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Fassina? Dice ciò che in molti pensano
NEL PD COVA LA RIBELLIONE (A MONTI E A BERSANI)
di MASSIMO DONADI*

giugno 6, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Molti Democratici mi avvicinano e mi dicono: non ce la facciamo più a votare provvedimenti che non condividiamo”. E la ragione è molto semplice: il governo Monti è un governo di destra, fedele (o – a volte, sembra – prono) all’ideologia liberista, che prevede la competizione (sfrenata) come unico mantra a vantaggio di “chi (pochi) ce la fa”; ed è completamente indifferente alle istanze delle persone più “deboli”. E tutto questo è semplicemente il contrario di ciò che – serve per uscire dalla crisi e che – la Sinistra è chiamata a mettere in campo. Perché se nell’anno (più acuto) della crisi, la soluzione (?) adottata è rafforzare le misure assunte nello stesso senso – appunto, utile a fare gli interessi degli speculatori; a cui non importa nulla della salvezza dell’Italia! – che ci ha portati nell’attuale situazione – ovvero il laissez faire gli attori economici – o finanziari – in nome di un predominio della (fredda) economia sulla Politica, attraverso la deregulation – è evidente che questa distonia non può essere fatta propria da chi è chiamato a porre rimedio ai danni arrecati dalle ricette (sbagliate) della destra. E infatti nel Pd, scrive il capogruppo alla Camera di Italia dei Valori, sono in tanti a pensarla come il loro responsabile economico: ma non hanno (per ora) lo stesso coraggio (in pubblico: mentre nei corridori di Montecitorio, confidano di non farcela più a votare provvedimenti di questo governo che non condividono). Serve discontinuità, o non ci salveremo. E quanto all’assenza o meno di una prospettiva (alternativa) nella quale muoversi, il giornale della politica italiana – molto ascoltato da una classe dirigente che però, pur riconoscendo la forza e l’autorevolezza di ogni nostra proposta, preferisce far proprie solo quelle che fatti due conti paiono convenirle (come nel caso dell’art. 18; sul quale, pure, alla fine Pigi è riuscito comunque a sentirsi in colpa – con i suoi alleati di governo, non certo con i lavoratori, che pensavate – e a ringraziare per la concessione che la a e la b – e Monti – gli avevano fatto), nel tentativo (disperato) di salvarsi dalla propria (ormai inevitabile, tanto più quanto più insisterà nell’anteporre i propri – presunti – interessi – particolari – al bene del paese) sparizione – mette in campo da mesi le chiavi di un nuovo pensiero forte per la Sinistra: dalla critica del modello (fallimentare: in senso letterale) mercatista della destra, alla definizione di un progetto per far ripartire la crescita, all’indicazione di un orizzonte nuovo per i lavoratori (e i loro rappresentanti). E siccome l’unico scopo della Politica (italiana) è (oggi) salvare l’Italia, ecco che ogni proposta coincide – essenzialmente – con ciò di cui (pensiamo) abbia bisogno (a prescindere da destra e sinistra!) il paese. Perché come l’inefficacia (anzi, la dannosità) delle misure (di destra) assunte da Monti dimostra, e com’è peraltro sempre stato nel corso della Storia, è (inevitabilmente) da Sinistra – ovvero da una reale e disinteressata partecipazione ai destini delle Persone – che si ha la prospettiva (giusta) per fare gli interessi del proprio paese. Per una ragione molto semplice: che la Sinistra agisce per fare il bene di (tutti!) gli italiani – e (dunque) dell’Italia – la Destra, per difendere i privilegi (che Monti dice di voler eliminare, ma che poi reitera: non toccando nemmeno lontanamente gli organismi nei quali sono annidati i figli e gli amici dei potenti, nonostante l’esorbitante – e del tutto infruttuoso! – dispendio di risorse pubbliche; “parificando” la scuola pubblica a quella – delle élites – privata: per poi, magari, un giorno, scoprire che il nuovo governo – di destra – in carica fino al 2018 che la persistenza dell’esecutivo dei tecnici rischia di propiziare, ha introdotto l’obbligo – anche nella scuola dello Stato! – di pagare una retta per poter accedere alle lezioni. Perché questa, è la “logica” – ?) di quei pochi che ce l’hanno (già) fatta (e continuano a farcela, sì, ma a “discapito” di ciascuno di noi. E quindi dell’Italia). di MASSIMO DONADI*

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Ma il governo continua a non governare Galan: ‘Ministeri a nord? Aumenta spesa’ Poi la riforma fiscale a (soli) fini elettorali E gli ‘schiavi’ si riuniscono. Ma per Silvio Così Confindustria: “Produzione è ferma” Succede quando hanno interessi privati

giugno 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E ci si “impegna” (?) in politica non per il bene della nazione ma per il proprio. Vale a destra come a sinistra. La nuova politica nasce invece (nel disinteresse dato) dall’onestà e dalla responsabilità. E solo a partire da queste basi si potrà salvare e rifare grande l’Italia. Oggi Massimo Donadi ci rac- conta la rappresentazione, al contrario, dell’interesse parziale, personale e/o privato dell’attuale esecutivo. Fatto a immagine e somiglianza del premier. Appunto. di MASSIMO DONADI* Read more

L’agguato ad Obama. A Berlusconi dell’Italia non importa nulla Donadi

maggio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua a “sputtanarci in mondovisione”, perché il suo unico interesse è parziale, personale o privato. E’, come il giornale della politica italiana ha già avuto modo di scrivere, un non-presidente del Consiglio, che non assume decisioni (tout court) per il bene del Paese. Ma, sempre come abbiamo indicato per primi, la nostra nazione, la nostra economia, parti della nostra società, non possono più aspettare, perché gli ultimi treni per salvarci e tornare grandi passano in questi mesi, e se continueremo a cincischiare non sarà (poi) più possibile farlo. E chi oggi sta male continuerà a soffrire, chi sta “bene” (è fino in fondo possibile, quando la propria comunità va a rotoli?) verrà presumibilmente risucchiato nel vortice, a meno di non andarsene o contribuire ad affossare il Paese. “Rialzati, Italia!”, recitavano (è proprio il caso di dirlo?) i manifesti del centrodestra durante la campagna elettorale del 2006. Ma finché nessuno le metterà una mano sotto il braccio, aiutandola a tirarsi su, l’Italia non ce la farà. Al contrario, se una nuova politica vi si disporrà di buzzo buono dimenticando le tentazioni autoreferenziali – a cominciare dal circolo politicamente peccaminoso dei dibattiti televisivi – la nostra nazione può tornare grande, e (ri)offrirsi al mondo come culla della civiltà. Ma dobbiamo, appunto, fare presto. E il nostro attuale governo non è in nessun modo in grado di assicurarlo. Lo dimostra – ma non ce n’era bisogno, ancora una volta, in tutti i sensi – questo ennesimo show (degradante) del presidente del Consiglio. di MASSIMO DONADI* Read more

E l’Udc ripropone l’immunità a Berlusconi “Non processabile fino a fine mandato” Lodo Mantini, varrà per tutti parlamentari Donadi: “No a salvacondotti per la Casta”

maggio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

I centristi offrono al premier la possibilità di uscire dai suoi guai. Almeno finché resterà deputato. Attraverso una modifica all’articolo 68 della Costituzione. Una parte della politica e una parte della magistratura sono in guerra. Oltre a questo, esistono frange di magistrati che, al di là della politicizzazione, in mancanza della responsabilità civile del loro operato strumentalizzano le proprie inchieste per colpire una nostra politica comunque impresentabile creando effettivamente un vulnus democratico. Il provvedimento rischia però, in presenza di una nostra politica a sua volta non onesta e non responsabile di ridurre l’aula ad un porto franco di delinquenti. La (possibile) soluzione è – semmai – a monte, nella rifondazione di una politi- ca italiana onesta e responsabile che faccia il primo passo per una smilitarizzazione del rapporto con i magistrati, introducendone magari – ad un tempo - la responsabilità civile. Una politica che non candidi impresentabili è l’unica politica che può salvare e rifare grande l’Italia. Le regole non impediscono di infrangere le regole; ciò che può cambiare la politica italiana e il rapporto con la magistratura è la sola assunzione di responsabilità di una Politica che torni ad essere vera. E a questo fine è necessario il ricambio: i figli di questo tempo vivono l’esigenza di tale cambiamento. No comunque netto di Italia dei Valori alla proposta Udc. Ce ne parla il capogruppo alla Camera. di MASSIMO DONADI* Read more

Diario politico. Legittimo (?) impedimento Berlusconi: non ho poteri per governare E così (ancora oggi) “decide” di non farlo In agenda di nuovo solo processo breve Mentre Tremonti sbriga ‘affari’ economici Preparandosi a (degna – ?) successione

febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Litigano spesso. Il primo vorrebbe un maggior coinvolgimento del secondo rispetto alla mission di salvare il salvabile e di produrre provvedimenti tali da solleticare la pancia del “popolo”. Giulio non ci pensa proprio, sia perché ha la responsabilità di tenere in ordine i conti per/sia per non “sporcarsi le mani” e rimanere il nome più spendibile per il dopo-Cavaliere. Prima o poi. Prima, in una ipotetica soluzione di transizione con lui stesso alla guida. Poi come leader di un Pdl deberlusconizzato. Vediamo come la dicotomia si stia sviluppando in queste ore, con il presidente del Consiglio in attesa di soluzioni per sé e il ministro dell’Economia impegnato (silenziosamente e da parte, per non compromettersi) a tenere in piedi la baracca (ma non troppo). di GINEVRA BAFFIGO Read more

Diario politico. Di cosa stiamo parlando? Ammettiamo pure che sia ok tutto questo C’è Lodo Alfano costituzionale retroattivo Camera nega l’autorizzazione per Lunardi Un italiano: “Non risolve i miei problemi” Capiamo o no che così Paese va’ fondo?

