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Questa non è una “riforma” (?) del lavoro. Ma (soltanto) l’abolizione dell’art. 18 di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro (?) Bersani, ma (mo’) che stai a fa’? Questa non è una “riforma”(?) del lavoro Questa è (“soltanto”) abolizione di art. 18 E Berlusconi raggiunge obiettivo del ’94 Il Pd (il Pigi) invece tradisce se stesso(?) E soprattutto milioni di cittadini “deboli”

di MATTEO PATRONE

Il segretario di se stesso – e della politica politicante – dà il placet del “partito dei lavoratori” alla non-riforma che riporta i dipendenti ad una condizione di “schiavitù” (professionale. Ma, a salire (?), anche esistenziale) pre-novecentesca da quelli che tornano a tutti gli effetti ad essere i (loro) padroni. Gli ammortizzatori sociali, che entreranno a regime solo più in là e che al primo colpo di vento (di – nuova; o, in questo modo, rinnovata e amplificata – crisi: perché parliamo, (noi) sempre, di quella delle persone) saranno rimessi in discussione per la propria insostenibilità economica, sono solo uno specchietto per le allodole che, di concreto, migliora solo un po’ il progetto di (peggior) liberismo immaginato e cominciato ad attuare dal predecessore di Monti nel 2001: via il contratto selvaggio, e questo è un bene; dentro comunque una forma di ammortizzazione nel totem del licenziamento – a sua volta – selvaggio, e anche questo è un bene; ma si tratta del minimo (sindacale – ?) in un Paese che fa della propria coesione uno dei principali fattori di tenuta nonostante l’assenza della Politica dalla scena – quando non torna per fare danni – da trent’anni a questa parte, e che ora rischia di non avere più nemmeno questo. Ma i deputati del Pd – e non del Pigi – che conservano ancora un minimo di pathos – di partecipazione. Ai destini delle persone. Quella dall’alto al basso che rende Alta la Politica; che la mette al (reale) servizio del Paese e non degli interessi (particolari) – abbiano un sussulto di orgoglio e di dignità e dicano no a questo passaggio che non ri-genererà alcunché, se non il senso di onnipotenza di una classe imprenditoriale che faticosamente avevamo avvicinato (unito) a quella “operaia”, e che ora tornerà sulle barricate di una (dura) lotta di classe. Ha vinto Marchionne. Ha perso tutta la tradizione della sinistra dal Risorgimento ad oggi. Per ora. Sarà anche un modo per dire no a questo segretario di se stesso che mette a repentaglio un secolo di conquiste da lui stesso ideologicamente sbandierate come la linea del Piave del suo partito (?) democratico (???), al fine della propria, sola sopravvivenza politica. Una “carriera”, come la chiama il suo amico Casini. E non un servizio (civile). E’ incivile che il partito democratico dica sì a questa non-riforma. E anche – è ora di dirlo – che tre esponenti di aree di opinione e di sensibilità che la pensano all’opposto possano trovarsi d’accordo sugli stessi provvedimenti. Il giornale della politica italiana per primo ha preconizzato – e predicato – la fine della destra e della sinistra; ma non in nome del ritorno al consociativismo. Unità degli italiani, e non dei politicanti. Per difendere l’Italia, e non loro medesimi. Se l’abc della politica (è proprio il caso di chiamarlo – elementarmente – così, nella definizione – non sa nemmeno lui quanto – geniale data da Francesco Verderami) va tanto d’accordo o c’è qualcosa che non va nei contenuti (?) o c’è qualcosa che non va nelle prime tre lettere dell’alfabeto. Ma se la a e la c centrano oggi (tutti) i loro obiettivi, la (serie) b della politica politicante non si capirebbe altrimenti (se non avessimo isolato il germe dell’autoreferenzialità della politica) che cosa avrebbe da sollecitare le parti sociali a sottoscrivere questo accordo che rinnova il conflitto di interessi del governo Monti (le norme per la gratuità dei conti per le persone anziane, pure benedette, sono una foglia di fico dietro la quale si consuma il rapporto “osceno” – è soltanto una metafora: rimettete in tasca le querele - tra il presidente del Consiglio e i poteri forti), e prende in giro gli italiani. Anche perché tutto questo, come abbiamo scritto ieri , non rigenererà alcuna (?) crescita: un po’ di crescita ci sarà forse per quel che riguarda la domanda interna, come rileva oggi sul Corriere il prof. Liebman, ma sarà ben presto azzoppata quando gli ammortizzatori (che si chiamano “sociali” ma durano solo qualche mensilità) finiranno (del tutto?) e la disoccupazione delle/ nelle famiglie (oggi protette) schizzerà alle stelle. Un maggiore (?) ingresso dei giovani nel “mercato” (!) imprimerà una (piccola) spinta, vanificata però dalla (stessa – ?) precarizzazione. Tutto questo senza riaprire alcuna prospettiva: dove andiamo, con questo gol della destra americana e dei mercati, se non (“solo”) a rimettere a posto i conti di imprese che – senza un ulteriore stimolo-motivazione, quale avrebbe potuto essere (sarà) reimpostare il sistema produttivo nel senso dell’innovazione, con la formazione ad assicurare la continuità dell’occupazione, a dare sostenibilità e produttività alle stesse indennità (strettamente legate alla partecipazione alla formazione) divenute in questo modo un investimento nel futuro, e alla libertà di licenziare un senso e non solo un (plus)valore – penseranno, in piena crisi e recessione, a tirare i remi in barca a discapito dei soli dipendenti? Berlusconi, intanto, festeggia il suo ultimo successo: fuori da palazzo Chigi, per interposto Monti, è riuscito a compier quella rivoluzione (il)liberale che prometteva dal ’94 e che lui non era capace di mettere in atto. E’ il suo ultimo capolavoro: peccato (per lui) che non si sia accorto prima che da Arcore avrebbe potuto tirare le leve del potere con ancora maggiore facilità. Anzi no, prima non era possibile: lo è diventato da quando il principale partito del centrosinistra – il, centrosinistra – ha Bersani alla propria “guida” (?). Il “peggior segretario della sinistra berlusconiana degli ultimi quindici anni”, abbiamo scritto questa estate. Non sapevamo neppure noi quanto avevamo visto giusto. Matteo Patrone

(16 marzo 2012)

E (così) alla fine Monti ha dovuto cedere Con noi la Sinistra è (già) tornata vincere (Adesso) Bersani è segretario (più) forte E Camusso ci “restituisce” Cgil Cofferati Peraltro 10 anni esatti dal Circo Massimo Ma ora serve completo cambio orizzonte Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Torneremo ad essere la culla della civiltà

aprile 5, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo quindici giorni or sono la Sinistra aveva sfiorato il punto più basso della propria parabola storica. Il vertice dell’abc della politica politicante, battezzato da Monti, in cui il segretario Democratico aveva accettato di concedere l’abolizione dell’art. 18, rischiava di segnare un passo indietro di centocinquant’anni nelle conquiste dei lavoratori e non solo. La sconfitta, (che sarebbe stata) “definitiva”, di tutta la tradizione progressista europea, dal Risorgimento ad oggi. Aveva vinto il Marchionne che, in queste ore, vediamo arrancare, con la sua Fiat – sia pure in un momento di crisi per tutto il settore auto – dimostrando di essere il guru solo di se stesso (visto che il suo stipendio, al contrario, è aumentato del 42%). Ciò nonostante, lo stesso principale sindacato confederale, aveva ormai alzato bandiera bianca. Poi il giornale della politica italiana ha cominciato a giocare la (sua) partita: dalla sferzata nei confronti del segretario del Pigi, alla reazione di Camusso, fino alla definizione di un possibile orizzonte nuovo per la Sinistra, che non fosse più quello, della destra, mercatista, e alla specificazione delle modalità concrete attraverso cui realizzare tutto ciò. E in poche ore la situazione si è completamente ribaltata. Se, prima, Alfano gongolava, potendo sostenere che, dieci anni dopo, il Pdl aveva centrato il proprio obiettivo – dopo il fallimento, proprio dei primi mesi del 2002, per l’”invasione” del Circo Massimo da parte di tre milioni di cittadini, del primo tentativo di Berlusconi di cassare l’art. 18 -; se Confindustria fingeva soltanto, di non essere pienamente soddisfatta (oggi vediamo come si mostra quando lo è davvero, arrivando a minacciare di licenziare migliaia di persone per pura ripicca), giocando, con Monti, ad accreditare che la riforma era nell’interesse di tutti e costringeva ciascuno a cedere qualcosa; a distanza di pochi giorni – dopo l’inizio del nostro fuoco di fila di editoriali e commenti con cui risvegliavamo, a suon di contenuti, l’orgoglio delle forze più oneste e responsabili del nostro paese – le tecnocrazie finanziarie (e con loro il presidente del Consiglio) erano costrette, dopo l’offensiva, ad arretrare (fino al cedimento di oggi) difensivamente; Marcegaglia tradiva segni di nervosismo (assumendo toni che non le avevamo mai ascoltato usare: “Ridicolo”), il Pdl subiva palesando “finalmente” il profilo basso a cui la leadership (?) di Alfano lo ha ridotto, e che solo la forza di inerzia di un ventennio in cui Berlusconi aveva annichilito il centrosinistra (preparando però, oggi, con il suo annichilimento, il possibile risveglio “storico”), aveva continuato – per poco, illusoriamente – a mascherare. In buona sostanza il vento era completamente cambiato. E oggi la Sinistra può festeggiare l’inizio del possibile ritorno (?) alla sua egemonia. L’egemonia (naturale, quando esprime compiutamente se stessa) dell’area di opinione e di sensibilità più onesta e responsabile della nostra nazione, che in quanto tale sta (anche) dalla parte delle persone che soffrono, che hanno una maggiore urgenza di essere sostenute, ma lo fa, proprio per la sua onestà e responsabilità, assumendosi la responsabilità di caricarsi sulle spalle l’(intero) paese, puntando a salvarlo e a rifarlo grande (tutto), e quindi a creare le condizioni strutturali affinché anche le persone deboli – ma non solo loro – possano stare (sempre) meglio, essere incluse, e, in ultima analisi, cessare di essere ai margini. Perché questo si compia effettivamente, è necessario – dopo aver salvato, grazie a noi, milioni di lavoratori e le loro famiglie – però, mettere ora in campo un piano per la costruzione del futuro. Ecco progetto e programma che il Pd ha l’opportunità di cominciare ad attuare dalle modifiche (in Parlamento) alla riforma del lavoro – che serva a rielevare – attraverso la formazione – la vita di milioni di operai (dando così un senso ad ammortizzatori altrimenti “buttati” a fondo perduto, e che possono invece rappresentare un investimento, che ci ritroveremo in termini di maggiore crescita e produttività, nel nostro futuro), e con essi a far crescere le nostre aziende, e quindi a ricreare le (prime) condizioni – a cui far seguire l’attuazione dell’intero progetto, dal ripotenziamento della scuola alla costruzione di un nuovo centro (geopolitico) intorno al nostro Sud – per riportare l’Italia, dopo trent’anni di isolamento, al centro del mondo.

