Perché Monti non sa come rigenerare crescita. Sue manovre sono dannose(?) Matteo Patrone
dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati

di MATTEO PATRONE
L’accanimento terapeutico nei con- fronti della Grecia è ormai evidente a tutti. Le misure di austerità servono forse a “ripagare” gli investimenti degli investitori, ma aggravano sempre di più le condizioni di vita (?) di cittadini che peraltro, com’è stato detto sin dall’inizio, hanno responsabilità solo relative per l’affondamento del debito. E, comunque, non consentono di uscire dalla situazione di stallo, in cui il rischio-default continua ad essere alimentato da una economia che – potremmo dire – mangia se stessa, ricavando dalle risorse che andrebbero destinate alla crescita la liquidità per pagare il debito, che però, così, torna a cascata ad aumentare: perché l’economia si ferma, e, al di là di casse dello stato che vedono diminuire – al netto della forzosità dei “prelievi” – è proprio il caso di chiamarli così – ad hoc – le loro entrate, mette in difficoltà un intero paese, che dunque non riesce ad uscire dal pantano. La situazione da noi era diversa. Perché il debito era (ed è) “pagabile” senza comportare (in realtà) eccessivi sacrifici da far sostenere ai nostri connazionali, e può appunto essere “coperto”, consentendoci di uscire “definitivamente” dalla situazione di crisi. Dove in Grecia c’era invece un vero e proprio buco nero, che risucchiava ogni tentativo. Ma, il giornale della politica italiana lo scrive da luglio (!), tutto ciò è vero solo a condizione, anche per noi, per noi che lo possiamo fare, di crescere: se non cresciamo, i nostri sforzi, pure di portata inferiore, e che vanno ad incidere in misura minore su di una situazione comunque meno grave, la cui crisi è meno “profonda” e radicata”, vengono vanificati. Ebbene, il governo Monti non sa come si fa la crescita: lo dimostra che lo stesso presidente del Consiglio, lo abbiamo scritto più volte, nei suoi editoriali pre-nomina, sul Corriere, non aveva mai saputo sostanziare e, anzi, fino alla fine non aveva nemmeno citato, il relativo capitolo: perché, semplicemente, non è nelle corde di un tecnico economista, abituato a lavorare sulle regole e poi a lasciare fare “i mercati”, immaginare invece di impostare lui una prospettiva nuova per un paese (e non per un mercato), e mettere in campo la leadership necessaria a mobilitare le forze della nazione perché si mettano in cammino verso quel traguardo (di assumersi in ultima analisi lui la responsabilità “di intrapresa”! Ecco perché gli imprenditori vogliono non tanto “uno di loro” – che hanno già avuto – ma “uno come loro”). Politica, e non tecnica. Capacità di cambiare completamente piano, e non solo di modificare la posizione dei trattini dentro lo stesso disegno (ma, beninteso, senza poter riprodurre alcuna figura che non sia, magari, la più nitida definizione di quella precedente). Monti questo non lo sa fare. E’ per questo che lo spread torna a salire. E, soprattutto, che ci sono persone – nostri connazionali! – che oggi scelgono addirittura di compiere il gesto eclatante – e “definitivo” – di tentare di uccidersi dandosi fuoco davanti ai palazzi delle nostre istituzioni: se si sono venuti a trovare in quella condizione non è certo colpa di Monti, che è al comando da pochi mesi; ma se non ne usciamo la colpa è solo di Monti- o, meglio, anche della politica politicante che continua a sostenerlo per sostenere – sostentare: è proprio, ahinoi, il caso di dirlo – se stessa – che persevera in quel girare intorno al punto (che è la crescita) al quale assistiamo da mesi. Non basta, cari signori, avere una figura (in tutti i sensi) autorevole; nel momento in cui il sistema non regge più, serve la Politica, e la Politica non è figura, è sostanza; non è public relationship, è capacità di visione e decisione e leadership. E’ per questo che il giornale della politica italiana, ancora una volta per primo, e per la seconda volta in due giorni con il conduttore de L’Infedele, si chiede se questo governo sia ancora nell’interesse del paese: ammesso che abbia mai agito in questo senso, e non (solo) per “far piacere” ai mercati. Matteo Patrone
Il futuro dell’Italia. Monti non fa più l’interesse del Paese M. Patrone
ottobre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati

E’ giunto il momento che il Pd si carichi sulle spalle questa nazione. Che cosa trattiene infatti il Partito Democratico, quella forza più onesta e responsabile del nostro paese che – a differenza di tutte le altre! – ha (da sempre!) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il bene della nazione (e – delle sue persone “più deboli”); che ogni volta in cui è tornato ad essere maggioranza, “anche” in questo ventennio, e ha preso le redini del governo dell’Italia, l’ha rimessa sulla strada del (vero) risanamento e della crescita (perché con Amato, Prodi, Ciampi e Padoa-Schioppa, mentre i conti tornavano in ordine, (ciò avveniva anche perché) si promuovevano contestualmente indispensabili – per la stessa tenuta del bilancio – politiche per lo sviluppo); unica forza che, proprio per la sua Storia, è estranea agli agglomerati di potere (più o meno trasparente) di una terra che i lasciti storici della corruzione e della opacità del potere fascista – è, questa, una delle più grandi responsabilità del regime e di Mussolini: avere affidato le redini di una nazione che il loro “capo” non odiava, alla “carica” di mediocri della marcia su Roma, di cui la lottizzazione del sottopotere capitolino di oggi rappresenta la più chiara riproposizione – costringono a fare i conti con commistioni oscure, oggetto di una attenta, e generosa, azione di indagine parlamentare da parte di Walter Veltroni (e anche, in parte, del romano Adinolfi), che minacciano il regolare, e compiuto, “gioco” (che non è tale) democratico (ne sa qualcosa Pier Paolo Pasolini); e dunque unica forza nelle condizioni di cambiare, di “liberare” e compiere finalmente la democrazia italiana (e con essa la sua – correlativa – unità nazionale); unica forza che – al netto della sua, cristiana, attenzione a chi soffre: ridicolo il dibattito sul “partito dei cattolici”: questo partito c’è già, ed è il Pd – non rappresenta specifici interessi (e quando ha la tentazione di guardare al proprio passato e di farlo, deve ricordare la propria responsabilità) e può costituire quel “partito interclassista” (o “dell’Italia”) che fu, nel secondo dopoguerra, la Dc di Alcide De Gasperi; unica forza i cui esponenti, quando sbagliano, si dimettono: e che per questo può avere il coraggio, e l’onestà, di garantire che – caricandosi sulle spalle il paese – non lo farà più. Perché questo grande, potenziale partito di donne e uomini onesti (fino al midollo), a ormai 23 anni dalla caduta del Muro, deve ancora vivere il complesso di inferiorità che gravava sul Partito Comunista, che non è (da tempo) più, rinfocolato da chi ha – invece – interessi in gioco, e al quale appartengono le donne e gli uomini eredi “diretti” di chi ha fatto il sacrificio di rinunciare ad una possibile vita di (relativo) benessere e di tranquillità, per salire nei boschi e riconquistare la Libertà di cui ancora oggi (variabilmente e la cui più grande eredità è nelle parole di Sandro Pertini: “La libertà va sempre difesa, ogni giorno, perché non è mai conquistata per sempre”) godiamo, perché questa forza che persino un bambino vedrebbe che è lì, invocata dalla Storia, perché faccia finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno, non si decide a prendersi questa responsabilità, e a caricarsi sulle spalle la nostra (potenzialmente, di nuovo, grande) Nazione? Matteo Patrone
