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Italia comincia suo percorso innovazione. Monti raccoglie nostra sfida. “Patto ricerca-imprese”

dicembre 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Italia comincia suo percorso innovazione. Il governo Monti raccoglie la nostra sfida. Profumo: “Nuovo patto ricerca-imprese”. Torneremo ad essere la culla della civiltà. Come siamo giunti a questo risultato.

Con l’avvertenza, che rivolgiamo al presidente del Consiglio, di “alzare lo sguardo” e non (auto)limitare le nostre potenzialità nel solo senso della produzione. L’esecutivo dei tecnici ascolta il giornale della politica italiana e dopo la “frenata” pre-natalizia del premier (“Il tema – della possibile riforma del mercato del lavoro, ndr – non é maturo”) convoca un cdm straordinario – quando le notizie dai mercati erano quelle, positive, dell’asta andata a buon fine per i nostri titoli di Stato; dunque al di là dell’”invocazione” della Borsa – per stabilire che il “tema” non solo é “maturo” ma urgente; e che possibilmente va affrontato anche nel senso di un rinnovato rapporto – impostato e coordinato dalla Politica! – tra aziende e ricerca. Ma, ricordiamo a Monti, innovazione puo’/ deve significare anche il recupero di quella “dimensione etica e filosofica” intuita, per prima, da Cristiana Alicata che – dando un senso piu’ alto al nostro impegno quotidiano e alla nostra vita (comune) – puo’ consentirci di tendere piu’ velocemente verso una “società della collaborazione” e in cui siano finalmente superate diseguaglianze e privilegi (come sta molto a cuore allo stesso ex presidente Bocconi). In questo senso invitiamo anche il Corriere, giornale dell’Italia, a superare la logica puramente economico-finanziaria – nella quale è tornato ad essere il punto di riferimento, Giornalistico, del Paese – immaginando non di dover stravolgere tutto cio’; ma di potergli attribuire quel senso maggiore che, in ultima istanza, sara’ benefico anche per questa stessa nostra dimensione strettamente materiale. Perchè se non ci riabituiamo a vedere nella cultura un “esercizio” non solo estetico – e, diciamolo, un po’ fine a se stesso – ma anche etico – se non ricolleghiamo il patrimonio della nostra storia e della nostra tradizione alla nostra vita – cio’ che ci é stato lasciato dagli “antenati” finira’ sempre piu’ in un angolo – come sta tristemente avvenendo a Roma, oggi città senz’anima, capitale del materialismo – e, quel che è peggio, rischiamo di “sostituire” tutto cio con le “rovine” (prima morali e, poi, materiali. E il guaio e’ che, come vediamo, il processo si e’ gia’ avviato) del nostro stesso mondo di oggi. Per riuscirci, basta parole; basta promesse-discorsi circa quello che “dovremo” fare. La promessa, l’annuncio, sono la migliore garanzia che quello che si deve fare non verrà fatto: perché anestetizzano la volontà; riducono la spinta (morale) della necessità di agire. C’é chi promette, infatti, da decenni, di cambiare l’Italia. Noi, senza averlo annunciato una sola volta, in pochi mesi abbiamo già cominciato a farlo.

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Pigi: ‘Non è ora di toccare lavoro’. Monti: ‘Tema non maturo’. Ma sblocco situazione passa di lì

dicembre 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani: ‘Non è momento di toccare lavoro’. Monti: “Già, il tema non è maturo”. E invece sblocco di situazione passa di lì. Ma nodo non è (solo) libertà di licenziare. E il modello non sia “danese” ma italiano. Politico!, e non solo tecnico-”regolativo”. Innovazione stella polare nuovo sistema. Ma non è possibile se Pd guarda indietro.

