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***La crisi dell’Europa***
BASTA SOFISMI, LA POLITICA TORNI A PRODURRE SOLUZIONI
di FABRIZIO ULIVIERI

dicembre 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Insieme alte e concrete. C’è una linea di saggezza, tra il minimalismo (localista) di chi (si) propone di occuparsi dei ”problemi di tutti i giorni” e l’astrazione (ma fine a se stessa. O agli interessi di chi se ne avvantaggia) tecnocratico-finanziaria, che consiste nel sognare un domani, un domani incarnato in determinata società, basata su una determinata cultura (politica), e, a cascata, agire concretamente, concentrati, decisi, senza orpelli e deviazioni per realizzarla. La politica italiana e, ora, scopriamo, dell’intero Vecchio continente di oggi è, invece, una politica (come il giornale della politica italiana scrive da oltre due anni) sterile e fine a se stessa, nella misura in cui la Politica è il governo della società (mondiale), e non un semplice strumento di autoreferenzialità e per perseguire (propri) interessi di parte, personalistici o – addirittura – privati. In questo clima di passività e di attendismo, la “natura” (primordiale. E i – relativi – difetti) dei Paesi che dovrebbero piuttosto guidare l’Europa nell’assolvere alla propria funzione di punto di riferimento (di pace) per l’intera umanità, impazza accentuando ulteriormente il senso (e l’effetto) di smarrimento: la Germania sembra rispondere, ancora una volta, al proprio riflesso condizionato di trascinare i vicini verso il disastro; la Francia (molto) post (o pre)-napoleonica, esercita una tentazione “regale” che, nella mancanza di spessore e lungimiranza, si traduce però in un nevrotismo sarkoziano alla Louis de Funès, più che in una rievocazione (appunto mancata) del padre, in fondo, della modernità (democratica) europea. E noi continuiamo a non imparare la lezione del rigore, machiavellicamente alambiccando cambiando tutto per non cambiare alcunché. Come abbiamo già scritto, il rischio è che il vuoto di democrazia – perché la Politica è, democrazia; e/o quest’ultima non è. Appunto - venga sfruttato e “riempito” da chi ha una capacità, e una spregiudicatezza, maggiori nell’approfittare della insipienza di chi ha il compito di indicare la strada e non lo fa e della (conseguente) irrequietezza delle masse. A distanza di soli cinquant’anni dall’”ultima” volta, dimostrerebbe come la “(in)civiltà dei consumi” vanifichi le proprie risorse (umane). Il professore de il Politico.it, primo ad aver denunciato da queste colonne il carattere “eugenetico” dell’attuale economia finanziaria mondiale, analizza la perdita di orizzonte (della Politica). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Attacco a Gheddafi probabilmente giusto Ma le nazioni vanno (?) in ordine sparso E Onu e Ue (in realtà) stanno a guardare Rischi legati ad una ripresa nazionalistica
di RICCARDO SPEZIA

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha parlato di un “nazionalismo necessario” per l’Italia, per ritrovare una motivazione ad essere se stessa (?). Ma il passaggio è delicato e, come abbiamo scritto più volte, va da subito incardinato in uno “sbocco europeista”. Esattamente il contrario di quanto, per altre vie, sta avvenendo in queste ore nel Vecchio Continente e nel mondo, dove, sia pure in modo soft, quel residuato ottocentesco che sono le nazioni – così come le conosciamo storicamente, in un mondo che va e deve andare sempre più verso una dimensione, e confini, globali – rialzano la cresta, sollecitate a farlo dalla crisi – che le porta (?) a chiudersi in se stesse – rimettendosi in pista a caccia di trofei economici o anche solo di “gloria”. E’ il caso – naturalmente – della Francia, ma non solo. L’antidoto a tutto questo è (appunto) un raccordo sovranazionale che, proprio in questo frangente, mostra tutta la sua incosistenza, sottolineando una volta di più la responsabilità che (del resto) le stesse nazioni si sono assunte nel non darsi una “forma europea” più compiuta. Ed è anche per questo che, al momento attuale, il compito dell’Italia è tanto più quello di spingere verso l’unificazione politica e non (più), solo, economica. Ce ne parla il giovane ricer- catore e esponente de iMille. di RICCARDO SPEZIA Read more

