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***La (vera) risposta alla crisi***
COME SI FA LA CRESCITA? (RI)EDUCANDO GLI ITALIANI

luglio 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo dicono gli esempi migliori della nostra (stessa) tradizione. A cominciare, sì, dagli anni del nostro boom e dal caso eccezionale dell’Olivetti capace di scrivere la Storia – inventando il primo pc – fornendo ai suoi dipendenti una scuola, una biblioteca, la possibilità di formarsi e poi di contribuire in modo decisivo a (que)l successo offrendo – oltre alla propria fatica – una loro (“ritrovata”) creatività. Ma lo dicono anche le nostre aziende di oggi che reggono – e, anzi, vincono – (al)l’impatto con (/del)la crisi, come riferisce sul Corriere Dario Di Vico raccontando il caso di Paolo Ponti, che trasforma la falegnameria del padre in un campione del nostro export puntando a fare dei propri collaboratori non (più, rispetto al modello, ad “esempio”, della Fiat di Marchionne) tanti, omologhi addetti ad una catena di montaggio, ma altri (e portatori di una loro originalità) autori del (suo, stesso – ?) “prodotto”. La crescita si fa dunque in primo luogo formando (e, così, rielevando) gli italiani; puntando a “trasformarli” nel più straordinario motore del (possibile, e necessario) impegno nella chiave dell’innovazione delle nostre aziende. E’ noto che, in quest’idea della formazione (e più in generale dell’educazione e della cultura) come chiave della nostra (doverosa) ripartenza, si ritrovino sia il presidente di Confindustria sia il “nuovo” governatore di Bankitalia. Al presidente del Consiglio avevamo provato a indicarlo. Monti, sensibile a tutto ciò che può sminare il terreno (politico) intorno lui, aveva mostrato di recepire la nostra “sollecitazione”. Ma, (più) fedele al mantra liberista della riduzione dei costi come unica via per la salvezza dell’”impresa” (poco importa se ciò significa gettare sul lastrico milioni di lavoratori, come aveva rischiato di fare, prima dell’intervento de il Politico.it, con il placet del segretario del Pd e della leader della Cgil, con l’abolizione dell’art. 18), il capo del governo ha poi preferito continuare con i (soli) tagli di spesa. Ma un paese non è un’azienda (improntata al liberismo); è una comunità di persone (come le aziende che possono rifare grande l’Italia). E la sua unica possibilità di farcela, sta nella capacità di mobilitare e mettere a sistema il meglio che può venire da ciascuna di loro.
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Il crac della Grecia può contagiare l’Italia Lo dice l’agenzia (americana) di Moody’s Se rischio ora è che il mercato ci “rifiuti” Bankitalia: “Ma il nostro sistema è forte” Ma i nostri conti sono davvero a posto?

maggio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rischio di un possibile default del nostro Paese ci è noto dai giorni del fallimento argentino: abbiamo un debito tra i più alti del mondo e ciò ci tiene ad un passo dall’incapacità di sostenerlo ed esposti ad ogni colpo di vento. Colpi di vento che possono consistere in un cattivo andamento (atteggiamento) dei mercati, ovvero come nel mondo ci si comporta con l’”offerta” italiana, andamento che a sua volta dipende (per semplificare) dalla (apparente) solidità di un Paese e dal giudizio che ne danno le agenzie come Moody’s, cosiddette di rating, ovvero preposte a valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche. A questo si aggiunge un altro possibile livello di pericolo: quello delle banche che a loro volta contribuiscono a “reggere” parte dell’economia di un Paese. Ebbene, il crac della Grecia comporta una crescente “preoccupazione” nei mercati che potrebbe riflettersi sul rating degli altri Paesi (come già avvenuto da parte di Standard&Poor’s con il Portogallo) e una contemporanea difficoltà delle banche, che può mettere in difficoltà (e in crisi) anche le nostre. Tuttavia la nostra banca centrale offre motivi di ottimismo: «Il sistema bancario è solido». In questo quadro il giornale della politica italiana aveva già lanciato un appello al ministro dell’Economia, affinché rassicurasse sul reale stato dei conti pubblici: sono a posto, dice Tremonti, ma la stessa Grecia aveva una situazione che appariva sostenibile e invece i conti erano truccati. Speriamo, signor ministro, che da noi siano davvero a posto. Il servizio, all’interno, è di Stefano Catone. Read more

