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(Oggi siamo ancora) la Repubblica della corruzione di Franco Laratta

febbraio 3, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma torneremo ad essere la culla della civiltà. Giulio Tremonti, nel suo nuovo libro, attribuisce la (ir)responsabilità del declino del capitalismo – e delle istituzioni democratiche (?) su di esso, a dire il vero, (af)fondate – alla sua deriva ‘finanziarista’, al distacco della ‘macchina dei soldi’ dalla nostra realtà (comunque economica). Individuando peraltro nel tornare sui (nostri) passi compiuti in questo senso di stravolgimento della nostra economia (ma ad un livello ancora superficiale rispetto al recupero del suo concetto originale. Che è quello di un’economia al servizio di una ragione – di vita – più alta; non più fine (ma mezzo), e tanto meno fine a se stessa, ‘come’ la finanza), la possibile soluzione (“strutturale”) alla crisi. Ma il distacco al quale fa riferimento Tremonti rischia di essere ‘rintracciabile’ nella stessa natura di ‘macchina’ (finanziaria ma anche – quando ‘angustamente’ cessa di essere mezzo e diventa fine – ‘economica’) del capitalismo, che mette al centro delle nostre vite (? Appunto. Determinando un effetto di sterilità im-morale) l’esclusivo arricchimento (? Materiale). E a quale condizione è destinato, un Paese – non, un (‘semplice’) mercato – che si affida alle dinamiche economiche e finanziarie come unica ‘ragione’ (?) della propria esistenza, rinunciando non tanto ad una possibile ‘regolazione’ – che presuppone comunque una certa subalternità – ma alla necessaria primazia e leadership della Politica (cioè dei suoi cittadini con le loro esigenze più profonde)? Giulio Tremonti è anche l’ultimo ministro dell’Economia di una serie di governi (di una destra antitetica rispetto alla sua tradizione storica) anti-italiani. Una destra che nel (non) esercitare le proprie prerogative di guida del Paese, non ha mai davvero messo il bene della nazione in cima alla propria scala di priorità. Se a quella crisi di vocazione vista sopra si accompagna - o meglio se essa è, a sua volta, (con)causa di – questa perdita di spirito nazionale, come (di)mostra appunto il declino (non elettorale, certo, ma ‘solo’ per colpa della sinistra) della destra (il)liberale italiana, in che cosa può trasformarsi, quel Paese – privato di ogni “ragione più alta” – se non nell’imper(i)o, sì, ma della corruzione (dove come abbiamo detto – ma repetita iuvant – l’unico fine, anzi, valore – Monti dixit – è l’accumulo di ricchezza, e in quanto valore – “supremo” – giustifica qualsiasi mezzo)? Ecco allora che la soluzione a tutto questo non può che coincidere (non con un semplice reset che faccia ripartire poi lo stesso conto – alla rovescia, in tutti i sensi, ma) col (ri)darci una prospettiva non più solo economica (ovvero economica ma nel suo senso originale, oggi superato e dimenticato) ma (appunto) più alta; e a quale obiettivo – o vocazione – specifico può rivolgersi, la nazione che è già ripetutamente stata, nel corso della propria Storia, la terra in cui si sono decisi i destini del pianeta, se non a quello di tornare ad essere il luogo in cui si (ri)genera, attraverso il recupero di una dimensione etica e filosofica, la nostra (possibile, nuova) civilizzazione? L’imper(i)o della corruzione, ora, magistralmente descritto dal deputato del Pd. di FRANCO LARATTA*
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Cosa aspettano i mercati per “calmarsi”? Una Politica che si “decida” a “regolarli” Senza subirne -acriticamente- “modello” Restituendo al mondo (sua) democrazia

novembre 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di criticare l’ideologismo retorico di chi, in ultima istanza, propone di adottare (“direttamente”, senza passaggi intermedi) il modello di una decrescita felice. E pensa, in questo modo, di determinare – a cascata, dall’Italia; lo ripeteva il professor Mattei ieri a L’Infedele – un “mondo migliore”. Read more

***Il futuro (è) dell’Italia (!)***
IL TEMA NON E’ BCE SI’, BCE NO, MA COSA VOGLIAMO (FARE) NOI
di MATTEO PATRONE

novembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ l’Italia a (dover) decidere del(/il) proprio domani. E non uno di quegli istituti (per quanto “istituzionalizzati”) che, attraverso la “proiezione” (sia pure, a tratti, “deviata”) della finanza hanno provocato quella stessa crisi dalla quale le ricette della Banca centrale europea dovrebbero aiutarci ad uscire.E l’Europa – che in passato abbiamo provocatoriamente “fuso” con il “suo” (?) centro di controllo economico-finanziario (“BcUe”), ma che è (ben) altro dalla Torre di Francoforte – non sopravviverà se, invece di affidarsi ai suoi (al suo!) popolo/i – rappresentato dalla (sola!) Politica – continuerà a rifugiarsi nella scorciatoia delle (non) soluzioni tecnich(istich)e “battezzate” dai banchieri (più o meno centrali). Il che dovrebbe farci riflettere anche sul nome di colui (di coloro) al quale(/ai quali) vogliamo affidare il dopo-Berlusconi. di MATTEO PATRONE Read more