Talenti. Libia, Odissea all’alba: un affaire francaise di Virgilio Falco

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sarkozy ha assunto la leadership della missione. Un’occasione per “avere mano libera per condurre il mondo e, nello stesso momento, lanciare una OPA sulle attività economiche e di partnership del futuro governo libico”. Una partita internazionale che, alla vigilia delle presidenziali in Francia, ha anche risvolti interni. Ma qual è, invece, il ruolo delle altre nazioni, a cominciare dal nostro? Ce ne parla il giovane, ex Pdl, balzato agli onori delle cronache per la sua presa di distanza dalla “guida” autoreferenziale del presidente del Consiglio. di VIRGILIO FALCO Read more

No ad un’Italia multiculturale (tout court) E’ l’opposto di integrazione e non ‘vince’ Sì (invece) ad Italia che si lasci arricchire ma a partire dalla propria identità storica Remiamo insieme in un’(unica) direzione

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Naturalmente bisogna intendersi sul significato di “multiculturalismo”. Se per multiculturalismo si intende un crocicchio di comunità e identità diverse, confermiamo la nostra risposta. Alla quale del resto sono giunti Paesi che si confrontano da molto più tempo con il tema-immigrazione. L’Inghilterra di Cameron, che si accorge che così l’integrazione è impossibile, anzi, non inizia nemmeno. La stessa Francia, un modello intermedio tra quello multiculturale tout court e quello di cui parleremo tra poco, che laddove accetta passivamente il multiculturalismo (?) tout court, conosce fenomeni di disgregazione, povertà, criminalità (banlieu, la situazione nella zona più interessata – storicamente – dai fenomeni immigratori, il sud del Paese). La stessa Roma antica ha cominciato a decadere nel momento in cui ha (eccessivamente) aperto i propri confini, e ha visto disgregarsi (ancora) la propria identità. Gli Stati Uniti sono invece un esempio di Paese che, sia pure a costo di grandi sofferenze (soprattutto, va detto, per le sue – allora – minoranze), ha trovato un modello vincente: quello di un multiculturalismo, sì, ma innestato su una forte identità nazionale. Quello che gli americani non sono probabilmente riusciti a fare è di arricchirsi di questa estrazione multiculturale. Quello che invece può e deve fare la nostra nazione. Ora che comincia il fenomeno immigratorio di massa, siamo nelle condizioni di impostarlo come vogliamo avvenga. Noi diciamo sì allora all’apertura e al (necessario) dialogo; ma a partire da una forte consapevolezza della nostra identità storica, da riscoprire attraverso la rivoluzione culturale. Una rivoluzione culturale che coinvolga, e non emargini, le persone provenienti da altri Paesi e si faccia arricchire, appunto, dai loro contributi, indicando la traccia di fondo – la democrazia occidentale figlia del cristianesimo e dell’illuminismo, il solidarismo, la cultura appunto – e la nostra tradizione culturale in particolare – come veicolo della nostra «liberazione» – e lasciando che su di essa le altre culture mettano la propria conoscenza, la propria sensibilità, la propria tradizione (nella misura, come detto, in cui sono compatibili) per un’esplosione di (rinnovata) cultura e intelligenza. Come si fa concretamente? Ritrovando innanzitutto un orgoglio nazionale ben incardinato nello stemperante sbocco europeista; rifacendo della cultura – la nostra – il nostro ossigeno; aprendosi a quel punto da una condizione di forza ai contributi degli “altri”, a cui va lasciata la libertà di professare il proprio credo (religioso), ma che debbono attenersi alle nostre leggi e riconoscere le nostre tradizioni (e soprattutto i nostri nuovi obiettivi), e progressivamente – solo in questo modo – integrarsi nella nostra società. Come del resto già avviene – grazie ai flussi “controllati” – nel nostro Paese. Che può accentuare la propria spinta all’integrazione – e prepararsi ad un’immigrazione più consistente che va comunque governata, anche nella chiave europea – dandosi quell’obiettivo di ritornare grande per il raggiungimento del quale gli “stranieri” possono offrire – diventando a quel punto nostri connazionali – un contributo decisivo. E’ chiaro che tutto questo funziona meglio in chiave europea, dato che la questione si pone nello stesso modo (sia pure con qualche differenza dovuta alla geografia), data la comune radice – sennò non staremmo assieme – e la comune esposizione al fenomeno, a livello continentale. L’Italia lavori – senza la violenza delle rivendicazioni inutilmente autarchiche leghiste – ad un’Europa (sempre più) politica e, in questa chiave, ad un governo europeo del fenomeno. Portando quest’idea sostenibile – e probabilmente vincente – per il futuro. Read more

