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Ma in tre mosse Monti getta la maschera ‘Sinistra critica visione ‘arida/finanziaria” “La Fiat ha il diritto di fare ciò che vuole” “Parti sociali, fidatevi: sì a prescindere” Sì, il presidente è proprio uomo di destra Pd/Pigi, perché mai lo sostieni – ancora? La Politica ritrovi ora respiro (culturale)

marzo 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il villaggio di cartone di Olmi. Sconcerto, di Toni Servillo. La Cultura, (così) chiave del nostro possibile Rinascimento, ci offre una lettura spietata ma, finalmente, realistica della nostra condizione (sociale). La con-petizione (anche solo all’acquisto, status-symbol – in tutti i sensi – dell’era dei mercati) porta all’omologazione (per la legge – del mercato – che la “concorrenza” – sociale – si batte innanzitutto pareggiandone le caratteristiche) e, così, alla sterilità (di pensiero). Come in Fahrenheit 451, di Bradbury e soprattutto di Truffaut, ciò è foriero di tre conseguenze: la (nostra) “falsità” (e quindi delle nostre relazioni); la perdita della capacità critica e quindi della libertà; la caduta (per – tutto – questo!) in uno stato (velato) di (profonda) disperazione che solo una mancata presa di coscienza ci consente – illusoriamente – di sopportare (?). E che – ad esempio – in Cina, dove tutto ciò è spinto alle (piu’) estreme conseguenze, non stanno (infatti. E tragicamente) sopportando piu’. In realtà questo è il momento in cui rinunciamo al – scegliete voi la percentuale – della Bellezza (possibile) delle nostre vite, oggi ridotte a (squallidi) consumi (di – anche attraverso l’incultura del gossip totalizzante – e come noi stessi, ri-definiti – in tutti i sensi – “consumatori”) e in cui – “come” (?) una persona depressa – non crediamo (pensiamo) piu’ in (a) niente, e tanto meno in (a) noi stessi, e finiamo per concludere (svuotati e sconfitti) che niente è possibile fare (individualmente e collettivamente) per cambiare (nemmeno Politicamente) questo stato di cose e restituirci dignità. E invece no. Olmi, Servillo, gli uomini-libro di Fahrenheit ci dicono che la cultura è la chiave per ritrovare il (nostro) orizzonte, e quindi Noi (in – prima – persona). Cultura non, come altro ramo – morto – della (sola) nostra economia. (Nella – stessa – competizione – e non il contrario -/,) fine (oggi) a se stessa. E quindi – come denunciava (all’opposto) Pierluigi Battista giovedì sul Corriere – fonte (come tutti gli altri comparti della nostra attuale “vita” – ? Sarebbe “meglio” dire mercato – comune) di corruzione e di sprechi. Cultura come rigeneratore della (nostra) umanità. Della nostra Libertà. Che si ottiene esattamente nel modo opposto a quello “liberista” e (finto)liberale: riproduttore di una falsa condizione di libertà che in realtà è quella dei poteri forti di tenerci schiacciati – in quella condizione – sotto i propri interessi. Ecco che cosa distingue la destra dalla sinistra in questo tempo. Proprio quella Libertà in nome della quale i “conservatori” ci hanno ridotti in un nuovo stato di “schiavitu’”, (im)Morale e quindi esistenziale. La Politica non è l’economia. Ha il compito di offrire un orizzonte a noi e alle nostre vite e non soltanto agli interessi di qualche banca o potentato. Sarà proprio in quel modo, che l’Italia tornerà a crescere e che renderà sostenibili e futuribili gli interessi economici. Riportandoli nel loro alveo: quelli di strumenti. E non di fini a cui piegare (in tutti i sensi) noi stessi.
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***Il futuro dell’Italia***
UN NUOVO RINASCIMENTO PER TORNARE GRANDI
di FRANCO LARATTA*

novembre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nell’antica Roma usava dare alle personalità che si erano distinte per meriti civili, bellici e comunque per moralità, una serie di rappresentazioni pubbliche, per le strade della capitale della Repubblica e poi dell’Impero, così da suscitare, nei giovani che le avessero viste, ispirazione, desiderio e determinazione ad imitarli. Si tratta dei nostri antenati. I primi italiani! Perché non utilizzare il nostro inimitato patrimonio storico, culturale, artistico per – al posto del voyeurismo “televisivo” (perché la televisione è un mezzo e può, appunto, essere anche molto altro) di oggi che sterilizza il pensiero – cominciare a mobilitare le nostre straordinarie energie, umane e, appunto, culturali? Perché quello di cui l’area archeologica più importante del mondo – naturalmente, i Fori imperiali - con la sua non adeguata valorizzazione – avete mai visto il marketing (sì, il marketing) che veicola la (ricchissima, e utilissima a – tutto – il Vecchio continente) cultura storica degli ebrei praghesi, attorno al loro incantevole quartiere, con il loro cimitero, immaginato e praticato quotidianamente da eredi di quella tradizione motivati a dare tutto, per “conservarla”, rinnovarla e “metterla in mostra” (ma in senso alto e costruttivo)? - rappresenta il simbolo più opaco e devitalizzante – il (nostro!) Stato (di) abbandon(at)o, incarnato nella mancanza di passione, la sciatteria, il disinteresse con il quale (non) “accogliamo” (naturalmente, senza – troppo – generalizzare e “assolutizzare”) i visitatori da tutto il mondo, – non viene sostituito (da noi!) con una ripresa del nostro orgoglio di essere stati – e di poter tornare ad essere – la culla della civiltà - a partire proprio dalla “riscoperta” di quegli straordinari modelli – preparandoci a rigenerare una Storia a cui nessuno ha posto la parola fine, e che sta a noi, italiani di oggi, europei di “domani”, riprendere a scrivere? Nell’era della comunicazione, in vista della (possibile) era del ritorno alle origini (la “Luna” cancerina che rappresenta il femminile, la placenta, la creazione), quando toccherà presumibilmente alle donne assumere la guida (e Dio avvicini quanto prima quel momento! Dio, e magari la nostra politica, lasciando da parte l’ipocrisia delle quote e straripando nel dare alle italiane posti di responsabilità, restituendo al nostro governo (comune) la loro sensibilità, la loro umanità, la loro onestà: naturalmente, anche qui, senza generalizzare: ma quante donne ricordate, con le mani in pasta della corruzione e dell’abbandono del nostro “spirito di servizio”? Perché hanno avuto ancora poche occasioni per mettercele, risponderanno i cinici; e allora è giunto il momento di fare questo tentativo!), in questo tempo in cui i “muri” – in senso materiale e culturale, (geo)politico – tra le nazioni sono ormai ridotti (quasi tutti) in macerie, tutto questo si traduce, lo abbiamo scritto, non, in un “ritorno” di vetero-imperialismo, ma nel rifare della cultura – della filosofia, della letteratura, dell’arte (a cominciare da quello straordinario ispiratore di “eroismo” umano che è il – grande – cinema), della musica – il nostro ossigeno. Il deputato del Pd riprende il “filone” e ci/ si sprona a muoverci. Subito. di FRANCO LARATTA* Read more

E Risorgimento non aveva cinema (e tv!) Basta con “noi italiani siamo fatti così…” La nostra società può essere (ri)’elevata’ Non (dis)facendo le regole-”aspettando” Politica “(ri)educhi” la famiglia (comune) Lo può fare mediante cultura (‘popolare’) Sorrentino -con Penn- invita a ambizione

novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ambizione non, dei singoli individui (nella “competizione” tra loro). Ma del Paese. Attraverso i singoli individui ma in solidarietà (nazionale) gli uni con gli altri per perseguire – insieme – un (alto) obiettivo. Il nostro Leopardi non poteva concepire come, in una società in cui ciascuno (di noi) dipende strettamente dagli altri, ci si possa – scriveva – “deridere”. Contrastandoci (, così, da soli). In un mondo in cui i confini (nazionali, perché vale, prima, per quelli sociali e culturali) tendono a cadere – e nel quale la Politica può, finalmente, porsi concretamente l’obiettivo di una futura “unica nazione” – il concetto (appunto) di (singola) “nazione” non può più essere il fine. Ma è (ancora, inevitabilmente) il mezzo (!). Abbiamo (infatti) avuto modo di verificare - ogni qual volta si è provato a prendere (sul serio) una decisione comune (ad esempio per la riduzione delle emissioni) - che una “regia” globale - se non nella dimensione (parallela), “compattata” dagli interessi (particolari), dei “poteri forti” (ancora, globali) - è, attualmente, difficile da “praticare” (efficacemente). E del resto in quella chiave l’Italia rappresenterebbe oggi (come – ha – già rappresenta-to: negli ultimi mesi - negli organismi inter-nazionali dei quali fa parte, a cominciare dall’Europa. Come abbiamo ben visto nelle scorse settimane) una “palla al piede”, e ha dunque la responsabilità di rimettere in sesto se stessa prima di porre la propria (oggi, deficitaria) condizione “a (ancora più stretto, e generatore di “inter”dipen- denza) sistema” con quelle degli altri. Ma assumerci le nostre responsabilità significa anche (ed è anzi l’unico modo per “raggiungere” il minimo sindacale di cui sopra) uscire dalla nostra (attuale) logica disfattista e provinciale, nella consapevolezza che – al di là dello stato nel quale ci siamo ridotti, progressivamente, negli ultimi trent’anni - noi – e, come capita a tutte le persone/ nazioni “depresse”, a dircelo sono i nostri (stessi) partner, non per “rincuorarci” ma perché lo pensano (sanno) davvero – abbiamo le prerogative – storiche, culturali, sociali, economiche e persino geografiche – per essere tra le nazioni-guida del mondo. Il giornale della politica italiana rivendica: “la”, nazione; ma nel senso di una leadership (Politica!) messa in campo – ancora una volta, solidaristicamente – per fare il bene. Di tutti. E accelerare, così, sulla strada (ormai annosa) verso la (compiuta) costruzione dell’Europa (e, oggi, anche, della possibile, “unica nazione” globale). Read more

‘Obiettivo’ (finale) ‘mondo unica nazione’ Non ci si arriva aprendo strada a conflitti Vaneggiando di “libera (?) circolazione” In vasi (sì) comunicanti (ma,ora) diseguali Il nostro contributo sarà rialzarci in piedi Aiutando a farlo (anche) Continente nero E torneremo a guida nuova Civilizzazione

settembre 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

I buonisti di casa nostra sono, in realtà, i peggiori nemici dei nostri fratelli di altri Paesi. Con la loro “pretesa” ideologico-populistica di abbattere (tutte) le frontiere in un pianeta caratterizzato (ancora) da profondi squilibri e diseguaglianze – per cui la “circolazione” non può essere (allo stato attuale) ”libera” - mettono l’Italia nella triplice difficoltà di un aumento della pressione ai nostri confini, di travisare completamente il modo in cui affrontare il tema delle migrazioni e di un’ulteriore esacerbazione della contrapposizione tra chi vive già qui e chi viene da fuori. Strumentalizzando gli (stessi) stranieri, piegati ai propri scopi propagandistici. Strumentalizzazione che è (anche, però) “nascondere” (o, irresponsabilmente – o marginalmente - trascurare) le potenzialità che l’Italia ha nel determinare un cambiamento delle condizioni dei loro Paesi attraverso il rilancio di se stessa e, (necessariamente) “dopo”, agendo sulle dinamiche geopolitiche. Il mercato, lo ha scritto per primo Gabriele Federici sul nostro giornale, favorisce la relazione pacifica tra le nazioni. Ma, come abbiamo (“ben” – ?) visto in questi mesi, (pre)dominando la Politica finisce per essere (a sua volta) fattore di (ulteriori) distorsioni che, incidendo sulle (stesse) dinamiche sociali (in primo luogo interne agli stessi Paesi) rischiano di riproporre gli stessi problemi attraverso un percorso (solo) più lungo. Ma un mercato che sia “affidato”, invece, alle mani, sagge e lungimiranti, della Politica può mantenere la propria funzione di “collegamento” riducendo i propri effetti distorsivi. Immaginate – come abbiamo già scritto – un’Italia che, dopo essersi rimessa in piedi (e ciò può avvenire solo se la Politica – italiana – si occupa di questo, prima – di (non) occuparsi – (che) dei problemi di altri), torni a valorizzare la propria Storia (anche diplomatica), la propria posizione (geografica) e il recupero di un “respiro” Culturale facendosi motore – con l’effetto primario di rimettere il nostro sud al centro -delle reti di relazione commerciale e culturale- del mondo – di un “incontro” tra Africa ed Europa e, a partire da questo, favorendo una “normalizzazione” – nel senso di un abbattimento delle tentazioni colonialistiche e di un aiuto a camminare con le proprie gambe -offrendo un antidoto alla narcotizzazione perpetrata dai vecchi -e nuovi- Paesi (appunto) colonizzatori- nei confronti del Continente nero – attraverso il nostro Mezzogiorno, degli “scambi” (in senso ampio) tra Oriente e la stessa Africa. E lo faccia non in nome dei (soli) interessi economici dei Paesi coinvolti, ma (ri)cominciando a vedere l’economia come leva (al servizio) di un possibile sviluppo – o progresso – più ampio, di respiro (appunto) culturale. Immaginate Paesi che, a “margine” (?) degli scambi economici, promuovano (ad esempio) progetti di ricerca comuni, in campo scientifico-tecnologico ma non solo. Immaginate un’Italia che, tornata ad essere la nazione-guida (dal punto di vista morale, filosofico) del mondo, riunisca Paesi che nella logica del (solo) mercato “rischiano” di avere ancora “ragioni” (?) per osteggiarsi, in uno “sforzo” (?) comune – attraverso anche sempre maggiori contaminazione e, appunto, scambio – per (ri)definire i nostri orizzonti. Immaginate un mondo che, a ormai un “passo” dalla propria (progressiva) (auto)distruzione, recuperi quel respiro filosofico che gli consenta di aprirsi, inaspettatamente, nuove prospettive. Utopia? Non necessariamente. Di certo (!) si può partire dall’Italia, che in “mano” a chi sappia cosa fare può tornare ad essere il luogo in cui si (ri)genera, giorno per giorno, il futuro del mondo. Ulivieri ora, sui semi di tutto questo; l’incontro tra culture nel Paese, stretto tra buonisti e razzisti (che come il presidente del Consiglio e la “classe” (?) “dirigente” (?) del centrosinistra si “tengono” – e alimentano - a vicenda), di “oggi” (?). E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, e del nostro professore. Il cinema chiave – attraverso la Politica – della costruzione del futuro. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ma non son cittadini che devon guidarci Leadership d’una nazione è della Politica E la Politica è fatta – solo – dagli Uomini Che hanno responsabilità indicare strada Noi lo facciamo (da) prima/ meglio di tutti Ulivieri: Cine americano aiuta democrazia

settembre 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma il leader non è (mai) l’egoico (che è il contrario di eroico) che punta a sopraffare (più o meno candidamente) i propri simili, ma la guida – da qualunque “posizione” nella società eserciti questo suo respiro! – che muove collettivamente un popolo verso il “destino comune” (anche a “costo” di “rinunciare” a qualcosa per sé!). Il cinema americano ci racconta, a più riprese, una società Usa in cui il patriottismo indicato da Enrico Procopio come leva per recuperare – almeno! – la responsabilità (collettiva), è elemento fondante di un vivere insieme che si declina nella lealtà nei confronti della nazione e nell’impegno – condiviso – per la (costante, nuova) affermazione della Democrazia. Una democrazia, d’altra parte, dei (plus)valori più che della Cultura. E così, se la “lezione” - ad esempio - di Soderbergh ci conferma che il cinema, come la televisione, come in generale l’intera produzione culturale, possono appresentare (anche) uno strumento utile ad instillare (o, ancora, a liberare) in un popolo valori come l’onestà, la responsabilità, la Cultura (stessa) – avviando così una vera e propria rivoluzione culturale – il divario tra la rappresentazione e la realtà di una democrazia americana – come abbiamo visto – manipolata dal sistema economico – per cui, ad esempio, tutti hanno -effettivamente- le stesse possibilità di farcela, ma se non ce la fai per la società cessi di esistere – ci suggerisce che la nostra strada non può che essere quella di un respiro (appunto) maggiore. Una società che ”scelga” la Cultura come proprio ossigeno, e – attraverso la propria liberazione - possa conoscere quel nuovo Rinascimento che rifarà dell’Italia, nel Tempo, la culla della civiltà. Ulivieri ora, titolare della rubrica di cinema più influente (ma sulla realtà!) con il nostro Attilio Palmieri, ci racconta, appunto, Contagion. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it L’Italia oggi punta (‘solo’) a sopravvivere Guardando(si al)lo specchio si è (ri)persa Cultura ci darà modo di rialzare Sguardo Intellettuali, tornate ad indicarci la strada Ulivieri: tre *** e 1/2 per L’ultimo terrestre