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Italia può conoscere crescita a due cifre E la chiave è (proprio) riforma del lavoro Innovazione sia nuovo obiettivo comune Formazione per la crescita dei lavoratori Che (coinvolti) faranno crescere aziende Presidente Monti, ci (ri)ascolti (ancora) Torneremo ad essere la culla della civiltà

marzo 17, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

La contestazione che alcuni altri rivolgono al presidente del Consiglio circa la sua riforma del lavoro è che “manca ancora completamente (a margine) lo sforzo per la crescita”. Nel senso che, bene il lavoro, ma poi – a parte – bisogna (pur) anche crescere. A riguardo Monti ha (un) torto e (una) ragione. Partiamo da quest0′ultima. Fu il Politico.it, poche ore dopo che l’ex presidente Bocconi disse che il tema della riforma del mercato del lavoro non era “matura”, ad indicare al governo che era proprio quella – ecco il punto – la sede, il livello nel quale trovare la chiave per rigenerare la crescita, e che lo sblocco di (tutta) la situazione, dunque, passava proprio di lì. Fu così che il presidente del Consiglio, il giorno dopo, riprese in mano la questione e disse che, al contrario (di quanto sostenuto poco prima), quella riforma era (divenuta) ”urgente”. Poi però Monti ha (avuto - un) torto: ma non perché la nostra valutazione fosse errata, ma perché è inadeguata (a questo scopo) la riforma del lavoro che poi l’esecutivo ha concepito. Giusto dunque che la riforma del lavoro sia “prioritaria”. Ma non è prioritario un accordo su qualcosa che persegue solo interessi (particolari) e non assolve alla propria funzione di essere invece la chiave per far ripartire la crescita. In un convegno tenutosi in settimana a Milano Sergio Romano ironizzava sulla crisi (esistenziale) della Cina di fronte ad una (propria) crescita al 7%, inferiore a quel boom che tutti ci aspettavamo. Questo ci dice due cose: la prima è che lo (stesso) modello riproposto da Monti – quello basato sulla (sola) libertà di licenziare, con ammortizzatori che, come segnalava ieri Antonio Polito sul Corriere, servono a salvarci e non a rilanciare – sta mostrando in Cina (dove “per questo” si assiste ad una inquietante sequela di suicidi) tutti i suoi limiti, e la sua pericolosità (sociale). La seconda è che, però, gli altri non sono dei marziani e (soprattutto) noi non siamo (mai stati!) dei lillipuziani. E possiamo aspirare non solo ad un misero punticino in più di Pil all’anno (che sarebbe comunque già molto, nella situazione da zero virgola attuale) ma ad una crescita di quelle dimensioni (cinesi. Attuali e potenziali). Se non (?), in prospettiva, a doppia cifra. Perché le nostre risorse intrinseche, fatte di straordinario “materiale” umano, di una straordinaria, vitale, vivace tradizione culturale, di una spettacolare posizione geografica e anche di un sistema delle (piccole) imprese che – a fronte della latitanza della politica – si è mantenuto tra i più solidi e competitivi al mondo (e in questo senso la “voglia” di Monti di aiutare gli imprenditori a conservare questo patrimonio è necessaria e va sostenuta), ci offrono “fondamentali” tali, quando troviamo la quadra per ripartire, da poter riesplodere. Come peraltro ci dicono tutti (dall’estero). Ma dobbiamo avere l’ambizione di provarci, e non soltanto limitarci a mettere qualche toppa alle nostre attuali difficoltà. Il lavoro può essere importante non solo per alleggerire il peso (economico) sulle nostre aziende in questo momento di crisi (attraverso l’abolizione-svuotamento dell’art. 18); e non solo per mettere in pratica tutto ciò in modo un po’ più responsabile di quello prospettato dalla riforma Berlusconi-Sacconi (e non Biagi) del 2001. A proposito: Alfano riprende il nostro spunto di ieri e conferma che questo governo si prepara (fino ad ora) a realizzare ciò che la destra aveva in animo sin dal 1994, e non era stata capace di fare. A (ulteriore) riprova delle nostre (buone) ragioni e della cantonata (speriamo possa rimediare) presa nella “notte” da Bersani. Che cos’è, in buona sostanza, che genera crescita? Una buona idea. Un buon dinamismo. E idee e dinamismo possono riguardare o i lavoratori (almeno quelli che hanno oggi accesso alla stanza delle decisioni) o gli imprenditori. Immaginate invece se la prima e la seconda venissero da entrambi e – non ci crederete - anche da chi li deve coordinare-indirizzare: la Politica. E’ chiaro che il potenziale di crescita si rafforzerebbe notevolmente. Ebbene, questa (virtuosa) condizione non è utopica e si può ottenere dandoci (la Politica) l’obiettivo di (ri)diventare (l’Italia) la culla dell’innovazione mondiale, e fornendo (le imprese e la politica) ai lavoratori le condizioni e gli strumenti per essere importanti e offrire un valore aggiunto in questo senso (attraverso la formazione – continua – e in generale un clima maggiormente “culturale”; sulla cultura come chiave del nostro possibile Rinascimento, e non solo come ramo – morto - della nostra società “denunciato” giovedì da Pigi Battista torneremo auspicabilmente nei prossimi giorni. E facendo partecipare – come in Germania! Questo è il vero modello tedesco – i lavoratori alla definizione del percorso – di innovazione – delle stesse imprese), e alle aziende (la Politica) la partnership, il coordinamento, il coinvolgimento necessario ad impostare (insieme) questo cambio di prospettiva. Chiaro che se invece di essere in piedi, emozionati dall’idea, i nostri rappresentanti (?) stanno (ben) seduti e mettono svogliatamente qualche toppa qua e là (alla cosiddetta antiopolitica), non andremo da nessuna parte. Ma se torna la passione, l’Italia può conoscere quel nuovo Rinascimento che non sarà solo (strettamente) economico; e proprio per questo ci può dare qualche chance di una crescita (futura) addirittura a doppia cifra. Si può fare. Non lo dice (solo) Walter. Ma il momento di muoverci è adesso. Questa (? Al contrario) riforma del lavoro.

***Verso la Terza Repubblica (?)***
IL PDL FARA’ LA FINE DELLA DC (?)
di ALDO TORCHIARO

novembre 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nonostante gli sforzi di Berlusconi – che comunque, neppure nella sua “versione” di “padre nobile” (?), è eterno – la creatura del predellino è destinata a non sopravvivere alla fine (“politica”) del suo leader. E se un sondaggio riservato (lo “sono” tutti, ormai, anche se poi veniamo a conoscenza degli esiti di ciascuno) in una cittadina del nord riduce quello che alle ultime elezioni è stato (ancora) il primo partito italiano ad un incredibile 10%, è “impossibile” non pensare al Ppi di Martinazzoli e all’estinzione che, in una sola tornata elettorale, portò la forza che nei precedenti cinquant’anni aveva retto le sorti del nostro Paese dalla maggioranza relativa (assoluta se si considera il grappolo di partiti alleati-satelliti) a cifre dello stesso ordine. Ed ecco che l’ipotesi di Berlusconi di restituire alla forma della sua presenza in politica il nome originale – ovviamente, Forza Italia – appare – alla luce di quel sondaggio e dell’evoluzione della situazione alla quale abbiamo assistito nelle ultime settimane – non (più – ?) una scelta per rilanciare, ma la necessità di chiamare le cose col loro nome. Anche se la (“futura” – ?) formazione guidata da Alfano rischia di non poter contare nemmeno su tutte le “anime” dell’allora Fi: liberalsocialisti e destra cattolica sarebbero già pronti a dividersi, mentre, come appare evidente almeno da quando è cominciato il declino di Berlusconi, i (veri e propri) moderati magnetizzati, negli ultimi quindici anni, dalla leadership dell’ex presidente del Consiglio, sembrano attratti da un’altra forza. Centripeta. Ce ne parla l’ex volto di Red Tv e spin doctor dell’istituto Spinning Politics. di ALDO TORCHIARO Read more

Nunzia De Girolamo sferza Alfano: “Iscrizioni online” Matteo Patrone

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La deputata campana PdL lancia la proposta dalle colonne del giornale della politica italiana: il “partito nuovo” annunciato dal neo-segretario sia all’insegna della democraticità e della meritocrazia. E quale migliore strumento per assicurarlo della registrazione web? “Cominciamo così – dice De Girolamo a il Politico.it – Internet è la rivoluzione democratica. Tentare di mettere il bavaglio alla rete - dice a Matteo Patrone che le chiede conto del possibile provvedimento dell’Autorità per le comunicazioni che si attribuirebbe la facoltà di chiudere interi siti senza nemmeno il pronunciamento di un giudice: su Avaaz.com la possibilità di mobilitarsi per evitare la decisione prevista mercoledì - è come provare a fermare il vento con le mani”. di MATTEO PATRONE
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La previsione. Non sarà Alfano l’erede di Berlusconi di L. Crespi

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compitino (appena appena emo- zionato) con il quale il segretario e- letto-ma-nominato si è presen- tato alla platea del Pdl non deve indurre ad una (erronea) sottovalutazione dell’ex ministro della Giustizia ma rivela contemporaneamente tutti i limiti del delfino scelto (?) dal Cavaliere. Alfano saprà svolgere con grande “professionalità” il ruolo che gli è stato affidato, come ha fatto (sia pure in una chiave autoreferenziale quando non privatistica, per Berlusconi) nelle vesti di Guardasigilli, ma la politica non deve e non può essere (interpretata come fosse) una professione: e la mancanza della capacità di “vasti pensieri” e di suscitare (negli altri) un’emozione dell’ex coordinatore siciliano di Forza Italia rappresenteranno la pietra che rallenterà – e farà perdere – la corsa di Angelino alla successione del leader dopo il suo addio. di LUIGI CRESPI
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Diario politico. La fiera dell’ipocrisia (?) Da il Politico.it quattro “sì” al referendum Ma poi guardate chi li sostiene (adesso) Fini e Casini (ora) tacciono contro Silvio Acqua, Bersani era pro-gestione privati Non hanno il coraggio di proprie idee (?) O le cambiano (ma) nella partita a scacchi Come potranno (perciò) salvare l’Italia? Ecco (qui) senso dell’affondo di Guzzanti

giugno 2, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’endorsement del giornale della politica italiana è “presto” (si fa veramente per dire) fatto: sì a tutti e quattro i quesiti, perché la cattiva gestione pubblica dell’acqua non è un motivo sufficiente a lavarsene le mani (in tutti i sensi?), avviandoci (con ogni probabilità) sulla strada della privatizzazione (del bene) tout court. Se così fosse (di nuovo, in tutti i sensi?), dovremmo forse privatizzare anche la nostra politica (?), inefficiente al pari degli attuali sistemi di distribuzione idrica. E invece lottiamo per cambiarli e renderli efficaci. Solo dopo avere compiuto questo sforzo si potrà pensare alla co-gestione da parte dei privati in modo che sia onesto e responsabile, e non viziato da interessi parziali o, peggio (appunto) privati. Il male nucleare consiste nel rischio, concreto, della fine dell’umanità, non è (evidentemente) equiparabile a nessun’altra cifra relativa ai danni e alle morti provocati dall’uso di altre fonti energetiche, quando (peraltro) le rinnovabili hanno un costo (da questo punto di vista) pari allo zero e possono rappresentare la (quasi) esclusiva opzione futura. E non c’è nessun beneficio economico (in tutti i sensi. E si parla del resto solo di convenienze, ancora una volta, private) che giustifichi la possibilità di correre quel rischio. Che poi lo si faccia “grazie” alla mancanza di responsabilità dei vicini (francesi), questo non è un buon motivo per accrescerlo con le nostre mani. Il legittimo impedimento è una norma che nega il principio della legge uguale per tutti e quindi dell’eguaglianza dei cittadini e dunque della loro (nostra) libertà. Il (nostro) “sì” a tutti e quattro i quesiti non ci impedisce d’altra parte di raccontarvi come il fronte (partitico) del “sì” rappresenti (anche) un’armata brancaleone (in)degna della nostra politica (che la esprime). I centristi trasbordano la teoria dei due forni ormai ad ogni scelta di politica (vera), ovvero non hanno (più) una linea politica bensì scelgono (come nel “silenzio” pre-ballottaggio) in base alla stretta convenienza politicistica, che (in questo caso) si traduce nella opportunità (per loro) di sferrare (attraverso la vittoria del “sì” al referendum) un ulteriore colpo al presidente del Consiglio. Il segretario del Pd è (o, forse, solo su questo, potremmo indicare che fosse) un convinto nuclearista; ma soprattutto sosteneva le ragioni di chi, a livello locale, da tempo cerca di ottenere l’affidamento ai privati della gestione della rete idrica. Oggi, per essere (ancora) segretario del Pd, nega le proprie convinzioni. Ma si tratta di un “aggiustamento di Pirro”: come può, un uomo politico che non crede (abbastanza) nelle proprie idee, o che non è capace di provare ragioni abbastanza forti da vincere la convenienza (politicistica), fare il bene del nostro Paese? Proprio perché non ci rappresentano (più), nondimeno, è giusto restare della convinzione che, nonostante loro, sia opportuno dire “sì” a tutti i quattro quesiti referendari. Il racconto, adesso, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

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***L’editoriale***
IL CENTRODESTRA GUARDI OLTRE SILVIO, O AFFONDERA’ CON LUI
di LUIGI CRESPI

giugno 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ giunto il momento di ricostruire. L’opzione della nomina di Alfano segretario del Pdl è una prima risposta del presidente del Consiglio, che comprende la necessità di un rinnovamento, ma pensa forse di poter continuare ad esserne il king maker. Invece la destra italiana deve cominciare a camminare con le proprie gambe, o prolungherà la (propria) agonia, fino ad esiti (non favorevoli) imprevedibili. di LUIGI CRESPI Read more

Il commento. Alfano successore? Solo tattica (di Silvio) di L. Crespi

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Cavaliere non avrebbe infatti al- cuna intenzione di lasciare. A chic- chessia. Anche perché se Ber- lusconi è (ormai) finito e il berlusconismo può continuare, di certo, scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio, gli elettori rimarrebbero “suoi”. E l’attuale ministro della Giustizia (o chi per lui, a meno di non portare lo stesso cognome del premier) non potrebbe mai (?) essere un candidato vincente. Il maggior esperto di comunicazione politica in circo- lazione sul giornale numero uno. di LUIGI CRESPI Read more

