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Perché Monti non sa come rigenerare crescita. Sue manovre sono dannose(?) Matteo Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

L’accanimento terapeutico nei con- fronti della Grecia è ormai evidente a tutti. Le misure di austerità servono forse a “ripagare” gli investimenti degli investitori, ma aggravano sempre di più le condizioni di vita (?) di cittadini che peraltro, com’è stato detto sin dall’inizio, hanno responsabilità solo relative per l’affondamento del debito. E, comunque, non consentono di uscire dalla situazione di stallo, in cui il rischio-default continua ad essere alimentato da una economia che – potremmo dire – mangia se stessa, ricavando dalle risorse che andrebbero destinate alla crescita la liquidità per pagare il debito, che però, così, torna a cascata ad aumentare: perché l’economia si ferma, e, al di là di casse dello stato che vedono diminuire – al netto della forzosità dei “prelievi” – è proprio il caso di chiamarli così – ad hoc – le loro entrate, mette in difficoltà un intero paese, che dunque non riesce ad uscire dal pantano. La situazione da noi era diversa. Perché il debito era (ed è) “pagabile” senza comportare (in realtà) eccessivi sacrifici da far sostenere ai nostri connazionali, e può appunto essere “coperto”, consentendoci di uscire “definitivamente” dalla situazione di crisi. Dove in Grecia c’era invece un vero e proprio buco nero, che risucchiava ogni tentativo. Ma, il giornale della politica italiana lo scrive da luglio (!), tutto ciò è vero solo a condizione, anche per noi, per noi che lo possiamo fare, di crescere: se non cresciamo, i nostri sforzi, pure di portata inferiore, e che vanno ad incidere in misura minore su di una situazione comunque meno grave, la cui crisi è meno “profonda” e radicata”, vengono vanificati. Ebbene, il governo Monti non sa come si fa la crescita: lo dimostra che lo stesso presidente del Consiglio, lo abbiamo scritto più volte, nei suoi editoriali pre-nomina, sul Corriere, non aveva mai saputo sostanziare e, anzi, fino alla fine non aveva nemmeno citato, il relativo capitolo: perché, semplicemente, non è nelle corde di un tecnico economista, abituato a lavorare sulle regole e poi a lasciare fare “i mercati”, immaginare invece di impostare lui una prospettiva nuova per un paese (e non per un mercato), e mettere in campo la leadership necessaria a mobilitare le forze della nazione perché si mettano in cammino verso quel traguardo (di assumersi in ultima analisi lui la responsabilità “di intrapresa”! Ecco perché gli imprenditori vogliono non tanto “uno di loro” – che hanno già avuto – ma “uno come loro”). Politica, e non tecnica. Capacità di cambiare completamente piano, e non solo di modificare la posizione dei trattini dentro lo stesso disegno (ma, beninteso, senza poter riprodurre alcuna figura che non sia, magari, la più nitida definizione di quella precedente). Monti questo non lo sa fare. E’ per questo che lo spread torna a salire. E, soprattutto, che ci sono persone – nostri connazionali! – che oggi scelgono addirittura di compiere il gesto eclatante – e “definitivo” – di tentare di uccidersi dandosi fuoco davanti ai palazzi delle nostre istituzioni: se si sono venuti a trovare in quella condizione non è certo colpa di Monti, che è al comando da pochi mesi; ma se non ne usciamo la colpa è solo di Monti- o, meglio, anche della politica politicante che continua a sostenerlo per sostenere – sostentare: è proprio, ahinoi, il caso di dirlo – se stessa – che persevera in quel girare intorno al punto (che è la crescita) al quale assistiamo da mesi. Non basta, cari signori, avere una figura (in tutti i sensi) autorevole; nel momento in cui il sistema non regge più, serve la Politica, e la Politica non è figura, è sostanza; non è public relationship, è capacità di visione e decisione e leadership. E’ per questo che il giornale della politica italiana, ancora una volta per primo, e per la seconda volta in due giorni con il conduttore de L’Infedele, si chiede se questo governo sia ancora nell’interesse del paese: ammesso che abbia mai agito in questo senso, e non (solo) per “far piacere” ai mercati. Matteo Patrone

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Il futuro dell’Italia. Monti non fa più l’interesse del Paese M. Patrone

ottobre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento che il Pd si carichi sulle spalle questa nazione. Che cosa trattiene infatti il Partito Democratico, quella forza più onesta e responsabile del nostro paese che – a differenza di tutte le altre! – ha (da sempre!) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il bene della nazione (e – delle sue persone “più deboli”); che ogni volta in cui è tornato ad essere maggioranza, “anche” in questo ventennio, e ha preso le redini del governo dell’Italia, l’ha rimessa sulla strada del (vero) risanamento e della crescita (perché con Amato, Prodi, Ciampi e Padoa-Schioppa, mentre i conti tornavano in ordine, (ciò avveniva anche perché) si promuovevano contestualmente indispensabili – per la stessa tenuta del bilancio – politiche per lo sviluppo); unica forza che, proprio per la sua Storia, è estranea agli agglomerati di potere (più o meno trasparente) di una terra che i lasciti storici della corruzione e della opacità del potere fascista – è, questa, una delle più grandi responsabilità del regime e di Mussolini: avere affidato le redini di una nazione che il loro “capo” non odiava, alla “carica” di mediocri della marcia su Roma, di cui la lottizzazione del sottopotere capitolino di oggi rappresenta la più chiara riproposizione – costringono a fare i conti con commistioni oscure, oggetto di una attenta, e generosa, azione di indagine parlamentare da parte di Walter Veltroni (e anche, in parte, del romano Adinolfi), che minacciano il regolare, e compiuto, “gioco” (che non è tale) democratico (ne sa qualcosa Pier Paolo Pasolini); e dunque unica forza nelle condizioni di cambiare, di “liberare” e compiere finalmente la democrazia italiana (e con essa la sua – correlativa – unità nazionale); unica forza che – al netto della sua, cristiana, attenzione a chi soffre: ridicolo il dibattito sul “partito dei cattolici”: questo partito c’è già, ed è il Pd – non rappresenta specifici interessi (e quando ha la tentazione di guardare al proprio passato e di farlo, deve ricordare la propria responsabilità) e può costituire quel “partito interclassista” (o “dell’Italia”) che fu, nel secondo dopoguerra, la Dc di Alcide De Gasperi; unica forza i cui esponenti, quando sbagliano, si dimettono: e che per questo può avere il coraggio, e l’onestà, di garantire che – caricandosi sulle spalle il paese – non lo farà più. Perché questo grande, potenziale partito di donne e uomini onesti (fino al midollo), a ormai 23 anni dalla caduta del Muro, deve ancora vivere il complesso di inferiorità che gravava sul Partito Comunista, che non è (da tempo) più, rinfocolato da chi ha – invece – interessi in gioco, e al quale appartengono le donne e gli uomini eredi “diretti” di chi ha fatto il sacrificio di rinunciare ad una possibile vita di (relativo) benessere e di tranquillità, per salire nei boschi e riconquistare la Libertà di cui ancora oggi (variabilmente e la cui più grande eredità è nelle parole di Sandro Pertini: “La libertà va sempre difesa, ogni giorno, perché non è mai conquistata per sempre”) godiamo, perché questa forza che persino un bambino vedrebbe che è lì, invocata dalla Storia, perché faccia finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno, non si decide a prendersi questa responsabilità, e a caricarsi sulle spalle la nostra (potenzialmente, di nuovo, grande) Nazione? Matteo Patrone

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“Schiaffo” mercati a Monti: spread a 380 “Non ci hai ‘offerto’ art. 18, ci rivaliamo” Ma gov. non dev’esser affidabile co’ loro Ma agire nell’esclusivo interesse italiani E oggi ciò significa (ri)generare crescita Anche per (ri)mettere in sicurezza debito Ma questo Monti (proprio) non lo sa fare Esecutivo proff. è ancora utile al Paese? Crespi: “Maggioranza di noi pensa di no”
di GAD LERNER

aprile 9, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La creatività, cita Giulio Giorello domenica sul Corriere, è riordinare elementi al cui uso siamo abituati quotidianamente, ma che nell’ordine attuale non danno la resa che possono dare in un ordine nuovo. Il giornale della politica italiana ha già indicato nella formazione continua – tassello per ciò che riguarda il lavoro di un completo ribaltamento di prospettiva in cui torniamo a fare della cultura il nostro ossigeno, (ri)sostituendo i contenuti al gossip, riavendoci della nostra capacità di pensare, recuperando il gusto per lo studio – la chiave per fare del lavoro (e della forza lavoro) il principale motore del rinnovamento delle aziende nel senso dell’innovazione. E – quindi – per rigenerare (una) crescita (che può arrivare “fino” alla doppia cifra). Il governo, invece, spiega il conduttore de L’Infedele, usa “gli strumenti tradizionali della scuola economica neoliberista”. Che è come infierire sul malato iniettando altro vaccino della stessa malattia che l’ha portato nelle condizioni in cui si trova oggi. Perché Monti ‘pretende’ di ascoltare i mercati. Ma i mercati, abbiamo già avuto modo di dirlo, non perseguono il bene dell’Italia, ma il loro. E quando nel nostro paese (la Politica) (si) torna a discutere per stabilire di non prendere una decisione – l’abolizione dell’art. 18 – che non è nell’interesse generale, ma solo di una parte e, al limite, degli investitori di Wall Street, ecco che loro si ribellano, come anticipato dal loro giornale, e come vediamo in queste ore. Perché è evidente che il nostro spread non sale (peraltro, da almeno dieci giorni) solo per la crisi occupazionale negli Stati Uniti – come tentano di accreditare, fuorviandoci, stamane i commentatori – ma anche perché non abbiamo sacrificato la libertà dei nostri lavoratori sull’altare della (loro) convenienza. Il compito di un governo dell’Italia, però, non è fare la loro convenienza; ma quella del paese (e non – di – un mercato). Quell’”affidabilità” nei confronti degli italiani, e non nei confronti di Wall Street, che abbiamo già rivendicato come condicio sine qua non per fare Politica nel nostro paese. E il bene dell’Italia, oggi, sarebbe (ri)generare la crescita; (ri)producendo la quale si metterebbe peraltro il nostro debito in sicurezza al di là di ogni tentazione famelica degli investitori. Ma Monti, lo abbiamo già scritto, questo non lo sa fare. E perciò cincischia intorno a provvedimenti preliminari – quale sarebbe stata, comunque, anche l’abolizione dell’art. 18 – che girano intorno al punto, senza mai centrarlo. Perché il suo “referente” (Etico) non siamo tutti noi, ma i mercati. Ed è anche per questo che, come ci rivela Luigi Crespi, i professori hanno sperperato in poche settimane il patrimonio di fiducia che avevano accumulato presso gli italiani, scendendo oggi al di sotto del 50%. Perché i nostri connazionali sono disposti ad accettare ogni sacrificio – per il bene, di tutti – ma non (ulteriore) sofferenza “spesa” sull’altare della salvezza di (solo) una parte di loro (o, peggio, dei “dominatori” stranieri: una tendenza, quella a “calare le brache” nei confronti dei conquistatori, che attraversa tutta la nostra storia – “recente”). Una riforma unilaterale e – in ultima analisi – anti-italiana – senza essere, come abbiamo già scritto, anticiclica – che infatti l’esecutivo è stato costretto a rimangiarsi. Ma ora Catricalà: “In Parlamento sarà possibile re-introdurre maggiore flessibilità”, gli fa eco anche il presidente del Consiglio da Israele. Il Pd è chiamato a tenere ferma la barra, o contraddirà la propria funzione (di “partito dell’Italia”, e non – tanto - dei – soli – lavoratori). Che è, semmai, quella di approfittare del passaggio parlamentare per introdurre la formazione (continua) nei momenti di transizione da un lavoro all’altro come chiave per mantenere i nostri lavoratori “sempre” occupati, dare quindi un senso ad ammortizzatori sociali che cesserebbero così di essere tali e diventerebbero una indennità di (dis)occupazione finalizzata a dare più forza, competenza, specializzazione, libertà alle nostre risorse umane, e infine per attivare un circolo virtuoso nel quale aziende e lavoratori sarebbero entrambi impegnati per (far) crescere (loro stessi e le proprie aziende), e quindi capace, in questo caso per davvero, di (ri)generare la crescita. Altrimenti, scrive Gad nel pezzetto che stiamo per leggere, “la recessione rischia di mangiarsi anche un governo impegnato solo a pagare il debito”. Ovvero incapace, “aggiungiamo” noi, di offrire (al paese, e non ai mer- cati) alcuna soluzione per ripartire. di GAD LERNER Read more