“Schiaffo” mercati a Monti: spread a 380 “Non ci hai ‘offerto’ art. 18, ci rivaliamo” Ma gov. non dev’esser affidabile co’ loro Ma agire nell’esclusivo interesse italiani E oggi ciò significa (ri)generare crescita Anche per (ri)mettere in sicurezza debito Ma questo Monti (proprio) non lo sa fare Esecutivo proff. è ancora utile al Paese? Crespi: “Maggioranza di noi pensa di no”
di GAD LERNER
aprile 9, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
La creatività, cita Giulio Giorello domenica sul Corriere, è riordinare elementi al cui uso siamo abituati quotidianamente, ma che nell’ordine attuale non danno la resa che possono dare in un ordine nuovo. Il giornale della politica italiana ha già indicato nella formazione continua – tassello per ciò che riguarda il lavoro di un completo ribaltamento di prospettiva in cui torniamo a fare della cultura il nostro ossigeno, (ri)sostituendo i contenuti al gossip, riavendoci della nostra capacità di pensare, recuperando il gusto per lo studio – la chiave per fare del lavoro (e della forza lavoro) il principale motore del rinnovamento delle aziende nel senso dell’innovazione. E – quindi – per rigenerare (una) crescita (che può arrivare “fino” alla doppia cifra). Il governo, invece, spiega il conduttore de L’Infedele, usa “gli strumenti tradizionali della scuola economica neoliberista”. Che è come infierire sul malato iniettando altro vaccino della stessa malattia che l’ha portato nelle condizioni in cui si trova oggi. Perché Monti ‘pretende’ di ascoltare i mercati. Ma i mercati, abbiamo già avuto modo di dirlo, non perseguono il bene dell’Italia, ma il loro. E quando nel nostro paese (la Politica) (si) torna a discutere per stabilire di non prendere una decisione – l’abolizione dell’art. 18 – che non è nell’interesse generale, ma solo di una parte e, al limite, degli investitori di Wall Street, ecco che loro si ribellano, come anticipato dal loro giornale, e come vediamo in queste ore. Perché è evidente che il nostro spread non sale (peraltro, da almeno dieci giorni) solo per la crisi occupazionale negli Stati Uniti – come tentano di accreditare, fuorviandoci, stamane i commentatori – ma anche perché non abbiamo sacrificato la libertà dei nostri lavoratori sull’altare della (loro) convenienza. Il compito di un governo dell’Italia, però, non è fare la loro convenienza; ma quella del paese (e non – di – un mercato). Quell’”affidabilità” nei confronti degli italiani, e non nei confronti di Wall Street, che abbiamo già rivendicato come condicio sine qua non per fare Politica nel nostro paese. E il bene dell’Italia, oggi, sarebbe (ri)generare la crescita; (ri)producendo la quale si metterebbe peraltro il nostro debito in sicurezza al di là di ogni tentazione famelica degli investitori. Ma Monti, lo abbiamo già scritto, questo non lo sa fare. E perciò cincischia intorno a provvedimenti preliminari – quale sarebbe stata, comunque, anche l’abolizione dell’art. 18 – che girano intorno al punto, senza mai centrarlo. Perché il suo “referente” (Etico) non siamo tutti noi, ma i mercati. Ed è anche per questo che, come ci rivela Luigi Crespi, i professori hanno sperperato in poche settimane il patrimonio di fiducia che avevano accumulato presso gli italiani, scendendo oggi al di sotto del 50%. Perché i nostri connazionali sono disposti ad accettare ogni sacrificio – per il bene, di tutti – ma non (ulteriore) sofferenza “spesa” sull’altare della salvezza di (solo) una parte di loro (o, peggio, dei “dominatori” stranieri: una tendenza, quella a “calare le brache” nei confronti dei conquistatori, che attraversa tutta la nostra storia – “recente”). Una riforma unilaterale e – in ultima analisi – anti-italiana – senza essere, come abbiamo già scritto, anticiclica – che infatti l’esecutivo è stato costretto a rimangiarsi. Ma ora Catricalà: “In Parlamento sarà possibile re-introdurre maggiore flessibilità”, gli fa eco anche il presidente del Consiglio da Israele. Il Pd è chiamato a tenere ferma la barra, o contraddirà la propria funzione (di “partito dell’Italia”, e non – tanto - dei – soli – lavoratori). Che è, semmai, quella di approfittare del passaggio parlamentare per introdurre la formazione (continua) nei momenti di transizione da un lavoro all’altro come chiave per mantenere i nostri lavoratori “sempre” occupati, dare quindi un senso ad ammortizzatori sociali che cesserebbero così di essere tali e diventerebbero una indennità di (dis)occupazione finalizzata a dare più forza, competenza, specializzazione, libertà alle nostre risorse umane, e infine per attivare un circolo virtuoso nel quale aziende e lavoratori sarebbero entrambi impegnati per (far) crescere (loro stessi e le proprie aziende), e quindi capace, in questo caso per davvero, di (ri)generare la crescita. Altrimenti, scrive Gad nel pezzetto che stiamo per leggere, “la recessione rischia di mangiarsi anche un governo impegnato solo a pagare il debito”. Ovvero incapace, “aggiungiamo” noi, di offrire (al paese, e non ai mer- cati) alcuna soluzione per ripartire. di GAD LERNER Read more
***La divaricazione tra partiti e Paese***
GRIDA DI “BUFFONE” A NAPOLITANO, ITALIANI SEMPRE PIU’ ESASPERATI
di GAD LERNER
febbraio 21, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