Solo da il Politico.it viene un contributo Tutti s’affannano a raccontare status quo Ma ciò che serve ora è costruire il futuro Berlusconi unico innovatore di “adesso” Ma ora ecco in campo le nostre proposte

aprile 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al giornale della politica italiana tutto questo (esclusivo - ?) curiosare sul presente, sul presidente del Consiglio, questo rimarcare (solo) i suoi errori, senza alzare la testa e guardare avanti, riesce incompiuto, manchevole del suo complemento fondamentale, e in qualche caso anche un po’ irrazionale. Il compito del giornalismo, così come della politica in rete, che dovrebbe rappresentare la sacca del ricambio (ma non dei “ricambi” di una macchina che non funziona) della politica politicante odierna, è sì quello di raccontare, e certamente anche di analizzare (tout court), ma indicando – poi, anzi contemporaneamente - una via d’uscita a tutto questo ansiogeno e deprimente – o forse per qualcuno consolante – malfunzionamento della politica italiana autoreferenziale di oggi. Proprio perché il ricambio non sono i (pezzi di) “ricambi(o)”, deve esistere una cesura con tutto questo da parte di chi si propone per rappresentare il dopo o la minaccia è che ogni specifico ”protagonista” (?) farà solo da garante di un (ulteriore, triste) continuum. Questo è il tempo di un completo ribaltamento di piano, perché da trent’anni siamo avviati verso un declino che presto diventerà ineluttabile, se non cambiamo immediatamente marcia. E per farlo è necessario mettere in campo – da subito – proposte per il domani, come il giornale della politica italiana fa ogni giorno. Questa, peraltro - abbiamo scritto più volte – è anche la via più breve non solo per la costruzione del futuro, ma anche per il superamento del presente, nel senso che la “saggezza delle masse” saprà riconoscere un progetto sincero, onesto e responsabile per preparare il nostro domani, tanto più quanto sarà necessario, e darà (solo) a quel punto il benservito al Cavaliere. L’ipotesi-Alfano per la sua successione è, ad un tempo, la conferma che solo Berlusconi sa guardare avanti, che il suo ciclo non sarebbe affatto finito se non intervenisse un “debito d’ossigeno”, dato dalla vecchiaia incalzante, e rappresenta la minaccia (ancora) di vedere tutto questo continuare – altro che finire – quando l’attuale presidente del Consiglio non ci sarà più. Il modo per scongiurarlo è evitare di baloccarsi coi nomi e anche andare oltre il semplice “racconto di storie” – perché se nessuno ne fa l’esegesi, indicando ad un tempo una via, l’Italia berlusconiana di oggi, che non si indigna di fronte al processo breve, non avrà alcun sussulto e non prenderà coscienza della necessità di nessun cambiamento; perché se nessuno indica il “dopo”, rischiamo un’indignazione fine a se stessa, nella mancanza di assunzione di responsabilità: anche se è vero che un’indignazione collettiva – che però, appunto, non c’è – basterebbe a mobilitare le forze migliori e a prepararlo comunque, quel cambiamen- to – e cominciare a mettere in campo il futuro. il Poli- tico.it lo fa da tempo. Ecco la summa (qui, e qui) della narrazione del giornale della politica italiana. Che naturalmente (e doverosamente) continua (in tutti i sensi). Read more

Diario politico. Legittimo (?) impedimento Berlusconi: non ho poteri per governare E così (ancora oggi) “decide” di non farlo In agenda di nuovo solo processo breve Mentre Tremonti sbriga ‘affari’ economici Preparandosi a (degna – ?) successione

febbraio 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Litigano spesso. Il primo vorrebbe un maggior coinvolgimento del secondo rispetto alla mission di salvare il salvabile e di produrre provvedimenti tali da solleticare la pancia del “popolo”. Giulio non ci pensa proprio, sia perché ha la responsabilità di tenere in ordine i conti per/sia per non “sporcarsi le mani” e rimanere il nome più spendibile per il dopo-Cavaliere. Prima o poi. Prima, in una ipotetica soluzione di transizione con lui stesso alla guida. Poi come leader di un Pdl deberlusconizzato. Vediamo come la dicotomia si stia sviluppando in queste ore, con il presidente del Consiglio in attesa di soluzioni per sé e il ministro dell’Economia impegnato (silenziosamente e da parte, per non compromettersi) a tenere in piedi la baracca (ma non troppo). di GINEVRA BAFFIGO Read more

***Il sondaggio***
BRUNETTA IL PIU’ AMATO TRA I MINISTRI (BONDI IL PIU’ OSTEGGIATO)
di LUIGI CRESPI

novembre 24, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il dato è rilevante soprattutto nella sua interpretazione: il ministro della Pubblica amministrazione è il membro dell’esecutivo che ha mostrato di avere le idee più chiare, e che ha dato la sensazione di incidere con maggior forza sullo status quo. Bene o male, in realtà, nella chiave di stabilire le ragioni di questa predilezione da parte degli italiani importa poco. Ciò che conta è che i nostri connazionali confermano di aspirare ad un ritorno ad una (nostra) politica lungimirante, che abbia un progetto, noi diciamo: organico e complessivo per il futuro dell’Italia. E che metta in atto senza tentennamenti. A costo anche di chiedere qualche sacrificio. Purché tutto questo – ovviamente – venga fatto nell’interesse del Paese. Un Paese che non può più aspettare – ha bisogno che gli sia data una rotta; e il Politico.it indica ogni giorno quella più alta e che, a nostro modo di vedere, può dare i frutti maggiori – o si condanna con le sue stesse mani. di LUIGI CRESPI Read more

Diario politico. Toujours autoreferenziale – Non bastava una legislatura buttata via – Non bastava mese per il voto di fiducia Ora si discute di chi si alleerà con chi (?) Ma dove sono le proposte per il Paese? Non si concepiscono a tre giorni dal voto

novembre 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Perché i progetti per il futuro dell’Italia devono essere frutto (innanzitutto) dell’assunzione di responsabilità di leadership illuminate ma che (sono tali purches)siano libere dalla pressione della caccia al consenso, e maturare e verificarsi (in tutti i sensi) in una prospettiva di lungo corso nel tempo. Come si può affidare il nostro Paese a chi decide cosa fare a tre mesi dalle elezioni, seduto ad un tavolino, con non uno ma due occhi rivolti a cosa fa prendere un voto in più? Questa politica italiana deve cambiare completamente registro. Deve passare dalla discussione su di sé e sul cosa ad una discussione giorno per giorno sul come, in cui ciascuno propone un proprio piano (possibilmente complessivo) ed entra nel merito non solo delle questioni, ma di come affrontarle (nell’ambito del piano complessivo, in chiave generale: non si tratta di entrare nelle tecnicalità). E non basta, appunto, che ciò avvenga con la “pistola puntata” della scadenza elettorale perché ciò dimostra che non c’è nessun interesse per le idee e quindi per l’Italia. E quelle (poche) proposte che finiranno nella discussione non saranno le migliori possibili, perché figlie di una forzatura e non di una riflessione culturale. Se oggi la nostra politica si diletta di alchimie elettorali è solo perché è sempre quella politica italiana autorefe- renziale che da quindici anni – con le brevi parentesi dei governi di Romano Prodi – tiene in ostaggio un Paese che se continua così è avviato ad un declino inarrestabile che ci farà finire in fondo a quelle classifiche i cui bassifondi già cominciamo a frequentare. Il che si traduce in povertà: povertà economica, (quindi) sociale, (quindi) culturale, quindi di nuovo economica e nel circolo vizioso si sa quando si entra ma non quando (eventualmente) si uscirà. E’ necessario un colpo di reni, un cambio di passo, e il momento per cominciare a farlo era… ieri, ma siamo ancora (per poco) in tempo. Allora lanciamo un appello alla nostra politica autorefe- renziale di oggi: a partire da oggi, parlate di ciò che volete fare per il nostro Paese; non importa se ancora non si sa se si va al voto e quando. Il punto è proprio questo: non dipende da ciò. L’Italia aspetta questo da decenni. Cominci un grande dibattito di merito, e sarà stato fatto un piccolo passo verso il superamento dell’attuale condizione. Il nostro è un grido disperato: sappiamo che difficilmente questa nostra politica, incancrenita ormai da troppo tempo, potrà trovare (dove?) le risorse per questo colpo d’ala. E del resto non è un colpo d’ala in sé che serve ma questo come avvio di un impegno stabile e duraturo. A questo fine non tutti hanno una chance, ma il Pd e l’Italia ce l’hanno: Bersani ascolti il nostro suggerimento, invece di baloccarsi in ipotesi di alleanze con la sinistra o con il centro. Fate un passo indietro. E’ per il nostro Paese. Il racconto delle ultime ore, all’interno, è di Ginevra Baffigo.             Read more

La giustizia (?) di Berlusconi di GINEVRA BAFFIGO

ottobre 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il premier torna a parlare dopo alcuni giorni di stop. E, anticipato dai fatti (premurosamente prodotti dai suoi), riprende ancora una volta la sua «narrazione». Dal lodo al fisco, passando per le intercettazioni (fino) all’informazione, ecco come l’uomo di Arcore «vede» la (nostra?) democrazia. Mentre in casa finiana scoppia il bubbone di una base che non ci sta a vedere i suoi di nuovo appiattiti sull’estrema autoreferenzialità, ai confini dell’impunità, del presidente del Consiglio. Niente di nuovo sotto il sole, e tante novità. (Un) Diario speciale che porta la firma della nostra vicedirettrice. Il racconto più autorevole, più completo, più approfondito degli ultimi colpi (di coda?) della nostra politica autorefe- renziale di oggi è solo sul “suo” giornale. Buon inizio di giornata con il giornale della politica italiana.          Read more

Diario. Se avevamo (ancora) ragione noi TgLa7: ‘Verso accordo nella maggioranza’ Ma Ue: ‘Ora Italia cresce meno degli altri’ Ribadiamo: adesso Cdx pensi ‘governare E per il futuro una rivoluzione culturale

settembre 14, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Luca Ricolfi, il sociologo del federalismo: «E’ probabile che il governo vada avanti un altro po’, e che la crisi possa tornare in superficie tra qualche mese». Il “soccorso bianco” di 20 (?) parlamentari riuniti dal Pri (è proprio il caso di dirlo?) Nucara. Ma soprattutto la nuova convergenza tra Berlusconi e Fini, con la mediazione via lodo sulla giustizia (? per il premier). Oggi lo racconta il telegiornale di Enrico Mentana, dando conto di un incontro “segreto” tra Bocchino e Alfano. Ma a “leggere” la propensione per primo, quando ancora erano solo avvisaglie, è stato ancora una volta il giornale della politica italiana la scorsa settimana. E’, come abbiamo (anche qui, per primi) scritto più volte, quello che serve al Paese, almeno per la parte della maggioranza. Anche se, come dice Ricolfi, è probabile che tutto questo rappresenti solo un momento di quiete prima di una nuova, prossima, definitiva tempesta (magari a cavallo tra le primavere del 2011 e del 2012). Il tema delle elezioni anticipate non è dunque del tutto espunto. Anzi. Ma non è tanto in questa chiave, quanto per ciò che abbiamo ribadito oggi – un progetto complessivo per rilanciare il Paese è quello che serve a quest’ultimo e anche al centrosinistra – che il Politico.it richiama la necessità, per l’opposizione, di pensare a lavorare non (tanto) per costruire una coalizione o anche un semplice “programma” quanto per preparare un completo ribaltamento di piano. «Solo l’innovazione ci può dare nuovo lavoro», è il modo in cui lo dice il segretario del Pd. Noi lo diciamo (da mesi) così: l’innovazione sia la stella polare (del progetto) di un nuovo sistema-Paese, fondato su una rete di formazione permanente in grado di contribuire anche decisamente a ridurre, se non a risolvere, il problema del(la mancanza di) lavoro, direttamente (chi non lavora studia e si prepara a fare altro lavoro maggiormente specializzato e avanzato e viceversa) e naturalmente per la via della crescita che si determinerebbe. Tutto questo contribuendo così a fare dell’Italia un grande campus a cielo aperto, nel quale la cultura cessi di essere una voce in bilancio e torni ad essere IL, bilancio, anche grazie ad una tivù pubblica che accompagni – con un nuovo impianto che coniughi qualità, educativa, e accessibilità popolare in uno straordinario circolo virtuoso – il cambio di prospettiva. Il racconto della giornata, intanto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