***La divaricazione tra partiti e Paese***
GRIDA DI “BUFFONE” A NAPOLITANO, ITALIANI SEMPRE PIU’ ESASPERATI
di GAD LERNER

febbraio 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché l’Italia era in “crisi” – e noi lo segnalavamo da tempo – già prima che cominciassimo a rischiare (direttamente) il default, e un governo tecnico, di ordinaria amministrazione (“puramente” economica) – quando non di accelerazione, tutta Politica, ma molto discutibile, sulla strada sulla quale diminuiscono ulteriormente le certezze per i nostri connazionali, aumentando e aggravando il clima di instabilità e di paura – non ha gli strumenti – e nemmeno la legittimazione – per dare le risposte, e segnare la svolta, di cui il Paese ha bisogno. La colpa, naturalmente, non è di un Monti che onestamente e responsabilmente assolve alla propria funzione, portando avanti dignitosamente – per quanto con minore brillantezza di quanto l’ottimismo della volontà del capitalismo mondiale morente, suo principale referente e beneficiario, vorrebbe attribuirgli – il proprio mandato; ma di una politica politicante che si nasconde dietro Monti – e alla sua immagine di serietà – per far calare l’onda del malcontento degli italiani (nei propri confronti). Che tali signori chiamano “antipolitica”, e che invece rappresenta l’antidoto della società civile alla vera antipolitica: quella costituita dalla (loro) Casta. Ma in questo modo il dissenso – anzi, il conflitto di interessi, sia pure in questo caso tra due diverse (?) soggettività: ma gli eletti in Parlamento e i leader dei partiti, non dovrebbero esprimere gli interessi del Paese? – osserva il conduttore de L’Infedele, invece di trovare “sfogo” nella contestazione aperta, nella libera (! E democratica) partecipazione e magari in libere elezioni, cresce sottotraccia, dando luogo a “deviazioni” per certi versi incomprensibili – se non in questa chiave di lettura – come quelle a cui abbiamo assistito nelle ultime ore nei confronti del meno colpevole di tutti: il presidente Napolitano. Che ha già avuto modo di “compensare” con la propria regia nella formazione del governo Monti l’insipienza di una classe (?) “dirigente” (?) che è ora chiamata ad assumersi le sue responsabilità. O rilancia – con una piattaforma POLITICA: alla cui definizione, ché la via è “una”, non esistono punti di vista, ma risposte più o meno efficaci alle evidenti esigenze del Paese, il giornale della politica italiana contribuisce da tempo – l’azione del governo stesso per non solo rimanere al di qua dell’orlo del baratro, ma anche per riportarci, via via, alla posizione che ci compete nel mondo; oppure lascia. Ora. Prima che sia troppo tardi (di “nuovo” – ?). di GAD LERNER Read more

***La proposta***
STATO DEBITORE, LE IMPRESE POSSANO DETRARRE IL CREDITO
di GIULIA INNOCENZI

gennaio 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele ieri si chiedeva, giustamente, perché i pensionati (o, meglio, i pensionabili) “colpiti” dalla (stessa) riforma del governo non si siano ribellati all’esecutivo dei professori come fanno, invece, categorie come quella degli autotrasportatori, e se questa non possa essere la prova che le agitazioni a cui assistiamo in questi giorni altro non costituiscano che la piu’ tipica reazione e difesa corporativa contro un cambiamento che mira a ridurre i (loro) privilegi e a garantire piu’ opportunità per tutti. Certamente questo è un elemento, ovviamente, piu’ che presente, tra le altre, nella ribellione dei tir. Così come soltanto un osservatore che peccasse di ingenuità potrebbe non accorgersi che le ipotizzate infiltrazioni mafiose non solo siano facili da documentare (vedi la comparsa, nei cortei, di noti esponenti delle famiglie), ma possano avere riguardato (in modo decisivo) anche le dinamiche stesse in ragione delle quali le proteste si sono avviate. E se i pensionati non si sono, a loro volta, ‘sollevati’ è sicuramente anche perché una maggiore cultura della responsabilità, in un momento peraltro in cui le difficoltà del Paese rischiavano di essere fatali, li ha potuti condurre a piu’ prudenti consigli. Dunque le manifestazioni di questi giorni vanno prese con le molle, e in qualche caso l’intera società civile e democratica - e il giornale della politica italiana, pur critico con il presidente del Consiglio, non si tirerà indietro nemmeno, o tanto meno, in questo senso - è chiamata a fare argine a favore di un governo che – sia pure con i limiti di visione politica che noi per primi abbiamo denunciato – agisce onestamente e responsabilmente per perseguire l’interesse generale. Ma la prima occasione di osservare da ‘vicino’ il movimento, ad ‘esempio’, nato in Sicilia – e allargatosi a macchia d’olio, come rilevato nella stessa trasmissione di ieri sera, in tutta Italia – ci è stata offerta da un altro dei (pochi) programmi di approfondimento giornalistico (vero) della nostra televisione, oltre a quello del nostro Gad Lerner: servizio pubblico di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. E in quell’occasione furono gli inviati di Santoro, e non (solo) i controversi animatori della protesta, a far notare come l’”intera” regione, l’intera isola fosse scesa in piazza. Al punto che poi, ancora ieri sera, qualcuno si è spinto a collegare tutto questo con quel fenomeno (storico) di ribellismo meridionale che puo’ essere fatto risalire addirittura al periodo risorgimentale ed essere letto come una forma di leghismo (neo-)borbonico, con tanto di (immancabile) opzione secessionistica. E’ proprio per questo, – esempio, forse, di (difensiva) chiusura su se stessi, ma anche della diffusione e del carattere “universale” (?) della protesta – che sarebbe un atto di irresponsabilità e prova di (ulteriore) autoreferenzialità pretendere di ridurre tutto cio’ al “rango” di pura (o esclusiva) difesa corporativa (di “pochi”) e “semplice” frutto (?) avvelenato della contaminazione mafiosa. Come affrontarlo? Nel capire che i “virtuosismi tecnici” – anche quando sono benedetti e vanno nella direzione invocata, come nel caso delle liberalizzazioni, che contribuiranno ad un cambiamento della nostra cultura dei rapporti (sociali) e persino, con cio’, della democrazia – pure (ma non solo) per il rapporto poco soddisfacente tra tempi e benefici previsti (con il rischio di un – apparente – accanimento su chi già, comunque, ‘soffre’), non tanto (o non solo) non ‘bastano’ ma non si dovrebbero “avere” preliminarmente o da soli; e che il principio per cui lo Stato mette le regole (anzi, le toglie) e lascia l’intera iniziativa ai privati e alle loro forme associative e imprenditoriali – per poi lavarsene, in qualche modo, le mani – non è (più – ?) adatto a consentirci di affrontare questa fase in cui quello stesso modo di (dis)organizzare la nostra vita comune si è dimostrato fallace e troppo esposto ad una frammentazione che in molti casi puo’ implodere in devianze e scelte meno oneste e responsabili – che le regole da sole non bastano a scongiurare – di esponenti di quella società civile di cui la Politica deve tornare ad essere considerata una espressione, e che ha percio’ il compito di guidare e coordinare. Come abbiamo scritto ieri, il modo migliore per coniugare leadership e creazione delle condizioni per una libera iniziativa sempre piu’ onesta, responsabile e potenzialmente efficace, è una nuova concezione della Cultura non piu’ come mera conservazione (estetica, o in qualche caso addirittura formale) dei beni che ci sono stati tramandati dal passato; bensì come (“sua”) riappropriazione (da parte) di noi stessi, attraverso una diffusione capillare, anche nella prospettiva di un possibile Rinascimento (appunto) culturale, filosofico, artistico che – ricollegandosi, eticamente, alle nostre vite – puo’ aiutarci a definire con piu’ consapevolezza e chiarezza il nostro futuro. Un impegno che non si esaurisce, naturalmente, in poche settimane; per affrontare – invece – l’emergenza (anche, ma non solo, economica) che vede nostre imprese al collasso in primo luogo, pensate un po’, per l’insolvenza dello Stato nei loro confronti (il principale creditore di noi stessi, infatti, siamo proprio e sempre noi, e i mancati pagamenti sono la principale palla al piede di questo periodo delle nostre aziende), Giulia rilancia stamane la pro- pria proposta di una deducibilità fiscale del credito. Read more

***Lotta (condivisa) all’evasione fiscale***
MA IL BLITZ DI CORTINA SIA UNA VERA VITTORIA. OVVERO, DI TUTTI
di GAD LERNER

gennaio 8, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Piu’ la sinistra invoca l’attenzione del presidente del Consiglio – come di qualunque altra autorità, piuttosto che assumersene, peraltro, in “prima persona” la responsabilità – (“solo”) per rivendicare giustizia sociale e redistribuzione, piu’ questi principi basilari di una società onesta e responsabile – nei confronti, in primo luogo, di se stessa e del proprio futuro – diventano “battaglie (o bandiere) della sinistra”, accentuando la tentazione revanscista del restante 75 per cento della popolazione e allontanando la soluzione ai loro problemi per coloro che soffrono. Piu’ la sinistra brandisce la Costituzione come un’arma contro altri cittadini italiani che hanno tutto il diritto – e, certo, anche il dovere; ma come vedremo esiste, secondo noi, un modo piu’ efficace per garantirne non solo il rispetto ma la piu’ importante condivisione - di percepirla (a loro volta) come la propria Costituzione, piu’ quell’area di sensibilità e di opinione vedra’ la Carta come fumo negli occhi, come un simbolo dell’avversario. E, inevitabilmente (?), tendera’ a non amarla. E’ vero, naturalmente, anche il contrario; se non fosse che la destra – questa ”nostra” destra (anti)italiana di oggi - sembra essere portata ad “occuparsi” soprattutto di interessi particolari quando non addirittura (come abbiamo visto negli ultimi diciotto anni) privati; e spesso, come fa notare il ministro dell’Economia nell’intervista di oggi al Corriere, in contrasto non solo sul piano etico ma anche direttamente economico con l’interesse del Paese. Al contrario, quegli stessi valori (o principi) “difesi” dalla sinistra sono, appunto, valori fondanti che abbiamo il dovere di promuovere – e non, solo, di pavoneggiare come “nostri” – assicurandone una sempre maggiore condivisione da parte di tutti. E’ per questo che il Politico.it non ama i caroselli (non – ideali) a cui abbiamo assistito per le nostre strade (soprattutto, virtuali) dopo l’intervento della Guardia di Finanza che ha posto fine ad una accentuata, naturalmente inaccettabile e – semplicemente - parassitaria tendenza all’evasione – nel caso specifico – a Cortina d’Ampezzo. Quei festeggiamenti rappresentano la principale “garanzia” che i comportamenti giustamente e doverosamente stigmatizzati da tutti noi e censurati, nella loro azione investigativa, dalle forze dell’ordine saranno – spiace rilevarlo – prevedibilmente reiterati. Non appena, magari, a Palazzo Chigi si sara’ seduto uno degli eredi di Berlusconi. Chi commette un errore (un reato) va “fermato” e – piu’ che “fatto pagare”, come (?) in una “ritorsione” fine a se stessa; tutt’altra cosa, davvero, dal “far pagare” il corrispettivo dovuto all’Agenzia delle Entrate - coinvolto (in positivo!) in una rinnovata prospettiva (comune) che consenta (che assicuri; molto piu’ dei nostri possibili canzonamenti) di trovare sempre piu’ “strutturalmente” e preventivamente – ovvero, psicologicamente e culturalmente; e non solo per effetto dell’auspicabile rigore del governo di turno – di evitare di ricadere negli stessi errori. Perche’ ne vale la pena! E non “soltanto” perche’ glielo grida – facendogli le smorfie - un ex elettore bertinottiano. Il commento, ora, del conduttore de L’Infedele (in onda lunedi’ sera alle 21.10 ovviamente su La 7). di GAD LERNER
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***L’Italia ad un passo dalla bancarotta***
CI STA TRASCINANDO NEL BARATRO (?)
di GAD LERNER

novembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Altro che avere messo “gli interessi del Paese davanti ai miei”, qual è il mantra che il presidente del Consiglio ha adottato per propagandare come qualcosa di cui dovremmo rendergli merito la (semplice) “promessa” (delle sue!/)di dimissioni fatta ieri al capo dello Stato. Come il giornale della politica italiana sospetta da tempo, a Berlusconi sembra non importare del possibile default dell’Italia; quando non abbia intravisto in questa (mancanza di) prospettiva un potenziale “modo” per uscire dall’angolo in cui si è ficcato. Il “colpo di coda” del Caimano che molti vaticinano da mesi, e che il rinvio dell’atto ufficiale di addio a Palazzo Chigi quanto meno non scongiura. Intanto, però, il Paese va a picco. Ma di questo porta responsabilità un’intera generazione, che – figlia del Sessantotto - ha gozzovigliato con/nel benessere raggiunto e che proprio per questo si (ci!) avviò – ormai trent’anni, o poco più, fa – sulla china del declino. L’uscita da tutto ciò non può dunque passare per una reiterazione neppure di quella metà (?) della nostra politica (?) autoreferenziale di oggi che in questi (ultimi. Speriamo non in tutti i sensi) vent’anni si è opposta (?) a Berlusconi. Come dimostra l’inconsistenza di un Pd che sostiene l’ipotesi di un governo di larghe intese per “fare subito le riforme necessarie al Paese”, sì; che chiedeva però anche (ormai) molte settimane or sono. Non avendo un’idea, e la forza, per seguire/compiere la propria vocazione (e ”urgenza” storica!): quella di partito erede della tradizione risorgimentale che in questa fase (appunto) storica (perché se lo statista - ma noi diremmo: l’uomo politico tout court – è colui che non pensa al presente ma alle generazioni successive la Politica è la scienza – e pratica. Umana – che ha il senso della Storia. O non è) avrebbe dovuto (dovrà) caricarsi sulle spalle l’intero Paese e, mentre lo salva, condurlo a rioccupare la propria posizione nel mondo. Il conduttore de L’Infedele, ora, sul rischio (che a questo punto è qualcosa di molto più “prossimo” e concreto)-default. di GAD LERNER Read more

***Le (promesse/)dimissioni di Silvio***
QUESTA VOLTA E’ (DAVVERO) FINITA (?)
di GAD LERNER

novembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma un Pd che avesse assolto (dall’inizio!) alla propria funzione originale (di partito chiamato a caricarsi sulle spalle l’Italia nel momento di massima difficoltà – storica, in tutti i sensi – dal tempo della guerra e della fine del fascismo, riprendendo il filo della – propria! – tradizione risorgimentale), mettendo in campo una proposta forte – sostanziata nel progetto organico e complessivo indicato da il Politico.it di cui Pigi ha colto la necessità (facendo proprio, e prendendo a sventolare, il concetto, ma) senza riuscire a concretizzarlo - per la costruzione del futuro del Paese, avrebbe accelerato-anticipato tutto questo di diversi mesi. Ora ci siamo, comunque, ma la domanda è: il presidente del Consiglio – che nonostante non abbia più (i) numeri diceva, fino a poche ore fa, di non avere (nemmeno, a – quel - momento – ?) intenzione di dimettersi – accetterà (fino in fondo) il “verdetto” senza tentare quel “colpo di coda” (da Caimano) che molti, a cominciare da D’Alema, profetizzano da tempo? di GAD LERNER Read more

***SULLA SCIA DI S&P*** ESTABLISHMENT ITALIANO COMPATTO: BERLUSCONI SE NE VADA di GAD LERNER

settembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mattinata con Bossi ed i fedelissimi della nordica alleanza. In serata lo aspetta Giorgio Napolitano. Silvio Berlusconi prova a riparare l’irreparabile. In fondo mancano pochi mesi alla fine della legislatura ed una simbolica azione diplomatica potrebbe evitare un cambio della guardia a palazzo Chigi ante tempo. I “bollettini” esteri, che declassano il sistema Italia e la sua leadership politica, non fanno che aggravare la critica situazione in cui versa il Paese. La crisi economica sembra non raggiungere ancora il suo apice. Quanto a quella politica, i due appuntamenti dei prossimi giorni sembrano preoccupare enormemente l’uomo di Arcore:  giovedì la Camera voterà la richiesta di arresto per il deputato Pdl Marco Milanese, deputato del Pdl ed ex consigliere politico di Giulio Tremonti, mentre per mercoledì prossimo è in agenda il voto di sfiducia sul ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano. La maggioranza è inerme sotto lo scrosciare furioso degli eventi che l’avversano. Silvio Berlusconi cerca il suo più rassicurante ed ottimistico sorriso senza trovarlo, e nella smorfia improbabile che gli si disegna in viso l’establishment italiano legge più che la disperazione il segno inconfutabile della sua follia. E parla chiaro: “Berlusconi deve farsi da parte”. Read more

***DL ANTICRISI*** LA MANOVRA DI ARCORE “MIGLIORA” SOLO PER I RICCHI

agosto 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Sono molto, molto soddisfatto perchè la manovra è migliorata senza modificare i saldi. Ora è più equa. Sono stati ridotti di molto i costi della politica, tagliate parecchie poltrone. La Lega è stata responsabile, ora è necessario che lo siano le opposizioni». Il presidente del Consiglio si dice dunque soddisfatto: «Avevamo detto subito – ricorda(?) Berlusconi – che quella manovra, varata per avere un intervento della Bce a tutela dei nostri titoli di Stato sotto attacco della speculazione, sarebbe migliorata. Ho sempre lavorato ad agosto per rendere la manovra più equa e sostenibile». Per “equa e sostenibile” il premier intende “all’insegna del proprio successo”: «Io avevo detto che introducevo il contributo di solidarietà con il cuore che grondava sangue perchè da sempre ho promesso che non volevamo mettere le mani nelle tasche degli italiani- sostiene Berlusconi–. Siamo riusciti a levarlo con altre fonti di risparmio». Altra vittoria quella che incassa il Cavaliere in seno al partito: «Sono soddisfatto perchè il risultato conferma la coesione della maggioranza e si può constatare come la realtà sia diversa da quello che racconta la stampa, con i romanzi d’agosto dei rapporti dentro la maggioranza e tra me e Tremonti». Quanto alla riduzione dei costi della politica aggiunge: «Noi ci avevamo provato ma poi la sinistra bocciò la nostra legge con un referendum. La nostra determinazione è assoluta, perchè i costi della politica sono forti e per questo siamo grati al senso di responsabilità della Lega. Ora in Parlamento tocca all’opposizione e se ci sarà l’accordo con una maggioranza dei due terzi, potremo arrivare in poco tempo ad approvare la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle Province». Peccato che la chimerica pretesa di ridurre i costi della politica, attraverso il procedimento di revisione del dettato costituzionale, abbia dei tempi decisamente troppo lunghi per costituire la cassa della manovra. Questi verranno presi sempre dalle solite “tasche”. E la manovra di Arcore si fregia di un “inequivocabile segno di classe”, come denuncia il nostro Gad Lerner. Sentiamo. Read more

MA TREMONTI E’ DAVVERO COSI’ INTELLIGENTE?

luglio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’inchiesta P4 fa tremare via XX Settembre ed il suo titolare, che stamani si sente costretto ad una seconda autodifesa: «Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno di avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani. Non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti». Ed ancora: «Forse avrei dovuto essere più attento, ma se devi lavorare in quento modo… Gestire il terzo debito ti impegna abbastanza. Ma se ci sono stati illeciti la magistratura procederà. Se ci sono stati appalti commissariamo tutto, abbiamo già commissariato una società e lo rifaremo se serve». Delle scuse vere e proprie però non arrivano: «Scusarsi? Per uno come me è una cosa…». La voce del ministro si interrompe, facendo alludere ad un gesto che difficilmente riuscirà a compiere. E c’è chi non ci sta. C’è chi non crede alla buona fede del ministro, alla sua candida innnocenza nel collaborare con Marco Milanese. E lo dice chiaramente, qui, sulle colonne del giornale della politica italiana. La parola a Gad Lerner. Read more

Ciò che manca a Italia è senso del rigore (E fu Paolo Guzzanti a dirlo qui per primo) Che si lega a un nazionalismo necessario Parte nazione è afflosciata su se stessa Perché non ha più un ‘motivo per vivere’ Politica restituisca al Paese un obiettivo Sia tornare ad essere la culla della civiltà E (ri)cominci da se stessa rispetto regole “Carica” e disciplina ci rifaranno grandi

luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il pretesto per parlare di noi è qualcosa avvenuto al di là della Manica. Succede che uno degli uomini più influenti di Inghilterra (e, naturalmente, non solo) - Rupert Murdoch – detentore di una fortissima capacità di penetrazione e, appunto, influenza nel Regno Unito, di fronte ad una contraddizione totale rispetto alla missione dell’informazione – e che tracima nella grave illegalità e nella violazione dei principi di libertà e riservatezza propri di una democrazia - ha prima deciso (immediatamente!) di chiudere il settimanale i cui autori avevano compiuto l’atto contro la legge, e ora la nuova Inghilterra di David Cameron si prepara a negargli la possibilità di acquisire un’altra fetta del mercato editoriale. Visto l’atteggiamento e le scelte tenuto e fatte da Cameron fino a questo momento, si può ritenere che ciò avvenga senza alcuna forma di populismo bensì nella consapevolezza della necessità del rigore. Rigore ben impiantato nella cultura britannica, e che pure, e per questo, non ci si fa sfuggire occasione per (ri)marcare. (Proprio) perché l’unico modo possibile della disciplina è l’inizio della disciplina stessa, che vivrà una crescita progressiva e si rafforzerà col tempo. Bene. L’Italia non è l’Inghilterra. E, da questo punto di vista, si vede. E non è un tratto qualsiasi: è ciò che, scriveva Italo Calvino, consente alla creatività di esprimersi. Perché una creatività senza regole, senza “impianto”, è una creatività che si sparge in mille rivoli e non costruisce alcunché. La struttura della nostra società, dunque. Certo. Ma – quella – a partire dal comportamento di ciascuno di noi. E – questo – mosso dall’esempio di chi ha il compito di guidare il nostro cammino comune nel Tempo. Il Partito Democratico, per dire, smetta di concedere deroghe alla regola del limite dei mandati o tolga quella regola. Smetta di candidare parenti di altri candidati e figli di, rispettando la regola (che vorrebbe propugnare!) del merito. Lo abbiamo scritto più volte: la politica è fatta dagli uomini; le regole sono tali solo se vengono rispettate, e ciò potrà avvenire solo a condizione che tutti noi cominciamo, oggi – che ci accorgiamo sulla nostra pelle (o forse non ancora “abbastanza”) cosa significhi (in forma “macro”) la mancanza di rigore: vedi il rischio default – quel percorso che ci porterà, fra qualche tempo, a riavere nella nostra cultura (importa poco chiamarla poi liberale o semplicemente “civiltà”, quella – nuova – che vogliamo (ri)costruire) il rispetto delle regole. Berlusconi, cari signori del centrosinistra, caro popolo degli indignati, con le sue leggi ad personam, non è un corpo (del tutto) estraneo; è (piuttosto, in parte) la proiezione di una parte del nostro Dna. Cambiare Berlusconi può non bastare. Cambiamo invece il nostro rapporto con le regole, cominciando da noi, ogni giorno. Potremo farlo se la politica si (ri)sveglierà. Gad, ora, sul nostro atteggiamento applicato alle intercettazioni illegali. di GAD LERNER Read more

***Il commento***
MONDADORI, NON POLITICIZZIAMO (OLTRE) LA GIUSTIZIA
di GAD LERNER

luglio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ritiene che in questo caso giustizia sia stata fatta, ma senza avere la conoscenza necessaria delle “carte” per esprimere certezza. E comunque parliamo di giustizia, e non di vendetta. E la giustizia – proprio per non avere colore, né politico, né civile, né altro – non è una pratica agonistica; è comprensibile e persino giusto provare soddisfazione per una sentenza giusta (quando lo sia e si abbia la “certezza” fondata che sia così), proprio perché la giustizia è la condicio sine qua non è possibile il nostro vivere civile. Ma la giustizia non è (nemmeno, solo) la pratica forense, la giustizia parte da ciascuno di noi e diventa una qualità, più o meno intensa, di un vivere comune. Non la fanno i giudici bensì tutti noi. rispettando le leggi. Ma non solo. Rispettando. Rispetto per gli altri. Rispetto della Giustizia. Che non vuole e non deve essere tirata per la giacca; così che possa continuare il proprio incedere retto. Se lo ha abbandonato tocca alla politica non strattornarla ma riaccompagnarla sulla via. Una volta che questo (se è il caso) sia avvenuto, è necessario recuperare quel distacco – l’altra faccia della cui medaglia è l’autorevolezza del sistema giudiziario – per il quale possiamo fare il “tifo” per la sentenza giusta, ma non per o contro una delle parti. Anche quando questa parte si chiama Silvio Berlusconi. Perché questa è la condizione per la quale nessun Berlusconi, in seguito, potrà (facilmente) sostenere (in tutti i sensi) la politicizzazione dei giudici; né i giudici avranno voglia di politicizzarsi (se mai è avvenuto, e qualche sospetto che ciò sia possibile è ragionevole). Abbiamo tutti un compito alto, che è quello di tornare grandi, e dare il nostro contributo (decisivo) alla nuova civilizzazione. Cominciando da noi. Gad, ora, nel merito del caso. di GAD LERNER Read more

Tav, ora necessaria per (stare in) Europa (Sia) fatta senza far “ammalare” i cittadini Ma (non) è giusto modello di sviluppo (?)

