Ma in tre mosse Monti getta la maschera ‘Sinistra critica visione ‘arida/finanziaria” “La Fiat ha il diritto di fare ciò che vuole” “Parti sociali, fidatevi: sì a prescindere” Sì, il presidente è proprio uomo di destra Pd/Pigi, perché mai lo sostieni – ancora? La Politica ritrovi ora respiro (culturale)
marzo 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati
Il villaggio di cartone di Olmi. Sconcerto, di Toni Servillo. La Cultura, (così) chiave del nostro possibile Rinascimento, ci offre una lettura spietata ma, finalmente, realistica della nostra condizione (sociale). La con-petizione (anche solo all’acquisto, status-symbol – in tutti i sensi – dell’era dei mercati) porta all’omologazione (per la legge – del mercato – che la “concorrenza” – sociale – si batte innanzitutto pareggiandone le caratteristiche) e, così, alla sterilità (di pensiero). Come in Fahrenheit 451, di Bradbury e soprattutto di Truffaut, ciò è foriero di tre conseguenze: la (nostra) “falsità” (e quindi delle nostre relazioni); la perdita della capacità critica e quindi della libertà; la caduta (per – tutto – questo!) in uno stato (velato) di (profonda) disperazione che solo una mancata presa di coscienza ci consente – illusoriamente – di sopportare (?). E che – ad esempio – in Cina, dove tutto ciò è spinto alle (piu’) estreme conseguenze, non stanno (infatti. E tragicamente) sopportando piu’. In realtà questo è il momento in cui rinunciamo al – scegliete voi la percentuale – della Bellezza (possibile) delle nostre vite, oggi ridotte a (squallidi) consumi (di – anche attraverso l’incultura del gossip totalizzante – e come noi stessi, ri-definiti – in tutti i sensi – “consumatori”) e in cui – “come” (?) una persona depressa – non crediamo (pensiamo) piu’ in (a) niente, e tanto meno in (a) noi stessi, e finiamo per concludere (svuotati e sconfitti) che niente è possibile fare (individualmente e collettivamente) per cambiare (nemmeno Politicamente) questo stato di cose e restituirci dignità. E invece no. Olmi, Servillo, gli uomini-libro di Fahrenheit ci dicono che la cultura è la chiave per ritrovare il (nostro) orizzonte, e quindi Noi (in – prima – persona). Cultura non, come altro ramo – morto – della (sola) nostra economia. (Nella – stessa – competizione – e non il contrario -/,) fine (oggi) a se stessa. E quindi – come denunciava (all’opposto) Pierluigi Battista giovedì sul Corriere – fonte (come tutti gli altri comparti della nostra attuale “vita” – ? Sarebbe “meglio” dire mercato – comune) di corruzione e di sprechi. Cultura come rigeneratore della (nostra) umanità. Della nostra Libertà. Che si ottiene esattamente nel modo opposto a quello “liberista” e (finto)liberale: riproduttore di una falsa condizione di libertà che in realtà è quella dei poteri forti di tenerci schiacciati – in quella condizione – sotto i propri interessi. Ecco che cosa distingue la destra dalla sinistra in questo tempo. Proprio quella Libertà in nome della quale i “conservatori” ci hanno ridotti in un nuovo stato di “schiavitu’”, (im)Morale e quindi esistenziale. La Politica non è l’economia. Ha il compito di offrire un orizzonte a noi e alle nostre vite e non soltanto agli interessi di qualche banca o potentato. Sarà proprio in quel modo, che l’Italia tornerà a crescere e che renderà sostenibili e futuribili gli interessi economici. Riportandoli nel loro alveo: quelli di strumenti. E non di fini a cui piegare (in tutti i sensi) noi stessi.
