Il futuro dell’Italia. Se oggi il nostro è un Paese narciso di M. Patrone
dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati

I politicanti: e adesso commissa- riare Rai. Non siam capaci a far Po- litica (culturale). Preferiamo occupare (vostri) salotti (tv). Ma Giulia: “Liberateci dalle vostre facce”. Ora Cesare deve morire al posto di Ballarò. E’ (sarà) questa la (vera) riforma della Rai. Italia è (sarà. Di nuovo) Paese meraviglie
di MATTEO PATRONE
La radice di tutti i mali dell’Italia è lo Specchio. “Questo Paese sembra essere sotto narcosi”, dice Toni Servillo. Noi diciamo meglio: ipnosi. Il nostro modo di (non) pensare è rifletterci. E adagiarci sulle comode fluttuazioni delle immagini. Dimenticando(ci). Di (poter) essere specchiati. Lo Specchio è, innanzitutto, quello nel quale ci guardiamo la mattina. Il nostro è un Paese narciso. E, per questo, sterile. Siamo narcisi perché così ci ha insegnato la televisione. Secondo Specchio (del nostro declino). La televisione oggi è il grande fratello. La televisione, ma anche (molti) giornali. I contenuti hanno lasciato il posto al gossip: vero (?) e proprio (???); ma anche sportivo, sociale, “politico”. La (nostra) politica oggi (non) è. Gossip. Se leggete i nostri giornali fino a qualche mese fa – quando il nostro impegno a riportare l’attenzione sui contenuti e l’esplosione della fase finale della crisi hanno costretto tutti quanti a piu’ savi consigli – troverete “chi ha incontrato Schifani”, come esemplificava – raccogliendo il nostro spunto – il (da noi) stimato Guido Crosetto. A quale dei due forni pensa di rivolgersi Casini. Ma non un contenuto sul futuro dell’Italia (oggi, invece, i Settegiorni di Verderami sono – per fortuna – isolati). Un grande (?) Ballando con le stelle collettivo e consolatorio, al quale (gli italiani sono purtroppo “affezionati” e dal quale sono – appunto – narcotizzati e che può finire solo assumendocene in prima persona la responsabilità, e al quale) – di fronte alla televisione o sfogliando una rivista di gossip, pardon: quotidiano – abbandonarsi per non pensare. Ma se nessuno pensa – e si assume la responsabilità di portare a conseguenze CONCRETE il proprio pensiero, diventando “attore” (ma in senso Alto), diceva Madre Teresa, dell’impegno per gli altri (perché questo, è la Politica) – il Paese va (appunto) allo scatafascio. Ma eravamo troppo impegnati ad ammirarci. E a fare le pulci – i parassiti – alla vita degli altri. Le vite degli altri – Paesi sono state per molto tempo l’unico riflesso sano. Poi è arrivato il Politico.it e con essa è tornata – sta tornando – la Politica. Il Paese delle meraviglie – l’Italia – è, infatti, dentro lo Specchio, e non nella nostra immagine (riflessa). La cultura è ciò che – come l’immaginazione per Alice – può farci (ri)entrare (in noi). Tornare ad Ascoltarci. La nostra (vera) Musica, fidatevi (di Noi), è (ancora) la migliore al mondo. La co-conduttrice di ServizioPubblico, ora, all’interno, sull’occupazione (dei politicanti). Matteo Patrone
Il futuro dell’Italia. Riprendiamoci il nostro domani di Giulia Innocenzi
luglio 6, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
Le neo-lingua è quella inversione dell’ordine naturale delle cose (nella loro rappresentazione) che i potenti, a volte, mettono in atto per farci credere che una situazione in cui la nostra libertà non è fino in fondo garantita (magari grazie anche al fatto che il nostro spirito critico è stato “corrotto” da un certo tipo di televisione – il cui proprietario-ispiratore, non a caso, è poi riuscito a rimanere al potere per la gran parte degli ultimi vent’anni), sia in realtà nel nostro interesse. Così che nessuno di noi sia portato a (ri)alzare la testa e a “ribellarsi”, e quello stato di cose possa essere prolungato. In questo testo scritto (proprio) per la tv, la co-conduttrice di Santoro a ServizioPubblico affronta il tema del “ribaltamento della verità”. Nel tentativo di dare un (ulteriore) contributo a far capire che se ciascuno pensa al suo tornaconto, e magari lo fa in modo non del tutto legittimo, alla fine i conti non tornano (per nessuno). E magari per gettare i semi di un tempo (nuovo) in cui non lasciarci (neppure) più raccontare che siamo tutti uguali, e che non c’è speranza, che se non ce l’hanno fatta coloro che si sono avvicendati fino ad oggi, non sarà possibile – neanche per noi – determinare un cambiamento; perché - come dimostra il passo indietro del governo sull’art. 18, come dimostra la progressiva presa di coscienza che l’unico modo per far ripartire la nostra economia è puntare a rifare del nostro paese la culla mondiale dell’innovazione – pensare di cambiare davvero le cose non è “troppo ambizioso”, e lasciarci convince- re del contrario significa semplicemente farci portare via un pezzo delle nostre vite. di GIULIA INNOCENZI Read more
