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Questa non è una “riforma” (?) del lavoro. Ma (soltanto) l’abolizione dell’art. 18 di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro (?) Bersani, ma (mo’) che stai a fa’? Questa non è una “riforma”(?) del lavoro Questa è (“soltanto”) abolizione di art. 18 E Berlusconi raggiunge obiettivo del ’94 Il Pd (il Pigi) invece tradisce se stesso(?) E soprattutto milioni di cittadini “deboli”

di MATTEO PATRONE

Il segretario di se stesso – e della politica politicante – dà il placet del “partito dei lavoratori” alla non-riforma che riporta i dipendenti ad una condizione di “schiavitù” (professionale. Ma, a salire (?), anche esistenziale) pre-novecentesca da quelli che tornano a tutti gli effetti ad essere i (loro) padroni. Gli ammortizzatori sociali, che entreranno a regime solo più in là e che al primo colpo di vento (di – nuova; o, in questo modo, rinnovata e amplificata – crisi: perché parliamo, (noi) sempre, di quella delle persone) saranno rimessi in discussione per la propria insostenibilità economica, sono solo uno specchietto per le allodole che, di concreto, migliora solo un po’ il progetto di (peggior) liberismo immaginato e cominciato ad attuare dal predecessore di Monti nel 2001: via il contratto selvaggio, e questo è un bene; dentro comunque una forma di ammortizzazione nel totem del licenziamento – a sua volta – selvaggio, e anche questo è un bene; ma si tratta del minimo (sindacale – ?) in un Paese che fa della propria coesione uno dei principali fattori di tenuta nonostante l’assenza della Politica dalla scena – quando non torna per fare danni – da trent’anni a questa parte, e che ora rischia di non avere più nemmeno questo. Ma i deputati del Pd – e non del Pigi – che conservano ancora un minimo di pathos – di partecipazione. Ai destini delle persone. Quella dall’alto al basso che rende Alta la Politica; che la mette al (reale) servizio del Paese e non degli interessi (particolari) – abbiano un sussulto di orgoglio e di dignità e dicano no a questo passaggio che non ri-genererà alcunché, se non il senso di onnipotenza di una classe imprenditoriale che faticosamente avevamo avvicinato (unito) a quella “operaia”, e che ora tornerà sulle barricate di una (dura) lotta di classe. Ha vinto Marchionne. Ha perso tutta la tradizione della sinistra dal Risorgimento ad oggi. Per ora. Sarà anche un modo per dire no a questo segretario di se stesso che mette a repentaglio un secolo di conquiste da lui stesso ideologicamente sbandierate come la linea del Piave del suo partito (?) democratico (???), al fine della propria, sola sopravvivenza politica. Una “carriera”, come la chiama il suo amico Casini. E non un servizio (civile). E’ incivile che il partito democratico dica sì a questa non-riforma. E anche – è ora di dirlo – che tre esponenti di aree di opinione e di sensibilità che la pensano all’opposto possano trovarsi d’accordo sugli stessi provvedimenti. Il giornale della politica italiana per primo ha preconizzato – e predicato – la fine della destra e della sinistra; ma non in nome del ritorno al consociativismo. Unità degli italiani, e non dei politicanti. Per difendere l’Italia, e non loro medesimi. Se l’abc della politica (è proprio il caso di chiamarlo – elementarmente – così, nella definizione – non sa nemmeno lui quanto – geniale data da Francesco Verderami) va tanto d’accordo o c’è qualcosa che non va nei contenuti (?) o c’è qualcosa che non va nelle prime tre lettere dell’alfabeto. Ma se la a e la c centrano oggi (tutti) i loro obiettivi, la (serie) b della politica politicante non si capirebbe altrimenti (se non avessimo isolato il germe dell’autoreferenzialità della politica) che cosa avrebbe da sollecitare le parti sociali a sottoscrivere questo accordo che rinnova il conflitto di interessi del governo Monti (le norme per la gratuità dei conti per le persone anziane, pure benedette, sono una foglia di fico dietro la quale si consuma il rapporto “osceno” – è soltanto una metafora: rimettete in tasca le querele - tra il presidente del Consiglio e i poteri forti), e prende in giro gli italiani. Anche perché tutto questo, come abbiamo scritto ieri , non rigenererà alcuna (?) crescita: un po’ di crescita ci sarà forse per quel che riguarda la domanda interna, come rileva oggi sul Corriere il prof. Liebman, ma sarà ben presto azzoppata quando gli ammortizzatori (che si chiamano “sociali” ma durano solo qualche mensilità) finiranno (del tutto?) e la disoccupazione delle/ nelle famiglie (oggi protette) schizzerà alle stelle. Un maggiore (?) ingresso dei giovani nel “mercato” (!) imprimerà una (piccola) spinta, vanificata però dalla (stessa – ?) precarizzazione. Tutto questo senza riaprire alcuna prospettiva: dove andiamo, con questo gol della destra americana e dei mercati, se non (“solo”) a rimettere a posto i conti di imprese che – senza un ulteriore stimolo-motivazione, quale avrebbe potuto essere (sarà) reimpostare il sistema produttivo nel senso dell’innovazione, con la formazione ad assicurare la continuità dell’occupazione, a dare sostenibilità e produttività alle stesse indennità (strettamente legate alla partecipazione alla formazione) divenute in questo modo un investimento nel futuro, e alla libertà di licenziare un senso e non solo un (plus)valore – penseranno, in piena crisi e recessione, a tirare i remi in barca a discapito dei soli dipendenti? Berlusconi, intanto, festeggia il suo ultimo successo: fuori da palazzo Chigi, per interposto Monti, è riuscito a compier quella rivoluzione (il)liberale che prometteva dal ’94 e che lui non era capace di mettere in atto. E’ il suo ultimo capolavoro: peccato (per lui) che non si sia accorto prima che da Arcore avrebbe potuto tirare le leve del potere con ancora maggiore facilità. Anzi no, prima non era possibile: lo è diventato da quando il principale partito del centrosinistra – il, centrosinistra – ha Bersani alla propria “guida” (?). Il “peggior segretario della sinistra berlusconiana degli ultimi quindici anni”, abbiamo scritto questa estate. Non sapevamo neppure noi quanto avevamo visto giusto. Matteo Patrone

(16 marzo 2012)

***Il futuro dell’Italia***
VENDOLA E DI PIETRO? ENTRINO NEL PD

luglio 20, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le elezioni si avvicinano. Nel centro-centrosinistra partono i veti incrociati: “mai con Casini”, dice Vendola; “siamo noi che non vogliamo”, risponde Casini. E i Democratici (o almeno Finocchiaro): “Con chi attacca il Quirinale (Di Pietro) il discorso-alleanze è chiuso”. Ma se la legge elettorale – com’è probabile – resterà la stessa (ma anche in caso contrario), verso altrettanto probabili (a questo punto) elezioni anticipate, e l’alleanza con l’Udc – per quanto mal digerita dalla base Pd – eviterebbe il rischio (che in effetti esiste) di un “ricompattamento” dell’area moderata, con ricadute (nella “ghettizzazione” della sinistra così interpretata da Giuliano Amato) di occhettiana memoria capaci di (ri)mettere in discussione una vittoria data per certa dai sondaggi, perché il primo partito italiano – nato per rappresentare tutta l’area progressista – non propone a Idv e Sel (a condizione di accettare naturalmente da subito il principio “una testa un voto”) di confluire dentro se stesso - attraverso proprio il “rito” delle (a questo punto, pure, eventuali) primarie – allargando tutto ciò anche ad associazioni e società civile, come già fatto da Bersani (nell’indicazione dei candidati Democratici al Cda Rai) nell’unico atto riuscito della sua segreteria? Si riunirebbero così finalmente elettori – quelli del centrosinistra “erede” dell’Unione – che la pensano allo stesso modo su tutto, e che da anni chiedono l’unità dei partiti che li rappresentano (e che se fosse raggiunta per una sincera adesione dei loro protagonisti, e non per mero calcolo elettoralistico, porterebbe un valore aggiunto capace di “compensare” l’eventuale “recupero” di un Berlusconi intenzionato a mettere in campo una creatura nuova – o (apparentemente) rinnovata), puntando a (superare – ?) quel 40% che costituisce la soglia di realizzazione del partito a vocazione maggioritaria tratteggiato da Veltroni (che è il Pd nella sua conformazione originale), e disinnescando ad un tempo – assorbendoli dentro di sé – leadership a (persistente) “rischio” di radicalismo e populismo come quelle di Vendola (ormai, da tempo, meno) e Di Pietro. Un Pd forte – che ha bisogno naturalmente di una guida altrettanto forte – bilancerebbe la (pur necessaria) alleanza con Casini (e magari con l’ala più innovativa e onesta e responsabile dei futuristi di Fini) senza rischiare (ovviamente tutto ciò andrebbe centrato sul programma del “partito dell’Italia” e non ridotto a mera operazione politicista) di subire emorragie a sinistra. Sul tema dell’innovazione, da perseguire con la cultura e con la formazione, più potenti (e finora mai utilizzate fino in fondo) leve di eguaglianza e insieme di crescita, sarebbe probabilmente motivato a confluire anche quell’(“altro” – ?) 40% di italiani che da molti anni non vota, e che non vedrebbe l’ora di aderire e sostenere un progetto di (vero) cambiamento. Unica condizione, la disponibilità-determinazione a votare riforme anti-conservatrici e di rottura (col passato; compreso quello clientelare: capito, Casini?), per accettare confluenze ed alleanze, alla quale il Pd non dovrebbe (mai) rinunciare. O tradirà se stesso (e soprattutto il nostro paese). Ecco come, ormai nel settembre 2011 (un anno fa!), nelle settimane dell’incontro di Vasto (foto), il nostro direttore “anticipava” questa stessa “sfida” lanciata ai leader di Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà.
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***L’ultimo rilevamento***
CROLLO PD, IL PDL LO AGGUANTA A (BASSA) QUOTA 25%
di LUIGI CRESPI