(Anche) in Calabria emergenza criminalità E il governo si occupa di processo breve

settembre 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana, primo fra tutti i grandi quotidiani, dopo un agosto di silenzio (da parte degli altri) su questo tema, ha posto ieri la questione di una crisi economica tutt’altro che rientrata, nel contrastare la quale, e lavorare finalmente per rilanciare l’Italia, dovrebbe impegnarsi la nostra politica piuttosto che vanificare anni di legislature e discettare di leggi elettorali (pure importanti: le regole, i sistemi sono decisivi nel definire il “contenuto” della politica italiana. Ma si affrontino a tempo debito, rispetto alle esigenze del Paese). Uno squarcio di realtà in un dibattito pubblico surreale in cui si parla di tutto tranne che dell’Italia. Ennesimo segno dell’autoreferenzialità e dell’irresponsabilità della nostra politica di oggi. In questa stessa chiave, dopo avere ampiamente fatto le pulci alle mancanze del centrosinistra, vediamo come la maggioranza continui a dedicarsi ai guai giudiziari del presidente del Consiglio, con il rischio di favorire il crimine, proprio mentre quest’ultimo si esprime in tutta la sua forza. Nel sud del nostro Paese, e in particolare nella regione di Laratta, stanno venendo al pettine anche i nodi di troppi permissivismi concessi in forma di allentamento di lacci e regole nei confronti della stessa criminalità organizzata, per non parlare dei livelli di connivenza, quando non di sovrapposizione di parti dello Stato. Ed è proprio il deputato del Partito Democratico, dalle colonne del giornale della politica italiana, a lanciare l’allarme e a richiamare il governo alle proprie responsabilità. Un altro momento di realtà, appunto, mentre altrove si discute come sempre di elezioni anticipate, solo sul giornale della politica italiana. Il giornale della politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. Il giornale del (suo) Paese. L’intervento di Laratta, dunque. Sentiamo. Read more

L’AGENDA POLITICA E IL PAESE REALE
Tiene banco solo l’ipotesi elettorale. Berlusconi si scontra ancora coi finiani, e apre a Casini. Ma Bossi detta la linea sul voto e sulle alleanze

agosto 22, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’agenda politica lontana dai temi più rilevanti per il Paese. Anche in questi ultimi giorni di agosto. E questo week end è servito solo a confermare questa impressione. Perché neanche la presentazione del ‘mini programma’ approntato dal Pdl è servito a calmare le acque. La querelle tra berlusconiani e finiani prosegue, l’ipotesi delle elezioni rischia di farsi sempre più concreta, e anche in questo caso Berlusconi avrà il suo da fare. Soprattutto perché Bossi ha già chiuso le porte, almeno a parole, all’ipotesi di un ingresso dell’Udc (o Partito della Nazione) nella coalizione di centrodestra. Tutto ciò mentre le opposizioni viaggiano su binari separati, e, addirittura, come nel caso del Pd, il leader è costretto a ricomporre beghe anche per l’organizzazione della festa nazionale. In sintesi, una politica sempre più distaccata rispetto ai problemi reali.

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LA NOTTE DELLA COSTITUZIONE
Se prevale l’interesse elettoralistico rispetto al bene del Paese. E l’Italia si ritrova senza punti cardinali

agosto 17, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La lunga notte della Costituzione è quella appena trascorsa, o, forse, quella che deve ancora affrontare. Perché l’impressione, dopo la polemica sollevata da Bianconi (Pdl) contro il Quirinale, è che la Carta costituzionale sia sempre più nel mirino, assieme a un sistema di equilibrio dei poteri che ha retto sin dalla nascita della Repubblica. Di eventuali aggiornamenti si può e si deve discutere, ma pensare di utilizzare la Costituzione come un intralcio o un valore a seconda dei casi è fuori da ogni senso sociale, politico e istituzionale. E trasmette l’idea di un Paese senza più punti cardinali… Leggiamo il pezzo di Attilio Ievolella.

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Diario politico. Inchiesta P3: Dell’Utri interrogato a Roma ed ora anche il sottosegretario Caliendo è iscritto all’albo degli indagati

luglio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana del Politico.it oggi è firmata da Carmine Finelli. Nell’edizione di questo martedì troviamo anzitutto i nuovi capitoli dell’inchiesta sulla cosiddetta P3: Dell’Utri interrogato dai pm romani, ma soprattutto l’esponenziale crescita dei nomi Pdl (esponenti di prima linea) iscritti all’albo degli indagati. Le indagini proseguono e la politica non si ferma certo ad una sola inchiesta. In Piemonte prosegue il contenzioso sul conteggio delle schede, e  sull’agone Cota-Bresso sembra non dover ancora giungere l’ultima parola. Questo, e molto ancora, nel nostro Diario. Buona lettura e buona politica con il Politico.it!  Read more

Diario politico. Nuova? questione morale Fini: “Siamo intransigenti con chi sbaglia oppure società rigetta la politica italiana” Cricca, il silenzio di Gasparri e La Russa Allora chi ha tradito i valori di Almirante?

luglio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Al di là dello specifico giudiziario, che verrà valutato nelle apposite sedi – al giornale della politica italiana non piace sbattere il mostro in prima pagina: meglio concentrarci sul fatto politico – appare evidente, come scriveva ieri Aldo Torchiaro sulle nostre pagine, che la nostra politica è degenerata (non tutta) in una associazione non tanto per “delinquere” quanto per fare i propri (dei singoli “protagonisti”) interessi. A nostro discapito naturalmente. Una «questione morale» grande come una casa, come forse non si era mai posta nella storia – recente – della politica italiana. Perché se è vero che il Politico.it stigmatizzò le parole dello stesso presidente della Camera quando Fini distinse tra chi rubava nella Prima Repubblica e chi lo fa nella Seconda perché i primi lo facevano “per la politica”, i secondi per se stessi – ci sembrava paradossale e poco sano dedicarci a stabilire chi, tra due ladri, fosse “più ladro” – è pur vero che nemmeno ai tempi di Tangentopoli il livello di disprezzo nei confronti delle istituzioni e del Paese, quindi di tutti noi, e di conseguente autoreferenzialità aveva raggiunto le “vette” (si fa davvero per dire) di oggi. E allora sia la benvenuta una grande destra come quella rappresentata da Fini che fa della legalità uno dei suoi valori fondanti. Com’è nella sua tradizione storica: il leader dell’Msi ed Enrico Berlinguer si stimavano in primo luogo per questo, perché erano due persone oneste al servizio del Paese. E allora, e ci rivolgiamo ai tanti militanti di destra che credono che a tradirli, loro e i valori della destra, sia stato Gianfranco Fini, chi, cari camerati, ha tradito Almirante e la tradizione della destra italiana? Fini, o quegli ex luogotenenti del presidente della Camera che, dopo lo stesso capo di Montecitorio, hanno abbandonato i loro, i vostri ideali? Pensateci bene. Domani – per confermarvi la simpatia che nutriamo nei vostri confronti – ripartiamo proprio da voi, da una panoramica sulle forze alla destra del Pdl. Il racconto, ora, della giornata, firmato Carmine Finelli. Read more

Diario. La “casta”? Ve la siete voluta voi Primo: in Sardegna eversione-corruzione Ma avete sprecato l’occasione (di) Soru E poi un’altra legge per fermare processi Votate (solo) l’onestà e la responsabilità

luglio 9, 2010 by Redazione · 2 Comments 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ la giornata giusta: (altri) giornalisti italiani scioperano per evitare che il ddl intercettazioni neghi ai cittadini il diritto di essere informati su ciò che viene fatto alle nostre spalle e a nostro danno. Negando così ai cittadini il diritto di essere informati sugli sviluppi dell’inchiesta sull’eolico sull’isola che porta alla luce una superloggia che avrebbe trafficato, oltre che per ottenere appalti per sé, anche per corrompere giudici e piazzare Cosentino alla guida della Campania. E – tempismo (a rovescio) non casuale – sulla norma ad personam scoperchiata dalla brillante capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti (ecco qualcuno da valorizzare, Democratici; nella foto) che comporta, tra il resto, la sospensione di sei mesi del processo Fininvest-Cir. Ovvero, negando così ai cittadini il diritto di essere informati su ciò che è stato ancora una volta fatto alle nostre spalle e a nostro danno. Il giornale della politica italiana offre ai propri lettori la visione d’insieme che non dovrebbe mai mancare nella lettura delle vicende della nostra politica. Così come non dovrebbe mancare nell’impostazione del futuro del nostro Paese. il Politico.it continuerà ad essere qui, ad assicurarla a voi, care lettrici, cari lettori, che volete capire cosa davvero sta accadendo nella nostra politica e contribuire a costruire, in modo insieme alto e concreto, sostenibile, il futuro dell’Italia. L’ampio e dettagliato racconto di queste vicende e molto altro, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Presidente, (ora) non firmi Se ddl può pure essere cambiato (prima) Ma se passa (così) resta una sola strada Prodi: “Sì, vogliono controllare il Paese” Le derive vanno fermate (finché si può)

giugno 11, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. C’è il passaggio alla Camera, e tutto può ancora accadere. Un barlume di speranza (della quale tuttavia abbiamo imparato a diffidare, e per questo diremo ciò che stiamo per dire) lo offre ancora Gianfranco Fini, sia come presidente di garanzia del ramo del Parlamento che ha il compito di vagliare per ultimo e di approvare, eventualmente, definitivamente il provvedimento, sia come leader della destra matura, europea, che vive sottotraccia a questa maggioranza, minoranza nei gruppi parlamentari, non si sa quanto (davvero) nel Paese, perché ad essa possono essere iscritte ragionevolmente personalità come Beppe Pisanu e Marcello Pera e questa destra non coincide affatto con i (più o meno angusti) confini dell’ex An. E dunque stiamo a vedere. Ma se il provvedimento dovesse passare così come è stato definito al Senato, ci sarebbe una sola cosa da fare: Giorgio Napolitano dovrebbe rimandarlo alle Camere. Assumendosi la responsabilità di tutto ciò che questo potrebbe comportare. E, anzi, (anche) proprio per questo. Il provvedimento non «ci mette alla pari alle grandi democrazie europee», contrariamente a quanto sostiene il ministro Bondi, e non è quanto di necessario si poteva (ulteriormente, perché esistono già norme in materia) e forse doveva fare «a tutela della privacy», come dice il ministro Alfano, ma qualcosa di molto più grande e di cui conosciamo le sicure conseguenze: mani libere alla criminalità, di qualunque rango essa sia. E un provvedimento del genere non può che tradire la Costituzione materialmente, perché nega la sicurezza, la giustizia e la libertà, ma la tradisce probabilmente – non siamo nelle condizioni di esprimere certezze in questo senso – anche formalmente, laddove la Carta parla di diritto alla privacy ma garantendo alla giustizia il pieno diritto-dovere di fare il proprio corso. Dunque ci sono tutte le ragioni per cui il capo dello Stato possa (diciamo possa perché, naturalmente, non ci permettiamo di sindacare sulle sue possibili decisioni) dire di no. E fin qui ciò che è stato sostenuto finora (da Di Pietro) o pensato ma non detto, per non mettere in difficoltà Napolitano (dal resto dell’arco costituzionale che non si riconosce in una legge del genere). Il giornale della politica italiana si assume la responsabilità di fare un passo ulteriore e di dire una cosa in più. Secondo l’ex presidente del Consiglio la strategia di Berlusconi è chiara. E sono gli stessi concetti che abbiamo espressi nei giorni scorsi e nelle scorse settimane. Di fronte a questo, anche alla luce di ciò che ci insegna la Storia, ciò che di peggio un Paese può fare è stare a guardare finché la situazione non sia irrecuperabile. Se dunque dal passaggio alla Camera non dovessero giungere segnali almeno confortanti da parte di Fini, Napolitano dovrebbe non firmare. Non firmare e costringere così la maggioranza o a fare un passo indietro – a cui ne potrebbero seguire altri, in occasioni successive, di fronte alla stessa fermezza del capo dello Stato – oppure a scoprire le proprie carte, determinando a quel punto un bivio: o le parti sane della destra italiana emergono – anche nelle sedi in cui hanno il potere di incidere sul decorso al quale stiamo assistendo – anche grazie al coraggio infuso da Napolitano e allora la situazione può rientrare anche attraverso successive elezioni; oppure ci sarà uno strappo. Ma quando le condizioni sono ancora tali da garantire una reazione. Dopo, potrà essere troppo tardi. E’ una situazione delicata, ma quale sia la strada che abbiamo imboccato pare fin troppo chiaro. Attendere che la situazione si aggiusti da sé – magari per ragioni “naturali” – è un modo per assumersi la responsabilità di non avere fatto tutto quanto fosse nelle nostre possibilità. Il momento, a nostro modo di vedere, è adesso. Ci pensi la politica italiana. Il racconto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Sondaggi, osservatorio Crespi di giugno Carfagna nuova “regina” dei ministri FOTO: Nel nostro Paese funziona così Berlusconi inverte il trend negativo

giugno 11, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana. Il ministro per le Pari opportunità, prima per preferenze alle Regionali in Campania (dove, come previsto, ha poi rinunciato al proprio scranno), da oggi è anche il membro dell’esecutivo più amato dagli italiani. Raggiunge Tremonti e Brunetta, e scalza Maroni, penalizzato dalla propria decisione di non partecipare alla parata del 2 giugno. La scelta della foto è (anche) il nostro commento. In compenso il Paese non cede alla demagogia: anche Calderoli, con il suo uno-due della proposta per la riduzione (molto simbolica) degli stipendi dei parlamentari e della richiesta agli azzurri in Sudafrica di rinunciare agli eventuali premi per la vittoria (che Cannavaro e compagni scelgono, di tutta risposta, di destinare – nel caso – alla Fondazione per il 150° anniversario della nostra Unità), perde due punti e scende. Tendenze opposte (si fa per dire) per il presidente del Consiglio (ma si attende il contraccolpo per l’approvazione del ddl intercettazioni) e per i due maggiori partiti: Pd e Pdl tornano a guadagnare. I Democratici sottraggono qualcosa ad Idv che crolla, probabilmente, scrive Crespi, come sempre ci illustra in prima persona i dati (con le tabelle, all’interno), per il caso sollevato dal Corriere intorno alla moralità dell’ex ministro. Read more

