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***L’editoriale***
UNICREDIT, LA LEGA FA IL MALE DELL’ITALIA (E DEL NORD)
di PIETRO SALVATORI

ottobre 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il localismo può farci sopravvivere al piccolo pericolo (apparente) di una perdita (minima) della nostra sovranità nel breve periodo, ma a lungo andare segna l’isolamento e la conseguente irrilevanza della nostra economia. Vi spieghiamo come e perché gli uomini di Bossi hanno impedito che i libici accrescessero la propria quota nella principale banca “italiana”, ma soprattutto – questo era il vero obiettivo – come e perché si sono liberati di Alessandro Profumo, il manager che aveva fatto di Unicredit uno dei maggiori istituti di credito d’Europa e che su questa strada – quella dell’internazionalizzazione – intendeva proseguire in una logica di rafforzamento delle nostre posizioni e non di, appunto, chiusura a riccio autoreferenziale. di PIETRO SALVATORI Read more

DIARIO POLITICO
Famiglia Cristiana attacca Berlusconi. Il Pdl si sente accerchiato. E anche con Bossi i rapporti si fanno tesi

agosto 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riflessione sulla situazione politica italiana riceve oggi anche lo spunto di Famiglia Cristiana. Il settimanale dei paolini attacca duramente Berlusconi, il berlusconismo e il Popolo della Libertà. Durissime le parole utilizzate dal direttore don Sciortino nell’editoriale del prossimo numero, parole che hanno provocato una reazione assai scomposta di diversi esponenti del Pdl. La sensazione è che il gruppo dei berlusconiani si senta accerchiato. E ciò anche a causa dei rapporti complicati con l’alleato più fedele, almeno all’apparenza: la Lega. Oggi è previsto un vertice tra Berlusconi e Bossi, in ballo le elezioni eventuali e le alleanze da definire, e, forse, anche la valutazione del ‘fortino’ pidiellino-leghista.

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E in settimana lo scontro sulla Padania di F. TEMPESTA

giugno 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

di Francesco TEMPESTA

E alla fine il presidente della Camera Gianfranco Fini emette la sentenza: “La Padania è una semplice invenzione propagandistico-culturale e di conseguenza non esiste”. Parole durissime, scaturite all’indomani dell’ormai tradizionale ritrovo della Lega Nord a Pontida. Qui, ad infiammare gli oltre diecimila sostenitori del Carroccio, l’esplosivo intervento del leader leghista.

Il Senatùr ha voluto subito mettere le cose in chiaro dopo la nuova nomina a ministro per l’Attuazione del Federalismo di Aldo Brancher, ribadendo e confermando come il Federalismo fiscale sia “cosa” fra lui e il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ma Bossi nel suo discorso di Pontida ha voluto lanciare una proposta che ad alcuni è potuta sembrare provocatoria ma che in realtà segue un modello già consolidato in Germania. Si tratta della delocalizzazione degli uffici governativi che il Senatùr vorrebbe applicare anche in Italia spostando alcuni ministeri in città come Milano, Venezia e Torino.

Ma non solo. Durante il tradizionale raduno, il leader del Carroccio, alle urla dei sostenitori che inneggiavano alla Padania libera, ha ribadito che la lotta della Lega non sarà mai conclusa fino a che non sarà finalmente libera dal resto d’Italia.

Ascoltare queste parole da uno dei leader del governo italiano non è proprio andato giù a Gianfranco Fini. Il presidente della Camera tuona così contro Bossi e i leghisti. Da queste parole è nato un intenso botta e risposta fra lo stesso Fini e i vari rappresentati della Lega. Lo ripercorriamo.

Il primo a rispondere è Bossi che non risparmia frecciatine nei confronti del presidente della Camera dei Deputati. «Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che esiste. Certo non c’è lo Stato padano, ma la Padania esiste» incalza il Senatùr che naturalmente fa intendere che difenderà a denti stretti la sua creatura. «La polemica – prosegue Bossi nel suo attacco-risposta a Fini – non fa bene alla salute di Fini, perché è difficile che lui prenda i voti da quella parte; la Padania è talmente inesistente che a noi ha dato più voti che a tutti gli altri partiti». Per il ministro delle Riforme, l’ex leader di Alleanza Nazionale si è permesso di definire in questo modo la Padania soltanto perchè non la frequenta direttamente, non conosce il suo territorio e di conseguenza non becca nemmeno un voto dagli elettori padani.

