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***L’errore capitale di Bersani***
CARA SINISTRA, SAPPILO: MONTI E’ UN SUPER BERLUSCONI
di PAOLO GUZZANTI

marzo 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché fa tutto ciò che il suo predecessore aveva promesso nel ’94, ma non aveva avuto la forza di realizzare. E si tratta di scelte “di destra”, non la destra storica (italiana ed europea) – puramente – conservatrice, ma la destra liberista e “americana”. La destra – per intenderci – di Marchionne. Destra è, per definizione, fare gli interessi – dei (più) forti. E oggi, nel mondo (dominato dal) mercato, fare gli interessi dei forti non coincide più, direttamente, con la difesa dello status quo; o meglio questo è lo scopo finale e l’effetto (auspicato), ma viene perseguito attraverso un (falso) riformismo che porta alla progressiva riduzione delle regole, così che la legge del più forte possa imperare (ancora meglio) e quella conservazione – delle distanze tra chi ha e chi non ha – possa…rinnovarsi. Altro che lotta ai (veri) privilegi… Inutile poi chiedere – come Bersani fa, non rendendosi conto di essere alla guida dello strumento per eccellenza per determinarla, senza passare per la benevolenza di chi non la può, costitutivamente, offrire – perequazione. Non avverrà mai (come non è mai avvenuta – storicamente). Su questo (stesso) terreno (su cui, in tutti i sensi, i ‘forti’ hanno i loro interessi). L’unica chance che la Sinistra ha di tornare a svolgere la propria funzione, che è fare il bene (non – solo – dei lavoratori ma) di tutti (insieme), è offrire – scriveva Mazzini – una ragione più alta. Quell’(alto) obiettivo comune per l’Italia dandoci il quale risaremo motivati a (ri)dare valore anche ad altro, dal (solo) denaro, riaprendo gli occhi (sulle persone) e riscoprendo (così) il piacere di collaborare, di fare sistema, e/ per in questo modo ricominciare a restituire il nostro Paese alla posizione che gli compete nel mondo. C’è stata una sola occasione in cui l’unico governo di centrosinistra capace di convincere la maggioranza degli italiani – al punto che, nonostante gli elettori “attivi” siano oggi in maggioranza di destra, il Paese gli offerse anche una seconda possibilità – sfondò il velo di incomunicabilità (elettorale) tra le aree di opinione e di sensibilità della destra e della sinistra, attraendo consensi anche da chi tradizionalmente – e per convinzione! – votava Berlusconi: quando l’Italia è tornata – sia pure solo per un momento – ad esercitare la propria leadership (mondiale) grazie alla guida di Romano Prodi e Massimo D’Alema nei giorni dell’(ultima) crisi in Libano. In quelle ore ascoltammo elettori di destra dire che quel governo piaceva loro, e molto. Che era il “loro” governo. Perché dopo trent’anni di tafazzismo, gli italiani hanno voglia di rialzare la testa; non, in forma vetero-aggressiva, ma competitiva, sì; ma non – ancora una volta, in un modo (ancora) più (meno) libero (?) e foriero di inimicizie e di avversione – tra di loro. Ma nella con-petizione – da rilanciare, in questi termini, e non più in chiave solo economica – per (ri)costruire – anche attraverso il recupero di una dimensione etica e filosofica – il futuro del mondo. E questo concretamente si fa dandoci l’obiettivo di ridiventare la culla mondiale dell’innovazione (a 360°, come evidenzia anche Ermete Realacci) attraverso la cultura e la formazione. Vedrete che, quando il nostro Paese apparirà di nuovo in grado – grazie alla Sinistra – di tornare (in maniera positiva e costruttiva; rigenerativa) a contribuire a scrivere pezzi di Storia – e non soltanto, più, il Paese – il (pezzo di) mercato – qualunque (anche se molto vezzeggiato. Da chi ha interessi – a che ri-diventiamo sempre più “affidabili”) a cui lo riduce la teoria mercatista della destra – i rapporti di forza, “anche” (o prima) da noi, saranno diversi da quelli a cui – stante l’attuale strategia-kamikaze di Pigi, di cui ci parla ora (di tutto questo) il deputato liberale – siamo di nuovo destinati se l’esperienza del governo Monti durerà fino al 2013, quando Berlusconi si prepara a raccogliere i dividendi della propria (ultima) semina (capolavoro). di PAOLO GUZZANTI Read more

Dopo l’(ennesima) Caporetto (di Genova) Non san ‘governarlo’, vogliono rifare Pci Cari Pigi, Massimo: (ma) Pd non è vostro Come non è (la) vostra (l’)Italia (! Di oggi) Se Pd – e l’Italia – sono dei (loro) giovani E la Politica è (ri, sì) costruire (ma) futuro E non riesumare (un) passato (ora finito)

febbraio 16, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Provo vergogna per come l’Europa sta trattando la Grecia”, dice Bersani. Ovvero per la richiesta di sacrifici “immani” da far ricadere – direttamente – sui ceti popolari. E’ questo il dilemma della sinistra (in Europa) oggi, si chiede Gad Lerner sul suo blog? Doversi snaturare – come Bersani sta poi facendo in Italia, dove appoggia un governo che ha la stessa mission e ha compiuto scelte simili, sia pure nella minor gravità della situazione, a quelle del suo collega greco Papademos – per assicurare la tenuta dei bilanci, senza poter assolvere – anzi, contraddicendo – quella che (si) ritiene essere la sua funzione (storica), redistribuire (tout court – ?) la ricchezza di/ in una nazione? Ebbene, questa contraddizione rischiava di non avere soluzione (?) fino a vent’anni fa. Quando non c’era il Partito Democratico. Il quale nasce per superare, in sé, questa “visione corta” e offrire alle persone “più deboli” la prospettiva di una (vera) ‘integrazione’ – non solo una tantum e in forma di “elemosina” – in una società che abbia – semmai – “sempre meno persone bisognose di ricevere la carità e sempre più persone desiderose di farla“. Consentire alla sinistra di tornare ad essere maggioritaria in un paese che negli ultimi quindici anni ha votato in maggioranza a destra; e (ri)costruire, così, la propria egemonia culturale, in una società (politica) che – prima di tutto con questa stessa sinistra (!) post(?)comunista(?) – si è progressivamente appiattita sulle (esclusive) tesi della destra. Il Partito Democratico è nato per superare l’ostilità di poteri forti, classi privilegiate, interessi vari – che tenderanno a non voler cedere mai, come non è mai avvenuto nel corso della storia, tanto meno nel secolo del comunismo, i propri benefici – offrendosi – in virtù della propria maggiore onestà e responsabilità – di agire più efficacemente degli altri per il bene di (tutto) il Paese, e, una volta riconquistato il potere, poter fornire a tutti gli strumenti (in primo luogo Culturali) per ottenere la propria (definitiva!) “liberazione“. Partendo, naturalmente, dai giovani di oggi, plenum della società di domani. Una liberazione ottenuta (appunto) con le proprie mani, grazie alla piena espressione (di sé/ in sé) di un (vero) principio di libertà (individuale). Che consenta una crescita (non solo economica) all’(intero. E non solo ad una parte – minoritaria di) Paese. Per questo, per il bene di tutti, il Politico.it non può accettare la “minaccia” di una “regressione” del Pd (quello vero, quello di cui abbiamo descritto il senso e tutt’oggi – non – “esistente” in – sola – potenza) in Pci (in cui consiste(?) in fondo già l’attuale Pd), che affrontiamo anche con le parole, che state per leggere, dei capi di Insieme per il Pd, l’associazione alla quale fa riferimento il deputato Democratico Sandro Gozi che si oppone alla deriva immaginata dall’attuale mag- gioranza del partito. di G. MAESTRI e G. ROTONDO
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Caro Pigi, ecco a cosa andiamo incontro Monti come Dini nel ’95. Ma ora pro Silvio Il governo ha (ri)messo in sicurezza conti E democrazia richiede pur sempre il voto Togli il (tuo) sostegno prima che sia tardi Qui progetto/programma per (nostro) Pd

febbraio 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ebbene sì. Il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra ciò che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95. E, quel che è peggio, a parti (doppiamente) invertite. Perché nel ’95 l’esecutivo presieduto dall’ex direttore generale della Banca d’Italia fu il frutto di un ribaltone (ispirato dal presidente Scalfaro, a cui va il nostro ricordo), che pose fine alla prima esperienza a Palazzo Chigi del Cavaliere e assicurò – poi – la vittoria alle elezioni di un anno e mezzo dopo della sinistra. Che nel ’95, caduto Berlusconi per mano di Bossi, aveva bisogno di riorganizzarsi; e di trovare un candidato vincente. Quell’anno D’Alema fece un uno-due che rimarrà negli annali della politica politicista (?): ricucì (un rapporto. E una, conseguente, alleanza) tra sinistra riformista e centro cattolico progressista; e trovò in Romano Prodi l’uomo che avrebbe portato i post (?) comunisti al governo per la prima – e poi anche una (breve) seconda – volta nel corso della loro storia. Fu così che il periodo di governo del centrosinistra – cominciato di fatto con Dini, che fu decisivo (al punto da entrare poi nella squadra di Massimo neo-presidente del Consiglio, nel ’98) per dare al Pds il tempo di riorganizzare il fronte progressista – potè proseguire, sia pure in modo incompiuto per ciò che riguarda il possibile cambiamento (Politico. Del Paese), fino al 2001. Oggi tutto questo rischia di ripetersi ma a favore della destra: Berlusconi, andando al voto in primavera – e tanto più pochi mesi or sono, quando però le condizioni economiche dell’Italia non consentivano responsabilmente di propiziare questa ‘avventura’; ma oggi, grazie naturalmente a Monti, sì – avrebbe (ancora) difficoltà a riproporsi in chiave vincente; ma cosa accadrà tra dodici mesi, per di più se la linea dell’esecutivo dei professori tenderà a premiare sempre più – e, così, a (pure, peraltro, com’era auspicabile) ri-generare – una visione e un programma di cultura politica (giudica ad esempio Amenduni su Fb) ‘di destra’? La riforma (?) del mercato del lavoro immaginata da Monti non è ciò che serve all’Italia, e rappresenterebbe davvero un peccato (Politico; grave) regalare altri cinque anni (almeno) ad una gestione a rischio di essere poco onesta e responsabile come quella che i pur eredi del Cavaliere – e non ancora la destra che pure tutti sogniamo possa tornare a competere anche da noi – finirebbero per offrire, con le proprie, stesse mani. Fino ad oggi al centrosinistra è mancato il progetto, e un programma. Ma il giornale della politica italiana – i cui spunti sono ormai unanimemente riconosciuti per la loro autorevolezza e largamente seguiti e ascoltati – non elabora, ormai da mesi, contenuti Politici per un esercizio fine a se stesso; e, sia pure in una prospettiva che noi auspichiamo maggiormente unitaria (ma del Paese, e non delle forze politiche politicanti di oggi), è chiaro che si tratta di contenuti ispirati ad una sensibilità progressista. Allora, caro Pigi, eccoli ancora una volta a tua (nostra) disposizione: il progetto, il programma, e persino un (possibile) governo (con ‘nuovo’, rigenerato programma). Il momento, se ci credi, è adesso; fra un anno rischia di non essere più. Quello del centrosinistra.

