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NUOVI SCENARI IN PARLAMENTO: COSA CI ASPETTA DOPO IL ‘TERZO POLO’?

agosto 4, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si attende con ansia il voto di sfiducia sul sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, previsto per il tardo pomeriggio. Come dice il nostro Stefano Catone “il voto sarà palese, ma l’esito incerto”: molti sono gli scenari che si aprono in questa nuova fase della legislatura. Ed un nuovo assetto si impone nelle stanze del potere. Il giornale della politica italiana è qui per raccontarvelo. Iniziamo dunque con questo primo pezzo, in cui i protagonisti della nostra politica prendono parola in un susseguirsi frettoloso di dichiarazioni, che non fanno che palesare il fermento di queste ore. Prossimo appuntamento: l’esclusiva intervista del nostro Salvatori a Carmelo Briguglio. Per ora non vogliamo fare ulteriori anticipazioni, basti dire che nuovi orizzonti divengono possibili. Intanto Catone, sentiamo.

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Casini: “Ora governo di salute pubblica” Ma è sano solo un bipolarismo moderno

maggio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. La responsabilità, in particolare, consiste nella capacità di agire nell’interesse del Paese, possibilmente di tutti gli italiani – nello stesso momento (il che non significa, naturalmente, non riconoscere un – inevitabile – ordine prioritario agli interventi, che deve però discendere da questo obiettivo e non dall’obiettivo di favorire gli interessi di una data parte). E’ evidente che oggi tutto questo è completamente assente dal nostro scenario: la politica italiana è del tutto autoreferenziale, ovvero non solo rappresenta specifici interessi ma, spesso, addirittura il proprio, venendo meno anche alla funzione di rappresentanza (appunto) popolare. E tuttavia, a ben guardare, siamo sulla strada che porta a quella possibile opzione: il bipolarismo, oggi mal funzionante, grazie ad un progressivo consolidamento, alla futura uscita di scena del presidente del Consiglio (oggettivamente fattore di destabilizzazione o di deviazione della nostra politica e del bipolarismo stesso, che pure ha contribuito in modo decisivo ad avviare) e alla comune reazione (a questo)-tensione alla responsabilità di parti (o della totalità) di entrambi i partiti maggiori (a destra è evidente che il riferimento è alla proposta di Gianfranco Fini), il bipolarismo, dicevamo, per tutto questo tende naturalmente (e in maniera imprevista) alla propria maturazione, ed è possibile che nel (prossimo) futuro potremo avere anche nel nostro Paese una dialettica appunto matura tra due parti che, seppure da punti di partenza e con qualche interesse specifico differenti, tenderanno a fare il bene di tutti. Una condizione naturale, in qualsiasi Paese democratico occidentale, che tuttavia noi non abbiamo ancora avuto la fortuna di conoscere. Un autorevole osservatore faceva notare, nei giorni scorsi, come in Inghilterra stia finendo, o comunque sia in crisi, proprio questa fase-modello che noi dobbiamo ancora addirittura cominciare. In questo quadro ogni tentativo di fuoriuscita dal bipolarismo, come quella surrettiziamente proposta da Casini, non va nell’interesse dell’Italia ma in quello di una parte, seppure terza, seppure centrista, che non ha oggi nel nostro Paese lo spessore – che ha avuto altrove, ma anche da noi, in altre fasi storiche – che le consentano di rispondere a questo bisogno al di fuori della concorrenza tra due poli, conditio sine qua non per arrivare a quella tensione, comune, alla responsabilità, e per evitare il consociativismo e la stagnazione di una politica italiana ferma e non dina- mica. Ci dice la sua, a questo proposito, Massimo Donadi. Read more

Chi ha vinto le elezioni Gb? Il nostro Pd
Perché le terze forze non trovano spazio E pure impediscono una sana alternanza
Da noi c’è la soluzione: Labour + Libdem Ora tendere al bipartitismo all’americana

