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Futuro dell’Italia. Collaboriamo per un (alto) obiettivo comune Patrone

gennaio 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nervosismo di Monti: “Spread oltre 500? Colpa dell’Europa, che non si muove. Oggi nessuno puo’ fare da solo”. E (quel che e’ peggio) Passera: “Il presidente del Consiglio ha ragione, la Merkel si smuova: piu’ poteri alla Bce”. Come non pensare ai loro predecessori a Palazzo Chigi e all’Economia, antesignani dello scaricabarile sulle istituzioni comunitarie? E’ con l’onesta’ e la responsabilita’ che lo contraddistinguono, che il Politico.it decise di sostenere la nascita dell’esecutivo guidato dall’ex commissario Ue, pur considerandola un atto di ripiegamento (della Politica) e denunciandone i “vizi” anche formali. Perche’ in quel momento, andare alle elezioni senza avere prima messo una pezza avrebbe significato quasi certamente il tracollo; e le caratteristiche di serieta’ e di indipendenza – nonostante una certa “organicità” ai poteri economici, dimostrata anche dai criteri delle scelte nella composizione della squadra di governo - facevano di Monti figura nella quale riporre la speranza che – senza poterci portare al di là del guado - avrebbe potuto pero’ allungare i tempi in cui mettere in campo soluzioni reali e “definitive”. A distanza di poche settimane, tocca agli stessi mercati – peraltro, a loro rischio e pericolo – ribadire cio’ che il giornale della politica italiana sostiene da tempo: ovvero che allo stadio attuale semplici aggiustamenti come quelli prospettati dal governo - nel nostro Paese ma non solo, a cominciare ovviamente dal resto d’Europa, culla – peraltro – dell’Umanesimo - non sono piu’ sufficienti, e che l’unica chance di salvarci é concepire un (effettivo) cambio di prospettiva. “Se le stesse forze progressiste, che hanno a cuore il destino dei piu’ deboli, non escono dalla logica dei forti, basata sul solo principio (economico) dell’arricchimento individuale, nella quale saranno sempre e comunque questi ultimi, ad avere la meglio, il mondo non cambiera’”, scrive Mazzini nel 1860. 150 anni piu’ tardi, passato il secolo in cui i partiti di sinistra – cosi’ come, purtroppo, li conosciamo ancor oggi – hanno raggiunto l’apice (?) della propria parabola sotto le (mentite?) spoglie dell’ideologia marxista – senza, evidentemente, riuscire a (ri?)cavarne granchè – la profezia del padre della Patria non solo trova conferma, ma puo’ essere considerata, in qualche modo, “definitiva”. Il tema è dunque uscire da quella logica (esclusivamente materiale); smettendo ad un tempo di pensare che le cose possano
migliorare contrapponendoci gli uni agli altri; pretendendo di guidare una società avendo dietro di se’ solo una parte (“armata”) di essa. Il modo per uscire da questa impasse, scriveva Mazzini, e’ “trovare una (comune) ragione piu’ alta’”. Politicamente, passa attraverso l’ambizione – e l’altezza – di (ri)pensare al/ il futuro. E di ispirare la stessa proiezione nei nostri connazionali. E’ anche il modo per assicurarci, da subito, un presente un po’ piu’ sereno, per tutti. All’interno di MATTEO PATRONE Read more

Crisi non va fatta ‘pagare’ (?) a ‘nessuno’ E (poter) tornare grandi non è ‘sacrificio’ Pensiamo a costruire futuro (in positivo!) E non solo a ‘subire’ meno (o più?) d’altri

