capacità di cambiare completamente piano, e non solo di modificare la posizione dei trattini dentro lo stesso disegno (ma, beninteso, senza poter riprodurre alcuna figura che non sia, magari, la più nitida definizione di quella precedente). Monti questo non lo sa fare. E’ per questo che lo spread torna a salire. E, soprattutto, che ci sono persone – nostri connazionali! – che oggi scelgono addirittura di compiere il gesto eclatante – e “definitivo” – di tentare di uccidersi dandosi fuoco davanti ai palazzi delle nostre istituzioni: se si sono venuti a trovare in quella condizione non è certo colpa di Monti, che è al comando da pochi mesi; ma se non ne usciamo la colpa è solo di Monti- o, meglio, anche della politica politicante che continua a sostenerlo per sostenere – sostentare: è proprio, ahinoi, il caso di dirlo – se stessa – che persevera in quel girare intorno al punto (che è la crescita) al quale assistiamo da mesi. Non basta, cari signori, avere una figura (in tutti i sensi) autorevole; nel momento in cui il sistema non regge più, serve la Politica, e la Politica non è figura, è sostanza; non è public relationship, è capacità di visione e decisione e leadership. E’ per questo che il giornale della politica italiana, ancora una volta per primo, e per la seconda volta in due giorni con il conduttore de L’Infedele, si chiede se questo governo sia ancora nell’interesse del paese: ammesso che abbia mai agito in questo senso, e non (solo) per “far piacere” ai mercati. Matteo Patrone

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Tagli da soli non bastano. Crescita non si fa con gli annunci F. Laratta

luglio 4, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio assomi- glia sempre più ad un liquidatore: come conferma, plasticamente, anche la nomina di un liquidatore di professione – Bondi – alla guida della revisione della spesa. Ma i liquidatori agiscono senza altra ratio che non sia quella di tagliare: tagliare la spesa, ma, a questo fine, anche il personale e i rami produttivi dell’azienda. Che poi dovrà (magari) essere rimessa sul mercato affinché qualcuno si preoccupi “anche” di fare sì che ricominci a produrre: altrimenti i capitoli di spesa ancora attivi, e i successivi investimenti non inquadrati in una pianificazione, faranno ripiombare l’azienda in rosso, e gli stessi tagli – costosi sul piano umano e produttivo; i così detti “sacrifici” – si riveleranno inutili. Un accanimento. Ecco: Monti, ancora una volta, dimentica che il bilancio è fatto di contenimento di spesa, sì, ma anche di una strategia di crescita – specie se si ha un debito enorme da ripagare – e lascia che il nostro paese prosegua sulla strada di una decrescita che il taglio alla spesa – come lo scudo anti-spread, ammesso che venga mai effettivamente varato – potrà limare di qualche decimale, ma non invertirà, condannando il nostro paese ad una persistenza sull’orlo del default che l’alleggerimento “liquidatorio” – e non in funzione di una ristrutturazione nel senso di un recupero di efficienza – della macchina dello Stato rischia, semmai, di aggravare. Perché, come scrive il deputato del Pd, anche i tagli alla spesa – fatti (comunque) male in un primo momento da Monti, costretto a nominare un altro tecnico perché facesse quello che alla prima ondata di tecnici non era riuscito – vengono messi in campo senza nessuna rispondenza ad un disegno complessivo e di rimodellamento del sistema delle nostre istituzioni e dei nostri servizi (sanitario, scolastico), e quindi “rischiano” (?) di andare a colpire “alla cieca” e in modo tale da penalizzare, alla fine, il funzionamento e (quindi) la stessa resa di bilancio del nostro comparto pubblico. E’ davvero la delocalizzazione (interna), l’accentramento (nelle città) dei nostri ospedali e dei nostri plessi scolastici – e quindi il loro allontanamento dai cittadini, sia in senso geografico sia in termini di capacità di ascolto e di interazione – il modello che vogliamo adottare nell’organizzare lo Stato e quindi l’Italia di domani? Il problema è che a questa domanda il governo Monti ha scelto di non dare una risposta, continuando a tagliare indiscriminatamente o reiterando il modello liberista che già lo aveva guidato nella non riforma (?) del lavoro – dopo la quale lo stesso ministro Fornero auspica (ex novo) un “mercato” capace di ridare occupazione ai giovani: senza rendersi conto che era evidentemente nella sua riforma, la leva attraverso la quale, avendo le idee chiare, avrebbe potuto/ dovuto perseguire quell’obiettivo ora solo sterilmente rilanciato in una dichiarazione – da (inevitabilmente) governo tecnico (quale è) e non Politico. Lo spread che permane sopra quota 400 (due anni fa, lo ricordiamo, era a 200) dimostra che tutto questo non basta al paese ma nemmeno ai mercati: e che la fase-1 e la fase-2 non possono esistere, per la semplice ragione che la fase-1 (cioè quella dei tagli) senza una contestuale fase-2 (quella della crescita) è privata della bussola della prospettiva nella quale ci si muove e finisce per rischiare di essere condotta in modo sbagliato quando non deleterio e compromissorio della possibilità di scelte strategiche future; e comunque non basta, non basterà mai a tirare l’Italia fuori dal pantano. L’accanimento (quasi ossessivo) di Monti nel ridurre la spesa, senza “completare l’opera” con misure per la crescita (che continua furbescamente ad invocare da parte dell’Europa: ma l’Europa siamo, appunto, noi! E l’Europa non crescerà, nemmeno con le più straordinarie misure assunte a livello comunitario, se il nostro paese non penserà intanto ad alleggerire la sua parte di responsabilità nella frenata del Pil continentale) maschera, come lo spettacolo pirotecnico del suo marcamento a uomo della Merkel a Bruxelles, la mancanza di visione e il conseguente vuoto di iniziativa. L’immagine (riflessa nello Specchio: ricordate?) è sufficiente ad illuderci (ancora una volta, come, per alcuni di noi, con il primo Berlusconi) che “grazie a nostre speciali risorse, possiamo cavarcela anche tirando a campare”: e invece no, presidente Monti. Come dice lei stesso, è giunto il momento di fare sul serio; il momento della sostanza. Il momento del (ritorno al)la Politica (vera). di FRANCO LARATTA*
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“Ora 900 milioni per l’innovazione al Sud” Avevamo (ancora una volta) ragione noi Adesso governo raccoglie la nostra sfida E (ri -?)mette Italia sulla via della crescita

maggio 4, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana scrive, ormai dal febbraio 2010 (!), che l’innovazione è l’unica chiave del nostro possibile rilancio. E che, visto che oggi abbiamo “due” (o, meglio, una – dimezzata) economie – una che, al netto della crisi, continua a girare al nord; ed una che non esiste, di fatto, al sud. Ed è quest’ultima che azzoppa un Pil che – come ricordava il presidente del Consiglio qualche tempo fa – da troppo tempo è fermo al palo di cifre imbarazzanti – la nostra più grande esigenza-opportunità era avviare proprio nel nostro Mezzogiorno il progetto che avrebbe potuto (che “dovrà”) portarci a diventare la – possibile – più grande Silicon Valley del mondo. Ancora mercoledì ricordavamo che l’Italia è già la culla della ricerca. Senza (volerlo) essere (tale). Perché 16 (!) dei migliori 188 ricercatori del mondo vengono dal nostro paese; nonostante una Politica – e, a cascata, le sue clientele – che volendo mantenere (in tutti i sensi) se stessa, non vede di buon occhio (e, anzi, contrasta. E comunque non sostiene – come dovrebbe) i suoi migliori cervelli, costretti così a lasciare l’Italia. Ebbene, messo alle strette da una tornata amministrativa che – con un astensionismo mai così alto per l’elezione dei sindaci e il buon risultato di un movimento più anti-sistema che antipolitico quale il Movimento 5 Stelle – ha confermato l’alto tasso di “sofferenza” di un paese che fino a ieri pareva essere stato abbandonato dal governo a “vantaggio” dei mercati (unico destinatario – anche “verbale” – delle attenzioni del premier), l’esecutivo ci “ascolta” e punta a coniugare questa doppia esigenza – riorientare il nostro sistema nel senso dell’innovazione e incrementare l’economia inesistente al sud – in una serie di provvedimenti che ancora non bastano, ma costituiscono comunque il primo atto – propiziato da il Politico.it, che dopo aver fermato la deriva liberista della Destrasinistra sul lavoro, incassa questo nuovo, in prospettiva ancora più importante, passo in avanti – capace di (ri)generare (strutturalmente) la crescita. Che il presidente del Consiglio – anche per rispondere a quella “svolta a sinistra”, certo – lo chiami (“semplicemente”) “piano per l’equità” – dimostrando forse di non “rendersi – fino in fondo – conto” di avere toccato le corde più sensibili per un possibile sviluppo (strutturale): l’istruzione, (quindi l’autoimprenditoria giovanile, per la quale, va riconosciuto, il governo aveva già messo in campo impegno e – in termini di defiscalizzazione e incentivi – risorse,) l’innovazione – non riduce la portata delle decisioni dell’esecutivo. Che vanno però, ora, sostenute – con – la relativa – convinzione – coordinando l’impegno perché lo stimolo offerto al rinnovamento delle aziende – e ad un inizio di cambio di prospettiva culturale – non si disperda (vanificando anche lo stanziamento di risorse, come nel nostro paese, e tanto più al sud, non è infrequente – per usare un eufemismo – che avvenga) ma costituisca l’inizio di un percorso. Quello che può portare l’Italia – nel (breve, se sapremo mobilitare – attraverso la cultura – le nostre – migliori – energie) tempo – a tornare, dopo anni di annaspamento nelle retrovie, sulla corsia di sorpasso del mondo.
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31% di nostri giovani oggi è senza lavoro Silenzio (indecente) nostra (?) politica (?) Galli Della Loggia: ‘Monti l’ha resa inutile’ Governo: “Cambiamo regole assunzioni” Ma senza ‘traino’ ciò non può (?) bastare Lavoro non cresce se non lo fa economia E essa cresce se lavoro aiuta a innovare E se (ri)diamo prospettiva al nostro Sud Ecco – e(c-)come – Politica tornerà “utile” Chi non ha più da ‘dare’, ora faccia posto

gennaio 31, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Romano Prodi ripete spesso che i giovani, il potere, se lo devono conquistare (da “soli”). E noi siamo d’accordo. Abbiamo detto la stessa cosa, per le stesse ragioni (di fondo), “alle” donne pochi giorni or sono. Ma quel pezzo contiene anche una proposta “che non possono rifiutare” per gli uomini: chi ha posti di responsabilità, scrivevamo, si assuma (appunto) quella responsabilità facendo in modo che la partecipazione femminile, che sarà libera ed effettiva solo se le donne se la saranno conquistata da sola, (però) non trovi inutili – ed autoreferenziali – ostacoli. Ecco. Per i giovani vale la stessa regola: il potere ce lo dobbiamo prendere con le nostre mani, ma possibilmente – visto che in gioco c’è il futuro del Paese e non una guerra tra bande (almeno così la vediamo noi) – senza dover spendere inutili energie per vincere la resistenza di personaggi attaccati oltre ogni ragionevole giustificazione alla propria poltrona. il Politico.it diceva infatti anche un’altra cosa in quel pezzo: se il prossimo presidente del Consiglio sarà donna, noi ne saremo felici. Nella trasposizione (non) metaforica sulla nostra politica politicante autoreferenziale di oggi, potremmo dire che – allo stesso modo – noi saremmo felici se ciò che va fatto – e che da mesi, ormai, indichiamo e specifichiamo con ampia organicità – venisse (immediatamente! Senza passare, intanto, per ‘ulteriori’ elezioni) fatto (anche da qualcun altro). Ma se ciò non avviene – come scrivevamo anche in relazione alle donne – ci dovremo (pur) pensare. Proprio per quella ragione: che in gioco non ci sono nostre (o vostre) ragioni personali; ma il futuro dell’Italia. Che non può più aspettare. Per questo, facciamo, per così dire, un ultimo tentativo. Suggerendo – con la solita, e disinteressata, e responsabile generosità – il modo (l”unico’, possibile) per uscire (strutturalmente) da questa situazione di stallo. Immaginate infatti che il prossimo governo non sia altrettanto responsabile come l’esecutivo dei tecnici: è evidente che – come avvenuto peraltro varie volte negli ultimi diciotto anni – le misure prese per riconsolidare il bilancio verrebbero se non cancellate, potenzialmente annullate da – ad esempio – una politica economica più da cicala che da formica (ne abbiamo avuti numerosi esempi, ed è per questo del resto che ci troviamo oggi nella situazione attuale), tale da vanificare ogni intervento della fase precedente che non fosse stato – appunto – strutturale. Ed è quindi in questa direzione che ci si deve muovere: creando le condizioni per una ripresa sistemica. A questo scopo né il lavoro, né tanto meno il bilancio si affrontano -ovviamente – affrontando – tout court – il lavoro e il bilancio (come fossero compartimenti stagni e non parti, organiche, della nostra vita comune!); e tanto meno cambiandone semplicemente qualche regoluccia. Per il bilancio, abbiamo già assistito alla dimostrazione: l’attuale presidente del Consiglio ha scritto innumerevoli editoriali, in estate, da – ovviamente – premier in pectore; e in nessuno di essi era contenuta la ricetta che, alla fine, lo stesso Monti avrebbe compreso era necessario adottare per la possibilità stessa, di consolidare il bilancio: ovvero impegnarsi per riattivare la crescita. Cioè una cosa – apparentemente – lontanissima ed “estranea” (ma in verità neanche tanto…) da una (“semplice”) politica di bilancio! Che Monti non avesse nelle sue corde questo tema – o meglio questo metodo – lo dimostra che di crescita, ancor oggi, non vediamo neppure la traccia di un provvedimento stimolatore. E senza la crescita, appunto, il bilancio torna ad affondare – sempre che non rimanga in quella condizione – per la semplice ragione che un’economia che non giri, è un’economia in perdita, e in perdita, inevitabimente, finisce per essere anche lo Stato che la deve ‘sostenere’ (sulle proprie spalle). Così il lavoro: come pensare che l’occupazione cresca, semplicemente, rendendo in buona sostanza più impegnativa – sia pure con la prospettiva della possibilità di licenziare; che non significa però poterlo fare – comunque – selvaggiamente! Sennò non vedremmo (appunto) la differenza tra le nuove forme contrattuali e la precarietà (come detto) selvaggia. E quindi senza troppa motivazione, e convenienza, ad assumere da parte di aziende che non potranno comunque toccare la loro attuale forza-lavoro (da cui, ci perdonerà, l’apparente, parziale ipocrisia del senatore Ichino sulla ipotesi di (non) abolire l’articolo 18 nell’ambito della sua proposta) – l’assunzione di nuovi senza (appunto, poter) rivedere la situazione contrattuale delle attuali dipendenze? La verità è che se l’economia non cresce, nessuna forma contrattuale basterà ad aumentare (considerevolmente) la nostra occupazione; e l’economia non cresce (intanto per una semplice modifica delle modalità di assunzione senza toccare i ‘garantiti’, appunto; e “poi”) se la Politica non smette di delegare ogni responsabilità progettuale alle aziende (e ai privati), e non si assume la (propria) responsabilità di tornare ad indicare (lei almeno) un orizzonte verso il quale muoverci (come Paese!), e a coordinare gli sforzi per metterci in cammino e raggiungerlo. Ecco: il giornale della politica italiana, da tempo, gliene indica (almeno) due, quelli sui quali si basa il suo progetto. Torniamo a suggerirli oggi, ancora una volta; se ciò non basterà, ne trarre- mo le debite conseguenze (politiche, naturalmente). Read more

