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Cristiana: ‘Uno Stato che protegga come una famiglia’ di G. Baffigo

dicembre 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non più, dunque, una società “castale” (in tutti i sensi), bensì un welfare che piuttosto che “investire” sul nucleo “chiuso” della famiglia così com’è oggi, crei una comune rete non assistenziale ma costituita da strutture che aiutino la vita di tutti. Sul modello delle socialdemocrazie nordeuropee, che significa anche abbattimento (appunto) dei compartimenti stagni delle corporazioni e dei vari lacci e lacciuoli e privilegi (che sono la stessa cosa), per una società liberale che non “dimentichi” – però – di essere un “collettivo”. La giovane esponente Democratica e scrittrice romana, intervistata dalla nostra vicedirettrice, dice la sua anche su Renzi (“E’ un sindaco Pd, lo devono capire e ricordare tutti a cominciare da lui stesso”) e sulla candidatura di Giovanni Bachelet alla segreteria dei Democratici laziali. di GINEVRA BAFFIGO
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Civati: “Renzi destrorso, ma non condanniamolo (a priori)” Baffigo

novembre 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi, all’ora di pranzo, l’ultimo esecutivo “degli anni ’90″ riceverà la fiducia di Palazzo Madama. Sul discorso programmatico del neo-presidente del Consiglio. La presenza di Passera, dinamico manager “che parla da ministro” (da prima del giuramento) salva (e rilancia)-”carrozzoni” promette scintille. Ma è (stata) facile la valutazione-previsione che un governo – sia pure “di professori” - in cui non compare nemmeno un under 50 ”non può” (?) avere la prospettiva (in tutti i sensi?) per cominciare – come, pure, abbiamo “suggerito” al neo-capo del governo di tentare di fare – a costruire il domani. Di questo dovrà occuparsi una nuova generazione di dirigenti. Capace di mettere in campo una (nuova – ?) generazione di proposte (insieme alte e concrete). Va in questo senso l’impegno del giornale della politica italiana, culminato (ulteriormente) nell’ultima riflessione del nostro direttore. E’ nella stessa chiave che, ancora una volta – come alla vigilia del – primo - ”congresso“-baby del 2009, al Lingotto - il Politico.it si fa tribuna del confronto nel/ del gruppo di aspiranti leader del centrosinistra ai quali aperse la strada nel 2006 – candidandosi alle primarie per la premiership - Ivan Scalfarotto. E che a tre anni, ormai, da quel loro primo appuntamento “comune” sembrano essere… invecchiati: Marta Meo, animatrice dei “piombini”, si è parzialmente defilata; degli stessi – più recenti – rottamatori, restano solo i rottami (? Dell’alleanza). Al punto che, come abbiamo visto, il mese scorso coloro che un tempo marciavano uniti, hanno colpito (si sono, colpiti?) divisi. Ed è proprio la frammentazione, dovuta, a suo dire, al “personalismo” di alcuni coetanei, l’oggetto delle critiche che Sandro Gozi ha rivolto a Pippo Civati nella prima intervista della serie. Alla quale “risponde”, oggi, il consigliere regionale della Lombardia. Sentito, ancora una volta, dalla nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Gozi: ‘Pippo e Debora? Non mi hanno convinto’ di Ginevra Baffigo

ottobre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

(Anche se) a Bologna molte sono state le (pur – troppo, solo – specifiche, e tecnicistiche – ?) proposte in tema di fisco, quelle tasse che Luigi Einaudi indicava (purtuttavia) come la più potente leva per (ri?)generare uguaglianza. E la questione dello stop al consumo di territorio è entrata – dopo essere stata lanciata da Domenico Finiguerra a Cassinetta di Lugagnano e ”acquisita” – e quindi accreditata - come “idea forte” nell’ultimo anno dal giornale della politica italiana – nel dibattito pubblico (e nella possibile, futura culltura Democratica). A cavallo tra le kermesse (contrapposte – ?) degli ex rottamatori, il deputato del Pd - esponente dell’(altra) anima (compiutamente) Democratica (tout court) di Insieme - sceglie il Politico.it per lanciare messaggi ai (propri) “coetanei”: “Pippo mi è sembrato volersi accreditare come rappresentante giovane della maggioranza bersaniana. Ma i nominalismi non bastano più”. “Matteo è una ricchezza, oltre che un’opzione possibilissima – come non tutti sembrano disposti a riconoscere - se è vero che il Pd o è il partito di tutto il Paese o non è”. L’intervista è del nostro vicedirettore. di GINEVRA BAFFIGO
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Il commento. Un pessimo Bersani Ora la priorità al progetto Lerner

dicembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il segretario del Pd – che nelle ore successive corregge parzialmente il tiro – sembra aver perso la bussola. O meglio essersi testardamente innamorato dell’unica bussola che pare saper usare, quella di un’alleanza tra un Pci-Pds-Ds e il centro (prima di tutto, in tutti i sensi). Una classe dirigente vecchia, che non sente (più) le esigenze di questo tempo, pretendendo egoisticamente di non lasciare il posto ai «figli di questo (stesso) tempo», non è «ontologicamente», scrive Pippo Civati, in grado (diciamo noi) di «raccontare l’Italia che vorrebbe». Bersani ha ascoltato il Politico.it che gli suggeriva la necessità di un «progetto», salvo poi limitarsi – non “possedendo” («ontologicamente») l’argomento – a citarlo senza darvi seguito. E ora è tornato sulla sua strada originaria (in tutti i sensi), quella delle alleanze-prima-dell’idea (salvo, appunto, “spiegare” meglio la propria posizione nel pomeriggio). Il Pd immagini e offra un futuro al nostro Paese: e sulla base di questo (gli altri) faccia(no) le alleanze (col Pd). Il commento all’intervista a Repubblica in cui Pigi si intestardisce sulla priorità all’alleanza col Polo della Nazione, all’interno, è del conduttore dell’Infedele.
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Apriamo la nuova settimana con gioco (?) E’ il governo che può rifare grande Italia Un esecutivo “monocolore” Democratico D’un Pd che si faccia “partito del Paese” Governo di(/che vogliono) tutti gli italiani

dicembre 6, 2010 by Redazione · 3 Comments 

E siccome l’organigramma è figlio dell’idea, e non viceversa, ecco che la delineazione dei compiti di ciascun (nuovo) ministro è l’occasione per rigenerare il programma. Qui si parla solo di Italia. E lo si fa con una capacità di vedere il futuro che non ha eguali nel nostro Paese. La firma è del nostro direttore di MATTEO PATRONE Read more

Milano rischia di essere Caporetto del Pd Popolari: pronti a terzo polo con Albertini ‘Sosteniamolo insieme, o ce ne andiamo’ A questo punto c’è una (sola) via d’uscita Bersani nomini Civati capo di segreteria E cominci la (nuova) fase-2 verso futuro

novembre 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il terremoto milanese, e quello annunciato alle primarie per la scelta del candidato premier, rischiano di far morire/regredire (allo stadio primordiale di ultima spiaggia della trafila Pci-Pds-Ds) la forza che, lo abbiamo scritto più volte, ha invece il compito storico di assumere la leadership del processo politico che può portarci a salvare e rifare grande questo Paese. I moderati del Pd, in fibrillazione dalle Regionali, sono infatti (di nuovo, ancora) pronti a fare il passo (più corto della gamba) verso il terzo polo. Il motivo? La sostenuta “presa in ostaggio” del partito di Bersani da parte di Sel e Idv. Un fantasma che si fa minacciosamente reale nella misura in cui nel capoluogo lombardo si prepara la (ri)candidatura dell’ex sindaco oggi parlamentare europeo in grado di rappresentare quel traino maggioritario che può dare concretezza alle ipotesi terzopoliste e (a rimorchio) scissionistiche (nel Pd). In questo quadro, la gestione ordinaria, le rassicurazioni non possono bastare più. L’attuale dirigenza Democratica è chiamata a compiere una svolta. E il Politico.it ha ieri ancora una volta indicato il modo migliore per farlo: cogliere la palla al balzo delle dimissioni di Penati – un primo, chiaro segnale della presa di coscienza della necessità di una discontinuità, non solo a livello locale – per aprire la transizione verso il futuro avviando una condivisione alla guida del partito tra l’attuale leadership (che veda confermato ovviamente il ruolo di Bersani) e le nuove generazioni Democratiche. Bersani, in parti- colare, nomini il numero due dei rottamatori, Civati, capo della sua segreteria. E sullo sfondo si prepari una possibile discesa in campo di Renzi alle primarie del centrosinistra. Il Pd riavrà la sua unità, progressivamente una rotta, senza strappi tra vecchi e nuovi, nel segno della saggia condivisione. E, grazie al sindaco di Firenze, può prepararsi non solo a ritrovare la propria egemonia (culturale) e il proprio ruolo di guida dei progressisti, ma aspirare ad un allargamento della coalizione che scongiuri la possibile alleanza (mortale) terzo polo-Pdlega dopo le elezioni, e, soprattutto, a vincere le elezioni per poi governare l’Italia costruendo il suo futuro. Pietro Salvatori, intanto, all’interno, racconta per il Politico.it e per Liberal i maldipancia che se il Pd ci darà – come fa – ascolto potranno tramutarsi da segnali di una possibile fine nella leva del rilancio. (M. Patr.) Read more

