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Innovazione chiave Rinascimento Una missione per Sinistra Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ecco cosa fermò riforma? lavoro Fornero. ‘Lavoratori si salvano salvando imprese’. Se queste non si salvano sulla loro pelle. Napolitano: ‘La riforma non è solo art. 18′. Presidente, con tutto rispetto: invece ‘sì’. Ammortizzatori vanno a regime nel ’17 (!). E rappresenteranno un colossale spreco. (Così) servon (solo) a addolcire la pillola. Potrebbero esser investimento in futuro. Ma ora governo vuol solo abolire art. 18. Monti non sa come (ri)generare crescita

di MATTEO PATRONE

La sinistra in questi anni si è sempre più appiattita sulle posizioni della destra. Per un (malriposto) desiderio di legittimazione. Il miglioramento delle condizioni delle classi più deboli l’aveva, in qualche modo, privata di funzione. Costretta a ripensarsi, ma senza più sentire l’esigenza morale che le veniva dal rappresentare le istanze delle persone che più avevano bisogno, ha finito per scegliere la via più facile dell’omologazione, via attraverso la quale raggiungere il potere. Un potere però, così, sterile e fine a se stesso. In questi anni nessuno ha mai trovato la forza – le idee – per contestare il neo-mercatismo della “Destrasinistra” (noi ci proviamo, Pier Paolo). Ma, come sempre accade nel corso della Storia, la crisi ha costretto tutti ad una (ri)elaborazione. E – a cominciare da il Politico.it – si è capito che il “panmercatismo” – tutto è mercato – non solo non è il migliore dei mondi possibili, ma è la via più breve per la (auto)distruzione. Di questo. E’ quindi proprio per la sostenibilità e la futuribilità degli stessi interessi economici, che il Politico.it ha cominciato ad indicare nella necessità di darci un obiettivo più alto, della semplice, stretta gestione economica – e nella possibilità di farlo restituendo alle persone quella libertà che l’omologazione della con-petizione riduce, attraverso la cultura – l’unica via di salvezza (per gli stessi mercati!). Ed è in questa luce che la sinistra può tornare oggi a confidare di potersi ridare una forma, e un pensiero (forte). In ultima analisi, di poter tornare (?) ad esprimere una (propria) egemonia culturale. E quindi tornare a vincere. Sul serio. E, permetteteci, far fare alla (nostra) società e all’intera umanità un passo verso lo (stesso) orizzonte indicatoci da Gesù (che è “eterno”, e non “ancora attuale”, monsignor (?) Paglia), quello di una società in cui le persone, raggiunta la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura), si aprono alle altre, e collaborano insieme, facendo ciascuna ciò che serve per far funzionare al meglio quel (ritrovato) convivio umano. Ebbene, restano però (almeno) cento anni di subordinazione e di bisogno di legittimazione da scrollarsi di dosso: non stupisce, perciò, che una persona illuminata ma impregnata di questa storia come il presidente Napolitano, non riesca a vedere c0me le (non) soluzioni che il presidente del Consiglio propone, siano superate, vecchie, improduttive, inefficaci. Perdenti. E come proprio per questo – proprio per la incapacità di farci ripartire, mostrata già in estate quando nei suoi editoriali non aveva saputo fornire un solo spunto circa come si sarebbe potuto fare, anzi, addirittura dimenticando completamente l’idea della crescita – finisca poi, nervosamente, per cercare di compensare tutto ciò offrendo pannicelli caldi a quegli interessi (particolari) che, ahinoi, il conflitto di interessi gigantesco che molti esponenti di questo governo hanno, non permette di considerare alieni da una attenzione speciale (non foss’altro che culturale) da parte dell’esecutivo. Solo di un pannicello caldo si tratta se parliamo di questa (non) riforma. Lo riconosce anche il (loro) Corriere: non genererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita. Perché Monti non sa come si fa la crescita. Monti dice che il modo per aiutare le persone deboli è salvare l’Italia (e non con l’assistenzialismo): lo abbiamo scritto noi per primi; siamo totalmente d’accordo. Ma l’Italia si salva rigenerando la crescita, e restituendo spessore e un senso più alto alle vite di ciascuno di noi; e con tutto questo l’abolizione dell’art. 18 non c’entra nulla. L’abolizione dell’art. 18 – sì, capo dello Stato, unico contenuto di questa riforma – serve appunto a compensare – magari, a riempire – il vuoto di iniziativa (alta ed efficace) dell’esecutivo che così bene ha fatto politica di rigore (e dobbiamo essergliene tutti grati), per la crescita. Diciamo di più: il Politico.it ha già indicato che nel prossimo governo ci dovrà essere un ministro del Bilancio che sfori il tetto di età di 45 anni mettendo la sua esperienza e la saldezza della possibile gestione al servizio di quell’esecutivo di ripartenza e rilancio, ma che proprio per poterlo essere inevitabilmente sarà anche meno esperto: e tenere in sicurezza (sempre più, sempre meglio) i nostri conti. Mario Monti potrebbe essere l’ideale ministro del Bilancio – anche per assicurare continuità tra i due esecutivi – di quel governo. A patto che, in un contesto in cui finalmente la crescita venga fatta (da qualcuno che sa come generarla), non si lasci scappare i cordoni del bilancio per pagarsi la compensazione del proprio vuoto di inizativa coprendo la riforma del licenziamento selvaggio con ammortizzatori sociali che non servendo ad altro che ad indorare la pillola dei licenziamenti, rappresenteranno una spesa a fondo perduto e, in ultima analisi, l’ennesimo – anche se, lo riconosciamo, inedito – spreco colossale (e, in realtà, ad personam!) delle nostre finanze pubbliche. Quando gli ammortizzatori – che prendrebbero la forma di una indennità di (dis)occupazione – possono rappresentare il “pagamento” dei lavoratori impegnati nella formazione per crescere (loro stessi) e tornare al posto di lavoro – flessibilizzato ma nella chiave della formazione e della innovazione – più preparati, nuovamente preparati, con un maggiore spessore culturale e quindi umano, più liberi, e pronti a dare il meglio di sè per un possibile, nuovo miracolo italiano. Da qualche giorno abbiamo sulla punta delle labbra questa espressione, notoriamente svuotata di significato e resa retorica dall’(ab)uso fatto da Berlusconi nel ’94. Ma Berlusconi, del quale il giornale della politica italiana conosce l’intima bontà e generosità, e che possiamo considerare la più grande occasione sprecata nella storia della Repubblica (proprio per le sue capacità), non ha le risorse (morali) per fare il presidente del Consiglio ma resta comunque un uomo di straordinaria (in senso letterale) intelligenza (anche, Politica): e come ha sempre fatto con gli italiani, anche nel parlare di quella possibilità per il nostro paese non lo ha fatto a vuoto, bensì a ragion veduta: perchè l’Italia ha tutto (incredibile tradizione culturale, strepitosa posizione geografica, combattivissimo tessuto di piccole imprese) per essere (di nuovo) una delle più grandi economie del mondo, al passo di Cina e Stati Uniti (sì, di Cina e Stati Uniti); se solo capirà – come Monti non è in grado, da solo, di fare – che la crisi economica non si supera intestardendosi nel ripetere (accentuare) le stesse scelte che hanno portato a quella crisi; e tanto meno – ovviamente – compensando la conseguente frustrazione cancellando 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e generando un clamoroso spreco di risorse pubbliche, al solo scopo di avere l’approvazione d(e)i (vari) Marchionne (in giro per il mondo). Ma rendendoci conto che siamo (stati) la culla della civiltà mondiale, e che da noi può venire la visione, il modello della società – della umanità – del futuro. La cultura chiave del nostro possibile Rinascimento di un’Italia che punta a diventare la culla dell’innovazione mondiale (a 360°), la più grande Silicon valley (ma con un respiro culturale) del mondo. E’, in ultima analisi, anche l’unico modo per salvare i (super – ? Quanto a prebenda, sicuramente) manager i cui stipendi aumentano del 42% nell’anno della crisi (e delle persone e delle famiglie che non ce la fanno a vivere) senza che abbiano saputo esprimere una sola idea buona che consentisse loro (generando utili) di non fare la questua (di diritti – dei lavoratori) dai governi di tutto il mondo, da loro stessi. Matteo Patrone
(21 marzo 2012)
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Questa non è una “riforma” (?) del lavoro. Ma (soltanto) l’abolizione dell’art. 18 di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro (?) Bersani, ma (mo’) che stai a fa’? Questa non è una “riforma”(?) del lavoro Questa è (“soltanto”) abolizione di art. 18 E Berlusconi raggiunge obiettivo del ’94 Il Pd (il Pigi) invece tradisce se stesso(?) E soprattutto milioni di cittadini “deboli”