aprile 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando solo cinque mesi fa le due forze maggioritarie del nostro Paese erano distanziate da un abisso di 10 punti percentuali. E il Pd avrebbe vinto a man basse le elezioni. Potendo assolvere lui – come è suo compito – originale – e come avrebbe acquietato i famelici mercati sapere – alla funzione di salvare e rifare grande l’Italia. Come oggi non sta avvenendo. E ora gli italiani si sono lasciati alle spalle gli scandali che hanno caratterizzato l’ultima fase della carriera politica di Berlusconi (“travolti” da più impellenti esigenze non soddisfatte da una politica piuttosto impegnata a preservare se stessa, legate alla crisi, e dalle ricadute – sul paese – di nuovi scandali), e tornano in sintonia con la (sua) creatura. E se l’attuale esecutivo non riuscirà a tirare fuori l’Italia dalle secche (come ha già secondo noi dimostrato di non saper fare, come suggeriscono i nuovi picchi dello spread ma anche il vuoto pneumatico di spunti e piani per la crescita, con tanto di giornali “amici” costretti – per salvarlo – a paventare “salti nel buio” in caso di nuove elezioni – democratiche: “Monti – mai passato per il voto, ndr – non ha alternative”, ha scritto Dario Di Vico. Ovvero qualcosa che assomiglia molto all’ipotesi, ovviamente molto ipotetica, di sospensione del sistema), il Pdl passerà comunque all’incasso, tornando in corsa (essendo, meglio, appunto già tornato) e scongiurando una sconfitta già certa. A fronte della quale – e del proprio ritorno al potere – i Democratici avrebbero invece potuto compiere la propria vocazione di partito “del” futuro avviando subito il nostro paese nella prospettiva della innovazione, facendo ripartire immediatamente la – stessa – ? – crescita. ”Ma ora i nostri connazionali – scrive il grande sondaggista – si stanno dimenticando di Berlusconi”; mentre gli elettori Pd – tornati ad aumentare quando il Politico.it è intervenuto per preservare la vita di milioni di lavoratori e delle loro famiglie convertendo il segretario di se stesso a più savi consigli che a quelli di calare definitivamente le brache a 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e non solo – fuggono verso quella che Pigi chiama “antipolitica”, e che è invece il grido di disperazione di un’area di opinione e di sensibilità – “allargabile” a quel 40% di persone che oggi non votano – che dalla forza più onesta e responsabile di questo paese si aspetta di più: “Tocca solo a noi?”, si domandava retoricamente un Pigi dallo sguardo stanco sabato a Cortona. Se è vero, come noi pensiamo che sia vero, come sostiene il deputato del Pd, che “non tutti – in questa “melma” autoreferenziale: il vero “populismo”, caro Bersani, è questa “maggioranza” artificiosa che si regge solo sugli interessi – convergenti – della Casta – sono uguali”, è il momento di dimostrarlo. Se a questo si aggiunge che l’attuale governo, come intuito per primo da Dino Amenduni – e come ampiamente argomentato, spiegato e criticato da noi – è evidentemente di destra, e che Casini è (da sempre) naturale alleato di un Pdl post-Berlusconi (ma anche, come sappiamo, pre), Bersani rischia di compiere il capolavoro di (ri)consegnare – a conti fatti – il Paese per dieci anni consecutivi nelle mani delle forze conservatrici. Con quanto, specie nel momento di questa crisi, che richiede un completo cambiamento di prospettiva che non può essere assicurato da una destra – (post-)montiana – organica a poteri forti e mercati, ciò rischia di comportare per il paese.
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Classe politica (?) che non sa e non decide Come già negli anni venti “dopo” la guerra Creò le condizioni per l’avvento dei regimi Fatevi da parte prima che sia troppo tardi

dicembre 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Germania ha paura del fantasma di Weimar. E “decide”, così, di non decidere. Sarkozy non teme confronti. Ma non ha contenuti da mettere in campo, e così si limita a fare il maestrino-giudice universale, minacciando fuoco e fiamme e, soprattutto, ricordando a tutti che la fine è vicina. Da noi, D’Alema propone la riunione delle forze progressiste europee, così che poi, a quel punto, possano stilare e proporre un programma comune. Altri, propongono di riformare prima l’architettura istituzionale: così che poi, a quel punto, qualcuno possa decidere cosa fare. Ecco. E’ esattamente in questo clima di sterilità ed attendismo, che all’inizio del Novecento le piantine fino ad allora deboli e da molti ridicolizzate dei futuri regimi totalitari, ebbero modo di germogliare e poi di rafforzarsi, fino a diventare, dopo il passaggio della guerra, i tentacoli che strinsero nella morsa mortale (purtroppo, in tutti i sensi) l’Europa di allora. Mussolini e Hitler? Considerati, dai più, alla stregua di “sfigati” estremisti, un po’ pazzi, capaci al più di raccogliere attorno a sé minoranze di personaggi del loro calibro. Già. Finché la condizione dei cittadini europei non divenne tale da non consentire più, a persone abituate – e ieri meno di oggi – a valutare e a quantificare il proprio livello di benessere sulla base, in buona sostanza, del solo potere d’acquisto, di sopportare che al proprio disagio e alle proprie, in qualche caso, sofferenze, si contrapponesse, in modo stridente, una politica parruccona e inconcludente, nonostante (per di più!) un grado di dignità ben superiore a quella dei “poltronisti” di oggi. Immaginate Giolitti e uno Schifani, o un Casini: paragone impossibile. E, certo, rispetto ad oggi questa differenza di spessore e di dignità si articolava-traduceva anche in un livello di partecipazione (diffusa, popolare) e “mobilitazione” nazionali-nazionalistiche – le nazioni sono appunto frutto degli anni immediatamente precedenti – ben più grande, che costituisce componente essenziale perché quelle piantine di cui abbiamo parlato abbiano potuto ingrossarsi, di uno scontento che trovava nello “spirito forte” di quelle fazioni ancora minoritarie un elemento di non contraddizione (anzi), o di non estraneità rispetto a possibili soluzioni-prospettive “politiche” da imboccare purché li/ ci portassero fuori dalla “crisi”. E, tuttavia, avere una classe politica “giolittiana” – ci perdoni lo statista – nel senso più deteriore dell’aggettivo, ovvero che il suo unico obiettivo appare, oggi, reiterare se stessa, e così – ancora – il leader del partito che potrebbe/ dovrebbe fornire una “risposta” a questo punto di rottura, Pigi, rimanda a sua volta alla costruzione di una coalizione di salvezza nazionale la definizione di quelle idee, di quei piani, di quel progetto, di quelle soluzioni - non può lasciarci dormire sonni tranquilli. Lo abbiamo già scritto: non decidere – e non, per colpa di una “falla” nei meccanismi decisionali: la falla c’è, ma riguarda la capacità di attivare quei meccanismi sulla base di sogni, idee, proposte concrete – è di per sé antipolitica e, semmai, minaccia di sostituire la “piazza” – e le voci critiche, ma sempre in chiave costruttiva!, come la nostra - onesta e responsabile che chiede soltanto uno scatto di reni, con un’antipolitica vera, quella che coincide con la negazione (“finale” – ?) della democrazia. Se non “ne” avete più, fatevi da parte. Essere giovani non è tutto – e lo può dire con forza e credibilmente il Politico.it che non ha mai strumentalizzato questo ipotetico “vantaggio”, parlando sempre e solo di contenuti – ma, ad un certo punto dei cicli e della Storia, può essere la “sola” cosa che serve. Ad evitare, al”meno”, il rischio di una dittatura. Read more

Post&pre. D’Alema rappresenta la vecchia politica Cristiana Alicata

luglio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Radiocronaca esegetica del dale- mismo estivo. Ovvero, ciò che non va (politicamente) nel “pensiero” dalemiano. La scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana, tra i rinnovatori del Partito Democratico (ri)legge e commenta passo per passo il “discorso” dell’ex presidente del Consiglio ieri alla Festa de l’Unità di Roma. Portando così ai nostri lettori (e quindi al Paese) un contributo perché ciascuno possa farsi un’opinione sulle due “tradizioni” in campo. Resta l’”appello” del nostro giornale per un “disarmo personalistico” perché la nostra politica possa tornare, storicamente (in tutti i sensi), alla propria forma più alta e (quindi) più ”utile”: quella del puro servizio, confinando le ambizioni (personali-stiche, non politiche, per ciò che riguarda l’Italia, naturalmente) all’ambito privato, così da dare il meglio (di sé) alla nostra nazione. di CRISTIANA ALICATA
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Diario politico. La fiera dell’ipocrisia (?) Da il Politico.it quattro “sì” al referendum Ma poi guardate chi li sostiene (adesso) Fini e Casini (ora) tacciono contro Silvio Acqua, Bersani era pro-gestione privati Non hanno il coraggio di proprie idee (?) O le cambiano (ma) nella partita a scacchi Come potranno (perciò) salvare l’Italia? Ecco (qui) senso dell’affondo di Guzzanti

giugno 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’endorsement del giornale della politica italiana è “presto” (si fa veramente per dire) fatto: sì a tutti e quattro i quesiti, perché la cattiva gestione pubblica dell’acqua non è un motivo sufficiente a lavarsene le mani (in tutti i sensi?), avviandoci (con ogni probabilità) sulla strada della privatizzazione (del bene) tout court. Se così fosse (di nuovo, in tutti i sensi?), dovremmo forse privatizzare anche la nostra politica (?), inefficiente al pari degli attuali sistemi di distribuzione idrica. E invece lottiamo per cambiarli e renderli efficaci. Solo dopo avere compiuto questo sforzo si potrà pensare alla co-gestione da parte dei privati in modo che sia onesto e responsabile, e non viziato da interessi parziali o, peggio (appunto) privati. Il male nucleare consiste nel rischio, concreto, della fine dell’umanità, non è (evidentemente) equiparabile a nessun’altra cifra relativa ai danni e alle morti provocati dall’uso di altre fonti energetiche, quando (peraltro) le rinnovabili hanno un costo (da questo punto di vista) pari allo zero e possono rappresentare la (quasi) esclusiva opzione futura. E non c’è nessun beneficio economico (in tutti i sensi. E si parla del resto solo di convenienze, ancora una volta, private) che giustifichi la possibilità di correre quel rischio. Che poi lo si faccia “grazie” alla mancanza di responsabilità dei vicini (francesi), questo non è un buon motivo per accrescerlo con le nostre mani. Il legittimo impedimento è una norma che nega il principio della legge uguale per tutti e quindi dell’eguaglianza dei cittadini e dunque della loro (nostra) libertà. Il (nostro) “sì” a tutti e quattro i quesiti non ci impedisce d’altra parte di raccontarvi come il fronte (partitico) del “sì” rappresenti (anche) un’armata brancaleone (in)degna della nostra politica (che la esprime). I centristi trasbordano la teoria dei due forni ormai ad ogni scelta di politica (vera), ovvero non hanno (più) una linea politica bensì scelgono (come nel “silenzio” pre-ballottaggio) in base alla stretta convenienza politicistica, che (in questo caso) si traduce nella opportunità (per loro) di sferrare (attraverso la vittoria del “sì” al referendum) un ulteriore colpo al presidente del Consiglio. Il segretario del Pd è (o, forse, solo su questo, potremmo indicare che fosse) un convinto nuclearista; ma soprattutto sosteneva le ragioni di chi, a livello locale, da tempo cerca di ottenere l’affidamento ai privati della gestione della rete idrica. Oggi, per essere (ancora) segretario del Pd, nega le proprie convinzioni. Ma si tratta di un “aggiustamento di Pirro”: come può, un uomo politico che non crede (abbastanza) nelle proprie idee, o che non è capace di provare ragioni abbastanza forti da vincere la convenienza (politicistica), fare il bene del nostro Paese? Proprio perché non ci rappresentano (più), nondimeno, è giusto restare della convinzione che, nonostante loro, sia opportuno dire “sì” a tutti i quattro quesiti referendari. Il racconto, adesso, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

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Diario. Un/ il governo che non ama l’Italia C’è già Lega che (ci) vuole (dis)integrare Berlusconi che ci usa a proprio consumo A L’Aquila e sui migranti le finte(!) lacrime E ora questa lavata (di mani) per criminali Per poter salvare se stesso da condanna Ma (oggi) gli italiani li votano ugualmente Rivoluzione culturale per riavere dignità

