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Diario politico. La fiera dell’ipocrisia (?) Da il Politico.it quattro “sì” al referendum Ma poi guardate chi li sostiene (adesso) Fini e Casini (ora) tacciono contro Silvio Acqua, Bersani era pro-gestione privati Non hanno il coraggio di proprie idee (?) O le cambiano (ma) nella partita a scacchi Come potranno (perciò) salvare l’Italia? Ecco (qui) senso dell’affondo di Guzzanti

giugno 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’endorsement del giornale della politica italiana è “presto” (si fa veramente per dire) fatto: sì a tutti e quattro i quesiti, perché la cattiva gestione pubblica dell’acqua non è un motivo sufficiente a lavarsene le mani (in tutti i sensi?), avviandoci (con ogni probabilità) sulla strada della privatizzazione (del bene) tout court. Se così fosse (di nuovo, in tutti i sensi?), dovremmo forse privatizzare anche la nostra politica (?), inefficiente al pari degli attuali sistemi di distribuzione idrica. E invece lottiamo per cambiarli e renderli efficaci. Solo dopo avere compiuto questo sforzo si potrà pensare alla co-gestione da parte dei privati in modo che sia onesto e responsabile, e non viziato da interessi parziali o, peggio (appunto) privati. Il male nucleare consiste nel rischio, concreto, della fine dell’umanità, non è (evidentemente) equiparabile a nessun’altra cifra relativa ai danni e alle morti provocati dall’uso di altre fonti energetiche, quando (peraltro) le rinnovabili hanno un costo (da questo punto di vista) pari allo zero e possono rappresentare la (quasi) esclusiva opzione futura. E non c’è nessun beneficio economico (in tutti i sensi. E si parla del resto solo di convenienze, ancora una volta, private) che giustifichi la possibilità di correre quel rischio. Che poi lo si faccia “grazie” alla mancanza di responsabilità dei vicini (francesi), questo non è un buon motivo per accrescerlo con le nostre mani. Il legittimo impedimento è una norma che nega il principio della legge uguale per tutti e quindi dell’eguaglianza dei cittadini e dunque della loro (nostra) libertà. Il (nostro) “sì” a tutti e quattro i quesiti non ci impedisce d’altra parte di raccontarvi come il fronte (partitico) del “sì” rappresenti (anche) un’armata brancaleone (in)degna della nostra politica (che la esprime). I centristi trasbordano la teoria dei due forni ormai ad ogni scelta di politica (vera), ovvero non hanno (più) una linea politica bensì scelgono (come nel “silenzio” pre-ballottaggio) in base alla stretta convenienza politicistica, che (in questo caso) si traduce nella opportunità (per loro) di sferrare (attraverso la vittoria del “sì” al referendum) un ulteriore colpo al presidente del Consiglio. Il segretario del Pd è (o, forse, solo su questo, potremmo indicare che fosse) un convinto nuclearista; ma soprattutto sosteneva le ragioni di chi, a livello locale, da tempo cerca di ottenere l’affidamento ai privati della gestione della rete idrica. Oggi, per essere (ancora) segretario del Pd, nega le proprie convinzioni. Ma si tratta di un “aggiustamento di Pirro”: come può, un uomo politico che non crede (abbastanza) nelle proprie idee, o che non è capace di provare ragioni abbastanza forti da vincere la convenienza (politicistica), fare il bene del nostro Paese? Proprio perché non ci rappresentano (più), nondimeno, è giusto restare della convinzione che, nonostante loro, sia opportuno dire “sì” a tutti i quattro quesiti referendari. Il racconto, adesso, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

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L’indifferenza verso gli italiani alla radice della debacle Luigi Crespi

maggio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi ha perso perché non ha saputo dare risposte al Paese, il che, pure in una democrazia (an- cora) immatura come la nostra, e sia pure con il controllo esercitato sui media, rappresenta un conto che alla fine tutti, quale che sia la natura del proprio potere, sono costretti a pagare. Ci torneremo su, ma l’unica politica che alla fine paga è quella onesta, responsabile, disinteressata, vissuta come un servizio, il cui protagonista sia la costruzione del futuro e non parzialità, personalismi, addirittura interessi privati. La lezione vale per tutti; ed è su questa base che i nostri connazionali hanno dato fiducia a De Magistris, Pisapia, Zedda. Sarà la pulizia del loro comportamento a decretare l’esito della loro esperienza. Ce ne parla l’ex spin doctor del presi- dente del Consiglio. di LUIGI CRESPI Read more

***Diario politico***
IL PARTITO DEMOCRATICO HA (ANCHE LUI) PAURA DELLA DEMOCRAZIA?
di GINEVRA BAFFIGO

gennaio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ci riferiamo, naturalmente, alla contestazione dei possibili brogli a Napoli che non sarebbero “democrazia” ma una sua perversione. Dalla tentazione di “stoppare” le primarie (che comunque, proprio Napoli insegna, vanno riformate, magari attraverso la creazione di un’anagrafe degli elettori che non sfavorisca la partecipazione, ma assicuri il coinvolgimento, appunto, dei soli, effettivi elettori del Pd) alla decisione (questa sì) di sospendere un’assemblea nazionale che sarebbe stata il luogo preposto ad assumere una decisione condivisa sui presunti brogli, appunto, della consultazione “vinta” (?) da Cozzolino, l’attuale maggioranza Democratica (ma, va detto, non solo) sembra non avere fiducia nella propria gente (o forse in se stessa). E in parte ne hanno motivo: perché il nostro Paese è assuefatto da una democrazia rappresentativa tout court in cui la delega tende a deresponsabilizzare gli elettori dalla (vera) partecipazione, quella fatta non solo del voto (che pure è il momento più significativo di espressione della responsabilità politica) ma di cultura, impegno, coscienza politica. Fare le primarie senza prima avere creato una coscienza Democratica (in tutti i sensi), scrivevamo nel giorno della sconfitta di Boeri a Milano (dove pure intervenne, ma proprio per questo, il peso della familiarità di Pisapia), è come applicare il motore di una Ferrari ad una bicicletta: è probabile, per così dire, che il funzionamento non sarà perfetto. Naturalmente senza un inizio – e le primarie questo rappresentano – quella coscienza non si avrà mai, e se quello di una società politica (ma dev’essere chiaro l’obiettivo) è l’orizzonte (come il Politico.it crede possa e debba essere) del centrosinistra (ma non solo) è giusto proseguire su questa strada. Nondimeno l’operazione va sostenuta e completata (dall’impegno) sul fronte culturale, e al contrario proprio in casa del Pd si verifica più visibilmente che altrove il progressivo, ulteriore scollamento (ora – anche concettuale, e quindi attivo) della società dalla politica. Quindi, gli uni non abbiano paura del proprio popolo (e usino gli strumenti Democratici sicuri, come l’assemblea, per fare ciò a cui servono), gli altri tengano conto che non siamo (neanche) negli Stati Uniti (ma non basta). La nostra vicedirettrice ci racconta della vicenda delle primarie Pd nella città partenopea, ma anche della (s)fiducia a Bondi e, senza devianze (in tutti i sensi) pruriginose, dell’«ulteriore documentazione» giunta alla Camera da parte della Procura milanese sul caso Ruby. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Diario politico. Pd ci (ri)ascolta (di nuovo) Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui Bindi a ottobre: ‘Siamo partito del Paese’ Ieri Bersani: “Solo Pd può (ri)costruirlo” (Vi) salvate se vi concentrate su un’idea Se l’avete sentiamola. Altrimenti, eccola

