Top

***Il futuro dell’Italia***
RESTITUIAMO I PARTITI (E LA POLITICA) AI CITTADINI
di ANDREA SARUBBI*

giugno 25, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La scelta di Bersani di far indicare ad alcune associazioni i due candidati al consiglio di amministrazione Rai che il Pd avrebbe poi sostenuto, riscatta (almeno in parte) una segreteria altrimenti, come abbiamo avuto modo di rilevare più volte, deficitaria (per la Sinistra e per il paese) e fallimentare. Quella di Pigi è una scelta “necessaria” almeno fino a quando i partiti non torneranno a svolgere il proprio ruolo – nella versione moderna – e avranno loro la forza – la legittimazione - per indicare candidati (anche, al proprio interno) ad un tempo autorevoli e rappresentativi, e riprendere a svolgere degnamente e non (più) autoreferenzialmente la propria funzione. Perché i partiti non sono, come indica una sentenza molto discutibile della Corte di Cassazione, “associazioni private” (tali, quindi, da dover/ poter perseguire un proprio, particolare scopo, non necessariamente coincidente con l’interesse generale); bensì il corpo, il canale intermedio tra i cittadini e le istituzioni. Uno strumento a disposizione dei primi per poter accedere, e dare forma (e sostanza), alle seconde. “Lo Stato siamo noi”, ci ha ricordato recentemente il presidente Napolitano; e siamo noi gli unici, legittimi ”padroni” di tutto ciò che costituisce la macchina della Politica e dell’amministrazione: partiti, Parlamento, istituzioni. Dunque i partiti non sono “altro” dalla società civile; e tanto meno, come ci dirà il deputato Democratico, può esistere una “competizione” (che presuppone una divaricazione – e una distinzione di motivazioni e persino di obiettivi – che non si addice a chi deve concorrere al solo, unico scopo del bene comune) tra loro; bensì i partiti sono una forma – organizzativa - della società civile per fare Politica. E, nell’era della comunicazione, in cui la ricerca tecnologica ci ha fornito degli strumenti per una (ora) possibile partecipazione diretta alle decisioni (il giornale della politica italiana è forse il caso più lampante di come internet consenta di essere protagonisti ai massimi livelli della vita democratica del proprio paese anche senza l’”autorizzazione” dei partiti), possono e devono (se non vogliono essere legittimamente sostituiti da una forma di democrazia diretta) diventare sempre più un “filtro” (democratico) attraverso cui questa partecipazione deve, però, svolgersi nella maggiore libertà possibile (che significa anche sulla base di regole stringenti e applicate rigorosamente); e far tendere la nostra democrazia verso una coincidenza sempre maggiore tra Politica e società (o, meglio, tra società e politica): dove la Politica cessa di essere un “mestiere”, o una “carriera”, e recupera il proprio senso originale: quello di servizio - dei cittadini che di volta in volta assumono incarichi pubblici – nei confronti dei nostri connazionali. E, in questo modo, riavere un settore pubblico efficiente e consapevole di essere, a sua volta, al servizio del paese. E non di se stesso. E attraverso di ciò smettere di disincentivare/ scoraggiare – attraverso lo Stato! – investimenti dall’estero, la capacità/ volontà (creativa) di intrapresa degli italiani, e vedere così rimosso il principale ostacolo, oggi, alla ripresa della nostra economia. Il parlamentare Democratico, ora, ci parla del “richiamo” (in questo – stesso – senso) di Cittadinanzattiva, l’associazione che “riunisce” (idealmente) tutti i cittadini che non intendono lasciare il nostro paese – disinteressandosene – nelle mani di chi, nella deriva individualistica del nostro “stare assieme”, ha oggi la possibilità di fare e disfare a proprio piacimento della cosa pubblica (ricordate le risate intercettate nella notte del terremoto de L’Aquila?) e in buona sostanza, quindi, delle nostre vite. Perché libertà non è rinchiudersi nella propria dimensione “domestica” e familiare e lasciare che pochi occupino lo spazio (pubblico) di molti; “libertà è (rioccupare quel – nostro! – spazio, libertà è) - come ci stimolava Gaber - partecipazione”. di ANDREA SARUBBI* Read more

Avevamo (ancora una volta) ragione noi Realacci: ‘Innovare (ri)fa(rà) grande Italia’ Della Loggia: “Purché ritorni ora Politica Riprenda il comando in luogo economia” Ma sovranità può esser europea/mondiale Obiettivo finale sia mondo unica nazione Torneremo ad essere la culla della civiltà di ANDREA SARUBBI

marzo 12, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Trichet: “L’Italia, con quelle sue risorse umane…”. Quello che l’ex capo della Bce voleva dire, quando, quest’estate, ci ha esortati ad avere fiducia in noi stessi è che la nostra nazione è sempre stata, e continua ad essere, un crogiolo di talento e potenzialità. E quanto a “particelle da sintetizzare” non abbiamo probabilmente mai smesso di essere, potenzialmente, la culla della civiltà. Lo conferma anche il deputato del Pd, che nel suo libro riprende la nostra tesi e l’arricchisce della citazione di graduatorie che ci danno, tutt’oggi, sul podio (dell’innovazione, e – quindi – nello smercio) in vari settori produttivi. Quello che manca, da trent’anni a questa parte, è – invece – la “sintesi”. Ovvero la Politica. Che negli anni ottanta, raggiunto il livello di benessere propiziato dalle scelte di lunga gittata, trent’anni prima, di Alcide De Gasperi, ha, insieme a molti nostri connazionali (che non avevano però la responsabilità della leadership), pensato ce l’avessimo (ormai. Definitivamente) fatta, riducendo il proprio impegno (nel nome di tutti. E cominciando a praticare quell’autoreferenzialità oggi diventata unico format della politica politicante) e avviando così il nostro declino. Quando all’inizio degli anni novanta il declino ha assunto le forme del…baratro e del possibile default, ecco che l’economia ha preso – (ir)responsabilmente – il posto (di comando) di una politica ormai corrotta e quindi supina; e grazie alle personalità di quell’azionismo storico oggi incarnato dalla tecnocrazia economica ci ha più volte salvato – tecnicamente, in tutti i sensi – dal fallimento. Ma sapendo – noi, da quel momento – intervenire solo su di un piano di (“pura”) (s)regolazione su cui non è però sufficiente agire per trascinare e mettere a sistema le risorse di una società (tanto più se, come accade oggi con il governo Monti, quelle regole vengono esclusivamente ridotte, riducendo in ultima analisi la nostra stessa libertà). E questo dunque oggi dobbiamo tornare a fare: definire un orizzonte da perseguire, e, così, riprendere a “sintetizzare” – in questo senso – queste nostre straordinarie “particelle”. E, proprio per ottimizzare questo ritorno della politica in luogo del solo “governo degli scambi commerciali”, è bene che tutto ciò avvenga all’insegna del recupero di un respiro etico e filosofico che ci consenta di stabilire (più consapevolmente) dove vogliamo andare, e quindi come, e di offrire nuovi spunti – e interi pezzi – all’evoluzione dell’(intera) umanità e alla (sua) Storia. E se l’innovazione è la chiave per coniugare crescita (individuale e quindi economica) e ritorno ad un respiro culturale (e quindi rigenerativo di – nuova – umanità) nelle nostre scelte, l’obiettivo finale – anche contando sull’apporto dei migranti, possibile nuova nervatura, con le loro storie, con le loro esperienze di vita, di una società – a causa di quel declino – della politica – oggi afflosciata su se stessa - non potrà che essere puntare ad adeguare la politica e le (sue) istituzioni a ciò che, culturalmente e socialmente, grazie (soprattutto) alla Rete, è (in parte) già avvenuto: ovvero (ri)unire non solo l’Europa ma il mondo intero in una prospettiva – pacificante, e rigenerante futuro – di possibile unica nazione. Perché le nazioni, lo diciamo all’editorialista del Corriere, con cui siamo – comunque – sempre più spesso d’accordo, sono sì indispensabili alla democrazia, ma non necessariamente debbono avere le forme che hanno preso nell’ottocento; e possono anche coincidere con l’attuale dimensione sovranazionale. Purché, naturalmente, sia resa democratica (in senso tecnico) e non più tecnocratica. Vale per l’Europa, vale per il mondo intero. Ma oggi, ancora, le nazioni “di una volta”, sì. E tra di loro la culla della civiltà di oggi e, se (solo) lo vorremo, di quella del futuro: l’Italia. Chiave della (ri)costruzione del domani. Dell’(intera) umanità. Il deputato del Pd, ora, ci racconta Green Italy, il nuovo libro di Realacci. di ANDREA SARUBBI Read more

Inaudita ‘svolta’ medioevale del governo Da oggi gli immigrati nei Cie per 18 mesi(! E hanno già ‘nazionalizzato’ la nostra vita Goethe: “Maggioranze sono ripugnanti” Specie quando rendon schiave persone (E’) un balzo indietro nel tempo di secoli In quella che dovrà tornare la culla civiltà E i progressisti non fanno il loro dovere
(Ne)i due giorni più ‘bui’ della legislatura

luglio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande poeta tedesco, cantore del Faust, metteva in luce, crediamo di poter interpretare, la violenza e la prevaricazione insita in qualsiasi decisione presa da qualcuno per qualcun altro, contro la sua volontà. Oggi è (anche) la democrazia, bellezza. Ma quando il principio democratico della conta “una testa un voto” viene ab-usato per imporre la violenza e la prevaricazione (anche su un piano fisico e materiale), la nostra civiltà è giunta ad un punto (di non ritorno! Anzi) per il quale è chiamata a reagire, pena il suo stesso aborto. Ben oltre il cliché berlusconiano delle leggi ad personam, che sono nate e moriranno con il presidente del Consiglio (con buona pace degli (anti – ?)berlusconiani): in due giorni il Parlamento ha stabilito che da un certo momento in poi la nostra vita non è più nostra, ma dello Stato (altro che di Dio!), avendo (già) deciso [la "maggioranza" - (ma) dei nominati da Berlusconi e Veltroni!] come dovrà andare a finire (?). I cosiddetti liberali! E oggi stabilisce il prolungamento (triplicata!) della permanenza nei centri di identificazione ed espulsione delle persone immigrate fino a un anno e mezzo (!): immaginate un anno e mezzo della vostra vita, chiusi kafkianamente in un “castello”, ufficialmente perché devono ricostruire la vostra provenienza, così da potervi rimandare indietro; ma non ne “uscirete” “più”. E in quei centri, viene oggi anche vietato l’accesso a parlamentari e giornalisti, così da suggerire il sospetto che si tratti di veri e propri centri “di tortura”. Persone rinchiuse al di là della legge, persone a cui viene “sottratta” la propria vita: è vero e proprio Medioevo. Ma la stampa e gli indignati, reagirebbero solo se li avesse voluti Berlusconi. Per sé. Andrea Sarubbi ci racconta ora lo sfregio del voto, di stamane, sul prolungamento dell’obbligo di permanenza nei Cie, al quale sono mancati ben 27 deputati dell’opposizione (che, loro no, non avrebbe- ro reagito nemmeno se si fosse trattata dell’en- nesima legge ad personam del capo del governo). Read more