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra nazione non l’ha più. Non l’ha (mai?) avuta in quanto nazione, che non c’è (ancora), da qualche tempo (trent’anni circa) non l’ha (di nuovo) come popolo. Solo la cultura – insieme ad un nazionalismo necessario che ponga le sue radici in essa e ad essa sia rivolto, e ben incardinato in un europeismo stemperante – è in grado di ridarci senso di noi e, con esso, la voglia di tornare grandi e quindi l’orgoglio di non farci prendere a pezze in faccia. E di non mettere le nostre istituzioni – la nostra macchina, il nostro mezzo – nelle mani di qualcuno a cui fanno anche un po’ schifo e che, proprio per questo, è pronto a strattonarle e ad usarle insensibilmente per i propri bisogni. Saranno gli italiani a rifare grande l’Italia, sottolinea in queste ore anche il governatore Draghi; la nostra politica deve coinvolgerli e coordinarli. Altrimenti continue- remo ad assistere inerti all’approvazione di leggi ad personam (e contra personas: tutti noi). O peggio. Il racconto di tutto questo è affidato alla bella penna della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

***L’editoriale***
E’ TEMPO DI TORNARE AL VOTO
di LUIGI CRESPI

febbraio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché tutti sono nei guai: lo è Berlusconi, Fini fatica a trasformare la sua creatura in una vera macchina democratica (per non ripetere gli errori del Cavaliere), il terzo polo non decolla, il Pd – nonostante la buona volontà – non ha una linea (perché la strategia non è la linea politica, è la strategia), Vendola svolge narrazioni senza entrare nel merito. E così il governo fatica a governare, l’alternativa non si forma all’orizzonte. La soluzione non è, naturalmente (o forse sì, comunque), un grande (?) circo elettorale con gli stessi protagonisti di oggi. Ma una grande (!) elezione democratica (demilitarizzata) in cui i candidati siano scelti – ovunque, territorialmente e politicamente – con le primarie, e si creino le condizioni “di indirizzo” perché possa farcela una nuova leva di giovani (tra cui molte donne) che scendano in campo rompendo in nuce con la vecchia politica e occupandosi solo di contenuti, assumendosi la responsabilità della proposta. Vale per i collegi (ovviamente da ricreare, a livello legislativo o almeno nella proiezione delle organizzazioni dei partiti) come per le guide nazionali, che devono essere scelte liberamente tra proposte concrete per la costruzione del futuro dell’Italia. Utopia? Nell’immediato, forse. Ma è ciò che serve al nostro Paese. Ciascuna parte si assuma la responsabilità di muoversi in questa direzione. E l’Italia si salverà e potrà tornare grande. Ma non è più tempo di aspettare. Chi ce la fa, cominci a farsi avanti. Crespi, sulla settimana trascorsa passando in rassegna la quale non si può che giungere a questa conclusione: è ora di tornare alle urne. Ecco perché. di LUIGI CRESPI Read more

60% degli italiani non sta con Berlusconi Ma non ha il (primo) partito a cui riferirsi Questo è compito di Partito Democratico Che ha un potenziale (almeno…) del 40% Crespi: ‘Le sante alleanze sono perdenti’

febbraio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compito storico dei Democratici e salvare e rifare grande questo Paese. Chi lo può fare, i finiani dell’incoerenza di Fini o del mercenariato di Barbareschi? Casini che continua a difendere Cuffaro ed è vicino ad interessi privati? Lo stesso, attuale, presidente del Consiglio? Appunto. La forza chiamata a caricarsi sulle spalle la nostra nazione è quella che raccoglie l’eredità del Risorgimento italiano, di Mazzini, di Garibaldi (che amavano definirsi Democratici) e che, in virtù della propria (maggiore) onestà e responsabilità, è sola che possa farsi “partito dell’Italia” superando la rappresentanza di specifici interessi e pensando a fare solo il bene del Paese. La scorciatoia di mettere assieme la sinistra, e il centro, e la destra, scrive oggi il grande sondaggista dopo che lo ha fatto ieri Giulia porta ad un dirupo in fondo al quale c’è una possibile, nuova sconfitta, sia essa elettorale o nella missione di regalare all’Italia un nuovo Risorgimento, prima, attraverso il quale preparare il nostro nuovo Rinascimento. Sulla scorta (di forza e credibilità) del quale portare a compimento la missione dei nostri padri costituenti, anch’essi riconducibili se non (tutti) al Pantheon del Pd a quello di un partito degli italiani, quale appunto il Politico.it sollecita i Democratici a diventare, compiendo se stessi: unire (politicamente) l’Europa e costruire, sulla base delle nostre democrazie e del nostro liberalismo sociale, un futuro migliore per tutti. Crespi ora, sui temi sul tappeto. di L. CRESPI Read more

L’analisi. No, Ruby non toglie voti a Berlusconi. Per ora di Luigi Crespi

gennaio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’elettorato di Silvio si divide tra chi non crede ai racconti dei fatti di Arcore e chi pensa che il premier abbia fatto persino “bene”. Dunque la vicenda non lo smuoverà. Almeno non subito. In seguito, la perdita di credibilità che tutto questo comunque comporta – ma più di Karima, “possono” le pessime figure (in tutti i sensi) di Nicole Minetti, Fede e Lele Mora – potrebbe rendergli più difficile (ri)conquistare consenso. Un problema. Anche perché una volta ottenuto il federalismo, la Lega potrebbe mandare tutti ad elezioni. «A partire da giugno ogni momento è buono»… di LUIGI CRESPI Read more

Diario politico mattina. Il “grande” (?) talk Silvio: Fiat avrebbe ragione d’andarsene Nichi: “E’ alto tradimento di Berlusconi” Ma operai: “Il comunismo non esiste più” Marchionne neo (candidato) premier (?)

gennaio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In questo senso ha ragione Matteo Renzi: come abbiamo detto più volte la nostra politica è (tragicamente) spettatrice di fronte alle vicende di Mirafiori, perché non si è mossa prima (perché/)e non ha idea (in tutti i sensi) di come muoversi (ora), e l’ad del Lingotto (?) è l’unico vero modernizzatore del Paese. A modo suo, naturalmente. Casini: «Non è un santo». E (anche per questo?) nel fronte conservatore (?) sarebbero in molti a volerlo leader di un nuovo centrodestra in grado di portare a compimento, finalmente, la «rivo- luzione liberale». di GINEVRA BAFFIGO Read more

No, un partito non si può chiamare ‘Italia’ Italia è “marchio”-patrimonio di tutti (noi) Gli altri (?) in totale distonia con il Paese

gennaio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo indiscrezioni filtrate dall’agenzia Dire, il prossimo nome del Pdl non sarà Popolari ma “Italia”. Ed è già pronto anche il simbolo, che vedete qui sopra. Un’ipotesi che suscita, naturalmente, la riprovazione di una gran parte (trasversale) degli italiani, probabilmente (tra) gli stessi elettori del centrodestra, tra i quali (come in ogni schieramento) ci sono anche molte persone oneste e responsabili. Perché “Italia” è il nostro Paese, e non può diventare il nome di una parte (politica). Qualunque essa sia ovviamente. Ora la domanda è: dov’è la voce di coloro che dovrebbero assicurare il (reciproco) controllo sul presidente del Consiglio, ovvero il resto della nostra politica? La sola risposta pervenuta è quella di Casini, che sostiene che ciascuno può scegliere il nome che vuole per il proprio partito. Certamente sì. Non è in discussione la libertà di autodeterminazione (nominale) di nessuno. Ma, al contrario, la “disponibilità” del nome del nostro Paese. Tutto questo dimostra due cose: da un lato, l’assoluta mancanza di passione (nazionale) della nostra politica autoreferenziale di oggi, che usa (Berlusconi) o “se ne frega” dell’uso (il Pd, Casini, tutti gli altri) del nome di tutti noi per scopi “privati” (in tutti i sensi). Dall’altra, e ne è una conseguenza, l’assenza di una qualsivoglia comunicazione (che non significa – solo – “propaganda”, ma ascolto, confronto, rappresentanza) tra la politica italiana e la base. Se proprio non riuscite a salvare il nostro Pae- se, almeno salvatene il nome. E poi fatevi da parte. Read more

Pigi: ‘Entro gennaio la nostra piattaforma’ D’Alema: “Non in generale ma le riforme” Va meglio, ma serve più un’idea di futuro Non “piattaforma” o “le riforme” (anche) Ma sogno dell’Italia che (così, poi) verrà

dicembre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci prendete per puntigliosi: il giornale della politica italiana è il principale fautore della presa di coscienza che vede ora i Democratici impegnati a darsi un progetto. Il problema è che «piattaforma», e «le riforme», non esprimono ciò che il Politico.it ha indicato per primo – a partire, va detto, dal concetto di «narrazione» di Vendola – servisse al centrosinistra e ha ottenuto entrasse nel vocabolario di Bersani. Non serve (tanto, o prima) un «programma» – cioè una serie di intenzioni – perché tutto questo è riduttivo (anche se, in seconda battuta, va prodotto). Serve una prospettiva, una direzione finale nella quale muovere il Paese, un «sogno» appunto, in grado di coinvolgere anche emotivamente gli italiani. Altrimenti, l’Italia vivacchia e rischia di non farcela, e il Pd non è in grado di mobilitare la maggioranza (relativa?) del Paese. Pigi raccoglie, a riguardo, anche la sfida del nostro giornale rispetto al «nazionalismo necessario», parlando di «risveglio italiano»; tutto questo deve essere messo a sintesi in un disegno per la costruzione del futuro dell’Italia, che sia prima ideale e poi programmatico. I Democratici ascoltano il Politico.it e allora diciamo loro: (ri)ecco il nostro progetto nel suo complesso. E’ a disposizione. Perché a noi importa solo di vedere tornare grande questo Paese. Ora Luca Paccusse ci racconta il travaglio (è proprio il caso di dirlo?) di queste settimane del Pd. Sballottato tra le buone intenzioni di fondo – come non si possono non riconoscere, come sempre, ai Democratici: per questo il giornale della politica italiana vede nel Pd la forza (maggiormente onesta e responsabile) chiamata dalla Storia a caricarsi sulle spalle questo Paese, salvandolo e rifacendolo grande, in un unico tempo – e i limiti della anzianità (politica, e a volte non solo, dei suoi dirigenti), portato generosamente a sacrificare sempre qualcosa pur di fare il bene dell’Italia. Ma la generosità, oggi, il coraggio, oggi, cari Democratici, è assumere la leadership del Paese; venire fuori, con la vostra forza ideale e (appunto) la vostra generosità. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Liberatevi; e, così, liberate l’Italia. Non, da Berlusconi. Ma dai lacci e lacciuoli che ci siamo autoimposti, e che frenano la nostra espres- sione. Paccusse, ora, sul travaglio del centrosinistra. Read more