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Un grande racconto della nostra vicedirettrice. Nell’introdurre il quale prendiamo – per un momento – per buono che tutto ciò di cui si è discusso oggi, nel modo in cui lo si è “discusso” e affrontato, sia legittimo. Prendiamo per buono che lo scudo per le alte cariche sia un provvedimento che ci equipara ad altre democrazie europee, e che la retroattività – lo scrive ad esempio Fabrizio Rondolino – sia un elemento «senza il quale il Lodo non è». Prendiamo per buono che l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture – non importa, qui, spiegare di cosa è accusato Lunardi; non è giusto gridarlo perché Lunardi è innocente fino a prova contraria. All’interno, naturalmente, ne parliamo – sia stata negata perché – come sostiene la maggioranza – non c’erano gli elementi per giudicare (?). La chiosa di un nostro connazionale – quelli che «ho 700 euro di mutuo mensile da pagare» – a Ballarò risponde nel modo più centrato, e non veniteci a parlare di demagogia, mentre il Paese va a picco, insieme agli italiani, al vero “lodo” – che nella nostra lingua significa controversia posta da un’autorità (?): appunto – della giornata: di che cosa stiamo parlando? L’ha capito o no questa nostra politica autoreferenziale di oggi che il suo compito è un altro, e che oggi o vi assolve oppure muore (il Paese)? Questo è il punto. Questa è la mancanza. Al di là di ogni valutazione di merito. Che non è rilevante fare. Di rilevante c’è il nostro domani, il domani di tutti noi, del nostro Paese (non quello del premier, non quello, con tutto il rispetto, di Lunardi). Di cui – a parte noi – non si è occupato (ancora una volta) nessuno. Il racconto di ciò di cui si è parlato, ora, all’interno. Read more

Ma guardate Montecitorio martedì alle 17 Il Paese rischia davvero d’andare a picco E nostro Parlamento è dilaniato/ bloccato Ora ripartiamo subito o non ce la faremo

ottobre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo sta denunciando da settimane: la situazione non è più tale da consentirci attendismo. Attendere oggi vuol dire morire. Ancora un po’ di tempo con questa inerzia e imboccheremo senza via di scampo la discesa verso un declino dal quale non ci potremo rialzare, se non fra molti decenni. E ciò significherebbe più povertà non solo per le fasce a rischio ma per tutti. E in generale il fallimento (finanziario o comunque politico) del Paese. Se ci muoviamo subito, invece, non solo possiamo “salvarci” ma siamo nella condizione, nel giro di qualche anno, di tornare grandi. E di avviare un periodo di benessere duraturo – specie se sapremo apprendere la lezione della (nostra) Storia e non ci siederemo sui primi allori, continuando a lavorare per lo sviluppo – per (gli stessi) decenni e decenni. Dei quali potremo essere orgogliosi e di cui ci saranno grate le generazioni di italiani che raccoglieranno la nostra eredità. Che sarà in quel caso un’eredità di tutto rispetto. L’eredità, appunto, di un grande Paese. Ma guardate com’è l’andazzo là dove – insieme a Palazzo Chigi – la svolta dovrebbe avvenire: la foto è stata scattata da Massimo Donadi, che la offre al suo giornale della politica italiana, nel pomeriggio di un giorno del tutto infrasettimanale (e compreso peraltro nei soli tre giorni nei quali i nostri deputati erano abituati a lavorare, prima della “scossa” data del presidente della Camera i cui effetti a quanto pare non sono però durati a lungo; e ora il capogruppo di Idv alla Camera ci spiega anche perché). Il Transatlantico, la grande sala-”corridoio” che accoglie i deputati tra un impegno e l’altro, è completamente vuoto. E non perché i parlamentari siano tutti al loro posto ai banchi… e nemmeno negli uffici. Del resto il Transatlantico è, un luogo di lavoro. E la disperante solitudine che accoglie Donadi all’ingresso è una cartina di tornasole di ciò che (non) sta accadendo nel Paese: non è (ancora) partita quella scossa necessaria a salvarsi. Dobbiamo fare presto. Presidente, o ripartiamo davvero o è meglio accelerare il percorso verso le elezioni. Noi continuiamo a confidare in lei. Ma ci dia modo di crederci davvero. Il quadro della situazione, da questo punto di vista, all’interno. di M. DONADI Read more

“Governo che fa leggi per sé è tirannide e popolo che l’accettasse (ne) è schiavo” No Silvio, non l’ha detto “cattivo” Donadi Vittorio Alfieri du’centoventi anni or sono

ottobre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra Costituzione è da tutti considerata così lungimirante e attuale perché è stata scritta da grandi uomini sollecitati da una grande “necessità”: quella di rifare grande l’Italia dopo la distruzione e l’umiliazione della guerra voluta da Mussolini che ha rischiato di fare morire il Paese. Sessantacinque anni dopo siamo (quasi) daccapo; questo non ci dica qualcosa del popolo italiano di ieri e di oggi ma, piuttosto, di quello di oggi e di domani: ci dica che il nostro impegno per rilanciare questo Paese ed evitare, così, il declino definitivo al quale siamo costretti se non cambiamo immediatamente marcia dovrà essere costante e non esaurirsi ai primi allori, che pure ci saranno. Ci saranno perché l’Italia è fondata su un grande popolo, dotato di risorse “umane”, intellettuali e creative ineguagliate, che se si muove ora – dopo sarà troppo tardi – può appunto tornare grande e guidare la civiltà, con la cultura, (con) la civiltà stessa appunto, verso i prossimi secoli. Ma quelle risorse, lo abbiamo scritto ieri, non sono sufficienti a farci vivere di rendita perché le abbiamo “riposte” per alcuni decenni, e la situazione, oggi, è figlia della nostra indolenza e dei nostri (loro) peggiori vizi e non delle risorse; le dobbiamo dunque risvegliare subito. Lo stimolo migliore per farlo è semplicemente guardare al futuro, consapevoli della nostra grandezza e del nostro diritto-dovere di dare il meglio per rioccupare il nostro posto nel mondo. Tuttavia non è indifferente, forse,  dare un’occhiata (veloce) al nostro presente, che rappresenta l’umiliazione di quella stessa nostra grandezza. Lo facciamo, proprio per evitare la gratuità e la sterilità di uno sguardo al “passato” – perché si tratta di un presente che, a cominciare da queste colonne, abbiamo già iniziato a superare – rileggendo le parole di un grande, che ci siano di insegnamento anche per il futuro. Vittorio Alfieri sul giornale della politica italiana. Sentite cosa dice di Ber… no, scusa- te: cosa dice in generale di un popolo e del governo. Read more

E la Lega è sempre più parte della cricca Ricordate processo a “Guardie padane”? Il governo prepara legge per estinguerlo

ottobre 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gran parte dello charme elettorale delle camicie verdi deriva dalla loro presunta estraneità al sistema della nostra politica autoreferenziale di oggi, per stare dalla parte del popolo, di cui i leghisti si propongono come i più fedeli rappresentanti. Lasciamo pure da parte l’evidente ipocrisia di un messaggio che viene da un movimento che oggi è un partito a tutti gli effetti e come tale partecipa alla divisione della torta, e tralasciamo pure le indagini a carico di esponenti leghisti in Lombardia: ora, a dimostrazione del più feroce “contagio” (ammesso che la Lega sia mai stata “in salute” da questo punto di vista), l’esecutivo ha pronto un provvedimento («ad Legam») che dovrebbe salvare i 36 militanti del partito di Bossi che componevano il costituito “braccio armato” delle camicie verdi – quello che avrebbe dovuto, tra l’altro, “liberare” la Padania – sotto processo per associazione militare a scopo politico. Un reato che le nuove norme cancellerebbero, consentendo così l’assoluzione perché “il fatto non costituisce (più) reato”. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

Diario politico. Sviluppo economico (di?) Si comincia discutere mozione di sfiducia Allora Silvio nomina Romani neo-ministro Così il conflitto di interessi è una guerra La sensazione che non ci creda nessuno Se è così meglio presidente lasci subito

ottobre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. 154 giorni di attesa, e la montagna partorisce il topolino. Il nuovo ministro per lo Sviluppo economico è l’ex sottosegretario con delega alle Comunicazioni, ex dirigente delle collegate Fininvest/Mediaset e uomo di fiducia del premier per la televisione. La scelta prediletta da Berlusconi, ma per assicurarsi che nessuno metta le mani (anzi) nel suo vaso di marmellata. Una scelta che da questo punto di vista è esplosiva: il conflitto di interessi prodotto dal (lungo) interim di Silvio è confermato per delega. Ma è assolutamente di basso profilo per ciò che riguarda il ruolo strategico del dicastero per il Paese. E la ragione per cui si è arrivati ad una conclusione di questo tipo è duplice: da un lato Berlusconi tenta da mesi di individuare un candidato di peso, salvo ricevere una serie di no (da Montezemolo a Marcegaglia passando per Luisa Todini). E questo dimostra che la responsabilità è una bandiera facile da declamare ma meno facile da impugnare ed agitare. Ma anche che la co-responsabilità in un’impresa a rischio chiusura è un fardello che nessuno si vuole caricare. Dall’altro la fragilità della maggioranza è quella che ormai conosciamo e di fronte alla prospettiva di un voto di sfiducia all’interim tenuto finora, per il quale era cominciata proprio ieri la discussione in aula, Berlusconi ha preferito non far rischiare il governo. Se la linea è questa, se non c’è – per ragioni interne e “ambientali” – la possibilità di rilanciare, come il giornale della politica italiana incalza il presidente del Consiglio a cercare di fare – anche proprio per risolvere i propri, problemi – allora la stabilità e la prosecuzione della legislatura diventano un disvalore ed è molto meglio che Silvio rassegni le dimissioni e si torni – magari dopo avere cambiato la legge elettorale – alle urne. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***Il racconto***
E FU COSI’ CHE SILVIO MI PRESE DA PARTE…
di MASSIMO DONADI*

ottobre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Se nel «vocabolario», come dice Nichi, della nostra politica sono tornati concetti come «bene del Paese» e se sia il presidente del Consiglio sia il leader del Pd parlano della necessità di immaginare una «strategia» o un «progetto»-Paese ciò è dovuto in primo luogo al consiglio de il Politico.it, consigliere autorevole e ascoltato dell’odierna politica italiana che spinge verso il futuro, del quale è il principale laboratorio. E tuttavia, e forse proprio per questo – proprio per il canale di “confronto” privilegiato con il Cavaliere – non potevamo non proporvi questa pezzo acuto e delizioso del capogruppo di Idv alla Camera, che è anche un ritratto diremmo quasi intimo e inedito del presidente del Consiglio. Nel giorno della fiducia Donadi ha avuto un rendez vous proprio con Lui. Sentiamo. di MASSIMO DONADI Read more