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In gioco non c’è la possibilità di portare più “velocemente una mozzarella ad Amsterdam”, come arringò populisticamente Grillo. E nemmeno (semplicemente) di far arrivare un treno “venti minuti prima” a Parigi. Si tratta di restare, con il nostro settentrione – e si pone il problema, semmai, di come agganciare a tutto questo il mezzogiorno – sull’”autostrada” sulla quale si svolgono i traffici nel Vecchio continente e, soprattutto, dall’Europa da e verso l’est. Dire no alla Tav significherebbe ritrovarsi, con tutto il nostro Paese, nella condizione nella quale (anche, oltre al problema della criminalità) si trova oggi il nostro sud: ovvero a non avere logisticamente, e (quindi) a non poter giocare come attore, un ruolo nel sistema di relazioni industriali e commerciali del mondo. La questione non è (dunque) “sì Tav”/”no Tav”: la Tav di per sé rappresenta una conseguenza della premessa dell’attuale modello di sviluppo che non può essere messo in discussione azzoppandolo, ovvero facendo sì che la Tav, da noi, nel nord-ovest, non si faccia e che, insomma, l’attuale modello di sviluppo resti, ma, oltre a non essere stato superato, nemmeno sia più adeguatamente funzionante. Come direbbero a Genova, si rischia, in questo modo, di non avere né la botte piena né il marito ubriaco. Perché è illusoria la prospettiva di ribaltare il capitalismo non mettendolo in discussione programmaticamente – e dunque fornendo un’alternativa credibile fondata su di un pensiero forte – ma, appunto, tentando di azzopparlo, cercando di impedire che l’attuale governo – e in generale la tendenza maggioritaria nella nostra politica – realizzi i propri piani, senza “cambiarglieli”. Cosa che non avverrebbe – e l’ipotesi che segue è irrealistica, proprio perché l’opposizione è messa in campo nell’unico, ma inadeguato, modo possibile – se non si riuscisse a fare la Tav per le resistenze dei cittadini. Ciò a cui semmai le proteste servono è a far capire ciò che ci indica il professor Ulivieri su Fb: “I fatti di Val di Susa denotano l’incapacità delle democrazie occidentali di ascoltare i veri bisogni della gente, l’essere incapaci di rappresentare le vere istanze della gente. La frattura è sempre più grande fra politici che non rappresentano e i non rappresentati”. Non (tanto, in sé) Tav sì o Tav no, ma semmai quale (altro) futuro per il nostro Paese e per l’Europa e il mondo. Solo che (appunto) ciò non si definisce boicottando il modello di sviluppo, ma – anche a partire però come appunto in questo caso dalla protesta – mettendo in campo (altro) pensiero forte. La rivoluzione culturale che rifaccia della cultura il nostro ossigeno, e il criterio della sostenibilità delle scelte – stop al consumo di territorio: e, certo, (non solo) in questo la Tav non va nella direzione auspicata; energie rinnovabili – sono la base da cui (ri)partire. il Politico.it ha già fatto, e farà la propria parte nella definizione di ciò che verrà dopo. Gad, ora, sulle violenze nelle proteste. di GAD LERNER Read more

Avete fatto il vostro tempo/1. Il Pd e la lottizzazione (smaccata) Gad

giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel superare un’età (anagrafica e politica; ma talora, va detto, tutto ciò si manifesta anche in giovane età) la passione viene meno e ad essa si sostituisce – se non si ha ancora lasciato la politica e dunque se non si è (dimostrato) di concepire l’impegno come un servizio – l’istinto di sopravvivenza, che porta ad architettare le soluzioni più adatte a garantire la propria persistenza nei posti del potere. Una di queste consiste nel piazzare nei posti-chiave “propri” uomini, così come lo si fa (con altri) per “premiarli” non avendo più (appunto) alcun interesse a far funzionare (davvero) la macchina, e ad assicurare il meglio per il bene della collettività; bensì, appunto, si ha a cuore solo se stessi, generando autoreferenzialità. L’attuale classe dirigente del Partito Democratico – senza generalizzare in modo assoluto - al potere da decenni, ha ormai queste caratteristiche. Il giornale della politica italiana ve lo dimostra, con la narrazione di oggi, senza molta difficoltà. Ascoltate la storia di Franco Pronzato, membro del Cda dell’Atac (l’azienda pubblica di trasporti della capitale), nominato dall’attuale dirigenza Pd “coordinatore nazionale per il trasporto aereo” (?) del partito. L’incarico, di per sé, dalla configurazione astrusa e di dubbia utilità, puzza di autoreferenzialità e lottizzazione. A maggior ragione se il dirigente in questione, oggi indagato (e questo, pur nella presunzione di innocenza, rappresenta un altro campanello d’allarme, come già per le inchieste sulla sanità pugliese), è (appunto) già stato inserito in un Cda (pubblico). Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

E ora anche a destra vogliono le primarie Tassello di una società che sia la politica Ma è necessaria la rivoluzione culturale

giugno 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi concepiamo (?) la politica come un settore, come un ordine professionale. Animato (? Si fa veramente per dire) da una una (non a caso) “classe” i cui membri “imparano” a svolgere il “mestiere”. Ma per far funzionare tecnicamente un sistema ci sono i tecnici e i funzionari (già oggi). La politica richiede in realtà altre qualità come l’onestà e la responsabilità, la lungimiranza, la capacità progettuale, la leadership. Tutte caratteristiche che si possono ritrovare a prescindere dall’esperienza (politica) e dalla preparazione (“professionale”). La politica poi è il governo della NOSTRA comunità. Che è doveroso (responsabile) e opportuno che sia la stessa comunità nella propria espressione più sincera e libera a produrre, piuttosto che un nucleo di “professionisti” che, ad un certo punto, smettono di rispondere alla comunità e cominciano a farlo a loro stessi. La democrazia rappresentativa ha già, in sé, anticorpi contro questa “deformazione”. Il voto – quando è libero e, ancora una volta, responsabile, ovvero quando riguarda e incide davvero nel governo della nostra nazione: non, per intenderci – ad esempio - quando i parlamentari sono scelti da altri politicanti – di per sé favorisce la rappresentatività. E dunque un (semplice) ”ritorno” ad una democrazia rappresentativa che ”assomigli” maggiormente al proprio modello originale sarebbe sufficiente a garantire una maggiore rappresentatività e dunque un governo espressione della società. Ma c’è, nella Storia e soprattutto nel nostro (possibile) futuro, anche un altro modello, più avanzato e “maturo”. E’ la “società politica”, in cui non esistono “sacche” di professionisti (più o meno ricambiati, in tutti i sensi) della politica, che ha raggiunto un livello di maturità (e di diffusione) culturale (e politica) tale per cui la preparazione (culturale, appunto) alla politica sia diffusa; e in cui dunque “tutti” coloro che hanno quelle qualità fondamentali hanno i numeri per potere assurgere al ruolo di guida politica. E in cui questa alternanza continua della (non più) “classe” dirigente può avvenire e avviene davvero. Una società che sia (esprima) la (propria) politica. Le primarie, di cui ci parla tra poco il conduttore de L’Infedele, sono il possibile avvio di tale puzzle. Ma è necessaria anche quella rivoluzione culturale che metta la società stessa nella condizione di sfruttare questa propria (maggiore) libertà. Gad ci parla intanto della “rottura del ghiaccio” rappresentata, appunto, dalle primarie stesse. di GAD LERNER Read more

Il commento. No caro Silvio, se perdi è “solo” colpa tua G. Lerner

maggio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Comincia lo scaricabarile nel Pdl. E non stupisce che ad aprire le danze sia proprio il presidente del Consiglio, che attribuisce la causa delle sconfitte alla “modesta”, dice, qualità dei (propri) candidati. A cominciare dalla Moratti, a Milano. E se evidentemente responsabilità legate al (mal)governo della città avranno concorso (e concorreranno?) a determinare l’esito sfavorevole al centrodestra, è però chiara la valenza nazionale, e la personalizzazione, che proprio Berlusconi ha imposto a questa tornata amministrativa, a partire - ovviamente – dalla sfida all’ombra della Madunnina. E, aggiunge il conduttore de L’Infedele, la strategia delle parole come pietre messa in campo dal Pdl è frutto di una concezione e di un “là” proprio del Cavaliere. Che dunque non può sottrarsi alle proprie colpe, appunto. Di cui lo accusa, imprevedibilmente, Alessandro Sallusti, in un’intervista a Vanity Fair. Sentiamo. di GAD LERNER Read more

Silenzio post elettorale. Cavaliere, chi l’ha (più) visto? di Gad Lerner

maggio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio tace ormai da oltre sessanta ore. Già infranto il record post sconfitta alle poli- tiche del 2006. Ma -lo sappiamo- tornerà a ruggire come prima quanto prima. Tuttavia, nel frattempo, chi ne sente la mancanza? di GAD LERNER
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***Il commento***
BERLUSCONI “URLA” PERCHE’ SI SENTE DEBOLE
di GAD LERNER

maggio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’affanno con cui il presidente del Consiglio tenta, abbiamo visto con Luigi Crespi, di salvare il salvabile nella pessima campagna elettorale (in-degna prosecuzione dei cinque anni alla guida di Milano) di Letizia Moratti, e in generale di recuperare quei delusi che molti sondaggi (dis)attribuiscono al centrodestra, è il segno della sua difficoltà. Che, a fronte di un centrosinistra ancora non attrezzato a caricarsi sulle spalle questo Paese – come l’Italia ha bisogno e “sogna” avvenga – potrebbe per il momen- to non sfociare nella sconfitta definitiva, ma lo mette comunque a rischio. Il conduttore de L’Infedele, ospite stasera di Michele Santoro ad Annozero (21.05, Raidue), analizza gli sforzi del premier.
di GAD LERNER Read more

Il commento. Letizia Moratti ha paura di perdere di Gad Lerner

maggio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non si spiega che così, la “vigliaccata” di avere usato l’appello finale (quindi senza possibilità di replica per il diretto interessato) nel dibattito televisivo con Giuliano Pisapia, contendente del centrosinistra nella corsa a sindaco di Milano, per attribuire a quest’ultimo la responsabilità di un reato (il furto di un’auto) per il quale fu prosciolto. Dopo la vittoria di un soffio al primo turno cinque anni fa, nel capoluogo lombardo la destra di Berlusconi, causa la diaspora centrista di Manfredi Palmeri, è quasi certa di essere costretta, questa volta, al ballottaggio. E con un avversario molto amato dalla città come Pisapia tutto può accadere, anche al di là del confronto di merito, e anche tra i due cartelli (para)ideologici della destra e della sinistra. Brichetto lo sa e, scrive il conduttore de L’Infedele sul giornale della politica italiana, si sente messa alle corde, così da usare delle scorrettezze. Ma sentiamolo, Gad. di GAD LERNER Read more