Ma oggi Berlusconi vince ancora elezioni Sondaggio Crespi, destra 41; sinistra 36.8 Può batterlo solo un Pd ‘partito dell’Italia’ Effetto Scilipoti (FOTO), l’Idv crolla: -1.5%

dicembre 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo i Democratici capaci di rappresentare il bene del Paese sono in grado di vincere questa tornata elettorale (, di governare nell’interesse dell’Italia,) e di scongiurare, peraltro, il rischio (concreto) che dopo il voto – specie se si andrà alle urne con questa legge elettorale, e dunque se al Senato Pdl e Lega dovessero non riuscire ad avere la maggioranza – si verifichi una convergenza destra-centro per la formazione del nuovo polo dei moderati sotto le insegne del Ppe (battezzata da Berlusconi nel suo discorso alle Camere), con – magari – Casini premier e Silvio al Quirinale. E perché il Pd possa rappresentare efficacemente questa soluzione c’è una sola, concreta possibilità, lanciata da il Politico.it nei giorni delle dimissioni di Penati: che l’attuale dirigenza Democratica faccia un passo indietro e che Matteo Renzi scenda in campo alle primarie per la leadership del centrosinistra, batta Vendola e restituisca all’area di opinione e sensibilità maggiormente onesta e responsabile del Paese il suo ruolo di guida (del centrosinistra e dell’Italia). O, cari D’Alema e Bersani, preparatevi – oltre a perdere le primarie con Vendola: non è forse preferibile un Pd dei giovani, ma pur sempre un Pd, ad un “commissariamento” post-comunista? – ad una lunga traversata nel deserto (che toccherebbe, peraltro, a quel punto, agli stessi giovani fin’oggi tenuti fuori). Senza nemmeno la “fantasia” di avere fatto il Pd. Il grande sondaggista ci presenta ora – nel dettaglio – i dati di questa settimana. Pdl in crescita, Polo della Nazione 16%. di LUIGI CRESPI
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Polo della Nazione, nasce Kadima italiana il Politico.it lo annunciò più di un anno fa (Ri)ecco oggi pezzo del nostro direttore

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

11 novembre 2009: giorno del battesimo del nuovo partito-movimento di Francesco Rutelli dopo la fuoriuscita dal Pd. “Alleanza per l’Italia”. Dove abbiamo già sentito questo nome? E’ il nome scelto da Gianfranco Fini per il partito (eventuale) che avrebbe dovuto sfidare a destra il Pdl dopo la svolta del Predellino, quando ancora (o già?) si era alle «comiche finali», prima della (temporanea) ricucitura tra Berlusconi e il presidente della Camera. Sta nascendo il terzo polo. Matteo Patrone anticipa tutti e coglie, in quella giornata di metà autunno, il segnale dell’inizio del processo che trova oggi il proprio coronamento. Riproponiamo il pezzo di un anno fa, oggi più che mai straordinariamente attuale. di MATTEO PATRONE Read more

***Esclusivo***
IL MIO COLLOQUIO CON SILVIO PRIMA DEL VOTO
di PAOLO GUZZANTI

dicembre 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Liberale annuncia l’intenzione di lasciare il proprio partito per aver osato «ordinare a me di fare ciò che stavo già facendo di mia iniziativa», ovvero di votare la sfiducia. E consegna al “suo” giornale della politica italiana il racconto esclusivo di un incontro con il presidente del Consiglio avuto in aula prima delle dichiarazioni. Ecco cosa «mi» ha detto. di PAOLO GUZZANTI Read more

Diretta dalla Camera. Vi racconto il giorno della verità di A. Sarubbi

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del deputato Democratico. I due parlamentari che hanno contemporaneamente altri incarichi e dovranno lasciare, a norma di legge, lo scranno, e hanno approfittato di trovarsi ancora in carica per esprimere ugualmente il loro voto. La rissa dopo il no alla sfiducia di Polidori. La scelta dei tre deputati decisivi per la fiducia, Calearo, Scilipoti e Cesario di attendere la seconda chiama per votare. «Da veri divi». di ANDREA SARUBBI* Read more

‘Il marcio su Roma’: la nuova parentopoli Poi Fini litiga con Casini per la leadership (E) non è più tanto sicuro di volerci stare Nichi: primarie per me, non per i deputati E’ perché solo Pd può rifare grande Italia

dicembre 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sostiene da settimane che il Partito Democratico ha il compito storico di prendersi sulle spalle questo Paese, tirarlo fuori dalle secche e rifarlo grande. Non lo diciamo per una preconcetta adesione (che non c’è) alla causa Democratica, alla quale (nella sua interpretazione attuale) non lesiniamo critiche. Ma basta guardarsi attorno per capire cosa deve fare il Pd, per l’Italia prima che per sé. Nella Capitale centinaia di assunzioni al di là di ogni criterio meritocratico – anzi, per puro legame di affinità politica – nelle municipalizzate. L’obiezione: anche Veltroni e Rutelli l’hanno fatto. Posto che al di là di loro è vero che ciò è accaduto a livello statale da parte (o per conto) di una certa sinistra storica, è vero che mai era capitato in queste dimensioni, per ragioni puramente politiche e di potere e non (almeno) motivi di ordine sociale, e senza (appunto) alcuna attenzione per il merito e, quindi, per la città. No: nemmeno da questo punto di vista «sono tutti uguali». Poi assistiamo al teatrino del presidente della Camera – da noi peraltro più volte lodato in passato – che, al di là della legittima (e virtuosa) evoluzione politica vissuta negli ultimi vent’anni, al di là pure della repentina scoperta della presunta inadeguatezza berlusconiana, ora sembra non saper (più) che fare. E’ nell’interesse del Paese? Che vuole perseguire, dal canto suo, il presidente della Puglia. Ma vuole contemporaneamente nominare i candidati alle elezioni nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà, non scegliendoli con le primarie come pretende di fare (al più presto) con se stesso. Come invece vogliono fare tutti i dirigenti del Partito Democratico, al di là della loro posizione (e delle loro differenze di posizione) sul resto. Ecco (tutto quanto detto) perché il Pd è la forza (più onesta e responsabile) chiamata a fare il bene di questo Paese. Lasciando da parte, in questa fase storica, le tentazioni sindacali: del resto gli interessi delle classi più deboli non si potrebbero perseguire meglio che rifacendo grande l’Italia, e mettendo così tutti nelle condizioni – strutturali! – di rivedere la luce. E’ quello che deve fare il Pd. Farsi “partito dell’Italia”, tirare fuori dalle secche e – ad un tempo – regalare – a tutti! – un grande futuro. Solo voi potete farlo, cari Democratici. Ed è il momento di farlo. Ora. O mai più. Read more

***Diario politico***
IL PARLAMENTO VA IN VACANZA FINO AL 14
di GINEVRA BAFFIGO

dicembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Sì, avete capito bene: fino al giorno della (s)fiducia la Camera resterà chiusa. Motivo? Evitare agguati (era già pronta la mozione contro il ministro Bondi) e poter tessere tranquillamente la tela delle tattiche di palazzo per (non) far cadere il governo. La nostra politica (del tutto) autoreferenziale di oggi batte un altro colpo. Intanto il Paese va alla deriva. Ci siamo stancati. Se (non) vi importa (solo di voi), lasciate posto a qualcuno che abbia a cuore la nazione. Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice. Read more

Casini: “Udc è incompatibile con Vendola E il Pd scelga: o sta con lui o sta con noi” Ecco perché Pd deve star con se stesso
I Democratici hanno a cuore (solo) Paese E’ (poi) la tradizione di eroi risorgimentali

novembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mazzini, Garibaldi, con la sola eccezione (illuminata) di Cavour: l’Italia è stata fatta da chi, storicamente, in tutti i sensi, si definiva in un solo modo: democratico. Essere democratici è più di essere «figli della fusione tra Ds e Margherita». E’ più di essere «eredi delle tradizioni del Pci e della sinistra Dc». E’ qualcosa che va oltre la stretta contingenza della nostra storia recente, irrimediabilmente inficiata dalle ideologie. E’ qualcosa di più del provincialismo nostrano. Essere democratici significa essere coloro che si prendono sulle spalle questo Paese, al di là della rappresentanza di specifici interessi, e lo salvano e lo rifanno grande, in un solo tempo. Significa non avere paraocchi; e non essere schiavi di egoismi. Significa mettere a frutto le proprie (più spiccate) onestà e responsabilità per il bene di tutti: che cosa c’è di più alto e motivante? E’ quello che si aspettano il 40% di italiani che ogni volta non va a votare, perché vede nella nostra politica il retaggio del teatrino novecentesco; vede una rappresentazione che, come dice acutamente Debora Serracchiani, non è rappresentanza. Aspettano solo, quegli italiani, che un Partito Democratico che sia degno del nome che porta scenda in campo con l’autorevolezza che solo chi è nel giusto può avere. Quel partito sarebbe, sarà un fiume impetuoso che dovrà dire di convogliare tutti i voti di chi vuole vedere l’Italia risorgere su di sé, perché solo nel proprio seno si ha la garanzia che questo possa avvenire. La Storia vi chiama, cari Democratici. Lasciatevi alle spalle gli antichi (ma più recenti, più contingenti) retaggi, e rispondete a lei piuttosto che a Casini o a Vendola. Vedrete che, a quel punto, saranno loro a chiamare voi. Ma a voi importerà (e potrete) parlare solo con l’Italia. Read more

Albertini a il Politico.it:
“Sì, mi ricandido (ma se) i Popolari vengono con noi” Ieri aveva detto: “King maker è Cacciari”

novembre 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scorsa settimana lo scoop di Pietro Salvatori per il giornale della politica italiana e per Liberal: l’area Fioroni del Pd è pronta a sganciarsi per sostenere l’ex sindaco nella (rin)corsa a Palazzo Marino. Insieme ai centristi e ai finiani. A distanza di sette giorni è, naturalmente, ancora una volta il nostro caporedattore a dare le carte di questa partita decisiva: Gabriele Albertini accetta di parlare quasi in contemporanea con lui e con la coppia Cruciani-Parenzo alla conduzione della Zanzara, il programma di politica italiana di Radio 24 (in onda ogni giorno alle 18.30). E conferma ciò che il Politico.it ha (come abbiamo visto) scritto per primo: Milano rischia di diventare la Caporetto del Pd, ovvero il luogo (fisico e meta-politico) nel quale si consuma la scissione dei Popolari, per approdare nel nuovo grande centro battezzato da Casini e Fini. Ma c’è di più: Albertini fa capire che il suo interlocutore principale è l’ex sindaco di Venezia, per qualche tempo vociferato di una possibile candidatura (a sua volta) alle primarie del centrosinistra, sempre nel capoluogo lombardo. Cacciari che, dopo il nostro direttore, è il primo in Italia a parlare di una nuova politica che per lui si può costruire però solo nell’estremo centro. Il cerchio si chiude e il Pd, e con lui – per noi – la nuova politica e anche un nuovo Paese, è chiamato ad un colpo di reni, o sarà la fine. L’intervista esclusiva Liberal-il Politico.it, con Gabriele Albertini. di P. SALVATORI Read more

Diario politico. Legislatura è terminata (?) E Silvio pensa solo ad aggiustarsi il Lodo Tanto che la testa di Masi ora può cadere Intanto al Senato ecco i riposizionamenti Musso: ‘Pdl può stare a governo tecnico’ Prova? Tremonti che fa eco ai dissidenti E’ (già) cominciato il dopo-Berlusconi (?)