***Le (promesse/)dimissioni di Silvio***
QUESTA VOLTA E’ (DAVVERO) FINITA (?)
di GAD LERNER

novembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma un Pd che avesse assolto (dall’inizio!) alla propria funzione originale (di partito chiamato a caricarsi sulle spalle l’Italia nel momento di massima difficoltà – storica, in tutti i sensi – dal tempo della guerra e della fine del fascismo, riprendendo il filo della – propria! – tradizione risorgimentale), mettendo in campo una proposta forte – sostanziata nel progetto organico e complessivo indicato da il Politico.it di cui Pigi ha colto la necessità (facendo proprio, e prendendo a sventolare, il concetto, ma) senza riuscire a concretizzarlo - per la costruzione del futuro del Paese, avrebbe accelerato-anticipato tutto questo di diversi mesi. Ora ci siamo, comunque, ma la domanda è: il presidente del Consiglio – che nonostante non abbia più (i) numeri diceva, fino a poche ore fa, di non avere (nemmeno, a – quel - momento – ?) intenzione di dimettersi – accetterà (fino in fondo) il “verdetto” senza tentare quel “colpo di coda” (da Caimano) che molti, a cominciare da D’Alema, profetizzano da tempo? di GAD LERNER Read more

Post&pre. D’Alema rappresenta la vecchia politica Cristiana Alicata

luglio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Radiocronaca esegetica del dale- mismo estivo. Ovvero, ciò che non va (politicamente) nel “pensiero” dalemiano. La scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana, tra i rinnovatori del Partito Democratico (ri)legge e commenta passo per passo il “discorso” dell’ex presidente del Consiglio ieri alla Festa de l’Unità di Roma. Portando così ai nostri lettori (e quindi al Paese) un contributo perché ciascuno possa farsi un’opinione sulle due “tradizioni” in campo. Resta l’”appello” del nostro giornale per un “disarmo personalistico” perché la nostra politica possa tornare, storicamente (in tutti i sensi), alla propria forma più alta e (quindi) più ”utile”: quella del puro servizio, confinando le ambizioni (personali-stiche, non politiche, per ciò che riguarda l’Italia, naturalmente) all’ambito privato, così da dare il meglio (di sé) alla nostra nazione. di CRISTIANA ALICATA
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“Prima” D’Alema vs i ‘rinnovamentisti’ Pd Poi i ‘rinnovamentisti’ Pd contro D’Alema Perché in gioco c’è la posizione di potere Ma politica non è (#maisia) una “carriera” La politica è la dedizione (pura) per Italia Così facendo (tutti) accadrà il necessario

luglio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale del disinteresse. Nel senso della mancanza di interesse (privato. O, se volete, personalistico). Per questo il Politico.it distingue l’Io dall’”ego”: perché l’Io è la soggettività matura dell’uomo, che “basta a se stesso” e che dunque si mette in campo senza retropensieri e in modo colllaborativo e costruttivo con gli altri. E il cui unico scopo è fare il bene della comunità. L’”ego”, invece (tra virgolette nel senso nel quale lo intendiamo noi oggi diffusamente, perché psicanalisticamente si tratta di due sinonimi), è sinonimo (invece) di immaturità.  Ma non nel senso (banale e superficiale) di “immaturità psicologica” (o meglio sì, ma più profondamentamente/) bensì nel senso di immaturità “individuale”, nel senso di individuo, di Uomo. L’”ego”, proprio per questo, reiterando gli istinti primordiali (è proprio il caso di dirlo), è bisogno di integrazione (di sé), di “conquista” (di “altro”) perché (appunto) non si basta a se stessi. (Proprio per questo) non va d’accordo con la politica (vera). Gli uomini politici veri si occupano solo di dare il proprio contributo alla comunità, appagati dai cambiamenti che vedono intercorrere. A prescindere da chi se ne abbia il “merito” (ma, naturalmente, in una società “matura” i meriti vengono riconosciuti equamente). E non per affermare (in prima battuta, con questa priorità, costruendo il proprio pensiero e i propri atti a questo fine) se stessi. Questa sarà, semmai, solo una conseguenza. Dalla quale magari, se non è necessario altrimenti, sfilarsi con un sorriso.
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E’ tempo che qualcuno lo (ri)dica chiaro Questo segretario Pd/Pg non è adeguato Fa votare “contro” l’abolizione province Stoppa iniziative pro-ritorno Mattarellum (Ma) la politica non è un gioco di squadra E’ il leader a dovere indicare la strada Bersani non ha la classe per farlo (bene) Vignetta di theHand per ‘sdrammatizzare’

luglio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sfatiamo un luogo comune: la sinistra italiana non ha mai “mangiato” i propri leader. La sinstra italiana (quella storica, quella cattocomunista) è fatta di persone “superiori” e generose, capaci di comprendere e giustificare le mancanze più gravi. (Anche) per questo non ha mai saputo fare una legge che impedisse il conflitto di interessi in politica. Da qui nasce il “buonismo” veltroniano. Che è molto più diffuso (meno consapevolmente che nel caso del suo capofila) di quanto si tenda a ritenere. Per questo il centrosinistra non sa sintonizzarsi con gli italiani (“imponendo” la propria leadership) quando si parla di situazioni nelle quali c’è qualcuno che, a torto o a ragione, “toglie” qualcosa ai nostri connazionali. E’ il caso dell’immigrazione, rispetto alla quale il Pd si configura (solo) come il “partito degli stranieri”. E’ il caso delle politiche della sicurezza, tema su cui quando digrigna i denti la sinistra italiana non è credibile. E’ (una) bontà (dell’anima: in tutti i sensi) che in politica va contro l’interesse generale se non è equilibrata da un doveroso rigore. La cui mancanza – lo scrisse per primo Paolo Guzzanti – è il vero deficit della sinistra italiana post-sessantottina, ciò che manca alla nostra sinistra per renderla una opzione di governo (di cambiamento) affidabile e seria. La sinistra italiana (perciò, intesa come “massa”) non avrebbe mai potuto prendersela con i propri leader. Se ne ha cambiati un fottio negli ultimi quindici anni è perché ci ha pensato Massimo D’Alema. Un uomo di sinistra (anch’esso) snaturato da un “ego” (non nel senso “maturo” dell’Io) smisurato, che (s)combinato con la bontà (che troviamo anche in lui) genera il mostro dell’inciucio (con i forti) e, appunto, dell’ammazza-avversari (interni: con i “deboli”). Se oggi Bersani, che è probabilmente il peggior segretario che la sinistra italiana berlusconiana abbia avuto, è saldo al suo posto è perché D’Alema ne condivide (ex ante) le posizioni. (E) gli va bene così (in tutti i sensi). Ma non va bene per il Partito Democratico e, quindi, per l’Italia. Ha proprio ragione Pippo Civati: tutto questo è immorale (senza quasi). Perché l’Italia ha oggi bisogno del vero Pd per salvarsi e compiere se stessa. E Bersani non lo consente (in tutti i sensi). La leadership E’ la politica. Perché la politica è assunzione di responsabilità. La politica la fanno gli uomini, non i dibattiti (andrebbero aboliti persino quelli delle Feste de l’Unità: sono fuorvianti. Sostituiteli con interventi dei cittadini e con interviste – incalzanti – ai “leader”, che siano costretti a dire cosa fare o facciano spazio ad altri). Politica è quando un leader vero mette in campo le sue idee (in quanto vero leader, sono “giuste”) e trascina a realizzarle. Bersani mette in campo le sue. Ma non sono quelle “giuste”. Chi lo dice? C’è una cartina di tornasole “ideale”. Guardate che candidati sceglie (per la guida delle Regioni, delle città) Bersani: uomini a sua immagine e somiglianza. Figure integerrime, per carità. Di grande competenza. Ma: suoi coetanei. Completamente incapaci di leader- ship (su detta) e comunicazione. Morcone, a Napoli. Bortolussi, in Veneto. Come siano andate le loro esperienze (?) dice quale sia il valore per l’Italia dell’attuale segreteria Pd/Pigi. Non si tratta di un attacco sul piano personale: Bersani è una degnis- sima persona. Ma questa è politica. E la politica, per essere morale, richiede rigore. Il rigore di dire che questa segreteria è inadeguata. Se non cambia al più presto (ma, naturalmente, tenendo conto delle ragioni per cui va cambiata, e “cambiandola” compiutamente), affonda il Pd. E con esso l’Italia. Read more

Monti candidato premier centrosinistra? Carlo De Benedetti: “Tutto il Pd lo vuole”

marzo 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un’intervista sul numero in uscita domani del settimanale tedesco Die Zeit, il presidente del Gruppo L’Espresso - che una vocina in capitolo negli affari Democratici ce l’ha – lancia la candidatura dell’ex Commissario europeo (nella foto): «Ha un prestigio mondiale e ci aiuterebbe a restituirlo al Paese dopo Berlusconi con il quale siamo diventati una barzelletta planetaria». I Democratici sarebbero d’accordo: «A cominciare da D’Alema tutti lo vogliono proprio per riconquistare il rispetto per l’Italia». Quanto al diretto interessato «sarebbe disposto a condizione che tutti i partiti lo sostenessero».            Read more

Vendola, D’Alema, galli del centrosinistra duellano su premiership per scarse idee “Una” di fondo e un progetto per il futuro Questo può salvare e rifare grande Italia Ottima comunque ipotesi di donna leader il Politico, con Gad, lanciò per primo Bindi

febbraio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ andata bene la narrazione (sia pure, per una volta, minimalistica) del giornale della politica italiana di ieri sulla (mancanza di) «alternativa». La ragione è semplice: l’Italia ha bisogno (come il pane) di contenuti, dopo sedici anni di gossip politico autoreferenziale, perché non è – per noi, per gli italiani! – in gioco il futuro (politico – ?) di qualche “protagonista” (?) della nostra politica autoreferenziale di oggi e nemmeno delle attuali, varie, leadership e segreterie, bensì il futuro del nostro Paese. E il domani dell’Italia è fatto dell’orizzonte verso il quale vogliamo muovere la nostra nazione, quindi di un piano organico e complessivo per raggiungere quell’obiettivo. Che non può che essere, oggi, salvarla e rifarla grande, visto che non si può immaginare alcun futuro se non si mette la barca in sicurezza e farlo significa, per l’Italia, grazie alle sue risorse intrinseche – ma non c’è più tempo da perdere, o ci aspetta un declino ineluttabile e a lungo irreversibile – contemporaneamente rilanciarla. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare un possibile modo per fare tutto questo. Di certo – sia pure nella chiave della costruzione della Grande Alleanza, che avrebbe un mandato essenziale e già (più o meno definito) da realizzare; ma, come abbiamo scritto ieri, anche tutto questo è frutto della mancanza della capacità di immaginare un futuro – non si costruisce (appunto) il futuro dell’Italia discettando se a Palazzo Chigi ci vado io o ci vai tu, perché questa è una forma pigra di reiterazione della personalizzazione e dell’autoreferenzialità che ha congelato la Politica, quella vera, quella fatta di scelte concrete per il domani del nostro Paese, negli ultimi sedici anni. Una reiterazione che non solo non consiste ne, ma nega la possibilità di assumersi la responsabilità (di ragionare) dei contenuti. Perché la psicologia politica umana ha un solo binario a disposizione: o ci si dedica ai contenuti (e in un secondo momento a chi sia più adatto a metterli in campo) o si pensa alle persone. Chi fa la prima cosa non ha molta voglia di fare la seconda, e di solito chi fa (prima) la seconda non ha (poi) la capacità e la passione per fare la seconda. Detto questo, l’idea di Rosy Bindi candidata alla presidenza del Consiglio è, quanto meno su un piano simbolico, una buona cosa. Tanto che il primo a lanciare questa ipotesi fu, ancora una volta, il giornale della politica italiana. Con Lerner. Che oggi si compiace dell’attecchimento dell’idea.
di GAD LERNER Read more