Anche Ichino contestato dai centri sociali Oggi la nostra politica è autoreferenziale Ma solo la democrazia è la risposta a mali A Grillo diciamo: no, scegli solo la politica

settembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giusla- vorista e senatore del Pd “aggredito” (verbalmente) alla Festa Democratica di Milano, ancora una volta dai giovani estremisti di sinistra. Succede dopo che a Torino un altro dei protagonisti della nostra politica sul lavoro, il segretario della Cisl Bonanni, aveva subito uno stesso trattamento. Di altra matrice è la contestazione a Schifani. Nei primi due casi si registra una pericolosa sovrapposizione tra i fatti di oggi e quelli di una stagione che è la negazione stessa della libertà e che non vogliamo rivivere nel nostro Paese: la matrice (movimenti border line che fanno riferimento ideologicamente alla sinistra estrema, della quale pure non fanno parte), le persone oggetto degli attacchi (uomini impegnati per la riforma, più o meno condivisibile, non è questo il punto, della legislazione sul lavoro), le modalità (violente o prossime ad essere tali, ben oltre la semplice e democratica contestazione), sono, grosso modo, le stesse. Nel caso di Schifani si è trattato di una contestazione, ancorché poco civile, da parte di altri giovani (e non) che fanno riferimento al movimento di Grillo, e che prescindono dal confronto sul tema specifico del lavoro e non hanno usato né intendono usare violenza nell’esprimere le loro riprovazioni. E tuttavia, come ha scritto in tempi non sospetti Gad Lerner sul nostro giornale, l’humus nel quale tutto questo emerge è costituito da due insiemi che si intersecano: da un lato una deriva della legislazione sul lavoro in un senso marcatamente liberista che ha tolto umanità, va detto senza reticenze, al mercato del lavoro, quando questo mercato esiste (e quando non è letteralmente tale). E ha buttato sul lastrico del futuro tutti i nati dopo la fine degli anni ’70. Dall’altro la nostra politica autoreferenziale che, nell’intersezione, priva di soggettività si piega all’economia e al liberismo senza guidare più il mercato del lavoro, visto che la deregulation (più o meno) selvaggia non può essere considerata una linea strategica, e per il resto non risponde più a nessuna delle esigenze del Paese. La risposta a tutto questo si chiama democrazia. Non le semplici contestazioni, mai, ovviamente, la violenza, che provoca solo altri danni a discapito di altre persone. La democrazia è invece l’impegno per cambiare le cose, quello al quale, saggiamente, lo stesso Grillo è giunto alla conclusione di doversi dedicare. A Grillo in particolare ora diciamo: non indulgere all’utilità della cassa di risonanza delle contestazioni, perché favorisce anche la risollevazione delle frange che, a differenza di voi, praticano pure la violenza. Scegli decisamente la politica, come in parte appunto stai facendo, e contribuisci a cambiare questo Paese. Massimo Donadi, all’interno, ristruttura questo invito del giornale della politica italiana in una forma più parziale e politicistica, ma comunque funzionale a raggiungere lo stesso obiettivo. A tutti coloro che non si accontentano, perché non possono, di questa nostra politica autoreferenziale di oggi, diciamo: il giornale della politica italiana c’è; e continuerà a fare la sua parte, con onestà e responsabilità, per cambiare lo status quo. Donadi ora. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Dal ’08 altri 67mila insegnanti sulla strada Gelmini: “Non li possiamo assorbire tutti” Ma non sono “solo” un problema sociale Se il governo cambia la cultura del Paese

settembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

I libri di storia modificati con l’obiettivo di dipingere la sinistra (e i suoi valori) come truffaldina ed esaltare la destra. L’operazione (anti)culturale operata dalle televisioni del premier negli ultimi trent’anni. Nessuno conosce gli italiani, ovvero se stesso, meglio del presidente del Consiglio. E il tentativo in atto ora è quello di togliere gli ultimi argini all’abbandono del Paese ai propri vizi, ai propri riflessi condizionati, plasmando contemporaneamente le coscienze delle nuove generazioni, per ridisegnare definitivamente l’identità di tutti noi (o, meglio, di chi verrà dopo di noi) a propria immagine e somiglianza. I precari della scuola sono persone in carne ed ossa che perdono il lavoro, sì (e come leggete nel titolo sono già in tantissimi, ben «due Alitalia», quelli che lo hanno perso dall’inizio di questa legislatura, con questo governo in carica), ma non è (solo) quella la (vera) posta in palio: i tagli del ministro della Pubblica (?) istruzione e l’abbandono del corpo insegnante a se stesso sono altri tasselli di una destrutturazione della scuola pubblica a vantaggio di quella privata, che non costituisce solo un fatto ideologico o legato a cartelli di interesse, e non ha solo implicazioni sociali (l’ulteriore divaricazione, anche in chiave prospettica e per le nuove generazioni, tra ricchi e poveri): a sistema con l’intervento sui libri di testo e con l’azione delle tivù è parte di un tentativo di cambiamento (o, meglio, oggi, consolidamento) della nostra “identità” (?) che non ha probabilmente precedenti in una democrazia. La risposta dell’opposizione – «Siamo con i precari» – appare dunque del tutto inadeguata, perché coglie solo il risvolto sociale della questione. La risposta da dare non può che consistere nella proposta complessiva di un Paese del quale la cultura cessi di essere una delle voci in bilancio e torni ad essere IL bilancio, in quanto strumento ed obiettivo di ogni singolo momento della ricostruzione. Fa il punto comunque sulla situazione della scuola, Massimo Donadi. Read more

DIARIO POLITICO
Famiglia Cristiana attacca Berlusconi. Il Pdl si sente accerchiato. E anche con Bossi i rapporti si fanno tesi

agosto 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riflessione sulla situazione politica italiana riceve oggi anche lo spunto di Famiglia Cristiana. Il settimanale dei paolini attacca duramente Berlusconi, il berlusconismo e il Popolo della Libertà. Durissime le parole utilizzate dal direttore don Sciortino nell’editoriale del prossimo numero, parole che hanno provocato una reazione assai scomposta di diversi esponenti del Pdl. La sensazione è che il gruppo dei berlusconiani si senta accerchiato. E ciò anche a causa dei rapporti complicati con l’alleato più fedele, almeno all’apparenza: la Lega. Oggi è previsto un vertice tra Berlusconi e Bossi, in ballo le elezioni eventuali e le alleanze da definire, e, forse, anche la valutazione del ‘fortino’ pidiellino-leghista.

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Diario politico. Berlusconi: ”Non sono più disposto ad accettare il dissenso nel partito”FINI SFIDUCIATO DAL PARTITO: ”Non abbiamo più fiducia nel presidente della Camera”

luglio 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota quotidiana del Politico.it, stasera a cura di Ginevra Baffigo, ci porta nel cuore della crisi del Popolo della Libertà. E’ definitivo, cala il sipario sul Pdl: la condotta di Fini non è compatibile con i principi del partito. I finiani non perdono tempo ed organizzano la formazione di gruppi autonomi nelle due Camere del Parlamento. Ma gli orizzonti che si aprono ora sono comunque inquietanti. Le opposizioni osservano lo scisma, ancora una volta, divise: chi è a favore di un governo tecnico in grado di portare avanti le riforme (il Partito Democratico) e chi piuttosto ritiene necessario tornare alle urne e chiedere quindi agli italiani di legittimare i presenti in Parlamento. Bossi, che ieri aveva profetizzato la rottura, vorrebbe evitare l’opzione delle elezioni anticipate. Ma la crisi del Pdl è ben profonda: all’espulsione di Fini, si aggiunge quest’oggi il proseguire dell’inchiesta sulla P3. E dalla prima lettura degli atti degli inquirenti non è escluso che altri nomi illustri della maggioranza siano, per ragioni ben diverse, obbligati a lasciare il Governo.  Read more

A Palermo ecco Italia che batterà la mafia Fini: ‘L’eroe è chi si sacrifica per lo Stato’ L’applauso delle agende rosse di sinistra Donadi: “Ora ripulire la nostra politica” Questo è il Paese onesto e responsabile

luglio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo straordinario pezzo del capogruppo di Italia dei Valori che state per leggere parla della fatica di uno Stato tradito da alcuni suoi membri nella lotta contro la criminalità organizzata. «La mafia è un fenomeno umano e come tale finirà», diceva Giovanni Falcone. Ma rimane in vita se il fronte di chi lo deve sconfiggere presenta delle incrinature, dalle quali passa ossigeno vitale per i boss. Dunque le parole di Falcone non sono più attuali?, si chiede Donadi. E la tentazione di rispondere di sì c’è per tutti, non c’è dubbio. Ma poi ti ricordi che ad aprire quelle incrinature è davvero solo una particina del nostro Paese. Che l’unione delle forze oneste e responsabili, di destra e di sinistra, espellerà dalla politica italiana. Ricompattando così il muro che dobbiamo all’impegno di Falcone e Borsellino. Fini, da una parte. I Democratici dall’altra. Non è tanto una questione di larghe intese. E’ questione di una grande convergenza democratica e nazionale, nel solco, peraltro, dell’eredità di Almirante e Berlinguer. Una destra e una sinistra al servizio del Paese possono vincere la mafia. Oggi. Gli applausi al coraggio del presidente della Camera sono lì a testimoniarlo. Il problema analizzato come mai prima, dalla grande penna di Donadi. All’interno. Read more