***La proposta***
STATO DEBITORE, LE IMPRESE POSSANO DETRARRE IL CREDITO
di GIULIA INNOCENZI

gennaio 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele ieri si chiedeva, giustamente, perché i pensionati (o, meglio, i pensionabili) “colpiti” dalla (stessa) riforma del governo non si siano ribellati all’esecutivo dei professori come fanno, invece, categorie come quella degli autotrasportatori, e se questa non possa essere la prova che le agitazioni a cui assistiamo in questi giorni altro non costituiscano che la piu’ tipica reazione e difesa corporativa contro un cambiamento che mira a ridurre i (loro) privilegi e a garantire piu’ opportunità per tutti. Certamente questo è un elemento, ovviamente, piu’ che presente, tra le altre, nella ribellione dei tir. Così come soltanto un osservatore che peccasse di ingenuità potrebbe non accorgersi che le ipotizzate infiltrazioni mafiose non solo siano facili da documentare (vedi la comparsa, nei cortei, di noti esponenti delle famiglie), ma possano avere riguardato (in modo decisivo) anche le dinamiche stesse in ragione delle quali le proteste si sono avviate. E se i pensionati non si sono, a loro volta, ‘sollevati’ è sicuramente anche perché una maggiore cultura della responsabilità, in un momento peraltro in cui le difficoltà del Paese rischiavano di essere fatali, li ha potuti condurre a piu’ prudenti consigli. Dunque le manifestazioni di questi giorni vanno prese con le molle, e in qualche caso l’intera società civile e democratica - e il giornale della politica italiana, pur critico con il presidente del Consiglio, non si tirerà indietro nemmeno, o tanto meno, in questo senso - è chiamata a fare argine a favore di un governo che – sia pure con i limiti di visione politica che noi per primi abbiamo denunciato – agisce onestamente e responsabilmente per perseguire l’interesse generale. Ma la prima occasione di osservare da ‘vicino’ il movimento, ad ‘esempio’, nato in Sicilia – e allargatosi a macchia d’olio, come rilevato nella stessa trasmissione di ieri sera, in tutta Italia – ci è stata offerta da un altro dei (pochi) programmi di approfondimento giornalistico (vero) della nostra televisione, oltre a quello del nostro Gad Lerner: servizio pubblico di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. E in quell’occasione furono gli inviati di Santoro, e non (solo) i controversi animatori della protesta, a far notare come l’”intera” regione, l’intera isola fosse scesa in piazza. Al punto che poi, ancora ieri sera, qualcuno si è spinto a collegare tutto questo con quel fenomeno (storico) di ribellismo meridionale che puo’ essere fatto risalire addirittura al periodo risorgimentale ed essere letto come una forma di leghismo (neo-)borbonico, con tanto di (immancabile) opzione secessionistica. E’ proprio per questo, – esempio, forse, di (difensiva) chiusura su se stessi, ma anche della diffusione e del carattere “universale” (?) della protesta – che sarebbe un atto di irresponsabilità e prova di (ulteriore) autoreferenzialità pretendere di ridurre tutto cio’ al “rango” di pura (o esclusiva) difesa corporativa (di “pochi”) e “semplice” frutto (?) avvelenato della contaminazione mafiosa. Come affrontarlo? Nel capire che i “virtuosismi tecnici” – anche quando sono benedetti e vanno nella direzione invocata, come nel caso delle liberalizzazioni, che contribuiranno ad un cambiamento della nostra cultura dei rapporti (sociali) e persino, con cio’, della democrazia – pure (ma non solo) per il rapporto poco soddisfacente tra tempi e benefici previsti (con il rischio di un – apparente – accanimento su chi già, comunque, ‘soffre’), non tanto (o non solo) non ‘bastano’ ma non si dovrebbero “avere” preliminarmente o da soli; e che il principio per cui lo Stato mette le regole (anzi, le toglie) e lascia l’intera iniziativa ai privati e alle loro forme associative e imprenditoriali – per poi lavarsene, in qualche modo, le mani – non è (più – ?) adatto a consentirci di affrontare questa fase in cui quello stesso modo di (dis)organizzare la nostra vita comune si è dimostrato fallace e troppo esposto ad una frammentazione che in molti casi puo’ implodere in devianze e scelte meno oneste e responsabili – che le regole da sole non bastano a scongiurare – di esponenti di quella società civile di cui la Politica deve tornare ad essere considerata una espressione, e che ha percio’ il compito di guidare e coordinare. Come abbiamo scritto ieri, il modo migliore per coniugare leadership e creazione delle condizioni per una libera iniziativa sempre piu’ onesta, responsabile e potenzialmente efficace, è una nuova concezione della Cultura non piu’ come mera conservazione (estetica, o in qualche caso addirittura formale) dei beni che ci sono stati tramandati dal passato; bensì come (“sua”) riappropriazione (da parte) di noi stessi, attraverso una diffusione capillare, anche nella prospettiva di un possibile Rinascimento (appunto) culturale, filosofico, artistico che – ricollegandosi, eticamente, alle nostre vite – puo’ aiutarci a definire con piu’ consapevolezza e chiarezza il nostro futuro. Un impegno che non si esaurisce, naturalmente, in poche settimane; per affrontare – invece – l’emergenza (anche, ma non solo, economica) che vede nostre imprese al collasso in primo luogo, pensate un po’, per l’insolvenza dello Stato nei loro confronti (il principale creditore di noi stessi, infatti, siamo proprio e sempre noi, e i mancati pagamenti sono la principale palla al piede di questo periodo delle nostre aziende), Giulia rilancia stamane la pro- pria proposta di una deducibilità fiscale del credito. Read more

Agenzie rating ci prendono torte in faccia E per ‘accontentarle’ (solo) colpiamo taxì (Una) prospettiva torni a essere (Politica) E a riguardare ‘essenza’ delle nostre vite Solo cosi’ rigenereremo nostra economia

gennaio 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

I nostri tassisti sono oggi in piazza, ancora una volta, per lanciare l’allarme (e il grido d’aiuto) che se il governo Monti liberalizza la loro categoria, molti di loro rischieranno un significativo (in termini assoluti) impoverimento. Per loro, dunque, le liberalizzazioni – o almeno quella che raddoppierebbe, suppergiu’, le licenze in circolazione nel loro settore – non sono giuste. Il governo sostiene invece la tesi opposta. Ed e’ anzi proprio un’idea di giustizia – quella che ritroviamo nelle parole del presidente del Consiglio ogni qual volta dichiara guerra alle ‘corporazioni’ – alla base del piu’ politico – e concepito in altra epoca e da altre teste, il che la dice lunga sulla tecnicità, fino al rischio della sterilita’, dell’attuale esecutivo – dei provvedimenti. Ma il concetto di giusto rimanda al concetto di etico. Ed etico significa, anche, ‘che attiene alla nostra vita’. Ed e’ solo ed esclusivamente nella chiave di una prospettiva (Politica) che torni a riguardare (nella loro – vera – essenza) le nostre esistenze – e non soltanto, tecnicamente, le ‘regole’ del nostro ‘mercato interno’; ‘titolo’ al quale il presidente del Consiglio è del resto molto familiare, essendo stato a quel comparto che venne chiamato a svolgere il proprio mandato di commissario europeo – che le liberalizzazioni possono essere percepite come giuste (o, comunque, responsabilmente accettate) anche da chi ne viene (inizialmente, e privatisticamente) colpito; ed essendo parte di un piu’ organico e complessivo, e quindi motivante e rigenerante – anche in chiave direttamente economica! – progetto di costruzione del futuro. Come appare ancora piu’ lampante analizzando la vicenda dell’attacco (concentrico) delle agenzie del debito, proprio mentre l’Unione compie il suo massimo – e degno di apprezzamento e fiducia. Proprio dal loro punto di vista! – sforzo per uscire dalla crisi. L’Europa ha il dovere, pena la sua fine, di denunciare la (“presumibile”) tendenziosità e mancanza di indipendenza di ‘arbitri’ ‘organici’ ai nostri stessi avversari (che da un nostro fallimento, o dalla ‘fine’ dell’euro, potrebbero ricavare vantaggi in termini di ulteriore speculazione, quando non di maggiore potere ‘politico’), e che sono ben lontani dall’essere obiettivi; ma la forza di farlo continuera’ a mancarle se la sua condizione psicologica e culturale restera’ quella (im)propria (non) di una nazione – e nemmeno di un insieme, piu’ o meno federato, di nazioni – ma di un (“semplice”, e sterile) mercato (comune) che coincide in tutto e per tutto con il sistema economico, al quale e’ perfettamente organico e dal quale dipende (o, “meglio”, discende) strettamente.  I cittadini europei – e con loro, grazie(!) a loro, gli altri nostri fratelli degli altri Paesi del mondo – possono tornare a dire la propria – ad essere protagonisti e fautori delle proprie scelte – solo se decidono che la propria ‘linea di galleggiamento’ non coincide piu’ – solo – con le triple A o B (che ricordano molto i giudizi sintetici introdotti ad un certo punto nelle nostre scuole, di fronte ai quali – quando ancora avevamo questo respiro e questa ‘tensione’ – ci domandammo se non avrebbero impoverito il motore del nostro futuro) affibbiate (o tolte. “Arbitrariamente”) da (nostri) competitors. Ma con un (proprio) giudizio non solo quantitativo ma anche qualitativo; i cui ‘capitoli’ principali tornino ad essere scuola, cultura (‘popolare’ e diffusa), motivazioni (e conseguente responsabilizzazione). Avendo la prevedibile e auspicabile speranza, in questo modo, di vedere tornare a fiorire – strutturalmente – la nostra stessa economia. La prima condizione perche’ tutto questo avvenga? Smettere di affidare una nazione (e non un mercato – interno) ad un (“semplice”) economista. Read more