gennaio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Era l’8 ottobre 2010. Ultima direzione nazionale Democratica prima di quella di ieri. Rosy Bindi raccoglie la sfida lanciata dal nostro direttore, e per la prima volta fa sua l’ipotesi di un Pd che si faccia «partito dell’Italia», superando la rappresentanza di specifici interessi e disponendosi a fare il bene di tutto il Paese. La sua missione storica, in un momento in cui l’Italia si trova di fronte ad un bivio: da un lato la strada che scende, quella del declino; dall’altra la possibile salvezza e – in unico tempo – la possibilità, in virtù delle proprie risorse intrinseche, di tornare grande. La «riscossa italiana», come la chiama, usando il proprio linguaggio, Pierluigi Bersani. Ma che nasce qui, su quel giornale della politica italiana che è il principale (nuovo) consigliere della nostra politica (autoreferenziale di oggi, che spinge a tornare ad occuparsi sempre più del Paese) e il principale laboratorio della politica italiana del futuro, quello nel quale si costruisce l’Italia del domani. Che, lo abbiamo scritto più volte, ha bisogno, per potersi realizzare, della sua forza più onesta e responsabile, proprio quel Pd erede della tradizione degli eroi del Risorgimento – Mazzini e Garibaldi che si definivano semplicemente Democratici – e che dopo il secolo del socialismo torna ad essere lo strumento attraverso cui interpretare, e costruire, la realtà. Per questo diciamo a Pigi: va bene raccogliere la sfida, ma le scelte devono essere conseguenti. Non solo sul piano tattico – il ritorno compiuto ad un Pd che proponga la propria idea di futuro nella consapevolezza di avere la responsabilità, appunto, di assumersi la guida della costruzione del domani – ma anche strategico: i Democratici smettano di pensare ed agire come se fossero il quarto sindacato confederale e scelgano la strada più durevole e strutturale di fare il bene di tutti (e quindi anche delle persone più deboli) facendo il bene dell’Italia. Cosa serve perché questo possa finalmente avvenire? Che il Pd smetta di arrovellarsi su se stesso e sogni, lui stesso, il sogno che proporrà agli italiani. Da settimane Bersani annuncia la proposta del progetto complessivo che lo abbiamo convinto sia necessario avanzare. Se sarà forte, i Democratici facciano pure. Altrimenti, ecco (riassunta più recentemente qui) la traccia – ma molto approfondita – del piano su cui costruire il nostro possibile, nuovo Rinascimento. Così si fa la politica italiana. Che si fa solo sul suo giornale. Unico ad avanzare una proposta di domani. Adesso si tratta soltanto di passare a realizzarlo. Torniamo ora per un momento al (solo – ?) presente con il racconto della giornata, all’interno, di Ginevra Baffigo. Con, non temete, tutte le reazioni al parere della Consulta sul legittimo impedimento. Ma a noi interessa il futuro dell’Italia. E quello non passa per le leggi ad personam (varate o – più o meno – respinte) ma (anche) per il Pd. Read more

***Il sondaggio***
BRUNETTA IL PIU’ AMATO TRA I MINISTRI (BONDI IL PIU’ OSTEGGIATO)
di LUIGI CRESPI

novembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il dato è rilevante soprattutto nella sua interpretazione: il ministro della Pubblica amministrazione è il membro dell’esecutivo che ha mostrato di avere le idee più chiare, e che ha dato la sensazione di incidere con maggior forza sullo status quo. Bene o male, in realtà, nella chiave di stabilire le ragioni di questa predilezione da parte degli italiani importa poco. Ciò che conta è che i nostri connazionali confermano di aspirare ad un ritorno ad una (nostra) politica lungimirante, che abbia un progetto, noi diciamo: organico e complessivo per il futuro dell’Italia. E che metta in atto senza tentennamenti. A costo anche di chiedere qualche sacrificio. Purché tutto questo – ovviamente – venga fatto nell’interesse del Paese. Un Paese che non può più aspettare – ha bisogno che gli sia data una rotta; e il Politico.it indica ogni giorno quella più alta e che, a nostro modo di vedere, può dare i frutti maggiori – o si condanna con le sue stesse mani. di LUIGI CRESPI Read more

Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).        Read more

E’ l’autore-”protagonista” di 20 sigarette “Politica italiana? Bisogno di ricambio…”

settembre 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Aureliano Amadei è l’unico sopravvis- suto della strage di Nassirya. Documentarista, regista, da quell’esperienza ha tratto la sua opera prima. Ulivieri lo ha sentito su 20 sigarette, certo, ma non solo. Somewhere suo “sfidante” nel nostro speciale di oggi. Il cinema. Ma anche la nostra politica autoreferenziale odierna. Anarchico, pacifista, sentite i giudizi sferzanti sulla nostra classe dirigente che però, dice, «è così da molto più tempo di quanto non crediamo…». di F. ULIVIERI Read more

DIARIO POLITICO
Famiglia Cristiana attacca Berlusconi. Il Pdl si sente accerchiato. E anche con Bossi i rapporti si fanno tesi

agosto 25, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riflessione sulla situazione politica italiana riceve oggi anche lo spunto di Famiglia Cristiana. Il settimanale dei paolini attacca duramente Berlusconi, il berlusconismo e il Popolo della Libertà. Durissime le parole utilizzate dal direttore don Sciortino nell’editoriale del prossimo numero, parole che hanno provocato una reazione assai scomposta di diversi esponenti del Pdl. La sensazione è che il gruppo dei berlusconiani si senta accerchiato. E ciò anche a causa dei rapporti complicati con l’alleato più fedele, almeno all’apparenza: la Lega. Oggi è previsto un vertice tra Berlusconi e Bossi, in ballo le elezioni eventuali e le alleanze da definire, e, forse, anche la valutazione del ‘fortino’ pidiellino-leghista.

