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Il futuro dell’Italia. Monti non fa più l’interesse del Paese M. Patrone

ottobre 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento che il Pd si carichi sulle spalle questa nazione. Che cosa trattiene infatti il Partito Democratico, quella forza più onesta e responsabile del nostro paese che – a differenza di tutte le altre! – ha (da sempre!) nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare (disinteressatamente) il bene della nazione (e – delle sue persone “più deboli”); che ogni volta in cui è tornato ad essere maggioranza, “anche” in questo ventennio, e ha preso le redini del governo dell’Italia, l’ha rimessa sulla strada del (vero) risanamento e della crescita (perché con Amato, Prodi, Ciampi e Padoa-Schioppa, mentre i conti tornavano in ordine, (ciò avveniva anche perché) si promuovevano contestualmente indispensabili – per la stessa tenuta del bilancio – politiche per lo sviluppo); unica forza che, proprio per la sua Storia, è estranea agli agglomerati di potere (più o meno trasparente) di una terra che i lasciti storici della corruzione e della opacità del potere fascista – è, questa, una delle più grandi responsabilità del regime e di Mussolini: avere affidato le redini di una nazione che il loro “capo” non odiava, alla “carica” di mediocri della marcia su Roma, di cui la lottizzazione del sottopotere capitolino di oggi rappresenta la più chiara riproposizione – costringono a fare i conti con commistioni oscure, oggetto di una attenta, e generosa, azione di indagine parlamentare da parte di Walter Veltroni (e anche, in parte, del romano Adinolfi), che minacciano il regolare, e compiuto, “gioco” (che non è tale) democratico (ne sa qualcosa Pier Paolo Pasolini); e dunque unica forza nelle condizioni di cambiare, di “liberare” e compiere finalmente la democrazia italiana (e con essa la sua – correlativa – unità nazionale); unica forza che – al netto della sua, cristiana, attenzione a chi soffre: ridicolo il dibattito sul “partito dei cattolici”: questo partito c’è già, ed è il Pd – non rappresenta specifici interessi (e quando ha la tentazione di guardare al proprio passato e di farlo, deve ricordare la propria responsabilità) e può costituire quel “partito interclassista” (o “dell’Italia”) che fu, nel secondo dopoguerra, la Dc di Alcide De Gasperi; unica forza i cui esponenti, quando sbagliano, si dimettono: e che per questo può avere il coraggio, e l’onestà, di garantire che – caricandosi sulle spalle il paese – non lo farà più. Perché questo grande, potenziale partito di donne e uomini onesti (fino al midollo), a ormai 23 anni dalla caduta del Muro, deve ancora vivere il complesso di inferiorità che gravava sul Partito Comunista, che non è (da tempo) più, rinfocolato da chi ha – invece – interessi in gioco, e al quale appartengono le donne e gli uomini eredi “diretti” di chi ha fatto il sacrificio di rinunciare ad una possibile vita di (relativo) benessere e di tranquillità, per salire nei boschi e riconquistare la Libertà di cui ancora oggi (variabilmente e la cui più grande eredità è nelle parole di Sandro Pertini: “La libertà va sempre difesa, ogni giorno, perché non è mai conquistata per sempre”) godiamo, perché questa forza che persino un bambino vedrebbe che è lì, invocata dalla Storia, perché faccia finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno, non si decide a prendersi questa responsabilità, e a caricarsi sulle spalle la nostra (potenzialmente, di nuovo, grande) Nazione? Matteo Patrone

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2012 (ri)sia nostro anno. La Storia ci indica la via da seguire Patrone

gennaio 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il 2012 “torni” ad essere l’anno dell’Italia. Nuovo Risorgimento ritrovare noi stessi. E puntare obiettivo mondo unica nazione. E’ cio’ che avrebbero voluto nostri padri. Ed é cio’ che (ora) (ri)farà Politica italiana. La nostra Storia c’indica la via da seguire.