***Diario politico***
IL PREMIER E LA COSTITUZIONE
di GINEVRA BAFFIGO

giugno 10, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nostra vicedi- rettrice firma l’edizione di oggi del Diario ancora dedicata alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, che conosciamo per intero, e alle quali scopriamo le reazioni del resto della nostra politica. Poi il ddl intercettazioni, che arriva oggi, giovedì, al Senato per la fiducia, sulla cui apposizione esplode la polemica. Infine, il videomessaggio di Santoro a Berlusconi: «Una tivù un po’ fascista quella basata sul conformismo. Per “sconfiggere” un talento – dice il conduttore di Annozero – non servono le elezioni, ce ne vuole uno più bravo». Il racconto. Read more

Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva

giugno 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ex direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa, ospite di Otto e mezzo, rilancia in chiave propositiva le critiche per le riduzioni degli investimenti nella cultura da parte del governo. «C’è la crisi e si comincia a tagliare da qui – dice – ma gli altri Paesi fanno il contrario: è con l’università e la ricerca che si acquisisce competitività». Strutturalmente. E in progressione. Parole che i nostri lettori hanno ascoltato molte e molte volte – prima, o piuttosto che altrove – su queste pagine. Il giornale della politica italiana, lo abbiamo scritto più volte, è il giornale dell’università e della ricerca; non dei ricercatori, perché non è una difesa di categoria ad interessarci. Dell’università e della ricerca come punto di riferimento e motore per consentire al nostro Paese di non pagare lo scotto dell’esplosione economica di Cindia e, anzi, di rilanciare e di mettersi sulla strada per tornare ad essere grande e, nel tempo, ancora una volta nella Storia la culla della civiltà. Anche i Democratici sono dell’avviso di Settis, ma a loro in particolare, più che al professore, rimproveriamo mancanza di coraggio e di visione: le piccole misure, i singoli interventi, le “toppe” sono sacrosanti, ma per tornare a fare grande l’Italia – e per consentire al Pd di fare di questa che è una sua battaglia naturale un vero e proprio cavallo di battaglia, forse il cuore di quella «narrazione» di cui parla Vendola che consiste nell’offrire agli italiani un’idea di futuro – ci vuole un disegno complessivo, nel quale la cultura non sia una voce di bilancio ma IL bilancio. Il centrosinistra imposti una nuova, grande prospettiva nella quale la cultura (ai livelli più alti; e la formazione) sia di/il nuovo pane quotidiano. L’università e la ricerca vertice di un nuovo sistema economico fondato sull’innovazione e la produzione delle idee, la formazione permanente chiave per risolvere i problemi legati all’attuale precarietà del (e mancanza di) lavoro e per innestare una rivoluzione culturale che consista nel porre al centro della nostra vita lo studio, ai vari livelli (scolastico, universitario, scientifico ma anche preparatorio a – sempre – nuovi e più avanzati lavori), anche grazie ad una trasformazione del Grande Educatore – la televisione – di nuovo in un mezzo pedagogico e in grado di contribuire a fare tornare a pensare, a stimolare il senso critico, risuscitare fame di conoscenza. Il giornale della politica italiana offre tutto questo a chi, nella nostra politica, avrà la saggezza di farla propria. Il destinatario naturale sarebbe il centrosinistra, ma il coraggio per una rivoluzione del genere, al momento, non sembra essere nella disponibilità di Bersani e co.. E forse nemmeno dei suoi possibili successori. Potrebbe essere nella disponibilità invece della destra di Gianfranco Fini, che parla più di tutti – insieme a Marino – un linguaggio di modernità. Una cosa è certa: prima facciamo, più possibilità abbiamo di farcela. E di essere tutti qui insieme, tra qualche anno/decennio, a festeggiare un’Italia tornata al centro del mondo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

giugno 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo – ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) – che non esclude, comunque, forme di separazione – ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Diario politico. ‘Vissuto sopra possibilità’ Ma poi Berlusconi ‘premia’ la rete sociale Legare l’assistenza a nuova produttività

maggio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it, eccezionalmente al mattino per lasciare spazio, ieri, ai commenti di Giulia e Rosadi e all’intervento di Pina Picierno. Il tema è la manovra economica, che facciamo presentare al presidente del Consiglio in tutti i suoi aspetti. Sullo sfondo ciò che Berlusconi aveva già sostenuto nei giorni dell’accordo europeo per salvare l’euro: «Spendiamo troppo per il sociale, che oggi è diventato assistenziale». Poi però il premier sottolinea come a fronte della crisi il nostro sistema abbia retto meglio l’impatto sulle persone. E allora per il futuro la risposta sarà necessariamente un taglio della spesa, ma facendo in modo di non rinunciare al nostro paracadute sociale, fatto anche, come abbiamo scritto più volte, delle famiglie. La chiave, per noi, è legare l’assistenza ad una (nuova) produttività: per il lavoro c’è la formazione permanente, che cancella la disoccupazione e alimenta l’innovazione, producendo ricchezza in modo progressivo e futuribile; per i guasti sociali c’è, ad esempio, il ruolo delle persone anziane, la cui pensione può essere legata ad un loro impegno a sostegno dei giovani (ad esempio nelle famiglie) o ad altri interventi di supporto sociale. Avremo modo di riparlarne. Intanto il racconto della presentazione del premier e di Tremonti, firmato Carmine Finelli. Read more

***Diario politico***
LE MANOVRE DEL GOVERNO
di GINEVRA BAFFIGO

maggio 25, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alla finanziaria da 24 miliardi in due anni varata dal governo per evitare il «rischio-Grecia», secondo le parole di Gianni Letta, e agli sviluppi del confronto sul ddl intercettazioni. Della prima vi raccontiamo in cosa consiste e le reazioni della nostra politica e delle parti sociali. Per ciò che riguarda la cosiddetta «legge-bavaglio» ecco le aperture di Alfano (sul testo licenziato dalla Camera) e di Schifani che chiede che non si configuri nel modo descritto dal “titolo”. Infine, Santoro che annuncia che non firmerà l’accordo con la Rai e resterà, come dipendente, alle condizioni attuali (e dunque per una probabile ripartenza, l’anno prossimo, di Annozero). Anche grazie all’appello a rimanere giunto da Paolo Garimberti. La firma è della nostra vicedirettrice.

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Diario. L’europeismo della destra (- Lega) Barroso: “Euro, Berlusconi già decisivo” E lui: “L’Europa è la nostra patria futura” (Una) garanzia di apertura e democrazia Isolare le camicie verdi facendo(vi) leva

maggio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. E se a questo punto della Storia, il ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra – come puntello e futuro (ma non troppo) piede di porco per estromettere dall’alleanza il partito di Bossi, ed isolarlo – fosse auspicabile da parte di tutta la politica italiana (meno i nordisti)? Gli elettori Udc, lo abbiamo visto, sono per il 60% di orientamento conservatore, il che significa che in una coalizione che non fosse di “salvezza nazionale” con Democratici e loro alleati non seguirebbero i propri leader; il terzo polo non avrà spazio ed è in grado di restituire al nostro Paese solo una stagione di consociativismo. Per le stesse ragioni il ritorno dell’Udc a destra può accelerare il processo di maturazione del bipolarismo (verso anche l’approdo finale del bipartitismo, al quale i centristi dovranno arrendersi se non vorranno esserne schiacciati). E ciò determinerebbe un progressivo isolamento e ridimensionamento della Lega che, lo sappiamo, va forte solo quando è in coalizione con il Pdl. E’ una prospettiva che dovrebbe essere cara anche al centrosinistra, che avrebbe modo di recuperare le proprie schegge (impazzite) e accelerare a sua volta verso la nascita del grande Partito Democratico all’americana di cui abbiamo (ri)parlato (nell’era bersaniana) noi per primi, in grado di esercitare una vera vocazione maggioritaria e di aspirare ad essere compiutamente il partito del Paese.

Il giornale della politica italiana è il giornale della politica vera, fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia; ma questa non è politique politicienne. Anche perché per arrivare a tutto questo può essere decisivo (appunto) il fattore-Europa: che è maldigerito dalla Lega, che potrebbe sfruttarne il traino per avere più carte da giocare per ottenere una sempre maggiore autonomia della «regione più ricca (o quasi)» del Vecchio continente, il nord del nostro Paese, come tessera (appunto) del puzzle europeo, ma è schiacciata dalla contraddizione tra la volontà di governare un’area a vocazione continentale e globale e il proprio estremismo regionalista, localista e identitario. E allora, anche alla luce della sensibilità del presidente del Consiglio che conferma le grandi doti di pontiere (almeno al di fuori dei nostri confini; per quanto non si possa ridurre la politica estera ad un gioco diplomatico individuale, questo è vero, e per quanto la diplomazia non possa reggere ad una estremizzazione (para)”servilistica”) e si dimostra, oggi, il capo di governo di destra più europeista dello scacchiere, ne si faccia la prospettiva che mette d’accordo tutti (gli altri) e isola definitivamente il radicalismo leghista. L’Udc, ma anche i finiani, stiano all’ascolto. Il racconto, a partire dalla giornata intorno al ddl intercettazioni, all’interno è di Baffigo. Read more

Corruzione, trame e mancanza di visione Adesso (?) l’Italia è un Paese in crisi (?) Crespi: ora nel palazzo è tutti contro tutti Urge (così) rinnovare la classe dirigente

maggio 18, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La seconda analisi è dedicata, come detto, agli uomini. «Tutto è fermo in attesa del prossimo scandalo», scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio; perché tutti hanno qualcosa da farsi perdonare (dal Paese). Dopo la riflessione sui contenuti, su ciò che la nostra politica (non) offre, quella sui protagonisti (?) della stessa politica italiana. Un’«apocalisse» in vista, secondo il giudizio di Crespi, che si evita (evitandolo all’Italia) in un modo soltanto: mentre si cambia prospettiva nel senso che abbiamo indicato, (si fa anche) attraverso il cambiamento delle persone, che costituiscono una delle classi dirigenti (?) più vecchie d’Europa, si evita che tutto questo ritorni, e si creano le condizioni per un’implementazione che riesca del (nuovo) Paese modernizzato. E più tardi i fondamenti su cui basarsi nel farlo, per la penna (in una lettera – aperta) di uno dei massimi protagonisti della politica italiana. (Solo) sul suo giornale. Buona lettura e buona politica con il Politico.it.