Energie rinnovabili non sono ‘di sinistra’ Sono ciò che serve al (futuro del) Paese Onu: possono coprire 80% fabbisogno ’50 E (infatti) tra la gente Pdl cresce “fame” Politica stili road map per bene dell’Italia FOTO: E (vero) piano casa (ri)parta di qui

maggio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, quella fatta di idee e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E dunque anche della nuova politica, la politica vera condotta nel (solo) interesse di (tutto) il Paese al di là della rappresentanza di specifici interessi. Perché a questo punto della nostra Storia siamo chiamati a salvarci, o imboccheremo una strada del declino sulla quale sarebbe molto difficile – ammesso che il nostro Paese non fosse saltato – tornare indietro, e l’unico modo possibile per salvarci è fare semplicemente ciò che è necessario. E contemporaneamente, salvandoci possiamo ad un tempo tornare grandi, e dunque oltre che una necessità l’impegno onesto e responsabile per perseguire il nostro bene – quello di tutti, insieme – ci offre una straordinaria occasione – l’ultima – che è anche una grande motivazione. Il giornale della politica italiana ha più volte avuto modo di indicare – e continueremo a farlo – il modo in cui riuscirci. Nello specifico, nel campo delle politiche energetiche, le rinnovabili rappresentano la soluzione economicamente più vantaggiosa, sostenibile dal punto di vista umano e, tutto sommato (, quindi), anche ambientale. L’Organizzazione delle nazioni unite indica nella copertura di quella quota enorme di fabbisogno energetico mondiale il possibile traguardo del 2050. A condizione, naturalmente, che i governi facciano gli interessi delle loro nazioni e del mondo predisponendo dei piani di “implementazione” e di organizzazione dello “sfruttamento” di questa risorsa, in chiave futuribile. L’Italia ha l’incredibile occasione di decidere come approvigionarsi senza avere costi di smantellamento di vecchie centrali, e scorie da smaltire; l’attuale nostra dipendenza da altri Paesi, insieme alla nostra straordinariua esposizione al sole e al vento, ci mettono nella condizione di ottimizzare più di molti altri l’opzione rinnovabili. Può essere uno straordinario punto di partenza. Le nostre forze più oneste e responsabili partano da qui, da dove è urgente assumere le decisioni giuste, nella costruzione del futuro dell’Italia. Il governo si occupi di questo e dimentichi gli interessi particolari di poche aziende e dei signori degli affari. Dimostrate qui, ora, nel concreto, di non essere (più, o di non voler essere più) la cricca. Ce ne parla il deputato del Pd. di ANDREA SARUBBI* Read more

Battuta omofobica Grillo (politically unc.) Con gli omosessuali si rischia la tragedia E Chiesa un giorno dovrà chieder scusa Politica emancipi discriminati III millennio

maggio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ama chiamarle “persone omosessuali”, per chiarire il concetto fondamentale: si tratta (appunto) di persone (come tutte le altre), e va loro riconosciuto il (doveroso) rispetto che si deve ad ogni essere umano. Un rispetto che manca al comico genovese, che del resto usa la stessa cifra anche per altre caratteristiche delle persone (stesse), come l’altezza (fisica – ? -: chiama, come sapete, il presidente del Consiglio (psico)nano). Quello di Grillo è un problema di linguaggio – ovvero di comunicazione – prima ancora che culturale; quel che Grillo – forse – non vuole capire, o capisce come uomo politico ma non “può” mettere in pratica come comico è che il suo linguaggio va ad alimentare l’incultura, che ha ricadute sulla vita delle persone, e dunque rappresenta una questione molto seria. Perché le persone omosessuali sono le persone di colore, le persone ebree del terzo millennio; e solo l’imprevedibilità della Storia ci impedisce di prefigurare quale potrà essere la forma acuta che la persecuzione nei loro confronti potrà assumere. Intanto registriamo la (“solita”) difficoltà esistenziale, che porta decine di giovani omosessuali alla “scelta” (???) del suicidio, non avendo la forza di reggere il peso di una vita schiacciata tra l’ignoranza e la mancanza di rispetto delle (altre) persone (?). Un’Italia che voglia – e “deve” – diventare la culla della civiltà non può che prevedere, nella propria rivoluzione culturale, un completo ribaltamento di piano, e di prospettiva, in questo senso. Perciò, ad esempio, il Politico.it suggerisce che non è più possibile mancare il riconoscimento delle coppie, a fronte magari (invece) di una distinzione per quelle scelgano di non sposarsi, perché se riconoscere i diritti di due persone omosessuali non genera una qualche cultura deviata, abbassare i cancelli dell’opportunità di assumere un impegno per la vita nei confronti della persona con la quale ci si unisce, e soprattutto dei propri figli può (al contrario) contribuire a (dis)fare l’Italia che (non) vogliamo. Di certo è un fatto di civiltà, e di modernità (intesa come piena espressione - di sé - di un popolo), che lo Stato faccia la propria parte per la cessazione delle dscriminazioni dicendo la propria parola ferma e forte sul tema attraverso, anche, quel riconoscimento. La Chiesa è un’entità sovrana (in tutti i sensi?), ed è giusto che a rivolgersi ad essa sia una persona credente. Come il deputato del Pd, che ci spiega, tra l’altro, come lo stesso catechismo solleciti alla non discriminazione, e al ricono- scimento delle persone gay. di ANDREA SARUBBI* Read more

I nove nuovi sottosegretari (più Calearo) Premiato chi ha fatto il salto della quaglia Facendo interessi propri e non dell’Italia Racconto (alcune) fantastiche peripezie di ANDREA SARUBBI*

maggio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La Politica non è un premio, ma una forma di valorizzazione. Nell’interesse della nazione, i migliori, un giorno - e via via – saranno chiamati a mettersi al servizio della collettività per portare sempre più in alto la famiglia-Paese. Si devono dunque selezionare i migliori – chi ha responsabilità, proponendoli; tutti – poi - mettendosi in gioco in una Democrazia che sia sempre più matura – non per gratificarli con il patrimonio comune per ciò che di buono hanno fatto nel loro percorso privato, ma perché coinvolgerli ancora di più serve a perseguire il bene del Paese. La qualità dell’impegno politico si valuta in funzione della propria onestà e responsabilità, e della capacità di contribuire nel modo più efficace alla costruzione del futuro, senso della Politica. Fare attività politicistica, o peggio faziosa, o peggio ancora personalistica quando non “corrotta” – in senso ampio, e più strettamente materiale – è la negazione del servizio e la celebrazione dell’autoreferenzialità (che in taluni casi sfocia nell’im[m]punità). Non è dunque tanto il dato che abbiano cambiato parte, quanto che l’abbiano fatto con la motivazione di avere ciò che oggi ottengono, il vulnus alla Democrazia del salto della quaglia di questi signori – nelle foto, nell’ordine: Bellotti, Catone, Cesario, Gentile, Melchiorre, Misiti, Polidori, Rosso, Villari, più il nuovo “consigliere” Calearo - di cui ora ci traccia un ritratto (per alcuni) il deputato del Pd. di ANDREA SARUBBI* Read more

Napoli, Pd punta a strappare ballottaggio (E) chi è Morcone, il candidato di Bersani Un OK Corral tra Mastella e De Magistris Mentre destra, in vantaggio, litiga su suo

marzo 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quelle di Milano e del capo- luogo campano sono le due partite più importanti delle prossime amministrative. I candidati del Pdl partono con un discreto margine, chi “storicamente” (la Moratti), chi per la difficoltà mostrata dal centrosini- stra negli ultimi anni a risolvere i problemi della città (a Napoli). In entrambi i casi le numerose opzioni alternative possono però riaprire la partita. Nel capoluogo lombardo è quella dell’attuale presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri – insieme alla presenza di un candidato del terzo polo – che può costringere il sindaco uscente al ballottaggio. Nella città partenopea se da un lato la discesa in campo dell’ex pm complica la vita ai progressisti, dall’altra sarà difficile per il centrodestra centrare l’obiettivo al primo turno. E al secondo può accadere di tutto. Ma scopriamo chi è l’uomo scelto dai Democratici e vi raccontiamo le prime scintille della sfida tutta interna al centrosinistra con De Magistris. Chiamato a confrontarsi anche con l’ex ministro che lo accusa di «avermi rovinato la vita» con l’inchiesta Why not. di ANDREA SARUBBI* Read more

“(Nostra) dignità dell’Italia is not for sale Gino Bucchino, gigante tra (anche) nani Ecco cosa mi ha raccontato oggi in aula
di ANDREA SARUBBI*

febbraio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ il parlamentare del Pd che ha rifiutato 150mila euro e la rielezione garantita offertagli da (presunti) emissari di Verdini perché non si fa e per difendere, così, «l’immagine del Parlamento, cuore della democrazia fatto di persone onorabili». Un eroe di questo tempo, che un giorno, anche qui, tornerà ad essere la più assoluta (straordinaria) normalità. E’ una promessa che (ci) facciamo tutti insieme. E alla quale appunto, insieme, stiamo lavorando. Il nostro Sarubbi lo ha avvicinato stamattina alla Camera. Ce lo racconta così. di ANDREA SARUBBI* Read more

Silvio come l’(ex) pres. israeliano Katsav Non si dimett(er)à senza (una) condanna Ma ‘Israele premier si lascian processare
di ANDREA SARUBBI

gennaio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alterniamo alla nostra narrazione sul futuro dell’Italia il discorso, onesto e responsabile come sempre sul giornale della politica italiana, sul caso (giudiziario) del presidente del Consiglio. Che vive un’esperienza simile a quella capitata al già capo di Stato d’Israele. Che in attesa del giudizio si era sospeso dalla cari- ca. E in cui un primo ministro altrettanto indagato – e il leader del partito del presidente della Repubblica condannato – esulta di fronte ad un Paese in cui la legge non guarda in faccia a nessuno. E non “deve” farlo: perché nessuno si sognerebbe di metterla in discussione. Premesso il nostro commento sull’opportunità che (anche) la legge, nondimeno, non partecipi alla propria delegittimazione, ce ne parla il nostro Andrea Sarubbi. Read more

Diretta dalla Camera. Vi racconto il giorno della verità di A. Sarubbi

dicembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’analisi del deputato Democratico. I due parlamentari che hanno contemporaneamente altri incarichi e dovranno lasciare, a norma di legge, lo scranno, e hanno approfittato di trovarsi ancora in carica per esprimere ugualmente il loro voto. La rissa dopo il no alla sfiducia di Polidori. La scelta dei tre deputati decisivi per la fiducia, Calearo, Scilipoti e Cesario di attendere la seconda chiama per votare. «Da veri divi». di ANDREA SARUBBI* Read more

***In diretta dal Parlamento***
VI RACCONTO LA VIGILIA (DEL VOTO)
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Intanto una notizia: la direzione del Pli ha dato mandato a Paolo Guzzanti di votare contro il governo. Un voto che potrebbe essere decisivo, e decretare – a questo punto inaspettatamente – la caduta di Berlusconi. Poi tutto sulla giornata di oggi, per la bella penna del deputato del Pd. di ANDREA SARUBBI* Read more

“Noi, il popolo del Pd”