Bar Democratico. Se serve giusto lavorare a Natale di E. Picariello

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ovvero la politica italiana deve tornare a coinvolgere (e coordinare) il Paese per rifarlo grande, ma ciò è possibile solo se il Paese è il co-attore protagonista della salvezza e poi della rinascita, il nuovo Risorgimento per il (suo) possibile nuovo Rinascimento. Anche a costo di qualche “sacrificio”. Incompatibile con la cultura del sindacalismo alla quale facevamo riferimento (anzi, alla quale faceva riferimento Bersani) all’inizio della nostra narrazione di oggi (ieri sera in tivù a Vieni via con me). E questo sembrano (appunto) averlo capito solo alcuni tra i Democratici. Per gli altri, lo scrive Picariello nella rubrica di questa settimana che state per leggere, c’è la possibilità (come qualcuno peraltro agognerebbe di fare!) di fondare un nuovo partito (non diciamo erede della grande tradizione del Pci-Pds-Ds perché quella fu – ma fu! – davvero una grande tradizione, e se al contrario i suoi eredi sono oggi fuori dal tempo è solo perché si sono spinti troppo avanti, dopo peraltro – come il giornale della politica italiana ha riconosciuto sempre – avere gettato, con Berlusconi dall’altra metà del campo, i semi della modernità in questo Paese. I cui frutti possono però ora essere raccolti solo da «figli di questo tempo», al di là, beninteso, della loro età anagrafica – che pure conta, a quel fine) c’è la possibilità, dicevamo, di una nuova sigla. Quella che ora (appunto) indica loro Emidio Picariello.          Read more

Così Penati alla fine decide di dimettersi Pigi nomini al suo posto un “rottamatore” E cominci la transizione verso (Pd) futuro

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’occasione è ghiotta: le dimissioni del capo della segreteria politica di Bersani, frutto di una presa di coscienza non solo locale della necessità di un cambio di passo, aprono le porte alla possibile soluzione di tutti i nodi Democratici: l’incerta rotta attuale, e la necessità di un ricambio generazionale. Il segretario compia un atto di generosità e di lungimiranza politica e si renda disponibile ad una coabitazione tra giovani e vecchi. Alla guida del Pd. E il nome più adatto per tutto questo non può che essere quello di Pippo Civati, co-leader della nuova generazione Democratica, lombardo come Penati, (solo) vincente (da consigliere regionale più volte eletto con una pioggia di preferenze) nella regione-chiave per la costruzione del futuro dell’Italia (e dunque per la riconquista dell’egemonia da parte della sinistra che si faccia parte responsabile di tutto il Paese). Il momento di farlo è adesso. E farlo così significa farlo in maniera saggia, progressiva, in cui la metà più onesta e responsabile della nostra politica fa squadra per mettersi finalmente in marcia verso quello che è l’orizzonte del Pd: diventare il partito dell’Italia, salvare e rifare grande – nello stesso tempo – questo Paese. Il giornale della politica italiana è qui per questo (in tutti i sensi). Read more