Piccata è arrivata anche la replica del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Piena volontà della Lega di portare a termine la propria missione, quella del Federalismo. «La Lega Nord – ribadisce Calderoli – ha preso la strada del Federalismo. Tutto il resto è privo di fondamento. Noi lavoriamo, gli altri filosofeggiano; c’è chi lavora per realizzare il federalismo, e conseguentemente la coesione, e chi, invece, si dedica alla filosofia» conclude il ministro leghista con toni altamente polemici nei confronti di Fini.

Ancor più provocatorie sono le (conseguenti) parole del governatore del Veneto Luca Zaia. L’esponente del Carroccio mette polemicamente in discussione l’esistenza del Sud e della “questione meridionale” in contrapposizione a chi non ha intenzione di riconoscere la Padania come realtà allo stato dei fatti. Uscita che non fa altro che contribuire ad evidenziare l’idea abbastanza confusa che i leghisti hanno di Nord e Sud.

Anche il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota dice la sua. Per il governatore leghista “la Padania esiste e Fini può dire tutto quello che vuole”. A riprova di questo, secondo Cota, vi è l’aumento sempre crescente dei consensi elettorali che la Lega può vantare.

Immediata arriva quindi la controreplica di Gianfranco Fini, pubblicata sul sito di Generazione Italia come risposta alla lettera di un cittadino della Brianza iscritto al Pdl. «La Padania non esiste, come ci ha ricordato anche la Società geografica italiana. C’è solo la nostra Italia. Che avrà problemi, differenze tra Nord e Sud, ma è la nostra Nazione. E dobbiamo esserne fieri, non solo quando gioca la Nazionale» scrive il presidente della Camera. «Sbaglia – prosegue l’ex leader di An – chi dice che se non esiste la Padania non esiste la questione meridionale. I problemi del Sud esistono da ben prima che venisse formulata per la prima volta, nel 1873, la nozione di questione meridionale. Così come nessuno può negare l’esistenza di una questione settentrionale. Sono questioni che vanno inserite in un discorso più ampio: il futuro dell’Italia. Non si può dire che è Padania quella parte del paese che lavora e paga le tasse. Per due motivi: non è solo il Nord a lavorare e pagare le tasse e non tutti i cittadini del Nord che lavorano e pagano le tasse si sentono padani».

Prova a smorzare i toni Franco Frattini. Anche se pure per il capo della nostra diplomazia la Padania è solo “uno slogan che la Lega ha inventato tempo fa ed è efficace agli occhi della loro gente”.

Cicchitto dal canto suo tiene a ribadire che la tenuta del governo si basa sul solido rapporto fra Pdl e Lega. Un’alleanza non facile che, tuttavia, secondo il capogruppo Pdl, non ha alternative.

Un’ammissione di come la mancanza di alternative spinga il Pdl a difficili compromessi con una Lega che pretende sempre di più. Una nuova crepa si è quindi aperta sull’asse Pdl-Lega-Fini, crepa che potrebbe sensibilmente allargarsi quando il federalismo finirà effettivamente sul tavolo.

