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Parentopoli, Alemanno pensa lasciare (?) e (ri)lanciarsi (pulito) nel match nazionale
di PIETRO SALVATORI

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Retroscena. Ci prendiamo una pausa da Berlusconi e dalle vicende della crisi raccontandovi come non ha fatto nessun altro lo scandalo delle nomine. Il terremoto sotterraneo nella politica e nella destra romana. E il sindaco adesso non esclude più di fare un passo indietro. Prima che sia troppo tardi. Anche su Liberal. di PIETRO SALVATORI Read more

Brancher ministro alla mediazione Alemanno: “Si può fare senza Fini”

giugno 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come promesso, vi raccontiamo la vera storia della nomina dell’ex forzista all’Attuazione del Federalismo (!). Una nomina – evidentemente – pretestuosa, ma che non serve solo a fornire Brancher dello scudo del legittimo impedimento (e, in prospettiva, del nuovo lodo Alfano costituzionale), ma anche – e forse soprattutto – a posizionare in Cdm quello che da sempre è il perno del rapporto tra Berlusconi e la Lega. In un momento in cui i fedelissimi del presidente della Camera tirano dritti per la loro strada, e il Senatùr è sembrato aprire loro uno spiraglio di dialogo (l’incontro con Fini sul ddl), la nomina diventa un puntello necessario al rapporto del Cavaliere con Bossi. E il quadro di un tentativo di dare forza ad una maggioranza sull’orlo del precipi- zio sembra prendere ancora più forma se si guarda a cosa fa il sindaco di Roma. Alemanno parla di un Pdl che «possa» fare a meno dell’ex leader di An mentre «potrà», solo, sostituire Berlusconi. Una scelta dei tempi che tradisce un’intenzione: costruire una “terza via” tra berluscones e finiani che potrebbe sgretolare la componente dell’ex leader di An (?). Ce ne parla, come sempre, il nostro Pietro Salvatori. Read more

Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva

giugno 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ex direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa, ospite di Otto e mezzo, rilancia in chiave propositiva le critiche per le riduzioni degli investimenti nella cultura da parte del governo. «C’è la crisi e si comincia a tagliare da qui – dice – ma gli altri Paesi fanno il contrario: è con l’università e la ricerca che si acquisisce competitività». Strutturalmente. E in progressione. Parole che i nostri lettori hanno ascoltato molte e molte volte – prima, o piuttosto che altrove – su queste pagine. Il giornale della politica italiana, lo abbiamo scritto più volte, è il giornale dell’università e della ricerca; non dei ricercatori, perché non è una difesa di categoria ad interessarci. Dell’università e della ricerca come punto di riferimento e motore per consentire al nostro Paese di non pagare lo scotto dell’esplosione economica di Cindia e, anzi, di rilanciare e di mettersi sulla strada per tornare ad essere grande e, nel tempo, ancora una volta nella Storia la culla della civiltà. Anche i Democratici sono dell’avviso di Settis, ma a loro in particolare, più che al professore, rimproveriamo mancanza di coraggio e di visione: le piccole misure, i singoli interventi, le “toppe” sono sacrosanti, ma per tornare a fare grande l’Italia – e per consentire al Pd di fare di questa che è una sua battaglia naturale un vero e proprio cavallo di battaglia, forse il cuore di quella «narrazione» di cui parla Vendola che consiste nell’offrire agli italiani un’idea di futuro – ci vuole un disegno complessivo, nel quale la cultura non sia una voce di bilancio ma IL bilancio. Il centrosinistra imposti una nuova, grande prospettiva nella quale la cultura (ai livelli più alti; e la formazione) sia di/il nuovo pane quotidiano. L’università e la ricerca vertice di un nuovo sistema economico fondato sull’innovazione e la produzione delle idee, la formazione permanente chiave per risolvere i problemi legati all’attuale precarietà del (e mancanza di) lavoro e per innestare una rivoluzione culturale che consista nel porre al centro della nostra vita lo studio, ai vari livelli (scolastico, universitario, scientifico ma anche preparatorio a – sempre – nuovi e più avanzati lavori), anche grazie ad una trasformazione del Grande Educatore – la televisione – di nuovo in un mezzo pedagogico e in grado di contribuire a fare tornare a pensare, a stimolare il senso critico, risuscitare fame di conoscenza. Il giornale della politica italiana offre tutto questo a chi, nella nostra politica, avrà la saggezza di farla propria. Il destinatario naturale sarebbe il centrosinistra, ma il coraggio per una rivoluzione del genere, al momento, non sembra essere nella disponibilità di Bersani e co.. E forse nemmeno dei suoi possibili successori. Potrebbe essere nella disponibilità invece della destra di Gianfranco Fini, che parla più di tutti – insieme a Marino – un linguaggio di modernità. Una cosa è certa: prima facciamo, più possibilità abbiamo di farcela. E di essere tutti qui insieme, tra qualche anno/decennio, a festeggiare un’Italia tornata al centro del mondo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Ora la (vera) svolta di Fini Grazie a lui il Pdl sta (già) cambiando (?) Se 30 deputati dicono no a ddl pro-caccia Resti dov’è ed eserciti sua golden share Dopo Berlusconi la “sua” destra europea

