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Rifacciamo di Mediterraneo (e del Sud!) centro mondo di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia vada con i suoi ministri (?) in Libia. Se la Sicilia è la porta dell’Europa sull’Africa. Pianifichiamo (ora!) uno sviluppo comune. Tra di “noi” ma guardando a Cina ed India. Questa è vera politica sull”immigrazione’. E può rifare Mediterraneo centro mondo Read more

(Anche) Egitto “sceglie” democrazia. E’ chance rilancio economia europea di Rosadi e Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se (anche) Egitto “sceglie” la democrazia. Euro- pa meridionale guardi al Nordafrica. Immaginando possibile sviluppo comune. Può chiudere “falla” Grecia/ nostro Sud. Dando chance rilancio economia europea.

di DESIREE ROSADI e MATTEO PATRONE

L’Europa (e – l’Italia), alla ricerca di un modo per rigenerare la crescita, cessi di guardare (solo) al proprio interno, e prenda atto che i nostri fratelli della sponda sud del Mediterraneo hanno già fatto un passo verso di noi, dando luogo alla così detta Primavera araba proprio per potere accedere alla (nostra) democrazia, e che la loro voglia (di popoli giovanissimi) di fare propria anche la nostra (apparente, o in via di disfacimento) prosperità, offre un assist clamoroso (della Storia) per provare a ridare un ruolo a nostre regioni meridionali (del Vecchio Continente: dalla Grecia alla Spagna al nostro Sud) che rappresentano oggi il buco nero nel quale rischia di essere risucchiata l’Europa in crisi (a causa “loro”: è infatti per l’arretratezza e l’immobilità della – nostra – economia nel Mezzogiorno, che l’Italia fa tanta fatica a reggere il peso del proprio – comunque immane – debito. Se è vero, come abbiamo scritto più volte, che la nostra è una economia doppia – o dimezzata – che gira al Nord e non esiste, di fatto, al Sud), e che finché verranno concepite come la (semplice) periferia dell’Unione, fuori da ogni rotta (commerciale), non potranno che continuare a restare a guardare (da lontano) l’illusorio (per loro) sviluppo (?) mitteleuropeo, consolidando sempre più la propria marginalità e il conseguente declino (dell’intera “federazione”). Se l’Europa – invece di pretendere di esercitare un “controllo” su nazioni che hanno appena dimostrato – con il “sangue dei nostri martiri” – di volere davvero la pace e la democrazia – porge la mano alla Libia, ora (anche) all’Egitto, alla Tunisia, si darà la migliore garanzia di vedere portato a termine il processo, appena avviato, di piena democratizzazione (garantendo così la – propria – sicurezza e stabilità), e si assicurerà al contrario un’opportunità che non resterà però lì a lungo ad aspettare che gli attuali “amministratori” del Vecchio continente superino le proprie indecisioni (con il rischio che ne approfittino i molto più dinamici e lungimiranti giganti orientali): la possibilità (insperata) di vedere risorgere (nostre) terre che hanno conosciuto secoli fa un periodo di straordinaria ricchezza e vitalità (a cominciare dalle coste orientali e meridionali della Sicilia), e che grazie alla Primavera araba possono ora sperare di tornare ad avere una funzione, e una centralità, in un mondo che rischia di essere sempre meno a trazione “atlantica”, ma (invece di vedere sfilare ancora di più i – propri – traffici lontano dall’Europa) può confidare, puntando a rifare del Mediterraneo il proprio “centro”, di favorire l’incontro, e l’integrazione, tra Oriente ed occidente, aiutare la piena liberazione dell’Africa, e offrire una soluzione “definitiva” ai problemi (e alla crisi) delle economie europee. Désirée Rosadi, firma del giornale della politica italiana per lo (stesso) Mediterraneo e per il Medioriente e tra le maggiori conoscitrici di mondo arabo, ripercorre per gli addetti ai lavori la storia del movimento (nato dal basso) che esprime oggi il nuovo presidente dell’Egitto e traccia un ritratto obiettivo e scevro da influenze ideologiche di Morsi e delle “potenzialità” della sua leadership alla guida di uno dei paesi più importanti (e ricchi di Storia) dell’area mediterranea. di Désirée ROSADI

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Moderati vincono le prime elezioni libere Ora Italia vada con i suoi ministri in Libia Se Sicilia è la porta dell’Europa sull’Africa Pianifichiamo insieme sviluppo comune Tra di “noi” ma guardando a Cina ed India E’ questa vera politica sull”immigrazione’ E può rifare Mediterraneo centro mondo

luglio 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

di MATTEO PATRONE

La possibilità di aderire ad un progetto di sviluppo comune con la nazione che per ragioni storiche e geografiche è più vicina alla Libia, può rappresentare lo stimolo ideale perché il rischio (sempre presente, a pochi mesi dalla destituzione di Gheddafi) di derive sia scongiurato. E dunque creare le condizioni perché quel progetto di impegno comune possa costituire soltanto ciò per cui verrebbe concepito: una grande occasione di sviluppo. Per la Libia, ma (anche) per il nostro sud.

Una volta le coste orientali e meridionali della Sicilia ospitavano alcune tra le più grandi, ricche (economicamente e culturalmente) ed evolute città del mondo; e ciò era dovuto ad una “concentrazione” delle risorse e degli scambi nel Mare nostrum. Se oggi il sud – che non è arretrato come certa propaganda “nordista” vorrebbe farci intendere, ma piuttosto privo di un orizzonte al quale rivolgersi, di un “traino”, economico, culturale, da (per)seguire – è la parte meno sviluppata del Paese, è anche per la sua lontananza dal cuore dell’Europa. Ovvero da uno dei due cuori pulsanti dell’Occidente. Cioè del centro culturale, economico, politico del mondo (fino ad oggi). Pretendere di applicare al sud la stessa ricetta che si adotta al nord significa fare violenza, appunto, alla Storia e alla geografia (e al buonsenso).

Ma se la Libia è l’avamposto, per noi, dell’Africa – ovvero di quel gigante narcotizzato che un giorno si sveglierà – e il Mediterraneo è storicamente un luogo di convergenza e di traffico tra (medio)oriente ed occidente, solo una politica (con la minuscola) incapace di alzare gli occhi e di sognare ciò che può avvenire là dove oggi c’è “solo” il “deserto”, può non vedere nella rivoluzione libica – e nelle prime elezioni democratiche che ne sono seguite oggi, i cui esiti annunciano una vittoria moderata sui partiti religiosi – un’occasione straordinaria per l’Italia – a cominciare dal suo sud – ma anche per la stessa Africa e più in generale per gli equilibri mondiali.

Se, per esempio, l’Italia comincia ad essere (praticandolo) la punta più meridionale dell’Europa e smette di occuparsi (? Oggi, da un po’, non lo stiamo – più – facendo – bene) solo dell’approvvigionamento di petrolio per sé, coordinando e diventando “piattaforma” – con, appunto, la Sicilia e il resto del sud – perché il greggio libico possa raggiungere gli altri “porti” (in qualche caso, in tutti i sensi) del Vecchio continente, e stimola la Libia – ma, ovviamente, in un rapporto da pari a pari! – a offrirsi come punto di riferimento e da tramite con l’Europa per l’Africa più “profonda”, ciò (molto più delle soluzioni di ‘”ingegneria finanziaria” che non risolvono i nostri problemi economici prospettate ancora ieri sera dai tecnici) può determinare il triplice effetto di accelerare l’integrazione delle economie europee, rappresentare un possibile volano per la “liberazione” dell’(“intera”) Africa e offrire all’Europa la possibilità di avvantaggiarsi nel partenariato con loro, compiendo appunto anche una straordinaria “missione” per la (ri)costruzione del futuro dell’umanità (oltre a fare il bene della Libia).

Anche incidendo, in questo modo, sulle migrazioni: non più, il nostro Paese, “vittima” (ancorché potenziale (?) “sfruttatrice”) di tutto ciò, bensì fautore di quei flussi che cesserebbero di essere legati all’insostenibilità della vita in alcuni luoghi (e la Libia rappresenta lo spunto primario, ma tutto questo può riguardare e coinvolgere l’intera costa settentrionale del Continente nero), e quindi a drammi e sofferenze, cominciando piuttosto ad essere parte dell’”indotto” di questo grande progetto di sviluppo comune.

E se a tutto questo si aggiunge l’idea di Romano Prodi di provare a fare del sud la piattaforma di scambio tra oriente ed occidente, portando da Napoli in giù le aziende ed i traffici con Cindia – badando bene, naturalmente, a fare del nostro Mezzogiorno il perno imprescindibile di tutto ciò; ma senza disdegnare di allargare il discorso anche a Grecia e Spagna, le altre regioni del nostro meridione d’Europa in difficoltà – si capisce come il Mediterraneo possa avere qualche chance di tornare, appunto, al centro del mondo.

Con tutto quanto di benefico ciò comporterebbe per l’Europa tutta – che ne sarebbe, in partenariato con l’Africa, “padrone di casa” – e, attraverso l’economia e, appunto, il mercato, per la comunicazione, lo scambio, e finalmente l’incontro – e magari l’avvio, a queste condizioni di ritrovato benessere “comune” e quindi di “parità” e di equilibrio tra i luoghi del pianeta, di quel processo mondialista che possa portare il mondo a diventare, un giorno, un’unica “nazione” – tra oriente ed occidente.

Israele è solo qualche migliaio di chilometri più a est: immaginate l’effetto dirompente persino sul conflitto intestino tra israeliani e palestinesi, di un mondo arabo e di un’Europa – e persino di un’Africa – che si mettessero attorno ad un tavolo – guidati dall’Italia – per accendere un nuovo focolaio di sviluppo – a 360° – laddove oggi c’è il deserto.

MATTEO PATRONE

Tagli da soli non bastano. Crescita non si fa con gli annunci F. Laratta

luglio 4, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio assomi- glia sempre più ad un liquidatore: come conferma, plasticamente, anche la nomina di un liquidatore di professione – Bondi – alla guida della revisione della spesa. Ma i liquidatori agiscono senza altra ratio che non sia quella di tagliare: tagliare la spesa, ma, a questo fine, anche il personale e i rami produttivi dell’azienda. Che poi dovrà (magari) essere rimessa sul mercato affinché qualcuno si preoccupi “anche” di fare sì che ricominci a produrre: altrimenti i capitoli di spesa ancora attivi, e i successivi investimenti non inquadrati in una pianificazione, faranno ripiombare l’azienda in rosso, e gli stessi tagli – costosi sul piano umano e produttivo; i così detti “sacrifici” – si riveleranno inutili. Un accanimento. Ecco: Monti, ancora una volta, dimentica che il bilancio è fatto di contenimento di spesa, sì, ma anche di una strategia di crescita – specie se si ha un debito enorme da ripagare – e lascia che il nostro paese prosegua sulla strada di una decrescita che il taglio alla spesa – come lo scudo anti-spread, ammesso che venga mai effettivamente varato – potrà limare di qualche decimale, ma non invertirà, condannando il nostro paese ad una persistenza sull’orlo del default che l’alleggerimento “liquidatorio” – e non in funzione di una ristrutturazione nel senso di un recupero di efficienza – della macchina dello Stato rischia, semmai, di aggravare. Perché, come scrive il deputato del Pd, anche i tagli alla spesa – fatti (comunque) male in un primo momento da Monti, costretto a nominare un altro tecnico perché facesse quello che alla prima ondata di tecnici non era riuscito – vengono messi in campo senza nessuna rispondenza ad un disegno complessivo e di rimodellamento del sistema delle nostre istituzioni e dei nostri servizi (sanitario, scolastico), e quindi “rischiano” (?) di andare a colpire “alla cieca” e in modo tale da penalizzare, alla fine, il funzionamento e (quindi) la stessa resa di bilancio del nostro comparto pubblico. E’ davvero la delocalizzazione (interna), l’accentramento (nelle città) dei nostri ospedali e dei nostri plessi scolastici – e quindi il loro allontanamento dai cittadini, sia in senso geografico sia in termini di capacità di ascolto e di interazione – il modello che vogliamo adottare nell’organizzare lo Stato e quindi l’Italia di domani? Il problema è che a questa domanda il governo Monti ha scelto di non dare una risposta, continuando a tagliare indiscriminatamente o reiterando il modello liberista che già lo aveva guidato nella non riforma (?) del lavoro – dopo la quale lo stesso ministro Fornero auspica (ex novo) un “mercato” capace di ridare occupazione ai giovani: senza rendersi conto che era evidentemente nella sua riforma, la leva attraverso la quale, avendo le idee chiare, avrebbe potuto/ dovuto perseguire quell’obiettivo ora solo sterilmente rilanciato in una dichiarazione – da (inevitabilmente) governo tecnico (quale è) e non Politico. Lo spread che permane sopra quota 400 (due anni fa, lo ricordiamo, era a 200) dimostra che tutto questo non basta al paese ma nemmeno ai mercati: e che la fase-1 e la fase-2 non possono esistere, per la semplice ragione che la fase-1 (cioè quella dei tagli) senza una contestuale fase-2 (quella della crescita) è privata della bussola della prospettiva nella quale ci si muove e finisce per rischiare di essere condotta in modo sbagliato quando non deleterio e compromissorio della possibilità di scelte strategiche future; e comunque non basta, non basterà mai a tirare l’Italia fuori dal pantano. L’accanimento (quasi ossessivo) di Monti nel ridurre la spesa, senza “completare l’opera” con misure per la crescita (che continua furbescamente ad invocare da parte dell’Europa: ma l’Europa siamo, appunto, noi! E l’Europa non crescerà, nemmeno con le più straordinarie misure assunte a livello comunitario, se il nostro paese non penserà intanto ad alleggerire la sua parte di responsabilità nella frenata del Pil continentale) maschera, come lo spettacolo pirotecnico del suo marcamento a uomo della Merkel a Bruxelles, la mancanza di visione e il conseguente vuoto di iniziativa. L’immagine (riflessa nello Specchio: ricordate?) è sufficiente ad illuderci (ancora una volta, come, per alcuni di noi, con il primo Berlusconi) che “grazie a nostre speciali risorse, possiamo cavarcela anche tirando a campare”: e invece no, presidente Monti. Come dice lei stesso, è giunto il momento di fare sul serio; il momento della sostanza. Il momento del (ritorno al)la Politica (vera). di FRANCO LARATTA*
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Se (anche) Egitto “sceglie” la democrazia
Europa meridionale guardi al Nordafrica
Immaginando possibile sviluppo comune
Può chiudere “falla” Grecia/ nostro Sud
Dando chance rilancio economia europea