Francesco Tempesta

Diario politico. Ora in stato confusionale Formigoni: ‘Con tagli il federalismo salta’ Ma ora rischia di far saltare (lui) conti (?) Tremonti imperat. Ma per andare dove? Confindustria: “Manca piano di sviluppo” E il Pd non ha posizione: “Bossi dov’è?”

maggio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il presidente della Lombardia chiede al governo di rivedere la manovra che porrebbe una pietra tombale sulla riforma. Sia Berlusconi («Non ho ancora firmato») sia Calderoli («I tagli non riguardano i trasferimenti») rassicurano il governatore (e gli ultrà del federalismo). Ma autorevoli analisti avvertono che farla ora metterebbe a rischio la tenuta dei bilanci. Confusione nella maggioranza, dove Tremonti sembra fare il bello e il cattivo tempo, ma senza un piano complessivo nel quale la politica economica venga inserita (e da Confindustria, ripresa dai finiani, arriva infatti l’accusa che nella manovra non ci sono provvedimenti per lo sviluppo, cioè per cui si faccia solo riordino dei conti, ma nemmeno strutturalmente e senza occuparsi di rilanciare l’economia, conditio sine qua fra qualche tempo ci ritroveremo punto e a capo) e senza nemmeno (sembra) un coordinamento e una comunicazione con gli altri ministri e, appunto, con i presidenti di Regione. In questo quadro la questione su se e quanto le Regioni dovranno aumentare le tasse per autosostentarsi passa in secondo piano: dove stiamo andando? Peccato che anche dall’altra parte non se la passino meglio: i Democratici sanno solo, timidamente, insistere sull’apparente fallimento della Lega, come se tutte le teorie sull’opportunità di imparare, anche, dai leghisti si traducessero nella conclusione che per recuperare consenso bisogna contrastare le camicie verdi-e-basta. E la propria iniziativa? E la propria linea sul federalismo? Ormai dalla fine degli anni ’90, quando i leghisti camuffarono la secessione nella proposta-cavallo di battaglia della riforma federalista, inseguono. E raffazzonano soluzioni improbabili e magari anche controproducenti (per il Paese) come la riforma (elettoralistica) del titolo V della Costituzione del 2000. Il tutto nella convinzione che il federalismo sia la chiave per aprirsi le porte del Nord. Ma la gran parte dei cittadini (del nord compreso) sanno in cosa consista questa riforma? Fa davvero guadagnare così tanti consensi professarsi federalisti? In attesa che il Pd si dia una risposta o almeno maturi una posizione chiara e non più di rimessa sul tema, il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo. Read more

Schifani: ‘Riforme, solo con opposizione’ Turno unico/doppio, centrodestra diviso Mentre Bossi rilancia: un leghista nel ’13 La mappa della maggioranza dopo il voto

aprile 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Senato rompe un (curioso) silenzio di mesi e fa pesare il proprio ruolo di garanzia super partes. Su un Pdl che sembra avere trovato la quadra su una forma di presidenzialismo temperato, ispirato al modello francese. Ma è sulla distinzione del momento dell’elezione del leader e di quella del Parlamento che ancora si dibatte, tra chi – come Berlusconi, ma anche lo stesso Schifani si era detto favorevole, ieri, per evitare una coabitazione tra eletto-maggioranza di diverso colore che ci potrebbe nondimeno essere lo stesso – propende per il voto in un solo giorno e chi invece chiede di importare anche l’istituto delle cosiddette elezioni di mid-term. Intanto il leader della Lega traduce il maggior peso sullo scacchiere nazionale (e di coalizione) nel rivendicare la possibilità che alla guida del governo – vedremo se, eventualmente, eletto direttamente dal popolo o come uomo del presidente della Repubblica eletto – vada uno dei suoi. Sintomo, paradossalmente, di una Lega sempre più “partito del Paese” come abbiamo scritto in questi giorni capace, oggi, di sintetizzare l’intera maggioranza. Pietro Salvatori ci racconta dunque cosa cambia, a(l) fondo, nel centrodestra dopo l’esito del voto.            Read more