Perché l’Italia era in “crisi” – e noi lo segnalavamo da tempo – già prima che cominciassimo a rischiare (direttamente) il default, e un governo tecnico, di ordinaria amministrazione (“puramente” economica) – quando non di accelerazione, tutta Politica, ma molto discutibile, sulla strada sulla quale diminuiscono ulteriormente le certezze per i nostri connazionali, aumentando e aggravando il clima di instabilità e di paura – non ha gli strumenti – e nemmeno la legittimazione – per dare le risposte, e segnare la svolta, di cui il Paese ha bisogno. La colpa, naturalmente, non è di un Monti che onestamente e responsabilmente assolve alla propria funzione, portando avanti dignitosamente – per quanto con minore brillantezza di quanto l’ottimismo della volontà del capitalismo mondiale morente, suo principale referente e beneficiario, vorrebbe attribuirgli – il proprio mandato; ma di una politica politicante che si nasconde dietro Monti – e alla sua immagine di serietà – per far calare l’onda del malcontento degli italiani (nei propri confronti). Che tali signori chiamano “antipolitica”, e che invece rappresenta l’antidoto della società civile alla vera antipolitica: quella costituita dalla (loro) Casta. Ma in questo modo il dissenso – anzi, il conflitto di interessi, sia pure in questo caso tra due diverse (?) soggettività: ma gli eletti in Parlamento e i leader dei partiti, non dovrebbero esprimere gli interessi del Paese? – osserva il conduttore de L’Infedele, invece di trovare “sfogo” nella contestazione aperta, nella libera (! E democratica) partecipazione e magari in libere elezioni, cresce sottotraccia, dando luogo a “deviazioni” per certi versi incomprensibili – se non in questa chiave di lettura – come quelle a cui abbiamo assistito nelle ultime ore nei confronti del meno colpevole di tutti: il presidente Napolitano. Che ha già avuto modo di “compensare” con la propria regia nella formazione del governo Monti l’insipienza di una classe (?) “dirigente” (?) che è ora chiamata ad assumersi le sue responsabilità. O rilancia – con una piattaforma POLITICA: alla cui definizione, ché la via è “una”, non esistono punti di vista, ma risposte più o meno efficaci alle evidenti esigenze del Paese, il giornale della politica italiana contribuisce da tempo – l’azione del governo stesso per non solo rimanere al di qua dell’orlo del baratro, ma anche per riportarci, via via, alla posizione che ci compete nel mondo; oppure lascia. Ora. Prima che sia troppo tardi (di “nuovo” – ?). di GAD LERNER Read more
***La proposta***
STATO DEBITORE, LE IMPRESE POSSANO DETRARRE IL CREDITO
di GIULIA INNOCENZI
gennaio 24, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
L’Infedele ieri si chiedeva, giustamente, perché i pensionati (o, meglio, i pensionabili) “colpiti” dalla (stessa) riforma del governo non si siano ribellati all’esecutivo dei professori come fanno, invece, categorie come quella degli autotrasportatori, e se questa non possa essere la prova che le agitazioni a cui assistiamo in questi giorni altro non costituiscano che la piu’ tipica reazione e difesa corporativa contro un cambiamento che mira a ridurre i (loro) privilegi e a garantire piu’ opportunità per tutti. Certamente questo è un elemento, ovviamente, piu’ che presente, tra le altre, nella ribellione dei tir. Così come soltanto un osservatore che peccasse di ingenuità potrebbe non accorgersi che le ipotizzate infiltrazioni mafiose non solo siano facili da documentare (vedi la comparsa, nei cortei, di noti esponenti delle famiglie), ma possano avere riguardato (in modo decisivo) anche le dinamiche stesse in ragione delle quali le proteste si sono avviate. E se i pensionati non si sono, a loro volta, ‘sollevati’ è sicuramente anche perché una maggiore cultura della responsabilità, in un momento peraltro in cui le difficoltà del Paese rischiavano di essere fatali, li ha potuti condurre a piu’ prudenti consigli. Dunque le manifestazioni di questi giorni vanno prese con le molle, e in qualche caso l’intera società civile e democratica - e il giornale della politica italiana, pur critico con il presidente del Consiglio, non si tirerà indietro nemmeno, o tanto meno, in questo senso - è chiamata a fare argine a favore di un governo che – sia pure con i limiti di visione politica che noi per primi abbiamo denunciato – agisce onestamente e responsabilmente per perseguire l’interesse generale. Ma la prima occasione di osservare da ‘vicino’ il movimento, ad ‘esempio’, nato in Sicilia – e allargatosi a macchia d’olio, come rilevato nella stessa trasmissione di ieri sera, in tutta Italia – ci è stata offerta da un altro dei (pochi) programmi di approfondimento giornalistico (vero) della nostra televisione, oltre a quello del nostro Gad Lerner: servizio pubblico di Michele Santoro e Giulia Innocenzi. E in quell’occasione furono gli inviati di Santoro, e non (solo) i controversi animatori della protesta, a far notare come l’”intera” regione, l’intera isola fosse scesa in piazza. Al punto che poi, ancora ieri sera, qualcuno si è spinto a collegare tutto questo con quel fenomeno (storico) di ribellismo meridionale che puo’ essere fatto risalire addirittura al periodo risorgimentale ed essere letto come una forma di leghismo (neo-)borbonico, con tanto di (immancabile) opzione secessionistica. E’ proprio per questo, – esempio, forse, di (difensiva) chiusura su se stessi, ma anche della diffusione e del carattere “universale” (?) della protesta – che sarebbe un atto di irresponsabilità e prova di (ulteriore) autoreferenzialità pretendere di ridurre tutto cio’ al “rango” di pura (o esclusiva) difesa corporativa (di “pochi”) e “semplice” frutto (?) avvelenato della contaminazione mafiosa. Come affrontarlo? Nel capire che i “virtuosismi tecnici” – anche quando sono benedetti e vanno nella direzione invocata, come nel caso delle liberalizzazioni, che contribuiranno ad un cambiamento della nostra cultura dei rapporti (sociali) e persino, con cio’, della democrazia – pure (ma non solo) per il rapporto poco soddisfacente tra tempi e benefici previsti (con il rischio di un – apparente – accanimento su chi già, comunque, ‘soffre’), non tanto (o non solo) non ‘bastano’ ma non si dovrebbero “avere” preliminarmente o da soli; e che il principio per cui lo Stato mette le regole (anzi, le toglie) e lascia l’intera iniziativa ai privati e alle loro forme associative e imprenditoriali – per poi lavarsene, in qualche modo, le mani – non è (più – ?) adatto a consentirci di affrontare questa fase in cui quello stesso modo di (dis)organizzare la nostra vita comune si è dimostrato fallace e troppo esposto ad una frammentazione che in molti casi puo’ implodere in devianze e scelte meno oneste e responsabili – che le regole da sole non bastano a scongiurare – di esponenti di quella società civile di cui la Politica deve tornare ad essere considerata una espressione, e che ha percio’ il compito di guidare e coordinare. Come abbiamo scritto ieri, il modo migliore per coniugare leadership e creazione delle condizioni per una libera iniziativa sempre piu’ onesta, responsabile e potenzialmente efficace, è una nuova concezione della Cultura non piu’ come mera conservazione (estetica, o in qualche caso addirittura formale) dei beni che ci sono stati tramandati dal passato; bensì come (“sua”) riappropriazione (da parte) di noi stessi, attraverso una diffusione capillare, anche nella prospettiva di un possibile Rinascimento (appunto) culturale, filosofico, artistico che – ricollegandosi, eticamente, alle nostre vite – puo’ aiutarci a definire con piu’ consapevolezza e chiarezza il nostro futuro. Un impegno che non si esaurisce, naturalmente, in poche settimane; per affrontare – invece – l’emergenza (anche, ma non solo, economica) che vede nostre imprese al collasso in primo luogo, pensate un po’, per l’insolvenza dello Stato nei loro confronti (il principale creditore di noi stessi, infatti, siamo proprio e sempre noi, e i mancati pagamenti sono la principale palla al piede di questo periodo delle nostre aziende), Giulia rilancia stamane la pro- pria proposta di una deducibilità fiscale del credito. Read more