56 esclusive immagini
di CARLO TRAINA
Note a margine
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La manifestazione del Partito Democratico a piazza San Giovanni segna un’altra vittoria del giornale della politica italiana. Per due motivi. Il primo è che il (solo) Politico.it (in un momento, non certo facile da questo punto di vista, in cui tutti il Pd lo danno, e lo vogliono, per morto) ripete da settimane che (sono) i Democratici (ad avere/)hanno il compito storico di caricarsi sulle spalle questo Paese e salvarlo e rifarlo grande – in un unico tempo – per le maggiori onestà e responsabilità della loro “area di opinione e sensibilità”; e cos’altro è, se non una sinfonia che risuona imponente sotto queste parole, la “generosità” (copyright di Stefano Menichini) con la quale questa gente, nel silenzio assoluto (o quasi) prodotto dal proprio partito di questi mesi, ha emesso l’ennesimo acuto, invadendo pacificamente Roma, con i colori della nostra nazione, come a dire: “Noi ci siamo, aspettiamo solo che voi vi diate una mossa e siamo pronti ad assolvere al nostro compito”? E poi c’è il secondo motivo. Ovvero che una piccola mossa, anzi, una serie di piccole mosse il Pd ha cominciato (da un po’ di tempo) a darsele. Non apparirà pretenzioso a nessuno, che il giornale della politica italiana rivendichi gran parte del merito: da qui, è partito l’invito a concepire un “progetto organico e complessivo”, mutuato da Bersani nel “progetto”, che oggi (appunto) comincia a vedersi; è (sempre) del nostro direttore l’idea del Pd “partito dell’Italia” fatta propria da Bindi; e se il grande Livio Ricciardelli – uno dei maggiori talenti della nostra politica del futuro - scrive sul proprio profilo Fb che il passaggio del discorso del segretario che più l’ha colpito è quello nel quale Pigi fa riferimento alla “posizione nel mondo” che gli italiani (non l’Italia) hanno diritto a riavere – una chiara “ripresa”, senza quel “nazionalismo necessario” (gli italiani e non l’Italia, come detto) che pure, ribadiamo, è (per l’appunto) necessario perché tutto questo possa avvenire, del nostro discorso sull’Italia che deve tornare ad occupare “la posizione che le compete nel mondo”, quella di culla della civiltà – è chiaro che l’altro vincitore della piazza di oggi, oltre al popolo Democratico, è il giornale della politica italiana. Che da mesi detta l’agenda vera della nostra politica, e del centrosinistra in particolare; e lo fa per una ragione semplice: il Politico.it non ha a cuore gli interessi di qualcuno, bensì solo il ”bene del Paese” (altra espressione riportata nel discorso pubblico, quando nessuno più vi faceva riferimento: non si dimentichi che tutto questo lo scriviamo da mesi, mentre solo ora la nostra politica autoreferenziale di oggi comincia, faticosamente, a farlo proprio). Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui. E ora lo spazio al (primo) vincitore della giornata, non il Pd (che pure, oggi, ha fatto una mossa verso la – propria, e del Paese – salvezza) ma la “nostra gente”, come la chiama da sempre Piero Fassino. Non “l’Italia migliore” di vendoliana memoria (?), perché non c’è un’Italia “migliore”, ma una sola Italia: quella che (però) il Partito Democratico dovrà prendere per mano per darle modo di rifarsi grande. All’interno, il fotoracconto della giornata firmato Carlo Traina e gli appunti da San Giovanni del deputato Democratico. Read more

E’ vero boom per governo de il Politico.it Segno che è quel che la gente ora vuole L’esecutivo di (quei) giovani, su un’idea Un governo al (solo) servizio del Paese

dicembre 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E oggi lo comple- tiamo, “assegnando” gli ultimi ministeri “necessari”. Ma il cuore del progetto sta nella prima parte, letta ieri da migliaia e migliaia di (nuovi) lettori. Un grande successo, che conferma la popolarità dei “ministri”. E dice che il giornale della politica italiana ha (anco- ra una volta) visto giusto: l’onestà, la responsabilità sono la chiave per rifare grande questo Paese. Il Pd si faccia “partito dell’Italia”, si disponga a fare solo il bene della nazione a prescindere da ogni (precedente) rappresentanza di specifici interessi, e, come ieri il Politico.it, farà boom. Ma deve sentirlo davvero. Nella mente e nel cuore. E lasciarsi alle spalle ogni egoismo. Cosa c’è di più “egocentrico” che essere parte decisiva del processo che rifarà grande l’Italia? di MATTEO PATRONE
Read more

***Il caso Santoro/2***
LA LIBERTA’ NON E’ OMOLOGAZIONE, MA PLURALISMO
di ANDREA SARUBBI*

ottobre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che tradotto in Rai significa che la televisione pubblica del futuro, quella che deve contribuire a rifare grande l’Italia rieducandola alla cultura e alla crescita, non dovrà essere una televisione piatta in cui non ci sono idee, ma una grande televisione in cui ce ne saranno di diverse. Ovviamente servizio pubblico non significa funzione di ufficio stampa, nel senso che la tivù pubblica deve avere al suo interno voci diverse ma non rappresentare necessariamente tutte le voci dello schieramento politico italiano ed esattamente così come loro si propongono in politica politicante. Anzi, proprio l’inverso: il giornale della politica italiana ha scritto che la privatizzazione può essere una non soluzione, o meglio un non affrontare il problema – e non cogliere l’opportunità – e che i partiti devono stare dentro la Rai, ma nel senso che devono esprimere al meglio la loro capacità di spingere l’Italia a tornare grande nel loro rapporto con una televisione che deve essere strumento di questo. In altre parole: i partiti devono stare dentro la Rai per dirle che deve esprimere il meglio del Paese, come il cinema con la realtà, e utilizzarlo per rieducare, appunto, l’Italia verso l’alto. I criteri attraverso cui fare la selezione e decidere quali idee devono “apparire” e come? Semplice: l’onestà e la responsabilità. Chi va in onda non deve avere l’obiettivo di favorire una parte politica o sfavorirne un’altra o di propugnare una specifica idea e propagandarla, ma fare il bene del Paese; e siccome il bene del Paese non coincide con la destra o con la sinistra ma solo con l’onestà e la responsabilità, tutte le idee oneste e responsabili – di qualunque estrazione o, ancora meglio, prospettiva – naturalmente negli argini della democrazia – esse “siano” – hanno diritto di cittadinanza nella tivù del futuro. E tanto più lo sono (oneste e responsabili) e tanto più, nell’essere oneste e responsabili, sono libere e vivaci, tanto meglio per la tivù, tanto meglio per il Paese. L’opinione, a riguardo, del deputato del Partito Democratico, ex conduttore del programma di Raiuno A sua immagine ed esperto di televisione, in rapporto, in particolare, al caso di Michele, all’interno. Read more

Scrive un (altro) leader del futuro Sarubbi: “Difficile far Miliband qui”

settembre 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il rinnovamento, abbiamo detto, è necessario. Perché solo così si salva e, anzi, si può (oggi) rifare grande il Paese (domani potrà essere tardi). Ma vediamo allora cosa, al momento, frena questo tipo di cambiamento, per la nostra politica e per il Paese; quali sono, da questo punto di vista, le differenze tra la politica inglese e quella italiana. Perché, appunto, in Inghilterra tutto ciò non solo è possibile, ma appare naturale ed è già avvenuto (non è la prima volta). E lo facciamo, come anticipa- to, con uno dei “figli di questo tempo”, in grado secondo il Politico.it di aspirare ad essere non solo uno dei protagonisti, ma il protagonista della classe dirigente (del centrosinistra) del futuro. E’ il deputato del Pd, che analizza la competizione tra i due fratelli nella prospettiva italica (prima che italiana).        Read more

In diretta dal Parlamento. Come si è salvato Cosentino di A. Sarubbi

settembre 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democratico racconta in tempo reale sul giornale della politica italiana i segreti del voto di pochi minuti fa sull’autorizzazione (o meno: e il segno della giornata è negativo) all’utilizzo delle intercettazioni nell’indagine sul sottosegretario. Le cui telefonate, dunque, non potranno essere utilizzate. Al di là degli (interessanti) politicismi che ora vediamo, è chiaro come anche il nostro Parlamento – nel senso dei suoi eletti – naturale espressione della nostra politica autoreferenziale di oggi, manchi – per larghe fette – di onestà e responsabilità. Ma questa è una nostra opinione. Sentiamo invece il deputato del Pd. Read more

Presidente Camera ha funzione garanzia E il Parlamento non sia asservito a nulla

settembre 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In queste ore assistia- mo al tentativo, da parte delle forze (un po’ più) oneste e responsabili della nostra politica comunque autoreferenziale di oggi, di “smontare” le tesi di una parte della maggioranza circa l’inopportunità che Gianfranco Fini resti al suo posto non essendo più diretta espressione di palazzo Chigi (per non dire di palazzo Grazioli o di Arcore). Tesi evidentemente artefatte e la cui unica, necessaria smontatura dovrebbe consistere dunque nella negazione della loro sincerità. Chi accetti la mistificazione della realtà fatta in certi momenti proprio da coloro che la denunciano negli altri, non fa che legittimare e accreditare nella percezione popolare le stesse tesi mistificate che vengono proposte. Non è dunque per rispondere a quelle tesi, ma svolgendo solo un nostro discorso, che ricordiamo alla politica italiana il ruolo di capo del ramo più politico del Parlamento e dunque indipendente e, appunto, di controllo di chiunque segga sullo scranno più alto di Montecitorio. La prassi della fase finale della Prima Repubblica divenne, proprio in questa chiave, di assegnare la presidenza della Camera all’opposizione. L’avvento di Silvio sconvolse questo equilibrio, per la stessa ragione per la quale oggi i berluscones chiedono le dimissioni di Fini: la volontà di esercitare loro, un pieno controllo sul potere legislativo oltre che di dividersi le cariche istituzionali come fossero un premio, e infine la pretesa di non avere contraltari nemmeno mediatici là dove possono influire sulle nomine (ma non solo). Ma è una ragione, appunto, che non ha niente a che vedere con il bene del Paese e che può, e deve, dunque essere respinta senza se e senza ma. Ci parla di tutto questo, Andrea Sarubbi. Read more

***L’inchiesta***
LA VERITA’ SU L’AQUILA
di ANDREA SARUBBI*

luglio 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’abbiamo chiamata “inchiesta” non a caso: è necessario andare sul campo per sapere qualcosa sullo stato della città, e delle persone, terremotate, e lo svelamento delle reali cifre dell’emergenza abitativa, o delle richieste degli aquilani al governo ha la portata di “scoperta” come ce l’ha lo “scavo” (è proprio il caso di dirlo?) giornalistico di una realtà non del tutto conosciuta. Perché, nonostante la centralità e il rilievo della notizia, l’informazione di regime filtra la verità, trasformandola in un gioioso ritratto di successo (?) del governo. Ci pensa allora il deputato del Partito Democratico sul giornale della politica italiana a dire una parola (per ora) definitiva sul reale stato di cose de L’Aquila. Read more

***Dal Mondiale alla politica italiana/2***
ARIDATECE ER PORPO PAUL
di ANDREA SARUBBI*

luglio 12, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo momento dell’excur- sus (ma non troppo) sul Campionato del Mondo. Prima la politica vera, con Crespi che trae la lezione di cui abbiamo letto dalla finale di ieri. Ora la nostra politica, affrontata satiricamente dal deputato del Partito Democratico che scrive una lettera al direttore dell’acquario di Oberhausen che ospita il cefalopede che ha azzeccato tutti i pronostici delle partite della Germania al Mondiale, più la finale, scegliendo di volta in volta – entrandoci – l’urna associata alla bandiera della nazione vincente. Gli scrive per chiedergli di ridarci il polpo, del quale sono state verificate le “origini” (è stato pescato nel mare al largo dell’isola d’Elba) italiane. Affinché Paul possa risolvere, per noi, i dilemmi sui quali si decidono i prossimi anni di politica italiana, e dunque del Paese. Ma sentiamo la satira (ma, ancora, non troppo) di Sarubbi. Read more