Ha ragione, il segretario Democratico. “E’ il lavoro” su cui dobbiamo “puntare”. Ma non nel senso in cui lo intende lui. Pigi riesuma, in buona sostanza, il vecchio mantra socialista: “partito dei lavoratori”, sinistra come difesa (ad oltranza) dei loro interessi. E, certo, puntare sul lavoro non può voler dire “sterminare” (socialmente) un’intera “classe”, dando il via libera al “licenziamento selvaggio” per di più, come giustamente è stato fatto notare, in un momento in cui – con le imprese in sofferenza – ciò significherebbe una vera e propria carneficina. Ma, evidentemente, lo status quo – o un ulteriore avanzamento (?) nella stessa direzione – non può rappresentare parimenti una soluzione se è vero che, anche per questo, ci troviamo oggi in una condizione, in tutti i sensi, deficitaria. Ecco allora che, in un dibattito pubblico finalmente – almeno – rivitalizzato e politicizzato – perché questa, è la Politica; e non la “partita a scacchi” delle fazioni, con i suoi retroscena – comincia il confronto tra e sui modelli: con quello danese che la fa da padrone nell’attrarre l’interesse e la curiosità di chi, con onestà e responsabilità, si pone la questione di cercare una soluzione concreta al “problema”. Ma, poiché quello stesso dibattito viene comunque sviluppato dagli stessi protagonisti degli ultimi vent’anni di autoreferenzialità – dei quali, purtuttavia, va sinceramente apprezzato lo sforzo, che contribuisce, a sua volta, a migliorare la situazione e a farci tendere verso un esito complessivo positivo – il modello finisce nel tritacarne delle visioni distorte di destra e di sinistra; deformato – comunque – dalle ideologie. E così la sinistra Pd conclude, in buona sostanza, che si possano mantenere, e che la priorità vada data all’inserimento, degli ammortizzatori sociali – molto generosi – presenti in quel modello; i “riformisti” a loro volta ideologicizzati in questo senso, propendono per abolire l’articolo 18, e chi s’è visto s’è visto. Ma se il modello danese, così com’è, rischia di essere troppo “costoso”, e comunque c’è qualche dubbio che possa essere adottato da noi, non sarà perché, appunto, si tratta di un “pacchetto all inclusive” pensato per un’altra realtà e con altre premesse e altri obiettivi? E perché, allora, non fare ancora un piccolo passo, tornare ad avere una coscienza della nostra capacità (nazionale) propositiva e propulsiva, e immaginare un modello – “”"solo”"” – italiano? Che, guarda caso, esiste già; e, guarda caso, assomiglia molto a quello danese (non per nulla definito il “miglior mercato del lavoro del mondo”). Ma è, appunto, italiano. ovvero nasce dalle nostre esigenze e non ha fini ideologici, bensì l’unico obiettivo di contribuire alla costruzione (complessiva) del nostro futuro. E il modello è quello messo in campo (come la gran parte delle “innovazioni” acquisite dalla politica italiana negli ultimi tre anni), con il primo riferimento in questo senso in un articolo del febbraio 2010 (!) – quando, su queste pagine, già si parlava della necessità di “salvare l’Italia” e si indicavano le possibili strade da percorrere; che presto diventeranno, come quella consapevolezza, a loro volta senso comune nella politica e nel giornalismo autoreferenziali – sia pure ora in risveglio – che ancora faticano – però – a liberarsi dei propri condizionamenti e ad affrontare la realtà con lucidità e lungimiranza – da il Politico.it. E che consiste in un sistema in cui tutti possano essere licenziati, ma in un Paese che ha deciso di dare tutto per tornare grande, e che per farlo ha scelto la via dell’innovazione, alla quale chiede alle proprie imprese di riorientarsi; ed è in questa prospettiva che i licenziamenti, o meglio le assunzioni di “nuove” risorse umane nuovamente preparate a svolgere le mansioni rinnovate e maggiormente specializzate nelle loro aziende ricostituite per innovare, vengono decisi non per “salvare il salvabile” ma in una tensione alla crescita, sostenuta da una formazione continua che fornisca gli strumenti (tecnici, culturali) ai lavoratori per alimentare quello sforzo delle imprese, anzi, per guidarlo; e sciolga, ad un tempo, il “nodo” dei periodi di sospensione dal lavoro tra un impiego e quello – maggiormente avanzato e specializzato – che si andrà a svolgere in seguito. Il tutto occupando, comunque, i lavoratori; rigenerando mediante lo studio la loro capacità di rendimento anche attraverso un recupero di spessore e lungimiranza; e giustificando una indennità di disoccupazione che, a quel punto, non sarà più a “fondo perduto”, bensì