***Lotta (condivisa) all’evasione fiscale***
MA IL BLITZ DI CORTINA SIA UNA VERA VITTORIA. OVVERO, DI TUTTI
di GAD LERNER
gennaio 8, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
Piu’ la sinistra invoca l’attenzione del presidente del Consiglio – come di qualunque altra autorità, piuttosto che assumersene, peraltro, in “prima persona” la responsabilità – (“solo”) per rivendicare giustizia sociale e redistribuzione, piu’ questi principi basilari di una società onesta e responsabile – nei confronti, in primo luogo, di se stessa e del proprio futuro – diventano “battaglie (o bandiere) della sinistra”, accentuando la tentazione revanscista del restante 75 per cento della popolazione e allontanando la soluzione ai loro problemi per coloro che soffrono. Piu’ la sinistra brandisce la Costituzione come un’arma contro altri cittadini italiani che hanno tutto il diritto – e, certo, anche il dovere; ma come vedremo esiste, secondo noi, un modo piu’ efficace per garantirne non solo il rispetto ma la piu’ importante condivisione - di percepirla (a loro volta) come la propria Costituzione, piu’ quell’area di sensibilità e di opinione vedra’ la Carta come fumo negli occhi, come un simbolo dell’avversario. E, inevitabilmente (?), tendera’ a non amarla. E’ vero, naturalmente, anche il contrario; se non fosse che la destra – questa ”nostra” destra (anti)italiana di oggi - sembra essere portata ad “occuparsi” soprattutto di interessi particolari quando non addirittura (come abbiamo visto negli ultimi diciotto anni) privati; e spesso, come fa notare il ministro dell’Economia nell’intervista di oggi al Corriere, in contrasto non solo sul piano etico ma anche direttamente economico con l’interesse del Paese. Al contrario, quegli stessi valori (o principi) “difesi” dalla sinistra sono, appunto, valori fondanti che abbiamo il dovere di promuovere – e non, solo, di pavoneggiare come “nostri” – assicurandone una sempre maggiore condivisione da parte di tutti. E’ per questo che il Politico.it non ama i caroselli (non – ideali) a cui abbiamo assistito per le nostre strade (soprattutto, virtuali) dopo l’intervento della Guardia di Finanza che ha posto fine ad una accentuata, naturalmente inaccettabile e – semplicemente - parassitaria tendenza all’evasione – nel caso specifico – a Cortina d’Ampezzo. Quei festeggiamenti rappresentano la principale “garanzia” che i comportamenti giustamente e doverosamente stigmatizzati da tutti noi e censurati, nella loro azione investigativa, dalle forze dell’ordine saranno – spiace rilevarlo – prevedibilmente reiterati. Non appena, magari, a Palazzo Chigi si sara’ seduto uno degli eredi di Berlusconi. Chi commette un errore (un reato) va “fermato” e – piu’ che “fatto pagare”, come (?) in una “ritorsione” fine a se stessa; tutt’altra cosa, davvero, dal “far pagare” il corrispettivo dovuto all’Agenzia delle Entrate - coinvolto (in positivo!) in una rinnovata prospettiva (comune) che consenta (che assicuri; molto piu’ dei nostri possibili canzonamenti) di trovare sempre piu’ “strutturalmente” e preventivamente – ovvero, psicologicamente e culturalmente; e non solo per effetto dell’auspicabile rigore del governo di turno – di evitare di ricadere negli stessi errori. Perche’ ne vale la pena! E non “soltanto” perche’ glielo grida – facendogli le smorfie - un ex elettore bertinottiano. Il commento, ora, del conduttore de L’Infedele (in onda lunedi’ sera alle 21.10 ovviamente su La 7). di GAD LERNER
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***L’Italia ad un passo dalla bancarotta***
CI STA TRASCINANDO NEL BARATRO (?)
di GAD LERNER
novembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Altro che avere messo “gli interessi del Paese davanti ai miei”, qual è il mantra che il presidente del Consiglio ha adottato per propagandare come qualcosa di cui dovremmo rendergli merito la (semplice) “promessa” (delle sue!/)di dimissioni fatta ieri al capo dello Stato. Come il giornale della politica italiana sospetta da tempo, a Berlusconi sembra non importare del possibile default dell’Italia; quando non abbia intravisto in questa (mancanza di) prospettiva un potenziale “modo” per uscire dall’angolo in cui si è ficcato. Il “colpo di coda” del Caimano che molti vaticinano da mesi, e che il rinvio dell’atto ufficiale di addio a Palazzo Chigi quanto meno non scongiura. Intanto, però, il Paese va a picco. Ma di questo porta responsabilità un’intera generazione, che – figlia del Sessantotto - ha gozzovigliato con/nel benessere raggiunto e che proprio per questo si (ci!) avviò – ormai trent’anni, o poco più, fa – sulla china del declino. L’uscita da tutto ciò non può dunque passare per una reiterazione neppure di quella metà (?) della nostra politica (?) autoreferenziale di oggi che in questi (ultimi. Speriamo non in tutti i sensi) vent’anni si è opposta (?) a Berlusconi. Come dimostra l’inconsistenza di un Pd che sostiene l’ipotesi di un governo di larghe intese per “fare subito le riforme necessarie al Paese”, sì; che chiedeva però anche (ormai) molte settimane or sono. Non avendo un’idea, e la forza, per seguire/compiere la propria vocazione (e ”urgenza” storica!): quella di partito erede della tradizione risorgimentale che in questa fase (appunto) storica (perché se lo statista - ma noi diremmo: l’uomo politico tout court – è colui che non pensa al presente ma alle generazioni successive la Politica è la scienza – e pratica. Umana – che ha il senso della Storia. O non è) avrebbe dovuto (dovrà) caricarsi sulle spalle l’intero Paese e, mentre lo salva, condurlo a rioccupare la propria posizione nel mondo. Il conduttore de L’Infedele, ora, sul rischio (che a questo punto è qualcosa di molto più “prossimo” e concreto)-default. di GAD LERNER Read more
***Le (promesse/)dimissioni di Silvio***
QUESTA VOLTA E’ (DAVVERO) FINITA (?)
