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***Il futuro dell’Italia***
VENDOLA E DI PIETRO? ENTRINO NEL PD

luglio 20, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le elezioni si avvicinano. Nel centro-centrosinistra partono i veti incrociati: “mai con Casini”, dice Vendola; “siamo noi che non vogliamo”, risponde Casini. E i Democratici (o almeno Finocchiaro): “Con chi attacca il Quirinale (Di Pietro) il discorso-alleanze è chiuso”. Ma se la legge elettorale – com’è probabile – resterà la stessa (ma anche in caso contrario), verso altrettanto probabili (a questo punto) elezioni anticipate, e l’alleanza con l’Udc – per quanto mal digerita dalla base Pd – eviterebbe il rischio (che in effetti esiste) di un “ricompattamento” dell’area moderata, con ricadute (nella “ghettizzazione” della sinistra così interpretata da Giuliano Amato) di occhettiana memoria capaci di (ri)mettere in discussione una vittoria data per certa dai sondaggi, perché il primo partito italiano – nato per rappresentare tutta l’area progressista – non propone a Idv e Sel (a condizione di accettare naturalmente da subito il principio “una testa un voto”) di confluire dentro se stesso - attraverso proprio il “rito” delle (a questo punto, pure, eventuali) primarie – allargando tutto ciò anche ad associazioni e società civile, come già fatto da Bersani (nell’indicazione dei candidati Democratici al Cda Rai) nell’unico atto riuscito della sua segreteria? Si riunirebbero così finalmente elettori – quelli del centrosinistra “erede” dell’Unione – che la pensano allo stesso modo su tutto, e che da anni chiedono l’unità dei partiti che li rappresentano (e che se fosse raggiunta per una sincera adesione dei loro protagonisti, e non per mero calcolo elettoralistico, porterebbe un valore aggiunto capace di “compensare” l’eventuale “recupero” di un Berlusconi intenzionato a mettere in campo una creatura nuova – o (apparentemente) rinnovata), puntando a (superare – ?) quel 40% che costituisce la soglia di realizzazione del partito a vocazione maggioritaria tratteggiato da Veltroni (che è il Pd nella sua conformazione originale), e disinnescando ad un tempo – assorbendoli dentro di sé – leadership a (persistente) “rischio” di radicalismo e populismo come quelle di Vendola (ormai, da tempo, meno) e Di Pietro. Un Pd forte – che ha bisogno naturalmente di una guida altrettanto forte – bilancerebbe la (pur necessaria) alleanza con Casini (e magari con l’ala più innovativa e onesta e responsabile dei futuristi di Fini) senza rischiare (ovviamente tutto ciò andrebbe centrato sul programma del “partito dell’Italia” e non ridotto a mera operazione politicista) di subire emorragie a sinistra. Sul tema dell’innovazione, da perseguire con la cultura e con la formazione, più potenti (e finora mai utilizzate fino in fondo) leve di eguaglianza e insieme di crescita, sarebbe probabilmente motivato a confluire anche quell’(“altro” – ?) 40% di italiani che da molti anni non vota, e che non vedrebbe l’ora di aderire e sostenere un progetto di (vero) cambiamento. Unica condizione, la disponibilità-determinazione a votare riforme anti-conservatrici e di rottura (col passato; compreso quello clientelare: capito, Casini?), per accettare confluenze ed alleanze, alla quale il Pd non dovrebbe (mai) rinunciare. O tradirà se stesso (e soprattutto il nostro paese). Ecco come, ormai nel settembre 2011 (un anno fa!), nelle settimane dell’incontro di Vasto (foto), il nostro direttore “anticipava” questa stessa “sfida” lanciata ai leader di Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà.
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Diario politico. La fiera dell’ipocrisia (?) Da il Politico.it quattro “sì” al referendum Ma poi guardate chi li sostiene (adesso) Fini e Casini (ora) tacciono contro Silvio Acqua, Bersani era pro-gestione privati Non hanno il coraggio di proprie idee (?) O le cambiano (ma) nella partita a scacchi Come potranno (perciò) salvare l’Italia? Ecco (qui) senso dell’affondo di Guzzanti

giugno 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’endorsement del giornale della politica italiana è “presto” (si fa veramente per dire) fatto: sì a tutti e quattro i quesiti, perché la cattiva gestione pubblica dell’acqua non è un motivo sufficiente a lavarsene le mani (in tutti i sensi?), avviandoci (con ogni probabilità) sulla strada della privatizzazione (del bene) tout court. Se così fosse (di nuovo, in tutti i sensi?), dovremmo forse privatizzare anche la nostra politica (?), inefficiente al pari degli attuali sistemi di distribuzione idrica. E invece lottiamo per cambiarli e renderli efficaci. Solo dopo avere compiuto questo sforzo si potrà pensare alla co-gestione da parte dei privati in modo che sia onesto e responsabile, e non viziato da interessi parziali o, peggio (appunto) privati. Il male nucleare consiste nel rischio, concreto, della fine dell’umanità, non è (evidentemente) equiparabile a nessun’altra cifra relativa ai danni e alle morti provocati dall’uso di altre fonti energetiche, quando (peraltro) le rinnovabili hanno un costo (da questo punto di vista) pari allo zero e possono rappresentare la (quasi) esclusiva opzione futura. E non c’è nessun beneficio economico (in tutti i sensi. E si parla del resto solo di convenienze, ancora una volta, private) che giustifichi la possibilità di correre quel rischio. Che poi lo si faccia “grazie” alla mancanza di responsabilità dei vicini (francesi), questo non è un buon motivo per accrescerlo con le nostre mani. Il legittimo impedimento è una norma che nega il principio della legge uguale per tutti e quindi dell’eguaglianza dei cittadini e dunque della loro (nostra) libertà. Il (nostro) “sì” a tutti e quattro i quesiti non ci impedisce d’altra parte di raccontarvi come il fronte (partitico) del “sì” rappresenti (anche) un’armata brancaleone (in)degna della nostra politica (che la esprime). I centristi trasbordano la teoria dei due forni ormai ad ogni scelta di politica (vera), ovvero non hanno (più) una linea politica bensì scelgono (come nel “silenzio” pre-ballottaggio) in base alla stretta convenienza politicistica, che (in questo caso) si traduce nella opportunità (per loro) di sferrare (attraverso la vittoria del “sì” al referendum) un ulteriore colpo al presidente del Consiglio. Il segretario del Pd è (o, forse, solo su questo, potremmo indicare che fosse) un convinto nuclearista; ma soprattutto sosteneva le ragioni di chi, a livello locale, da tempo cerca di ottenere l’affidamento ai privati della gestione della rete idrica. Oggi, per essere (ancora) segretario del Pd, nega le proprie convinzioni. Ma si tratta di un “aggiustamento di Pirro”: come può, un uomo politico che non crede (abbastanza) nelle proprie idee, o che non è capace di provare ragioni abbastanza forti da vincere la convenienza (politicistica), fare il bene del nostro Paese? Proprio perché non ci rappresentano (più), nondimeno, è giusto restare della convinzione che, nonostante loro, sia opportuno dire “sì” a tutti i quattro quesiti referendari. Il racconto, adesso, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

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***L’editoriale***
IL CENTRODESTRA GUARDI OLTRE SILVIO, O AFFONDERA’ CON LUI
di LUIGI CRESPI

giugno 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento di ricostruire. L’opzione della nomina di Alfano segretario del Pdl è una prima risposta del presidente del Consiglio, che comprende la necessità di un rinnovamento, ma pensa forse di poter continuare ad esserne il king maker. Invece la destra italiana deve cominciare a camminare con le proprie gambe, o prolungherà la (propria) agonia, fino ad esiti (non favorevoli) imprevedibili. di LUIGI CRESPI Read more

L’editoriale. Ora Berlusconi e Fini ritornino assieme di Luigi Crespi

maggio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un centrodestra diviso non ha alcu- na chance elettorale in questo Pae- se. Così come un centrosinistra che non si faccia “partito dell’Italia” può vincere solo grazie alle divisioni degli avversari. Il grande sondaggista ed ex spin doctor del presidente del Consiglio dalle colonne del “suo” giornale della politica italiana invita i leader della nostra destra a pensare al domani e a fare un passo indietro per favorire una ricomposizione della maggioranza. Ipotesi difficile, ma che Crespi prova ad accreditare. Così. di LUIGI CRESPI Read more

Ora basta con le (demagogiche) ipocrisie Dov’è differenza tra finiani/ Democratici? Le maggiori onestà e responsabilità Pd Non c’è quanto a programmi e pure ideali (Ri)mettetevi assieme per bene dell’Italia Come ai tempi del (primo) Risorgimento Cavour Mazzini Garibaldi approverebbero Obiettivo: salvare e rifar grande nazione

aprile 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tre parole-chiave del futuro programma: rigore (non solo dei conti), nazione, cultura. Rigore che significa merito, taglio radicale alla spesa, le condizioni “tecniche” del funzionamento della macchina-Paese. Nazione perché l’obiettivo, appunto, è salvarla e rifarla grande. E siete tutti d’accordo che non è il caso di provocare la Terza guerra mondiale e che dunque tale nazionalismo (necessario) va da subito incardinato in uno stemperante (e futuribile) sbocco europeista. E radicato e costruito in funzione della terza tag, cultura. Cultura come chiave per la nostra liberazione. Non, da Berlusconi, ma (semmai) dal berlusconismo (anti-culturale) e, prima, dalle autolimitazioni imposteci (e che ci siamo imposti) nel periodo storico in cui il nostro Paese era lottizzato dalle potenze straniere, togliendoci la motivazione ad essere nazione. Solo in parte riscattata dal Risorgimento. Che ora “chiama” un seguito. Quello per fare non gli italiani, che esistono già, e semmai vanno (appunto) liberati. Ma l’Italia. E in questa fase storica farla significa (appunto, ancora) salvarla e rifarla grande. Possiamo tornare ad essere la culla della civiltà, se rifacciamo della cultura il nostro ossigeno e, attraverso di essa, ci prepariamo ad un nuovo Rinascimento civile, culturale, artistico, scientifico. Il mondo ha bisogno di una guida, non, sul piano della “potenza” (autoritario-militare) ma in termini di produzione di idee (in tutti i campi). Idee che, inserite in una rinnovata tensione alla ricerca di una dimensione etica e filosofica, possono portare ad una nuova civilizzazione. Secondo la letterata e filosofa Lisa Morpurgo dopo l’era della comunicazione, che è quella che stiamo vivendo, ci sarà il ritorno alle origini. Facciamo che non coincida con la fine dell’umanità ma, piuttosto, con un nuovo inizio, una (ri)creazione (e perdonate la grevità del gioco di concetti). L’Italia ha il compito di guidare questo processo, come lo ha fatto storicamente. In questo ritroviamo il nostro orgoglio, e il nostro orizzonte. E potremo tornare (anzi, a quel punto saremo già tornati) al centro del mondo (M. Patr.). Read more