La fine di un impero (?)/2. Silvio e la responsabilità politica Donadi

luglio 15, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Abbiamo scritto che in qualunque altro Paese democratico a questo punto si starebbe discutendo di dimissioni del presidente del Consiglio. E’ davvero difficile ritenere che “Cesare” – questo il nomignolo affettuoso che i «quattro sfigati» che volevano sovvertire l’ordine costituzionale avevano affibbiato al Cavaliere – non sapesse. E d’altra parte si tratta di accertarlo. La certezza è che un governo la cui maggioranza è fondata su un partito il cui coordinatore tramava ai danni del Paese, ed ora viene disconosciuto da una componente di quello stesso partito che pone esplicitamente una «questione morale», in un’Italia a più alto tasso di democraticità e di senso della legalità avrebbe già lasciato, non foss’altro per sensibilità istituzionale. Ma a questo punto, ha scritto Gad prima, poco manca affinché ciò accada per forza, ovvero grazie al respingimento (è proprio il caso di dirlo?) da parte degli italiani di fronte ad un ulteriore susseguirsi di scandali. Scandali che, probabilmente, non del tutto a caso emergono alla vigilia della discussione sul ddl intercettazioni: la parte sana del Paese batte un colpo e dice, “Attenzione perché le cose stanno così, e fra poco tutto questo potrebbe venire nascosto per sempre”. Bossi che – ne parleremo nel Diario – invita a «fare presto» con l’approvazione del ddl proprio per evitare che il resto della marmellata – perché è certo che ci sia un “resto” di tutto questo – venga alla luce,  da un lato conferma ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo – ben prima che cominciassero le campagne della restante parte della stampa nazionale – ovvero che il ddl intercettazioni serve ad uso e consumo del presidente del Consiglio e della cricca per nasconderci le malefatte: riflettano coloro che ancora non ne sono convinti; e dall’altro rende a questo punto democraticamente inconcepibile che, in questo contesto, una simile legge venga approvata. Per questo, il Politico.it fa appello alla sensibilità del presidente della Camera e dei finiani, affinché affossino definitivamente il velo di omertà in cui consiste, in realtà, la legge-bavaglio, perché noi possiamo, vogliamo e abbiamo diritto di sapere, cos’altro sia avvenuto alle nostre spalle e contro di noi in questo Paese. Donadi sulla responsabilità politica del capo del governo. Read more

Ma vediamo di cos’è accusato Cosentino Camorra e “P3″, i due capi di imputazione Ma sulla loggia c’è il rischio-svuotamento Camera potrebbe negare uso telefonate

luglio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La notizia del giorno è dunque la calen- darizzazione prima dell’estate del voto sulla mozione di sfiducia – presentata dall’opposizione – al sotto- segretario in odore di camorra. Ma chi è veramente l’imputato Cosentino? Lo scopriamo. Ma vediamo anche cosa “rischiano” i processi a suo carico. Sì, avete capito bene: cosa rischiano i processi. Perché nel caso del dibattimento sulla nuova P2 la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha già dato parere negativo all’utilizzo, in sede processuale, delle inter- cettazioni che lo inchiodano. E ci si può aspettare un “no” definitivo. di MASSIMO DONADI* Read more

Persino l’Onu boccia il ddl intercettazioni ‘Missione in Italia per la libertà di stampa’ Ecco tutto ciò che non avremmo saputo

luglio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se la cosiddet- ta legge bavaglio venisse approvata, «può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione da voi». A dirlo non è né un esponente dell’opposizione né un illiberale di sinistra; è un portavoce dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, preoccupato per la deriva che la democrazia rischia di prendere dopo il 29 luglio, quando il ddl passerà in discussione alla Camera. Ma perché, e ci rivolgiamo in particolare ai nostri lettori che ancora non ne sono convinti, tutto il mondo democratico ritiene di intervenire per cercare di fermare una legge che in fondo, praticamente, non lo riguarda in modo diretto? Lo fa per una reale preoccupazione proprio per quella stessa libertà brandita da chi tenta di difendere la legge, messa in discussione da una limitazione della libertà di stampa (se non siamo a conoscenza di tutto, siamo meno liberi, perché le nostre decisioni sono figlie di una visione “selezionata” da altri che determina le nostre “scelte”), e per il rischio che la criminalità, più o meno organizzata, più o meno “politica”, possa dilagare a discapito e a spese di tutti noi. Le ultime vicende tra politica e giustizia venute a galla in questi giorni, ad esempio, se la legge bavaglio fosse stata in vigore non sarebbero state portate alla nostra conoscenza, e sia il tentativo di influenzare le decisioni e persino le nomine dei giudici – quindi altro che legge uguale per tutti – sia la connivenza con l’ndrangheta, per cui alcuni nostri rappresentanti favorivano la criminalità organizzata con i nostri soldi a discapito delle nostre libertà, sarebbero potute bellamente proseguire, alle nostre spalle. Per chiarirci ancora meglio le idee, ricostruiamo le due vicende e il ruolo, nel loro disvelamento, dello stru- mento delle intercettazioni. di STEFANO CATONE Read more

Manganelli, botte in aula, violenza in rete Ecco un volto “nero” della destra italiana Ripercorriamo una giornata di pura follia

luglio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Così come condanniamo le bandiere di Israele bruciate in piazza e le “Dieci, cento, mille Nassiriya”, o anche “solo” gli epiteti insultanti nei confronti del presidente del Consiglio (gli unici, veri “nani” – senza nessuna offesa nei confronti delle persone con questa caratteristica fisica – sono coloro che chiamano così Berlusconi) – tutte le bestialità compiute dalla militanza di sinistra in questi quindici anni – il Politico.it non può non rilevare come nella pancia della destra sopravvivano antichi riflessi, estranei naturalmente alla gloriosa tradizione parlamentare dello stesso Msi, da Almirante in poi, ma non a parte – parte – del suo popolo. Che, in un quadro di più generale scadimento della nostra politica – autoreferenziale di oggi – finiscono per contagiare anche la rappresentanza, che le esprime sia in termini di propaganda, sia in termini di indirizzi, sia, infine, negli stessi comportamenti. E ieri sono “emersi” in tutta la loro (pre)potenza. A livello di propaganda, è chiaro che i «coglioni» di Berlusconi, come un generale atteggiamento di disprezzo nei confronti dell’attuale opposizione, per non parlare del cattivo esempio del ministro La Russa, pizzicato (si fa per dire) a spintonare un pur evidente disturbatore – male quest’ultimo, ma molto peggio il ministro (!) La Russa – non favoriscono una tensione (culturale) al “disarmo”, verbale e fisico. Sul piano degli indirizzi, abbiamo già scritto ieri come le manganellate delle forze dell’ordine nei confronti dei terremotati de L’Aquila contenessero un chiaro marchio governativo, non essendo possibile imputare alle nostre oneste e responsabili forze di polizia la scelta della strategia di contenimento della piazza. Infine, il comportamento: il pugno sferrato a Barbato corona (in)degnamente una giornata all’insegna della violenza. E sentite come, a questo punto, alcuni militanti del Pdl si sentono autorizzati a rivolgersi ad altri italiani. Ce lo racconta Massimo Donadi.      Read more

Libertà di stampa, la ‘piazza’ fu opportuna Governo ‘forza’: ddl va in aula il 29 luglio Se Minzo apre la strada all’info di regime Ma ora Berlusconi si avvicina al tramonto

giugno 30, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Ricordate? Era il 3 ottobre e il Paese libero e democratico scese in piazza per avvertire che la libertà di informazione (o meglio l’informazione libera: era questo il senso di un “titolo” che rappresentava solo un’efficace sintesi comunicativa) era in pericolo. Sul giornale della politica italiana si aprì un dibattito tra i lettori che lo condividevano e quanti, tra i sostenitori della maggioranza, negavano che in Italia ci fosse (stato?) un regime. Ma nessuno tra i commentatori moderati che pongono la questione ha mai sostenuto che nel nostro Paese non ci sia già più libertà di stampa; il punto è che gli spazi si sono ridotti tantissimo e, quel che è peggio, questo dichiara l’intenzione di una ulteriore riduzione/limitazione. La cosiddetta (ma fino ad un certo punto) legge bavaglio va, com’è chiaro, proprio in questa direzione. Oggi la stretta sui tempi per cui il ddl tornerà in discussione prima della pausa estiva. «Un puntiglio», chiosa il presidente della Camera, che aveva sostenuto l’esistenza di ben altre priorità rispetto alla discussione della legge sulle intercettazioni, e giudica l’accelerazione «irragionevole». In realtà la ratio (?) c’è ed è chiara: far sparire al più presto tutti i riferimenti agli affari e alla cricca che, oltre a costituire un problema per i sodali del premier, spingono lo sgretolamento del sistema di potere sul quale si regge questo andazzo. Il giornale della politica italiana è il giornale di tutta la nostra politica. Onesta e responsabile. E continuerà a fare la propria parte per stoppare questa deriva e restituire al nostro Paese un arco costituzionale (veramente tale in tutti i sensi). Massimo Donadi fa il punto sulle intenzioni del governo e annuncia la reazione dell’Italia dei Valori. Solo su il Politico.it. Read more

***Il commento***
DELL’UTRI, UN’OMBRA SULLE ISTITUZIONI
di MASSIMO DONADI*

giugno 29, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Mentre il Tg1 compie una sorta di “processo di beatificazione” del senatore Pdl condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, dando l’impressione che Dell’Utri sia stato assolto tout court, come già con (i casi peraltro diversi di) Bettino Craxi e l’avvocato Mills, il giornale della politica italiana racconta la vicenda nella chiave della nostra politica. Il capogruppo di Italia dei Valori alla Camera pone l’accento sui dubbi e sulle preoccupazioni che la conferma della condanna al braccio destro del presidente del Consiglio deve suscitare in chi è animato da uno spirito realmente democratico, e aspira ad una affermazione su tutta la linea dello Stato nei confronti delle organizzazioni criminali. E allarga il campo a ciò che dovrà seguire a tutto questo: «Fare chiarezza» sugli intrecci tra Cosa nostra, affari e, appunto, la politica (nostra?).            Read more