Futuro dell’Italia. Collaboriamo per un (alto) obiettivo comune Patrone

gennaio 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nervosismo di Monti: “Spread oltre 500? Colpa dell’Europa, che non si muove. Oggi nessuno puo’ fare da solo”. E (quel che e’ peggio) Passera: “Il presidente del Consiglio ha ragione, la Merkel si smuova: piu’ poteri alla Bce”. Come non pensare ai loro predecessori a Palazzo Chigi e all’Economia, antesignani dello scaricabarile sulle istituzioni comunitarie? E’ con l’onesta’ e la responsabilita’ che lo contraddistinguono, che il Politico.it decise di sostenere la nascita dell’esecutivo guidato dall’ex commissario Ue, pur considerandola un atto di ripiegamento (della Politica) e denunciandone i “vizi” anche formali. Perche’ in quel momento, andare alle elezioni senza avere prima messo una pezza avrebbe significato quasi certamente il tracollo; e le caratteristiche di serieta’ e di indipendenza – nonostante una certa “organicità” ai poteri economici, dimostrata anche dai criteri delle scelte nella composizione della squadra di governo - facevano di Monti figura nella quale riporre la speranza che – senza poterci portare al di là del guado - avrebbe potuto pero’ allungare i tempi in cui mettere in campo soluzioni reali e “definitive”. A distanza di poche settimane, tocca agli stessi mercati – peraltro, a loro rischio e pericolo – ribadire cio’ che il giornale della politica italiana sostiene da tempo: ovvero che allo stadio attuale semplici aggiustamenti come quelli prospettati dal governo - nel nostro Paese ma non solo, a cominciare ovviamente dal resto d’Europa, culla – peraltro – dell’Umanesimo - non sono piu’ sufficienti, e che l’unica chance di salvarci é concepire un (effettivo) cambio di prospettiva. “Se le stesse forze progressiste, che hanno a cuore il destino dei piu’ deboli, non escono dalla logica dei forti, basata sul solo principio (economico) dell’arricchimento individuale, nella quale saranno sempre e comunque questi ultimi, ad avere la meglio, il mondo non cambiera’”, scrive Mazzini nel 1860. 150 anni piu’ tardi, passato il secolo in cui i partiti di sinistra – cosi’ come, purtroppo, li conosciamo ancor oggi – hanno raggiunto l’apice (?) della propria parabola sotto le (mentite?) spoglie dell’ideologia marxista – senza, evidentemente, riuscire a (ri?)cavarne granchè – la profezia del padre della Patria non solo trova conferma, ma puo’ essere considerata, in qualche modo, “definitiva”. Il tema è dunque uscire da quella logica (esclusivamente materiale); smettendo ad un tempo di pensare che le cose possano
migliorare contrapponendoci gli uni agli altri; pretendendo di guidare una società avendo dietro di se’ solo una parte (“armata”) di essa. Il modo per uscire da questa impasse, scriveva Mazzini, e’ “trovare una (comune) ragione piu’ alta’”. Politicamente, passa attraverso l’ambizione – e l’altezza – di (ri)pensare al/ il futuro. E di ispirare la stessa proiezione nei nostri connazionali. E’ anche il modo per assicurarci, da subito, un presente un po’ piu’ sereno, per tutti. All’interno di MATTEO PATRONE Read more

Giulia: ‘No, i ricchi non sono tutti evasori Camusso sbaglia a ricreare (ora) conflitti’ Ci contendiamo torta che sta per (ri)finire Se unica “politica” è rivendicare rendite Impegno condiviso per ritornare grandi Pd assuma leadership di ‘guidare’ Monti

dicembre 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ha torto, Susanna Camusso – e a maggior ragione lo avrebbe un Pd che si trincerasse nelle stesse posizioni neo-socialiste (?) e conservatrici – a contestare un principio di inquità nella manovra del governo. O meglio la manovra è, iniqua; ma non per le ragioni (i pretesti?) assistenzialistici e post(?)-sessantottini che sono alla base delle critiche del segretario della Cgil. La manovra è inqua perché non crea le condizioni affinché il sistema-Italia possa rimettersi in moto e aspirare nuovamente – attraverso non solo la produzione di beni, ma anche quella culturale – a rappresentare un modello, un punto di riferimento e la fonte di credibilità e di autorevolezza di un Paese che possa, così, tornare ad esercitare la propria leadership nel mondo. E, perciò, (non) “assicura” un (prossimo?) futuro di nuove, o ulteriori difficoltà per tutti. E, naturalmente, ciò riguarda soprattutto una classe media e neo-emarginata che non ha la solidità (economica) per sopportare questo “urto”, e contemporaneamente si vede impedita quella libertà (di azione, di movimento, nei “margini” dello Stato – di diritto) in mancanza della quale (le) è negata ogni prospettiva di crescita. Ma la Camusso non si (pre)occupa di nulla di tutto ciò. Come non lo fa l’(attuale) Pd. Il mantra è lo spostamento, ora, della “coperta” delle nostre attuali (in)disponibilità (economiche) da chi sta già abbastanza al caldo per non temere un lieve abbassamento della temperatura, su chi (appunto) rischia di congelare. Ma, come il giornale della politica italiana ha rimarcato più volte, quella coperta è ormai consunta, e trascinarsela da una parte all’altra – come continuerebbe ad avvenire se l’unica risposta alla crisi di oggi fosse la, solita – negli ultimi trenta-quarant’anni – “tentazione” di “premiare” (?) più gli uni o gli altri dello “spettro” (è proprio il caso di dirlo?) della nostra società – significherebbe solo, (molto) presto, ritrovarci di fatto (nuovamente, e completamente) scoperti gli uni (chi ha meno risorse già oggi) e, prima o dopo, anche gli altri (i “ricchi”). Una crisi che ci spoglia delle nostre comodità e delle nostre certezze “materiali” (a livello individuale ma anche come Paese), rappresenta invece la straordinaria opportunità per (ri)trovare quel senso di necessità del cambiamento di cui la manovra Monti è solo la pre-condizione, e di cui la redistribuzione (tout court) costituirebbe invece la semplice negazione. La premessa di una reale svolta e ripartenza sono quelle onestà e responsabilità nell’agire politico che riguardano non solo l’etica (pubblica) individuale, ma anche le scelte dei “partiti”. Non potremo avere nessun cambiamento, ovviamente, se ciascuno – più o meno velatamente, più o meno autolegittimandosi con giustificazioni più o meno demagogiche e più o meno attraversate da ipocrisia, a volte, di sorta – vi opporrà la pretesa delle proprie rendite di posizione; e non avremo nessuna stabilità nel cambiamento – ovvero la speranza che l’alternanza al governo non significhi l’aleatorietà, di ritorno (o continua), di ogni sforzo – se quelle onestà e responsabilità non costituiranno la scelta di fondo, “radicale”, di ogni forza in campo senza retropensieri, incertezze e puntate di piedi. La Cgil tornerà ad avere una funzione, e un futuro, quando prenderà atto di tutto ciò, e del principio fondamentale della Politica: dare la priorità al futuro, l’unica dimensione che abbiamo la possibilità di (ri)”definire” (quasi) completamente. “Che” poi è anche il modo per offrire l’unica “speranza” veramente possibile e non illusoria anche agli “adulti” di oggi: garantire, o meglio avviare – perché loro possano poi continuare il percorso intrapreso – un possibile domani nuovamente degno ai giovani di oggi, ai nostri “figli”. E, a maggior ragione, vale per un Partito Democratico che, in assenza di un clima di responsabilità (diffuso) nel Paese, sarebbe la forza chiamata a (ri)alimentarlo assumendosi lui la leadership di trarre le conseguenze Politiche di tutto questo. Come farlo, nel concreto, il Politico.it ha già più volte avuto modo di indicare. Peraltro ascoltato, come le parole di Monti sulla necessità, ora, di impostare riforme “organiche” – dal “progetto organico e complessivo” di cui noi parliamo da mesi – dimostrano. Ma che una politica-tecnica “sterilizzata” dall’era del benessere, e dall’illusione che i traguardi raggiunti nel corso della nostra storia recente giustificassero un “disimpegno” e una maggiore leggerezza nel governo della nostra vita (comune) – da cui la prossimità al default alla quale ci siamo progressivamente “calati” (le brache) appunto dagli anni ’70-’80 in poi, “regalo”, anche, del Sessantotto – non è più capace di sostanziare. La serietà e il disinteresse (?) del governo dei professori, da soli, non sono condizione sufficiente per salvare – e rifare grande – l’Italia. Il resto (o meglio ciò che – ne – resta) è (ulteriore) autoreferenzialità. Giulia ora, sull’”equivoco” della Camusso. di GIULIA INNOCENZI Read more

Governo non agisce ché non sa come (?) Merkel: ‘Riforme di Monti impressionanti’ E’ (solo) un bluff nel poker coi mercati (?) In editoriali premier non c’era la crescita Mauro: Hanno (“solo”) ritmi troppo blandi Spending reviews per vedere cosa fare Ma chi ha idee chiare parte senza esitare

novembre 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Del resto, lo abbiamo scritto, si tratta della stessa generazione che (non) ci ha condotto fino al punto (di rottura) attuale. Come confidare che personalità che – in un modo o nell’altro – siedono nela stanza dei bottoni da trenta, quarant’anni, senza che ciò sia “bastato” perché non ci venissimo a trovare, oggi, nello stato in cui versiamo, improvvisamente abbiano la/ le intuizione/ i – latitate fin’oggi; il che rappresenta un nodo quale che fosse il ruolo che ciascuno di essi rivestiva! Se il Politico.it incide sull’agenda (della nostra) Politica utilizzando “soltanto” (dall’”esterno”) la rete, chi ha rivestito ruoli di (effettiva) responsabilità non avrebbe potuto, sapendolo fare, modificare l’andamento delle cose? – che ci consentiranno di invertire la direzione di marcia, di abbandonare la strada del declino – che, ad un certo punto, piomba nel burrone del nostro possibile default – e, tornati al bivio, (ri)prendere quella (che sale, e ”esige” impegno, e passione; ma non – necessariamente – sacrifici! Perché, tornare grandi tutti insieme, dovrebbe essere considerato tale?) della crescita e del recupero della nostra ambizione (storica) e del nostro “respiro”? Il giornale della politica italiana confidava, piuttosto, che Monti avesse in mano le carte necessarie a vincere almeno la mano (di questa partita a poker con i cowboys dei poteri forti, ovviamente senza virgolette, oggi, internazionali) della stabilizzazione – momentanea – della nostra condizione; per dare più tempo ai (veri) medici di arrivare al capezzale del malato e dargli le medicine – e i rinvigorenti – necessari a rimetterlo in piedi. E, certo, le spending review possono essere un passaggio necessario e compatibile con la prospettiva (?) di assumere prime, “limitate” misure per, almeno, non farci sprofondare, e magari ridarci un po’ di fiato. Repubblica, con il suo direttore e con Massimo Giannini attribuisce al neonato esecutivo una “lentezza” – che anche il giornale della politica italiana aveva “sospettato”, riconducendola però, comunque, alla stessa “anzianità” (“professionale”) dei componenti il governo, e dunque ad una sorta di loro (suo) anacronismo rispetto al tempo (ai tempi) della comunicazione: cosa che comunque non ci dovrebbe far stare troppo tranquilli! - a cui gli uomini di Monti possano porre rimedio semplicemente rendendosi conto della necessità, al contrario, di agire subito. E la “risposta” del ministro per lo Sviluppo economico che – sia pure “obbligato” dal precipitare della situazione – convoca le parti coinvolte nella “sospensione” dell’attività (della Fiat) a Pomigliano con quattro giorni di anticipo sul calendario previsto, può accreditare, tutto sommato, questa ipotesi (anche se verrebbe da chiedersi, pure, perché contestualmente non abbia agito con altrettanta urgenza per fornire soluzioni “complessive”. Se, appunto, i ministri hanno qualcosa da mettere in campo. Perché, appunto/). Ma chi abbia (davvero) le idee chiare; chi abbia in mente (magari da tempo, e potendo ulteriormente affinarle) possibili soluzioni; chi, soprattutto, sia in questa condizione, psicologica e Politica, per aver partecipato, come pure non è ragionevole immaginare non abbiano fatto quelli che restano pilastri della nostra nazione, a cominciare dal presidente del Consiglio - ma se le cose stanno così, non fanno che consolidare e “confermare” la nostra tesi (di fondo) – alle vicende del nostro Paese con tanta più intensità quanto maggiore era il pericolo che incominciavamo (? Meglio: che, sempre più palesemente, stavamo correndo da tempo) a correre: può avere bisogno, chi “rispetti” tutte queste “(pre)condizioni”, per “cominciare”, di vedere, ancora, come stanno (sia pure specificamente) le cose da cui partiamo? Il premier, purtroppo, aveva già lasciato trapelare una difficoltà a farsi un’idea delle possibili ”risposte” (in questo senso) nel suo impegno, precedente la scelta di Napolitano, di editorialista del Corriere: solo in tempi recentissimi, infatti, Monti aveva cominciato ad indicare nella crescita un tassello imprescindibile della nostra salvezza; dopo aver mancato il bersaglio per lunghe settimane in cui, come tutta la nostra politica, si era “concentrato” solo sull’ipotesi-rigore. E che il nostro “problema” – o meglio la nostra straordinaria, sprecata opportunità – sia invece, da molti anni – quando non e con la conseguenza dell’inizio del nostro declino, verso la fine degli anni Settanta – la possibilità-necessità di tornare ad esprimere pienamente il nostro potenziale (che resta quello) di una tra le più grandi economie del mondo (di ieri, di oggi e – tanto più nella prospettiva che indichiamo noi - di domani) -  allo scopo di poter (solo) in questo modo sorreggere il bilancio pubblico; ma anche come “pretesto” per ridefinire i nostri obiettivi e il nostro orizzonte – è chiaro da molto tempo: tanto che il Politico.it, ad esempio, ne scriveva già nel febbraio 2010. Dunque quello che oggi ci appare è che, piuttosto, il professore non abbia nemmeno le carte per giocare questa mano “preliminare”, e che i continui annunci e rinvii rischino di costituire un bluff almeno pari a quello di Merkozy (a proposito: ma quanto sono evanescenti, a loro volta?) che – per infondere fiducia (in noi) nei mercati – annunciano la meraviglia di imminenti riforme clamorose. Ma se tutto ciò che sosteniamo è vero – perché questo, poi, resta il punto – come uscirne? Il nostro progetto (qui, qui e ancora qui. Ma anche, in dettaglio, Sud e lavoro), messo generosamente a disposizione – nella speranza che, intanto, cominciasse a realizzarlo lei – di questa classe dirigente di oggi in modo aperto, disinteressato, continuamente arricchito da nuovi spunti e integrazioni (tutto alla luce delle nostre pubblicazioni qui), è figlio dell’unico, ci permettiamo di (ri)dire, pensiero forte ascoltato nel dibattito pubblico da molto tempo a questa parte. Tanto che sembra infatti convincere (persino) la gran parte della nostra attuale politica politicante: l’idea della necessità di un “progetto organico e complessivo”, fatta propria dal Pd (sia pure senza sapere poi trarre le debite conclusioni Politiche), nasce su queste pagine; il “nazionalismo necessario” (chiamiamolo pure patriottismo, se vogliamo: nei termini in cui lo raccontiamo noi, è la stessa cosa) che porta lo (stesso) segretario Democratico ad intervenire nel dibattito sulla fiducia al governo richiamando – animatamente – l’esigenza di una nostra “riscossa” (nazionale); la “nuova politica”, quella che vada oltre la rappresentanza di specifici interessi per occuparsi di fare solo il bene della nazione (traducendo-si così, inevitabilmente, nella “fine” della destra e della sinistra); i riferimenti alla necessità di (ri)educarci alla Bellezza fatti (“propri”) da Renzi; e potremmo continuare per molto: provengono tutti da qui. E, pure, la nostra politica non sembra avere lo spessore, e il coraggio (che poi sono la “stessa” cosa), per andare fino in fondo; per cogliere, e decidersi a fare proprio e – quindi – ad attuare immediatamente l’unico progetto in campo – che ovviamente “funziona” solo se messo in atto complessivamente! Proprio perché in questa chiave, quella di dare soluzioni “di sistema”, “organiche e complessive”, “insieme alte e concrete”, è stato concepito – per salvare e rifare grande il nostro Paese. Il sindaco di Firenze che ironizza, in conclusione del suo discorso alla Leopolda, sulla nostra ambizione di – così la definisce lui – “salvare l’umanità”, tradisce uno sguardo corto – non suo, ma – di tutta una classe politica, non solo italiana, che infatti non trova di meglio, per superare le crisi, che affidarsi a tecnici che – inevitabilmente – non possono che avere – quando le hanno – soluzioni “tecniche” – ovvero tecnicistiche, prive di spessore e di prospettiva – assolutamente inadeguate a fornire una risposta che non può che consistere, invece, in una Politica che torni a svolgere la propria “funzione” riacquisendo quel respiro etico e filosofico – così definito per la prima volta da Cristiana Alicata – che, solo, può consentirle di riprendere in mano i destini del mondo – oggi appannaggio degli affaristi – e di restituircelo, un futuro. Il giornale della politica italiana resta a disposizione. Continueremo a fare questa (nostra) parte. Se, alla “fine”, ciò non sarà bastato, se saremo ancora in tempo, ci penseremo. Noi.