settembre 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’illegalità è solo la punta dell’iceberg di un Paese ripiegato su se stesso, anzi, sui tanti ”loro stessi” che (non) lo (ri)compongono – più – in disperata lotta tra loro per un (misero) strapuntino. Perché quando si perde la Ragione (di vivere), si “abbassa” (appunto; in tutti i sensi) lo Sguardo. “Fra trent’anni l’Italia sarà come l’avrà fatta la televisione”, disse Flaiano. Il piccolo schermo - e la svolta personalistica determinata, su tutto, dall’introduzione dei retroscena nel “racconto” della politica dei giornali (a proposito, quando torniamo ai – soli - contenuti?); accompagnata (o tradotta in effetti) dall’accettazione di buon grado da parte della politica stessa che comincia – vanitosamente, e poi (quindi) lasciandosi corrompere (in tutti i sensi) - a “guardarsi allo specchio”, smettendo di pensare. Il tutto ”consentito” e ”suggerito” anche dal raggiunto benessere comune nel quale ci siamo illusi di “avercela fatta” (per sempre), come accade a (quasi) tutte le nazioni, nella Storia, che raggiungono, appunto, lo stesso livello di “soddisfazione”. Chiudendo (così, ma non necessariamente: si tratta invece di perseguire un “progresso stabile e duraturo”) un ciclo – la televisione, dicevamo, ci induce (oggi come mai, ma progressivamente) ad un estetismo di superficie che ci ha, alla “fine” (?), limitati, privandoci della capacità di distinguere il vero e il falso, e di (ri)conoscere la Bellezza; facendoci (anche per questo) subire passivamente (senza renderci conto che stesse verificandosi) il nostro (ulteriore, e sempre più – o, meglio, meno – “politico”) declino. La chiave per uscirne è “mostrare” agli italiani non più la loro immagine riflessa – dalla quale “finiscono” per lasciarsi ipnotizzare – ma cosa c’è al di là dello specchio, ovvero cosa c’è dentro (di loro). Il cinema è diverso da (questa) televisione nella misura in cui una cronaca giornalistica è diversa dalla letteratura: la cronaca (e la televisione) “fotografa” (ma senza la complessità e le sfumature di una – vera – fotografia) la realtà (? Sia pure portandone alla luce, ma sempre limitandosi a rappresentarne il “riflesso”, gli aspetti reconditi); il cinema e la letteratura, invece, la ”indagano” (ma – nelle loro “forme” più alte – senza didascalizzare, entusiasmandoci – piuttosto - a (ri)pensar-la), suggerendo come le cose (non potrebbero essere bensì) siamo nella condizione di (ri)costruirle noi (a partire da ciò che – guardando le immagini sul – Grande – schermo – “proviamo”, e da cui siamo – finalmente! – (s)mossi). Non è un caso che – qualunque sia il giudizio di merito che se ne dà - le nostre presentazioni più “lunghe” coincidano con l’uscita della domenica sul cinema. Perché è il cinema (e in generale la Cultura) che “fa” (o potrebbe fare) la Politica. E, possibilmente, non (più) viceversa. (Ed) è (appunto) il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, e del nostro professore. Che ci racconta, ora, L’ultimo terrestredi FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it 30% dei nostri giovani non studia-lavora Ma ‘abbiam bisogno di più lavoratori’ (?) Persone migranti risorsa umana-culturale (Ma sviluppo renda immigrazione scelta) Ma (è) ora Italia rimetta in piedi se stessa Smettendo di essere una “palla al piede” Poi darà corso a vocazione mondialista Ulivieri: “Cose dell’altro mondo, tre stelle”

settembre 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Certo che è strana la “politica” (?) “italiana” (?) (autoreferenziale di oggi). Piange la disoccupazione giovanile. Cioè molti di noi sono senza lavoro. Ma – oltre a continuare a non muovere un dito per generare crescita, e con essa nuovi posti – sostiene non abbiamo abbastanza manodopera per mandare avanti la nostra economia (!). E che abbiamo perciò bisogno di (altre) persone che occupino posti di lavoro che evidentemente, quindi, (anche) ci sono. Se in questo stesso momento un alieno atterrasse, e avesse la sventura di farlo proprio a Roma negli anni di questa nostra politica politicante abile solo a trovare una buona motivazione per non ridursi gli stipendi e perpetuare il proprio potere fine a se stesso, si domanderebbe – come minimo – se gli sia sfuggito qualcosa. “Ma – è la vulgata – gli italiani non vogliono più fare certi mestieri”. Ma il compito di far incontrare la domanda e l’offerta, dando alle aziende la possibilità di crescere, e ai nostri connazionali di costruirsi un futuro, di chi è, se non della Politica? Quindi la vera domanda è: perché la Politica invece di commentare quello che accade come se si trovasse seduta in tribuna (o al bar), non assolve alla propria (unica, in tutti i sensi) funzione? Come? L’Italia ha bisogno di compiere un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. E questo, da un lato, comporta ricostruire il nostro sistema scolastico-universitario-formativo affinché – (re)integrato con il comparto (direttamente) produttivo – diventi il motore dello sviluppo offrendo ai nostri giovani la miglior preparazione (a tuttotondo) al mondo. E “così” (in altre occasioni abbiamo specificato questo passaggio, e torneremo a farlo, “perfezionando”), attraverso la crescita, aumenteranno le opportunità di lavoro intellettuale. Ma, dall’altro lato, questo significa anche un ”aggiornamento” della nostra cultura sociale e del lavoro per cui, mentre ci si assicura che tutti, e sempre di più, e per tutta la vita, abbiano la possibilità di accedere ai migliori strumenti culturali – e dunque alla propria “liberazione” - nello stesso momento si cambia concezione (e la Politica ha gli strumenti per farla cambiare!): non conta “più” (solo), per il valore e il prestigio personale, fare un lavoro (oggi considerato) “importante”, e magari ben remunerato. Bensì tutti i lavori hanno la stessa dignità – perché sono, ciascuno per il suo ruolo, essenziali per rifare grande il nostro Paese – e le persone non vengono “giudicate” più (per questo, bensì) per la loro dignità e per la loro saggezza. Questo ci consentirà, progressivamente, di tornare a fare (meglio) tutti i mestieri. Di (cominciare a) “risolvere” (così) il problema della disoccupazione (giovanile). Di capillarizzare, nella società, nei servizi, nei mestieri, nella produzione artigianale e – in “seguito” – artistica e culturale, il nostro possibile, nuovo Rinascimento (attraverso un “capitale umano” che compia il proprio incomparabile potenziale). E attraverso la (piena) liberalizzazione dei nostri circuiti produttivi (di cui abbattere le pareti che li separano l’uno dall’altro, sia sul piano della circolazione delle risorse umane sia sul piano della interazione e della “contaminazione” tra loro), e grazie ad un (ulteriore) cambiamento culturale per cui – finita l’era del posto fisso per tutta la vita – non ci appaia (e smettiamo di farlo ”pensare” loro) più un delitto se un giovane sperimenta, intraprende, cambia, perde un lavoro, fino a trovare il “filo” del proprio percorso – attraverso tutto questo, dicevamo, favorendo la libera iniziativa, la liberazione della creatività (anche attraverso una riforma del mercato del lavoro “congiunta” a quel passaggio per la crescita a cui abbiamo accennato sopra, e che abbiamo anche specificato in molte occasioni. Con, su questo, qualche dubbio in più), l’Italia può tornare ad essere un crogiuolo di vitalismo e produttività (in senso ampio, e alto). E riconquistare la propria grandezza (anche) economica. Gli immigrati? In questa prospettiva se “sparissero”, come nel film di Patierno di cui stiamo per leggere, il sistema-Italia non ne riceverebbe uno scossone. Ma questo non significa chiudere (o meglio sbattere) le porte. Significa, invece, come il giornale della politica italiana ha scritto qualche settimana fa, governare i flussi di immigrazione (e di migrazione in generale) in funzione di un piano di sviluppo comune – ad esempio – con la Libia e, attraverso di essa, con l’Africa profonda (alla condizione imprescindibile della democrazia), facendo sì che l’(im)migrazione (ma anche dall’Italia alla Libia!) contribuisca a condurre in porto questo piano di sviluppo comune, smettendo di rappresentare l’effetto di uno sradicamento obbligato di chi lascia la propria Terra perché, anche a causa della scarsa lungimiranza della nostra politica politicante di oggi (che non coglie l’occasione per far crescere il nostro Mezzogiorno, e con esso per contribuire a cambiare la Storia del mondo – anche – uscendo dal pantano insieme all’Africa), là la vita (o sarebbe meglio dire la sopravvivenza) ha smesso di essere sostenibile. Cose dell’altro mondo, appunto. Di cui ci racconta, ora, Fabrizio Ulivieri. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Redford, è Mankiewicz in versione liberal