***La risposta***
DI PIETRO, ASSORDANTE IL SILENZIO DEL PD
di MASSIMO DONADI*

giugno 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha posto con Giulia Innocenzi una questione politica all’Italia dei Valori: quando cesserete di essere il partito di (proprietà di) una persona, come assicura il vostro statuto, con tutto ciò che questo comporta sul piano della (scarsa) democrazia? Il capogruppo di Idv alla Camera, collaboratore del nostro giornale, sceglie il Politico.it per rispondere a questa e alle altre accuse rivolte a Di Pietro dopo l’esplosione del caso dovuto all’apertura di un fascicolo nei suoi confronti. Donadi adotta il low profile ribaltando il tema politico dalla parte delle motivazioni (opportuni- stiche, quando non «mafiose») degli attacchi mossi al suo leader. Ma lo strale più grosso, anche se dai toni pacati, è nei confronti del Partito Democratico: alleati, dove siete? Un vuoto che tradisce tutta la freddezza Democratica nei confronti di un alleato scomodo ma necessario. Parola alla difesa, dunque. Donadi sul giornale della politica italiana. Read more

Diario politico. Fuoco di fila di Berlusconi “Il ddl intercettazioni è blindato per il Pdl Se Corte costituzionale ti abroga le leggi Ora a L’Aquila qualcun potrebbe sparare Io non firmo contratto di servizio alla Rai” Tinagli: ‘S’è mai svegliato come tutti noi?’

giugno 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alle dichiarazioni del presidente del Consiglio. Che in una giornata di luna storta va all’attacco indiscriminato di tutto e tutti, soffocando gli aneliti di democraticità interna – e fin qui sarebbe “nulla” – andando ancora una volta contro la Costituzione, rischiando di offendere qualche aquilano terremotato attribuendogli una certa instabilità mentale e usando parole di estrema pericolosità, minacciando di toccare il punto più avanzato di problematicità del conflitto di interessi finora mai avuto. A tutto questo replica con una battuta la giovane e brillante professoressa italiana dell’Università di Madrid: «Si chiede se proviamo mai ad essere lui; lui ha mai provato ad essere noi alzan- dosi, il mattino?». Il grande Diario di Ginevra Baffigo. Read more

Ue: “Anche donne in pensione a 65 anni” Ma ora la parità va garantita a tuttotondo Donadi: ‘Ancora discriminate sul lavoro, il governo non faccia solo cassa su di loro’ Appello a Carfagna: incalzare Berlusconi

giugno 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande giornale di cultura politica del nostro Paese. Cultura politica vera: ovvero un giornale che offra ogni giorno una visione onesta e responsabile e spinga così la nostra politica, e con essa tutto il Paese, ad un rinnovamento appunto culturale di sé. Nel senso della modernità (sui temi di fondo che incidono il nostro futuro, e non solo su – singole – questioni particolari). Che non è una scelta di parte, ma quella condizione di “normalità” che caratterizza il resto del mondo occidentale e alla quale il nostro Paese ha il diritto-dovere di aspirare. Così, dopo avere fatto una battaglia contro l’autoreferenzialità della nostra politica, che abbiamo indagato nei giorni del caso/caos liste del Pdl nel Lazio – e che continuiamo ad indagare come filo conduttore del nostro discorso – e ora quella a favore della scelta della Cultura non più come voce di bilancio ma perché divenga bilancio della politica italiana e del Paese, oggi dedichiamo una breve narrazione – in due momenti – alle donne. Donne che costituiscono una metà disomogenea (ovvero non un blocco a sé stante ma/)e mescolata all’altra della nostra società. Le cui caratteristiche particolari – perché pure nella tensione alla parità, che sarebbe un peccato diventasse omologazione, esistono ed è bene che continuino ad esistere degli specifici maschili e femminili – sono essenziali per l’equilibrio della realtà e dunque è essenziale, per il bene di tutti, che divengano motore imprescindibile almeno tanto quanto quelli dell’uomo. La nostra politica, che non è un’arte maschile ma il governo della nostra società, ha bisogno in maniera decisiva di un apporto femminile comparabile a quello maschile. E lo stesso vale per il mondo del lavoro, i cui protagonisti non potrebbero che trarre beneficio da un ruolo rilevante delle donne. Che diventa doveroso nel momento in cui si stabilisce che donne e uomini vanno in pensione alla stessa età: stessi òneri (perché si parla di un allungamento della durata del tempo della vita dedicato al lavoro), stessi onòri. Di questo ci parla Massimo Donadi, nella prima parte di questa nostra discussione sull’universo femminile ingabbiato nella nostra società. Il capogruppo di Idv alla Camera invita il governo a non approfittare delle donne (è proprio il caso di dirlo? Lo vedremo meglio nella seconda parte del nostro “racconto”) e a cogliere l’occasione della parificazione dell’età pen- sionabile per prendere provvedimenti-scossa per stabilire una completa parità lavorativa. Read more

Monicelli: ‘Riscoprire senso della libertà’ La cultura non sono solo i nostri “beni” E’ (ri)fare dell’Italia un Paese che pensa Rimetterla al centro del nostro cammino Donadi: “Bondi inadeguato, si dimetta”

giugno 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le buone idee, almeno quando vengono proposte a persone che sanno giudicarle, hanno sempre un grande successo. E i nostri lettori sono tra i più maturi e preparati. Non è un caso che ogni qual volta il giornale della politica italiana, con il carattere che gli è proprio, dice la sua sul futuro del nostro Paese gli accessi schizzino, e registriamo i migliori risultati di quel periodo (mentre la curva è sempre in crescita: maggio è stato il miglior mese in assoluto per noi). Peraltro si tratta – ovviamente – di idee che appartengono ad un universo coeso, ovvero sono figlie di un progetto organico e non (sono) frammenti disordinati e senza un senso unitario. L’ultimo elemento lo abbiamo messo in campo, in tutta la sua estensione, venerdì. E’, in realtà, il filo conduttore del nostro discorso. La politica culturale del nostro Paese. Che, abbiamo scritto – e qui sta il punto – non dev’essere più concepita come tale. La cultura deve diventare la chiave della politica italiana. La competitività cresce con gli investimenti nella cultura, e in particolare nell’università e nella ricerca perché essi producono un beneficio concreto in termini di innovazione, e consentono di rilanciare nel confronto con le economie emergenti sul piano della produzione (delle idee) e della produzione avanzata. E quindi è necessario cambiare prospettiva in questo senso. Ma gli investimenti nella cultura determinano competitività anche perché un Paese che pensa, legge, studia, si forma, conosce è un Paese che ritrova il suo carattere e la sua vitalità. E quindi la sua libertà. Il grande autore della commedia all’italiana dice che gli italiani devono recuperarne il «senso». Si riferisce alla capacità di essere liberi – ovvero di imporre (naturalmente nella propria vita, e in un regime di confronto democratico nella vita pubblica) la propria sensibilità, le proprie idee, e la percezione, la consapevolezza di questa possibilità. L’Italia oggi non è libera perché è un Paese deficitario sul piano culturale, che non significa strettamente o solo sul piano della “conoscenza” tout court, ma conoscenza, quasi, come effetto “collaterale” e insieme motore della libertà intesa, appunto, come piena disponibilità di sé, nella propria totale espressione. Il cambio di prospettiva a favore della cultura che il giornale della politica italiana propone e sollecita è dunque funzionale a restituirci la nostra libertà e a rifare, così, nel tempo, grande l’Italia. E’ esattamente l’opposto di quello che sta facendo – ci duole dirlo – il governo, che riduce i tempi e i contenuti della scuola, taglia i fondi alla cultura, imbarbarisce il Grande Educatore, ovvero la televisione. Da queste colonne faremo quanto nella nostra possibilità per ridare all’Italia, invece, la sua sola speranza, la sua sola prospettiva. Che non è – come si usa dire – né di destra né di sinistra: è di chi non vuole assistere al declino del proprio Paese. Massimo Donadi attacca, su questo punto, in particolare il ministro dei beni culturali.

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Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo – ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) – che non esclude, comunque, forme di separazione – ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”

maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente della Lombardia chiede al governo di rivedere la manovra che porrebbe una pietra tombale sulla riforma. Sia Berlusconi («Non ho ancora firmato») sia Calderoli («I tagli non riguardano i trasferimenti») rassicurano il governatore (e gli ultrà del federalismo). Ma autorevoli analisti avvertono che farla ora metterebbe a rischio la tenuta dei bilanci. Confusione nella maggioranza, dove Tremonti sembra fare il bello e il cattivo tempo, ma senza un piano complessivo nel quale la politica economica venga inserita (e da Confindustria, ripresa dai finiani, arriva infatti l’accusa che nella manovra non ci sono provvedimenti per lo sviluppo, cioè per cui si faccia solo riordino dei conti, ma nemmeno strutturalmente e senza occuparsi di rilanciare l’economia, conditio sine qua fra qualche tempo ci ritroveremo punto e a capo) e senza nemmeno (sembra) un coordinamento e una comunicazione con gli altri ministri e, appunto, con i presidenti di Regione. In questo quadro la questione su se e quanto le Regioni dovranno aumentare le tasse per autosostentarsi passa in secondo piano: dove stiamo andando? Peccato che anche dall’altra parte non se la passino meglio: i Democratici sanno solo, timidamente, insistere sull’apparente fallimento della Lega, come se tutte le teorie sull’opportunità di imparare, anche, dai leghisti si traducessero nella conclusione che per recuperare consenso bisogna contrastare le camicie verdi-e-basta. E la propria iniziativa? E la propria linea sul federalismo? Ormai dalla fine degli anni ’90, quando i leghisti camuffarono la secessione nella proposta-cavallo di battaglia della riforma federalista, inseguono. E raffazzonano soluzioni improbabili e magari anche controproducenti (per il Paese) come la riforma (elettoralistica) del titolo V della Costituzione del 2000. Il tutto nella convinzione che il federalismo sia la chiave per aprirsi le porte del Nord. Ma la gran parte dei cittadini (del nord compreso) sanno in cosa consista questa riforma? Fa davvero guadagnare così tanti consensi professarsi federalisti? In attesa che il Pd si dia una risposta o almeno maturi una posizione chiara e non più di rimessa sul tema, il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Avevamo ragione (ancora una volta) noi Sfatiamo il mito: i conti non erano a posto Tremonti mentiva: la manovra serve a lui Donadi: è andata così. Ma poi il Pd dov’è?