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In settimana lo scontro di Bondi con Fini Ora E. Letta: ‘Berlusconi dia le dimissioni’ E’ ormai prossima una crisi di governo(?)

luglio 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La prima ad accor- gersene è la nostra Eloisa Covelli: «Il presidente della Camera pone esplicitamente la questione della legalità dentro il Pdl. Non finirà lì». Poi ci ha pensato Enrico Mentana: giunto alla guida di Tg La7 manda in onda – un giorno dopo ma per primo – il passaggio-chiave dell’intervento di Fini, quello in cui l’ex leader di An cita il sottosegretario Cosentino. «E poi ci sono il caso Brancher, il caso Scajola, il caso Verdini, il caso Bertolaso». Le prime dichiarazioni dei falchi berlusconiani – che suggerivano una possibile «separazione consensuale» – lasciano presagire ciò che oggi, per la prima volta nel corso di questa legislatura, viene chiamato per nome. «Se la maggioranza non riesce a governare – dice il vicesegretario del Pd – il presidente del Consiglio rimetta il mandato nelle mani di Napolitano». Tutto questo dopo che il Cavaliere aveva annunciato – a reti unificate – che «da lunedì» ci avrebbe pensato lui. Se a questo si aggiunge che da mesi si indica nell’estate il possibile punto di rottura definitiva degli equilibri della maggioranza, si capisce che il momento può essere di quelli decisivi. E’ una settimana nella quale sappiamo come stiamo entrando, ma dalla quale non sappiamo come usciremo. Alla vigilia di una possibile, troppe volte rimandata resa dei conti, il giornale della politica italiana fa il punto della situazione. di GAD LERNER Read more

«Ghe pensi mi» Diario politico. Dopo il Tg La7 di Mentana

luglio 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Da stasera, care lettrici, cari lettori, lo avrete letto per ora solo sul giornale della politica italiana, c’è anche il Tg La7 di Enrico Mentana. Fino a ieri solo da noi, e su nessun altro giornale e tantomeno in tivù potevate ascoltare ogni sera il racconto completo della giornata della nostra politica, senza censure, sfornato con onesta e responsabilità nel solo interesse di tutti noi. Da oggi molto di quello che leggerete qui alla sera potrete sentirlo anche dagli schermi de La7, perché di Enrico Mentana il Politico.it condivide l’impostazione super partes e la volontà di avvicinarsi quanto più è possibile alla verità, che poi è l’essenza del giornalismo. Certo «la verità è sfuggente, stiamo ai fatti», diceva il premio Pulitzer Walter Cronkite. Allora per noi, come per Mentana, la verità non può che essere raccontare tutti i fatti, dare tutte le notizie. Vi consigliamo dunque di seguire prima il Tg La7 di Mentana e ascoltare la prima infarinatura sui fatti della giornata e poi di cliccare qui per il vero racconto completo. Diario che, vedrete, vi dirà tutto ciò che il Tg La7 stasera non vi ha detto, sulle notizie che il Tg La7, però, a differenza di tutti gli altri telegiornali, ha dato: Berlusconi che annuncia «ghe pensi mi», sì, con cui hanno aperto Tg1 e Tg5. Ma soprattutto Fini che attacca sul fronte della legalità e (ri)apre un (nuovo?) fronte dentro il Pdl, al punto da spingere Cicchitto a parlare per la prima volta di possibile «separazione consensuale». E poi Tremonti che accusa le Regioni di avere sbarellato nella gestione dei fondi Ue. Un grande Diario firmato, stasera, Carmine Finelli. Read more

Ddl intercettazioni, vince la Resistenza(? Il premier: ‘Si può discutere a settembre’ Ora Fini fa valere la propria golden share E poi assicurerà le modifiche (con Bossi)

giugno 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il leader della Lega apre alla discussione sugli emendamenti. Cavaliere isolato. E, alla fine, cede. Ieri la tentazione di una forzatura fino al punto di uno scontro istituzionale con il presidente della Repubbli- ca in caso di respingimento del ddl. Con, sullo sfon- do, l’ipotesi-showdown. Il racconto, in questo Diario speciale, è di Ginevra Baffigo e Carmine Finelli. Read more

Diario politico. Presidente, (ora) non firmi Se ddl può pure essere cambiato (prima) Ma se passa (così) resta una sola strada Prodi: “Sì, vogliono controllare il Paese” Le derive vanno fermate (finché si può)