di GAD LERNER
novembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma un Pd che avesse assolto (dall’inizio!) alla propria funzione originale (di partito chiamato a caricarsi sulle spalle l’Italia nel momento di massima difficoltà – storica, in tutti i sensi – dal tempo della guerra e della fine del fascismo, riprendendo il filo della – propria! – tradizione risorgimentale), mettendo in campo una proposta forte – sostanziata nel progetto organico e complessivo indicato da il Politico.it di cui Pigi ha colto la necessità (facendo proprio, e prendendo a sventolare, il concetto, ma) senza riuscire a concretizzarlo - per la costruzione del futuro del Paese, avrebbe accelerato-anticipato tutto questo di diversi mesi. Ora ci siamo, comunque, ma la domanda è: il presidente del Consiglio – che nonostante non abbia più (i) numeri diceva, fino a poche ore fa, di non avere (nemmeno, a – quel - momento – ?) intenzione di dimettersi – accetterà (fino in fondo) il “verdetto” senza tentare quel “colpo di coda” (da Caimano) che molti, a cominciare da D’Alema, profetizzano da tempo? di GAD LERNER Read more
***SULLA SCIA DI S&P*** ESTABLISHMENT ITALIANO COMPATTO: BERLUSCONI SE NE VADA di GAD LERNER
settembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Mattinata con Bossi ed i fedelissimi della nordica alleanza. In serata lo aspetta Giorgio Napolitano. Silvio Berlusconi prova a riparare l’irreparabile. In fondo mancano pochi mesi alla fine della legislatura ed una simbolica azione diplomatica potrebbe evitare un cambio della guardia a palazzo Chigi ante tempo. I “bollettini” esteri, che declassano il sistema Italia e la sua leadership politica, non fanno che aggravare la critica situazione in cui versa il Paese. La crisi economica sembra non raggiungere ancora il suo apice. Quanto a quella politica, i due appuntamenti dei prossimi giorni sembrano preoccupare enormemente l’uomo di Arcore: giovedì la Camera voterà la richiesta di arresto per il deputato Pdl Marco Milanese, deputato del Pdl ed ex consigliere politico di Giulio Tremonti, mentre per mercoledì prossimo è in agenda il voto di sfiducia sul ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano. La maggioranza è inerme sotto lo scrosciare furioso degli eventi che l’avversano. Silvio Berlusconi cerca il suo più rassicurante ed ottimistico sorriso senza trovarlo, e nella smorfia improbabile che gli si disegna in viso l’establishment italiano legge più che la disperazione il segno inconfutabile della sua follia. E parla chiaro: “Berlusconi deve farsi da parte”. Read more
***DL ANTICRISI*** LA MANOVRA DI ARCORE “MIGLIORA” SOLO PER I RICCHI
agosto 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
«Sono molto, molto soddisfatto perchè la manovra è migliorata senza modificare i saldi. Ora è più equa. Sono stati ridotti di molto i costi della politica, tagliate parecchie poltrone. La Lega è stata responsabile, ora è necessario che lo siano le opposizioni». Il presidente del Consiglio si dice dunque soddisfatto: «Avevamo detto subito – ricorda(?) Berlusconi – che quella manovra, varata per avere un intervento della Bce a tutela dei nostri titoli di Stato sotto attacco della speculazione, sarebbe migliorata. Ho sempre lavorato ad agosto per rendere la manovra più equa e sostenibile». Per “equa e sostenibile” il premier intende “all’insegna del proprio successo”: «Io avevo detto che introducevo il contributo di solidarietà con il cuore che grondava sangue perchè da sempre ho promesso che non volevamo mettere le mani nelle tasche degli italiani- sostiene Berlusconi–. Siamo riusciti a levarlo con altre fonti di risparmio». Altra vittoria quella che incassa il Cavaliere in seno al partito: «Sono soddisfatto perchè il risultato conferma la coesione della maggioranza e si può constatare come la realtà sia diversa da quello che racconta la stampa, con i romanzi d’agosto dei rapporti dentro la maggioranza e tra me e Tremonti». Quanto alla riduzione dei costi della politica aggiunge: «Noi ci avevamo provato ma poi la sinistra bocciò la nostra legge con un referendum. La nostra determinazione è assoluta, perchè i costi della politica sono forti e per questo siamo grati al senso di responsabilità della Lega. Ora in Parlamento tocca all’opposizione e se ci sarà l’accordo con una maggioranza dei due terzi, potremo arrivare in poco tempo ad approvare la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle Province». Peccato che la chimerica pretesa di ridurre i costi della politica, attraverso il procedimento di revisione del dettato costituzionale, abbia dei tempi decisamente troppo lunghi per costituire la cassa della manovra. Questi verranno presi sempre dalle solite “tasche”. E la manovra di Arcore si fregia di un “inequivocabile segno di classe”, come denuncia il nostro Gad Lerner. Sentiamo. Read more
MA TREMONTI E’ DAVVERO COSI’ INTELLIGENTE?
luglio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’inchiesta P4 fa tremare via XX Settembre ed il suo titolare, che stamani si sente costretto ad una seconda autodifesa: «Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno di avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani. Non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti». Ed ancora: «Forse avrei dovuto essere più attento, ma se devi lavorare in quento modo… Gestire il terzo debito ti impegna abbastanza. Ma se ci sono stati illeciti la magistratura procederà. Se ci sono stati appalti commissariamo tutto, abbiamo già commissariato una società e lo rifaremo se serve». Delle scuse vere e proprie però non arrivano: «Scusarsi? Per uno come me è una cosa…». La voce del ministro si interrompe, facendo alludere ad un gesto che difficilmente riuscirà a compiere. E c’è chi non ci sta. C’è chi non crede alla buona fede del ministro, alla sua candida innnocenza nel collaborare con Marco Milanese. E lo dice chiaramente, qui, sulle colonne del giornale della politica italiana. La parola a Gad Lerner. Read more
Ciò che manca a Italia è senso del rigore (E fu Paolo Guzzanti a dirlo qui per primo) Che si lega a un nazionalismo necessario Parte nazione è afflosciata su se stessa Perché non ha più un ‘motivo per vivere’ Politica restituisca al Paese un obiettivo Sia tornare ad essere la culla della civiltà E (ri)cominci da se stessa rispetto regole “Carica” e disciplina ci rifaranno grandi
luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il pretesto per parlare di noi è qualcosa avvenuto al di là della Manica. Succede che uno degli uomini più influenti di Inghilterra (e, naturalmente, non solo) - Rupert Murdoch – detentore di una fortissima capacità di penetrazione e, appunto, influenza nel Regno Unito, di fronte ad una contraddizione totale rispetto alla missione dell’informazione – e che tracima nella grave illegalità e nella violazione dei principi di libertà e riservatezza propri di una democrazia - ha prima deciso (immediatamente!) di chiudere il settimanale i cui autori avevano compiuto l’atto contro la legge, e ora la nuova Inghilterra di David Cameron si prepara a negargli la possibilità di acquisire un’altra fetta del mercato editoriale. Visto l’atteggiamento e le scelte tenuto e fatte da Cameron fino a questo momento, si può ritenere che ciò avvenga senza alcuna forma di populismo bensì nella consapevolezza della necessità del rigore. Rigore ben impiantato nella cultura britannica, e che pure, e per questo, non ci si fa sfuggire occasione per (ri)marcare. (Proprio) perché l’unico modo possibile della disciplina è l’inizio della disciplina stessa, che vivrà una crescita progressiva e si rafforzerà col tempo. Bene. L’Italia non è l’Inghilterra. E, da questo punto di vista, si vede. E non è un tratto qualsiasi: è ciò che, scriveva Italo Calvino, consente alla creatività di esprimersi. Perché una creatività senza regole, senza “impianto”, è una creatività che si sparge in mille rivoli e non costruisce alcunché. La struttura della nostra società, dunque. Certo. Ma – quella – a partire dal comportamento di ciascuno di noi. E – questo – mosso dall’esempio di chi ha il compito di guidare il nostro cammino comune nel Tempo. Il Partito Democratico, per dire, smetta di concedere deroghe alla regola del limite dei mandati o tolga quella regola. Smetta di candidare parenti di altri candidati e figli di, rispettando la regola (che vorrebbe propugnare!) del merito. Lo abbiamo scritto più volte: la politica è fatta dagli uomini; le regole sono tali solo se vengono rispettate, e ciò potrà avvenire solo a condizione che tutti noi cominciamo, oggi – che ci accorgiamo sulla nostra pelle (o forse non ancora “abbastanza”) cosa significhi (in forma “macro”) la mancanza di rigore: vedi il rischio default – quel percorso che ci porterà, fra qualche tempo, a riavere nella nostra cultura (importa poco chiamarla poi liberale o semplicemente “civiltà”, quella – nuova – che vogliamo (ri)costruire) il rispetto delle regole. Berlusconi, cari signori del centrosinistra, caro popolo degli indignati, con le sue leggi ad personam, non è un corpo (del tutto) estraneo; è (piuttosto, in parte) la proiezione di una parte del nostro Dna. Cambiare Berlusconi può non bastare. Cambiamo invece il nostro rapporto con le regole, cominciando da noi, ogni giorno. Potremo farlo se la politica si (ri)sveglierà. Gad, ora, sul nostro atteggiamento applicato alle intercettazioni illegali. di GAD LERNER Read more
