Liguria, Calabria, Messina: clima è cambiato. Anche da noi D’Alessio
novembre 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Tre alluvioni (devastanti) nel giro di poche settimane. Il Paese si fa tro- vare impreparato. Nel tampona- re- contenere gli effetti dello stravolgimento, operato dalla Natura (? Se si sottrae, a questa “definizione”, un’umanità che Claudio Magris fa notare le appartiene, in realtà, fino in fondo), del nostro (?) territorio. Ma anche nel prevenire. Quando la prevenzione – oltre a poter consistere in una corretta gestione di Protezione (Civile) – è strutturale. Ovvero coincide – ma non è accaduto, storicamente, e continuiamo a non fare nulla in questo senso - col darci una “struttura” (urbana, di “consumo” – appunto – del territorio) tale da non creare-costituire le/ la condizioni/ e perché la prima precipitazione (della situazione) si traduca in uno sconvolgimento del nostro “habitat” (più o meno (?) - lasciato (al) – “naturale”). Quando non nell’uccisione (sia pure “accidentale” – ?) di “qualcuno” di noi. Perché i cambiamenti climatici non sono una chimera proto-ambientalistica; bensì una realtà. Che chi – come il vicepresidente del Senato Nania, due anni fa firmatario di una mozione “negazionista”; oggi in prima fila nel chiedere, allarmato, risposte per la “sua” piana di Milazzo alluvionata e sconvolta - preferisce (“ideologicamente”, quando non sulla base di interessi privati/ personalistici) non “vedere” (e magari indurre alla sottovalutazione una nazione che ha la responsabilità, insita nel proprio ruolo – parlamentare, e comunque Politico – di “proteggere” aiutandola a prendere coscienza e a responsabilizzarsi: sia nella prevenzione delle ricadute degli effetti, sia rispetto alla propria co-responsabilità nel tentare di invertire, o quanto meno di non “aggravare”, la tendenza) finisce comunque poi per essere costretto a misurare. Sulla “propria” “pelle”. O su quella della propria comunità (territoriale). Il clima è cambiato; e piuttosto che “reagire”, tardivamente e demagogicamente, ex post l’avvenimento di una tragedia – e senza peraltro andare oltre quel fumus che non si traduce mai, in effetti, in misure utili ad evitare/ fronteggiare almeno la successiva “calamità” – sarebbe meglio ne prendessimo atto. E cominciassimo a (ri)pensare (intanto, almeno) il/ al nostro territorio. Non escluden- do “neppure” di restituire alla Natura aree che le abbiamo sottratto. E che, comunque, viene a riprendersi. Da sola. di EMILIO D’ALESSIO
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Un esempio della narrazione del premier Vero o falso, gli italiani crederanno a lui Tutti i ‘messaggi’ dell’intervento di Parma Ecco svelati segreti di Berlusconi (FOTO)
aprile 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati
Il giornale della politica italiana conosce una sola Politica: quella vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Gli stessi discorsi dei protagonisti della nostra politica, questi, protagonisti, che hanno dimostrato di non conoscere automatismo tra intensità dell’eloquio e traduzione in fatti (chi per propaganda e mancanza di responsabilità, chi per (in)capacità o mancanza delle condizioni per esprimerla), lasciano il tempo che trovano, e rischiano loro stessi di allontanare – in qualche modo allentando la tensione, e appagando – dal rifacimento dell’Italia. Allontanare noi, oltre che direttamente loro in prima persona. il Politico.it svolge quindi la propria narrazione, fatta di informazione, naturalmente, che seleziona, però, come dovrebbe fare tutta una stampa responsabile che volesse dare il proprio contributo al rilancio del Paese attraverso la nostra politica, i passaggi alti da quelli di pura propaganda appunto; e poi di dibattito (ma serio, concentrato sulla soluzione dei problemi del Paese) e proposte per il futuro dell’Italia. E tuttavia esistono gli strumenti partiti che sono indispensabili alla politica italiana. E non è naturalmente autoreferenziale un discorso che, combinato con il ragionamento sul futuro del Paese, si dedichi a contribuire a migliorare questi strumenti anche nella loro differenziazione di parte. In questo senso, da qualche tempo stiamo offrendo al centrosinistra (altri) strumenti per rivedere la propria fallimentare strategia di comunicazione, come abbiamo già scritto vera e propria chiave di volta – perché dal posizionamento di quella può dipendere la rifioritura anche di tutte le altre parti dell’azione da mettere in campo – di una rinascita dei Democratici. Oggi lo facciamo analizzando l’eloquio di ieri del presidente del Consiglio, che altrimenti non avremmo raccontato così come non raccontiamo polemiche sterili che vengono dal centrosinistra. Perché si tratta di un discorso che contiene pochi elementi di concretezza, se non nel campo della comunicazione: Berlusconi entra in sintonia con gli italiani proponendo un’immagine vincente di sé e teorie, più o meno autentiche, più o meno funzionali alla propaganda di centrodestra, che attecchiscono nella percezione delle persone perché rispondono a schemi di pensiero che sono nel nostro senso comune. Oltre, naturalmente, alla banalità – che però per certa parte della nostra politica tale sembra non essere – del parlar chiaro. Sentiamo. Read more