Controcorrente. Sì, ora il Pd parli pure ai moderati di Mario Adinolfi

aprile 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il vicedirettore di Red e grande blogger torna a dire la sua nel di- battito sul (prossimo, si spera) futuro del Partito Democratico. Un attacco alla dirigenza ex-Pci che «non è interessata a vincere» ma solo a »gestire la sua quota di potere» che sfocia poi in una serie di proposte: a cominciare da quella, lanciata ieri dal nostro direttore, di un Pd che superi il radicalismo (in tutti i sensi) e, senza rinunciare (anzi) alla nettezza delle posizioni, sappia però ascoltare e rivolgersi a tutto il Paese, che nella parte ancora da “conquistare” e conquistabile è il Paese della «gente di mezzo (moderata e perbene, in gran maggioranza cattolica) perché – scrive Adinolfi – delle nostre stronzate fighette alla film di Ozpetek o Salvatores la gente se ne sbatte il cazzo». E un modo per mettersi nelle condizione di farlo, ribadisce Mario, è il rinnovamento della classe dirigente. Il dibattito vero, fatto di idee e proposte sul futuro dei Democratici - e (quindi) dell’Italia, oltre a quello sul domani del no- stro Paese tout court - è solo sul giornale della po- litica italiana. Buona lettura e buona politica con noi. Read more

Muro contro muro ideologico sull’aborto A Cota e Zaia: siate i “governatori” di tutti Ma la 194 va applicata nella sua interezza Un nuovo intervento di Massimo Donadi

aprile 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La presa di posizione del neo-governatore del Piemonte, seguito a ruota dal suo collega e “compagno” di partito veneto, sulla pillola abortiva RU486 – che i due presidenti leghisti minacciano di non fare distribuire – subito lodata dal Vaticano ha uno sfondo ideologico (più che morale) e produce una rottura che non corrispondono a ciò che ci si aspetta da due governatori di Regioni importanti appena eletti (ma non solo), e soprattutto a ciò di cui il Paese ha bisogno. E cioè di un’applicazione seria e rispettosa di tutto della legge 194. La pillola ha ricevuto l’ok delle commissioni tecniche competenti per ciò che riguarda la possibilità di assumerla e non pone, a quanto pare, problemi medico-sanitari. Sul piano etico-politico la RU486 si inserisce nel solco tracciato dalla legge nella misura in cui riduce i rischi per la donna e, al tempo stesso – ecco però il punto – non trasforma l’aborto in una soluzione pret-a-porter. L’aborto è sempre un dramma, per la donna ma anche per il fatto che costituisce l’interruzione, o l’impedimento della nascita di una vita. Come abbiamo già avuto modo di scrivere non si può affrontare una questione del genere riducendola a puro fatto fisiologico; quale che sia il punto di vista etico-morale (o religioso) dal quale si osserva, impone una prudenza e una sensibilità che non sono compatibili con un approccio leggero. Deve essere garantito il diritto della donna a non avere una gravidanza che non vuole ma a patto che sia messa nella condizione di scegliere liberamente, ovvero al di là di ogni condizionamento (contingente) di ordine psicologico o economico-sociale. In questa chiave non è peregrina la questione, che viene posta da ambienti cattolici della nostra politica, della «non banalizzazione» dell’aborto, e – mentre ci si assicura che gli ospedali siano luoghi “accoglienti” anche per le persone che, appunto liberamente, decidono di compiere questa scelta – ha senso porsi il tema di se sia opportuno prevedere l’assunzione della pillola in una situazione tale da non impedirla ma neanche da renderla insignificante: come nel caso del ricoveri (in quegli ospedali “accoglienti”). Tutto il resto è pura ideologia, che spacca il Paese e non affronta seriamente il problema. Ora l’intervento di Donadi. Read more

Diario politico. Ritorno a (quale) futuro(?) Come nel ’02: assalto all’art. 18 (e giudici) Pd pensa sempre alle alleanze. L’Italia no 49 senatori provano a ‘svegliare’ Bersani Vero dibattito si è svolto (e continua) qui