Ma i segnali peggiori vengono dalla crisi Ecco tutti gli effetti di autoreferenzialità E’ necessario cominciare a dare risposte

marzo 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E dopo il focus sul fatto del giorno torniamo per qualche mezzora lungo il filo della nostra narrazione cominciata ieri. La politica italiana – e in particolare la sua destra – dicevamo nel Dario politico di ieri sera, si trova a dover scegliere se vuole assomigliare più a Fini o più a Berlusconi. Se vuole tornare ad essere se stessa e a fare (appunto) politica oppure trattare solo ciò che serve alla sua (o, meglio, dei “protagonisti” del momento della nostra politica) sopravvivenza. Franco Laratta ci ha dimostrato che i crismi dell’autoreferenzialità si vedono nei numeri dei lavori parlamentari: tutto esaurito alla Camera per il voto sul legittimo impedimento (ovvero sul provvedimento che risolve – temporaneamente – i problemi giudiziari del premier) con gran sfoggio di presenza a destra e sui banchi del governo; aula semivuota il giorno dopo quando si votava l’istituzione, voluta – beninteso – dal governo (e in particolare da Maroni) dell’Agenzia nazionale per la confisca dei beni mafiosi. Ora scopriamo – nostro malgrado – per chi ancora non lo avesse verificato, che la crisi che Berlusconi dice non esserci o essere in via di risoluzione invece c’è, e anche se non dipende da un atto del governo è inevitabilmente un (altro/i) atto del governo che può contribuire a risolverla o, meglio, limitarne gli effetti (o le ripercussioni) e ridurre i tempi della sua contrazione fino alla ripresa (totale). Riguarda la vita – reale – di tutti gli italiani ed è qui che la nostra politica (e in particolare una sua parte) mostra la sua (irresponsabile, per una volta lasciateci essere netti) autoreferenzialità: di fronte a – come vedremo – una crescita incomparabile di difficoltà nella vita di tutti i giorni per gli italiani non è concepibile che anche solo si abbia voglia di occuparsi di altro. Perché la nostra politica è, quello: governare e dare un futuro a questo (grande) Paese. Dario Ballini ci presenta i dati. Un’avvertenza: il quadro che esce è molto cupo. Ci serve a prendere coscienza – se ce ne fosse ancora bisogno – che i problemi ci sono. Dopo di che, ci sono tutti i margini – se ci rimbocchiamo le maniche – per uscirne in modo serio, e utile a tutti. Tutti coloro che già soffrono. E a cui è “dedicata” questa “ditata nell’occhio” che il Politico.it, coscien- temente, responsabilmente, contestualizzandola, propone ai propri lettori affinché (ci) si possa, tutti in- sieme, scuotere (la politica italiana). Sentiamo. Read more

Diario politico. Berlusconi: “Io buono”. Il Governo vara la Banca del Mezzogiorno

ottobre 16, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. L’esecutivo rispolvera la vecchia idea del ministro dell’Economia. Tremonti: “Non sarà un carrozzone. Utile a piccolo e medio credito”. Critici Fitto e Prestigiacomo, poi il voto unanime del Cdm. Bankitalia boccia lo scudo fiscale: “Avrà ripercussioni sul pagamento delle tasse in futuro”, dice il direttore generale di Palazzo Koch Saccomanni. Ancora il responsabile dell’Economia: “Non c’è solo in Italia”. Il presidente del Consiglio a margine di un’altra visita a Sofia torna a parlare di media: “Vorrei che riconoscessero come sia giusto e faccia di tutto per essere amato. Le calunnie si ritorcono contro chi le muove e avvicinano al calunniato”. Annuncio del ministro per le Infrastruttu- re Matteoli dell’avvio dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Le critiche di Legambiente. Infine, Pd e Napolitano: i Democratici alle prese con la proposta di Eugenio Scalfari di far coincidere l’elezione del segretario con il voto delle primarie, anche qualora nessuno dei tre candidati superasse il 50% (in quel caso, lo Statuto prevede che l’elezione sia decisa in un ballottaggio tra i primi due alla Convenzione nazionale). Il capo dello Stato: “Potere di presidente della Repubblica è sopra le parti. Le provenienze? Ciascuno ha la propria storia, ma si trascende”. Il racconto. Read more

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