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Diario politico. Crisi di/del (nel?) governo Verdini indagato per corruzione (6° caso) Berlusconi: ‘Una congiura (contro di me)’ Fini: “No, è un dovere tutelare la legalità” Bossi: “E i magistrati fanno il loro lavoro” Ma nel palazzo c’è chi fa nomi e cognomi

maggio 6, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente del Consiglio risfodera la teoria del complotto, rispedita però al mittente da presidente della Camera e leader della Lega. Come abbiamo rilevato ieri, l’unica “congiura” (apparente) è, in realtà, una crisi di legalità che coinvolge il partito di maggioranza relativa, ora al sesto caso di indagine aperta, (non solo) per le vicende legate agli appalti per il G8 della Maddalena. Anche se nei corridoi della politica italiana c’è chi accredita (anche) la tesi del premier, indicando peraltro in un membro dello stesso governo – come già era avvenuto per l’esplosione degli scandali sessuali – il possibile regista di un’operazione volta ad “eliminare” (politicamente) tutti gli “avversari” (interni). Al momento, illazioni e poco altro. Che tuttavia completano il quadro. Del quale ci racconta, come sempre, Carmine Finelli. Read more

Diario politico. Dove giustizia(?) è politica Bocchino: “Io mi candido a capogruppo” E ora Berlusconi non può rischiare voto Se governo cade ritorna processabile Napolitano: “Magistrati, fare autocritica” E in Calabria cittadini applaudono boss

aprile 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La chiave di lettura che vi proponiamo stasera è il rapporto tra nostra politica e giustizia. Il presidente della Camera continua a rassicurare: «Esecutivo durerà». Ma la sua minoranza va all’attacco. E stringe in una morsa il premier. Che a sua volta frena e non fa saltare il banco perché non può. Lui. Perché se si va alle elezioni anticipate cade il legittimo impedimento. E – qui sta il punto – anche in caso di vittoria non farebbe più in tempo, nella nuova legislatura, ad approvare la legge costituzionale. Quella che gli garantirebbe l’imm(p)unità anche oltre i 18 mesi della sospensione. E naturalmente potrebbe anche non vincere le elezioni. E qualora il processo riprendesse il rischio di una condanna è elevatissimo. Per questo Berlusconi è giunto a più miti consigli. Il capo dello Stato intanto si rivolge alle toghe e invita i magistrati a lavorare per recuperare «la fiducia dei cittadini». L’Anm: «Difficile farlo (autocritica) quando ci si trova sotto attacco». Alfano: «Intervengono su tutto considerando il Parlamento un’istituzione di serie B». Fin qui la (ir)regolare amministrazione. A Reggio Calabria viene arrestato Giovanni Tegano, uno dei trenta latitanti più pericolosi secondo la “graduatoria” del ministero dell’Interno. Ma di fronte alla polizia che si allontana con il capomafia centinaia di persone salutano quest’ultimo. Politica e (mancanza di) senso della legalità. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Sono matti da Lega(re) (?) Test d’italiano per commercianti stranieri Oltre l’obbrobrio, ad Adro con i “nostri” Da Pd grande, giusto sdegno antirazzista Ma (solo così) i voti vanno al Carroccio Stare dalla parte anche dei poveri italiani

aprile 23, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Mentre Bossi recita il de profundis del federalismo e, con esso, della legislatura salvo poi farsi rassicurare dal premier (che però non può stare altrettanto tranquillo), i suoi uomini si sguanzagliano in Parlamento e sul territorio per promuovere l’avanzata (politica, perché culturale) leghista. Il caso, inaccettabile, dei bambini lasciati a pane e acqua nel (e dal) comune del bresciano (naturalmente guidato da una camicia verde) perché i loro genitori non avevano pagato la retta della mensa, si trasforma ben presto in una schermaglia (tra poveri) italiani-extracomunitari. Nel collegamento di ieri di Annozero è andato in onda uno “spettacolo” (si fa per dire) che dovrebbe però redarguire chi liquida il problema con facilità: da una parte c’erano gli stranieri, idealmente rappresentati dal Partito Democratico; dall’altra gli italiani, pressoché compatti, ad applaudire il sindaco leghista. Oggi poi una deputata della Lega, Silvana Comaroli, presenta alla Camera un emendamento che istituirebbe un test obbligatorio di italiano per le persone di provenienza extracomunitaria che vogliono aprire un’attività commerciale nel nostro Paese. Anche qui, un grande turbinio di dichiarazioni e attacchi e prese di distanza; ma in un ideale nuovo collegamento di Annozero con una strada qualsiasi del nostro Paese (soprattutto al nord, ma non solo), in cui convivono attività commerciali condotte da stranieri e attività commerciali condotte da italiani la scena sarebbe più o meno la stessa di ieri. Con, magari, l’aggiunta dei cittadini che si servono di quegli esercizi, naturalmente anche loro schierati con la deputata leghista. Il Pd, come tutte le altre forze sane della politica italiana, fa bene ad indignarsi di fronte alle “scelte” della Lega che, al di là di ciò che stiamo per dire, hanno un chiaro sfondo razzista. Ma l’indignazione non fa presa sull’italiano medio, che chiede risposte concrete alle proprie difficoltà economiche e sociali, difficoltà che ha, oggettivamente o meno – piaccia o meno – anche in rapporto ai flussi immigratori. E la politica del «si deve» non consente di tornare a vincere al Nord, né tanto meno di scongiurare il rischio-razzismo e favorire l’integrazione. Le forze oneste e responsabili di questo Paese devono saper coniugare la denuncia e l’indicazione della strada da percorrere con la conoscenza del disagio e l’offerta di vicinanza e risposte anche e forse anche prima agli italiani. Solo così potrete sperare, cari Democratici, che prima o poi anche loro vi seguano su quella strada – dell’accoglienza, della condivisione, della fratellanza – che gli avete indicato, abbandonando, a quel punto, quella leghista. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Diario politico. Alla fine i conti tornano (?) Presto o dopo via altri 5 miliardi di spesa Tremonti dice e non dice su come vanno Mentre in molti precipitano in un tunnel Sì ad una “grande riforma”. Ma dell’Italia

aprile 9, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E siccome il giornale della politica italiana non pone questioni a vuoto, non ci limitiamo a lanciare il sasso ma facciamo avanzare anche la mano, rilanciando ancora una volta l’idea di fondo che sta alla base della nostra “proposta” (che costituisce naturalmente un altro contributo offerto alla nostra politica): fare del Paese un grande “campus” (universitario) a cielo aperto, che coinvolga tutti (ora vediamo in che senso), in cui la stella polare sia l’innovazione in funzione della competitività e quindi anche (per) la soluzione della crisi di prospettiva che ci aspetta nel confronto con le potenze (economiche) emergenti; la cui chiave di volta è – ecco il punto – un sistema di formazione permanente retto dallo Stato e dalle aziende in stretto rapporto, naturalmente (tocca a loro di impostare e coordinare il “lavoro” – è proprio il caso di dirlo), con università profondamente rinnovate e “liberate”, per il quale chi non ha lavoro non è “disoccupato” bensì “studia” per formarsi a nuovi lavori – che sarà chiamato a fare – parte appunto dell’innovazione, sostenuto – solo se accetta l’impegno formativo – da uno stipendio che sostituisce la cassaintegrazione e anche l’eventuale sussidio di disoccupazione che si trasformano, così, in una sorta di “borsa di studio” (appunto) cessando quindi di essere un provvedimento-tampone a fondo perduto – anche se di grande utilità sociale – e trasformandosi invece in un investimento che produce ricchezza (progressiva). Tutto questo contribuisce a risolvere, in larga parte, il problema sociale del lavoro, ci consente di puntare adeguatamente sull’innovazione che balza al centro del nuovo sistema-Paese, coinvolgendo risorse altrimenti destinate al sociale e dunque ottimizzando la spesa in questo senso, producendo ricchezza sul medio e soprattutto sul lungo periodo, in un circolo virtuoso determinato dalla sempre maggiore competitività dovuta all’innovazione stessa, con l’effetto, peraltro, di far impennare il livello di alfabetizzazione (in senso ampio) del Paese, cosa che non può non contribuire a sua volta alla crescita e a rifare dell’Italia un grande Paese. Tutto questo per (riba)dire che in piena crisi economica è ora di occuparsi dell’Italia e non più (o non solo) della sua politica (autoreferenziale), le riforme istituzionali possono aspettare se non si riesce contestualmente (e prioritariamente) ad affrontare i problemi del Paese; perché, lo diciamo ad Europa, che critica oggi in un suo editoriale il nostro punto di vista condiviso anche da alcune parti della politica italiana, il problema non è elettorale ma sostanziale, diciamo tutto questo perché il Paese ha bisogno e non perché tutto questo debba portare un qualche ritorno in termini di consensi a chicchessia, di cui a noi non importa. Nostra politica che ha il dovere – invece – di occuparsi di ridare un futuro a questo Paese (contemporaneamente, così, risolvendo i problemi di oggi). Trastullarsi su se stessa non ci darà modo non solo di uscire dalla crisi economica di oggi, ma nemmeno da quella storica di un’Italia che perde ogni anno posizioni in tutte le classifiche, a fronte di un patrimonio, umano e culturale, che le potrebbe (le potrà) consentire di tornare ad essere quel grande Paese, culla della civiltà che è stato nella sua Storia. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Modernità?, indietro tutta Alfano vuole cancellare le liberalizzazioni Torna costo minimo concordato avvocati Ma così vincono familismo e corporazioni Ecco un contrario dell’Italia che vogliamo

aprile 7, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana guarda al futuro. E pensa ad un Paese nel quale libertà e solidarietà-coesione sociale convivano in quella democrazia liberale dolce che abbiamo evocato. Un’Italia mobile, fluida, aperta – in una parola, moderna – che non perda però il senso della propria Storia e della propria uni(ci)tà. In questa chiave l’unico provvedimento(-simbolo) dell’ultimo governo Prodi degno di nota (insieme alla politica estera dalemiana, nonostante tutto), le lenzuolate di liberalizzazioni delle professioni volute dall’attuale segretario Democratico Bersani – allora ministro per lo Sviluppo economico – equivaleva (allora come – ancora di più – oggi) ad una ventata d’aria fresca in una stanza chiusa. Ebbene, oggi il ministro della Giustizia propone un indietro tutta su questo fronte. E in particolare nello specifico delle tariffe per le prestazioni degli avvocati, rispetto alle quali il governo pensa alla reintroduzione della soglia minima, che impedisce – in sostanza – la libera concorrenza (specie da parte dei giovani che non hanno il nome e il prestigio necessario a competere, a parità di tariffa, con i principi del foro, e dunque si trovano impossibilitati, di fatto, ad aprirsi una strada tra i grandi studi in cui ci si tramanda il lavoro di padre in figlio) – tra generazioni e strati sociali (di partenza). Il sigillo ad un Paese immobile, poco fluido, chiuso. Un Paese-casta nel quale il merito delle persone non viene, in ultima istanza, riconosciuto. A vantaggio delle rendite (ereditarie) di posizione. L’esatto contrario dello spirito (di quale tempo?) di una destra liberale. Alla quale evidentemente questo centrodestra non si può paragonare. Come non si può dire che il centrosinistra sia la forza della modernità. Ma quelle liberalizzazioni vanno difese. E, come sempre, il Partito Democratico tace. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

Diario politico. Questa sera apriamo così ‘Rispetto della legalità, senso dello Stato’ (Cioè le ‘nostre’ onestà e responsabilità) A chiederle non è però il “solito” Marino Bagnasco: “Sono questi i valori cristiani”

marzo 19, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, per un grande Diario, è di Ginevra Baffigo. Nel giorno dell’arresto dell’ex vicepresidente Democratico della Regione Puglia Sandro Frisullo, a dieci giorni dalle elezioni, che può configurarsi come un caso di “giustizia (magari fondata ma) ad orologeria” come altri precedenti nel verso (politico) opposto, e pone comunque il tema del rapporto tra politica& magistratura e del rischio di una politicizzazione e di un eccesso di protagonismo da parte di alcuni magistrati; nel giorno in cui il presidente del Consiglio torna ad attaccare la magistratura «amica (al contrario, ndr) della sinistra» e ribadisce l’intenzione – che avevamo sottolineato in un Diario di qualche giorno fa – di una “riforma” della giustizia (che ha del minaccioso), il giornale della politica italiana sceglie il “disarmo” (anche se da parte nostra non ce n’era bisogno), di dare un seguito al proprio invito alla nostra politica ad assumersi la responsabilità di fare un passo indietro e di stemperare per prima i toni del confronto con la Giustizia, e si sforza di cominciare (continuare) a fare ciò che è necessario perché tutto questo sia, nel tempo, possibile: ovvero guardare (come sempre) al futuro, producendo una cesura e lasciandosi alle spalle le scorie di questi quindici anni di politica italiana (autoreferenziale: il male è tutto qui, come abbiamo denunciato nelle ultime due settimane). Lo fa, il Politico.it, assumendo il punto di vista del capo dei vescovi italiani, a dimostrazione di come il fronte dell’onestà e della responsabilità abbia dalla sua forze di grande spessore e assolutamente trasversali (politicamente, socialmente e culturalmente), anche per ribadire che la tradizione cristiana, i suoi valori non si esauriscono e non sono rappresentati (solo) da chi oggi si fa portatore della loro bandiera in politica. Lo provano queste parole, sagge, di Angelo Bagnasco, con cui abbiamo scelto di aprire e che costituiscono il manifesto ideale di ciò che pensa il giornale della politica italiana. Il racconto della giornata, firmato Ginevra Baffigo. Read more

