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Ruggiti – L’archivio storico

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ruggiti

Presidente Monti, chieda ai leader di discutere della posizione italiana anche sui nostri connazionali costretti a mettersi a rubare (beni di prima necessità) per la fame, perché lei, voi, le nostre istituzioni stanno lì per sorreggere le vite di queste Persone, e non potete, non possiamo permetterci di crogiolarci nella comodità di una posizione di privilegio mentre questi nostri fratelli soffrono per la fame

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Caro Beppe Grillo, mentre voi – facendovi casta – sognate (al calduccio) la rivoluzione culturale, puntando a rimandare tutto di un altro anno, la crisi non aspetta e compie la vera rivoluzione: trasformare italiani onesti in ladri (per fame) di beni di prima necessità

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Il capo dello Stato, ‘informato’ (anche – ?) da il Politico.it, sceglie di anticipare la convocazione delle Camere di tre giorni, spostandola da un incomprensibile venerdì 15 (‘affacciato’ sul fine settimana) a martedì 12, potendo così prevedere di cominciare le consultazioni sin dal lunedì successivo e guadagnando una settimana.

Perché mentre i politicanti chiacchierano del modo più efficace per sopravvivere (Bersani) o per guadagnare ulteriori voti in vista delle prossime elezioni (Grillo) il Paese va allo scatafascio, e con esso le vite di molti nostri connazionali, che talora non mangiano e spesso non possono far continuare a studiare i loro figli.

La prima urgenza nella soluzione della ‘crisi’ è… fare presto. Grazie (anche) a il Politico.it questa ‘prospettiva’ è ora un po’ più concreta (anche se passeranno ancora altri otto, inutili e incomprensibili giorni; ma stavolta non era davvero tecnicamente possibile fare di più e di meglio)

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Grillo che, con il referendum anti-euro, rifacesse dei 5S un movimento (tout court) anti-sistema (esattamente come lo vogliono ridurre i politicanti), non avrebbe capito che il successo dei suoi è dovuto alle Persone (comuni. Moderati compresi) che chiedono risposte (Politiche. E dunque ‘di sistema’). Alla crisi (e non mere forme di protesta – contro i privilegi). Senza di loro i 5S non sarebbero mai divenuti il primo partito italiano

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Pd e M5S hanno un’occasione unica di cambiare tutto nel nostro Paese dando vita ad un governo di legislatura (vincente) il cui premier sia indicato tra i Dem da parte di Grillo. Cosa stiamo aspettando?

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L’annuale florilegio di banalità (già sentite dodici mesi or sono) dei servizi di informazione (?) in tutt’altre (segrete) faccende affaccendati. Davvero la crisi economica espone a rischi sovversivi? Davvero c’è il rischio (?) che i cinesi facciano incetta di aziende italiane (ma i servizi segreti, sono – mai – stati a Prato?)? Davvero ci sono dei programmi che inseriti nei computer possono rubarti la password? Noo.

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Ma perché la direzione nazionale del Pd per decidere della possibile soluzione all’impasse parlamentare viene convocata a distanza di UNA SETTIMANA (da martedì a martedì) dalla conferenza stampa del segretario? che cosa deve avvenire ‘in mezzo’?

E perché la prima convocazione delle nuove Camere è prevista fra SEDICI GIORNI? Che cosa deve avvenire in queste – nuove – tre settimane (contando i giorni dalle elezioni) – di immobilismo autoreferenziale?

Non lo sappiamo. Sappiamo però ciò che avverrà ai nostri connazionali (fuori dalla casta): alcuni di loro continueranno a non mangiare, altri soffriranno per la crisi delle loro imprese, altri ancora saranno licenziati. E – ‘magari’ – cadranno in povertà. Senza che la Politica, più neppure insediata, continui a muovere un dito per loro (ma proseguirà a banchettare. Con i loro soldi).

Questi, cari signori, sono ancora i tempi della vecchia politica. Quella che ha portato il Movimento “di protesta” – come dicono i politicanti – a diventare il primo partito italiano. Ecco spiegato perché

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L’eventuale governo che nasce deve essere forte e fondato su basi stabili – al punto da poter aspirare a durare per tutta la legislatura – o – se non si è nelle condizioni, in primo luogo legate alla (mancanza di) leadership, di assicurare una soluzione salda, dinamica, vincente – meglio fare un passo indietro perché un Pd che vivacchiasse – sia pure con il supporto dei 5S – per alcuni mesi, spalancherebbe poi le porte alla vittoria della destra (per – altri – cinque anni).
Sì ad un possibile confronto-alleanza con i 5S (le condizioni ideali e programmatiche ci sono tutte; i numeri, tutto sommato, ci sarebbero pure) ma solo a condizione di riuscire a valorizzare questa opportunità in modo efficace e vincente.
Se Pigi non ne ha più, se è stanco, se desidera “riposare”, meglio – senza nessuna onta personale – lasciare perdere e pensare ad una soluzione che o riporti l’Italia al voto in tempi brevi, o costituisca una condivisione di responsabilità tra tutte le maggiori forze, o non si caverà un ragno dal buco – per l’Italia – aprendo le porte ad un prossimo, facile ritorno di Berlusconi. Non si ripeta l’errore del 2006

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Se non si è in grado di offrire un governo forte – se Pigi è stanco, come noi scriviamo da settimane, e non è in grado di esprimere molto più di una minestrina riscaldata – meglio tornare a votare (ora, o subito dopo l’elezione del capo dello Stato e magari la modifica della legge elettorale) con Matteo (Renzi) candidato in grado di far (ri)vincere il centrosinistra. Logorarsi con una strategia poco chiara non fa il bene né del Paese né del Pd

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L’urgenza è avviare la formazione per rilanciare l’occupazione e far ripartire la nostra economia (di innovazione). Non la legge elettorale, ridurre stipendi e numero dei parlamentari! La Politica è fatta per perseguire il bene delle Persone, non gli interessi (demagogici) dei politicanti. Mentre noi cincischiamo, ci sono nostri connazionali che non mangiano, altri che non possono continuare a far studiare i loro figli. Questa è l’(unica) priorità! O non ci si chieda da dove nasce il successo del M5S

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La responsabilità della classe dirigente del centrosinistra è aver sacrificato il rinnovamento e dunque la sintonia (del Pd) con gli italiani, sull’altare della propria sopravvivenza (politicante)

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Beppe Grillo si assuma la responsabilità propria del primo partito italiano di consentire il varo di un governo Pigi (?) votando la (purtroppo imprescindibile) fiducia e – magari! – ‘presidiando’ con suoi esponenti l’esecutivo di cambiamento. Poi il M5S (si tenga le mani libere e) decida – com’è nell’interesse dell’Italia – provvedimento per provvedimento

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Ezio Mauro: “Il Pd si è seduto sugli allori delle primarie”. No; il Pd è seduto da quando è caduto il governo Berlusconi. Perciò non s’è votato (come sarebbe stato doveroso per l’Italia oltre che per la vittoria del centrosinistra) prima

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Spiace (ma è necessario) riconoscerlo, ma il punto di caduta di ogni costruzione del centrosinistra è stata la debolezza (della campagna elettorale) di Pigi

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Berlusconi propone un governo di grande coalizione (solo) per tornare a votare (fra un anno) quando (per ciò) le condizioni saranno prevedibilmente propizie ad una sua (effettiva) vittoria

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Nella chiave dell’integrazione delle economie europee si dia corpo ad un’unica ‘ambasciata’ economica che possa coordinare/promuovere l’export dei prodotti per Cindia

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La causa del crollo dell’affluenza non sono “gli scandali”, ma l’autoreferenzialità di una Politica stanca e fine se stessa. Per il prossimo Governo prova senza appello

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Per combattere la corruzione non basta (anche qui) rafforzare le norme, ma è necessario rimuovere i burocrati che – occupan(d)o da troppo tempo le proprie posizioni (e) sono (spesso) corrotti o lambiti dalla corruzione, e – tendono a ‘deviare’ il regolare funzionamento della pubblica amministrazione

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Pigi può essere il premier che restituisce la Politica al fare, allontanandola da quello show business nel quale era declinata e s’era sterilizzata

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Il giornalismo autoreferenziale si ostina ad (ante)porre (nel fare le domande, nel ‘definire la gerarchia’) questioni politiciste. Il Pd persista – invece – nell’affermare le direttrici del progetto. Riducendole all’essenziale. Organizzandole in un racconto chiaro e ad un tempo ‘appassionato’ nella presentazione agli elettori. Per indicare (far immaginare, coinvolgendo gli italiani) la strada lungo la quale vuole avviare il nostro Paese. Nell’interesse dell’Italia

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Una breve comparsata di Monti nelle ore dello sciopero della fame di Pannella. Annunci. Poi delle carceri più nulla. Ma gli italiani che si trovano in prigione non han smesso di soffrire per la campagna elettorale

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La politica politicante è come chiusa in una palla di vetro nella quale rimbombano sempre gli stessi temi e le stesse formule (sclerotizzate). Fuori, gli italiani aspettano il ritorno della Politica (vera). Che parli delle loro vite, che indichi loro una prospettiva e (con essa) delle soluzioni

Se Grillo ha disdetto l’intervista di stasera è perché ha visto la piazza piena di Torino e non vuole contraddire la scelta di non andare in tivù proprio mentre tutti i segnali parlano di una (ri)esplosione del M5S (fondata evidentemente sul modello ‘opposto’ alla partecipazione alle trasmissioni autoreferenziali)

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Gli italiani sono sordi, sì, ma alle (vacue) affermazioni politiciste; mentre se avvertono la partecipazione alle loro vite di chi li accompagna nel (proprio!) sogno di ciò che vuole mettere in atto (con un po’ di coraggio!) per salvare e rifare grande l’Italia, sono disposti a fare una scelta che rompa la (comoda) ingessatura politicante di due/tre schieramenti contrapposti che, alla fine della fiera, mirano soltanto a conservare le proprie (rendite di) posizione

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La pretesa di fare campagna elettorale con i singoli militanti porta a porta nell’era della comunicazione e della politica mediatica chiarisce la mancata (ancora! Abbiamo un’ultima settimana) esplosione. In piazza e nelle sale dei teatri ci vanno i nostri militanti! Non parliamoci nell’ombelico

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Lo charme di Monti è crollato non appena il premier uscente ha mostrato di non essere neppure lontano parente (scegliendo di ‘scendere nella politica politicante’ mentre aveva la funzione di guidare – da figura super partes – il nostro Paese) di quegli (alti) servitori della nostra Nazione che sono Prodi, Amato, Ciampi e Padoa-Schioppa, autori peraltro dell’unico, vero risanamento avvenuto fino ad oggi. Al netto dei (soli) tagli (fatti male) da…Bondi (chiamato da Monti che non sapeva come intervenire)

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Il Partito Democratico (si) apra al M5S. Le loro istanze (civiche, democratiche) sono le nostre. Come suo primo atto Politico (lo stesso) Beppe Grillo (semplice ‘portavoce’ – dal linguaggio populista – del Movimento, portatore di una piattaforma valoriale e programmatica civica, democratica, ambientalista del tutto in linea con la nostra) tentò di candidarsi alle primarie del ’07

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Nell’agone elettorale contro il parere del presidente Napolitano che l’aveva nominato senatore a vita perché rappresentasse una figura di garanzia istituzionale che Monti, mettendosi contro (e lanciando strali ai danni de) il 90% della maggioranza che ha consentito la nascita e la permanenza in vita per tredici mesi del suo governo, ha ormai rinunciato ad essere (insieme alle – altre – prerogative da senatore a vita): cosa aspetta il presidente uscente a dimettersi?

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Lo stesso rigore con cui Monti ha informato Equitalia (sulla pelle dei cittadini), vorrebbe che ora si dimettesse da senatore a vita, carica alla quale fu nominato come figura super partes e che rappresentava tutti quale ora non è (per propria – libera – scelta) più.

Il capo di un partito (per di più portatore di un linguaggio violento. Lo stesso che Monti attribuisce agli ‘spigliati commentatori’ e ai suoi avversari) non può essere un senatore a vita (di fresca nomina. Su basi del tutto opposte a quelle della sua – rinnovata – parzialità)

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Sulla crisi non c’è (più) bisogno di “dire la verità ai cittadini”, perché (loro) la conoscono (già). Sulla (propria) pelle

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Il presidente Monti: “La sinistra garantisce la tenuta dei conti ma non sono sicuro sia l’opzione migliore per la crescita e lo sviluppo”. Di certo non è l’opzione migliore reiterare un anno di esecutivo Monti fatto di – soli – annunci e immobilismo. Da che pulpito parla il presidente del Consiglio uscente?

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No, Senatore Monti, la Politica deve, essere fatta col cuore. Con la Passione. La Politica è un moto dell’anima. Del cuore. O non è #tecnica

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L’innovazione, da perseguire attraverso cultura, ricerca e formazione può (e ‘deve’) essere la chiave della costruzione del futuro perché unisce progresso e sviluppo, destra e sinistra

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La cultura (l’istruzione, l’Educazione, la formazione) è la principale leva di uguaglianza e di competitività

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Nella chiave dell’integrazione delle economie europee si dia corpo ad un’unica ‘ambasciata’ economica che possa coordinare/promuovere l’export dei prodotti per Cindia

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Con metà dei soldi per i contributi pubblici a partiti e giornali – cioè all’autoreferenzialità della politica politicante e del giornalismo collaterale – si potrebbero ri-finanziare investimenti per milioni di euro. Cosa stiamo aspettando?

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Diamo alle persone rimaste senza una casa – in cambio (temporaneamente. In attesa che possano di nuovo ‘camminare con le loro gambe’) di un ‘tetto’ – la possibilità di rientrare nel circuito sociale/rifarsi una vita (riallacciando relazioni) dando (ad esempio. E in generale puntando a rivalorizzarne – non più assistenzialisticamente e paternalisticamente – lo spessore/ la professionalità) assistenza alle persone malate/anziane (in – quel – primo momento, anche,) a ‘costo zero’

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I magistrati non solo non tornino al loro posto dopo essersi candidati ma si possano candidare solo dopo un periodo di decantazione dalla loro attività

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Si tratta di fare capire che abbiamo per le mani un patrimonio inestimabile – le (nostre) risorse umane, eredi della più grande tradizione del mondo – e che basterebbe puntare su di esso – offrendogli gli strumenti (culturali) per la sua piena espressione. Attraverso la scuola, l’università, la formazione – per far conoscere all’Italia un immediato, nuovo Rinascimento

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Perché chiamare ‘quota Monti’ un livello di spread (287 punti base: indicati da lui come – millantato – obiettivo, ma) che con il (solo) Monti – con cui (non) c’eravamo ‘fermati’ a 500 – non avremmo mai raggiunto – senza l’intervento di Draghi?