maggio 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli elogi al ministro dell’Economia sono lo sport nazionale del momento. Praticato da tutta la nostra politica. Centrosinistra compreso. Che, anche responsabilmente, riconosce a Tremonti di avere stretto il cordone della borsa ed evitato il tracollo dei conti. Falso. O meglio: è vero, com’è noto, che il Commercialista ha stretto i cordoni. Un po’. Ma non nel modo necessario. E lo stato dei conti non era – già prima della crisi della Grecia e dell’euro – quello che ci andava raccontando. Tant’è vero che già ad aprile – prima dell’esplosione del bubbone ateniese – trapelavano indiscrezioni su una possibile manovra correttiva, che smentiva la narrazione del ministro sullo stato della nostra economia. Si parlava di 8 miliardi. Ma evidentemente erano stiracchiati pure quelli. Il rischio-default greco e il crollo delle Borse hanno alimentato sì ulteriormente la necessità di mettere in sicurezza il debito. Ma sono solo una concausa. Se volete, la goccia che ha rischiato (rischia) di far traboccare il vaso. Ma anche – come abbiamo scritto ieri – un dono della provvidenza per Tremonti che non sapeva più come uscire dal labirinto e sistemare conti che avrebbero rischiato di rivelarsi fuori controllo quando fosse stato troppo tardi, ovvero con un patatrack. Il giornale della politica italiana lo ha denunciato per primo, ma ora non siamo più soli: il capogruppo dell’Italia dei Valori ci dà ragione. E lo fa, naturalmente, dalle nostre pagine. In tutto questo, la principale forza d’opposizione dov’è? Perché dobbiamo sentire paragonare Tremonti a Padoa Schioppa quando le due realtà sono diverse, se non (ancora) opposte, tanto che lo dimostra il diverso atteggiamento del Paese nei loro confronti (paradossalmente, ovviamente, Padoa Schioppa principale “causa” del crollo di consenso del governo Prodi, insieme alle divisioni – a loro volta anche da lui, dal suo rigore, a torto provocate – della coalizione e Tremonti che, come proprio noi stessi abbiamo scritto, dimostrando ancora una volta la nostra assoluta libertà e onestà, che ci consentono – e anzi, ci impongono il dovere – di scrivere bene e male di checchessia e chicchessia senza guardare in faccia a nessuno e anche della stessa persona quando la figura, l’azione presentano luci e ombre, è invece schizzato nell’indicatore della fiducia suscitata negli italiani), senza che dal Pd venga (anzi…) una sola parola? Noi, intanto, continuiamo a fare il nostro lavoro, insistendo sulle contraddizioni di (tutta) la politica italiana. Donadi allora, sulla nostra denuncia. Read more

Il commento. Immorali i 10 milioni di euro a Santoro di M. Donadi

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre in tempo reale i commenti ai fatti appena avvenuti degli stessi protagonisti della nostra politica. Dopo avervi raccontato delle scelte e, soprattutto, della buonauscita riconosciuta al conduttore di Annozero, ci ragioniamo su con il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori.

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Un nuovo grande racconto de il Politico.it Governare con onestà/responsabilità (?) Il ddl intercettazioni favorisce lo stalking Donadi a Carfagna: dov’è la tua battaglia?

maggio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre ai suoi lettori il filo di una “narrazione” su un tema di fondo che abbracci fatti diversi mettendoli a sistema, il sistema del rapporto tra loro in funzione, appunto, della definizione/descrizione della questione che ne sta alla base, o che è possibile ricavare.

Dopo il grande successo del prototipo, il racconto (incrociato) sulla bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, con l’alternanza tra la riflessione su passato, presente e futuro intorno alla (cassazione della) legge e la ricostruzione delle reazioni di Ghedini e del presidente del Consiglio attraverso le vignette di theHand, e le ultime occasioni su Popolo Libertà con gli editoriali di Lerner e Guzzanti e su populismo e libertà, ecco un’altra delle grandi narrazioni de il Politico.it stavolta dedicata ai nostri valori di riferimento, quello sui quali è possibile rifondare la nostra politica del futuro. Sì, perché – come vediamo ogni giorno e come vedremo ancora meglio grazie a questo racconto – oggi sono completamente disattesi. Del ddl intercettazioni questo giornale è stato il primo a denunciare la pericolosità per il mantenimento (o il perseguimento) della legalità nel nostro Paese, quando ancora gli altri non se ne occupavano. Oggi possiamo quindi permetterci di guardarlo da un altro punto di vista, centrale per la nostra riflessione su (mancanza di) onestà e (ir)responsabilità. Il ddl, che prevede, di fatto, che non si possano fare intercettazioni se non si ha “sentore” di reato, impedirebbe/impedirà di scoprire i casi di molestia ripetuta o continuata nei confronti di una persona, che nella stragrande maggioranza dei casi si compie per telefono, che non potrà appunto più essere messo sotto controllo. Un reato che colpisce il 20% della popolazione, in particolare donne, per la cui introduzione nel codice penale era stata compiuta una battaglia bipartisan che aveva visto come capofila proprio il ministro delle Parti opportunità. Un passo compiuto nella direzione dei cittadini che ora verrà sostanzialmente cancellato, a vantaggio della protezione di pochi potenti (oltre ai tanti criminali che potranno compiere le proprie malefatte senza che nessuno di noi, neppure, lo venga a sapere) che potranno così fare e disfare a proprio piacimento, più o meno lecitamente, a nostra insaputa (stavolta è proprio il caso di dirlo). Da Mara Carfagna è venuta una risposta, che non sembra però trovare riscontro in annunci di intervento da parte del governo. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

Casini: “Ora governo di salute pubblica” Ma è sano solo un bipolarismo moderno

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. La responsabilità, in particolare, consiste nella capacità di agire nell’interesse del Paese, possibilmente di tutti gli italiani – nello stesso momento (il che non significa, naturalmente, non riconoscere un – inevitabile – ordine prioritario agli interventi, che deve però discendere da questo obiettivo e non dall’obiettivo di favorire gli interessi di una data parte). E’ evidente che oggi tutto questo è completamente assente dal nostro scenario: la politica italiana è del tutto autoreferenziale, ovvero non solo rappresenta specifici interessi ma, spesso, addirittura il proprio, venendo meno anche alla funzione di rappresentanza (appunto) popolare. E tuttavia, a ben guardare, siamo sulla strada che porta a quella possibile opzione: il bipolarismo, oggi mal funzionante, grazie ad un progressivo consolidamento, alla futura uscita di scena del presidente del Consiglio (oggettivamente fattore di destabilizzazione o di deviazione della nostra politica e del bipolarismo stesso, che pure ha contribuito in modo decisivo ad avviare) e alla comune reazione (a questo)-tensione alla responsabilità di parti (o della totalità) di entrambi i partiti maggiori (a destra è evidente che il riferimento è alla proposta di Gianfranco Fini), il bipolarismo, dicevamo, per tutto questo tende naturalmente (e in maniera imprevista) alla propria maturazione, ed è possibile che nel (prossimo) futuro potremo avere anche nel nostro Paese una dialettica appunto matura tra due parti che, seppure da punti di partenza e con qualche interesse specifico differenti, tenderanno a fare il bene di tutti. Una condizione naturale, in qualsiasi Paese democratico occidentale, che tuttavia noi non abbiamo ancora avuto la fortuna di conoscere. Un autorevole osservatore faceva notare, nei giorni scorsi, come in Inghilterra stia finendo, o comunque sia in crisi, proprio questa fase-modello che noi dobbiamo ancora addirittura cominciare. In questo quadro ogni tentativo di fuoriuscita dal bipolarismo, come quella surrettiziamente proposta da Casini, non va nell’interesse dell’Italia ma in quello di una parte, seppure terza, seppure centrista, che non ha oggi nel nostro Paese lo spessore – che ha avuto altrove, ma anche da noi, in altre fasi storiche – che le consentano di rispondere a questo bisogno al di fuori della concorrenza tra due poli, conditio sine qua non per arrivare a quella tensione, comune, alla responsabilità, e per evitare il consociativismo e la stagnazione di una politica italiana ferma e non dina- mica. Ci dice la sua, a questo proposito, Massimo Donadi. Read more

Ma a Scajola non credono neanche i suoi Il ministro: ‘Comprato a costo di mercato’ il Giornale: “E’ un insulto all’intelligenza” Così mozione di sfiducia firmata Donadi

maggio 3, 2010 by Redazione · 31 Comments 

Il caso dell’ex coordinatore di Forza Italia, se verrà provato che Scajola ha ricevuto soldi in nero da Anemone per l’acquisto della casa «con vista sul Colosseo», è un fatto grave che conferma che le trame della corruzione emerse intorno agli appalti per il G8 della Maddalena lambiscono la nostra politica, e il governo, come già intravisto con il tentato coinvolgimento di Bertolaso, oltre che per il ruolo di Balducci. E dunque è qualcosa che va raccontato e con onestà e responsabilità affinché possa costituire la molla di un’indignazione da ritrovare e, poi, la chiave di volta della ricostituzione di una nuova cultura. E oggi è il giorno della possibile svolta: la messa al muro (delle proprie responsabilità) del ministro da parte di Idv, con cui ora anche un Pd tra il responsabile e il titubante sembra tendere a convenire: «Parli o si dimetta», dicono i Democratici. Ed è il co-firmatario con Antonio Di Pietro della mozione in prima persona a parlarcene. Eccolo. Read more