***La proposta***
STATO DEBITORE, LE IMPRESE POSSANO DETRARRE IL CREDITO
di GIULIA INNOCENZI
gennaio 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
L’Infedele ieri si chiedeva, giustamente, perché i pensionati (o, meglio, i pensionabili) “colpiti” dalla (stessa) riforma del governo non si siano ribellati all’esecutivo dei professori come fanno, invece, categorie come quella degli autotrasportatori, e se questa non possa essere la prova che le agitazioni a cui assistiamo in questi giorni altro non costituiscano che la piu’ tipica reazione e difesa corporativa contro un cambiamento che mira a ridurre i (loro) privilegi e a garantire piu’ opportunità per tutti. Certamente questo è un elemento, ovviamente, piu’ che presente, tra le altre, nella ribellione dei tir. Così come soltanto un osservatore che peccasse di ingenuità potrebbe non accorgersi che le ipotizzate infiltrazioni mafiose non solo siano facili da documentare (vedi la comparsa, nei cortei, di noti esponenti delle famiglie), ma possano avere riguardato (in modo decisivo) anche le dinamiche stesse in ragione delle quali le proteste si sono avviate. E se i pensionati non si sono, a loro volta, ‘sollevati’ è sicuramente anche perché una maggiore cultura della responsabilità, in un momento peraltro in cui le difficoltà del Paese rischiavano di essere fatali, li ha potuti condurre a piu’ prudenti consigli. Dunque le manifestazioni di questi giorni vanno prese con le molle, e in qualche caso l’intera società civile e democratica - e il giornale della politica italiana, pur critico con il presidente del Consiglio, non si tirerà indietro nemmeno, o tanto meno, in questo senso - è chiamata a fare argine a favore di un governo che – sia pure con i limiti di visione politica che noi per primi abbiamo denunciato – agisce onestamente e responsabilmente per perseguire l’interesse generale. Ma la prima occasione di osservare da ‘vicino’ il movimento, ad ‘esempio’, nato in Sicilia – e allargatosi a macchia d’olio, come rilevato nella stessa trasmissione di ieri sera, in tutta Italia – ci è stata offerta da un altro dei (pochi) programmi di approfondimento giornalistico (vero) della nostra televisione, oltre a quello del nostro Gad Lerner: servizio pubblico di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. E in quell’occasione furono gli inviati di Santoro, e non (solo) i controversi animatori della protesta, a far notare come l’”intera” regione, l’intera isola fosse scesa in piazza. Al punto che poi, ancora ieri sera, qualcuno si è spinto a collegare tutto questo con quel fenomeno (storico) di ribellismo meridionale che puo’ essere fatto risalire addirittura al periodo risorgimentale ed essere letto come una forma di leghismo (neo-)borbonico, con tanto di (immancabile) opzione secessionistica. E’ proprio per questo, – esempio, forse, di (difensiva) chiusura su se stessi, ma anche della diffusione e del carattere “universale” (?) della protesta – che sarebbe un atto di irresponsabilità e prova di (ulteriore) autoreferenzialità pretendere di ridurre tutto cio’ al “rango” di pura (o esclusiva) difesa corporativa (di “pochi”) e “semplice” frutto (?) avvelenato della contaminazione mafiosa. Come affrontarlo? Nel capire che i “virtuosismi tecnici” – anche quando sono benedetti e vanno nella direzione invocata, come nel caso delle liberalizzazioni, che contribuiranno ad un cambiamento della nostra cultura dei rapporti (sociali) e persino, con cio’, della democrazia – pure (ma non solo) per il rapporto poco soddisfacente tra tempi e benefici previsti (con il rischio di un – apparente – accanimento su chi già, comunque, ‘soffre’), non tanto (o non solo) non ‘bastano’ ma non si dovrebbero “avere” preliminarmente o da soli; e che il principio per cui lo Stato mette le regole (anzi, le toglie) e lascia l’intera iniziativa ai privati e alle loro forme associative e imprenditoriali – per poi lavarsene, in qualche modo, le mani – non è (più – ?) adatto a consentirci di affrontare questa fase in cui quello stesso modo di (dis)organizzare la nostra vita comune si è dimostrato fallace e troppo esposto ad una frammentazione che in molti casi puo’ implodere in devianze e scelte meno oneste e responsabili – che le regole da sole non bastano a scongiurare – di esponenti di quella società civile di cui la Politica deve tornare ad essere considerata una espressione, e che ha percio’ il compito di guidare e coordinare. Come abbiamo scritto ieri, il