E invece guardate come ci trattano ‘loro’ Presi per ‘sciocchi’ con Scajola-Brancher Se populismo genera autoreferenzialità

luglio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è un aspetto che non è ancora stato sottolineato, della vicenda del ministro dimissionario perché scoperto «con le mani nella marmellata» della strumentalità della propria nomina per difendersi (? Sfuggire) ai propri guai giudiziari. Si tratta del totale disinteresse dei nostri governanti nei confronti di tutti noi. Sì: perché se si cerca di far credere che un (altro) ministro abbia ricevuto in regalo una casa con vista sul Colosseo «a sua insaputa», primo si considera l’audience dotata di scarsa capacità critica, mettiamola così; e poi ci si è disposti a prenderla per i fondelli, dimostrando, appunto, di non avere nessun «legame sentimentale» con lei (e cioè con tutti noi). E se a distanza di poche settimane si ripete il cliché con un ministro che viene nominato, in nome nostro e con i nostri soldi, soltanto perché possa avvalersi dello scudo del legittimo impedimento, pensando che tutti noi non ci accorgiamo della relazione tra le due cose e, dunque, della strumentalità, la tentazione si è fatta, è evidente, sistema. Ed è quel sistema a due facce del quale abbiamo scritto tempo fa: tutto questo è reso possibile dalla disponibilità di tutti noi (o di una parte di noi) ad accettare, per un altro verso, di lasciarci falsamente carezzare dalle proposte allettanti, ma evidentemente mendaci, del presidente del Consiglio (populismo); per la quale, poi, è possibile la chiusura in casta della nostra politica, e la conseguente (ma non esaurente) autoreferenzialità. I nostri governanti, insomma, possono alimentare i propri privilegi in ragione della nostra disponibilità ad andare loro dietro quando ci allettano con proposte gradevoli ma mendaci. In un’ultima analisi siamo nella condizione di fare finire tutto questo. Dobbiamo solo indignarci. E a quanto pare abbiamo cominciato a farlo. Quando è troppo è troppo. Ma adesso dobbiamo smettere di accettare anche le circonvenzioni più sottili. Passa di qui l’abbattimento della casta, ed evitare in futuro altri casi Scajola e Brancher. Dei quali scrive, ora, Andrea Sarubbi. Read more

Bersani: “Siam partito di governo” Ma serve un cambio di prospettiva

giugno 20, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il discorso del giornale della politica italiana è chiaro e coerente: un cambio di sistema in cui la precarietà sia sostituita dall’alternanza tra lavoro e formazione, in funzione dell’innovazione, nell’ambito di un ripensamento del Paese che torni ad essere culla della civiltà e perciò abbia la cultura non più come voce di bilancio, ma come proprio bilancio tout court, ovvero che, anche per raccogliere la lezione di Saramago, torni a «pensare» e, così, ad «avere delle idee». Abbiamo un grande patrimonio, che non è il dito ma la luna, che non sono (tanto) i nostri beni culturali quanto ciò che li ha prodotti, ovvero il nostro genio, che non si è perso nel tempo, ma solo è lì in attesa di tornare a farla da padrone. E’ questa la vera «alternativa» al berlusconismo, che non è un regalo alla sinistra perché può benissimo essere fatta propria dalla destra moderna (finiana o meno), perché fa il bene dell’Italia, tutta, rilanciando la nazione. Ma è certo l’unica speranza per i Democratici di avere un senso, e anche di riuscire ad aiutare coloro che vogliono aiutare: non è assistendo una tantum le persone deboli, che rimangano tali, che si toglie a quelle persone quell’etichetta; è coinvolgendole nel rilancio del nostro Paese, naturalmente a partire dai giovani, perché i miracoli forse non sono possibili e una scelta bisognerà pur farla. E siamo certi che padri e madri dei ragazzi di oggi saranno felici, eventualmente, di rinunciare a qualche possibile miglioramento se la prospettiva sarà di vedere per i loro figli non, un miglioramento, ma un radicale cambio di vita, in ragione di un Paese che abbia cambiato completamente pelle e faccia di ogni suo cittadino il protagonista di una grande ripartenza. Verso quell’obiettivo: rifare dell’Italia il centro (culturale, ed economico) del mondo. Quale siamo stati per secoli. E la cui possibilità è, appunto, il nostro vero patrimonio. All’interno Andrea Sarubbi ci racconta la vocazione sociale del Pd e l’idea di alter- nativa, purtroppo piuttosto “gestionale”, con la quale non cambierebbe nulla, o molto poco, del segretario. Read more

***Il commento***
ISRAELE, LA NOSTRA (EQUI)DISTANZA (?)
di ANDREA SARUBBI*

giugno 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La linea di questo giornale è chiara: onestà e responsabilità. Che non significa una melassa indistinta di (mancate) prese di posizione. Ma prese di posizione forti. Nel solo interesse, però, dell’Italia (tutta). O, in questo caso, del “mondo”. Ovvero di tutti gli esseri umani. Di fronte alla strage dei civili perpetrata dalla marina israeliana il giornale della politica italiana non ha avuto esitazioni: condanna ferma, per la firma di Gad, che ha suscitato una profonda riflessione e alimentato il dibattito tra i nostri lettori (i commenti in coda al pezzo): un dibattito alto e spesso, com’è inevitabile tra i lettori, preparati e appassionati, di questo giornale. Espressa la condanna, stigmatizziamo: stigmatizziamo chi, come il Giornale di Feltri, si mette dalla parte degli… spari, e chi, dal versante opposto, ne approfitta per una condanna generalizzata allo Stato di Israele (o peggio ancora al Popolo di Israele) che non ha (hanno) nulla a che vedere con quanto accaduto. Perché, lo ripetiamo ancora, c’è una linea di demarcazione netta tra governo di Israele, al quale l’esercito più o meno direttamente risponde, e Stato e Popolo di Israele. Ed è (anche) la linea di demarcazione che passa (poi) tra la Politica e l’antisemitismo. Che nessuno può permettersi di valicare senza suscitare la nostra riprovazione e indurci ad una pronta reazione. Il nostro governo, in ogni caso, ha scelto la linea del Giornale: con il sottosegretario Mantica (poi rintuzzato da Frattini) ha parlato di «provocazione» alla quale l’esercito «non poteva non rispondere». E questa è una presa di posizione figlia di una presa di posizione precedente della nostra destra (o di un pezzo de), quella dalla parte di Israele-e-basta nel confronto con i palestinesi. Ed è una scelta che tradisce l’impostazione storica della nostra politica estera-mediorientale, che anche per la nostra collocazione geografica e la nostra Storia è legata ad un ruolo di mediazione. Un ruolo alto e che ci consegna (e dimostra una nostra) grande responsabilità, che ci deve rendere orgogliosi – scrive il deputato del Partito Democratico. E che, almeno questa, non si può rin- negare per le stesse ragioni ideologiche, politicisti- co-populistiche e “private” che già hanno sconvolto la nostra politica interna. L’editoriale di Sarubbi.             Read more

***Il retroscena***
PERCHE’ AL PD NON PIACE QUESTA MANOVRA
di ANDREA SARUBBI*

maggio 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Scriviamo “retrosce- na” non a caso: chi ha capito quali sono le specifiche contestazioni che i Democratici muovono alla finanziaria di Tremonti alzi la mano. Ci pensa il deputato del Pd a spiegarlo al giornale della politica italiana. E se è vero che Bersani è in Cina, e questo spiega in parte il low profile del principale partito di opposizione, è anche vero che, a non saperlo, sarebbe stato difficile da immaginare: perché di solito le cose non vanno molto diversamente. Il Pd fatica a capire che nella società della comunicazione – e nella politica italiana di Berlusconi – il dibattito pubblico determina la “psicologia” della nostra politica, ovvero come gli italiani percepiscono chi. E l’opposizione non può che essere percepita come subordinata alla maggioranza. Una premessa dura, ma necessaria per introdurre il bel pezzo di Sarubbi che, con la grande efficacia che come sempre, al contrario, caratterizza l’ex conduttore del programma di Raiuno A sua immagine, smonta perno per perno (naturalmente secondo il piano di montaggio del centrosinistra) la manovra. Sentiamo. Read more

***L’appello***
GLI IMMIGRATI NON VOTANO (TUTTI) A SINISTRA
di ANDREA SARUBBI*

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democra- tico è da mesi in prima linea – insieme al pidiellino Fabio Granata – nella battaglia per dare alle persone immigrate nel nostro Paese che vivono qui da un certo numero di anni la cittadinanza (da riconoscere subito, invece, secondo Sarubbi ma non solo, ai loro figli nati e cresciuti in Italia). Una delle ragioni per cui alcune forze della nostra politica respingono questa ipotesi è l’idea che si tratti di un potenziale nuovo blocco elettorale del centrosinistra, e che dunque il riconoscimento del voto alle amministrative – perché la cittadinanza anche questo comporterebbe – favorirebbe una modificazione radicale degli equilibri politico-elettorali (naturalmente a loro discapito). A parte che ci sarebbe da discutere sulla (mancanza di) onestà e responsabilità di una simile considerazione-motivazione, una lettera firmata da due persone immigrate, già impegnate nella nostra politica e sui due fronti opposti dello scacchiere, spazza via questa “credenza” (si tratta di una vera e propria credenza) e il relativo alibi (laddove si configura come tale) e offre altri spunti di grande interesse: su tutti, la richiesta di coinvolgimento e responsabilizzazione che viene dalle comunità di migranti nel nostro Paese, che, assicurano, garantirebbero l’isolamento di quei singoli casi di non perfetta (capacità di) integrazione e consentirebbero alle persone immigrate, neo-cittadine italiane, di dare il loro contributo decisivo nel governo del fenomeno dell’immigrazione stessa e comunque alla “causa” (complessiva) del nostro (con loro) Paese. Un’idea, quella della responsabilizzazione (e, prima, in questo caso, dell’apertura), che sta molto a cuore al nostro giornale, della quale abbiamo parlato ancora ieri e che vale per le persone immigrate come per gli italiani tutti, che hanno in sé la qualità per essere la grande risorsa di questo Paese, che la nostra politica ancora non riconosce e non mobilita. Anche per capire meglio questo concetto, sentiamo, dunque, Klodiana Cuka (Pdl) e Ismail Ademi (Pd). Grazie alla generosità e all’impegno di Sarubbi.  Read more

Se oggi siamo tutti nelle mani di Tremonti Il Parlamento è quasi fermo da settimane Approva solo decreti “girati” dal governo E il ministro dell’Economia detta l’agenda Troppo potere (sostanziale) per pochi (2)

maggio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Secondo momento della (breve) narrazione sul capo del dicastero di via XX settembre. Dopo avere visto come Tremonti abbia il controllo (in senso ampio) esclusivo dei nostri conti, e avere ancora una volta rivolto al ministro la stessa domanda: come sono veramente?, scopriamo come – oltre all’economia – Giulio abbia in mano anche il potere legislativo. Sì, perché stringendo i cordoni della borsa al punto di bloccare qualsiasi iniziativa che abbia un costo rilevante Tremonti è diventato un «superpresidente della Camera», scrive Andrea Sarubbi nel report dall’aula per il giornale della politica italiana che state per leggere, che decide se e quando si discute di cosa. Tremonti che dunque è, oggi, più di un – come qualcuno lo ha definito – (vero) presidente del Consiglio; è il plenipotenziario del governo e del Paese. Tutto questo naturalmente deve avere dei limiti, che possono essere imposti (e tolti, al Parlamento) dal vero capo del governo, e da un’opposizione che però sembra completamente avulsa dal gioco, sia in fase propositiva sia di interdizione (che pure va fatta, e comunicata, anche se è resa difficile dai rapporti di forza). E tutto questo deve avvenire sotto uno sguardo vigile e consapevole degli italiani, che il Politico.it spera di contribuire ad attivare: la “disoccupazione” attuale di deputati e senatori non è il segno dell’inutilità della democrazia parlamentare, e, con essa, della necessità di soluzioni che favoriscano un maggior decisionismo in una revisione in senso leaderistico e plebiscitario del sistema; è, appunto, l’esatto contrario, il segno di come troppo potere (formale o sostanziale) concentrato nelle mani di pochi possa produrre delle devianze alla democrazia stessa. Il deputato del Pd, dunque, che ci porta a conoscere dal di dentro, e sulla base della sua esperienza (quotidiana) diretta l’attuale modo di gestione dei lavori (?) parlamentari. 