Bin Laden, per il minor integralismo islam Rivoluzione culturale d’internet la chiave Ma necessario comunque il blitz militare Gheddafi e Assad “rovesciati” dai popoli E decisivo – vedremo – sarà ruolo donne

maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si può commentare in tanti modi l’uccisione del capo di Al Qaeda, a cui sono imputati l’attentato alle Torri Gemelle a New York del 2001 – dieci anni dopo – e molte altre stragi, oltre ad una tendenza ad alimentare il circuito del terrore. E come avveniva questa processo? La religione veniva usata come grimaldello per aprire (anzi chiudere) le (in)coscienze di una parte del mondo arabo, creando l’humus nel quale Osama ha potuto prosperare (si fa veramente per dire) per anni e grazie al quale poi si è potuto nascondere. Oggi il suo ammazzamento è stato anticipato sul piano mediatico da un twittatore pakistano che viveva pochi metri vicino al covo del terrorista. Il Pakistan fa (in parte) storia a sé nell’area di cultura araba. E il punto non è che oggi si può tecnicamente comunicare con più facilità tutti. Ma, grazie a questo, la Terra – e l’umanità – è diventata un grande vaso comunicante, in cui le conquiste di una parte del mondo si traducono in aspirazioni di quella che non le ha ancora avute, generando così una grande spinta al cambiamento. Internet. E poi le coscienze (ora) di ciascuno. Questa liberazione è dello stesso tipo di quella che, ne abbiamo parlato stamattina, potremo vivere – per ora ad un livello ancora (il) più avanzato – noi. E nel riguardare le donne, vi racconterà tra poco il giornale della politica italiana, innescherà la più grande bomba ad orolegeria che qualsiasi apparato militare potesse (e possa) piazzare. Ve ne parliamo, appunto, tra un po’. Ora quanto – e come - internet, e la rivoluzione culturale, hanno potuto nella uccisione di Bin Laden. di GAD LERNER (stasera in onda dalle 21.10 su La7 con il suo Infedele) Read more

***Il commento***
LA LEGA PREPARA LA CRISI DI GOVERNO
di GAD LERNER

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Forse non ancora sulla Libia, ma le grandi manovre “nordiste” per prendere le distanze da un Berlusconi prossimo alla fine continuano. Qualora la partita delle amministrative a Milano dovesse concludersi con un risultato non favorevole a Letizia Moratti, quello potrebbe essere il momento di caduta (in tutti i sensi). Anche perché più acquisisce potere, più la Lega dà spazio alle proprie pulsioni conservatrici, “quasi reazionarie”. E questo favorirà un sempre maggiore isolamento leghista. di GAD LERNER Read more

Assalto finale di Berlusconi a democrazia Manifesti procura=Br ‘approvati’ da Silvio Come proposta di modifica Costituzione E così tutte ‘fughe in avanti’ dei deputati Neo-strategia (mediatica) della tensione Che cosa verrà dopo la (sola) pressione?

aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il disegno emerge ora nella sua chiarezza. Mai come oggi il Cavaliere ci aveva provato in modo così diretto. Berlusconi capisce di essere agli sgoccioli, e tenta il tutto e per tutto per portare a compimento il proprio progetto originale. Il modus operandi è semplice: mandare avanti le seconde linee per seminare il panico nelle difese “nemiche” e ridurne progressivamente la capacità di reazione. In attesa di cosa? E’ facile compilare la tabella di marcia delle ultime settimane: il doppio tentativo di imbavagliare l’informazione Rai, per la prima volta per mano di un peone sconosciuto; poi i manifesti anti-magistrati di Lassini. Che, scrive Lerner nel pezzo che state per leggere, hanno un ”legame organico, finanziario, ideologico e organizzativo con il Pdl”. Ieri la proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione per mano di un altro deputato “anonimo”. Obiettivo: rafforzare i poteri del Parlamento e con essi quelli del presidente del Consiglio, che ha in pugno deputati e senatori; e privare della loro capacità di interdizione capo dello Stato e Alta Corte. Un attacco su più fronti che non viene ancora esplicitato perché la rana non si accorga di stare lentamente cuocendo, e che anzi trova questa forma inedita dell’apparentemente sconnessa azione dei singoli. Ma tutto questo ancora non basta. Cosa verrà (appunto) dopo? di GAD LERNER Read more

***Il commento***
LIBIA, GIUSTA E INEVITABILE LA DECISIONE ONU
di GAD LERNER

marzo 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A Tripoli non si sta consu- mando una guerra civile, ma una vigliacca carneficina da parte di un dittatore contro i suoi stessi connazionali, bombardati senza pietà. Non stupisce, dunque, la novità dell’astensione di Paesi come la Russia e la Cina rispetto alla risoluzione che prevede la possibilità dell’uso della forza, oltre all’imposizione della no fly zone. E’ d’accordo anche il conduttore de L’Infedele, a cui il giornale della politica italiana affida l’analisi. L’importante, e chiudiamo così, è non innamorarci di una soluzione militare che resta una extrema ratio (?) da non assumere – mai – con (alcuna) leggerezza. Come del resto non è avvenuto al Consiglio di sicurezza. di GAD LERNER Read more

Nucleare/2. Come si può, adesso, non ripensare la strategia? Lerner

marzo 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo la grande giornata di ieri, passata a riflettere sui sistemi su cui si regge il Nuovo Mondo – quello elevato e democraticizzato grazie all’interconnessione assicurata, soprattutto, da internet – e a restituire uno spessore al nostro sguardo sul futuro; dopo la transizione del giudizio su Bersani: ricadiamo, inevitabilmente – finché questa sarà la nostra politica – nel “brodo primordiale” (ma non ri-generante: è proprio il caso di chiamarlo così) della politica politicante autoreferenziale di oggi. Che però, adesso, quanto a ritorsione su se stessa (e non solo; in tutti sensi) comincia un po’ ad esagerare. E’ infatti chiaro – e lo abbiamo descritto ieri – come le uniche motivazioni della cocciutaggine con cui il governo persiste nel suo intendimento di riportare il nucleare (anche) in Italia pure di fronte alla tragedia giapponese siano tre: l’ideologia di una destra futurista senza etica (e si è verificato ieri quanto abbiamo bisogno di restituircene una); la mera convenienza economica-di potere, per cui ci sono coloro ai quali insistere con il nucleare conviene finanziariamente (il potentato, la lobby dell’energia atomica) e quelli a cui conviene per la conservazione del potere (…); infine una (più legittima) leggerezza e sottovalutazione di ciò che sta accadendo in Giappone. Perché il punto è proprio questo: non è questione di emotività, reagire responsabilmente all’incidente giapponese prendendo atto che il nucleare non è ancora (per nulla) sicuro e che l’adozione di una simile opzione comporta, concretamente, il rischio di un disastro planetario; è questione di consapevolezza e responsabiità (appunto). Per la stessa ragione, appare paradossale che il ministro dell’Ambiente abbia subito tacciato il movimento antinucleare di “scacallaggio”: lo sciacallaggio, se c’è, è quello di chi persegue propri interessi privati anche a costo di mettere in pericolo la stessa vita – diciamola tutta – sulla Terra, oltre che la salute e la sopravvivenza di nostri connazionali (siamo tutti profondamente compartecipi e addolorati quanto mai lo si possa essere, per quanto accade in Giappone, ma finiremmo per esserlo sicuramente ancora di più se capitasse al sangue del nostro sangue). In questo quadro, prova a mettere ordine il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

***Il commento***
IL NICHILISMO POLITICO DI BERLUSCONI di GAD LERNER

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al presidente del Consiglio non importa più di nulla (tranne che dei propri processi e dell’orgoglioso mantenimento del potere). E per questo può fare di tutto. L’avevamo rilevato ad inizio settimana, con Crespi, nel sottolineare l’indifferenza con la quale trattava il desiderio per l’adozione da parte dei single e del riconoscimento pubblico delle coppie gay, le cui speranze aveva ridotto in brandelli in pochi secondi al solo scopo di riassicurarsi il sostegno della Chiesa. Lo rileviamo nell’atteggiamento tenuto ieri, quando – oltre ad avere accosentino, se non stabilito personalmente, a che il governo chiedesse l’ennesima fiducia nel più totale spregio delle prerogative parlamentari – nel dire sì (tout court, a prescindere) al federalismo della Lega è arrivato ad indossare il fazzoletto verde – un altro sfregio alla propria funzione di primo ministro della nostra nazione – pur di fare tutto per rinsaldare la maggio- ranza e dunque le proprie possibilità di andare fino in fondo. A quest’ultimo riguardo, la conseguenza più politicistica – e poi politica – è che il premier sembra disposto a lasciare cannibalizzare il Pdl da parte delle stesse camicie verdi, lasciando loro (una parte del)la propria eredità politica, dato che neppure del suo partito (?) gli interessa alcunché, se non in quanto strumento per il perseguimento dei propri scopi. Una delle facce del leaderismo. Lo stesso che caratterizza il rapporto tra Vendola e Sel. Ma questo è un altro discorso. Chiosa sul primo il con- duttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

Il commento. Libia, adesso l’Italia rompa con Gheddafi di Gad Lerner

febbraio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Centinaia di morti, in una guerra “civile” (?) che non è tale perché si contrappongono (tutto) un popolo che lotta per la libertà e un esercito «che massacra i suoi concittadini». Per «dignità nazionale, oltre che per lungimiranza strategica», è giunto il momento di porre fine “alle telefonate” (è proprio il caso di dirlo) e di assumere una posizione di condanna del regime libico. Perché non vogliamo (più) baciare le mani a un dittatore. Il nostro è un grande Paese che merita di più. di GAD LERNER Read more

Libia/1. Il Paese di Gheddafi sulla strada verso la libertà di G. Lerner

febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non sarà facile anche perché «i libici sono meno numerosi dei tunisini e degli egiziani, hanno un reddito pro capite più elevato e subiscono un controllo sociale capillare»; ma la strada è avviata. E, sul lungo periodo, può offrire una prospettiva di rinascita – non (solo) democratica, ma (anche) economica e sociale – al nostro Mezzogiorno e quindi (ulteriormente) al nostro Paese nel suo complesso. Perché se è vero che «in Sicilia i fichi, dalla Libia, arrivano ancora freschi», come presenta la questione il ministro La Russa, e dunque, al di là delle mosse specifiche, è comprensibile e fondata la prudenza del governo rispetto alla rivolta in Libia – anche se restano i dubbi sui possibili eccessi di “collaborazione” ricercati finora col dittatore – per le stesse ragioni il Nordafrica, e l’intero continente africano, rappresentano, con la loro prossimità alle coste meridionali della nostra nazione, l’altro tassello di una possibile rinascita del Mediterraneo e, con esso, della centralità (anche) del nostro sud e dunque dell’Italia, sia pure una volta perseguita (anche) per altri canali, quelli che raccontiamo ogni giorno. Dalla costa meridionale del Mare nostrum arriva una ventata di speranza, che riguarda anche noi. Su più piani. Ce ne parla il conduttore de L’Infedele (in onda stasera dalle 21.10 su La7). di GAD LERNER Read more