giugno 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Europa (e – l’Italia), alla ricerca di un modo per rigenerare la crescita, cessi di guardare (solo) al proprio interno, e prenda atto che i nostri fratelli della sponda sud del Mediterraneo hanno già fatto un passo verso di noi, dando luogo alla così detta Primavera araba proprio per potere accedere alla (nostra) democrazia, e che la loro voglia (di popoli giovanissimi) di fare propria anche la nostra (apparente, o in via di disfacimento) prosperità, offre un assist clamoroso (della Storia) per provare a ridare un ruolo a nostre regioni meridionali (del Vecchio Continente: dalla Grecia alla Spagna al nostro Sud) che rappresentano oggi il buco nero nel quale rischia di essere risucchiata l’Europa in crisi (a causa “loro”: è infatti per l’arretratezza e l’immobilità della – nostra – economia nel Mezzogiorno, che l’Italia fa tanta fatica a reggere il peso del proprio – comunque immane – debito. Se è vero, come abbiamo scritto più volte, che la nostra è una economia doppia – o dimezzata – che gira al Nord e non esiste, di fatto, al Sud), e che finché verranno concepite come la (semplice) periferia dell’Unione, fuori da ogni rotta (commerciale), non potranno che continuare a restare a guardare (da lontano) l’illusorio (per loro) sviluppo mitteleuropeo, consolidando sempre più la propria marginalità e il conseguente declino. Se l’Europa – invece di pretendere di esercitare un “controllo” su nazioni che hanno appena dimostrato – con il “sangue dei nostri martiri” – di volere davvero la pace e la democrazia – porge la mano alla Libia, ora (anche) all’Egitto, alla Tunisia, si darà la migliore garanzia di vedere portato a termine il processo, appena avviato, di piena democratizzazione (garantendo così la – propria – sicurezza e stabilità), e si assicurerà al contrario un’opportunità che non resterà però lì a lungo ad aspettare che gli attuali “amministratori” del Vecchio continente superino le proprie indecisioni (con il rischio che ne approfittino i molto più dinamici e lungimiranti giganti orientali): la possibilità (insperata) di vedere risorgere (nostre) terre che hanno conosciuto secoli fa un periodo di straordinaria ricchezza e vitalità (a cominciare dalle coste orientali e meridionali della Sicilia), e che grazie alla Primavera araba possono ora sperare di tornare ad avere una funzione, e una centralità, in un mondo che rischia di essere sempre meno a trazione “atlantica”, ma (invece di vedere sfilare ancora di più i – propri – traffici lontano dall’Europa) può confidare, puntando a rifare del Mediterraneo il proprio “centro”, di favorire l’incontro, e l’integrazione, tra Oriente ed occidente, aiutare la piena liberazione dell’Africa, e offrire una soluzione “definitiva” ai problemi (e alla crisi) delle economie europee. Read more

Italia ce la fa da sola se cresce -lei E non (si) aspetta soluzioni da altri

giugno 22, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Durante l’ultimo picco (alto) della curva delle sue difficoltà, fu il presidente del Consiglio a scaricare sulla Germania, e sulla Merkel, la (propria) incapacità a concepire provvedimenti per far ripartire la crescita. Fu (proprio) lui ad attirare sui tedeschi quello che abbiamo definito “razzismo anti-tedesco”, e che porta il segretario del Pdl a minacciare ritorsioni (?) del Parlamento italiano nei confronti della Germania (!), e una delle candidate alle primarie del centrodestra ad auspicare l’uscita dei tedeschi dall’euro (…) – boutade ora ripresa anche dal “leader dei moderati” – versione anarchica delle tentazioni populistiche di ritorno (alla lira) di Berlusconi. Fu dunque lui ad avviare il processo di disgregazione che mette oggi a rischio l’unità e rende più difficile un processo di integrazione europeo che è lo stesso Monti, ora, ad indicare come chiave per risolvere i problemi dell’eurozona (continuando peraltro a dare l’impressione di avere ripreso – ? – a fare il commissario al mercato interno, più che il capo del governo italiano). Nel rispondere alle domande rivoltegli da Fabio Martini della Stampa e da altri cinque quotidiani europei, il presidente del Consiglio glissa sulla questione dell’impatto sociale delle politiche di rigore, preferendo dedicarsi a ragionare di banche. Ed è vero che banche, debiti sovrani e economia reale (e quindi rispettivi cittadini) sono legati a doppio filo: perché se le banche chiudono i rubinetti del credito le imprese si fermano (quando non falliscono), e se questo accade le stesse banche hanno poi più difficoltà a ”sostenere” i debiti dei paesi. Che a loro volta scontano, evidentemente, la frenata delle proprie economie. Ma un governo lungimirante lascia che siano i banchieri centrali – e i burocrati di Bruxelles – ad occuparsi delle questioni legate all’organizzazione del sistema bancario (evitando di farsi richiamare da Draghi a riaversi della propria funzione “politica”); o comunque mette questo punto al secondo posto della sua agenda: dando priorità, invece, alla definizione e all’adozione delle misure per far ripartire l’economia. Che alimenterà, poi, sia il sistema bancario sia il finanziamento del debito. E’ in questo modo che un paese membro può contribuire, in modo decisivo, a salvare l’Europa. Ed è solo così che Monti potrà inverare il proprio mantra secondo cui l’Italia “ce la farà da sola, senza bisogno di aiuti”: possibilmente, non solo in termini finanziari, ma anche di idee e di azione Politica. Non lamentando la mancanza di elasticità di altri capi di governo, e aspettando dai vertici internazionali la risposta – ai problemi del SUO paese – che il presidente del Consiglio non è in grado di dare da solo (e che non è vero non sia possibile dare a livello di singole nazioni). Non è così che si sostanzia l’incredibile propaganda alimentata dai giornali di tutto il mondo intorno alla figura di Monti. A meno che Monti non punti a salvare – prima di tutto – se stesso.

Il governo ascolta (di nuovo) il Politico.it Ora Italia ha (preso) posizione sulla Siria Ecco il pezzo che l’ha spinto a ‘muoversi’

marzo 13, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Siria migliaia civili vengono massacrati. (Assordante) silenzio di Europa (‘e’ Italia). Non cresceremo se non farà nostro Sud. E Sud può rifarlo guardando a nordAfrica. (Ri)fare Mediterraneo culla innovazione. Ma per poterlo va aiutato popolo siriano. di MATTEO PATRONE e DESIREE ROSADI Read more

Avevamo ancora una volta ragione Ue: ‘Innovazione sola via crescita’

febbraio 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Avevamo (ancora una volta) ragione noi. “L’Europa”: ‘Innovazione unica via crescita’. il Politico.it lo scrive da febbraio 2010 (!). “Lavoro, scuola e formazione, ricerca. Vanno ora riformati in modo armonico”. Tema non è art. 18 sì/no o prima/dopo. Ma se vogliamo modernizzare l’Italia. Magari insieme nostri fratelli nordafricani. O tenerci versione vintage di Novecento.

L’Europa, dopo il governo Monti, ‘ascolta‘ il giornale della politica italiana. E, sia pure con un certo ritardo, se si tiene in conto che gli altri continenti o hanno costruito la loro esplosione passata su questo (gli Stati Uniti. Che oggi, con Obama, tornano ad investire in questo stesso senso per uscire dalla crisi!), o quella che si sta compiendo ora corre su questi binari (Cindia), arriva a comprendere che – come peraltro sempre, nel corso della storia – la sfida per la leadership mondiale riguarda la costruzione del futuro. E in un’era dominata dal mercato e dalla produzione, l’innovazione è il passaporto per una crescita non di nicchia o destinata a lasciare il passo al ritmo inarrestabile del gigante orientale. Ma, il Politico.it sostiene – e presto anche questo concetto, come quello dell’autoreferenzialità della nostra classe dirigente; come questo, ora, dell’innovazione, entrerà nel senso comune della leadership nazionale e continentale – in un momento di crisi non solo del nostro sistema produttivo ma del modello produttivo dell’(intero) occidente – a cui, come scrive Fabrizio Ulivieri, l’oriente ha (lasciato) invadere i propri territori senza offrire nessuna peculiarità legata ad una propria nuova concezione del mondo – è necessario (per la – nostra – stessa sopravvivenza) che il concetto di innovazione venga declinato a 360 gradi, ovvero riguardi la produzione (di beni), ma coincida anche con il recupero di un respiro etico e filosofico che ci consenta di stabilire dove vogliamo andare, e quindi come; e di farlo in modo sostenibile per noi ma soprattutto per i cittadini del mondo di domani. L’Italia dunque è chiamata a svegliarsi, e, proprio in ragione della propria attuale arretratezza – e della straordinaria opportunità di potere/ dovere rifondare da zero il proprio sistema – può essere il laboratorio, e la guida, di un’Europa che punta sull’innovazione, diventando – come noi auspichiamo da tempo – la più grande Silicon valley del mondo. Ma, perché tutto questo sia sostenibile per la nostra economia – che, lo ricordiamo, è oggi composta da una “doppia”, o dimezzata, economia, che gira al nord e non esiste, praticamente, al sud – e perché lo sia anche per le nostre vite, è bene non dimenticare, nell’avviare questo processo, che il sud può e deve costituire la base da cui (ri)partire in questo senso, e magari coinvolgendo quella sponda meridionale del mediterraneo che ha scelto la democrazia proprio grazie a internet, e che con la giovane età dei suoi popoli può fornire linfa (anche, per le sue motivazioni) che oggi noi – in parte; ma “scateniamo” finalmente i giovani – del nostro sud – non abbiamo, al nostro – stesso – processo/ progetto di sviluppo (comune). E se non dimentichiamo, nell’abbracciare i nostri fratelli nordafricani, quello che hanno passato e continuano a passare – quello che hanno sofferto e continuano a soffrire – anche a causa nostra, chi ci dice che il nuovo modello di crescita (umanizzato) non possa essere concepito proprio nell’Italia che diventa la punta (di diamante) dell’innovazione (“del “vecchio”)? Tanto più, se si pensa anche che già oggi, il modello economico dei paesi arabi – contro ogni nostro pregiudizio – è più democratico del nostro capitalismo, prevedendo una condivisione (tra capitale e lavoro, per semplificare) dei costi e dei benefici. Come ci racconta, stasera stessa (e così, ancora una volta, il Politico.it riparte e rilancia), la nostra Désirée Rosadi. All’interno. Read more