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***Il futuro dell’Italia***
UN NUOVO RINASCIMENTO PER TORNARE GRANDI
di FRANCO LARATTA*
novembre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Nell’antica Roma usava dare alle personalità che si erano distinte per meriti civili, bellici e comunque per moralità, una serie di rappresentazioni pubbliche, per le strade della capitale della Repubblica e poi dell’Impero, così da suscitare, nei giovani che le avessero viste, ispirazione, desiderio e determinazione ad imitarli. Si tratta dei nostri antenati. I primi italiani! Perché non utilizzare il nostro inimitato patrimonio storico, culturale, artistico per – al posto del voyeurismo “televisivo” (perché la televisione è un mezzo e può, appunto, essere anche molto altro) di oggi che sterilizza il pensiero – cominciare a mobilitare le nostre straordinarie energie, umane e, appunto, culturali? Perché quello di cui l’area archeologica più importante del mondo – naturalmente, i Fori imperiali - con la sua non adeguata valorizzazione – avete mai visto il marketing (sì, il marketing) che veicola la (ricchissima, e utilissima a – tutto – il Vecchio continente) cultura storica degli ebrei praghesi, attorno al loro incantevole quartiere, con il loro cimitero, immaginato e praticato quotidianamente da eredi di quella tradizione motivati a dare tutto, per “conservarla”, rinnovarla e “metterla in mostra” (ma in senso alto e costruttivo)? - rappresenta il simbolo più opaco e devitalizzante – il (nostro!) Stato (di) abbandon(at)o, incarnato nella mancanza di passione, la sciatteria, il disinteresse con il quale (non) “accogliamo” (naturalmente, senza – troppo – generalizzare e “assolutizzare”) i visitatori da tutto il mondo, – non viene sostituito (da noi!) con una ripresa del nostro orgoglio di essere stati – e di poter tornare ad essere – la culla della civiltà - a partire proprio dalla “riscoperta” di quegli straordinari modelli – preparandoci a rigenerare una Storia a cui nessuno ha posto la parola fine, e che sta a noi, italiani di oggi, europei di “domani”, riprendere a scrivere? Nell’era della comunicazione, in vista della (possibile) era del ritorno alle origini (la “Luna” cancerina che rappresenta il femminile, la placenta, la creazione), quando toccherà presumibilmente alle donne assumere la guida (e Dio avvicini quanto prima quel momento! Dio, e magari la nostra politica, lasciando da parte l’ipocrisia delle quote e straripando nel dare alle italiane posti di responsabilità, restituendo al nostro governo (comune) la loro sensibilità, la loro umanità, la loro onestà: naturalmente, anche qui, senza generalizzare: ma quante donne ricordate, con le mani in pasta della corruzione e dell’abbandono del nostro “spirito di servizio”? Perché hanno avuto ancora poche occasioni per mettercele, risponderanno i cinici; e allora è giunto il momento di fare questo tentativo!), in questo tempo in cui i “muri” – in senso materiale e culturale, (geo)politico – tra le nazioni sono ormai ridotti (quasi tutti) in macerie, tutto questo si traduce, lo abbiamo scritto, non, in un “ritorno” di vetero-imperialismo, ma nel rifare della cultura – della filosofia, della letteratura, dell’arte (a cominciare da quello straordinario ispiratore di “eroismo” umano che è il – grande – cinema), della musica – il nostro ossigeno. Il deputato del Pd riprende il “filone” e ci/ si sprona a muoverci. Subito. di FRANCO LARATTA* Read more
E Risorgimento non aveva cinema (e tv!) Basta con “noi italiani siamo fatti così…” La nostra società può essere (ri)’elevata’ Non (dis)facendo le regole-”aspettando” Politica “(ri)educhi” la famiglia (comune) Lo può fare mediante cultura (‘popolare’) Sorrentino -con Penn- invita a ambizione
novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ambizione non, dei singoli individui (nella “competizione” tra loro). Ma del Paese. Attraverso i singoli individui ma in solidarietà (nazionale) gli uni con gli altri per perseguire – insieme – un (alto) obiettivo. Il nostro Leopardi non poteva concepire come, in una società in cui ciascuno (di noi) dipende strettamente dagli altri, ci si possa – scriveva – “deridere”. Contrastandoci (, così, da soli). In un mondo in cui i confini (nazionali, perché vale, prima, per quelli sociali e culturali) tendono a cadere – e nel quale la Politica può, finalmente, porsi concretamente l’obiettivo di una futura “unica nazione” – il concetto (appunto) di (singola) “nazione” non può più essere il fine. Ma è (ancora, inevitabilmente) il mezzo (!). Abbiamo (infatti) avuto modo di verificare - ogni qual volta si è provato a prendere (sul serio) una decisione comune (ad esempio per la riduzione delle emissioni) - che una “regia” globale - se non nella dimensione (parallela), “compattata” dagli interessi (particolari), dei “poteri forti” (ancora, globali) - è, attualmente, difficile da “praticare” (efficacemente). E del resto in quella chiave l’Italia rappresenterebbe oggi (come – ha – già rappresenta-to: negli ultimi mesi - negli organismi inter-nazionali dei quali fa parte, a cominciare dall’Europa. Come abbiamo ben visto nelle scorse settimane) una “palla al piede”, e ha dunque la responsabilità di rimettere in sesto se stessa prima di porre la propria (oggi, deficitaria) condizione “a (ancora più stretto, e generatore di “inter”dipen- denza) sistema” con quelle degli altri. Ma assumerci le nostre responsabilità significa anche (ed è anzi l’unico modo per “raggiungere” il minimo sindacale di cui sopra) uscire dalla nostra (attuale) logica disfattista e provinciale, nella consapevolezza che – al di là dello stato nel quale ci siamo ridotti, progressivamente, negli ultimi trent’anni - noi – e, come capita a tutte le persone/ nazioni “depresse”, a dircelo sono i nostri (stessi) partner, non per “rincuorarci” ma perché lo pensano (sanno) davvero – abbiamo le prerogative – storiche, culturali, sociali, economiche e persino geografiche – per essere tra le nazioni-guida del mondo. Il giornale della politica italiana rivendica: “la”, nazione; ma nel senso di una leadership (Politica!) messa in campo – ancora una volta, solidaristicamente – per fare il bene. Di tutti. E accelerare, così, sulla strada (ormai annosa) verso la (compiuta) costruzione dell’Europa (e, oggi, anche, della possibile, “unica nazione” globale). Read more
‘Obiettivo’ (finale) ‘mondo unica nazione’ Non ci si arriva aprendo strada a conflitti Vaneggiando di “libera (?) circolazione” In vasi (sì) comunicanti (ma,ora) diseguali Il nostro contributo sarà rialzarci in piedi Aiutando a farlo (anche) Continente nero E torneremo a guida nuova Civilizzazione
settembre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
I buonisti di casa nostra sono, in realtà, i peggiori nemici dei nostri fratelli di altri Paesi. Con la loro “pretesa” ideologico-populistica di abbattere (tutte) le frontiere in un pianeta caratterizzato (ancora) da profondi squilibri e diseguaglianze – per cui la “circolazione” non può essere (allo stato attuale) ”libera” - mettono l’Italia nella triplice difficoltà di un aumento della pressione ai nostri confini, di travisare completamente il modo in cui affrontare il tema delle migrazioni e di un’ulteriore esacerbazione della contrapposizione tra chi vive già qui e chi viene da fuori. Strumentalizzando gli (stessi) stranieri, piegati ai propri scopi propagandistici. Strumentalizzazione che è (anche, però) “nascondere” (o, irresponsabilmente – o marginalmente - trascurare) le potenzialità che l’Italia ha nel determinare un cambiamento delle condizioni dei loro Paesi attraverso il rilancio di se stessa e, (necessariamente) “dopo”, agendo sulle dinamiche geopolitiche. Il mercato, lo ha scritto per primo Gabriele Federici sul nostro giornale, favorisce la relazione pacifica tra le nazioni. Ma, come abbiamo (“ben” – ?) visto in questi mesi, (pre)dominando la Politica finisce per essere (a sua volta) fattore di (ulteriori) distorsioni che, incidendo sulle (stesse) dinamiche sociali (in primo luogo interne agli stessi Paesi) rischiano di riproporre gli stessi problemi attraverso un percorso (solo) più lungo. Ma un mercato che sia “affidato”, invece, alle mani, sagge e lungimiranti, della Politica può mantenere la propria funzione di “collegamento” riducendo i propri effetti distorsivi. Immaginate – come abbiamo già scritto – un’Italia che, dopo essersi rimessa in piedi (e ciò può avvenire solo se la Politica – italiana – si occupa di questo, prima – di (non) occuparsi – (che) dei problemi di altri), torni a valorizzare la propria Storia (anche diplomatica), la propria posizione (geografica) e il recupero di un “respiro” Culturale facendosi motore – con l’effetto primario di rimettere il nostro sud al centro -delle reti di relazione commerciale e culturale- del mondo – di un “incontro” tra Africa ed Europa e, a partire da questo, favorendo una “normalizzazione” – nel senso di un abbattimento delle tentazioni colonialistiche e di un aiuto a camminare con le proprie gambe -offrendo un antidoto alla narcotizzazione perpetrata dai vecchi -e nuovi- Paesi (appunto) colonizzatori- nei confronti del Continente nero – attraverso il nostro Mezzogiorno, degli “scambi” (in senso ampio) tra Oriente e la stessa Africa. E lo faccia non in nome dei (soli) interessi economici dei Paesi coinvolti, ma (ri)cominciando a vedere l’economia come leva (al servizio) di un possibile sviluppo – o progresso – più ampio, di respiro (appunto) culturale. Immaginate Paesi che, a “margine” (?) degli scambi economici, promuovano (ad esempio) progetti di ricerca comuni, in campo scientifico-tecnologico ma non solo. Immaginate un’Italia che, tornata ad essere la nazione-guida (dal punto di vista morale, filosofico) del mondo, riunisca Paesi che nella logica del (solo) mercato “rischiano” di avere ancora “ragioni” (?) per osteggiarsi, in uno “sforzo” (?) comune – attraverso anche sempre maggiori contaminazione e, appunto, scambio – per (ri)definire i nostri orizzonti. Immaginate un mondo che, a ormai un “passo” dalla propria (progressiva) (auto)distruzione, recuperi quel respiro filosofico che gli consenta di aprirsi, inaspettatamente, nuove prospettive. Utopia? Non necessariamente. Di certo (!) si può partire dall’Italia, che in “mano” a chi sappia cosa fare può tornare ad essere il luogo in cui si (ri)genera, giorno per giorno, il futuro del mondo. Ulivieri ora, sui semi di tutto questo; l’incontro tra culture nel Paese, stretto tra buonisti e razzisti (che come il presidente del Consiglio e la “classe” (?) “dirigente” (?) del centrosinistra si “tengono” – e alimentano - a vicenda), di “oggi” (?). E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, e del nostro professore. Il cinema chiave – attraverso la Politica – della costruzione del futuro. di FABRIZIO ULIVIERI Read more
Ma non son cittadini che devon guidarci Leadership d’una nazione è della Politica E la Politica è fatta – solo – dagli Uomini Che hanno responsabilità indicare strada Noi lo facciamo (da) prima/ meglio di tutti Ulivieri: Cine americano aiuta democrazia
settembre 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Ma il leader non è (mai) l’egoico (che è il contrario di eroico) che punta a sopraffare (più o meno candidamente) i propri simili, ma la guida – da qualunque “posizione” nella società eserciti questo suo respiro! – che muove collettivamente un popolo verso il “destino comune” (anche a “costo” di “rinunciare” a qualcosa per sé!). Il cinema americano ci racconta, a più riprese, una società Usa in cui il patriottismo indicato da Enrico Procopio come leva per recuperare – almeno! – la responsabilità (collettiva), è elemento fondante di un vivere insieme che si declina nella lealtà nei confronti della nazione e nell’impegno – condiviso – per la (costante, nuova) affermazione della Democrazia. Una democrazia, d’altra parte, dei (plus)valori più che della Cultura. E così, se la “lezione” - ad esempio - di Soderbergh ci conferma che il cinema, come la televisione, come in generale l’intera produzione culturale, possono appresentare (anche) uno strumento utile ad instillare (o, ancora, a liberare) in un popolo valori come l’onestà, la responsabilità, la Cultura (stessa) – avviando così una vera e propria rivoluzione culturale – il divario tra la rappresentazione e la realtà di una democrazia americana – come abbiamo visto – manipolata dal sistema economico – per cui, ad esempio, tutti hanno -effettivamente- le stesse possibilità di farcela, ma se non ce la fai per la società cessi di esistere – ci suggerisce che la nostra strada non può che essere