aprile 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Stessi giorni di marzo del 2002: il Circo Massimo accoglie tre milioni di persone – «Siamo figli della solidarietà» – chiamate dalla Cgil e dal suo leader di allora, Sergio Cofferati, a respingere la tentazione del governo Berlusconi II di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impedisce il licenziamento senza giusta causa. Otto anni dopo, altri tempi, un altro spirito del tempo – e anche un altro mercato del lavoro, d’accordo, ma certo non a maggiore garanzia dei lavoratori, anzi – il presidente della Repubblica rinvia alle Camere un ddl del governo che contiene, di fatto, il superamento dell’articolo 18: ovvero un dispositivo che permette che il lavoratore possa essere, in sostanza, obbligato dal datore di lavoro a firmare una clausola contrattuale che prevede, in caso di licenziamento senza giusta causa, che non possa ricorrere ai giudici bensì si debba “accontentare” di un semplice arbitrato, a scapito di (una – grossa – parte) delle proprie garanzie. Tutto questo nel silenzio (al di là dell’inevitabile impegno parlamentare) quasi totale dell’opposizione, che evoca con il suo segretario continuamente il tema del «lavoro» ma che, tra tentazioni liberiste, ragionevoli modernizzazioni e – soprattutto – una perdita del senso di sé, non pensa di promuovere una battaglia nel Paese su questo passaggio decisivo. Altri tempi, dicevamo, un altro spirito del tempo (nel Paese si è affermata una cultura liberista che ha fatto breccia appunto anche nell’opposizione che non sente forse più veramente come propria la battaglia in difesa di un istituto che, anche a causa della diversificazione del mercato del lavoro, non ha del resto più la stessa forza simbolica ed evocativa), ma anche la solita responsabilità di un’opposizione che non fa abbastanza il suo mestiere, forse anche a causa dell’idea bersaniana per cui, in buona sostanza, una battaglia che non si può vincere è meglio non combatterla per non perdere la capacità di farlo. Da usare quando, ammesso che ne sia rimasta ancora? Lo hanno capito un gruppo di parlamentari Democratici, trasversali a tutte le mozioni e le aree interne al partito, che oggi sferzano Bersani a superare la «gestione ordinaria» e a fare uno scatto «d’anima», tutti insieme. La risposta è sempre la stessa. E dopo l’articolo 18, in difesa del quale la prossima volta il capo dello Stato non potrà più nulla, toccherà alla magistratura passando preliminarmente per le intercettazioni, priorità assoluta – dichiarata – del presidente del Consiglio, come ci racconta theHand nella vignetta che chiude anche il racconto di oggi. Guardando al futuro, avevamo annunciato. Un futuro molto prossimo. Sì. Prossimo ad assomigliare a quello di otto anni fa. Un ritorno, appunto. Solo, con un’opposizione in meno. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Racconto (incrociato) del dopo-Regionali Lazio e Piemonte, dove si sono decise Oggi Cota: “Sì a nucleare, no Gay Pride” Polverini aveva percepito il recupero

marzo 31, 2010 by Redazione · 1 Comment 

E dopo un altro episodio del racconto di theHand, torniamo all’analisi. Prima con Gaspare Serra abbiamo fatto il punto nazionale, dicendo la nostra parola definitiva su come sono andate le elezioni. Ora con Pietro Salvatori scendiamo nel dettaglio delle regioni che a lungo, prima del voto, sono state considerate in bilico e che hanno alla fine deciso – andando in una direzione opposta a quella prevista – questa tornata. Piemonte dove è cominciata, oggi, sostanzialmente (anche se l’insediamento avverrà solo tra qualche tempo) l’era del capogruppo leghista alla Camera. Autore di due uscite molto forti (ma altrettanto chiare) che non mancheranno di fare discutere (e, specie per ciò che riguarda la presa di posizione sul nucleare, anche di suscitare, forse, qualche malcontento pure nella parte che lo ha eletto governatore). Ma per il momento cerchiamo di capire le dinamiche che hanno portato i due neo-presidenti di centrodestra alla guida delle loro Regioni. A Torino proprio queste caratteristiche di Cota – leghista a metà tra falchi e colombe, tra Borghezio, per dire, e lo stesso Umberto Bossi – sono state forse la chiave dell’affermazione su Mercedes Bresso; in Lazio si è assistito ad un continuo ribaltamento di fronte, dovuto prima alla vicenda Marrazzo, poi al caos liste Pdl. La nuova leader della politica laziale non seguì Berlusconi nella sua intenzione di rinviare le elezioni a partire dall’occasione-pretesto della riammissione della lista Sgarbi. Segno che aveva capito da che parte tirasse il vento. Ce ne parla Salvatori.                 Read more