giugno 11, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. C’è il passaggio alla Camera, e tutto può ancora accadere. Un barlume di speranza (della quale tuttavia abbiamo imparato a diffidare, e per questo diremo ciò che stiamo per dire) lo offre ancora Gianfranco Fini, sia come presidente di garanzia del ramo del Parlamento che ha il compito di vagliare per ultimo e di approvare, eventualmente, definitivamente il provvedimento, sia come leader della destra matura, europea, che vive sottotraccia a questa maggioranza, minoranza nei gruppi parlamentari, non si sa quanto (davvero) nel Paese, perché ad essa possono essere iscritte ragionevolmente personalità come Beppe Pisanu e Marcello Pera e questa destra non coincide affatto con i (più o meno angusti) confini dell’ex An. E dunque stiamo a vedere. Ma se il provvedimento dovesse passare così come è stato definito al Senato, ci sarebbe una sola cosa da fare: Giorgio Napolitano dovrebbe rimandarlo alle Camere. Assumendosi la responsabilità di tutto ciò che questo potrebbe comportare. E, anzi, (anche) proprio per questo. Il provvedimento non «ci mette alla pari alle grandi democrazie europee», contrariamente a quanto sostiene il ministro Bondi, e non è quanto di necessario si poteva (ulteriormente, perché esistono già norme in materia) e forse doveva fare «a tutela della privacy», come dice il ministro Alfano, ma qualcosa di molto più grande e di cui conosciamo le sicure conseguenze: mani libere alla criminalità, di qualunque rango essa sia. E un provvedimento del genere non può che tradire la Costituzione materialmente, perché nega la sicurezza, la giustizia e la libertà, ma la tradisce probabilmente – non siamo nelle condizioni di esprimere certezze in questo senso – anche formalmente, laddove la Carta parla di diritto alla privacy ma garantendo alla giustizia il pieno diritto-dovere di fare il proprio corso. Dunque ci sono tutte le ragioni per cui il capo dello Stato possa (diciamo possa perché, naturalmente, non ci permettiamo di sindacare sulle sue possibili decisioni) dire di no. E fin qui ciò che è stato sostenuto finora (da Di Pietro) o pensato ma non detto, per non mettere in difficoltà Napolitano (dal resto dell’arco costituzionale che non si riconosce in una legge del genere). Il giornale della politica italiana si assume la responsabilità di fare un passo ulteriore e di dire una cosa in più. Secondo l’ex presidente del Consiglio la strategia di Berlusconi è chiara. E sono gli stessi concetti che abbiamo espressi nei giorni scorsi e nelle scorse settimane. Di fronte a questo, anche alla luce di ciò che ci insegna la Storia, ciò che di peggio un Paese può fare è stare a guardare finché la situazione non sia irrecuperabile. Se dunque dal passaggio alla Camera non dovessero giungere segnali almeno confortanti da parte di Fini, Napolitano dovrebbe non firmare. Non firmare e costringere così la maggioranza o a fare un passo indietro – a cui ne potrebbero seguire altri, in occasioni successive, di fronte alla stessa fermezza del capo dello Stato – oppure a scoprire le proprie carte, determinando a quel punto un bivio: o le parti sane della destra italiana emergono – anche nelle sedi in cui hanno il potere di incidere sul decorso al quale stiamo assistendo – anche grazie al coraggio infuso da Napolitano e allora la situazione può rientrare anche attraverso successive elezioni; oppure ci sarà uno strappo. Ma quando le condizioni sono ancora tali da garantire una reazione. Dopo, potrà essere troppo tardi. E’ una situazione delicata, ma quale sia la strada che abbiamo imboccato pare fin troppo chiaro. Attendere che la situazione si aggiusti da sé – magari per ragioni “naturali” – è un modo per assumersi la responsabilità di non avere fatto tutto quanto fosse nelle nostre possibilità. Il momento, a nostro modo di vedere, è adesso. Ci pensi la politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Sondaggi, osservatorio Crespi di giugno Carfagna nuova “regina” dei ministri FOTO: Nel nostro Paese funziona così Berlusconi inverte il trend negativo

giugno 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana. Il ministro per le Pari opportunità, prima per preferenze alle Regionali in Campania (dove, come previsto, ha poi rinunciato al proprio scranno), da oggi è anche il membro dell’esecutivo più amato dagli italiani. Raggiunge Tremonti e Brunetta, e scalza Maroni, penalizzato dalla propria decisione di non partecipare alla parata del 2 giugno. La scelta della foto è (anche) il nostro commento. In compenso il Paese non cede alla demagogia: anche Calderoli, con il suo uno-due della proposta per la riduzione (molto simbolica) degli stipendi dei parlamentari e della richiesta agli azzurri in Sudafrica di rinunciare agli eventuali premi per la vittoria (che Cannavaro e compagni scelgono, di tutta risposta, di destinare – nel caso – alla Fondazione per il 150° anniversario della nostra Unità), perde due punti e scende. Tendenze opposte (si fa per dire) per il presidente del Consiglio (ma si attende il contraccolpo per l’approvazione del ddl intercettazioni) e per i due maggiori partiti: Pd e Pdl tornano a guadagnare. I Democratici sottraggono qualcosa ad Idv che crolla, probabilmente, scrive Crespi, come sempre ci illustra in prima persona i dati (con le tabelle, all’interno), per il caso sollevato dal Corriere intorno alla moralità dell’ex ministro. Read more

Criminali posson dormire sonni tranquilli C’è il “sì” del Senato al ddl intercettazioni Finocchiaro: ‘Iniziata la fine della libertà’

giugno 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Passa a palazzo Madama la legge che limita fortemente l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia per l’accertamento dei reati. «Non volete controllo, la privacy è l’ombra nella quale continuate a fare i vostri affari», è la sintesi della presidente dei senatori Democratici inusual- mente efficace. Una scelta, quella del centrodestra, volta ad evitare che fenomeni di malcostume e, peggio, di illegalità che coinvolgono, ahinoi, anche “protagonisti” (si fa per dire) della nostra politica e comunque loro sodali, possano essere scoperti: da oggi agire alle spalle di tutti noi, da parte della cricca, da parte della Casta (e – purtroppo – non solo), sarà più facile. Il servizio, all’interno, di Stefano Catone. Read more

Monicelli: ‘Riscoprire senso della libertà’ La cultura non sono solo i nostri “beni” E’ (ri)fare dell’Italia un Paese che pensa Rimetterla al centro del nostro cammino Donadi: “Bondi inadeguato, si dimetta”

giugno 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le buone idee, almeno quando vengono proposte a persone che sanno giudicarle, hanno sempre un grande successo. E i nostri lettori sono tra i più maturi e preparati. Non è un caso che ogni qual volta il giornale della politica italiana, con il carattere che gli è proprio, dice la sua sul futuro del nostro Paese gli accessi schizzino, e registriamo i migliori risultati di quel periodo (mentre la curva è sempre in crescita: maggio è stato il miglior mese in assoluto per noi). Peraltro si tratta – ovviamente – di idee che appartengono ad un universo coeso, ovvero sono figlie di un progetto organico e non (sono) frammenti disordinati e senza un senso unitario. L’ultimo elemento lo abbiamo messo in campo, in tutta la sua estensione, venerdì. E’, in realtà, il filo conduttore del nostro discorso. La politica culturale del nostro Paese. Che, abbiamo scritto – e qui sta il punto – non dev’essere più concepita come tale. La cultura deve diventare la chiave della politica italiana. La competitività cresce con gli investimenti nella cultura, e in particolare nell’università e nella ricerca perché essi producono un beneficio concreto in termini di innovazione, e consentono di rilanciare nel confronto con le economie emergenti sul piano della produzione (delle idee) e della produzione avanzata. E quindi è necessario cambiare prospettiva in questo senso. Ma gli investimenti nella cultura determinano competitività anche perché un Paese che pensa, legge, studia, si forma, conosce è un Paese che ritrova il suo carattere e la sua vitalità. E quindi la sua libertà. Il grande autore della commedia all’italiana dice che gli italiani devono recuperarne il «senso». Si riferisce alla capacità di essere liberi – ovvero di imporre (naturalmente nella propria vita, e in un regime di confronto democratico nella vita pubblica) la propria sensibilità, le proprie idee, e la percezione, la consapevolezza di questa possibilità. L’Italia oggi non è libera perché è un Paese deficitario sul piano culturale, che non significa strettamente o solo sul piano della “conoscenza” tout court, ma conoscenza, quasi, come effetto “collaterale” e insieme motore della libertà intesa, appunto, come piena disponibilità di sé, nella propria totale espressione. Il cambio di prospettiva a favore della cultura che il giornale della politica italiana propone e sollecita è dunque funzionale a restituirci la nostra libertà e a rifare, così, nel tempo, grande l’Italia. E’ esattamente l’opposto di quello che sta facendo – ci duole dirlo – il governo, che riduce i tempi e i contenuti della scuola, taglia i fondi alla cultura, imbarbarisce il Grande Educatore, ovvero la televisione. Da queste colonne faremo quanto nella nostra possibilità per ridare all’Italia, invece, la sua sola speranza, la sua sola prospettiva. Che non è – come si usa dire – né di destra né di sinistra: è di chi non vuole assistere al declino del proprio Paese. Massimo Donadi attacca, su questo punto, in particolare il ministro dei beni culturali.

