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Così Berlusconi toglie la fiducia a Monti. Mentre il premier decreta l’(in)candidabilità (di corrotti)

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solidarietà al governo Monti per il tentativo del Pdl di blindare l’assen- za di norme che impediscono la candidatura dei condannati e dei corrotti. Il presidente del Consiglio non si lasci intimidire – è necessaria una ‘prima volta’ nello sfondamento di questo tipo di resistenze -: il Pdl si assumerà – di fronte agli italiani – la responsabilità di negare la fiducia all’esecutivo che ci ha salvati dall’immediato (perché di questo, si stava parlando!) default un anno fa dopo quattro anni di leggi a vantaggio del solo Berlusconi e a discapito di tutti noi e di affossamento dell’Italia nell’infamia internazionale di chi veniva considerato – noi, l’Italia, una delle più antiche civiltà del mondo – lo zimbello dei paesi occidentali, perpetrate dallo stesso, precedente esecutivo che oggi – con la sua rediviva maggioranza – che il Pd ha una grave responsabilità per averle consentito di continuare a fare il bello e il cattivo tempo nel nostro Parlamento – toglie il proprio sostegno al gabinetto dei professori, sperando di rifarsi una verginità.

Gli italiani sappiano che il centrodestra sta rischiando una seconda volta di farci fallire. E perché lo fa? Per consentire a propri attuali parlamentari (in alcuni casi) più volte condannati per corruzione e danni (gravi) vari arrecati alla nostra amministrazione e al nostro Paese – il cui debito pubblico – il nostro, debito pubblico: quello che fa stare male tanti di noi perché non avendo risorse da spendere facciamo più fatica a praticare soluzioni per uscire dalla crisi (anche se la possibilità di soluzioni in un primo momento a ‘costo zero’, di mera riorganizzazione e riorientamento – Politico! – torniamo a ribadire, esiste) – è dovuto proprio alla presenza nelle nostre istituzioni di personaggi di questo rango – di essere (non scelti da noi, ma) ri-nominati da Berlusconi al prossimo giro. Nella previsione di poter arrecare (così, attraverso di loro – e agendo loro, da questo punto di vista, anche senza ‘vincolo di mandato’ – berlusconiano) altri, gravi danni alla credibilità dell’Italia, per il definitivo affondamento della credibilità e della autorevolezza delle nostre istituzioni e del nostro potere legislativo, perché “cambi tutto perché non cambi nulla”, per continuare a fare gli interessi suoi a discapito dei nostri.

Gli italiani sappiano tutto ciò.

E alle elezioni le forze oneste e responsabili della Nazione – il Pd e la borghesia illuminata che ruota attorno a Monti – facciano fronte comune per garantire al nostro Paese – stante (comunque) una forte (e univoca!) richiesta da parte Democratica per un consistente consenso che gli italiani vogliano dare alla prospettiva di cambiamento che Bersani, che può da e come sempre contare su il Politico.it, incarna – una guida salda e nel suo esclusivo, e ‘definitivo’ (perché non si debba più tornare indietro su questo piano, completando cinquant’anni di transizione italiana con il risolutivo debellamento della corruzione nelle sue forme pervasive e ‘organizzate’), interesse. (M. Patr.)

(6 dicembre 2012)

Se Berlusconi si è potuto liberare di Monti è per la (sua) difesa di interessi (particolari) Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel tentare di offrire un volano per la ripartenza della nostra economia – non avendo una visione prospettica di lungo periodo – il governo Monti si è pervicacemente ‘dedicato’ alle liberalizzazioni (in senso ampio: compreso il tentativo di abolizione dell’art. 18) delle categorie (già oggi) meno protette (e più deboli) della nostra popolazione.

Non ha, al contrario, toccato il principale canale di sperpero delle nostre risorse pubbliche: gli organismi para-statali nei quali si annidano le clientele della politica politicante.

Non ha, al contrario, messo mano alla (s)burocratizzazione (che significa togliere il cratos al buros, oggi vero e proprio potentato – clandestino – ne/)alla nostra macchina statale.

Non ha, al contrario, pensato lontanamente di occuparsi di sveltire la nostra macchina giudiziaria (compito eminentemente tecnico e dunque priorità ‘naturale’ dell’esecutivo dei professori).

Ovvero non ha fatto i veri e prioritari tagli che dovevano essere effettuati (tagliando invece sulle ‘spese vive’ per la sopravvivenza dei nostri connazionali. Vedi i servizi tramite trasferimenti ai comuni); non si è azzardato a mettere mano alle rendite di posizione di quei poteri che – direttamente o indirettamente – avevano la possibilità di mettere in discussione la permanenza in vita del (suo) governo.