L’Italia, se vogliamo usare una metafora (astrologica), fa – o puo’ tornare a fare – la parte del Leone. Per capire le nostre potenzialità  basta osservare i giornali quotidiani italiani, facitori - in quanto interpreti ed anticipatori – dello spirito della nazione. Essi oggi rappresentano lo specchio fedele del nostro carattere e della nostra (attuale) psicologia. Nel punto piu’ basso della loro parabola storica – se si eccettuano i limiti e l’omologazione imposti nell’era fascista – i nostri giornali riprendono e puntellano l’autoreferenzialità e la litigiosità della politica. Ad eccezione del Corriere della sera, che é tornato a svolgere la propria funzione di testata “dell’Italia”. Ma pure questa (presa di per sé, e con i nostri paraocchi attuali, scoraggiante) rappresentazione di sterilità e animosità (reciproca), (di)mostra (pero’) un carattere e una passione - e persino una capacità di “altezza” e di visione – che i principali quotidiani francesi, ad esempio (e noi consideriamo i nostri fratelli francesi i ”prediletti” tra i nostri consanguinei europei) non hanno (proprio). Ancora: non sappiamo se esistano statistiche circa l’esportazione di cervelli; ma si fa fatica ad immaginare un esportatore piu’ gettonato e “intensivo” dell’Italia. E anche questo fa trasparire le nostre attuali due facce: mancanza di sintesi; ma anche straordinarie (in senso letterale) “particelle” da “sintetizzare”. Il genio italiano, che non è solo retorica o un luogo comune, si puo’ fare risalire probabilmente al nostro “privilegio” originale: essere stati “liberi” sin dalla nostra “comparsa” (e prima evoluzione civile, fino alle vette della Repubblica e dell’impero) sulla Penisola. Il che ci ha offerto pregi – che abbiamo visto – ma anche difetti: la nostra cialtronaggine, la nostra (apparente) superficialita’. (Altro) sintomo, pero’, della (stessa) libertà. In seguito questa nostra libertà si e’ ridotta: quando i nostri comuni sono stati sottoposti al dominio delle sovranità straniere. Ma eravamo “arrivati” ai comuni stessi – pure modello di pratica amministrativa – perche’ prima ci eravamo…dissolti, e ci eravamo dissolti a causa delle invasioni dei barbari, ai quali avevamo aperto pero’ la porta…noi. Nel momento in cui, all’apice della nostra parabola di allora, avevamo preso a privilegiare i nostri interessi (particolari). Dando luogo all’imper(i)o, si’, ma della corruzione. E, da corrotti, facile preda. Quegli interessi si sono rafforzati, non potendo dedicarci a ricercare una nuova ragione di unità, quando le potenze straniere ci hanno tolto la nostra possibilità di autodeterminarci, rafforzandoci (o, meglio, indebolendoci) della/ nella nostra faziosità; e soffocando il nostro anelito ad essere popolo. Il (primo) Risorgimento ha messo una pezza solo sul piano formale; affidandoci (“”"”"solo”"”"”) una (pur imprescindibile) sopra-struttura. La deresponsabilizzazione (o la mancata responsabilizzazione) dovuta a quel (pur valoroso, e allora ineluttabile) modo di agire – con l’emblema della “conquista” forzosa del nostro sud – si e’ ripetuta all’ennesima potenza negli anni venti e trenta, e non ha trovato un antidoto efficace nell’opera del primo, e finora unico, continuatore del Risorgimento: Alcide De Gasperi. Che ci ha indicato, coinvolgendoci, un obiettivo comune; con i risultati – di quel coinvolgimento e di quella responsabilizzazione – che non solo conosciamo, ma dei quali beneficiamo, vivendone di rendita, tutt’oggi; ma non riuscendo ad andare oltre, purtuttavia, la (piu’ che mai) necessaria, allora, dimensione economica e materiale, in buona sostanza (“”"solo”"”) amplificando (e si tratta, appunto, comunque, di una amplificazione) a livello nazionale e collettivo i nostri interessi particolari. Quindi (in tutti i sensi) fine di tutto cio’: e riesplosione di quei particolarismi, nelle individuali, (“sporadiche”) espressioni del nostro carattere. Oggi l’Italia é un gigante che non sa di esserlo; esattamente alla stregua di una donna o di un uomo che non “lavorino” (nel campo in cui sono i migliori) da tanto tempo, e quindi non (ri)conoscano piu’ le proprie capacità. L’antidoto é il ritorno della Politica. I migranti possono aiutarci nello sforzo e indicarci la strada. Il nostro compito, oggi, non è piu’ quello di (ri)”conquistare” (territori) - “misura” della grandezza di una nazione fino all’ultima guerra – (ri)aprendo, appunto, le ostilità; ma, esattamente all’opposto, fornire nuova linfa, idee, e la nostra leadership, al processo di possibile unificazione (prima europea e, quindi, attraverso l’Europa, mondiale). E’ quello che avrebbero voluto, ne siamo certi, i padri della Patria. Ed e’ quello che, con tutti noi stessi, darem(m)o la vita per conseguire. Read more