maggio 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Primo partito i Tories che non hanno però la maggioranza dei seggi. Flop di Clegg a fronte di sondaggi che lo davano almeno avanti ai laburisti e prova vivente che la politica mondiale chiedesse una terza forza, da non confondersi con la terza via. Ma il bipolarismo, sostanzialmente, ha retto. Solo che così è bloccato. Negli anni i libdem avranno sicuramente modo di crescere, ma – qui sta il punto – è questo di cui ha bisogno la Gran Bretagna? Una (nuova, in Gb, solita, da noi) stagione di consociativismo? Noi crediamo di no; anche perché tutte le democrazie del mondo che funzionano si basano su un bipolarismo compiuto, che non prevede terze opzioni. Quelli più efficaci hanno invece già dato risposta alla richiesta, questa sì, di un rinnovamento delle due proposte in campo. Obama in America rappresenta prima di tutto la modernità. Non a caso Clegg era stato paragonato a lui. E Obama è saldamente Democratico, non pensa di rappresentare una terza opzione che non c’è. Nel nostro Paese, in realtà, ci troviamo già ad un buon punto di cottura: come questo giornale ha già avuto modo di scrivere (per primo), la strada tracciata da Berlusconi nel ’94, dalla nascita del bipolarismo (pure malfunzionante, ma non per ragioni intrinseche, bensì contingenti e dovute ad uno scarso livello di maturità – del bipolarismo, e non solo) e del suo ri-lancio in avanti con la nascita prima del Pd e la perfetta risposta del Pdl, a sua volta rafforzata – e non minata – dalla nuova dialettica interna inaugurata da Gianfranco Fini, porta dritti al bipartitismo all’americana. Obietterete: ma in Italia ci sono anche altre sensibilità. No, sono rappresentanze di interessi (spesso della politica italiana autoreferenziale, più che di parti di Paese) che bloccano la (sua) modernizzazione. E’ necessario assumersi la responsabilità delle sintesi in nome della governabilità. E questa responsabilità si traduce nel bipartitismo. Il Pd compia (dunque) il proprio percorso – era nato per essere il corrispettivo italiano del Partito Democratico americano – aprendo ai socialisti radicali di Vendola, ai Radicali tout court, al ritorno – in questa chiave, può avvenire, anche alla luce della “lezione” inglese – di Rutelli e dei libdem all’italiana, approdi ad una reale, e libera, democrazia interna libera dai blocchi e dagli schemi del passato, e diventi il partito della modernità progressista. Fini sta già facendo la sua parte per modernizzare la destra. Il futuro della politica italiana è questo qui. Solo così si potrà procedere, in una democrazia dell’alternanza sana (le parole in quest’ordine), ad una modernizzazione del Paese alla quale tenderanno sia i Democratici, sia i Repubblicani. Il servizio invece sulle elezioni inglese-e-basta, all’interno, è di Nicolò Bagnoli.                       Read more

Presidente, accetti la dialettica con Fini E’ strada del “suo” bipartitismo (maturo) Per due grandi contenitori all’americana Socialisti- lib-dem, lib-con- conservatori La “concorrenza” bipolare libera energia Se lo farà lei avrà modernizzato l’Italia

aprile 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E oggi torneremo a proporre idee e progetti per il domani del nostro Paese. Ma l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: lo scontro Berlusconi-Fini, sì, la rissa. Ma come avranno rilevato i commentatori più acuti e politicamente raffinati, così come avevamo già fatto noi di fronte alla vittoria di Vendola alle primarie in Puglia per il Pd,  «dai diamanti non nasce niente. Dalla merda nascono i fior». Il giorno più lungo per il centrodestra può essere – contro tutti i (pre)giudizi – il preludio per la nascita, anche in Italia, di un grande partito (del Popolo) repubblicano, che insieme ai Democratici vari la democrazia italiana del futuro. Perché la riforma del sistema, in senso moderno, prima ancora di ogni rivoluzione riformatrice affidata alla volubilità della politica italiana di oggi, inaspet- tatamente si sta realizzando in modo naturale.            Read more

Pd e Pdl (ancora) come Ds e Forza Italia? La transizione verso due partiti di massa La crisi dei co-fondatori già in minoranza Rutelli: “Anch’io faticavo ad esprimermi” Ora il bivio tra bipolarismo e terzo polo