E nella (sua) sconfitta di Bersani a Milano emerge (tutta) una voglia di rottamazione

novembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Oggi parliamo di questo: di come il Pd continui ad andare a sbattere il che, invece di indurlo a più savi consigli, lo rende ancora più “duro” inducendolo piuttosto a perseverare sulla strada – pidiessina – intrapresa dopo le primarie di un anno fa. Una via oggettivamente – lo dicono i fatti – deficitaria e perdente (oltre che, come abbiamo scritto, antistorica) alla quale sono contrari i rottamatori renziani. E che la batosta milanese segnali anche che Civ e compagni stanno facendo breccia nell’elettorato Democratico? Beninteso: la sintonia è naturale: l’andazzo attuale non va e comunque, anche al di là di ogni riflessione di merito, un ricambio è fisiologicamente necessario. Ed è (appunto) agognato dalla loro gente. Ed è così che può accadere che persino alle feste de l’Unità, simulacro della continuità del Pci-Pds-Ds, un “compagno” che gira le salsicce alla domanda del cronista su se preferisca D’Alema o Renzi, (si) compia il tradimento. Il giornale della politica italiana tutto questo comunque lo racconta – lo facciamo ora con Crespi – ma ci interessa relativamente, perché si tratta di politique politicienne. A noi interessa il Pd in quanto strumento (indispensabile) per la costruzione del futuro dell’Italia. E le idee. Che continuiamo a suggerire (a quanto pare con successo, anche se la macchina fatica ad assorbire il colpo e per ora mantiene, appunto, la rotta verso il baratro) ai Democratici. di LUIGI CRESPI Read more

Ma riprendiamo il filo discorso principale Nel Pd dunque “svolta”(?) dei rottamatori Ma quali sono le loro reali idee di Paese? E’ Civati: ‘Sì, è ora di rifare grande l’Italia’

novembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Diciamocelo pure: le tesi del giornale della politica italiana sono le più forti, oggi, su piazza. E sono le uniche che hanno il senso della Storia. Per questo il Politico.it è un consigliere autorevole e ascoltato della nostra politica, oltre che il principale laboratorio della (nuova) politica del futuro. Il giornale della politica italiana raccoglie tutti i principali talenti: da Giulia Innocenzi a Dino Amenduni, passando per Annalisa Chirico. Oltre al direttore e ad un gruppo redazionale composto da (future) prime firme del giornalismo politico italiano come Ginevra Baffigo e Pietro Salvatori. Per questo il Politico.it sta riuscendo a fare passare quelle che sono le sue due tesi fondamentali. La prima: la politica italiana è chiamata a predisporre, subito, un progetto organico e complessivo per un completo ribaltamento di piano che porti alla costruzione di un nuovo sistema-Paese. La seconda: questo, è la tesi espressa da Matteo Patrone stamattina, deve (o meglio ha bisogno di) essere ispirato ad un nazionalismo che parta dall’idea che l’Italia può tornare ad essere un grande Paese – la «culla della civiltà» – se si muove subito e inverte immediatamente la tendenza. E’ così che anche uno dei papabili alla leadership futura del Partito Democratico – che il Politico.it indica come la forza che è chiamata a farsi carico di tutto questo, per le sue maggiori onestà e responsabilità – accoglie quest’idea. Ma Civati ha in mente anche altro. E ne parla, ovviamente – come potrebbe essere altrimenti? – al giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

E’ certo anche colpa della nostra stampa (ch’è il prolungamento autoreferenziale) Ma da 2 giorni di svolte idee dove sono? Italia cambia se si concentra su contenuti E aspiranti – Fini e giovani – han via libera se mettono in campo tesi ‘rivoluzionarie’

novembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma il presidente della Camera, che pure sul piano dei principi ha fatto uno sforzo di modernità (sul tema dei diritti civili, ad esempio, Fini è più avanti anche di molta parte della sinistra), è in pista da mezzo secolo e difficilmente potrà concepire oggi ciò che non ha proposto fino ad ora, e i (più o meno) giovani Democratici hanno un alibi e una colpa: l’alibi è di essere stati cresciuti da questa nostra politica autoreferenziale, che ha insegnato loro a parlare per titoli e di tatticismi; la colpa è di dare la sensazione di voler – ancora per ora – un po’ più bene alle proprie chance di affermazione che non all’Italia. Badate, e lo diciamo soprattutto ai protagonisti della nostra politica – non alle nostre lettrici e ai nostri lettori che condividono la nostra prospettiva – che non si tratta di una critica sterile: non è da Alice nel Paese delle meraviglie pretendere che al centro del dibattito pubblico – per intenderci, ciò che attraverso i media si riverbera nel Paese – ci siano le idee. E’ da consapevolezza politica. E le idee, tanto per capirci, consistono in pensieri e proposte concrete per il futuro dell’Italia. Chi si rassegni (e rassegni il Paese) a stilare (semplici) programmi a ridosso delle elezioni si nega – e nega soprattutto all’Italia – qualsiasi speranza di tornare grande. Non è più il tempo in cui la politica possa vivere di rendita – il nostro Paese o cambia radicalmente passo o muore – e per un completo ribaltamento di piano le idee devono maturare liberamente, culturalmente, e non possono essere il frutto di un’(auto)imposizione a tre mesi dalle urne. Per questo è necessario che la politica italiana cambi esercizio: non più il confronto su di sé o, nella migliore delle ipotesi, sui titoli delle cose da fare – la semplice enunciazione teorica generale – bensì un grande dibattito (ma meglio ancora la lotta tra idee che, non più pigramente, ciascuno maturi da sé in forma compiuta e autosufficiente e metta in campo – naturalmente in una verifica responsabile con quelle degli altri – per realizzarle), appassionato per il bene (che si vuole) all’Italia, su cosa fare del nostro futuro, nel quale coinvolgere il Paese. E’ così che la (nostra) politica rieleva se stessa, ed è così che Renzi e Civati – o chi per loro – troveranno le porte di Sant’Andrea delle Fratte spalancate, e Fini – certo, tolto Berlusconi, poco sensibile a qualsiasi ragionamento che non contempli la centralità di lui stesso – diventerà il leader naturale di una destra capace confermare l’egemonia berlusconiana (in altre forme). L’Italia è un grande Paese; ma per confermare se stesso e non morire, per non rassegnarsi ad un (così) ineluttabile declino ha bisogno che la propria politica ritrovi l’ambizione di essere se stessa: la Politica, che non è una tecnica ma la più alta forma di espressione dello spirito. Al servizio degli altri.             Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi Se non lo sa lei!

giugno 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si parla dell’ormai famigera- to (è proprio il caso di dirlo) sondaggio dell’Espresso sul possibile, futuro leader Democratico, sul quale intervenne da noi Pina Picierno. Il “tema” torna d’attualità perché sul supplemento del sabato del Corriere la retroscenista sul Pd, Maria Teresa Meli, lo ha richiamato. E lo ha fatto per criticare Pippo Civati, reo – secondo la ricostruzione della Meli – (con gli altri) di avere taroccato l’esito della consultazione facendo votare in massa (ovviamente per sé) propri adepti. Giulia smonta la tesi basandosi sulle ricostruzioni dei blog di quei giorni, ma soprattutto dice no a quello che è diventato uno sport (della stampa moderata) nazionale: colpire i giovani Democratici. Lei stessa, e ce lo racconta, finì nel tritacarne. E tuttavia ribadiamo – in chiave costruttiva – ciò che avevamo già scritto più volte: i futuri(bili) leader del centrosinistra si dedicano troppo alla competition (anticipata, una sorta di caccia alla pole) tra di loro e poco al Paese e, soprattutto, al (suo) domani. Il leader ideale del Pd è colui che mette (la formulazione del)le idee e l’interesse della nazione non davanti, ma al posto del proprio interesse personale. Su Civati, in questo senso, sospendiamo il giudizio. Giulia ora. Sentiamo. Read more