rappresenterà un investimento nel futuro del Paese. Il modello danese appunto assomiglia, ma parte da altri presupposti e non ha la stessa carica propulsiva. E l’Italia oggi ha bisogno di rilanciare, e non solo di “rinculare” difensivamente. O sarà peggio. Per tutti. Ma tutto ciò non sarà possibile senza il contributo, libero, della principale forza onesta e responsabile di questo Paese. E il Politico.it ha seri dubbi, rafforzati dalle reazioni di queste ore, espressi la prima volta un paio di mesi fa nel pezzo del nostro direttore che stiamo per rivedere, che questo Pd, formato dalla classe dirigente dell’ultimo, decadente, Pci -del quale tuttavia questi esponenti sono culturalmente e ideologicamente impregnati e dal quale non riescono ad emanciparsi- possa assolvere a tale funzione.
P.S.: Il Corriere racconta oggi (24 dicembre) un’indagine pluriennale su un campione di oltre 100mila aziende che rivela sostanzialmente due cose: a) – ci sono molte offerte-posti di lavoro che non vengono occupati, nella gran parte dei casi perché i nostri giovani non sono disposti a svolgere mansioni che considerano riduttive soprattutto del loro agognato (dai loro genitori, “figli” – loro – del materialismo sessantottino) prestigio sociale; ed è per questa ragione, e sulla base della disponibilità di questi posti inevasi, che una parte della nostra politica sostiene la necessità di far entrare nuova forza-lavoro, disponibile per le peggiori condizioni di vita da cui “proviene” ad accettare quelle offerte che i nostri ragazzi, invece, disdegnano. E, in secondo luogo, b) – che una grossa – e crescente, ma ancora troppo lentamente – fetta di prima occupazione giovanile alimenta una autoimprenditorialità che resta comunque fenomeno ancora poco diffuso in un nostro Paese economicamente ma, soprattutto, culturalmente arretrato. Ed ecco il punto da cui far discendere la possibile “soluzione”: se sarebbe sciagurato proporre ai nostri giovani di studiare di meno per avere “strutturalmente” minori ambizioni – ma anche minori capacità e minore libertà – e quindi abbassare, in buona sostanza, il livello della domanda così da farla incontrare con quella offerta di basso profilo (proposta Tremonti) – e si tratta invece di fare esattamente il contrario! – purtuttavia un Paese che voglia crescere, e che per farlo ha bisogno di occupare (prima di tutto) i suoi giovani, per queste due stesse ragioni è un Paese la cui Politica deve (ri)cominciare a darsi un respiro e una profondità d’azione anche culturale, per poter intervenire sulla scala di valori (?) che dà luogo al prestigio sociale, “togliendo” allo (stretto) guadagno economico e all’attuale, presunta “rilevanza” “sociale” il riconoscimento che andrà ad attribuire al valore umano, culturale e alla capacità di vedere nel lavoro uno strumento per racimolare ciò di cui sostentarsi, sì, ma anche il modo in cui contribuire a raggiungere quell’(alto) obiettivo comune che, pure, “prima o poi” andrà indicato, o continuerà a rappresentare una chimera che non farà la sua parte per aiutare la ripresa economica (e non solo) nazionale. Il che significa anche che l’universalità del diritto allo studio (fino alla laurea, per poi accedere ai circuiti di formazione permanente) andrà garantita fino in fondo come oggi non avviene, e che la preparazione che i nostri ragazzi matureranno dovrà essere fatta considerare loro come un patrimonio da “spendere” non solo in funzione di una maggiore o minore disponibilità economica, ma per avere una (effettiva) libertà (anche di scegliere il proprio modello di vita) che i loro padri, e in qualche caso i loro fratelli – proprio per la “mercificazione” della stessa formazione scolastica e di base – non hanno avuto. E ciò potrà sostenere (ulteriormente) i nostri giovani nella scelta, anche, di tentare la strada di un’imprenditorialità innovativa che innestata nello sforzo complessivo per riorientare il sistema in questo senso rafforzerà – dal “basso” – le possibilità di riuscita – e quindi di avere anche ricadute economiche positive che alleggeriranno quello stesso “sforzo” – del tentativo. Tanto piu’, naturalmente, quanto piu’ saranno stati eliminati lacci e lacciuoli che oggi frenano – anche sul piano “regolativo” – questa vitalità (sotterranea). (Ed) è – ovviamente – la Politica che deve guidare tutto ciò! Contando finalmente sulla sponda di qualche giornale – come il nuovo, splendido Corriere di de Bortoli – che torna a sua volta a fare il proprio mestiere. Contribuendo -come dimostra questo stesso uno-due- alla costruzione del futuro dell’Italia.