La Padania (ri)definisce i migranti ‘l’orda’ E per Bersani la Lega non è (più) razzista Amenduni: “E’ però buona mossa tattica” Ma (anche) politicismo di Pigi e D’Alema Ora serve loro ottenere caduta governo Ma il Pd è nato per (ri)fare grande l’Italia

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E a questo scopo potrebbe fare il vuoto, come si dice in gergo ciclistico, e vincere le elezioni (quasi – anche – da solo) soltanto mettendo in campo un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande – in un unico tempo – il nostro Paese. La missione storica dei Democratici indicata dal nostro direttore. L’attuale segreteria, però, in parte non è d’accordo (e questo perché/)e non ha alcun progetto da mettere in campo. Non sono un “progetto” le pur lodevoli liberalizzazioni proposte: possono fare parte, di un progetto, ma all’Italia serve ora un disegno (appunto) complessivo per non solo «dare un po’ di lavoro», non solo per «risolvere i problemi del Paese», ma per gettare le fondamenta di una ripartenza duratura e strutturale, capace non solo di consentirle di “tirare avanti un altro po’” (!), ma di restituirle il posto che le compete nel mondo, quello di culla della civiltà. Durante la campagna congressuale Bersani “accusò” Marino di essere «più ambizioso di me». Il punto è proprio questo: l’attuale classe dirigente non ha (più) il fiato per concepire un completo ribaltamento di piano, che è ciò che serve oggi al nostro Paese. Non, per vivacchiare. Ma per tornare grande. Chi non ha l’ambizione, è meglio che si faccia da parte. Altrimenti rischia di contribuire a ridurre la politica ad una partita a scacchi, fatta di sola tattica politicistica, che è la precisa continuazione di questa Seconda Repubblica autoreferenziale che ha aggravato le difficoltà dell’Italia prolungando (sia pure con qualche eccezione) il periodo di tempo in cui al malato non sono state date le medicine. L’unico orizzonte finisce per essere quello di breve periodo, pure necessario. E, in mancanza di un alto ideale, si umilia quello che dovrebbe ambire a diventare il primo partito italiano a stampella leghista. Lo status di Facebook della nostra Cristiana Alicata definisce al meglio la questione. Eccolo. Read more

60% degli italiani non sta con Berlusconi Ma non ha il (primo) partito a cui riferirsi Questo è compito di Partito Democratico Che ha un potenziale (almeno…) del 40% Crespi: ‘Le sante alleanze sono perdenti’

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compito storico dei Democratici e salvare e rifare grande questo Paese. Chi lo può fare, i finiani dell’incoerenza di Fini o del mercenariato di Barbareschi? Casini che continua a difendere Cuffaro ed è vicino ad interessi privati? Lo stesso, attuale, presidente del Consiglio? Appunto. La forza chiamata a caricarsi sulle spalle la nostra nazione è quella che raccoglie l’eredità del Risorgimento italiano, di Mazzini, di Garibaldi (che amavano definirsi Democratici) e che, in virtù della propria (maggiore) onestà e responsabilità, è sola che possa farsi “partito dell’Italia” superando la rappresentanza di specifici interessi e pensando a fare solo il bene del Paese. La scorciatoia di mettere assieme la sinistra, e il centro, e la destra, scrive oggi il grande sondaggista dopo che lo ha fatto ieri Giulia porta ad un dirupo in fondo al quale c’è una possibile, nuova sconfitta, sia essa elettorale o nella missione di regalare all’Italia un nuovo Risorgimento, prima, attraverso il quale preparare il nostro nuovo Rinascimento. Sulla scorta (di forza e credibilità) del quale portare a compimento la missione dei nostri padri costituenti, anch’essi riconducibili se non (tutti) al Pantheon del Pd a quello di un partito degli italiani, quale appunto il Politico.it sollecita i Democratici a diventare, compiendo se stessi: unire (politicamente) l’Europa e costruire, sulla base delle nostre democrazie e del nostro liberalismo sociale, un futuro migliore per tutti. Crespi ora, sui temi sul tappeto. di L. CRESPI Read more

Ma gli (attuali) leader(?) non se ne vanno E (of course) pensano (solo) a loro stessi D’Alema continua a inseguire(?) Veltroni Diciamolo: questa segreteria Pd ha fallito Genio di Giulia: ‘Scelta giusta x perdere’

gennaio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il ragionamento dell’ex presidente del Consiglio, va detto per onestà intellettuale, partiva dal presupposto di una situazione di emergenza in cui a rischio ci fosse la tenuta democratica del nostro Paese. E questo scenario non è, ahinoi, del tutto escluso. Come abbiamo scritto giorni fa un Pdl pronto a mistificare la realtà è nelle condizioni psicologiche di compiere qualsiasi mossa, anche la più scomposta. E in questo caso sarebbe non solo auspicabile, ma, come dice lo stesso D’Alema, «doveroso» pensare ad una chiamata a raccolta di tutte le forze oneste e responsabili del Paese, in quel caso davvero, come per un vero e proprio Comitato di liberazione nazionale da una (nuova) forma di regime. Ancora: uno scenario del genere va fatto tutto ciò che è necessario per evitarlo, e, non potendo contare sulla destra (per le ragioni psicologiche di cui abbiamo detto), è comprensibile, e persino (altrettanto) doveroso, che il centrosinistra faccia ciò che è nelle sue possibilità per togliere il potere nelle mani di chi è in quelle condizioni psicologiche e, quindi, fare un nuovo governo senza di loro o andare alle elezioni – ma con la certezza – perché si tratterebbe, in quella prospettiva, di salvaguardare la democrazia – di vincerle. Di qui la proposta di Veltroni di una grande mobilitazione nazionale, anche per raccogliere l’assist ed il traino delle rivolte democratiche nel (resto del) Mediterraneo. Di qui, da quella premessa ma anche (è proprio il caso di dirlo?) dalla proposta di Veltroni, quella del(l’ex) leader Maximo. Ma se nel primo caso la «vocazione maggioritaria» del Pd è parte fondante di una sollecitazione organicamente Democratica (in tutti i sensi), nel secondo caso il Pd è, ancora una volta, relegato al ruolo di tessitore di alleanze, come in un passo indietro rispetto alle deliberazioni della direzione nazionale che avevano anteposto il programma a tutto ciò, e lo è, e viene compiuto un passo indietro, nell’ipotesi di un’emergenza nazionale che però rischia di essere, in primo luogo, quella dalemiana di rintuzzare i tentativi del suo competitore storico di riconquistare la leadership del centrosinistra.
La giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, ad esempio, pensa che la strategia delle alleanze di Massimo sia il modo più efficace che l’opposizione ha per perdere delle elezioni che, altrimenti, vista la condizione in cui versa Berlusconi, sarebbero (pressoché) già vinte. Sentiamo. di GIULIA INNOCENZI Read more

Dem siano ‘partito dell’Italia’ – e d’Europa Sfide globali si vincono meglio in Unione Di cui dobbiamo esser leader e non peso Pd rappresenti il bene di (tutto) il Paese E ‘trascini’ l’unificazione politica europea

dicembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua il viaggio nel futuro del centrosinistra del giornale della politica italiana. Avete visto, abbiamo aperto con un pezzo “di destra”. E ora procediamo con un altro sulla “sinistra”. Nell’onestà e nella responsabilità le differenze (ideologiche) cadono, e si può camminare insieme. E’ la nuova politica, quella che secondo il Politico.it ha però bisogno dell’assunzione di responsabilità di una delle sue (attuali) parti nella conferma di un sistema bipolare-bipartitico. Quella forza più onesta e responsabile che i suoi attuali dirigenti vogliono rimpicciolire per vincere la propria inadeguatezza rispetto ad una prospettiva che non è più quella socialista che loro, sola, riescono a rappresentare. Hanno avuto l’intuizione del Pd, i vari D’Alema e Bersani, ma non hanno le risorse storiche per andare oltre e, così, per superare i problemi derivanti dalla loro incapacità di una governance del “nuovo”, pensano di tornare indietro. Ma sarà loro impedito. Perché l’Italia ha bisogno del Partito Democratico, il “partito dell’Italia” lanciato dal nostro direttore, di cui, in questi giorni di festa, che per noi sono di “riposo attivo”, come impone la responsabilità di chi si rende conto che il nostro Paese rischia di morire e che non c’è tempo da perdere, di cui, dicevamo, Gabriele Federici sviluppa il disegno. Le prime due puntate sono state dedicate, le abbiamo lette e potete rileggerle, all’idea del Pd come “partito dell’Italia” appunto, che rappresenti il bene del Paese andando oltre la rappresentanza di specifici interessi, e al «pensiero forte» – quello de il Politico.it – che deve scaturire da un Pd che smetta di essere al rimorchio degli altri e incominci ad esprimere la propria grandezza di partito di tutti gli italiani producendo un proprio pensiero, che il nostro giornale – appunto – ha anticipato e sta anticipando, ancora, in queste ore e con questi contributi. Il prossimo dei quali, quello che leggiamo oggi, è dedicato alla terza caratteristica che deve avere il “partito dell’Italia”: essere, ancora una volta nel solco segnato dai padri della nostra patria come De Gasperi, il “partito dell’Europa”, ovvero quello che, rifatto grande il nostro Paese, proietta il nazionalismo necessario per riuscirci nella costruzione dell’unità politica europea, necessaria, a sua volta, ce lo dimostra con grande abilità ora proprio il nostro Federici, alla salvezza di (tutto) il Vecchio continente. E quindi al nuovo Rinascimento di cui un’Italia tornata grande può rappresentare il faro e il motore. Ci torneremo su, naturalmente. Intanto, ecco la vocazione europeista dell’Italia e del Pd raccontata da Gabriele Federici. Read more

***Il commento***
IL DOPPIOPESISMO DELLA SECONDA REPUBBLICA
di PIETRO SALVATORI

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E concludiamo la nostra narrazione di oggi. Con una summa affidata alla penna, efficace, del nostro caporedattore. Doppiopesismo come altra faccia della mancanza di idee, una “moneta” coniata alla zecca dell’autoreferenzialità che dipende da tre cose su tutte: la fine della necessità, per cui negli anni Ottanta si comincia a sperperare (e, in qualche caso, a sottrarre indebitamente); l’emersione, per questo, del problema della mancanza di un orgoglio nazionale, quello che comporta il rischio di una competizione sfrenata e pericolosa – un rischio che può, però, essere ridotto incanalando tutto questo in un europeismo che miri ad una sempre maggiore unità politica del Vecchio continente – ma assicura anche passione e impegno per l’Italia. Per queste due stesse ragioni – e con il deflagratore di Tangentopoli – l’abbassamento della qualità intrinseca della nostra classe politica, da un punto di vista culturale e quindi etico (e viceversa); infine il berlusconismo, che porta all’acme tutto questo. Determinando l’autoreferenzialità di oggi. E, con essa, il doppiopesismo. E la connaturata mancanza di pensiero forte. Tutte cose che il giornale della politica italiana denuncia – con questa chiarezza – per primo. Seguito da tutti gli altri. Concludiamo dunque la nostra narrazione. La firma, all’interno, è di Pietro Salvatori. Read more