Intanto maggioranza si rafforza (ancora) Berlusconi: “Alla Camera puntiamo a 330″ Di certo passa Cosenza, moglie di Ronchi E a Senato gruppo di Coesione nazionale Intervista al capogruppo (ex Fli) Viespoli: ‘Per costruire destra (in sé) democratica’

marzo 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Fini è troppo “avanti” rispetto ai suoi (ex). Che decidono così (in – sempre di più) di lasciarlo. Il presidente della Camera è (già) un alfiere della nuova politica, quella post-ideologica – e dunque oltre anche la destra e la sinistra – da condurre nel solo interesse di (tutto) il Paese. E ciò rende inevitabili convergenze anche con i suoi corrispettivi nell’altra (vecchia) metà del campo. Tutto ciò non porrebbe (grossi) problemi se al posto di Fini e di Bersani ci fossero due nati dopo la caduta del Muro. Se la nostra politica novecentesca e autoreferenziale di oggi non cercherà l’elisir di lunga vita – che toglie contemporaneamente linfa al Paese – ci arriveremo. Intanto, i più “vecchi” (ideologicamente e culturalmente) della (già) compagine finiana non ci stanno. E tornano con il Cavaliere. Pur mantenendo la richiesta – che attiene però all’organizzazione interna – di una maggiore democraticità. Nasce così il correlativo dei Responsabili a palazzo Madama: la loro responsabilità (senza virgolette – ?) è l’unità. «Territoriale, civile – tra cittadini e politica – e generazionale», spiega Pasquale Viespoli al giornale della politica italiana. Un progetto da nuova politica. Al di là della destra e la sinistra. Ma loro, ancora, non lo sanno. E preferiscono la rassicurante collocazione. «Convergenti, ma anche diversi» rispetto a Berlusconi. Che, in ogni caso, probabilmente tenderanno a sostenere. E siamo così al punto di partenza (in tutti i sensi). Nella lunga intervista che state per leggere, Viespoli si sente in dovere anche di giustificarsi per la scelta di appoggiare, alle amministrative, la candidatura di un ex Pci-Pds-Ds-Pd, sia pure «in alternativa al centrosinistra». Ma anche al centrodestra. La nuova politica, appunto. Quella pragmatica ma fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità. In attesa dei post-’89, facciamolo - senza dirlo. In questa intervista di Ievolella. di ATTILIO IEVOLELLA Read more

***Diario politico***
PRESCRIZIONE BREVE, LA NUOVA LEGGE AD PERSONAM DI SILVIO
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che forse verrà ritirata. Anche perché in presenza dell’elemento risolutivo del certificato di nascita che dimostrerebbe come Ruby, nei giorni di Arcore, fosse già maggiorenne, il presidente del Consiglio potrebbe non averne bisogno. Anzi: rischierebbe di esserne danneggiato proprio nel tentativo di uscirne “pulito”. Pure se sul tavolo resta l’accusa di concussione. Scopriamo in ogni caso di che si tratta. E qual è lo stato dell’arte del confronto nella maggioranza. Le Regioni chiedono il rispetto dell’accordo di dicembre col governo sulla fiscalità municipale. E poi Fini che assicura: «Niente elezioni per quest’anno». Il rac- conto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Sinistra smetta d’appropriarsi dei simboli Prima Resistenza, oggi festa “comunista” Poi Costituzione, ora quasi un ‘manifesto’ Adesso scuola pubblica, chiave di futuro Domani magari anche (nostro) tricolore? Il Pd proponga e non faccia il sindacato Destra, non provocata, li faccia pure suoi

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non c’è un’«Italia migliore» rispetto a quella che comprende anche i milioni di persone che in questi anni hanno votato Berlusconi, non c’è una Italia che vivrà il futuro e dovrà salvarsi e rifarsi grande, e un’altra che chissà che fine avrà fatto; ci saremo (ancora?) tutti, dopo Berlusconi, e dovremo lavorare insieme per riportare il nostro Paese nella posizione che gli compete nel mondo, quella di culla della civiltà. A questo fine tutti devono assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo. I berlusconiani saranno liberati dall’”obbligo” di abbracciare una tensione (in tutti i sensi) di parte, imposto dalla leadership, dal leaderismo e dal populismo del presidente del Consiglio. Qualcuno insisterà, ma ecco dove si inserisce il contributo che dovrà venire, invece, dalla sinistra. Per dimostrare di essere effettivamente la parte più onesta e responsabile della nostra nazione, la sinistra, e i Democratici – che hanno più responsabilità degli altri – in particolare, dovranno smettere di usare i simboli della nostra unità come bandiere di parte. Il moto di ribellione e di liberazione dal nazifascismo ha portato alla libertà e alla democrazia di oggi, che tutti vivono, e tutti devono essere messi nella condizione di riconoscersi nella Resistenza, che è un dono fatto dalle persone più oneste e responsabili dell’epoca a tutti gli italiani – anche se in tempi di guerra, civile e non, fu inevitabile che le divisioni ci fossero e fossero sanguinosamente marcate; ma oggi non più – come oggi gli eredi di quelle donne e di quegli uomini – tra i quali comunque ci furono anche molte persone oggi di destra, o i cui eredi naturali sono oggi di destra – devono permettere di festeggiarlo a tutto il Paese, ad esempio abbandonando l’abitudine di scendere in piazza con bandiere di parte (politica di oggi), e portando piuttosto tutti il tricolore. La destra, naturalmente, se lo può fare, faccia la sua parte per fare della Resistenza un patrimonio riconosciuto da tutto il Paese. La Carta è il fondamento della nostra democrazia, e se non è ancora entrata nel “sangue” degli italiani, un ruolo decisivo perché ciò avvenga ce l’ha quella parte più naturalmente disposta a rispettarla, che deve promuoverla e non brandirla, evitando di trasformarla nel manifesto di una (la propria) parte (appunto). Oggi Berlusconi attacca la scuola; ma domani Berlusconi non ci sarà. In vista di allora, la sinistra eviti di tirare anche la scuola pubblica nella propria riserva indiana, promuovendo – invece di scendere in piazza in sua difesa – un progetto per rilanciarla che possa essere condiviso in quanto semplicemente onesto e responsabile, e nell’interesse della nostra nazione. Se poi voleste farci un regalo ulteriore, non costringetevi in recinti che non hanno più senso. Se oggi Bersani la pensa come Fini, e viceversa – perché se la destra è «identità nazionale, merito, sicurezza, giustizia sociale» non si capisce in cosa la sinistra dovrebbe essere tanto diversa, e perché – non imponetevi di dividervi, ma occupatevi solo di proposte, testando così sul campo – e non politicisticamente – la possibilità d’intese. Abbiamo un unico compito, che è salvare e rifare grande l’Italia. Non salvare la sinistra e la destra – che sono, o dovrebbero essere, solo strumenti e al limite punti di riferimento ma dai quali muovere responsabilmente progetti concreti per la costruzione del nostro futuro – ma (“soltanto” – ?) l’Italia. E l’Italia è una e una sola. Se anche «indivisibile», dipende un po’ da noi. Read more

Chiara Moroni è la ‘nuova politica’ “Sogno un’Italia giusta” Patrone

febbraio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista alla deputata di Futuro e Libertà, simbolo di quella politica post-ideologica condotta all’insegna dell’onestà e della responsabilità per il (solo) bene di (tutto) il Paese anticipata dal giornale della politica italiana e – almeno sul piano ideale – messa in campo dalla nascita del nuovo partito di Fini. Che Moroni, infatti, difende a spada tratta: «L’emorragia di deputati? Evidentemente non condividevano il progetto. Che è la nostra vera “proposta concreta” per la costruzione del futuro dell’Italia». di MATTEO PATRONE Read more

Diario. Crisi Fli, e la maggioranza cresce di sette unità di G. Baffigo

febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il “nostro” Guzzanti, Pontone, Menardi sicuri. Probabili Saia, Baldassarri, Rosso. Possibile (persino) Viespoli. In sei da Futuro e Libertà, che perde i numeri per mantenere il gruppo al Senato. Nascerà (probabilmente) un gruppo delle Autonomie con i i rientranti (nel centrodestra, e qui sta il punto, che ora vedremo) più gli autonomisti oggi uniti ai senatori Udc. Guzz, come abbiamo visto, raggiunge Scili. Ma perché accade questo? Secondo Fini ciò è dovuto al «potere finanziario del premier»; i fuoriuscenti accusano la presa del partito da parte dei “falchi” (che sarebbero i più antiberlusconiani) a cui Fini, al congresso fondativo di Milano, assegna la vicepresidenza (Bocchino) e il controverso ruolo di capogruppo al Senato a Benedetto Della Vedova, considerato (troppo) laicista dai moderati-cattolici. In generale i moderati in procinto di diventare ex Fli lamentano una linea troppo antiberlusconiana, incline a strizzare l’occhio alla sinistra e, così, del tutto fuori dall’alveo di un centrodestra del quale i finiani (?) continuano a sentirsi parte. Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice. Read more

Esclusivo. Ritorno con Berlusconi (ma per batterlo) di Paolo Guzzanti

febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato liberale, ex Pli, aderisce al gruppo di Iniziativa Responsabile nato per sostenere il governo. «Lo faccio per guadagnare tempo, perché la destra liberale, “rappresentata” (?) da Fini ha deciso di aderire allo schieramento anti-berlusconiano e in questo modo regala a Silvio i voti dei possibili delusi da lui, che avrebbero potuto prendere in considerazione solo un’altra destra alternativa a lui ma, in quanto destra, alternativa (anche) alla sinistra. E la sinistra, rappresentata dal Pd, è un’anatra zoppa che porta nel proprio Dna le macerie del fu Pci». In esclusiva per il giornale della politica italiana, l’ex vicedirettore de il Giornale spiega perché, in attesa di trovare colui-coloro che potranno battere il Cavaliere, da oggi fa di nuovo parte della maggioranza. di PAOLO GUZZANTI Read more