Agenzie rating ci prendono torte in faccia E per ‘accontentarle’ (solo) colpiamo taxì (Una) prospettiva torni a essere (Politica) E a riguardare ‘essenza’ delle nostre vite Solo cosi’ rigenereremo nostra economia

gennaio 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

I nostri tassisti sono oggi in piazza, ancora una volta, per lanciare l’allarme (e il grido d’aiuto) che se il governo Monti liberalizza la loro categoria, molti di loro rischieranno un significativo (in termini assoluti) impoverimento. Per loro, dunque, le liberalizzazioni – o almeno quella che raddoppierebbe, suppergiu’, le licenze in circolazione nel loro settore – non sono giuste. Il governo sostiene invece la tesi opposta. Ed e’ anzi proprio un’idea di giustizia – quella che ritroviamo nelle parole del presidente del Consiglio ogni qual volta dichiara guerra alle ‘corporazioni’ – alla base del piu’ politico – e concepito in altra epoca e da altre teste, il che la dice lunga sulla tecnicità, fino al rischio della sterilita’, dell’attuale esecutivo – dei provvedimenti. Ma il concetto di giusto rimanda al concetto di etico. Ed etico significa, anche, ‘che attiene alla nostra vita’. Ed e’ solo ed esclusivamente nella chiave di una prospettiva (Politica) che torni a riguardare (nella loro – vera – essenza) le nostre esistenze – e non soltanto, tecnicamente, le ‘regole’ del nostro ‘mercato interno’; ‘titolo’ al quale il presidente del Consiglio è del resto molto familiare, essendo stato a quel comparto che venne chiamato a svolgere il proprio mandato di commissario europeo – che le liberalizzazioni possono essere percepite come giuste (o, comunque, responsabilmente accettate) anche da chi ne viene (inizialmente, e privatisticamente) colpito; ed essendo parte di un piu’ organico e complessivo, e quindi motivante e rigenerante – anche in chiave direttamente economica! – progetto di costruzione del futuro. Come appare ancora piu’ lampante analizzando la vicenda dell’attacco (concentrico) delle agenzie del debito, proprio mentre l’Unione compie il suo massimo – e degno di apprezzamento e fiducia. Proprio dal loro punto di vista! – sforzo per uscire dalla crisi. L’Europa ha il dovere, pena la sua fine, di denunciare la (“presumibile”) tendenziosità e mancanza di indipendenza di ‘arbitri’ ‘organici’ ai nostri stessi avversari (che da un nostro fallimento, o dalla ‘fine’ dell’euro, potrebbero ricavare vantaggi in termini di ulteriore speculazione, quando non di maggiore potere ‘politico’), e che sono ben lontani dall’essere obiettivi; ma la forza di farlo continuera’ a mancarle se la sua condizione psicologica e culturale restera’ quella (im)propria (non) di una nazione – e nemmeno di un insieme, piu’ o meno federato, di nazioni – ma di un (“semplice”, e sterile) mercato (comune) che coincide in tutto e per tutto con il sistema economico, al quale e’ perfettamente organico e dal quale dipende (o, “meglio”, discende) strettamente.  I cittadini europei – e con loro, grazie(!) a loro, gli altri nostri fratelli degli altri Paesi del mondo – possono tornare a dire la propria – ad essere protagonisti e fautori delle proprie scelte – solo se decidono che la propria ‘linea di galleggiamento’ non coincide piu’ – solo – con le triple A o B (che ricordano molto i giudizi sintetici introdotti ad un certo punto nelle nostre scuole, di fronte ai quali – quando ancora avevamo questo respiro e questa ‘tensione’ – ci domandammo se non avrebbero impoverito il motore del nostro futuro) affibbiate (o tolte. “Arbitrariamente”) da (nostri) competitors. Ma con un (proprio) giudizio non solo quantitativo ma anche qualitativo; i cui ‘capitoli’ principali tornino ad essere scuola, cultura (‘popolare’ e diffusa), motivazioni (e conseguente responsabilizzazione). Avendo la prevedibile e auspicabile speranza, in questo modo, di vedere tornare a fiorire – strutturalmente – la nostra stessa economia. La prima condizione perche’ tutto questo avvenga? Smettere di affidare una nazione (e non un mercato – interno) ad un (“semplice”) economista. Read more

Diario politico. Non e’ euro causa di crisi Ma nostra ‘furbizia’ di raddoppiare prezzi Mentre “politica” (?) pensava a se stessa Cedendo (nostro) scettro a economia (?) Regole non bastano a (ri)costruire futuro La Politica torni a indicare via da seguire Lavoro, contratto unico o ‘meno’: e’ inizio Ora Italia punti (decisa!) sull’innovazione E nel ripartire riduciamo squilibrio del ’02 di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un’indagine di un istituto francese rivela che la “nostra” moneta unica e’, a tutt’oggi, associata al “ricordo” (che come un “fantasma” – molto concreto – si agita pero’ nelle nostre tasche ancor ora con le sue ricadute concrete, e “progressive” – ?) dell’impennata dei prezzi al momento della sua entrata in vigore. E parliamo della Francia!, che non ha certo vissuto il (sostanziale) raddoppiamento avvenuto da noi. Quello fu il momento in cui avremmo dovuto capire che ci saremmo trovati, oggi o giu’ di qui, nello stato in cui versiamo: perche’ é il momento in cui la politica dichiaro’ la propria resa nei confronti dell’economia. In che modo si sarebbe poi inoltrata fino alla situazione attuale? Deresponsabilizzandosi, pacchianamente, a fissare (ipotetiche) regole, e lasciando che i poteri – cioe’ gli unici in essere: quelli economici – facciano cio’ che dovrebbe fare, invece, la politica: impostare la direzione di marcia guidando/ coordinando il cammino (comune). Ci siamo seduti (o, se volete, inginocchiati) a tal punto che oggi la stessa politica, quando si accorge che non si puo’, a questo punto, piu’ fare a meno di un suo “ritorno”, non riesce a concepire altro che continuare, comunque, ossessivamente, a modificare (solo) le regole. Che le cose stiano esattamente in questi termini, lo dimostra il modo in cui i “leader” (?) europei (non) pensano di (non) affrontare la situazione che in queste stesse ore vediamo inasprirsi nuovamente: come la peggiore delle nostre proiezioni politicistico-autoreferenziali – e senza, quel che e’ “peggio”, in molti casi, il nostro disinteress…amento e il nostro livello di “corruzione” (morale): a riprova che anche la possibile, migliore politica – nella sua stessa essenza – ha subito una strutturale involuzione – francesi, tedeschi, nordeuropei – ovvero coloro che ci hanno sostituito alla guida del Continente – dibattono oggi, al piu’ (?), di quante velocità attribuire ad una macchina – ecco il punto – rimasta senza una guida. Ha ragione, Jose’ Manuel Barroso: la crisi (appunto) non é economica, ma politica; perche’ l’economia non era chiamata (o, se volete, non é l’economia ad essere stata chiamata) – in origine – a reggere i destini del mondo, ma solo a consentire un “corretto” scambio di beni e di servizi. In funzione (anche) dell’arricchimento (individuale). Intervenire sul mercato del lavoro – nodo, effettivamente, come abbiamo detto e “convinto” il governo, di ogni possibile politica per la crescita - non puo’ dunque significare cambiare (solo) la forma di contratto (cioe’ una regola) con cui i nostri lavoratori vengono assunti; perche’ cio’ vorrebbe dire, ancora una volta, fissare (o, “peggio”, rimuovere) i (soli) limiti del possibile comportamento degli attori economici, lasciando poi a loro la definizione (con-fusa) della “prospettiva”. Il governo Monti deve quindi avere il coraggio di andare invece avanti sulla strada che il Politico.it gli aveva indicato e che l’esecutivo di tecnici-professori aveva adottato (salvo pero’ – inevitabilmente? – non trovare, almeno fino a questo momento, la leadership (Politica) per proseguire). L’Italia, lo abbiamo gia’ detto, si trova, paradossalmente, in condizioni migliori di altri, grandi paesi occidentali: perche’ loro stanno gia’ girando a tutta, hanno il motore prossimo a scoppiare; noi non consumiamo invece che una minima parte della benzina di cui disponiamo. La “benzina” sono le nostre risorse umane, che in questo (?) Tempo si esprimono, e valorizzano, responsabilizzandole nel senso della costruzione del futuro (del mondo): innovazione, quindi, sul piano della tecnica (e della tecnologia) ma anche del pensiero (a 360°) e, cioe’, della cultura. Per partire da qui, le (nostre) idee sono (appunto) gia’ in campo. Ma di fronte alla “riacutizzazione” delle difficolta’, ci chiediamo se il modo piu’ nitido per sugellare il ritorno sul trono della Politica, non sia - simbolicamente, ma anche con un possibile, sia pure da valutare (con attenzione), beneficio economico – sciogliere il nodo “originale” della subordinazione della politica all’economia: quello che i nostri fratelli francesi ci ricordavano all’inizio, ovvero il gioco di prestigio per cui all’ingresso del nostro Paese nella moneta unica (o meglio con l’entrata in circolazione della moneta tout court), alle (circa) duemila lire che rappresentavano il “cambio” con l’euro in origine, finirono per corrispondere non un euro come avrebbe dovuto avvenire, ma due. Perche’ una politica gia’ piegata (su se stessa) non ebbe la prontezza (ovvero la lungimiranza) di intervenire per, appunto, prima coordinarci e poi “compensare” il nostro dis-orientamento. Ecco: porre rimedio a quello squilibrio – come apertamente si disse avremmo dovuto fare allora - in un momento in cui l’inflazione puo’ (forse) ”con-tenere” il possibile “contraccolpo” (deflazionistico e poi) recessionistico (ed e’ per questo che sarebbe stato meglio agire a crisi meno acuta), e garantendo tanto piu’ che cio’ avvenga ridando – attraverso la Politica – una prospettiva (di crescita) alla nostra (stessa) economia, puo’ essere un buon modo per dire che la Politica e’ tornata, concretizzare le generiche dichiarazioni di fiducia espresse in queste ore (dalla “stessa” – ? – “politica” – ? – Mentre la nave riprende-va ad affondare), e restituirci finalmente quel futuro che, nelle mani dei merca(n)ti che sciaguratamente (ma per colpa nostra) hanno ripreso il controllo del Tempio (nell’immagine: El Greco ci propone la loro cacciata da parte di Gesu’), rischiamo, tra un altro po’, di non (ri)avere piu’. Il Diario ora, con le ultime “dalla” crisi. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***66 anni dopo la nostra liberazione***
DOBBIAMO DIRE GRAZIE AGLI AMERICANI (ANCHE PER LA GUERRA IN IRAQ – ?)
Ma ora tocca a noi
di GIUSEPPE ROTONDO

dicembre 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Senza l’intervento che ha deposto e portato alla fine di Saddam Hussein e “restaurato” la democrazia in uno dei Paesi-chiave dello scacchiere mediorientale, non ci sarebbe stata la Primavera araba, non sarebbero (presumibilmente) cadute altre dittature, l’Occidente sarebbe meno sicuro ma soprattutto non vivrebbero in libertà e democrazia (sia pure under construction) milioni di nostri fratelli arabi. Anche se la destra (dei falchi) programmava la guerra da tempo e per ragioni avulse da uno spirito di generosità ed altruismo, senza un Paese disposto a morire per la libertà propria ma anche dei cittadini di ogni parte del mondo la nostra vita sarebbe certamente, comunque, più incerta e peggiore. Oggi che le (nostre) conquiste del secolo scorso vengono messe in discussione, e che l’accesso alla democrazia di popoli da “sempre” oppressi da una dittatura non conviene a nessuno possa avvenire (acriticamente) all’insegna di (soli) valori (?) d’un (nostro) mondo che vacilla, il tema è semmai verso quale (nuovo) orizzonte continuare-riprendere il cammino (comune). E se la leadership americana deve fare i conti con i tanti (comunque) nemici che ne hanno progressivamente consunto la brillantezza e l’affidabilità, chi, se non l’Italia – culla dell’attuale civiltà – è chiamata, attraverso la forza della propria storia e della propria cultura, a tornare ad indicare la strada? di GIUSEPPE ROTONDO Read more