Libia, per Italia che non vuol “disturbare” una Francia che si assume responsabilità “Quei popoli reclamano i nostri valori”
di THOMAS DJEZZANE

febbraio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sono i nostri cugini, il Paese che, per posizione geografica e storia (non dimentichiamo che la nostra stessa Unità, che oggi festeggiamo, è figlia – anche – del contributo di Napoleone, primo presidente della Repubblica italiana come ricordava Livio Ricciardelli), ci è più “vicino”. Come si comportano i francesi, con un passato coloniale come il nostro – noi in Libia, loro in Tunisia e in Algeria – di fronte alle rivolte nel Nordafrica? Con molta più prontezza di riflessi, come ci racconta il nostro corrispondente da Parigi.            Read more

Se ora siamo (grande) Paese ‘atrofizzato’ Parsi: ‘Anche all’estero non contiamo più’ E’ necessario un ritorno alla politica vera

settembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista al politologo moderato: «Ci facciamo valere mandando più uomini sui fronti delle operazioni di peacekeeping, ma non abbiamo una linea. Siamo finanziariamente ed economica- mente meno importanti, oggi, della Polonia. Servono le riforme, anche quella del mercato del lavoro: non siamo più competitivi». Serve la rivoluzione di un nuovo sistema-Paese, che faccia fare uno scatto in avanti grazie, però, al contributo di tutti, senza lasciare indietro nessuno. L’intervista a Parsi è di Pietro Salvatori. Da domani anche su Liberal.        Read more

Diario politico. Fare di necessità (?) virtù Marcegaglia: ‘Se il governo non governa’ Napolitano: “Ritroviamole le motivazioni” Perché o si riparte ora o (ci) sarà declino

settembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’Italia vive di rendita. La rendita lasciataci dai padri della nostra Repubblica in un periodo di grande necessità e (quindi) motivazioni, e in cui la qualità di tutti noi è tornata ad esprimersi in tutta la sua brillantezza: il Dopoguerra. Quando un popolo non ha più nulla, e sa che la responsabilità risiede tutta sulle proprie spalle, è quello il momento in cui, libero da alibi, torna a mettere in campo le proprie risorse, se le ha, e rinasce. Ed è quello che il nostro Paese ha fatto subito dopo la fine del regime fascista, che ci aveva lasciato a terra, e la guerra nella quale Mussolini ci aveva trascinato, rovinandoci. Quindici anni dopo l’inizio della Seconda Repubblica, l’Italia non è ovviamente nella stessa situazione, ma il patrimonio lasciatoci in eredità dalle generazioni precedenti (precedenti, s’intende, anche a quelle che hanno cominciato a sperperarlo) sta per non essere più sufficiente per vivere di rendita. E quando non lo sarà più, per noi potrebbe cominciare un periodo di minore ricchezza – diffusa – e una parabola discendente proprio su quel piano economico che, paradossalmente, è ancora quello che, grazie alla rendita, tutto sommato ci tiene ancora nella fascia alta dei Paesi del mondo. Il momento è adesso: se capiamo che muoverci ora ci consentirà di rilanciarci subito, potendo competere per tornare al vertice della civiltà, ci assicumeremo anni di grande benessere, e potrà forse essere altrettanto sistemico di quanto lo sia stato in questi cinquant’anni. Potremo insomma garantirci altri cinquant’anni (la cifra è puramente simbolica) di benessere e, se saremo particolarmente saggi, proseguiremo nel lavoro e lo accresceremo e consolideremo sempre di più. Tornando definitivamente nella posizione che ci compete. Si tratta, insomma, di fare di necessità virtù, come invita a fare il capo dello Stato, e di rifare grande l’Italia. Certo l’atteggiamento di questi ultimi mesi è l’opposto di quello utile: la presidente di Confindustria accusa la maggioranza (e la parte di Paese che va dietro alla nostra politica autoreferenziale di oggi, parte della stampa compresa) di pensare a «amati, cognati, appartamenti» invece di occuparsi di tutto questo. Il dramma della perdurante mancata nomina del ministro per lo Sviluppo economico è, appunto, un dramma, anche se ancora non tutti ce ne accorgiamo (molti di noi, purtroppo, se ne stanno accorgendo eccome). Facciamolo. Ciascuno faccia la sua parte: il governo raccolga la sfida di Fini e si rimetta a governare, il centrosinistra prepari progetti da proporre al Paese nel caso la maggioranza fallisca nel suo tentativo. Il giornale della politica italiana, in tutto questo, è il (nuovo) consigliere del presente che spinge tutti a muoversi verso il domani, che prepara. State con noi. Il futuro del Paese passa di qui. All’interno gli spunti della giornata. Read more

Contro bavaglio il silenzio e la riflessione Niente politica italiana ma (noi) pensiamo L’Iran ha diritto al programma nucleare(?)

luglio 9, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è un giornale unico, nel panorama dell’informazione nel nostro Paese e non solo. E’ unico perché è l’unico grande giornale specializzato di politica italiana. Ma, soprattutto, perché è un giornale libero, completamente, ovvero lo è a partire dalla propria onestà intellettuale. E quale miglior modo, per il Politico.it, di aderire allo sciopero dei giornalisti contro la legge che vuole mettere il bavaglio non solo all’informazione, ma anche, quindi, al pensiero dei cittadini, di coniugare una giornata di silenzio sulla nostra politica con una straordinaria riflessione di politica internazionale a firma di Gaspare Serra libera, eretica, che (si) spinge a pensare al di là di ogni “bavaglio”, quelli che ci vorrebbero imporre ma anche quello che ci hanno/ci siamo (già) (auto)imposti? E il tema è quanto di più importante e caro possiamo avere: il futuro, per una volta, del pianeta; della (nostra) umanità. Legato a stretto giro al tema del nucleare. Quello iraniano, certo. Ma sia- mo sicuri che il vero “nemico” sia l’Iran? Nel giorno della protesta e della lotta contro la repressione, il Politico.it ricorda idealmente quella del regime teocratico e antisionista degli ayatollah – chi si ricorda mai, oggi, dell’onda verde dei giovani studenti che si ribellano al regime? Ecco una forma di bavaglio, intellettuale, che la nostra società, e noi stessi, ci concediamo – ma lo fa, come sempre, spiazzando, dando ragione, per una volta, a Mahmoud. Ma, come sempre per il Politico.it, nell’o- nestà e nella responsabilità. Ovvero analizzando come non ha mai nessun altro la questione del nucleare (iraniano). La firma, come detto, è di Gaspare Serra. Read more