E su Fini un duro attacco di Idv a Bersani “Pensa di fare un nuovo centrodestra?” Su il Politico.it ecco intervento di Donadi

aprile 27, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera accusa il segretario Democratico: «Cos’ha in testa Bersani? O nel Pd regna grande confusione, o quella, né più né meno, sarebbe la soluzione che propongono all’ex leader di An». Eccolo. Read more

Quando storia (tragica) si ripete in farsa Il tg di “regime” di Minzo crolla in ascolti Tentativo di censura aggirato su internet Decade il dl cambia-regole pluribocciato Maggioranza sotto 38 volte alla Camera Eppure vince sempre lui… Pd, dove sei?

aprile 15, 2010 by Redazione · 1 Comment 

«La storia si ripete sempre due volte: la prima volta in tragedia la seconda in farsa»: Marx va per la maggiore da quando la democrazia italiana si è trasformata, definizione di un autorevole studioso, in democrazioide, ovvero una democrazia un po’ deformata e non più tale in tutti i suoi aspetti. A questo concorrono il conflitto di interessi e il controllo delle tivù da parte di Berlusconi, i tentativi (comprese le telefonate di sollecito al membro dell’Authority affinché l’arbitro intervenisse a fischiare un rigore inesistente alla squadra “avversaria”) di fermare l’informazione ancora libera che si fa sulle reti pubbliche, lo stravolgimento delle regole per favorire la maggioranza, tutto questo consentito da una legge elettorale che impedisce agli elettori di leggere parlamentari sottoposti al controllo diretto del presidente del Consiglio, in un Parlamento svuotato del proprio potere e poi della propria funzione. Ma… La censura di Santoro si traduce in una straordinaria pubblicità per lui che riesce ad andare in onda anche nei giorni delle elezioni, nonostante il blitz, riuscito, della sospensione dei talk show, grazie alla rete che squarcia il velo (anzi, oggi, il sacchetto di plastica), appunto, della censura. Il Minculpop del primo telegiornale italiano (ora il primato è a rischio) non piace agli italiani che ne fanno crollare lo share, consentendo al Tg5 di avvicinarsi pericolosamente: «Nel momento in cui gli ascolti non mi dovessero premiare io o altri ne trarremo le conseguenze», disse una volta Minzo; vedremo se tradurrà le parole in fatti. E intanto da qualche parte si comincia a parlare di una sua possibile sostituzione. «Non si è mai visto un golpe fermato dal Tar del Lazio», fu il commento sarcastico di Massimo D’Alema (in questo lancio, va detto, vengono citati soprattutto comunisti) allo stop del decreto salva-liste da parte del tribunale amministrativo, una bocciatura poi ripetuta altre enne volte da (altri) organi giudiziari. E poi anche dal Parlamento, dove, alla Camera, nonostante una maggioranza schiacciante, il centrodestra va sotto ancora una volta (è, appunto, la 38esima). Un assenteismo che, scrive oggi il Giornale (di famiglia), mette a rischio lo stesso iter delle riforme istituzionali. Insomma, il “regime” fa acqua da tutte le parti. E nondimeno il presidente del Consiglio continua a vincere tranquillamente. Alla domanda che si faceva una trasmissione televisiva – «Le Regionali sono state vinte da Berlusconi o perse dal centrosinistra?» – ci sembra, a questo punto, di poter dare una risposta (certa). E ora i “casi” del crollo dello share del Tg1 e dell’affondamento politico-parlamentare del decreto salva-liste raccontati da Donadi e Sarubbi. Read more

Diario politico. E’ decaduto dl salva-liste Maggioranza sotto (per 8 voti) a Camera

aprile 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario “minore”, in una giornata che non offre altri spunti di rilievo – che non siano di pura politica politicante – oltre a quelli che abbiamo sviluppato nel corso del pomeriggio. La notizia è che il provvedimento varato alla vigilia delle elezioni dal governo per consentire la riammissione della lista Pdl nel Lazio incontra una nuova bocciatura: quella finale, quella politica. Nonostante la sproporzione di forze centrodestra battuto. Pesano anche le assenze “illustri” di Cicchitto, Lupi, Ghedini e Verdini. E riesplode la polemica. Il racconto.            Read more

Conti pubblici, dobbiamo preoccuparci(?) Sul loro vero stato un velo di ambiguità Ora Tremonti dica come stanno le cose Donadi: ‘Governo riferisca in Parlamento’

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede nell’onestà e nella responsabilità, e poiché non ha senso “avere” valori che poi non si tengono come punti di riferimento effettivi, assume su di sé entrambi. Ed è onestamente e responsabilmente che il Politico.it segnala il “mistero” – con qualche fessura attraverso cui passa una luce tenue, pallida, malata, altrimenti non potremmo essere qui a parlarne – che copre, a questo punto, i conti dello Stato. Ogni volta che qualcosa riesce ad emergere – come per le rilevazioni Istat, o come nel caso delle indiscrezioni, anche se smentite dal ministro dell’Economia, su una “manovrina” di ripianamento di un buco di bilancio di 4-5 miliardi che sarebbe in cantiere per giugno – la percezione è che qualcosa non vada e, comunque, che tra il racconto che viene fatto dal governo e il reale stato della nostra economia ci sia una forte discrepanza. Ma, attenzione: in questo caso non è solo un problema di (mancanza di) onestà o di propaganda. E’ un problema di responsabilità: perché la trasparenza dei conti, oltre ad essere un requisito fondamentale per “stare” sui mercati con qualche sicurezza (per noi e per loro), è anche la condizione affinché tutti si possa contribuire ad una corretta gestione e non ci si ritrovi poi, tra qualche mese, con una brutta sorpresa. Conosciamo le cattive condizioni diremmo “strutturali” dei nostri conti, ma proprio per questo i rischi sono grandi e devono essere evitati attraverso un sano rapporto (in tutti i sensi) con l’opinione pubblica, oltre che con le altre parti della nostra politica che, anche, la dovrebbero tradurre e guidare. Insomma ministro Tremonti, questo non è il comparto (e il momento) sul quale giocare con la comunicazione, della quale lei è abile interprete al pari del presidente Berlusconi: faccia un passo indietro e dica come stanno davvero le cose. Prima che sia troppo tardi. Ma qual è il parere del centrosinistra – o meglio l’Ita- lia dei Valori: il Pd, ancora una volta, dov’è? – Lo sco- priamo con questo intervento di Massimo Donadi. Read more

Decreto salva-liste avanti grazie all’Udc Ecco tutti i nomi dei 17 deputati assenti Un nuovo intervento di Massimo Donadi

marzo 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dal centrosinistra, il gruppo di Casini (che non c’era) seduto in aula solo per metà: quanto basta a permettere alla maggioranza (anch’essa ridotta ai minimi termini) di salvarsi e respingere il primo (e decisivo) assalto al decreto interpretativo. «Una brutta giornata per la nostra democrazia», aveva stigmatizzato il leader centrista quando il Cdm aveva licenziato il provvedimento. E il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori fa notare il precedente del legittimo impedimento – «ispirato (effettivamente, ndr) dall’Udc» – e, sostiene, la tendenza dei deputati del piccolo Scudocrociato a «squagliarsi come la neve al sole» ad eccezione di uno sparuto gruppo di parlamentari di fronte a tutte le leggi ad personam del Cavaliere. Il giornale della politica italiana vi dà conto di un passaggio di grande significato politico (anche se il dl finirà per servire a poco) e simbolico legato alla vicenda centrale di queste ultime settima- ne di nostra politica (autoreferenziale). Read more

***L’intervento***
PRESIDENTE, NON FIRMARE IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
di MASSIMO DONADI*

marzo 11, 2010 by Redazione · 1 Comment 

E dopo avere (ri)scoperto un centrodestra che, grazie alla firma del decreto interpretativo da parte di Napolitano (si) riconosce ora (più che mai) (ne)[i]l suo ruolo di garanzia, con tutto ciò che di buono, anche per la stessa, comune a tutti noi priorità di difendere il bene prezioso della democrazia e della libertà (insita inscindibilmente, la Storia ce lo ha insegnato, nella prima), questo può comportare, ascoltiamo, come promesso, la voce di chi invece, in questa lettura, non si ritrova. Quell’Idv a cui già il giornale della politica italiana aveva dato voce nelle ore immediatamente successive alla promulgazione del decreto, e di cui Donadi ci anticipa la linea – conseguente a quella tenuta sul salva-liste – invitare Napolitano a non firmare il provvedimento che sospende i processi del premier e dei ministri per i prossimi diciotto mesi. Sentiamo. Read more

***L’intervento***
NAPOLITANO COME VITTORIO EMANUELE
di MASSIMO DONADI*

marzo 6, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giorno dopo l’approvazione, e la controfirma da parte del presidente della Repubblica del decreto salva-liste che se non formalmente, sostanzialmente cambia la norma elettorale a vantaggio di una parte a partita in corso di svolgimento – una scelta che suscita la preoccupazione di una grande parte del Paese – il giornale della politica italiana dà doverosamente voce all’opposizione in un corretto gioco democratico. Prende la parola per il centrosinistra il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, che parla di «impeachment» per il capo dello Stato («Un brav’uomo invischiato in un gioco più grande di lui»), sostiene l’ipotesi di una grande manifestazione dell’Italia «che, a differenza di Napolitano, non china la testa» che però potrebbe, scrive Donadi, anche non bastare. Sentiamo perché. Read more