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Bisogna dirlo, ai dipendenti delle grandi fabbriche, che se l’art. 18 c’è ancora, nel nostro Paese, è grazie al Pd, e che se Monti o Berlusconi vinceranno le elezioni verrà cancellato e per loro si apriranno le porte – in piena recessione – di licenziamenti di massa

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Il modo migliore per abbassare lo spread è far vedere che l’auspicabile, prossimo premier – Pierluigi Bersani – ha le idee chiare su dove vuol portare l’Italia

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Sulla restituzione dell’Imu il tema non è “crederci o non crederci”, ma che non è ‘distribuendo contanti’ che si affronta (Politicamente) la situazione

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L’annuncio della restituzione dell’Imu involve il classico populismo berlusconiano in una inedita forma clientelare di massa con il candidato che promette (più) denaro (“per tutti”)

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Una campagna piatta, stanca, vuota di contenuti. In gioco c’è il futuro dell’Italia! L’autoreferenzialità dei politicanti è riuscita ad allontanare dalla Politica il meglio del Paese

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D’Alema ha ragione: il Pd deve ‘svegliarsi’ – declinando il programma: un tema al giorno! Cosa stiamo aspettando (ancora)? Sono le soluzioni che interessano gli italiani! – o rischia (e, con esso, il nostro Paese)

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Giovanardi è solo la punta dell’iceberg di un apparato statale chiuso in se stesso e pronto a difendere con omertà eventuali nefandezze. Perché manca l’autorità (del ‘capo’ chiamato a responsabilizzare e guidare – ben oltre l’attuale impazzimento di schegge isolate – le forze dello Stato in nome della legge e a dare l’esempio, ovvero) della Politica

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Il Pd impieghi questi ultimi venti giorni di campagna elettorale per coinvolgere gli italiani attorno al (proprio)progetto. Sarà così – tra l’altro – che svierà l’attenzione da(lle ricadute che la stampa autoreferenziale e interessata gli vuole ‘attribuire’, di) Mps

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“Quale personaggio letterario avrei desiderato essere? Mercuzio. Delle sue qualità ammiro soprattutto la leggerezza, in un mondo pieno di brutalità, la fantasia sognante – come poeta della regina Mab – e al tempo stesso la saggezza, la voce della ragione in mezzo agli odii fanatici tra Capuleti e Montecchi. Egli si attiene al vecchio codice della cavalleria a prezzo della vita forse solo per ragioni di stile, eppure è un uomo moderno, scettico e ironico: un Don Chisciotte che sa benissimo che cosa sono i sogni e che cos’è la realtà, e li vive entrambi ad occhi aperti”.

(Italo Calvino)

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In questo Paese ‘nessuno’ fa più la propria (parte, e – cioè -) lavoro. Ognuno disperdendosi in (altre) velleità. Perché manca un (più alto) obiettivo comune. Che solleciti tutti ad una responsabilirà (individuale e collettiva). Ma è la Politica a dover indicare quell’obiettivo(-prospettiva). E non soltanto discettare di tasse

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La (nostra) economia non può basarsi (soltanto) sulla crescita (all’infinito. Della ‘bolla’ – dei consumi).

Richiede l’innovazione (a 360°. Della qualità – dei prodotti. E – ‘quindi’ – della vita delle Persone)

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La nostra scuola ha bisogno di nuovi modelli didattici ed educativi/ formativi. Su quanti mesi l’anno ‘spalmare’ insegnamento, poi, potremmo ragionare

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Stefano Boeri: “Tra le (auspicabili) prime scelte dell’(eventuale) governo Pd la legge per lo stop al consumo di suolo”. Pietra angolare della prospettiva (Politica) della riconquista dell’Italia alla Bellezza

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Pigi fa bene a lamentarsi per l’autoreferenzialità della campagna elettorale. Passi direttamente lui a declinare il solo progetto: inciderà con l’esempio (e – ‘costringerà’ gli avversari a seguirlo sul – nostro – terreno)

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Il senatore Monti, non da oggi, ha (comunque) il merito (non da poco) di contribuire (,a sua volta,) a (ri)portare la discussione sulle proposte

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Come far “capire” (o, meglio, riconoscere. A chi si dichiari riformista. E a differenza di altri, pure, provi a trovare soluzioni REALI al problema della disoccupazione nel nostro Paese, cosa per la quale non può che essere esclusivamente apprezzato) che un contratto a tempo indeterminato “più flessibile”, non è più, però, semplicemente, un contratto a tempo indeterminato? #Lavoro

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Oggi la credibilità di Monti (auto)ridottosi (?) da ‘salvatore della Patria’ (?) a demagogo taglia Irpef, Imu, Irap qualunque, tocca il punto più basso

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Se la Repubblica (a-simmetricamente al Corriere della Sera, che non perde occasione per attaccare – strumentalmente e propagandisticamente. A s-vantaggio di Monti – e di tutti gli italiani – Pigi – facendo capire che aria tira nel nostro giorn…megafonismo – in conflitto di interessi – o funzioni – e collaterale alla politica autoreferenziale – di oggi), invece di fossilizzarsi con Silvio Berlusconi, si occupasse del (nuovo! E – ‘vero’) programma del Partito Democratico, lo stesso B. sarebbe sconfitto (più agevolmente)

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Se Monti (ri)lancia la “strana maggioranza” (“Serve una grande coalizione per le riforme”) è perché, evidentemente – come B. – sente aria (nei sondaggi? Di fallimento del tentativo di azzoppare la sola forza che possa farcela – a salvare e rifare grande l’Italia -, e) di vittoria (anche al Senato) del Pd.

Il quale tuttavia deve dare tutto ventre a terra sapendo che i sondaggi, in questo ventennio, hanno sempre ‘premiato’ il centrosinistra salvo (poi s)coprire un (pur lieve) recupero della destra nelle urne (ma in tutte quelle occasioni la campagna elettorale fu molto più lunga…).
(Ma) la vittoria è a portata di mano. Bisogna prender(ce)la. Ora. Con le nostre mani (nulla, ancora, in questo Paese, viene ‘regalato’ al centrosinistra). Dando tutto. Con la massima intensità

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Ma quanto è bello il programma del Pd? Oltre ogni aspettativa. E’ un programma ‘VERO’, sentito, quasi (per questo) commovente (e il Politico.it crede che in tutto questo abbiano giocato un ruolo l’autenticità, la genuinità di Pigi – e di grandi uomini come Stefano Fassina).

Puntiamoci, non pensiamo ad altro che a promuovere ciò che sta scritto in questa Carta, finalmente non più un ‘depliant illustrativo da congresso’ (come continuano ad essere quelli – ? Chi li ha visti? – degli altri), finto, retorico, o la sommatoria di (falsi) buoni propositi a cui siamo stati abituati dai nostri programmi (im)politici degli ultimi vent’anni (come l’agenda Monti), ma una un’espressione di (vero) amore per l’Italia (e – per le Persone). Qualcosa di cui andare orgogliosi, a cui essere appassionati, e che deve diventare – appunto – (è) la principale risorsa della (nostra) campagna elettorale

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La Repubblica italiana, erede della più grande tradizione del mondo, fondata sulla più avanzata e raffinata Costituzione, è il punto più alto della Politica mondiale

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Dobbiamo cambiare mentalità. Noi italiani onesti (e responsabili) siamo i padroni del nostro Paese; lo Stato siamo noi. I corrotti, i prevaricatori, i burocrati (e – anche gli eversori fiscali, non per necessità) che agiscono contro i cittadini onesti, sono gli usurpatori, traditori della Patria anti-italiani

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Il progresso è il cambiamento nell’interesse di TUTTI gli italiani

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Un’Italia delle Persone, popolare, di tutti, consapevole della propria Storia, della propria incomparabile tradizione, della propria (possibile, di nuovo) grandezza. Questa è la Repubblica italiana. Ciò che di più alto ci sia (o possa tornare ad esserci), Politicamente, nel mondo. ‘Come’ la nostra Costituzione

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Tutte le forme di -fobia (ideologicizzata), oggi, hanno il ‘volto umano’. E’ il loro modo per ‘pervadere’ la società senza farsi preventivamente individuare e rigettare

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Vincenzo De Luca: “La campagna elettorale si è ‘dimenticata’ del Sud”. Ovvero quella metà della nostra economia (nazionale) che non gira o – de facto – non ‘esiste’, senza rilanciare la quale non potrà essere fatta ripartire la nostra economia (tout court. E – quella del Vecchio continente).
Dunque, ancora una volta, la politica (politicante) parla (‘soltanto’, autoreferenzialmente) su se stessa (Monti compreso) senza affrontare i (veri) nodi e temi (cruciali) per la costruzione del nostro futuro.

La prospettiva (per il Sud e – dunque – per il Paese), quando si vorrà riprendere il filo della Politica (vera), è questa

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“Mps? Il Pd c’entra, ha avuto una certa influenza”. La slealtà di Monti è seconda soltanto all’insufficienza delle sue ricette (?) economiche

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La (nostra) generazione, dedicandosi solo a definire le soluzioni per ricostruire il futuro dell’Italia (su cui, a cominciare dalla cultura, dall’innovazione, dalla ricerca, si ‘ritrova’ in un’ampia convergenza), vedrà un (ulteriore) rimescolamento delle posizioni di partenza in nome del bene del Paese; unendo finalmente (non già, chi mira a difendere interessi – particolari: i cosiddetti ‘riformisti’ di Monti -, ma) le persone (più) oneste e responsabili (senza più condizionamenti post-novecenteschi). A cominciare (ovviamente dal Pd, e) da – per esempio – Fabio Granata.

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Ma prima Mario Monti invita a non strumentalizzare Mps e poi dice “il Pd c’entra”? Presidente Monti, dia retta alla sua coscienza, lasci stare i consiglieri

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La tempistica con cui la vicenda Mps è (ri)assurta ai (dis)onori delle cronache (di coloro che da mesi rievocano lo spettro del pareggio del 2006) – e la denuncia dell’onesto e responsabile Vittorio Grilli che accusa una – imbeccata? – Bankitalia di avere ‘dormito’ su di una vicenda nota da tempo – ricalca alla perfezione quella del polverone (sul caso Unipol) che coinvolse l’allora segretario dei Ds Fassino (“Abbiamo una banca”), a poche settimane da un voto che tutti i sondaggi ‘da(va/)nno’ appannaggio dello (stesso) centrosinistra (di allora – ?).

Viene da chiedersi dove siano finiti, in un Paese che sembra essere teatro oggi di una (indistinta, e – per la più larga parte – sotterranea. A totale insaputa – e discapito – dei cittadini onesti) guerra per bande (o di una, banda? Magari della ‘serie’ delle varie ‘P’ – maiuscole. O minuscole? – qualcosa – ?) Politica, informazione, giustizia (e servizi segreti) che assolvano le (proprie) funzioni (comunque, ben stipendiate: 14mila euro al mese – ! Altro che Casta… – per i nostri ‘migliori’ – ? – 007) nell’esclusivo interesse della Nazione

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D’Alema (possibile) ministro, giù d’ironia: “Il nuovo che avanza”. Ma da capo della diplomazia fece bene e l’Italia non ha più avuto il ‘prestigio e la credibilità’ dei giorni dell’intervento (di interposizione) in Libano

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Immaginate, solo per ipotesi, che l’industria per la difesa abbia prodotto uno strumento in grado – adeguatamente applicato – di essere utile a fare il bene delle Persone sul piano della loro salute. Immaginate che però non si abbia alcuna intenzione di condividere le informazioni circa quello strumento perché “ci sono armi innovative di cui non si può dire” per garantire la sicurezza (?) di tutti noi.

Tutto questo, data la ‘gelosia’ con la quale gli amministratori della difesa (?) proteggono i loro ‘segreti’ – senza naturalmente che a noi cittadini comuni sia dato modo di avere neppure una lontana idea di quello che avviene nel sommerso di quel mondo – potrebbe per ipotesi accadere; magari è già accaduto in passato.

Un fatto del genere dovrebbe essere considerato morale? In altre parole: il diritto di difesa (? Ma poi, da chi?) viene prima o dopo quello alla salute dei cittadini?

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Monti ci rassicura: “Berlusconi sbaglia, non c’è pericolo comunista in Italia. Il Pd ha una storia comunista dalla quale si sta (?) affrancando”

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Gli italiani che aspettano risposte (in questa campagna elettorale, anteprima – ‘negativo’ – in senso fotografico – e non ‘contraltare’ – del governo del Paese) dalla Politica, non sono “””solo”””” coloro che non arrivano alla fine del mese, ma chi produce, coloro che, ad oggi, sorreggono sulle loro spalle l’intera economia italiana.

E che dunque consentono di arrivarci (alla fine del mese) alla ‘restante parte’ dei nostri connazionali.

E’ dunque doppiamente immorale – ‘da destra e da sinistra’ – che si continui con il teatrino (in queste ore, in versione ‘nera’) – a cominciare dalla stampa – ‘invece’ di occuparsi (o ‘mentre’ ‘anche’ ci si occupa) delle reali esigenze – e delle possibili soluzioni e prospettive – degli italiani.

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La vicenda del voto (per il momento, negato) ai nostri studenti Erasmus è emblematica della (dis)attenzione che la nostra (?) politica (autoreferenziale di oggi) riserva ai nostri giovani e, con essi, al(la ri-costruzione del) nostro futuro (unico, reale scopo della Politica vera) – ‘incarnata’, quell’indifferenza, da ogni ‘sforzo’ compiuto dalle strutture politicanti, familistiche e clientelari per penalizzare e allontanare – i migliori tra – chi studia e fa ricerca (anche – all’estero) – e, in ultima analisi, costituisce la prova (del ‘nostro’ – prevaricante – egoismo, della ‘nostra’ arretratezza, e) del ‘nostro’ provincialismo

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“#Berlusconi: Bersani non ci chiederà appoggio (evidentemente da vincitore, ndr) perché trio Monti, Casini e Fini si è già dichiarato ruota scorta centrosinistra”. (Anche) Silvio prevede la vittoria del Pd

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Che cos’è, una campagna elettorale incentrata (sulle tasse e, in particolare,) sull’Imu, se non un esempio di populismo?

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il Politico.it pensa che – in caso di vittoria – la terza carica dello Stato – la presidenza della Camera – dovrebbe essere condivisa (dal centrosinistra) con il centrodestra ed un suo esponente (auspicabilmente, giovane e donna. Nunzia de Girolamo?)

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il Politico.it pensa che Giuliano Amato sarebbe il più autorevole tra i candidati naturali alla (eventuale) nomina (che spetta solo a lui decidere se fare e su chi far ‘cadere’) di un secondo senatore a vita a cui ha diritto il presidente Napolitano in questo suo mandato

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Sapete perché accadono casi come quelli (di Stefano e) della famiglia Cucchi? Perché manca una Politica che batta i pugni su tavolo e imponga la verità a schegge (?) impazzite deliranti impunità

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Pigi è il più onesto e responsabile dei candidati in campo. Sarebbe un peccato non facesse la differenza (come può farla) declinando (esclusivamente! Sul piano mediatico) il progetto.

E’ questo che gli italiani (si) aspettano (dalla – propria – Politica) ed è questo che può far fare al (solo) Pd (che è l’unica delle forze in gioco ad avere una visione – ideologica -. Di cui ha bisogno l’Europa per uscire dalla – propria, ‘attuale’ – crisi) il salto di qualità che può (effettivamente) consentirgli di conquistare la maggioranza (anche) al Senato

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Il palcoscenico televisivo è deleterio per la Politica quando (diviene tale, ovvero,) cessa di essere un mezzo e ne diventa il ‘fine’

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La maturità di una società (in materia, ad esempio, sessuale) non può in generale prescindere dalla propria (originaria) libertà di esprimere (se stessa)

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“L’Italia è base strategica per le guerre al terrorismo in Nordafrica”.

Finché il Nordafrica sarà considerato un crogiolo di terroristi al quale muovere guerra (ferma restando la ‘guerra’ al terrorismo, presupposto di ogni civiltà), l’Europa continuerà ad essere il partner (e – l’anello) debole dell’America e declinerà progressivamente fino a ritrovarsi in una condizione simile a quella – di prossimità al fallimento – (solo) nostra attuale.