L’intervento. Pil non è tutto: conta l’uguaglianza di Marianna Madia

marzo 25, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Perché il Pil misura “solo” la crescita che può però consumarsi in modo diseguale e producendo problemi (per tutti): «Le condizioni di salute peggiorano, l’aspettativa di vita diminuisce, le situazioni di marginalità aumentano, la violenza cresce. Le relazioni tra individui e gruppi sociali si deteriorano, con danno dell’intera collettività». Quindi «più uguaglianza vuol dire più benessere. Per sapere se una società sta bene occorre dunque – scrive la deputata del Pd – “misurare” (anche) l’uguaglianza». Il giornale della politica italiana prova disagio sia per l’evanescenza (dal punto di vista dei contenuti) del discorso nazionale (del resto, certo, le elezioni sono Regionali, ma) in questa campagna elettorale, per non parlare dell’autoreferenzialità tipica di questa fase della politica italiana, che il Politico.it si batte per superare; sia, anche, però – è frutto ma anche (nuova con)causa di questa forma di deterioramento – per la tendenza dell’informazione nel nostro Paese o a non essere abbastanza indipendente e incisiva (con il potere, qualunque forma e posizione assuma) o – ed è questo il punto – a crogiolarsi – insieme alla nostra politica – nella stessa autoreferenzialità della politica italiana, parlando cioè «dei partiti e non del Paese», come ha invitato a smettere di fare il segretario nazionale del sindacato dei giornalisti Franco Siddi. Ed è quello che non ha (quasi) mai fatto il giornale della politica italiana, che anche oggi, in piena campagna elettorale, guarda al futuro stavolta dal punto di vista (che è impossibile, per chi guarda all’obiettivo unico del bene del Paese, non condividere, al di là della matrice di provenienza, ammesso poi che ci sia, data la formazione accademica e l’indipendenza intellettuale di Marianna Madia) della giovane parlamentare Democratica, esperta di questioni sociali e del lavoro, che pone il problema dell’insufficienza (appunto) del misuratore del Prodotto interno lordo per stabilire come stia un Paese, come se lo sono già posti in Francia (con Sarkozy) e l’Europa, che chiede ora ai Paesi membri di prevedere (appunto) di considerare anche altri indicatori (oltre al Pil) per definire la “crescita” (stavolta in senso ampio) della nazione. In Italia, nondimeno, la nostra politica era troppo occupata da sé stessa perché si potesse aprire un dibattito serio su questo. Per quanto in ritardo, lo facciamo ora, da qui? L’intervento di Madia. Read more

Se un altro italiano muore in Afghanistan
Ora un drammatico interrogativo: serve?
Bersani: ‘Ripensiamo la nostra presenza’

febbraio 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede nella respon- sabilità. La responsabilità è quella condizione per cui non ci si può girare dall’altra parte. Mai. Qualsiasi cosa possa dipendere anche in minima parte da noi, se noi possiamo fare qualcosa di buono vale la pena di mettersi in gioco. Di fronte alla guerra, la responsabilità non può però che essere sommessa: non c’è niente di esaltante, pure nel perseguire un obiettivo giusto, nel provocare distruzione e morte, foss’anche del più acerrimo avversario. Il preventivo dei costi e dei benefici (per sé e per gli altri), inoltre, dev’essere garantito: ovvero ci dev’essere la certezza di poter raggiungere quel risultato benefico e i rischi devono essere assolutamente commisurati a quel risultato e alla sua probabilità. Più il traguardo si allontana, meno il rischio – ovvero, il costo – è accettabile, perché rischia, a sua volta, di essere vano. In Afghanistan sta maturando questo scenario: combattiamo, subiamo perdite, ne subiscono i nostri avversari, per non parlare dei civili, senza sapere più, a questo punto, se tutto questo porterà a qualcosa. In tutta Europa si torna a discutere dell’opportunità della nostra persistenza in quel conflitto. In Italia il governo nicchia: «La vittima di oggi non è un militare», ovvero non ha direttamente a che fare con la nostra guerra laggiù. Il giornale della politica italiana vuole invece dare il proprio contributo all’avvio di una riflessione. Responsabile. Lo fa, oggi, con Andrea Sarubbi, che nel Pd – dice lui – ha una posizione ancora più da obiettore, la cui sensibilità ci aiuta a guardare ciò che sta accadendo da un punto di vista, appunto, del tutto responsabile. Sentiamo. Read more