***L’editoriale***
E’ TEMPO DI TORNARE AL VOTO
di LUIGI CRESPI

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché tutti sono nei guai: lo è Berlusconi, Fini fatica a trasformare la sua creatura in una vera macchina democratica (per non ripetere gli errori del Cavaliere), il terzo polo non decolla, il Pd – nonostante la buona volontà – non ha una linea (perché la strategia non è la linea politica, è la strategia), Vendola svolge narrazioni senza entrare nel merito. E così il governo fatica a governare, l’alternativa non si forma all’orizzonte. La soluzione non è, naturalmente (o forse sì, comunque), un grande (?) circo elettorale con gli stessi protagonisti di oggi. Ma una grande (!) elezione democratica (demilitarizzata) in cui i candidati siano scelti – ovunque, territorialmente e politicamente – con le primarie, e si creino le condizioni “di indirizzo” perché possa farcela una nuova leva di giovani (tra cui molte donne) che scendano in campo rompendo in nuce con la vecchia politica e occupandosi solo di contenuti, assumendosi la responsabilità della proposta. Vale per i collegi (ovviamente da ricreare, a livello legislativo o almeno nella proiezione delle organizzazioni dei partiti) come per le guide nazionali, che devono essere scelte liberamente tra proposte concrete per la costruzione del futuro dell’Italia. Utopia? Nell’immediato, forse. Ma è ciò che serve al nostro Paese. Ciascuna parte si assuma la responsabilità di muoversi in questa direzione. E l’Italia si salverà e potrà tornare grande. Ma non è più tempo di aspettare. Chi ce la fa, cominci a farsi avanti. Crespi, sulla settimana trascorsa passando in rassegna la quale non si può che giungere a questa conclusione: è ora di tornare alle urne. Ecco perché. di LUIGI CRESPI Read more

60% degli italiani non sta con Berlusconi Ma non ha il (primo) partito a cui riferirsi Questo è compito di Partito Democratico Che ha un potenziale (almeno…) del 40% Crespi: ‘Le sante alleanze sono perdenti’

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compito storico dei Democratici e salvare e rifare grande questo Paese. Chi lo può fare, i finiani dell’incoerenza di Fini o del mercenariato di Barbareschi? Casini che continua a difendere Cuffaro ed è vicino ad interessi privati? Lo stesso, attuale, presidente del Consiglio? Appunto. La forza chiamata a caricarsi sulle spalle la nostra nazione è quella che raccoglie l’eredità del Risorgimento italiano, di Mazzini, di Garibaldi (che amavano definirsi Democratici) e che, in virtù della propria (maggiore) onestà e responsabilità, è sola che possa farsi “partito dell’Italia” superando la rappresentanza di specifici interessi e pensando a fare solo il bene del Paese. La scorciatoia di mettere assieme la sinistra, e il centro, e la destra, scrive oggi il grande sondaggista dopo che lo ha fatto ieri Giulia porta ad un dirupo in fondo al quale c’è una possibile, nuova sconfitta, sia essa elettorale o nella missione di regalare all’Italia un nuovo Risorgimento, prima, attraverso il quale preparare il nostro nuovo Rinascimento. Sulla scorta (di forza e credibilità) del quale portare a compimento la missione dei nostri padri costituenti, anch’essi riconducibili se non (tutti) al Pantheon del Pd a quello di un partito degli italiani, quale appunto il Politico.it sollecita i Democratici a diventare, compiendo se stessi: unire (politicamente) l’Europa e costruire, sulla base delle nostre democrazie e del nostro liberalismo sociale, un futuro migliore per tutti. Crespi ora, sui temi sul tappeto. di L. CRESPI Read more

***Diario politico***
LA CONTROFFENSIVA DI SILVIO
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In quattro mosse: il Pdl ottiene il rinvio alla Procura di Milano gli atti del caso Ruby, cercando il trasferimento al Tribunale dei ministri; (ri)parte l’assalto (finale) a Fini rispolverando – attraverso addirittura le “risposte” del ministro degli Esteri in aula! – la vicenda della casa di Montecarlo; il Giornale è incaricato di applicare il metodo Boffo/Mesiano a Ilda Boccassini; Mauro Masi fa la figura del «poveraccio» telefonando ad Annozero dal quale è assente (per volontà “superiori”) Fabrizio Cicchitto. Una reazione blanda tanto quanto ridotte al lumicino sono le forze – leggi: le risorse e le energie – del premier a questo punto della storia. Significativo che tra gli “obiettivi” di Berlusconi – che indicano gli avversari più pericolosi – non ci sia, solo, il Partito Democratico. Si (è già) affossa(to) da solo? Ci racconta tutto, la nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Diario politico***
IL PARTITO DEMOCRATICO HA (ANCHE LUI) PAURA DELLA DEMOCRAZIA?
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci riferiamo, naturalmente, alla contestazione dei possibili brogli a Napoli che non sarebbero “democrazia” ma una sua perversione. Dalla tentazione di “stoppare” le primarie (che comunque, proprio Napoli insegna, vanno riformate, magari attraverso la creazione di un’anagrafe degli elettori che non sfavorisca la partecipazione, ma assicuri il coinvolgimento, appunto, dei soli, effettivi elettori del Pd) alla decisione (questa sì) di sospendere un’assemblea nazionale che sarebbe stata il luogo preposto ad assumere una decisione condivisa sui presunti brogli, appunto, della consultazione “vinta” (?) da Cozzolino, l’attuale maggioranza Democratica (ma, va detto, non solo) sembra non avere fiducia nella propria gente (o forse in se stessa). E in parte ne hanno motivo: perché il nostro Paese è assuefatto da una democrazia rappresentativa tout court in cui la delega tende a deresponsabilizzare gli elettori dalla (vera) partecipazione, quella fatta non solo del voto (che pure è il momento più significativo di espressione della responsabilità politica) ma di cultura, impegno, coscienza politica. Fare le primarie senza prima avere creato una coscienza Democratica (in tutti i sensi), scrivevamo nel giorno della sconfitta di Boeri a Milano (dove pure intervenne, ma proprio per questo, il peso della familiarità di Pisapia), è come applicare il motore di una Ferrari ad una bicicletta: è probabile, per così dire, che il funzionamento non sarà perfetto. Naturalmente senza un inizio – e le primarie questo rappresentano – quella coscienza non si avrà mai, e se quello di una società politica (ma dev’essere chiaro l’obiettivo) è l’orizzonte (come il Politico.it crede possa e debba essere) del centrosinistra (ma non solo) è giusto proseguire su questa strada. Nondimeno l’operazione va sostenuta e completata (dall’impegno) sul fronte culturale, e al contrario proprio in casa del Pd si verifica più visibilmente che altrove il progressivo, ulteriore scollamento (ora – anche concettuale, e quindi attivo) della società dalla politica. Quindi, gli uni non abbiano paura del proprio popolo (e usino gli strumenti Democratici sicuri, come l’assemblea, per fare ciò a cui servono), gli altri tengano conto che non siamo (neanche) negli Stati Uniti (ma non basta). La nostra vicedirettrice ci racconta della vicenda delle primarie Pd nella città partenopea, ma anche della (s)fiducia a Bondi e, senza devianze (in tutti i sensi) pruriginose, dell’«ulteriore documentazione» giunta alla Camera da parte della Procura milanese sul caso Ruby. di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’analisi. No, Ruby non toglie voti a Berlusconi. Per ora di Luigi Crespi

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’elettorato di Silvio si divide tra chi non crede ai racconti dei fatti di Arcore e chi pensa che il premier abbia fatto persino “bene”. Dunque la vicenda non lo smuoverà. Almeno non subito. In seguito, la perdita di credibilità che tutto questo comunque comporta – ma più di Karima, “possono” le pessime figure (in tutti i sensi) di Nicole Minetti, Fede e Lele Mora – potrebbe rendergli più difficile (ri)conquistare consenso. Un problema. Anche perché una volta ottenuto il federalismo, la Lega potrebbe mandare tutti ad elezioni. «A partire da giugno ogni momento è buono»… di LUIGI CRESPI Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Facciamoci furbi (per davvero)

gennaio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’apertura della (intera) settimana è della giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero. Giulia che affronta il tema di Fini presidente della Camera. Ma non, per (im)porre la questione delle sue possibili dimissioni (o no? In tutti i sensi), bensì per farsi portavoce di una richiesta “popolare” (la legittima pretesa) che si ricollega al discorso del giornale della politica italiana sui costi (e gli sprechi) della politica: Fini non usi i benefit – tra cui l’auto blu – che gli sono riconosciuti in quanto capo di Montecitorio per le sue attività di uomo “di parte”, non delle istituzioni ma politico. Il denaro che finanzia i servizi di cui dispone è pubblico e serve per assicurare funzioni pubbliche, e non, ancorché politicamente, “private”. di GIULIA INNOCENZI Read more

Pigi: ‘Entro gennaio la nostra piattaforma’ D’Alema: “Non in generale ma le riforme” Va meglio, ma serve più un’idea di futuro Non “piattaforma” o “le riforme” (anche) Ma sogno dell’Italia che (così, poi) verrà

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci prendete per puntigliosi: il giornale della politica italiana è il principale fautore della presa di coscienza che vede ora i Democratici impegnati a darsi un progetto. Il problema è che «piattaforma», e «le riforme», non esprimono ciò che il Politico.it ha indicato per primo – a partire, va detto, dal concetto di «narrazione» di Vendola – servisse al centrosinistra e ha ottenuto entrasse nel vocabolario di Bersani. Non serve (tanto, o prima) un «programma» – cioè una serie di intenzioni – perché tutto questo è riduttivo (anche se, in seconda battuta, va prodotto). Serve una prospettiva, una direzione finale nella quale muovere il Paese, un «sogno» appunto, in grado di coinvolgere anche emotivamente gli italiani. Altrimenti, l’Italia vivacchia e rischia di non farcela, e il Pd non è in grado di mobilitare la maggioranza (relativa?) del Paese. Pigi raccoglie, a riguardo, anche la sfida del nostro giornale rispetto al «nazionalismo necessario», parlando di «risveglio italiano»; tutto questo deve essere messo a sintesi in un disegno per la costruzione del futuro dell’Italia, che sia prima ideale e poi programmatico. I Democratici ascoltano il Politico.it e allora diciamo loro: (ri)ecco il nostro progetto nel suo complesso. E’ a disposizione. Perché a noi importa solo di vedere tornare grande questo Paese. Ora Luca Paccusse ci racconta il travaglio (è proprio il caso di dirlo?) di queste settimane del Pd. Sballottato tra le buone intenzioni di fondo – come non si possono non riconoscere, come sempre, ai Democratici: per questo il giornale della politica italiana vede nel Pd la forza (maggiormente onesta e responsabile) chiamata dalla Storia a caricarsi sulle spalle questo Paese, salvandolo e rifacendolo grande, in un unico tempo – e i limiti della anzianità (politica, e a volte non solo, dei suoi dirigenti), portato generosamente a sacrificare sempre qualcosa pur di fare il bene dell’Italia. Ma la generosità, oggi, il coraggio, oggi, cari Democratici, è assumere la leadership del Paese; venire fuori, con la vostra forza ideale e (appunto) la vostra generosità. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Liberatevi; e, così, liberate l’Italia. Non, da Berlusconi. Ma dai lacci e lacciuoli che ci siamo autoimposti, e che frenano la nostra espres- sione. Paccusse, ora, sul travaglio del centrosinistra. Read more