luglio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo due stelle di Ulivieri a The Conspirator del “capo” del Sundance che riprende e innesta la grande tradizione americana del genere processuale-bellico/politico (legato ancora una volta alla guerra civile tra nordisti e sudisti) con la “verbosità” (in positivo, brillante e “filosofica”, qui meno riuscita) del cinema del regista di Eva contro Eva, “colorandola” della sensibilità democratica della “sinistra” Usa. Un film nel quale, scrive uno dei nostri due critici, proprio i dialoghi, che dovrebbero rappresentarne la spina dorsale – come in Mankiewicz – prendendosi gran parte del tempo, si mostrano inadeguati. E’ grande cinema ogni domenica su il Politico.it. Il cinema (e il giornale) di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, e firma (anche) de Gli Spietati, una tra le più prestigiose e seguite riviste specializzate. E di Fabrizio Ulivieri, con la sua recensione domenicale. The Conspirator, dunque. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri: *** a 13 assassini. Film consigliato

luglio 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A corte dello Shogun, il nobile Naritsugu un folle sanguinario, commette atrocità, le più barbare. Ma grazie alla benevolenza dello Shogun sta per entrare nel Consiglio. Il consiglio degli anziani richiama allora dalla pace dei fiumi dove si è recato a pescare Shinzaemon, l’unico samurai che può riuscire nell’impresa di eliminare il perverso Naritsugu. Sotto quel segno Shinzaemon raccoglie attorno a sé 12 valorosi quanto insuperabili samurai che hanno scelto la via della spada come l’unica via della loro vita e in quella ne sono divenuti maestri insuperabili. Un film d’azione di buona fattura, che non va mai oltre l’avventura “cappa e spada”. Comunque, da vedere. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Come per la politica, il miglior cinema è (solo) su il Politico.it. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri: Corpo Celeste, per me sono **1/2

maggio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale della cultura (popolare). E di uno dei principali strumenti per (ri)definire il nostro futuro: lo Sguardo degli Autori, appunto. Che tornino all’impegno. Lo fa (a prescindere dal nostro cinema) Terrence Malick con The Tree of life, è meno ambizioso (ovviamente) ma ugualmente “contribuisce” l’esordio di Alice Rohrwacher, sorella di Alba, che impatta con le nostre periferie al sud. E, scrive uno dei nostri due critici, (di nuovo) con una religione che, nella società del benessere (?), ha (a sua volta) via via perso contatto con la realtà, privandoci di uno degli ultimi riferimenti morali. Dovremo riaverci, il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare la strada, di una dimensione etica e filosofica. O ci afflosceremo su noi stessi. Ecco la funzione (centrale) del cinema sul giornale-laboratorio della costruzione del futuro. Ce lo possiamo permettere, grazie ad Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, in grado di attribuire quello spessore. Così come, ovviamente, il nostro professore, che ci racconta ora questo film.
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***Il film***
THE TREE OF LIFE
di FABRIZIO ULIVIERI

maggio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un “film su Dio, permeato di una religiosità antica che non rispecchia fino in fondo quella di oggi”, di un Dio che non c’è (più). Un film “per esteti e per poeti, e io che esteta non lo sono più e poeta nemmeno ho, in tutta sincerità, faticato a seguirlo fino alla fine”. Anticipato da Attilio Palmieri, e letto e raccontato da Ulivieri – che gli assegna tre stelle e mezzo - l’ultimo Malick è un’opera senza limiti, fino e oltre quel punto che Italo Calvino indicava come imprescindibile per “dire” nel creare. In ogni modo, assolutamente da non perdere. Non foss’altro che per “ascoltare” il regista, in una delle sue rare (quinto film in quasi quarant’anni di “carriera”) uscite. di F. ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Se oggi Ulivieri dà zero (0) (anche) a RED

maggio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro critico stronca il film di Schwentke, che si fa notare soprattutto per il cast “stellare” con Bruce Willis, Morgan Freeman, John Malkovich, Helen Mirren - tutti sottotono. In una settimana in cui le sale non offrono grande qualità, c’è attesa per ciò che sta per arrivare da Cannes e soprattutto per The tree of life di Terrence Malick, in uscita venerdì prossimo da noi. Il miglior cinema è (solo) sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e brillante critico de il Politico.it, tra le voci più promettenti della nostra cultura. E di Fabrizio Ulivieri (appunto), che ci fa divertire (e riflettere) con la recensione di RED. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it E’ quattro stelle e mezzo per Source Code

maggio 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il miglior cinema (in assoluto) è sul giornale della politica italiana. Il cinema di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri, a cui è affidata la rubrica domenicale. E oggi il nostro (altro) critico distoglie per una settimana lo sguardo dal/del nostro cinema e ci porta in sala per questo film americano nel quale riecheggiano (molto meno intense) (alcune del)le domande di Inception. Entertainment puro, in questo caso, che si merita il voto (alto) di Ulivieri. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Il ‘nostro’ (cinema) è (oggi) “di provincia” Perché la nostra nazione (lo) è ‘provincia’ Tornare a svolger narrazione mainstream (Ri)scrivendo Storia della civiltà (futura) ‘Nazionalismo’ e riv. culturale per farcela Il cinema è termometro e seme di società

maggio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo “dimostra” Malavoglia, la rilettura di Verga ispirata a Visconti propostaci da Pasquale Scimeca: Storia “marginale” laddove in origine era La Storia (in tutti i sensi). Il respiro, la linea orizzontale (in tutti i sensi?) sulla quale una nazione tiene lo sguardo si riflette nello Sguardo del Cinema. E così il Cinema può indurre ad alzare la testa (anche qui, in tutti i sensi) per guardare oltre. La rivoluzione culturale è quel processo per cui l’Italia investe su se stessa, e torna ad arrampicarsi sulla scala del mondo – e della civil- tà – “poggiandosi” sulla propria progressiva capacità di guardare un po’ più in alto. (Anche) per vedere meglio e indicare poi agli altri come salire a loro volta. Il cinema, arte figurativa del nostro tempo, ha (o ri-avrà) il ruolo-guida. Lo ha già sul giornale della politica italiana, dove Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri precorrono i Tempi. Come tutto il Politico.it (M. Patr.). Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Habemus Papam, Ulivieri: ***
(Gran giorno del) ritorno in sala di Nanni Che non (ci) convince però fino in fondo

aprile 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

“Ho voluto fare una commedia”, dice Moretti, ed è proprio nel contrasto tra l’(altra) ambizione (del soggetto) e le ri-cadute (in tutti i sensi) morettiane che il film va a cozzare, finendo per (ri)uscire (?) ”irrisolto”. Habemus Papam merita comunque le nostre tre stelle, e “va” visto. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri. La domenica il cinema è (solo) sul giornale della politica italiana. Per decidere cosa andare a vedere, un appuntamento “obbligato”. Nanni dunque. Sentiamo. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ed ecco il quasi-capolavoro di Aronosfky ***1/2. Oscar (meritato) della brava Natalie

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ballerina chiamata ad interpretare il Black Swan, i cui incubi la metteranno a confronto con il proprio lato oscuro. Ulivieri è severo ma non riesce a dar di meno a questo film che, se già non siete stati in sala a vedere, non dovete perdere assolutamente. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it E’ il giorno de Il cigno nero (di Aronofsky) Ma apriamo con Nessuno mi può giudicare IN COPERTINA la grande Paola Cortellesi