Chi non vede le potenzialità di Europa e Africa “unite”? Laratta

dicembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Pd ci racconta una Rosarno nella quale non è cambia- to nulla. Due anni dopo, i migran- ti, costretti a raccogliere le arance, sfruttati, in condizioni disumane, sono pronti ad una nuova rivolta. Il giornale della politica italiana, (anche) per questo, non ha cambiato idea riguardo alla necessità che la nostra politica – e l’Italia – abbia ben chiara la priorità di rimettere in piedi prima di tutto se stessa, facendo in modo che il nostro Paese cessi di rappresentare una “palla al piede” piu’ o meno “pesante”, al momento (ma potenzialmente-prossimamente di nuovo devastante, come lo è stata per tutta l’estate), sugli equilibri europei e non solo. Ciò significa, in primo luogo, rinunciare ad ogni tentazione buonista e assumere una linea di rigore che non può che tradursi, anche, nel far dipendere la capacità di accoglienza di nuovi, possibili cittadini che decidiamo di offrire, dalle esigenze che l’impegno per salvare e rifare grande l’Italia impone. Anche e proprio perché, appunto, nelle condizioni attuali l’abbassamento senza regole e senza limiti delle frontiere non determina effetti positivi per nessuno: per i nostri connazionali e per i possibili immigrati, che come vediamo vivono oggi (in gran parte) in condizioni non molto migliori di quelle dalle quali erano scappati cercando una prospettiva nel Vecchio continente e in particolare da noi. Ed ecco il punto. L’Italia avrà chance di rialzarsi in piedi e di rioccupare la posizione che le compete nel mondo, e ad un tempo di dare risposta (proprio per questo!) alle richieste d’aiuto che vengono dai barconi che attraversano, quando ci riescono, il Mediterraneo, se darà a se stessa, e ai migranti, una prospettiva. Che non può consistere nell’illusorio e consolatorio affidamento in una “buona sorte” che si occupi di sistemare le cose dopo che – tra l’altro – avremo fatto “entrare” tutti indiscriminatamente, accrescendo il (nostro) disagio sociale, alimentando circuiti di insicurezza, non risolvendo i nostri problemi (come non li risolve crogiolarsi nell’idea che gli immigrati “ci servano” – quantitativamente -: come abbiamo già visto, ciò non risolve, almeno, di sicuro, il problema della mancanza di lavoro dei nostri giovani – è un eufemismo – e continua a rappresentare una soluzione-tampone e di sopravvivenza che non promette di consentirci di uscire definitivamente dalla “palude”), e senza offrire – appunto – quella “prospettiva” alle persone che vengono da sud. Ma se l’Egitto, la Libia, la Tunisia – dove la Primavera araba è iniziata – sono i nostri vicini – come la Francia, la Svizzera, l’Austria – dall’altra parte del Mediterraneo (che non è l’oceano Pacifico! Dove pure, a differenza nostra, una collaborazione tra le due sponde la cercano, eccome), e se la (nostra) collaborazione tra le (nostre) due sponde ha già fatto di quest’area, nel corso della Storia, il centro (culturale, commerciale) del mondo, perché non cogliere la straordinaria opportunità delle contestuali nostra “crisi d’identità” (che ci impone di ripensare il nostro modello di sviluppo) e apertura-anelito alla democrazia dei nostri fratelli nordafricani (tra l’altro popoli giovanissimi! Che possono costituire una forza propulsiva senza eguali, oggi, nel mondo), per impostare un possibile progetto di costruzione di un futuro comune, avendo la forza (Politica) di provare a scriverla, la Storia – andando oltre i nostri (attuali) schemi – piuttosto che subire, ancora (e “sempre”?), un ineluttabile declino? di FRANCO LARATTA*
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***La crisi dell’Europa***
BASTA SOFISMI, LA POLITICA TORNI A PRODURRE SOLUZIONI
di FABRIZIO ULIVIERI

dicembre 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Insieme alte e concrete. C’è una linea di saggezza, tra il minimalismo (localista) di chi (si) propone di occuparsi dei ”problemi di tutti i giorni” e l’astrazione (ma fine a se stessa. O agli interessi di chi se ne avvantaggia) tecnocratico-finanziaria, che consiste nel sognare un domani, un domani incarnato in determinata società, basata su una determinata cultura (politica), e, a cascata, agire concretamente, concentrati, decisi, senza orpelli e deviazioni per realizzarla. La politica italiana e, ora, scopriamo, dell’intero Vecchio continente di oggi è, invece, una politica (come il giornale della politica italiana scrive da oltre due anni) sterile e fine a se stessa, nella misura in cui la Politica è il governo della società (mondiale), e non un semplice strumento di autoreferenzialità e per perseguire (propri) interessi di parte, personalistici o – addirittura – privati. In questo clima di passività e di attendismo, la “natura” (primordiale. E i – relativi – difetti) dei Paesi che dovrebbero piuttosto guidare l’Europa nell’assolvere alla propria funzione di punto di riferimento (di pace) per l’intera umanità, impazza accentuando ulteriormente il senso (e l’effetto) di smarrimento: la Germania sembra rispondere, ancora una volta, al proprio riflesso condizionato di trascinare i vicini verso il disastro; la Francia (molto) post (o pre)-napoleonica, esercita una tentazione “regale” che, nella mancanza di spessore e lungimiranza, si traduce però in un nevrotismo sarkoziano alla Louis de Funès, più che in una rievocazione (appunto mancata) del padre, in fondo, della modernità (democratica) europea. E noi continuiamo a non imparare la lezione del rigore, machiavellicamente alambiccando cambiando tutto per non cambiare alcunché. Come abbiamo già scritto, il rischio è che il vuoto di democrazia – perché la Politica è, democrazia; e/o quest’ultima non è. Appunto - venga sfruttato e “riempito” da chi ha una capacità, e una spregiudicatezza, maggiori nell’approfittare della insipienza di chi ha il compito di indicare la strada e non lo fa e della (conseguente) irrequietezza delle masse. A distanza di soli cinquant’anni dall’”ultima” volta, dimostrerebbe come la “(in)civiltà dei consumi” vanifichi le proprie risorse (umane). Il professore de il Politico.it, primo ad aver denunciato da queste colonne il carattere “eugenetico” dell’attuale economia finanziaria mondiale, analizza la perdita di orizzonte (della Politica). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Stati Uniti d’Europa per rifare del Mediterraneo il centro del mondo

dicembre 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

di Franco Laratta Il momento è ora. Adesso che la crisi scopre le nostre debolezze, ci denuda delle nostre certezze (materiali), ci impone un cambiamento non più per migliorare condizioni di vita che essendo attraversate dal benessere, fin’oggi ci avevano appagato - avviandoci sulla strada di questo nostro declino - ma – ora – come unica chance per mantenerle (almeno), quelle condizioni. E - magari - arricchirle di una dimensione “culturale”, tale da dare una consistenza alle nostre esistenze (comuni) a prescindere dall’andamento dei titoli sul mercato, dai capricci delle Borse, e, anzi, consentendoci di governare più serenamente – e sobriamente, evitando di continuare a scaricare su coloro che verranno dopo di noi il “prezzo” della nostra futile, e ora scopriamo illusoria, abbondante “disponibilità” – tutto questo. Che resta, comunque, non dimentichiamolo, una delle chiavi che hanno consentito di giungere a quella che è, forse (?), l’era di maggior benessere, non solo materiale, se vediamo le cose nella prospettiva del bisogno, preliminare, di pace tra i popoli, della Storia del mondo. Ed ecco come il nostro “vicinato” con quel continente che è “come se” dimenticassimo, perché pensiamo non ci riguardi in nessun modo – tanto meno quelle disperazioni che giungono, quando ci riescono, fino alle nostre coste, che facciamo di tutto per scacciare e “cancellare” dal nostro immaginario il prima possibile – può diventare – a patto che il cuore della Storia e della filosofia – e quindi della cultura – dell’intero occidente, ovvero l’Europa, si ponga – magari ispirata e “guidata”, nel nuovo impianto federale, da un’Italia che abbia ritrovato la forza della propria leadership (Politica), della propria saggezza e lungimiranza – come “lume” di questo processo e, attraverso di esso, per il cambiamento delle sorti – che non sono, oggi, prevedibilmente rosee – dell’intera umanità – il cuore che batte di una nuova Civilizzazione. Attraverso lo sviluppo, ma – “costretti” dalla necessità-opportunità di rifondare, insieme ai nostri fratelli africani, che partono da “zero”, un sistema che non funziona più – anche restituendo – mediante la sostituzione dei (dis)”valori” materiali con gli stimoli, la ricchezza, la fertilità di una rieducazione – culturale – alla Bellezza – la centralità della nostra vita a… noi stessi, e a quelli come noi che amiamo, che conosciamo, che incontriamo ogni giorno – e che dovremmo ricordare hanno la nostra stessa capacità di sentire, di provare piacere ma anche dolore, e, anzi, in molti casi hanno avuto la possibilità di conservarla meglio di noi. Il deputato del Pd, ora, con la sua proposta – quindi – di una federazione europea che compia, finalmente, quel processo di unificazione che, come per chi abbia già – appunto – ciò che lo appaga e perciò se la prenda comoda – salvo scoprire, ad un certo punto, che quella sua “stabilità” era illusoria, e che senza avere fatto ciò che doveva tutto questo non potrà continuare – si trascina – ci trasciniamo – (ir)responsabilmente, da troppo tempo. di FRANCO LARATTA* Read more

***L’Europa apra (“abbassi”) gli occhi***
E’ NELL’AFRICA (SOGNATA DA GHEDDAFI) LA ‘RISPOSTA’ AI NOSTRI MALI
di DESIREE ROSADI e MATTEO PATRONE

dicembre 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La jamahiriyya, il “libro verde”, la commozione e l’orgoglio con cui il raìs condivise – con le migliaia di libici scesi in piazza la sera – la “festa” per la conclusione dei lavori mediante i quali era stata realizzata quella imponente serie di canali che (ri)portava l’acqua, dai fiumi dell’”interno”, al cuore della Libia, ci consegnano – ci impongono – una revisione “completa” – e maggiormente sfaccettata – della figura dell’erede di Nasser. Perché è (proprio) così che potremo farci un’idea di quale “direzione” (geo-politica, ma anche Politica tout court, ovvero – “prima” – valoriale e filosofica) “convenga” (nel senso del suo “bene” e dell’intera umanità) “prendere” all’Italia. Anche nel tempo del dittatore erano in maggioranza, infatti, i connazionali che si riconoscevano in – o comunque che non disdegnavano come sarebbe, altrimenti, “naturale” che accada nei confronti della figura di un diktator nella sua connotazione classica, “semplicemente” autoritaria ed autoreferenziale – Muammar Gheddafi: vuoi, d’”accordo”, per tutto ciò che può essere ricondotto – al contrario – proprio al suo status – e alla sua pratica – totalitaria: la morsa ideologico-”culturale”; la (annessa) “repressione”; quella “convenienza” a parteggiare/ partecipare al movimento/ partito-Stato che forse i nostri fratelli africani hanno conosciuto per la prima volta negli anni del colonialismo fascista, quando – notava Indro Montanelli – in pieno regime, “tutti, avevamo un po’ di potere. Del quale poi, da “buoni” italiani, abusavamo”. Potere di muoversi nei “limiti” (in tutti i sensi – ?) della “macchina” dello “Stato”; senza naturalmente avere “diritto” di contribuire a deciderne il “corso”. Ma a differenza di quanto era avvenuto con Mussolini, Gheddafi, preso il potere, aveva addirittura tentato un esperimento di democrazia diretta, attribuendo a neo-costituite assemblee locali il compito di “legiferare”. I libici non erano “pronti”, e preferirono continuare a lasciarsi “guidare”. Nel - nostro, invece – tempo (dell’omologazione), che riduce la nostra capacità di pensare e, quindi, di “sentire”, dando “vita” (?) ad una società nella quale – ad “esempio” – due giovani possono arrivare a trucidare i genitori, e il fratellino, di uno di loro per un semplice “capriccio” economico e materiale; nella quale può capitare che “emuli” dei “Porta a porta” “dedicati” (?) agli omicidi (per lo più familiari) di oggi – sempre per (ancora più) futili motivi - ”passeggino” indifferenti e magari sorridenti accanto al corpo di un altro essere umano (come loro) riverso, faccia contro il pavimento, sullo stesso marciapiede sul quale, poco più in là, battono i loro piedi: in una società di questo tempo – di questo tipo; sia pure nella condanna, senza appello, del “terrorismo” praticato da Gheddafi – chiedersi (sul serio) chi, e dove, sia l’”impero del male” – e, soprattutto, nei confronti di chi sia rivolto, questo “male” - non è una domanda che – tanto più nel momento in cui l’”ecosistema” capitalistico perde colpi pure al suo interno – possiamo permetterci di lasciare a forme di radicalismo politico. E’ – invece – il tema centrale, nodale, decisivo della Politica (italiana) per i prossimi anni. E se proprio l’Africa – naturalmente – continua ad essere la principale vittima di tutto ciò (nelle sue stesse terre, ma anche nelle “fughe”, verso il Vecchio continente, di chi non vuole auto(?)-imporsi una vita di stenti e di sofferenze); se il “sogno” di Gheddafi, antitetico all’attuale deriva, era di vedere il Continente nero “sopravanzare” l’Occidente all’insegna dei valori della condivisione e della (nostra) umanità; se l’Italia - da questo punto di vista – può tornare – con il suo spirito di solidarietà oggi schiacciato e soffocato sotto le scatole di cartone (lo stesso di Olmi) di un qualunque outlet in liquidazione - il luogo da cui (ri)avviare il processo inverso; se – a partire, come viene unaninemente riconosciuto, da queste pagine – la Politica ha ormai cominciato a riprendere coscienza di sé, al punto che persino Nicola Porro, in una puntata di ”In Onda”, si pone, almeno, la questione se di questo, ci si debba occupare, innanzitutto, e non solo di come risolvere il “prossimo” “problema” (concreto e/ ma ”minimalista”, senza alzare gli occhi e avere l’ambizione di modificare il quadro); se noi pensiamo che, alla fine, in gioco c’è la Democrazia – la (vera) libertà di (auto)determinarci individualmente, non più modellati a immagine e somiglianza del target che i marchi globali volevano (ri)definire; la (vera) libertà di (auto)determinarci Politicamente, che oggi i tecnici, pure punta sobria e capace di stare al proprio posto dell’iceberg del “capitalismo eugenetico” così “isolato” e battezzato da Fabrizio Ulivieri, stanno lì a ricordarci che potremmo non avere mai avuto sul serio - e se, infine, la Politica si scuote dalla pigra illusione di poter sciogliere ogni nodo aggiungendo/ togliendo regole (e basta), aspettando che siano le “cose”, in realtà, ad accadere da sole, e - per, di nuovo, “esempio” - si fa carico di aprire l’Europa – attraverso la Sicilia – ai bisogni e, insieme, alle potenzialità di quel gigante narcotizzato che è l’Africa – e che un giorno si sveglierà - noi potremmo trovare “miracolosamente” una soluzione alle nostre difficoltà continentali (a cominciare da quelle economiche), l’occasione e la necessità di ripensare un modello culturale e di sviluppo che tenga conto delle esigenze reali, e/ perché profonde, di noi donne e uomini, contribuire, infine, a rendere vicino il giorno in cui i nostri fratelli africani si rialzeranno (da soli!), restituendo al Mediterraneo il ruolo di crocevia dei traffici, economici e culturali, del mondo. E, senza nemmeno accorgercene, potremo esserci rimessi in cammino noi, italiani, con il nostro Meridione ”risorto” all’epoca in cui il sud ospitava alcune delle più ricche ed evolute città del mondo; seguiti, ancora una volta - nel corso della nostra (grande) Storia - dall’intera umanità (M. Patr.).
di Désirée ROSADI Read more