dicembre 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma perché ci “deve” essere qualcuno che “paghi” la crisi? Perché è chiaro che “pagare”, in questo caso, “vale” per “entrambi” i suoi significati-accezioni: pagare “monetariamente”, economicamente; ma anche “pagare” nel senso di prendersi la “colpa” o, comunque, “subirne” (più degli altri) le conseguenze. Ecco: perché nel nostro Paese ogni iniziativa che dovrebbe assumere (“avere”) carattere costruttivo, deve coincidere – invece – con un atto (“distruttivo”) “contro” qualcuno? Perché, e come, pensiamo di poter uscire dalla condizione-situazione attuale prendendoci “reciprocamente” a borsate? Come abbiamo già scritto, la prima condizione affinché un collettivo possa esprimere pienamente il proprio potenziale, mettere in campo tutte le proprie risorse e “farcela”, è che i propri componenti, quanto meno, non sprechino risorse proprie, e di coloro contro i quali si “avventano”, gettandosi appunto a cercare di rivalersi – sempre, “comunque”, spacciando tutto ciò come atto di compensazione e di “giustizia” – nei confronti degli/ di altri. Ma il nord non potrà reggere il confronto con le economie emergenti – tanto meno da solo – senza un sud che torni a conoscere un periodo di ricchezza (a 360°) e di sviluppo. I cosiddetti “ricchi”, non andranno da nessuna parte se – (non) dando il proprio contributo – l’Italia, ad “esempio” (…), fallisse; così come, però, la classe media non può pensare di generare un circolo virtuoso (capace di coinvolgere anche i più emarginati) se si “inimica”, e comunque si pone degli ostacoli e delle resistenze nel proprio stesso Paese, i (cosiddetti) “poteri forti”. Da “soli” (in tutti i sensi), non andremo da nessuna parte. E la pretesa di fare “pagare” a qualcuno la crisi tradisce il (retro)pensiero che, in fondo, la situazione non sia così grave e che penalizzando una parte di noi, gli altri possano riprendersi. E invece il nodo principale della nostra difficoltà ad avere un moto di reazione – quell’”indignazione” che altrove cresce, da noi nemmeno si vede col binocolo. E non stiamo certo, da questo punto di vista, meglio di “tutti”! – consiste proprio nell’inconsapevolezza del nostro reale stadio di “avanzamento” (?) sulla “via” della caduta nel burrone. L’Italia non si salva tirando la coperta un po’ di più di qua, o un po’ più di là; la coperta di oggi non basta più a “coprirci” tutti. Per tessere quella del futuro dobbiamo – intanto – “disarmarci” nei confronti degli altri – di qualunque “altro”, dei “nostri” (ma non solo), si tratti – e incominciare a pensare – insieme – a ciò che possiamo fare in “positivo”. Se invece di dover “pagare” il conto proprio o, appunto, di altri italiani, ciascuno di noi sarà mobilitato non per “subire” (come purtroppo la nostra antipolitica ci ha costretto a fare – quasi – costantemente negli ultimi trent’anni, almeno come nazione) ma per rialzarsi/ ci in piedi e riprendere il nostro posto sulla corsia di sorpasso del mondo, cosa volete che (non) gliene “importerà” (anzi!), se insieme a lui continueranno (o riprenderanno) a stare bene anche i connazionali, e come pensate che potrà considerare “sacrificio”, essere motivato a tornare a dare alla propria vita un senso più alto per raggiungere un obiettivo (comune) che corrisponderà ad un’Italia capace di riprendere ad assumere il proprio ruolo di guida nel mondo, e per di più senza dover fare, quotidianamente, il sangue marcio a cui ci costringiamo, da soli, cercando di “fregare” il prossimo? Read more

***Il commento*** E’ URGENTISSIMO CHE BERLUSCONI SI DIMETTA di GAD LERNER

agosto 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo avervi narrato l‘intervento in Parlamento del presidente del Consiglio, noi del giornale della politica italiana non possiamo non riportarvi le reazioni. Piazza Affari ha chiuso malissimo questo afoso giovedì ed è quel segno meno a dettare anzitutto la sconfitta politica del Cavaliere. Il suo potere, a voi decidere se di imprenditore o capo dell’Esecutivo, non è più quello di una volta ed i mercati si intestardiscono sulla propria tangente. L’Italia ha bisogno di un segnale forte, davvero. Lo stesso si dica per i mercati. E chi siede a palazzo Chigi sempre non essere più in grado di farlo. Gad Lerner espone qui sulle nostre colonne il suo critico avviso sulla posizione di Berlusconi. Sentiamo. Read more

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