Se invece guarderemo a quei popoli straordinari e/ perché giovanissimi, come al possibile complemento della nostra tradizione, della nostra (attuale, maggiore) ‘anzianità’, come possibile co-propulsore della nostra spinta all’innovazione, l’Italia (e – l’Europa) – a cominciare dal (nostro) Meridione – potranno conoscere quel possibile, nuovo Rinascimento (e – correlativo – sviluppo) che, a lungo andare, farebbe il bene anche dei nostri fratelli (e – alleati) americani (le cui prime colonie derivarono da spedizioni esplorative europee! E la cui cultura, la cui – stessa – economia non potrebbero dunque che beneficiare di un – ravvivato – illuminismo ispirato dalle radici Cristiane – e non oscurantiste – dell’Europa – che nulla ha a che vedere con il comunismo)

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Se la crisi è economicista (totalizzazione e predominio sulla Politica) e di valori (gossip in vece dei contenuti), la risposta è nel ritorno alla Politica (vera) e alla cultura. E la culla della Politica (cristianesimo) e della cultura (illuminismo) – l’Europa (comprese le sue ‘propaggini’ mediorientali: sarebbe ora che qualcuno cominciasse a ragionare seriamente dell’ingresso della Turchia – ora! – e di Israele nel Vecchio continente, anche per favorire – la soluzione della ‘guerra’ (in)civile siriana, e – la nascita di uno Stato palestinese) – è il luogo nel quale essa potrà (elaborata. Come sta avvenendo su queste pagine. Prima che in ogni altro ‘spazio’. E sarebbe ora che lo si riconoscesse apertamente. Ed) essere offerta

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Berlusconi: “La nostra Costituzione la più bella del mondo? E’ una leggenda metropolitana”. Lo dice l”autorità’ che ha ridotto l’Italia sull’orlo del fallimento

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Chi, facendo Politica (?), parla quotidianamente di alleanze e rapporti politicisti, mostra di non aver alcuna passione per il Paese e per le Persone

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L’innovazione è, in ultima analisi, il pretesto per un (nuovo, e moderno) illuminismo, che sostituisca alla (in)cultura del gossip il piacere e la dedizione per lo studio, per la ricerca, per la cultura e che possa consentire al nostro Paese (e – all’Europa) di conoscere (sovrapponendo e ‘intrecciando’ i due filoni – storici) il proprio possibile, nuovo Rinascimento

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Vedendo un documentario sull’Eur abbiamo avuto la conferma (comunque, sconcertante) che ‘gli’ architetti (artisti) oggi praticano un concettualismo estremo totalmente fine a se stesso.

Ovvero la loro ‘arte’ (che non è tale!) non muove dal pathos, da un moto dell’anima (come tutte le forme di – vera – arte. E cultura), ma dal ‘fine’ di realizzare ‘qualcosa’ (secondo un loro – proprio per quello che stiamo per indicare – molto discutibile – potremmo dire, ‘debole’ – ‘disegno’).

Che (però), non nascendo da un’etica, è del tutto ‘svuotato’ (di senso), appunto fine a se stesso. E spesso fa a pugni (con l’ordine e) con la Bellezza

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Non come ‘scambio’, ma immaginare di far entrare congiuntamente Turchia e Israele (come qualcuno propone da tempo) nell’Ue potrebbe favorire la (ri)nascita. (Anche -) di uno stato palestinese

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Il Pd sia il partito-baricentro della Nazione. Non cerchi l’appoggio degli altri rassemblement (personalistici). Prenda atto (e raccolga) il loro consenso sulle proprie proposte (Politiche). Nell’esclusivo interesse di TUTTI gli italiani

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A Pigi che annuncia la disponibilità del Pd a stringere con Monti un ‘patto per le riforme’, va richiamato che è ora di (ri)cominciare a porre al centro del(la scena e del) dibattito (che torni così ad essere – Politico!) i contenuti, di quelle riforme (che da vent’anni vengono citate – per il – loro, solo – titolo; e mai sostanziate o spiegate a – condivise con – i cittadini), e non più (i ‘protagonisti’ – che dovrebbero tornare ad essere i – soli – nostri connazionali, e) le ‘manovre’ (e le ‘tattiche’. Politiciste) che (non) potranno (? Da sole. Come – non – è accaduto – nell’ultimo ventennio) condurre a realizzarle

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Il Pd non deve proporsi come ‘la sinistra’, ma rappresentare (se stesso come) il baricentro (della Politica e) del Paese. O butterà la (sua, grande) occasione

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La Turchia è la terra di Troia, Mileto, Rodi, Alicarnasso – per non parlare di Costantinopoli – e gli europei, sterilizzati dal loro mercato (unica cosa che gli rimanga – (in) comune), stanno ancora lì a dilaniarsi se accettarla nell’Unione?

Ma avete idea di che tradizione, di che Storia stiamo parlando?

E di che potenzialità – legata alla fertilità (culturale), legata alla possibilità di riaprire antichi canali di scambio e culturali – dunque, l’ingresso del Paese nella Ue (che fa bene, naturalmente, a porre la pre-condizione del rispetto ASSOLUTO dei diritti umani e civili), porta con sé?

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“#Berlusconi: importante è che ci sia un unico partito ad ottenere la maggioranza e andare al governo”. L’endorsement di Silvio per il Pd

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La televisione, leva della manipolazione e della subordinazione del popolo italiano negli ultimi trent’anni, può diventare, all’opposto, il più efficace strumento per la sua liberazione.

La vita delle Persone non può attendere all’infinito. Cosa stiamo aspettando (ancora) per ‘restituirla’ ai nostri connazionali e dunque per ricominciare ad usarla per il (nostro, stesso. In tutti i sensi) bene?

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Qual è il filo logico che (non) segue chi si definisce membro del ‘popolo della vita’ (?) e sostiene di essere il più fedele interprete del pensiero di Gesù, e nega ad un tempo a due persone (“Ama il prossimo tuo come te stesso”. “Tutti gli uomini sono uguali”) che si vogliono bene la possibilità di sposarsi (ed – essere riconosciuti, nel loro essere coppia, dalla società,) e di dare ad un bambino quell’amore che chi non lo nutre nei confronti degli altri (come loro), non potrà mai offrire a nessun figlio (naturale o legittimo che sia)?

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Il Corriere, pur di non veder vincere la Sinistra, s’inventa una rimonta del Berlusconi che fino a pochi giorni fa definiva ‘irresponsabile’

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Darci l’obiettivo di innovare per ricreare un clima (culturale. Nuovo), ricreare un clima (grazie a quel ‘traino’-obiettivo) per tornare a scrivere pagine di Storia

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Il centrosinistra ricordi che senza Romano Prodi non esisterebbe. E probabilmente neppure la segreteria Bersani. Il che non è necessariamente un merito (di Prodi).

E che è il due volte presidente del Consiglio – non altri – la personalità che più ha dato – disinteressatamente e generosamente – al nostro Paese (pure) negli ultimi vent’anni

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Mentre tutti aprono con la ‘battaglia’ Monti-Berlusconi (Pigi: n.p.), il Direttore De Bortoli ha l’autorevolezza di parlare (proseguendo – peraltro, non da oggi – nel solco della svolta che tentò di imprimere – per il resto, senza grandi ‘emulatori’ – al giornalismo collaterale alla politica autoreferenziale quand’era alla guida de Il Sole 24 Ore) dello stato (dei conti) degli italiani. Sincero apprezzamento

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Curiosa la nuova categoria del ‘fact checking’: ma se non consiste (in senso ampio) in questo, il giornalismo, in cosa dovrebbe consistere?

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Perché il presidente del Consiglio, sentiti gli altri candidati premier, non assume un provvedimento per il trasferimento (intanto) dei carcerati ancora in attesa di giudizio (il 40% del totale della ‘popolazione’ carceraria!) – per reati non gravi e a basso tasso di pericolosità sociale – nelle ex caserme dismesse – sufficienti per detenuti-che-non-dovrebbero-essere-tali di quella ‘portata’ – che allevi immediatamente le condizioni di vita nelle nostre prigioni e mostri che la Politica, ‘anche’ in Italia, non serve solo al perseguimento di personalismi e altri interessi (particolari), ma a migliorare (concretamente) (il grado di civiltà del nostro Paese e, dunque,) la (possibile) ‘qualità della vita’ degli italiani?

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Pg capisca che Monti non è né un ‘compagno’, né di sinistra (ma di destra), né un (nostro) alleato: è il candidato dei poteri forti (per usare un eufemismo). Quindi contro chi combatte è chiaro, non da oggi.

E capisca che il Pd, quindi, tanto più così, non deve chiedere l’elemosina a Monti (che, comunque, ringrazierebbe e non gliela farebbe). Ma esclissarlo mediaticamente e Politicamente (riportando al centro della scena i – nostri, soli – contenuti)

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Pigi continua a coniugare i verbi al futuro, parlando della campagna elettorale: “Renzi andrà in tivù”, “Tutti faranno la gara sul Pd”, ma non si è accorto che ‘la gara’ è già cominciata (da un pezzo!), e che il Pd, non rendendosene conto – e non essendosi ascoltata ancora una sola delle ‘nostre proposte’ (escluse auspicabilmente patrimoniali e altre forme di tassazione varia) – rischia (tutt’oggi) di “perderla” (ovvero di non riuscire a vincerla)

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(Anche) oggi Repubblica apre con il chiacchiericcio politicante, mettendo di spalla carceri&disoccupazione. Ecco perché l’Italia è in crisi

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Visto il tasso di (mancato) rinnovamento (delle leadership), la (Terza) Repubblica non (ri)nascerà prima della legislatura successiva (alla prossima)

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Lo strano senso di Monti per la concorrenza: libera e sfrenata quando riguarda (gli altr)i più deboli, ben controllata e tarpata (nelle ali) quando riguarda lui

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Monti: “C’è chi soffoca meccanismi crescita”. Ad esempio quei presidenti del Consiglio che, in piena recessione, colpiscono il potere d’acquisto delle famiglie facendo così crollare i consumi del -2,9%

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La situazione non è esattamente quella del 2006. Allora il centrosinistra (che non aveva comunque il Pd) partiva sconfitto (de facto) nelle regioni in ‘bilico’.

Perciò la maggioranza composta da Pdl e Lega approvò (contro – non solo il parere del-l’opposizione. A ormai poche settimane dal voto) il Porcellum (che, al Senato, assegnando i premi di governabilità su base regionale, consentiva di ‘approfittare’ di quegli specifici rapporti di forza).

Ora in quelle regioni (a meno che non ci sia – totale – incertezza) il centrosinistra (che avrà il traino, in Lazio e Lombardia, di Ambrosoli e Zingaretti) è ‘avanti’. E può – e, dunque, deve – puntare, stavolta, a vincere (ovunque)

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Il vero intento di chi dice di voler ‘superare il dualismo nel mondo del lavoro’ è creare una (nuova) generazione di lavoratori (tutti) non garantiti

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il Politico.it adora Galli della Loggia che è oggi il migliore, più autorevole perché più acuto, onesto e responsabile, commentatore italiano

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Il modo migliore per non dare adito ad appelli incrociati, recriminazioni, rimessa in discussione dell’esito delle primarie, sarebbe stato farle (aperte e) vere. Senza il listino di candidati ‘più uguali’ degli altri

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Mentre Monti presenta “il simbolo”, il nostro tessuto di piccole e medie imprese (per non parlare della grande industria) ancora attende (dal presidente del Consiglio – in carica) una strategia (per la crescita e – cioè -) per l’innovazione

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Il Pd non deve ‘chiedere rispetto’ (trasmettendo un’immagine di debolezza), ma imporre la propria primazia e/ attraverso l’affermazione delle proprie (?) Politiche

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Il vero leader Politico dà ragione ai cittadini di fidarsi di lui (ciecamente) e ad un tempo ‘educa’ a non farlo (criticamente). Grazie alla Cultura

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Mandiamo in televisione le ragazze e i ragazzi – brillanti – usciti vincenti dalle primarie per i parlamentari. Faranno da soli 4-5% in più

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Nella società del marketing e panmercatista, financo i premi Nobel sono ridotti alla stregua di marchi ‘di grido’: Stiglitz, Krugman, Bauman. ‘Vendono’ (o sono riciclati per l’)immagine, non idee

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Da quando è ‘salito’ (ora si capisce in che senso) in Politica, Monti ha già avuto modo di ‘ironizzare’ (“sottilmente”, sottolinea – a sua volta – degnamente – rispetto alla (im)propria propaganda – un quotidiano amico) sulla “comprensione mentale” delle parole di Berlusconi e sulla “statura” (accademica! Ecco la ‘sottile’ ironia) di Brunetta: ecco la (vera) natura del “leader dei moderati” e della borghesia illuminata del nostro Paese. Degna delle sue spinte più retrive (e – conservatrici)

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Ma perché la nostra stampa, invece di andare ad intervistare (per esempio) qualche intellettuale, qualche scienziato, (sui contenuti,) o anche uno degli italiani che oggi, mentre noi ci godiamo il caldo e la comodità delle nostre vite e delle nostre case, tira avanti (? Se, ben lungi dall’essere ‘debole’, riesce a farlo) in condizioni di semi-indigenza (da terzo mondo. E non è un’iperbole, per chi non se ne fosse accorto),‘sente’ (rilanciando peraltro una frase che dev’essere una specie di messaggio in codice :) Nel 2013 della rete e della trasparenza) ancora uno come Licio Gelli, che da quarant’anni rema (insieme ai suoi sodali) contro la nostra democrazia e il nostro benessere?

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Detto degli inaccettabili voltagabbanismo e slealtà (nei confronti dell’uomo politico più leale di oggi: doppio motivo di contrizione), lo sforzo (almeno, dichiarato: lo aspettiamo alla prova dei fatti. Gli stessi mancati in questo anno di governo) di Monti di spingere perché (tutta) la politica italiana torni ad occuparsi di contenuti e a dividersi sulle idee (e non sui personalismi. Ovvero il contrario di quanto sta avvenendo con lui), (promana, in qualche modo, dalla nostra battaglia ‘storica’, ed) è (sinceramente) apprezzabile

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Mentre Monti e Casini registrano la loro unione (politicista) per per perseguire meglio (insieme) i propri interessi (personalistici e particolari. Fino a nuova opportunità), in tutta Italia gli italiani hanno potuto votare i (soli) candidati al Parlamento del Pd

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La ’doppia morale’ di Casini che fino a poche settimane fa pendeva dalle labbra di Bersani da cui confidava di avere posti e potere (di veto) partecipando alla maggioranza (Democratica) e al (suo) governo, e che ora fa sapere che per l’Udc Bersani premier non è una soluzione praticabile, è (in)degna soltanto della (stessa) slealtà del suo (nuovo! Fino a che non si presenterà una migliore opportunità: stia attento lo stesso Monti – e viceversa) candidato

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Ogni volta che Monti ha avuto bisogno di una ‘registrata’ alla maggioranza che ha consentito la nascita e un anno (fallimentare) di suo governo (senza il quale Monti non avrebbe oggi la visibilità che smania di ‘spendere’ nell’agone elettorale), ogni volta che l’esecutivo (inconcludente) dei professori è stato (più volte, quest’anno) a rischio caduta, pare abbia ricevuto a Palazzo Chigi non ‘le idee’ (con cui ora dice di ‘stare’, rispondendo alla critica di Bersani che gli chiede conto del suo improvviso voltafaccia nei confronti del Pd che lo ha sostenuto lealmente nonostante il bilancio deficitario del suo esecutivo) ma lo stesso (leale, a differenza di lui) Bersani. Ai maligni che glielo fanno notare, Monti dice di essere stato (allora) frainteso

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Il presidente Napolitano ha fatto riferimento, nel suo discorso, alla chiusura delle ‘case degli orrori’ degli ospedali psichiatrici criminali (anche) nel nostro Mezzogiorno. Quello che forse Napolitano (e molti italiani) non sa, è che c’è una pattuglia di esponenti politici – alcuni nomi: Carlo Ciccioli, Massimo Polledri. Costoro addirittura nella scorsa legislatura presenti in Parlamento. Senza naturalmente essere passati per il voto degli elettori – che propongono una riforma della legge Basaglia che sancirebbe la riapertura dei manicomi (non solo per i casi criminali, ma) per le persone (comuni). Cinquant’anni più tardi la conquista (di civiltà!) della loro chiusura.