Vendola, D’Alema, galli del centrosinistra duellano su premiership per scarse idee “Una” di fondo e un progetto per il futuro Questo può salvare e rifare grande Italia Ottima comunque ipotesi di donna leader il Politico, con Gad, lanciò per primo Bindi

febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ andata bene la narrazione (sia pure, per una volta, minimalistica) del giornale della politica italiana di ieri sulla (mancanza di) «alternativa». La ragione è semplice: l’Italia ha bisogno (come il pane) di contenuti, dopo sedici anni di gossip politico autoreferenziale, perché non è – per noi, per gli italiani! – in gioco il futuro (politico – ?) di qualche “protagonista” (?) della nostra politica autoreferenziale di oggi e nemmeno delle attuali, varie, leadership e segreterie, bensì il futuro del nostro Paese. E il domani dell’Italia è fatto dell’orizzonte verso il quale vogliamo muovere la nostra nazione, quindi di un piano organico e complessivo per raggiungere quell’obiettivo. Che non può che essere, oggi, salvarla e rifarla grande, visto che non si può immaginare alcun futuro se non si mette la barca in sicurezza e farlo significa, per l’Italia, grazie alle sue risorse intrinseche – ma non c’è più tempo da perdere, o ci aspetta un declino ineluttabile e a lungo irreversibile – contemporaneamente rilanciarla. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare un possibile modo per fare tutto questo. Di certo – sia pure nella chiave della costruzione della Grande Alleanza, che avrebbe un mandato essenziale e già (più o meno definito) da realizzare; ma, come abbiamo scritto ieri, anche tutto questo è frutto della mancanza della capacità di immaginare un futuro – non si costruisce (appunto) il futuro dell’Italia discettando se a Palazzo Chigi ci vado io o ci vai tu, perché questa è una forma pigra di reiterazione della personalizzazione e dell’autoreferenzialità che ha congelato la Politica, quella vera, quella fatta di scelte concrete per il domani del nostro Paese, negli ultimi sedici anni. Una reiterazione che non solo non consiste ne, ma nega la possibilità di assumersi la responsabilità (di ragionare) dei contenuti. Perché la psicologia politica umana ha un solo binario a disposizione: o ci si dedica ai contenuti (e in un secondo momento a chi sia più adatto a metterli in campo) o si pensa alle persone. Chi fa la prima cosa non ha molta voglia di fare la seconda, e di solito chi fa (prima) la seconda non ha (poi) la capacità e la passione per fare la seconda. Detto questo, l’idea di Rosy Bindi candidata alla presidenza del Consiglio è, quanto meno su un piano simbolico, una buona cosa. Tanto che il primo a lanciare questa ipotesi fu, ancora una volta, il giornale della politica italiana. Con Lerner. Che oggi si compiace dell’attecchimento dell’idea.
di GAD LERNER Read more

Il commento. La Lega si prepara a lasciare Berlusconi di Gad Lerner

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’intervista di martedì del segretario del Pd a La Padania è un autogol del leader Democratico, ma di questo parleremo dopo. La disponibilità nei confronti dei leghisti è invece la loro occasione di portare a casa comunque il federalismo e il segnale che le camicie verdi sono pronte ad imprimere il piede sull’acceleratore della separazione dal premier. Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

Ma non si parla ancora di futuro dell’Italia Donne decisive per la sua (ri)costruzione (Ben) al di là di una (?) piazza pro/ contro Si torni (tutti) a mettere in campo le idee

febbraio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ciò che il giornale della politica italiana fa da mesi e storicamente (in tutti i sensi). il Politico.it ha ottenuto – per primo – la presa di coscienza dell’autoreferenzialità della nostra politica fine a se stessa di oggi. Se Fini – che legge lui o i suoi collaboratori quotidianamente questo giornale – parla di «ricreazione finita» il merito è in primo luogo de il Politico.it. Che con la forza dell’esempio – e non solo, ne parleremo nei prossimi giorni – ha cercato e cercherà (fino a riuscirci) di mobilitare anche un nuovo dibattito sui contenuti per la costruzione del domani, unica via – insieme all’assunzione di responsabilità dei leader, che significa mettersi in campo con proposte concrete per il futuro dell’Italia – per salvare e rifare grande – in unico tempo – questo Paese. In questa chiave il ruolo decisivo è, appunto, quello delle donne e dei giovani. Le donne che, come ci racconta Gad, sono ieri scese in piazza in un numero e con una passione imprevista per porre una questione femminile che va ben oltre la stretta contingenza; c’è un bisogno sotterraneo di uscire, di occupare il proprio posto, che è quello di guida – insieme all’altra metà del Paese, in tutti i sensi – di una nostra politica e quindi di un’Italia che non possono fare a meno della sensibilità femminile. E poi i giovani. E allora la “scossa” per far ripartire questo Paese non può che venire da un’apertura democratica forte – al di là di ogni cooptazione, di cui la (nostra?) democrazia è l’opposto – alle donne e ai giovani. Capaci. Per questo il Politico.it è in primo luogo il giornale dei giovani (quelli “veri”, quelli nati dopo il 1980) e delle donne, come leggete (a partire dalle nostre firme) ogni giorno: perché è il (nuovo) consigliere della nostra politica autoreferenziale di oggi che spinge al cambiamento, il principale laboratorio in cui si costruisce la politica – e quindi l’Italia – di domani. Per questo, nei sette giorni in cui (vi?) siamo mancati, per un nostro commento imprudente che ci ha costretto ad una sospensione cautelativa, ci siamo impegnati per tornare al più presto. Perché c’è (ancora, tanto) bisogno di noi. Read more

Trasformiamo rivolte in nostra riscossa Di qui la proposta (democratica) di Walter L’Italia si riprenda (ora) il proprio futuro La chiave è restituirlo (!) ai (più) giovani

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nor’d'Africa non è lontano. Si tratta del nostro vicinato meridionale. La nostra testa, e forse il nostro cuore, sono al (nostro) nord, ma un fronte africano mediterraneo restituito alla democrazia può rappresentare il volano di una rinascita non solo africana ma anche (perciò) del nostro Mezzogiorno. Ma le rivolte in Egitto e Tunisia (e, speriamo, non solo) ci riguardano anche per altri due motivi. Il primo è indicato da Stefano Boeri che, riferendosi a Milano, ricorda come egiziani e tunisini siano ormai parte cospicua della nostra immigrazione e quindi della nostra cittadinanza. Molti italiani, già, sono di origine egiziana o tunisina e dunque le vicende nei loro Paesi ci riguardano, come loro nuovo Paese e dunque fratello dei loro Paesi di origine. E poi ci riguarda per la ragione mostrata per primo, ancora una volta, dal giornale della politica italiana. L’Italia è in una condizione non dissimile da quella delle democraziodi/regimi nordafricani. Anche noi abbiamo bisogno, come scrivevamo (ancora) stamattina, di conoscere una nostra «liberazione», non tanto o non solo da un “regime” che si sia insediato attraverso l’attuale maggioranza quanto dai sedativi che ci sono stati iniettati dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, e degli ultimi trent’anni, insieme al collateralismo del resto della stampa e, di più, dalla nostra subordinazione storica, di quell’Italia che, ricordava sempre Mario Monicelli, non ha mai conosciuto una «rivoluzione». Proprio nelle ore della morte del Maestro il Politico.it rilanciava la propria ricetta: non, una rivoluzione «con le armi», ma la rivoluzione culturale. Rivoluzione culturale è una formula che rievoca il regime comunista in Cina. Ma quella che il giornale della politica italiana propone è una rivoluzione plurale, e non ideologica, se non dell’ideologia della nuova politica fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità. E sulla cultura non come macigno sulla libertà delle persone ma come viatico (appunto) della loro liberazione, di quella parte di Paese addormentata da quei sedativi che l’Italia «che ce la fa», per usare l’espressione (peraltro non felicissima) che accompagnò l’insediamento del moderno Ferruccio de Bortoli alla guida del Corriere, deve risvegliare e coinvolgere insieme a se stessa in quella grande ripresa nazionale, che ha bisogno però di una guida, ancora, onesta e responsabile. Quel partito dell’Italia che stiamo tutti aspettando, per salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. Gad (alle 21.10 in onda con L’Infedele su La7), ora, chiudendo il cerchio, ci spiega perché fare- mo bene a riconoscere anche “diplomaticamen- te” le opposizioni assurte a ruolo di guida in Egitto. Read more

Il caso. Berlusconi mi telefona in diretta e (ci) insulta di Gad Lerner

gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Infedele, puntata di lunedì sera. Si parla del caso Ruby. Verso la fine della trasmissione dolcetto-scherzetto del premier: chiama in diretta, e se la prende con Gad e con le ospiti della puntata. Il giornale della politica italiana non fa, come sapete, gossip “politico” ma in questo caso si tratta della trasmissione di Lerner, e facciamo un’eccezione. Rivediamo (e riascoltiamo) insieme i minuti dell’in- tervento di Silvio. Con una breve chiosa (scritta) di Gad. Read more

Il danno devastante della ‘cultura’ d’oggi ’09, 1/2 donne non aveva/cercava lavoro Sarebbe stato loro ‘impossibile’ trovarlo Così come possono esser(ci) in politica?

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo visto la radice di ogni male e, insieme, chiave per la (ri)costruzione del futuro. Ora vediamo – con Lerner – il male, e capiamo che cosa comporta. Il “male” è ben descritto nel rapporto Istat “Noi Italia”, che fotografa proprio il contrario (del nome): quest’Italia non (ci) appartiene, perché il 30% dei giovani non lavora ma tra le donne (la stessa percentuale) equivale al blocco che non solo non lavora ma nemmeno studia; così che il dato complessivo – l’inattività del 48,9% delle donne italiane – ci conferma ancora una volta in fondo a tutte le classifiche europee, Paese «retrogrado» e, così, bloccato. “Così”: perché (appunto, come abbiamo visto) le donne sono decisive per la politica, e quindi per il Paese, ma se la politica non consente loro di “vivere” la società, non le mette in “circolo”, come può, nel rappresentare quest’ultima, trarre beneficio da loro? Ancora una volta, un intervento organico e complessivo, e non una soluzione-tampone, si conferma la chiave per salvare e rifare grande questo Paese. di GAD LERNER Read more

Silvio detta la linea: “Non è vero niente” E’ qualcosa di più d’una semplice “bugia” Parte del sistema di addomesticamento

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Chi si sia esposto, in questi giorni, alla comunicazione dell’attuale centrodestra sul caso Ruby ha sicuramente colto la strategia: negare tutto. Il presidente del Consiglio fa replicare su un intero, articolato caso (giudiziario) il suo modus operandi rispetto a (singole) dichiarazioni precedentemente rilasciate: «Sono stato frainteso», oppure «non l’ho mai detto», cercando così di modificare (in tutti i sensi) la percezione, e non la sostanza, da parte degli italiani. E’ la prima volta che tutto questo (perciò) viene elevato ad azione collettiva: non sappiamo se sia partito un vero e proprio “ordine” da parte di Berlusconi, o se si tratti di un fenomeno (peraltro già noto) di (diffusa) imitazione dell’(efficace) esempio del capo, ma la gran parte degli esponenti del Pdl passati in televisione (o alla radio) è intervenuto per mettere in discussione che tutto ciò di cui stiamo parlando, addirittura, sia mai esistito. I riferimenti storici sono fin troppo facili. Ma devono servire non per gridare demagogicamente ad un regime che, in quanto tale, non esiste (ancora), ma per confermare che abbiamo assistito – e assisteremo, ma, lo vedremo poi, ancora per poco – ad una riedizione in farsa, o comunque soft, in qualche modo “democratica” (la “democrazoide” di Gillo Dorfles) di qualcosa di simile. E’ come se il ventennio ci avesse vaccinato (anche il premier), e avessimo avuto un’influenza lieve. Sia di lezione (specifica) per approntare un vaccino che sia in grado di metterci in condizione di reggere a futuri attacchi di virus più forti. In questo quadro, il berlusconismo è tale, in realtà, per tre caratteristiche: l’(anti)cultura popolare; la disponibilità della televisione, ancora sconosciuta in questi “casi”; il potere personale, oltre che politico, dato dalla ricchezza. Che gli consente, come ci racconta ora Gad, di creare le “prove” (e anche questo, forse, paradossalmente, ha contribuito ad evitare forme più virulente). di GAD LERNER Read more

***Il commento***
FIAT, DAGLI OPERAI UNO SCATTO D’ORGOGLIO
di GAD LERNER

gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Referendum-«ultimatum» sull’accordo proposto da Marchionne, Mirafiori dice “sì” ma soltanto con il 53,4% (a Pomigliano erano stati più del 60%) e con il voto decisivo degli impiegati (che, evidentemente, “soffriranno” di meno le nuove condizioni di lavoro): in catena di montaggio e in lastratura prevalgono invece i “no”. Il commento, a caldo, del conduttore de L’Infedele. Read more