L’intervento. Messaggio a Civati, Renzi, Serracchiani di P. Picierno

maggio 26, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Un sondaggio sul sito de l’Espresso. «Chi sarà il futuro leader del Pd». Tra le opzioni, il gruppo di giovani leoni che fremono alle spalle di Marino, Franceschini, Bersani. E poi il “mistero”. “Curve” di crescita improbabili (per “candidati” altrettanto improbabili?). Risultati inspiegabilmente omogenei (circa 3500 click a testa per Pippo, il sindaco di Firenze e l’europarlamentare). E poi la denuncia: migliaia di click provenienti dagli stessi IP hanno falsato il sondaggio. Che, si affrettano a richiamare dalla redazione del settimanale, non avrebbe comunque valore statistico; «è un gioco». Ma a questo punto si fa «un po’ amaro». Almeno per gli spettatori (interessati) dello stesso Partito Democratico, tra cui c’è la giovane deputata costretta a confrontarsi, nel 2008, con la pesante eredità di De Mita nel suo collegio campano, che non era nella lista dei papabili per la successione di Pigi ma ora vuole dire la sua. Dalle nostre colonne. E lo fa con un’arguzia che rende il contributo assai gustoso. Una piccola, argomentata frecciata ai suoi giovani colleghi, per i quali c’è il rischio che la preoccupa- zione principale diventi (almeno per alcuni) diventare il leader del Pd. Sentiamo Pina Picierno.

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Caro Bersani, no, ancora non ci siamo
Se Pigi frena su innovazione (e primarie) “Il Paese (non le) chiede conservazione” Il “Paese” o cambia prospettiva o muore

maggio 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della ricerca e (appunto) dell’innovazione, come chiave di volta del(la costruzione del) futuro dell’Italia. Come abbiamo scritto più volte, il nostro Paese è destinato ad un declino inarrestabile se non sostituisce (o, meglio, integra) la realizzazione delle idee degli altri con la produzione delle idee (per sé e per gli altri). Una duplice occasione per l’Italia: attraverso (anche, ma non necessariamente) il modello che questo giornale propone (il Paese come grande campus a cielo aperto, fondato su un sistema che abbia al proprio vertice appunto la ricerca e l’innovazione, come lati una (buona) scuola da valorizzare e la formazione permanente, chiave sia per accompagnare-alimentare l’innovazione sia per risolvere, o quanto meno puntellare fortemente, il (problema del) lavoro (precario) nel nostro Paese. Con un’alternanza tra periodi di impiego “classico” e la formazione, appunto, per cancellare completamente la “disoccupazione” e legando allo “studio” l’indennità, che non ha senso venga “regalata” quando può costituire un investimento), attraverso questo modello, dicevamo, ma non solo, l’Italia può vivere anche una profonda «renovazione» culturale, sostituendo i dis-valori di oggi (anche grazie al contributo di una televisione di nuovo pedagogica, come suggerisce lo storico direttore dell’”esplosione” di Raitre Angelo Guglielmi) con (una) cultura (diffusa). Tutto questo porta alla modernizzazione dell’Italia. Tutto questo è ciò di cui il segretario del Pd dice oggi, sostanzialmente, che non è non solo l’obiettivo strategico ma nemmeno una (vera, convinta) priorità del suo partito (o, meglio, della sua segreteria); per una semplice ragione: che il Paese «non lo chiede». La realtà è un po’ diversa, certo la richiesta può non venire dalla stragrande maggioranza degli italiani ma ciò accade solo perché ne manca la cultura (politica) e la consapevolezza (del ruolo decisivo): qualcosa, cioè, che proprio un partito e un suo leader devono offrire, non limitandosi a registrare lo status quo. Perché, Bersani, lo ripetiamo, questa è la via attraverso la quale l’Italia può non solo evitare il declino, ma rilanciarsi come grande Paese, tornando ad essere, magari, nel tempo, la culla della civiltà. Pigi, ascolta il partito, ascolta la base (e anche le forze esterne ai filoni di provenienza: non possono che essere leali, perché sono intimamente Democratiche; ma per dare loro l’occasione di dimostrarlo – per indurle ad esserlo – devi tendere loro la mano). Fallo anche per quello che ci racconta ora Stefano Catone sull’acqua, sul referendum per l’abrogazione della legge che privatizza la gestione del bene pubblico più importante e vitale (è proprio il caso di dirlo) della politica mondiale. Read more

Civati a il Politico.it: “Ora anche il Pd trovi il suo Fini” di A. Ievolella

aprile 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

«Una personalità che aggiunga, e non pensi solo a togliere. E invece di discutere sui giornali comin- ciamo a farle, le cose. Assieme. Individuiamo – incalza il consigliere regionale della Lombardia – qualche parola-chiave, non slogan, forte, nostra, e cominciamo a proporla con costanza al Paese. Il ricambio? E’ necessario, ma non è il nostro fine». Il possibile leader del domani consegna al dibattito interno al Partito Democratico la sua ricetta per uscire dall’impasse. Lo fa dalle colonne del giornale della politica italiana. L’intervista è di Attilio Ievolella. Read more