Premier prepara stretta su intercettazioni “La prima cosa che faremo dopo il voto” Ma così si salveranno soltanto i criminali

marzo 18, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è una lettura e c’è un effetto, sul tema della riforma dello strumento a disposizione delle indagini per scoprire – attraverso il controllo delle telefonate – crimini che altrimenti potrebbero consumarsi senza che noi ne potessimo sapere mai nulla. La lettura è questa: il presidente del Consiglio, a maggior ragione dopo i fatti che hanno portato all’inchiesta di Trani, vuole assolutamente togliere ai magistrati questo mezzo che ha fatto tante “vittime” (ora vedremo fino a che punto e in che termini) illustri tra cui lui stesso e molti dei suoi sodali. Insomma, un’altra legge ad personam, anche se non volta ad evitare il coronamento di un procedimento già in corso ma, piuttosto, il possibile rifiorire di nuovi. L’effetto, comunque sia, devastante, è che non solo le mancanze della nostra politica nei confronti dei cittadini che, soli, dovrebbe rappresentare, ma anche reati di tutt’altro tipo e altrettanto (o più) gravi non potranno più essere scoperti, visto che autorevoli magistrati ci ripetono che è solo grazie alle intercettazioni che una grandissima parte dei reati, oggi, viene individuata. Anche perché a volte si incappa in un fatto X intercettando sulla vicenda Y, e tutto questo sarà (sostanzialmente) negato o reso molto, molto più raro e difficile, con un sicuro crollo della scoperta dei reati. La privacy – bandiera che il presidente del Consiglio brandirà anche in piazza, sabato, per motivare il no alle intercettazioni e convincere il proprio popolo della giustezza di questa posizione – non è in discussione perché l’intercettazione in sé è effettuata da funzionari dello Stato e i contenuti rimangono privati. La pubblicazione delle intercettazioni va ovviamente del tutto evitata quando le intercettazioni non hanno un rilievo pubblico, ovvero non riguardano mancanze o reati compiuti da personaggi pubblici nei confronti dei cittadini. Ma questo, di fatto, già avviene, e comunque può essere stabilito senza toccare lo strumento in sé e il resto delle pubblicazioni. Ovvero la sconfessione pubblica – quando i testi sono stati acquisiti legalmente – di coloro che arrecano danno allo Stato commettendo reati o anche no, producendo del semplice malcostume, come quello che è emerso a latere dell’inchiesta di Trani in cui si vedeva il premier fare pressioni sull’arbitro della partita affinché fischiasse un rigore inesistente alla squadra avversaria (per – la cancellazione di Annozero) e dare ordini al direttore del Tg1 affinché facesse non l’informazione libera e corretta della quale abbiamo parlato ad inizio pomeriggio, ma raccontasse ciò che più conveniva alla sua parte. Tutti noi, che non commettiamo reati e non agiamo contro il bene pubblico, non perdiamo assolutamente nulla ad essere intercettati. Ci perdono i disonesti. E perdiamo invece un sacco di garanzie se le intercettazioni vengono eliminate o fortemente limitate. Ci racconta le ultime sul tema, Francesco Carosella, all’interno. Read more

Diario politico. E’ la resa dei conti nel Pdl Noi avevamo previsto tutto: 19/01, Crespi “E passato il voto il partito si spaccherà” Il caos liste a Roma. Fini prepara l’addio E ieri vera rissa tra ex Fi ed An a Milano Ma Berlusconi forse festeggia (per dopo)

marzo 17, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, ha una caratteristica e un merito. La caratteristica è guardare avanti, sempre, sia che si parli del Paese sia che si parli della nostra politica in quanto tale (la politique politicienne, perché la politica tout court, quella vera, quella della quale noi lavoriamo per favorire il ritorno è invece tutt’uno con il Paese). Dunque pre-vedere. Il merito invece è saperlo fare bene. E spesso di prenderci. Era appunto la fine di gennaio, quando dalle nostre colonne il grande sondaggista anticipava (e qui e qui il seguito della nostra inchiesta – firmato Pietro Salvatori – che raccontava nel dettaglio cosa stesse accadendo) ciò che ora vediamo succedere (prima del tempo, a onor del vero) sotto i nostri occhi: «Passate le Regionali il Pdl vivrà un vero e proprio redde rationem, una resa dei conti che avrà come probabile conseguenza la fuoriuscita di Gianfranco Fini per formare un suo nuovo partito, anche se sempre alleato con Berlusconi». Fini ha battezzato nei giorni scorsi GenerazioneItalia, un’associazione – come lo era Red per D’Alema – che prelude a quello scenario, anche se il presidente della Camera, per il momento – e non potrebbe essere altrimenti, alla vigilia del voto – nega. Mentre nel partito del premier ormai se le danno di santa ragione (letteralmente): prima la lotta intestina (per la costruzione delle liste regionali) a Roma, che ha portato al “panino” di Milioni e all’esclusione, ormai ufficiale, del Pdl in città e nella provincia; poi – ed è la notizia di oggi, che corona e ci dà modo di offrirvi questo quadro – lo scontro verbale e fisico che si è avuto tra un ex dirigente di An e un ex Fi nel capoluogo lombardo. «Sarà stata una mezza sberla», minimizza il ministro La Russa, presente all’”incontro”. Ma fonti interne al Pdl riferiscono di un Berlusconi nero. Che avrebbe ordinato (a chi?) di non dare troppo spazio all’episodio. Perché quella resa dei conti che il Politico.it ha anticipato per primo è ormai davvero cominciata. All’interno il racconto della giornata di Finelli con il triangolo Napolitano-Csm-Berlusconi/Alfano che evita lo scontro solo grazie all’intervento, provvidenziale, del capo dello Stato, e il rendiconto della prolusione di oggi del presidente del Consiglio in campagna elettorale. Read more

Diario politico. è (La) giustizia ultimo atto Lo stop definitivo (?) ai talk show politici La chiamata (no, che pensate?) di Silvio: “In piazza per difendere (nostra) privacy” E annuncia riforma (finale?) del sistema

marzo 16, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Rivisitazione del titolo del film di Lizzani (Mussolini ultimo atto) in cui però è la democrazia e non il (qui presunto) “dittatore”, a rischiare di più. Il 28 e il 29 marzo si vota, poi tre anni di silenzio (in tutti i sensi? Speriamo (di) – che l’opposizione faccia ciò che è necessario per – tornare a seguire l’informazione di Santoro e Vespa fuori, intanto, dalla campagna elettorale) per la mancanza di elezioni di qui fino alle politiche del 2013. Un periodo in cui il governo potrà fare e disfare a proprio piacimento, senza rischiare (elettoralmente) e col rischio che nessuno (a parte se stesso, e lo vedremo alla fine di questo nostro racconto anticipatore) lo possa fermare. In queste ore il presidente del Consiglio torna a ribadire con la pacatezza di chi sa di averne l’occasione, e dunque di non dover temere, la necessità di una «riforma della giustizia». Che, ridotta l’informazione, con l’opposizione (ancora) ridotta in questo Stato, e comunque non avendo accesso alle sale del potere (anche a causa dell’esautoramento di fatto del Parlamento), rimane l’ultimo baluardo di legalità. Perché è vero che la politica non si può fare a colpi di giustizia, e sarà sicuramente vero che singoli magistrati (e non diremmo «una parte della magistratura», che dà l’idea di un “blocco” che non c’è) sono prevenuti, o politicizzati nei confronti del premier. Ma è anche vero che mai come in questi anni abbiamo assistito ad un attacco sistematico del potere esecutivo al principio della legge uguale per tutti (le due cose si mordono la coda) e, ora, anche alle basi della democrazia. Come abbiamo sostenuto in un altro momento, è la politica, in quanto responsabile della guida del Paese, a cui tocca fare un passo indietro favorendo così una distensione anche sul fronte-giustizia. Invece il centrodestra (o almeno il presidente del Consiglio) si prepara a fare un doppio passo in avanti (naturalmente, ed ecco il pericolo interno, in mezzo c’è l’esito delle Regionali e anche la tenuta di una maggioranza che, sempre sottoposta alla golden share della Lega e ora anche a quella della montante corrente di Gianfranco Fini, potrebbe non avere più, politicamente, le stesse mani libere). Sperando che non sia un ultimo atto (di giustizia?). All’interno il racconto della giornata di Finelli.

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Diario politico. Berlusconi/Minzo indagati Il ‘disco rotto’ del premier: ‘Scandalizzato ora magistrati di sinistra violano la legge’ Ma il Paese reale aspetta un nuovo inizio

marzo 15, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. La Procura di Trani conferma: il presidente del Consiglio per «concussione (il reato di chi si approfitta del proprio ruolo pubblico per avvantaggiarsi, ndr) e minacce», il direttore del Tg1 e Innocenzi dell’Agcom sono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalle intercettazioni che rivelano pressioni di Berlusconi nei confronti del membro dell’Authority affinché facesse «chiudere Annozero» e telefonate con Minzolini per dargli ordini, che Minzo eseguiva, su come fare (dis)informazione con il primo telegiornale italiano, un tempo tg di tutti gli italiani e ultimo baluardo (televisivo) di un’informazione (abbastanza) imparziale e comunque onorevole. Il presidente del Consiglio se la prende, come sempre, con i fondamenti del sistema democratico (se a parlare è il capo del governo): potere giudiziario, giornali (accusati di essere «d’accordo con la sinistra») e, ovviamente, l’opposizione. Il racconto di oggi, all’interno, di Ginevra Baffigo.            Read more

Corruzione, e in Cdm passa proposta-Fini Ma basta(va) abrogare leggi ad personam FOTO: Mills, prescritto grazie alla Cirielli

marzo 1, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana sceglie di dare priorità – rispetto alla “battaglia delle liste”, che segnala sì una questione politica, ma ai margini dei partiti e della loro autoreferenzialità, che semmai dimostra – all’elemento di maggior rilievo, politico appunto, della giornata. E lo fa, contemporaneamen- te, assolvendo alla propria funzione di strumento e di riferimento per una lettura critica della nostra politica. Il governo inasprisce (a questo giro) le norme contro la corruzione. Su richiesta di Calderoli viene intanto recepita l’idea lanciata giorni fa dal presidente della Camera: incandidabilità per cinque anni per chi viene condannato in via definitiva per corruzione, appunto. Si potrebbe discutere sull’opportunità, per la politica italiana – che non è la sede della riabilitazione di chi ha sbagliato, che può restare off limits per persone che hanno compiuto reati contro la politica stessa – di prevedere anche a distanza di un lustro il “reintegro” dei corrotti, per quanto abbiano espiato. E culturalmente è forse un mezzo passo falso. Ma, per un altro verso, è comunque una scelta a garanzia di una maggiore pulizia delle istituzioni. Oltre a questo, viene introdotto l’obbligo, per i presidenti di Regione, di rendere conto del bilancio al termine delle loro amministrazioni, pena, anche per loro, la non rieleggibilità (si pone la questione di come si stabilisce, e di chi è preposto a farlo, il «fallimento politico» per il quale scatta la “sanzione”, ma ci sarà tempo per entrare ancora più nel merito; ora stiamo al fatto politico generale): «Una gestione sana è la precondizione per evitare fenomeni di corruttela», spiega Alfano. E c’è infine un più generale inasprimento delle sanzioni. E fin qui tutto bene. Ma c’è (anche) un però, ed è il tema che vi proponiamo. In questi anni il centrodestra ha introdotto norme che, quale che sia la motivazione – ed è a tutti evidente che hanno a che fare con i processi del presidente del Consiglio – riducono i margini per perseguire i potenziali corrotti. Per non parlare di quello che accadrebbe qualora venissero cancellate, di fatto, le intercettazioni. E’ d’uopo allora domandarsi se i provvedimenti di oggi rappresentino un cambio di direzione, favorito anche dalla distensione nella vicenda del presidente del Consiglio – che avviene però proprio grazie ad una di quelle leggi, che riducendo i tempi della prescrizione ha salvato l’avvocato inglese e con lui, probabilmen- te, anche il premier – oppure siano solo un inter- vento-bandiera, diciamo così, ad usum mediorum. Ci parla di questa contraddizione, Massimo Donadi. Read more

Processi, Berlusconi in una botte di ferro Così il Tg1 di Minzo: ‘Mills è stato assolto‘ Come Alfano: ‘Bene la difesa del premier’

febbraio 26, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana guarda al futuro. E lo fa cercando di (fare la propria parte per) restituire alla nostra politica la capacità di ragionare di contenuti, di superare il politicismo (fine a se stesso) che in questa fase storica la caratterizza e che finisce per renderla sterile. Il modo per farlo è disertare il «teatrino della politica» (definizione del presidente del Consiglio) e interessarsi, appassionarsi alle grandi scelte per il domani del nostro Paese. E’ per questo che ieri il Politico.it ha scelto di chiudere sul tema di fondo, politico, che teneva assieme le due principali notizie della giornata – la sollecitazione di Schifani affinché la Giunta per le immunità “scaricasse” Nicola Di Girolamo e l’autodifesa della Consulta – ovvero il rapporto tra la politica italiana e il tema della sovranità, evitando di titolare sul caso Mills. Una scelta controcorrente, coraggiosa e anche per certi versi rischiosa, seguita da pochi altri grandi quotidiani (tra questi il Tempo di Arditti) ma che alla fine si è rivelata vincente, facendoci registrare uno dei migliori risultati in assoluto nella fascia notturna-mattutina. Una scelta che dimostra come si possano coniugare qualità e “ascolti”. Oggi però non possiamo non parlare dei processi. Perché si sono aggiunti due elementi, del tutto politici, che meritano una riflessione. Il primo: c’è una differenza tra vero ed esatto. Vero è ciò che risponde in tutto e per tutto alla realtà, che anche in ciò che suggerisce coincide con la realtà. Esatto è invece ciò che di per sé aderisce al reale, ma può suggerire cose che reali non sono. Ed “esatto” è stato il telegiornale di Minzolini, che ha detto una cosa tecnicamente vera (esatta), parlando di «assoluzione», per Mills, ma che non è vera nella sua sostanza, e quindi in assoluto. Perché la Corte, annunciando la caduta in prescrizione, ha ribadito che la corruzione, da parte di Fininvest, ci fu. Corruzione che chiama in causa – in tutta questa storia, per la verità – il presidente del Consiglio. Vi raccontiamo come la sentenza dell’av- vocato può avere ripercussioni sul procedimento nei confronti del premier, e di come Ghedini, che in attesa delle motivazioni ha chiesto un (ulteriore) rinvio, stia lavorando affinché ci siano. Ma il secondo elemento è che di fronte a questa richiesta, il ministro della Giustizia ha scelto di prendere le parti della difesa come se tutto questo riguardasse il governo. Annunciando (coerentemente) che i provvedimenti su legittimo impedimento, processo breve e anche intercettazioni andranno avanti. Il racconto, all’interno, è di Carosella. Read more