2012 ‘torni’ ad essere l’anno dell’Italia. Come con Alcide Patrone

dicembre 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il 2012 “torni” ad essere l’anno dell’Italia. Nuovo Risorgimento ritrovare noi stessi. E puntare obiettivo mondo unica nazione. E’ cio’ che avrebbero voluto nostri padri. Ed é cio’ che (ora) (ri)farà Politica italiana. La nostra Storia c’indica la via da seguire.

L’Italia, se vogliamo usare una metafora (astrologica), fa – o puo’ tornare a fare – la parte del Leone. Per capire le nostre potenzialità  basta osservare i giornali quotidiani italiani, facitori - in quanto interpreti ed anticipatori – dello spirito della nazione. Essi oggi rappresentano lo specchio fedele del nostro carattere e della nostra (attuale) psicologia. Nel punto piu’ basso della loro parabola storica – se si eccettuano i limiti e l’omologazione imposti nell’era fascista – i nostri giornali riprendono e puntellano l’autoreferenzialità e la litigiosità della politica. Ad eccezione del Corriere della sera, che é tornato a svolgere la propria funzione di testata “dell’Italia”. Ma pure questa (presa di per sé, e con i nostri paraocchi attuali, scoraggiante) rappresentazione di sterilità e animosità (reciproca), (di)mostra (pero’) un carattere e una passione - e persino una capacità di “altezza” e di visione – che i principali quotidiani francesi, ad esempio (e noi consideriamo i nostri fratelli francesi i ”prediletti” tra i nostri consanguinei europei) non hanno (proprio). Ancora: non sappiamo se esistano statistiche circa l’esportazione di cervelli; ma si fa fatica ad immaginare un esportatore piu’ gettonato e “intensivo” dell’Italia. E anche questo fa trasparire le nostre attuali due facce: mancanza di sintesi; ma anche straordinarie (in senso letterale) “particelle” da “sintetizzare”. Il genio italiano, che non è solo retorica o un luogo comune, si puo’ fare risalire probabilmente al nostro “privilegio” originale: essere stati “liberi” sin dalla nostra “comparsa” (e prima evoluzione civile, fino alle vette della Repubblica e dell’impero) sulla Penisola. Il che ci ha offerto pregi – che abbiamo visto – ma anche difetti: la nostra cialtronaggine, la nostra (apparente) superficialita’. (Altro) sintomo, pero’, della (stessa) libertà. In seguito questa nostra libertà si e’ ridotta: quando i nostri comuni sono stati sottoposti al dominio delle sovranità straniere. Ma eravamo “arrivati” ai comuni stessi – pure modello di pratica amministrativa – perche’ prima ci eravamo…dissolti, e ci eravamo dissolti a causa delle invasioni dei barbari, ai quali avevamo aperto pero’ la porta…noi. Nel momento in cui, all’apice della nostra parabola di allora, avevamo preso a privilegiare i nostri interessi (particolari). Dando luogo all’imper(i)o, si’, ma della corruzione. E, da corrotti, facile preda. Quegli interessi si sono rafforzati, non potendo dedicarci a ricercare una nuova ragione di unità, quando le potenze straniere ci hanno tolto la nostra possibilità di autodeterminarci, rafforzandoci (o, meglio, indebolendoci) della/ nella nostra faziosità; e soffocando il nostro anelito ad essere popolo. Il (primo) Risorgimento ha messo una pezza solo sul piano formale; affidandoci (“”"”"solo”"”"”) una (pur imprescindibile) sopra-struttura. La deresponsabilizzazione (o la mancata responsabilizzazione) dovuta a quel (pur valoroso, e allora ineluttabile) modo di agire – con l’emblema della “conquista” forzosa del nostro sud – si e’ ripetuta all’ennesima potenza negli anni venti e trenta, e non ha trovato un antidoto efficace nell’opera del primo, e finora unico, continuatore del Risorgimento: Alcide De Gasperi. Che ci ha indicato, coinvolgendoci, un obiettivo comune; con i risultati – di quel coinvolgimento e di quella responsabilizzazione – che non solo conosciamo, ma dei quali beneficiamo, vivendone di rendita, tutt’oggi; ma non riuscendo ad andare oltre, purtuttavia, la (piu’ che mai) necessaria, allora, dimensione economica e materiale, in buona sostanza (“”"solo”"”) amplificando (e si tratta, appunto, comunque, di una amplificazione) a livello nazionale e collettivo i nostri interessi particolari. Quindi (in tutti i sensi) fine di tutto cio’: e riesplosione di quei particolarismi, nelle individuali, (“sporadiche”) espressioni del nostro carattere. Oggi l’Italia é un gigante che non sa di esserlo; esattamente alla stregua di una donna o di un uomo che non “lavorino” (nel campo in cui sono i migliori) da tanto tempo, e quindi non (ri)conoscano piu’ le proprie capacità. L’antidoto é il ritorno della Politica. I migranti possono aiutarci nello sforzo e indicarci la strada. Il nostro compito, oggi, non è piu’ quello di (ri)”conquistare” (territori) - “misura” della grandezza di una nazione fino all’ultima guerra – (ri)aprendo, appunto, le ostilità; ma, esattamente all’opposto, fornire nuova linfa, idee, e la nostra leadership, al processo di possibile unificazione (prima europea e, quindi, attraverso l’Europa, mondiale). E’ quello che avrebbero voluto, ne siamo certi, i padri della Patria. Ed e’ quello che, con tutti noi stessi, darem(m)o la vita per conseguire.