***Il commento***
MONDADORI, NON POLITICIZZIAMO (OLTRE) LA GIUSTIZIA
di GAD LERNER
luglio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana ritiene che in questo caso giustizia sia stata fatta, ma senza avere la conoscenza necessaria delle “carte” per esprimere certezza. E comunque parliamo di giustizia, e non di vendetta. E la giustizia – proprio per non avere colore, né politico, né civile, né altro – non è una pratica agonistica; è comprensibile e persino giusto provare soddisfazione per una sentenza giusta (quando lo sia e si abbia la “certezza” fondata che sia così), proprio perché la giustizia è la condicio sine qua non è possibile il nostro vivere civile. Ma la giustizia non è (nemmeno, solo) la pratica forense, la giustizia parte da ciascuno di noi e diventa una qualità, più o meno intensa, di un vivere comune. Non la fanno i giudici bensì tutti noi. rispettando le leggi. Ma non solo. Rispettando. Rispetto per gli altri. Rispetto della Giustizia. Che non vuole e non deve essere tirata per la giacca; così che possa continuare il proprio incedere retto. Se lo ha abbandonato tocca alla politica non strattornarla ma riaccompagnarla sulla via. Una volta che questo (se è il caso) sia avvenuto, è necessario recuperare quel distacco – l’altra faccia della cui medaglia è l’autorevolezza del sistema giudiziario – per il quale possiamo fare il “tifo” per la sentenza giusta, ma non per o contro una delle parti. Anche quando questa parte si chiama Silvio Berlusconi. Perché questa è la condizione per la quale nessun Berlusconi, in seguito, potrà (facilmente) sostenere (in tutti i sensi) la politicizzazione dei giudici; né i giudici avranno voglia di politicizzarsi (se mai è avvenuto, e qualche sospetto che ciò sia possibile è ragionevole). Abbiamo tutti un compito alto, che è quello di tornare grandi, e dare il nostro contributo (decisivo) alla nuova civilizzazione. Cominciando da noi. Gad, ora, nel merito del caso. di GAD LERNER Read more
Tav, ora necessaria per (stare in) Europa (Sia) fatta senza far “ammalare” i cittadini Ma (non) è giusto modello di sviluppo (?)
luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
In gioco non c’è la possibilità di portare più “velocemente una mozzarella ad Amsterdam”, come arringò populisticamente Grillo. E nemmeno (semplicemente) di far arrivare un treno “venti minuti prima” a Parigi. Si tratta di restare, con il nostro settentrione – e si pone il problema, semmai, di come agganciare a tutto questo il mezzogiorno – sull’”autostrada” sulla quale si svolgono i traffici nel Vecchio continente e, soprattutto, dall’Europa da e verso l’est. Dire no alla Tav significherebbe ritrovarsi, con tutto il nostro Paese, nella condizione nella quale (anche, oltre al problema della criminalità) si trova oggi il nostro sud: ovvero a non avere logisticamente, e (quindi) a non poter giocare come attore, un ruolo nel sistema di relazioni industriali e commerciali del mondo. La questione non è (dunque) “sì Tav”/”no Tav”: la Tav di per sé rappresenta una conseguenza della premessa dell’attuale modello di sviluppo che non può essere messo in discussione azzoppandolo, ovvero facendo sì che la Tav, da noi, nel nord-ovest, non si faccia e che, insomma, l’attuale modello di sviluppo resti, ma, oltre a non essere stato superato, nemmeno sia più adeguatamente funzionante. Come direbbero a Genova, si rischia, in questo modo, di non avere né la botte piena né il marito ubriaco. Perché è illusoria la prospettiva di ribaltare il capitalismo non mettendolo in discussione programmaticamente – e dunque fornendo un’alternativa credibile fondata su di un pensiero forte – ma, appunto, tentando di azzopparlo, cercando di impedire che l’attuale governo – e in generale la tendenza maggioritaria nella nostra politica – realizzi i propri piani, senza “cambiarglieli”. Cosa che non avverrebbe – e l’ipotesi che segue è irrealistica, proprio perché l’opposizione è messa in campo nell’unico, ma inadeguato, modo possibile – se non si riuscisse a fare la Tav per le resistenze dei cittadini. Ciò a cui semmai le proteste servono è a far capire ciò che ci indica il professor Ulivieri su Fb: “I fatti di Val di Susa denotano l’incapacità delle democrazie occidentali di ascoltare i veri bisogni della gente, l’essere incapaci di rappresentare le vere istanze della gente. La frattura è sempre più grande fra politici che non rappresentano e i non rappresentati”. Non (tanto, in sé) Tav sì o Tav no, ma semmai quale (altro) futuro per il nostro Paese e per l’Europa e il mondo. Solo che (appunto) ciò non si definisce boicottando il modello di sviluppo, ma – anche a partire però come appunto in questo caso dalla protesta – mettendo in campo (altro) pensiero forte. La rivoluzione culturale che rifaccia della cultura il nostro ossigeno, e il criterio della sostenibilità delle scelte – stop al consumo di territorio: e, certo, (non solo) in questo la Tav non va nella direzione auspicata; energie rinnovabili – sono la base da cui (ri)partire. il Politico.it ha già fatto, e farà la propria parte nella definizione di ciò che verrà dopo. Gad, ora, sulle violenze nelle proteste. di GAD LERNER Read more
Avete fatto il vostro tempo/1. Il Pd e la lottizzazione (smaccata) Gad
giugno 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Nel superare un’età (anagrafica e politica; ma talora, va detto, tutto ciò si manifesta anche in giovane età) la passione viene meno e ad essa si sostituisce – se non si ha ancora lasciato la politica e dunque se non si è (dimostrato) di concepire l’impegno come un servizio – l’istinto di sopravvivenza, che porta ad architettare le soluzioni più adatte a garantire la propria persistenza nei posti del potere. Una di queste consiste nel piazzare nei posti-chiave “propri” uomini, così come lo si fa (con altri) per “premiarli” non avendo più (appunto) alcun interesse a far funzionare (davvero) la macchina, e ad assicurare il meglio per il bene della collettività; bensì, appunto, si ha a cuore solo se stessi, generando autoreferenzialità. L’attuale classe dirigente del Partito Democratico – senza generalizzare in modo assoluto - al potere da decenni, ha ormai queste caratteristiche. Il giornale della politica italiana ve lo dimostra, con la narrazione di oggi, senza molta difficoltà. Ascoltate la storia di Franco Pronzato, membro del Cda dell’Atac (l’azienda pubblica di trasporti della capitale), nominato dall’attuale dirigenza Pd “coordinatore nazionale per il trasporto aereo” (?) del partito. L’incarico, di per sé, dalla configurazione astrusa e di dubbia utilità, puzza di autoreferenzialità e lottizzazione. A maggior ragione se il dirigente in questione, oggi indagato (e questo, pur nella presunzione di innocenza, rappresenta un altro campanello d’allarme, come già per le inchieste sulla sanità pugliese), è (appunto) già stato inserito in un Cda (pubblico). Ce ne parla il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more
E ora anche a destra vogliono le primarie Tassello di una società che sia la politica Ma è necessaria la rivoluzione culturale