***Lo scambio epistolare tra governo e BcUe***
“BENE” I TECNICISMI, MA POLITICA E’ INDICARE LA STRADA
di MATTEO PATRONE

ottobre 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La lettera (per nulla impegnativa – ?, in tutti i sensi?) con cui l’esecutivo risponde alle sollecitazioni dei commissari dell’Italia, contiene elementi di indirizzo – come il (sia pure solo abbozzato, anche qui, in tutti i sensi) impegno per un rilancio (anche) culturale della funzione scolastica, e l’ingresso (finalmente!) del concetto di innovazione (tout court) in un documento ufficiale partorito dalla nostra politica autoreferenziale (anche – perché anziana: basta leggere il riferimento ai “giovani” come una categoria-compartimento stagno a parte con cui si conclude proprio la lettera alla Commissione) di oggi. Ma – per usare una metafora – non si può “vedere” l’orizzonte guardandoci le scarpe (leggi: i – tanto, retoricamente, branditi - ”problemi” dell’Italia). Perché un Paese che abbia (appunto) dei problemi (e nel caso specifico – vale sicuramente per - il nostro) rischia di essere un Paese che deve (completamente) (ri)pensare il proprio futuro. E non troverà le risposte nelle sue (attuali) difficoltà. Il punto è che l’Italia non deve “porre un argine” alla crisi, altrimenti ne verrà (prima o dopo) travolta; bensì immaginare – prescindendo, anche (soprattutto!) psicologicamente da essa (e dal percorso che ci ha portati a cadervi dentro) – (dunque) ex novo (rispetto appunto ai – deficitari – ultimi trent’anni. La nostra Storia è invece un patrimonio imprescindibile da (coin)volgere nella nostra elaborazione) il proprio domani. il Politico.it – ne trovate due esempi nella colonna centrale – ha già, e più volte, e ormai da – molto – tempo, avuto modo di indicare una possibile prospettiva. Nel giorno della discussione – ormai filologica! E raramente Politica – sulla lettera del governo seguita/ preceduta da quella della BcUe, il nostro direttore pone (invece) una questione meto- dologica, indicando (comunque, ancora una volta) le (possibili) linee-guida della costruzione del futuro.
di MATTEO PATRONE
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***Il futuro dell’Italia/ Energie***
NUCLEARE BREVE
di EMILIO D’ALESSIO

aprile 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La volontà di scongiurare il raggiungimento del quorum al referendum del prossimo 12 giugno sul legittimo impedimento (e sulla privatizzazione dell’acqua), sì, ma non solo. Dietro la decisione del governo di stoppare il proprio programma per il ritorno all’energia atomica – oltre al probabile retropensiero sulla possibilità di rivedere la decisione non appena l’allarme-Fukushima sarà stato sedato – ci sono anche altre ragioni. La Germania ad esempio ha appena annunciato l’intenzione di smantellare tutte le proprie centrali atomiche entro dieci anni. E che punterà “senza esitazioni” sulle rinnovabili. E quale occasione migliore di un dietrofront sul nucleare la cui tecnologia ci sarebbe stata fornita in larga parte della Francia, per una possibile rivincita su Sarkozy dopo lo smacco della leadership francese nell’operazione in Libia e il gran rifiuto sui permessi di soggiorno dei migranti tunisini? Ce ne parla l’esperto di sviluppo sostenibile, che comincia con questo pezzo sul passo indietro atomico la sua collaborazione con il Politico.it di EMILIO D’ALESSIO Read more

Nucleare, ora non rifacciamoci ingannare Il governo ha (sì) stoppato il programma E ad oggi l’Italia non ritorna più all’atomo Ma così salta pure il referendum ‘contro’ E senza il nostro “no” si ritornerà in pista

aprile 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’esecutivo sospende la costruzione di nuove centrali, e così facendo determina l’annullamento del referendum, per il quale noi non diremo il nostro (nuovo) “no” all’energia atomica così che la possibilità di un ritorno al nucleare resterà intatta. E quando l’allarme post-Fukushima sarà passato un nuovo governo di centrodestra (se non questo stesso prima della fine della legislatura) sarà pronto a rimettere in campo l’opzione, senza più tema – probabilmente, salvo nuovi incidenti – di essere “fermato” dalla volontà popolare. A due mesi dalla consultazione, si tratta di un atto profondamente antidemocratico, anche se legittimo. Perché la qualità della democrazia non è data solo dal rispetto delle regole scritte, ma anche da quello delle regole non scritte. E la regola (scritta ma non vincolata) della (nostra) democrazia è che “la sovranità appartiene al popolo”, e ciò è vero solo quando non già il governo insegue populisticamente la “piazza” (in tutti i sensi), ma quando il popolo è coinvolto e coordinato dalla politica che ne diventa ad un tempo guida (prima) ed espressione (poi), compiendo la democrazia. Quella del governo di oggi è una mossa utile a prendere un tempo, un evitare l’ingresso presidiato per farlo, tra qualche tempo, dalla porta di servizio. (Anche) per questo Napolitano ha tentennato prima di firmare il provvedimento, ed è perciò che l’esecutivo ha inserito la moratoria nel decreto omnibus, un altro strumento antidemocratico che lede la rappresentatività nel suo momento più alto, quello parlamentare. Non facciamoci irretire. E la stampa onesta e responsabile non smetta (come ha già – quasi – fatto) di informare sul disastro di Fukushima e riprenda ad approfondire il dossier-nucleare: que- sto è il compito dell’informazione. Il resto è autorefe- renzialità. Collaterale a (questa) nostra politica. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi
Libia, se il governo è in stato confusionale

marzo 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Smentito dai piloti, il presidente del Consiglio aveva sostenuto che i no- stri Tornado, nell’azione per fermare Gheddafi, non avrebbero sparato. Ma poterlo fare è una conditio sine qua non per assicurare quella no-fly zone la cui costruzione è l’obiettivo della missione. Dalla disponibilità iniziale a “fare ciò che saremo invitati a fare”, fino al voltafaccia (di fatto si tratta di questo; doppio: prima nei confronti di Gheddafi, e poi) rappresentato dal “rammarico” (per il dittatore libico), il nostro esecutivo mostra di non sapere che pesci pigliare. E quindi di non poter esercitare alcuna leadership. Della cui assunzione da parte dei france- si ci lamentiamo. Ma se il protagonismo di Sarkozy è strabordante e rischia di portare l’operazione su sentieri di (una) violenza non contemplata e dagli effetti imprevedibili, e di alimentare un “riarmo” nazionalistico – come denunciato ieri da il Politico.it – la colpa è anche di chi, più “vicino” (in tutti i sensi?) alla Libia (di tutti), ha oggi una guida che non si dimostra tale. di GIULIA INNOCENZI Read more

Diario politico. (E) il futuro (dell’Italia) (?) Sì alla fiducia sul federalismo municipale Ma senza un ritrovato orgoglio nazionale il sud va (a picco), e il Paese si disgrega E poi stop agli incentivi sulle rinnovabili No a sprechi ma piano di sviluppo dov’è? Una strategia comunque governo ce l’ha
E’ la

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Passa il decreto che assegna (“restituisce”) ai comuni alcune facoltà fiscali sul quale il governo aveva apposto la questione di fiducia. Un provvedimento che, preso di per sé, dice poco e non necessariamente in chiave negativa. Ma come il giornale della politica italiana scrive da settimane, una spinta in senso federale – sia pure, per ora, molto contenuta – che non sia organicizzata ad un piano complessivo per la costruzione del futuro del Paese che preveda anche un recupero delle motivazioni del nostro stare assieme e consenta uno sviluppo dell’Italia in quanto tale (nel suo complesso), rischia di rappresentare solo un passo – senza responsabilità generale - verso quella ulteriore divaricazione “sentimentale” tra nord e sud che accentuerà la dispersione delle nostre energie per salvare e rifare grande – in un unico tempo – la nostra nazione. Sebbene la responsabilizzazione – “particolare” – nell’utilizzo delle risorse di ciascuna area del nostro Paese possa, se inserita appunto in quel piano organico, essere buona cosa. Così come un maggior controllo sui contributi per le rinnovabili. Ma, come sopra, solo se la direzione di marcia è quella del potenziamento (rigoroso): le energie pulite sono il futuro del nostro Paese, e intervenire solo in senso limitativo significa compiere una scelta retrograda e reversiva – che va incontro alle esigenze di una lobby energetica come appunto quella nucleare - che pagheremo tutti a caro prezzo (in tutti i sensi) tanto più quanto più tempo verremo allontanati da uno sviluppo (del settore) che ci dia modo di sfruttare appieno le nostre potenzialità (in questo senso) e di avviare una politica economico-ambientale che non sia piegata ad interessi particolari ma serva a fare (solo) il bene del Paese (e non soltanto). Il racconto, ora, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Milleproroghe, ecco cosa prevede Più tasse dagli enti locali Laratta

febbraio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato avverte: «Non rispettate le mie indicazioni». E l’esecutivo fa marcia indietro: il provvedimento che sembra una (nuova) finanziaria verrà cambiato, evitando di mettervi tutto e il contrario di tutto. E consentendo il voto (libero, senza fiducia) del Parlamento. Altrimenti Napolitano non avrebbe firmato. Ma se la forma è sostanza, la sostanza in sé è altrettanto controversa. Numerose nuove tasse, condoni per abusi edilizi in Campania, proroga al pagamento delle quote latte da parte degli allevatori “difesi” dalla Lega. Di tutto un po’, in questo nuovo decreto-”omnibus” di cui ci racconta il deputato del Pd. di FRANCO LARATTA* Read more