Ora Bar Democratico, di Emidio Picariello Perché Renzi non è (più, con) Berlusconi

dicembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La «narrazione» con cui il giornale della politica italiana apre questa settimana sospesa tra Natale e Capodanno, ma che il Politico.it utilizzerà per portare ancora elementi, mettere in campo idee, “festeggiare” nell’accezione più alta e arricchente che si possa attribuire al termine, è dedicata ad un altro risvolto della nostra politica autoreferenziale di oggi, quella che, come riprende stamattina Alessandro Gilioli dal nostro discorso quotidiano, è «fine a se stessa, priva di idee, orientata alla sola propria perpetuazione». Il potere per il potere. Quello che, in una serie di sfumature che vanno dalla politica del «tutto e subito» ma ancora (un po’) per il Paese dei governi del pentapartito degli anni ottanta fino all’autoreferenzialità pura, totale, estrema della Seconda Res publica (?) odierna, ha accompagnato mano nella mano l’Italia sulla strada del declino, inebriandola di promesse vacue ed inutili e abbandonandola poi sotto il cielo plumbeo, minacciante pioggia, nelle raffiche di vento che annunciano temporali sul dirupo che porta alla fine del nostro Paese, in un modo che potrebbe non essere tanto sgradito alla Lega. Ma che noi – ovviamente – respingiamo, e che eviteremo possa realizzarsi, tutti insieme, e lo faremo anche grazie a questo nostro racconto di oggi, che parla del doppiopesismo della nostra classe politica (?) attuale. Ovvero quel variare la propria posizione rispetto ad una specifica questione a seconda che questa abbia riverberi su di sé o sugli altri, così da assicurare (ancora) la propria sopravvivenza. E’ il caso, per cominciare, di quel Bersani che vince le primarie e promette che «mai saranno toccate», ma che oggi le rimette – invece – in discussione, in nome di un progetto (?) di alleanza o, forse, più propriamente, per fermare Vendola o – meno legittimamente – Renzi. Come riflette il nostro Pica- riello da cui facciamo oggi colazione. Read more

Pigi: ‘Entro gennaio la nostra piattaforma’ D’Alema: “Non in generale ma le riforme” Va meglio, ma serve più un’idea di futuro Non “piattaforma” o “le riforme” (anche) Ma sogno dell’Italia che (così, poi) verrà

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci prendete per puntigliosi: il giornale della politica italiana è il principale fautore della presa di coscienza che vede ora i Democratici impegnati a darsi un progetto. Il problema è che «piattaforma», e «le riforme», non esprimono ciò che il Politico.it ha indicato per primo – a partire, va detto, dal concetto di «narrazione» di Vendola – servisse al centrosinistra e ha ottenuto entrasse nel vocabolario di Bersani. Non serve (tanto, o prima) un «programma» – cioè una serie di intenzioni – perché tutto questo è riduttivo (anche se, in seconda battuta, va prodotto). Serve una prospettiva, una direzione finale nella quale muovere il Paese, un «sogno» appunto, in grado di coinvolgere anche emotivamente gli italiani. Altrimenti, l’Italia vivacchia e rischia di non farcela, e il Pd non è in grado di mobilitare la maggioranza (relativa?) del Paese. Pigi raccoglie, a riguardo, anche la sfida del nostro giornale rispetto al «nazionalismo necessario», parlando di «risveglio italiano»; tutto questo deve essere messo a sintesi in un disegno per la costruzione del futuro dell’Italia, che sia prima ideale e poi programmatico. I Democratici ascoltano il Politico.it e allora diciamo loro: (ri)ecco il nostro progetto nel suo complesso. E’ a disposizione. Perché a noi importa solo di vedere tornare grande questo Paese. Ora Luca Paccusse ci racconta il travaglio (è proprio il caso di dirlo?) di queste settimane del Pd. Sballottato tra le buone intenzioni di fondo – come non si possono non riconoscere, come sempre, ai Democratici: per questo il giornale della politica italiana vede nel Pd la forza (maggiormente onesta e responsabile) chiamata dalla Storia a caricarsi sulle spalle questo Paese, salvandolo e rifacendolo grande, in un unico tempo – e i limiti della anzianità (politica, e a volte non solo, dei suoi dirigenti), portato generosamente a sacrificare sempre qualcosa pur di fare il bene dell’Italia. Ma la generosità, oggi, il coraggio, oggi, cari Democratici, è assumere la leadership del Paese; venire fuori, con la vostra forza ideale e (appunto) la vostra generosità. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Liberatevi; e, così, liberate l’Italia. Non, da Berlusconi. Ma dai lacci e lacciuoli che ci siamo autoimposti, e che frenano la nostra espres- sione. Paccusse, ora, sul travaglio del centrosinistra. Read more

Ma oggi Berlusconi vince ancora elezioni Sondaggio Crespi, destra 41; sinistra 36.8 Può batterlo solo un Pd ‘partito dell’Italia’ Effetto Scilipoti (FOTO), l’Idv crolla: -1.5%

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo i Democratici capaci di rappresentare il bene del Paese sono in grado di vincere questa tornata elettorale (, di governare nell’interesse dell’Italia,) e di scongiurare, peraltro, il rischio (concreto) che dopo il voto – specie se si andrà alle urne con questa legge elettorale, e dunque se al Senato Pdl e Lega dovessero non riuscire ad avere la maggioranza – si verifichi una convergenza destra-centro per la formazione del nuovo polo dei moderati sotto le insegne del Ppe (battezzata da Berlusconi nel suo discorso alle Camere), con – magari – Casini premier e Silvio al Quirinale. E perché il Pd possa rappresentare efficacemente questa soluzione c’è una sola, concreta possibilità, lanciata da il Politico.it nei giorni delle dimissioni di Penati: che l’attuale dirigenza Democratica faccia un passo indietro e che Matteo Renzi scenda in campo alle primarie per la leadership del centrosinistra, batta Vendola e restituisca all’area di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del Paese il suo ruolo di guida (del centrosinistra e dell’Italia). O, cari D’Alema e Bersani, preparatevi – oltre a perdere le primarie con Vendola: non è forse preferibile un Pd dei giovani, ma pur sempre un Pd, ad un “commissariamento” post-comunista? – ad una lunga traversata nel deserto (che toccherebbe, peraltro, a quel punto, agli stessi giovani fin’oggi tenuti fuori). Senza nemmeno la “fantasia” di avere fatto il Pd. Il grande sondaggista ci presenta ora – nel dettaglio – i dati di questa settimana. Pdl in crescita, Polo della Nazione 16%. di LUIGI CRESPI
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Strauss-Kahn: “Certi Paesi vicini baratro” Gozi: ‘Per la tenuta conti serve sviluppo’ E’ necessario ora un progetto per futuro E il dibattito dovrebbe riguardare questo

dicembre 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Invece Vendola tiene «comizi d’amore» – ma non ha ancora spiegato in cosa consiste la sua «narrazione» (concreta), che va bene annunciarla ma va anche sostanziata, tanto più quanto più si chiede di tenere presto le primarie. Altrimenti il voto si ridurrà ad un plebiscito sull’emozione suscitata dal nome, un fenomeno puramente berlusconiano, che proprio perché effimero non promette nulla di buono per l’Italia. E non vorremmo trovarci a dover scegliere – in un’ipotetica elezione anticipata – tra tre opzioni che non hanno ancora espresso una sola posizione sul futuro del Paese. Perché il dibattito non si tiene su questo? Perché il confronto non è una – per quanto aspra – battaglia di idee? Perché D’Alema continua ad occuparsi solo di manipolare il Pd? Perché la nostra politica autoreferenziale di oggi è appunto tale, animata (?) da esponenti di un altro tempo che non hanno più una «connessione sentimentale» con questo, tempo, a cominciare da chi non ha (appunto) ancora detto una parola concreta sul domani del nostro Paese. L’Italia è ad un passo dal baratro, va bene la politica di mantenimento dello status quo condotta da Tremonti in questi mesi ma va bene per un periodo di tempo limitato, poi ci vuole anche qualche soluzione per migliorarlo, lo status quo, altrimenti il crash avviene per inerzia. Il giornale della politica italiana ha messo in campo proposte ed idee; il che vale tanto per le idee quanto per il metodo: la nostra politica è chiamata a darsi una scossa, o avrà sulla coscienza il nostro Paese. E il momento per farlo è adesso, non dopodomani, non dopo le elezioni, ma prima che vengano annunciate. Perché il futuro dell’Italia non è il futuro di D’Alema o di Vendola, bensì è il futuro del nostro Paese. Del quale appunto, nessuno – tranne il Politico.it – in questo momento, sembra occuparsi. Read more

La polemica. A Torino Fassino non è il candidato giusto di C. Alicata

dicembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd continua a perdere le elezioni. Eppure la stessa classe dirigente – ormai fuori dal tempo . si rigenera in candidature comunque (vadano) non entusiasmanti. La pervicacia con cui i vari D’Alema, Veltroni restano attaccati al loro posto di comando (?) è a tratti commovente. Così il Pd non ha più nulla da dire, e – come scrive Claudio Velardi, un altro, peraltro, di quella generazione – non ha più nemmeno passione (la quale, d’altra parte, genererebbe idee, e viceversa). Cristiana oggi affronta questo tema. il Politico.it prova a dare un futuro al Pd e, con lui, al Paese. Poi non lamentatevi se Vendola può dire – suscitando la rabbia dei vostri militanti – che il progetto Democratico è fallito (e, pure, dove sono le proposte concrete di Vendola per il Paese?). di CRISTIANA ALICATA Read more

Wikileaks (non) rivela (nulla di nuovo – ?) Ma Frattini: vogliono distruggere mondo Libertà non esiste senza responsabilità Vale anche per la (nostra – ?) politica

novembre 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pensate al Partito Democratico: non, un partito (oggi), bensì un crogiolo non di sensibilità diverse, ma di egoismi (politici) che tradiscono la missione comune per assecondare le proprie tentazioni. E’ il concetto di corrente, quella componente interna in cui si organizzano tutti coloro i quali (non) la pensano allo stesso modo. E’ il riflesso di una (mancanza di) responsabilità che attraversa tutto il Paese. La teoria dello “specchio rotto” per cui la società, e la nostra politica, sono divise in mille schegge tutte intente a riflettere la propria specifica frazioncina (di Paese – ?). Accade così – ad esempio – che in un momento di crisi economica ciascuno (settore) chieda, ugualmente, più risorse, senza assumersi la responsabilità di pensare al bene comune. La nuova politica è invece quella politica (italiana) in cui ciascuno si fa carico dell’interesse generale, e dunque assolve al proprio ruolo (di parte), ma nell’ambito di una tensione più alta nella direzione comune del bene dell’Italia. Allo stesso modo il Partito (Democratico) è un partito nel quale ciascuno ha diritto di fare pesare la propria sensibilità, a condizione, però, che tenga conto dell’interesse generale, del Paese e (quindi) della propria formazione (nel suo complesso). Un Pd nato per rappresentare l’unione dei democratici non può trasformarsi, per puro egoismo (politico, e non solo) in una riedizione del Pci-Pds-Ds. Anche perché (appunto) non fa (così) il bene del Paese. Perché tutto questo sia possibile è necessaria (tra l’altro) quella riscoperta dell’orgoglio nazionale, quel nazionalismo necessario per cui la passione politica torni a prevalere sugli interessi particolari, che il giornale della politica italiana ha già indicato come una condicio sine qua non per tornare grandi.      Read more

E nella (sua) sconfitta di Bersani a Milano emerge (tutta) una voglia di rottamazione