L’indiscrezione. Il nuovo nome del Pdl è “I Popolari” (?) di Gad Lerner

gennaio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il riferimento è al Partito popolare europeo, e – anche se non manca una sfumatura (…) di populismo, appunto – è il più “politico” tra i marchi lanciati da Berlusconi in questi sedici anni. Un nome che rimanda all’aspirazione (per una volta, sincera) storica del presidente del Consiglio di rappresentare “tutto ciò che non è sinistra nel nostro Paese”. E che, in una misura più contenuta, “apre” a Casini. La sfida del futuro potrebbe essere dunque tra i Popolari (che in Italia hanno significato anche altro dal moderatismo conservatore europeo) e i Democratici, che mai come di fronte a questo rinnovato “ecumenismo moderato” di Berlusconi sono chiamati ad assumersi le loro responsabilità di “partito dell’Italia“, o finiranno per essere ricacciati nel «ghetto». Commento del conduttore dell‘Infedele Read more

Marchionne tira acqua (solo) a su’ mulino Non è la promessa di modernità che fece Ma Marchionne non è capo del governo Politica dorme ancora su nostri guanciali Tocca a lei assicurare appetibilità Paese Pigi, dov’è pensiero forte Democratici?

dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana era stato tra i pochi a sottolineare lo stimolo insito nelle “vergate” con cui l’amministratore delegato della Fiat aveva sostenuto che il nostro Paese rischiava di rappresentare una sede in perdita per qualsiasi investitore. Oggi Marchionne scema rispetto all’alto respiro con cui era intervenuto nel dibattito pubblico e riduce tutto ad una questione di mera convenienza per la Fiat, tirando la coperta solo dalla sua parte, a discapito del Paese – attraverso i danni alla coesione – e senza offrire contributi alla nostra modernizzazione. Perché la modernità – lo abbiamo scritto – non coincide con minori diritti tout court (questo è piuttosto, come segnalano in molti, un tuffo nel passato) ma (appunto) con la creazione delle condizioni dell’eccellenza – del nostro Paese, che significa anche, nel rispetto e nella valorizzazione delle nostre peculiarità sociali e civili, che tutti devono essere coinvolti e il nostro nuovo Rinascimento deve riguardare tutti i livelli della nostra società, oppure non è. Ma tocca a Marchionne, assicurare questo, al di là delle sue responsabilità come amministratore di un’azienda (già) italiana e che ha comparti da noi? No, tocca alla nostra politica, che ha continuato a crogiolarsi nel proprio immobilismo autoreferenziale, senza nemmeno cominciare quella ripartenza che ci può offrire quelle condizioni in cui la Fiat – per dire – possa essere interessata a recuperare i propri investimenti non solo per la realizzazione di singoli progetti, ma in chiave strutturale complessiva. Ha grandi colpe il governo, a cui tocca il pallino ora, ma anche quel Pd che il Politico.it ha indicato come forza – più onesta e responsabile – che, sola, può farsi carico efficacemente di tutto questo. Il suo segretario invita ad una discussione parlamentare sul tema: ma, al di là di ogni rispetto della nostra forma istituzionale, toccherebbe a lui non proporre, ma avere già proposto un disegno complessivo per il futuro, in grado di coinvolgere anche gli aspetti legati alla vicenda Fiat. Se non l’avete fatto, non prendete- vela con altri, e soprattutto è il momento di comin- ciare. O presto non sarà più possibile. Il commento di Lerner ora, che si occupa delle (ir)responsabilità dell’ad. Read more

***Il commento***
PIU’ CRISTIANI DEL CLERO
di GAD LERNER

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Picariello scrive di essere distante da Renzi per ciò che riguarda(va) le sue posizioni espresse sui cosiddetti diritti civili e, più in generale, sul rapporto (da tenere – ?) tra Stato e Chiesa. La laicità è un fondamento costitutivo di qualsiasi democrazia (moderna). Ovvero Stato e Chiesa sono indipendenti nei loro rispettivi ambiti di azione; e dunque lo Stato deve rappresentare la spina dorsale di una comunità-Paese e reggerla politicamente, in totale libertà rispetto a qualsiasi istituto esterno (tra cui quelli religiosi, come – ma ovviamente non solo – quello della Chiesa cattolica). La Chiesa sostiene il rapporto spirituale tra i credenti e Dio, per chi vi crede (in tutti i sensi?). Così (effettivamente) non deve mettere becco nelle questioni politiche interne (al Paese; e qui recitiamo un mea culpa – … – per avere, contrariamente a questa convinzione, sottolineato più volte le parole del cardinale Bagnasco, sicuramente illuminate, ma che proprio per evitare l’autoreferenzialità di un doppiopesismo non possono, per questo, non essere considerate ingerenti) e non può pretendere di imporre la propria dottrina, ad agenti politici che – e qui sta il punto – devono agire in perfetta libertà. Il che sul piano del governo del pubblico (che spetta alla politica) si traduce nel decidere a prescindere da qualsiasi indicazione (che non ci deve essere) da parte della Chiesa, e sul piano privato – lo diciamo perché si pone invece il caso di possibili interventi – non deve fare leggi che vi pongano limiti – o, meglio, all’autodeterminazione – dei cittadini. La prima è la laicità; la seconda è la democrazia liberale. Altrimenti si sfocia nello Stato etico (ed evidentemente si è perfettamente liberi, ancora – in tutti i sensi? – di optare per l’uno o per l’altro, come Paese, sia pure – però, allora – cambiando la Costituzione; purché la scelta sia consapevole). Naturalmente, per ciò che riguarda il secondo piano, questioni si pongono quando si fuoriesce (anche per pochi millimetri) dal perimetro dell’autodeterminazione e si coinvolgono (in qualche misura) gli altri. Questo è terreno della legge che deve regolare lo “stare insieme”. E nel farlo, pure nella laicità, può evidentemente attingere alla cultura cristiana, che, nei limiti di una democrazia liberale, è certamente una nostra radice – culturale. Culturale e non politica (perché lo Stato è laico e non confessionale) e non morale (perché avremmo scelto una democrazia liberale e la morale è privata). Il Cristianesimo che pervade – storicamen- te – il nostro modo di essere. Ed è per questo, ci dimostra ora il conduttore de L’Infedele, che c’è il “rischio” (?) che i veri cristiani finiamo per essere noi “laici”, e che il clero, tutto preso da un (indebito, e improprio) temporalismo, dimentichi la propria vocazione. Read more

Il commento. Un pessimo Bersani Ora la priorità al progetto Lerner

dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il segretario del Pd – che nelle ore successive corregge parzialmente il tiro – sembra aver perso la bussola. O meglio essersi testardamente innamorato dell’unica bussola che pare saper usare, quella di un’alleanza tra un Pci-Pds-Ds e il centro (prima di tutto, in tutti i sensi). Una classe dirigente vecchia, che non sente (più) le esigenze di questo tempo, pretendendo egoisticamente di non lasciare il posto ai «figli di questo (stesso) tempo», non è «ontologicamente», scrive Pippo Civati, in grado (diciamo noi) di «raccontare l’Italia che vorrebbe». Bersani ha ascoltato il Politico.it che gli suggeriva la necessità di un «progetto», salvo poi limitarsi – non “possedendo” («ontologicamente») l’argomento – a citarlo senza darvi seguito. E ora è tornato sulla sua strada originaria (in tutti i sensi), quella delle alleanze-prima-dell’idea (salvo, appunto, “spiegare” meglio la propria posizione nel pomeriggio). Il Pd immagini e offra un futuro al nostro Paese: e sulla base di questo (gli altri) faccia(no) le alleanze (col Pd). Il commento all’intervista a Repubblica in cui Pigi si intestardisce sulla priorità all’alleanza col Polo della Nazione, all’interno, è del conduttore dell’Infedele.
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Il commento. Ora la Lega otterrà le elezioni anticipate di G. Lerner

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Molto più vicine, perché «il risultato di ieri esclude la possibilità per Napolitano di dare un incarico» ad una personalità diversa «da Berlusconi». E il presidente del Consiglio potrebbe rivincerle. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo (più volte) di indicare ciò che sarebbe utile al Paese e, contemporaneamente, farebbe il (possibile) successo del centrosinistra. Il conduttore de L’Infedele rilancia la proposta di una lista civica nazionale (all’insegna dell’onestà e della responsabilità) che, pur raccogliendo tutte le forze (moderate) antiberlusconiane, vada però oltre in chiave costruttiva l’antiberlusconismo perdente della sinistra di oggi. di GAD LERNER Read more

Commento. Ma Renzi ha sbagliato ad andare ad Arcore di G. Lerner

dicembre 7, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Qualcuno di voi lo ricorderà: il sindaco di Firenze non è sempre stato l’enfant prodige della sinistra italiana. C’è stato un tempo in cui i sospetti del “popolo della sinistra” lo stringevano in una morsa simile a quella che portò all’isolamento e al successivo distaccamento di Rutelli, della cui area del resto Renzi era un esponente. C’era chi malignava su come Matteo fosse «a sinistra solo perché a Firenze è l’unico modo per vincere». Daria Bignardi, in un’intervista-”abboccamento” alle sue Invasioni barbariche, fu brutale: «Ma lei allora è proprio di destra». Per quale motivo? Soprattutto per le sue posizioni prudenti sui diritti civili. La svolta con le primarie fiorentine, la vittoria, l’avvicinamento – in quella campagna elettorale – al resto dei giovani Democratici. Oggi quei sospetti, quei dubbi – con l’incontro a casa del presidente del Consiglio, che peraltro gli manifesta da sempre la sua stima, altro motivo di “sospetto” per i benpensanti della sinistra – mai risolti alla radice – anche perché Renzi ha progressivamente cambiato posizione (ora è aperto al riconoscimento pubblico delle unioni tra omosessuali) secondo alcuni in modo naturale, secondo altri, ancora una volta, camaleonticamente – riaffiorano. Oggi il primo cittadino fiorentino è un leader del Partito Democratico, forse il futuro candidato premier. E in più occasioni ha dimostrato lealtà alla causa del centrosinistra (che pure si sente ora in dovere di riaffermare), ad esempio quando Rutelli lasciò il Pd e Matteo, responsabilmente (vista la sua elezione a sindaco con i voti Democratici) ma anche (appunto) con grande coerenza rimase dove era, senza tradire i suoi elettori. E’ questa la più grande prova della sua Democraticità (una categoria dell’anima, secondo il Politico.it)? Probabilmente sì. E anzi, forse, proprio la sua libertà (antideologica) è la ragione per cui Renzi, a differenza degli altri, può vincere. Di certo c’è che ad Arcore, gli dice ora, all’interno, dalle colonne del giornale della politica italiana il conduttore de L’Infedele, Matteo non ci dovevi andare. Ecco perché.
di GAD LERNER Read more

***Il commento***
MA SILVIO HA FATTO GLI INTERESSI DELL’ITALIA (?)
di GAD LERNER

dicembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ la tesi sostenuta dal presidente del Consiglio costretto a difendersi dal quadro accusatorio emerso per le rivelazioni di WikiLeaks. Che mostrano un Berlusconi intento a fare affari con Putin: sì, ma in nome di chi? E’ quello che si sono chiesto, tra l’altro, gli Stati Uniti e che si chiede anche il conduttore de L’Infedele, dalle colonne del giornale della politica italiana. Così. di GAD LERNER Read more