ottobre 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Grandi manovre dietro lo scudo del premier. In tutti i sensi. Se il Pd si dice disponibile a votare gli emendamenti al Lodo Alfano proposti da Futuro e Libertà e se contemporaneamente parte un’offensiva volta ad ottenere le dimissioni del direttore generale della Rai alla quale partecipa prendendo esplicitamente posizione persino Bersani – che si muove solo, lo spiegò lui stesso, quando è sicuro di poter centrare l’obiettivo – è segno che i tempi per un nuovo Cln e/o nuova maggioranza sono maturi. Maggioranza che potrebbe coinvolgere, però, persino l’attuale partito del presidente del Consiglio, magari prevedendo la soluzione del ministro dell’Economia come suo successore a Palazzo Chigi. Le parole di Tremonti, che spiega di capire le fibrillazioni in seno al Pdl – che perde pezzi ogni giorno – e il rumoroso silenzio della Lega suonano come un de profundis non solo per la legislatura ma per lo stesso Berlusconi, la cui fine politica potrebbe a questo punto coincidere con quella del suo terzo-quarto (e ultimo) governo. A lui del resto interessa ormai solo il proprio salvacondotto. Le trattative di queste ore con i finiani hanno tutta l’aria di un patteggiamento con i vincitori. Prima dell’esilio. Il racconto di cosa sta accadendo davvero, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Solo sul giornale della politica italiana. Read more

***L’editoriale***
LA QUESTIONE MORALE IN UN VUOTO DI POLITICA
di ANNALISA CHIRICO

ottobre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra narrazione di oggi sull’autoreferenzialità della nostra politica, cominciata con una critica al giornalismo – connivente o appiattito – e proseguita con la dimostrazione degli effetti devastanti che ciò ha prodotto nel Paese, si chiude con questo commento della giovane esponente di Radicali italiani ed editorialista di punta del giornale della politica italiana. Chirico affronta il tema della questione morale appunto, che suggerisce di ridefinire dell’«etica pubblica». Perché la morale riguarda l’individuo nella sua dimensione privata e – almeno secondo un punto di vista – non c’ha da metterci becco la politica. Diverso è il discorso del comportamento politico, o pubblico, dei singoli, per il quale non esistono però vani richiami che tengano: è necessario affidarsi alle regole, «che, come sa bene un liberale, devono essere generali e astratte, rispettabili e rispettate». di ANNALISA CHIRICO Read more

La giustizia (?) di Berlusconi di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il premier torna a parlare dopo alcuni giorni di stop. E, anticipato dai fatti (premurosamente prodotti dai suoi), riprende ancora una volta la sua «narrazione». Dal lodo al fisco, passando per le intercettazioni (fino) all’informazione, ecco come l’uomo di Arcore «vede» la (nostra?) democrazia. Mentre in casa finiana scoppia il bubbone di una base che non ci sta a vedere i suoi di nuovo appiattiti sull’estrema autoreferenzialità, ai confini dell’impunità, del presidente del Consiglio. Niente di nuovo sotto il sole, e tante novità. (Un) Diario speciale che porta la firma della nostra vicedirettrice. Il racconto più autorevole, più completo, più approfondito degli ultimi colpi (di coda?) della nostra politica autorefe- renziale di oggi è solo sul “suo” giornale. Buon inizio di giornata con il giornale della politica italiana.          Read more

Diario politico. Di cosa stiamo parlando? Ammettiamo pure che sia ok tutto questo C’è Lodo Alfano costituzionale retroattivo Camera nega l’autorizzazione per Lunardi Un italiano: “Non risolve i miei problemi” Capiamo o no che così Paese va’ fondo?

ottobre 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Un grande racconto della nostra vicedirettrice. Nell’introdurre il quale prendiamo – per un momento – per buono che tutto ciò di cui si è discusso oggi, nel modo in cui lo si è “discusso” e affrontato, sia legittimo. Prendiamo per buono che lo scudo per le alte cariche sia un provvedimento che ci equipara ad altre democrazie europee, e che la retroattività – lo scrive ad esempio Fabrizio Rondolino – sia un elemento «senza il quale il Lodo non è». Prendiamo per buono che l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture – non importa, qui, spiegare di cosa è accusato Lunardi; non è giusto gridarlo perché Lunardi è innocente fino a prova contraria. All’interno, naturalmente, ne parliamo – sia stata negata perché – come sostiene la maggioranza – non c’erano gli elementi per giudicare (?). La chiosa di un nostro connazionale – quelli che «ho 700 euro di mutuo mensile da pagare» – a Ballarò risponde nel modo più centrato, e non veniteci a parlare di demagogia, mentre il Paese va a picco, insieme agli italiani, al vero “lodo” – che nella nostra lingua significa controversia posta da un’autorità (?): appunto – della giornata: di che cosa stiamo parlando? L’ha capito o no questa nostra politica autoreferenziale di oggi che il suo compito è un altro, e che oggi o vi assolve oppure muore (il Paese)? Questo è il punto. Questa è la mancanza. Al di là di ogni valutazione di merito. Che non è rilevante fare. Di rilevante c’è il nostro domani, il domani di tutti noi, del nostro Paese (non quello del premier, non quello, con tutto il rispetto, di Lunardi). Di cui – a parte noi – non si è occupato (ancora una volta) nessuno. Il racconto di ciò di cui si è parlato, ora, all’interno. Read more

Ma (a ‘sto giro) Guzz non (la) pensa così “Noi avanti con terzo polo, e vinceremo” E il Politico.it dà spazio a tutte le opinioni

ottobre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. E del pensiero intelligente. L’intelligenza richiede la libertà. Di pensiero. Far discendere le proprie valutazioni dalla conoscenza della realtà e non viceversa. Non forzare conclusioni a partire da proprie convinzioni (pregiudizi, ideologie) ma capire. E una volta capito dire la propria sulla base dei propri valori. I nostri sono appunto quelli. Che sono poi i valori del liberalismo. Non del liberismo. Ma al di là di qualsiasi etichettatura. Appunto. Tuttavia il Politico.it mostra di avere una particolare predilezione per il bipolarismo/bipartitismo. Rispetto al quale la nostra valutazione può, a volte, essere condotta e non solo rispondere alle “chiamate” della realtà. Ma, anche qui, con onestà e responsabilità. La stessa che ci porta a fare con voi, care lettrici, cari lettori, questo discorso trasparente. Perciò, per essere sicuri, comunque, alla fine, di realizzare le nostre onestà e responsabilità e di assolvere alla nostra funzione di strumento per rifare grande l’Italia – al solo servizio del bene del Paese, di tutto il Paese al di fuori di rappresentanze di specifiche interessi – e nel solco, come sempre, della tradizione liberale dei grandi quotidiani americani, dopo avere sostenuto la tesi della necessità del bipolarismo/bipartitismo diamo spazio, subito dopo, ad una voce rispetto a questo dissonante. E’ quella, forte e convincente, dell’ex vicedirettore de il Giornale, che interviene questa volta come rappresentante del Partito Liberale che lavora alla costruzione del terzo polo con Rutelli, Casini, Fini. (Ci) diamo così la possibilità di ascol- tare tutte le idee in campo, e offriamo alla nostra intelligenza la possibilità di formulare l’opinione più fondata e matura sul tema. Questo è giornalismo. Queste sono l’onestà e la responsabilità che posso- no rifare grande l’Italia. Buona lettura e, davvero, buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

Diario politico. Sviluppo economico (di?) Si comincia discutere mozione di sfiducia Allora Silvio nomina Romani neo-ministro Così il conflitto di interessi è una guerra La sensazione che non ci creda nessuno Se è così meglio presidente lasci subito

ottobre 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. 154 giorni di attesa, e la montagna partorisce il topolino. Il nuovo ministro per lo Sviluppo economico è l’ex sottosegretario con delega alle Comunicazioni, ex dirigente delle collegate Fininvest/Mediaset e uomo di fiducia del premier per la televisione. La scelta prediletta da Berlusconi, ma per assicurarsi che nessuno metta le mani (anzi) nel suo vaso di marmellata. Una scelta che da questo punto di vista è esplosiva: il conflitto di interessi prodotto dal (lungo) interim di Silvio è confermato per delega. Ma è assolutamente di basso profilo per ciò che riguarda il ruolo strategico del dicastero per il Paese. E la ragione per cui si è arrivati ad una conclusione di questo tipo è duplice: da un lato Berlusconi tenta da mesi di individuare un candidato di peso, salvo ricevere una serie di no (da Montezemolo a Marcegaglia passando per Luisa Todini). E questo dimostra che la responsabilità è una bandiera facile da declamare ma meno facile da impugnare ed agitare. Ma anche che la co-responsabilità in un’impresa a rischio chiusura è un fardello che nessuno si vuole caricare. Dall’altro la fragilità della maggioranza è quella che ormai conosciamo e di fronte alla prospettiva di un voto di sfiducia all’interim tenuto finora, per il quale era cominciata proprio ieri la discussione in aula, Berlusconi ha preferito non far rischiare il governo. Se la linea è questa, se non c’è – per ragioni interne e “ambientali” – la possibilità di rilanciare, come il giornale della politica italiana incalza il presidente del Consiglio a cercare di fare – anche proprio per risolvere i propri, problemi – allora la stabilità e la prosecuzione della legislatura diventano un disvalore ed è molto meglio che Silvio rassegni le dimissioni e si torni – magari dopo avere cambiato la legge elettorale – alle urne. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***Diario politico***
E’ “UFFICIALE”: SI VOTA IN PRIMAVERA(?)
di GINEVRA BAFFIGO

settembre 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Il giorno più lungo per il presidente del Consiglio si chiude con una certezza (amara): la maggioranza non c’è più e Futuro e Libertà ha in mano l’esecutivo. Si spalancano le porte delle elezioni anticipate. Ci sono addirittura già la date: 27 marzo o primi di aprile. Sembra non esserci via di fuga per il premier che pure ieri si è giocato tutte le (poche?) carte a disposizione. Ecco il racconto della giornata più difficile del Cavaliere. di G. BAFFIGO Read more

Diario politico. Adesso parliamoci chiaro Così Bossi: ‘Sono porci questi romani’ (?) E il Pd: “Mozione di sfiducia individuale” Ma Bagnasco: ‘Ora basta perdere tempo’ Italia o riparte ora (e può tornare grande) o supera punto di non ritorno del declino

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Ci vuole ancora una volta il presidente del- la Cei, per riportare la nostra politica autoreferenziale di oggi dentro i confini della realtà. Il ministro per le Riforme, invece di predisporre le riforme, insulta gli italiani. Il Pd, invece di preparare e lanciare i suoi progetti per il futuro dell’Italia, si preoccupa di rintuzzarlo. Una risposta era necessaria, ma può questo terreno folle («SPQR non significa “Senatus Populusque Romanus” ma “sono porci questi romani”», come alle elementari dice il Senatùr) essere il solo sul quale si muovono la maggioranza e l’opposizione della politica, la Politica del nostro Paese? Non può. E non tanto per ragioni di decenza (che pure si confanno alle nostre istituzioni) quanto perché non ce lo possiamo permettere. L’Italia, il giornale della politica italiana lo ha scritto ancora una volta per primo, si trova di fronte ad un bivio al quale non può più sfuggire tentennando in mezzo alla strada. Deve scegliere. Se continua così, imbocca la strada che scende verso il basso, ed è quella di un declino inarrestabile che renderebbe strutturali le attuali condizioni di crisi economica e, progressivamente, ci renderebbe tutti (molto) più poveri. Un declino dal quale non si potrebbe uscire – ammesso che i nostri conti possano reggere – se non con molta difficoltà e molto tempo. Una Grande (?) Depressione all’italiana, che durerebbe anni, decenni, e segnerebbe la fine – ma non nel senso auspicato dalla Lega – del nostro Paese. Ci dispiace essere così duri, ma la realtà è questa. E, d’altra parte, non è appunto questo il nostro domani. Se, infatti – al contrario – la politica italiana torna IMMEDIATAMENTE a lavorare, concependo un’idea di futuro e mettendola in campo con un’azione coraggiosa – la trasformazione della nostra economia in una economia della produzione d’eccellenza e delle idee, facendo dell’innovazione la nostra stella polare, con rivoluzione a cascata per università, ricerca e scuola, e possibili soluzioni per il problema della mancanza (di continuità) di lavoro attraverso il supporto della formazione permanente – non solo ci salveremo, ma torneremo tra i grandi e potremo conoscere – se continueremo poi su quella strada, non sedendoci più sugli allori come avvenuto al contrario nella parte finale dei cinquant’anni che ci lasciamo alle spalle – decenni di sviluppo. Per noi, oggi, non c’è via mediana. O tutto, o niente. Perché siamo ad un passo dal baratro, ma abbiamo le risorse, se lo evitiamo (e dobbiamo, appunto, farlo subito) per ritornare grandi. Ora o mai più. E’ proprio il caso di dirlo. E’ quello che dice, in buona sostanza, anche Angelo Bagnasco. Del quale il Politico.it sottolinea ancora una volta l’onestà e la responsa- bilità, e il grande amore per l’Italia. Oggi è lui, insieme alla leader degli Industriali, la più autorevole voce della politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli. Read more