Polo della Nazione, nasce Kadima italiana il Politico.it lo annunciò più di un anno fa (Ri)ecco oggi pezzo del nostro direttore

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

11 novembre 2009: giorno del battesimo del nuovo partito-movimento di Francesco Rutelli dopo la fuoriuscita dal Pd. “Alleanza per l’Italia”. Dove abbiamo già sentito questo nome? E’ il nome scelto da Gianfranco Fini per il partito (eventuale) che avrebbe dovuto sfidare a destra il Pdl dopo la svolta del Predellino, quando ancora (o già?) si era alle «comiche finali», prima della (temporanea) ricucitura tra Berlusconi e il presidente della Camera. Sta nascendo il terzo polo. Matteo Patrone anticipa tutti e coglie, in quella giornata di metà autunno, il segnale dell’inizio del processo che trova oggi il proprio coronamento. Riproponiamo il pezzo di un anno fa, oggi più che mai straordinariamente attuale. di MATTEO PATRONE Read more

***Diario politico***
SI VOTA IL 27 MARZO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E anche in queste ore ha continuato a segnalare che quello a cui stavamo assistendo era un’autocelebrazione della nostra politica autoreferenziale di oggi. E sia nelle ore del voto, sia oggi – con il pezzo incisivo di Giuseppe Rotondo sul Pd e, quindi, sull’Italia – abbiamo continuato a proporre la nostra narrazione sul domani del nostro Paese (alternata, naturalmente, agli aggiornamenti su quanto stava accadendo). A distanza di ventiquattrore, è il momento di rivivere il «giorno della verità» (?) per capire, anche – e lo faremo meglio domani con una grande analisi di Franco Laratta – se e dove va questa nostra politica, e quali spiragli si aprono (eventualmente) per quel cambio di passo – che presuppone la nuova politica – che può consentire al nostro Paese di salvarsi e di tornare grande, in un unico tempo. Il più grande racconto del giorno della fiducia e delle ore successive firmato, come sempre, dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Esclusivo***
IL MIO COLLOQUIO CON SILVIO PRIMA DEL VOTO
di PAOLO GUZZANTI

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Liberale annuncia l’intenzione di lasciare il proprio partito per aver osato «ordinare a me di fare ciò che stavo già facendo di mia iniziativa», ovvero di votare la sfiducia. E consegna al “suo” giornale della politica italiana il racconto esclusivo di un incontro con il presidente del Consiglio avuto in aula prima delle dichiarazioni. Ecco cosa «mi» ha detto. di PAOLO GUZZANTI Read more

‘Il marcio su Roma’: la nuova parentopoli Poi Fini litiga con Casini per la leadership (E) non è più tanto sicuro di volerci stare Nichi: primarie per me, non per i deputati E’ perché solo Pd può rifare grande Italia

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sostiene da settimane che il Partito Democratico ha il compito storico di prendersi sulle spalle questo Paese, tirarlo fuori dalle secche e rifarlo grande. Non lo diciamo per una preconcetta adesione (che non c’è) alla causa Democratica, alla quale (nella sua interpretazione attuale) non lesiniamo critiche. Ma basta guardarsi attorno per capire cosa deve fare il Pd, per l’Italia prima che per sé. Nella Capitale centinaia di assunzioni al di là di ogni criterio meritocratico – anzi, per puro legame di affinità politica – nelle municipalizzate. L’obiezione: anche Veltroni e Rutelli l’hanno fatto. Posto che al di là di loro è vero che ciò è accaduto a livello statale da parte (o per conto) di una certa sinistra storica, è vero che mai era capitato in queste dimensioni, per ragioni puramente politiche e di potere e non (almeno) motivi di ordine sociale, e senza (appunto) alcuna attenzione per il merito e, quindi, per la città. No: nemmeno da questo punto di vista «sono tutti uguali». Poi assistiamo al teatrino del presidente della Camera – da noi peraltro più volte lodato in passato – che, al di là della legittima (e virtuosa) evoluzione politica vissuta negli ultimi vent’anni, al di là pure della repentina scoperta della presunta inadeguatezza berlusconiana, ora sembra non saper (più) che fare. E’ nell’interesse del Paese? Che vuole perseguire, dal canto suo, il presidente della Puglia. Ma vuole contemporaneamente nominare i candidati alle elezioni nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà, non scegliendoli con le primarie come pretende di fare (al più presto) con se stesso. Come invece vogliono fare tutti i dirigenti del Partito Democratico, al di là della loro posizione (e delle loro differenze di posizione) sul resto. Ecco (tutto quanto detto) perché il Pd è la forza (più onesta e responsabile) chiamata a fare il bene di questo Paese. Lasciando da parte, in questa fase storica, le tentazioni sindacali: del resto gli interessi delle classi più deboli non si potrebbero perseguire meglio che rifacendo grande l’Italia, e mettendo così tutti nelle condizioni – strutturali! – di rivedere la luce. E’ quello che deve fare il Pd. Farsi “partito dell’Italia”, tirare fuori dalle secche e – ad un tempo – regalare – a tutti! – un grande futuro. Solo voi potete farlo, cari Democratici. Ed è il momento di farlo. Ora. O mai più. Read more

***Diario politico***
IL PARLAMENTO VA IN VACANZA FINO AL 14
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Sì, avete capito bene: fino al giorno della (s)fiducia la Camera resterà chiusa. Motivo? Evitare agguati (era già pronta la mozione contro il ministro Bondi) e poter tessere tranquillamente la tela delle tattiche di palazzo per (non) far cadere il governo. La nostra politica (del tutto) autoreferenziale di oggi batte un altro colpo. Intanto il Paese va alla deriva. Ci siamo stancati. Se (non) vi importa (solo di voi), lasciate posto a qualcuno che abbia a cuore la nazione. Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice. Read more

Albertini a il Politico.it:
“Sì, mi ricandido (ma se) i Popolari vengono con noi” Ieri aveva detto: “King maker è Cacciari”

novembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scorsa settimana lo scoop di Pietro Salvatori per il giornale della politica italiana e per Liberal: l’area Fioroni del Pd è pronta a sganciarsi per sostenere l’ex sindaco nella (rin)corsa a Palazzo Marino. Insieme ai centristi e ai finiani. A distanza di sette giorni è, naturalmente, ancora una volta il nostro caporedattore a dare le carte di questa partita decisiva: Gabriele Albertini accetta di parlare quasi in contemporanea con lui e con la coppia Cruciani-Parenzo alla conduzione della Zanzara, il programma di politica italiana di Radio 24 (in onda ogni giorno alle 18.30). E conferma ciò che il Politico.it ha (come abbiamo visto) scritto per primo: Milano rischia di diventare la Caporetto del Pd, ovvero il luogo (fisico e meta-politico) nel quale si consuma la scissione dei Popolari, per approdare nel nuovo grande centro battezzato da Casini e Fini. Ma c’è di più: Albertini fa capire che il suo interlocutore principale è l’ex sindaco di Venezia, per qualche tempo vociferato di una possibile candidatura (a sua volta) alle primarie del centrosinistra, sempre nel capoluogo lombardo. Cacciari che, dopo il nostro direttore, è il primo in Italia a parlare di una nuova politica che per lui si può costruire però solo nell’estremo centro. Il cerchio si chiude e il Pd, e con lui – per noi – la nuova politica e anche un nuovo Paese, è chiamato ad un colpo di reni, o sarà la fine. L’intervista esclusiva Liberal-il Politico.it, con Gabriele Albertini. di P. SALVATORI Read more

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Così il Politico.it incide su nostra politica Fini: “C’è bisogno di un cambio di passo” Renzi: “Domani si costruisce con culturaIl futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il più autorevole e ascoltato consigliere della nostra politica, quella di oggi e quella di domani. Della quale – quest’ultima – è il principale laboratorio. Il presidente della Camera – in prima persona o attraverso i suoi collaboratori – legge ogni giorno il Politico.it. E la chiamata ad una «assunzione di responsabilità» – rivolta in primo luogo al presidente del Consiglio che il leader di Futuro e Libertà invita a «governare dandosi un’agenda»: come scrive il nostro Pietro Salvatori su Facebook, è curioso che ciò avvenga dopo una richiesta di dimissioni, ma è anche vero che nel frattempo è stato fissato il mese di sostanziale stop (alla cui definizione lo stesso Fini è però del tutto estraneo?) che impone che l’esecutivo in carica continui, nel frattempo, ad assolvere al proprio compito – l’invocazione della responsabilità – valore di tutti, ma – per produrre quel cambio di passo (appunto) del quale il nostro giornale parla ogni giorno, proprio perché «la situazione è grave», dicevamo, è figlia della presa di coscienza che il nostro Paese è destinato ad un declino inesorabile se non cambia immediatamente direzione. Ma come si fa tutto questo? La narrazione sul futuro dell’Italia de il Politico.it deriva dalla lucidità della sua analisi del presente e della capacità di immaginare un domani. Del quale la chiave, scrive da mesi – molto prima che anche nel Paese si cominciasse a prendere coscienza, di una necessità di costruire un futuro, e che non bastasse più garantire (?) una gestione ordinaria; e dunque che fosse (sia) necessario concepire un progetto organico e complessivo per il nostro domani, come quello che il nostro giornale ha invocato per settimane al Partito Democratico, ottenendo (almeno) che si riconoscesse questo bisogno-dovere e che Bersani cominciasse ad annunciarlo – la cui chiave, dicevamo, come scrive da mesi Matteo Patrone è un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura il nostro ossigeno, per liberarci dei lacciuoli che ci siamo (auto)imposti negli ultimi secoli della nostra Storia (con una climax, nostro malgrado, negli ultimi trent’anni, in cui si è formata l’anti-cultura deviata che oggi pervade la nostra – mancanza di – pensiero), conoscere così la nostra modernità (che altro non è che la piena espressione del Sè di un popolo) e potere tornare grandi, in virtù di quelle risorse intrinseche che, ad esempio, ci hanno fatto conoscere il boom dopo la guerra, o che hanno fatto dell’Italia per secoli la culla della cultura mondiale e quindi della civiltà. Un ruolo che possiamo riavere. Serve (però) un nazionalismo (o comunque un risveglio dell’orgoglio nazionale) che, in virtù della sua “strumentalità” (si fa per dire) a tornare competitivi (ma) sul piano appunto della (ri)generazione attraverso lan cultura, è di per sé stesso un nazionalismo virtuoso e disinnescato delle sue potenzialità negative, e che, scrive sempre il nostro direttore, può (deve) peraltro essere installato da subito in uno sbocco europeista, nella prospettiva di fare dell’Europa la nostra patria del futuro – con l’Italia a guidarne, e non più ad imitarne (quando lo fa) la progressiva civilizzazione contribuendo (in modo decisivo) a farne finalmente un soggetto politico compiutamente unitario. Dove ci porta tutto questo? Intanto ad imboccare la strada che sale e a lasciarci alle spalle il bivio con la strada che scende, quella di un declino inesorabile. Poi a ritornare grandi. E al culmine di tutto questo, a conoscere un nuovo Rinascimento (quando non un nuovo classicismo), un’epoca nella quale l’Italia ribolla di cultura, con il ritorno dei suoi migliori cervelli e la produzione delle migliori idee, e torni a trovarsi (com’è, oggi, solo nei nostri planisferi) al centro del mondo. (M. Patr.) Read more