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi parliamo di questo: di come il Pd continui ad andare a sbattere il che, invece di indurlo a più savi consigli, lo rende ancora più “duro” inducendolo piuttosto a perseverare sulla strada – pidiessina – intrapresa dopo le primarie di un anno fa. Una via oggettivamente – lo dicono i fatti – deficitaria e perdente (oltre che, come abbiamo scritto, antistorica) alla quale sono contrari i rottamatori renziani. E che la batosta milanese segnali anche che Civ e compagni stanno facendo breccia nell’elettorato Democratico? Beninteso: la sintonia è naturale: l’andazzo attuale non va e comunque, anche al di là di ogni riflessione di merito, un ricambio è fisiologicamente necessario. Ed è (appunto) agognato dalla loro gente. Ed è così che può accadere che persino alle feste de l’Unità, simulacro della continuità del Pci-Pds-Ds, un “compagno” che gira le salsicce alla domanda del cronista su se preferisca D’Alema o Renzi, (si) compia il tradimento. Il giornale della politica italiana tutto questo comunque lo racconta – lo facciamo ora con Crespi – ma ci interessa relativamente, perché si tratta di politique politicienne. A noi interessa il Pd in quanto strumento (indispensabile) per la costruzione del futuro dell’Italia. E le idee. Che continuiamo a suggerire (a quanto pare con successo, anche se la macchina fatica ad assorbire il colpo e per ora mantiene, appunto, la rotta verso il baratro) ai Democratici. di LUIGI CRESPI Read more

***Diario politico***
BERLUSCONI-FINI, LA TELENOVELA CONTINUA
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Il tiraemolla di dichiarazioni e punzecchiature va verso una conclusione, ma ancora non ci siamo. I due cofondatori tengono in ostaggio la nostra politica e il Paese. Anche il presidente della Camera, che ora è chiamato ad una assunzione di responsabilità, in un senso o nell’altro: come gli intima lo stesso presidente del Consiglio, dica cosa vuole fare; la stasi non fa il bene del Paese. Il racconto delle ultime ventiquattrore di confronto (più o meno) a distanza. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Diario politico***
L’INCUBO DEL PREMIER
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Era la sua ossessione. «Non mi farò mettere sulla graticola come accaduto a Prodi». Nel giorno in cui altri due deputati Pdl passano a Futuro e Libertà, e in cui per la prima volta Bocchino parla esplicitamente di «incapacità del presidente del Consiglio a governare», la realtà si rivela ancora più amara: l’ultimo scandalo presenta il conto in termini di prese di distanza di vecchi alleati e di esposizione ai colpi degli avversari, e se la convocazione al Copasir per «conoscere lo stato della sua sicurezza personale» è un colpo basso che da D’Alema ci si poteva attendere, la richiesta del presidente della Conferenza nazionale della famiglia di un «chiarimento» sulla distinzione tra la «vita privata e l’impegno pubblico» ha il sapore del tradimento. L’uomo che ha costruito il suo impero sulla comunicazione si trova oggi al centro di un’opera (congiunta) di demolizione mediatica che non sembra lasciare scampo. La “chiamata” sui gay ha calmato le acque per qualche ora ma non ferma la deriva. Come spesso accade, la realtà è diversa da quella che ci si aspetta. Nel caso di Silvio, è peggiore del suo incubo peggiore. Il grande racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice.             Read more

Pigi-D’Alema, altro che ‘partito del lavoro’ Sentite Raimo: “Notre futuro conoscenza” Battaglia de il Politico.it per ‘rivoluzione’ La cultura (di) nuovo (il) motore dell’Italia

ottobre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Facciamo (per una volta) prima le presentazioni. Pigi e Massimo: ex quadri del Pci spintisi troppo avanti in un’era che non è più la loro. Christian Raimo: scrittore e insegnante. Il giornale della politica italiana lo conoscete: è il laboratorio della (nostra, nuova) politica del futuro, perché è qui che i maggiori talenti della politica italiana si confrontano ed è qui che si anticipa la new-lingua, il linguaggio della nostra politica del domani. Linguaggio che, insegna il grande Gianrico Carofiglio (nella foto) in una bellissima puntata de L’Infedele del nostro Gad andata in onda ieri sera su La7, è la ramificazione del pensiero, il suo limite e la sua potenzialità: noi pensiamo ciò che possiamo dire, ovvero le parole definiscono le nostre idee. Quelle della politica italiana di oggi sono o del tutto autoreferenziali, quando non eversive (da parte di una parte della destra) o vecchie, terribilmente vecchie o (lo diciamo con grande sensibilità o meglio non coinvolgendo le persone colpite davvero) afasiche (quelle della sinistra). Come quella che dovrebbe definire, sintetizzare, simboleggiare la piattaforma, o ancora meglio la cultura, del Partito Democratico: lavoro. Ma la società moderna è una società delle idee, dei «contenuti», come ripete spesso Luca Barbareschi; e in una società del genere le “parole che contano” sono conoscenza, cultura, intelligenza. Che poi sono (infatti) le tag del Paese che sogniamo. Quello fondato su un completo ribaltamento di piano che faccia della cultura, appunto, il nostro ossigeno. Perché la cultura non si mangia, ma la cultura dà da mangiare, come abbiamo già detto a Giulio Tremonti. La cultura è la chiave dell’Italia del domani, un Paese che può conoscere un nuovo rinascimento, quando non un nuovo classicismo, se solo ha la lungimiranza e il coraggio di provarli. In questo Paese la televisione pubblica è un patrimonio irrinunciabile, strategico: non vendetela uomini politici autoreferenziali di oggi; non è il sistema che non va (anche se, ci insegna Sofia Ventura, è il sistema che fa la politica): siete (ormai) voi a non andare (più). La classe dirigente del futuro deve, può avere (dopo tutto questo – ?) l’ambizione di avere l’onestà e la responsabilità, e il respiro, per non avere bisogno di legarsi le mani per non mangiare la torta nel frigo. Le mani servono per costruire cose bellissime. E dobbiamo lasciarle libe- re. Libere di fare dell’Italia un nuovo, grande Paese. Read more

Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).        Read more

Questa classe dirigente ha finito un ciclo Guida del Labour il quarantenne Miliband Ora anche l’Italia chiede il rinnovamento Crespi: ‘I giovani connessi con il domani’

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

D’Alema, Veltroni, Rutelli, Fassino, Berlusconi, Fini. La loro missione storica era cambiare la politica italiana. Ci hanno fatto superare il ’900 e la prima Repubblica, messo in pista il bipolarismo, è nato il Partito Democratico, è nato il prodromo di quello che sarà il grande partito conservatore del futuro. L’hanno fatto. Ci sono riusciti perché erano figli del tempo che invocava, che aveva bisogno di quel cambiamento che, appunto, erano chiamati a realizzare. Oggi un nuovo cambiamento è necessario. E’ quello non più della nostra politica ma del Paese, che se non perde altro tempo può tornare grande evitando il punto di non ritorno di un declino inarrestabile (è possibile, ma bisogna fare presto). Un cambiamento che pone le sue radici nell’oggi, nelle sue esigenze attuali. Un cambiamento che solo i figli di questo tempo hanno le risorse diremmo storiche per realizzare. Quei figli non sono più loro. Il giornale della politica italiana ama porre ogni questione in positivo, offrendo soluzioni e non negandone altre. Ma in questo caso è necessario: loro non possono più realizzare questo cambiamento. Lo possono fare solo i figli di questo tempo. Che non necessariamente sono quelli con cui loro si sono già scontrati. Ma comunque sono altri da loro. Giovani. «Non ne faccio una questione anagrafica, non sono di quelli che sostengono che i giovani siano necessariamente migliori, ma anche il più idiota dei giovani ha un rapporto con il futuro, il domani, il divenire, radicalmente diverso da quello di un settantenne. Inoltre siamo in un’epoca in cui i linguaggi e le tecnologie determinano più che in passato la differenza generazionale», scrive il grande sondaggista nel commento che state per leggere. il Politico.it non rottama uomini e nemmeno culture, ma se nella costruzione del futuro i vecchi sono alla guida e i giovani fanno loro da consiglieri qualcosa che non va c’è. E la barca finirà probabilmente per tornare al porto di partenza. Che per noi sarebbe però, in questo tempo, la fine. Cambiamento: adesso il Paese lo invoca. E’ il momento di farlo. Sentiamo Crespi, a riguardo. E dopo l’analisi di uno dei possibili “figli di questo tempo”. Read more

Parla il possibile leader del futuro Orlando: “Ora aiutiamo Bersani”

settembre 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Direzione nazionale di giovedì ha ricompattato il Partito Democra- tico. Pigi apre ad un maggiore confronto interno e la minoranza veltroniana, pur mantenendo la propria posizione critica, prende atto che, come sostiene l’ex segreDario, «ora è il momento di serrare i ranghi». Questo ha comportato, di botto, anche la scomparsa del Pd dal dibattito pubblico. Il che, se da un lato conferma l’esito positivo della riunione dell’altro ieri, dall’altro ripone drammaticamente il problema che, poi, ne è alla base: cos’hanno da dire i Democratici all’Italia? «Che il mercato non è la soluzione a tutto, intanto, e che a partire da questo stiamo lavorando per darci un profilo forte», spiega a il Politico.it l’ex portavoce nella segreteria Veltroni, oggi responsabile Giustizia con Bersani. Un possibile candidato alla guida, come scrisse per primo, ormai più di un anno fa, il nostro giornale e come in seguito avrebbe convenuto, tra gli altri, Massimo D’Alema. A precisa domanda, dello stesso Attilio Ievolella che torna ora a sentirlo, Orlando si schermì: «Giuro di non averci mai pensato», fu la risposta. Ma se oggi è utile indagare su dove va il principale partito del centrosinistra, che il giornale della politica italiana indica come sola forza del nostro Paese – per l’onestà e la responsabilità della sua area di sensibilità e di opinione – in grado di assumere la leadership della costruzione del futuro dell’Italia, la cosa migliore è farlo con il parlamentare ligure, che non dice mai cose banali. Il colloquio. Sentiamo. Read more

Bar Democratico. Quel che manca è il progetto di Emidio Picariello

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Straordinaria puntata della rubrica Democratica (in tutti i sensi, e ora scoprirete perché – ?) del giovane dirigente del Pd e de iMille, che disegna con leggerezza gli scenari raccapriccianti dell’attuale loro dialettica interna. Dialettica nella quale Picariello – dal di dentro, come il suo giornale della politica italiana, dal di fuori – non si ritrova. Per due ragioni (non ci ritroviamo neanche noi). La prima è che tutto questo non è che un prolungamento in salsa para-democratica della solita autoreferenzialità della nostra politica, denunciata da il Politico.it. La seconda è che, in questa dialettica interna, emerge alla fine una linea che contraddice quella nella quale questo giornale crede, non perché abbia una specifica parzialità Democratica bensì perché è la linea necessaria a fare del Pd quel partito del Paese che, come abbiamo visto oggi magari con Udc e anche Fli, può, deve rifare grande l’Italia. Ma sentiamo tutto questo, dalla penna di Picariello. Read more