modo migliore per coniugare leadership e creazione delle condizioni per una libera iniziativa sempre piu’ onesta, responsabile e potenzialmente efficace, è una nuova concezione della Cultura non piu’ come mera conservazione (estetica, o in qualche caso addirittura formale) dei beni che ci sono stati tramandati dal passato; bensì come (“sua”) riappropriazione (da parte) di noi stessi, attraverso una diffusione capillare, anche nella prospettiva di un possibile Rinascimento (appunto) culturale, filosofico, artistico che – ricollegandosi, eticamente, alle nostre vite – puo’ aiutarci a definire con piu’ consapevolezza e chiarezza il nostro futuro. Un impegno che non si esaurisce, naturalmente, in poche settimane; per affrontare – invece – l’emergenza (anche, ma non solo, economica) che vede nostre imprese al collasso in primo luogo, pensate un po’, per l’insolvenza dello Stato nei loro confronti (il principale creditore di noi stessi, infatti, siamo proprio e sempre noi, e i mancati pagamenti sono la principale palla al piede di questo periodo delle nostre aziende), Giulia rilancia stamane la pro- pria proposta di una deducibilità fiscale del credito. Read more
Giovani, destra vuol differenza classe (?) Tremonti: “Si riabituino a far lavori umili” E per Sacconi meglio (così) non laurearsi Sì, tutti mestieri hanno funzione e dignità E ora “onore” va spostato sulla persona Ma l’Italia vuole essere culla della civiltà E (ri)concorrere alla Nuova Civilizzazione Il diritto alla cultura rivà reso universale E serve sempre più “vostra intelligenza”
gennaio 23, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
“Studiate. Perché abbiamo bisogno della vostra intelligenza”. Antonio Gramsci avrebbe potuto pronunciare questa frase nell’Italia di oggi, e avrebbe colto l’esigenza di una diffusione della cultura (popolare), per preparare, liberandone appunto le risorse intrinseche, il nostro Paese al proprio possibile Nuovo Rinascimento. Che, “tecnicamente”, passa anche attraverso un sistema economico (ma non solo) che – come il Politico.it indica ormai dal febbraio di due anni fa – dovrà avere al proprio vertice l’innovazione. E a questo scopo non solo non possiamo permettere/ permetterci che lo studio torni ad essere una prerogativa di pochi (come minacciava di voler determinare la destra al governo), ma dobbiamo creare le condizioni – facendo della nostra istruzione la più avanzata al mondo; integrando e mettendo nella condizione il sistema delle imprese e del lavoro di favorire e raccogliere la spinta che verrà dall’istruzione rifondata – perché il lavoro intellettuale divenga una necessità sempre maggiore per tenere il passo di una nostra economia finalmente avviata ad uno sviluppo duraturo. Senza per-ciò abbandonare il filone degli altri mestieri, bensì l’esatto contrario: un’Italia che si riabbia della propria capacità di pensare è un’Italia (più) libera e capace di riassegnare alla Persona il proprio primato sociale, così che la “differenza” possa non essere più fatta dell’impiego che ciascuno svolge, bensì dal proprio valore umano e dalla propria saggezza. Una consapevolezza, quella della cultura come chiave della nostra liberazione (e del nostro stesso possibile rilancio economico), che ispira anche il “programma” (“politico”) dei movimenti cristiani nel corso della (nostra) Storia. Ce lo ‘dimostra’ Giulia, oggi. Riproponendoci un passaggio di un fondo dell’allora direttore de Il Popolo, il quotidiano della Democrazia Cristiana, Guido Gonella. Era il 1944; la fine di un’era (buia) e, come insegna la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo, l’inizio, quindi, di un ulteriore passo in avanti. Gonella scrive che il fine essenziale della Dc è “educare le masse”. Il direttore del Popolo minim(al)izza - o meglio rende essen- ziale - un ragionamento che può essere portato alla sua sublimazione: “educare” non solo per rendere capaci di “deliberare” tra proposte politiche differenti, non solo per liberare dai demagoghi e dagli “avventurieri” (fondamento, del resto, della democrazia e della possibilità di mantenere e far evolvere lo stesso “sistema”). Ma per liberare (tout court). Liberare dalle limitazioni imposte dalla mancanza di consapevolezza di sé, rendere gli italiani liberi di essere – in “definitiva” – (fino in “fondo”) loro stessi; come italiani e come individui. Come italiani, attraverso (anche) una ripresa (controllata e contestualmente implementata verso lo sbocco europeista) di un patriottismo-nazionalismo che ci svincoli da una subordinazione psicologica per la quale continuiamo a non sentirci degni di essere nazione, e dunque di poterci (pienamente) autodeterminare. Come individui, rifacendo della cultura il nostro ossigeno, e fornendo così a ciascuno gli strumenti della propria libertà. Un popolo, una nazione, che tornino ad essere coscienti (di sé), sono nella condizione di riprendere a scrivere la Storia, come hanno già fatto i loro avi. E di riportare così l’Italia,e con essa l’Europa, al centro del mondo. Read more