Medici (?) opportunisti e politicanti autoreferenziali che tendono a ‘curare’ soprattutto (gl)i (im)propri interessi (personalistici e particolari). Anche nello svolgere la loro funzione di legislatori (?). Nella quale non dovrebbero mai dimenticare di rappresentare – al contrario – il popolo italiano.
Spesso a discapito della salute dei pazienti. Da persuadere che la soluzione ai propri problemi – di solito, legati alla degenerazione, sì, ma di una società ostile – alle persone più fragili – che genera simili ‘mostri’ – giuridici – stia nell’(ab)uso nella somministrazione di farmaci o in altri strumenti (talvolta di dubbia legittimità. Spesso, all’insaputa dei cittadini) del loro ‘potere’ – fine a se stesso.
Come, nel più generalizzato anelito ad un ritorno al medioevo (della legge) perpetrato dalla parte più retriva ed oscurantista del Pdl (bastano i respingimenti dei migranti in mare, causa di morte – talora – anche di donne incinte e bambini, per dimostrarlo?), la riapertura dei manicomi. Per loro stessi(?)

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Il più Alto, denso e capace di abbracciare – con cognizione e lungimiranza – ogni nostra, attuale priorità, tra i discorsi di Giorgio in questi sette anni. Ciò significa che in questo tempo l’(intera) Politica (italiana) è cresciuta, e che si sta scuotendo dall’apatia che l’ha caratterizzata nell’ultima fase; una ‘semina’ (di rivitalizzazione, idee, moralizzazione) della quale presto cominceremo a raccogliere i primi frutti (e che la porterà, nel giro di qualche anno, a riappropriarsi della sua legittimità, moralità, autorevolezza e – conseguente – autorità – che è cosa ben diversa dall’autoritarismo. Anzi, ne costituisce l’esatto opposto)

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Il “progressismo” di Monti è quello che investe gli interessi (d’una parte). Il (vero) progressismo è quello che riguarda la vita delle Persone

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“Che cos’è il pensiero progressista se non questo?

E’ la direzione consapevole e democratica, quindi non autoritaria, non repressiva, nei processi economici e sociali con il fine di uno sviluppo equilibrato, della giustizia sociale e della crescita del livello culturale dell’intera umanità”.

Enrico Berlinguer

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Con oltre 11mila preferenze Stefano Fassina è stato, pare, il più votato tra i candidati alle primarie del Pd.
La conferma che la Politica che fa la (vera! Sul lungo periodo e per i – grandi – cambiamenti) differenza (e capace di incontrare lo – spassionato – consenso degli italiani), è quella onesta e al servizio (disinteressato. A costo di andare sempre contro corrente e di dover pagare un prezzo sul piano individuale. Ma, alla fine, vincendo) delle Persone

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La Sicilia – la terra del sole – può diventare (anche) il laboratorio di un nuovo tipo di insediamento (produttivo e di ricerca) integrato con i suoi (stessi) impianti di rimodulazione dell’energia (solare, eolica, ecc.), tali da renderlo autosufficiente e (il più possibile, anche da un punto di vista visivo – coniugando possibili linee costruttive che scongiurino lo sviluppo senza criteri e fine a se stesso degli anni cinquanta) a impatto (ambientale) zero

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Proponiamo una moratoria della formulazione ‘scendere (o salire) in campo’ riferita alla Politica che è un tutt’uno con la personalizzazione autoreferenziale che l’ha sterilizzata (e resa inutile. In senso tecnico)

Gli operai per Monti, lista Monti al 20%, no al 28. Quando la stampa – collaterale all’autoreferenzialità della politica politicante – capirà che la propaganda (ingessante la democrazia) perpetrata in questi mesi a vantaggio del premier (contro ogni dato di realtà), rischia di arrecare un danno gravissimo al nostro sistema democratico e di essere destabilizzante per la stessa tenuta (futura!) delle nostre istituzioni, cercheremo (come già in questi mesi) di contribuire a far sì che non sia ormai troppo tardi

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Pigi era già stato avvertito che la (sia pure, nobile) lealtà nei confronti del premier (sleale) non (gli) avrebbe portato nulla di buono (al Paese).
Ora Bersani deve sapere che ciò potrà venire, al contrario, solo dal mettere in campo (prepotentemente! Sul piano della comunicazione) il racconto delprogetto del Partito dell’Italia.
Per il nostro Paese, e (prima, gigantesca differenza – da rivendicare! Spiegando chi, tra le parti in campo, è con le Persone – anche per non farsi ‘sfilare’ – demagogicamente – gli operai che Monti voleva consentire di licenziare – e privare tout court del lavoro permettendo – senza che l’esecutivo proferisse parola, anzi, sostenendo ne avesse “tutto il diritto” (a condizione di pre-dominare il mercato – ?) – a Marchionne di trasferire i propri stabilimenti all’estero – e chi con quei poteri – forti – che aspirano a continuare ad esercitare la propria golden share – segreta – sul nostro gioco democratico ‘aggirando’ – o, meglio, ‘anticipando’; e, poi, ‘orientando’ – attraverso la propaganda dei giornali ‘amici’ – le ‘scelte’ – ? – dei cittadini) non per se stesso o per i(m)propri interessi (particolari)

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Una delle prime scelte che il futuro (speriamo) governo di sinistra dovrà fare, è praticare un (sano) spoil system (ri-attribuendo i ruoli, naturalmente, a persone ‘disposte’ ad agire nell’esclusivo interesse di TUTTI gli italiani scelte mediante concorso o comunque sulla base di criteri di merito) con tutti i burocrati (una parte dei quali, corrotta, ‘tende’ a deviare il funzionamento della macchina statale a proprio – e degli – im-propri – interessi – dei loro ‘affiliati’ – vantaggio), con tanta più totalità e pervasività, quanto maggiore sia il livello di opacità delle (loro) funzioni che oggi (non) vengono svolte (correttamente e ‘democraticamente’)

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Monti predica “concorrenza”. Ma concorrenza fa pensare ad un mercato. Un premier è (invece) leader di un Paese. E un Paese – ovvero una comunità di Persone – (ri)chiede (anche) conciliazione, (vera! E non – soltanto – ‘formale’) concordia, collaborazione

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il Politico.it pensa che Giuliano Amato sarebbe un ottimo, futuro presidente del Senato

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Torniamo a porre la domanda al presidente del Consiglio: perché, il governo del risanamento (per questa stessa ragione – come minimo – incompiuto!) dell’Italia, non ha pensato (come lo invitava a fare il – suo – ministro dell’Economia Grilli) di assumere misure drastiche – una tantum – per l’abbattimento del debito (senza il quale ogni operazione di riduzione del deficit, tanto più se non accompagnata da un’azione organica e complessiva per rigenerare la crescita, non potrà che – a lungo andare – essere vanificata e – non arrivare a buon fine)?

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La Sicilia – la terra del sole – può diventare (anche) il laboratorio di un nuovo tipo di insediamento (produttivo e di ricerca) integrato con i suoi (stessi) impianti di rimodulazione dell’energia (solare, eolica, ecc.), tali da renderlo autosufficiente e (il più possibile, anche da un punto di vista visivo – coniugando possibili linee costruttive che scongiurino lo sviluppo senza criteri e fine a se stesso degli anni cinquanta) a impatto (ambientale) zero

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Continuiamo a non trovare opportuno (per il bene dell’Italia e non di una strumentalizzazione – particolare) che D’Alema e Veltroni lascino il proprio impegno parlamentare

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Solidarietà a Vendola per l’attacco ‘subito’ (?) da Monti.

‘Conservatore’ (nell’accezione montiana): chi si oppone a quanti, per difendere i (propri) interessi (particolari), mirano a strumentalizzare (a proprio piacimento. Potendo contare, come aspira a poter fare Marchionne endorsando per lui, anche su un governo compiacente che immagina di abolire l’art. 18 e consente alle aziende di trasferire i propri stabilimenti all’estero senza nemmeno proferir loro commento) la vita (di – tutti – gli altri)

I ‘montiani’ (?) del Pd (a proposito: visto che l’agenda è un’invenzione? Quella ‘vera’, fatta – solo – ora da Monti, sarà on line tra qualche giorno): attenti; per un(malriposto) desiderio di legittimazione (‘politica’. Risalente al complesso di inferiorità del – fu – Pci) – e – correlativo – abbaglio – rischiate di sacrificare l’unità delle forze oneste e responsabili che hanno il solo desiderio di fare l’interesse esclusivo di tutti gli italiani, ad una (falsa) illusione di autorevolezza che mostrerebbe le corde quando ormai fosse troppo tardi (per – intanto – i lavoratori. E, attraverso di loro, il nostro Paese – tutto)

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Siamo tutti d’accordo sui futuri ‘Stati Uniti d’Europa’. Allora evitiamo di alimentare un sentimento anti-tedesco che rischia di allontanarli

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La riforma Monti-Fornero sulle pensioni ‘scintillante’? 100, 200, 300 mila persone rimaste senza stipendio né pensione, non sono un ‘incidente di percorso’, ma una vera e propria falla (nell’unica riforma che il governo Monti abbia portato a termine).

E tradiscono un ‘modello’ (Politicamente discutibile): quando non si riescono a far quadrare i conti (in tutti i sensi), basta tagliare un po’ di soldi. Alle Persone (rigorosamente. Più deboli)

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Falcone e Borsellino non sono morti ‘solo’ nell’impegno per sconfiggere la mafia, ma in quello per presidiare la nostra libertà e consentire la modernizzazione dell’Italia

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C’è questa idea dell’”entrata in politica” come di un arrivo messianico. E che finisce per non esserlo proprio quando si annuncia come tale

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Il centrosinistra non deve dimenticare che il suo primo (strategico. Per il bene dell’Italia) obiettivo è ‘permettere’ l’elezione di Romano Prodi a presidente della Repubblica

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Per chi non avesse capito, la (vera) ragione della sfiducia (in potenza) al governo Monti è la ‘minaccia’ – tra legge elettorale e ad hoc – alla candidabilità dei corrotti nel Pdl (che, al momento, persiste! In quanto il decreto dovrà comunque essere approvato dal Parlamento. Un Parlamento che, nonostante le rassicurazioni di La Russa, farà – per parte della destra – ne siamo certi, di tutto per affossarlo).

Ancora una volta, non NEL (nostro) interesse (dell’-intero-Paese), ma PER UN (im-proprio) interesse (illegittimo e particolare)

(6 dicembre 2012)

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Quando capiremo che lo spread (peraltro, ‘scostante’) non è l’unico indicatore dello stato di salute dei conti, che sono tutt’altro che in sicurezza?

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Berlusconi fa cadere il governo per andare a votare prima. Poi dilata i tempi di approvazione del ddl stabilità per andare a votare dopo. Le nostre istituzioni non possono essere lasciate – da chi ha il (vero) potere (e la responsabilità!) di prendere una decisione – in balia delle ‘voglie’ dello stesso gruppo parlamentare che – sostenendo la gestione allegra delle nostre risorse pubbliche da parte degli esecutivi presieduti dal Cavaliere – ha ridotto l’Italia sull’orlo (della – sempre maggiore – povertà e) del fallimento

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Il Pd, in quanto partito che incarna l’area più onesta e responsabile della nostra Nazione – e dunque come ‘partito dell’Italia’ – ha il compito – il dovere – riportando la Politica a fare l’(esclusivo!) interesse di TUTTI gli italiani – nel rimettere i contenuti e le – conseguenti – scelte – insieme alte e concrete – per la costruzione del nostro futuro, davanti ad ogni personalismo o perseguimento di interesse (particolare) – di puntare a riportare al voto (per sé e dunque per – il bene del-l’Italia – in primo luogo) quel 40% di cittadini (seri e dediti agli interessi del nostro Paese) che negli ultimi vent’anni hanno preferito astenersi

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Detto dell’opportunità (sistemica) di una ‘normalizzazione’ (in chiave europea) del centrodestra italiano, il Pd non deve (comunque) occuparsi (troppo) dell’alternativa (a se stesso).

L’obiettivo del partito dell’Italia deve essere ‘occupare’ (democraticamente) la scena politica italiana (senza porsi preventivamente limiti di rappresentatività) offrendo se stesso come baricentro e come guida onesta e responsabile che, per questo, tenderà a fare il bene di TUTTI i nostri connazionali – sia delle persone (cosiddette) ‘più deboli’ sia di quelle (già adesso) abbienti: come oggi, molto più di un tempo, abbiamo la possibilità di contemperare – dandosi ‘semplicemente’ l’obiettivo di salvare e rifare grande l’Italia.

Se gli italiani decideranno che ‘non c’è alternativa’ (alla sua – sempre più ‘centrale’ – offerta), nessuno – almeno a sinistra. Ma, probabilmente, non solo – se ne potrà dispiacere

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Il centrosinistra a Roma non cerchi qualcuno che stia “simpatico a Sel ma può raccogliere anche i voti del Centro cattolico”, ma una personalità che abbia un’idea, un progetto, per restituire a Roma – stiamo parlando di Roma, in potenza la più nobile e grande città del mondo – la (propria) dignità e una prospettiva (di rinascita. Nel solco della propria – incomparabile – Storia)

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Ma alle autorità che avrebbero dovuto vigilare (e praticare, come minimo, la propria moral suasion) sulla transizione (durata oltre ogni possibile livello di sopportazione – civile) alla Regione Lazio (ostaggio – a tutt’oggi! Ma per colpa ‘nostra’ – del delegittimato presidente Polverini), pare possibile che un corrotto (Fiorito) che ha sperperato i (nostri!) soldi (guadagnati e messi a disposizione della comunità, spesso, con grande fatica e sacrifici – da parte di tutti noi), dopo essere stato riconosciuto (per sua stessa ammissione!) responsabile di quel tradimento (nei confronti degli italiani), firmi soltanto oggi – due/ tre mesi dopo – le dimissioni da consigliere regionale, essendo nel frattempo finito in carcere e avendo continuato (ciò nondimeno) ad incassare lo stipendio (e, potenzialmente – ? – ad esercitare il proprio potere – sulla vita dei cittadini in Lazio)?

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Dopo cinquant’anni di sviluppo (?) senza pianificazione, e la riduzione di Roma (e Milano) nella condizione (indegna della loro bellezza – originale) di oggi, è ora che la Politica si assuma la responsabilità di restituire uno stile, e una prospettiva (unitaria), alla (ri)costruzione delle nostre città.

Puntando a ricreare qui, nell’Italia (già) rinascimentale di (tra le altre) Firenze, Ferrara e Ravenna, il modello dell”urbe’ del futuro.