***L’annuncio***
PERCHE’ POTREI VOTARE LA FIDUCIA A BERLUSCONI
di PAOLO GUZZANTI

dicembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel bene e nel male, l’ex vicedirettore de il Giornale e deputato del Partito Liberale Italiano fa(rà) parlare di sé: è ciò che capita alle persone vere, indipendenti. Il giornale della politica italiana aborre il mercato di coloro che dovrebbero rappresentare nel rifare grande questo Paese, e cercheremo di non lasciar(ci) distrarre (il Paese), continuando il nostro lavoro per la costruzione del futuro dell’Italia. Tuttavia il Politico.it è dentro la nostra politica (nel senso che i suoi protagonisti lo scelgono come loro tribuna privilegiata) più di chiunque altro e si ritrova in mano uno scoop come l’annuncio (è proprio il caso di chiamarlo così?) della propria disponibilità a sostenere il governo da parte di Guzzanti quasi senza volerlo. E Guzzanti è uno dei perni dei nostri primi due anni di storia, in cui peraltro è stato alfiere della nuova politica in piena armonia con il “suo” giornale. Sentiamo dunque cosa dispone a fare il 14, a che condizioni.
di PAOLO GUZZANTI Read more

Politica politicante, finiani hanno lasciato Sfiducia, e ora ecco cosa può succedere Ma è chiaro che stiamo perdendo tempo

novembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il laboratorio della nuova politica del futuro. Quella che rifarà grande l’Italia. A quanti bramano di vedere il nuovo Rinascimento che il nostro Paese può conoscere – quando non un nuovo classicismo – la partita a scacchi per la conclusione di questa legislatura riesce come un fastidioso rivoltarsi su se stessi da parte di uomini politici che hanno a cuore più la «poltrona» – chiediamo scusa ogni qual volta usiamo questo linguaggio un po’ populistico, ma rende bene l’idea – che non il Paese. Anche quelli che dichiarano di amare l’Italia. Chi lo sente agisce da subito per concorrere a rifarla grande, perché non c’è più tempo da perdere. Ma siamo pur sempre il giornale della politica italiana e questa è, ancora per poco (speriamo) la politica che si svolge in palazzi che dovranno tornare ad ospitare ben altro. E va raccontata. Cosa che facciamo. E già che ci siamo, come sempre, lo facciamo meglio degli altri, spiegando la ratio delle ultime mosse del presidente del Consiglio e in che modo possono cambiare il corso di questa crisi. Ce ne parla Andrea Sarubbi. Read more

Marcegaglia: ‘Ora Paese è in una paralisi’ Fini: ‘Ha ragione la pres. di Confindustria’ Intanto caso Ruby lavora fianchi di Silvio Vera novità sono i distinguo dentro il Pdl Ma Futuro e Libertà non stacca la spina… Il partito post-ideologico composto da ex

novembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I protagonisti della nostra politica autoreferenziale di oggi hanno esaurito il loro ciclo. Non solo il presidente del Consiglio. Le parole della leader degli industriali – con la quale il giornale della politica italiana, che ha lanciato l’allarme per primo, è in piena sintonia – fotografano la debolezza politica del governo, della quale gli scandali – e non la politica; tanto meno l’opposizione, incapace di costituire qualsiasi alternativa credibile – presentano ora il conto definitivo. Ma l’incertezza che continua a regnare attorno agli esiti della legislatura, nonostante la crisi politica e nonostante esista già una forza che si è distinta (?) e che ha i numeri per decretare la fine di questo governo, dimostra contemporaneamente che siamo (già) entrati in una nuova epoca, preparata dalle scelte di questa classe politica, ma a cui questa classe politica è estranea, in quanto precedente, e che non è in grado di interpretare. Nel pezzo che state per leggere Andrea Sarubbi prova a spiegare i tentennamenti di Fini. E arriva ad una conclusione: Futuro e Libertà è un partito “strano”, tautologicamente di destra, ma in realtà già figlio – aggiungiamo noi – della nuova politica. Quella che – andando oltre le vecchie rappresentanze di specifici interessi, andando oltre la destra e la sinistra – si basa sul pragmatismo valoriale del fare il solo bene del Paese, disegnan- do le nuove fazioni della politica (italiana) in base a chi ci sta e a chi, invece, preferisce continuare a fare l’interesse (più o meno legittimo) di una singola parte. E’ la nuova politica intuita da il Politico.it di cui appunto Fli è già un (coraggioso) prodotto, ma di cui i protagonisti non sono parte perché non sono figli di questo tempo, essendo tutti ex di un sacco di vecchie sigle via via sempre meno autoreferenziali ma delle quali è difficile superare completamente il condizionamento e l’eredità. Lo abbiamo già scritto: la Seconda Repubblica passerà alla Storia – anche – per avere preparato la modernità. I protagonisti di questa fase della politica italiana hanno svolto il loro ruolo, nel loro tempo, traghettandoci verso il futuro. Adesso è il momento del futuro. Della nuova politica. Del pragmatismo valoriale. Un tempo che aspetta i suoi figli. Quelli che, di fronte ad un «Paese nella paralisi», non ci penserebbero due volte a pigiare sul pulsante della crisi. Il pezzo di Sarubbi, ora, all’interno. Read more

Ma guardate Montecitorio martedì alle 17 Il Paese rischia davvero d’andare a picco E nostro Parlamento è dilaniato/ bloccato Ora ripartiamo subito o non ce la faremo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo sta denunciando da settimane: la situazione non è più tale da consentirci attendismo. Attendere oggi vuol dire morire. Ancora un po’ di tempo con questa inerzia e imboccheremo senza via di scampo la discesa verso un declino dal quale non ci potremo rialzare, se non fra molti decenni. E ciò significherebbe più povertà non solo per le fasce a rischio ma per tutti. E in generale il fallimento (finanziario o comunque politico) del Paese. Se ci muoviamo subito, invece, non solo possiamo “salvarci” ma siamo nella condizione, nel giro di qualche anno, di tornare grandi. E di avviare un periodo di benessere duraturo – specie se sapremo apprendere la lezione della (nostra) Storia e non ci siederemo sui primi allori, continuando a lavorare per lo sviluppo – per (gli stessi) decenni e decenni. Dei quali potremo essere orgogliosi e di cui ci saranno grate le generazioni di italiani che raccoglieranno la nostra eredità. Che sarà in quel caso un’eredità di tutto rispetto. L’eredità, appunto, di un grande Paese. Ma guardate com’è l’andazzo là dove – insieme a Palazzo Chigi – la svolta dovrebbe avvenire: la foto è stata scattata da Massimo Donadi, che la offre al suo giornale della politica italiana, nel pomeriggio di un giorno del tutto infrasettimanale (e compreso peraltro nei soli tre giorni nei quali i nostri deputati erano abituati a lavorare, prima della “scossa” data del presidente della Camera i cui effetti a quanto pare non sono però durati a lungo; e ora il capogruppo di Idv alla Camera ci spiega anche perché). Il Transatlantico, la grande sala-”corridoio” che accoglie i deputati tra un impegno e l’altro, è completamente vuoto. E non perché i parlamentari siano tutti al loro posto ai banchi… e nemmeno negli uffici. Del resto il Transatlantico è, un luogo di lavoro. E la disperante solitudine che accoglie Donadi all’ingresso è una cartina di tornasole di ciò che (non) sta accadendo nel Paese: non è (ancora) partita quella scossa necessaria a salvarsi. Dobbiamo fare presto. Presidente, o ripartiamo davvero o è meglio accelerare il percorso verso le elezioni. Noi continuiamo a confidare in lei. Ma ci dia modo di crederci davvero. Il quadro della situazione, da questo punto di vista, all’interno. di M. DONADI Read more

***L’intervento***
UN GOVERNO OMERTOSO SULLA MAFIA
di FRANCO LARATTA e ANGELA NAPOLI*

ottobre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro deputato del Pd e la parlamentare di Futuro e Libertà in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Ieri un’interpellanza al governo. Che però (non) risponde (vagamente). Laratta e Napoli scelgono il giornale della politica italiana per criticare la scelta del ministro Maroni di non comparire in aula (è proprio il caso di dirlo?) e per raccontare la situazione calabrese, dove migliaia di cittadini onesti che «hanno tanta paura ma anche tanta voglia di dire basta» sono scesi in piazza e attendono, ora, la sponda dell’esecutivo. di FRANCO LARATTA e ANGELA NAPOLI Read more

Diario politico. Il presidente ci dà ascolto Cruciani: ‘Ora Fli è divisa su (quasi) tutto’ Infatti sull’agroalimentare si spacca metà Allora Silvio: “Cdm settimanali sui punti” Così, è la cosa migliore per lei e per Italia

ottobre 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente del Consiglio prova ad uscire dall’impasse imboccando, ancora una volta, la strada che il giornale della politica italiana gli aveva suggerito: rilanciare, tornando a fare della politica vera anche come modo più efficace per garantirsi una soluzione ai guai giudiziari. Perché se la legislatura riprende quota, nessuno negherà a Berlusconi il suo salvacondotto. Galvanizzato dall’ennesima occasione in cui i finiani procedono in ordine sparso, come sottolineato dal conduttore de La Zanzara, Silvio annuncia una serie di (immediati) Consigli dei ministri nei quali cominciare a varare, finalmente, i provvedimenti necessari ad attuare i cinque punti del rinnovato programma di governo. E’ difficile dire come finirà, ed è – lo diciamo al presidente – difficile che si possa arrivare fino in fondo, al 2013. Ma la strada che ha imboccato è quella giusta. Ed è nell’interesse (anche) del Paese. Bravo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

E la Lega è sempre più parte della cricca Ricordate processo a “Guardie padane”? Il governo prepara legge per estinguerlo

ottobre 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gran parte dello charme elettorale delle camicie verdi deriva dalla loro presunta estraneità al sistema della nostra politica autoreferenziale di oggi, per stare dalla parte del popolo, di cui i leghisti si propongono come i più fedeli rappresentanti. Lasciamo pure da parte l’evidente ipocrisia di un messaggio che viene da un movimento che oggi è un partito a tutti gli effetti e come tale partecipa alla divisione della torta, e tralasciamo pure le indagini a carico di esponenti leghisti in Lombardia: ora, a dimostrazione del più feroce “contagio” (ammesso che la Lega sia mai stata “in salute” da questo punto di vista), l’esecutivo ha pronto un provvedimento («ad Legam») che dovrebbe salvare i 36 militanti del partito di Bossi che componevano il costituito “braccio armato” delle camicie verdi – quello che avrebbe dovuto, tra l’altro, “liberare” la Padania – sotto processo per associazione militare a scopo politico. Un reato che le nuove norme cancellerebbero, consentendo così l’assoluzione perché “il fatto non costituisce (più) reato”. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

Il (dis)sens(t)o del governo per la scuola Se Brunetta dice quel che Gelmini pensa (Parafrasi): “Gli insegnanti? Fannulloni”

settembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ Nichi Vendola il più lucido analizza- tore del berlusconismo. Fu il presidente della Puglia ad aprire gli occhi del centrosinistra e, forse, del Paese su come Silvio avesse cambiato culturalmente, e non solo in superficie, la nostra società. Ed è sempre secondo Vendola che, perciò, la (ri)costruzione della (nuova) Italia, che passa prima di tutto per l’aggiustamento dei guasti compiuti in questo quindicennio, richiede quindi la presa di coscienza, appunto, della reale entità del berlusconismo stesso. In tutta la sua narrazione il giornale della politica italiana sostiene la necessità, per il centrosinistra (contemporaneamente, come i nostri lettori sanno bene, consigliamo la maggioranza, e in entrambi i casi sempre con l’obiettivo di favorire il bene del Paese) di prescindere da Berlusconi – il progetto per il futuro deve essere libero-di non risentire di questo stesso quindicennio – ma sulla base di una propria dimestichezza ormai profonda del fenomeno-Berlusconi, che è evidentemente imprescindibile. Dunque, mentre da un lato pensiamo al futuro, non è inutile continuare ad indagare, e comunque a raccontare, la reazione (anti)culturale del presidente del Consiglio. La questione è, in definitiva, proprio la cultura: cultura che così come dovrà cessare di essere una voce del bilancio del Paese, e diventare IL bilancio, ovvero ricondurre a sé – e viceversa – ogni parte del progetto organico per rifare grande l’Italia, nel berlusconismo è stato il principale nemico da abbattere. E qual è la fonte primaria della cultura – e (quindi) dell’intelligenza – di un popolo? La scuola, naturalmente. Scuola che oggi riapre i battenti (ma ha rischiato di farlo molto dopo: al ministro era venuta anche l’idea di rimandarne l’inizio per consentire alle famiglie di andare in vacanza, non a caso – in tutti i sensi) in un clima di smobilitazione che ha l’aria di poter uccidere il nostro futuro. Dopo ci diremo come fare per evitarlo. Ora, seguendo la lezione di Vendola, approfondiamo il tema del rapporto (violento) Silvio/scuola con questo pezzo di Enea Melandri che ci racconta quel che davvero il governo pensa della scuola. Lo ha reso noto il suo portavoce più loquace: il ministro della Pubblica amministrazione. Sentite. Read more