Ed è proprio per questo, si può ben dire, che – sia pure indebitamente – quegli stessi poteri, alla fine, hanno pensato di potersi disfare di Monti come se non fosse stato colui che – nonostante tutto questo – ci ha evitato il disastro che loro stessi – per le ragioni e attraverso la malagestione che abbiamo indicato – avevano predisposto.

Perché Monti, non toccando il loro potere, vi si era in qualche modo subordinato; e perché l’unico vero potere in grado di dare alla Politica la forza di vincere ogni resistenza, è nel consenso – che si ottiene facendone disinteressatamente il bene: qualunque cosa ciò debba significare – di tutti gli italiani.

MATTEO PATRONE

(9 dicembre 2012)

“L’Italia? Grazie a Monti credibile e prestigiosa” Intanto gli altri Paesi escon da crisi… Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani: “Noi siamo orgogliosi di avere sostenuto e di sostenere Monti che ci ha restituito credibilità e prestigio in Europa”. Peccato che questi credibilità e prestigio, alle persone che oggi non arrivano alla fine del mese (insieme, lo ripetiamo ancora, alle loro famiglie, quelle delle quali la politica politicante si riempie demagogicamente, perdonate l’espressione più forte, la bocca, salvo poi lavarsi accuratamente le mani di fare alcunché di concreto per sostenerla), e che dopo un anno di governo Monti si sono moltiplicate, non impediscano di rischiare di finire su una strada. Peccato che coloro, tra i leader delle altre nazioni, che riconoscono “credibilità e prestigio” al presidente del Consiglio, abbiano intanto – mentre tessevano le lodi del loro brillante collega italiano – portato avanti un qualche straccio di politica economica nel loro Paese (quella che noi continuiamo a non vedere nemmeno col binocolo), così che, nella stessa crisi, mentre l’Italia affonda al 2,5% di recessione, loro tengono botta (molto meglio). Peccato che il governo Monti abbia portato credibilità e prestigio, ma non sia tanto popolare tra le decine di migliaia di italiani che, passato Monti a Palazzo Chigi (e Fornero al ministero del Welfare), non hanno, da quest’anno, più né uno stipendio né una pensione (parliamo della vita delle Persone!). Peccato che credibilità e prestigio non siano precisamente gli aggettivi che vengono in mente per descrivere la non-riforma della scuola basata sulla distribuzione di IPad agli insegnanti (che avrebbero bisogno di corsi di aggiornamento e formazione! Insieme a una didattica e a contenuti rinnovati per i nostri studenti). Peccato che Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria ma soprattutto uomo illuminato che si è fatto da solo (la sua Mapei è una multinazionale dotata di credibilità e prestigio in tutto il mondo), non abbia considerato tanto credibile e prestigioso un decreto Sviluppo (?) (che, non avendo uno straccio di idea di che fare, disperde inutilmente le nostre risorse – vanificando quello stesso rigore – mal declinato – che ha meritato (?) credibilità e prestigio al presidente del Consiglio! – in mille rivoli, e) scorrendo i capitoli del quale, “mi fumava la testa”. Peccato che il termine di paragone fosse Berlusconi, e dunque non esattamente un modello impossibile da (non) imitare. Peccato che la nostra attuale classe dirigente sia così avulsa e autoreferenziale, da pensare che essere seri, rispettosi delle regole e capaci di pubbliche relazioni, sia condizione sufficiente (per pensare di non potere fare altrettanto e autoproclamarsi quindi del tutto inadeguati e) per essere considerati dei salvatori della Patria: la Patria, intanto, il cui fallimento è stato solo ‘rinviato’ di un altro po’ grazie ad un intervento del presidente…Draghi, aspetta con ansia che torni – in luogo dei venditori di fumo tanto amati – e fiancheggiati! – dalla nostra stampa – la Politica vera.

MATTEO PATRONE

(Anche) Egitto “sceglie” democrazia. E’ chance rilancio economia europea di Rosadi e Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se (anche) Egitto “sceglie” la democrazia. Euro- pa meridionale guardi al Nordafrica. Immaginando possibile sviluppo comune. Può chiudere “falla” Grecia/ nostro Sud. Dando chance rilancio economia europea.