Senza più consumare territorio; demolendo e rielevando – in tutti i sensi – in nome di una rinnovata concezione del mondo in cui siano le Persone, e non più i mezzi (produttivi o di trasporto – di per se stessi), il cuore di ogni nostro progetto (urbanistico e non), i concentrati ‘palazzinari’ (per intanto) delle nostre capitali

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Guardarsi da(l dare peso a)gli “antichi pregiudizi” di chi parla (ancora) di un “centrodestra” e “della sinistra”

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Dice bene il presidente di Confindustria Squinzi: in campagna elettorale si sta discutendo di tutto tranne che di Politica (e – di Italia). Non si farà uscire così il Paese dalla crisi

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Montezemolo ha ragione: chi rinuncia alla ricerca rinuncia al proprio futuro. E, al tempo stesso, molte delle nostre aziende (come aveva rilevato, tempo fa, anche il presidente Prodi) sono troppo piccole per poterla fare – ‘efficacemente’ – da ‘sole’. A questo ‘problema’ si risponde in due modi: puntando a ricostruire una filiera tra scuola, università/ formazione, ricerca e, appunto, tessuto imprenditoriale, facendo sì che la sinergia tra imprese e università compensi la minor ‘portata’ delle (piccole) aziende; e, al tempo stesso, favorendo la (ri)costruzione di filiere (e la fusione) tra le stesse imprese (anche – a livello europeo) per dare loro la possibilità di fare ricerca (insieme) e avviare progetti (di innovazione) in grado di rappresentare (per la loro dimensione e ambizione) i capisaldi attorno ai quali rifondare la nostra intera economia.

Questo, e non (solo) il (continuo) ricorso a soluzioni di ingegneria (finanziaristica o bancaria) come il (pur importante – anche ai fini della costruzione Politica unitaria del Vecchio continente) dispositivo di controllo ‘centrale’ sulle banche, è il modo (concreto! E, per questo, urgente. Incomprensibile, anche alla luce della pressoché trasversale condivisione, qualsiasi – ulteriore – ‘rinvio’ di un intervento in questa direzione. A cominciare dal – pur ‘sfiduciato’ – governo italiano) attraverso il quale far uscire dalla crisi l’economia europea

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Teniamoci stretto il modello parlamentare. Per contemperare l”arbitrio’ di un presidente della Repubblica eletto direttamente il nostro Paese non ha (ancora) sufficienti anticorpi

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Le primarie per i parlamentari – nuovo gol della leadership Bersani (purché siano ben organizzate: no a soluzioni frettolose; no all’obbligo di raccolta firme che – tanto più in tempi tanto ‘stretti’ – rischia di penalizzare i candidati ‘nuovi’ e ‘senza clientele’ a vantaggio di – non democratiche, e tali da contraddire lo spirito stesso delle primarie – rendite di posizione; sì invece ad un filtro – più democratico della raccolta firme – per evitare la candidatura di persone di dubbia affidabilità rispetto alla loro appartenenza all’area Democratica) – possono rappresentare il grimaldello per conquistare (al – solo! – Pd) una (larga) maggioranza (com’è noto i seggi vengono attribuiti – proprio – su base territoriale-regionale) anche al Senato (garantendo alla prospettiva di cambiamento per il bene – esclusivo! – del nostro Paese che il – vero – partito della Nazione incarna, una solida, e inscalfibile, base parlamentare)

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Un rapporto Usa prevede il declino per invecchiamento dell’Europa in vent’anni. Il tasso di ‘invecchiamento’ è sempre legato alle aspettative e al dinamismo di una società. Se questo avvenisse, la responsabilità sarebbe delle nostre attuali classi dirigenti che – invecchiate loro per prime – non ‘consentono’ più all’Europa di guardare (con fiducia) al (proprio) futuro. Motivo in più per (puntare sull’innovazione – che, torniamo a ripeterlo per l’ennesima volta, non è soltanto ‘tecnologica’, ma ha a che fare con l’atteggiamento complessivo della società – e darci così una scossa, e) aprirci a(i popoli giovanissimi de)l Nordafrica (che possono contribuire allo ‘svecchiamento’ – in tutti i sensi – della Ue)

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Monti: “Il nostro spread è diminuito di più di quello della Spagna. Merito del mio governo”. No; merito della maggiore ‘attenzione’ della speculazione internazionale sull’Italia, per cui il maggior ‘sollievo’ per l’introduzione dello scudo lo abbiamo avuto noi. E dei nostri fondamentali (e correlativo potenziale, che conta, nella scelta degli investitori di puntare o meno su di un Paese – anche se la nostra classe dirigente, al momento, mostra di ignorarlo – in tutti sensi – completamente: Piccoli, famiglie, incomparabile tradizione culturale: noi siamo l’Italia!), per i quali il nostro differenziale spuriato delle ‘febbri’ sui mercati è strutturalmente più basso rispetto a quello dei nostri cugini iberici

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Perché il governo, con l’avvallo del capo dello Stato, non procede – comunque – al varo di una nuova legge elettorale (collegi, impianto che consenta scelta chiara da parte degli elettori e governabilità)? Il punto non è “solo” (!) ripristinare (alla radice) la nostra democrazia restituendo ai cittadini la loro sovranità (assegnata dalla Costituzione: la legge Calderoli non è ‘solo’ ‘una porcata’, ma, per come la giudichiamo noi, una legge non costituzionale, prevedendo la Carta il diritto di scelta da parte del popolo italiano dei propri rappresentanti – e legislatori! – in Parlamento), ma anche scongiurare un rinnovo delle Camere che – secondo i desideri di Berlusconi – possa avvenire sulla base di interessi (particolari), e non attraverso l’esercizio del diritto di scelta degli italiani. Perché – lo ripetiamo – il Parlamento non è il “paese dei balocchi”, ma la sede del potere legislativo; l’organo erede del Senato romano; il luogo nel quale si fanno le leggi (dalle quali dipendono il bene dell’Italia e le vite di tutti i nostri connazionali!). E rimandare di altri cinque anni il momento nel quale la politica italiana prende atto di tutto ciò e riporta al suo interno dei veri legislatori (facendo sì che tutti debbano sottoporsi al giudizio, nel confronto – diretto – con un altro candidato, degli elettori), ci parrebbe molto poco responsabile e ben poco foriero di possibile, rinnovato “credibilità e prestigio” per la nostra Nazione. Lì, e non altrove, sta il cuore (come si è visto anche in queste ore) di ogni questione

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La ‘ordinata chiusura’ sia breve (per come la vediamo noi, è già stata sufficientemente – e inutilmente – ritardata).

Gli italiani sono stanchi (e non riescono più a sopportarne le conseguenze – sulle LORO vite!) di una politica che si occupa (solo) di se stessa (possibilmente, in un ‘salotto’ televisivo).

Come inevitabilmente – per colpa di Berlusconi. Che può esercitare però la propria golden share perché, ancora una volta, non si è ritenuto doveroso togliergli il pallino del gioco. Così come accadde con il conflitto di interessi – sta avvenendo (anche. Soprattutto?) in queste ore

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Per chi non avesse capito, la (vera) ragione della sfiducia (in potenza) al governo Monti è la ‘minaccia’ – tra legge elettorale e ad hoc – alla candidabilità dei corrotti nel Pdl (che, al momento, persiste! In quanto il decreto dovrà comunque essere approvato dal Parlamento. Un Parlamento che, nonostante le rassicurazioni di La Russa, farà – per parte della destra – ne siamo certi, di tutto per affossarlo).

Ancora una volta, non NEL (nostro) interesse (dell’-intero-Paese), ma PER UN (im-proprio) interesse (illegittimo e particolare)

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Ma di chi è la colpa se siamo ancora in balia del Cavaliere? Nostra, che non abbiamo tempestivamente tolto la sede del nostro potere legislativo dalle sue mani (e alla sua maggioranza composta – anche – di molti gaglioffi)

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L’uguaglianza si ‘ottiene’ indicando a tutti un più alto obiettivo (che superi – in ‘attrattiva’ – gli interessi – di ciascuno – e) che richieda – per essere raggiunto – la declinazione del merito nella collaborazione

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Se i partiti non trovano un accordo (confermando il loro interesse – autoreferenziale), il presidente Monti intervenga e promuova per decreto una nuova legge elettorale che – attraverso la reintroduzione dei collegi, (magari anche delle primarie! Nessuna regola dice che per raggiungere, finalmente, la – nostra – modernità si debba giocoforza aspettare – i comodi dei politicanti, e – un’altra legislatura,) un impianto che favorisca la chiarezza delle scelte e la governabilità e regole stringenti per la candidabilità (torniamo a ripetere che ‘candidato’ deriva da ‘candidus’, che significa bianco, dal colore della toga che i senatori di Roma indossavano a riprova delle loro Alte onestà e responsabilità!) – ristabilisca la democrazia nel nostro Paese.

Non possiamo permetterci – non possiamo accettare! – lo sfregio di altri cinque anni con il nostro Paese in balia di un Parlamento – il luogo nel quale si fanno le leggi! – popolato (anche) da corrotti e i cui membri siano stati nominati da coloro che hanno ridotto – in trent’anni – l’Italia sull’orlo del fallimento

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Repubblica: “Spread giù, Monti brinda”. Al successo delle politiche di Draghi. E si sente subito legittimato a riparlare (“Mi avete frainteso”) di privatizzazione della sanità

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“Costretto a rivolgersi ai centristi presidiando il territorio di sinistra”. Dopo le primarie (e i sondaggi al 34%), Pigi Battista ha fretta di ricacciare il Pd nella sua riserva indiana

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Tutti chiedono “più risorse” (per i – propri – settori). Ed è vero che tocca alla Politica assicurarne (facendo funzionare il sistema) una (sempre maggiore) disponibilità.

Ma un po’ di assunzione di responsabilità (da parte di ciascuno di noi) per la sostenibilità (per la tenuta complessiva. Non solo dei conti) delle (specifiche) voci di spesa (e dunque per una migliore efficienza di ogni singolo ‘comparto’) andrebbe auspicata (da parte di una – stessa – Politica che avesse rinunciato ad ogni tentazione – al – facile – accomodamento e – al compromesso)

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Quando, nel suo discorso dopo la vittoria, Pigi ha fatto riferimento al suo programma di andare in Libia, nelle prossime ore, perché “l’Italia deve recuperare il suo profilo (di leadership) nel Mediterraneo”, i rappresentanti della stampa moderata in un importante studio televisivo hanno (sbarrato gli occhi e) cominciato a farfugliare (nervosamente) delle difficoltà che il centrosinistra potrà avere a governare a causa della presenza di Vendola nella coalizione.

Quando il Partito dell’Italia si mette a fare Politica – e la soluzione di un possibile progetto di sviluppo comune con le regioni dell’Africa settentrionale attraversate dalla Primavera araba è il più importante intendimento Politico (e non, soltanto, ‘tecnico’ o ragionieristico) espresso da un possibile primo ministro del nostro Paese negli ultimi vent’anni (e, probabilmente, non solo) – chi si oppone a tutto ciò capisce che la possibilità di un cambiamento REALE è molto più (vicina e) concreta.

E sa che, se ciò avverrà, lo spazio per i populismi della destra, gli interessi (particolari), la manipolazione della verità perpetrata in questi anni da chi vuole più bene a se stesso (e ai propri affari) che al nostro Paese, sarà prossimo a ridursi, a favore del ritorno della Politica vera e del (a quel punto, sempre più) possibile, Rinascimento dell’Italia (e cioè della fine di ogni parassitismo e della bella vita condotta alle spalle – e mettendo le mani nelle tasche – di tutti i cittadini onesti)

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La libertà non è la facoltà di fare ciò che si vuole nel rispetto delle leggi. Ma la capacità di discernere e praticare ciò che è giusto

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“Che cos’è il pensiero progressista (e – socialista) se non questo?

E’ la direzione consapevole e democratica, quindi non autoritaria, non repressiva, nei processi economici e sociali con il fine di uno sviluppo equilibrato, della giustizia sociale e della crescita del livello culturale dell’intera umanità”.

Enrico Berlinguer

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Il governo Monti (e – il “ministro” – ? – Profumo – per intenderci, quello degli iPad in vece dei nuovi programmi – ma, col senno di poi, meno male che non ci abbia messo mano – e dell’aggiornamento didattico – in particolare) continua a (occuparsi, e a) fare gli interessi di (soli,) pochi (privilegiati), ipotizzando, ora – dopo aver messo in discussione, ieri, il futuro della sanità pubblica – di togliere l’Imu alle scuole paritarie (eravamo stati, ancora una volta, facilmente previdenti).

Mentre il numero degli italiani che faticano a (soprav)vivere (e magari, ‘grazie’ a quella – possibile – esenzione fiscale alla ‘scuola dei benestanti’, non potranno dare una – degna! – istruzione – perché di questo, si parla! – ai loro figli) cresce (a differenza di un Pil che le non-riforme dell’”agenda Monti” – ? – non hanno nemmeno lontanamente sfiorato. Se non costringendolo al peggior risultato della Storia della Repubblica italiana: -2,3%; il record precedente risaliva al ’92 – gli anni di Tangentopoli e delle stragi, per capirci. E – tuttavia – si fermò – allora… – a -1,7%) sempre di più

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Il (libero) mercato (in Italia. Essendo la sovranità nostra e non degli investitori) potrà essere deregolato (e, financo, ‘allargato’. Sostenibilmente! E, a quel punto, utilmente) in misura (progressivamente) proporzionale all(‘impegno – Politico! – messo – concretamente! – in ‘campo’ per favorire l)a crescita (culturale. E, quindi, ‘sociale’) dei nostri connazionali

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Leggiamo (ma non crediamo a) piani per tornare a votare tra un anno o due a seconda che vincano Matteo o Pigi (e che si formino un esecutivo ‘di sinistra’ o uno ostile alla vecchia classe al potere).

Dopo il voto (e – chiunque abbia vinto le primarie!) tutti impegnati (ventre a terra!) per fare il bene (ESCLUSIVO! Unico, possibile scopo della Politica) del Paese con il governo del Pd (ultima occasione! Per la Nazione – tutt’oggi, per chi lo avesse dimenticato, sull’orlo del fallimento! – e ‘nostra’). Chiunque (! Non ci importano le – attuali – divisioni) non lo facesse avrebbe sulla coscienza l’Italia

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(Più o meno) tutti (i centristi – programmaticamente autoreferenziali – non contano): “Male Monti”.

I giornali (che, anche i più affini, non mancano di criticarlo – ormai, continuamente); i partiti.

Non si venga a dire allora che ‘ritardare’ la data del voto è per il bene dell’Italia

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Dopo la decisione del Consiglio di Stato (al voto in Lazio entro 90 giorni) election day il 10-11 febbraio per restituire dignità (e un governo!) alle Regioni e al Paese

Un election day il 10-11 febbraio (com’era previsto in un primo momento!) per ridare (raccogliendo l’assist della ‘inevitabile’ decisione del Consiglio di Stato!) al più presto un governo alla Regione s-governata (e umiliata. Con la protervia che ha portato la presidente uscente a giocare sulla pelle dei propri corregionali per reiterare per altri otto mesi – ora per fortuna ‘interrotti’ – lo sperpero di risorse pubbliche e della – rimanente, scarsa – dignità delle nostre istituzioni che li avevano costretti a subire i consiglieri come Batman Fiorito, e per dare qualche chance in più ai laziali di dimenticare lo scempio a cui i loro attuali s-governanti li avevano sottoposti, potendo così confidare di riciclarsi nella prossima legislatura) da Renata Polverini, alla Lombardia (due delle prime cinque regioni della Nazione! Le regioni di Roma e Milano) e, ‘soprattutto’, all’Italia.

Per gli aficionados, Monti resterà in carica fino al giuramento del nuovo governo (Politico!) per la normale amministrazione.