di MATTEO PATRONE

Il segretario di se stesso – e della politica politicante – dà il placet del “partito dei lavoratori” alla non-riforma che riporta i dipendenti ad una condizione di “schiavitù” (professionale. Ma, a salire (?), anche esistenziale) pre-novecentesca da quelli che tornano a tutti gli effetti ad essere i (loro) padroni. Gli ammortizzatori sociali, che entreranno a regime solo più in là e che al primo colpo di vento (di – nuova; o, in questo modo, rinnovata e amplificata – crisi: perché parliamo, (noi) sempre, di quella delle persone) saranno rimessi in discussione per la propria insostenibilità economica, sono solo uno specchietto per le allodole che, di concreto, migliora solo un po’ il progetto di (peggior) liberismo immaginato e cominciato ad attuare dal predecessore di Monti nel 2001: via il contratto selvaggio, e questo è un bene; dentro comunque una forma di ammortizzazione nel totem del licenziamento – a sua volta – selvaggio, e anche questo è un bene; ma si tratta del minimo (sindacale – ?) in un Paese che fa della propria coesione uno dei principali fattori di tenuta nonostante l’assenza della Politica dalla scena – quando non torna per fare danni – da trent’anni a questa parte, e che ora rischia di non avere più nemmeno questo. Ma i deputati del Pd – e non del Pigi – che conservano ancora un minimo di pathos – di partecipazione. Ai destini delle persone. Quella dall’alto al basso che rende Alta la Politica; che la mette al (reale) servizio del Paese e non degli interessi (particolari) – abbiano un sussulto di orgoglio e di dignità e dicano no a questo passaggio che non ri-genererà alcunché, se non il senso di onnipotenza di una classe imprenditoriale che faticosamente avevamo avvicinato (unito) a quella “operaia”, e che ora tornerà sulle barricate di una (dura) lotta di classe. Ha vinto Marchionne. Ha perso tutta la tradizione della sinistra dal Risorgimento ad oggi. Per ora. Sarà anche un modo per dire no a questo segretario di se stesso che mette a repentaglio un secolo di conquiste da lui stesso ideologicamente sbandierate come la linea del Piave del suo partito (?) democratico (???), al fine della propria, sola sopravvivenza politica. Una “carriera”, come la chiama il suo amico Casini. E non un servizio (civile). E’ incivile che il partito democratico dica sì a questa non-riforma. E anche – è ora di dirlo – che tre esponenti di aree di opinione e di sensibilità che la pensano all’opposto possano trovarsi d’accordo sugli stessi provvedimenti. Il giornale della politica italiana per primo ha preconizzato – e predicato – la fine della destra e della sinistra; ma non in nome del ritorno al consociativismo. Unità degli italiani, e non dei politicanti. Per difendere l’Italia, e non loro medesimi. Se l’abc della politica (è proprio il caso di chiamarlo – elementarmente – così, nella definizione – non sa nemmeno lui quanto – geniale data da Francesco Verderami) va tanto d’accordo o c’è qualcosa che non va nei contenuti (?) o c’è qualcosa che non va nelle prime tre lettere dell’alfabeto. Ma se la a e la c centrano oggi (tutti) i loro obiettivi, la (serie) b della politica politicante non si capirebbe altrimenti (se non avessimo isolato il germe dell’autoreferenzialità della politica) che cosa avrebbe da sollecitare le parti sociali a sottoscrivere questo accordo che rinnova il conflitto di interessi del governo Monti (le norme per la gratuità dei conti per le persone anziane, pure benedette, sono una foglia di fico dietro la quale si consuma il rapporto “osceno” – è soltanto una metafora: rimettete in tasca le querele - tra il presidente del Consiglio e i poteri forti), e prende in giro gli italiani. Anche perché tutto questo, come abbiamo scritto ieri , non rigenererà alcuna (?) crescita: un po’ di crescita ci sarà forse per quel che riguarda la domanda interna, come rileva oggi sul Corriere il prof. Liebman, ma sarà ben presto azzoppata quando gli ammortizzatori (che si chiamano “sociali” ma durano solo qualche mensilità) finiranno (del tutto?) e la disoccupazione delle/ nelle famiglie (oggi protette) schizzerà alle stelle. Un maggiore (?) ingresso dei giovani nel “mercato” (!) imprimerà una (piccola) spinta, vanificata però dalla (stessa – ?) precarizzazione. Tutto questo senza riaprire alcuna prospettiva: dove andiamo, con questo gol della destra americana e dei mercati, se non (“solo”) a rimettere a posto i conti di imprese che – senza un ulteriore stimolo-motivazione, quale avrebbe potuto essere (sarà) reimpostare il sistema produttivo nel senso dell’innovazione, con la formazione ad assicurare la continuità dell’occupazione, a dare sostenibilità e produttività alle stesse indennità (strettamente legate alla partecipazione alla formazione) divenute in questo modo un investimento nel futuro, e alla libertà di licenziare un senso e non solo un (plus)valore – penseranno, in piena crisi e recessione, a tirare i remi in barca a discapito dei soli dipendenti? Berlusconi, intanto, festeggia il suo ultimo successo: fuori da palazzo Chigi, per interposto Monti, è riuscito a compier quella rivoluzione (il)liberale che prometteva dal ’94 e che lui non era capace di mettere in atto. E’ il suo ultimo capolavoro: peccato (per lui) che non si sia accorto prima che da Arcore avrebbe potuto tirare le leve del potere con ancora maggiore facilità. Anzi no, prima non era possibile: lo è diventato da quando il principale partito del centrosinistra – il, centrosinistra – ha Bersani alla propria “guida” (?). Il “peggior segretario della sinistra berlusconiana degli ultimi quindici anni”, abbiamo scritto questa estate. Non sapevamo neppure noi quanto avevamo visto giusto. Matteo Patrone

(16 marzo 2012)

Se il Corriere (MTM) liscia il pelo a Pigi/Pd E destra (con Monti) continua governare Interessi (particolari) tengono unito il Pdl A sinistra si punta (solo-propria) salvezza Renzi: ‘Per me (così) nessuna solidarietà’ Ma Pd è nato per essere partito dell’Italia E per salvare (sì, ma) nostri connazionali Formazione per innovazione per ripartire

maggio 18, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Matteo Renzi, accusato – in modo comunque ambiguo e opportunistico; davanti alla giunta del Senato e non dai magistrati – di avere ricevuto 70 delle migliaia di euro che l’ex tesoriere della Margherita Renzo Lusi distribuiva – a suo dire – ad alcuni esponenti del partito, lamenta di non avere ricevuto “la solidarietà di alcun esponente del Pd”. Fatta salva la necessaria prudenza – e premessa, da parte nostra, la totale fiducia nell’estraneità di Matteo – quello che Renzi pone è un problema che va oltre – ovviamente – il singolo caso, e ha una valenza Politica prima ancora che umana e di stile. Oggi, per chi non se ne fosse accorto, il Pd (più Idv, più Sel) è maggioranza schiacciante nel paese. Di fronte alla stessa situazione, ma a parti invertite, i pidiellini avrebbero già staccato la spina al governo e sarebbero corsi ad incassare la cambiale. I Democratici aspettano che Berlusconi risalga nei sondaggi. Per, ancora una volta tafazzianamente, incassare – piuttosto – l’ennesima sconfitta (autoimposta). “Ma Bersani continua a sostrenere Monti per responsabilità nei confronti del paese ancora sottoposto alle turbolenze finanziarie”, dirà qualcuno. Ma perché quello che è nato per essere il “partito dell’Italia”, non dovrebbe considerare più responsabile – anche alla luce della dimostrata inefficacia dell’esecutivo dei tecnici – caricarsi sulle spalle lui, questa nazione, senza dividere l’(ir)responsabilità con chi fino a…ieri, fa ostruzionismo in Parlamento per favorire un singolo cittadino di fronte alla legge? La risposta è la stessa al problema posto da Renzi: il Pd (ovvero la classe dirigente derivata da Ds e Margherita; ma non solo), annichilito dal Cavaliere, ha perso fiducia in se stesso, e in particolare il senso della propria funzione e della propria “missione”. Mentre il Pdl – sia pure per (il)legittimi interessi (particolari) – è compatto intorno ad “un” obiettivo. E’ questo – oltre alla leadership, ora sulla via del tramonto, dell’ex presidente del Consiglio – che spinge i pidiellini a superare ogni veto, ogni tentazione di contrapposizione, ogni divisione (interna e reciproca), per lanciarsi come un sol uomo verso il traguardo. Nel pd, accade esattamente il contrario: privato – allo stesso modo degli italiani! – di una “ragione più alta”, ciascuno è – invece – lanciato nella difesa del suo strapuntino, nella chiave della quale, evidentemente, le disavventure di Renzi – come quelle di “chiunque” – non rappresentano un motivo di sofferenza (Politico), ma un’occasione per avvantaggiarsi su un pericoloso avversario (interno). Ma mentre “noi” ci diamo la zappa (reciprocamente) sui piedi, la destra, sotterraneamente (ma neanche troppo), continua ad esercitare la sua golden share sul potere (Politico) in Italia: in attesa di vedere la luce (di sondaggi favorevoli) e staccare lei – o comunque favorire – la spina al (il superamento del) governo Monti, per consolidarsi in una nuova maggioranza e in una nuova legislatura. Senza l’ingombro del Pd. E soprattutto della sua (possibile, prossima) vittoria. Ma ora il giornale della politica italiana ha indicato la strada che per troppo tempo è mancata all’orizzonte dei Democratici: Sinistra, nell’era dei mercati e tanto più della crisi, è essere affidabili con gli italiani, e non più con le banche e gli altri potentati. E’ mettere il proprio gigantesco e generoso corpo (intermedio) – quello del più grande, oggi e, auspicabilmente, sempre più domani – partito italiano, tra gli interessi (particolari) dei poteri (forti) e l’interesse (generale) dei cittadini. Il modo di farlo, coniugando – come si dice, inefficacemente perché poco lucidamente, oggi – “equità e rigore”, è darci l’obiettivo dell’innovazione che si persegue attraverso la cultura e la formazione. Come abbiamo scritto più volte, la crescita (culturale, quindi umana, quindi tecnica e professionale) degli italiani come motore della nostra crescita (economica). Solo la Sinistra, oggi, può salvare l’Italia. Perché senza (o, peggio, a discapito dei) suoi connazionali il paese non si salverà. Read more

***L’errore capitale di Bersani***
CARA SINISTRA, SAPPILO: MONTI E’ UN SUPER BERLUSCONI
di PAOLO GUZZANTI

marzo 10, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché fa tutto ciò che il suo predecessore aveva promesso nel ’94, ma non aveva avuto la forza di realizzare. E si tratta di scelte “di destra”, non la destra storica (italiana ed europea) – puramente – conservatrice, ma la destra liberista e “americana”. La destra – per intenderci – di Marchionne. Destra è, per definizione, fare gli interessi – dei (più) forti. E oggi, nel mondo (dominato dal) mercato, fare gli interessi dei forti non coincide più, direttamente, con la difesa dello status quo; o meglio questo è lo scopo finale e l’effetto (auspicato), ma viene perseguito attraverso un (falso) riformismo che porta alla progressiva riduzione delle regole, così che la legge del più forte possa imperare (ancora meglio) e quella conservazione – delle distanze tra chi ha e chi non ha – possa…rinnovarsi. Altro che lotta ai (veri) privilegi… Inutile poi chiedere – come Bersani fa, non rendendosi conto di essere alla guida dello strumento per eccellenza per determinarla, senza passare per la benevolenza di chi non la può, costitutivamente, offrire – perequazione. Non avverrà mai (come non è mai avvenuta – storicamente). Su questo (stesso) terreno (su cui, in tutti i sensi, i ‘forti’ hanno i loro interessi). L’unica chance che la Sinistra ha di tornare a svolgere la propria funzione, che è fare il bene (non – solo – dei lavoratori ma) di tutti (insieme), è offrire – scriveva Mazzini – una ragione più alta. Quell’(alto) obiettivo comune per l’Italia dandoci il quale risaremo motivati a (ri)dare valore anche ad altro, dal (solo) denaro, riaprendo gli occhi (sulle persone) e riscoprendo (così) il piacere di collaborare, di fare sistema, e/ per in questo modo ricominciare a restituire il nostro Paese alla posizione che gli compete nel mondo. C’è stata una sola occasione in cui l’unico governo di centrosinistra capace di convincere la maggioranza degli italiani – al punto che, nonostante gli elettori “attivi” siano oggi in maggioranza di destra, il Paese gli offerse anche una seconda possibilità – sfondò il velo di incomunicabilità (elettorale) tra le aree di opinione e di sensibilità della destra e della sinistra, attraendo consensi anche da chi tradizionalmente – e per convinzione! – votava Berlusconi: quando l’Italia è tornata – sia pure solo per un momento – ad esercitare la propria leadership (mondiale) grazie alla guida di Romano Prodi e Massimo D’Alema nei giorni dell’(ultima) crisi in Libano. In quelle ore ascoltammo elettori di destra dire che quel governo piaceva loro, e molto. Che era il “loro” governo. Perché dopo trent’anni di tafazzismo, gli italiani hanno voglia di rialzare la testa; non, in forma vetero-aggressiva, ma competitiva, sì; ma non – ancora una volta, in un modo (ancora) più (meno) libero (?) e foriero di inimicizie e di avversione – tra di loro. Ma nella con-petizione – da rilanciare, in questi termini, e non più in chiave solo economica – per (ri)costruire – anche attraverso il recupero di una dimensione etica e filosofica – il futuro del mondo. E questo concretamente si fa dandoci l’obiettivo di ridiventare la culla mondiale dell’innovazione (a 360°, come evidenzia anche Ermete Realacci) attraverso la cultura e la formazione. Vedrete che, quando il nostro Paese apparirà di nuovo in grado – grazie alla Sinistra – di tornare (in maniera positiva e costruttiva; rigenerativa) a contribuire a scrivere pezzi di Storia – e non soltanto, più, il Paese – il (pezzo di) mercato – qualunque (anche se molto vezzeggiato. Da chi ha interessi – a che ri-diventiamo sempre più “affidabili”) a cui lo riduce la teoria mercatista della destra – i rapporti di forza, “anche” (o prima) da noi, saranno diversi da quelli a cui – stante l’attuale strategia-kamikaze di Pigi, di cui ci parla ora (di tutto questo) il deputato liberale – siamo di nuovo destinati se l’esperienza del governo Monti durerà fino al 2013, quando Berlusconi si prepara a raccogliere i dividendi della propria (ultima) semina (capolavoro). di PAOLO GUZZANTI Read more