di DESIREE ROSADI e MATTEO PATRONE

L’Europa (e – l’Italia), alla ricerca di un modo per rigenerare la crescita, cessi di guardare (solo) al proprio interno, e prenda atto che i nostri fratelli della sponda sud del Mediterraneo hanno già fatto un passo verso di noi, dando luogo alla così detta Primavera araba proprio per potere accedere alla (nostra) democrazia, e che la loro voglia (di popoli giovanissimi) di fare propria anche la nostra (apparente, o in via di disfacimento) prosperità, offre un assist clamoroso (della Storia) per provare a ridare un ruolo a nostre regioni meridionali (del Vecchio Continente: dalla Grecia alla Spagna al nostro Sud) che rappresentano oggi il buco nero nel quale rischia di essere risucchiata l’Europa in crisi (a causa “loro”: è infatti per l’arretratezza e l’immobilità della – nostra – economia nel Mezzogiorno, che l’Italia fa tanta fatica a reggere il peso del proprio – comunque immane – debito. Se è vero, come abbiamo scritto più volte, che la nostra è una economia doppia – o dimezzata – che gira al Nord e non esiste, di fatto, al Sud), e che finché verranno concepite come la (semplice) periferia dell’Unione, fuori da ogni rotta (commerciale), non potranno che continuare a restare a guardare (da lontano) l’illusorio (per loro) sviluppo (?) mitteleuropeo, consolidando sempre più la propria marginalità e il conseguente declino (dell’intera “federazione”). Se l’Europa – invece di pretendere di esercitare un “controllo” su nazioni che hanno appena dimostrato – con il “sangue dei nostri martiri” – di volere davvero la pace e la democrazia – porge la mano alla Libia, ora (anche) all’Egitto, alla Tunisia, si darà la migliore garanzia di vedere portato a termine il processo, appena avviato, di piena democratizzazione (garantendo così la – propria – sicurezza e stabilità), e si assicurerà al contrario un’opportunità che non resterà però lì a lungo ad aspettare che gli attuali “amministratori” del Vecchio continente superino le proprie indecisioni (con il rischio che ne approfittino i molto più dinamici e lungimiranti giganti orientali): la possibilità (insperata) di vedere risorgere (nostre) terre che hanno conosciuto secoli fa un periodo di straordinaria ricchezza e vitalità (a cominciare dalle coste orientali e meridionali della Sicilia), e che grazie alla Primavera araba possono ora sperare di tornare ad avere una funzione, e una centralità, in un mondo che rischia di essere sempre meno a trazione “atlantica”, ma (invece di vedere sfilare ancora di più i – propri – traffici lontano dall’Europa) può confidare, puntando a rifare del Mediterraneo il proprio “centro”, di favorire l’incontro, e l’integrazione, tra Oriente ed occidente, aiutare la piena liberazione dell’Africa, e offrire una soluzione “definitiva” ai problemi (e alla crisi) delle economie europee. Désirée Rosadi, firma del giornale della politica italiana per lo (stesso) Mediterraneo e per il Medioriente e tra le maggiori conoscitrici di mondo arabo, ripercorre per gli addetti ai lavori la storia del movimento (nato dal basso) che esprime oggi il nuovo presidente dell’Egitto e traccia un ritratto obiettivo e scevro da influenze ideologiche di Morsi e delle “potenzialità” della sua leadership alla guida di uno dei paesi più importanti (e ricchi di Storia) dell’area mediterranea. di Désirée ROSADI

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Caro Monti, la riforma del lavoro non è univoca. Germania/Danimarca: formazione-cogestione

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro Monti, riforma lavoro non è univoca Germania: ecco formazione-cogestione Danimarca ‘patria’ di formazione continua In Stati Uniti c’è ‘solo’(?) libertà licenziare Ma loro boom è fondato sull’innovazione Obama (e Hu Jintao) non te l’ha(n) detto? In Italia “vogliamo”(?) solo abolire art. 18 Tua riforma non è nell’interesse nazione