giugno 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Oggi concepiamo (?) la politica come un settore, come un ordine professionale. Animato (? Si fa veramente per dire) da una una (non a caso) “classe” i cui membri “imparano” a svolgere il “mestiere”. Ma per far funzionare tecnicamente un sistema ci sono i tecnici e i funzionari (già oggi). La politica richiede in realtà altre qualità come l’onestà e la responsabilità, la lungimiranza, la capacità progettuale, la leadership. Tutte caratteristiche che si possono ritrovare a prescindere dall’esperienza (politica) e dalla preparazione (“professionale”). La politica poi è il governo della NOSTRA comunità. Che è doveroso (responsabile) e opportuno che sia la stessa comunità nella propria espressione più sincera e libera a produrre, piuttosto che un nucleo di “professionisti” che, ad un certo punto, smettono di rispondere alla comunità e cominciano a farlo a loro stessi. La democrazia rappresentativa ha già, in sé, anticorpi contro questa “deformazione”. Il voto – quando è libero e, ancora una volta, responsabile, ovvero quando riguarda e incide davvero nel governo della nostra nazione: non, per intenderci – ad esempio - quando i parlamentari sono scelti da altri politicanti – di per sé favorisce la rappresentatività. E dunque un (semplice) ”ritorno” ad una democrazia rappresentativa che ”assomigli” maggiormente al proprio modello originale sarebbe sufficiente a garantire una maggiore rappresentatività e dunque un governo espressione della società. Ma c’è, nella Storia e soprattutto nel nostro (possibile) futuro, anche un altro modello, più avanzato e “maturo”. E’ la “società politica”, in cui non esistono “sacche” di professionisti (più o meno ricambiati, in tutti i sensi) della politica, che ha raggiunto un livello di maturità (e di diffusione) culturale (e politica) tale per cui la preparazione (culturale, appunto) alla politica sia diffusa; e in cui dunque “tutti” coloro che hanno quelle qualità fondamentali hanno i numeri per potere assurgere al ruolo di guida politica. E in cui questa alternanza continua della (non più) “classe” dirigente può avvenire e avviene davvero. Una società che sia (esprima) la (propria) politica. Le primarie, di cui ci parla tra poco il conduttore de L’Infedele, sono il possibile avvio di tale puzzle. Ma è necessaria anche quella rivoluzione culturale che metta la società stessa nella condizione di sfruttare questa propria (maggiore) libertà. Gad ci parla intanto della “rottura del ghiaccio” rappresentata, appunto, dalle primarie stesse. di GAD LERNER Read more
Il commento. No caro Silvio, se perdi è “solo” colpa tua G. Lerner
maggio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Comincia lo scaricabarile nel Pdl. E non stupisce che ad aprire le danze sia proprio il presidente del Consiglio, che attribuisce la causa delle sconfitte alla “modesta”, dice, qualità dei (propri) candidati. A cominciare dalla Moratti, a Milano. E se evidentemente responsabilità legate al (mal)governo della città avranno concorso (e concorreranno?) a determinare l’esito sfavorevole al centrodestra, è però chiara la valenza nazionale, e la personalizzazione, che proprio Berlusconi ha imposto a questa tornata amministrativa, a partire - ovviamente – dalla sfida all’ombra della Madunnina. E, aggiunge il conduttore de L’Infedele, la strategia delle parole come pietre messa in campo dal Pdl è frutto di una concezione e di un “là” proprio del Cavaliere. Che dunque non può sottrarsi alle proprie colpe, appunto. Di cui lo accusa, imprevedibilmente, Alessandro Sallusti, in un’intervista a Vanity Fair. Sentiamo. di GAD LERNER Read more
Silenzio post elettorale. Cavaliere, chi l’ha (più) visto? di Gad Lerner
maggio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il presidente del Consiglio tace ormai da oltre sessanta ore. Già infranto il record post sconfitta alle poli- tiche del 2006. Ma -lo sappiamo- tornerà a ruggire come prima quanto prima. Tuttavia, nel frattempo, chi ne sente la mancanza? di GAD LERNER
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***Il commento***
BERLUSCONI “URLA” PERCHE’ SI SENTE DEBOLE
di GAD LERNER
maggio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’affanno con cui il presidente del Consiglio tenta, abbiamo visto con Luigi Crespi, di salvare il salvabile nella pessima campagna elettorale (in-degna prosecuzione dei cinque anni alla guida di Milano) di Letizia Moratti, e in generale di recuperare quei delusi che molti sondaggi (dis)attribuiscono al centrodestra, è il segno della sua difficoltà. Che, a fronte di un centrosinistra ancora non attrezzato a caricarsi sulle spalle questo Paese – come l’Italia ha bisogno e “sogna” avvenga – potrebbe per il momen- to non sfociare nella sconfitta definitiva, ma lo mette comunque a rischio. Il conduttore de L’Infedele, ospite stasera di Michele Santoro ad Annozero (21.05, Raidue), analizza gli sforzi del premier.
di GAD LERNER Read more
Il commento. Letizia Moratti ha paura di perdere di Gad Lerner
maggio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Non si spiega che così, la “vigliaccata” di avere usato l’appello finale (quindi senza possibilità di replica per il diretto interessato) nel dibattito televisivo con Giuliano Pisapia, contendente del centrosinistra nella corsa a sindaco di Milano, per attribuire a quest’ultimo la responsabilità di un reato (il furto di un’auto) per il quale fu prosciolto. Dopo la vittoria di un soffio al primo turno cinque anni fa, nel capoluogo lombardo la destra di Berlusconi, causa la diaspora centrista di Manfredi Palmeri, è quasi certa di essere costretta, questa volta, al ballottaggio. E con un avversario molto amato dalla città come Pisapia tutto può accadere, anche al di là del confronto di merito, e anche tra i due cartelli (para)ideologici della destra e della sinistra. Brichetto lo sa e, scrive il conduttore de L’Infedele sul giornale della politica italiana, si sente messa alle corde, così da usare delle scorrettezze. Ma sentiamolo, Gad. di GAD LERNER Read more
Bin Laden, per il minor integralismo islam Rivoluzione culturale d’internet la chiave Ma necessario comunque il blitz militare Gheddafi e Assad “rovesciati” dai popoli E decisivo – vedremo – sarà ruolo donne
maggio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Si può commentare in tanti modi l’uccisione del capo di Al Qaeda, a cui sono imputati l’attentato alle Torri Gemelle a New York del 2001 – dieci anni dopo – e molte altre stragi, oltre ad una tendenza ad alimentare il circuito del terrore. E come avveniva questa processo? La religione veniva usata come grimaldello per aprire (anzi chiudere) le (in)coscienze di una parte del mondo arabo, creando l’humus nel quale Osama ha potuto prosperare (si fa veramente per dire) per anni e grazie al quale poi si è potuto nascondere. Oggi il suo ammazzamento è stato anticipato sul piano mediatico da un twittatore pakistano che viveva pochi metri vicino al covo del terrorista. Il Pakistan fa (in parte) storia a sé nell’area di cultura araba. E il punto non è che oggi si può tecnicamente comunicare con più facilità tutti. Ma, grazie a questo, la Terra – e l’umanità – è diventata un grande vaso comunicante, in cui le conquiste di una parte del mondo si traducono in aspirazioni di quella che non le ha ancora avute, generando così una grande spinta al cambiamento. Internet. E poi le coscienze (ora) di ciascuno. Questa liberazione è dello stesso tipo di quella che, ne abbiamo parlato stamattina, potremo vivere – per ora ad un livello ancora (il) più avanzato – noi. E nel riguardare le donne, vi racconterà tra poco il giornale della politica italiana, innescherà la più grande bomba ad orolegeria che qualsiasi apparato militare potesse (e possa) piazzare. Ve ne parliamo, appunto, tra un po’. Ora quanto – e come - internet, e la rivoluzione culturale, hanno potuto nella uccisione di Bin Laden. di GAD LERNER (stasera in onda dalle 21.10 su La7 con il suo Infedele) Read more
***Il commento***
LA LEGA PREPARA LA CRISI DI GOVERNO
di GAD LERNER
aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Forse non ancora sulla Libia, ma le grandi manovre “nordiste” per prendere le distanze da un Berlusconi prossimo alla fine continuano. Qualora la partita delle amministrative a Milano dovesse concludersi con un risultato non favorevole a Letizia Moratti, quello potrebbe essere il momento di caduta (in tutti i sensi). Anche perché più acquisisce potere, più la Lega dà spazio alle proprie pulsioni conservatrici, “quasi reazionarie”. E questo favorirà un sempre maggiore isolamento leghista. di GAD LERNER Read more
Assalto finale di Berlusconi a democrazia Manifesti procura=Br ‘approvati’ da Silvio Come proposta di modifica Costituzione E così tutte ‘fughe in avanti’ dei deputati Neo-strategia (mediatica) della tensione Che cosa verrà dopo la (sola) pressione?