Read more

Castagnetti, oggi si ricorda Aldo Moro
Lui avrebbe “conciliato” per i giovani

Da franceschiniani ‘minacce’ di scissione Ma il Pd non è né vostro né di D’Alema

maggio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La due giorni di Area democratica, corrente veltronian(?)-popolare del Partito Democratico, ha avuto il merito di elaborare proposte «moderne e coraggiose» per il futuro dell’Italia prima che per loro stessi. In particolare attraverso la relazione del suo leader attuale (che il giornale della politica italiana vi racconta, ora, con Andrea Sarubbi). Che non ha mai minacciato (ci mancherebbe, da ex segretario) di lasciare il Pd. Ma qualcun altro lo ha fatto (per lui? Non va dimenticato quanto Castagnetti sia vicino, anche come ex competitore e poi nuovo mentore alla guida dei Popolari, al segreDario). E l’aria che si respirava era quella di chi è davvero determinato ad andare fino in fondo. Se. Il punto sta proprio qui. La gestione di D’Alema, prima che di Bersani, del Pd risente probabilmente della vecchia concezione dalemiana del Partito Democratico (allora ancora di là da venire), un partito che unisca tutti i socialismi prima che i riformismi. Aveva provato a farlo con Giuliano Amato, salvo fallire. Perché il progetto non aveva respiro e non era lungimirante. L’esatto opposto di quello (vero) del Pd, che tiene conto della specificità italiana e guarda al futuro. E’ una gestione che non fa bene ai Democratici. E quindi al Paese. Ma è, appunto, una gestione. Può darsi sia condita di prove muscolari e di conventio ad excludendum che irritano (apposta o meno, non è dato sapere) la componente di minoranza (? Rappresenta, se si sommano i voti della mozione Marino, rispetto alla quale quella franceschiniana è per molti aspetti sovrapponibile, il 48% dei Democratici). Ma resta una gestione. Ovvero il modo in cui la parte di Pd che ha ricevuto il mandato di governarlo per i prossimi anni sceglie di condurla. Non è il Pd. E non fa finire il Pd. Non dovrebbe farlo finire. Perché le gestioni, come i risultati delle elezioni, si accettano. Chi perde non può rimettere in discussione l’intero progetto. Fa la sua battaglia ma non mette in discussione le fondamenta. Questo è un vizio delle componenti della politica italiana che hanno una visione autoreferenziale, per certi versi poco responsabile delle necessità del Paese, come, per dire, nel caso di altri che hanno lasciato quel partito. Serve a chi lo fa, forse – forse – ma non al Paese. Anche perché tutto questo è figlio solo del mancato rinnovamento dentro un partito nuovo che è però nato con classi dirigenti vecchie. Ancora – tutte – legate al ’900. Ma siamo nel nuovo secolo. Che è dei giovani (di oggi). Che si sentono tutti – a parte quelli che costituiscono le corti delle leadership(?) attuali – Democratici. E basta. E governerebbero (governeranno) il Pd senza guardare alle tessere novecentesche di ciascuno. E’ di queste persone il Partito Democratico. Né D’Alema né Castagnetti hanno il diritto di mettere in gioco una cosa che non appartiene loro. Se lo faranno, si prenderanno la responsabilità di tradire, e non di confermare, l’eredità storica di chi li ha preceduti, che molto prima di loro aveva concepito questa prospettiva, e non comprenderebbe mai venisse messa in discussione per qualche (politicamente sciocca, perdonateci) forma di autoreferenzialità. Il racconto della relazione di Franceschini, nella sua parte di (grande) valore, quella propositiva, per il Pd, per il Paese (e non per il nuovo partitino del 4% e per i suoi “protagonisti”), firmato Sarubbi. All’interno. Read more

Gb, Berlusconi: ‘Sconfitti signori sinistra’ Vendola: “Serve una narrazione nuova” Politica italiana commenta il voto (o no?) Tutte (nostre) dichiarazioni (inventate?) Una grande “raccolta” firmata Sarubbi

maggio 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale della serietà. E proprio per questo sa (non) prendersi sul serio. E ama l’(auto)ironia. Se dopo le nostre considerazioni sulle elezioni inglesi, da cui abbiamo tratto una lezione italiana, il deputato del Partito Democratico ci propone questo florilegio (semiserio) di (possibili) esternazioni sul tema da parte dei protagonisti della nostra politica, anche per scherzare sul «passatempo di giornata, un gioco di ruolo in cui si commentano come se Londra fosse Roma, Manchester Milano« il Politico.it è contento. E ve le offre, per il vostro divertissement. Buona lettura. Read more

***La lettera/1***
A RENZO BOSSI SUL SUD
di ANDREA SARUBBI*

aprile 29, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democratico scrive al figlio del Senatùr, dopo che il Trota, come fu ribattezzato dallo stesso Umberto Bossi, in un’intervista a Vanity Fair rivela di non sapere nulla – e di non essere mai stato – sull’Italia a sud di Roma. Sarubbi invita Bossi a fare un giro con lui a Napoli, cuore del collegio elettorale in cui il parlamentare Democratico è stato eletto. La lettera era stata inviata alla Padania. Poiché il quotidiano diretto da Lorenzo Boriani non l’ha ancora pubblicata, Sarubbi la offre al “suo” giornale della politica italiana, che la propone in esclusiva. Eccola. Read more

Quando storia (tragica) si ripete in farsa Il tg di “regime” di Minzo crolla in ascolti Tentativo di censura aggirato su internet Decade il dl cambia-regole pluribocciato Maggioranza sotto 38 volte alla Camera Eppure vince sempre lui… Pd, dove sei?

aprile 15, 2010 by Redazione · 1 Comment 

«La storia si ripete sempre due volte: la prima volta in tragedia la seconda in farsa»: Marx va per la maggiore da quando la democrazia italiana si è trasformata, definizione di un autorevole studioso, in democrazioide, ovvero una democrazia un po’ deformata e non più tale in tutti i suoi aspetti. A questo concorrono il conflitto di interessi e il controllo delle tivù da parte di Berlusconi, i tentativi (comprese le telefonate di sollecito al membro dell’Authority affinché l’arbitro intervenisse a fischiare un rigore inesistente alla squadra “avversaria”) di fermare l’informazione ancora libera che si fa sulle reti pubbliche, lo stravolgimento delle regole per favorire la maggioranza, tutto questo consentito da una legge elettorale che impedisce agli elettori di leggere parlamentari sottoposti al controllo diretto del presidente del Consiglio, in un Parlamento svuotato del proprio potere e poi della propria funzione. Ma… La censura di Santoro si traduce in una straordinaria pubblicità per lui che riesce ad andare in onda anche nei giorni delle elezioni, nonostante il blitz, riuscito, della sospensione dei talk show, grazie alla rete che squarcia il velo (anzi, oggi, il sacchetto di plastica), appunto, della censura. Il Minculpop del primo telegiornale italiano (ora il primato è a rischio) non piace agli italiani che ne fanno crollare lo share, consentendo al Tg5 di avvicinarsi pericolosamente: «Nel momento in cui gli ascolti non mi dovessero premiare io o altri ne trarremo le conseguenze», disse una volta Minzo; vedremo se tradurrà le parole in fatti. E intanto da qualche parte si comincia a parlare di una sua possibile sostituzione. «Non si è mai visto un golpe fermato dal Tar del Lazio», fu il commento sarcastico di Massimo D’Alema (in questo lancio, va detto, vengono citati soprattutto comunisti) allo stop del decreto salva-liste da parte del tribunale amministrativo, una bocciatura poi ripetuta altre enne volte da (altri) organi giudiziari. E poi anche dal Parlamento, dove, alla Camera, nonostante una maggioranza schiacciante, il centrodestra va sotto ancora una volta (è, appunto, la 38esima). Un assenteismo che, scrive oggi il Giornale (di famiglia), mette a rischio lo stesso iter delle riforme istituzionali. Insomma, il “regime” fa acqua da tutte le parti. E nondimeno il presidente del Consiglio continua a vincere tranquillamente. Alla domanda che si faceva una trasmissione televisiva – «Le Regionali sono state vinte da Berlusconi o perse dal centrosinistra?» – ci sembra, a questo punto, di poter dare una risposta (certa). E ora i “casi” del crollo dello share del Tg1 e dell’affondamento politico-parlamentare del decreto salva-liste raccontati da Donadi e Sarubbi. Read more

Un esempio della narrazione del premier Vero o falso, gli italiani crederanno a lui Tutti i ‘messaggi’ dell’intervento di Parma Ecco svelati segreti di Berlusconi (FOTO)

aprile 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana conosce una sola Politica: quella vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Gli stessi discorsi dei protagonisti della nostra politica, questi, protagonisti, che hanno dimostrato di non conoscere automatismo tra intensità dell’eloquio e traduzione in fatti (chi per propaganda e mancanza di responsabilità, chi per (in)capacità o mancanza delle condizioni per esprimerla), lasciano il tempo che trovano, e rischiano loro stessi di allontanare – in qualche modo allentando la tensione, e appagando – dal rifacimento dell’Italia. Allontanare noi, oltre che direttamente loro in prima persona. il Politico.it svolge quindi la propria narrazione, fatta di informazione, naturalmente, che seleziona, però, come dovrebbe fare tutta una stampa responsabile che volesse dare il proprio contributo al rilancio del Paese attraverso la nostra politica, i passaggi alti da quelli di pura propaganda appunto; e poi di dibattito (ma serio, concentrato sulla soluzione dei problemi del Paese) e proposte per il futuro dell’Italia. E tuttavia esistono gli strumenti partiti che sono indispensabili alla politica italiana. E non è naturalmente autoreferenziale un discorso che, combinato con il ragionamento sul futuro del Paese, si dedichi a contribuire a migliorare questi strumenti anche nella loro differenziazione di parte. In questo senso, da qualche tempo stiamo offrendo al centrosinistra (altri) strumenti per rivedere la propria fallimentare strategia di comunicazione, come abbiamo già scritto vera e propria chiave di volta – perché dal posizionamento di quella può dipendere la rifioritura anche di tutte le altre parti dell’azione da mettere in campo – di una rinascita dei Democratici. Oggi lo facciamo analizzando l’eloquio di ieri del presidente del Consiglio, che altrimenti non avremmo raccontato così come non raccontiamo polemiche sterili che vengono dal centrosinistra. Perché si tratta di un discorso che contiene pochi elementi di concretezza, se non nel campo della comunicazione: Berlusconi entra in sintonia con gli italiani proponendo un’immagine vincente di sé e teorie, più o meno autentiche, più o meno funzionali alla propaganda di centrodestra, che attecchiscono nella percezione delle persone perché rispondono a schemi di pensiero che sono nel nostro senso comune. Oltre, naturalmente, alla banalità – che però per certa parte della nostra politica tale sembra non essere – del parlar chiaro. Sentiamo. Read more