Il silenzio assordante del centrosinistra Premier in “ritiro”, Bersani fuma il sigaro Alternativa non c’è p(e)rché non si sente Il dominio psicologico della maggioranza Con saggio sul loro vittimismo di Rosadi

aprile 7, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Ritorno alla politica italiana dopo la pausa pasquale. Quale migliore occasione per riprendere in mano il pallino e tornare ad imporre l’agenda al Paese nel momento in cui Berlusconi tace? E invece no, silenzio assoluto. Il centrosinistra non c’è, e se c’è non si sente. Così gli italiani hanno in mente una sola «alternativa»: per quale ragione dovrebbero votare una cosa che nemmeno percepiscono? Quando poi i Democratici sono obbligati al confronto, ad esempio nei talk show televisivi, subiscono la supremazia della maggioranza. In quelle occasioni il Paese sente anche l’altra campana, ma spegne la tivù con la sensazione che la ragione ce l’abbiano Berlusconi e i suoi. Mancanza di idee, idee deboli? Il giornale della politica italiana sostiene dal dopo-elezioni che il dibattito del centrosinistra debba partire da lì, altro che dalle alleanze, e nemmeno (tanto) dal rinnovamento, ma attenzione: nemmeno dai programmi: dalle idee. I programmi sono semplici toppe che hanno il fiato corto; al centrosinistra serve un’idea complessiva ed organica su come vuole rendere questo Paese nel futuro. Che poi altro non è che la «narrazione» di cui tanto si parla, che il presidente del Consiglio svolge dal momento della sua discesa in campo. Questo è, lo diciamo a chi forse non l’ha capito: avere un’idea – complessiva – di futuro e proporla agli italiani. Con tutte le declinazioni del caso. Ma senza uscire da questa prospettiva. E lasciando cadere ogni altro “richiamo” al presente autoreferenziale che venisse dalla parte opposta. Dimenticare Berlusconi. Pensare e comunicare solo il futuro. Naturalmente finché tutto questo non c’è non lo si può nemmeno comunicare. E in questo senso il Politico.it sottolinea lo sforzo, autentico o meno che sia, dei “giovani” – Civati, Zingaretti – dirigenti Democratici di partire da qui (ne riparleremo). E tuttavia farete fatica, cari Democratici, a farvi voi stessi un’idea forte, finché subirete il dominio psicologico del centrodestra. La comunicazione deve venire contestualmente alla predisposizione delle idee, alla quale darà forza. Generando un circolo virtuoso che non si fermerà più. Lo stesso che in questi anni ha portato il centrodestra a farsi sempre più sicuro ed egemone: l’atteggiamento degli esponenti della maggioranza non è lo stesso; quello di Berlusconi (forse) sì, quello dei suoi si è fatto più forte e deciso nel tempo. Proprio grazie a questo circolo virtuoso. Lo ripetiamo a Bersani: non è peccato. Le idee passano (in tutti i sensi) di qui. Riguardo al dominio psicologico del centrodestra, Marco Rosadi descrive brillantemente – per il giornale della politica italiana – nel saggio che state per leggere la tecnica del “vittimismo” praticata dal presidente del Consiglio e dai suoi. Lo diciamo a Bersani: voi potete ottenere lo stesso effetto con le idee. Ma dovete cominciare a comunicare. Fatevene una ragione. Il saggio di Rosadi, all’interno.            Read more

Congresso Pd, il confronto da noi Civati: “Berlusconi decide e vince”

ottobre 2, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il numero due della mozione Mari- no risponde ad Orlando che sul no- stro giornale aveva accusato i ma- riniani di volere una “dittatura della maggioranza”: «Siamo fermi in un dibattito eterno, così non si capisce cosa pensiamo e i voti vanno a Di Pietro. La strada è quella delle scelte». La (lunga) intervista è di Ginevra Baffigo. Read more