Ma perché di fronte alla morte di Vassallo governo sceglie di non dire una parola?

settembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Domenica notte l’assassinio del primo cittadino di Pollica, un uomo onesto che non andava giù (e non avrebbe potuto) agli infami della camorra. Oggi la solidarietà di Napolitano, che esprime «la vicinanza delle istituzioni». Già, ma l’esecutivo? Ieri il ministro Maroni, invece di reagire o di recarsi addirittura sul posto, polemizzava con Fini. Eppure proprio Maroni reca da mesi vanto per i risultati (della magistratura e delle forze dell’ordine, per la verità) ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata, e fa di questa un (doveroso) pallino della sua azione. Che il problema stia nel colore politico (che, come qualcuno di voi avrà notato, il giornale della politica italiana non ha mai nemmeno lontanamente citato nei diversi servizi legati alla vicenza: perché l’onestà e la responsa- bilità sono un patrimonio di tutti, che non è lecito strumentalizzare politicamente) e negli «ideali molto diversi dai suoi»? di GAD LERNER Read more

(Anche) in Calabria emergenza criminalità E il governo si occupa di processo breve

settembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, primo fra tutti i grandi quotidiani, dopo un agosto di silenzio (da parte degli altri) su questo tema, ha posto ieri la questione di una crisi economica tutt’altro che rientrata, nel contrastare la quale, e lavorare finalmente per rilanciare l’Italia, dovrebbe impegnarsi la nostra politica piuttosto che vanificare anni di legislature e discettare di leggi elettorali (pure importanti: le regole, i sistemi sono decisivi nel definire il “contenuto” della politica italiana. Ma si affrontino a tempo debito, rispetto alle esigenze del Paese). Uno squarcio di realtà in un dibattito pubblico surreale in cui si parla di tutto tranne che dell’Italia. Ennesimo segno dell’autoreferenzialità e dell’irresponsabilità della nostra politica di oggi. In questa stessa chiave, dopo avere ampiamente fatto le pulci alle mancanze del centrosinistra, vediamo come la maggioranza continui a dedicarsi ai guai giudiziari del presidente del Consiglio, con il rischio di favorire il crimine, proprio mentre quest’ultimo si esprime in tutta la sua forza. Nel sud del nostro Paese, e in particolare nella regione di Laratta, stanno venendo al pettine anche i nodi di troppi permissivismi concessi in forma di allentamento di lacci e regole nei confronti della stessa criminalità organizzata, per non parlare dei livelli di connivenza, quando non di sovrapposizione di parti dello Stato. Ed è proprio il deputato del Partito Democratico, dalle colonne del giornale della politica italiana, a lanciare l’allarme e a richiamare il governo alle proprie responsabilità. Un altro momento di realtà, appunto, mentre altrove si discute come sempre di elezioni anticipate, solo sul giornale della politica italiana. Il giornale della politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Il giornale del (suo) Paese. L’intervento di Laratta, dunque. Sentiamo. Read more

Italia, 7/7/2010: (nuove) prove di regime Manganellati gli aquilani in piazza a Roma E’ un governo che non accetta dissenso

luglio 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il punto non è che persone disperate sono state trattate come black block, mostrando tutta l’autoreferenzialità – per usare un eufemismo – e il cinismo di parte della nostra politica e dell’esecutivo. Il punto è che tutto questo è avvenuto per soffocare una manifestazione di dissenso: un vero e proprio primo atto da Stato di polizia. L’Aquila e suoi cittadini sembrano essere diventati, loro malgrado, la cavia delle prove autoritarie del presidente del Consiglio: come denunciato da Sabina Guzzanti nel suo Draquila e come ancor meglio esplicato dal padre Paolo sul giornale della politica italiana, proprio nelle aree colpite dal terremoto si è sperimentata la sospensione delle libertà civili attraverso la dichiarazione dello stato di emergenza che questo consente. Dichiarazione, e conseguente sospensione, a totale discrezione del potere esecutivo. Chi ci dice, scrive Guzzanti, che qualsiasi pretesto non sarà buono – per il governo – per dichiarare uno stato di emergenza e costringere, così, i cittadini a sottoporsi, per periodi di lunghezza indefinibile, al totale controllo delle forze delle ordine? Una notizia, quella di stamattina, che non ascolterete – ovviamente – in tivù, se non al Tg La7 di Enrico Mentana, e che solo sul giornale della politica italiana trovate esplicata nella sua verità: si è trattato, si tratta di un primo atto di repressione del dissenso con la forza. Ora la cronaca, all’interno, con Stefano Catone. Come sempre il Politico.it si sdoppia: il commento, la linea del giornale in “prima”; i fatti nudi e crudi, raccontati in modo completo e obiettivo, nelle pagine interne. Read more

Sondaggio Crespi, Berlusconi mai così male dal 2008. Tutte le tabelle

giugno 29, 2010 by Redazione · 3 Comments 

Il grande sondaggista fotografa tutti i momenti-chiave della nostra politica. Il caso del ministro nominato al solo scopo di consentirgli di sfuggire ai propri guai giudiziari determina, senza dubbio, il punto più basso – “qualitativamente” parlando – della parabola di questo governo. Valutazione degli “esperti” i quali, nondimeno, spesso in questi quindici anni – specie in relazione al cammino del presidente del Consiglio – sono stati smentiti dalla risposta dell’elettorato, che il Cavaliere sembra “conoscere” meglio di tutti. Ma ora i dati di Crespi lo confermano: per la prima volta dalle elezioni che lo hanno riportato a palazzo Chigi, Berlusconi scende sotto il 50% di apprezzamento. Una soglia ancora abbastanza alta, ma che messa in relazione al 67% dei primi mesi di legislatura dà il segno di un vero e proprio tracollo, che prelude ad un calo netto del consenso, che pure, ancora, non si registra (del tutto). Più che un campanello una (grande) sirena d’allarme per il presidente del Consiglio, che, del resto, come abbiamo già avuto modo di scrivere potrebbe avere davvero cominciato, questa volta, la propria parabola discendente. Tutti i dati, all’interno, nelle tabelle. Read more

Pomigliano, ciò che non vi dicono In gioco c’è la nostra democrazia

giugno 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana non è certo un giornale “conservatore”, nella accezione tecnica e non politica del termine. Ma il cambiamento non può essere imposto dal mercato bensì dev’essere guidato dalla (nostra) politica. La strada, per il nostro Paese – lo abbiamo indicato più volte – è quella di un cambio di sistema, sì, ma nel senso di una conversione in una società (e in un’economia) della conoscenza. Del passo fatto proprio da esecutivo, Lingotto e sindacati si va verso una sempre maggiore riduzione dei diritti, nella chiave di una «rivoluzione copernicana» che ci porta da una democrazia fondata sull’uomo, quella scritta nella prima, sempre attuale perché “definitiva”, parte della Costituzione, ad una “democrazia” fondata sul profitto, a discapito dell’uomo (sempre lo stesso, peraltro; è proprio il caso di dirlo). Nell’anno degli effetti della crisi, in cui tutti avevamo sostenuto che c’era bisogno di un ritorno della Politica, un’alzata di bandiera bianca che costerà cara non solo alle persone più deboli, di oggi e di domani, lavoratori e non – ma all’intero Paese. E colpisce ancora una volta l’indulgenza del centrosinistra: invece di rilanciare, nel senso di una prospettiva nuova, si appiattisce sulle posizioni iperliberiste e anticostituzionali della maggioranza. Non c’è opposizione in questo Paese. E la (nostra) democrazia si allontana sempre di più. E non solo, questa volta, in termini qualitativi. Ginevra Baffigo ci spiega i veri termini della questione di Pomigliano. Read more

Sondaggi, osservatorio Crespi di giugno Carfagna nuova “regina” dei ministri FOTO: Nel nostro Paese funziona così Berlusconi inverte il trend negativo

giugno 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana. Il ministro per le Pari opportunità, prima per preferenze alle Regionali in Campania (dove, come previsto, ha poi rinunciato al proprio scranno), da oggi è anche il membro dell’esecutivo più amato dagli italiani. Raggiunge Tremonti e Brunetta, e scalza Maroni, penalizzato dalla propria decisione di non partecipare alla parata del 2 giugno. La scelta della foto è (anche) il nostro commento. In compenso il Paese non cede alla demagogia: anche Calderoli, con il suo uno-due della proposta per la riduzione (molto simbolica) degli stipendi dei parlamentari e della richiesta agli azzurri in Sudafrica di rinunciare agli eventuali premi per la vittoria (che Cannavaro e compagni scelgono, di tutta risposta, di destinare – nel caso – alla Fondazione per il 150° anniversario della nostra Unità), perde due punti e scende. Tendenze opposte (si fa per dire) per il presidente del Consiglio (ma si attende il contraccolpo per l’approvazione del ddl intercettazioni) e per i due maggiori partiti: Pd e Pdl tornano a guadagnare. I Democratici sottraggono qualcosa ad Idv che crolla, probabilmente, scrive Crespi, come sempre ci illustra in prima persona i dati (con le tabelle, all’interno), per il caso sollevato dal Corriere intorno alla moralità dell’ex ministro. Read more

Comunque sia manovra affossa governo Sondaggio Crespi, ora giù tutti indicatori -2 “lui”, minimo storico per esecutivo-Pdl Ma Paese ne riconosca la responsabilità

maggio 26, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Il giornale della politica italiana vi racconta la finanziaria come non lo fa nessun altro. Dopo avere denunciato che i conti pubblici non erano in ordine quando ancora tutti elogiavano Tremonti per il modo in cui li aveva gestiti, oggi il Politico.it è in grado, ancora una volta per primo, di mostrarvi come – peraltro prevedibilmente – la manovra di correzione (di rotta) voluta dal ministro dell’Economia influisca sul consenso al governo. E per la prima volta in questa legislatura il bilancio (è proprio il caso di dirlo?) è in rosso per il centrodestra. Tutti gli “attori” della maggioranza – dal presidente del Consiglio in persona all’esecutivo nel suo complesso, al partito del premier – subiscono un calo di fiducia o direttamente di consenso. Ma con la solita massima libertà e responsabilità, noi registriamo tutto questo come un fatto positivo: al di là delle specifiche scelte nella predisposizione della finanziaria – che questo giornale ha criticato prima degli altri, lunedì sera, anche rilanciando Bagnasco sui giovani – il governo si assume finalmente le (proprie) responsabilità, e fa quello che serve al Paese. Dopo quindici anni in cui ci eravamo abituati a vedere esecutivi di centrodestra che disfacevano i conti che venivano poi rimessi in sicurezza dai governi di centrosinistra, anche i conservatori – come in tutta Europa – fanno la loro parte per portare in porto il nostro Paese. Contesterete, non c’era alternativa: vero, ma non era comunque (purtroppo) scontato. Dopo di che torneremo ad entrare nel merito: e ci sarà modo di criticare (ancora) le scelte del governo così come l’opposizione (come facciamo, peraltro, abitualmente). Ma intanto registriamo questo fatto positivo. Che venga accolto con favore dal Paese. Read more

***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 25, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alla finanziaria da 24 miliardi in due anni varata dal governo per evitare il «rischio-Grecia», secondo le parole di Gianni Letta, e agli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Della prima vi raccontiamo in cosa consiste e le reazioni della nostra politica e delle parti sociali. Per ciò che riguarda la cosiddetta «legge-bavaglio» ecco le aperture di Alfano (sul testo licenziato dalla Camera) e di Schifani che chiede che non si configuri nel modo descritto dal “titolo”. Infine, Santoro che annuncia che non firmerà l’accordo con la Rai e resterà, come dipendente, alle condizioni attuali (e dunque per una probabile ripartenza, l’anno prossimo, di Annozero). Anche grazie all’appello a rimanere giunto da Paolo Garimberti. La firma è della nostra vicedirettrice.