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Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo – ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) – che non esclude, comunque, forme di separazione – ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente

maggio 18, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Due grandi editoriali chiudono settimana Il filo d’una narrazione su Popolo Libertà Bondi: “Non vado a Cannes per Draquila” Guzzanti: Berlusconi la può sospendere?

maggio 9, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Secondo e (per oggi) conclusivo momento della nostra (breve) narrazione (di oggi) sul (Popolo del)la libertà. Sì, secondo l’ex vicedirettore de il Giornale e papà di Sabina, autrice del film, la pellicola su L’Aquila per la cui proiezione il ministro della Cultura diserterà il festival (una, di per sé, non straordinaria dimostrazione di – senso per la – libertà, ma andiamo oltre e il punto è che) siamo già nella condizione di poterci vedere sospese le nostre libertà (civili) in base al principio dell’emergenza: è già successo, appunto, per il dopo-terremoto, ma anche per i mondiali di nuoto (!). Lo racconta proprio “Draquila”, e Guzzanti si e ci chiede se, a questo punto, ci sia ancora qualcosa che impedisce a Berlusconi di sospendere le nostre libertà tout court, brandendo una sfuggente motivazione di comodo (un pretesto) legato a questo principio. Il secondo editoriale sulla libertà, per la penna della grande firma del giornale della politica italiana. (Davvero una) buona domenica (ma è proprio il caso di dirlo?) su il Politico.it.            Read more

Diario politico. (Brutta) fine legislatura (?) Ora il Pd si incunea tra Berlusconi e Fini: “Niente riforme, premier pensa a voto” Innocenzi: “Sì ma loro non sono pronti…” I finiani: “Federalismo non è una priorità” La Lega: “Senza però si torna alle urne” Sulle intercettazioni il possibile big-bang

aprile 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Dopo un 25 aprile di (apparenti) grandi speranze (è proprio il caso di dirlo), in cui il premier prova a rilanciare l’azione di governo aprendo implicitamente a Fini, un’intervista di Bersani a Repubblica sgonfia la bolla (speculativa: è di nuovo proprio il caso di dirlo) delle riforme e con essa avvia rapidamente il count-down verso possibili elezioni anticipate. E’ un mosaico (o, se preferite, un puzzle) in cui tutte le tessere vanno al proprio posto: il passo indietro dei Democratici, che, come dice Cicchitto, «pensano solo a fare sponda a Fini», nella speranza di coinvolgerlo in un «patto» che consenta almeno di fare la riforma della legge elettorale e magari di varare qualche provvedimento d’urto a fronte della crisi economica del Paese, rende praticamente impossibile il cammino del grande ammodernamento «condiviso» dell’architettura co-istituzionale. Contemporaneamente dalla neo-corrente del presidente della Camera nel Pdl arriva una dichiarazione di lealtà al governo ma anche – per bocca di Raisi ospite di Otto e mezzo – una frenata sul federalismo fiscale. In queste condizioni, Bossi aveva già annunciato che «è meglio andare al voto». E all’orizzonte c’è la discussione sul ddl intercettazioni, su cui la minoranza finiana vuole dire la sua e promette (o minaccia?) di mettere in pratica la “pretesa” di fare pesare democraticamente la propria «opinione differente», pure nella cornice della lealtà al governo. E’ un possibile punto di rottura di questo quadro fragile, che potrebbe del resto naufragare anche su altri provvedimenti-limite sempre in campo giudiziario come il processo breve. Non è detto si arrivi ad una fine anticipata della legislatura, se sarà così lo capiremo solo nei prossimi giorni/settimane, ma le pre-condizioni sembrano esserci tutte. E in questa situazione, come raccontato oggi da Giulia, il segretario del Pd annuncia che «l’alternativa» verrà “varata” solo nel 2011… Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Diario politico. Nell’interesse? del Paese Il record negativo per rapporto deficit/Pil Migliaia di persone in più ora sulla strada Le “riforme” (?) già aspettano da decenni Mentre l’Italia oggi non può più aspettare