quella di un respiro (appunto) maggiore. Una società che ”scelga” la Cultura come proprio ossigeno, e – attraverso la propria liberazione - possa conoscere quel nuovo Rinascimento che rifarà dell’Italia, nel Tempo, la culla della civiltà. Ulivieri ora, titolare della rubrica di cinema più influente (ma sulla realtà!) con il nostro Attilio Palmieri, ci racconta, appunto, Contagion. di FABRIZIO ULIVIERI Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it L’Italia oggi punta (‘solo’) a sopravvivere Guardando(si al)lo specchio si è (ri)persa Cultura ci darà modo di rialzare Sguardo Intellettuali, tornate ad indicarci la strada Ulivieri: tre *** e 1/2 per L’ultimo terrestre
settembre 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
L’illegalità è solo la punta dell’iceberg di un Paese ripiegato su se stesso, anzi, sui tanti ”loro stessi” che (non) lo (ri)compongono – più – in disperata lotta tra loro per un (misero) strapuntino. Perché quando si perde la Ragione (di vivere), si “abbassa” (appunto; in tutti i sensi) lo Sguardo. “Fra trent’anni l’Italia sarà come l’avrà fatta la televisione”, disse Flaiano. Il piccolo schermo - e la svolta personalistica determinata, su tutto, dall’introduzione dei retroscena nel “racconto” della politica dei giornali (a proposito, quando torniamo ai – soli - contenuti?); accompagnata (o tradotta in effetti) dall’accettazione di buon grado da parte della politica stessa che comincia – vanitosamente, e poi (quindi) lasciandosi corrompere (in tutti i sensi) - a “guardarsi allo specchio”, smettendo di pensare. Il tutto ”consentito” e ”suggerito” anche dal raggiunto benessere comune nel quale ci siamo illusi di “avercela fatta” (per sempre), come accade a (quasi) tutte le nazioni, nella Storia, che raggiungono, appunto, lo stesso livello di “soddisfazione”. Chiudendo (così, ma non necessariamente: si tratta invece di perseguire un “progresso stabile e duraturo”) un ciclo – la televisione, dicevamo, ci induce (oggi come mai, ma progressivamente) ad un estetismo di superficie che ci ha, alla “fine” (?), limitati, privandoci della capacità di distinguere il vero e il falso, e di (ri)conoscere la Bellezza; facendoci (anche per questo) subire passivamente (senza renderci conto che stesse verificandosi) il nostro (ulteriore, e sempre più – o, meglio, meno – “politico”) declino. La chiave per uscirne è “mostrare” agli italiani non più la loro immagine riflessa – dalla quale “finiscono” per lasciarsi ipnotizzare – ma cosa c’è al di là dello specchio, ovvero cosa c’è dentro (di loro). Il cinema è diverso da (questa) televisione nella misura in cui una cronaca giornalistica è diversa dalla letteratura: la cronaca (e la televisione) “fotografa” (ma senza la complessità e le sfumature di una – vera – fotografia) la realtà (? Sia pure portandone alla luce, ma sempre limitandosi a rappresentarne il “riflesso”, gli aspetti reconditi); il cinema e la letteratura, invece, la ”indagano” (ma – nelle loro “forme” più alte – senza didascalizzare, entusiasmandoci – piuttosto - a (ri)pensar-la), suggerendo come le cose (non potrebbero essere bensì) siamo nella condizione di (ri)costruirle noi (a partire da ciò che – guardando le immagini sul – Grande – schermo – “proviamo”, e da cui siamo – finalmente! – (s)mossi). Non è un caso che – qualunque sia il giudizio di merito che se ne dà - le nostre presentazioni più “lunghe” coincidano con l’uscita della domenica sul cinema. Perché è il cinema (e in generale la Cultura) che “fa” (o potrebbe fare) la Politica. E, possibilmente, non (più) viceversa. (Ed) è (appunto) il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, e del nostro professore. Che ci racconta, ora, L’ultimo terrestre. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it 30% dei nostri giovani non studia-lavora Ma ‘abbiam bisogno di più lavoratori’ (?) Persone migranti risorsa umana-culturale (Ma sviluppo renda immigrazione scelta) Ma (è) ora Italia rimetta in piedi se stessa Smettendo di essere una “palla al piede” Poi darà corso a vocazione mondialista Ulivieri: “Cose dell’altro mondo, tre stelle”