Il dibattito. Perché dico “sì” a Vendola dentro al Pd di G. Lerner

novembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede in un Partito Democratico (possibile) “partito dell’Italia” che si faccia carico del bene del Paese e non tenda a rappresentare specifici interessi, unica chiave, a nostro modo di vedere, per salvare e far risorgere il nostro Paese – che ha bisogno, per questo, di essere caricata sulle proprie spalle dalla sua forza, anzi, dalla sua area di sensibilità e opinione più onesta e responsabile – e perché la sinistra possa ritrovare la proprie egemonia. Lo scrisse il nostro direttore alcuni mesi fa, il Pd raccolse la sfida salvo poi perdersi nella propria non solo mancanza di orientamento, ma nella mancanza della consapevolezza della necessità di un orientamento e dunque di una presa di coscienza (di sé). Come già alla vigilia delle primarie Democratiche dell’ottobre 2009, alle quali il Politico.it appoggiò Ignazio Marino salvo ospitare, nel solco della tradizione dei grandi quotidiani americani, anche opinioni favorevoli agli altri due contendenti (che allora erano Bersani e Franceschini), ciò non ci impedisce di continuare a rappresentare la tribuna dalla quale vengono assunte le posizioni più impegnative da parte (anche) degli (altri) maggiori protagonisti della nostra politica. Così, dopo che Nicola Latorre lancia sul Corriere l’idea di un Pd che, ormai rassegnato ad essere un partito “di sinistra” tout court (o quasi), accolga dentro di sé Sinistra Ecologia e Libertà e il suo leader accettando, sostanzialmente, di vederlo diventare anche il proprio (o comunque proprio candidato premier), gli risponde dalle nostre colonne il conduttore de L’Infedele. Una sola nota a margine: l’allargamento del Pd, o meglio il suo compimento come “partito del Paese” capace di rappresentare tutte le sensibilità di tradizione Democratica, è compatibile con lo stesso progetto originario veltroniano ed è secondario nelle nostre proposte. Solo che prevederebbe che non solo Vendola, da un lato, ma anche i Democratici moderati dall’altro, (ri)entrassero nell’attuale formazione di Bersani. Una strada facilitata da un Pd che, finalmente soggetto protagonista della nostra politica, parta dal progetto, dalla sua idea di futuro e faccia discendere da questa ogni sua altra scelta. Ma questa è la “nostra” linea, che continueremo a sostenere. Ora sentiamo l’opinione-risposta a Latorre di Gad. Read more

b) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) Ora Fede invita a picchiar gli studenti (?)

novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il secondo episodio è raccontato dal nostro Gad. E’ il caso che ha fatto più discutere (a sinistra) in queste ore: il direttore del Tg4 che invoca ”botte” per i ragazzi autori della protesta contro il ddl Gelmini (che noi difendiamo!). Semplicemente illiberale. E dunque non di destra. Non della destra che può rifare grande l’Italia. di GAD LERNER Read more

Pure perché in tattica il più bravo è Silvio Una ‘bomba’? Quelle di Fini sono carezze Ma Lerner: “Dura un premier sfiduciato?”

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera ha il coraggio delle idee (anche se le idee sono coraggiose, e comunque “rivoluzionarie” – ma non (lo devono essere) nel segno, ma nel respiro, per il futuro dell’Italia – fino ad un certo punto, come abbiamo visto) ma – anche qui come abbiamo indicato prima – l’amor proprio, o se volete “della poltrona” – e ci scusiamo per la caduta, funzionale – è più forte di quello per l’Italia. Che pure Fini dimostra. Ma che nella nostra politica autoreferenziale di oggi ci si è (si sono) abituati a (non) coltivare (meno: non come priorità). E invece ogni scelta alta e decisiva per rifare grande il Paese non può che essere figlia di un reale patriottismo. Il giornale della politica italiana lo denuncia da tempo: attenzione: i grandi cambiamenti (del corso della) Storia si verificano solo in presenza di (almeno uno di) due fattori: una forte, non più sostenibile crisi, per la quale la reazione diventa necessitata; la genialità di una leadership illuminata. Togliete “illuminata” e avrete Berlusconi; che ha contribuito fortemente ad avvicinarci alla crisi finale. Ma la crisi finale non è un passaggio al quale si possa accedere responsabilmente. La concezione legata alla «consolante dottrina del progresso» di Cattaneo – quella per cui la Storia procede per singulti – i periodi “neri” – dopo i quali l’umanità sta inesorabilmente sempre meglio – va bene per uno storico ma non per un uomo politico: l’uomo politico ha in mano le chiavi per costruire il progresso a prescindere da singulti che si deve dare tutto perché non si verifichino – in linea generale; può capitare che ci siano momenti storici in cui tuttavia il passaggio è ineluttabile e persino, quindi, auspicabile (che faccia in fretta) – Si tratta di capire se è in grado di usarle, quelle chiavi (ovvero se è in grado di costruire il futuro) oppure no. L’incapacità non può motivare la scelta di assecondare la caduta coltivando nel frattempo la propria autoreferenzialità. L’Italia, dice il giornale della politica italiana, è chiamata a risollevarsi ora prima che la crisi finale sia conclamata; ovvero prima di farci del male (molto). Anche per questo il Politico.it incalza rispetto alla necessità di un confronto di idee, urgente, necessario. Ha ragione Scalfarotto nel dire che tutto questo può essere compiuto solo da «figli di questo tempo» – è ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo; anche se, naturalmente, va riconosciuto a Scalfarotto l’impegno storico, e precedente, per risolvere la «questione generazionale», che – anche se magari attraverso una eterogenesi dei fini – può portare allo stesso risultato. A condizione che i giovani facciano tutto questo partendo dalle idee: altrimenti non dimostrano di essere diversi dalla classe precedente e quando li ritrovassimo al potere rischieremmo probabilmente di essere punto e a capo. Comunque l’Italia deve muoversi. Lo può fare per l’entusiasmo che le può infondere la prospettiva, se si muove ora, di tornare grande. A questo fine è necessario il patriottismo (che non si vede, come appunto e come detto nelle non-scelte di Fini o, in parte, in certa autoreferenzialità di ritorno dei rinnovamentisti, senza generalizzare) ma anche, lo ha scritto ancora una volta per primo il giornale della politica italiana, anche un momento di nazionalismo, ben incardinato in un europeismo in grado di disinnescarne le potenzialità nefaste. E’ il tempo di muoversi. E, secondo il conduttore de L’Infedele, di cui stiamo per leggere il commento alla «bomba atomica» (senza uranio arricchito) di Fini di ieri, forse la mezza mossa del presidente della Camera può essere sufficiente a rendere impossibile una (lunga) prosecuzione del mandato al presidente del Consiglio. Non è subito; e non prepara il dopo. Ma è già qualcosa. Lerner ora. Sentiamo (M. Patr.).      Read more

***Il commento***
FESTINI DI ARCORE, DITECI CHE LE MINISTRE NON C’ERANO
di GAD LERNER

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha aperto con i tagli alla spesa pubblica, avanzando ancora una volta proposte concrete parti di un progetto organico per il futuro dell’Italia. E poi ha affrontato la questione dei rifiuti in Campania. il Politico.it non si occupa – più del dovuto – delle festicciole del presidente del Consiglio. Che pure hanno un rilievo pubblico, visto che parliamo della vita, sia pure privata, del primo ministro del nostro Paese, con tutto quando ne consegue sul piano non tanto morale – che non ci riguarda – ma del decoro dell’Italia, e sul piano della sicurezza del nostro Paese attraverso una delle sue massime istituzioni. (Allo stesso modo) un risvolto (ancora più) “politico”, però, c’è: il passaggio in cui la giovane Ruby dice che ai «bunga bunga» (…) parteciparono anche «due ministre». Dove finiscono la credibilità e l’affidabilità del nostro esecutivo – e delle specifiche guide dei dicasteri, tra i quali, per ciò che riguarda le ministre, c’è anche quello della Pubblica istruzione – data per acquisita (ammesso e non concesso) la “particolarità” del premier? di G. LERNER Read more

Quella di Marchionne utile provocazione Anche se viene dal ‘pulpito’ meno adatto Forze politicosociali rispondano creando Lerner: “I nostri operai sono i più poveri” NELLA FOTO, L’AD: ‘Ora vieni avanti Italia’

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ad Fiat ha detto che il Lingotto vivrebbe meglio senza (e quindi fuori) dall’Italia. Purtroppo è un dato di realtà. La reazione da avere non è dunque quella dell’arroccamento (auto)difensivo, ma raccogliere una sfida utile, anzi, necessaria per il Paese. Le sferzate di Marchionne fanno male, ma è un male costruttivo: l’Italia ha bisogno di ripartire, ora, o per farlo bisognerà aspettare il disastro dopo il quale non si potrà però tornare laddove oggi possiamo tornare, al posto che ci compete nel mondo, alla guida della civiltà. Approfittiamo del male sulle mani che devono ricostruire il nostro grande Paese provocato dalle vergate di Marchionne per sentire quel prurito necessario a rimetterci subito al lavoro. Che poi la Fiat debba tutto all’Italia è un altro dato di realtà che meriterebbe maggiore riconoscenza in un momento nel quale non avessimo terreno da recuperare; oggi lamentarsi per la memoria corta di Marchionne da questo punto di vista significa fare polemica autoreferenziale. A noi non importa dell’ad Fiat; a noi importa dell’Italia. E per l’Italia è giunto effettivamente il momento di muoversi. Come dice tra le righe il canadese. Non è un caso, come scrisse il professor Gaggero, che gli stimoli vengano da persone che non condividono (del tutto) la nostra eredità storica e culturale: dobbiamo liberarci e metterci nella condizione di ragionare come lui. Naturalmente la soluzione non è portare la Fiat fuori dall’Italia; è far sì che l’Italia sia il luogo nel quale tutti vogliono portare le loro Fiat. Ma non perché qui le condizioni minime fossero veramente minime; ma perché questo è un luogo che ribolle di (nuova) cultura, che funziona, e nel quale investire conviene. Perché il Paese investe su di te. Sul futuro. Forza, Italia. E’ più critico con Ser- gio (Marchionne) il conduttore de L’Infedele: eccolo. Read more

***Il commento***
(QUANDO) L’AUTOREFERENZIALITA’ E’ UNA TRAPPOLA
di GAD LERNER

ottobre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il conduttore de L’Infedele corona la nostra riflessione di ieri chiedendosi se dietro al circo mediatico-politico non ci sia, in questa fase, un vero e proprio disegno. Il cortocircuito dell’informazione in Rai. La sistematicità con la quale Sallusti-Feltri-Porro appaiono in tivù tradisce la funzione disturbatrice e volta a creare diversivi della squadra de il Giornale. Sarà un “caso”, si chiede, l’autoreferenzialità di questo periodo? di GAD LERNER Read more

Se ora pure l’Agcom diffida Tg1 di Minzo Nostro giornalismo corresponsabile crisi Ha assecondato la loro autoreferenzialità

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una sana democrazia liberale prevede poteri indipendenti e pesi e contrappesi. Il (quarto) potere (di controllo) affidato alla stampa da noi (quasi) non esiste, del tutto o parzialmente. I casi di totale annacquamento del nostro giornalismo in una suppellettile del potere politico discendono per lo più dal conflitto di interessi, del premier ma non solo. Perché figlia del conflitto di interessi è anche una nomina dei vertici e dei direttori Rai che risponde a logiche non solo partitiche ma privatistiche. Ha ragione Travaglio, dunque, quando dice che da Minzolini non ci si può che aspettare questo: perché Minzolini, fedele cantore del premier (di cui è da un decennio anche amico personale) già sulle colonne de la Stampa, è l’ideale ministro della Propaganda del “regime” berlusconiano. E tuttavia ciò resta inaccettabile: tra breve leggiamo il commento di Gad. Ma c’è poi un secondo livello di connivenza della stampa al potere. Un livello forse meno “grave”, ma non meno foriero di ricadute pesantissime sul Paese: è il livello dell’appiattimento del giornalismo sull’autoreferenzialità “legale” ma politicamente devastante della nostra politica. Il vaso comunicante di una stampa protesi della politica non solo sul piano del controllo diretto da parte di quest’ultima ma anche a livello concettuale, per cui il giornalismo smette di essere “mastino di guardia” del potere e diviene una mera gazzetta di quello che accade nel palazzo è la causa prima della mancata reazione del Paese di fronte allo scadimento della politica italiana. Per questo il Politico.it ha tanto successo: perché si inserisce nel vuoto rappresentato dall’incapacità del giornalismo italiano di costituire una fonte di consigli, un controllore, una forza incalzante che spinga la nostra politica nella direzione del bene del Paese innanzitutto, nelle specifiche direzioni che un’osservazione critica e competente consente di individuare, e comunque a rimanere sulla strada della propria funzione, che è quella di governare l’Italia e farne (appunto) il bene nel costruire il futuro, senza trasformarsi in una sorta di macchietta che immagina solo il proprio, di bene (?). Naturalmente ci sono anche altre eccezioni. Una di queste la vedremo dopo. Ma vedremo anche come sempre i principi liberali sconsiglino chi, a fronte di tutto questo, pretende di dettare troppo minuziosa- mente il “compito” (o meglio i valori) alla politica. E’ il giorno di un’altra grande narrazione. Cominciamo con Lerner che affronta il caso Minzolini. Read more

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