Ci (ri)svegliamo dunque a rischio default Nostro futuro nelle mani di oscuri signori Ma la democrazia è il governo del popolo Che l’esprime (solo) attraverso la politica Ora riprenda in mano redini dell’umanità “Riavendo” dimensione etica e filosofica

luglio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mondo oggi non è (infatti) governato dalla politica, ma dell’economia (finanziaria). Solo che nessuno elegge coloro che – a loro volta – governano, o meglio manovrano, l’economia. Succede così che Paesi sovrani, spesso a regime democratico, dunque teoricamente nelle mani dei loro popoli, finiscano ostaggio di pochi personaggi che nessuno conosce e che – per questo – non rispondono che a loro stessi. Zingaretti: “Vale anche per i nostri livelli di governo interno: i veri sprechi non sono negli organismi eletti, che rispondono – bene o male – ai cittadini, e sono (perciò) costretti ad una (certa) trasparenza, ma negli organismi di nomina (pur sempre politica), nelle mani dei quali si concentra un potere (soprattutto di spesa) fortissimo e completamente (o quasi) fuori controllo”. Ma nell’era di internet, e nel tempo delle rivoluzioni democratiche in Nordafrica (e non solo: vi racconteremo nei prossimi giorni una storia bellissima di autodeterminazione democratica), in cui possiamo prepararci – governando tutto questo – a dare il via ad una nuova civilizzazione, riprendendo in mano il filo della Storia, possiamo accettare che pochi esseri umani a cui nessuno ha riconosciuto alcuna facoltà in questo senso, e soltanto perché noi non lo diciamo chiaro e non ci “ribelliamo” (attraverso la politica), decidano nelle loro stanze il nostro futuro? No, non possiamo. E vedremo più tardi che, d’altra parte, (persino) la nostra (in)civiltà ha formato e sta perfezionando degli anticorpi a questa “malattia”. Ma tutto ciò non basterà se chi è chiamato a farlo – la politica, appunto – non saprà capire che non sono più sufficienti gli aggiustamenti ex post (magari quando i buoi sono già scappati dalla stalla), e neanche, del tutto, ex ante; è (proprio) necessario che chi vi è deputato torni ad occupare, al posto degli attuali, la poltrona di comando del mondo, concependo un completo ribaltamento di piano (E quanto a come farlo”, concretamente”, nella misura più soft serve intanto introdurre regole di trasparenza – come quella messa in atto oggi dalla Consob – e far valere – sempre attraverso le regole – un principio che potremmo definire della responsabilità “mondiale”. Perché non va dimenticato che la responsabilità di tutto questo non è (tanto, o solo) oggi l’attacco ai debiti sovrani, bensì – prima - la stessa crisi economica e finanziaria, precondizione (silenziosa, oggi) delle fibrillazioni odierne. No – quindi – ad alcuna forma di ”deregulation”. Non è (il) tempo del liberismo, che imposto oggi si dimostrerebbe anacronistico – cioè “fuori dal Tempo” – come la più vetusta ideologia, al pari del suo opposto – il comunismo). Poltrona di comando del mondo che, dicevamo, non è del mercato. Ma della politica. Cioè di tutti noi. Il professor Ulivieri ci dimostra ora come – anche e soprattutto a nostra insaputa (davvero) – oggi stia (invece) avvenendo il contrario. E non soltanto in occasione di eventi roboanti come (appunto) l’attacco ad un debito sovrano. Tutti i giorni, senza che la politica – noi – facciamo nulla per invertire la tendenza. E sta avvenendo, befffardamente, anche utilizzando quelli strumenti che, mentre noi lasciamo andare alla “deriva” (o comunque senza una – ulteriore, e pianificata. Da noi! - valorizzazione), possono rappresentare (come è avvenuto e sta avvenendo in Medioriente e non solo) la chiave per la (ri)costru- zione del nostro futuro. di FABRIZIO ULIVIERI
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Diario politico. Lo show (?) di Berlusconi ‘Non ho nessun potere. Come Mussolini In mattinata l’imbarazzo con Marcegaglia

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità, e (per questo) della politica vera, fatta di cultura politica, visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E cerchiamo di dare meno spazio possibile al cicaleccio della nostra politica autoreferenziale, che come abbiamo scritto alimenta, a sua volta, questa autoreferenzialità. Al momento di raccontare una giornata come quella di oggi, tuttavia, non possiamo prescindere dalle due uscite del presidente del Consiglio – anche perché hanno un portato di cultura politica, quella almeno del premier, e sono assai significative per capire il momento che stiamo vivendo – al quale dedichiamo (non solo con questo) tutto il Diario di oggi. Berlusconi cita i diari del Duce, identificandosi nel “personaggio”: sorpresa e sconcerto della stampa internazionale – ne parla a margine del vertice Ocse – preoccupazione e polemiche nel nostro Paese. Dove, in mattinata, il presidente del Consiglio aveva vissuto un altro momento imbarazzante. Quello di cui vi diamo conto e che viene reinterpretato da theHand. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

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