settembre 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Certo che è strana la “politica” (?) “italiana” (?) (autoreferenziale di oggi). Piange la disoccupazione giovanile. Cioè molti di noi sono senza lavoro. Ma – oltre a continuare a non muovere un dito per generare crescita, e con essa nuovi posti – sostiene non abbiamo abbastanza manodopera per mandare avanti la nostra economia (!). E che abbiamo perciò bisogno di (altre) persone che occupino posti di lavoro che evidentemente, quindi, (anche) ci sono. Se in questo stesso momento un alieno atterrasse, e avesse la sventura di farlo proprio a Roma negli anni di questa nostra politica politicante abile solo a trovare una buona motivazione per non ridursi gli stipendi e perpetuare il proprio potere fine a se stesso, si domanderebbe – come minimo – se gli sia sfuggito qualcosa. “Ma – è la vulgata – gli italiani non vogliono più fare certi mestieri”. Ma il compito di far incontrare la domanda e l’offerta, dando alle aziende la possibilità di crescere, e ai nostri connazionali di costruirsi un futuro, di chi è, se non della Politica? Quindi la vera domanda è: perché la Politica invece di commentare quello che accade come se si trovasse seduta in tribuna (o al bar), non assolve alla propria (unica, in tutti i sensi) funzione? Come? L’Italia ha bisogno di compiere un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. E questo, da un lato, comporta ricostruire il nostro sistema scolastico-universitario-formativo affinché – (re)integrato con il comparto (direttamente) produttivo – diventi il motore dello sviluppo offrendo ai nostri giovani la miglior preparazione (a tuttotondo) al mondo. E “così” (in altre occasioni abbiamo specificato questo passaggio, e torneremo a farlo, “perfezionando”), attraverso la crescita, aumenteranno le opportunità di lavoro intellettuale. Ma, dall’altro lato, questo significa anche un ”aggiornamento” della nostra cultura sociale e del lavoro per cui, mentre ci si assicura che tutti, e sempre di più, e per tutta la vita, abbiano la possibilità di accedere ai migliori strumenti culturali – e dunque alla propria “liberazione” - nello stesso momento si cambia concezione (e la Politica ha gli strumenti per farla cambiare!): non conta “più” (solo), per il valore e il prestigio personale, fare un lavoro (oggi considerato) “importante”, e magari ben remunerato. Bensì tutti i lavori hanno la stessa dignità – perché sono, ciascuno per il suo ruolo, essenziali per rifare grande il nostro Paese – e le persone non vengono “giudicate” più (per questo, bensì) per la loro dignità e per la loro saggezza. Questo ci consentirà, progressivamente, di tornare a fare (meglio) tutti i mestieri. Di (cominciare a) “risolvere” (così) il problema della disoccupazione (giovanile). Di capillarizzare, nella società, nei servizi, nei mestieri, nella produzione artigianale e – in “seguito” – artistica e culturale, il nostro possibile, nuovo Rinascimento (attraverso un “capitale umano” che compia il proprio incomparabile potenziale). E attraverso la (piena) liberalizzazione dei nostri circuiti produttivi (di cui abbattere le pareti che li separano l’uno dall’altro, sia sul piano della circolazione delle risorse umane sia sul piano della interazione e della “contaminazione” tra loro), e grazie ad un (ulteriore) cambiamento culturale per cui – finita l’era del posto fisso per tutta la vita – non ci appaia (e smettiamo di farlo ”pensare” loro) più un delitto se un giovane sperimenta, intraprende, cambia, perde un lavoro, fino a trovare il “filo” del proprio percorso – attraverso tutto questo, dicevamo, favorendo la libera iniziativa, la liberazione della creatività (anche attraverso una riforma del mercato del lavoro “congiunta” a quel passaggio per la crescita a cui abbiamo accennato sopra, e che abbiamo anche specificato in molte occasioni. Con, su questo, qualche dubbio in più), l’Italia può tornare ad essere un crogiuolo di vitalismo e produttività (in senso ampio, e alto). E riconquistare la propria grandezza (anche) economica. Gli immigrati? In questa prospettiva se “sparissero”, come nel film di Patierno di cui stiamo per leggere, il sistema-Italia non ne riceverebbe uno scossone. Ma questo non significa chiudere (o meglio sbattere) le porte. Significa, invece, come il giornale della