***Il futuro (è) dell’Italia (!)***
IL TEMA NON E’ BCE SI’, BCE NO, MA COSA VOGLIAMO (FARE) NOI
di MATTEO PATRONE

novembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ l’Italia a (dover) decidere del(/il) proprio domani. E non uno di quegli istituti (per quanto “istituzionalizzati”) che, attraverso la “proiezione” (sia pure, a tratti, “deviata”) della finanza hanno provocato quella stessa crisi dalla quale le ricette della Banca centrale europea dovrebbero aiutarci ad uscire.E l’Europa – che in passato abbiamo provocatoriamente “fuso” con il “suo” (?) centro di controllo economico-finanziario (“BcUe”), ma che è (ben) altro dalla Torre di Francoforte – non sopravviverà se, invece di affidarsi ai suoi (al suo!) popolo/i – rappresentato dalla (sola!) Politica – continuerà a rifugiarsi nella scorciatoia delle (non) soluzioni tecnich(istich)e “battezzate” dai banchieri (più o meno centrali). Il che dovrebbe farci riflettere anche sul nome di colui (di coloro) al quale(/ai quali) vogliamo affidare il dopo-Berlusconi. di MATTEO PATRONE Read more

Rigore e formazione continua per la (piena) occupazione M. Patrone

ottobre 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La sinistra berlusconiana e “parlamentare” ha tacciato, fin’oggi, il movimento di “reazione rivoluzionaria” alla (vera) antipolitica – rappresentata da lei stessa e, ovviamente, dall’attuale destra al potere – di essere lui, l’antipolitica. Oggi la piazza – al netto dei black bloc – confermava invece di agognare, semplicemente, un ritorno (istituzionale) alla Politica vera (e non di aderire ad una qualche forma di sogno anarchico e, magari, insurrezionale). E cioè risposte. Vere, cioè sincere, e quindi utili, perché reali. Coerentemente con il proprio ribaltamento della realtà – quello appena visto, per cui la Politica diventa (per loro!) antipolitica e viceversa – anche le poche occasioni in cui gli altri signori affrontano nodi (realmente) politici accade all’insegna dell’ipocrisia. Come nel caso del lavoro, dove il mantra – ideologico e propagandistico – è per un ritorno al posto fisso per tutta la vita per tutti. I Paesi moderni, invece, sono già allo stadio successivo: formazione permanente come chiave per l’(immediata) occupazione di chi (non) perde il lavoro e si (deve) prepara(re. Più e organicamente come mai in passato) ad averne uno “nuovo” (ma per davvero, in tutti i sensi). La nostra stella polare è l’innovazione. Un nostro sistema produttivo che la Politica coordini in uno “sforzo” – che non sarebbe tale – per cambiare (completamene) la propria pelle in questo senso, sarebbe in grado – con il supporto appunto di istituzioni che avessero intanto restituito all’Italia la migliore scuola e la migliore università del pianeta – di caricarsi sulle spalle un Paese che viaggi verso lidi prossimi alla “piena” occupazione e/anche perché l’Italia avrebbe, a quel punto, ripreso a volare. di MATTEO PATRONE
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Perché ‘pareggio’ bilancio con Pil a ‘+0,’? Nostro è potenziale da grande economia Se solo la Politica “concepisse” Crescita Ora! Sud sia reso snodo Cindia-Africa-Ue Si usi la leva lavoro puntando a innovare Mentre si (ri)fà nuovo motore scuola-uni Cultura (più formazione) nostro ossigeno L’Italia può ritornare al centro del mondo

settembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se invece di essere rappresentato come – e di consistere in - una sorta di “mendicata” (con tutto il rispetto per i mendicanti, che andranno coinvolti – come tutti – nella nostra ripresa nazionale. E potranno essere “decisivi”! Andando ad integrare la nostra rete di volontariato e di servizi, in “cambio” di un aiuto a riavere, subito, migliori condizioni – minime! – di vita e di una nuova chance che la stessa opportunità di lavorare al fianco, di conoscere e di mostrare loro le proprie qualità a chi opera nel settore e non solo, offrirà loro), l’”aggancio” – vaticinato da Romano Prodi ormai (almeno!) cinque anni fa e dal giornale della politica italiana più volte rilanciato e integrato – con Cin-dia, fosse stato da subito immaginato come il passo iniziale di un grande progetto di sviluppo del (nostro) sud e anche di integrazione politico-diplomatica tra Oriente, Europa e Africa - come il Politico.it suggerì ancora poche settimane fa - avremmo evitato oggi l’effetto (quanto meno apparente) di “svendita” del nostro Paese e il sospetto che, alla fine, a guada- gnarci non saranno il sud e i nostri connazionali ma, una volta ancora, i soliti noti (oltre alla Cina).

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Attacco a Gheddafi probabilmente giusto Ma le nazioni vanno (?) in ordine sparso E Onu e Ue (in realtà) stanno a guardare Rischi legati ad una ripresa nazionalistica
di RICCARDO SPEZIA

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha parlato di un “nazionalismo necessario” per l’Italia, per ritrovare una motivazione ad essere se stessa (?). Ma il passaggio è delicato e, come abbiamo scritto più volte, va da subito incardinato in uno “sbocco europeista”. Esattamente il contrario di quanto, per altre vie, sta avvenendo in queste ore nel Vecchio Continente e nel mondo, dove, sia pure in modo soft, quel residuato ottocentesco che sono le nazioni – così come le conosciamo storicamente, in un mondo che va e deve andare sempre più verso una dimensione, e confini, globali – rialzano la cresta, sollecitate a farlo dalla crisi – che le porta (?) a chiudersi in se stesse – rimettendosi in pista a caccia di trofei economici o anche solo di “gloria”. E’ il caso – naturalmente – della Francia, ma non solo. L’antidoto a tutto questo è (appunto) un raccordo sovranazionale che, proprio in questo frangente, mostra tutta la sua incosistenza, sottolineando una volta di più la responsabilità che (del resto) le stesse nazioni si sono assunte nel non darsi una “forma europea” più compiuta. Ed è anche per questo che, al momento attuale, il compito dell’Italia è tanto più quello di spingere verso l’unificazione politica e non (più), solo, economica. Ce ne parla il giovane ricer- catore e esponente de iMille. di RICCARDO SPEZIA Read more

Europa ha stessi obiettivi de il Politico.it Nuovo sistema-Paese fondato su 3 chiavi Innovazione/formazione continua/scuola Scrivevamo già nel febbraio d’un anno fa Mentre l’Italia resta (ancora) allo sbando

marzo 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’editoriale di Matteo Patrone del 5 febbraio 2010 – più di un anno fa! – anticipava di fatto, applicati alla nostra nazione, i contenuti della strategia Europa 2020 messa in campo dall’Unione europea. Del resto se ne stanno accorgendo tutti, che la strada dello sviluppo nel Vecchio Continente passa per la specializzazione e la produzione di qualità, e un massiccio intervento-collegamento dell’università e della ricerca in questo senso. Tutti, tranne il governo (ma anche la vecchia opposizione) del nostro Paese. Che ci lascia allo sbando. Quando basterebbe poco per avere buone chance di rimettere, in modo stabile e duraturo, in moto la nostra economia. Ma non con interventi-tampone – quelli proposti anche dal segretario del Pd, che vuole dare «un po’ di lavoro» e basta – bensì con un completo ribaltamento di piano che faccia dell’innovazione la nostra nuova stella polare. il Politico.it continuerà a lavorare perché ciò possa avvenire al più presto. Cominciamo subito, con lo studio di una risoluzione applicativa del Parlamento europeo affidata alla penna sapiente del nostro giovane esperto di diritto del lavoro.
di RICCARDO MARAGA Read more

No a Ue dei burocrati che non fa sognare Sì all’unità economica ma anche politica Italia può contribuire rifacendosi grande “Nazionalismo” necessario a europeismo Nel senso di una motivazione a rialzarci Chirico: “Ma difendiamone i diritti umani”