L’AGENDA POLITICA E IL PAESE REALE
Tiene banco solo l’ipotesi elettorale. Berlusconi si scontra ancora coi finiani, e apre a Casini. Ma Bossi detta la linea sul voto e sulle alleanze

agosto 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’agenda politica lontana dai temi più rilevanti per il Paese. Anche in questi ultimi giorni di agosto. E questo week end è servito solo a confermare questa impressione. Perché neanche la presentazione del ‘mini programma’ approntato dal Pdl è servito a calmare le acque. La querelle tra berlusconiani e finiani prosegue, l’ipotesi delle elezioni rischia di farsi sempre più concreta, e anche in questo caso Berlusconi avrà il suo da fare. Soprattutto perché Bossi ha già chiuso le porte, almeno a parole, all’ipotesi di un ingresso dell’Udc (o Partito della Nazione) nella coalizione di centrodestra. Tutto ciò mentre le opposizioni viaggiano su binari separati, e, addirittura, come nel caso del Pd, il leader è costretto a ricomporre beghe anche per l’organizzazione della festa nazionale. In sintesi, una politica sempre più distaccata rispetto ai problemi reali.

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E forse il 21 ci “libereremo” di Cosentino Dipietrismo? No, onestà e responsabilità Ed è prova del fuoco per la maggioranza

luglio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mercoledì prossimo Gianfran- co Fini ha calendarizzato il voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario in odore di camorra. Sposiamo pienamente la considerazione di Casini: «Non anticipiamo sentenze – Cosentino non è ancora stato condannato per nulla, rispetto all’accusa di concorso in associazione camorristica, ndr – ma esiste un problema di opportunità politica». Ecco il punto: garantismo, sì, certo, che significa non condannare preventivamente nessuno. E quindi “rispetto” nei confronti di Cosentino fino al verdetto. Ma contemporaneamente garantismo, permetteteci, anche per il Paese e per le istituzioni. Garantismo nel senso di garantire loro (a tutti noi) che il governo non sia presidiato da personaggi che possono – sfruttando appieno il loro inserimento, quindi in qualche modo colpendoci alle spalle, o agendo da traditori – favorire l’anti-Stato, la criminalità organizzata, che non aspetta altro che di avere proprie “teste di ponte” nelle istituzioni per potere manovrarle nella lotta contro loro stessi e prendersi un po’ dei nostri soldi, per poi usarli contro di noi. C’è il problema di evitare che la giustizia si metta a fare politica, ovvero di assegnare ai magistrati il potere di incidere sulla politica italiana. Che si può configurare nel momento in cui ad una semplice accusa si fanno seguire automaticamente delle dimissioni. Ma, intanto, non c’è nessun automati- smo: si tratta di valutare la gravità dell’accusa e il possibile “conflitto di interessi” (si fa per dire) nell’assolvimento delle proprie funzioni. E poi le dimissioni sono solo, appunto, un atto di garanzia: non devono coincidere con nessun riconoscimento anticipato di colpevolezza (che non sarebbe giusto ci fosse; ed è sicuramente necessario fare uno sforzo, soprattutto da parte dei media, per “migliorare” da questo punto di vista). Ma, semplicemente, assicurano all’accusato di potersi difendere liberamente e al Paese di non essere a rischio (palese) di inquinamento e deviazione. Il servizio con tutte le reazioni, all’interno, è di Nicolò Bagnoli.             Read more

Bocchino: ‘Siamo in grado di fare cadere’ Allora Silvio cerca di (ri)annettere Casini Ma poi: “Libertà stampa non è un diritto” Gad: “Non vuole si sappia di Verdini&co.” Ma proprio per questo ci sarà la crisi (?)

luglio 10, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il luogo- tenente di Fini si lascia scappare quello che pensa veramente (anche se poi cerca di smentire; ma c’è il video che lo inchioda) e, di fatto, annuncia che il count down è iniziato. Ce ne siamo accorti (prima degli altri) noi (che avevamo previsto il redde rationem nel Pdl settimane prima della direzione nazionale dello strappo) ma soprattutto se n’era già accorto il presidente del Consiglio, che sa di non potersi più fidare del presidente della Camera. E allora, approfittando del blackout dell’informazione, riunisce a casa di Vespa (niente meno) i poteri forti (Bertone, e con lui la Chiesa; la finanza con Geronzi) più il governatore della Banca d’Italia Draghi (il possibile “capo della filibusta” di un governo di transizione che sostituisca il suo?) e, appunto, il leader Udc. E contando sull’avere tutte le pedine-chiave allo stesso tavolo prova a vincere la partita con una mossa sola. Ma il re (lui o Fini?) (non) capisce che il progressivo sgretolamento della base di questa legislatura e del suo governo è dovuto proprio a sparate (e a tentazioni) come quella di stamattina: ennesimo attacco alla libertà di stampa, ribaltando il fondamento di ogni democrazia: senza di essa non ci può essere. Appunto. Lerner, all’interno, ci racconta cosa, ad esempio, non verremmo mai a sapere se il ddl intercettazioni venisse approvato e, soprattutto, se il controllo del premier sull’informa- zione aumentasse (excursus sull’inchiesta sull’eolico che compiamo oggi dopo lo sciopero). E proprio per questo: a) – Berlusconi la vuole limitare; b) – ha perso il sostegno di Fini, e non avrà quello di Casini. E il suo governo rischia (?) di cadere.        Read more

L’intervento. Silvio, ora si torni al voto e primarie di Simone Bressan

luglio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Appello del giovane dirigente Pdl al presidente del Consiglio dalle colonne del giornale della politica italiana: sognavamo di assomigliare ai conservatori inglesi o al partito repubblicano americano, ora quel progetto sembra tramontato. L’offerta consociativa a Casini e il vuoto di democrazia interna sono lì a dimostrarlo. A questo punto serve un atto di coraggio: elezioni e liste formate democraticamente. Sentiamo. Read more

Diario. Governo onesti e responsabili (?) E’ certo: alla fine Silvio si libererà di Fini Ma Follini: “Ora Pd guardi a Gianfranco” E’ la linea della loro maggioranza interna Soltanto se serve a modernizzare l’Italia

luglio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ipotesi di un esecutivo di unità nazionale (senza Berlusconi), del novello Cln paventato da Bersani, della Grosse Koalition all’italiana formata da Democratici, Api, Udc e finiani torna a farsi possibile in queste ore di fibrillazione per la nostra politica. Nulla sembra potere evitare la rottura (definitiva?) tra il presidente della Camera e il capo del governo, e le ragioni della possibile separazione – per una volta squisitamente politiche: un’inconciliabilità di fondo tra la strada imboccata da Fini e quella tradizionalmente berlusconiana – lasciano preludere una possibile soluzione diversa dal mantenimento dell’alleanza in altre forme. I sospetti, più che i rumors, della prima ora su Kadima tornano prepotentemente d’attualità. E una novità sullo scacchiere della politica italiana potrebbe favorire questo sbocco legandolo ad un ulteriore terremoto. I Democratici sembrano infatti, a questo punto, propensi a fare sul serio sulla strada indicata mesi fa da Bersani e poi “ritirata” per le polemiche interne. Si sa che a proporre una seconda volta la stessa opzione si finisce per trovare la strada libera degli ostacoli e delle resistenze precedenti e la maggioranza dalemian-bersaniana ci sta pensando davvero: un governo o un’alleanza elettorale che coinvolga, appunto, Pd, Api, Udc e i finiani, le ultime tre sigle magari riunite sotto le insegne del Partito della Nazione. Il giornale della politica italiana considera il bipolarismo-bipartitismo un passaggio necessario per questa nostra politica ancora incapace di diffuse onestà e responsabilità. Ma l’approdo finale resta quello di una forza onesta e responsabile che agisca nel solo interesse del Paese, superando la vecchia dicotomia tra destra e sinistra. Abbiamo già scritto che dubitiamo tutto questo possa essere realizzato con il contributo delle forze attuali. Ma se Democratici e Nazionali(sti) dovessero trovarsi d’accordo sull’obiettivo di rifondare (appunto) la nazione, nel segno della modernità – patti chiari e amicizia lunga, soprattutto con l’Italia – il Politico.it non potrebbe che sostenere questa ipotesi. Se invece si dovesse rischiare – com’è più probabile, visti i protagonisti in campo – di entrare nell’ennesima stagione di consociativismo, molto meglio continuare sulla strada del bipartitismo e lavorare dalle due ali della nostra politica per una sana competizione tra chi vuole modernizzare questo Paese. La palla è, soprattutto, nelle mani del Pd. Riflettete bene, cari Democratici, per capire dove volete andare. Il racconto della giornata, all’interno, di Carmine Finelli. Read more

Brancher scuote gli italiani e Napolitano ‘No, non ha alcun legittimo impedimento’ Così (ora) anche la Lega prende distanze E i finiani: “Quella mossa, inopportuna”

giugno 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il neo- ministro «non ha portafo- glio» dunque non non ha nessun ministero da costruire e perciò neppure alcunché gli impedisca di presentarsi ai processi. Quando è troppo è troppo. Studiato a tavolino per esplodere nelle ore della partita della Nazionale, e passare, così, (quasi) inosservato, il caso Brancher al contrario fa breccia nei sentimenti (di indignazione) degli italiani e si rivolta contro il governo per raggiunto limite di sopportazione: l’Italia è Paese abituato al peggio, cui il presidente del Consiglio ha insegnato a non “patire” più per nulla, ma di fronte ad una presa in giro-provocazione, come l’ha definita il nostro Gad Lerner, tanto palese, anche i nostri concittadini sotto effetto dell’anestetico berlusconiano reagiscono, e mettono nelle mani del capo dello Stato la palla di una risposta. Che prontamente, in serata, arriva. Per la sorpresa di tutti, Napolitano raccoglie lo spirito del (breve) tempo e rispedisce al mittente la “giustificazione” di Brancher che ventiquattrore dopo avere giurato al Quirinale aveva già brandito lo scudo del legittimo impedimento, confermando i sospetti sulla strumentalità della nomina. Il giornale della politica italiana vi racconta come nessun altro questa storia (è proprio il caso di chiamarla così). Baffigo. Read more