***(E’) il tempo delle riforme (?)***
STESSE POSIZIONI DI QUINDICI ANNI FA
di ANDREA SARUBBI*

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha criticato la scelta (ancora una volta – in parte – autoreferenziale) della nostra politica di occuparsi di sé stessa e non del Paese nel momento di crisi che una (grossa) parte di noi sta attraversando, e in maniera drammatica (il «tunnel esistenziale» evocato da Concita De Gregorio). Tuttavia abbiamo anche scritto che, a questo punto, c’è la speranza che le riforme finalmente si facciano e nell’interesse del Paese. E come sempre ci siamo messi a dare il nostro contributo, concreto, alto. Ma i dubbi restano molti. Sia perché la classe dirigente attuale è forse la più autoreferenziale della Storia della Repubblica, sia perché (/cosa che ha provocato che) gli ultimi tentativi sono tutti coincisi con riforme elettorali(stiche) ma nel senso che servivano a portare acqua al mulino della parte in quel momento al governo nell’imminenza delle elezioni, e non erano certo nell’interesse di tutti – ma gli italiani, e non i protagonisti della nostra politica. Insomma, la «legislatura costituente» di cui parlò Frattini mesi fa fa un po’ ridere, se associata all’attuale politica italiana. Tuttavia noi continueremo a dare il nostro contributo nella speranza che si riesca tutti quanti a portare “a casa” qualcosa di buono. Gela queste nostre subitanee speranze il deputato del Partito Democratico, che ci riporta ad (un’altra) realtà: quella per cui alla fine della Prima Repubblica eravamo esattamente al punto in cui ci troviamo oggi: il dibattito era lo stesso, sugli stessi modelli con divisioni sovrapponibili a quelle di oggi (fatta la tara dell’”aggiornamento” che c’è stato nella distribuzione delle sensibilità nei contenitori e delle persone, que- st’ultimo un po’ fermo specie a sinistra). Sentiamo.  Read more

Pd sconfitto: e ora? Tre anni in cui rimetterci in pista di A. Sarubbi

marzo 30, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua il dibattito sulle cause della battuta d’arresto Democratica e sulle possibili soluzioni (visto che abbiamo stabilito, finora, che si tratta di una crisi strutturale e non puramente contingente, come dimostra che siamo arrivati ormai alla quinta caduta consecutiva del centrosinistra) sul giornale della politica italiana. Un confronto che offriamo ai nostri lettori progressisti affinché possano a loro volta farsi una propria opinione e partecipare, possibilmente – se ci sarà la necessaria apertura – alla ripartenza del Pd. Ma anche a tutti i lettori di centrodestra, che oggi avranno la pazienza di seguire questa discussione (più) interna al centrosinistra – che siamo sicuri, comunque, interesserà molto anche loro, perché i nostri lettori sono tutte persone di ampie vedute e che amano il confronto e andare oltre gli schemi precostituiti attraverso la riflessione (libera) – anche grazie alla serenità che gli può venire dall’affermazione di ieri. Un dibattito plurale, quello che si sta sviluppando sulle nostre pagine, che vede confrontarsi, appunto, personalità di diverso orientamento culturale dentro il Pd: dal cattolico innovatore Adinolfi, alla innovatrice più vicina alla sensibilità radicale Alicata, fino – e siamo a questo nuovo intervento – al cattolico (più) moderato Sarubbi, appunto. Ma i tre – che sono contemporaneamente le nostre firme d’area – hanno qualcosa in comune (oltre all’appartenenza e alla condivisione di valori di fondo) in più: sono giovani e saranno protagonisti del futuro Democratico. il Politico.it è il luogo del dibattito pubblico della nostra politica ma con un’attenzione particolare per chi guarda al domani. Non necessariamente, naturalmente, da un punto di vista anagraficamente privilegiato: chi è moderno, e ha capacità di guardare, appunto, al futuro. Che è ciò che fa ogni giorno questo giornale. E lo continuiamo a fare anche oggi, con l’intervento di Sarubbi. Sentiamo. Read more

Avevamo ragione (ancora una volta) noi Bagnasco: “Quei valori su stesso pianoSarubbi: ‘Ecco come la penso sull’aborto’

marzo 23, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è stato tra i pochi, ieri (e oggi), a raccontare la prolusione del capo dei ve- scovi italiani nella sua interezza, così com’era stata concepita e proposta, uno splendido messaggio (anche) politico che prevedeva (conseguentemente) un colpo a destra e uno a sinistra (ma con la sola intenzione di proporre la propria visione, sincera, vera, e dunque perfettamente opinabile ma anche doverosamente rispettabile). Di più: il Politico.it aveva segnalato come in questa campagna elettorale, almeno a livello nazionale, la voce di Bagnasco fosse stata l’unica – politique compresa – a parlare di (e fare) «vera politica». Una risposta saggia da parte di chi si fosse sentito (e di chi ora, dopo la richiesta di rettifica – perché di questo si tratta, nessun passo indietro – di Bagnasco, si dovrà sentire) tirato in causa sarebbe dovuta essere, dovrà essere la riflessione, l’individuazione di valori, l’elaborazione di contenuti, e finalmente la proposizione che sarà possibile con quella stessa forza e autorevolezza che è venuta dal capo della Cei. Insomma, non è cancellando l’unica voce vera, politica, che si sia sentita (fino ad oggi) in questa campagna elettorale che si risolve il problema della politica italiana; è, invece, nell’esatto opposto, moltiplicando voci come questa (e, naturalmente, di segno variamente sovrapponibile, opposto, contrario, fiancheggiante, ma di contenuto) che si supererà la fase autoreferenziale della nostra politica e si potrà cominciare a tendere (di nuovo) verso un grande Paese. Oggi Bagnasco chiarisce (la condizione di) tutto questo (ovvero appunto la complessità del suo messaggio) e il nostro giornale è felice, ancora una volta, di avere visto giusto e di avere proposto quella che noi consideriamo la giusta lettura, nella giusta visione. Perché vale naturalmente a maggior ragione (o così noi lo sentiamo) per noi: onestà e responsabilità, per il bene del Paese. Il deputato del Partito Democratico riflette sulla specifica presa di posizione sull’aborto di Bagnasco e ci consegna questa ennesima, saggia riflessione. All’interno. Read more

Bagnasco: “Votate chi è contro l’aborto” Chiesa ha pieno diritto di dire la propria Ma Sarubbi: “E l’Italia è poco cristiana”

marzo 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha raccontato e fatto proprio (perché questa è la nostra identità) il richiamo del capo dei vescovi italiani di qualche giorno fa ad una nostra politica che torni ad avere «rispetto della legalità e senso dello Stato». Ovvero le nostre onestà e responsabilità. Condivide anche l’opinione che la legge 194 debba essere applicata compiutamente – anche nella parte che stabilisce che si debba fare tutto ciò che è possibile per mettere la donna che si disporrebbe ad abortire nella condizione di non farlo, se si viene appunto a trovare nella condizione di poter decidere liberamente di rinunciare a questo diritto; perché – (e il concetto che) l’aborto non può essere considerata alla stregua di una “festa”, è un dramma – in primo luogo per la donna che si trova costretto a viverlo – interviene ad impedire la nascita di una persona, quali che siano le convizioni etico-religiose con cui si guarda a tutto questo, e dunque non può e non deve essere un trofeo da brandire con l’entusiasmo che si può avere di fronte ad un diritto che non mette in discussione nient’altro e che non provoca sofferenze – che non siano motivate da stravolgimenti o partico- larità, che vanno rispettate ma che non possono diventare il campanello d’allarme medio delle nostre scelte di vita comune e pubblica – a nessun altro (come nel caso del riconoscimento delle coppie di fatto omosessuali). E il Politico.it difende il diritto della Chiesa cattolica a dire la propria a queste condizioni, che non sono – ovviamente – condizioni che poniamo noi, ma le condizioni affinché gli interventi della Chiesa possano avere il valore e il senso dell’indicazione di un riferimento morale, religioso, libero, e non si riducano a merce di scambio para-politica con partiti o altre forme di potere nel nostro Paese: la condizione, appunto, che siano figlie delle convinzioni morali della Chiesa, non presuppongano alcun accordo di nessun tipo con partiti o parti della nostra politica e, ovviamente, si limitino all’indicazione di principio, al riferimento morale. E non cadano nell’indicazione di voto esplicita per una parte o per l’altra. Tutto questo non si configura affatto come ingerenza – non lo è quella del cardinal Bagnasco – e – può piacere o no il contenuto delle indicazioni – va rispettato. Dopo di che, attiene al rapporto tra la persona religiosa, le proprie convinzioni e la Chiesa, e tra il cittadino e il proprio Paese risolvere liberamente il conflitto, il confronto (dentro di sé) tra le diverse istanze e motivazioni. La laicità, infine, non coincide con il silenzio della Chiesa – che tuttavia, ribadiamo, deve esercitare il proprio diritto nel rispetto di quelle condizioni – bensì nella capacità della politica, e dei suoi protagonisti di decidere in base alla soluzione di quel conflitto interiore e non sulla base delle indicazioni, di per sé, che vengono dalla Chiesa. Tutto questo, d’altra parte, in un Paese in cui – lo scrive il deputato, cattolico, del Pd nella bellissima riflessione che vi proponiamo – sono poche le persone che vivono veramente la propria cristianità, e le stesse – ma non solo: Sarubbi parla anche dei cattolici impegnati in politica – gerarchie ecclesiastiche non sono più testimoni di un cattolicesimo che deve sì preservarsi nei suoi principi, ma forse avrebbe motivo di ascoltare, ed entrare di più in relazione, con quelle persone delle quali dovrebbe essere accompagnatore fedele. Il che vale naturalmente anche per la nostra politica, cosa della quale scriviamo ogni giorno. E tutto questo non fa che impoverire quel contributo alla riflessione spirituale, morale e intellettuale di ciascuno di noi che consentirebbe di elevare anche il confronto, e la sintesi, che siamo – eventualmente come cattolici e comunque come cittadini – chiamati a fare. Sarubbi, dunque. Sentiamo. Read more

Giustizia a orologeria/2. A Pd dico: non cerchiamo scuse A. Sarubbi

marzo 19, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Secondo passaggio sul tema delle “bombe” giudiziarie esplose (?) a poche ore del voto (dopo vedremo se veramente è andata così, in questi anni: seguiteci ancora un po’, anche se è venerdì sera ed è tardi, e cominciamo tutti ad essere stanchi – ma non della nostra politica), a partire dall’ultimo caso, quello di ieri, che vede coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Puglia Frisullo, Democratico. Così come Lerner criticava i “due pesi due misure” del centrodestra (ma non solo), il deputato del Pd invita i suoi, a partire da Latorre, a seguire la lezione di Pigi Bersani: lasciare lavorare la magistratura, e pensare piuttosto a rendersi meno vulnerabili. Come? Facendo piazza pulita di chi sbaglia, come ha fatto, scrive Sarubbi, Vendola con la sua giunta. In questo momento di crisi (d’identità e di fiducia da parte degli elettori) della nostra politica, dovuta alla sua autoreferenzialità, un atto di trasparenza e di apertura può valere più del costo (certamente grave) della “fine (della carriera) politica” (e, ovviamente, fermiamoci qui) di qualche singolo innocente (almeno fino a quando le ombre non siano state scacciate). Il giornale della politica italiana condivide questa linea, che sentiamo enunciata. Così.            Read more