E’ (non da oggi!) la soluzione più ragionevole e nell’interesse dell’Italia. Se qualcuno vuole scegliere percorsi diversi, sappia che non sarà però per il bene del Paese

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E’ vero che il governo Monti ha esaurito la propria carica propulsiva dopo la ‘caduta’ (provocata dallo scostamento del centrosinistra – propiziato su queste pagine) sul tentativo di abolire (tout court) l’art. 18.

Proprio per questo (bisogna superare – improduttive – tentazioni consociative – tra classi ‘dirigenti’ – ? – autoreferenziali, e) servono una destra e una sinistra: una parte che stia con le Persone (cioè con gli italiani) ed una che faccia gli interessi dei (soli) mercati (esattamente come sta facendo il premier); una parte che privilegi la competizione (fine a se stessa) ed una che punti invece a valorizzare le nostre (ineguagliate!) risorse umane con l’educazione e la formazione in un impianto (meritocratico ma anche) all’insegna della collaborazione; una parte che creda nella ricerca e nell’innovazione e una che vuole conservare lo status quo. Una parte, insomma, che ‘stia’ con TUTTI gli italiani (e – ‘con’ l’Italia) e una con pochi (privilegiati): queste sono, oggi, la destra e la sinistra. Non scegliere tra queste due opzioni significa consegnare il Paese ad un (perdurante) immobilismo. Ovvero, al netto degli interventi di… Draghi, ad un sicuro fallimento. Anche se magari dilazionato di un po’

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“Le liste le faremo noi, non lasceremo mica mettere bocca al ragazzetto” (Franco Marini). “I candidati li deciderà il partito, di certo non Renzi” (Rosy Bindi). E se, invece, li scegliessero (come dovrebbe avvenire! Attraverso primarie ‘per i parlamentari’. E giudicando sulla base “della qualità”, come ha detto Massimo D’Alema, e non di altri canoni – quali che siano – che non hanno nulla a che vedere con la – Alta – responsabilità di contribuire a determinare l’indirizzo Politico del nostro Paese facendo le leggi) gli italiani?

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La partecipazione è solo una delle due ‘chiavi’ della democrazia (attiva). L’altra è la Politica (nella sua capacità realizzativa – concreta). Attenzione a non frustrare (e – tradire) una partecipazione che se non sarà seguita dall’assunzione di responsabilità di agire – adottando ‘immediatamente’ soluzioni – reali! – da parte ‘nostra’ (e non solo) – rischia, sul medio-lungo periodo, di rivelarsi una potenziale arma a doppio taglio (per il Pd ma, soprattutto – per la democrazia stessa, e – per il Paese).

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Quando capiremo che in un Paese in cui l’analfabetismo (di ritorno) raggiunge il 70% dei nostri connazionali, la più potente leva di crescita sta, inevitabilmente, nella cultura (popolare: anche attraverso il ‘mezzo’ – ! – televisivo!), nella scuola (da rendere di nuovo, come riconosce anche Monti, il punto più avanzato dell’istruzione nel mondo, ‘insistendo’ su un rafforzamento e ‘rinnovamento’ – ma in senso qualitativo! Per il bene dei nostri giovani e dunque dell’Italia, e non a fini di – mero – nuovismo. Come rischia di produrre la ‘semplice’ distribuzione di IPad – dei “piani – didattici e – pedagogici”), nella formazione (con cui quel ‘ritorno alla cultura’ come nostro ossigeno, ossigeno dell’Italia già culla della civiltà, può tramutarsi ‘direttamente’ in crescita – del Pil)?

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“Le elezioni dunque saranno sempre la riconciliazione di un popolo. Ed ogni volta, ad attendere gli elettori alle porte dei seggi, ci saranno lunghissime file di ombre: i nostri morti. I giovinetti partigiani caduti alla macchia; i vecchi che non parlarono sotto tortura e morirono; le donne; e i bambini spariti nelle nebbie delle deportazioni. Chiederanno pace; ed è lì che, con la democrazia, pace avranno”.

Piero Calamandrei

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Cazzullo: “Ma dei candidati M5S non si sa nulla!”. Battista: “Editto di Grillo sui talk show”. Povera la democrazia che ha bisogno di eroi (televisivi)

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Il governo Monti è l’emblema dell’immobilismo. Al Centro ‘sta’ chi non sa scegliere. L’Italia ha bisogno di decisioni, l’(in)decisionismo dei centristi è un problema. Loro

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Obama e Clinton: “Morsi decisivo per risolvere la crisi di Gaza. Rafforzata la la leadership – di pace! – dell’Egitto nell’area mediorientale”.

Lo ripetiamo da mesi, l’elezione del neo-presidente egiziano non è (stata) un ‘incidente’ ma un tassello-chiave del possibile mosaico di integrazione culturale ed economica tra Europa e Nordafrica (per compiere ‘così’ – com’è avvenuto in queste ore! Ma senza la ‘partecipazione’ del Vecchio continente – e-dell’Italia! – i cui politicanti erano più interessati a discutere di quante e quali altre risorse aggravare il ‘conto’ – da far pagare ai nostri concittadini europei! – del finanziamento ad oltranza del -misconosciuto! Per gli interessi dei mercati – fallimento greco – anche una straordinaria ‘missione’ – per la pace tra israeliani e palestinesi e – per la liberazione dello – stesso – Continente nero)

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Quando capiremo che la Grecia non potrà essere salvata pretendendo che (ri)paghi tutti i propri debiti, buco nero (senza fine) nel quale buttare (a fondo perduto!) miliardi di nostre risorse altrimenti impiegabili per rigenerare immediatamente – in chiave strutturale! E non solo per ‘tamponare’ le spese – autoreferenziali – di politicanti irresponsabili che ‘ci’ hanno preceduti – la crescita delle – nostre! – economie?

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L’elezione del neo-presidente egiziano ha rappresentato (e rappresenta) un tassello-chiave del possibile progetto (di rifare del Mediterraneo il centro – economico, culturale – del mondo e) di integrazione tra Europa e Nordafrica.

Quali garanzie stiamo aspettando, ancora, per capire che Morsi vuole la pace e la democrazia, e per offrire da subito la partnership del nostro Paese per un possibile progetto di sviluppo comune (con l’”intera” costa settentrionale dell’Africa ‘liberata’ dalla Primavera araba)?

Senza dimenticare di poter in questo modo risolvere anche la crisi di un (nostro) meridione europeo – la Grecia, la Spagna, il nostro Sud: le tre aree in difficoltà! Vero buco nero delle finanze pubbliche del Vecchio continente – che non può ragionevolmente sperare di agganciare il traino di una propria ripartenza, ad una mittel-Europa lontana (geograficamente e ‘concettualmente’) migliaia di chilometri.

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Il presidente egiziano Morsi si candida con decisione (con l’azione diplomatica svolta nella crisi di Gaza, ma in realtà con tutta la sua storia – e quindi con il suo probabile, già effettivo, impegno) a (futuro) Premio Nobel per la Pace

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Ichino propone lo snellimento (anche – linguistico) del diritto del lavoro. Giusto. Deve valere per l’intera legislazione (anche – ‘in fieri’), incomprensibile e quindi tanto più ‘debole’ (e – democraticamente e ‘praticamente’ – ‘inimpugnabile’ – come invece dovrebbe essere! Ovvero incontestabile quando si tratta di rispettarla – in tutti i sensi – discutibile quando si tratta di ‘rivederla’ – Politicamente) dai cittadini

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Al ‘netto’ di Tabacci (e chiarendo che non si tratta di un endorsement: l’unico ‘endorsement’ de il Politico.it è, da tempo, per il Partito Democratico – complessivamente), di ‘chi’ sarà (stato) il merito se la fascia più coinvolta nell”ascolto’ del confronto di lunedì scorso tra i (nostri) candidati (alla) premier(ship), è stata (imprevedibilmente) quella dei 20-30enni?

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Monti: “Chi governerà deve avere come obiettivo quello di continuare a garantire crescita”. Di quale crescita (da continuare a garantire) parliamo, signor presidente del Consiglio? (Il Pil, lo ricordiamo, in questi ultimi dodici mesi è tracollato a -2,3% – con una previsione – tra l’altro di Confindustria, non di qualche fantomatico “movimento antagonista” – di un’ulteriore caduta nonostante le stime – smentite dall’Istat – di Monti che prometteva una “luce in fondo al tunnel” e una ripresa nel 2013)

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L’uguaglianza si ottiene indicando a tutti un più alto obiettivo (che superi – in ‘attrattiva’ – gli interessi – di ciascuno – e) che richieda – per essere raggiunto – la declinazione del merito nella collaborazione

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Capolavoro di Scalfari (nella prima parte sul rinvio di altri quattro mesi – ! – del voto nella Regione Lazio sottoposta allo scempio dello sgoverno dei Fiorito e delle Polverini).

Nell’ultimo capoverso torna il complesso di inferiorità del centrosinistra: il Pd non è il Pci, e non ha bisogno di alcun contrappeso a destra per “entrare nella maggioranza e nel governo” e assumersi la responsabilità della guida di questo Paese

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E mentre il Paese va allo scatafascio, i politicanti (possibilmente in tivù!) continuano a dibattere del futuro di Monti #autoreferenzialità

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Questo articolo è stato pubblicato da il Politico.it due giorni prima degli scontri di piazza a Roma. Sulle nostre forze di sicurezza (nella stragrande maggioranza dei casi ‘composte’ da Persone oneste e responsabili! Ma proprio per questo) da troppo tempo è calato un silenzio (mediatico) che pregiudica quella trasparenza che è condizione sine qua non per garantire meritocrazia (nella selezione del personale e nell’assegnazione dei ruoli) e quindi democraticità (delle scelte e dei comportamenti. Anche negli ‘scontri’ – ? Che non si comprende perché ‘debbano’ essere tali – nella maggior parte delle circostanze (pacifiche) – con gli studenti)

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Più che il sistema ‘di’ governo, dovrebbe contare IL governo (cioè l’azione nell’interesse dei cittadini. E non la chiacchiera politicista su come organizzare una Politica la cui prima forma di – vera – ‘organizzazione’ dovrebbe consistere nell’assunzione di responsabilità di fare finalmente – per gli italiani! E non per se stessa – ciò di cui il nostro Paese ha bisogno)

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Polemiche per la scelta dei cinque candidati Pd alle primarie di indicare – nel (nostro) pantheon – ‘soltanto’ personalità ‘cattoliche’ e non ‘di sinistra’ (?). Non faremmo queste differenze guardando alla Storia con la lente…deformante delle dinamiche (partitocratiche e politicanti) di oggi: De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini, Mandela… queste sono, personalità di sinistra. E poi chi è veramente ‘cattolico’ (che, per altro, significa ‘ecumenico’: e qual è il più ‘futuribile’ dei valori della sinistra – del futuro – se non l’ecumenismo ‘mondialista’?) non può non essere ‘di sinistra’ (in senso ampio!). O non è intimamente cristiano

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Già liberisti propongono aziende di Stato per uscire dalla crisi. Non serve: purché la Politica coordini l’innovazione (e l”integrazione’) delle imprese (private)

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Un bel confronto tra cinque persone oneste e responsabili, chiunque vinca delle quali agirà (ne possono essere certi gli italiani) nell’esclusivo interesse del nostro Paese

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Samorì (il “dinosauro” – così da lui definito – di Berlusconi): “Abbattere il debito pubblico (da 2000 a 1750 miliardi) attingendo alla (facendo piazza pulita della) riserva aurea della Banca d’Italia” (tra l’altro una proposta già avanzata, insieme all’ipotesi di vendere le nostre spiagge – ! – dall’ex ministro Tremonti).

Ma a che serve dilapidare il nostro patrimonio (sia questa parte o i nostri stessi beni immobiliari, a meno di non riuscire a piazzarne sul mercato più di quanti al momento non sia prevedibile di riuscire a s-venderne; a contenimento della speculazione e in chiave difensiva), per ridurre il nostro carico di ‘pendenze’ di una quota tanto irrisoria, che sarebbe immediatamente (ri)accumulata nel giro di due-tre anni, senza avere ottenuto (per questa – stessa – ragione!) alcun significativo beneficio in termini di calmierazione dei tassi di interesse e di liberazione di risorse per far ripartire la nostra economia?

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Il Mattarellum non è la migliore legge elettorale. Ma è la migliore tra quelle che si potranno approvare in tempi utili (richiedendo un unico voto su di un modello che, come si dice, ha già consentito due vittorie della destra e una della sinistra e che abbiamo ‘quindi’ già sperimentato! Senza che i politicanti, pena il – suo – ineludibile affossamento – e stravolgimento – nel dis-interesse del Paese – ci debbano mettere le mani) per poi tornare (nell’ineluttabile, a rigor di logica, election day di fine gennaio) alle urne (restituendo ai cittadini la possibilità di ‘scegliere’ i parlamentari. E all’Italia un sistema elettorale-istituzionale che, evitando di far nascere la nuova legislatura sotto i – cattivi – presagi di ulteriori instabilità e ingovernabilità, consenta di ripartire – per altri cinque anni. E non ci costringa a tornare a votare fra qualche mese per assecondare un nuovo capriccio della politica autoreferenziale – e antidemocratica).

La caduta di Berlusconi (nel ’95) e i governi D’Alema I e II e Amato II? La legge elettorale certo aiuta (la governabilità); ma poi dentro la cornice bisogna metterci ‘anche’ (…) la Politica (! Che è assunzione di responsabilità ‘diretta’! E non pigro accomodamento nei limiti – in tutti i sensi! – di regole immaginate come (auto)sufficienti. E – a cominciare dalle politiche industriali).

E che si presentino agli italiani proposte (anche in termini di composizione di alleanze! Tenendo in conto che la capacità – centripeta – di attrazione delle due principali ‘forze’, al netto del M5S, continua ad essere maggioritaria, come dimostra l’esclusione – nostro malgrado – delle liste di Sel dal Consiglio della Regione Siciliana; e che quindi non c’è alcun bisogno di ‘raccattare’ anche il Mastella o il Turigliatto di turno) che essendo nette e chiare e definite nell’esclusivo interesse della Nazione, scongiurino imprevisti ‘fino’ al 2018.

Quando l’Italia, lo si spera, potrà avere imboccato una direzione (democratica) netta (accedendo – finalmente! – alla modernità), avendo potuto contare – dopo trenta di ‘astinenza’ – su cinque anni di Politica vera

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E brancolo fra uomini induriti

da un odio cieco per Dio, Patria e ideologia:

Denaro e Potere si travestono

per render schiavi gli animi eccitati.

A volte, come questa sera,

una stanchezza infinita pesa su di me

e mi sento vecchio d’anni e d’affanni.

Vorrei fermarmi, per sentire il profumo di muschio,

per intonare il mio canto con l’acqua del ruscello,

e lasciarmi accarezzare dalle bianche dita del vento.

Mi fermerò coi vecchi pensionati nei giardini

a seguire il ritmo cadenzato della ruspa

e dei pensieri.

Sandro Pertini

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Ma davvero – come sostiene stamane Repubblica – si starebbe valutando (per evidenti ragioni di bilancio! Che suggerirebbero però, semmai, un anticipo – e non un posticipo – dell’election day) di reiterare (non più solo il proprio immobilismo, ma) anche (quello di) Lazio e Lombardia (s-governate da presidenti ‘de-caduti’ per gravi casi di corruzione – nell’ambito delle loro giunte/ Consigli) fino al 7 aprile, ‘per’ non ‘anticipare’ (elezioni) Politiche che l’Italia aspetta per (ri)cominciare (ad uscire dalla crisi), piegando a ‘questo’ obiettivo (di – propria – sopravvivenza) il rinvio del rinnovo – urgente, per evitare un ulteriore degrado della Politica e dell’immagine delle nostre istituzioni – delle amministrazioni – delegittimate – in due delle prime cinque Regioni del nostro Paese?