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L’analisi. Ma meglio del plebiscito è la democrazia di Aldo Torchiaro

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della nuova politica, quella fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità e disposta ad agire nel solo interesse di tutto il Paese; e che è in grado, perciò, di andare oltre le appartenenze del secolo scorso, la destra e la sinistra. Sia pure in un sistema bipolare nel quale sia la parte più onesta e responsabile dello schieramento politico italiano – il Partito Democratico; e dunque comunque una parte, che presuppone le altre – ad assumersi (appunto) la responsabilità di diventare il “partito dell’Italia”, per salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. Nuova politica che non si può fare senza questa leadership “sicura”, che impedisca alla mancanza di ideologie (di parte) di tradursi in un paralizzante consociativismo. Tutto questo si può ricondurre alla forma plebiscitaria (?). E, scrive il notista politico del giornale della politica italiana, è figlio di una lunga tradizione nostrana che anticipa e in qualche modo “nega” (continua a negare) la (piena) democrazia, quella di stampo anglosassone, fondata su due parti ben distinte tra loro (ma anche l’Inghilterra ha compiuto qualche passo verso la nuova politica, in quest’epoca post-ideologica/novecentesca in cui conta finalmente ciò che si vuol fare per il proprio Paese e non più ciò che il proprio Paese può fare per la propria “idea”) che si contrappongono anche duramente, ma, appunto, democraticamente. il Politico.it porta in Italia la tradizione dei grandi quotidiani americani, capaci di ospitare sulle proprie pagine anche opinioni critiche rispetto alla linea del giornale. Ed è il caso di questo splendido excursus storico di Torchiaro, che contribuisce, con la sua analisi delle tendenze plebiscitarie della politica italiana, (proprio) a criticare e, quindi, a rafforzare la nostra narrazione. di ALDO TORCHIARO Read more