Corruzione, e in Cdm passa proposta-Fini Ma basta(va) abrogare leggi ad personam FOTO: Mills, prescritto grazie alla Cirielli

marzo 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sceglie di dare priorità – rispetto alla “battaglia delle liste”, che segnala sì una questione politica, ma ai margini dei partiti e della loro autoreferenzialità, che semmai dimostra – all’elemento di maggior rilievo, politico appunto, della giornata. E lo fa, contemporaneamen- te, assolvendo alla propria funzione di strumento e di riferimento per una lettura critica della nostra politica. Il governo inasprisce (a questo giro) le norme contro la corruzione. Su richiesta di Calderoli viene intanto recepita l’idea lanciata giorni fa dal presidente della Camera: incandidabilità per cinque anni per chi viene condannato in via definitiva per corruzione, appunto. Si potrebbe discutere sull’opportunità, per la politica italiana – che non è la sede della riabilitazione di chi ha sbagliato, che può restare off limits per persone che hanno compiuto reati contro la politica stessa – di prevedere anche a distanza di un lustro il “reintegro” dei corrotti, per quanto abbiano espiato. E culturalmente è forse un mezzo passo falso. Ma, per un altro verso, è comunque una scelta a garanzia di una maggiore pulizia delle istituzioni. Oltre a questo, viene introdotto l’obbligo, per i presidenti di Regione, di rendere conto del bilancio al termine delle loro amministrazioni, pena, anche per loro, la non rieleggibilità (si pone la questione di come si stabilisce, e di chi è preposto a farlo, il «fallimento politico» per il quale scatta la “sanzione”, ma ci sarà tempo per entrare ancora più nel merito; ora stiamo al fatto politico generale): «Una gestione sana è la precondizione per evitare fenomeni di corruttela», spiega Alfano. E c’è infine un più generale inasprimento delle sanzioni. E fin qui tutto bene. Ma c’è (anche) un però, ed è il tema che vi proponiamo. In questi anni il centrodestra ha introdotto norme che, quale che sia la motivazione – ed è a tutti evidente che hanno a che fare con i processi del presidente del Consiglio – riducono i margini per perseguire i potenziali corrotti. Per non parlare di quello che accadrebbe qualora venissero cancellate, di fatto, le intercettazioni. E’ d’uopo allora domandarsi se i provvedimenti di oggi rappresentino un cambio di direzione, favorito anche dalla distensione nella vicenda del presidente del Consiglio – che avviene però proprio grazie ad una di quelle leggi, che riducendo i tempi della prescrizione ha salvato l’avvocato inglese e con lui, probabilmen- te, anche il premier – oppure siano solo un inter- vento-bandiera, diciamo così, ad usum mediorum. Ci parla di questa contraddizione, Massimo Donadi. Read more

***Cronaca parlamentare***
SE GLI SCIACALLI SIAMO NOI
di ANDREA SARUBBI*

febbraio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E dopo le parole di Fini, entriamo nella discussione di oggi a Montecitorio con il nostro deputato del Partito Democratico. Il titolo è “dedicato” a Cicchitto, che epiteta il centrosinistra per essersi «accanito» su Bertolaso. Poi Sarubbi analizza la vicenda citando Donadi e Tabacci. Due dati su tutti: nell’era dell’attuale capo della Protezione civile lo stato di emergenza nazionale è stato dichiarato 587 volte contro le 10 volte del decennio – decennio – precedente; le casette sostitutive de L’Aquila (in tutti i sensi) sono state pagate 2800 euro a metro quadro, come dei veri e proprio appartamenti: un altro segno di come non si sia badato a spese, tutto da verificare a vantaggio di chi. Ma sentiamo, dalla bella penna dell’ex giornalista Rai, per il giornale della politica italiana, com’è andata la discussione alla Camera. Read more

L’intervento. E’ una nuova Tangentopoli di Massimo Donadi

febbraio 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capogruppo alla Camera dell’Ita- lia dei Valori risponde a Gianfranco Fini che ieri aveva respinto il paragone tra i casi di corruzione emersi in queste ore e le tangenti ai partiti del ’92. Seguito poi dal premier che, preoccupato per i possibili contraccolpi in vista delle Regionali, ha dato ordine ai suoi di gettare acqua sul fuoco dei confronti col passato. Lo fa sul giornale della politica italiana. Ascoltiamo. Read more

L’intervento. Le ragioni della nostra svolta di Massimo Donadi

febbraio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giorno dopo il congresso, il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori spiega al giornale della politica italiana la scelta di abbandonare la strada dell’opposizione fine a se stessa per lavorare con il Partito Democratico alla costruzione dell’alternativa di governo. Su De Luca, il candidato governatore Democratico su cui ora convergono anche Idv e Sinistra Ecologia e Libertà: «Con lui per non consegnare la Campania alla camorra». Sentiamo. Read more

La previsione. Il ddl sul processo breve non si farà di M. Donadi

febbraio 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è il solo in grado di proporvi in tempo reale i commenti delle sue grandi firme e dei protagonisti stessi della nostra politica. Dopo avervi raccontato e già interpretato, in realtà, con theHand la puntata di oggi del corto circuito con la giustizia, il Politico.it dipana il filo del suo ragionamento con questo nuovo contributo del presidente dei deputati Idv alla Camera. Donadi segue la pista tracciata dal nostro giornale e mette a sistema i fatti di oggi, per poi svelare il (presunto) vero stato dell’arte: secondo Carlo Taormina, predecessore di Nicolo Ghedini alla guida della macchina sulla giustizia di Berlusconi, il vero obiettivo della “proposta” della maggioranza e del governo che limita la durata dei procedimenti è creare il “male minore” del legittimo impedimento al quale siano “costrette” ad aderire – per evitare la «bomba atomica» del troncamento dei processi – anche parti dell’opposizione, come l’Udc, attribuendogli una legittimazione (appunto) che altrimenti non avrebbe. E’ la tesi di Taormina che viene ripresa ora da Donadi per il giornale della politica italiana. Sentiamo. Read more

L’intervento. Cosentino, la casta che si autoassolve di M. Donadi

gennaio 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il tema, non nascondiamocelo, non è giustizialismo sì giustizialismo no, garantismo sì garantismo no. Il tema è la responsabilità della politica italiana nei confronti del Paese. E anche la sua credibilità e affidabilità per i cittadini. Quando un membro del governo finisce sotto accusa – la cui legittimità è stata ieri confermata in Cassazione – per concorso esterno in associazione camorristica (nel caso specifico, per rapporti con il clan dei Casalesi) prima ancora della difesa di un principio di garanzia dell’indipendenza di ogni potere rispetto agli altri (problema per il quale è legittimo porsi alla ricerca di soluzioni) viene l’opportunità, se non la necessità – per uno Stato che voglia essere dalla parte dei suoi cittadini e credibile nella lotta alle mafie – di separare le possibili responsabilità dell’accusato da quelle dell’esecutivo, e comunque delle istituzioni di questo Paese. Dimissioni dunque, e comunque concessione di quell’autorizzazione all’arresto che la «casta», come la definisce il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera in questo pezzo per il giornale della politica italiana, ha invece negato nei confronti di Cosentino. Ascoltiamo. Buona lettura. Read more

L’intervento. Craxi visionario, ma tradì il Paese di Massimo Donadi

gennaio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera sceglie il giornale della politica italiana per dire la sua nel confronto sulla figura dell’ex presidente del Consiglio, il giorno dopo l’editoriale del direttore del Tg1. E lo fa “aprendo” alle ragioni di chi chiede il riconoscimento dei meriti politici di Craxi, confermando un equilibrio che lo pone in parte in controtendenza rispetto al leader e al resto del suo partito. Un equilibrio che non gli impedisce, tuttavia, di ricordare gli errori, gravi, dell’ex leader socialista. «Il “processo di beatificazione” – scrive Donadi – è del resto solo strumentale a cancellare le macchie di una classe politica oggi tornata al potere con Berlusconi». Con Repubblica e con il Corriere, il giornale della politica italiana ospita il dibattito pubblico della nostra politica sulla figura di Craxi a pochi giorni dalla ricorrenza della morte. Di qui a lunedì una sorpresa per i nostri lettori. Intanto, Donadi. Sentiamo. Read more

L’intervento. Dialogo, a D’Alema dico: stai sbagliando di M. Donadi

dicembre 21, 2009 by Redazione · 2 Comments 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera sceglie il giornale della politica italiana per rispondere all’apertura del dirigente Democratico al centrodestra sulle riforme e sul nodo-giustizia e Berlusconi. Per Donadi la democrazia italiana è «sotto ricatto», e la mossa di D’Alema equivarrebbe a «pagare il riscatto». La politica italiana è solo sul suo giornale. Assolutamente da non perdere. Sentiamo. Read more

Diario. Schifani: ‘Facebook peggio gruppi violenti anni ’70′. Donadi: ‘Come in Iran’

dicembre 18, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it, eccezionalmente al mattino per lasciare spazio, ieri, al caso dei regali sfarzosi ai deputati Pdl sollevato da Franco Laratta sul giornale della politica italiana. Maroni fa un passo indietro rispetto all’intenzione-tentazione di una stretta sulla rete ma l’idea di fondo resta, e lo dimostra l’uscita del presidente del Senato. Insorge il popolo democratico, trasversale rispetto agli schieramenti. Della Vedova (Pdl) rincara la dose del capogruppo Idv: «La pensano così i regimi totalitari». Ma ieri è stato anche il giorno del rientro a casa del presidente Berlusconi, al quale i medici hanno “prescritto” dieci giorni lontani dalla politica italiana, ma che di fatto compie il suo ritorno sulla scena proprio ieri: «Se cambia il clima il mio dolore non sarà stato inutile – dice il premier – pronti al dialogo (ma anche a fare le riforme da soli, ce le chiede la gente) con l’opposizione responsabile se isola i fomentatori (Di Pietro, ndr)». Ma Bersani: «Sì al dialogo in Parlamento, no a leggi ad personam». Il racconto, oggi, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Finanziaria, no tagli fisco Afghanistan, sì ad Obama: “Più truppe”

novembre 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Vince la linea Tremonti: «Già molto che non aumento le tasse», dice il ministro dell’Economia. Fini: «No alla fiducia su un maxi-emendamento del Governo». Grande racconto in cinque capitoli della giornata. Il presidente americano chiama il nostro capo del Governo e gli chiede un rafforzamento dell’impegno a Kabul. Prosegue il dibattito sulla riforma della Giustizia mentre arriva, alla fine, la sostituzione di Ruffini alla direzione di Raitre: il nuovo “capo” della terza rete è l’ex direttore del Tg3 Antonio Di Bella. Buona lettura. Read more

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