politica italiana ha scritto qualche settimana fa, governare i flussi di immigrazione (e di migrazione in generale) in funzione di un piano di sviluppo comune – ad esempio – con la Libia e, attraverso di essa, con l’Africa profonda (alla condizione imprescindibile della democrazia), facendo sì che l’(im)migrazione (ma anche dall’Italia alla Libia!) contribuisca a condurre in porto questo piano di sviluppo comune, smettendo di rappresentare l’effetto di uno sradicamento obbligato di chi lascia la propria Terra perché, anche a causa della scarsa lungimiranza della nostra politica politicante di oggi (che non coglie l’occasione per far crescere il nostro Mezzogiorno, e con esso per contribuire a cambiare la Storia del mondo – anche – uscendo dal pantano insieme all’Africa), là la vita (o sarebbe meglio dire la sopravvivenza) ha smesso di essere sostenibile. Cose dell’altro mondo, appunto. Di cui ci racconta, ora, Fabrizio Ulivieri. Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it Redford, è Mankiewicz in versione liberal
luglio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Solo due stelle di Ulivieri a The Conspirator del “capo” del Sundance che riprende e innesta la grande tradizione americana del genere processuale-bellico/politico (legato ancora una volta alla guerra civile tra nordisti e sudisti) con la “verbosità” (in positivo, brillante e “filosofica”, qui meno riuscita) del cinema del regista di Eva contro Eva, “colorandola” della sensibilità democratica della “sinistra” Usa. Un film nel quale, scrive uno dei nostri due critici, proprio i dialoghi, che dovrebbero rappresentarne la spina dorsale – come in Mankiewicz – prendendosi gran parte del tempo, si mostrano inadeguati. E’ grande cinema ogni domenica su il Politico.it. Il cinema (e il giornale) di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, e firma (anche) de Gli Spietati, una tra le più prestigiose e seguite riviste specializzate. E di Fabrizio Ulivieri, con la sua recensione domenicale. The Conspirator, dunque. di FABRIZIO ULIVIERI Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri: *** a 13 assassini. Film consigliato
luglio 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
A corte dello Shogun, il nobile Naritsugu un folle sanguinario, commette atrocità, le più barbare. Ma grazie alla benevolenza dello Shogun sta per entrare nel Consiglio. Il consiglio degli anziani richiama allora dalla pace dei fiumi dove si è recato a pescare Shinzaemon, l’unico samurai che può riuscire nell’impresa di eliminare il perverso Naritsugu. Sotto quel segno Shinzaemon raccoglie attorno a sé 12 valorosi quanto insuperabili samurai che hanno scelto la via della spada come l’unica via della loro vita e in quella ne sono divenuti maestri insuperabili. Un film d’azione di buona fattura, che non va mai oltre l’avventura “cappa e spada”. Comunque, da vedere. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Come per la politica, il miglior cinema è (solo) su il Politico.it. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri: Corpo Celeste, per me sono **1/2
maggio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale della cultura (popolare). E di uno dei principali strumenti per (ri)definire il nostro futuro: lo Sguardo degli Autori, appunto. Che tornino all’impegno. Lo fa (a prescindere dal nostro cinema) Terrence Malick con The Tree of life, è meno ambizioso (ovviamente) ma ugualmente “contribuisce” l’esordio di Alice Rohrwacher, sorella di Alba, che impatta con le nostre periferie al sud. E, scrive uno dei nostri due critici, (di nuovo) con una religione che, nella società del benessere (?), ha (a sua volta) via via perso contatto con la realtà, privandoci di uno degli ultimi riferimenti morali. Dovremo riaverci, il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare la strada, di una dimensione etica e filosofica. O ci afflosceremo su noi stessi. Ecco la funzione (centrale) del cinema sul giornale-laboratorio della costruzione del futuro. Ce lo possiamo permettere, grazie ad Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, in grado di attribuire quello spessore. Così come, ovviamente, il nostro professore, che ci racconta ora questo film.