Diario della crisi. Marchionne detta linea: ‘Adesso è in corso, è aperta oppure no? Mancanza di chiarezza è cosa poco seria’ E fiducia (solo) fra 1 mese: perché (mai)?

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, trasformata nella riserva della nostra politica autoreferenziale di oggi che si fa rito da vecchia politica macchiato (in tutti i sensi) di tentazioni mercatistiche (e non è una scelta liberale). Si può “stare” con Berlusconi o (solo in questo caso) contro il suo governo, pensare che questa legislatura sia stata vuota di contenuti e che il Paese abbia diritto ad essere governato come credere (come fa ad esempio l’ex finiano Angeli che, da deputato, torna nelle file del Pdl pronto a votare la fiducia) che siano stati fatti dei passi in avanti: la sola cosa che non si può fare è accettare che il Paese si fermi per altri 27 giorni, tra Montecitorii vuoti e deputati che intervengono in aula ascoltati da nessuno, e l’Italia che va – in declino. Il giornale della politica italiana ha fatto (fino ad ora) tutto quello che doveva fare: ha lanciato per primo l’allarme: o cambiamo subito completamente direzione e passo o il Paese muore; ha fornito strumenti, spunti, contenuti, persino strategie per uscire da tutto questo (peraltro ascoltato dalla nostra politica di cui è, oggi, ormai, il consigliere più autorevole e, appunto, ascoltato). Se la nostra politica autoreferenziale di oggi, nonostante le dichiarazioni d’intenti, vuole continuare a non occuparsi del nostro Paese, se ne assumerà la responsabilità (storica). Noi siamo pronti a cambiare direzione. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***Diario politico***
DOPO LA FINANZIARIA IL GOVERNO CADRA’ (?)
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. «Se Silvio non dà le dimissioni lo dimissioniamo noi», dice Casini, conclamando una crisi finora solo abbozzata dai finiani. Due settimane prima del voto finale sulla manovra: l’ultima spiaggia per il premier. Che non si fida delle «soluzioni pilotate», ma a questo punto dovrà tentare qualcosa. Perché è vero che chi, della maggioranza, pigia il pulsante della fine di questo governo «se ne assume la responsabilità di fronte agli elettori», ma la verità è che la crisi può portare a qualsiasi sbocco, e anche il verdetto delle urne è del tutto imprevedibile. Il presidente del Consiglio lo sa e non vuole, per quanto possibile, correre il rischio. Ci racconta gli ultimi sviluppi e ci spiega a che punto, oramai, ci troviamo la nostra vicedirettrice. di G. BAFFIGO Read more

Sondaggio Crespi (vedremo): su Sel e Fli Viaggio nei partiti dei 2 candidati premier E Annalisa Chirico a Bastia Umbra da Fini

novembre 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo aver scoperto (quel che al momento si può scoprire) della piattaforma di Vendola, ci trasferiamo alla convention di Futuro e Libertà dov’è stata per noi la giovane esponente di Radicali italiani e segretaria Studenti Luca Coscioni. «Responsabilità nazionale» è forse la parola-chiave della proposta finiana. Una Radicale a Perugia. Sentiamo. di ANNALISA CHIRICO Read more

***Il commento***
FINI? UN SILVIO BONSAI
di SIMONE BRESSAN*

novembre 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci eravamo lasciati con Crespi che evidenziava la «connessione sentimentale» tra il presidente della Camera e una parte del popolo della destra. Gli “risponde” il giovane dirigente del Popolo della Libertà, che tra la copia – come definisce l’ex leader di An - e l’originale, preferisce il secondo. di S. BRESSAN Read more

***Il commento***
MA FUTURO E LIBERTA’ E’ IN SINTONIA CON IL PAESE
di LUIGI CRESPI

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo il grande sondaggista la convention del nuovo partito del presidente della Camera ha dimostrato che il progetto e i valori finiani – e non, naturalmente, le tattiche più o meno aggressive nei confronti del presidente del Consiglio – rispondono alla richiesta di una parte dell’Italia, quella che, proveniendo da storie diverse, ha trovato ieri una «sintesi emotiva». E questa è la cartina di tornasole dell’onestà e della responsabilità con le quali Fini ha intrapreso – dal giorno della salita sullo scranno più alto di Montecitorio – la nuova fase del suo percorso politico. E che discendono dalla nobiltà della tradizione della destra storica italiana, da Almirante in poi. Segnali di una riscossa e di una novità che non sono ancora nuova politica, e non corrispondono (del tutto) al patriottismo di chi agisce solo ed esclusivamente per il bene dell’Italia. Ma rappresentano il buono della svolta di ieri. Dopo avere evidenziato la distan- za, ancora, dall’idealità – che si può perseguire – vediamo, come promesso, il bicchiere mezzo pieno. di LUIGI CRESPI Read more

Pure perché in tattica il più bravo è Silvio Una ‘bomba’? Quelle di Fini sono carezze Ma Lerner: “Dura un premier sfiduciato?”

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera ha il coraggio delle idee (anche se le idee sono coraggiose, e comunque “rivoluzionarie” – ma non (lo devono essere) nel segno, ma nel respiro, per il futuro dell’Italia – fino ad un certo punto, come abbiamo visto) ma – anche qui come abbiamo indicato prima – l’amor proprio, o se volete “della poltrona” – e ci scusiamo per la caduta, funzionale – è più forte di quello per l’Italia. Che pure Fini dimostra. Ma che nella nostra politica autoreferenziale di oggi ci si è (si sono) abituati a (non) coltivare (meno: non come priorità). E invece ogni scelta alta e decisiva per rifare grande il Paese non può che essere figlia di un reale patriottismo. Il giornale della politica italiana lo denuncia da tempo: attenzione: i grandi cambiamenti (del corso della) Storia si verificano solo in presenza di (almeno uno di) due fattori: una forte, non più sostenibile crisi, per la quale la reazione diventa necessitata; la genialità di una leadership illuminata. Togliete “illuminata” e avrete Berlusconi; che ha contribuito fortemente ad avvicinarci alla crisi finale. Ma la crisi finale non è un passaggio al quale si possa accedere responsabilmente. La concezione legata alla «consolante dottrina del progresso» di Cattaneo – quella per cui la Storia procede per singulti – i periodi “neri” – dopo i quali l’umanità sta inesorabilmente sempre meglio – va bene per uno storico ma non per un uomo politico: l’uomo politico ha in mano le chiavi per costruire il progresso a prescindere da singulti che si deve dare tutto perché non si verifichino – in linea generale; può capitare che ci siano momenti storici in cui tuttavia il passaggio è ineluttabile e persino, quindi, auspicabile (che faccia in fretta) – Si tratta di capire se è in grado di usarle, quelle chiavi (ovvero se è in grado di costruire il futuro) oppure no. L’incapacità non può motivare la scelta di assecondare la caduta coltivando nel frattempo la propria autoreferenzialità. L’Italia, dice il giornale della politica italiana, è chiamata a risollevarsi ora prima che la crisi finale sia conclamata; ovvero prima di farci del male (molto). Anche per questo il Politico.it incalza rispetto alla necessità di un confronto di idee, urgente, necessario. Ha ragione Scalfarotto nel dire che tutto questo può essere compiuto solo da «figli di questo tempo» – è ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo; anche se, naturalmente, va riconosciuto a Scalfarotto l’impegno storico, e precedente, per risolvere la «questione generazionale», che – anche se magari attraverso una eterogenesi dei fini – può portare allo stesso risultato. A condizione che i giovani facciano tutto questo partendo dalle idee: altrimenti non dimostrano di essere diversi dalla classe precedente e quando li ritrovassimo al potere rischieremmo probabilmente di essere punto e a capo. Comunque l’Italia deve muoversi. Lo può fare per l’entusiasmo che le può infondere la prospettiva, se si muove ora, di tornare grande. A questo fine è necessario il patriottismo (che non si vede, come appunto e come detto nelle non-scelte di Fini o, in parte, in certa autoreferenzialità di ritorno dei rinnovamentisti, senza generalizzare) ma anche, lo ha scritto ancora una volta per primo il giornale della politica italiana, anche un momento di nazionalismo, ben incardinato in un europeismo in grado di disinnescarne le potenzialità nefaste. E’ il tempo di muoversi. E, secondo il conduttore de L’Infedele, di cui stiamo per leggere il commento alla «bomba atomica» (senza uranio arricchito) di Fini di ieri, forse la mezza mossa del presidente della Camera può essere sufficiente a rendere impossibile una (lunga) prosecuzione del mandato al presidente del Consiglio. Non è subito; e non prepara il dopo. Ma è già qualcosa. Lerner ora. Sentiamo (M. Patr.).      Read more

E’ certo anche colpa della nostra stampa (ch’è il prolungamento autoreferenziale) Ma da 2 giorni di svolte idee dove sono? Italia cambia se si concentra su contenuti E aspiranti – Fini e giovani – han via libera se mettono in campo tesi ‘rivoluzionarie’