aprile 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Nel pieno della peggiore crisi economica e finanziaria dal dopoguerra (basta osservare le stazioni ferroviarie del nostro Paese, la sera: il numero delle persone costrette a passare la notte all’addiaccio è cresciuto visibilmente. E non si tratta – solo – di persone extracomunitarie – appena – immigrate), con la situazione dei conti pubblici che – nonostante l’attenzione, meritoria, riservata da Tremonti – precipita di nuovo a livelli spaventosi precedenti l’inizio dei cicli di risanamento operati dai governi di centrosinistra, nel momento in cui, cioè, più che in qualunque altro della propria storia recente l’Italia ha bisogno della propria politica, di risposte e concrete e urgenti per alleviare, almeno un po’, la sofferenza crescente ed evitare che prenda (ad affliggere) troppe altre persone, in questo momento cruciale per la vita di tutti noi la politica italiana (di oggi) che fa? Passate le elezioni, e dunque messasi al sicuro dal rischio che la propria autoreferenzialità generi nuova anti-politica che si traduca in ulteriore disaffezione e astensione e voto di protesta a movimenti alternativi, si mette silenziosamente (è proprio il caso di dirlo) alle spalle tutto questo per riprendere a trastullarsi con il tema, tradizionale in quanto irrisolto, autoreferenziale – a questo punto, e in questo momento – come non mai, delle cosiddette “riforme” (istituzionali). Che gli italiani non sanno esattamente cosa siano e a cosa servano, che di sicuro non risolveranno (oggi) i loro grandi problemi, e che è quanto meno paradossale che tornino al centro del dibattito politico quando il Paese ne è – suo malgrado – più lontano che mai. Anche perché il sistema ha certamente bisogno di riforme, arrugginito, semi-bloccato com’è divenuto, ma – fuor di ogni demagogia – solo in parte il suo malfunzionamento dipende dalla farraginosità del meccanismo; l’altra parte dipende dall’autoreferenzialità (appunto) di quella stessa classe dirigente che dovrebbe fare le riforme per superarla (sic). A questo proposito va ricordato che le ultime due riforme costituzionali che si sono fatte – quella del titolo V da parte del centrosinistra nel 2000, quella del centrodestra poi bocciata dal referendum della legislatura successiva, oltre alla riforma elettorale evocaticamente definita «porcata» dal suo stesso estensore – avevano tutt’altra funzione che perseguire il bene del Paese, e ci rendiamo conto che abbiamo (la nostra politica ha) perso il contatto con la realtà, e stupisce che solo il giornale della politica italiana si trovi oggi, qui, a denunciare il rischio (che non si risponda a questa) deriva. Il racconto, comunque, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Modernità?, indietro tutta Alfano vuole cancellare le liberalizzazioni Torna costo minimo concordato avvocati Ma così vincono familismo e corporazioni Ecco un contrario dell’Italia che vogliamo

aprile 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana guarda al futuro. E pensa ad un Paese nel quale libertà e solidarietà-coesione sociale convivano in quella democrazia liberale dolce che abbiamo evocato. Un’Italia mobile, fluida, aperta – in una parola, moderna – che non perda però il senso della propria Storia e della propria uni(ci)tà. In questa chiave l’unico provvedimento(-simbolo) dell’ultimo governo Prodi degno di nota (insieme alla politica estera dalemiana, nonostante tutto), le lenzuolate di liberalizzazioni delle professioni volute dall’attuale segretario Democratico Bersani – allora ministro per lo Sviluppo economico – equivaleva (allora come – ancora di più – oggi) ad una ventata d’aria fresca in una stanza chiusa. Ebbene, oggi il ministro della Giustizia propone un indietro tutta su questo fronte. E in particolare nello specifico delle tariffe per le prestazioni degli avvocati, rispetto alle quali il governo pensa alla reintroduzione della soglia minima, che impedisce – in sostanza – la libera concorrenza (specie da parte dei giovani che non hanno il nome e il prestigio necessario a competere, a parità di tariffa, con i principi del foro, e dunque si trovano impossibilitati, di fatto, ad aprirsi una strada tra i grandi studi in cui ci si tramanda il lavoro di padre in figlio) – tra generazioni e strati sociali (di partenza). Il sigillo ad un Paese immobile, poco fluido, chiuso. Un Paese-casta nel quale il merito delle persone non viene, in ultima istanza, riconosciuto. A vantaggio delle rendite (ereditarie) di posizione. L’esatto contrario dello spirito (di quale tempo?) di una destra liberale. Alla quale evidentemente questo centrodestra non si può paragonare. Come non si può dire che il centrosinistra sia la forza della modernità. Ma quelle liberalizzazioni vanno difese. E, come sempre, il Partito Democratico tace. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Diario politico. Visioni (?) dei (due) mondi Fini: “Internet un antidoto alla violenza” Premier: ‘Giù magistrati, sinistra, stampa’

marzo 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre il presidente della Camera fa (Finalmente) politica e guarda al futuro, il presidente del Consiglio (come buona parte del resto della nostra politica) attacca (per la prima volta tutti e tre insieme?) i fondamenti di un sistema democratico (se a parlare è il capo del governo): potere giudiziario, opposizione, libera informazione, continuando a rigirarsi sul presente (che è, poi, il nostro passato). Il futuro (invece) della destra italiana – e quindi (anche) della nostra politica – si snoda tra queste due visioni (di diversa accezione) di due mondi (quello reale – e virtuale – da un lato; quello autoreferenziale – e “finto” – della politica italiana di oggi, dall’altro) in totale contrapposizione tra loro (perché il secondo è l’esatta negazione  - e contraddizione – del primo). Gianfranco Fini offre al giornale della politica italiana uno splendido assist perché il Politico.it possa dedicargli la copertina principale (quella di fine giornata, quella del Diario politico) il giorno dopo la smentita che contem- poraneamente scuote e onora profondamente il nostro giornale. Ci piace “giocare” – nell’ora dello “scontro” – con una (falsa) accondiscendenza che è in realtà una totale adesione al modello (nei fatti, o almeno ad oggi nelle – univoche – parole) della nostra politica proposto da Fini: la sincerità di questa (nostra) visione è tutt’uno con la linea del nostro giornale, che del resto – come i nostri lettori più attenti sanno bene – non ha mai mancato di far arrivare il proprio sostegno alla piattaforma (è proprio il caso di parlarne in questi termini) del presidente della Camera. Di cui contempora- neamente – quando ne abbiamo avuto motivo, poi smentito dal capo di Montecitorio – abbiamo raccontato (in termini di ipotesi) indiscrezioni (non supportate da prove) meno positive per lui. il Politico.it è un giornale libero, onesto e responsabile – da cui la pronta “ricezione” della smentita di Fini – senza parti da rappresentare (in tutti i sensi). Nel solo interesse dei lettori. Ora il racconto della giornata, firmato Finelli. Read more

Un blitz del centrodestra in Vigilanza Rai Sospesi Porta a porta, Annozero, Ballarò

febbraio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Proposta dal Radicale Beltrandi, la norma prevede che tutti gli spazi oggi occupati da program- mi di informazione negli ultimi trenta giorni prima delle Regionali siano riservati a tribune politiche, cancel- lando, di fatto, il servizio giornalistico. Il provvedimen- to non vale, ovviamente, per le reti Mediaset. Dura protesta del Pd. L’Usigrai annuncia uno sciopero. Read more