Diario. “Ciancimino scrisse a Berlusconi” Ecco la lettera (FOTO). Alfano: “Agguato”

febbraio 8, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. A sorpresa, il figlio dell’ex sindaco di Palermo legato ai Corleonesi di Riina e Provenzano mostra una missiva del padre al premier, in cui Vito Ciancimino avverte Berlusconi: potrei parlare (sul modo in cui è nata Forza Italia: come vi abbiamo anticipato oggi, Ciancimino jr. riferisce che il padre l’aveva definita «un frutto – avvelenato, ndr – della trattativa tra Stato e mafia», della quale Vito era stato uno dei fautori sostituito poi, sempre secondo la testimonianza, da Marcello Dell’Utri). Vi diciamo tutto della deposizione e vi rendiamo conto delle reazioni degli uomini vicini (e non solo, naturalmente) al presidente del Consiglio, a cominciare dal ministro della Giustizia, all’epoca, peraltro, dirigente di Forza Italia nella terra di confine (tra Stato e – questa – illegalità, tra verso e falso) siciliana. Poi, le opzioni sul tavolo di Scajola per riampiazzare lo stabilimento Fiat di Termini che chiuderà («Abbiamo tempo un anno e mezzo», dice il ministro per le Attività produttive) e la deplorazione di Benedetto XVI nei confronti dei preti pedofili, ma la giornata della nostra politica è – comprensibilmente – monopolizzata dal processo di Palermo. Il racconto. Read more

Diario. Congresso Idv, Di Pietro: “Sogno? Fusione col Pd”. Mafia, processi a rischio

febbraio 5, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E’ cominciata l’assise del partito dell’ex magistrato che si concluderà domenica. Lui parlerà sabato, ma in conferenza stampa anticipa – e ribadisce – il suo progetto. De Magistris: «Sostengo Tonino, tra noi nessun dualismo». Anche se «non dimentichi che ho vent’anni in meno…». Candidatura sul lungo periodo dell’ex pm della procura di Catanzaro rigettata, però, da una parte di Idv che spinge Barbato alla segreteria: «Luigi vuole farci sciogliere per aprirci alla sinistra radicale e ai no global», dicono i dissidenti, evocando un disegno di ri-fondazione dell’area lanciato settimane fa da Paolo Flores d’Arcais. Ci penserà Di Pietro, come ci racconta il nostro theHand nella vignetta di copertina, a rimettere le cose – in un senso o nell’altro – nel giusto ordine. Ma oggi è stato anche il giorno, potenzialmente drammatico, in cui una sentenza della Consulta stabilisce che alcuni procedimenti antimafia – a causa di alcune norme, che prevedono aggravanti. introdotte con il pacchetto sicurezza approvato dal Cdm a Reggio Calabria – sono di competenza della Corte d’assise. Il che, se confermato, comporterebbe un intasamento e un conseguente blocco dei processi e, peggio ancora, l’azzeramento di alcuni in corso. Alfano: «Aggiusteremo il meccanismo, non ci sarà l’effetto-paradosso» che l’inasprimento delle pene produca un beneficio per i boss. Infine, Papa Benedetto XVI torna a parlare di fine vita: «Eutanasia contro dignità umana». Il racconto. Read more

DIARIO. Guardateli, li rivedremo insieme Poi da noi: cosa prevede il ddl Valentino Parla Bersani: ‘Non mi dimetto comunque’

febbraio 3, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Battesimo inusuale per il Diario politico che comincia con la decisione del presidente americano di incontrare il leader spirituale tibetano. Un omaggio dovuto al coraggio di Barack che accetta di sfidare la Cina alla quale non smette di tendere la mano in nome – entrambe le cose – della democrazia. Poi casa nostra. Torniamo sulla discussione sul legittimo impedimento a cui abbiamo dedicato gran parte della giornata di ieri, con i tre grandi contributi graduati: la notizia con la vignetta di theHand, il commento forte di Massimo Donadi e infine la solita cronaca firmata Andrea Sarubbi direttamente da Montecitorio. Vi raccontiamo del “no” alle pregiudiziali avanzate da Pd e Idv e poi entriamo nel dettaglio della cosiddetta legge antipentiti derubricata a proposta personale (del senatore Pdl) dal ministro Alfano. Infine, l’intervista a Giovanni Minoli del segretario Democratico, che si dice pronto a sfidare Berlusconi (o chi per lui) per la guida del Paese nel 2013. Ecco tutto. Read more

Corto circuito con la giustizia, i tre casi di oggi. E allora theHand ci racconta Alfano

febbraio 2, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come nei giorni della bocciatura da parte della Consulta del Lodo Alfano, che – lo ricorderete, cari lettori – venne raccontata dal giornale della politica italiana anche con una serie di vignette del nostro Maurizio Di Bona, affrontiamo il tema della giustizia, in attesa di tornarci con le nostre firme, con la sagacia del vignettista de il Politico.it e de Il Fatto Quotidiano. Dopo le tensioni dei giorni scorsi e la protesta delle toghe durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, oggi è stato un altro giorno (tre volte) infuocato sul fronte politica italiana-sistema giudiziario. Primo, Massimo Ciancimino denuncia rapporti «diretti» tra Marcello Dell’Utri e Provenzano, con il quale il senatore e braccio destro del presidente del Consiglio avrebbe proseguito la trattativa con la mafia al posto del padre del deponente già sindaco di Palermo. Poi, è continuata in mattinata la discussione sul legittimo impedimento, che domani verrà votato alla Camera, e di cui vi renderemo ampiamente conto. Infine, in relazione al ruolo dei pentiti, arriva la proposta del vice di Ghedini Valentini di rendere, sostanzialmente, inefficaci le deposizioni che non abbiano il riscontro di prove certe, un’ipotesi di fronte alla quale insorge il centrosinistra che denuncia il rischio di far fallire i processi per mafia. Nel pomeriggio, presa di posizione del ministro della Giustizia che liquida il ddl come una «iniziativa personale» del senatore Pdl. Alfano che già in altre occasioni aveva avuto modo di rintuzzare, per quanto possibile, la stessa smania di Berlusconi in tema di riforma del sistema. Un Alfano che, tuttavia, il nostro theHand ci racconta così. Sentiamo.

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Diario. Ecco piano antimafia del governo Premier: ‘Meno immigrati meno criminali’

gennaio 28, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Consiglio dei ministri a Reggio Calabria per dare una segnale nella lotta contro la criminalità organizzata. Per la quale, tra l’altro, l’esecutivo istituisce l’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alle mafie annunciata da Maroni. Vi spieghiamo nel dettaglio le misure del Cdm. Ma Berlusconi dice almeno tre cose che suscitano un vespaio. La prima è quella da cui il titolo. Poi ribadisce che non devono più essere fatte trasmissioni sulla mafia, che ci mettono in cattiva luce. E infine risolve la questione del rischio che i beni confiscati messi all’asta possano essere riacquistati dalla mafia con una battuta: «E noi li sequestriamo di nuovo». Presidente del Consiglio protagonista anche di uno stop-and-go sulla scelta del candidato del Pdl in Puglia in vista delle Regionali. Ieri, come raccontato nel Diario, rilancia la possibilità di un accordo con l’Udc sulla base di un «terzo candidato condiviso, da mettere in campo dopo un passo indietro di Palese e Poli Bortone». Dopo il no della leader di Io Sud e di Casini rivendica la capacità di vincere da soli anche nella terra di Vendola. Infine la Cassazione dichiara legittima l’ordinanza d’arresto per Cosentino: ordinanza che potrà essere eseguita, però, solo dopo la fine del mandato, visto il no delle Camere alla sua esecuzione immediata. Il racconto. Read more

Diario. In Puglia prove d’alleanza Udc-Pdl Wiesel: ‘Shoah, indifferenza peggio odio’

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Giornata della memoria, vi raccontiamo come l’ha vissuta la politica italiana. Alla Camera è stato il giorno del discorso del sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel per la Pace del quale risuonano soprattutto queste parole: «Fu (appunto) l’indifferenza, oltre che i nostri nemici, a determinare quello che accadde». Nella rubrica Politica il racconto di Andrea Sarubbi. Ma quella di oggi è anche una giornata che potrebbe avere cominciato a cambiare la geografia della nostra politica. Perché dopo il gran rifiuto (a suo giudizio) della base Democratica all’accordo con lui alle primarie di domenica, Pierferdinando Casini, piuttosto che consegnare la regione a Vendola, apre al centrodestra invitandolo a convergere sulla Poli Bortone. Berlusconi: «Facciano un passo indietro lei e Rocco Palese, e troviamo un terzo candidato». Tutto questo potrebbe cambiare la geografia della politica italiana perché intanto fa saltare anche l’accordo tra Udc e Pd in Liguria, dove i centristi ritirano il loro appoggio a Claudio Burlando, e accelera il sì a Scopelliti candidato del Pdl in Calabria. E potrebbe preludere al tramonto dell’ipotesi di alleanza a livello nazionale tra Democratici e centristi – Bersani: «L’eventuale patto tra Casini e Berlusconi in Puglia porrebbe una seria pregiudiziale» alla prospettiva cercata finora – e ad un “ritorno a casa” dell’Unione di centro, che del resto non ha mai smesso di evidenziare una mag- giore affinità elettiva con la destra, con la quale con- divide la casa comune europea del Ppe. Il racconto. Read more

Processo breve, dialogo toghe-governo L’Anm: “Resa dello Stato alla criminalità” Alfano: ‘Mistificano. Cadono le braccia…’

gennaio 21, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo ha detto Pierluigi Bersani: nel passaggio tra il Senato e la Camera ci sono le condizioni perché «si prenda coscienza degli effetti» che l’approvazione definitiva del ddl che limita la durata dei processi avrebbe sulla giustizia e sul Paese. E si cambi direzione. Perché, dice il segretario Democratico, si tratta di una vera e propria «macchia. Il Pdl ci ripensi». Presa di coscienza che, oltre che con le parole di Bersani, comincia con le dure critiche dei magistrati al provvedimento. Il ministro della Giustizia, che in mattinata aveva aperto alle toghe rassicurando circa la volontà del governo di rispettare l’indipendenza della magistratura, torna sui suoi passi. E lo scontro tra politica e giustizia va avanti. La necessità di un passo indietro, da parte di tutti, non sarà certamente soddisfatta in sede di discussione su un ddl come quello sul processo breve del cui “giorno dopo” ci racconta Stefano Catone. Read more

Diario politico. Processo breve, primo ‘sì’ Berlusconi: “I miei? Plotone esecuzione”

gennaio 20, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Con 163 voti favorevoli, 130 no e 2 astensioni passa al Senato il ddl che limita la durata dei procedimenti. Ecco cosa prevede. In aula è bagarre, con i senatori dell’Italia dei Valori che alzano cartelli in cui evocano un “governo criminale”, mentre il Partito Democratico conferma lo sdegno di cui vi abbiamo raccontato ieri: «Non ci sarà giustizia per migliaia di cittadini». Ma anche nel centrodestra i malumori sono molti. I finiani lamentano di essersi trovati a votare un testo diverso da quello concordato, dopo un “passaggio” del ddl a villa San Martino ad Arcore. Fini: «Guarda che è incostituzionale». Ma il premier, che attacca i giudici, è sicuro: «Napolitano me lo firma». Intanto Alfano parlava di riforme condivise… senza rinunciare però all’idea del governo di una riforma anche del Consiglio superiore della magistratura, non solo nei suoi meccanismi di elezione. Un grande racconto, in un grande diario, con tutto quanto c’è da sapere su questa giornata di politica italiana sulla giustizia. E sui processi del Cavaliere, vero cuore di queste prime settimane di nuovo anno. Buona politica (se possibile) e buona lettura. Solo con il Politico.it. Read more

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