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Unico progetto resta nostro. Innovazione, for- mazione, cultura. Saremo di nuovo culla civiltà

ottobre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma unico progetto in campo resta nostro. Serve ora completo ribaltamento di piano. Una economia rifondata sull’innovazione. Formazione continua a ‘integrare’ lavoro. Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento. Italia tornerà ad essere culla della civiltà.

(23.07.2011) L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la “no- stra” (?) politica (…) – sono le seguenti.

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Così Silvestri racconta l’Italia multietnica La piazza di migranti in 11 scatti d’autore

marzo 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Nella marea di foto (che scivolano) sullo sciopero degli immigrati del primo marzo, in esclusiva per il giornale della politica italiana le immagini della grande fotografa romana. Selezionate personalmente per noi da Daniela Silvestri. Un punto di vista ancora inedito, in queste ore, che il Politico.it è in grado di offrirvi per primo. Un ultimo, prestigioso sguardo sulla prima protesta della storia delle persone extracomunitarie nel nostro Paese, per poi dedicarci del tutto alla riflessione, com’è nello stile del nostro giornale, su come costruire insieme l’Italia (multicolore) del futuro. La firma, appunto, è di Daniela Silvestri. Buona osservazione. Read more

Crisi, adesso è stallo. Urge un’iniezione di fiducia (concreta): ma governo dov’è?

gennaio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Contro la politica (confusa) degli annunci che dicono tutto e il contrario di tutto, nella speranza di infondere (immaterialmente, sul piano psicologico) una fiducia che non basta, il giornale della politica italiana fa oggi il punto (vero) sullo stato della crisi. I dati parlano di una ripresa lieve che non consente di recuperare condizioni e posizioni perdute. Gli operatori confidano in un intervento della politica italiana che però, dopo aver battuto un colpo (bene) quando la crisi si manifestò, latita. E la risposta ideale sarebbe (oltre) rifondare un nuovo welfare state. Ci racconta tutto Paolo Panzacchi. Read more

Sarkozy: “Ora via il burqa” Fatto religioso o violenza? Si apre un grande dibattito. Speciale