***Il ritorno del grande sondaggista***
CARI PIGI, VENDOLA, DI PIETRO: LA VOSTRA STAGIONE E’ FINITA
di LUIGI CRESPI

marzo 6, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

E comincia il tempo in cui le persone tornano a scegliere in base all’”offerta politica”, ai contenuti; perché nell’Italia in cui finisce (anche, “così”), oggi, ciò che era cominciato nel dopoguerra, gli italiani chiedono alla Politica di tornare ad indicare loro un orizzonte, e il modo in cui, concretamente, lo si possa perseguire. Per ritrovare la motivazione che consentì ai nostri nonni – forgiati dalle guerre e dalla dittatura – di compiere il boom e di lasciarci un’eredità tale da vivere di rendita fino, appunto, ad oggi. Quando però quell’esplosione di capacità, di genio, di creatività ha terminato la propria spinta propulsiva, la propria onda lunga, ed è necessaria – ora! – una classe dirigente che sappia – perché ne sente l’esigenza (morale) avviarne una nuova. Ora, prima che sia troppo tardi. Tutto questo è perfetta- mente (?) “certificato” (speriamo non sia proprio il caso di dirlo), scrive l’ex spin doctor di Berlusconi, dal volto (al contrario) e dalla vittoria (sia pure ora rimessa in discussione), nelle primarie del centrosinistra a Palermo, di Ferrandelli – ma anche dal buon risultato di Davide Faraone – 31enne ex Idv che proponeva – perché aveva, da dire – qualcosa per la città. E, comunque, una visione, una – in tutti i sensi – prospettiva. quella che l’attuale classe dirigente autoreferenziale non è più in grado di offrire. Perché non (ne) sente più (la) necessità. E quindi sì, caro Pigi, è ora di “toglierci dai c…”. Ma non tutti (noi), ma voi che siete al potere da (ben più di) vent’anni, i trenta del nostro declino, e di certo – è ormai comprovato – non avete le risorse (morali, e – quindi – Politiche) per farci rialzare in piedi e ripartire. Come – sia pure in modo diverso – non le ha il presidente del Consiglio e il suo governo, Politico nel momento in cui sarebbe meglio si limitasse ad essere tecnico (quando minaccia di – non – riformare il lavoro abolendo l’art. 18, configurando una concezione – Politica – liberista e legata – in tutti i sensi? – al mondo dei mercati), e tecnico quando dovrebbe essere Politico (se è vero che sia necessario offrire un punto di riferimento al Paese non solo nei termini, meritori, di un buon esempio – di sobrietà, direbbe Papaleo – ma anche come leadership e capacità di indicare un orizzonte e suscitare il necessario entusiasmo. Necessario ad un Paese che ha bisogno di rialzarsi, e ritrovare se stesso, e non solo di vedersi cambiare regole che non ha la forza – di fare – per “rispettare” – in senso – anche – alto). Il commento del capo di Crespi Ricerche. di LUIGI CRESPI Read more

Caro Pigi, ecco a cosa andiamo incontro Monti come Dini nel ’95. Ma ora pro Silvio Il governo ha (ri)messo in sicurezza conti E democrazia richiede pur sempre il voto Togli il (tuo) sostegno prima che sia tardi Qui progetto/programma per (nostro) Pd

febbraio 7, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ebbene sì. Il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra ciò che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95. E, quel che è peggio, a parti (doppiamente) invertite. Perché nel ’95 l’esecutivo presieduto dall’ex direttore generale della Banca d’Italia fu il frutto di un ribaltone (ispirato dal presidente Scalfaro, a cui va il nostro ricordo), che pose fine alla prima esperienza a Palazzo Chigi del Cavaliere e assicurò – poi – la vittoria alle elezioni di un anno e mezzo dopo della sinistra. Che nel ’95, caduto Berlusconi per mano di Bossi, aveva bisogno di riorganizzarsi; e di trovare un candidato vincente. Quell’anno D’Alema fece un uno-due che rimarrà negli annali della politica politicista (?): ricucì (un rapporto. E una, conseguente, alleanza) tra sinistra riformista e centro cattolico progressista; e trovò in Romano Prodi l’uomo che avrebbe portato i post (?) comunisti al governo per la prima – e poi anche una (breve) seconda – volta nel corso della loro storia. Fu così che il periodo di governo del centrosinistra – cominciato di fatto con Dini, che fu decisivo (al punto da entrare poi nella squadra di Massimo neo-presidente del Consiglio, nel ’98) per dare al Pds il tempo di riorganizzare il fronte progressista – potè proseguire, sia pure in modo incompiuto per ciò che riguarda il possibile cambiamento (Politico. Del Paese), fino al 2001. Oggi tutto questo rischia di ripetersi ma a favore della destra: Berlusconi, andando al voto in primavera – e tanto più pochi mesi or sono, quando però le condizioni economiche dell’Italia non consentivano responsabilmente di propiziare questa ‘avventura’; ma oggi, grazie naturalmente a Monti, sì – avrebbe (ancora) difficoltà a riproporsi in chiave vincente; ma cosa accadrà tra dodici mesi, per di più se la linea dell’esecutivo dei professori tenderà a premiare sempre più – e, così, a (pure, peraltro, com’era auspicabile) ri-generare – una visione e un programma di cultura politica (giudica ad esempio Amenduni su Fb) ‘di destra’? La riforma (?) del mercato del lavoro immaginata da Monti non è ciò che serve all’Italia, e rappresenterebbe davvero un peccato (Politico; grave) regalare altri cinque anni (almeno) ad una gestione a rischio di essere poco onesta e responsabile come quella che i pur eredi del Cavaliere – e non ancora la destra che pure tutti sogniamo possa tornare a competere anche da noi – finirebbero per offrire, con le proprie, stesse mani. Fino ad oggi al centrosinistra è mancato il progetto, e un programma. Ma il giornale della politica italiana – i cui spunti sono ormai unanimemente riconosciuti per la loro autorevolezza e largamente seguiti e ascoltati – non elabora, ormai da mesi, contenuti Politici per un esercizio fine a se stesso; e, sia pure in una prospettiva che noi auspichiamo maggiormente unitaria (ma del Paese, e non delle forze politiche politicanti di oggi), è chiaro che si tratta di contenuti ispirati ad una sensibilità progressista. Allora, caro Pigi, eccoli ancora una volta a tua (nostra) disposizione: il progetto, il programma, e persino un (possibile) governo (con ‘nuovo’, rigenerato programma). Il momento, se ci credi, è adesso; fra un anno rischia di non essere più. Quello del centrosinistra.

***Verso la Terza Repubblica (?)***
IL PDL FARA’ LA FINE DELLA DC (?)
di ALDO TORCHIARO

novembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nonostante gli sforzi di Berlusconi – che comunque, neppure nella sua “versione” di “padre nobile” (?), è eterno – la creatura del predellino è destinata a non sopravvivere alla fine (“politica”) del suo leader. E se un sondaggio riservato (lo “sono” tutti, ormai, anche se poi veniamo a conoscenza degli esiti di ciascuno) in una cittadina del nord riduce quello che alle ultime elezioni è stato (ancora) il primo partito italiano ad un incredibile 10%, è “impossibile” non pensare al Ppi di Martinazzoli e all’estinzione che, in una sola tornata elettorale, portò la forza che nei precedenti cinquant’anni aveva retto le sorti del nostro Paese dalla maggioranza relativa (assoluta se si considera il grappolo di partiti alleati-satelliti) a cifre dello stesso ordine. Ed ecco che l’ipotesi di Berlusconi di restituire alla forma della sua presenza in politica il nome originale – ovviamente, Forza Italia – appare – alla luce di quel sondaggio e dell’evoluzione della situazione alla quale abbiamo assistito nelle ultime settimane – non (più – ?) una scelta per rilanciare, ma la necessità di chiamare le cose col loro nome. Anche se la (“futura” – ?) formazione guidata da Alfano rischia di non poter contare nemmeno su tutte le “anime” dell’allora Fi: liberalsocialisti e destra cattolica sarebbero già pronti a dividersi, mentre, come appare evidente almeno da quando è cominciato il declino di Berlusconi, i (veri e propri) moderati magnetizzati, negli ultimi quindici anni, dalla leadership dell’ex presidente del Consiglio, sembrano attratti da un’altra forza. Centripeta. Ce ne parla l’ex volto di Red Tv e spin doctor dell’istituto Spinning Politics. di ALDO TORCHIARO Read more

Ultimi paradossi populismo berlusconiano Pdl addita antidemocraticità (poteri forti) ‘Pd’ vi ri(n)corre (da sempre) per salvarsi Blair: ‘Destra/sinistra non han più senso’ Da berlusconismo esce solo con Politica Che è (“anche”) “ciò” che serve all’Italia
di GINEVRA BAFFIGO

novembre 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Politica che non è – naturalmente – né la strizzata d’occhio di Cicchitto alla base popolare; né coincide con la concezione bersaniana di un gioco di squadra che altro non è che l’àncora di salvataggio di leadership inconsistenti. Che sono costrette, perciò, a farsi sostituire. Nell’assunzione di responsabilità. Della guida. Che si declina - in primo luogo – nell’indicazione della strada. E nel sostanziamento del progetto. Oggi l’Italia non ha (?) né l’una né l’altro. E “deve” affidarsi alla dettatura della Bce. Rispetto alla quale comunque il profilo “tecnico” – e la stessa affinità culturale – di Monti è la garanzia, semmai, di una indipendenza che la nostra politica politicante autoreferenziale di oggi non è – appunto – in grado di assicurare. Ma così il Paese vivacchia. E non (se) ne esce. L’attuale classe dirigente non può sopravvivere a questo viatico concepito da Napolitano per salvarci dall’onda lunga della passività berlusconiana. Ovvero il momento in cui alzare gli occhi dallo Specchio – superare l’autoreferenzialità, che è un tutt’uno con il formalismo – non può essere calendarizzato oltre le (future) dimissioni del governo Monti – per mandato esaurito – o la fine della legislatura. E comincia con un profondo rinnovamento della classe dirigente. Rinnovamento – in questo Bersani ha ragione - aperto. A chi non (si) guarda allo specchi(ett)o (retrovisore). E alza, piuttosto, lo sguardo (all’orizzonte). La nostra vicedirettrice ci racconta ora l’ultimo giorno di Berlusconi premier.
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***L’addio (?) a/ di Silvio***
E LA FOLLA URLA: “BUFFONE, BUFFONE! DIMISSIONI, DIMISSIONI!”
di FRANCO LARATTA*