Giulia: ‘No, i ricchi non sono tutti evasori Camusso sbaglia a ricreare (ora) conflitti’ Ci contendiamo torta che sta per (ri)finire Se unica “politica” è rivendicare rendite Impegno condiviso per ritornare grandi Pd assuma leadership di ‘guidare’ Monti
dicembre 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ha torto, Susanna Camusso – e a maggior ragione lo avrebbe un Pd che si trincerasse nelle stesse posizioni neo-socialiste (?) e conservatrici – a contestare un principio di inquità nella manovra del governo. O meglio la manovra è, iniqua; ma non per le ragioni (i pretesti?) assistenzialistici e post(?)-sessantottini che sono alla base delle critiche del segretario della Cgil. La manovra è inqua perché non crea le condizioni affinché il sistema-Italia possa rimettersi in moto e aspirare nuovamente – attraverso non solo la produzione di beni, ma anche quella culturale – a rappresentare un modello, un punto di riferimento e la fonte di credibilità e di autorevolezza di un Paese che possa, così, tornare ad esercitare la propria leadership nel mondo. E, perciò, (non) “assicura” un (prossimo?) futuro di nuove, o ulteriori difficoltà per tutti. E, naturalmente, ciò riguarda soprattutto una classe media e neo-emarginata che non ha la solidità (economica) per sopportare questo “urto”, e contemporaneamente si vede impedita quella libertà (di azione, di movimento, nei “margini” dello Stato – di diritto) in mancanza della quale (le) è negata ogni prospettiva di crescita. Ma la Camusso non si (pre)occupa di nulla di tutto ciò. Come non lo fa l’(attuale) Pd. Il mantra è lo spostamento, ora, della “coperta” delle nostre attuali (in)disponibilità (economiche) da chi sta già abbastanza al caldo per non temere un lieve abbassamento della temperatura, su chi (appunto) rischia di congelare. Ma, come il giornale della politica italiana ha rimarcato più volte, quella coperta è ormai consunta, e trascinarsela da una parte all’altra – come continuerebbe ad avvenire se l’unica risposta alla crisi di oggi fosse la, solita – negli ultimi trenta-quarant’anni – “tentazione” di “premiare” (?) più gli uni o gli altri dello “spettro” (è proprio il caso di dirlo?) della nostra società – significherebbe solo, (molto) presto, ritrovarci di fatto (nuovamente, e completamente) scoperti gli uni (chi ha meno risorse già oggi) e, prima o dopo, anche gli altri (i “ricchi”). Una crisi che ci spoglia delle nostre comodità e delle nostre certezze “materiali” (a livello individuale ma anche come Paese), rappresenta invece la straordinaria opportunità per (ri)trovare quel senso di necessità del cambiamento di cui la manovra Monti è solo la pre-condizione, e di cui la redistribuzione (tout court) costituirebbe invece la semplice negazione. La premessa di una reale svolta e ripartenza sono quelle onestà e responsabilità nell’agire politico che riguardano non solo l’etica (pubblica) individuale, ma anche le scelte dei “partiti”. Non potremo avere nessun cambiamento, ovviamente, se ciascuno – più o meno velatamente, più o meno autolegittimandosi con giustificazioni più o meno demagogiche e più o meno attraversate da ipocrisia, a volte, di sorta – vi opporrà la pretesa delle proprie rendite di posizione; e non avremo nessuna stabilità nel cambiamento – ovvero la speranza che l’alternanza al governo non significhi l’aleatorietà, di ritorno (o continua), di ogni sforzo – se quelle onestà e responsabilità non costituiranno la scelta di fondo, “radicale”, di ogni forza in campo senza retropensieri, incertezze e puntate di piedi. La Cgil tornerà ad avere una funzione, e un futuro, quando prenderà atto di tutto ciò, e del principio fondamentale della Politica: dare la priorità al futuro, l’unica dimensione che abbiamo la possibilità di (ri)”definire” (quasi) completamente. “Che” poi è anche il modo per offrire l’unica “speranza” veramente possibile e non illusoria anche agli “adulti” di oggi: garantire, o meglio avviare – perché loro possano poi continuare il percorso intrapreso – un possibile domani nuovamente degno ai giovani di oggi, ai nostri “figli”. E, a maggior ragione, vale per un Partito Democratico che, in assenza di un clima di responsabilità (diffuso) nel Paese, sarebbe la forza chiamata a (ri)alimentarlo assumendosi lui la leadership di