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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) No, non è far pagare la crisi ai lavoratori Lerner: tagli ai parlamentari? Demagogia

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Terzo momento della narrazione di oggi sui due valori su cui (ri)fondare una politica italiana in grado di rifare grande l’Italia. Dopo la riflessione sul ddl intercettazioni (nel suo risvolto specifico del “regalo” ai molestatori) e il flash Back di Rosadi su Girolamo Savonarola, apriamo un nuovo filone nel filone, ovvero quello della crisi economica. Il (tra)c(r)ollo greco e i malumori dei mercati inducono in tutta Europa in primo luogo i governi conservatori (che sono al potere nei Paesi che hanno maggiore stabilità interna o che, comunque, non hanno ancora avuto avvertimenti/abbassamenti di rating dalle agenzie) ma anche progressisti (in Portogallo e Spagna, dove invece la situazione è maggiormente critica) a strette per mettere al sicuro (la gestione de)il debito e non correre rischi di deriva come quelli materializzatisi in Grecia. Da noi, però, la scelta del governo è stata (anche se in queste ore si susseguono ridimensionamenti e smentite) di far gravare il carico del risanamento e dei contributi di stabilizzazione sulle spalle meno solide: quelle del lavoro dipendente (in primo luogo pubblico, anche se oggi il ministro Brunetta assicura che, almeno per ciò che riguarda gli stipendi, così non sarà) e dei pensionati. E questa è una prima scelta sulla cui onestà e responsabilità è lecito, quanto meno, avere dei dubbi. A questo si aggiunge che per addolcire la pillola Calderoli chiede una riduzione degli stipendi dei componenti la casta, del 5%, sulla falsariga di quello annunciato dal (neoinsediato) governo Cameron in Gran Bretagna. Solo che la misura, irrisoria e non certo in grado di parificare il prezzo che deve pagare la nostra politica rispetto a quello che essa stessa fa pagare alle persone, risulta strumentale, funzionale, appunto, a nascondere il vero senso delle scelte del governo. Poiché il Politico.it, come sempre, si dà l’obiettivo di costruire, il prossimo passaggio del nostro racconto di oggi sarà, specularmente al confronto tra il ddl intercettazioni e la “proposta” del Savonarola, un controcanto a questa linea scelta dall’esecutivo e offrirà – sulla base dell’esempio dato da un altro Paese anch’esso governato dal centrodestra – una valida alternativa, almeno per ciò che riguarda le priorità, alla scelta di far pesare sul Paese in primo luogo i costi (in tutti i sensi) degli sforzi per stabiliz- zare la nostra situazione economica in vista di (e per evitare) altri possibili scossoni da parte dei mercati. Intanto Lerner fa il punto sulla nostra situazione.

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Se nel Pd si dibatte solo della (sua) forma Le primarie, referendum (in sé) su acqua Ma manca del tutto una visione per Italia Laratta ci spiega le differenze su oro blu

maggio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera e dei suoi contenuti. La nostra scelta gerarchica privilegia, quando è possibile, i temi concreti (che possono anche essere spessi e di ampio respiro, la concretezza non è sinonimo di materialismo) e strategici per il futuro del Paese, possibilmente portando dei contributi di idee (altrettanto “concreti”, in quanto “originali” e sostenibili) per la costruzione del domani. E’ quello che dovrebbe fare anche il Partito Democratico, anzi: è proprio ciò che darebbe al Pd la soluzione a tutti i propri problemi; ma evidentemente, al momento, le idee mancano. Il che è senz’altro figlio – come abbiamo scritto – della subordinazione psicologica che oggi il centrosinistra patisce nei confronti del centrodestra, che impedisce la piena espressione delle potenzialità di “creazione” della classe dirigente e intellettuale del partito, ma non solo. E’ evidente che c’è un deficit di cultura politica da questo punto di vista, e anche, se volete, di talento. Vedremo se il rinnovamento porterà novità positive in questo senso. Certo è che se dal dibattito tutt’oggi non emerge, neppure dal fronte dei giovani, una voce che sappia produrre qualcosa di nuovo e di forte, la tanto cercata «narrazione sul futuro dell’Italia, potrebbe anche significare che ciò, al momento, non è dato. Perché chi avesse delle idee forti da proporre sceglierebbe la via della loro proposizione come strumento per scardinare l’attuale chiusura a bauletto dei Democratici, aprendo vie anche per sé stesso. E ciò sarebbe nella sua stessa cultura politica (appunto). Invece si assiste a schermaglie di potere tout court. Al punto che – ed ecco il tema di oggi – anche il dibattito interno si è sterilizzato: a cominciare da Prodi, si parla (quasi) solo di organizzazione (le primarie, oltre alla proposta del Pd federale dell’ex presidente del Consiglio) e di forma dei contenuti già esistenti (sì o no al referendum sull’acqua pubblica? Sì o no alla raccolta di firme sulla proposta di legge sul tema? Sembrano domande piovute direttamente da Voyager, e in effetti il Pd di oggi sembra diventato un oggetto misterioso degno di attenzioni anche un po’ paradossali). Il giornale della politica italiana ha provato, e proverà ancora, a fornire il proprio contributo – invece – di idee, ai Democratici così come al centrodestra. Intanto scopriamo la discussione nel Pd proprio sul tema del referendum sull’acqua, dopo quella sulle primarie di ieri, riuscendo però – grazie alla firma del parlamentare calabrese – ad entrare un po’ nei contenuti, anche se (è quello che appunto offre il dibattito Pd) non ancora innovativi e nuovi per il futuro Read more

Un nuovo grande racconto de il Politico.it Italia è un Paese a democrazia limitata (?) Tra populismo e (meno) libertà di stampa Ma quanto (non) siamo liberi davvero (?)

maggio 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Terzo ed ultimo passaggio della narrazione di oggi su libertà e democrazia. Dopo avere analizzato con Lerner il rapporto tra populismo e casta, e con Rosadi il ruolo dell’informazione, cerchiamo ora di capire quanto (davvero) è limitata (?) la libertà (di stampa) da noi. Secondo il rapporto Freedom House restiamo fanalino di coda nell’Europa occidentale, addirittura soli, con la Turchia, su 25 Paesi, ad avere una menomazione da questo punto di vista. Ma vediamo nel dettaglio come e perché. Il servizio. Read more

Il commento. Le dimissioni(?) di Scajola di Gad Lerner

aprile 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il primo dato politico della vicenda che vede coinvolto il ministro per lo Sviluppo economico, accusato di avere ricevuto soldi in nero da Anemone, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per il G8 de la Maddalena, è l’invito da parte del presidente del Consiglio affinché resti al suo posto. Come già con Bertolaso, Berlusconi predica prudenza. Ma c’è di più. La sensazione è che a destra l’istituto delle dimissioni come assunzione di responsabilità non sia contemplato, se non quando conviene (come nel caso di Bocchino). Il conduttore de L’Infedele, però, si spinge oltre. Sentiamo.            Read more

Napolitano il presidente di tutti gli italiani Ieri no all’esclusione del Pdl da Regionali Oggi no alla norma anti-lavoratori del Pdl

marzo 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato rinvia alle Camere il disegno di legge del governo che consentiva ai datori di lavoro di “imporre” ai propri dipendenti la rinuncia ad andare dal giudice – sostituito da un arbitrato – in caso di licenziamento senza giusta causa. Una sorta di aggiramento/cassazione de facto dell’articolo 18. Lo spirito del tempo, che “consente” al centrosinistra di non dire una parola su questo provvedimento che avrebbe minato/minerebbe gli equilibri tra proprietario e lavoratore, e ridurrebbe ulteriormente le garanzie sul lavoro, è ininfluente per Napolitano così come lo era stato il “richiamo della foresta” (della sua parte di provenienza) al momento di decidere se firmare il decreto interpretativo salva-liste. Ovvero come interpretare con grande equilibrio e saggezza il proprio ruolo di garante della Costituzione e di presidente di tutti gli italiani. Da una posizione uscita rafforzata proprio dal “sì” a quel dl: ora nessuno potrà contestare a Napolitano di non agire in nome del Paese, di tutti i cittadini. E’ per questo, e a questo fine, che il giornale della politica italiana sostenne la scelta del presidente della Repubblica. Ci racconta tutto Stefano Catone.            Read more

Lo squarcio di Paese reale in Parlamento Tremonti e Bersani a confronto sulla crisi Ma sul web ne parliamo (quasi) solo noi

marzo 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ve lo abbiamo anticipato introducendo il pezzo sulla comunicazione, poi a sera abbiamo parlato del tema che ci sembrava più rilevante e che solo il giornale della politica italiana ha saputo cogliere e proporre ai propri elettori: la resa dei conti nel Pdl, su cui trovate (in basso) ancora il grande Diario di ieri, che nella notte ha fatto segnare un ulteriore picco di accessi, nel mese che – approfittiamo per riferirvelo – è di gran lunga il migliore per utenti unici giornalieri dall’inizio della nostra storia: una crescita costante, che a marzo (come già in parte a febbraio) fa segnare però un passo in avanti in più. Ma torniamo al tema. Ieri non ne abbiamo parlato ma oggi – unici a farlo – torniamo ampiamente sull’unico momento che, duole dirlo, è stato dedicato ad affrontare temi politici reali e non autoreferenziali – nello specifico, appunto, la crisi economica – negli ultimi mesi in un nostro Parlamento appaltato alla risoluzione – spiace dover- lo rilevare – dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio. L’autoreferenzialità (appunto) di cui abbiamo parlato e che cercheremo di dare il nostro contributo affinché venga lasciata progressivamente alle spalle (anche se tutto, se non molto, dipende dal superamento non tanto del «bipolarismo muscola- re» come viene definito da alcuni esponenti neocen- tristi ma dal blocco berlusconiano della nostra politica che si è progressivamente consolidato in questi quindici anni. Il problema non è, dunque, il bipolarismo, ma la mancanza di onestà e responsa- bilità da (una) parte dei protagonisti della nostra politica e attori di questo sistema. Che non dipende dal sistema). Il giornale della politica italiana parla di contenuti e cerca di avanzare proposte per il futuro dell’Italia; oggi, eccezionalmente, possiamo lasciarlo fare alla stessa politica italiana (attuale), che con il ministro dell’Economia e l’ex ministro per lo Sviluppo economico nell’ultimo governo Prodi e oggi leader dell’opposizione si è confrontata ai massimi livelli in campo economico. Ha selezionato per noi i brani salienti degli interventi di Tremonti e Bersani ieri alla Camera (in una seduta sempre più autorevolmente presieduta da Gianfranco Fini) e li ha messi a confronto Andrea Sarubbi. Read more

Il caso del ministro Tremonti e sig. Giulio Quando governa il suo imponibile crolla Quando cittadino comune dichiara di più

marzo 15, 2010 by Redazione · 3 Comments 

L’apertura l’abbiamo dedicata al presidente del Consiglio, perché il tema, politico, è l’autoreferen- zialità della nostra politica dimostrata anche dall’aumento di reddito, nei mesi del governo, e nei mesi della (per gli altri) crisi, di Berlusconi. Il tema è delicato e lo abbiamo trattato con grande prudenza. Vi invitiamo a riflettere e a trarre le vostre conclusioni. Altrettanto delicata, ma asimmetrica, è la vicenda (che pone una questione più personale e meno generale, anche se altrettanto, o più, di interesse pubblico) del ministro dell’Economia, che a questo giro passa da un reddito imponibile di 4 milioni di euro a 40mila euro dichiarati. Ma non è la prima volta. Il “crollo” dei guadagni (o il presunto tale?) di Tremonti si verifica ogni qual volta il Divo (?) Giulio torna a governare la nostra economia, e comunque al governo. Questi sono i (primi) fatti. Approfondi- menti dovranno seguire. Ciascuno, intanto, può farsi una propria opinione. Il nuovo servizio di Carosella. Read more

Legittimo impedimento, c’è sì alla fiducia La 31esima della legislatura del governo FOTO: E Idv protesta con la Costituzione

marzo 10, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il Senato approva in via definitiva il provvedimento che stabilisce la sospensione dei processi a carico del presidente del Consiglio e dei ministri. Ostruzionismo dell’opposizione che presenta millesettecento emendamenti. L’Udc alla fine vota no. Il servizio sulla giornata di Carmine Finelli.       Read more