***La risposta***
DI PIETRO, ASSORDANTE IL SILENZIO DEL PD
di MASSIMO DONADI*

giugno 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha posto con Giulia Innocenzi una questione politica all’Italia dei Valori: quando cesserete di essere il partito di (proprietà di) una persona, come assicura il vostro statuto, con tutto ciò che questo comporta sul piano della (scarsa) democrazia? Il capogruppo di Idv alla Camera, collaboratore del nostro giornale, sceglie il Politico.it per rispondere a questa e alle altre accuse rivolte a Di Pietro dopo l’esplosione del caso dovuto all’apertura di un fascicolo nei suoi confronti. Donadi adotta il low profile ribaltando il tema politico dalla parte delle motivazioni (opportuni- stiche, quando non «mafiose») degli attacchi mossi al suo leader. Ma lo strale più grosso, anche se dai toni pacati, è nei confronti del Partito Democratico: alleati, dove siete? Un vuoto che tradisce tutta la freddezza Democratica nei confronti di un alleato scomodo ma necessario. Parola alla difesa, dunque. Donadi sul giornale della politica italiana. Read more

Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente

maggio 18, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Diario politico. Se Casini rompe gli indugi Cesa: ‘Oggi azzerati gli incarichi nell’Udc’ Pier: “Sì, nascerà il Partito della Nazione” Ecco spiegato il silenzio post-Regionali
E Fini ora su governo di salute pubblica?

maggio 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ama la politica vera. E nella partita a scacchi che il leader centrista sta giocando da prima delle Regionali di tutto questo sembra esserci poco. Tuttavia la nascita di un partito (di cui peraltro abbiamo scritto noi per primi) che ha l’ambizione di scardinare il bipolarismo – che, al contrario, il nostro giornale considera necessario per la modernizzazione del Paese – merita l’attenzione che gli dedichiamo. Casini che dunque comincia a sciogliere l’Udc per dare vita, nei prossimi giorni/settimane, al Partito della Nazione. Che coinvolgerà presumibilmente i libdem all’amatriciana di Rutelli. E che originariamente – sin dal nome – era stato pensato per piacere al presidente della Camera. Alcuni osservatori si chiedevano a cosa preludesse l’assenza dal dibattito pubblico del leader Udc dopo il voto di marzo; ora lo sappiamo. Ora noi ci chiediamo che cosa possa significare il silenzio di Fini di fronte alla proposta, evidentemente combinata a questo nuovo passo, di Casini, di ieri, di un «governo di salute pubblica». Ovvero una grande ammucchiata che o preluda all’apertura di trattative a destra e a sinistra per le alleanze in vista del 2013, oppure favorisca proprio la nascita del Pdn, passo successivo al ritorno al centro del baricentro della politica italiana e alla partecipazione alla grosse koalition e magari all’esecutivo di chi poi ci dovrebbe stare. E Monteze- molo sarà in prima persona della partita? Sapremo nelle prossime ore. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Casini: “Ora governo di salute pubblica” Ma è sano solo un bipolarismo moderno

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. La responsabilità, in particolare, consiste nella capacità di agire nell’interesse del Paese, possibilmente di tutti gli italiani – nello stesso momento (il che non significa, naturalmente, non riconoscere un – inevitabile – ordine prioritario agli interventi, che deve però discendere da questo obiettivo e non dall’obiettivo di favorire gli interessi di una data parte). E’ evidente che oggi tutto questo è completamente assente dal nostro scenario: la politica italiana è del tutto autoreferenziale, ovvero non solo rappresenta specifici interessi ma, spesso, addirittura il proprio, venendo meno anche alla funzione di rappresentanza (appunto) popolare. E tuttavia, a ben guardare, siamo sulla strada che porta a quella possibile opzione: il bipolarismo, oggi mal funzionante, grazie ad un progressivo consolidamento, alla futura uscita di scena del presidente del Consiglio (oggettivamente fattore di destabilizzazione o di deviazione della nostra politica e del bipolarismo stesso, che pure ha contribuito in modo decisivo ad avviare) e alla comune reazione (a questo)-tensione alla responsabilità di parti (o della totalità) di entrambi i partiti maggiori (a destra è evidente che il riferimento è alla proposta di Gianfranco Fini), il bipolarismo, dicevamo, per tutto questo tende naturalmente (e in maniera imprevista) alla propria maturazione, ed è possibile che nel (prossimo) futuro potremo avere anche nel nostro Paese una dialettica appunto matura tra due parti che, seppure da punti di partenza e con qualche interesse specifico differenti, tenderanno a fare il bene di tutti. Una condizione naturale, in qualsiasi Paese democratico occidentale, che tuttavia noi non abbiamo ancora avuto la fortuna di conoscere. Un autorevole osservatore faceva notare, nei giorni scorsi, come in Inghilterra stia finendo, o comunque sia in crisi, proprio questa fase-modello che noi dobbiamo ancora addirittura cominciare. In questo quadro ogni tentativo di fuoriuscita dal bipolarismo, come quella surrettiziamente proposta da Casini, non va nell’interesse dell’Italia ma in quello di una parte, seppure terza, seppure centrista, che non ha oggi nel nostro Paese lo spessore – che ha avuto altrove, ma anche da noi, in altre fasi storiche – che le consentano di rispondere a questo bisogno al di fuori della concorrenza tra due poli, conditio sine qua non per arrivare a quella tensione, comune, alla responsabilità, e per evitare il consociativismo e la stagnazione di una politica italiana ferma e non dina- mica. Ci dice la sua, a questo proposito, Massimo Donadi. Read more

Gb, Berlusconi: ‘Sconfitti signori sinistra’ Vendola: “Serve una narrazione nuova” Politica italiana commenta il voto (o no?) Tutte (nostre) dichiarazioni (inventate?) Una grande “raccolta” firmata Sarubbi

maggio 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della serietà. E proprio per questo sa (non) prendersi sul serio. E ama l’(auto)ironia. Se dopo le nostre considerazioni sulle elezioni inglesi, da cui abbiamo tratto una lezione italiana, il deputato del Partito Democratico ci propone questo florilegio (semiserio) di (possibili) esternazioni sul tema da parte dei protagonisti della nostra politica, anche per scherzare sul «passatempo di giornata, un gioco di ruolo in cui si commentano come se Londra fosse Roma, Manchester Milano« il Politico.it è contento. E ve le offre, per il vostro divertissement. Buona lettura. Read more

E su Fini un duro attacco di Idv a Bersani “Pensa di fare un nuovo centrodestra?” Su il Politico.it ecco intervento di Donadi

aprile 27, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera accusa il segretario Democratico: «Cos’ha in testa Bersani? O nel Pd regna grande confusione, o quella, né più né meno, sarebbe la soluzione che propongono all’ex leader di An». Eccolo. Read more

E dopo l’Udc e Casini ora è la volta di Fini Pd di Bersani costretto ad affidarsi a terzi Debenedetti: ‘Colpa d’antiberlusconismo’ Certo (gli) manca completamente un’idea Comunicare per superare choc elettorale

aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quo- tidiano in grado di proporre il filo di una narrazione tra i temi di una giornata e anche tra giornate successive. Dopo aver posto complessivamente la questione del rischio-count-down verso elezioni anticipate, e avere raccontato della chiusura Democratica (o no?) sulle riforme legata alla speranza-auspicio da parte di Bersani che sia possibile intavolare un confronto con l’ex leader di An per fare subito la riforma elettorale e prendere qualche provvedimento d’urto per migliorare le condizioni sociali di vita degli italiani dopo la crisi, il Politico.it sviluppa questi i due filoni nel dettaglio. Cominciamo con la chiamata del segretario del Pd a Fini. Che evoca la ricerca salvifica di un accordo con l’Udc – poi un po’ demotivata dal cattivo risultato elettorale dell’alleanza alle Regionali in Piemonte – oggi sostituito appunto dal presidente della Camera. Il ruolo di queste sponde cercate e tentate dai Democratici è, evidentemente, sopperire alla mancanza di una propria consapevolezza – perché l’identità e anche le proposte conseguenti non dovrebbero mancare ad un partito che ha la tradizione e la funzione del Pd, come ebbe a dire lo stesso Bersani; dunque ciò che manca è il senso di sé e questo probabilmente è dovuto, come abbiamo già avuto modo di scrivere, e come ha ripetuto peraltro ieri Gianni Alemanno anche se riferendosi specificamente alla situazione romana, allo “smarri- mento” seguito alle cinque sconfitte consecutive – e dunque di una propria capacità di comunicare e così di essere in campo. Lo ha detto il senatore del Pd, e ce lo spiega meglio, ora, Marco Rosadi. Read more

Sta (ri)nascendo ora il grande centro (?) Non la (nuova) Dc ma terzo polo liberale In tutta Europa riscuote grande successo “Fini abbia coraggio andare fin in fondo” Ecco l’analisi del segretario Pli De Luca

aprile 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre; al futuro della nostra politica e dell’Italia. E anche oggi, vedrete più tardi, daremo il nostro contributo alla costruzione (speriamo) del Paese del domani. Il merito è prenderci spesso, nell’anticipare ciò che potrà accadere. E’ avvenuto anche proprio per questa crisi tra Berlusconi e Fini, e in generale per il redde rationem nel Pdl, di cui il Politico.it ha scritto prima di chiunque altro. Oggi siamo in grado di mettere in campo una nuova “pre-visione”. Il presidente della Camera è prudente, aspetta la direzione di giovedì, ma comunque vada a finire questa (prima, nuova) crisi con il presidente del Consiglio il dado, per così dire, è tratto. E’ tratto perché le differenze politico-culturali e di visione tra le due anime – quella finiana, e quella berlusconiana – del Pdl sono tali da rendere molto difficoltosa la prosecuzione di questo cammino. Almeno finché Berlusconi sarà in campo. La svolta di Fini non avviene oggi ma risale all’inizio della legislatura, quando con l’assunzione delle responsabilità istituzionali di terza carica dello Stato l’ex leader di An ha avviato un cambiamento di contenuto, abbracciando la linea di una moderna destra europea. In Italia la presenza, come detto, del Cavaliere impedisce, al momento, il rinnovamento dall’interno del centrodestra, appunto, e (semmai) del Pdl. Gli abboccamenti che si susseguono ormai da diversi mesi – comprese le invocazioni più o meno implicite da parte di Francesco Rutelli – lasciano intravvedere la possibile via alternativa: la nascita di una terza coalizione formata da Udc, Api e, appunto, la nuova eventuale componente finiana, di collocazione centrista e stampo liberale. Quella stessa terza via che nel resto del Vecchio continente, dalla partecipazione decisiva al governo di Angela Merkel in Germania alle previsioni di sfondamento (e, anche lì, di assunzione di un ruolo di ago della bilancia) alle ormai prossime elezioni in Inghilterra, sta facendo breccia. Il motivo? La crisi e il bisogno di guide equilibrate e responsabili, ma anche una certa stanchezza per le due opzioni bipolari che si alternano da decenni. In Italia tutto questo potrebbe prendere, inizialmente, la forma di una coalizione di unità (e salvezza) nazionale che comprenda anche il Pd per scongiurare il pericolo per la democrazia che da molte parti si vede legato alla prosecuzione (o al rilancio, dopo nuove elezioni) del governo Berlusconi. E si tratterà certamente di un esperimento di grosse koalition all’italiana da osservare con interesse. Ma la vera novità politica è il (possibile) ritorno di una visione puramente liberale al centro dell’agone politico. il Politico.it è il giornale della nostra politica e dei suoi protagonisti: è qui, che i grandi passaggi della nostra politica hanno luogo. Il giornale della politica italiana ospita oggi in esclusiva la grande analisi-intervento-appello a Fini del segretario del (piccolo) partito che oggi conserva la bandiera liberale, il Pli, appunto, da mesi lavora a questa prospettiva e che ha un punto di osservazione privilegiato su quanto avviene in Europa e, in questo senso, nel nostro Paese. L’intervento di De Luca, dunque. Da non perdere. Read more