trarre le conseguenze Politiche di tutto questo. Come farlo, nel concreto, il Politico.it ha già più volte avuto modo di indicare. Peraltro ascoltato, come le parole di Monti sulla necessità, ora, di impostare riforme “organiche” – dal “progetto organico e complessivo” di cui noi parliamo da mesi – dimostrano. Ma che una politica-tecnica “sterilizzata” dall’era del benessere, e dall’illusione che i traguardi raggiunti nel corso della nostra storia recente giustificassero un “disimpegno” e una maggiore leggerezza nel governo della nostra vita (comune) – da cui la prossimità al default alla quale ci siamo progressivamente “calati” (le brache) appunto dagli anni ’70-’80 in poi, “regalo”, anche, del Sessantotto – non è più capace di sostanziare. La serietà e il disinteresse (?) del governo dei professori, da soli, non sono condizione sufficiente per salvare – e rifare grande – l’Italia. Il resto (o meglio ciò che – ne – resta) è (ulteriore) autoreferenzialità. Giulia ora, sull’”equivoco” della Camusso. di GIULIA INNOCENZI Read more
Avete fatto il vostro tempo/2. Pd, salire sul carro del vincitore Giulia
giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
La fine della passione (politica) porta con sé l’inaridimento della proposta. I dirigenti di lungo corso (o, come detto, i giovani privi di passione di base. E per passione s’intende, attenzione, la passione per l’Italia, la passione per la costruzione del domani; non, la passione per il potere, il carrierismo) sono (ormai) privi di quel ”brio, di quella curiosità, di quella (capacità di proporre e di ricevere uno) scambio”, che sono la chiave della politica vera. Non, la “buona” politica: la “buona” politica, con tutta la sua mielosità retorica, con tutto il suo compiacimento, è già parte di quel circolo (vizioso) autoreferenziale. La Bellezza sta nelle conclusioni, nelle realizzazioni che si possono ottenere solo con l’etica del rigore e della sobrietà, in primo luogo con/ in se stessi. E quando si ciancia di “buona” politica, e si è persa la passione, si perde anche l’orizzonte, e si finisce per esserre “costretti” a saltare ex post sui carri dei vincitori (appunto), come avvenuto per i referendum e, sia pure con maggiore umiltà, nei casi delle vittorie di Pisapia e De Magistris alle amministrative. Ce lo ricorda la giovane esponente Radicale, reduce dall’ultima presentazione del suo libro “Meglio fottere (che farsi governare da questi)” (appunto), a Catania. di GIULIA INNOCENZI Read more
Democrazia non è mai tale senza Cultura Gli italiani non sono liberi se non ‘sanno’ Rifare della conoscenza nostro ossigeno E potremo ritornare la culla della civiltà
giugno 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Giulia ci racconta una dichiarazione di Vasco: “Un giorno capii che il mio voto era pari a quello di mia nonna. Che votava Dc per non andare all’inferno”. E risponde al Blasco, che spiega così di non avere più votato, ricordandogli che questa è la democrazia. Ovviamente, ci mancherebbe altro, il diritto al voto è, deve essere universale. Ma anche quello alla cultura. Perché una democrazia non è matura, o quasi non è tale, se chi vota non ha gli strumenti per scegliere la prospettiva che più si confà alla propria sensibilità, o meglio ancora quella che sia in grado di stabilire sia la migliore per il bene dell’intero Paese. Cultura che non significa indottrinamento partitico. Ma è (invece) la rieducazione alla Bellezza. La Nuova Civilizzazione mondiale può (ri)partire dall’Italia – con più consapevolezza e senso dell’orientamento rispetto a dove si stabilirà che (si) voglia andare - se la nostra nazione asseconda la propria esigenza di compiere se stessa rifacendosi crogiuolo di (nuova) cultura. E ciò è possibile in un clima di stimolo diffuso alla conoscenza, all’eser- citazione nello studio, nella pratica della scrittura, nella produzione concettuale e artistica. E creativa. Per offrire ai nostri connazionali la possibilità di “altri pensieri e più vaste intenzioni” . Compiere la nostra democrazia. E cominciare a (ri)costruire il futuro del mondo. Giulia, ora, brevemente, con Vasco. (M. Patr.) Read more
Giovani, governo vuol differenza classe Tremonti: “Si riabituino a far lavori umili” E per Sacconi meglio (così) non laurearsi Sì, tutti mestieri hanno funzione e dignità E ora “onore” va spostato sulla persona Ma l’Italia vuole essere culla della civiltà E (ri)concorrere alla Nuova Civilizzazione Il diritto alla cultura rivà reso universale E serve sempre più “vostra intelligenza”
maggio 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