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma il presidente della Camera, che pure sul piano dei principi ha fatto uno sforzo di modernità (sul tema dei diritti civili, ad esempio, Fini è più avanti anche di molta parte della sinistra), è in pista da mezzo secolo e difficilmente potrà concepire oggi ciò che non ha proposto fino ad ora, e i (più o meno) giovani Democratici hanno un alibi e una colpa: l’alibi è di essere stati cresciuti da questa nostra politica autoreferenziale, che ha insegnato loro a parlare per titoli e di tatticismi; la colpa è di dare la sensazione di voler – ancora per ora – un po’ più bene alle proprie chance di affermazione che non all’Italia. Badate, e lo diciamo soprattutto ai protagonisti della nostra politica – non alle nostre lettrici e ai nostri lettori che condividono la nostra prospettiva – che non si tratta di una critica sterile: non è da Alice nel Paese delle meraviglie pretendere che al centro del dibattito pubblico – per intenderci, ciò che attraverso i media si riverbera nel Paese – ci siano le idee. E’ da consapevolezza politica. E le idee, tanto per capirci, consistono in pensieri e proposte concrete per il futuro dell’Italia. Chi si rassegni (e rassegni il Paese) a stilare (semplici) programmi a ridosso delle elezioni si nega – e nega soprattutto all’Italia – qualsiasi speranza di tornare grande. Non è più il tempo in cui la politica possa vivere di rendita – il nostro Paese o cambia radicalmente passo o muore – e per un completo ribaltamento di piano le idee devono maturare liberamente, culturalmente, e non possono essere il frutto di un’(auto)imposizione a tre mesi dalle urne. Per questo è necessario che la politica italiana cambi esercizio: non più il confronto su di sé o, nella migliore delle ipotesi, sui titoli delle cose da fare – la semplice enunciazione teorica generale – bensì un grande dibattito (ma meglio ancora la lotta tra idee che, non più pigramente, ciascuno maturi da sé in forma compiuta e autosufficiente e metta in campo – naturalmente in una verifica responsabile con quelle degli altri – per realizzarle), appassionato per il bene (che si vuole) all’Italia, su cosa fare del nostro futuro, nel quale coinvolgere il Paese. E’ così che la (nostra) politica rieleva se stessa, ed è così che Renzi e Civati – o chi per loro – troveranno le porte di Sant’Andrea delle Fratte spalancate, e Fini – certo, tolto Berlusconi, poco sensibile a qualsiasi ragionamento che non contempli la centralità di lui stesso – diventerà il leader naturale di una destra capace confermare l’egemonia berlusconiana (in altre forme). L’Italia è un grande Paese; ma per confermare se stesso e non morire, per non rassegnarsi ad un (così) ineluttabile declino ha bisogno che la propria politica ritrovi l’ambizione di essere se stessa: la Politica, che non è una tecnica ma la più alta forma di espressione dello spirito. Al servizio degli altri.             Read more

***Diario politico***
BERLUSCONI-FINI, LA TELENOVELA CONTINUA
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il tiraemolla di dichiarazioni e punzecchiature va verso una conclusione, ma ancora non ci siamo. I due cofondatori tengono in ostaggio la nostra politica e il Paese. Anche il presidente della Camera, che ora è chiamato ad una assunzione di responsabilità, in un senso o nell’altro: come gli intima lo stesso presidente del Consiglio, dica cosa vuole fare; la stasi non fa il bene del Paese. Il racconto delle ultime ventiquattrore di confronto (più o meno) a distanza. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Diario politico***
L’INCUBO DEL PREMIER
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Era la sua ossessione. «Non mi farò mettere sulla graticola come accaduto a Prodi». Nel giorno in cui altri due deputati Pdl passano a Futuro e Libertà, e in cui per la prima volta Bocchino parla esplicitamente di «incapacità del presidente del Consiglio a governare», la realtà si rivela ancora più amara: l’ultimo scandalo presenta il conto in termini di prese di distanza di vecchi alleati e di esposizione ai colpi degli avversari, e se la convocazione al Copasir per «conoscere lo stato della sua sicurezza personale» è un colpo basso che da D’Alema ci si poteva attendere, la richiesta del presidente della Conferenza nazionale della famiglia di un «chiarimento» sulla distinzione tra la «vita privata e l’impegno pubblico» ha il sapore del tradimento. L’uomo che ha costruito il suo impero sulla comunicazione si trova oggi al centro di un’opera (congiunta) di demolizione mediatica che non sembra lasciare scampo. La “chiamata” sui gay ha calmato le acque per qualche ora ma non ferma la deriva. Come spesso accade, la realtà è diversa da quella che ci si aspetta. Nel caso di Silvio, è peggiore del suo incubo peggiore. Il grande racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice.             Read more

Marcegaglia: ‘Ora Paese è in una paralisi’ Fini: ‘Ha ragione la pres. di Confindustria’ Intanto caso Ruby lavora fianchi di Silvio Vera novità sono i distinguo dentro il Pdl Ma Futuro e Libertà non stacca la spina… Il partito post-ideologico composto da ex

novembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I protagonisti della nostra politica autoreferenziale di oggi hanno esaurito il loro ciclo. Non solo il presidente del Consiglio. Le parole della leader degli industriali – con la quale il giornale della politica italiana, che ha lanciato l’allarme per primo, è in piena sintonia – fotografano la debolezza politica del governo, della quale gli scandali – e non la politica; tanto meno l’opposizione, incapace di costituire qualsiasi alternativa credibile – presentano ora il conto definitivo. Ma l’incertezza che continua a regnare attorno agli esiti della legislatura, nonostante la crisi politica e nonostante esista già una forza che si è distinta (?) e che ha i numeri per decretare la fine di questo governo, dimostra contemporaneamente che siamo (già) entrati in una nuova epoca, preparata dalle scelte di questa classe politica, ma a cui questa classe politica è estranea, in quanto precedente, e che non è in grado di interpretare. Nel pezzo che state per leggere Andrea Sarubbi prova a spiegare i tentennamenti di Fini. E arriva ad una conclusione: Futuro e Libertà è un partito “strano”, tautologicamente di destra, ma in realtà già figlio – aggiungiamo noi – della nuova politica. Quella che – andando oltre le vecchie rappresentanze di specifici interessi, andando oltre la destra e la sinistra – si basa sul pragmatismo valoriale del fare il solo bene del Paese, disegnan- do le nuove fazioni della politica (italiana) in base a chi ci sta e a chi, invece, preferisce continuare a fare l’interesse (più o meno legittimo) di una singola parte. E’ la nuova politica intuita da il Politico.it di cui appunto Fli è già un (coraggioso) prodotto, ma di cui i protagonisti non sono parte perché non sono figli di questo tempo, essendo tutti ex di un sacco di vecchie sigle via via sempre meno autoreferenziali ma delle quali è difficile superare completamente il condizionamento e l’eredità. Lo abbiamo già scritto: la Seconda Repubblica passerà alla Storia – anche – per avere preparato la modernità. I protagonisti di questa fase della politica italiana hanno svolto il loro ruolo, nel loro tempo, traghettandoci verso il futuro. Adesso è il momento del futuro. Della nuova politica. Del pragmatismo valoriale. Un tempo che aspetta i suoi figli. Quelli che, di fronte ad un «Paese nella paralisi», non ci penserebbero due volte a pigiare sul pulsante della crisi. Il pezzo di Sarubbi, ora, all’interno. Read more

Fini: “No a subordinare pm all’esecutivo” Emiliano: “E’ decisivo per la democrazia” Ma Silvio: “No, senza riforma non ce n’è”

ottobre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente della Camera dice no all’assoggettamento al governo: «Era così ai tempi del fascismo». E il sindaco di Bari, voce autorevole del centrosinistra e magistrato in aspettativa: «Gianfranco sta svolgendo un ruolo-chiave per il domani del nostro Paese». Berlusconi ovviamente non ci sta, e “minaccia” un forte intervento in aula qualora non si giunga ad un accordo. Tensioni che, si sa, sono figlie del rapporto personalissimo, sofferto tra il presidente del Consiglio e la nostra giustizia. In questo senso la cosiddetta riforma del sistema giudiziario è un tutt’uno con le leggi ad personam: rispondono infatti alla stessa logica (perversa). Tant’è, ancora Fini: «Vera questione è la lentezza dei processi». In attesa di conoscere gli sviluppi, facciamo il punto sullo stato dell’arte del Lodo Alfano costituzionale con Chiara Burgio.          Read more

Diario politico. Legislatura è terminata (?) E Silvio pensa solo ad aggiustarsi il Lodo Tanto che la testa di Masi ora può cadere Intanto al Senato ecco i riposizionamenti Musso: ‘Pdl può stare a governo tecnico’ Prova? Tremonti che fa eco ai dissidenti E’ (già) cominciato il dopo-Berlusconi (?)

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Grandi manovre dietro lo scudo del premier. In tutti i sensi. Se il Pd si dice disponibile a votare gli emendamenti al Lodo Alfano proposti da Futuro e Libertà e se contemporaneamente parte un’offensiva volta ad ottenere le dimissioni del direttore generale della Rai alla quale partecipa prendendo esplicitamente posizione persino Bersani – che si muove solo, lo spiegò lui stesso, quando è sicuro di poter centrare l’obiettivo – è segno che i tempi per un nuovo Cln e/o nuova maggioranza sono maturi. Maggioranza che potrebbe coinvolgere, però, persino l’attuale partito del presidente del Consiglio, magari prevedendo la soluzione del ministro dell’Economia come suo successore a Palazzo Chigi. Le parole di Tremonti, che spiega di capire le fibrillazioni in seno al Pdl – che perde pezzi ogni giorno – e il rumoroso silenzio della Lega suonano come un de profundis non solo per la legislatura ma per lo stesso Berlusconi, la cui fine politica potrebbe a questo punto coincidere con quella del suo terzo-quarto (e ultimo) governo. A lui del resto interessa ormai solo il proprio salvacondotto. Le trattative di queste ore con i finiani hanno tutta l’aria di un patteggiamento con i vincitori. Prima dell’esilio. Il racconto di cosa sta accadendo davvero, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Solo sul giornale della politica italiana. Read more