“Garantismo” senza limiti di centrodestra Di Girolamo lascia, (ma) il Pdl lo applaude Gasparri: “Colpa di magistrati bolscevici”

marzo 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il garantismo è la propensione ad anteporre i diritti degli imputati alla tentazione giustizialista. Altra cosa è difendere aprioristicamente persone alle quali si è per qualche ragioni legati (per quanto a volte, nei casi più o meno strettamente familiari – ai quali è e deve essere estranea la politica, che risponde non a logiche affettive e sentimentali, per quanto non possa prescindere da una certa umanità, ma all’interesse del Paese – possa essere comprensibile e anche doveroso); altra cosa è riconoscere l’intoccabilità di alcuni (magari dei parlamentari, o dei protagonisti della nostra politica) e quindi prevedere la loro imm(p)unità. Tutto questo si intreccia, naturalmente, con la “convinzione” che la magistratura sia politicizzata e che sia dunque non solo possibile, ma addirittura doveroso, e in nome del principio dell’indipendenza della politica italiana, preservare gli appartenenti – è proprio il caso di dirlo – alla “casta”. Dello stato della giustizia abbiamo già detto ieri (e non siamo certo stati – all’opposto – (anti)ideologici). Ma l’applauso che oggi i senatori del Popolo della Libertà hanno tributato al collega accusato (e molto di più, le intercettazioni per una volta non lasciano spazio a – molte – interpretazioni) di avere rapporti con (e di essere stato eletto con l’aiuto de) l’ndrangheta è sicuramente una degenerazione (nel caso) speculare, che, peraltro – soprattutto – getta ombre terribili sull’indipendenza (questa sì) della nostra politica e in particolare di quella parte del centrodestra – va detto, al di là di ogni equidistanza – che ha avuto più casi di continguità (pensiamo a Cosentino, ma anche – per l’Udc – a Cuffaro) con la criminalità organizzata. Ci racconta cos’è accaduto in aula, Andrea Sarubbi. Read more

Se un altro italiano muore in Afghanistan
Ora un drammatico interrogativo: serve?
Bersani: ‘Ripensiamo la nostra presenza’

febbraio 26, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana crede nella respon- sabilità. La responsabilità è quella condizione per cui non ci si può girare dall’altra parte. Mai. Qualsiasi cosa possa dipendere anche in minima parte da noi, se noi possiamo fare qualcosa di buono vale la pena di mettersi in gioco. Di fronte alla guerra, la responsabilità non può però che essere sommessa: non c’è niente di esaltante, pure nel perseguire un obiettivo giusto, nel provocare distruzione e morte, foss’anche del più acerrimo avversario. Il preventivo dei costi e dei benefici (per sé e per gli altri), inoltre, dev’essere garantito: ovvero ci dev’essere la certezza di poter raggiungere quel risultato benefico e i rischi devono essere assolutamente commisurati a quel risultato e alla sua probabilità. Più il traguardo si allontana, meno il rischio – ovvero, il costo – è accettabile, perché rischia, a sua volta, di essere vano. In Afghanistan sta maturando questo scenario: combattiamo, subiamo perdite, ne subiscono i nostri avversari, per non parlare dei civili, senza sapere più, a questo punto, se tutto questo porterà a qualcosa. In tutta Europa si torna a discutere dell’opportunità della nostra persistenza in quel conflitto. In Italia il governo nicchia: «La vittima di oggi non è un militare», ovvero non ha direttamente a che fare con la nostra guerra laggiù. Il giornale della politica italiana vuole invece dare il proprio contributo all’avvio di una riflessione. Responsabile. Lo fa, oggi, con Andrea Sarubbi, che nel Pd – dice lui – ha una posizione ancora più da obiettore, la cui sensibilità ci aiuta a guardare ciò che sta accadendo da un punto di vista, appunto, del tutto responsabile. Sentiamo. Read more

Aliment.&idratazione, alt se non funziona Pd: ‘Ma accade già. Si fermi se non bastaBinetti d’accordo. Il (suo) dissenso dov’è?

febbraio 23, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana non ama la politique politicienne. E’ fine a se stessa, vacua, autoreferenziale, persino intellettualmente pigra, gratuita. Fosse per noi vi racconteremmo ogni giorno di futuro dell’Italia, università, ricerca, contenuti. E stiamo lavorando per farlo sempre di più. Intanto, oggi, tra una dalemata e l’altra (lui, vero campione della politica politicista), ci prendiamo questa boccata di aria fresca, affrontando due temi: il fine vita e la libertà della rete, trattati ovviamente dalla nostra politica. Nel primo caso si è riunita, oggi, la Commissione Affari sociali della Camera, che ha discusso di testamento biologico. E si è parlato, in particolare, della disciplina su idratazione e alimentazione. Andrea Sarubbi ci racconta la giornata. Abbiamo scelto di titolare ovviamente sulle due opzioni in campo (ha vinto, forza dei numeri, la prima, quella del centrodestra) e anche di porre il tema, fino ad un certo punto, questo, di politique politicienne – perché riguarda non solo la possibilità stessa, di un Partito Democratico, ma attraverso di essa la possibilità di una sintesi e di una condivisione nel Paese su questi temi per il futuro; dunque un nodo cruciale per l’Italia e anche per definire il loro grado di civiltà politica – della decisione della contestatissima (certo, anche questo è deprecabile) teodem di abbandonare il Pd quando poi proprio laddove dovrebbe emergere il dissenso (appunto) c’è identità (anche perché la stessa Binetti aveva partecipato alla stesura del testo proposto dal Pd). Ma parliamo di alimentazione e idratazione. E lo facciamo con il deputato, appunto, Democratico. Buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

Il rigore (a sinistra) invocato da Guzzanti De Luca simbolo del Pd che può imporsi? Con ritratto dello Sceriffo firmato Sarubbi

febbraio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è una differenza tra bontà e buonismo, tra rispetto e passività. C’è una differenza tra la sinistra di oggi e quella di un tempo, scrive l’ex vicedirettore de “il Giornale” sul giornale della politica italiana. E questa differenza è data dalla mancanza, oggi – è l’opinione di Guzzanti – di rigore. Rigore personale, delle nuove generazioni di sinistra cresciute con riferimenti troppo deboli, a partire, scrive Guzzanti, dalla «ricotta pasoliniana». Ma anche rigore politico, quello che manca perché si possano coniugare le idee del centrosinistra e il bene del Paese, e anche perché tutto questo sia possibile in quanto quelle idee, appunto, attecchiscano nella società, siano premianti elettoralmente. C’è un candidato che emerge in questa campagna elettorale per le Regionali. Un candidato governatore – della Campania – che non mette d’accordo nessuno, a sinistra. Ma sembra mettere d’accordo gli elettori. E la ragione, dietro l’immagine (e i modi) dello Sceriffo, è una capacità amministrativa indiscussa, che ne ha fatto uno dei sindaci più popolari d’Italia. Una capacità che si ricollega a quei modi, che ne sono poi la proiezione, attraverso il rigore. Appunto. Rigore nel fare sicurezza sul territorio, ad esempio. Rigore nel portare fino in fondo le istanze – di sinistra – con cui si parte. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, parte svantaggiato in una regione in cui proprio quella mancanza di rigore ha toccato l’apice dei propri effetti negativi producendo (i ritardi nello smaltimento) dei rifiuti a Napoli e la melassa della sanità. Ma qualcuno comincia a pensare che lo Sceriffo ce la possa fare. E chissà che dall’eventuale rimonta di Napoli non possa cominciare anche una nuova stagione per il centrosinistra. All’insegna del rigore. Nell’interesse del Paese. Ci racconta la figura di De Luca il deputato del Partito Democratico.            Read more

***Cronaca parlamentare***
SE GLI SCIACALLI SIAMO NOI
di ANDREA SARUBBI*

febbraio 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

E dopo le parole di Fini, entriamo nella discussione di oggi a Montecitorio con il nostro deputato del Partito Democratico. Il titolo è “dedicato” a Cicchitto, che epiteta il centrosinistra per essersi «accanito» su Bertolaso. Poi Sarubbi analizza la vicenda citando Donadi e Tabacci. Due dati su tutti: nell’era dell’attuale capo della Protezione civile lo stato di emergenza nazionale è stato dichiarato 587 volte contro le 10 volte del decennio – decennio – precedente; le casette sostitutive de L’Aquila (in tutti i sensi) sono state pagate 2800 euro a metro quadro, come dei veri e proprio appartamenti: un altro segno di come non si sia badato a spese, tutto da verificare a vantaggio di chi. Ma sentiamo, dalla bella penna dell’ex giornalista Rai, per il giornale della politica italiana, com’è andata la discussione alla Camera. Read more

Il caso Bachelet/1. Se tutto è politica italiana di Andrea Sarubbi

febbraio 13, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In ossequio ad una (strana) par condicio (?), dopo l’approvazione del regolamento che cancella i programmi politici dalla Rai nell’ultimo mese prima delle Regionali, il servizio pubblico decide di non mandare in onda la puntata di “A sua immagine” in programma per oggi, perché dedicata alla memoria di Vittorio Bachelet – insigne giurista e vicepresidente del Csm assassinato dalle Br – il cui figlio, Giovanni, intervistato per l’occasione, è deputato del Pd. Il giornale della politica italiana, senza togliere spazio (solo per oggi) allo speciale sul cinema, tuttavia non viene meno al proprio dovere di raccontarvi cosa accade nella nostra politica – specie di questa rilevanza, e gravità – e vi propone i due commenti, sulla vicenda, di Gad Lerner e Andrea Sarubbi. Qui il parlamentare Democratico, che di “A sua immagine”, tra l’altro, è stato il conduttore storico. Sentiamo. Read more

Arriva l’immunità per la Protezione civile Bertolaso ministro. Così evita processo?

febbraio 10, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, dice il decano della nostra politica. E il giornale della politica italiana, che non pensa male, ci azzecca comunque molto spesso. E’ accaduto quando Rutelli fondò Api, e il nostro direttore “lesse” il messaggio che l’ex presidente della Comitato sui servizi mandava, semanticamente, a Gianfranco Fini. E’ accaduto ancora di recente sul Partito Democratico e sulla possibilità che recuperasse la sua vocazione originale. Ebbene, stasera Andrea Sarubbi ci racconta di come la maggioranza abbia predisposto una norma, nel pacchetto che prevede la trasformazione in s.p.a. della nostra Protezione civile, che assicura la non processabilità, passata, presente e futura dei membri della Protezione. Viene in mente poi, e lo scrive Sarubbi a conclusione del suo pezzo, dell’intenzione del premier di nominare Bertolaso ministro, veste nella quale usufruirebbe del legittimo impedimento. Oggi la notizia delle indagini su di lui. Qualcuno dice, «Berlusconi non poteva non sapere, essendo, come capo del governo, anche a capo dei servizi». E allora non si può non pensare che tutto questo – la norma anti-processabilità dei membri della Protezione civile, la disponibilità del presidente del Consiglio a nominare Bertolaso ministro – non si ricolleghi ai fatti di oggi, all’indagine su Bertolaso e a quanto sta accadendo nel Paese. Ma ci fermiamo qui, con le ipotesi. Stiamo ai fatti, diceva Walter Cronkite. E i fatti sono che anche la Protezione civile, presto, nono- stante i fatti di oggi, godrà di una sorta di immunità. Ce ne parla il deputato del Pd. Read more