Diario. La grande rivoluzione liberale (?) Fini: “Nulla può interrompere legislatura” Berlusconi: “Le tasse giuste se del 30%” Su giustizia/Costituzione ‘po’ border line Ma adesso il governo modernizzi l’Italia

settembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente del Consiglio è come uno scolaro distratto. I suoi processi (d’accordo), le pretese plebiscitarie gli impediscono di vedere il potenziale con il quale è “sceso in campo” e che metà del nostro Paese gli vorrebbe vedere finalmente realizzare, e che l’altra metà preferirebbe vedere messo in pratica piuttosto che essere costretto ad inseguirlo nelle sue divagazioni. Con Fini nei panni del compagno di banco che dà di gomito al proprio amico (lo possono essere ancora), il giornale della politica italiana si mette, per una volta, nei panni del maestro o del bidello: e prova a dare un consiglio al possibile primo della classe distratto da un ego eccessivamente prorompente. Silvio, hai detto a Mosca che l’aliquota al 30 è l’unica accettabile per un cittadino onesto, e che lo Stato (del quale, però, attenzione Silvio, il cittadino fa e deve sentirsi parte attiva) deve rendergli comunque servizi adeguati a giustificare (ulteriormente) questa richiesta di contributo. Sulla scorta anche della spinta di Fini, che su questo terreno ti verrebbe dietro di corsa, rendendosi disponibile a portarti anche lo zaino come uno scolaretto timido al compagno secchione, mettiti al lavoro per raggiungere questo tuo obiettivo – l’aliquota – unica? – del 30% e uno Stato finalmente efficiente e adeguato alle richieste che muove ai cittadini – nei prossimi tre anni di legislatura che nessuno ti potrà sfilare se lavorerai così. Rilancia l’azione del tuo governo sostenuto dalla maggioranza granitica che Futuro e Libertà e forse anche l’Udc (lascia progressivamente perdere la Lega: potrai permettertelo) ti garantirebbero in questo caso, e chiudi portando a compimento il tuo percorso nella politica italiana: sei entrato in politica per questo e con questo risultato potresti lasciare, passando alla Storia non per le magagne ma per avere modernizzato l’Italia. P.S.: Naturalmente, Silvio, lo diciamo ai nostri lettori: per fare bene questo devi dimenticare ciò che ti distrae. Lascia perdere la Costituzione e la giustizia – o riforma l’architettura costituzionale e il sistema giudiziario nel nostro Paese, ma ispirandoti, come ti chiede Fini, a principi di opportunità generale; ai tuoi processi ci penserà il lodo che i finiani si sono già detti disposti a votare – e rifai grande il Paese. Noi, se sceglierai questa strada, mantenendo la nostra equidistanza saremo pronti a continuare a spingerti, come facciamo con tutta la politica italiana onesta e responsabile. Come ti dicemmo già una volta, fallo per te, oltre che per il Paese: mai come in questo caso il tuo interesse e quello degli italiani – naturalmente, di coloro che credono in questi obiettivi: ma su questo terreno ogni posizione è legittima – coinciderebbero perfettamente. E non è impensabile che, allora, il tuo sogno (per la verità malcelato) di vedere schizzare la fiducia degli italiani all’80% si possa avverare. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                Read more

Il governo crolla, ma opposizione dov’è? Così Mentana: “La sua voce resta flebile” E che cosa è il “Nuovo Ulivo” di Bersani? Oggi al Pd manca completamente un’idea

settembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il TgLa7 propone un riepilogo dei tempi di esposizione dei partiti nei telegiornali. In tutti, il Pd arranca rispetto al Pdl. Bella forza, direte voi. C’è il controllo dell’informazione da parte del premier e poi il Pdl è pur sempre il partito di maggioranza relativa, in un momento peraltro di grande crisi per lui. Vero. Ma sia al Tg3 sia allo stesso TgLa7 i tempi del Pd sono stracciati anche da quelli dei finiani. Anche qui: c’è una spiegazione, continuerete a dire voi. Vero anche questo: in parte è fisiologico. Ma la verità vera è che i Democratici sono completamente assenti dal proscenio della politica italiana, e ciò avviene per una semplice ragione: non hanno qualcosa di significativo di dire. Non è infatti sufficiente reagire alle proposte degli altri (fermo restando che il Pd arranca in parte anche su questo, anche se va riconosciuto il grande lavoro – seppure con qualche macchia – che i Democratici svolgono nelle aule parlamentari); è necessario farlo, il racconto, essere protagonisti. La miglior difesa è l’attacco, e l’attacco è anche l’unico modo di far politica che dia i suoi frutti. La proposta bersaniana di tornare alle ricette prodiane è l’unico momento in cui i Democratici squarciano il velo dell’irrilevanza politica. Ma a ben guardare, che cosa significa davvero quella proposta? Al Pd manca completamente un’idea di Paese. Il giornale della politica italiana lo sostiene da tempo. Offrendo, contemporaneamente, la sua. Ascoltata da tutta la nostra politica. Ma manca il cambio di passo. Fino ad allora, il centrodestra continuerà ad avere la maggioranza nel Paese. Anche se sarà stato raggiunto – e, in mancanza di un Pd vincente, anche questo è comunque tutto da verificare – l’obiettivo di pensionare Berlusconi. Cerchiamo di capire di più circa lo spaesamento Democratico analizzando la stessa, unica proposta che sia venuta dalla sua leadership: quella del Nuovo Ulivo. Read more

Dibattito su legge elettorale, l’Italia ha il suo sistema: è il Mattarellum

settembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quello spagnolo, doppio turno alla francese… Il nostro Paese ha una soluzione in casa, originale, adatta alle sue peculiarità, che ha già dimostrato di funzionare, sulla quale hanno avuto modo di esprimersi a favore un po’ tutti, a parte i due estremismi (in tema di riforma elettorale) della politica italiana: i sostenitori del Porcellum, che lo vogliono mantenere perché favorisce il loro rendimento elettorale e consente loro di detenere un controllo sui parlamentari eletti; i sostenitori del proporzionale puro, i quali subordinano la loro preferenza ad una ricomposizione dell’arco costituzionale che li vedrebbe più o meno protagonisti. Invece la legge elettorale deve servire all’Italia, e ha già dimostrato di sapere assolvere a questa funzione il meccanismo che mette a sistema un 75% di uninominale e un 25% di proporzionale. Una legge per tornare alla quale basterebbe l’abrogazione dell’attuale. Una legge italiana, uno dei pochi frutti della visione politica del nostro Paese degli ultimi quindici anni, che nessuno riesce a “vedere” allo stesso modo in cui nessuno – a parte questo giornale – sembra riuscire a vedere soluzioni efficaci per il futuro. Nello specifico, il maggioritario restituirebbe ai cittadini la possibilità di scegliere parlamentari e governi, come chiede l’appello del Corriere, garantendo contemporaneamente la rappresentanza territoriale del collegio; mentre la quota proporzionale assicurerebbe l’esistenza di quelle forze non allineate che, nondimeno, hanno una ragion d’essere per la nostra politica. Non una forzatura in senso maggioritario, non un ritorno al passato come vorrebbe D’Alema. Ed è proprio di quest’ultimo e della sua vocazione minoritaria che ci parla la nostra Giulia Innocenzi. Read more

I giovani senza lavoro, padri sulla strada E invece la politica italiana d’oggi che fa? Se il centrodestra butta via la legislatura Il centrosinistra si rigira su se stesso (?) Dove sono le idee per futuro dell’Italia?

settembre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Prendiamo due casi: per la maggioranza la mancata, ancora, nomina del ministro per lo Sviluppo economico, chiave di volta di quelle politiche per il rilancio del nostro Paese che così non viene nemmeno tentato (e che metterebbe d’accordo berluscones e finiani). Per il centrosinistra, le divisioni sulla riforma elettorale. A chi torni ad occuparsi della nostra politica dopo un mese di vacanza la prima cosa che appare è un dibattito surreale (e fortemente irresponsabile e autoreferenziale): mentre l’Italia va a rotoli, o si prepara ad andarci – perché le solide fondamenta fornite dai nostri padri costituenti non reggeranno il peso ancora a lungo – mentre nostri concittadini in carne ed ossa patiscono sulla loro pelle gli effetti di una crisi della quale non parla più nessuno, di che si (pre: è proprio il caso di dirlo) occupa la politica italiana? La maggioranza implode e butta all’aria anni di possibile stabilità e di opportunità per il rilancio dell’Italia. L’opposizione, invece di uscir fuori con un’idea spiazzante per il governo del nostro Paese, parla di composizioni (il Nuovo Ulivo di Bersani) e, soprattutto, de-composizioni (in senso stretto e non: D’Alema e il suo sistema elettorale tedesco), naturalmente, possibilmente, dividendosi (persino, appunto, su ciò che niente ha a che vedere con il Paese). Per il centrodestra il caso più eclatante è il nulla calato sulla necessaria sostituzione di Scajola. Ce ne parla Massimo Donadi. Read more

Esclusivo. Fu il Kgb ad uccidere Falcone e Borsellino di P. Guzzanti

luglio 11, 2010 by Redazione · 8 Comments 

Una gigantesca operazione di riciclaggio dei soldi dei servizi segreti e del PCUS. I conti della mafia in Italia come “lavatrice” del tesoro sovietico. Un misterioso finanziere italiano. Il gran rifiuto di D’Alema, ma anche, subito dopo la morte dei due magistrati, l’impegno del Pci-Pds-Ds per alzare un polverone e celare la terribile e scomoda verità. L’ex vicedirettore de “il Giornale” e deputato del Partito Liberale Italiano svela al giornale della politica italiana questo misconosciuto “mistero italiano” (e non solo): una vera e propria operazione di guerra, che non sarebbe stata nelle possibilità e nemmeno nella volontà della mafia siciliana, alla base del martirio, possiamo chiamarlo così, di Falcone e Borsellino, che stavano indagando sulla vicenda. Una storia che sfugge al controllo persino di un protagonista della nostra politica della potenza di Giulio Andreotti, che ad un certo punto ammette di trovarsi di fronte a qualcosa di «più grande di me» e invita Giancarlo Lehner a lasciare perdere il progetto di scrivere un libro-denuncia su tutto questo. A distanza di anni, Guzzanti riapre il caso. Un pezzo da non perdere, solo sul giornale della politica italiana. Read more

***L’editoriale***
SILVIO&FINI, STRAPPARE NON (VI) CONVIENE
di PIETRO SALVATORI

luglio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crisi dentro il Pdl (e di gover- no?): la prima firma del giornale della politica italiana per il centrodestra analizza la rotta (di collisione) dei duecofondatori facendo emergere anche i motivi personali e concludendo che una separazione, ora, non conviene a nessuno (dei due). E se il presidente del Consiglio avrebbe comunque l’arma “fine di mondo” di elezioni anticipate subito (alle quali potrebbe cogliere in contropiede sia i finiani sia il Pd, anche se sullo sfondo resterebbe lo spauracchio, per il premier, del cosiddetto Cln anti-Berlusconi evocato per primo da Casini), per gli uomini di Fini il rischio è di una probabile evaporazione-estinzione. Di qui la convinzione che anche i continui stop-and-go tra lui e i suoi altro non siano che un gioco al rialzo, nella prospettiva comunque di voler giungere ad un compromesso. Ma se la politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia, avesse finalmente fatto capolino anche tra le fila della maggioranza e il presunto “divismo” del capo di Montecitorio nascondesse – come peraltro sospettiamo da tempo – la reale intenzione di muoversi, d’ora in poi, nel solo, reale interesse del Paese? La crisi (eventuale) di governo passata al setaccio da Pietro Salvatori, all’interno. Read more

***L’editoriale***
SILVIO, ORA LA GENTE SI STA STANCANDO
di LUIGI CRESPI

luglio 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il centro- sinistra sta dando il meglio di sé (per tenerlo ancora una volta in piedi) ma stavolta potrebbe non bastare. Quello del presidente del Consiglio, il giornale della politica italiana lo ha scritto per primo, potrebbe essere l’inizio della fine. Il dato della fiducia, il peggiore dall’insediamento del 2008, è più di un campanello d’allarme; è la conferma – della percezione che si ha ascoltandola attraverso i giornali, registrando lo spirito del tempo (del momento) – che il rapporto con l’opinione pubblica si sta sfaldando. «Come tra il 2003 e il 2005», scrive il grande sondaggista, ma Berlusconi non è più quello di cinque anni fa e stavolta la crepa potrebbe preludere al crollo della struttura. Anche se, avverte Crespi, non è la prima volta che qualcuno “vede” il tramonto del premier, che però è ancora al suo posto. Merito soprattutto dei suoi avversari, che, scrive il capo di Crespi Ricerche, al fondo «lo amano e lo rendono immortale». Tuttavia, i segnali, numerosi, e il quadro nel quale ci si muove fanno pensare che stavolta il tramonto potrebbe essere davvero alle porte. Intanto cerchiamo di capire me- glio perché. Il più acuto osservatore delle dinami- che della nostra politica sul (suo) giornale numero uno. Buona lettura e buona politica con il Politico.it. Read more