aprile 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il disegno emerge ora nella sua chiarezza. Mai come oggi il Cavaliere ci aveva provato in modo così diretto. Berlusconi capisce di essere agli sgoccioli, e tenta il tutto e per tutto per portare a compimento il proprio progetto originale. Il modus operandi è semplice: mandare avanti le seconde linee per seminare il panico nelle difese “nemiche” e ridurne progressivamente la capacità di reazione. In attesa di cosa? E’ facile compilare la tabella di marcia delle ultime settimane: il doppio tentativo di imbavagliare l’informazione Rai, per la prima volta per mano di un peone sconosciuto; poi i manifesti anti-magistrati di Lassini. Che, scrive Lerner nel pezzo che state per leggere, hanno un ”legame organico, finanziario, ideologico e organizzativo con il Pdl”. Ieri la proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione per mano di un altro deputato “anonimo”. Obiettivo: rafforzare i poteri del Parlamento e con essi quelli del presidente del Consiglio, che ha in pugno deputati e senatori; e privare della loro capacità di interdizione capo dello Stato e Alta Corte. Un attacco su più fronti che non viene ancora esplicitato perché la rana non si accorga di stare lentamente cuocendo, e che anzi trova questa forma inedita dell’apparentemente sconnessa azione dei singoli. Ma tutto questo ancora non basta. Cosa verrà (appunto) dopo? di GAD LERNER Read more
***Il commento***
LIBIA, GIUSTA E INEVITABILE LA DECISIONE ONU
di GAD LERNER
marzo 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Nucleare/2. Come si può, adesso, non ripensare la strategia? Lerner
marzo 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
IL NICHILISMO POLITICO DI BERLUSCONI di GAD LERNER
marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il commento. Libia, adesso l’Italia rompa con Gheddafi di Gad Lerner
febbraio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Libia/1. Il Paese di Gheddafi sulla strada verso la libertà di G. Lerner
febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Vendola, D’Alema, galli del centrosinistra duellano su premiership per scarse idee “Una” di fondo e un progetto per il futuro Questo può salvare e rifare grande Italia Ottima comunque ipotesi di donna leader il Politico, con Gad, lanciò per primo Bindi
febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
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Il commento. La Lega si prepara a lasciare Berlusconi di Gad Lerner
febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma non si parla ancora di futuro dell’Italia Donne decisive per la sua (ri)costruzione (Ben) al di là di una (?) piazza pro/ contro Si torni (tutti) a mettere in campo le idee
febbraio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Trasformiamo rivolte in nostra riscossa Di qui la proposta (democratica) di Walter L’Italia si riprenda (ora) il proprio futuro La chiave è restituirlo (!) ai (più) giovani
gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il caso. Berlusconi mi telefona in diretta e (ci) insulta di Gad Lerner
gennaio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il danno devastante della ‘cultura’ d’oggi ’09, 1/2 donne non aveva/cercava lavoro Sarebbe stato loro ‘impossibile’ trovarlo Così come possono esser(ci) in politica?
gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Silvio detta la linea: “Non è vero niente” E’ qualcosa di più d’una semplice “bugia” Parte del sistema di addomesticamento
gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
FIAT, DAGLI OPERAI UNO SCATTO D’ORGOGLIO
di GAD LERNER
gennaio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’indiscrezione. Il nuovo nome del Pdl è “I Popolari” (?) di Gad Lerner
gennaio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Marchionne tira acqua (solo) a su’ mulino Non è la promessa di modernità che fece Ma Marchionne non è capo del governo Politica dorme ancora su nostri guanciali Tocca a lei assicurare appetibilità Paese Pigi, dov’è pensiero forte Democratici?
dicembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
PIU’ CRISTIANI DEL CLERO
di GAD LERNER
dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il commento. Un pessimo Bersani Ora la priorità al progetto Lerner
dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
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Il commento. Ora la Lega otterrà le elezioni anticipate di G. Lerner
dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Commento. Ma Renzi ha sbagliato ad andare ad Arcore di G. Lerner
di GAD LERNER Read more
***Il commento***
MA SILVIO HA FATTO GLI INTERESSI DELL’ITALIA (?)
di GAD LERNER
dicembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il dibattito. Perché dico “sì” a Vendola dentro al Pd di G. Lerner
novembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
b) – Nostra destra conosca (lei per prima) la rivoluzione liberale (che può regalarci) Ora Fede invita a picchiar gli studenti (?)
novembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Pure perché in tattica il più bravo è Silvio Una ‘bomba’? Quelle di Fini sono carezze Ma Lerner: “Dura un premier sfiduciato?”
novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
FESTINI DI ARCORE, DITECI CHE LE MINISTRE NON C’ERANO
di GAD LERNER
ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Quella di Marchionne utile provocazione Anche se viene dal ‘pulpito’ meno adatto Forze politicosociali rispondano creando Lerner: “I nostri operai sono i più poveri” NELLA FOTO, L’AD: ‘Ora vieni avanti Italia’
ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
***Il commento***
(QUANDO) L’AUTOREFERENZIALITA’ E’ UNA TRAPPOLA
di GAD LERNER
ottobre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Se ora pure l’Agcom diffida Tg1 di Minzo Nostro giornalismo corresponsabile crisi Ha assecondato la loro autoreferenzialità
ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati