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Il vero cambiamento non sono le ‘quote rosa’, ma le ‘quote azzurre’: fin’oggi gli uomini hanno straripato nelle cariche pubbliche; possibile e giusta una inversione radicale

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Monti: “Pensare ai problemi, non alla leadership”. Anche perché l’(unica) leadership (possibile) è di chi si occupa dei problemi (degli italiani)

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Oggi tutti parlano del disegno di legge che introduce lo studio del nostro Inno Nazionale nelle scuole. Una scelta (rara, in questo Parlamento) benemerita: perché per intanto potrà restituire alle generazioni che verranno quel sentimento patriottico (del tutto assente dagli orizzonti, strettamente utilitaristici, della classe dirigente oggi al potere, che) porterà quei giovani italiani, una volta assurti a loro volta alla guida dei vari ‘comparti’ della nostra Nazione, a pensarci due volte prima di assecondare fenomeni di corruzione (in senso ampio) che possano recare danno al loro Paese.

Come sempre ci si ‘dimentica’ dei veri autori della norma: furono Franco Laratta, il deputato del Pd, e Alberto Losacco, insieme ad altri quattordici parlamentari Democratici, ormai quasi tre anni or sono, a depositare per primi questa proposta nel tritatutto dei pdl di Montecitorio.

La proposta di legge “originale” fu peraltro anticipata, per la prima volta, su il Politico.it

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La vera (contro)svolta alla campagna di Obama la diede Biden nel confronto tra candidati vicepresidenti in cui ridicolizzò Ryan

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Caro Pigi, “noi non ci stiamo” non basta (più): se pensi che sia venuto il momento di non accettare più tradimenti e infingimenti alle (tue) spalle (e ‘sulle spalle’ dell’Italia), se pensi che sia giunto il tempo che tutti gli italiani abbiano finalmente un governo che agisca nel loro, esclusivo interesse (senza interpretare interessi – particolari), se pensi che sia venuto il momento di portare la tua (la nostra!) serietà e la tua lealtà alla guida del Paese (oggi nelle mani di personaggi spregiudicati e disposti a tutto pur di mantenere le proprie rendite di posizione), è ora che tu ti assuma fino in fondo la responsabilità che hai come leader del primo partito italiano, e consenti all’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione, di fare finalmente (come non potrà fare senza avere prima assunto il potere!) ciò di cui l’Italia ha bisogno

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Avere il 60% del patrimonio artistico Unesco non significa avere soltanto un grande patrimonio da ‘offrire’ ai nostri turisti, significa avere una tradizione (storica, culturale) ineguagliata, significa poter(la) (ri)generare (in nuova) Storia: è una scommessa – una sfida – di innovazione (di – nuova – civilizzazione), non (solo) di ‘conservazione’ (dei beni che ci sono stati tramandati dal passato)

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Ma si può concepire una rivoluzione copernicana nel modo di accedere alla conoscenza, partendo semplicemente da criteri di ordine economico? E’ evidente che la prospettiva può essere quella di una maggiore digitalizzazione delle nostre scuole, ma il rischio – trasferendo sui tablet l’”intera” attività di studio di – sia pure – ragazzi (di istituti superiori) di 15-16 anni – è di accentuare una ‘superficializzazione’ del modo di studiare e di pensare che a lungo andare può ridurre il potenziale educativo e formativo dell’istituzione scolastica. Cioè l’opposto di ciò che dovremmo perseguire come priorità assoluta per la ricostruzione e per creare le premesse del possibile, nuovo Rinascimento dell’Italia

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Province tagliate (“Processo irreversibile”, dice il ministro Patroni Griffi). Election day in Lombardia, Lazio e Molise (contro le ‘resistenze’ polveriniane). Se il governo Monti governasse (sempre così) – attingendo se del caso a piene mani (come già avvenuto! Ma senza sufficiente ‘convinzione’ e la necessaria continuità) alle (varie, e ormai notorie; ma cercheremo di (ri)generarne ‘sempre’ di nuove) proposte messe (generosamente e disinteressatamente) a disposizione di chiunque voglia contribuire a realizzarle, dal giornale della politica italiana (nell’esclusivo interesse del Paese), persino il Politico.it – fedele ai valori fondanti – ogni moderna democrazia – dell’onestà e della responsabilità, libero di esprimere le proprie critiche e al tempo stesso di riconoscere – ogni qual volta lo ritenga giusto – ciò che di buono è stato fatto – potrebbe ritenere possibile e persino utile una ‘riedizione’…

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Pigi dice che i cittadini chiedono una Politica “di cambiamento E di governo”. Ma il cambiamento è, (il) governo (e viceversa). O non è

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Se dallo spoglio del voto in Sicilia uscirà un Pdl a pezzi (magari terza forza dietro a M5S), per il governo Monti le ore si faranno contate

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Riguardo alla credibilità di Monti, per noi – e per tutti coloro, s’intende, che vogliono ‘rompere’ con gli ultimi trent’anni di auto-referenzialità (che in questo, è consistita! Non solo nel nostro Paese – /agli interessi dei ‘mercati’) – un presidente del Consiglio è credibile quando disegna una Politica (di crescita! A 360°) per la propria nazione, non quando emette (sia pure, credibilmente – ?) (soltanto) annunci (o – confuse, e spesso strumentali – misure di puro ragionierismo, come con l’ultima legge di in-stabilità); in questo senso il Pd, pur con tutti i (suoi) limiti (della – sua – attuale classe dirigente), è molto più “credibile” (in senso Politico! E non puramente propagandistico) dell’attuale presidente del Consiglio

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“La cultura politica dei partiti, dei media, dell’opinione pubblica è la stessa di un matematico che metta in colonna i numeri senza mai arrivare alla loro somma. I media, in particolare, accumulano dati senza mai pervenire a una loro sintesi”.

Piero Ostellino (Corriere della sera, mercoledì 24 ottobre 2012)

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Cancellieri: “L’antipolitica sfocia in dittatura”. No; è la politica autoreferenziale e fine a se stessa – che genera, lei!, l’antipolitica – la politica che si occupa di se stessa e se ne frega dei cittadini, la politica inconcludente a preparare il terreno a possibili ‘svolte’ autoritarie

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Sinistra non è soltanto merito. O merito non è solo competizione. Merito è Educazione. Merito è istruzione. E (conseguente) società della collaborazione.

Non è soltanto “condizioni di partenza uguali per tutti”. E’ offrire condizioni di partenza ottimali a tutti, mentre oggi la tendenza è a laisser faire anche sul piano dell’Educazione e dell’istruzione, ‘affidate’ di fatto a quella società dei consumi che ci rende “finalmente” consumatori e non più cittadini. Un po’ tagliata con l’accetta, ma ci torneremo su.

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Zingales: “Perchè lo Stato dovrebbe fare il produttore (di film)?”. Ovvero: perchè il nostro semplice patto “regolatore” dovrebbe occuparsi della nostra crescita (culturale)? Perché siamo una comunità (di Persone), e non un mercato (o una banca – d’affari). E le comunità si occupano dei loro membri e non soltanto di lasciar far loro più soldi

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“Signori, le classi elette dell’umanità non governano più l’uomo. Le sorti del genere umano sono ora nelle mani della gente comune di tutto il pianeta. Soddisfateli, e avrete giustificato non solo la loro fiducia, ma anche stabilito la pace. Fallite in questo compito, e nessun accordo servirà a stabilire la pace nel mondo“. Thomas W. Wilson, presidente degli Stati Uniti d’America; Parigi, 1919: conferenza per la Pace della Lega delle Nazioni

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Si tratta di una semplice ‘suggestione’, ma – parlando ‘solo’ di Cinema – due dei tre più grandi attori viventi (De Niro e Pacino), due dei cinque maggiori registi (Scorsese e Coppola) sono italo-americani (e quando i grandi del cinema contemporaneo sono chiamati ad indicare un riferimento, un esempio, un film o un autore che li abbia ispirati più degli altri, la – loro – memoria corre sempre, “chissà perché”, al nostro neo-realismo): ci sarà un motivo se l’eccellenza mondiale della Cultura – a 360°: comprese la ricerca scientifica ed esclusa probabilmente quella tecnologica per la semplice ragione che l’autoreferenzialità della politica degli ultimi trent’anni, ci ha tenuto fuori – ma il primo pc fu inventato dall’Olivetti negli anni Sessanta! – dalla nuova frontiera dell’innovazione umana – è, storicamente, sempre e ‘solo’ italiana?

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‎”Il Parlamento della Prima Repubblica era più qualificato, è questione di morale non di età”. (Tabacci) Quella stessa morale che suggerirebbe di non candidarsi alle primarie per la premiership mentre si ha la responsabilità di un assessorato (al Bilancio!) nella giunta della capitale economica del nostro Paese

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Formigoni: “Non possiamo permetterci una Regione (Lombardia) in agonia fino ad aprile”. Vale lo ‘stesso’ per l’Italia

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La partecipazione non è “un rischio”, ma la regola fondante la demos-crazia, potere del popolo (che, per esercitarlo, deve appunto – poter – partecipare)

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Lo ripetiamo: se una squadra (il Pd) sta vincendo la partita (le – possibili – elezioni – anticipate), non deve fare ‘niente’ (altro: primarie, alleanze, congressi – !), bensì solo ‘chiudere’ il confronto (andare al voto ‘ora’, vincere – come SOLO ora ha la – comunque relativa – ‘certezza’ di poter fare – e fare finalmente ciò di cui l’Italia ha bisogno).

Pena il rischio (che solo una classe dirigente da troppo chiusa nel fortino e che pensava, ad esempio, che Renzi non sarebbe stato competitivo con Pigi, può non vedere) di una ‘rimonta’ degli avversari (siano essi la destra tout court o possibili soluzioni consociative e inciuciste – senza le quali non ci sarebbe comunque Monti-bis! – che mirino a riportare/ tenere Monti a Palazzo Chigi)

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Anche “Repubblica” lo ammette: il governo Monti ha fallito. Ma, caro Giannini, se l’”agenda Monti” (che non esiste) non fa l’interesse dell’Italia, è difficile pensare di scindere questo dalla figura di Monti, di cui quell’agenda (?) rappresenta la ‘cifra’ Politica (cioè l’assoluta inconsistenza, oltre una grande capacità – che trova conferma anche nella materializzazione, sia pure mediatica, di un progetto che non c’è! – di promozione della propria immagine pubblica)

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Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista (e oggi con il suo ‘passo indietro’ e relativa apertura ad una possibile prosecuzione del mandato di Monti, ndr), Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi

(25 maggio 2012)

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Il Wall Street Journal: “Mario ha avuto ragione: il suo intervento ha ‘salvato’ l’euro”. Draghi però, non Monti (che, in compenso, non ha salvato l’Italia, visto che l’unica “salvezza” è venuta dalla stabilizzazione dei mercati, ottenuta appunto dal presidente della Bce, e che il mantra liberista del ‘lasciar fare’ – gli attori economici – ha ‘impedito’ al presidente del Consiglio di assumere alcuna misura utile a rigenerare la crescita)

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Un governo che alza le tasse (ai poveri), taglia i servizi (ai poveri), e poi non concede nemmeno un po’ di respiro (non agli evasori ma ai poveri) – togliendo ad esempio la casa senza se e senza ma a chi magari ha lavorato una vita per poterla acquistare e lasciare in eredità ai propri figli – e che per di più non fa nulla per far ripartire la nostra economia (e dunque per creare le condizioni strutturali per rendere sostenibili e ‘giusti’, in prospettiva, quei ‘sacrifici’), non è un governo onesto. E chi lo sostiene (lo vota in Parlamento, un Parlamento che per questa stessa ragione (?) continua a lasciare in balia della maggioranza scellerata, organica ai Batman Fiorito, che ci ha ridotti nella condizione attuale) sostenendo – nello stesso momento! – di essere il ‘partito dei lavoratori’ (o delle persone più deboli), farebbe bene (a chiarirsi le idee e) a sottoporsi ad un esame di coscienza (anche perché altrimenti questo andazzo ‘minaccia’ – insieme ad una crisi contro la quale nessuno continua a fare alcunché – di proseguire per altri sei-sette mesi. …Più altri cinque anni?)

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Caro Pigi, c’è un ‘solo’ modo per scongiurare ogni possibile tentazione di Monti-bis (che non farebbe il bene degli italiani): portare il Paese alle elezioni prima di Natale e assumersi la responsabilità (che il Pd ha come forza che rappresenta l’area di opinione e sensibilità più onesta e responsabile della nostra Nazione) di fare finalmente (adesso! E non tra altri sette, incomprensibili mesi di campagna elettorale e di annunci(!), mentre sempre più italiani scivolano sotto la soglia di povertà) ciò di cui l’Italia ha bisogno (e che Monti, ‘fermo’ dal giorno (?) in cui Draghi gli ha tolto la patata bollente dell’imminente – e reiterato dalle stesse politiche economiche (?) di questo governo! Che, a suo – stesso – dire, hanno aggravato la recessione – rischio-default, non considera nemmeno compito dell’esecutivo – nonostante le richieste degli imprenditori, che auspicano politiche industriali e non la ‘semplice’ abolizione dell’art. 18 – fare, e che quindi, prevedibilmente, non farà mai)

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La corruzione (in primo luogo morale) non ci “costa 60 miliardi”, ci costa (in toto!) l’attuale declino (e – correlativo – rischio fallimento), perché nega alla radice ogni possibilità stessa di (fare) Politica (vera)

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Secondo Micciché “è stato un errore” per “ragioni di marketing turistico” intitolare l’aeroporto a Falcone e Borsellino. Qualcuno gli riferisca, visto che è candidato Presidente della regione Sicilia, che il primo freno al turismo è la mafia. E non eroi civili dell’antimafia, che sono patrimonio dell’umanità. GIULIA INNOCENZI

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Non è un caso che Renata Polverini sia ‘nata’ (“politicamente” – ?) a Ballarò

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Sulle velleità indipendentiste della Lega

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“Un incontro con le parti sociali è previsto per il 12 settembre…”. “Il premier aspetta una proposta congiunta per la prima settimana di ottobre…”. Ma lo capiamo o no che questi tempi sono troppo lunghi? Che bisogno c’è di spalmare ogni intervento (poi puntualmente mancato!) di mese in mese? L’unica spiegazione è che si voglia ‘vincolare’ la permanenza in carica dell’esecutivo a sempre nuove (e lontane nel tempo!) scadenze (tant’è vero che a metà ottobre è previsto un nuovo vertice europeo fortemente caldeggiato da Monti)… Non è così che agisce un governo (che, infatti, aspetta che siano altri a portare le soluzioni che dovrebbe invece assicurare lui)

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La crescita si ottiene (ri)creando un (nuovo) sistema integrato nella chiave dell’innovazione tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale

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La comparazione di eventi tragici è sempre un esercizio discutibile. E quanto avvenuto ieri in Libia non può che suscitare riprovazione e condanna. Ma con quale coscienza (?) i nostri media danno il risalto che vediamo, oggi, all’attentato terroristico all’ambasciata americana, mentre in Siria (e non solo in Siria peraltro) continua – ormai da mesi! – la strage della popolazione da parte del regime, nell’indifferenza “più totale” – al contrario – dei mezzi di informazione e – quel che è peggio – delle istituzioni occidentali?