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tra poco il film che ha vinto l’Oscar con Natalie Portman, assolutamente da non perdere. Ma dedichiamo l’apertura, spingendolo criticamente (in tutti i sensi), come (quasi) ogni volta, al nostro cinema. Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri: il talento del giornale della politica italiana, tra i più brillanti giovani critici e studiosi del nostro Paese, esperto (tra il resto) di cinema americano; il critico che cura la rubrica domenicale de il Politico.it sulle uscite della settimana più fedele all’entertainment, dedito amorevolmente alla crescita del cinema italiano. E il giornale della politica, italiana, anche per ciò che riguarda il cinema, vince. Ma veniamo ai veri protagonisti, che sono i (nostri) film. Nessuno mi può giudicare, dunque, per cominciare. E poi l’ultimo Aronofsky, con Natalie, Winona e Vincent Cassel. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Siamo mondo sempre più interconnesso E questo ora accresce la nostra “cultura” A sua volta leva di maggiore democrazia Leggete questa lezione del prof. Ulivieri E capirete la chiave (!) del nostro futuro

marzo 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che è appunto la cultura, a sistema con una comunicazione che sia però al servizio di tutto questo e non protagonista (fine a se stesso). E’ il caso di internet, creatore di democrazia molto più profondo e “lontano” di quanto appaia da un’analisi superficiale di quanto hanno usato la rete nelle ultime ore – ad esempio – i giovani nordafricani nel mettere in atto le loro rivolte. Perché la comunicazione non è un semplice mezzo di trasmissione di messaggi, almeno per ciò che riguarda la rete. Ma un grande vaso comunicante i cui contenuti tendono a livellarsi. E siccome la cultura, l’intelligenza, la bellezza sono il pane dell’uomo – che li brama - tendono a farlo verso l’alto. La “scoperta” è che ciò favorisce la democrazia nel senso più ampio e più alto del termine: è la chiave di quella rivoluzione (appunto culturale) di cui il Politico.it scrive da mesi, che la Storia sta già compiendo sua sponte a livello universale, e che noi possiamo compiere – “artigianalmente” – nel nostro Paese. Come? Diffondendo la rete, la cui già ampia (e naturalmente va assicurata sempre di più: per questo è un diritto esattamente come l’acqua, che beviamo) diffusione tra i giovani è garanzia di una crescita culturale. Ma per accelerare e soprattutto per imprimere nell’acqua (quella che si trova nei vasi comunicanti, l’anima del mondo) la nostra spinta (quella del genio e dell’eccellenza generatrici di futuro), la scuola, la formazione permanente, una televisione pubblica finalmente al servizio degli italiani e non delle parti (qualunque essa sia), sono la chiave della nostra rivoluzione culturale, quella di oggi, con cui tornare grandi. Così come sta evolvendo il mondo. Per poi usare gli stessi canali – che i nostri padri non avevano! Immaginate l’impatto di un affresco di Michelangelo o di un’intuizione di Leonardo in un mondo interconnesso! – per contaminare (facendoci contaminare, per questo una immigrazione coordinata può essere fonte di ricchezza e non un limite) il pianeta. Parola ora al nostro professore. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Infine un completo ribaltamento di piano Cinque stelle (e Oscar) d’Il discorso del re

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Parabola (tra l’altro) su come le qualità (umane) siano molto meno trasparenti di quanto siamo abituati a credere. Anche perché abbiamo una scala di valori completamente inadeguata a consentirci di costruire il nostro futuro. La rivoluzione culturale servirà anche a questo: a restituirci un senso. Intanto, godiamoci l’onestà e la responsabilità del balbuziente Giorgio VI re d’Inghilterra nei giorni di Hitler. il film che ha fatto incetta di statuette. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Seconda parte del dittico su malasocietà La vita facile con Accorsi, Favino, Puccini

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La corruzione (in tutti i sensi) è il male atavico del nostro Paese. Che finché non riscoprirà un (ritrovato) orgoglio nazionale e quella rivoluzione culturale di cui il Politico.it scrive ogni giorno continuerà ad afflosciarsi su se stesso. Ovviamente, ci torneremo su. Intanto ci facciamo raccontare da Pellegrini un’altra sfacettatura del nostro volto peggiore. Un altro film (italiano) da non perdere. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ecco ciò che di meglio trovate nelle sale Ulivieri: tre stelle, due e mezzo, cinque… Apertura (tutta) per Il gioiellino di Molaioli Toni/Remo Girone. Copertina Felberbaum

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Racconta, come sap(r)ete, la vicenda del del fallimento della “Leda”, ovvero di Parmalat. Prima parte di un dittico sul volto peggiore del nostro Paese e in particolare della nostra società. Segue (il ritorno di) Lucio Pellegrini. Un film da vedere. Domenica. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Intanto, Il gioiellinodi FABRIZIO ULIVIERI Read more

E il film che ci “aiuta” è l’ultimo Tognazzi Chiave di nostro futuro si chiama cultura Ma non (solo) conservazione del passato Italia (ri)generi (ancora) cultura mondiale E saremo di nuovo la culla della civiltà

febbraio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ultimo Tognazzi che si scrive Il padre e lo straniero. Un discreto film, di un nostro cinema che ci sta provando – lui – a rimettersi alla testa del cinema mondiale (come lo è stato nel dopoguerra), ma che manca ancora dello spessore necessario. E questo è dovuto – scrive Ulivieri – ad una batteria autoriale (registi e sceneggiatori) che – come parte della nostra nazione, quella, almeno, che ha il coraggio e la responsabilità di lottare per cambiare dentro i nostri confini – non ha la statura dei loro zii (e pure la nuova generazione sta crescendo – in tutti i sensi – anche se siamo ancora a pochi casi “isolati”: i soliti Garrone, Sorrentino, per capirci. Toni tra gli attori). (Ecco perché) dicevamo che (però) il cinema ci sta (già) provando e può essere (a maggior ragione) il nostro capofila (e la nostra cartina di tornasole): l’Italia ha un grande patrimonio. Che è la cultura. Ma non, i beni prodotti nel passato. Ma averlo potuto fare. E quindi poterlo ri-fare. Cosa manca? Il clima necessario. Un clima ad un tempo di ritrovato (ben incardinato nello stemperante sbocco europeista) orgoglio nazionale e di rinascita culturale. E’ la rivoluzione della quale il Politico.it scrive da mesi. Trasformiamo il nostro Paese in un grande campus a cielo aperto, fatto di una scuola rigenerata, (e) di un’università che miri(no) ad essere la punta avanzata dell’istruzione nel mondo. E con il Grande Educatore – la televisione – accompagniamo questo “sforzo” (si fa per dire, è un impegno bellissimo) ridando a (tutti) gli italiani gli strumenti perché possano (ri)avere nella cultura il proprio ossigeno. Immaginate un Paese che si riabbia della propria capacità di pensare e che per questo torni ad impegnarsi. E’ un’Italia la cui economia (ri)esploderebbe in un sol colpo. Perché un Paese che possa ambire a questa condizione è un Paese che rinasce, le cui energie vengono liberate, ed esplode (quasi: la politica dovrà rappresentare il grande e saggio padre capace di coinvolgere – appunto – e coordinare – ecco il -secondo- punto) da sé. Proprio come nel dopoguerra. Quando già conoscemmo un boom. Oggi possiamo (ri)farlo, grazie alla cultura, in forma stabile e duratura. Conoscere il nostro nuovo Rinascimento (attraverso questo che abbiamo descritto e che possiamo a ragione definire il nostro nuovo Risorgimento). E tornare, così, al centro del mondo. Il padre e lo straniero ora, che ci parla (appunto) di noi (M. Patr.). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it E Ulivieri (lo) consiglia Manuale d’amore 3 Poi riflettiamo ancora sul cinema italiano Il che significa riflettere sul nostro futuro OGGI IN COPERTINA c’è Monica Bellucci

febbraio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ancora cinema, sul giornale della politica italiana. Dopo l’ennesima grande settimana anche il (principale) laboratorio nel quale si costruisce il futuro dell’Italia se lo può (e deve) permettere. Anche (proprio) perché ne approfitteremo per affrontare, anche oggi – soprattutto oggi. In tutti i sensi – i nostri temi. Ma, per una volta, prima un po’ di entertainment puro. Antidepressivo entertainment. Dopo il ritorno del nostro Attilio Palmieri, per raccontarci il pezzo forte (insieme a Black Swan) di queste ultime infornate che immediatamente precedono gli Oscar (e Il Grinta e il film di Aronofsky sono in prima fila per aggiudicarsi alcune tra le principali statuette) è la volta della rubrica domenicale dell’(altro) critico de il Politico.it. Palmieri&Ulivieri: forse il maggiore talento per la critica cinematografica del nostro Paese e l’unicità del point of view del professore: anche qui, anche per il cinema, il giornale della politica italiana gioca, come dice Mentana, «per vincerlo il campionato». E probabilmente lo vince. Laura Chiatti, Riccardo Scamarcio, Carlo Verdone, Donatella Finocchiaro, la Bellucci appunto e Bob De Niro: il film di Veronesi e poi ragioniamo di futuro. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it: Il Grinta Attilio Palmieri

febbraio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sono giorni di grande fermento, sul giornale della politica italiana. Si incrociano qui i maggiori prota- gonisti della nostra politica (Veltroni), firme tra le più prestigiose del giornalismo italiano (Montorro, che ha cominciato ieri la sua collaborazione con il Politico.it), grandi crack della politica in rete (Ciuenlai). E ora è il momento del cinema. Se la critica domenicale delle uscite in sala è affidata al punto di vista più fedele all’entertainment di Fabrizio Ulivieri, quando in sala arriva l’ultima opera dei fratelli Coen – è il caso del film che stiamo per scoprire – e, inevitabilmente, ci si trova di fronte ad un potenziale capolavoro ecco che il Politico.it torna ad affidarsi alla sua penna più sapiente, quella del giovane e brillante studioso vincitore, nel 2009, di uno tra i più importanti premi per la critica cinematografica del nostro Paese. Palmieri torna, un anno dopo Shutter Island, per spiegarci come Il Grinta sia un film che presenta tutte le caratteristiche classiche dei film dei Coen, applicate al genere western, con l’ambizione di coniugare la loro poetica con la produzione firmata (tra gli altri) Spielberg, tuttecose che ne fanno un film forse non completamente riuscito, ma assolutamente da non perdere. A cominciare dalla recensione di Palmieri, come sempre, sul giornale della politica italiana.
di ATTILIO PALMIERI Read more