novembre 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al passaggio del “corteo” di auto dell’ormai ex presidente del Consiglio. Una vera e propria via crucis. Da Palazzo Chigi a Palazzo Grazioli, al Quirinale. Migliaia di nostri connazionali ai bordi delle strade per dire addio al mattatore (in chiaro – ? – scuro) della “nostra” (?) ”politica” (?) degli ultimi vent’anni. Il governo Monti, possibile – a meno di non esporre la stessa presidenza della Repubblica a “tirate per la giacca” (leggi: accuse di collateralismo) nei confronti di (presunti) tentativi ribaltonistici – solo con il sostegno (di una larga parte, almeno) del Pdl, non avrà vita facile. E lo spauracchio (ma soprattutto, ora, per la tenuta dell’Italia) del voto anticipato resta dietro l’angolo. Ma in quelle elezioni – qualunque sarà il momento in cui diverranno ineludibili – Berlusconi non sarà più, con tutta (!) probabilità, il candidato del centrodestra. “E’ una giornata storica - scrive il deputato del Pd – E’ finita la Seconda Repubblica. E’ finita la ‘discesa in campo’ dell’uomo che diceva ‘io amo l’Italia’!”. Ora, a suo dire, non la ama più. Ma, soprattutto, non lo ama più l’Italia (?).
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Moretti: ‘(Proprie) parole sono importanti’ Perché definiscono nostro modo pensare Da ‘discesa in campo’ Silvio l’ha cambiato (E) ha (r)innovato le forme della ‘politica’ Ma suoi alleati/?competitors non a altezza Sue forme sono rimaste senza contenuti Ora tempo di (vera) rivoluzione (di Idee) FOTO: Berlusconi saluta vita pubblica (?)

novembre 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il giorno in cui il presidente del Consiglio conclude (di fatto) la propria esperienza politica: e comunque non avrà (quanto meno, per limiti di età) più la possi- bilità di imprimere il proprio marchio sulla politica italiana. Ma che marchio è (stato), quello del Cavalie- re? Il bipolarismo, sì. Ma l’attuale organizzazione delle forze è solo frutto di una concezione – e di un cambiamento – più (?) profondo (?). Read more

***L’Italia ad un passo dalla bancarotta***
CI STA TRASCINANDO NEL BARATRO (?)
di GAD LERNER

novembre 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Altro che avere messo “gli interessi del Paese davanti ai miei”, qual è il mantra che il presidente del Consiglio ha adottato per propagandare come qualcosa di cui dovremmo rendergli merito la (semplice) “promessa” (delle sue!/)di dimissioni fatta ieri al capo dello Stato. Come il giornale della politica italiana sospetta da tempo, a Berlusconi sembra non importare del possibile default dell’Italia; quando non abbia intravisto in questa (mancanza di) prospettiva un potenziale “modo” per uscire dall’angolo in cui si è ficcato. Il “colpo di coda” del Caimano che molti vaticinano da mesi, e che il rinvio dell’atto ufficiale di addio a Palazzo Chigi quanto meno non scongiura. Intanto, però, il Paese va a picco. Ma di questo porta responsabilità un’intera generazione, che – figlia del Sessantotto - ha gozzovigliato con/nel benessere raggiunto e che proprio per questo si (ci!) avviò – ormai trent’anni, o poco più, fa – sulla china del declino. L’uscita da tutto ciò non può dunque passare per una reiterazione neppure di quella metà (?) della nostra politica (?) autoreferenziale di oggi che in questi (ultimi. Speriamo non in tutti i sensi) vent’anni si è opposta (?) a Berlusconi. Come dimostra l’inconsistenza di un Pd che sostiene l’ipotesi di un governo di larghe intese per “fare subito le riforme necessarie al Paese”, sì; che chiedeva però anche (ormai) molte settimane or sono. Non avendo un’idea, e la forza, per seguire/compiere la propria vocazione (e ”urgenza” storica!): quella di partito erede della tradizione risorgimentale che in questa fase (appunto) storica (perché se lo statista - ma noi diremmo: l’uomo politico tout court – è colui che non pensa al presente ma alle generazioni successive la Politica è la scienza – e pratica. Umana – che ha il senso della Storia. O non è) avrebbe dovuto (dovrà) caricarsi sulle spalle l’intero Paese e, mentre lo salva, condurlo a rioccupare la propria posizione nel mondo. Il conduttore de L’Infedele, ora, sul rischio (che a questo punto è qualcosa di molto più “prossimo” e concreto)-default. di GAD LERNER Read more

***Le (promesse/)dimissioni di Silvio***
QUESTA VOLTA E’ (DAVVERO) FINITA (?)
di GAD LERNER

novembre 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma un Pd che avesse assolto (dall’inizio!) alla propria funzione originale (di partito chiamato a caricarsi sulle spalle l’Italia nel momento di massima difficoltà – storica, in tutti i sensi – dal tempo della guerra e della fine del fascismo, riprendendo il filo della – propria! – tradizione risorgimentale), mettendo in campo una proposta forte – sostanziata nel progetto organico e complessivo indicato da il Politico.it di cui Pigi ha colto la necessità (facendo proprio, e prendendo a sventolare, il concetto, ma) senza riuscire a concretizzarlo - per la costruzione del futuro del Paese, avrebbe accelerato-anticipato tutto questo di diversi mesi. Ora ci siamo, comunque, ma la domanda è: il presidente del Consiglio – che nonostante non abbia più (i) numeri diceva, fino a poche ore fa, di non avere (nemmeno, a – quel - momento – ?) intenzione di dimettersi – accetterà (fino in fondo) il “verdetto” senza tentare quel “colpo di coda” (da Caimano) che molti, a cominciare da D’Alema, profetizzano da tempo? di GAD LERNER Read more

Gli impegni (?) con l’Europa. Silvio-Totò a vertice Ue di Franco Laratta

ottobre 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio (?) e il ministro (?) dell’Economia all’incontro in cui si decide come rispondere alla crisi. E al quale l’Italia (?) avrebbe dovuto presentarsi con un (proprio) piano (per la crescita!) da adottare nel nostro Paese. Il deputato del Pd ha avuto accesso alla trascrizione (segreta!) del colloquio tra i nostri (?) rappresentanti (?) e il Cancelliere tedesco. E lo ha passato al (“suo”) giornale della politica italiana, che è in grado di pubblicarlo in esclusiva. di FRANCO LARATTA* Read more

***Politica(non)&antiberlusconismo***
IL PD MI DIA MODO DI NON VOTARE PIU’ ‘CONTRO’ (DI ‘LUI’ – ?)
di FRANCO MONTORRO

agosto 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi. Sì. Lo abbiamo capito. E l’”alternativa”. Sì. (Non siamo) d’accordo (perché “alternativa” suona sinistramente - … –  come “subordinata”. – Sempre - a Berlusconi). Ma, come direbbe (?) Pigi, “quand’è che la sinistra italiana ci fa innamorare un po’ di lei?”, invece di essere – appunto – la (sola) “alternativa” (“ripiego”. A qualcosa che non ci piace)? Bindi: “Nessuno pensi di costruire l’alternativa senza il Pd”. Ma perché? Cos’è, oggi, il Pd? Un (pre)sentimento (ancora). Un ricordo (?). Una speranza (ferita). Il (vero) Pd sì che sarebbe – al di là delle rivendicazioni d’orgoglio – politicamente imprescindibile. Sapendo porsi – unico in grado (?) di farlo - a “disposizione” del Paese. Per portarlo fuori dalle secche. E rimetterlo sulla corsia di sorpasso. Facendo semplicemente ciò che è necessario. Il resto – lo abbiamo già detto - è fuffa. E (ci) fa chiedere se verrà mai data la possibilità a quel 40% di italiani che oggi non vanno a votare - e che costituirebbero la (sola) base (!) del “partito dell’Italia” - di riconoscersi in una forza politica. Nella, (“nostra” – ?) Politica. di FRANCO MONTORRO Read more

***Ecco dove si può “tagliare”***
LA CRISI E LA MANCANZA DI CORAGGIO
di FRANCO LARATTA*

agosto 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare nell’innovazione la stella polare da seguire per ritrovare la (retta) via della costruzione del futuro. E quel tipo di cambio di prospettiva sarebbe in grado, da subito, di placare i mercati e di derci respiro anche per ciò che riguarda il bilancio, perché sarebbe il primo, unico, vero e possibile passo verso una crescita duratura e anche consistente. Ma tutto questo, naturalmente, va accompagnato – come abbiamo scritto lunedì – con una riduzione drastica della spesa. O, comunque, con la chiusura di tutte quelle falle che, attivamente o passivamente, portano lo Stato a sperperare (talora non incassando come sarebbe dovuto) milioni di euro. Il deputato del Pd punta il dito contro l’opportunismo (a questo punto, però, abbastanza “suicida”, perché un Paese che continui ad avvicinarsi al baratro, quando non ci dovesse cadere, non è comunque un buon viatico per pretendere di rivincere le elezioni) di un governo che pensa, nell’ordine: a fare i propri interessi (quelli di Berlusconi), a difendere, come gli scellerati (in questa occasione) Repubblicani americani i privilegi insostenibili di classi altissime (ma solo per reddito) la cui disponibilità, che si legge “possibilità di contribuire alla salvezza e alla ripartenza comune senza modificare neanche lontanamente il proprio tenore di vita”, non viene minimamente ricercata o presa in considerazione; a rimanere a galla senza accorgersi, però, appunto, che la china imboccata non offre grandi prospettive nemmeno per un esecutivo che continui a non fare la propria parte (e, quindi, non si assuma la responsabilità di scontentare direttamente nessuno – di elettoralmente rilevante. Ma, appunto, il declino-rischio default, mantenuto in essere dalla passività, è di per sé un buon modo per “scontentare” – si fa veramente per dire – tutti. Anche perché, appunto, la via dei sacrifici non è l’unica percorribile o non andrebbe percorsa da sola senza motivare i nostri connazionali con l’implementazione di un piano non solo difensivo e in “perdita” ma anche offensivo e di crescita. E ogni governo, in questo Paese, in questa situazione, avrebbe margini enormi per operare – possibilmente, bene). E poi, Laratta, ci dice ciò che, ragionevolmente, possiamo fare per rimettere in sesto il bilancio. Sul fronte appunto (direttamente) delle entrate e delle uscite. E poi c’è la crescita, di cui abbiamo parlato lunedì. Sentiamo. di FRANCO LARATTA* Read more