Intervista al vice di Marino, Pippo Civati: “La terza via? Un Pd largo”

luglio 5, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intervista del giornale della politica italiana all’uomo che corre in ticket con il chirurgo per la segreteria del Partito Democratico. “Se l’obiettivo degli altri era ridurre, ridimensionare il Pd ci sono riusciti. Noi non abbiamo apparati, siamo un po’ più liberi e un po’ più simpatici”. “Tema-primarie? Gli iscritti scelgano la linea, ma confrontiamoci anche con gli elettori”. La firma è di Carmine Finelli. Sentiamo. Read more

Pd a congresso. Bettini, Marino e i giovani senza coraggio M. Adinolfi

luglio 3, 2009 by Redazione · 10 Comments 

Il giornale della politica italiana è una grande tribuna, aperta, libera, e dopo avere raccontato (e continuerà a farlo) l’avventura dei “piombini” verso il Lingotto e il congresso di ottobre ospita oggi una voce (rispetto a loro) dissonante. Anche molto dura nei loro confronti. E’ la voce del terzo candidato alla segreteria Pd, che critica duramente i suoi coetanei, politicamente schierati su un fronte opposto (dentro il partito), accusandoli di “scarso coraggio” per non avere (al momento) espresso una candidatura, che dovrebbe essere, invece, secondo le indiscrezioni (e molto più) di queste ore, quella di Ignazio Marino, il chirurgo cattolico senatore del Partito Democratico impegnato con forza sui temi della laicità. Adinolfi critica loro e anche l’imprimatur che viene a Marino dallo sponsor storico del “terzo uomo”, quel Goffredo Bettini già plenipotenziario di Veltroni e oggi battitore libero nel congresso Democratico. Ma sentiamo. Read more

Fotoracconto del Lingotto dei “piombini” Ecco in 47 immagini la Woodstock del Pd
di CARLO TRAINA

giugno 28, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è stato il solo quotidiano on line a raccontarvi in tempo reale la convention Democratica di ieri. Ora, ancora una volta in esclusiva, il Politico.it è in grado di proporvi questo bellissimo fotoracconto in quasi cinquanta scatti della riunione di Torino. La firma è di Carlo Traina, fotografo del movimento. Buona visione. Read more

Pd a congresso. Toni e Iaquinta, D’Alema e Veltroni di M. Adinolfi

giugno 23, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

I ballottaggi sono alle spalle. Non ci sono più appuntamenti elettorali in mezzo. La partita può cominciare. Il dibattito congressuale del Partito Democratico, il confronto tra i candidati e le diverse piattaforme parte ufficialmente oggi. Il giornale della politica italiana lo ha anticipato lanciando la sua inchiesta sui “piombini”, la componente giovane del Pd che vuole il rinnovamento radicale. L’intervista a Civati e, soprattutto, quella a Ivan Scalfarotto, che teorizzava un possibile apparentamento con Franceschini e la sua mozione, hanno fatto molto rumore. Ed è proprio a loro che il grande blogger, giornalista (fresco stamattina di un faccia a faccia con Eugenio Scalfari nel suo programma “Finimondo” su Redtv), e ora anche candidato alla segreteria ad ottobre, si rivolge attraverso questo intervento molto duro scritto ieri nel post-disfatta (di cui risente) della Nazionale in Sudafrica, e che il giornale della politica italiana sceglie di proporvi oggi ad urne chiuse, dopo avere dedicato tutto lo spazio della seconda metà di lunedì alle elezioni. Sentiamo. Read more

Pd, l’ntervista a Pippo Civati: “Un nostro candidato? Non lo escludo”

giugno 18, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Seconda puntata del viaggio de il Politico.it tra i cosiddetti “piombini”, la componente giovane dei Democratici che punta a sostituire l’attuale dirigenza per promuovere un cambiamento radicale. Giuseppe Civati, consigliere regionale lombardo, filosofo, autore di libri – è in uscita il suo ultimo “Nostalgia del futuro” - torna sul tema della corsa alla segreteria aprendo alla possibilità di una candidatura “terza” rispetto a quelle di Franceschini e Bersani, che sia espressione dell’alternativa: “La nostra base è arrabbiata perchè a febbraio non siamo riusciti a proporre un nome – dice – non faremo una seconda volta lo stesso errore”. Lo ha sentito Carmine Finelli. Read more

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