Il racconto. Eluana, un anno passato invano di Andrea Sarubbi

febbraio 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dodici mesi più tardi la legislazione sul fine vita resta lettera morta (e scusate il gioco di immagini), scrivevamo introducendo il pezzo di Cristiana Alicata con cui abbiamo aperto sulla ricorrenza. Un tema centrale per la nostra società e dunque per la nostra politica, o che, meglio, tale dovrebbe essere. Perché, come ci racconta meglio il deputato del Pd, lo stato dell’arte dal punto di vista legislativo (e politico) è, un anno dopo, esattamente quello del 9 febbraio 2009. Nonostante gli sforzi di chi, come Sarubbi e il suo partito, cercano una soluzione saggia al problema. Read more

La cronaca. Il giorno del legittimo impedimento di Andrea Sarubbi

febbraio 3, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La Camera ha appena approvato il ddl che consente a presidente del Consiglio e ministri di rinviare fi- no alla fine del mandato i processi a loro carico. Il deputato del Partito Democratico consegna al suo giornale il solito racconto, segnato dalla stanchezza e dall’amarezza per una lunga giornata conclusasi, come del resto era inevitabile, visti i rapporti di forza numerici, specie a Montecitorio, tra maggioranza e opposizione, con la vittoria del centrodestra. Sarubbi ci fornisce la sua solita cronaca da grande firma qual è, oltre che da autorevole esponente Democratico. E ripercorriamo con lui il filo e i momenti salienti di questa giornata. Due alla fine i motivi di consola- zione per il centrosinistra: il grande discorso del segretario in diretta televisiva, applaudito a lungo dalla metà di sinistra dell’emiciclo. E… l’ironia: «Siccome è il governo ad autocertificare le ragioni istituzionali del proprio legittimo impedimento – scrive Sarubbi – abbiamo presentato un centinaio di ordini del giorno in cui impegnavamo Berlusconi ed i suoi ministri a non avanzare le scuse di convegni, eventi mondani e sagre paesane. Non è legittimo impedimento, abbiamo scritto testualmente, la partecipazione del presidente del Consiglio e dei suoi ministri» agli eventi di cui trovate, per una nota più lieve, l’elenco integrale in coda al pezzo. Buona lettura. E buona politica sul giornale della politica italiana. Read more

La cronaca. La discussione sul legittimo impedimento A. Sarubbi

febbraio 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vedete il giornale della politica ita- liana: in grado come nessun altro di costruire il filo di una narrazione nel corso della giornata. Dopo la vignetta di theHand e il commento di Donadi, il racconto vero e proprio. Il deputato del Partito Democratico ci porta nel cuore della discussione di oggi, alla Camera, sul legittimo impedimento. Sentiamo. Read more

***La storia***
STEFANO OKAKA, UN ITALIANO
di ANDREA SARUBBI*

febbraio 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Avevamo pronte una vignetta di theHand e un’analisi sulla nostra Chiesa, spunti di grande interesse che vi proporremo nei prossimi giorni. Per stasera, e prima di tornare naturalmente sui fatti di oggi con la “chiusura” del Diario politico, il giornale della politica italiana sceglie di rivoluzionare la gerarchia e di raccontarvi, invece, questa bella storia, scritta dal deputato del Partito Democratico per il Politico.it. La storia, per chi non lo conoscesse, del calciatore della Roma andato in gol ieri contro il Siena. Okaka che, come tradisce il cognome, ha origini nigeriane: dal Paese centr’africano provengono i suoi genitori. Ma lui, nato e cresciuto qui e che, come ci racconta Sarubbi, non conosce una parola della lingua di mamma e papà e parla solo la nostra, la sua, è italiano a tutti gli effetti. Nelle settimane in cui si discute di diritto alla cittadinanza, una battaglia della quale il parlamentare Democratico è tra gli alfieri, insieme ad esponenti della maggioranza come l’inseparabile Fabio Granata, il tema ha una sua particolare attualità. Ma la vera ragione della sua attualità, e del suo enorme spessore politico, è il clima (anti)culturale che si respira nel nostro Paese, un clima che fa da anticamera al razzismo – se già non ne è pervaso. Un clima al quale il vostro giornale “risponde”, in qualche modo, così. Buona lettura. Read more

La cronaca. Shoah, la Camera ricorda. Con Wiesel di A. Sarubbi

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il deputato del Partito Democratico racconta per il giornale della politi- ca italiana l’incontro con il premio Nobel Eli Wiesel nella Giornata della memoria per le vittime della Shoah.

Nella foto, Andrea Sarubbi

-

di ANDREA SARUBBI*

Adolescenti brufolosi nei banchi dell’Udc, Bruno Vespa in quelli del Pd, Brunetta al posto di Berlusconi, Berlusconi abbronzatissimo che parlotta amabilmente con Napolitano: a volersi divertire, la cerimonia di stamattina alla Camera offriva parecchi spunti da cabaret. Ma non era il momento, davvero: Eli Wiesel, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, è venuto in Aula per la Giornata della memoria. Prima di lui ha preso la parola Fini, che di Wiesel ha citato una frase straordinaria: “Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza”. Ed è proprio un calcio all’indifferenza quello che questo giorno vuole rappresentare, dai tempi in cui – era il 2000 – il nostro Furio Colombo chiese al Parlamento di istituirlo. La testimonianza dello scrittore, ormai 82.enne, è stata una rasoiata alla schiena: in alcuni passaggi – come quello della deportazione nel campo di sterminio, durante la quale molti morirono sul treno ed altri urlarono al proprio Dio con tutta la forza rimasta – ho avuto difficoltà a trattenere le lacrime. Oltre al racconto, poi, c’era il monito per il nostro tempo, che Wiesel non ha mancato di sottolineare: “il silenzio non aiuta mai la vittima, ma aiuta sempre l’aggressore”, ha ricordato, aggiungendo che “chiunque ascolta un testimone diventa un testimone”. Ma c’è un ma, e non sarei onesto se facessi finta di nulla. A rischio di non essere politically correct, perché certe cose – come mi ha detto un mio collega – si possono pensare ma non dire. Pur avendo apprezzato buona parte del discorso di Wiesel, ho qualcosa da obiettare sulla sua valutazione del presente. Ha detto, è vero, che la pace tra Israele e Palestina si farà (“Se hanno fatto pace Israele e la Germania, accadrà anche questo”), ma nel complesso non ha saputo resistere alla tentazione di fornirci una lettura unilaterale del conflitto in Medio Oriente: il presidente iraniano Ahmadinejad dovrebbe essere arrestato, gli attentati kamikaze vanno considerati crimini contro l’umanità, i rapitori del soldato israeliano devono liberarlo. Tutto giusto, per carità, ma mi pare che manchi l’altra faccia della medaglia: dove è il riferimento alle colonie? Dove quello alle condizioni di vita nei Territori? E quello alle rappresaglie sproporzionate dell’esercito israeliano, più volte condannate anche in sede internazionale? Avrei potuto capire un discorso del genere in bocca al presidente della Knesset, ma da un premio Nobel per la Pace – lo dico con grande sincerità – mi attendevo un approccio più alto, più equidistante. Se no, a forza di mettere sullo stesso piano la follia nazista e l’intifada palestinese, si rischia di ridurre un conflitto così complesso come quello mediorientale, con radici profonde e soluzioni difficili, alla categoria di antisemitismo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Diario. In Puglia prove d’alleanza Udc-Pdl Wiesel: ‘Shoah, indifferenza peggio odio’

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata della memoria, vi raccontiamo come l’ha vissuta la politica italiana. Alla Camera è stato il giorno del discorso del sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel per la Pace del quale risuonano soprattutto queste parole: «Fu (appunto) l’indifferenza, oltre che i nostri nemici, a determinare quello che accadde». Nella rubrica Politica il racconto di Andrea Sarubbi. Ma quella di oggi è anche una giornata che potrebbe avere cominciato a cambiare la geografia della nostra politica. Perché dopo il gran rifiuto (a suo giudizio) della base Democratica all’accordo con lui alle primarie di domenica, Pierferdinando Casini, piuttosto che consegnare la regione a Vendola, apre al centrodestra invitandolo a convergere sulla Poli Bortone. Berlusconi: «Facciano un passo indietro lei e Rocco Palese, e troviamo un terzo candidato». Tutto questo potrebbe cambiare la geografia della politica italiana perché intanto fa saltare anche l’accordo tra Udc e Pd in Liguria, dove i centristi ritirano il loro appoggio a Claudio Burlando, e accelera il sì a Scopelliti candidato del Pdl in Calabria. E potrebbe preludere al tramonto dell’ipotesi di alleanza a livello nazionale tra Democratici e centristi – Bersani: «L’eventuale patto tra Casini e Berlusconi in Puglia porrebbe una seria pregiudiziale» alla prospettiva cercata finora – e ad un “ritorno a casa” dell’Unione di centro, che del resto non ha mai smesso di evidenziare una mag- giore affinità elettiva con la destra, con la quale con- divide la casa comune europea del Ppe. Il racconto. Read more

***L’intervento***
ASPETTO IL PROGRAMMA, POI DECIDO
di ANDREA SARUBBI*

gennaio 15, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana vi porta nel cuore della discussione interna al Pd dopo la candidatura di Emma Bonino alla guida della Regione Lazio. I teodem ed ex rutelliani sono a disagio per il rischio, dal loro punto di vista, di una deriva anticattolica nel governo della regione su sanità e sociale. Il deputato Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”, tra gli ultimi rimasti dopo gli addii di Carra e Lusetti, sceglie allora il “suo” giornale della politica italiana per annunciare che aspetterà di conoscere i contenuti del progetto per il Lazio della Bonino, per poi sciogliere la riserva e decidere se rimanere o lasciare, anche lui, i lidi del Pd. Solo su il Politico.it. Sentiamo. Read more

***La riflessione***
LA DIASPORA (AL CONTRARIO) DEI CATTOLICI PD
di ANDREA SARUBBI*

gennaio 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del confronto pubblico della nostra politica. Ed è il canale attraverso cui i protagonisti stessi della politica italiana scelgono di esporre le loro idee, prendere posizione, esprimersi in vario modo. La nostra politica è solo sul suo giornale. Per questo capita spesso che il Politico.it sia al centro dei grandi passaggi-chiave della politica italiana. Nel giorno in cui Enzo Carra e Renzo Lusetti annunciano il loro addio al Partito Democratico, e il passaggio all’Udc, dopo, scrive Sarubbi, «Mantini, Rutelli e rutelliani, Calearo e altri», il nostro giornale esce con questa nuova puntata della Riflessione del deputato Democratico, che è anche uno degli esponenti di punta (rimasti) dei cattolici moderati del centrosinistra. Attraverso le sue valutazioni cerchiamo di capire cosa si agita in quest’area di frontiera (interna) del bipolarismo italiano, in fibrillazione dentro il nuovo corso bersaniano, e di prevedere cosa potrà accedere. Oltre la diaspora, una scissione? Sentiamo. Read more

Pagina successiva »

Bottom