***Pd sconfitto: e ora?***
SI RAFFORZA L’EGEMONIA DELLA DESTRA
di GAD LERNER

marzo 30, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Chiudiamo la giornata di commenti e di confronto sulla debacle del centrosinistra con l’intervento della più autorevole tra le nostre firme (anche) d’area. Un conduttore de L’Infedele che ci riconduce al punto dal quale siamo partiti: il predominio, psicologico e culturale, di Berlusconi e della sua parte costruito in primo luogo grazie al potere mediatico e all’abilità comunicativa applicata, che, scrive Lerner, ovviamen- te grazie anche al controllo delle nuove Regioni conquistate a questo punto si rafforza. Domani un altro grande racconto sul giornale della politica italiana: almeno noi, la «narrazione vendoliana», sappiamo – e i nostri lettori l’apprezzano ormai da molto tempo – come svilupparla. Read more

Mondiale Formula Uno, le sfide decisive In Piemonte ora è perfetta parità (a 48.1) Nel Lazio la Ferrari sorpassa la McLaren

marzo 27, 2010 by Redazione · 3 Comments 

Ultimissimi rilevamenti Bidimedia per il giornale della politica italiana: a Torino la scuderia del gran patron recupera 600 metri e impatta sulla Testaros- sa. Mondiale completamente (ri)aperto e impossi- bile fare qualsiasi previsione. Si decide in queste ore. Altrettanto significativo il dato del Lazio, dove la Ferrari accelera (+0.6 km), riprende e stacca la McLaren, costretta ad inseguire (-0.2 km): sorpassi e controsorpassi che hanno caratterizzato l’ultima settimana. Tutto da (ri)fare. Ecco le due regioni. Read more

Diario politico. L’immagine (d)e(l)la realtà Berlusconi a Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Ita1, Sky Bersani alle 5 davanti a cancelli Mirafiori E theHand racconta così lo scontro finale

marzo 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Nell’ultimo giorno di campagna elettorale il giornale della politica italiana vi propone un lungo rendiconto del confronto a distanza tra il presidente del Consiglio e il segretario Democratico. Il capo dell’opposizione incontra gli operai Fiat per dimostrare che «siamo un partito popolare». Il Cavaliere, dal canto suo, ripete l’invasione delle tivù delle ultime ore delle ultime due campagne elettorali e impone la propria proiezione della realtà (?), come sempre a tuttocampo. Ora il silenzio. Da domani il grande racconto che il Politico.it farà di queste Regionali, a partire dall’andamento del Mondiale di Formula Uno per le Regioni in bilico. Buon viaggio nelle ultime ore di campagna elettorale, intanto, con Ginevra Baffigo.

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***Il commento***
LA PIAZZA SPINGE IL PDL
di LUIGI CRESPI

marzo 21, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Il centrosinistra le riempie, il centrodestra vince le elezioni. E’ successo molto spesso negli ultimi anni. Così come l’invito (quando viene lanciato) dei leader Democratici a conquistare porta a porta il consenso decisivo – inaugurato da Veltroni nella campagna elettorale per le Politiche del 2008 – è il sintomo che quella partita è probabilmente già persa. Ma al di là della disputa sui numeri, che tipo di effetto può avere (avuto) la manifestazione di sabato sull’esito finale di queste elezioni? Il grande sondaggista analizza il rendimento del premier a San Giovanni e confronta il centrodestra con la sua alternativa. «Un’altra Italia», quella evocata (dai manifesti) di Bersani, che sembra però, scrive Crespi, non esserci ancora. E dunque è possibile che in due regioni-chiave e in bilico come il Piemonte e il Lazio, Pdl possa anche capitalizzare l’onda lunga della piazza di sabato. Il giornale della politica italiana introduce i giorni decisivi per l’esito delle Regionali con questo editoriale dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio, che fa il punto sulla partita.