di FABRIZIO ULIVIERI Read more
***Il film***
THE TREE OF LIFE
di FABRIZIO ULIVIERI
maggio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Un “film su Dio, permeato di una religiosità antica che non rispecchia fino in fondo quella di oggi”, di un Dio che non c’è (più). Un film “per esteti e per poeti, e io che esteta non lo sono più e poeta nemmeno ho, in tutta sincerità, faticato a seguirlo fino alla fine”. Anticipato da Attilio Palmieri, e letto e raccontato da Ulivieri – che gli assegna tre stelle e mezzo - l’ultimo Malick è un’opera senza limiti, fino e oltre quel punto che Italo Calvino indicava come imprescindibile per “dire” nel creare. In ogni modo, assolutamente da non perdere. Non foss’altro che per “ascoltare” il regista, in una delle sue rare (quinto film in quasi quarant’anni di “carriera”) uscite. di F. ULIVIERI Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it Se oggi Ulivieri dà zero (0) (anche) a RED
maggio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il nostro critico stronca il film di Schwentke, che si fa notare soprattutto per il cast “stellare” con Bruce Willis, Morgan Freeman, John Malkovich, Helen Mirren - tutti sottotono. In una settimana in cui le sale non offrono grande qualità, c’è attesa per ciò che sta per arrivare da Cannes e soprattutto per The tree of life di Terrence Malick, in uscita venerdì prossimo da noi. Il miglior cinema è (solo) sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e brillante critico de il Politico.it, tra le voci più promettenti della nostra cultura. E di Fabrizio Ulivieri (appunto), che ci fa divertire (e riflettere) con la recensione di RED. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it E’ quattro stelle e mezzo per Source Code
maggio 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Il miglior cinema (in assoluto) è sul giornale della politica italiana. Il cinema di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri, a cui è affidata la rubrica domenicale. E oggi il nostro (altro) critico distoglie per una settimana lo sguardo dal/del nostro cinema e ci porta in sala per questo film americano nel quale riecheggiano (molto meno intense) (alcune del)le domande di Inception. Entertainment puro, in questo caso, che si merita il voto (alto) di Ulivieri. di FABRIZIO ULIVIERI Read more
Ogni settimana al cinema con il Politico.it Il ‘nostro’ (cinema) è (oggi) “di provincia” Perché la nostra nazione (lo) è ‘provincia’ Tornare a svolger narrazione mainstream (Ri)scrivendo Storia della civiltà (futura) ‘Nazionalismo’ e riv. culturale per farcela Il cinema è termometro e seme di società
maggio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati
Lo “dimostra” Malavoglia, la rilettura di Verga ispirata a Visconti propostaci da Pasquale Scimeca: Storia “marginale” laddove in origine era La Storia (in tutti i sensi). Il respiro, la linea orizzontale (in tutti i sensi?) sulla quale una nazione tiene lo sguardo si riflette nello Sguardo del Cinema. E così il Cinema può indurre ad alzare la testa (anche qui, in tutti i sensi) per guardare oltre. La rivoluzione culturale è quel processo per cui l’Italia investe su se stessa, e torna ad arrampicarsi sulla scala del mondo – e della civil- tà – “poggiandosi” sulla propria progressiva capacità di guardare un po’ più in alto. (Anche) per vedere meglio e indicare poi agli altri come salire a loro volta. Il cinema, arte figurativa del nostro tempo, ha (o ri-avrà) il ruolo-guida. Lo ha già sul giornale della politica italiana, dove Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri precorrono i Tempi. Come tutto il Politico.it (M. Patr.). Read more