“Studiate. Perché abbiamo bisogno della vostra intelligenza”. Antonio Gramsci avrebbe potuto pronunciare questa frase nell’Italia di oggi, e avrebbe colto l’esigenza di una diffusione della cultura (popolare), per preparare, liberandone appunto le risorse intrinseche, il nostro Paese al proprio possibile Nuovo Rinascimento. Che, “tecnicamente”, passa anche attraverso un sistema economico che, come abbiamo detto prima, dovrà avere al proprio vertice l’innovazione. E a questo scopo non solo non possiamo permettere/ permetterci che lo studio torni ad essere una prerogativa di pochi, ma dobbiamo creare le condizioni – facendo della nostra istruzione la più avanzata al mondo, integrando e mettendo nella condizione il sistema delle imprese e del lavoro di favorire e raccogliere la spinta che verrà dall’istruzione rifondata – perché il lavoro intellettuale divenga una necessità sempre maggiore per tenere il passo di una nostra economia finalmente avviata ad uno sviluppo duraturo. Ciò non significa del resto abbandonare il filone degli altri mestieri, bensì l’esatto contrario: un’Italia che si riabbia della propria capacità di pensare è un’Italia (più) libera e capace di riassegnare alla Persona il proprio primato sociale, così che la “differenza” non sia più fatta dell’impiego che ciascuno svolge bensì dal proprio valore umano e dalla propria saggezza. Naturalmente tutto questo non piace al ministro del Welfare (?), che predilige un Paese bloccato e incatenato nella propria mancanza di consapevolezza. Come, con questa come sempre fulminea (appunto) istantanea, ci racconta Giulia. Read more
Chiamati a salvare e rifare grande l’Italia Un nazionalismo necessario a rimotivarci E la rivoluzione culturale per “liberarci” “Educare è (era) il fine (anche) della Dc” Onestà/responsabilità di costruire futuro
maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Scrive Rondolino che vivere significa “occuparsi” del presente, non di un inafferrabile futuro. Vale per la vita (appunto) dei singoli. Ma non per la politica. La politica è, costruzione del futuro. La politica è, occuparsi degli italiani del (sempre ulteriore) domani. O non è. E occuparsi del futuro è (sempre, ma tanto più oggi) rispondere alle chiamate della Storia. E oggi la Storia ci chiama a salvare e rifare grande questo Paese. Il modo per farlo, il Politico.it lo ha indicato lungamente, è (già) iscritto nelle vicende dell’Umanità. Perché la Storia è ciclica, o meglio è fondata su alcuni schemi fondamentali, come – per proseguire nel parallelismo – la dimensione individuale. Costruire il futuro altro non è, dunque, che reinterpretare il passato. O meglio: si tratta di “giocare all’attacco”, come dice spesso Pippo Civati, anche rispetto alla ciclicità della Storia. Siamo (i soli) padroni del nostro futuro. Ma nel farlo, nel promuovere una narrazione tutta nostra, quella che è cominciata mesi fa sulle pagine del giornale della politica italiana, finiremo inevitabilmente per ricalcare i tratti virtuosi segnati nel passato. Ce lo dimostra Giulia, oggi. Riproponendoci un passaggio di un fondo dell’allora direttore de Il Popolo, il quotidiano della Democrazia Cristiana, Guido Gonella. Era il 1944; la fine di un’era (buia) e, come insegna la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo, l’inizio, quindi, di un ulteriore passo in avanti. Gonella scrive che il fine essenziale della Dc è “educare le masse”. Il direttore del Popolo minim(al)izza - o meglio rende essenziale - un ragionamento che può essere portato alla sua sublimazione: “educare” non solo per rendere capaci di “deliberare” tra proposte politiche differenti, non solo per liberare dai demagoghi e dagli “avventurieri”. Ma per liberare (tout court). Liberare dalle limitazioni imposte dalla mancanza di consapevolezza di sé, ovvero dalla mancanza di Cultura. E che cos’è, questo educare della politica, se non la rivoluzione culturale di cui scrive da mesi il Politico.it? Significa rendere gli italiani liberi – di essere loro stessi; come italiani e come individui. Come italiani, attraverso un nazionalismo che svincoli da una subordinazione assimilata psicologicamente per la quale continuiamo a non sentirci degni di essere nazione, e dunque di poterci (pienamente) autodeterminare. Come individui, rifacendo della cultura il nostro ossigeno, e fornendo così a ciascuno gli strumenti della propria libertà. Un popolo, una nazione, che tornino ad essere coscienti (di sé), sono nella condizione di riprendere a scrivere la Storia, come hanno già fatto i loro avi. E di riportare così l’Italia, e con essa l’Europa, al centro del mondo (M. Patr.). Read more
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Viene da piangere: quando finirà?
aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Di fronte alle persone (coinvolte) che manifestano per il rischio che disastri come il terremoto a L’A- quila o l’incidente di Viareggio non trovino una (definitiva) risposta, attraverso i processi (fermati dalla prescrizione breve) o attraverso l’azione di compensazione e di rilancio, necessaria, della nostra politica (che non c’è), chi abbia un minimo di sensibilità non può che traballare. E trasalire. Questo è il momento dell’indignazione. Alla quale deve seguire però la fase della proposta. Sentiamo intanto Giulia. di GIULIA INNOCENZI Read more
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi
Libia, se il governo è in stato confusionale
marzo 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ora guardate il “Berlusconi”(?) del Cile(!) E’ presidente-imprenditore conservatore Ma (le) ha vendute tutte le sue proprietà E prepara la legge su conflitto d’interessi
marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Qualcuno che si “ribella” comunque c’è Sono (più) giovani protagonisti del futuro Giulia: “Speranza per la classe dirigente”
febbraio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Libia, il rischio dell’isolamento per l’amicizia con G. Giulia Innocenzi
febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
E rischia di saltare vero processo breve Mediaconciliazione, la giustizia è veloce Doveva entrar in vigore prossimo marzo Ma gli avvocati si son (rin)chiusi in casta Mobilitiamo per reale riforma giudiziaria
febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma gli (attuali) leader(?) non se ne vanno E (of course) pensano (solo) a loro stessi D’Alema continua a inseguire(?) Veltroni Diciamolo: questa segreteria Pd ha fallito Genio di Giulia: ‘Scelta giusta x perdere’
gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Cara Nicole, riprenditi il tuo futuro
gennaio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi La politica secondo Nicole Minetti
gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi (Non) lasciano (solo) Silvio
gennaio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Donne decisive per rifare grande l’Italia Metà necessaria di una politica matura Che si compie ‘liberandole’ nella società In primo luogo c’è la questione culturale Giulia: tv le tratta come carne da macello
gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il commento. Ma i pm hanno (oggi) troppo potere di Annalisa Chirico
gennaio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi E Nicole Minetti se la ride
gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Scajola ha fatto scuola
gennaio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Facciamoci furbi (per davvero)
gennaio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Ecco perché dal Pd ora non arriva la svolta
gennaio 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
di GIULIA INNOCENZI Read more
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Sei di destra? Te la fai sotto!
gennaio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
di GIULIA INNOCENZI Read more
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Made in miseria, l’Italia accattona
dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Preservativoleak
dicembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
di GIULIA INNOCENZI Read more
E’ vero boom per governo de il Politico.it Segno che è quel che la gente ora vuole L’esecutivo di (quei) giovani, su un’idea Un governo al (solo) servizio del Paese
dicembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
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a) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) La propaganda (tv) non responsabile (?)
novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Cosa fa(ra)nno i Radicali il 14/12?
novembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
il Politico.it ha ‘cuore persone più deboli Ma modo per aiutarle non è sindacalismo Il modo per aiutarle è rifare grande l’Italia Nel 2010 9 detenuti under 30 morti suicidi Giulia: ‘Non vedono via uscita da inferno’
novembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
In generale sia “no” al burqa, d’accordo Ma è giusto ‘dirlo’ con un (altro) divieto? E intanto proponiamo il modello-velina(?)
settembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Dibattito su legge elettorale, l’Italia ha il suo sistema: è il Mattarellum
settembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ed ecco anche una seria alternativa a ddl “Udienza-filtro stabilisca cos’è rilevante” Garantito equilibrio privacy-informazione
luglio 13, 2010 by Redazione · 2 Comments
Bocchino: gravi intercettazioni su Verdini Ma se ora passa il ddl non sapremo nulla Allora nuova P2 sarà libera di manovrarci Innocenzi: “Liberali, sicuri di volere ciò?”