Ma Bossi: “Stiamo con nazionalisti serbi” La mano leggera di Genova figlia di ciò? Comunque si svela vero volto della Lega Già Borghezio beccato tra i fasci francesi Se le camicie verdi rievocano il fascismo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La premessa è che, differentemente dal solito, si tratta di un’interpretazione politologica più che politica, e che la generalizzazione non vale tanto più in un’epoca nella quale gli anticorpi ma anche la cultura e i valori rendono, nonostante tutto, irripetibile il fenomeno fascista tout court. Tuttavia – al di là delle evidenti manifestazioni borgheziane, che sarebbe un errore ridurre, come il resto, a puro folklore visto un personaggio certamente folkloristico ma estremamente rappresentativo dell’animus leghista – non c’è nulla di più fascista del leghismo nella contemporaneità politica italiana. Berlusconi stesso rimanda più a fenomeni puramente populistici di matrice sudamericana, quando il fascismo, scrive ad esempio De Felice, si esprimeva non in mero populismo ma in un rapporto diretto tra il leader e il popolo, sì, ma un popolo mobilitato e partecipe. Ed è proprio in questa porzione di territorio (è proprio il caso di dirlo?) che pianta la più grossa delle proprie radici fasciste la Lega: il grande storico del fascismo si riconosceva nel filone interpretativo per il quale una delle matrici dell’attecchimento del fenomeno era stata la volontà di rivalsa della piccola bor- ghesia, che vuoi per l’uscita dalla guerra vuoi per una società che si faceva molto più mobile (verticalmente) vedeva minacciate non solo le proprie posizioni ma, soprattutto, quelle che ambiva a conquistare. Si può – probabilmente – ritrovare (in parte) una dinamica simile nella chiusura localistica delle fasce sociali che si riconoscono nella Lega. Oltre a costituire espressione di razzismo “tradizionale”, essa muove da interessi in parte sovrapponibili a quelli della piccola borghesia di allora, con il “nemico”, stavolta, identificato nello “straniero” (e nel proletariato meridionale). Non è un caso che dal Senatùr arrivino espressioni di simpatia nei confronti dei movimenti che hanno prodotto la teppaglia che ha impedito si giocasse la partita della Nazionale di mercoledì. Un’associazione sulla quale insiste l’analisi, che state per leggere, del conduttore de L’Infedele.        Read more

***La riflessione***
LA TOLLERANZA
di MARCO ROSADI

giugno 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il vero opposto del fascismo. Quando viene meno, è segno che la democrazia, o il liberalismo stanno svoltando verso forme di autoritarismo. Nel nostro Paese sta accadendo qualcosa del genere? La grande firma del giornale della politica italiana ci accompagna ancora una volta in una lettura del presente attraverso la filosofia e la storia della (cultura) politica. La traccia questa volta è una tesi su Pietro Pancrazi, che parla di tolleranza ma non solo. La grande riflessione solo sul giornale della politica italiana. Read more

Silvio&Mussolini, la profezia di Veronica “Non mi preoccupa lui, ma chi verrà poi” Mentre Libero (?) diffonde i dvd sul Duce Se Sansonetti dice “sì” al corteo fascista Al punto in cui siamo fermezza e cultura

maggio 28, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Spira un vento “nuovo” nel nostro Paese. Rientrato da finestre che credevamo (?) chiuse. Ed è un vento gelido. Che rischia di farci piombare in un inverno cupo. I fatti, intanto. Ieri il presidente del Consiglio cita orgogliosamente Mussolini. Una boutade, come sempre. Forse. Negli stessi giorni, però, Belpietro produce e vende insieme al suo giornale la storia del Duce in dvd. Sono modi attraverso cui, «per smottamenti progressivi», come dice Walter Veltroni, una “cultura” chiusa nelle gabbie della Storia può riuscirne, e riemergere e diffondersi nel Paese. Anche perché la guardia sembra essere stata abbassata (almeno da parte di alcuni): il direttore de Gli altri, ad esempio, firma un appello perché sia consentita una manifestazione di estrema destra, fascista, per le strade di Roma. In nome della libertà (di espressione). Sì. Che però ha senso solo nella misura in cui non consente espressioni che contraddicono – definitivamente – essa stessa, ovvero l’espressione di idee che, se realizzate, porte- rebbero alla cancellazione della stessa libertà. Dun- que la presa di posizione di Sansonetti e degli altri non profuma di libertà, ma solo di autolesionismo. In questo clima riecheggiano le parole della seconda moglie del premier: attenti; non è mio marito – diceva allora – che può portare a compimento una deriva che pure ha contribuito in modo decisivo ad inaugurare, ma chi eventualmente verrà dopo di lui, raccogliendo i frutti del letargo nel quale le coscienze saranno state fatte calare. In questo quadro la Storia insegna: non assecondare, ovviamente, quello smottamento progressivo. E soprattutto rilanciare. Read more