Ma Fini: ‘L’ad parla come un non italiano’ No presidente, parla come italiano libero Emmott: “Questo è il senso di modernità” Notre politica difende se stessa, non Italy

ottobre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La modernità, sostiene l’ex direttore dell’Economist, è la (piena) espressione di se stessi, che agli italiani è (attualmente) impedita dalla non-cultura (transitoria) maturata in questi anni. Il Grande Fratello è già tra noi (in tutti i sensi). L’uomo (?) dagli occhi e la bocca tappati è il nostro presente. Il nostro futuro è quella liberazione non da forze politiche (?) che abbiano steso chissà che tela sulle nostre istituzioni, ma dalle nostre autolimitazioni di cui scriviamo da mesi. Non è filosofia zen ma politica, quella politica che – come scriveva Giovanni Berchet parlando più direttamente dello strumento per fare ciò che stiamo per raccontare, la «cultura popolare» – sia da esempio e da catalizzatore delle energie del Paese, che a sua volta diventerà attore decisivo della propria rinascita. «Cultura popolare» che oggi, inevitabilmente, è (per ora, anche) la televisione: ovvero ciò che il Politico.it sostiene da settimane. Gianfranco Fini in quest’ultimo periodo ha detto due cose che il giornale della politica italiana non condivide. La prima è che la Rai vada privatizzata: no, presidente Fini, quella è una non-soluzione figlia dell’incapacità dell’attuale classe dirigente di utilizzarla illuminatamente, no per le ragioni che abbiamo appena rievocato. La seconda è appunto questa di oggi: il vero italiano è Marchionne, signor presidente della Camera, è una persona appunto libera(ta) dai lacciuoli (che lui, provenendo proprio come lei ricorda da un altro Paese, non ha mai avuto) che le sono stati applicati (e che si è applicato) in un lungo periodo di «corruzione e frustrazione» del Paese il cui inizio qualche storico – come Paul Ginsborg – riconduce all’età della frammentazione e della subordinazione della nostra (mancanza di) sovranità al «dominio delle dinastie straniere», tra il 1494 e il 1530, quando privati della necessità e della possibilità di autodeterminarci cominciammo a smarrire la nostra motivazione ad essere nazione. Ma al di là di questo si tratta della nostra condizione di oggi, in parte temperata dal settennato di Carlo Azeglio Ciampi, capace di restituirci parte di quell’orgoglio perduto. La (nostra) modernità coinciderà dunque con il momento nel quale, ritrovando quello spirito, torneremo ad esprimere noi stessi, rifacendoci grandi. E quel momento è ora. O mai (?) più. La nostra politica autoreferenziale di oggi favorisca l’avvicendamento. Read more

La giustizia (?) di Berlusconi di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il premier torna a parlare dopo alcuni giorni di stop. E, anticipato dai fatti (premurosamente prodotti dai suoi), riprende ancora una volta la sua «narrazione». Dal lodo al fisco, passando per le intercettazioni (fino) all’informazione, ecco come l’uomo di Arcore «vede» la (nostra?) democrazia. Mentre in casa finiana scoppia il bubbone di una base che non ci sta a vedere i suoi di nuovo appiattiti sull’estrema autoreferenzialità, ai confini dell’impunità, del presidente del Consiglio. Niente di nuovo sotto il sole, e tante novità. (Un) Diario speciale che porta la firma della nostra vicedirettrice. Il racconto più autorevole, più completo, più approfondito degli ultimi colpi (di coda?) della nostra politica autorefe- renziale di oggi è solo sul “suo” giornale. Buon inizio di giornata con il giornale della politica italiana.          Read more

Ma guardate Montecitorio martedì alle 17 Il Paese rischia davvero d’andare a picco E nostro Parlamento è dilaniato/ bloccato Ora ripartiamo subito o non ce la faremo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo sta denunciando da settimane: la situazione non è più tale da consentirci attendismo. Attendere oggi vuol dire morire. Ancora un po’ di tempo con questa inerzia e imboccheremo senza via di scampo la discesa verso un declino dal quale non ci potremo rialzare, se non fra molti decenni. E ciò significherebbe più povertà non solo per le fasce a rischio ma per tutti. E in generale il fallimento (finanziario o comunque politico) del Paese. Se ci muoviamo subito, invece, non solo possiamo “salvarci” ma siamo nella condizione, nel giro di qualche anno, di tornare grandi. E di avviare un periodo di benessere duraturo – specie se sapremo apprendere la lezione della (nostra) Storia e non ci siederemo sui primi allori, continuando a lavorare per lo sviluppo – per (gli stessi) decenni e decenni. Dei quali potremo essere orgogliosi e di cui ci saranno grate le generazioni di italiani che raccoglieranno la nostra eredità. Che sarà in quel caso un’eredità di tutto rispetto. L’eredità, appunto, di un grande Paese. Ma guardate com’è l’andazzo là dove – insieme a Palazzo Chigi – la svolta dovrebbe avvenire: la foto è stata scattata da Massimo Donadi, che la offre al suo giornale della politica italiana, nel pomeriggio di un giorno del tutto infrasettimanale (e compreso peraltro nei soli tre giorni nei quali i nostri deputati erano abituati a lavorare, prima della “scossa” data del presidente della Camera i cui effetti a quanto pare non sono però durati a lungo; e ora il capogruppo di Idv alla Camera ci spiega anche perché). Il Transatlantico, la grande sala-”corridoio” che accoglie i deputati tra un impegno e l’altro, è completamente vuoto. E non perché i parlamentari siano tutti al loro posto ai banchi… e nemmeno negli uffici. Del resto il Transatlantico è, un luogo di lavoro. E la disperante solitudine che accoglie Donadi all’ingresso è una cartina di tornasole di ciò che (non) sta accadendo nel Paese: non è (ancora) partita quella scossa necessaria a salvarsi. Dobbiamo fare presto. Presidente, o ripartiamo davvero o è meglio accelerare il percorso verso le elezioni. Noi continuiamo a confidare in lei. Ma ci dia modo di crederci davvero. Il quadro della situazione, da questo punto di vista, all’interno. di M. DONADI Read more

***Diario politico***
COMINCIA IL TEMPO DELLO SVILUPPO (?)
di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Nel grande racconto della nostra vicedirettrice vediamo come il ministro dell’Economia sia pronto a passare alla “fase-2″: dopo avere tenuto in sicurezza (?) i conti, con la nuova Finanziaria licenziata giovedì dal Cdm si comincia a spingere il Paese alla crescita (?). Ma è difficile scindere i due momenti (Galan: «Questa finanziaria è un disastro: non ci sono soldi». Appunto), anche se l’Europa chiede prima stabilità e poi investimenti per lo sviluppo; del resto le brevi ripartenze avute negli ultimi quindici anni – spiace dirlo in nome della nostra equidistanza, ma i dati dicono che ciò sia avvenuto sempre e solo in coincidenza con gli anni di governo di Romano Prodi – sono sempre state caratterizzate da una politica economica che prevedeva un tempo solo (due per ciò che riguardava quella redistribuzione che le frange più estreme, a sinistra, della maggioranza che sosteneva Prodi chiedevano prioritariamente, e sulla cui mancata realizzazione nei primi mesi di esecutivo si è probabilmente giocata, davvero, l’esperienza del Prodi II). Tremonti appare come un apprendista, che dopo avere fatto lo stregone nelle tre precedenti occasioni in cui si è trovato alla guida della nostra economia si è deciso – anche impossibilitato a fare altro visto che c’era, e c’è tutt’ora, il rischio-default, oltre a quello di un’accelerazione definitiva nel declino, come abbiamo scritto ripetutamente in queste settimane – a fare le cose per il bene dell’Italia o quanto meno non (indirettamente) per il suo male, solo che questo richiede un’abilità – e impone anche delle difficoltà – che il ministro non era abituato a mettere in campo – a fronteggiare – Ma gli va riconosciuta una responsabilità che nel deserto di una parte della nostra politica autoreferenziale di oggi brilla come un’oasi in una notte di luna piena. Il giornale della politica italiana ha già indicato la strada per la ripresa. Le chiose di Tremonti a ciò che rappresenta il cuore della nostra “proposta” – la cultura. Giulio: «Non dà da mangiare» – lasciano dubitare che il ministro possa condividere e fare proprie le nostre istanze. Di certo c’è bisogno di rilanciare (come al ministro hanno fatto “capire” anche le sollecitazioni, da ultimo, di Montezemolo). Ora. O (quasi) mai più. Il racconto, come detto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Ma (a ‘sto giro) Guzz non (la) pensa così “Noi avanti con terzo polo, e vinceremo” E il Politico.it dà spazio a tutte le opinioni

ottobre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. E del pensiero intelligente. L’intelligenza richiede la libertà. Di pensiero. Far discendere le proprie valutazioni dalla conoscenza della realtà e non viceversa. Non forzare conclusioni a partire da proprie convinzioni (pregiudizi, ideologie) ma capire. E una volta capito dire la propria sulla base dei propri valori. I nostri sono appunto quelli. Che sono poi i valori del liberalismo. Non del liberismo. Ma al di là di qualsiasi etichettatura. Appunto. Tuttavia il Politico.it mostra di avere una particolare predilezione per il bipolarismo/bipartitismo. Rispetto al quale la nostra valutazione può, a volte, essere condotta e non solo rispondere alle “chiamate” della realtà. Ma, anche qui, con onestà e responsabilità. La stessa che ci porta a fare con voi, care lettrici, cari lettori, questo discorso trasparente. Perciò, per essere sicuri, comunque, alla fine, di realizzare le nostre onestà e responsabilità e di assolvere alla nostra funzione di strumento per rifare grande l’Italia – al solo servizio del bene del Paese, di tutto il Paese al di fuori di rappresentanze di specifiche interessi – e nel solco, come sempre, della tradizione liberale dei grandi quotidiani americani, dopo avere sostenuto la tesi della necessità del bipolarismo/bipartitismo diamo spazio, subito dopo, ad una voce rispetto a questo dissonante. E’ quella, forte e convincente, dell’ex vicedirettore de il Giornale, che interviene questa volta come rappresentante del Partito Liberale che lavora alla costruzione del terzo polo con Rutelli, Casini, Fini. (Ci) diamo così la possibilità di ascol- tare tutte le idee in campo, e offriamo alla nostra intelligenza la possibilità di formulare l’opinione più fondata e matura sul tema. Questo è giornalismo. Queste sono l’onestà e la responsabilità che posso- no rifare grande l’Italia. Buona lettura e, davvero, buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