aprile 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Nicolò Bagnoli. Alcuni dei maggiori editorialisti del giornale della politica italiana (che, nel solco della tradizione liberale dei grandi quotidiani americani ospita anche opinioni che, naturalmente sulla base di una condivisione di fondo, possono non esprimere la linea del giornale) hanno scritto su queste stesse colonne, nei giorni scorsi, che la “rottura” (che noi non abbiamo mai chiamato in questo modo, in realtà, perché di questo ancora non si tratta) tra Berlusconi e Fini è definitiva, perché il processo è giunto ad un punto di non ritorno. E stamattina, accompagnando l’intervento di Stefano De Luca, abbiamo ribadito – e questo è un punto di vista ormai condiviso – che tra l’anima finiana e quella berlusconiana ci sono differenze culturali che non potranno essere cancellate. Ma. Ma la “sensibilità” (è proprio il caso di dirlo – ?) politica dei cosiddetti berluscones è figlia direttamente della leadership del presidente del Consiglio. Che polarizza queste stesse posizioni e quelle del centrosinistra. Anche per questo l’unica opposizione credibile riesce, come ha scritto oggi Luigi Crespi, proprio quella di Gianfranco Fini: perché è l’unica che guarda al Paese e prescinde, appunto, da questa contrapposizione sterile. Per questa stessa ragione, comunque, è presumibile che quando quella leadership verrà meno l’anima del Pdl che vi fa riferimento possa, magari nel tempo, aprirsi maggiormente all’esterno e amalgamarsi con maggiore facilità con altre contigue. Se tuttavia a quel punto il presidente della Camera avrà lasciato il Popolo della Libertà sarà molto più facile per un erede diretto di Berlusconi prenderne la guida e mantenerne – con più o meno successo, sarebbe tutto da verificare – l’impostazione. Se, al contrario, Gianfranco Fini sarà rimasto nel partito del premier magari svolgendo un’intelligente opera di mediazione tra la propria cultura politica e, appunto, quella della maggioranza interna di oggi – concedendo qualcosa su questo piano, come del resto ha fatto fin’oggi – e contemporaneamente spingendo sulla strada della democratizzazione attraverso, anche, il sano esercizio di far valere il proprio peso (anche) numerico in Parlamento per far passare/non far passare (o meglio per favorire o dissuadere) iniziative che rappresentano o contraddicono quella cultura politica, Fini potrebbe esserne il leader naturale – quel ruolo al quale aspira da sempre ma che per varie ragioni non è ancora riuscito a preparare efficacemente – e, a quel punto, portare tutta la destra italiana sulla strada intrapresa. Questa del resto non è un’ipotesi così innovativa, è quella alla quale Fini lavora da tempo. E potrebbe apparire paradossale che si ponga di nuovo nel momento di massima distanza dentro il Pdl. Ma segnali di crescente democrazia interna – come il voto di oggi sulla stagione venatoria, per quanto sia un tema che si lega a logiche lobbistiche che dividono trasversalmente la politica italiana, e superano la questione dell’appartenenza o meno a parti anche interne ai partiti anche perché, nello specifico, non interessa direttamente a Berlusconi; ma anche le riunioni, che continuano a tenersi, degli organismi dirigenti. Decisivo in questo senso sarà l’esito, anche formale, della direzione nazionale di giovedì – e la necessità per la nostra politica di avere, prima o poi, una destra normale suggeriscono e invocano almeno un’ultima verifica sulla possibilità di percorrere questa strada. Due sono gli interroga- tivi. Il primo riguarda la disponibilità di Berlusconi ad accettare almeno un po’ di questa dialettica interna, anche a livello e in funzione parlamentare. E conoscendo il presidente del Consiglio diremmo che i margini sono molto ristretti. Il secondo riguarda i reali confini della cultura politica a cui fa riferimento Gianfranco Fini: in molti casi le sue posizioni sono apparse davvero innovative, forse “troppo” persino per una moderna destra europea. E dunque irrimediabilmente lontane da quelle con le quali, superata la polarizzazione, dovrebbe amalgamarsi. Ma, a questo punto – e lo diciamo contro i nostri stessi principi – un po’ di pragmatismo politico si impone anche al presidente della Camera. Se il “pia- no” sarà predisposto con accortezza, può essere de- cisivo per il bene del Paese. Ora Bagnoli, all’interno. Read more

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