***Il commento*** E’ URGENTISSIMO CHE BERLUSCONI SI DIMETTA di GAD LERNER

agosto 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo avervi narrato l‘intervento in Parlamento del presidente del Consiglio, noi del giornale della politica italiana non possiamo non riportarvi le reazioni. Piazza Affari ha chiuso malissimo questo afoso giovedì ed è quel segno meno a dettare anzitutto la sconfitta politica del Cavaliere. Il suo potere, a voi decidere se di imprenditore o capo dell’Esecutivo, non è più quello di una volta ed i mercati si intestardiscono sulla propria tangente. L’Italia ha bisogno di un segnale forte, davvero. Lo stesso si dica per i mercati. E chi siede a palazzo Chigi sempre non essere più in grado di farlo. Gad Lerner espone qui sulle nostre colonne il suo critico avviso sulla posizione di Berlusconi. Sentiamo. Read more

***La denuncia***
LUNGHE VACANZE E LAUTE PENSIONI PER UNA VERGOGNOSA CASTA DI INTOCCABILI di MASSIMO DONADI

agosto 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Mentre si attende con ansia l’intervento in Parlamento del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cautamente posticipato di due ore per poter parlare a Borsa chiusa, si apprende che la ripresa dei lavori della politica italiana quest’anno è stata fissata per il 12 settembre. Lunghe e serene vacanze per la Casta mentre il Paese va a rotoli, i mercati sono in preda al panico ed i listini più che mai volatili. Ma non si parla solo della lunga estate della politica italiana sulle nostre colonne. Martedì dai banchi delle opposizioni si rilanciava l’abolizione dei vitalizi per i parlamentari, segnale forte, ed ormai necessario, contro i privilegi della politica in quella che per molti italiani sarà una critica estate. Il risultato: la richiesta è stata “bypassata” per un vizio di metodo. Il capogruppo alla Camera de l’Italia dei Valori commenta, qui sul giornale della politica italiana, il “nascondere la testa sotto la sabbia” della classe politica italiana, di una frangia in particolare, piuttosto che lottare per una più equa distribuzione delle nostre scarse risorse. Sentiamo. Read more

Der Spiegel “Ciao Bella” ovvero l’arte dei tedeschi di spalare merda su un paese (l’Italia) di FABRIZIO ULIVIERI

luglio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le inchieste giudiziarie stravolgono i palazzi della politica italiana. Le contrapposizioni si sommano e si rinnovano, non più centrodestra vs centrosinistra, troppo prese dal difendere i propri esponenti indagati, ma anche la Lega contro il Colle e, per estensione, la Costituzione. La legislatura arriverà alla sua morte naturale (?) senza elezioni anticipate. Ce ne rallegriamo. Ma che la politica italiana, e l’Italia tutta, sia in crisi, non è cosa facile da occultare. Sarebbe come voler nascondere il Sole con un dito. E infatti, dalla Germania si grida “il re è nudo!”. Berlusconi conquista così una nuova copertina del “Der Spiegel”, dove la situazione italiana viene descritta con la malcelata acredine che dalla mitteleuropa si rivolge al Bel Paese. Il nostro Fabrizio Ulivieri in questa attenta riflessione esamina come questo atteggiamento, ingiustificato, non sia nuovo sulle colonne tedesche, che in modo più o meno consapevole fanno echeggiare un meno tetro “Deutschland über alles”. Di Fabrizio Ulivieri.

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L’ora di lasciare. Silvio, “arrenditi” L’Italia non ti vuole più di V. Falco

luglio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Te lo dice uno che ha creduto in te e nella tua capacità di cambiare le cose. Ma oggi rappresenti non tanto l’(unica) causa di tutto questo, ma ciò che ne impedisce la soluzione. E’ anche per te, quindi, per non vederti sprofondare sotto le macerie del tuo stesso Palazzo, che ti dico: lascia. Prima che sia troppo tardi (per tutti). di VIRGILIO FALCO Read more

Inaudita ‘svolta’ medioevale del governo Da oggi gli immigrati nei Cie per 18 mesi(! E hanno già ‘nazionalizzato’ la nostra vita Goethe: “Maggioranze sono ripugnanti” Specie quando rendon schiave persone (E’) un balzo indietro nel tempo di secoli In quella che dovrà tornare la culla civiltà E i progressisti non fanno il loro dovere
(Ne)i due giorni più ‘bui’ della legislatura

luglio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande poeta tedesco, cantore del Faust, metteva in luce, crediamo di poter interpretare, la violenza e la prevaricazione insita in qualsiasi decisione presa da qualcuno per qualcun altro, contro la sua volontà. Oggi è (anche) la democrazia, bellezza. Ma quando il principio democratico della conta “una testa un voto” viene ab-usato per imporre la violenza e la prevaricazione (anche su un piano fisico e materiale), la nostra civiltà è giunta ad un punto (di non ritorno! Anzi) per il quale è chiamata a reagire, pena il suo stesso aborto. Ben oltre il cliché berlusconiano delle leggi ad personam, che sono nate e moriranno con il presidente del Consiglio (con buona pace degli (anti – ?)berlusconiani): in due giorni il Parlamento ha stabilito che da un certo momento in poi la nostra vita non è più nostra, ma dello Stato (altro che di Dio!), avendo (già) deciso [la "maggioranza" - (ma) dei nominati da Berlusconi e Veltroni!] come dovrà andare a finire (?). I cosiddetti liberali! E oggi stabilisce il prolungamento (triplicata!) della permanenza nei centri di identificazione ed espulsione delle persone immigrate fino a un anno e mezzo (!): immaginate un anno e mezzo della vostra vita, chiusi kafkianamente in un “castello”, ufficialmente perché devono ricostruire la vostra provenienza, così da potervi rimandare indietro; ma non ne “uscirete” “più”. E in quei centri, viene oggi anche vietato l’accesso a parlamentari e giornalisti, così da suggerire il sospetto che si tratti di veri e propri centri “di tortura”. Persone rinchiuse al di là della legge, persone a cui viene “sottratta” la propria vita: è vero e proprio Medioevo. Ma la stampa e gli indignati, reagirebbero solo se li avesse voluti Berlusconi. Per sé. Andrea Sarubbi ci racconta ora lo sfregio del voto, di stamane, sul prolungamento dell’obbligo di permanenza nei Cie, al quale sono mancati ben 27 deputati dell’opposizione (che, loro no, non avrebbe- ro reagito nemmeno se si fosse trattata dell’en- nesima legge ad personam del capo del governo). Read more

Berlusconi e ‘maxi-multa’ pro-Espresso Murdoch e chiusura di News of the world Paradigma di capitalismo fine a se stesso Passerà a Storia per (suoi) danni arrecati Quando potrebbe costruire gran futuro

luglio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Questo è il principio della responsabilità “mondiale” del quale parliamo per la prima volta nel pezzo che apre la narrazione di oggi sul rapporto tra politica ed economia, con la seconda indebitamente al “comando” (della prima), e sul ruolo (decisivo) dell’etica pubblica: la capacità – da stimolare con regole, o comunque incentivi/ disincentivi appositi – del capitalismo umano di fermarsi un passo prima della distruzione della nostra società globale, e semmai di offrire il proprio contributo al progresso della nostra civiltà. E’ veramente minimo, povero, inutile un capitalismo puramente materiale, incapace di alzare gli occhi dalle proprie scarpe da 200 dollari e di guardare alla Bellezza che possiamo costruire insieme anche senza rinunciare alla “giusta” (?) ricompensa (appunto) materiale e individuale. Pensate a quanta strada farebbe nella Storia dell’Umanità un capitalismo che forte della propria pregnanza (comunque, appunto, da regolare), desse il proprio contributo decisivo alla costruzione del futuro del mondo (piuttosto che alla sua distruzione). E’ questione di sensibilità. La sensibilità di avere interesse a “valere” “ancora” di più. E il potere, se non serve a questo (a “valere”, nel senso di “portare un valore”, di più), è veramente poca cosa. Il nostro Luigi Crespi ci racconta come (infatti) questo capitalismo oggi perda i pezzi. E chi lo interpreta nel modo più ortodosso, passa alla Storia – sì – ma per avere fatto danni all’umanità. Non un grande viatico per chi – come il nostro presidente del Consiglio – avrebbe voluto paragonarsi ai grandi del nostro Paese e della Storia. Chi ha, più di voi, i mezzi per arrivare a tutto questo? Ma forse il denaro, e la “capacità” di accumularlo, non sono esattamente ciò che fa la (vera) differenza (di classe: in tutti i sensi) di LUIGI CRESPI
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***Il commento***
MONDADORI, NON POLITICIZZIAMO (OLTRE) LA GIUSTIZIA
di GAD LERNER

luglio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ritiene che in questo caso giustizia sia stata fatta, ma senza avere la conoscenza necessaria delle “carte” per esprimere certezza. E comunque parliamo di giustizia, e non di vendetta. E la giustizia – proprio per non avere colore, né politico, né civile, né altro – non è una pratica agonistica; è comprensibile e persino giusto provare soddisfazione per una sentenza giusta (quando lo sia e si abbia la “certezza” fondata che sia così), proprio perché la giustizia è la condicio sine qua non è possibile il nostro vivere civile. Ma la giustizia non è (nemmeno, solo) la pratica forense, la giustizia parte da ciascuno di noi e diventa una qualità, più o meno intensa, di un vivere comune. Non la fanno i giudici bensì tutti noi. rispettando le leggi. Ma non solo. Rispettando. Rispetto per gli altri. Rispetto della Giustizia. Che non vuole e non deve essere tirata per la giacca; così che possa continuare il proprio incedere retto. Se lo ha abbandonato tocca alla politica non strattornarla ma riaccompagnarla sulla via. Una volta che questo (se è il caso) sia avvenuto, è necessario recuperare quel distacco – l’altra faccia della cui medaglia è l’autorevolezza del sistema giudiziario – per il quale possiamo fare il “tifo” per la sentenza giusta, ma non per o contro una delle parti. Anche quando questa parte si chiama Silvio Berlusconi. Perché questa è la condizione per la quale nessun Berlusconi, in seguito, potrà (facilmente) sostenere (in tutti i sensi) la politicizzazione dei giudici; né i giudici avranno voglia di politicizzarsi (se mai è avvenuto, e qualche sospetto che ciò sia possibile è ragionevole). Abbiamo tutti un compito alto, che è quello di tornare grandi, e dare il nostro contributo (decisivo) alla nuova civilizzazione. Cominciando da noi. Gad, ora, nel merito del caso. di GAD LERNER Read more

La vergogna del tentativo di autocondono di Silvio Laratta

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale del futuro. Nelle attuali destra e sinistra ci sono persone che, in fondo, la pensano nello stesso modo. Pensano che sia ora di liberarsi di ogni retaggio e schema mentale precostituito e di lavorare. L’intervista del nostro direttore a Nunzia De Girolamo, coraggiosa e indipendente voce del PdL che potrebbe benissimo stare a sinistra come alcuni giovani e liberi Democratici potrebbero stare a destra, semplicemente perché destra e sinistra non esistono più. Il giornale della politica italiana è - su tutto - il giornale di costoro. Che sono coloro che possono rifare grande questo Paese. Insieme. Avremmo quindi voluto ignorare la ventesima legge ad personam del presidente del Consiglio, sì, sì, rispetto alla quale il primo sentimento che proviamo non è (tanto) l’indignazione quanto l’anelito di vedere questa roba, che non è scandalosa ma semplicemente vecchia, stantia, ammuffita, retrò, fuori dal tempo, inutile, sostituita da uno stimolante confronto-azione sulle idee. A il Politico.it interessa l’Italia, che oggi è tutt’altro da Berlusconi e da questa classe politica autoreferenziale perché anacronistica. Detto questo, assolviamo alla nostra funzione (anche) strettamente cronistica e “informativa” (ma l’informazione, torniamo a dire, non è appiattimento, ma contributo, costruzione) raccontandovi e commentando, con il deputato del Pd, l’ultima tentazione di Silvio. Che sia davvero l’ultima. Ma non perché Silvio la smetterà (quando mai). Ma perché la smettano. Tutti. Read more