Sarkozy: “Ora via il burqa” Fatto religioso o violenza? Si apre un grande dibattito. Speciale

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Francia sta per scattare il divieto di indossarlo. Altri Paesi sono pronti a seguire l’esempio. Tra questi c’è l’Italia, dove maggioranza e opposizione, per una volta, convergono. Nelle comunità islamiche impiantate in Europa, intanto, ci si confronta: che cosa rappresenta? E’ giusto, Islam alla mano, imporlo alla donna? E’ il velo integrale il protagonista indiscusso del dibattito politico-culturale degli ultimi giorni. Il giornale della politica italiana porta alla discussione in corso nel Vecchio continente (e nel nostro Paese) il contributo di questo speciale firmato Désirée Rosadi, che partendo dalla stretta attualità – vi raccontiamo chi dice cosa nella nostra politica e nella politica europea – ci conduce per mano a scoprire il vero “ruolo” del parde nei Paesi a maggioranza islamica. Assolutamente da non perdere. Buona lettura. Read more

Sì Teheran, arriva l’accordo sul nucleare Ma Ahmadinejad: ‘Gli Usa mollino Israele’

ottobre 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ stata una giornata campale, per la trattativa sull’arricchimento dell’uranio iraniano voluta dall’occidente per evitare che l’Iran si doti di armi atomiche e, contemporaneamente, per non ricorrere alla forza. Una soluzione diplomatica che, ancora una volta, porta la firma di Barack Obama, che ha spinto per insistere nel momento in cui forse altri avrebbero lasciato. E’ l’ennesima, grande riprova del lavoro che il presidente americano sta svolgendo e che spiega il suo Nobel per la Pace, per il quale Obama non ha avuto bisogno di far scintillare (o meno) le armi o suonare la fanfara, bensì continua nel suo impegno sottile fatto di apertura e inclusione. Ma al di là di questo. Teheran accetta dunque la bozza Aiea sul nucleare che prevede che una parte del processo di trasformazione dell’uranio in combustibile (e quindi lo stesso uranio) avvenga in paesi terzi, Russia e Francia. E, tuttavia, stamattina in un intervento pubblico Mahmoud invita gli Stati Uniti a scegliere tra «il prestigio mondiale e il supporto al regime sionista», ovvero agli israeliani. Un nodo che rimane, dunque, l’inimicizia (per essere eufemistici) tra l’Iran e Israele, che rischia di rendere infine vano tutto questo utile lavoro (con effetto) diplomatico. Il giornale della politica italiana, il solo a raccontare ogni giorno le vicende mediorientali, vi porta a scoprire i dettagli dell’accordo e di questa giornata, campale, appunto, ma con qualche ombra. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi. Read more

Med&Medio Oriente. Attesa risposta Iran Ecco com’è nata la bozza sul nucleare

ottobre 28, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sono ore decisive per ciò che riguarda l’esito delle trattativa con Teheran per chiudere la querelle che minaccia di far saltare i già precari equilibri dei rapporti con l’occidente. Il filo conduttore principale che si intreccia alle varie altre notizie dal Medio Oriente nel giro d’orizzonte di questa settimana è proprio il tema-nucleare, con la predisposizione del testo che prevede il trasferimento in Russia e poi in Francia dell’uranio iraniano per il processo di trasformazione in combustibile. Un testo recepito con riserva da Teheran, che si è preso un altro po’ di tempo, che scade tra oggi e domani, per dire una parola definitiva. Kouchner, ministro degli Esteri francese: «Grazie ad Obama si è dialogato, ma la pazienza sta per finire». La rassegna stampa sul Mediterraneo e il Medio Oriente della nostra Luana Crisarà. Uno strumento anche di lavoro, per tutti coloro che amano e che vogliono approfondire le questioni politiche, culturali, mediorientali. Buona consultazione. Read more