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando scrive del nazionalismo necessario il giornale della politica italiana avverte tutto il peso della responsabilità. La responsabilità di (non) fomentare la riformazione di focolai di chiusura (e successiva aggressività) nazionalistica e razzista (il che richiede naturalmente una politica italiana altrettanto onesta e responsabile). In un’Europa che ha pagato il prezzo più alto della nascita delle nazioni nell’800. Ma il “nostro” nazionalismo non è nulla di tutto questo. E, pure, è (appunto) necessario. Proprio per essere forte e credibile nell’assolvimento del proprio ruolo storico di costruttore dell’unità politica europea, l’Italia ha bisogno di superare il proprio attuale – non spiace dirlo perché dirlo è la condicio sine qua non per prenderne coscienza veramente e cominciare a risolvere il problema – parassitarismo per cui dall’Europa prende fondi, li usa (quando accade) male (altrimenti li butta), usa il Parlamento europeo come cimitero degli elefanti (peraltro ben retribuiti) e, in una parte del proprio attuale schieramento politico autoreferenziale, vede l’Europa persino con fastidio, come una tata troppo attenta a quello che il bambino Italia fa e dunque impedimento sulla strada della libertà di bricconeggiare. E soprattutto è parassitaria politicamente. L’Italia è un gigante addormentato che il resto del Vecchio Continente è costretto a portarsi appresso (quasi) come un peso, economicamente e non solo. Per (ri)fare l’Europa bisogna prima – o meglio contestualmente – “rifare” (grande) l’Italia, e questo fine abbiamo bisogno di sentirci tutti un po’ più orgogliosi e motivati di essere italiani. Che non significa chiudersi nazionalisticamente in se stessi ma, semmai, l’esatto contrario: oggi sono tanto più forti le spinte localistiche, razziste e anti-europee quanto più debole è l’Italia prima di tutto per gli italiani. Il nuovo Risorgimento, ben impiantato – da subito – in un europeismo che rappresenta l’orizzonte al quale legare tutti i sogni di costruzione del futuro, rifarà grande l’Italia, farà conoscere un nuovo Rinascimento che consentirà al nostro Paese di assumere con maggiore forza la leadership della costruzione europea. Un’Italia guida di un Vecchio Continente unito, e non più un peso morto. Per capire meglio qual è invece il modello del nazionalismo non solo non necessario ma da evitare accuratamente, qualunque sia l’impianto ideologico o comunque la sensibilità (a meno che non sia quella leghista, che già pratica questa forma di “nazionalismo” ristretto alla dimensione – ? – padana – ? -), la nostra Annalisa Chirico ci racconta quel che “combina” la presidenza di turno della Ue, quella ungherese. Che conferma ad un tempo una duplice necessità: quella, indicata da Lisa, di un’applicazione rigorosa delle regole specie nel campo dell’apertura delle nazioni nell’alveo europeo – e non solo – e dei diritti umani, e quella di un’Europa, appunto, politica, che sostituisca al più presto questo carrozzone burocratico che tira avanti perché il motore europeo è il solo in grado di consentirci di stare nel Gran Premio planetario, ma lo fa senza passione e senza una guida e quindi nel modo peggiore tra quelli possibili. La Chirico, ora, sull’Ungheria. di ANNALISA CHIRICO (M. Patr.). Read more

***Il discorso***
PCI, CHE NOSTALGIA
di RICCARDO MARAGA

gennaio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

21 gennaio 2011: ricorrono i novantanni dalla nascita del glorioso partito della sinistra italiana. Il giovane studioso di diritto del lavoro ed esponente, oggi, del Pd lo ricorda affettuosamente, proiettandone l’eredità nel futuro Democratico. Un futuro che – dopo le divisioni di cui proprio il Pci rappresentò una delle incarnazioni – vede oggi di nuovo «tutti coloro che sognano una società più giusta, senza privilegi, con un’allocazione più equa delle risorse, con più dignità e dove la persona sia veramente al centro, prima del mercato e dell’iniziativa economica», uniti sotto le insegne di un solo partito, senza distinzioni tra laici e cattolici. Un’opportunità da non sprecare. di RICCARDO MARAGA Read more

Dem siano ‘partito dell’Italia’ – e d’Europa Sfide globali si vincono meglio in Unione Di cui dobbiamo esser leader e non peso Pd rappresenti il bene di (tutto) il Paese E ‘trascini’ l’unificazione politica europea

dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua il viaggio nel futuro del centrosinistra del giornale della politica italiana. Avete visto, abbiamo aperto con un pezzo “di destra”. E ora procediamo con un altro sulla “sinistra”. Nell’onestà e nella responsabilità le differenze (ideologiche) cadono, e si può camminare insieme. E’ la nuova politica, quella che secondo il Politico.it ha però bisogno dell’assunzione di responsabilità di una delle sue (attuali) parti nella conferma di un sistema bipolare-bipartitico. Quella forza più onesta e responsabile che i suoi attuali dirigenti vogliono rimpicciolire per vincere la propria inadeguatezza rispetto ad una prospettiva che non è più quella socialista che loro, sola, riescono a rappresentare. Hanno avuto l’intuizione del Pd, i vari D’Alema e Bersani, ma non hanno le risorse storiche per andare oltre e, così, per superare i problemi derivanti dalla loro incapacità di una governance del “nuovo”, pensano di tornare indietro. Ma sarà loro impedito. Perché l’Italia ha bisogno del Partito Democratico, il “partito dell’Italia” lanciato dal nostro direttore, di cui, in questi giorni di festa, che per noi sono di “riposo attivo”, come impone la responsabilità di chi si rende conto che il nostro Paese rischia di morire e che non c’è tempo da perdere, di cui, dicevamo, Gabriele Federici sviluppa il disegno. Le prime due puntate sono state dedicate, le abbiamo lette e potete rileggerle, all’idea del Pd come “partito dell’Italia” appunto, che rappresenti il bene del Paese andando oltre la rappresentanza di specifici interessi, e al «pensiero forte» – quello de il Politico.it – che deve scaturire da un Pd che smetta di essere al rimorchio degli altri e incominci ad esprimere la propria grandezza di partito di tutti gli italiani producendo un proprio pensiero, che il nostro giornale – appunto – ha anticipato e sta anticipando, ancora, in queste ore e con questi contributi. Il prossimo dei quali, quello che leggiamo oggi, è dedicato alla terza caratteristica che deve avere il “partito dell’Italia”: essere, ancora una volta nel solco segnato dai padri della nostra patria come De Gasperi, il “partito dell’Europa”, ovvero quello che, rifatto grande il nostro Paese, proietta il nazionalismo necessario per riuscirci nella costruzione dell’unità politica europea, necessaria, a sua volta, ce lo dimostra con grande abilità ora proprio il nostro Federici, alla salvezza di (tutto) il Vecchio continente. E quindi al nuovo Rinascimento di cui un’Italia tornata grande può rappresentare il faro e il motore. Ci torneremo su, naturalmente. Intanto, ecco la vocazione europeista dell’Italia e del Pd raccontata da Gabriele Federici. Read more

Se ora siamo (grande) Paese ‘atrofizzato’ Parsi: ‘Anche all’estero non contiamo più’ E’ necessario un ritorno alla politica vera

settembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista al politologo moderato: «Ci facciamo valere mandando più uomini sui fronti delle operazioni di peacekeeping, ma non abbiamo una linea. Siamo finanziariamente ed economica- mente meno importanti, oggi, della Polonia. Servono le riforme, anche quella del mercato del lavoro: non siamo più competitivi». Serve la rivoluzione di un nuovo sistema-Paese, che faccia fare uno scatto in avanti grazie, però, al contributo di tutti, senza lasciare indietro nessuno. L’intervista a Parsi è di Pietro Salvatori. Da domani anche su Liberal.        Read more

Ora il Pdl lavora al Lodo salva-legislatura Mentre nel Pd è scontro Bersani-Veltroni E si rafforza l’asse Roma-Parigi sui rom… di GINEVRA BAFFIGO

settembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più autorevole, la più completa, la più specializzata. La nota politica del giornale della politica italiana. A chiudere un’altra grande giornata, lo spettacolare racconto firmato dalla nostra vicedirettrice. Apriamo con lo scontro sull’immigrazione – che può preludere ad una presa di coscienza della necessità di affrontare la questione in sede continentale: su questo ha ragione il presidente del Consiglio che con tutto il centrodestra lo sostiene da tempo – esploso nel cuore dell’Europa. Poi i tentativi di riparare la falla apertasi nello scafo della maggioranza e la crisi del centrosinistra che in mancanza di un progetto forte continua ad essere preda della confusione e delle convulsioni interne. Una crisi, e un problema, quello della mancanza di un’idea, per risolvere la quale il Politico.it cerca da tempo di offrire strumenti ai Democratici: Bersani sembra avere intanto recepito la necessità di concepire «un progetto», che ora va annunciando anche se del contenuto – dovrebbe trattarsi, appunto, di un disegno organico del domani e non di una serie di provvedimenti-tappullo, per quanto seri e importanti – non si vede per il momento l’ombra. Da dove partire, lo ha spiegato al Partito Democratico il nostro direttore martedì. Ora attendiamo che il messaggio venga assimilato. Intanto le ultime ore di politica italiana, nel grande racconto, appunto, di Ginevra Baffigo. Read more

Una multa per i parlamentari assenteisti Barroso, svolta “aziendale” a Strasburgo

settembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dal congelamento di metà dello stipendio per chi salta il 50% delle sedute alla nuova norma che prevede penalità per ogni assenza dall’emiciclo. A mali estremi estremi rimedi: di fronte ad un tasso di assenteismo da sempre più elevato di quello dei singoli parlamenti nazionali, il presidente della Commissione europea decide di ricorrere ad una soluzione drastica che – se sarà confermata – dovrebbe contribuire ad invertire una tendenza che non favorisce certo il consolidamento di istituzioni continentali a detta di tutti ancora “evanescenti” soprattutto nella percezione dei cittadini europei. Una scelta che, inevitabilmente, incontra l’opposizione di molti eurodeputati preoccupati dalla prospettiva di vedersi alleggerire il ricco portafogli o di dover fare finalmente in modo serio e responsabile il proprio lavoro. Ce ne parla Enea Melandri. Read more

***Lo spaccato***
UN NUOVO MEDIOEVO (?)
di PAOLO GUZZANTI

giugno 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Cento anni fa l’Europa viveva la Belle Epoque, l’epoca delle ciantose e dei caffè, del cancan, di Freud, Einstein, Picasso. Mussolini e Hitler erano due agitatori sfigati, il primo guidava la rivoluzione rossa il secondo non sapeva ancora come organizzare la sua rabbia distruttiva. Nessuno ancora immaginava cosa sarebbe successo di lì a quattro anni». E’ il passaggio con il quale il grande intellettuale liberale introduce la sua Previsione: cosa accadrà oggi – di nuovo? – nel Vecchio continente e non solo (?). Tira una brutta aria. E Guzzanti, così come Luigi Crespi, le maggiori (grandi) firme con Gad Lerner del nostro giornale, sanno annusarla. E spesso e volentieri ci prendono. In questo caso, poi, gli indicatori sono sotto gli occhi di tutti: la crisi economica, le spinte antiunitarie nel nostro Paese, il degrado della nostra politica. E non solo. L’ex vicedirettore de il Giornale affida al giornale della politica italiana questa nota nera di pessimismo sul nostro futuro, carica però di quella voglia di fare la propria parte affinché tutto questo non accada che ci contagia. il Politico.it lavora per il domani del nostro Paese (e, ancora, non solo). Anche per evitare di lasciare che cada in mano ai nuovi «barbari». Il giro d’orizzonte di Guzzanti.            Read more

Diario. L’europeismo della destra (- Lega) Barroso: “Euro, Berlusconi già decisivo” E lui: “L’Europa è la nostra patria futura” (Una) garanzia di apertura e democrazia Isolare le camicie verdi facendo(vi) leva

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. E se a questo punto della Storia, il ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra – come puntello e futuro (ma non troppo) piede di porco per estromettere dall’alleanza il partito di Bossi, ed isolarlo – fosse auspicabile da parte di tutta la politica italiana (meno i nordisti)? Gli elettori Udc, lo abbiamo visto, sono per il 60% di orientamento conservatore, il che significa che in una coalizione che non fosse di “salvezza nazionale” con Democratici e loro alleati non seguirebbero i propri leader; il terzo polo non avrà spazio ed è in grado di restituire al nostro Paese solo una stagione di consociativismo. Per le stesse ragioni il ritorno dell’Udc a destra può accelerare il processo di maturazione del bipolarismo (verso anche l’approdo finale del bipartitismo, al quale i centristi dovranno arrendersi se non vorranno esserne schiacciati). E ciò determinerebbe un progressivo isolamento e ridimensionamento della Lega che, lo sappiamo, va forte solo quando è in coalizione con il Pdl. E’ una prospettiva che dovrebbe essere cara anche al centrosinistra, che avrebbe modo di recuperare le proprie schegge (impazzite) e accelerare a sua volta verso la nascita del grande Partito Democratico all’americana di cui abbiamo (ri)parlato (nell’era bersaniana) noi per primi, in grado di esercitare una vera vocazione maggioritaria e di aspirare ad essere compiutamente il partito del Paese.