Ma per cos’è scoppiata la rissa in aula (?) (Ora) scopriamo contenuti del ddl Meloni Mussolini: ‘Milioni alle ‘sue’ associazioni’
luglio 8, 2010 by Redazione · 5 Comments
E mentre ora il governo (?) va in crisi (?) c’è chi invece v’è già dentro da un pezzo E’ (ri)cresciuto divario tra ricchi e poveri (che significa pure più poveri più poveri) (Solo) noi lo raccontiamo e poi rilanciamo
luglio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Se non lo sa lei!
giugno 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Paradossi calcistici
giugno 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Oggi è il giorno del processo alla Nazionale di Lippi. E della ricerca delle cause di un fallimento (sportivo). Repubblica, Corriere e Stampa dedicano dalle 10 alle 13 pagine, le prime, all’Italia (quella calcistica). Si può accettare, anche se in un Paese con un’altra cultura (civile) ciò non sarebbe accaduto. Specie in un momento di crisi (di fondo e acuta) della nazione. Oltre tutto ciò allontana gli italiani dalla percezione di ciò che sta davvero avvenendo. Ed è così che anche la nostra politica, quella becera, quella autoreferenziale, può permettersi di macchiarsi, nella giornata della partita della Nazionale, di un fatto grave come la nomina a ministro di Brancher perché potesse utilizzare, come ha effettivamente fatto ieri, lo scudo del legittimo impedimento per sfuggire ai propri guai giudiziari. Il giornale della politica italiana sceglie allora una via mediana, parlando della nostra politica – e dell’Italia, quella vera – e parlando anche un po’ (poco) di calcio. Lo fa con Giulia, che analizza il commento di Calderoli all’uscita prematura della nostra rappresentativa chiedendosi se il ministro, e dunque la Lega, non si stiano accorgendo che la loro linea sulla cittadinanza è antistorica. E non fa (dunque) il bene dell’Italia. Read more
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Il partito è mio e me lo gestisco io
giugno 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Il disagio dei (giovani) “compagni”
giugno 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Ora legalizzare la prostituzione (?)
giugno 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Che ali- menta con la propria linea moderna e lungimirante – questo è il solo giornale in grado di far convivere sensibilità di destra e di sinistra, purché oneste e responsabili; un grande laboratorio anche per il futuro del Paese, oltre alle idee che il Politico.it offre quotidianamente alla nostra politica – e con i contri- buti delle sue grandi firme. Il tema della legalizzazio- ne (e, per quello che vale in questo contesto, conse- guente possibilità di tassazione), o meno, della prostituzione è tornato al “centro” del (o, meglio, un po’ defilato nel) confronto in Parlamento. Giulia lo affronta a partire dalla propria posizione, molto netta a favore dei “sì”. Ma il suo è comunque uno spunto (utile anche, o soprattutto, a chi la pensa diversamente) per riflettere. Read more
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Marzulliamo
giugno 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
E anche Giulia “risponde” al premier qui “Se a L’Aquila non è stato fatto granché Ma esiste ancora (…) la libertà di critica”
giugno 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma qualcuno ci ha guadagnato dalla crisi Per i nostri prefetti l’aumento di 630 euro Scattato 20 giorni prima della Finanziaria Innocenzi ci svela come aggirano blocco FOTO: Ed ecco il documento dell’accordo
maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
La categoria più colpita dalla Finanziaria di Tremonti sono i dipendenti pubblici. Sì, ma non tutti. Come il giornale della politica italiana è in grado di mostrare, per i capi delle Prefetture non scatteranno né congelamenti né tagli. O meglio: il blocco ci sarà. Ma arriva dopo che i prefetti si sono visti aumentare considerevolmente lo stipendio. Lo scoop è di Giulia, che ci racconta questa storia. Così. Read more
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Dedica all’Italia
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Sfido chiunque
maggio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi La morale coi soldi
Il presidente del Consiglio è celebre, anche, per le proprie gaffe, o per meglio dire per quelle frasi rivelatrici che esprimono il suo vero modo di vedere le cose, al di là di ogni sforzo (o abitudine) politically correct. In parte Berlusconi lo fa scientemente, in parte, appunto, si tratta di espressioni non consapevoli in quanto radicate nella concezione del Cav. La giovane esponente Radicale ne ha colto, oggi, un’altra, la cui radice – ovvero il pre-giudizio che ne sta alla base – Berlusconi condivide, del resto, con una parte del “popolo”, altro sintomo di un populismo che confina con la demagogia e anche con la piena identificazione del premier nell’arci- italiano.
Ma ci stiamo tutti dimenticando della crisi Quella delle persone cadute in povertà Ma questo è il giornale della politica vera Cestinato pezzo di politique politicienne Ecco invece storia raccontata da Giulia
maggio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana cerca faticosamente di contribuire a ribaltare l’agenda della nostra politica – e degli altri media, che «in Italia si occupano solo delle beghe tra politici e non dei contenuti» – imponendo fatti concreti, delle persone, e il confronto sulle scelte per il futuro dell’Italia. Uno sforzo che, badate bene, non ci costa nulla in termini di accessi: quando il nostro giornale si occupa di ricerca, o di energia rinnovabile, l’interesse aumenta e le visite hanno un picco. Com’è normale che sia, in generale e a maggior ragione in un Paese che ha bisogno come il pane di un po’ di serietà e di concretezza. Dunque è solo un problema di cultura (politica).