aprile 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Inghilterra Labour e persino i Tories, vincitori annunciati di queste elezioni, sono incalzati dai liberaldemocratici-terza via di Nick Clegg, che ha vinto sì il confronto televisivo ma, presumibilmente, anche perché l’opzione nuova o comunque alternativa a quelle “battute” storicamente – destra e sinistra – incontra le aspettative e i bisogni degli inglesi. In Italia l’alternanza tra i due poli non c’è ancora mai stata, anche perché negli ultimi quindici anni si sono confrontate proposte o ancora non perfettamente compiute oltre che divise e contraddittorie (il centrosinistra – in futuro, forse – Democratico) oppure completamente stravolte in forme di partito-coalizione personale e di populismo. Progressisti e conservatori, sì, ma non ancora nell’accezione americana e più moderna dei due termini. E se i progressisti hanno almeno cominciato questo sforzo nella scelta del nome (Partito Democratico, appunto) a destra siamo (ancora, da noi) all’enunciazione di Popolo e ad assolutistici (e demagogici) richiami alla Libertà. Dunque non abbiamo ancora vissuto quel bipolarismo-bipartitismo che oggi una parte della politica italiana, capitanata da Rutelli e Casini, vorrebbe superare in nome di una sua presunta crisi. Che in realtà, come in effetti il leader di Api in qualche caso dice, è, appunto, una difficoltà di concepimento. Ante e non ex post. Il punto sta proprio qui: capire se il terzo polo va incontro alle esigenze del Paese oppure è solo una risposta affrettata alle difficoltà di una transizione che richiede tempo per essere compiuta. La scelta ondivaga dell’Udc alle Regionali fa temere che in gioco, almeno per una parte dei protagonisti di questa “rivolta”, ci siano soprattutto interessi di bottega. E tuttavia la proposta può non esaurirsi in questo. Nel seguire il filo della narrazione del possibile nuovo grande centro (liberale?) in fieri, il giornale della politica italiana, dopo avere ospitato l’appello di Guzzanti a Fini, indaga proprio sulle cause di questa dispersione rispetto ai due poli-partiti (è proprio il caso di dirlo?) di centrodestra e di centrosinistra. Incarnata dai due sue due protagoni- sti principali: Fini nel Pdl, ovviamente, e Francesco Rutelli fuoriuscito dal Partito Democratico. Andrea Sarubbi, che conosce da vicino Rutelli e la sua opzione e che ha deciso tuttavia di non seguirlo è di rimanere nel Pd, è la persona giusta a cui affidare il racconto e l’analisi di queste tendenze centrifughe (o -pete a seconda del punto di vista, in tutti i sensi). Read more

Racconto (incrociato) del dopo-Regionali Ecco com’è andato veramente il voto qui E’ (stata) la fine di (questo) bipolarismo? FOTO: il grande vincitore, Umberto Bossi

marzo 31, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In questi giorni tutti i grandi quotidiani, come le tivù, e in generale tutti i punti di osservazione della nostra politica si sono esercitati nello svisceramento dell’esito delle elezioni. Mancava però l’analisi del suo giornale. L’analisi della voce (più specializzata e autorevole) della politica italiana. Abbiamo atteso di avere un quadro completo di questa tornata, per dire una parola definitiva su come sono andate queste Regionali. Eccola. La firma è di Gaspare Serra. E comincia, con quest’analisi complessiva e in chiave nazionale, il secondo filone di racconto di questa grande giornata su il Politico.it. Mentre theHand ci porta nelle reazioni del dopo-voto della politica italia- na, le nostre firme chiudono il conto. Cominciamo, come annunciato, con questa panoramica generale, per poi scendere nel dettaglio di cosa sia accaduto nel Lazio e in Piemonte; infine guarderemo al domani. Read more

L’inchiesta. Bipolarismo (e 2nd Rep.), verso la fine? Quale futuro/1

febbraio 17, 2010 by Redazione · 2 Comments 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di dare un ordine alla propria narrazione, di seguire un filo logico nel proprio racconto quotidiano, appunto (e non solo). Così, dopo aver avviato l’inchiesta – che proseguirà nei prossimi giorni – sulla possibile (ri)nascita del partito unico del centrosinistra, un corrispettivo italiano di quel Partito democratico americano che abbisogna tuttavia – e insieme contribuirebbe a (ri)fondare (a sua volta) – un bipolarismo compiuto (almeno tendenzialmente), cerchiamo di capire se ce ne sono le condizioni, ovvero se il sistema istituzionale – e i protagonisti di oggi, insieme ai loro leader – possono tendere verso questo o, comunque, a cosa tendono. Nei giorni in cui un possibile nuovo “tappo”, dopo quello del ’92, sta per saltare – per usare le parole del direttore Paolo Mieli – quando un Berlusconi che – lo scriveva ieri Paolo Guzzanti su questo giornale – non accenna, al di là di sondaggi che rivelano contingenze più o meno positive, a vedere esaurito il proprio successo, tuttavia si avvia naturalmente verso la conclusione del proprio percorso politico (ha 73 anni!), il giornale della politica italiana si assume la sua responsabilità di punto di riferimento della nostra politica e cerca di anticipare cosa potrà accadere. Per capire. La firma della serie, che comincia con questa introduzione e proseguirà, intrecciandosi all’inchiesta sul centrosinistra, nei prossimi giorni, è di Pietro Salvatori. Buona lettura e buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

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