E’ il grande cinema su il Politico.it Shutter Island di Attilio Palmieri

febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ha vinto – i nostri lettori di più vecchia data lo ricorderanno – il premio “Giovane e innocente” per la critica cinematografica 2009 con la bellissima recensione di Vincere di Marco Bellocchio che trovate qui. E’ uno dei più bravi e promettenti giovani studiosi italiani. Prima firma de il Politico.it sin dai nostri esordi, da qualche settimana è entrato a far parte anche della squadra di critici de Gli Spietati, forse la più prestigiosa – e seguita – tra le testate specializzate della rete. Attilio Palmieri torna questa settimana sul “suo” giornale della politica italiana per raccontarci autorevolmente quella che, ovvia- mente dopo Avatar, e con A serious man dei fratelli Coen, è probabilmente l’opera più importante di questo 2010 (almeno per ciò che riguarda le uscite nel nostro Paese) sul fronte del cinema americano (e quindi in assoluto). Per una settimana lo scrittore de il Politico.it, Fabrizio Ulivieri, lascia il campo libero alla nostra penna di maggior spessore per il cine- ma, che ci offre questo come sempre acuto ritratto del film di Scorsese. Buona visione con Palmieri e con il Politico.it. Read more

Tutta domenica al cinema con noi Invictus (e non solo) di F. Ulivieri

febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Avevamo immaginato un nuovo speciale tutto dedicato alle uscite in sala, per questo fine settima- na. Ma i (buoni) propositi sono stati travolti dall’attualità della nostra politica, che il nostro giornale è chiamato più degli altri a raccontare con attenzione, cura, autorevolezza in tempo reale. Comunque non vi facciamo mancare l’appuntamento periodico con il cinema de il Politico.it, il cinema di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico del nostro giornale e de Gli Spietati, (un’altra) tra le più prestigiose testate del settore, e di Fabrizio Ulivieri, il grande scrittore del giornale della politica italiana di cui i nostri lettori hanno potuto gustare, commuovendosi, il racconto sulla ricorrenza della morte di Marco Pantani, che trovate anche nella rubrica Società. Oggi andiamo a raffica con quattro titoli. E più tardi una sorpresa: per la prima volta parleremo anche di una serie televisiva, e non potevamo non cominciare con Lost. Gli appassionati della serie non perdano dunque l’appuntamento, in questo stesso spazio, con Salvatori. Ora il grande cinema visto da Ulivieri. E cominciamo con l’ultima opera di Clint. Qui, a seguire, i collegamenti alle altre tre recensioni.
Paranormal activity di P. Salvatori
Genitori&figli di F. Ulivieri
Lourdes di F. Ulivieri

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Sabato al cinema con il Politico.it Omaggio a Eric Rohmer Salvatori

febbraio 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ stata un’altra grande settimana per il giornale della politica italiana. Una delle migliori di sempre per accessi e non solo. Ci ritagliamo allora un pomeriggio di divertimento e cultura con un nuovo speciale tutto dedicato al cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematogra- fico de il Politico.it, e di Fabrizio Ulivieri del quale leggiamo sotto due nuove recensioni cult, dedica l’apertura al grande intellettuale e regista francese scomparso il mese scorso a Parigi. Un pezzo firmato Pietro Salvatori. E sotto ecco L’uomo che verrà e Soul Kitchen, che potete trovare oggi in sala. Buon cinema con il giornale della politica italiana.            Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ed è una domenica di bel cinema italiano Ulivieri è severissimo: una (sola) stella… Ma Into paradiso merita d’essere (ri)visto

febbraio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Il talentuoso critico cinematografico de il Politico.it e de Gli Spietati, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E il critico e scrittore fiorentino, curatore della sempre più seguita rubrica domenicale. Per la quale ci propone, oggi, una doppietta di nostro cinema. Il primo film è un’opera prima, la cui autrice, Paola Randi, dovrà essere seguita con attenzione. Un (anziano) ricercatore chiede ad un amico candidato al consiglio comunale di fargli riavere il posto all’università. Ma l’uomo politico è corrotto e lo coinvolge in un “affare” con la camorra. Dunque (anche) una “nostra” storia (in tutti i sensi). Duro Ulivieri, ma la «favola moderna» sull’«accettazione dell’altro» (Alfonso D’Onofrio, il protagonista interpretato da Gianfelice Imparato, incrocerà la propria strada con quella di un gruppo di immigrati dallo Sri Lanka) della Randi è una novità preziosa nel nostro panorama proprio per quell’«esercizio di stile» che Ulivieri riconosce ma che non è (probabilmente) fine a se stesso. di F. ULIVIERI Read more

(Il) secondo step è su Gianni (e le donne) Approccio (civile) all’universo femminile

febbraio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gianni (di Gregorio) ha 60 anni ed è (ancora) oppresso dalla madre. Riscoprirà l’altro sesso, ma anche di non essere più in età per certe cose. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Apertura è (tutta) per La donna che canta E Ulivieri dà (ben) quattro stelle e mezzo Un film sull’orrore della guerra in Libano

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un film duro, che ci proietta in un mondo alieno per noi europei ed occidentali. Quello della guerra tra cristiani e musulmani. In Medioriente. Fondata sull’odio che genera un male indicibile. Raccontato dal film. Da vedere assolutamente. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E di Fabrizio Ulivieri, autore della rubrica domenicale. Che ci propone, oggi, una tripletta. Dopo La donna che canta, Vallan- zasca – Gli angeli del male e Qualunquemente. Read more

Tre stelle (scarse) anche per Vallanzasca Difetto? Racconta il male senza criticarlo

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma la grande prova di Kim Rossi Stuart e (soprattutto) Filippo Timi dà spessore al film. Che racconta la storia del sanguinario bandito rimasto poi in carcere per oltre quarant’anni. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ma ecco la (principale) sorpresa (di oggi) Se Ulivieri stronca (e di brutto) Albanese

gennaio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Qualunquemente non è piaciuto al nostro critico che gli preferisce la comicità di Zalone. Un film comunque che – se amate il “genere” – merita di essere visto. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Un (solo) consiglio (meno glamour – ?) Ulivieri dà (ben) *** e 1/2 a Tamara Drewe

gennaio 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’atteso appuntamento domenicale del giornale della politica italiana. La rubrica di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Che oggi ci porta fuori da strade maggiormente battute – nelle sale è arrivato La versione di Barney – per proporci una visione forse un po’ inflazionata (di momenti topici) ma gustabile, un film che inglese emancipato dalla necessità di raccontare la classe operaia (ma non troppo) – un caso, quello britannico, in cui è (stata) la politica a fare il cinema e non il contrario – condito da molto (troppo? E non per vuoto moralismo) sesso. Un film di scrittori raccontato dallo scrittore fiorentino. E la recensione di Ulivieri vale (in tutti i sensi) il passaggio in sala.
di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri dà quattro stelle (anche) a Zalone Che bella giornata (è) nelle (nostre) sale IN COPERTINA (con lui) c’è Nabiha Akkari

gennaio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un film che ricorda certe prove solitarie (in tutti i sensi?) di Sordi nella variazione (più) leggera della commedia all’italiana. Dopo l’uscita speciale dell’Epifania con Hereafter, cambiamo completamente registro, passando dal capolavoro alla risata pura. Ben vengano anche film così. E la nostra rubrica di cinema, la rubrica di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri, ve ne dà conto. Con lo scrittore fiorentino. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