Diario politico. Ufficiale: si sta svegliando il Pd. «Il processo breve? Uno scempio»

gennaio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Al Senato si discute del provvedimento che limita i tempi dei processi, compresi quelli passati, mandando di fatto al “macero” decine di procedimenti. I Democratici non solo non tentennano nell’opporre il loro “no”, ma danno vita ad una forma di protesta che dal singolare assume i caratteri di una rinascita. Come un mantra, ogni senatore che risponde ad Anna Finocchiaro legge prima il testo del pronunciamento della Corte europea dei diritti umani che respinge il ricordo presentato da Cesare Previti sulle presunte (e ora negate) violazioni subite nel corso del processo Imi-Sir; poi una dichiarazione con il “messaggio” da cui il titolo. Una reazione imprevista, un colpo di reni del Partito Democratico che già le scorse settimane aveva dato segni di risveglio. Un ritorno sugli scudi confermato dalla performance di Bersani a “Ballarò”. Nel diario, poi, le celebrazioni a Palazzo Madama per Craxi e di Napolitano per Borsellino (avrebbe compiuto settant’anni) e il messaggio del capo dello Stato ai magistrati impegnati nella lotta contro l’ndrangheta. Il racconto. Read more

Diario politico. Regionali, ‘doni e carbone’ Udc: un po’ di qua, un po’ là, un po’ soli

dicembre 28, 2009 by Redazione · 2 Comments 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Riparte la politica italiana. Casini annuncia le alleanze in vista della tornata di marzo. Lo schema sostanzialmente è: alleati con chi vince, tranne laddove il sicuro vincitore può fare a meno di noi (Emilia, Toscana). Uniche eccezioni: la Puglia, dove i centristi avevano fatto un passo in più chiedendo la testa di Vendola e ora che l’hanno ottenuta (il candidato del centrosinistra sarà Michele Emiliano) non tornano indietro, e il Piemonte, dove la candidatura di Cota, da parte del centrodestra, riesce indigeribile ai moderati dello scudocrociato così che potrebbero fare buon viso a cattivo gioco con la Bresso ma anche andare da soli. Uno schema che sa molto di opportunismo che lascia probabilmente interdetti sia il centrodestra sia il centrosinistra. Riparte la politica italiana e noi facciamo il punto su queste prime ore dopo Natale: la (presunta) telefonata di Berlusconi a Bersani che il segretario Democratico smentisce; Franceschini che tronca il dialogo se sarà sulla base delle «leggi ad personam» (nello specifico, il legittimo impedimento) pur approvate dal centrodestra per conto proprio; il presidente del Consiglio che annuncia che il 2010 sarà l’anno delle riforme (istituzionali) al telefono con la Comunità Incontro di don Gelmini. Il racconto. Read more

Il ritratto del personaggio della settimana. Handyman Cicchitto

dicembre 18, 2009 by Redazione · 2 Comments 

Più che il berluscones, come ci racconta il nostro vicedirettore, è per eccellenza il falco della politi- ca italiana. Uno che ricorda molto da vicino i falchi del Likud più ancora che alcuni repubblicani americani. L’incendiario del dopo-aggressione a Berlusconi. Il presidente dei deputati del Popolo della Libertà è il soggetto che descriviamo questa settimana. Quando la para-ideologia impedisce la comprensione (reciproca) e un punto di incontro. Godetevi il ritratto. Buona lettura. Read more

Berlusconi reagisce a Napolitano: “Veda i giudici politicizzati”. Ma Fini: “Rispettare”

dicembre 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Prosegue lo scontro istituzionale cominciato ieri con l’attacco del presidente del Consiglio a giudici e Consulta. Oggi il Cavaliere se la prende con il capo dello Stato che aveva difeso il potere giudiziario: «La violenza è nei miei confronti». Poi interviene il presidente della Camera: «In Napolitano si riconoscono tutti gli italiani. L’arbitro e le regole si rispettano». «Necessario riequilibrio dei poteri», insiste sull’ipotesi di riforma costituzionale Scajola. E Bondi «Precisioni di Fini provinciali». Il sefvizio di Francesco Carosella. Read more

Diario politico. Scajola: “Fini non in linea col Pdl”. Lui: “Non rinuncio alle mie idee”

dicembre 2, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ampia, ricca prima parte tutta dedicata al confronto interno al partito di Berlusconi dopo la diffusione del fuorionda del presidente della Camera, l’invito a chiarire giunto dai maggiorenti del Popolo della Libertà e il niet dell’ex leader di An: «Non devo spiegare nulla». Il ministro per lo Sviluppo economico esprime, probabilmente, una sensibilità diffusa nel Pdl. E vicina a quella di Berlusconi, che pure riesce a scherzare: «Me ne vado a Panama». Ma Fini non recede di un millimetro, e alla commemorazione di Nilde Iotti alla Camera replica anche a chi diceva di vedere nelle sue parole “rubate” del 6 novembre un tradimento del mandato di capo di Montecitorio, al punto da poter ragionare dell’ipotesi di chiedergli le dimissioni: «Essere imparziale non significa rimanere estranei al confronto delle opinioni». Chiudiamo con il rifiuto da parte dell’Agenzia del farmaco ad apportare correttivi alla delibera sulla Ru486: «Non sta a noi decidere sul ricovero». Ma Sacconi: «Incompatibile con la legge 194». E con l’intervento di oggi del presidente della Repubblica che, tra l’altro, ha elogiato il ruolo fondamentale degli insegnanti nella costruzione dei cittadini del futuro. Il racconto. Read more

Diario politico. Governo, è faida-Tremonti ‘Blocca tutto’. Bonaiuti: “Premier con lui”

novembre 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. C’erano stati i giorni di passione dello scontro a distanza tra il ministro e Berlusconi, quando il presidente del Consiglio, in visita privata a Mosca, aveva scavalcato il titolare di via XX settembre annunciando il taglio dell’Irap, cosa che aveva spinto Tremonti a recalcitrare. Bossi aveva provato a risolvere, lanciandolo come vicepremier, ma era arrivato (anche) l’altolà di Fini. Poi, il giornale della politica italiana ve lo aveva raccontato tra i pochi, c’era stato lo scontro tra lo stesso titolare dell’Economia e Brunetta, finito a minacce di percosse fisiche in Consiglio dei ministri. Oggi tutto questo viene a maturazione, attraverso un’intervista al Corriere dello stesso ministro per la Pubblica amministrazione, che parla di «egemonismo autoreferenziale» per il collega. E Sacconi e Bondi sembrano andargli dietro. Ma il portavoce di Berlusconi getta acqua sul fuoco. Nei giorni in cui si comincia a discutere anche di possibili elezioni anticipate, una questione di cui tenere conto. E che vi raccontiamo. Poi c’è il fronte-giustizia, sul quale un’altra intervista, questa volta di Armando Spataro a Lucia Annunziata ad “In mezzora”, domenica pomeriggio su Raitre, scatena il fuoco di fila della maggioranza che sembra trovare conferma alle proprie tesi di una giustizia politicizzata nelle parole del procuratore: «Pm avvocato dell’accusa? Logiche aziendali. E se i processi che verranno abbreviati sono solo l’1%, come dice Alfano, che problema c’era?». «Azione eversiva della magistratura», dicono in coro dal Pdl. Il racconto. Read more