Nunzia De Girolamo sferza Alfano: “Iscrizioni online” Matteo Patrone

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La deputata campana PdL lancia la proposta dalle colonne del giornale della politica italiana: il “partito nuovo” annunciato dal neo-segretario sia all’insegna della democraticità e della meritocrazia. E quale migliore strumento per assicurarlo della registrazione web? “Cominciamo così – dice De Girolamo a il Politico.it – Internet è la rivoluzione democratica. Tentare di mettere il bavaglio alla rete - dice a Matteo Patrone che le chiede conto del possibile provvedimento dell’Autorità per le comunicazioni che si attribuirebbe la facoltà di chiudere interi siti senza nemmeno il pronunciamento di un giudice: su Avaaz.com la possibilità di mobilitarsi per evitare la decisione prevista mercoledì - è come provare a fermare il vento con le mani”. di MATTEO PATRONE
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La previsione. Non sarà Alfano l’erede di Berlusconi di L. Crespi

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compitino (appena appena emo- zionato) con il quale il segretario e- letto-ma-nominato si è presen- tato alla platea del Pdl non deve indurre ad una (erronea) sottovalutazione dell’ex ministro della Giustizia ma rivela contemporaneamente tutti i limiti del delfino scelto (?) dal Cavaliere. Alfano saprà svolgere con grande “professionalità” il ruolo che gli è stato affidato, come ha fatto (sia pure in una chiave autoreferenziale quando non privatistica, per Berlusconi) nelle vesti di Guardasigilli, ma la politica non deve e non può essere (interpretata come fosse) una professione: e la mancanza della capacità di “vasti pensieri” e di suscitare (negli altri) un’emozione dell’ex coordinatore siciliano di Forza Italia rappresenteranno la pietra che rallenterà – e farà perdere – la corsa di Angelino alla successione del leader dopo il suo addio. di LUIGI CRESPI
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Sì, adesso s’è (proprio) rotto incantesimo Amenduni: “(Ora) Silvio non fa più paura” A destra è (tutto) un fuggi fuggi generale E il fronte del “no” si (è già) frantuma(to) Ma senza quorum torna l’invincibilità (?)

giugno 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il responsabile per i nuovi media di Vendola coglie la “caduta delle maschere”: l’Italia si è improvvisamente svegliata dallo stato di ipnosi in cui versa da un giorno della legislatura del ’96, e vede i ”venditori di fumo” con il loro vero volto: quello di affaristi al governo per fare gli interessi di lobby potenti che niente hanno a che vedere con la nazione e il suo bene. E, persa la sua aura di invincibilità, il Cavaliere viene inevitabilmente abbandonato dai “fedelissimi”: si comincia con il poco impegnativo smarcamento rispetto al fronte del “no” ai referendum, che consente di tornare in sintonia con l’Italia (che si riscopre) idealista, alla Lega il compito di lanciare il “sciogliete le righe” che preluderà all’esplosione della battaglia per la successione, e al conseguente rimescolamento nel centrodestra. Il giornale della politica italiana affida alle sue due maggiori grandi firme, Gad Lerner e Luigi Crespi, il compito di fotografare la divaricazione, l’abbandono tra il sentire diffuso (da non confondere con il sentire profondo, che solo in seguito potrà, forse, cambiare) e le tentazioni affaristiche della maggioranza (o meglio di Silvio), e di leggerne le possibili conseguenze per il referendum: il quorum, scrive Crespi, con il fuggi fuggi dal quartier generale berlusconiano e la ricaduta della frantumazione del fronte del “no”, è più vicino. Ma la forza d’inerzia che spinge gli italiani (ancora) al non voto è tale per cui il tentativo potrebbe fallire. E a quel punto l’invisibilità delle reali (è proprio il caso di dirlo?) intenzioni del presidente del Consiglio potrebbe tornare. Gad e Crespi, dunque. di GAD LERNER e LUIGI CRESPI Read more

Ma il governo continua a non governare Galan: ‘Ministeri a nord? Aumenta spesa’ Poi la riforma fiscale a (soli) fini elettorali E gli ‘schiavi’ si riuniscono. Ma per Silvio Così Confindustria: “Produzione è ferma” Succede quando hanno interessi privati

giugno 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E ci si “impegna” (?) in politica non per il bene della nazione ma per il proprio. Vale a destra come a sinistra. La nuova politica nasce invece (nel disinteresse dato) dall’onestà e dalla responsabilità. E solo a partire da queste basi si potrà salvare e rifare grande l’Italia. Oggi Massimo Donadi ci rac- conta la rappresentazione, al contrario, dell’interesse parziale, personale e/o privato dell’attuale esecutivo. Fatto a immagine e somiglianza del premier. Appunto. di MASSIMO DONADI* Read more

Diario politico. La fiera dell’ipocrisia (?) Da il Politico.it quattro “sì” al referendum Ma poi guardate chi li sostiene (adesso) Fini e Casini (ora) tacciono contro Silvio Acqua, Bersani era pro-gestione privati Non hanno il coraggio di proprie idee (?) O le cambiano (ma) nella partita a scacchi Come potranno (perciò) salvare l’Italia? Ecco (qui) senso dell’affondo di Guzzanti

giugno 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’endorsement del giornale della politica italiana è “presto” (si fa veramente per dire) fatto: sì a tutti e quattro i quesiti, perché la cattiva gestione pubblica dell’acqua non è un motivo sufficiente a lavarsene le mani (in tutti i sensi?), avviandoci (con ogni probabilità) sulla strada della privatizzazione (del bene) tout court. Se così fosse (di nuovo, in tutti i sensi?), dovremmo forse privatizzare anche la nostra politica (?), inefficiente al pari degli attuali sistemi di distribuzione idrica. E invece lottiamo per cambiarli e renderli efficaci. Solo dopo avere compiuto questo sforzo si potrà pensare alla co-gestione da parte dei privati in modo che sia onesto e responsabile, e non viziato da interessi parziali o, peggio (appunto) privati. Il male nucleare consiste nel rischio, concreto, della fine dell’umanità, non è (evidentemente) equiparabile a nessun’altra cifra relativa ai danni e alle morti provocati dall’uso di altre fonti energetiche, quando (peraltro) le rinnovabili hanno un costo (da questo punto di vista) pari allo zero e possono rappresentare la (quasi) esclusiva opzione futura. E non c’è nessun beneficio economico (in tutti i sensi. E si parla del resto solo di convenienze, ancora una volta, private) che giustifichi la possibilità di correre quel rischio. Che poi lo si faccia “grazie” alla mancanza di responsabilità dei vicini (francesi), questo non è un buon motivo per accrescerlo con le nostre mani. Il legittimo impedimento è una norma che nega il principio della legge uguale per tutti e quindi dell’eguaglianza dei cittadini e dunque della loro (nostra) libertà. Il (nostro) “sì” a tutti e quattro i quesiti non ci impedisce d’altra parte di raccontarvi come il fronte (partitico) del “sì” rappresenti (anche) un’armata brancaleone (in)degna della nostra politica (che la esprime). I centristi trasbordano la teoria dei due forni ormai ad ogni scelta di politica (vera), ovvero non hanno (più) una linea politica bensì scelgono (come nel “silenzio” pre-ballottaggio) in base alla stretta convenienza politicistica, che (in questo caso) si traduce nella opportunità (per loro) di sferrare (attraverso la vittoria del “sì” al referendum) un ulteriore colpo al presidente del Consiglio. Il segretario del Pd è (o, forse, solo su questo, potremmo indicare che fosse) un convinto nuclearista; ma soprattutto sosteneva le ragioni di chi, a livello locale, da tempo cerca di ottenere l’affidamento ai privati della gestione della rete idrica. Oggi, per essere (ancora) segretario del Pd, nega le proprie convinzioni. Ma si tratta di un “aggiustamento di Pirro”: come può, un uomo politico che non crede (abbastanza) nelle proprie idee, o che non è capace di provare ragioni abbastanza forti da vincere la convenienza (politicistica), fare il bene del nostro Paese? Proprio perché non ci rappresentano (più), nondimeno, è giusto restare della convinzione che, nonostante loro, sia opportuno dire “sì” a tutti i quattro quesiti referendari. Il racconto, adesso, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

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***L’editoriale***
IL CENTRODESTRA GUARDI OLTRE SILVIO, O AFFONDERA’ CON LUI
di LUIGI CRESPI

giugno 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento di ricostruire. L’opzione della nomina di Alfano segretario del Pdl è una prima risposta del presidente del Consiglio, che comprende la necessità di un rinnovamento, ma pensa forse di poter continuare ad esserne il king maker. Invece la destra italiana deve cominciare a camminare con le proprie gambe, o prolungherà la (propria) agonia, fino ad esiti (non favorevoli) imprevedibili. di LUIGI CRESPI Read more

L’ultima spiaggia. Caro Silvio, fai le riforme o per te è finita P. Guzzanti

giugno 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo 17 anni, e dopo innumerevoli appelli, la speranza è ridotta al lumicino. Tuttavia il giornale della politica italiana ci prova ancora una volta, rivolgendosi al presidente del Consiglio e indicandogli l’unica strada per risollevarsi, che è – come sempre, in politica – anche l’unica che farebbe il bene della nazione. Tornare ad ascoltare il popolo, e realizzare quel cambiamento del quale i 30 punti tra De Magistris e la vecchia politica a Napoli sono la richiesta più chiara. di PAOLO GUZZANTI
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L’indifferenza verso gli italiani alla radice della debacle Luigi Crespi

maggio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi ha perso perché non ha saputo dare risposte al Paese, il che, pure in una democrazia (an- cora) immatura come la nostra, e sia pure con il controllo esercitato sui media, rappresenta un conto che alla fine tutti, quale che sia la natura del proprio potere, sono costretti a pagare. Ci torneremo su, ma l’unica politica che alla fine paga è quella onesta, responsabile, disinteressata, vissuta come un servizio, il cui protagonista sia la costruzione del futuro e non parzialità, personalismi, addirittura interessi privati. La lezione vale per tutti; ed è su questa base che i nostri connazionali hanno dato fiducia a De Magistris, Pisapia, Zedda. Sarà la pulizia del loro comportamento a decretare l’esito della loro esperienza. Ce ne parla l’ex spin doctor del presi- dente del Consiglio. di LUIGI CRESPI Read more