Diario politico. Uno, dieci, mille Brancher Spazzati via processi a premier e ministri Nuovo lodo Alfano retroattivo-”allargato” Ma nel Pdl anche onestà e responsabilità Pisanu: “Anche per me gli eroi sono altri”

giugno 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Uscito dalla porta, lo scudo per Brancher rischia di rientrare dalla finestra. Di fronte alla reazione di sdegno per il caso del ministro nominato perché potesse sfuggire dai suoi guai giudiziari – a differenza di tutti noi cittadini – che – come ci ha rivelato ieri il nostro Crespi – trascina il presidente del Consiglio al punto più basso – in termini di fiducia – dal giorno del suo ritorno a Palazzo Chigi, Berlusconi non lascia, raddoppia. Accelera e si prepara a far approvare la versione costituzionale della norma che consente la sospensione (permanente) dei processi per… lui. E non solo. Stavolta anche le accuse “maturate” prima dell’inizio dell’attività di governo, nelle vesti di comuni cittadini, di fatto decadranno e – come già con la formula finale del legittimo impedimento – tutto ciò non varrà più solo per il capo del governo, ma anche per i suoi ministri. Silvio conta sull’effetto dispersivo e distensivo dell’estate ormai cominciata e su una memoria dell’opinione pubblica che si è già dimostrata corta. Ma questa volta la fretta (necessaria, dal suo punto di vista) potrebbe avergli giocato un brutto scherzo. Brancher ha segnato un punto di svolta e, forse, di non ritorno nel rapporto tra la maggioranza e il Paese. Che non sembra più disposto a farsi prendere in giro, a colpi di provvedimenti che sollevano i membri del governo dalle responsabilità per le quali un comune cittadino passa anni interi entrando e uscendo dai tribunali. In questo quadro il risveglio, per un Berlusconi che, come abbiamo avuto modo di scrivere, non appare più brillante come una volta, potrebbe essere bru- sco. Il racconto della giornata, all’interno, di Bagnoli. Read more

Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva

giugno 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ex direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa, ospite di Otto e mezzo, rilancia in chiave propositiva le critiche per le riduzioni degli investimenti nella cultura da parte del governo. «C’è la crisi e si comincia a tagliare da qui – dice – ma gli altri Paesi fanno il contrario: è con l’università e la ricerca che si acquisisce competitività». Strutturalmente. E in progressione. Parole che i nostri lettori hanno ascoltato molte e molte volte – prima, o piuttosto che altrove – su queste pagine. Il giornale della politica italiana, lo abbiamo scritto più volte, è il giornale dell’università e della ricerca; non dei ricercatori, perché non è una difesa di categoria ad interessarci. Dell’università e della ricerca come punto di riferimento e motore per consentire al nostro Paese di non pagare lo scotto dell’esplosione economica di Cindia e, anzi, di rilanciare e di mettersi sulla strada per tornare ad essere grande e, nel tempo, ancora una volta nella Storia la culla della civiltà. Anche i Democratici sono dell’avviso di Settis, ma a loro in particolare, più che al professore, rimproveriamo mancanza di coraggio e di visione: le piccole misure, i singoli interventi, le “toppe” sono sacrosanti, ma per tornare a fare grande l’Italia – e per consentire al Pd di fare di questa che è una sua battaglia naturale un vero e proprio cavallo di battaglia, forse il cuore di quella «narrazione» di cui parla Vendola che consiste nell’offrire agli italiani un’idea di futuro – ci vuole un disegno complessivo, nel quale la cultura non sia una voce di bilancio ma IL bilancio. Il centrosinistra imposti una nuova, grande prospettiva nella quale la cultura (ai livelli più alti; e la formazione) sia di/il nuovo pane quotidiano. L’università e la ricerca vertice di un nuovo sistema economico fondato sull’innovazione e la produzione delle idee, la formazione permanente chiave per risolvere i problemi legati all’attuale precarietà del (e mancanza di) lavoro e per innestare una rivoluzione culturale che consista nel porre al centro della nostra vita lo studio, ai vari livelli (scolastico, universitario, scientifico ma anche preparatorio a – sempre – nuovi e più avanzati lavori), anche grazie ad una trasformazione del Grande Educatore – la televisione – di nuovo in un mezzo pedagogico e in grado di contribuire a fare tornare a pensare, a stimolare il senso critico, risuscitare fame di conoscenza. Il giornale della politica italiana offre tutto questo a chi, nella nostra politica, avrà la saggezza di farla propria. Il destinatario naturale sarebbe il centrosinistra, ma il coraggio per una rivoluzione del genere, al momento, non sembra essere nella disponibilità di Bersani e co.. E forse nemmeno dei suoi possibili successori. Potrebbe essere nella disponibilità invece della destra di Gianfranco Fini, che parla più di tutti – insieme a Marino – un linguaggio di modernità. Una cosa è certa: prima facciamo, più possibilità abbiamo di farcela. E di essere tutti qui insieme, tra qualche anno/decennio, a festeggiare un’Italia tornata al centro del mondo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente

maggio 18, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Castagnetti, oggi si ricorda Aldo Moro
Lui avrebbe “conciliato” per i giovani

Da franceschiniani ‘minacce’ di scissione Ma il Pd non è né vostro né di D’Alema

maggio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La due giorni di Area democratica, corrente veltronian(?)-popolare del Partito Democratico, ha avuto il merito di elaborare proposte «moderne e coraggiose» per il futuro dell’Italia prima che per loro stessi. In particolare attraverso la relazione del suo leader attuale (che il giornale della politica italiana vi racconta, ora, con Andrea Sarubbi). Che non ha mai minacciato (ci mancherebbe, da ex segretario) di lasciare il Pd. Ma qualcun altro lo ha fatto (per lui? Non va dimenticato quanto Castagnetti sia vicino, anche come ex competitore e poi nuovo mentore alla guida dei Popolari, al segreDario). E l’aria che si respirava era quella di chi è davvero determinato ad andare fino in fondo. Se. Il punto sta proprio qui. La gestione di D’Alema, prima che di Bersani, del Pd risente probabilmente della vecchia concezione dalemiana del Partito Democratico (allora ancora di là da venire), un partito che unisca tutti i socialismi prima che i riformismi. Aveva provato a farlo con Giuliano Amato, salvo fallire. Perché il progetto non aveva respiro e non era lungimirante. L’esatto opposto di quello (vero) del Pd, che tiene conto della specificità italiana e guarda al futuro. E’ una gestione che non fa bene ai Democratici. E quindi al Paese. Ma è, appunto, una gestione. Può darsi sia condita di prove muscolari e di conventio ad excludendum che irritano (apposta o meno, non è dato sapere) la componente di minoranza (? Rappresenta, se si sommano i voti della mozione Marino, rispetto alla quale quella franceschiniana è per molti aspetti sovrapponibile, il 48% dei Democratici). Ma resta una gestione. Ovvero il modo in cui la parte di Pd che ha ricevuto il mandato di governarlo per i prossimi anni sceglie di condurla. Non è il Pd. E non fa finire il Pd. Non dovrebbe farlo finire. Perché le gestioni, come i risultati delle elezioni, si accettano. Chi perde non può rimettere in discussione l’intero progetto. Fa la sua battaglia ma non mette in discussione le fondamenta. Questo è un vizio delle componenti della politica italiana che hanno una visione autoreferenziale, per certi versi poco responsabile delle necessità del Paese, come, per dire, nel caso di altri che hanno lasciato quel partito. Serve a chi lo fa, forse – forse – ma non al Paese. Anche perché tutto questo è figlio solo del mancato rinnovamento dentro un partito nuovo che è però nato con classi dirigenti vecchie. Ancora – tutte – legate al ’900. Ma siamo nel nuovo secolo. Che è dei giovani (di oggi). Che si sentono tutti – a parte quelli che costituiscono le corti delle leadership(?) attuali – Democratici. E basta. E governerebbero (governeranno) il Pd senza guardare alle tessere novecentesche di ciascuno. E’ di queste persone il Partito Democratico. Né D’Alema né Castagnetti hanno il diritto di mettere in gioco una cosa che non appartiene loro. Se lo faranno, si prenderanno la responsabilità di tradire, e non di confermare, l’eredità storica di chi li ha preceduti, che molto prima di loro aveva concepito questa prospettiva, e non comprenderebbe mai venisse messa in discussione per qualche (politicamente sciocca, perdonateci) forma di autoreferenzialità. Il racconto della relazione di Franceschini, nella sua parte di (grande) valore, quella propositiva, per il Pd, per il Paese (e non per il nuovo partitino del 4% e per i suoi “protagonisti”), firmato Sarubbi. All’interno. Read more

Gb, Berlusconi: ‘Sconfitti signori sinistra’ Vendola: “Serve una narrazione nuova” Politica italiana commenta il voto (o no?) Tutte (nostre) dichiarazioni (inventate?) Una grande “raccolta” firmata Sarubbi

maggio 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della serietà. E proprio per questo sa (non) prendersi sul serio. E ama l’(auto)ironia. Se dopo le nostre considerazioni sulle elezioni inglesi, da cui abbiamo tratto una lezione italiana, il deputato del Partito Democratico ci propone questo florilegio (semiserio) di (possibili) esternazioni sul tema da parte dei protagonisti della nostra politica, anche per scherzare sul «passatempo di giornata, un gioco di ruolo in cui si commentano come se Londra fosse Roma, Manchester Milano« il Politico.it è contento. E ve le offre, per il vostro divertissement. Buona lettura. Read more

Controcorrente. D’Alema a Ballarò ora facce nuove di Mario Adinolfi

maggio 5, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana ama la politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Che passa attraverso anche una profonda comprensione del presente. Su queste due direttrici cerchiamo di muoverci ogni giorno. La “rissa” tra il presidente del Copasir e padrino di Bersani in casa Democratica e il condirettore de il Giornale Alessandro Sallusti, affrontato come fatto di cronaca da molti altri giornali, a noi non interessava. E’ invece interessante il modo in cui lo “taglia” il vicedirettore di Red e grande blogger, che ne trae indicazioni che alimentano una sua vecchia teoria, quella per cui il male principale dei Democratici sia il conservatorismo effetto dei riflessi condizionati «figli della storia e anche dell’antropologia del fu Pci», di cui sono portatori, ovviamente, (alcuni di) coloro che provengono, nel Pd, da quella tradizione. Uno di questi – forse il più “rappresentativo” (è proprio il caso di dirlo?) – è D’Alema. Un’indicazione, sulla base della quale Mario sviluppa questa riflessione, che porta alla conclusione che ai Democratici servono, prima di tutto, «facce nuove e idee nuove». Come quella di Matteo Renzi, anch’esso ospite ieri del programma di Giovanni Floris. Sentiamo.            Read more