Urso: ‘Ora d’Islam nelle scuole’. Sì di Fini, D’Alema. Parla Volpi: ‘Si baciano in bocca’

ottobre 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista all’alto dirigente del Carroccio, membro del Comitato parlamentare di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, “colomba” del partito di Bossi. Che assicura: «La Lega non vuole andare contro chi è di un’altra religione» ma la proposta del sottosegretario «è uno dei tanti rilanci del fine settimana». «Chi propone l’insegnamento della religione islamica non aiuta (infatti) l’integrazione bensì fa crescere i ghetti culturali». Ed è sbagliata, secondo Volpi, anche la risposta-provocazione del ministro per l’Agricoltura Zaia (anch’esso esponente leghista) che suggeriva al contrario di imporre l’apprendimento della religione cattolica ai giovani islamici. Da Bocchino (che chiedeva di non fare della questione tema di “competizione politica”) per il delfino di Maroni «un’affermazione preoccupante». Sì al riconoscimento delle radici cristiano-cattoliche. Al nord il problema delle «cellule terroristiche». Lo ha sentito la nostra Désirée Rosadi. Ascoltiamo.            Read more

Med&Medioriente. Israele chiude Spianata Il 25 ottobre ispezione a centrale iraniana

ottobre 5, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

A Gerusalemme le forze di occupazione hanno bloccato le entrate alle Moschee e chiuso quella di al Aqsa, impedendo la preghiera dei fedeli. Scontri e nove feriti. L’annuncio di el Baradei sul programma dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica rispetto alla struttura per l’arricchimento dell’uranio scoperta da poco. E ancora, un deputato Democrati- co tunisino denuncia la demagogia del Governo nel “contrasto” della crisi economica e le divisioni nell’opposizione. Nel suo Paese, certo. Gli ultimi sette giorni di Mediterraneo e Medio Oriente nell’appuntamento classico del giornale della politica italiana con la rassegna stampa del lunedì di Luana Crisarà. Da non perdere. Read more

Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Fare scientificamente il contrario

luglio 21, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi Giulia riflette sul tema delle droghe leggere e della soluzione proibizionistica osservando ciò che accade in Francia, dove il consumo è in diminuzione e non certo (o non solo) per i divieti. Sentiamo.            Read more

Sarkozy, fenomeno della moderna destra europea. Ritratto del leader d’oltralpe

febbraio 24, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ve lo proponiamo nella giornata in cui il presidente francese ha (appena) firmato un accordo per una collaborazione sul nucleare con Berlusconi, ma lo avevamo in cantiere da tempo. Ci interessa indagare una leadership di indubbio successo, che va oltre i confini storici della destra e della sinistra europee e, comunque, propone un nuovo modello di riferimento per i conservatori del Vecchio Continente. Il pezzo è di Luca Lena.

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Università francesi contro riforma dell’insegnamento. Un’altra Onda?

febbraio 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Corrispondenza da Parigi della no- stra vicedirettrice. Nuove manife- stazioni contro la politica nazio- nale del Governo Sarkozy. Racconto dal corteo organizzato per opporsi alle modifiche allo statuto degli insegnanti, appunto, e contro lo smantellamento dei maggiori istituti di ricerca. La gran parte dei professori (di destra e di sinistra) respinge la riforma, anche se alcuni di loro hanno scelto di non scendere in piazza considerando la protesta inefficace per fermare l’esecutivo.  Read more

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