***L’intervento***
ORA BERLUSCONI SI DIMETTA
di MASSIMO DONADI*

maggio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il centrosinistra chiede che il presidente del Consiglio lasci prima della verifica (sui sottosegretari, quella pretesa dal capo dello Stato) programmata il 20 giugno. Lo ha fatto Franceschini in Aula, lo ha ribadito Bersani; rilancia ora, dalle colonne del giornale della politica italiana, anche il capogruppo alla Camera di Idv. “E si vada subito al voto”, scrive Donadi; perché da oggi “un’al- ternativa di centrosinistra a questo governo, fondata sull’alleanza tra Pd, Italia dei Valori e Sel, c’è e vin- ce”. Sentiamo. di MASSIMO DONADI* Read more

***Diario politico***
PRODI: “MA ORA IL PD RIPARTA DALLE SOLUZIONI”
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Bersani trascura la richiesta di rinnovamento che gli italiani (gli) hanno recapitato attraverso le urne (?). Dalla lu- na Frattini: “Primarie nel Pdl”. di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’agguato ad Obama. A Berlusconi dell’Italia non importa nulla Donadi

maggio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua a “sputtanarci in mondovisione”, perché il suo unico interesse è parziale, personale o privato. E’, come il giornale della politica italiana ha già avuto modo di scrivere, un non-presidente del Consiglio, che non assume decisioni (tout court) per il bene del Paese. Ma, sempre come abbiamo indicato per primi, la nostra nazione, la nostra economia, parti della nostra società, non possono più aspettare, perché gli ultimi treni per salvarci e tornare grandi passano in questi mesi, e se continueremo a cincischiare non sarà (poi) più possibile farlo. E chi oggi sta male continuerà a soffrire, chi sta “bene” (è fino in fondo possibile, quando la propria comunità va a rotoli?) verrà presumibilmente risucchiato nel vortice, a meno di non andarsene o contribuire ad affossare il Paese. “Rialzati, Italia!”, recitavano (è proprio il caso di dirlo?) i manifesti del centrodestra durante la campagna elettorale del 2006. Ma finché nessuno le metterà una mano sotto il braccio, aiutandola a tirarsi su, l’Italia non ce la farà. Al contrario, se una nuova politica vi si disporrà di buzzo buono dimenticando le tentazioni autoreferenziali – a cominciare dal circolo politicamente peccaminoso dei dibattiti televisivi – la nostra nazione può tornare grande, e (ri)offrirsi al mondo come culla della civiltà. Ma dobbiamo, appunto, fare presto. E il nostro attuale governo non è in nessun modo in grado di assicurarlo. Lo dimostra – ma non ce n’era bisogno, ancora una volta, in tutti i sensi – questo ennesimo show (degradante) del presidente del Consiglio. di MASSIMO DONADI* Read more

Diario politico. I problemi del Paese (?) Berlusconi a Obama(!): “Dittatura giudici” Calderoli: ‘No ministeri no tasse da nordBersani: “Il governo si occupi dell’Italia” Perché se non cresciamo non salveremo

maggio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Mentre la nostra economia affonda, in attesa che qualcuno intervenga con quel piano organico e complessivo in grado di risollevarla, a partire dalle nostre risorse (più o meno intrinseche), nemmeno con troppa fatica – basterebbe agire! – il presidente del Consiglio e i suoi principali ministri danno corso alle proprie ossessioni. Berlusconi al G8 nell’imbarazzo (e nello spazientimento) degli altri capi di Stato e di governo cerca di farsi fotografare insieme al presidente Usa, salvo venire “beccato” mentre gli racconta di un fantomatico regime guidato dai pm, un tema che peraltro in altri modi e in altre sedi potrebbe anche legittimamente essere affrontato. Il ministro per la Semplificazione - cioè un membro del nostro esecutivo – poi, minaccia lo sciopero fiscale delle regioni settentrionali (ma le camicie verdi hanno visto molto ridimensionato il proprio stradominio al nord, al primo turno) se Milano – anzi, la Lega – non avrà la bandierina del trasferimento di un paio di ministeri. Il segretario Democratico fa notare ciò che per mesi il giornale della politica italiana ha dovuto imporre all’attenzione della nostra politica autoreferenziale di oggi, che seguiva l’andazzo, senza nemmeno questi squarci di lucidità. Quando torniamo alla Politica? Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO
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***Un consiglio a Berlusconi***
SILVIO, E’ (ORA) IL MOMENTO DI LASCIARE
di MASSIMO DONADI*

maggio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli italiani non hanno più fiducia in te. E se li metterai alla prova altre volte te lo ripeteranno, in modo sempre più netto e per te doloroso. Hai dato tanto – a modo tuo – alla politica italiana, ora un ciclo è finito e prenderne coscienza è un modo per uscire di scena volontariamente, con un atto di responsabilità ma soprattutto di lucidità (politica e non solo) che fatrà bene in primo luogo a te. Sappiamo che mollare non ti confà, ma se a Milano vincerà Pisapia – come tu stesso avesti modo di confidare ai tuoi cinque anni fa, quando Moratti rischiò il ballottaggio con Ferrante – sarai certo che la stanchezza dei nostri coinnazionali è tale da non promettere (grandi) “rientri”. Lasci ora, presidente del Consiglio, e potrà godersi la sua (meritata) vita (finalmente, per lei) pri- vata. Non è un consiglio da avversario ma d”amico’: quel momento è adesso. O ci sarà – ancora – tanta amarezza da mandar giù. di MASSIMO DONADI* Read more

Il commento. No caro Silvio, se perdi è “solo” colpa tua G. Lerner

maggio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Comincia lo scaricabarile nel Pdl. E non stupisce che ad aprire le danze sia proprio il presidente del Consiglio, che attribuisce la causa delle sconfitte alla “modesta”, dice, qualità dei (propri) candidati. A cominciare dalla Moratti, a Milano. E se evidentemente responsabilità legate al (mal)governo della città avranno concorso (e concorreranno?) a determinare l’esito sfavorevole al centrodestra, è però chiara la valenza nazionale, e la personalizzazione, che proprio Berlusconi ha imposto a questa tornata amministrativa, a partire - ovviamente – dalla sfida all’ombra della Madunnina. E, aggiunge il conduttore de L’Infedele, la strategia delle parole come pietre messa in campo dal Pdl è frutto di una concezione e di un “là” proprio del Cavaliere. Che dunque non può sottrarsi alle proprie colpe, appunto. Di cui lo accusa, imprevedibilmente, Alessandro Sallusti, in un’intervista a Vanity Fair. Sentiamo. di GAD LERNER Read more

***Cos’è in gioco al ballottaggio***
MILANO PUO’ SALVARE L’ITALIA DA BERLUSCONI
di FRANCO MONTORRO

maggio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un presidente del Consiglio insofferente nei confronti del capo dello Stato “arbitro” e del nostro equilibrio dei poteri, che non esita a forzare o a rivisitare le regole per raggiungere i propri scopi di parte (quando non privati). Un leader politico (?) anti-storico il cui odio verso le istituzioni e la democrazia è ben rappresentato dal suo continuo agitare uno spettro, quello del comunismo, che non ha ragione d’essere agitato nel nostro Paese – ovviamente – ma nemmeno con Pisapia. Al contrario, l’affermazio- ne nel ballottaggio del candidato sindaco del centrosinistra può segnare un (finalmente) concreto inizio della fine del berlusconismo, assegnando alla nostra Democrazia un solido baluardo nella secon- da (o prima) città d’Italia. di FRANCO MONTORRO Read more

***Il futuro dell’Italia***
LA CRISI DI BERLUSCONI ACCELERATA DAI NEW MEDIA
di FRANCO MONTORRO

maggio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Così come nel mondo arabo hanno preparato la rivoluzione democratica, allo stesso modo nel nostro Paese internet, la tv digitale, ma non solo, accelera- no la fine del Cavaliere. Chi usa questi mezzi, ed è una fetta di popolazione sempre maggiore e trasver- sale a classi sociali ed età, è sempre meno sensi- bile all’influenza di Berlusconi. Che il presidente del Consiglio ha storicamente esercitato e continua ad esercitare soprattutto attraverso la televisione. Ma proprio la lentezza, per una volta, con cui si è reso conto del cambiamento epocale che stava avvenen- do nel campo in cui primeggia ne sta segnando un ineluttabile (?) declino. di FRANCO MONTORRO Read more

***Diario politico***
LA STRATEGIA DELLA DESTRA CONTRO PISAPIA
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’insulto di Bossi al candidato sindaco del centrosinistra: ”E’ un matto che vuole riempire la città di clandestini, moschee e trasformarla in una zingaropoli”, ricalca – sia pure nella trasfigurazione nervosa e colorita del numero uno leghista – il refrain che da 72 ore ascoltiamo ogni qual volta un esponente della maggioranza interviene sul tema. Il centrodestra ha scelto la sua via: far passare il trionfatore del primo turno per un estremista di sinistra e per giunta radicale che vuole, oltre alla “zingaropoli”, anche le “stanze del buco”. Le parole del leader del Carroccio, nel racconto della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Silenzio post elettorale. Cavaliere, chi l’ha (più) visto? di Gad Lerner

maggio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il presidente del Consiglio tace ormai da oltre sessanta ore. Già infranto il record post sconfitta alle poli- tiche del 2006. Ma -lo sappiamo- tornerà a ruggire come prima quanto prima. Tuttavia, nel frattempo, chi ne sente la mancanza? di GAD LERNER
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***L’analisi***
VOTO DI LISTA, IL CROLLO DI PDL E LEGA
di LUIGI CRESPI

maggio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La débacle del presidente del Consiglio è testimoniata anche dalla ulteriore riduzione di consenso al partito del premier, accompagnata da una Lega che, rispetto al passato, non sfonda più. Il grande sondaggista ci ricorda che questa tendenza è in atto ormai da diverse tornate elettorali, mascherata – come oggi è negata una vittoria alternativa piena – dalla difficoltà del centrosinistra a farsi protagonista e non soltanto a raccogliere i pezzi dei delusi da Pdl e Lega. E avverte Berlusconi: se non vuoi trascinare le tue creature politiche (?) con te nell’abisso, è il momento di consentire quella “normalizzazione” che consenta al centrodestra di risplendere, se possibile, anche di luce propria. E soprattutto della luce della gente e delle scelte concrete. Della democrazia e della politica vera. di LUIGI CRESPI Read more

L’editoriale. Ora Berlusconi e Fini ritornino assieme di Luigi Crespi

maggio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Un centrodestra diviso non ha alcu- na chance elettorale in questo Pae- se. Così come un centrosinistra che non si faccia “partito dell’Italia” può vincere solo grazie alle divisioni degli avversari. Il grande sondaggista ed ex spin doctor del presidente del Consiglio dalle colonne del “suo” giornale della politica italiana invita i leader della nostra destra a pensare al domani e a fare un passo indietro per favorire una ricomposizione della maggioranza. Ipotesi difficile, ma che Crespi prova ad accreditare. Così. di LUIGI CRESPI Read more