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia; ma questa non è politique politicienne. Anche perché per arrivare a tutto questo può essere decisivo (appunto) il fattore-Europa: che è maldigerito dalla Lega, che potrebbe sfruttarne il traino per avere più carte da giocare per ottenere una sempre maggiore autonomia della «regione più ricca (o quasi)» del Vecchio continente, il nord del nostro Paese, come tessera (appunto) del puzzle europeo, ma è schiacciata dalla contraddizione tra la volontà di governare un’area a vocazione continentale e globale e il proprio estremismo regionalista, localista e identitario. E allora, anche alla luce della sensibilità del presidente del Consiglio che conferma le grandi doti di pontiere (almeno al di fuori dei nostri confini; per quanto non si possa ridurre la politica estera ad un gioco diplomatico individuale, questo è vero, e per quanto la diplomazia non possa reggere ad una estremizzazione (para)”servilistica”) e si dimostra, oggi, il capo di governo di destra più europeista dello scacchiere, ne si faccia la prospettiva che mette d’accordo tutti (gli altri) e isola definitivamente il radicalismo leghista. L’Udc, ma anche i finiani, stiano all’ascolto. Il racconto, a partire dalla giornata intorno al ddl intercettazioni, all’interno è di Baffigo. Read more

Berlusconi: ‘Accordo su euro merito mio’ Ma nella crisi si dimentica dell’Italia (?) Dov’è il nuovo il ministro dello Sviluppo? Lerner: altro segno di autoreferenzialità

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il piano Ue prevede 600 miliardi di fondi anti-crisi, appunto, e come spesso accade il presidente del Consiglio rivendica di avere giocato un ruolo decisivo: «Ho sbloccato la situazione». E Napolitano: «L’Italia ha fatto bene la sua parte». Benissimo. E ci si obietterà che la questione era appunto europea e a quel livello andava affrontata. E questo vale sicuramente per l’euro e anche, in parte, per la tenuta dei Paesi. Ma le persone reali? Gli italiani? Il piano risolve (se lo fa) il problema dei bilanci, non quello dell’impatto della crisi sull’economia reale. In questo senso la responsabilità è (quasi) tutta dei governi nazionali. E nello specifico dei ministri deputati. Qual è da noi il ministero che ha questo compito? Il ministro per lo Sviluppo economico. Per il quale Berlusconi continua a mantenere l’interim, non avendo ancora previsto (e pare che la cosa possa andare avanti un altro po’) una sostituzione di Scajola. Tutto questo è evidentemente il segno del male di fondo della nostra politica che il giornale della politica italiana denuncia – argomentando, e lanciando proposte – ogni giorno, in questo caso ancora più grave perché non solo non offre una prospettiva al nostro Paese; non risolve i problemi contingenti, che richiederebbero invece interventi urgenti, dei cittadini di oggi. Per i quali, lo ricordiamo, c’è il dramma, o il rischio fortissimo, della caduta in povertà, per non parlare ovviamente di chi già ci si trovava (ma non è questo, ora, tanto, il punto). A fronte di questo il governo dovrebbe intervenire. E l’opposizione fare ogni giorno cagnarra fino ad ottenere risposte, o a provocare il doveroso (e necessario) calo di consenso (che invece non si verifica, o quasi) di chi non si assume la propria responsabilità. E invece Berlusconi che fa? Cura la propria immagine internazionale con riflessi intestini. Ma per le famiglie in difficoltà altro non è che un’offesa e la conferma che per un po’, probabilmente, non vedranno la luce. Di «tunnel esistenziale» ha parlato Concita De Gregorio e noi l’abbiamo spesso citata. E’ ora di ricordarcelo tutti. Ci dice di questo e dell’autoreferenzialità della nostra politica, il grande Gad che stasera va in onda con il suo Infedele (La7, 21.10). Read more

L’intervento. Pil non è tutto: conta l’uguaglianza di Marianna Madia

marzo 25, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Perché il Pil misura “solo” la crescita che può però consumarsi in modo diseguale e producendo problemi (per tutti): «Le condizioni di salute peggiorano, l’aspettativa di vita diminuisce, le situazioni di marginalità aumentano, la violenza cresce. Le relazioni tra individui e gruppi sociali si deteriorano, con danno dell’intera collettività». Quindi «più uguaglianza vuol dire più benessere. Per sapere se una società sta bene occorre dunque – scrive la deputata del Pd – “misurare” (anche) l’uguaglianza». Il giornale della politica italiana prova disagio sia per l’evanescenza (dal punto di vista dei contenuti) del discorso nazionale (del resto, certo, le elezioni sono Regionali, ma) in questa campagna elettorale, per non parlare dell’autoreferenzialità tipica di questa fase della politica italiana, che il Politico.it si batte per superare; sia, anche, però – è frutto ma anche (nuova con)causa di questa forma di deterioramento – per la tendenza dell’informazione nel nostro Paese o a non essere abbastanza indipendente e incisiva (con il potere, qualunque forma e posizione assuma) o – ed è questo il punto – a crogiolarsi – insieme alla nostra politica – nella stessa autoreferenzialità della politica italiana, parlando cioè «dei partiti e non del Paese», come ha invitato a smettere di fare il segretario nazionale del sindacato dei giornalisti Franco Siddi. Ed è quello che non ha (quasi) mai fatto il giornale della politica italiana, che anche oggi, in piena campagna elettorale, guarda al futuro stavolta dal punto di vista (che è impossibile, per chi guarda all’obiettivo unico del bene del Paese, non condividere, al di là della matrice di provenienza, ammesso poi che ci sia, data la formazione accademica e l’indipendenza intellettuale di Marianna Madia) della giovane parlamentare Democratica, esperta di questioni sociali e del lavoro, che pone il problema dell’insufficienza (appunto) del misuratore del Prodotto interno lordo per stabilire come stia un Paese, come se lo sono già posti in Francia (con Sarkozy) e l’Europa, che chiede ora ai Paesi membri di prevedere (appunto) di considerare anche altri indicatori (oltre al Pil) per definire la “crescita” (stavolta in senso ampio) della nazione. In Italia, nondimeno, la nostra politica era troppo occupata da sé stessa perché si potesse aprire un dibattito serio su questo. Per quanto in ritardo, lo facciamo ora, da qui? L’intervento di Madia. Read more

Opportunismo, male infantile dalemismo Lui: “Red chiude? Ma non è la mia tv…” Ecco la testimonianza (diretta) di Adinolfi

febbraio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Red tv, la televisione di D’Alema con la quale più volte il Politico.it ha avuto modo di incrociare le strade (e le firme: da Giulia Innocenzi ad Aldo Torchiaro, passando proprio per il suo vicedirettore), sta per chiudere. In parte per (mancata) scelta “editoriale” in parte per i tagli all’editoria – che comporteranno gravi problemi anche per molti altri giornali politici – che del resto verranno posticipati (almeno per ora) ai prossimi mesi. Il giornale della politica italiana è, anche, competitor di queste testate (tv e giornali, pure nella differenza dei mezzi) ma ciò non ci impedisce di vedere il vulnus (questo sì) per la nostra democrazia che deriverebbe da una loro eventuale chiusura (parliamo almeno dei grandi quotidiani come l’Unità, Libero, Europa, che sono giornali “veri” e hanno un ruolo fondamentale per l’informazione nel nostro Paese) nonché le centinaia di posti di lavoro a rischio che non possono non suscitare quanto meno l’attenzione di tutti. il Politico.it ne trae anche una lezione politica: perché nel caso della (seconda) televisione del Partito Democratico ciò che emerge è la solita filosofia dalemiana del fine che giustifica i mezzi (di cui non importa granché), in tutti i campi. E che in questo caso lambisce anche i confini dell’ipocrisia, il tutto, va ribadito, a danno (anche morale) di (nello specifico) una cinquantina tra persone a contratto a tempo indeterminato, tecnici, collaboratori. Oltre che dei loro ascoltatori. Che, in una piccola parte, sono anche i nostri. Per tutti, ecco il pezzo di Adinolfi.            Read more

‘Laboratorio Puglia’ diventa fucina del Pd il Politico.it risponde a Europa (e Il Foglio)

febbraio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Domenica 24 gennaio. Mentre a Bari e nelle altre città della Puglia i gazebo del Partito Democratico erano invasi dagli elettori di centrosinistra che – avremmo saputo la sera – stavano reincoronando Vendola loro candidato alla presidenza della Regione, il giornale della politica italiana scriveva che l’apparente big bang che aveva colpito i Democratici e i loro alleati in quelle giornate ingarbugliate poteva essere invece il segno della vera nascita (in fieri) del Pd. Quel corrispettivo italiano del Partito Democratico americano, partito in ultima analisi di tutti i riformisti, che era lo stesso Ulivo ma che ha continuato ad essere anche il Pd fino all’ultimo congresso. Il giornale del “nostro” Menichini e quello diretto da Giuliano Ferrara raccontano, più tardi, le settimane successive, la stessa storia. Noi, intanto, rivendichiamo la nostra primogenitura, che conferma una volta di più la lungimiranza e la lucidità di analisi di questo giornale. E poi, inevitabilmente, rilanciamo. Così. Read more

Il commento. Puglia: ha vinto Nichi viva Nichi di Stefano Menichini

gennaio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Europa, quotidiano del Partito De- mocratico comincia la sua settima- na in edicola il martedì. In questo lunedì post-consultazione in Puglia è allora sul giornale della politica italiana che il suo direttore interviene nel dibattito che è esploso – nel campo del centrosinistra ma non solo – dopo la vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi per la scelta del candidato governatore alle Regionali di marzo. E il commento di Menichini ha la lucidità, la proprietà e la specializzazione nel campo Democratico che potrete poi ritrovare, da domani, ogni giorno su Europa in edicola e sul suo sito web. Ascoltiamolo dunque. Solo sul giornale della politica italiana. Read more

D’Alema: “Frenato da Zapatero e dal Pse” Ecco com’è stato scalzato da Mister Pesc

novembre 20, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana, lo sapete, è stato sin dal primo momento favorevole alla nomina dell’ex premier a capo della diplomazia europea. Una scelta che ieri è sfumata a causa delle pretese della Gran Bretagna, che ha ottenuto l’indicazione della Ashton (senza alcuna esperienza agli esteri) dopo il no alla candidatura di Blair alla presidenza del Consiglio di Europa, e all’asse tra Brown e il premier spagnolo, il cui Partito socialista iberico sembra non gradisse che l’italiano fosse espressione di un partito, naturalmente il Pd, non iscritto al Pse. La rabbia di D’Alema per il “tradimento” dei compagni socialisti accentuata dalle parole di Schulz che prima aveva sostenuto l’ex leader del Pds, salvo poi dare la colpa della mancata nomina al Governo italiano. E invece fino all’ultimo Berlusconi ha cercato di ottenere il “sì” per l’esponente Democratico. Il racconto. Read more

I PROGRESSISTI D’EUROPA: «D’ALEMA MINISTRO DEGLI ESTERI DELL’UNIONE»

ottobre 31, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana ha sempre criticato il modo in cui l’ex segretario del Pds ha concepito il suo ruolo dentro il Partito Democratico. E sono sotto gli occhi di tutti errori strategici compiuti nel corso degli anni in cui è stato leader del centrosinistra. Ma ci sono almeno tre buone ragioni per vedere di buon occhio, e anzi per sostenere la candidatura dell’ex presidente del Consiglio che il Partito socialista europeo e i progressisti democratici hanno avanzato – insieme, è bene chiarirlo, a quelle di altri – per il ruolo di capo della diplomazia europea. Primo, D’Alema è stato un grande ministro degli Esteri italiano, come gli riconoscono tutti. Secondo, è stato grande per la sua leadership ma anche per una concezione che non prevede barriere tra oriente e occidente, che nasce dal sostegno alla causa dei palestinesi in un perfetto equilibrio con l’amicizia nei confronti di Israele, che addirittura si basa su una rivendicazione di personali origini arabe. Immaginate l’impatto sullo scenario mondiale di una sponda europea guidata da D’Alema alla politica per la Pace di Obama. Infine, D’Alema è riconosciuto sia a destra sia a sinistra come uno statista, e come uno in grado, nel bene e nel male, di dividere magari sciaguratamente dentro la sua parte ma di tendere ad unire gli schieramenti (appunto, nel bene e nel male) e comunque la politica italiana. Questa sua disposizione-ambizione è anche una delle ragioni per cui aspirò prima alla presidenza della Camera e poi fu candidato capo dello Stato, per cui il Governo non dice di no e Casini e Maroni lo sostengono. Il racconto di Ginevra Baffigo in questo speciale Diario.