La lettera. Caro presidente Fini, ricordiamo Matteotti di W. Veltroni

maggio 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’ex segretario del Partito Democratico torna nell’agone e si prepara ad una possibile corsa alla leadership del centrosinistra nel 2013. Ma lo fa continuando la sua battaglia di lungo periodo. Che oggi si declina, anche, in uno “sforzo” per difendere la libertà e la democrazia. Veltroni scrive al presidente della Camera per proporgli di dedicare al parlamentare socialista una targa, una targa da apporre sullo scranno dal quale Matteotti pronunciò il discorso in difesa della libertà dopo il quale fu rapito e barbaramente ucciso dai fascisti. Scrive a Fini personalmente e dalle colonne del giornale della politica italiana, che l’ex leader di An e i suoi più stretti collaboratori leggono ogni giorno. Una mossa, quella di Walter, che va oltre il gesto di grande sensibilità di ricordare uno dei nostri padri (della nostra Libertà). L’ex sindaco di Roma si preoccupa di contribuire a porre nel luogo principe della democrazia, il nostro Parlamento, un “vincolo”, a ricordare e (così) a non compiere mai una pericolosa inversione a U. Lo fa, anche, dopo le polemiche (che purtroppo non hanno avuto grande eco) per uno spot televisivo che raccontava Matteotti senza in nessun modo fare riferimento al modo in cui morì: appunto assassinato dal regime (nascente) di Mussolini. La memoria, un filo e uno strumento-”obiettivo” che caratterizzò tutto il periodo in cui Veltroni fu alla guida della Capitale, strettamente connessa ad un’altra parola-chiave, “conciliazione”, che non può però mai venire a discapito della prima. Il leader naturale del Partito Democratico per la prima volta sul giornale della politica italiana. Che si fa, come sempre, su queste pagine. Buona lettura e buona politica su il Politico.it. 

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Il dibattito è aperto. La mia contro Gianfranco Fini di Mario Adinolfi

dicembre 3, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il fuorionda nel quale il presidente della Camera ripete in privato le critiche che aveva già rivolto in pubblico a Silvio Berlusconi, e che in qualche modo “certifica” la sua sincerità, avvicina ancora di più Gianfranco Fini al popolo (traversale, ma posizionato in maggioranza nel centrosinistra) dei democratici di questo Paese. Nelle retrovie della politica italiana, e in particolare nella base, tuttavia, il dibattito è aperto: è questo il vero Fini? Ciò che dice è davvero ciò che pensa? Oppure si tratta di una clamorosa recita, attraverso la quale il presidente della Camera imbonisce il Paese per ascendere, nel dopo-Berlusconi, alla guida dell’Italia? E’ di quest’ultima opinione il vicedirettore di Red e grande blogger, che apre proprio sul giornale della politica italiana il grande dibattito su Fini. Siete ovviamente tutti invitati ad intervenire. Buona lettura. E buona discussione. Read more

Il “razzismo” della Lega cos’ha in comune con quelli del passato? Le nostre risposte

settembre 16, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è, d’accordo, un grande quotidiano di informazione specializzata, la tribuna che ospita ogni giorno il dibattito ai più alti livelli della nostra politica, ma, anche, un centro di analisi ed elaborazione politica e culturale. Cerchiamo di leggere il presente attraverso la lezione della storia: dove ci porta cosa in base a dove ci ha già portato (che cosa). Le politiche della Lega costituiscono – grazie alla presenza del Carroccio al Governo – il punto di estremo avanzamento di un’ondata di xenofobia e razzismo e di richiesta di chiusura delle frontiere che attraversa tutta Europa. Ma questo quanto ha a che fare, ad esempio, con i nazionalismi del ’900? Quanto hanno a che fare le leggi della Lega con le leggi razziali emenate dal fascismo in Italia? Ce lo siamo chiesti ed ecco, in questo bellissimo articolo, la risposta. La firma è del nostro vicedirettore, Luca Lena.            Read more

Neofascisti, in un video Borghezio dice: “Siamo sempre gli stessi”

marzo 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ un documentario di Canal Plus che fa luce sui movimenti di destra radicale in Europa. Al centro, le nuove modalità di conquista del potere: “La forza non paga, meglio infiltrarsi nelle istituzioni e nei partiti”, dice Andrè, “talpa” nel partito popolare francese fondato da Chirac. Gli fa indirettamente eco Mario Borghezio, che parlando ad un incontro dei giovani neofasci a Nizza si lascia scappare la frase al centro delle polemiche di questi giorni: “Dobbiamo mascherarci da movimenti territoriali, intanto noi non siamo cambiati”. Una brutta storia. Ce ne parla la nostra corrispondente da Bruxelles, Luna De Bartolo. Read more

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