Su giustizia ancora duello tra Silvio e Fini Bondi: “Gianfranco conformista di realtà”

novembre 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tutto cominciò, come ricorda spesso lo stesso presidente della Camera, il giorno in cui Berlusconi, allora semplice imprenditore non ancora sceso in politica, durante una conferenza stampa a Casalecchio di Reno disse che per la carica di sindaco di Roma tra Fini e Rutelli avrebbe scelto sicuramente Fini. Era il 1993. Fu il primo mattone del futuro Polo del Buongoverno, prodromo originale del Popolo della Libertà. Da allora un rapporto di stima politica e personale lega moltissimo il premier al suo delfino-competitore. Ma da quando l’ex leader di Alleanza Nazionale è asceso alla terza carica dello Stato, è calato il gelo. Fini, sostenuto dal nostro giornale, ha scelto la linea della responsabilità istituzionale, assumendo al tempo stesso i valori di una destra moderna, europea, sulla falsariga degli altri grandi partiti liberalconservatori del Vecchio continente. Una linea che non poteva non confliggere con le “esigenze” del presidente del Consiglio. Sul tema della riforma dei procedimenti e della prescrizione breve l’ultima sfida, cominciata nel week-end con l’intervista di Fini a “Che tempo che fa” (“Gli autografi li chiedano a Sting, il presidente della Camera non firma nulla”) e proseguita con l’incontro chiarificatore, ma che non è piaciuto agli ambienti più vicini al premier, di ieri. Oggi nuovo attacco del “Giornale”. Il giornale della politica italiana, a poche ore dalla presentazione al Senato della legge frutto del compromesso tra i due, vi racconta l’ultimo duello. La firma è di Francesco Carosella. Sentiamo. Read more

Diario politico. Crocifisso, tutto sul caso Berlusconi: “No ricattabile. Riforma Csm”

novembre 4, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Spettacolare puntata del Diario politico in cui vi raccontiamo tutto quanto c’è da sapere sulla decisione della Corte europea dei Diritti dell’uomo che impone la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche. La vicenda della donna finlandese cittadina italiana la cui ”denuncia” è la chiave di questa storia, e poi tutte le reazioni dal Governo che annuncia ricorso al Vaticano fino al resto della nostra politica. Bondi e Frattini duri con l’Europa. Bersani: «Una tradizione inoffensiva». Quindi le ultime anticipazioni dal libro di Vespa che, di fatto, sta dettando l’agenda politica di questi giorni. Il presidente del Consiglio: «La sentenza Mondadori? Un’estorsione». E chiede il rinvio dell’udienza: «Per il vertice Fao». Infine, gli sviluppi del caso della morte in carcere di Stefano Cucchi, con il ministro della Giustizia che si riferisce alle Camere: «Non doveva morire. Aveva chiesto di non dare info sul suo stato di salute nemmeno ai genitori». L’avvocato di famiglia: «Inconcepibile». Il racconto del nostro caposervizio. Read more

Diario politico. Bossi: ‘Giulio vicepremier’ Bersani: ‘Si cominci ad affrontare la crisi’

ottobre 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. La nota più autorevole, letta, approfondita. La nota politica del giornale della politica italiana. Cinque temi, due di maggioranza, due di opposizione, più il caso Marrazzo. Il leader della Lega spinge per la nomina del ministro dell’Economia, contro la quale si schiera però tutto il Pdl. Che – secondo punto – sostiene la linea “rigore più sviluppo” del premier, che dovrebbe prevedere la riduzione delle tasse, anche in chiave elettorale. Rutelli che settimane fa confida un’intenzione di andar via dal Partito Democratico che viene svelata oggi con una tempistica che non piace all’ex leader Dl da Bruno Vespa, che aveva raccolto la dichiarazione per il suo nuovo libro. Bersani, dal canto suo, fa la sua prima uscita a Prato, tra gli artigiani nel pieno della crisi economica, e invita il Governo «a venire in Parlamento a confrontarsi su questo, finalmente». Infine, il programma per le dimissioni del presidente della Regione Lazio, che dovrebbe lasciare a metà novembre. Il racconto. Read more

Qui settegiorni. Pecorella, Woody Allen e Franceschini di M. Adinolfi

ottobre 7, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il momento del giro d’orizzonte in sette punti del vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale del Partito Democratico e sostenitore della mozione del segreDario al congresso, che apre la rubrica odierna proprio con l’attesa della sentenza della Corte: «Arriverà entro i telegiornali della sera», scrive Adinolfi. Anche il secondo punto è dedicato a questo nodo centrale della nostra politica oggi, con una critica all’altro (suo) avvocato, e parlamentare Pdl, già presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, mandato da Berlusconi a perorare la causa del Lodo: Pecorella. Franceschini ieri era a “Ballarò” e Mario ne commenta la performance; poi una parentesi personale in cui c’è spazio anche per il cinema (che oggi ritorna spesso sul giornale della politica italiana, dopo la bella recensione di apertura del nostro Attilio Palmieri). E poi scommessa (in anticipo: punto cinque), Facebook (stavolta per parlare della miriade di contatti e di “amici” della grande firma de il Politico.it) e, infine, un omaggio ad una nuova avventura editoriale di due amici. Buona lettura. Read more

Il ritratto del personaggio della settimana. L’amico Sandro Bondi

giugno 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo “affresco” dal nostro vicedirettore. Il “pretesto” sono le dichiarazioni polemiche rivolte dal coordinatore Pdl a “Repubblica” e la diatriba con Eugenio Scalfari. Il risultato è un altro grande ritratto, anche stavolta accompagnato dalla straordinaria illustrazione di Pep Marchegiani, in esclusiva per il Politico.it. Un pezzo da scaricare e conservare, un disegno da collezione. Dopo D’Alema, dunque, ecco il ministro Bondi. Solo sul giornale numero uno. Read more

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