Se si votasse il partito di Fini tra il 4 e 8% E sullo sfondo rimane la Kadima italiana Ma centrodestra vincerebbe comunque

aprile 16, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Studio-rilevamento Bidimedia per il giornale della politica italiana, qualora la rottura tra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio si consumasse questa sarebbe la forza, al momento, della nuova proposta indipendente dell’ex leader di An: circa la metà del suo vecchio partito. Ne guadagnerebbe, secondo Bagnoli, anche la Lega che potrebbe crescere di altri due punti e attestarsi al 14%. Ma c’è anche un’altra possibilità: un Fini fuoriuscito dal Pdl avrebbe finalmente le mani libere per dare seguito al progetto che il Politico.it ha raccontato per primo al momento dell’uscita dal Pd di Francesco Rutelli: quello del partito neo-centrista con Casini e Api. In quel caso si tornerebbe ad una situazione assimilabile a quella del 1994, con Fini nel ruolo che fu di Segni e tre partiti-coalizioni in campo: a vincere, salvo improbabili, diverse alleanze, sarebbe comunque ancora Berlusconi anche se con un margine molto ridotto rispetto ai 6 punti di cui vi abbiamo riferito ieri. Ci spiega tutto il capo di Bidimedia, Nicolò Bagnoli. Read more

Diario politico. La “visione” del governo Una risposta a Pd: incentivi per la ripresa Ma se gli investimenti non hanno sbocco Dimenticati del tutto ricerca e così futuro

marzo 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ha saputo anticipare, ogni volta, ciò sarebbe accaduto di lì a poco (e non solo) nella nostra politica. L’altra notte abbiamo richiamato le nostre previsioni sulla resa nei conti nel Pdl che si è poi puntualmente verificata (anche se prima del tempo). Qualche Diario prima avevamo colto che la riforma della giustizia diventava (insieme allo specifico del blocco alle intercettazioni) la nuova priorità del presidente del Consiglio, in quanto era proprio la giustizia italiana l’ultimo vero baluardo di legalità nel nostro Paese, e andava – andrà; ovviamente dal punto di vista – fermata e smantellata. E avevamo scritto che i tre anni senza elezioni avrebbero favorito questo progetto del premier. Oggi arriva la conferma: «Ce ne occuperemo di qui al 2013. Perché questa giustizia minaccia la democrazia», ovvero la sua (totale, a dispetto delle regole) libertà. E domani riprenderemo il nostro filone su dove va la politica italiana dal punto di vista del sistema istituzionale e delle sue riforme per raccontarvi della posizione del Pd di fronte a quello che – come sostiene ormai da tempo Eugenio Scalfari – è l’obiettivo di fondo di Berlusconi, che è tornato a ribadirlo oggi: il presidenzialismo a fronte, per di più, di una riduzione dei poteri di controllo. Ovvero una vera e propria piccola svolta autoritaria per la via democratica (fino ad un certo punto) delle riforme. Pietro Salvatori ci racconterà come si pone rispetto a questo l’opposizione. Ma il tema che vi proponiamo stasera è quello di cui leggerete di meno su tutti gli altri grandi quotidiani, eppure è il vero tema centrale e decisivo per il futuro dell’Italia: il governo ha varato oggi un piano di incentivi che dà seguito al dibattito parlamentare sulla crisi e risponde alle sollecitazioni di Bersani, e soprattutto all’esigenza del Paese di interventi per contenere gli effetti della congiuntura negativa e favorire la ripresa (più veloce possibile). Dunque un fatto di per sé positivo. I problemi sono due; uno (relativamente) più piccolo e comunque legato (anche) a difficoltà “esterne” e uno capitale. Il primo è che i soldi sono pochi e l’esecutivo ha fatto poco per ricavarne degli altri; dunque quale che fosse stata la destinazione decisa da Tremonti e Scajola l’intervento avrebbe avuto un impatto molto limitato. Ma pure in questa chiave, era importante intervenire in modo tale che tutto questo costituisse l’inizio di un percorso e le risorse messe in campo cominciassero (o, per una parte, continuassero) ad alimentare, in buona sostanza, gli sforzi di innovazione delle nostre imprese attraverso la ricerca. Invece le risorse a disposizione in questo senso sono diminuite. «Il governo le ripristini al più presto per garantire quelle imprese che hanno già realizzato gli investimenti in innovazione necessari al superamento della difficile congiuntura economica», incalza Emma Marcega- glia. E anche il segretario del Pd spinge su questo tasto: «Gli incentivi del governo non sono ciò che serve al Paese. C’è bisogno di aiutare l’innovazione e l’internazionalizzazione». Il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo.

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Politica&comunicazione, a senso unico? Berlusconi trasforma i (suoi) guai in virtù E Bersani aspetta (ancora) il dibattito tivù

marzo 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Va in onda ora il richiesto – dal segretario Democratico – e naturalmente necessario (al Paese) confronto in Parlamento sui temi della crisi. Prova evidente di come sarebbe sufficiente, per il centrosinistra, insistere un po’ per contribuire a dettare quell’agenda (ovvero ciò di cui si discute e il modo – il segno – in cui lo si fa e dunque in cui ciò che accade viene percepito dagli italiani) che invece, a tutt’oggi, viene scritta (con grande abilità) a proprio piacimento dal presidente del Consiglio. E così il caos delle liste Pdl può diventare – senza opposizione (è proprio il caso di dirlo) – colpa della «gazzarra radicale» (con il centrosinistra che sta ad aspettare, dal canto suo, che il Pdl «chieda scusa»: e per quale ragione, comunicativamente, dovrebbe farlo se nessuno glielo impone battendo – rispettosamente – nelle orecchie degli italiani quella che poi è, per una volta, la verità dei fatti?); così come la vicenda delle intercettazioni – che al di là della configurazione o meno di reati, mostrano fatti gravi che da altra (da vera) opposizione sarebbero potuti essere trasformati in una raffica di gol elettorali – che si trasforma (invece) in un pretesto, per il presidente del Consiglio, per dichiararsi vittima dei «magistrati in combutta con la sinistra» e, quel che è peggio – non per la «sinistra» ma per tutti – per trasformare la manifestazione di sabato in una piazza «in difesa della privacy», ovvero contro il fondamentale strumento (di indagine e anche monitoraggio del comportamento pubblico di personaggi che ricoprono incarichi pubblici, dunque nulla a che vedere con la privacy quella vera, quella dei comuni cittadini. E che naturalmente nulla deve avervi a che fare, nel senso che i fatti privati tali devono rimanere e non certo finire diffusi dai giornali) che in pratica impedisce, ancora, ad oggi, ai mali del nostro Paese di dilagare forse definitivamente, anche considerato il clima culturale. Insomma, il profilo basso di Bersani in tema di comunicazione non solo non convince, ma non funziona. Comunque vadano queste elezioni, il centrosinistra ha bisogno di cambiare passo da questo punto di vista o continue- rà ad esistere una totale divaricazione tra le (presun- te) mancanze del centrodestra e un consenso elettorale al governo che calerà, magari, sì, ma in misura e a velocità molto inferiori a quelle alle quali calerebbe in un altro Paese o con un’altra opposizio- ne. Sempre che cali naturalmente. Anche perché il Pd non si può “attaccare” al conflitto di interessi del premier, il quale però esiste, e impone una intensità di “fuoco” comunicativo più forte, perché il messag- gio passi, e non certo il contrario. Ce ne parla, per la propria parte, facendo (auto)critica, Andrea Sarubbi. Read more

Decreto salva-liste avanti grazie all’Udc Ecco tutti i nomi dei 17 deputati assenti Un nuovo intervento di Massimo Donadi

marzo 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dal centrosinistra, il gruppo di Casini (che non c’era) seduto in aula solo per metà: quanto basta a permettere alla maggioranza (anch’essa ridotta ai minimi termini) di salvarsi e respingere il primo (e decisivo) assalto al decreto interpretativo. «Una brutta giornata per la nostra democrazia», aveva stigmatizzato il leader centrista quando il Cdm aveva licenziato il provvedimento. E il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori fa notare il precedente del legittimo impedimento – «ispirato (effettivamente, ndr) dall’Udc» – e, sostiene, la tendenza dei deputati del piccolo Scudocrociato a «squagliarsi come la neve al sole» ad eccezione di uno sparuto gruppo di parlamentari di fronte a tutte le leggi ad personam del Cavaliere. Il giornale della politica italiana vi dà conto di un passaggio di grande significato politico (anche se il dl finirà per servire a poco) e simbolico legato alla vicenda centrale di queste ultime settima- ne di nostra politica (autoreferenziale). Read more

Un blitz del centrodestra in Vigilanza Rai Sospesi Porta a porta, Annozero, Ballarò

febbraio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Proposta dal Radicale Beltrandi, la norma prevede che tutti gli spazi oggi occupati da program- mi di informazione negli ultimi trenta giorni prima delle Regionali siano riservati a tribune politiche, cancel- lando, di fatto, il servizio giornalistico. Il provvedimen- to non vale, ovviamente, per le reti Mediaset. Dura protesta del Pd. L’Usigrai annuncia uno sciopero. Read more

L’intervento. Le ragioni della nostra svolta di Massimo Donadi

febbraio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giorno dopo il congresso, il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori spiega al giornale della politica italiana la scelta di abbandonare la strada dell’opposizione fine a se stessa per lavorare con il Partito Democratico alla costruzione dell’alternativa di governo. Su De Luca, il candidato governatore Democratico su cui ora convergono anche Idv e Sinistra Ecologia e Libertà: «Con lui per non consegnare la Campania alla camorra». Sentiamo. Read more

A Venezia centrosinistra inedito da Udc a Rifondazione. Contro Brunetta (e la Lega)

febbraio 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Per la prima volta Casini accetta di entrare in alleanza con i comunisti di Ferrero, con i quali aveva giurato (o fatto capire) di non avere alcuna intenzione di accordarsi in nessuna parte del nostro Paese, mai. Il beneplacito è arrivato dopo un incontro tra il leader dell’Unione di centro e il candidato sindaco Democratico Orsoni, una figura di garanzia che piace ai centristi. Ma la vera chiave di volta è l’estremismo leghista: contrariamente a quanto accade al sud, dove laboratorio Puglia (comunque fallito) a parte l’Udc va quasi sempre con il centrodestra, al nord la presenza del partito di Bossi costituisce una pregiu- diziale ovunque per un’alleanza con il Pdl. Ci raccon- ta quanto accade a Venezia, Stefano Catone.            Read more

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