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Muscardini al Politico.it: ‘Libertà stampa? Compenso di chi va in tv in titoli di coda’

ottobre 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’europarlamentare del Popolo della Libertà, tra le più esperte dell’intera delegazione italiana a Strasburgo, lancia dalle colonne del giornale della politica italiana la proposta-provocazione di rendere pubblici i compensi di chi partecipa alle trasmissioni televisive. Una risposta sul tema della libertà di informazione di cui proprio ieri, come vi abbiamo raccontato si è discusso in Europa. L’ha intervistata Marco Fattorini. Read more

E’ in pagina la vignetta d’oggi di theHand Dedicata a Clemente Mastella. Scopritela

ottobre 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, lo sapete, ama l’onestà e la responsabilità. Sono due valori universali, condivisi(bili) a prescindere dalla sensibilità e dall’orientamento politico, che possono costituire la radice e il nerbo della nostra politica domani. Sulla falsa riga di ciò che avviene nei paesi anglosassoni, ma non solo. Sull’onestà o meno di Sandra Lonardo, a cui è stato impartito il divieto di dimora in Campania per un sospetto coinvolgimento nel sistema di scambio tra politica e imprese che ha prodotto, tra il resto, 665 raccomandazioni tracciate, favori, assunzioni deciderà ovviamente la magistra- tura. Viene da pensare, però, che i Mastella non abbiano fatto del principio della responsabilità politica, che significa compiere le proprie scelte in politica con la sola motivazione di assolvere al mandato popolare, per il bene del Paese, il proprio principio di riferimento. Solo per citare l’ultima dimostrazione in ordine di tempo, ricorderete lo stupore e il fastidio di Mastella quando scoprì che lo stipendio di un europarlamentare è molto inferiore a quello di un deputato o di un senatore italiano… Ebbene, il nostro Maurizio Di Bona commenta i fatti di ieri da questo punto di vista insieme laterale e (politicamente) centrale. Buona interpretazione. Read more

Italia&libertà di stampa, “Strasburgo può dire la sua”; “Ma no anomalie”: per 3 voti

ottobre 21, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Era il giorno della discussione all’Europarlamento delle due mozioni contrapposte di conservatori e progressisti sullo stato di salute della libertà di informazione nel nostro Paese. La prima sosteneva che andava tutto bene puntando oltre tutto sulle parole di Napolitano per il quale non bisognasse fare “istanza di appello” a Strasburgo sulle decisioni nazionali. La seconda accusava il Governo Berlusconi di esercitare pressioni sui media interni e stranieri. Il voto (o veto?) incrociato ha fatto fallire entrambi i tentativi, ma mentre la mozione presentata dal Ppe è stata largamente respinta quella dei Socialisti e dei Democratici non è passata per un nonnulla. Segno che anche nel centrodestra europeo c’è chi pensa che, qui da noi, da questo punto di vista qualche problema ci sia. E partono le accuse al gruppo Pd dentro l’Asde di avere forzato la mano ai colleghi socialisti per ottenere una “condanna morale” del nostro esecutivo. Il servizio è di Francesco Carosella. Read more

Diario politico. La visione di Tremonti: ‘La flessibilità? Non è valore. Il posto fisso sì’

ottobre 20, 2009 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario di grande contenuto in una giornata ricca nella sua accezione più alta per la politica italiana. Non è dato sapere quanto ci sia di reale e indipendente convincimento, e quanto di cal- colo elettoralistico o nella corsa alla futura leader- ship del centrodestra, quella della successione a Silvio Berlusconi: sta di fatto che dopo averci proposto le sue teorie tutto sommato anticapitali- stiche e sul protezionismo, il ministro dell’Economia stupisce ancora una volta facendo propria una ricetta del lavoro che rompe con il modello dominante del presente al quale si è da tempo adeguata, molto passivamente – in mancanza di una visione, appunto, e di una capacità propulsiva-propositiva – la sinistra riformista italiana. Vi raccontiamo dunque la presa di posizione di Tremonti. Nella nostra gerarchia di stasera segue la proposta di legge bipartisan firmata da deputati di tutte le formazioni presenti in Parlamento, ad esclusione della sola Lega, che prevede la concessione del voto agli immigrati (ovviamente regolari) alle sole elezioni amministrative e a partire dal sesto anno di residenza in Italia. Chiudiamo infine con la prolusione di Benedetto XVI sull’Europa. Sì: la laicità come metodo sostenuta da Marino non esclude, anzi richiede l’ascolto della voce della Chiesa, specie quando ha l’autorevolezza e lo spessore di quella di papa Ratzinger. Il tema dell’identità europea e del futuro del Vecchio continente esige l’ascolto di tutti. Anche perchè lungi da ciascuno avere la soluzione in tasca. Il racconto. Il più autorevole, specializzato e approfondito. Il racconto della politica italiana è solo sul suo giornale. Buona lettura. Read more

***Il commento***
IN EUROPA E IN ITALIA LA SINISTRA PERDE PERCHE’ NON HA UN’IDENTITA’
di LUIGI CRESPI

settembre 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande sondaggista e apprezzatissimo commentatore politico del giornale della politica italiana - i suoi pezzi sono tra i più seguiti e apprezzati, appunto, dai nostri lettori; ma Crespi sarà tra breve in edicola anche con un nuovo quotidiano cartaceo tutto suo: si chiamerà “Il Clandestino” - affronta il tema del ridimensionamento dei partiti socialisti nel Vecchio continente cominciato alle Europee dello scorso giugno e ribadito dagli esiti delle politiche in Germania e in Portogallo (dove Socrates si conferma alla guida del Paese ma perde la maggioranza assoluta). E lo fa con la solita lucidità e profondità, attribuendo all’esperienza di Governo nella quale dieci anni fa la stragrande maggioranza dei socialisti europei si trovava impegnata nei rispettivi Paesi parte della successiva omologazione politica e culturale alla destra, vera causa, secondo l’ex primo consigliere del presidente del Consiglio, del tracollo di oggi. Assolutamente da non perdere. Solo su il Politico.it. Sentiamo.           Read more

L’opinione. Quale Pd ho lasciato, quale Pd ritrovo di S. Menichini

luglio 6, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il principale centro di elaborazione della nostra politica ed è qui che si ritrovano, come in un club, le maggiori firme del giornalismo politico italiano a latere dei loro impegni con i principali quotidiani cartacei del nostro Paese. Dopo Fabrizio Rondolino, Paolo Guzzanti, Gad Lerner, il Politico.it accoglie a partire da oggi i contributi del direttore di “Europa”, quotidiano del Partito Democratico: Stefano Menichini. Un osservatore ancora particolarmente giovane e ad un tempo autorevole, che ci propone, per cominciare, una sorta di punto della situazione di questa fase pre-congressuale del Pd, con l’analisi del momento di tutte le soluzioni in campo e dei loro leader. Apriamo dunque la settimana facendo il punto (anche) del nostro racconto del congresso Democratico. Con il direttore di “Europa”. Sentiamo. Read more

Europee ’09, ecco come ci si avvicina nel resto d’Europa. Astensionismo verso 65%

giugno 1, 2009 by Redazione · 1 Comment 

In Italia, come si vede, il voto continentale sembra non suscitare alcun interesse. il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo con un pezzo-provocazione sulla (mancata) campagna elettorale da noi e attraverso i singoli richiami dei candidati con maggiore esperienza europea che abbiamo ascoltato in queste settimane. Ma negli altri paesi europei? La storia non è molto diversa. E la previsione degli analisti è che mai come in questa tornata il rischio di una diserzione generale alle urne sia elevato. Si parla di una media – altissima – del 65% di astensioni. Solo in Portogallo, dove ci sono in gioco le conferme delle presidenze di Lopes de Mota ad Eurojust e di Barroso alla Commissione, e in Germania si discute davvero d’Europa. Vediamo allora come stanno andando le campagne elettora- li in tutti i principali Paesi dell’Unione. Read more

***Il pezzo***
ECCO LE NOSTRE PROPOSTE PER L’EUROPA
di ANDREA SARUBBI

maggio 31, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è è un giornale serio, autorevole, capace di coniugare l’efficacia della sua proposta con i contenuti. Ed è in questa chiave che il deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” ci propone oggi una sintesi in dieci punti della piattaforma del centrosinistra per l’Europa. Dopo avere riflettuto dei cattolici in politica, avere ascoltato le proposte del Pd in tema di riforma della seconda parte della Costituzione, un altro spunto di grande interesse e, soprattutto, concretezza da parte di Sarubbi, che ascoltiamo. Read more

Intervista a Magdi Cristiano Allam: «L’Europa smetta di “odiarsi”»

maggio 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nuova, grande intervista del giorna- le della politica italiana. Che prose- gue il suo racconto-avvicina- mento alle elezioni continentali del 6 e del 7 giugno attraverso i suoi colloqui con i maggiori candidati di tutte le liste. Oggi è la volta dell’ex vicedirettore del “Corriere della Sera”, che dopo avere abbracciato la fede cristiana ed essersi fatto battezzare ha lasciato il mestiere di una vita – e la carriera – per passare alla “testimonianza tramite l’azione”. L’Udc l’ha scelto come proprio capolista nel Nord-ovest. Sentiamo cos’ha detto al nostro Marco Fattorini. Read more

Europee, nuova intervista a Mario Mauro: “Più nascite e più giovani”

maggio 21, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vicepresidente uscente del Parla- mento europeo, ricandidato dal Pdl per questa tornata del voto conti- nentale, è il prescelto del nostro Paese per lo scranno più alto dell’assemblea di Strasburgo qualora dovesse essere confermata la maggioranza conservatrice. Lo abbiamo risentito a meno di tre settimane dalle elezioni. L’intervista è di Marco Fattorini. Read more

La situazione della diplomazia mondiale dopo gli incontri europei. Ecco il quadro

aprile 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La vigilia dell’esplosione della tragedia del terremoto in Abruzzo era stata caratterizzata dalla serie di incontri ai vertici del pianeta (G20, Nato, Europa-Usa, Forum dell’Alleanza tra le Civiltà) per definire le risposte alla crisi economica e affrontare gli altri temi dell’agenda mondiale. Con Attilio Ievolella cerchiamo di capire quali novità ne sono derivate. Read more

Schulz: ‘Pse casa dei riformisti, il Pd ci scelga’. L’incontro a Milano

aprile 9, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capogruppo del Partito socialista europeo a Strasburgo era in Italia per sostenere i candidati Demo- cratici alle Europee di giugno, ed è stato relatore ad un convegno intitolato “Un’Europa inclusiva, un’Europa per tutti”. Sentiamo cos’ha detto, nel servizio di Fabrizio Aurilia. Read more

Diario politico. Berlusconi: “In visita alla Casa Bianca”. Il Pd: ‘E’ alla fine d’un ciclo’

aprile 5, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Carmine Finelli. A Praga, dove si è tenuto il vertice Europa-Stati Uniti il presidente del Consiglio annuncia: “Obama mi ha inviato ad andarlo a trovare. Sarà una visita non ufficiale”. Come anticipato nel pezzo di Luna De Bartolo tiene banco la questione del possibile ingresso della Turchia nella Ue: “Noi siamo a favore come il presidente Usa”, dice il Cavaliere, “Francia e Germania temono un afflusso di nuovi cittadini”. E veniamo alla politica italiana. Il segretario del Pd attacca Berlusconi: “La sua affermazione sulla stampa è segno di nervosismo”. Dure repliche dal Pdl. Gasparri: “Si curi”. Ieri Casini ha confermato il processo verso il “partito della Nazione”. La giornata, nel racconto. Read more

Rasmussen neosegretario Nato, le dimissioni da premier danese

aprile 5, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il successore di de Hoop Schef- fer alla guida dell’Alleanza atlantica le ha rassegnate nelle mani della regina Margrethe, passaggio obbligato dopo la nomina. Quest’ultima è arrivata all’unanimità dopo il passo indietro della Turchia che aveva inizialmente espresso la propria contrarietà: motivo, la difesa fatta da Rasmussen del giornale danese che aveva pubblicato, ricorderete, le vignette satiriche su Maometto. La vicenda si intreccia in queste ore con il dibattito sul possibile ingresso dei turchi nell’Unione europea: Obama, dall’esterno, si è detto favorevole, Sarkozy ribadisce la propria contrarietà. Ma sentiamo, nel servizio di Luna De Bartolo.          Read more

Europee ’09. Intervista a M. Mauro, vicepres. del Parlamento europeo

marzo 31, 2009 by Redazione · 6 Comments 

Abbiamo sentito l’esponente Ppe-Pdl al vertice delle istituzioni euro- pee. Ci ha parlato delle elezioni di giugno, di libertà religiosa e cristiana, di diritti umani. “Il 70% delle leggi recepite in Italia sono la ratifica di direttive che vengono da Bruxelles. Va trovata una soluzione al deficit di democrazia. Il prossimo giugno i nostri concittadini avranno per le mani una grande opportunità”. “Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, su libertà religiosa e diritti umani anche in Europa c’è ancora molto da fare”. Ci siamo fatti raccontare perchè. L’intervista è di Marco Fattorini. Read more

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