*****

Poco da aggiungere, è il “ritorno” di Clint Hereafter, ultimo capolavoro di Eastwood
di FABRIZIO ULIVIERI

gennaio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una storia (anzi tre) «lineare ed essenziale», «semplice e sublime». Un racconto alla Dickens. Senza eroi solitari (stavolta). Se non lui stesso. La riscoperta del piacere (dimenticato) della narrazione. Viaggio intorno alla morte. Uscita speciale della nostra rubrica di cinema, la rubrica di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri, per il giorno dell’Epi- fania, per regalare a tutti, poche ore dopo l’uscita nelle sale, IL film del 2011 (pure appena comincia- to). Hereafter. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

(Non) è Ken Loach ma il marchio è quello Siamo nell’Inghilterra degli anni Settanta

gennaio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E (sono) 187 donne operaie (che) lottano per ottenere una qualifica migliore. Senza le mezze misure e i compromessi del sindacalismo (tutto) al maschile. Contro il quale (pure) si muovono. E sulla dialettica uomo-donna si sviluppa la parte forse migliore del film.
di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it La sempre più seguita rubrica di Ulivieri E finalmente oggi ecco ben due *** stelle Divertissement puro ora avec The Tourist E cinema sociale inglese di We want sex IN COPERTINA stavolta c’è Angelina Jolie

gennaio 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come tutti i grandi quotidiani di opinione – rispetto ai quali, tra gli italiani, il Politico.it spicca per le sue onestà e responsabilità e la forza del proprio pensiero – anche il giornale della politica italiana ha il suo foglio di cinema. Ma su il Politico.it la tensione (alla qualità) la domenica non scema e anzi si rafforza. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il cinema, sul giornale della politica italiana, è Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Il primo, tra i più talentuosi giovani critici italiani. Il secondo, il critico de il Politico.it, l’autore della rubrica di culto della domenica, che le nostre lettrici e i nostri lettori seguono con sempre maggiore passione e che, come tutte le rubriche-culto delle grandi firme sui quotidiani generalisti (o comunque non specializzati di cinema), attira anche lettori propri, che scelgono il nostro giornale la domenica per leggere le recensioni di Ulivieri. Che, ogni volta, con lo spessore peraltro della penna dello scrittore, ci fa venire voglia di andare al cinema. E’ quello che possiamo (“dobbiamo”) fare anche oggi, anche perché stavolta in sala ci sono due film da vedere. Il cinepanettone hollywoodiano della rivelazione del cinema europeo con Le vite degli altri, che, scrive Ulivieri, si adatta bene al “nuovo” “formato”, regalandoci un’ora e quaranta di divertimento puro. E poi Ken Loach, anzi no, ma comunque il cinema inglese di oggi che è un cinema operaio (in tutti i sensi). The Tourist per cominciare. Read more

Ha charme pure L’esplosivo piano di Bazil (anche se Ulivieri per ora lo stronca: *1/2) E’ l’opulenta (per tutto) Yolande Moreau

dicembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Del regista de Il favoloso mondo di Amelie, un film “personale” che mette insieme diversi generi, e a qualcuno ricorda il cinema corale di Tatì. Prova (non ultima, è del 2009) della protagonista di Seraphine. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ecco cosa andare a vedere a S. Stefano Muccino (Silvio) in sala in Un altro mondo Vale (comunque) almeno ** 1/2 di Ulivieri IN COPERTINA OGGI è Isabella Ragonese

dicembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana che è anche il giornale del cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it e de Gli Spietati, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E dello scrittore fiorentino, che prosegue la sua indagine sul nostro, cinema, attraverso le meno brillanti prove pre (e post) natalizie. Dopo Castellitto, è la volta del più giovane dei Muccino, che tra continui rimandi autobiografici (quando non psicanalitici: il rifiuto del fratello minore da parte del maggiore, vedi le polemiche tra i due registi) ci racconta questa storia che può meritare comunque un passaggio in sala. Parola di Ulivieri. Anche per la presenza della bella e brava interprete siciliana. E dopo, l’ultimo Jeunet, di cui leggiamo sotto. Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi ben tre recensioni (dure) di Ulivieri Primo: Il responsabile delle risorse umane Una (sola) stella, ma è un film da vedere

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it è il giornale del cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il nostro (primo) critico, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E dello scrittore fiorentino, che oggi ci racconta tre film. Cominciamo con quello di Riklis, tratto dal romanzo di Yehoshua, a cui Ulivieri concede poco, ma che merita un passaggio in sala. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Poi è La bellezza del somaro di Castellitto Ma noi celebriamo (‘solo’) Laura Morante

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non uno dei migliori prodotti del nostro cinema, che sta ricominciando a crescere, acquisendo – come nel caso di Noi credevamo – anche una funzione nazionale/nazionalistica come nella tradizione del cinema americano; un film che non vi consigliamo, ma che è giusto affrontare, anche per rendere omaggio ad una delle nostre attrici più brave. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

E chiudiamo con una commedia amorosa Tre (scapoli e un bebè – ?) all’improvviso

dicembre 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una comme- dia sentimentale hollywoodiana piuttosto banale, a cui Ulivieri dà una stella. Così. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it La società sia un unicum con la nazione Risolvere problemi sociali coinvolgendo Italiani protagonisti nel ritornare grandi Due film che la raccontano: prima, Woody

dicembre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Immaginate un Paese nel quale ciascuno si senta parte di una grande comunità e faccia la sua per sé ma anche per la comunità e (quindi) per gli altri. Agendo con generosità. Dando il meglio di sé. Perché si sente coinvolto in un grande progetto. Che è rifare grande il proprio Paese. E quindi se stesso. Nazionalismo che è motore di un impegno comune per restituire all’Italia il più grande dei valori: la bellezza. La cultura, lo abbiamo detto, chiave della costruzione del futuro attraverso la «liberazione» di tutti noi e la restituzione del Paese al posto che gli compete nel mondo, quello di culla della civiltà. Civiltà che è (anche) una società moderna. In cui i servizi funzionano e costano poco (a tutti). Perché l’erogazione è (ri)compensata da un impegno per far sì che non rappresenti una “spesa” (a fondo “perduto”). Bensì un investimento. Indennità di disoccupazione per chi accetta di entrare nel circuito della formazione e dunque di diventare protagonista dell’innovazione e del (continuo) avanzamento del Paese. Pensioni costruite in modo tale che premino chi (tra coloro che possono) dedica parte del proprio tempo al sostegno sociale, o alla formazione (stessa), o al decoro urbano. Il Paese che sogniamo è un’Italia in cui ciascuno dà il proprio contributo a rifarlo grande. Come (ad esempio) dopo la guerra. Ma senza bisogno di passare per (e di aspettare) un (altro) disastro. Troviamo nella nostra nazione (e quindi in noi) le motivazioni per risollevarci. Tutti insieme. Riportiamo l’Italia al centro del mondo. Nel giorno del cinema, sul giornale di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, e di Fabrizio Ulivieri, il nostro critico, si parla di società. Quella dei tradimenti (in tutti i sensi). Tradimento amoroso, con il ritorno in sala del genio della commedia americana. E, poi, con una storia di emarginazione. Cominciamo con Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni. Read more

Ed ecco la seconda recensione d’Ulivieri Precious, sognare per raggiunger scopo

dicembre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Di una vita dignitosa, o (appunto) di un’Italia che torni al centro del pianeta. Sogno come speranza. Sogno come Resistenza (in tutti i sensi). Sogno come ripartenza. Sogno come esplosione. Sogno che si avvera. Anche se quello di Lee Daniels – il film di cui stiamo per leggere – è riuscito solo a metà. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Nel nulla (poco) brava Valentina Lodovini

novembre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale di Attilio Palmieri, che, per riprendere il filo del discorso con Emmott, avrà un ruolo importante nella costruzione del futuro. E del nostro critico, imbarazzato dalla pochezza delle ultime (due) infornate: si avvicina Natale? O effetto-Harry Potter? Ma la brillante prova della giovane attrice italiana riscatta la visione di questo La donna della mia vita. Che insegna anche come sia sempre più difficile – ma non è un valore! – disegnare un comune progetto di vita. A causa di una società che invoglia al cambiamento (di coppia). di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Oggi è la volta di politica internazionale Italia vale più di “amico Putin” e + truppe La nostra civiltà sarà al servizio di tutti