Diario politico. Il presidente ci dà ascolto Cruciani: ‘Ora Fli è divisa su (quasi) tutto’ Infatti sull’agroalimentare si spacca metà Allora Silvio: “Cdm settimanali sui punti” Così, è la cosa migliore per lei e per Italia

ottobre 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente del Consiglio prova ad uscire dall’impasse imboccando, ancora una volta, la strada che il giornale della politica italiana gli aveva suggerito: rilanciare, tornando a fare della politica vera anche come modo più efficace per garantirsi una soluzione ai guai giudiziari. Perché se la legislatura riprende quota, nessuno negherà a Berlusconi il suo salvacondotto. Galvanizzato dall’ennesima occasione in cui i finiani procedono in ordine sparso, come sottolineato dal conduttore de La Zanzara, Silvio annuncia una serie di (immediati) Consigli dei ministri nei quali cominciare a varare, finalmente, i provvedimenti necessari ad attuare i cinque punti del rinnovato programma di governo. E’ difficile dire come finirà, ed è – lo diciamo al presidente – difficile che si possa arrivare fino in fondo, al 2013. Ma la strada che ha imboccato è quella giusta. Ed è nell’interesse (anche) del Paese. Bravo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***Il commento***
E ORA EMERGE ANCHE L’ANTISEMITISMO
di GAD LERNER

settembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ciarrapico, senatore Pdl voluto personalmente dal presidente del Consiglio, «crede di insolentire Fini chiedendogli (in aula…) se si è già procurato la kippà, il copricapo religioso ebraico». «E’ la prima volta dalla nascita della Repubblica che un parlamentare ha così poca decenza da insultare un avversario politico facendo leva su temi vergognosi che sono stati in passato alla base di terribili tragedie», commenta Anna Finocchiaro. Noi affrontiamo la questione con Gad. Read more

***Diario politico***
E’ “UFFICIALE”: SI VOTA IN PRIMAVERA(?)
di GINEVRA BAFFIGO

settembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il giorno più lungo per il presidente del Consiglio si chiude con una certezza (amara): la maggioranza non c’è più e Futuro e Libertà ha in mano l’esecutivo. Si spalancano le porte delle elezioni anticipate. Ci sono addirittura già la date: 27 marzo o primi di aprile. Sembra non esserci via di fuga per il premier che pure ieri si è giocato tutte le (poche?) carte a disposizione. Ecco il racconto della giornata più difficile del Cavaliere. di G. BAFFIGO Read more

I sondaggisti fanno carte al centrodestra ‘Prende campo la nuova opzione finiana ma (come detto) se si vota ora rivince lui

settembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo visto ciò che, variamente, i pensatori di area Cl suggeriscono a Berlusconi per il prosieguo della politica italiana. Ma, al di là delle speranze e degli auspici dei fedelissimi, cosa si prospetta davvero all’orizzonte? Pietro Salvatori ha raccolto per Liberal e il Politico.it l’opinione degli analisti delle dinamiche politico-elettorali. Che convengono su una verità (?) bipolare: da un lato la destra liberale si sta accreditando come un’alternativa reale e credibile all’attuale andazzo dei conservatori italiani, guidato appunto dal premier (e questo smuove decisamente il mercato, si fa naturalmente – ? – solo per dire, del voto); dall’altro, però, tutto questo ancora non basta a scalfire un’egemonia (oggi relativa) del blocco Pdl più Lega che il giornale della politica italiana ha ricordato oggi ad un’opposizione sempre a rischio di dimenticare (ma Bersani ora lo ha bene in mente e lo ricorda ai suoi, come ha fatto anche oggi in aula, come vedremo più tardi nel grande Diario speciale sulla giornat) che il cammino verso la costruzione dell’«alternativa» è ancora lungo. Sentiamo Mannheimer, Amadori, Piepoli e, soprattutto, il nostro Bressan. di PIETRO SALVATORI Read more

Diario politico. Adesso parliamoci chiaro Così Bossi: ‘Sono porci questi romani’ (?) E il Pd: “Mozione di sfiducia individuale” Ma Bagnasco: ‘Ora basta perdere tempo’ Italia o riparte ora (e può tornare grande) o supera punto di non ritorno del declino

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Ci vuole ancora una volta il presidente del- la Cei, per riportare la nostra politica autoreferenziale di oggi dentro i confini della realtà. Il ministro per le Riforme, invece di predisporre le riforme, insulta gli italiani. Il Pd, invece di preparare e lanciare i suoi progetti per il futuro dell’Italia, si preoccupa di rintuzzarlo. Una risposta era necessaria, ma può questo terreno folle («SPQR non significa “Senatus Populusque Romanus” ma “sono porci questi romani”», come alle elementari dice il Senatùr) essere il solo sul quale si muovono la maggioranza e l’opposizione della politica, la Politica del nostro Paese? Non può. E non tanto per ragioni di decenza (che pure si confanno alle nostre istituzioni) quanto perché non ce lo possiamo permettere. L’Italia, il giornale della politica italiana lo ha scritto ancora una volta per primo, si trova di fronte ad un bivio al quale non può più sfuggire tentennando in mezzo alla strada. Deve scegliere. Se continua così, imbocca la strada che scende verso il basso, ed è quella di un declino inarrestabile che renderebbe strutturali le attuali condizioni di crisi economica e, progressivamente, ci renderebbe tutti (molto) più poveri. Un declino dal quale non si potrebbe uscire – ammesso che i nostri conti possano reggere – se non con molta difficoltà e molto tempo. Una Grande (?) Depressione all’italiana, che durerebbe anni, decenni, e segnerebbe la fine – ma non nel senso auspicato dalla Lega – del nostro Paese. Ci dispiace essere così duri, ma la realtà è questa. E, d’altra parte, non è appunto questo il nostro domani. Se, infatti – al contrario – la politica italiana torna IMMEDIATAMENTE a lavorare, concependo un’idea di futuro e mettendola in campo con un’azione coraggiosa – la trasformazione della nostra economia in una economia della produzione d’eccellenza e delle idee, facendo dell’innovazione la nostra stella polare, con rivoluzione a cascata per università, ricerca e scuola, e possibili soluzioni per il problema della mancanza (di continuità) di lavoro attraverso il supporto della formazione permanente – non solo ci salveremo, ma torneremo tra i grandi e potremo conoscere – se continueremo poi su quella strada, non sedendoci più sugli allori come avvenuto al contrario nella parte finale dei cinquant’anni che ci lasciamo alle spalle – decenni di sviluppo. Per noi, oggi, non c’è via mediana. O tutto, o niente. Perché siamo ad un passo dal baratro, ma abbiamo le risorse, se lo evitiamo (e dobbiamo, appunto, farlo subito) per ritornare grandi. Ora o mai più. E’ proprio il caso di dirlo. E’ quello che dice, in buona sostanza, anche Angelo Bagnasco. Del quale il Politico.it sottolinea ancora una volta l’onestà e la responsa- bilità, e il grande amore per l’Italia. Oggi è lui, insieme alla leader degli Industriali, la più autorevole voce della politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli. Read more

Questa classe dirigente ha finito un ciclo Silvio: “Da settimane in atto un teatrino” Fini: “Sta dando un pessimo spettacolo” La nostra politica autoreferenziale d’oggi Si può superare solo con il rinnovamento

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è un autorevole ed ascoltato consigliere della nostra politica odierna, che spinge verso il futuro, di cui il Politico.it è il principale laboratorio. Ciò a cui abbiamo assistito in queste ultime settimane, con il culmine della giornata in cui l’Istat certifica che un giovane su tre, oggi, è senza lavoro e il Pd che risponde con una Direzione nazionale in cui discute di… se stesso, o al limite dell’Italia ma annunciando il cosa bisogna fare ma non (ancora) il come (e, va detto, più per causa dell’iniziativa veltroniana che non, stavolta, per colpe di Pigi, che – anche sulla base dei nostri suggerimenti – sta producendo uno sforzo sincero per arrivare ad un «progetto» e per tornare ad occuparsi dell’Italia; iniziativa di Veltroni che, d’altra parte, si è resa necessaria per l’inefficacia, però, dell’azione condotta finora dalla segreteria) e un centrodestra che reagisce inasprendo la propria lotta (intestina) nel fango, ciò a cui abbiamo assistito in quest’ultimo periodo, dicevamo, ci induce però a ritenere – come stiamo raccontando oggi – che il superamento dell’autoreferenzialità della politica italiana di oggi passi, a questo punto, necessariamente attraverso un cambiamento della classe dirigente. Read more

Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).        Read more

Questa classe dirigente ha finito un ciclo Guida del Labour il quarantenne Miliband Ora anche l’Italia chiede il rinnovamento Crespi: ‘I giovani connessi con il domani’

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

D’Alema, Veltroni, Rutelli, Fassino, Berlusconi, Fini. La loro missione storica era cambiare la politica italiana. Ci hanno fatto superare il ’900 e la prima Repubblica, messo in pista il bipolarismo, è nato il Partito Democratico, è nato il prodromo di quello che sarà il grande partito conservatore del futuro. L’hanno fatto. Ci sono riusciti perché erano figli del tempo che invocava, che aveva bisogno di quel cambiamento che, appunto, erano chiamati a realizzare. Oggi un nuovo cambiamento è necessario. E’ quello non più della nostra politica ma del Paese, che se non perde altro tempo può tornare grande evitando il punto di non ritorno di un declino inarrestabile (è possibile, ma bisogna fare presto). Un cambiamento che pone le sue radici nell’oggi, nelle sue esigenze attuali. Un cambiamento che solo i figli di questo tempo hanno le risorse diremmo storiche per realizzare. Quei figli non sono più loro. Il giornale della politica italiana ama porre ogni questione in positivo, offrendo soluzioni e non negandone altre. Ma in questo caso è necessario: loro non possono più realizzare questo cambiamento. Lo possono fare solo i figli di questo tempo. Che non necessariamente sono quelli con cui loro si sono già scontrati. Ma comunque sono altri da loro. Giovani. «Non ne faccio una questione anagrafica, non sono di quelli che sostengono che i giovani siano necessariamente migliori, ma anche il più idiota dei giovani ha un rapporto con il futuro, il domani, il divenire, radicalmente diverso da quello di un settantenne. Inoltre siamo in un’epoca in cui i linguaggi e le tecnologie determinano più che in passato la differenza generazionale», scrive il grande sondaggista nel commento che state per leggere. il Politico.it non rottama uomini e nemmeno culture, ma se nella costruzione del futuro i vecchi sono alla guida e i giovani fanno loro da consiglieri qualcosa che non va c’è. E la barca finirà probabilmente per tornare al porto di partenza. Che per noi sarebbe però, in questo tempo, la fine. Cambiamento: adesso il Paese lo invoca. E’ il momento di farlo. Sentiamo Crespi, a riguardo. E dopo l’analisi di uno dei possibili “figli di questo tempo”. Read more

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