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Francia sta per scattare il divieto di indossarlo. Altri Paesi sono pronti a seguire l’esempio. Tra questi c’è l’Italia, dove maggioranza e opposizione, per una volta, convergono. Nelle comunità islamiche impiantate in Europa, intanto, ci si confronta: che cosa rappresenta? E’ giusto, Islam alla mano, imporlo alla donna? E’ il velo integrale il protagonista indiscusso del dibattito politico-culturale degli ultimi giorni. Il giornale della politica italiana porta alla discussione in corso nel Vecchio continente (e nel nostro Paese) il contributo di questo speciale firmato Désirée Rosadi, che partendo dalla stretta attualità – vi raccontiamo chi dice cosa nella nostra politica e nella politica europea – ci conduce per mano a scoprire il vero “ruolo” del parde nei Paesi a maggioranza islamica. Assolutamente da non perdere. Buona lettura. Read more

‘White Christmas’, via gli irregolari. Dove la Lega vuol “far piazza pulita” per Natale

novembre 24, 2009 by Redazione · 2 Comments 

A Coccaglio, nel bresciano, la nuova amministrazione di destra (tre assessori leghisti e tre del Pdl) ha dato il via ad ispezioni a tappeto per “scovare” tutti gli immigrati senza permesso e cacciarli, togliendogli la residenza, entro il 25 dicembre. «Per me il Natale è la festa della tradizione cristiana, della nostra identità», spiega senza giri di parole l’assessore alla sicurezza. «Il ministro Maroni – dice il sindaco – ci ha indicato come farlo senza incorrere nei ricorsi dei giudici». Ma una parte della cittadina protesta. E gli extracomunitari scendono in piazza per prendere le distanze da un altro straniero accusato di un delitto efferato. Ci racconta tutto Francesco Carosella. Read more

“Recessione è finita”. “Ma no, continua” Come stanno davvero le cose sulla crisi

novembre 12, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un florilegio di dichiarazioni più o meno autorevoli su come stesse andando la crisi economica. Affermazioni decontestualizzate che annunciavano spesso cose diverse. Nel giorno in cui anche la Bce prevede un ritorno alla crescita nella seconda metà del 2010, ma lancia l’allarme-disoccupazione, il giornale della politica italiana cerca di mettere ordine tra i dati e gli annunci, per definire un quadro chiaro. E la sensazione, alla fine, è che non tutti sappiano che pesci pigliare e che si punti sulla persuasione. Read more

Politica&televisione (?). Nuovi improperi della Santanchè: ‘Maometto era pedofilo’

novembre 9, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Volano parole pesanti, nella politica italiana. O forse ai suoi margini. Della politica. E della tivù. Perchè non può considerarsi tivù quella che ogni domenica propone dibattiti che travalicano confini di rispetto e buonsenso. Apposta per trainare l’audience. L’esatto contrario di quello che fa il giornale della politica italiana, che pure quanto ad audience non si può certo lamentare, che dopo avervi riferito dell’attacco di Giovanardi alla memoria del povero Stefano Cucchi vi racconta ora di come ieri, durante la trasmissione del pomeriggio della domenica di Canale5, il salotto del trash per eccellenza, per (non) ”leggere” il quale sarebbe necessaria una capacità di discernimento e critica che manca alla maggior parte dei telespettatori (che, del resto, in quel caso cambierebbero canale favorendo la nascita di un’altra televisione), la leader di Movimento per l’Italia ed esponente di una destra italiana oggi superata dalla modernità incarnata da Gianfranco Fini, abbia usato parole pesantissime nei confronti del Dio dei musulmani. Non aggiungiamo altro, perchè c’è il bel pezzo (per una volta, un po’ sarcastico) di Désirée Rosadi. Sentiamo. Read more

Ora Giovanardi offende e strumentalizza Cucchi: “Morto perchè tossicodipendente”

novembre 9, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Parole terribili, pronunciate mentre la famiglia ancora cerca scampo al dolore e mentre si cerca di accertare, o meglio si aspetta di sapere, come siano davvero andate le cose. La vicenda, lo sapete, è quella del ragazzo romano arrestato e incarcerato e dopo dieci giorni uscito morto e in condizioni indicibili, dopo aver evidentemente subito percosse e altro. Il racconto di Francesco Carosella.           Read more

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