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Il modo migliore per assicurare che “gli sforzi attuali non siano vanificati” – principale preoccupazione del momento del presidente del Consiglio – è (ri)avere al più presto (anche prima della scadenza naturale della legislatura, così da non ‘buttare’ altri sette mesi tra annunci e dichiarazioni fini a loro stesse) un (capo del) governo che sappia come rigenerare la crescita avendo un’idea chiara su ciò che vuole fare (su dove vuole portare; e non lasciare andare, secondo il mantra liberista) il nostro Paese (e che non si limiti – come fa invece Monti – a scaricare la responsabilità del proprio vuoto d’iniziativa, su (improbabili ‘ruoli’ sostitutivi de)lle parti sociali, dopo aver già tentato lo stesso esercizio, nell’ordine, con l’Europa, la Merkel, i vertici internazionali)

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Monti: “Le nostre decisioni hanno contribuito ad aggravare la recessione”. Finalmente una parola di verità. Anche se il capo del governo (?) intende che “per predisporre condizioni finanziarie stabili e durature”, era necessario usare la mano pesante. Ma se il presidente del Consiglio avesse avuto anche una vaga idea di come – contestualmente – rigenerare la crescita (e ‘soprattutto’ se i tagli fossero stati giusti e progressivi, evitando il non ineluttabile effetto di “comprimere la domanda interna”), la recessione non ci sarebbe (comunque) stata, o sarebbe stata contenuta; e soprattutto non durerebbe ancora in attesa che, come ha sostanzialmente detto Monti, rientri ‘da sola’ (“Il governo ha fatto quello che doveva, ora tocca alle parti sociali”)

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Il tema non è Monti-bis sì o Monti-bis no, ma cosa vogliamo fare del nostro Paese nei prossimi cinque-dieci anni (e l”agenda Monti”, anche a voler prendere per buono che i contenuti indicati dai quindici Democratici che l’hanno concepita appartengano all’orizzonte programmatico del presidente del Consiglio, è condizione forse necessaria ma di certo non sufficiente). Chi incardina la discussione pre-elettorale su nuovi nominalismi e personalismi, dichiara in quello stesso momento la propria inadeguatezza a dare un contributo serio alla costruzione del nostro futuro

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Repubblica: “Borse euforiche nel giorno della Bce. Spread sotto i 380 punti grazie a Draghi”. ‘Anche se’ “116 milioni di cittadini europei sono a rischio povertà”: e questo la dice lunga sull’inadeguatezza di una tecnocrazia che (non) supplisce ad una Politica afflitta da autoreferenzialità, ma senza avere alcun legame con quei cittadini dai quali (con i quali) non può invece che (ri)partire ogni soluzione, o (si) ‘risponderà’ alle (sole) esigenze dei mercati e non a quelle di tutti noi.

“Ma (poi, comunque) l’Ocse avverte: Pil italiano calerà del 2,4%”. Draghi sta dunque supplendo (sia pure con i limiti – ma nel suo caso strettamente connessi alla propria funzione!, che non sarebbe quella di risolvere i problemi Politici dell’Europa – che abbiamo appena visto) al vuoto d’iniziativa (dei tecnici al potere e) della politica continentale. Solo che su(i numeri de)lla nostra economia reale non ha (proprio) gli strumenti per poter incidere.

Tutto questo proprio mentre il governo teorizza – invece – di non dover fare più ‘nulla’ (per far ripartire la crescita): perché ciò che (non) è stato fatto finora è quanto “attiene alla funzione dell’esecutivo: ora tocca alle parti sociali”, ha detto ieri Monti.

Cosa stiamo aspettando (ancora), per restituire una guida vera – e non basata soltanto su questa forma di elegante neo-lingua alla quale il presidente del Consiglio ci ha abituati – al nostro Paese?

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Monti: “E’ tempo di creare occupazione”. “A ottobre soluzione per Grecia e Spagna”. Non passa giorno senza che il presidente del Consiglio generi un nuovo annuncio. Peccato che quanto ad occupazione, il governo abbia già ‘dato’, sprecando l’occasione della (pessima) riforma del lavoro Fornero; e la “soluzione ai problemi di Grecia e Spagna” è… far ripartire la crescita in Italia: perché l’”Europa – che secondo il capo dell’esecutivo (?) dovrebbe riconoscere gli sforzi dei “Paesi virtuosi” – siamo noi”, e la salvezza dell’euro passa dalla ripartenza delle (singole) economie in difficoltà. A cominciare (non dagli altri paesi del Sud del Vecchio continente, ma) dalla nostra. Di cui dovrebbe occuparsi (prioritariamente) Monti. Ma il presidente del Consiglio sembra più interessato alle passerelle degli eurovertici. Dalle quali far bella figura annunciando provvedimenti che naturalmente ‘nessuno’ (e tanto meno lui) prenderà ‘mai’

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Un presidente del Consiglio che nei suoi editoriali pre-nomina nemmeno sapeva indicare la necessità di far ripartire la crescita, parlando solo di rigore – da cui il totale vuoto di iniziativa di un governo più ‘mediatico’, cioé inconsistente, in senso tecnico, anche grazie alla propaganda dei quotidiani ‘amici’, di quello che lo ha preceduto – non ha rappresentato, come abbiamo visto in questi mesi, e non potrà rappresentare la soluzione ai problemi dell’Italia.

Come ‘dimostra’ l’immobilismo di un esecutivo che si cimenta in “proposte” invece di assumere decisioni, oltre che uno spread tornato ai livelli originari proprio in questo 2012 in cui Monti parla di “progressi”, e che non appena i mercati finanziari torneranno a regime, riprenderà prevedibilmente a salire: perché se la volatilità della speculazione ad agosto non genera la tanto temuta impennata, (comunque) ad essa andrà ‘imputato’ quel calo del differenziale che non trova ragione in alcuna misura (non) assunta né da Palazzo Chigi né da Bruxelles. A meno che i mercati non siano improvvisamente diventati sensibili al turbinio di vertici e controvertici (anche del governo romano) in cui non si decide nulla, ma si annuncia che una “road map” per uscire dalla crisi – ormai quasi un anno dopo l’insediamento di Monti – verrà, prima o poi, immaginata da qualcuno

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“Il vicesegretario del Pd, che inaugura in Trentino la kermesse VeDrò, non condivide lo scetticismo con cui sono state accolte le proposte del governo”. Ma “le proposte del governo” non sono una contraddizione in termini? Ed è proprio per questo che si è rinsaldato (?) un certo ‘scetticismo’

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Nove ore di Consiglio dei ministri sono – ancora una volta – trascorse invano. E’ evidente che il governo, ormai sfiduciato de facto dai partiti che compongono l’ipocrita maggioranza, ha definitivamente esaurito la propria carica propulsiva. Il rischio ora è di assistere a otto mesi di (inutile) campagna elettorale mentre l’esecutivo dei professori, ancora a secco di alcun provvedimento utile a rigenerare la crescita, punta a vivacchiare. Quando a novembre potremmo avere un governo Politico nel pieno delle sue funzioni che – invece di aspettare la primavera 2013 – può da subito lavorare a pieno regime per far ripartire la nostra economia. Che cosa stiamo aspettando (ancora)?

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Oggi che anche il capo dello Stato riconosce per la prima volta (esplicitamente. Nella lettera inviata al sottosegretario Catricalà) la necessità di puntare sulla “priorità dell’innovazione, della ricerca e della formazione”, possiamo dire di avere completato la prima parte del nostro lavoro: favorire la (progressiva, e ormai appunto compiuta) presa di coscienza che questa e solo questa è la chiave per far ripartire la nostra economia (e, naturalmente, non solo). Adesso si tratta di realizzare tutto ciò: o l’intero nostro impegno non sarà valso molto più delle chiacchiere prodotte in questi anni (dalla politica autoreferenziale)

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“Un mondo di cose superflue rende la vita superflua” (Pier Paolo Pasolini). L’antidoto è nella Cultura

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Corriere (Michele Salvati, su La Lettura) e Fatto (Furio Colombo) si chiedono oggi congiuntamente “dove sono finiti i leader”. Ma, ammesso che ce ne siano all’orizzonte, come si può sperare che essi emergano (sempre che i canali nei quali ciò debba avvenire siano quelli tradizionali, e nel 2012 – a cominciare dall’avvento delle nuove tecnologie e delle nuove forme di organizzazione sociale – non siano in parte cambiati i codici della Politica), se ogni meccanismo di partecipazione – primarie rinviate sine die, elezioni doverose ma i partiti autoreferenziali di oggi prendono tempo o perché non convengono loro o perché ne hanno paura – è oggi bloccato? O dobbiamo “per forza” aspettare – come nei primi anni del Novecento, (ri)spiega Salvati – che questo immobilismo favorisca un (non auspicabile) precipitare della situazione, per capire che la democrazia passa per il rispetto delle regole (non scritte. In primo luogo da parte di coloro che la incarnano rappresentando – ? – il popolo) e finalmente “aprire le finestre” del nostro sistema?

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Monti: “La campagna elettorale non è il momento di massima stabilità per un paese (e, aggiungiamo noi, per l’azione di un governo – sia pure tecnico). Ma è necessaria per poter votare”. Ma se le elezioni si tengono in primavera quel periodo di instabilità (che si sovrappone al “percorso di guerra” coi mercati) durerà nove mesi, se si tenessero in autunno soltanto tre (e non butteremmo un’estate che i politicanti, a cominciare dal Pigi che rinvia le primarie a Natale – hanno già sacrificato sull’altare della sospensione per un mese dell’(in)attività politica ad agosto). I dirigenti del Pd, e gli (altri) nostri deputati e senatori, facciano i loro conti su cosa è più “responsabile” e “nell’interesse del paese” (anche considerato che lo spread, con Monti, non è “sceso”, ma “sceso e risalito per tornare alla stessa quota di prima”)

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Se l(‘unica!) soluzione immaginata da Monti per far ripartire la crescita, è accorpare i giorni di festività previsti nel nostro calendario (… Comunque ipotizzabile! Ma non come unica o principale soluzione…), significa che è proprio giunto il momento che qualcun altro si metta alla testa di questo paese (pena un – sempre più concreto – rischio-fallimento)

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Ecco cosa l’”agenda Monti” ha portato alla “causa” della salvezza del nostro paese: la (sua) dipendenza (della comunque ipotetica, e utile solo a guadagnare altro tempo, attivazione dello scudo anti-spread) da una sentenza di una corte tedesca che non sarà emessa prima di settembre, consegnando il nostro debito – la cui tenuta dipende dalla (nostra) capacità di rigenerare la crescita, e non da operazioni economiciste che non fanno che rafforzare, agendo solo in funzione dei mercati – e non della nostra economia (reale) – il predominio della finanza sulla Politica – al (più consistente) rischio-default della volatilità della speculazione ad agosto

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Risiamo alla sindrome di Berlusconi: chi attacca me attacca il paese. Se mi criticate fate il male dell’Italia. “I mercati hanno paura di ciò che accadrà quando nel 2013 io non ci sarò più”. Ma se uno non condivide una non-riforma del lavoro che non creerà mezzo posto di lavoro (mentre i livelli di disoccupazione giovanile toccano il massimo storico), se “non condivide” un decreto sviluppo (?) che reitera una mancanza di politiche per la crescita del governo che affossa il Pil all’attuale -2% (recessione nera), se non condivide i tagli lineari e alla rinfusa che rischiano di mettere in ginocchio il nostro sistema sanitario (e non solo: vedi capitolo ricerca e innovazione – ! – su cui torneremo nei prossimi giorni), se non condivide che un “successo” che “mantiene” (?) lo spread a 480 punti sia un successo, e per di più è autorevolmente il presidente di Confindustria, nel nuovo “regime” (in senso tecnico) consociativo mirante a reiterare le attuali posizioni di potere (e relative rendite di posizione) di chi considera le elezioni “un salto nel buio” – e alle cui sirene i leader (?) autoreferenziali della sinistra in (perenne) cerca di legittimazione hanno subito abboccato – davvero, secondo la tesi rilanciata stamane dai giornali (amici), “deve” (comunque) tacere?

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Non abbiamo però ben capito in cosa consisterebbero le misure per la crescita adottate al vertice di Bruxelles. E senza crescita, calmierare lo spread significa tendere ad abbassare gli standard (economici) tedeschi al livello dei nostri, non viceversa. E se anche la Germania frena, non ci sarà più nessuno a cui tirare la giacchetta per scaricare la (propria) incapacità di far ripartire la (nostra) economia, e l’eurozona non sarà più in grado di sopportare il (pure, “controllato” – ?) peso del (nostro) debito

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Gli attuali leader (?) europei continuano ad organizzare vertici per annunciare che verranno assunte misure per la crescita, quando basterebbe (al governo italiano) recepire il suggerimento di Confindustria (“Unificare gli incentivi a favore degli investimenti in ricerca e innovazione”) e accompagnare lo sforzo delle imprese attraverso (l’introduzione – nella riforma – ? – del lavoro – del)la formazione (continua), per determinare immediatamente una svolta (reale!) nella nostra economia. Cosa stiamo aspettando (ancora)?

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Il sostegno a Monti che va a farsi sentire “in Europa”, riguarda esattamente che tipo di proposte (per rilanciare la crescita), visto che nel nostro paese non si vede traccia di provvedimento che sia stato assunto (dallo – stesso – premier) che (abbia contribuito a rilanciare lo sviluppo, e) sia servito ad “uscire” dalla crisi?

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Il governo continua ad annunciare misure per la crescita che però, puntualmente, non vengono assunte. E ha voglia il ministro per lo Sviluppo (?) (a puntare – ancora – sulle – sole – infrastrutture – e sul relativo consumo – al di fuori di qualsiasi programmazione – di territorio, e) a dire che – per rilanciare il Pil – non esistono “ideone”. Non le avrà chi ha passato la sua vita a far quadrare i conti di istituti (che – in questi anni: ma non stiamo parlando – proprio – di questo? – hanno agito) spesso a discapito di quegli stessi cittadini comuni nella cui crescita (che non passa per il loro – ulteriore – impoverimento) sta – invece – la chiave per rilanciare la nostra economia. “Non c’è Politica senza partecipazione ai destini delle persone”, diceva Gramsci. E non basta ripetere ogni giorno che “la crisi è grave, i disoccupati sono tanti”, per rifarsi un’innocenza alla quale gli italiani – e non i poteri – forti – oggi non credono più

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Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista, Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi

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16 (!) dei migliori 188 ricercatori del mondo sono italiani. In un paese che li lascia soli (e, anzi, più sono bravi più li “contrasta” – tafazzianamente. Costringendoli ad andarsene) “valgono” il doppio (su 180 in TUTTO il mondo!). Vi rendete conto del potenziale (di crescita!) che abbiamo? Il nostro patrimonio siamo…noi stessi. Rifare della cultura il nostro ossigeno è ciò che – ad ogni livello: dalla produzione d’eccellenza alla formazione – continua – per rigenerare i nostri lavoratori – e quindi le nostre imprese – nel senso dell’innovazione – può liberare le nostre energie. Cosa stiamo aspettando?

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Le recriminazioni del giornale dei mercati dimostrano che avevamo (ancora una volta) ragione noi, e rendono il (nostro) trionfo ancora più consistente e significativo. Ma ora – dopo avere fermato l’”offensiva” – bisogna cominciare a costruire

Sul lavoro l’unico obiettivo del governo è abolire l’art. 18. Gli ammortizzatori sono uno specchietto per le allodole insostenibile economicamente e destinato a non durare. L’unica (vera) riforma possibile è l’istituzione di un sistema di formazione continua nella chiave della crescita (e non della – semplice – salvezza degli imprenditori, a scapito dei lavoratori) e dell’innovazione. Il resto sono interessi (particolari)

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