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Ieri il centrosinistra in piazza (del Popolo) Ecco l’ultimo esclusivo sondaggio Crespi Democratici avanti in tre regioni in bilico

marzo 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Piemonte, Liguria, Puglia. E in Campania rilevazioni “segrete” darebbero lo Sceriffo, Vincenzo De Luca, in rimonta e ormai ad un nonnulla dal favorito Caldoro. Ne riparleremo. Ma mentre Bersani (nella foto) invita i suoi ad avere coraggio e a scendere a Roma, il giornale della politica italiana offre (anche come viatico ai manifestanti progressisti) gli ultimissimi rilevamenti del grande sondaggista sulle regioni-chiave di questa tornata elettorale. Ciò che emerge è che il centrosinistra, appunto, al momento conduce in tutte e tre le aree (anche se con qualche differenza ad esempio nel voto alle coalizioni). Le tabelle.            Read more

Diario politico. Alfano risponde a Bersani: “Non è un privilegio”. Brunetta vs art. 18

febbraio 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più completa, la più autorevole, la più seguita. La nota del giornale della politica italiana. Si parte con il legittimo impedimento, dunque, approvato, come detto, alla Camera con i voti di Pdl e Lega e l’astensione dell’Udc. Il ministro della Giustizia risponde all’intervento del leader del Partito Democratico – di cui trovate il testo qui – che riceve una lunga ovazione dalla sua metà dell’emiciclo. Vi raccontiamo il confronto in aula e fuori. Poi, la pubblicazione delle foto che ritraggono Antonio Di Pietro a cena con Bruno Contrada e ad alcuni esponenti dell’Arma dei carabinieri ai tempi di Mani pulite: oggi al leader Idv è scappata una parolaccia nei confronti dell’inviata del Tg1, ma vi rendiamo conto anche delle reazioni degli alleati. Infine, il ministro della Funzione pubblica torna a parlare, proprio in questo momento a Porta a porta, dei ragazzi che lasciano tardi la casa dei genitori. Rintuzzato dall’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati: «Si tratta (l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) di una garanzia contro il licenziamento senza giusta causa. Cosa c’entri con il presunto ipergarantismo nei confronti dei genitori (dal quale il ministro faceva discendere la permanenza, anzi, la persistenza a casa dei giovani) lo sa solo Brunetta». Il racconto. Read more

E’ un’altra grande giornata su il Politico.it Come andranno le Regionali. In sei atti

dicembre 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana. Giro d’orizzonte (stavolta) non in sette punti ma in sei aggiornamenti successivi nel corso della giornata – dunque, state con noi - per scoprire chi vincerà la prossima, fondamentale tornata elettorale di marzo. Regione per regione. Prima della pausa. Perchè alla ripresa, dopo le feste, non si parlerà d’altro. E allora chiudiamo portandoci avanti con il lavoro, scoprendo cosa succederà quando si tornerà in campo. Ci presenta tutto, come sempre, il grande Luigi Crespi in persona. Si comincia con il Piemonte. Buona pre-visione. Read more

Verso le Regionali. Sondaggi di Crespi/4 Piemonte: Bresso batte Cota, non Ghigo

ottobre 29, 2009 by Redazione · 3 Comments 

Come andranno le elezioni del prossimo marzo. Amministrative che il nostro Mario Adinolfi definisce «elezioni politiche anticipate» per la loro valenza politica nazionale, appunto. Il giornale della politica italiana anticipa con i rilevamenti del grande sondaggista l’andamento possibile, o l’andamento probabile, ad oggi, del voto nelle regioni. Oggi è il giorno del Piemonte, dove Crespi ci racconta che la presidente uscente del centrosinistra ha buone probabilità di essere confermata se dovrà sfidare il capogruppo leghista alla Camera, che non avrebbe il sostegno dell’Udc, mentre il “vecchio”, ex presidente della Regione – oltre a potere contare sul sostegno dei centristi – è rimasto nel cuore dei suoi conterranei. Scenari, confronti, intenzioni di voto esclusivi presentati dal grande Luigi Crespi in persona. Solo su il Politico.it. Buona comparazione. Read more

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