Civati a il Politico.it: “Ora anche il Pd trovi il suo Fini” di A. Ievolella

aprile 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Una personalità che aggiunga, e non pensi solo a togliere. E invece di discutere sui giornali comin- ciamo a farle, le cose. Assieme. Individuiamo – incalza il consigliere regionale della Lombardia – qualche parola-chiave, non slogan, forte, nostra, e cominciamo a proporla con costanza al Paese. Il ricambio? E’ necessario, ma non è il nostro fine». Il possibile leader del domani consegna al dibattito interno al Partito Democratico la sua ricetta per uscire dall’impasse. Lo fa dalle colonne del giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

Controcorrente. Sì, ora il Pd parli pure ai moderati di Mario Adinolfi

aprile 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il vicedirettore di Red e grande blogger torna a dire la sua nel di- battito sul (prossimo, si spera) futuro del Partito Democratico. Un attacco alla dirigenza ex-Pci che «non è interessata a vincere» ma solo a »gestire la sua quota di potere» che sfocia poi in una serie di proposte: a cominciare da quella, lanciata ieri dal nostro direttore, di un Pd che superi il radicalismo (in tutti i sensi) e, senza rinunciare (anzi) alla nettezza delle posizioni, sappia però ascoltare e rivolgersi a tutto il Paese, che nella parte ancora da “conquistare” e conquistabile è il Paese della «gente di mezzo (moderata e perbene, in gran maggioranza cattolica) perché – scrive Adinolfi – delle nostre stronzate fighette alla film di Ozpetek o Salvatores la gente se ne sbatte il cazzo». E un modo per mettersi nelle condizione di farlo, ribadisce Mario, è il rinnovamento della classe dirigente. Il dibattito vero, fatto di idee e proposte sul futuro dei Democratici - e (quindi) dell’Italia, oltre a quello sul domani del no- stro Paese tout court - è solo sul giornale della po- litica italiana. Buona lettura e buona politica con noi. Read more

Racconto (incrociato) del dopo-Regionali E’ ora in pagina terza vignetta di theHand

marzo 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Riprendiamo il filo della narrazione sulle reazioni del dopo-voto. Abbiamo visto La Russa rivendicare la vittoria, anzi il «trionfo», abbattendo così – è proprio il caso di dirlo; ma fino ad un certo punto – Bersani. Ora entriamo maggiormente nel cuore dei due schieramenti e scendiamo (ma non troppo) a livello appunto locale. In Puglia l’uomo che ha salvato il centrosinistra dal tracollo definitivo si prepara per il party del giorno dopo la (sua) vittoria. Accanto a lui, come sempre, da quando è cominciato il percorso verso le Regionali – anche se non sempre con la stessa disposizione d’animo, e politica – il boss (è proprio il caso di dirlo?) della politica pugliese Massimo D’Alema. Che, imprevedibilmente, si rende disponibile ad aiutare Nichi a farsi bello per la sera- ta. Ce lo racconta, come sempre, Maurizio Di Bona. Read more

***Pd sconfitto: e ora?***
SI RAFFORZA L’EGEMONIA DELLA DESTRA
di GAD LERNER

marzo 30, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Chiudiamo la giornata di commenti e di confronto sulla debacle del centrosinistra con l’intervento della più autorevole tra le nostre firme (anche) d’area. Un conduttore de L’Infedele che ci riconduce al punto dal quale siamo partiti: il predominio, psicologico e culturale, di Berlusconi e della sua parte costruito in primo luogo grazie al potere mediatico e all’abilità comunicativa applicata, che, scrive Lerner, ovviamen- te grazie anche al controllo delle nuove Regioni conquistate a questo punto si rafforza. Domani un altro grande racconto sul giornale della politica italiana: almeno noi, la «narrazione vendoliana», sappiamo – e i nostri lettori l’apprezzano ormai da molto tempo – come svilupparla. Read more

Il dibattito. Pd sconfitto: e ora? Il rinnovamento di Mario Adinolfi

marzo 30, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Prosegue la riflessione-dibattito del giornale della politica italiana sul fallimento del centrosinistra, e su come dovrà cambiare per tornare a vincere (dopo, lo ripetiamo, cinque battute d’arresto consecutive). Dopo il nostro direttore, è il volto di Red e grande blogger a firmare la seconda analisi che vi proponiamo. Cinque le ragioni della sconfitta perdurante del Pd secondo Adinolfi: la prima, la perduta credibilità della classe dirigente Democratica; poi, l’incapacità di capire il Paese e di coglierne le energie migliori; tre, la mortificazione dei cattolici da parte della dirigenza di quello, scrive Mario, che potrebbe tornare a chiamarsi Pds; la chiusura su se stesso e ad excludendum di figure “spurie” come quella di Vendola capaci di rivelarsi vincenti; infine, e in definitiva, l’incapacità, che si è avuta finora, di fare del Pd il «terreno della buona politica», in un Paese che si è «profondamente rinnovato». Per tutto questo, ecco la ricetta di Adinolfi. Read more

Berlusconi ci pensa: “Presidenzialismo” Su questo è “no” netto del centrosinistra Ma su riforma elettorale il Pd resta diviso

marzo 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’eloquio-fiume del presidente del Consiglio di ieri (che trovate in versione integrale nel Diario politico firmato Baffigo, qui sotto) si è snodato (o sarebbe meglio dire è scorso) lungo due direttrici (in due alvei): la prima, l’assalto alla giustizia che, lo abbia- mo capito – il Politico.it lo ha raccontato per primo – rappresenterà il senso di una linea post-Regionali volta a rimuovere gli ultimi ostacoli alla piena libertà di “manovra” sul piano della legalità. La seconda, il richiamo alla riforma istituzionale che vede l’elezione diretta del presidente della Repubblica come proprio cardine. L’intenzione storica, del Cavaliere – di cui abbiamo scritto nel lanciare il Diario di ieri -di costruire un capo dello Stato (e del governo) che abbia finalmente pieni poteri. La stessa intenzione di sempre di Gianfranco Fini e della destra storica italiana, che non è detto, però, la vedano allo stesso modo del presidente del Consiglio: e la differenza è quella che abbiamo segnalato passa tra la visione di una moderna destra europea (quella finiana) e la destra di Berlusconi, funzionale soprattutto all’esal- tazione politica della leadership del premier. A que- sta doppia chiarezza di idee si contrappongono, inve- ce, le divisioni in senso al maggior partito d’opposi- zione, la cui maggioranza bersaniandalemiana sembra tuttavia – da tempo – orientata a favorire una riforma elettorale in senso proporzionale alla tedesca nell’ambito di un più generale – come proposto da Bersani in più occasioni – rafforzamento del sistema parlamentare (non senza naturalmente concedere qualcosa al potenziamento della figura del presidente del Consiglio). La firma è di Salvatori. Read more

Giustizia ad orologeria? Un grande bluff 15 anni di “bombe” esplose lontano voto Ma ora il rischio è che qualcuno ci pensi

marzo 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Basta incrociare il calendario dei procedimenti giudiziari al premier – si parla quasi solo esclusivamente di lui – e quello della politica italiana di questi quindici anni per vedere che solo in un caso: questo delle Regionali 2010, la nostra Giustizia è intervenuta a ridosso delle elezioni (e non di altri passaggi certamente sensibili ma che non coinvolgono il voto degli elettori e il rinnovamento delle varie cariche). Dal primo episodio “denun- ciato” – quello dell’avviso di garanzia al Cavaliere durante la Conferenza mondiale sulla criminalità, nel 1994 – a tutte le vicende successive – che ripercorriamo insieme – il leit motiv è una magistratura molto “attenta” nei confronti di Berlusconi – lo sappiamo, lo abbiamo già scritto ed è un punto, a parte, che può essere discusso – ma che in nessun’altra occasione è intervenuta davvero a ridosso di una tornata elettorale. Vediamolo insieme. Read more

Controcorrente. Rai, Pd favorisce il padronato del premier Adinolfi

marzo 17, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il vicedirettore di Red (ora possia- mo tornare a dirlo) e grande blogger affronta il caso di queste ore, l’”ovvietà” (in quanto ne eravamo già a conoscenza e non è la prima volta che si materializza), dice Adinolfi, che Berlusconi voglia chiudere Santoro e abbia suoi «soldatini» (Minzo, Innocenzi) nelle poltrone-chiave della Rai-e-dintorni. Lo fa come sempre ribaltando completamente (o quasi) il punto di vista (e l’opinione diffusa) e rilevando le responsabilità che anche il centrosinistra, e in particolare la “corrente” (si fa per dire, è più un fiume intero) che fa capo (letteralmente) al presidente del Copasir nel Partito Democratico ha nell’aver consentito che attecchisse e nell’aver persino assimilato questo riflesso (costante) “padronale” del presidente del Consiglio sulla Rai. E la chiave di tutto questo, scrive Mario, è il placet di D’Alema e compagni (è proprio il caso di dirlo) alla sostituzione dell’ex direttore della terza rete dopo la “presa” del partito al congresso. Una guida libera dell’informazione pubblica (su Raitre) cacciata per fare posto ad un (per quanto valevole) proprio “uomo” (Bianca Berlinguer) rispondendo alla chia- mata (ancora, ritorna; in tutti i sensi?) berlusconiana per la “normalizzazione” (fino ad un certo punto, d’ac- cordo) della rete. Un (piccolo) inciucio (il marchio, quando si parla di Silvio&Massimo, è originale) in nome del padronato (condiviso), appunto, sulla Rai. Read more

Da Puglia a piazza del Popolo ecco l’idea Vendola candidato premier nel 2013 (?) Se Nichi tenta la strada (perduta) di Soru

marzo 16, 2010 by Redazione · 2 Comments 

L’”alternativa” del centrosinistra al presidente del Consiglio decantata da Bersani, comunque la si declini, prevede un “no” netto a forme plebiscitarie (e populistiche) di rapporto con il popolo e comunque di (non) democrazia. Era anche un contenuto (implicito) della manifestazione di sabato nella sua difesa delle regole. E del resto Bersani lo richiama continuamente. Ed è anche un “no”, conseguente, anche se più tiepido e prudente, al presidenzialismo (su questo, e sul futuro delle riforme istituzionali nel nostro Paese, da cui dipende un pezzo di futuro dell’Italia, che è ciò che sta più nella testa e nel cuore di questo giornale, torneremo con una nuova puntata dell’inchiesta di Pietro Salvatori). Questo caratterizza il centrosinistra. E tuttavia anche chi abbia la pazienza e la pacatezza intellettuale di riconoscersi (doverosamente) in tutte le regole e veda la necessità di un equilibrato rapporto tra le istituzioni, e non le persone, e il “popolo”, non può – specie in quest’epoca, (post)berlusconiana, e specie in quest’era, della comunicazione – non sentire il bisogno di una leadership, e anche della possibilità – attraverso le persone – di una visione e anche di sogni (politici). E’ così per il Partito Democratico, che da anni cerca una risposta (anche) alla leadership di Berlusconi. Sembrava averla trovata in Renato Soru, che cominciava a profilarsi, specie per le sue doti morali, come il possibile leader di un futuro centrosinistra; se ne accorse il presidente del Consiglio che si impegnò al massimo per determinare la sconfitta di Soru alle Regionali in Sardegna e così, di fatto, fermarlo finché le condizioni – le Regionali, appunto, in un clima generale favorevole al centrodestra anche grazie ai limiti della gestione Democratica di Veltroni – fossero state (più) favorevoli. Ora una forma più popolare e meno elitaria, più “di sinistra” e (un po’) meno futuribile di identificazione e di entusiasmo per una possibile, futura leadership sembra avere abbracciato il presidente uscente della Puglia, la cui eventuale candidatura nel 2013 comincia a fare capolino nei pensieri e anche sulle bocche di molti. Il giornale della politica italiana raccoglie e rilancia questa suggestione. Ce ne parla Stefano Catone. Read more

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