***Il commento***
BERLUSCONI “URLA” PERCHE’ SI SENTE DEBOLE
di GAD LERNER

maggio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’affanno con cui il presidente del Consiglio tenta, abbiamo visto con Luigi Crespi, di salvare il salvabile nella pessima campagna elettorale (in-degna prosecuzione dei cinque anni alla guida di Milano) di Letizia Moratti, e in generale di recuperare quei delusi che molti sondaggi (dis)attribuiscono al centrodestra, è il segno della sua difficoltà. Che, a fronte di un centrosinistra ancora non attrezzato a caricarsi sulle spalle questo Paese – come l’Italia ha bisogno e “sogna” avvenga – potrebbe per il momen- to non sfociare nella sconfitta definitiva, ma lo mette comunque a rischio. Il conduttore de L’Infedele, ospite stasera di Michele Santoro ad Annozero (21.05, Raidue), analizza gli sforzi del premier.
di GAD LERNER Read more

Populismo di Grillo, quello di Berlusconi Esplodono quando manca la vera politica E’ (così) centrosinistra il segreto dei due Ora un rinnovamento è certo necessario Ma giovani si confrontino solo sulle idee E poi all’Italia serve Pd partito del Paese

maggio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si combatte da giorni una battaglia di rete tra i “grillini” e una corrente (non organizzata – ?) del Partito Democratico. I Democratici se la sono presa per l’insulto di Grillo a Vendola e alle persone omosessuali, che tradisce, appunto, il populismo del comico genovese. Dove le argomentazioni a tratti anche fondate vengono però messe su piazza allo scopo di irretire il “popolo”, per ottenere l’approvazione del quale Grillo scade poi (alla sua dimensione di comico) anche sul piano del linguaggio. Ma ai Democratici, che temono che Grillo possa sfondare alle amministrative, rappresentando il cuneo che si può frapporre tra loro e la vittoria (al primo turno – ?) anche nelle più grandi città in cui si vota (e in particolare a Torino, Milano, Bologna; a Napoli la candidatura di De Magistris (s)pariglia ulteriormente i giochi), il giornale della politica italiana fa notare che questo può avvenire, in primo luogo, perché le persone che voteranno Grillo sono persone che, idealmente (in tutti i sensi?), avrebbero potuto votare anche loro. E non lo fanno a causa dell’espansionismo del populismo di Grillo, sì, che però trova terreno fertile perché le domande di quelle persone non hanno ad oggi ricevuto una risposta seria e razionale. Ed è il Partito che reca nel suo nome l’aggettivo Democratico, che sta ad indicare “caratterizzato da una particolare sensibilità Democratica”, che nella modernità non può che tradursi in “(pre)disposto a (ri)conoscere e fare proprie (in tutti i sensi?) forme di Democrazia matura”, che non si esauriscono nelle primarie, ma in un concetto di Politica come espressione delle risorse migliori di una società culturale e quindi impegnata – anche, l’idea di democrazia diretta propugnata da Grillo - a dover dare quelle risposte. E sul piano dell’essenza democratica, appunto, ciò significa smetterla di baloccarsi con la destra e la sinistra e cominciare a dare risposte insieme alte e concrete alle esigenze del Paese. Che, il Politico.it lo scrive da mesi, ascoltato da un Pd che non ha però nelle corde un ragionamento che, pure fatto proprio, non riesce poi a tradurre “definitivamente” in scelte concrete, oggi “chiama” – con la sua Storia – in primo luogo a salvarlo, e ad un tempo, quindi, a rifarlo grande. Il giornale della politica italiana ha già avuto più volte modo di indicare anche il “come“. Finché il Pd cederà alle tentazioni autoreferenziali di questa fase della politica italiana, il populismo di sinistra e quello di destra dilagheranno, determinando ad un tempo la reazione uguale e contraria dell’astensionismo di massa delle persone più consapevoli. Quando il Pd si sarà (finalmente) fatto “partito dell’Italia“, senza calcoli, e dunque senza tradire (nemmeno) la propria gente, ma per nazionalismo e reale democraticità - e naturalmente ha bisogno di forme (i volti) a loro volta, come scrive Pippo Civati, credibili nel proporre (però) la novità - i populismi di destra e di sinistra torneranno nella pancia. E con loro i comici e gli animatori. Ma questo sarà possibile solo tra breve, o non sarà (per più di una ragione) possibile. Mai. Read more

L’editoriale. Pisapia e Moratti, due candidati inadeguati di L. Crespi

maggio 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Donna Letizia ha cercato ieri di ri- petere il colpo di Berlusconi contro Prodi nel 2006, quando il Cava- liere tirò fuori dal cilindro dell’appello finale (senza replica) il coniglio dell’abolizione dell’Ici, che gli fece guadagnare due milioni di voti. Ma quella della Moratti è un’accusa, non una proposta, e alle accuse si deve dare la possibilità di replicare. L’unica chance della candidata del centrodestra di farcela già al primo turno, o comunque di ”trionfare” al ballottaggio, è rappresentata dall’ancor maggiore inadeguatezza del candidato del centrosinistra, vincitore alle primarie contro Stefano Boeri per una ragione di puro maggior “radicamento” (nella conoscenza e nell’affetto dei milanesi), che è poi anche il suo unico punto di forza nella sfida con Moratti. Il candidato del Terzo Polo, Manfredi Palmeri, ha sicuramente migliori caratteristiche di entrambi (è giovane, è un possibile esponente della nuova politica, appare personalità molto seria) se non fosse per l’ipoteca di un’opzione terzopolista che non ha le gambe per reggere l’ambizione di una proposta onesta e responsabile di (appunto) nuova politica, terzo polo dell’autoreferenzialità della nostra politica attuale che non va oltre i limiti (in tutti i sensi) delle (attuali) destra e sinistra. Tra i candidati, nondimeno, può essere giudicato sicuramente come il migliore. I milanesi scelgano sulla base di questo e della concretezza dei programmi. L’analisi di Crespi, ora, sulla partita (che si giocherà, e di cui abbiamo avuto ieri una drammatica anticipazione) tra Moratti e Pisapia. di LUIGI CRESPI Read more

E l’Udc ripropone l’immunità a Berlusconi “Non processabile fino a fine mandato” Lodo Mantini, varrà per tutti parlamentari Donadi: “No a salvacondotti per la Casta”

maggio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

I centristi offrono al premier la possibilità di uscire dai suoi guai. Almeno finché resterà deputato. Attraverso una modifica all’articolo 68 della Costituzione. Una parte della politica e una parte della magistratura sono in guerra. Oltre a questo, esistono frange di magistrati che, al di là della politicizzazione, in mancanza della responsabilità civile del loro operato strumentalizzano le proprie inchieste per colpire una nostra politica comunque impresentabile creando effettivamente un vulnus democratico. Il provvedimento rischia però, in presenza di una nostra politica a sua volta non onesta e non responsabile di ridurre l’aula ad un porto franco di delinquenti. La (possibile) soluzione è – semmai – a monte, nella rifondazione di una politi- ca italiana onesta e responsabile che faccia il primo passo per una smilitarizzazione del rapporto con i magistrati, introducendone magari – ad un tempo - la responsabilità civile. Una politica che non candidi impresentabili è l’unica politica che può salvare e rifare grande l’Italia. Le regole non impediscono di infrangere le regole; ciò che può cambiare la politica italiana e il rapporto con la magistratura è la sola assunzione di responsabilità di una Politica che torni ad essere vera. E a questo fine è necessario il ricambio: i figli di questo tempo vivono l’esigenza di tale cambiamento. No comunque netto di Italia dei Valori alla proposta Udc. Ce ne parla il capogruppo alla Camera. di MASSIMO DONADI* Read more

Diario politico. Pigi non è mio segretario Da ‘miliardario’ Silvio detto con disprezzo A iconografia su Lega che l’ha pendente (fronteggiando così solo i ‘nani’ leghisti) Il vuoto di stile esprime un vuoto di idee Con Bersani Pd resterà un mezzo partito Invece ora come mai serve (tutto) a Italia

maggio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché i Democratici sono quella forza più onesta e responsabile della nostra politica chiamata ad assumersi la responsabilità - e l’onore - di salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. E se il rischio, come vedremo magari più tardi, è che chi verrà dopo Berlusconi (e Tremonti può rappresentare solo uno specchietto per le allodole) porti a compimento quello sfondamento anti-democratico preparato da trent’anni di rivoluzione anti-culturale del presidente del Consiglio, rendendo l’Italia “positiva” (?) al virus del fascismo che, scrive Giorgio Bocca, è “tornato tra noi”, e nessuna certezza può essere legata alla reazione (è proprio il caso di chiamarla così?) delle altre frange della politica italiana, non in funzione difensiva, ma proprio per andare all’attacco e rifare grande l’Italia, (mai come) in questa fase storica la nostra nazione ha bisogno di un Pd che si faccia “partito dell’Italia” e rappresenti la possibile scelta ideale di quella maggioranza di nostri connazionali che non si riconoscono nell’estremismo berlusconiano, e agognano quella nuova politica che vada oltre la rappresentanza di specifici interessi costituita dai cartelli della destra e della sinistra che si occupasse di e facesse solo il bene del Paese. In questo contesto, un Pd vecchio, chiuso in se stesso (“ideologicamente”, nonostante l’apertura delle alleanze, in realtà compensativa di quella chiusura “programmatica”), nostalgico della lotta di classe e del socialismo, è esattamente ciò che può spalancare delle praterie alla soluzione non auspicata. Ed è naturalmente il segretario ad averne la principale (ir)responsabilità. Il racconto della giornata di ieri, con il Tuttoberlusconi da Vespa, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

***Guzz***
BERLUSCONI? C’E’ ANCHE DI PEGGIO
di PAOLO GUZZANTI

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’indignazione, ad esempio. Categoria né politica né morale, bensì pigra scorciatoia di chi non sa assumersi le proprie responsabilità. ”L’indignazione – scrive Guzz – è il linciaggio ed è parente dell’approssimazione, dell’assalto al Parlamento, del lancio di monetine, di piazzale Loreto, del cattocomunismo e cattofascismo italici, è la palestra dei luoghi comuni, la fossa comune della ragione”. E peggio di Berlusconi sarebbe dunque una maggioranza (?) che si fondasse su tutto questo. Ma peggio di Berlusconi è anche un sistema giudiziario non da democrazia liberale, e non solo nella deformazione imposta dal presidente del Consiglio. Vogliamo ad esempio ritenere che il premier, al netto delle proprie colpe, non sia comunque molto “atten- zionato” da certa magistratura? Guzz a tuttocampo, sul “suo” giornale della politica italiana, il solo sul quale si dicono, liberamente (in senso assoluto), le cose come stanno. di PAOLO GUZZANTI            Read more

***Il commento***
LA LEGA PREPARA LA CRISI DI GOVERNO
di GAD LERNER

aprile 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Forse non ancora sulla Libia, ma le grandi manovre “nordiste” per prendere le distanze da un Berlusconi prossimo alla fine continuano. Qualora la partita delle amministrative a Milano dovesse concludersi con un risultato non favorevole a Letizia Moratti, quello potrebbe essere il momento di caduta (in tutti i sensi). Anche perché più acquisisce potere, più la Lega dà spazio alle proprie pulsioni conservatrici, “quasi reazionarie”. E questo favorirà un sempre maggiore isolamento leghista. di GAD LERNER Read more

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