L’editoriale. Caso/caos liste, ma io difendo Napolitano di F. Laratta

marzo 6, 2010 by Redazione · 3 Comments 

Ieri su Facebook l’invito alla rivolta: «Inondate di fax e telefonate di protesta il Quirinale». Stasera, dopo ore di polemiche e fuoco di fila (specie da parte di Idv, come abbiamo letto stamattina con Massimo Donadi), il capo dello Stato rompe il silenzio e spiega la propria decisione di firmare il decreto salva-liste del governo: «Insostenibile escludere il Pdl e Formigoni (ciò che il nostro giornale ha detto dall’inizio, ndr). Io garante indipendente e imparziale. Tutti, a partire da chi governa, rispettino i miei poteri». Ieri avevamo avuto modo di rispondere direttamente sul social network ad un nostro lettore: «Non conviene delegittimare, indebolire o anche solo intimorire, per quanto possibile, il presidente della Repubblica». Il punto è che Napolitano sta lì per tutti noi. Per garantire il rispetto della Costituzione. Da parte di tutti. Lo hanno ormai capito e fatto proprio gli elettori di centrodestra, è ora di uno scatto di maturità da parte (di quella minoranza) dell’elettorato di centrosinistra (che da ieri sera lo attacca duramente). Il giornale della politica italiana, dopo avere dato spazio alle critiche di Idv in mattinata (coerentemente con la propria ispirazione super partes, per cui la nostra è e rimane una tribuna aperta a tutte le opinioni fondate su onestà e responsabilità), difende Giorgio Napolitano. il Politico.it ha indicato (appunto) sin dall’inizio la necessità di trovare una soluzione; il nostro giornale considera(va) inopportuna una soluzione legislativa condivisa in quanto avrebbe reso il senso di una politica italiana che si chiudesse a casta, introducendo un principio di differenziazione rispetto ai cittadini dai quali l’avrebbe allontanata ulteriormente. Il nostro invito al centrosinistra era per un riconoscimento a che il centrodestra potesse partecipare al voto con le proprie liste e, soprattutto, con Roberto Formigoni con il quale sarebbe – in caso contrario – decaduta l’intera coalizione. Una disponibilità generica che avrebbe potuto consentire una lettura ancora più serena da parte di chi era chiamato a darla. Napolitano ci risponde, chiarendo che però, nei fatti, una legge era l’unica via davvero (concretamente) praticabile che desse garanzie. E i tempi erano tali da rendere il decreto l’unica traduzione possibile di quella via. Franco Laratta spiega agli elettori Democratici e di centrosinistra perché, per tutti, il ruolo di Napolitano è decisivo. Read more

Diario politico. Cdm vara dl interpretativo Sì NAPOLITANO: ‘NEI LIMITI DELLA LEGGE’ 1] ‘Si è nel tribunale quando (lo) si vuole’ 2] ‘Certe irregolarità non sono irregolari’ Pd: “Un trucco ridicolo“. Idv: “In piazza”

marzo 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il Consiglio dei ministri, riunito straordinariamente stasera (sulle ragioni della “fretta”, vedi la nostra esclusiva), partorisce il tanto atteso decreto che «precisa il significato» delle norme sulla presentazione delle liste elettorali imbeccando così il Tar che dovrà decidere sulla riammissione del Pdl nel Lazio e di Formigoni in Lombardia. Tre articoli, (questa volta) dichiaratamen- te ad listam, che dicono che la presentazione della lista avviene nel momento in cui si entra in Tribunale con l’intenzione di presentarla (…) anche se poi si esce e si rientra dopo il termine previsto (risolve il problema-Lazio); e che le irregolarità formali non inficiano la regolarità complessiva (Lombardia). Po- co prima della mezzanotte arriva il sì del presidente della Repubblica, che emana il provvedimento che già domani sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. L’opposizione insorge. Di Pietro: «Andrebbe bloccato con le forze armate». Bersani: «Un pasticcio tutto loro». I dettagli del dl e il racconto di Cdm e giornata per la penna di Finelli, all’interno. Read more

Il commento. Caso/caos liste, ora chiedano scusa di Gad Lerner

marzo 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vedete il giornale della politica ita- liana: è qui che la nostra politica tra- scorre queste ore di confusione, contraddizione, ma anche di (sua) centralità (per quanto, purtroppo, a questo giro autoreferenziale). E il Politico.it tiene costantemente aperto il flusso dei propri aggiornamenti per non lasciare scoperto nemmeno un momento di questa giornata fondamentale per la nostra politica – dando per primo, tra i grandi quotidiani, la notizia del ritardo con cui il Pdl si è presentato anche agli uffici del Tar per ricorrere contro l’esclusione della lista di Formigoni – e alternando il racconto alle riflessioni, i commenti, il dibattito delle sue grandi firme. Dopo avere ragionato ancora una volta con Adinolfi di ciò che dovrebbe fare il centrosinistra, diamo altre due notizie e poi passiamo a commentarle con il conduttore de “L’Infedele”, che segue con il suo giornale questa giornata di fibrillazione, appunto, per la politica italiana. La prima è che alle 21 il presidente del Consiglio salirà al Quirinale per incontrare Giorgio Napolitano, che attende di essere informato su quanto sta avvenendo per poi dare le proprie indicazioni, «sagge», come se le aspetta lo stesso Berlusconi. Subito dopo dovrebbe tenersi un Consiglio dei ministri straordinario per decidere, finalmente, cosa intende fare il governo in questa situazione. Lerner, in linea con quanto scritto stamattina, apre a questa prospettiva di soluzione ribadendo però che le responsabilità stanno tutte da una parte ed è opportuno, non per polemica politica, che ci si disponga ad un ritorno alla condivisione del rispetto delle regole attraverso un riconoscimento. Read more

Corruzione, e in Cdm passa proposta-Fini Ma basta(va) abrogare leggi ad personam FOTO: Mills, prescritto grazie alla Cirielli

marzo 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sceglie di dare priorità – rispetto alla “battaglia delle liste”, che segnala sì una questione politica, ma ai margini dei partiti e della loro autoreferenzialità, che semmai dimostra – all’elemento di maggior rilievo, politico appunto, della giornata. E lo fa, contemporaneamen- te, assolvendo alla propria funzione di strumento e di riferimento per una lettura critica della nostra politica. Il governo inasprisce (a questo giro) le norme contro la corruzione. Su richiesta di Calderoli viene intanto recepita l’idea lanciata giorni fa dal presidente della Camera: incandidabilità per cinque anni per chi viene condannato in via definitiva per corruzione, appunto. Si potrebbe discutere sull’opportunità, per la politica italiana – che non è la sede della riabilitazione di chi ha sbagliato, che può restare off limits per persone che hanno compiuto reati contro la politica stessa – di prevedere anche a distanza di un lustro il “reintegro” dei corrotti, per quanto abbiano espiato. E culturalmente è forse un mezzo passo falso. Ma, per un altro verso, è comunque una scelta a garanzia di una maggiore pulizia delle istituzioni. Oltre a questo, viene introdotto l’obbligo, per i presidenti di Regione, di rendere conto del bilancio al termine delle loro amministrazioni, pena, anche per loro, la non rieleggibilità (si pone la questione di come si stabilisce, e di chi è preposto a farlo, il «fallimento politico» per il quale scatta la “sanzione”, ma ci sarà tempo per entrare ancora più nel merito; ora stiamo al fatto politico generale): «Una gestione sana è la precondizione per evitare fenomeni di corruttela», spiega Alfano. E c’è infine un più generale inasprimento delle sanzioni. E fin qui tutto bene. Ma c’è (anche) un però, ed è il tema che vi proponiamo. In questi anni il centrodestra ha introdotto norme che, quale che sia la motivazione – ed è a tutti evidente che hanno a che fare con i processi del presidente del Consiglio – riducono i margini per perseguire i potenziali corrotti. Per non parlare di quello che accadrebbe qualora venissero cancellate, di fatto, le intercettazioni. E’ d’uopo allora domandarsi se i provvedimenti di oggi rappresentino un cambio di direzione, favorito anche dalla distensione nella vicenda del presidente del Consiglio – che avviene però proprio grazie ad una di quelle leggi, che riducendo i tempi della prescrizione ha salvato l’avvocato inglese e con lui, probabilmen- te, anche il premier – oppure siano solo un inter- vento-bandiera, diciamo così, ad usum mediorum. Ci parla di questa contraddizione, Massimo Donadi. Read more

Il (secondo) anno di governo Berlusconi Ecco tutti i provvedimenti dell’esecutivo FOTO: il premier si “rilegge” su il Politico.it (stampato)

febbraio 20, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Com’è nei suoi doveri, il Politico.it non manca di svolgere il proprio ruolo di “sentinella” (incalzante) del potere, ma lo fa con la massima limpidezza e, soprattutto, sulla base dei fatti. I nostri lettori lo sanno bene: si può leggere questo giornale con la (relativa) tranquillità di chi sa di potersi aspettare una trasparente, sincera ricerca della verità. In questo quadro il giornale della politica italiana torna a proporvi uno dei suoi must: il racconto dell’azione di governo attraverso il racconto dei fatti, appunto. Il pezzo di Luca Lena che state per leggere riproduce tutte le decisioni prese dell’esecutivo negli ultimi dodici mesi, descrivendole nel dettaglio e portando le contestazioni che ne sono venute, dall’opposizione e non solo. Uno strumento di lavoro imperdibile per chi vuole orientarsi nel giudizio sul Berlusconi IV, finalmente trovando un quadro chiaro e non la successione disordinata e decontestualizzata del racconto (pure, ovviamente, fondamentale) giorno per giorno. il Politico.it assolve al proprio ruolo di punto di riferimento della nostra politica e offre agli addetti ai lavori questo documento – che si aggiunge a quello su primi dodici mesi – sul- l’azione di governo. Buona consultazione. E lettura. E buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

L’editoriale. Quindicennio, è l’inizio della fine di Franco Laratta

febbraio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel solco della tradizione dei gran- di quotidiani americani, già battuto nei giorni delle primarie per la segreteria del Partito Democratico in cui il Politico.it fece il suo endorsement e poi diede spazio anche ad opinioni differenti, il giornale della politica italiana propone quasi ogni giorno editoriali che non necessariamente rappresentano la linea del giornale. Ma sono contributi autorevoli al dibattito pubblico della nostra politica che sempre più si svolge in primo luogo su queste colonne. Quello di oggi è firmato dal grande giornalista e scrittore calabrese, nonché deputato Democratico, e parla della crisi, morale, di consenso e diremmo “istituzionale” (ovvero non solo nell’immediata – mancata – approvazione da parte dei cittadini bensì anche proprio nell’incapacità di assolvere alla propria funzione al di là di ogni più o meno fondato consenso contingente) della nostra politica e in particolare di quella metà – traversale – che governa il Paese ai suoi diversi livelli, a cominciare naturalmente da quello, dominante, di Palazzo Chigi. L’interpretazione è che tutto questo, la corruzione, il crollo nei sondaggi, la difficoltà montante siano i se- gnali che questo quindicennio sta finendo. Sentiamo. Read more

“Grande deroga”, ora vince la parte sana Passa dl normalizzato. E Fini: ‘Sì a regole’

febbraio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Camera ha appena approvato il decreto sulla Protezione civile che non contiene più la norma che costituiva la macchina “col motore truccato” della Spa del nostro pronto intervento nazionale e tanto meno l’immunità per i vertici della Protezione coinvolti (oggi o domani) in qualche inchiesta. Merito dell’opposizione ma anche di quella parte di maggioranza che fa riferimento al presidente della Camera. Che dopo avere anche evitato che il governo ponesse la fiducia sul provvedimento, consentendo così la discussione in aula, torna, proprio da L’Aquila, sul tema delle procedure e dei controlli: «Realizzare grandi opere in tempi rapidi ma sempre nel supremo rispetto della legge: si può fare». Il servizio di Carosella. Read more

“I precari firmino: niente stabilizzazione” Norma-capestro, ora il governo ci riprova FOTO: il ministro “socialista” Sacconi

febbraio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il ddl è in discussione al Senato: prevede che il datore di lavoro possa richiedere la sottoscrizione di una clausola che nega al lavoratore il diritto a ricorrere al Giudice del lavoro per la conversione del contratto. Inoltre fissa un tetto alle indennità, una limitazione che non vale per nessun altro (più garantito) tipo di occupato. Lo stesso provvedimento era già stato tentato e poi giudicato incostituzionale dalla Consulta. E’ probabile che anche questo faccia la stessa fine ma intanto il governo ci riprova. Ed ecco il racconto di due anni di interventi-tagliola sul mercato del lavoro. La firma è di Dario Ballini.            Read more

Diario. Il governo vs. tutti (gli enti locali) Il nucleare imposto. Bologna, rinvio voto

febbraio 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata caratterizzata dal Cdm. Che (non) assume due decisioni su tutte: impugna le leggi regionali di Campania, Puglia e Basilicata contro la costruzione di centrali sul loro territorio, portandole alla Corte costituzionale (insorgono le associazioni ambientaliste e i governatori promettono battaglia); non (e da qui il non) accorpa le elezioni comunali anticipate nel capoluogo emiliano alle Regionali di fine marzo, “minacciando” addirittura un rinvio al 2011. Bersani: «Vergogna». Ma è stato anche il giorno dell’approvazione definitiva della riforma della scuola. Sentiamo cos’ha detto Berlusconi e richiamiamo di cosa si tratta. Infine, la Cir di De Benedetti chiede un risarcimento anche per la corruzione del giudice Metta alla base, secondo la tesi degli avvocati, della sentenza sfavorevole sul lodo Mondadori, oltre a quello per la perdita di chance ovviamente da Fininvest. Il racconto.               Read more

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