novembre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La politica delle relazioni interpersonali del presidente del Consiglio. Il gioco di prestigio dell’invio di un contingente numeroso in Libano del governo Prodi. Di cui pure l’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan riconobbe la leadership. E che era tornato a mettere in campo una vera diplomazia. Del resto la colpa non è nemmeno dei protagonisti della nostra politica autoreferenziale di oggi (non direttamente almeno). Se non abbiamo un peso rilevante sullo scacchiere internazionale non è tanto per il valore più o meno assoluto delle nostre attuali scelte di politica estera (che pure fanno la differenza, in tutti i sensi), bensì perché – sia ben chiaro, così che possiamo superare tutto questo - non contiamo più nulla. E non, perché i nostri militari non si facciano valere (anzi). Ma perché la nostra è una potenza (economica, culturale) (appunto) decaduta e in declino. Quando, nell’estate del 2006, l’allora presidente del Consiglio Prodi decise di inviare il più vasto contingente a presidiare i confini tra Libano e Israele dopo la pioggia di razzi di Hezbollah e la dura risposta militare israeliana, guadagnandosi il diritto del comando della coalizione internazionale nel Paese dei cedri, il nostro Paese – tutti noi – ebbe per un momento l’illusione di essere tornato quello di cui, come scriveva Berchet, una volta tutti avevano rispetto e persino timore (reverenziale, non certo per una disposizione bellicosa che, deviazioni mussoliniane a parte, non è nel nostro DNA: noi siamo la nazione della civilità, della cultura, della competizione, sì, ma all’insegna del progresso e per il bene di tutti). Ma era solo un’illusione. Come racconta il prof. Parsi a Pietro Salvatori sul giornale della politica italiana, inviare più soldati è un modo per sopperire alla mancanza di peso politico e diplomatico, un modo di trovare a valle ciò che non si riesce a costruire a monte – ma così arriviamo solo laddove i processi vengono finalizzati; siamo degli esecutori. Mentre il nostro ruolo è una leadership illuminata. Come recuperiamo peso? Tornando grandi. Recuperando (anzi, scoprendo, per la prima volta nella nostra Storia) il senso della nazione e gettandoci a capofitto nel nostro nuovo Risorgimento di cui il Politico.it è il principale avamposto per la costruzione del possibile, nuovo Rinascimento. E credendo, puntando nell’Europa come – potremmo dire – nostra proiezione – proiezione della nostra civiltà, insieme a quella di tutti i nostri (futuri) connazionali europei – nel confronto con le altre nazioni. L’Italia può tornare ad essere la culla della civiltà. E, con essa, del mondo. Ulivieri ora, con un’anteprima e un film nelle sale in queste ore. Terrorismo e regime di Hussein. il Politico.it è anche il giornale del cinema, che torna a svolgere il proprio ruolo civile e (in senso lato, e quindi stretto) politico. Il giornale di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani. E del nostro critico. Buona domenica, buon cinema e – soprattutto – buona politica con il giornale della politica italiana. Read more

Nuovo Risorgimento per ritornare grandi ‘Primo’ (con i suoi limiti) in Noi credevamo

novembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha una gran voglia di vedere, di “scoprire” quel nuovo Rinascimento che è nelle possibilità dell’Italia se cambia subito direzione, e passo. Nuovo Rinascimento che può consistere in un’era nella quale un’Italia “campus a cielo aperto” – in cui un’università rifondata e una scuola primaria in cui siano stati iniettati nuovi stimoli mietano i risultati di un ritorno alla cultura (in senso ampio) come cifra quotidiana della nostra esistenza anche grazie ad un uso finalmente illuminato della tivù pubblica – torna progressivamente ad essere la culla della cultura mondiale e con essa della civiltà, ovvero del progresso. Immaginatevi un Paese che si ri-ha della propria capacità di pensare, e che torni ad impegnarsi, e a creare. E’ un Paese la cui economia esploderebbe (in senso positivo!) nel giro di poco: un’Italia che vedrebbe i propri migliori cervelli tornare nella loro patria e produrre qui i loro risultati scientifici e artistici, un’Italia in cui le politiche culturali tornerebbero ad avere il respiro di ciò che genera futuro, ovvero di una cultura che crea e che innova e fa tendenza, e Storia. E’ un Paese alla nostra portata. Un Paese che può essere fatto da un nuovo Risorgimento (senza macchie) che sostituisca questa nostra politica autoreferenziale ora, e senza la necessità di un passaggio buio della Storia che confermi, creando le condizioni per il rinnovamento, la “consolante dottrina del progresso” di Cattaneo. Siamo padroni del nostro futuro; riprendiamo in mano le redini della Storia e facciamolo, ora, traendo dal declino nel quale ci siamo ficcati e che sarà inesorabile – se non cambiamo direzione subito, la forza necessaria. In questa chiave riscoprire il (primo) periodo Risorgimentale, pur con tutti i suoi limiti, attraverso il film di Martone è buona cosa. Lo abbiamo scritto venerdì: il cinema chiama la politica a rioccuparsi dell’Italia, nell’unico modo in cui è possibile: costruendo il suo domani. Noi credevamo, dunque, nella seconda recensione di Ulivieri. Read more

Bolla dei mutui in Wall Street (2) di Stone E crisi finanziaria interpretata da Douglas

novembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gordon Gekko è tornato. E non si accontenta di fare da lucida Cassandra (spoiler)… Tre stelle di Ulivieri per questo film che segue quella prima uscita in cui Stone, di fatto, profetizzò la grande crisi. Un grande spettacolo hollywoodiano, da vedere, se non l’avete già fatto. Read more

Ma ecco le altre due recensioni d’Ulivieri Cominciamo con Salt che è Angelina Jolie

novembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Una delle poche interpreti in circolazione – con Uma Thurman e Milla Jovovich – in grado di reggere la parte di protagonista in un film d’azione senza sfigurare. Ma in Salt non c’è molto di più: un film – consiglia il nostro critico – da vedere per riempire una giornata vuota, nulla più. Read more

E adesso guardate(lo) quest’(altro) uomo Che sta rifacendo grande cinema italiano La leadership ispira la liberazione di tutti Vale anche per la nostra politica e l’Italia Apriamo dunque con Una vita tranquilla

novembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo trovate in quasi tutti i film italiani usciti quest’autunno (anche in qualcuno che sta per uscire, come in quel Noi credevamo che racconta il nostro – primo – Risorgimento proprio nel momento in cui il giornale della politica italiana, e i nostri patrioti dai nomi stranieri come Bill Emmott e Roger Abravanel spingono la nostra politica ad andare oltre i tappulli e a «puntare al sole – pensando in grande – per arrivare alla luna», ovvero a darsi l’obiettivo, possibile, di rifare grande l’Italia, per un nostro nuovo Rinascimento). Lo trovate dappertutto, dicevamo, ma la sua non è una presenza quantitativa o, nemmeno, la scelta ricorrente del nostro interprete più in voga. Toni Servillo sta alzando la posta. Con il suo spessore di interprete di rilievo internazionale, consacrato-e-così-lanciato dal successo per Gomorra e Il Divo (di cui fu protagonista non a caso), ormai tre anni or sono, Servillo guida il nostro cinema sulla stessa via di un ispessimento che lo fa uscire dai confini angusti del provincialismo che rifletteva il Paese, anticipando ciò che può accadere anche nella politica italiana. Una leadership assoluta, un – perché no – Berlusconi che di Silvio abbia i pregi (ma anche no: come scrive Dino Amenduni sulle nostre colonne, può avere anche caratteristiche radicalmente differenti. E anche essere sostituito da una leadership collettiva) e superi i limiti, può trascinare una renovazione culturale – e dunque, perdonateci il tonfo, sempre in nome della concretezza alla quale facevamo riferimento la scorsa settimana, strutturale – in grado di produrre quell’effetto liberatorio – delle nostre energie – che è il motore del boom (non solo economico). Il cinema, dunque, ancora una volta, metafora e anticipatore della nostra politica e del Paese. Perciò i nostri intellettuali devono tornare al loro impegno: perché anticipano cosa c’è e cosa ci sarà nell’aria e sanno anche spiegarci come/ stimolarci ad interpretarlo. Proprio come Toni Servillo. Che, per seguire il filo della riflessione di Fabrizio Ulivieri, precorsa nell’analisi del cinema americano da Attilio Palmieri, profondo studioso e conoscitore (tra il resto) del cinema d’oltreoceano, ci fa uscire dai limiti (oggi) del neorealismo postmoderno per ridarci uno spessore assoluto. Adesso, l’Italia. In tutti i sensi. L’ultimo film con Servillo, nelle sale. Assolutamente da non perdere. E poi altre due recensioni di Ulivieri. Read more

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