di MATTEO PATRONE

La questione del lavoro non si esaurisce nella dicotomia assunzione-licenziamento. In ultima analisi, sulle regole e sui contratti. Questa è la visione tecnocratica e liberista, che consiste nel mettere i paletti (meglio se nel toglierli) e poi nel lasciare andare (le aziende alle loro scelte e, in questo caso, i lavoratori al loro – cupo – destino). E’ la visione mercatista, quella propria della destra (americana), che la BcUe – col pretesto della crisi – battezza al suo sbarco nel Vecchio continente, con tanto di copertina di Time dedicata all’uomo che la sta importando: appunto, Mario Monti. Ma là dove i mercati del lavoro funzionano – per il bene dei loro paesi e non – solo – degli investitori di Wall Street – non funziona così. Danimarca e (anche) la Germania, i due modelli che una politica sterile incapace di immaginare un sistema adatto alla specifica, nostra situazione nazionale, ha analizzato, stanno lì a dimostrarlo. In Germania i lavoratori sono inclusi nelle decisioni (imprenditoriali) delle aziende (e quando vengono licenziati restano – contrattualmente – nella loro orbita, venendo reintegrati non appena il momento di difficoltà delle imprese viene superato); in entrambi i paesi c’è la formazione continua. E (comunque) il mercato del lavoro, come dovrebbe avvenire per ogni comparto della nostra vita pubblica, si ri-definisce sulla base di un’idea di fondo del paese che si vuole (ri)costruire; e non soltanto adeguandosi (tecnicamente) all’andazzo (peggio se deficitario) del mondo circostante. L’Italia può avere una alta ambizione, che si capisce bene come un governo dell’età media superiore a quello del precedente (già alta di suo, e guidato da un ultrasettantenne) – dunque composto di persone che hanno attraversato tutti i trenta anni del nostro declino, senza avere la capacità, evidentemente, di invertirlo – non possa avere le risorse (morali e culturali) per sostanziare in un’idea e in un progetto concreto. il Politico.it – ma non solo noi: in genere tutte le forze più dinamiche e avanzate del nostro paese, oggi ridotte dall’antipolitica al potere alla semi-clandestinità – invece pensa – da tempo – che la straordinaria qualità delle nostre risorse umane e la nostra tradizione storica – e l’esigenza stessa di questo tempo, non solo nella Penisola: se dalla crisi vogliamo imparare qualcosa, e non soltanto farla pagare ai lavoratori – ci diano la possibilità di puntare ad altro che ad una semplice annessione al mercato Usa – peraltro fondato su questa stessa innovazione: solo che Obama – anche Hu Jintao – quando fa i complimenti a Monti, si dimentica di suggerirglielo – come, ad “esempio”, a (ri)diventare (come siamo stati più volte nella nostra Storia, da Roma prima culla della civiltà al genio di Leonardo passando per la rivoluzione artistica di Michelangelo) la culla mondiale dell’innovazione (a 360°). E questo obiettivo – questa idea di futuro – si concreta efficacemente in una riforma del lavoro fondata sulla formazione continua, e (a cascata, per ottimizzare la valorizzazione dei frutti che questo rafforzamento, e non indebolimento all’insegna della paura, delle nostre risorse umane, produrrà) anche sulla cogestione. Politica, e non tecnica. Di tutto questo, nella semplice deregulation di Monti non c’è traccia. Prendere o lasciare. Ma lo spettro delle opzioni – e delle sfumature, e della ricchezza della Politica – è molto più ampio. E le esigenze del paese – e, permetteteci, del mondo intero – sono (ben) altre, dalla (semplice; e riduttiva) introduzione della libertà per le aziende di licenziare. Stupisce (ma non troppo) il cappello che il presidente Napolitano ha messo sulla riforma (di cui del resto è padre il suo alter ego – degenere? – esecutivo); meno quello della BcUe, formata da tecnocrati come il nostro presidente del Consiglio (che del resto “viene” da lì). Ma la tecnica basta a mantenere lo status quo (al “massimo”, ad accentuarne – come in questo caso – il segno). Lo status quo – che è il panmercatismo, e non, come i liberisti vorrebbero farci credere, uno statalismo che esiste solo in quel comparto pubblico – e soprattutto nei suoi rami morti – che Monti, fedele ai politicanti e alle loro clientele, non si azzarda nemmeno a nominare, vero blocco allo sviluppo – se ce n’è uno – da rimuovere costi quel che costi – ha mostrato tutti i propri limiti e la propria potenzialità (fallimentare) in tutto il mondo. E’ il caso – proprio in questo momento – di adeguarci anche noi, facendo una scelta vecchia, dolorosa, unilaterale e, in ultima analisi, antistorica e anti-italiana – ma tutt’altro che anticiclica? Matteo Patrone

(28 marzo 2012)

Questa non è una “riforma” (?) del lavoro. Ma (soltanto) l’abolizione dell’art. 18 di M. Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro (?) Bersani, ma (mo’) che stai a fa’? Questa non è una “riforma”(?) del lavoro Questa è (“soltanto”) abolizione di art. 18 E Berlusconi raggiunge obiettivo del ’94 Il Pd (il Pigi) invece tradisce se stesso(?) E soprattutto milioni di cittadini “deboli”

di MATTEO PATRONE

Il segretario di se stesso – e della politica politicante – dà il placet del “partito dei lavoratori” alla non-riforma che riporta i dipendenti ad una condizione di “schiavitù” (professionale. Ma, a salire (?), anche esistenziale) pre-novecentesca da quelli che tornano a tutti gli effetti ad essere i (loro) padroni. Gli ammortizzatori sociali, che entreranno a regime solo più in là e che al primo colpo di vento (di – nuova; o, in questo modo, rinnovata e amplificata – crisi: perché parliamo, (noi) sempre, di quella delle persone) saranno rimessi in discussione per la propria insostenibilità economica, sono solo uno specchietto per le allodole che, di concreto, migliora solo un po’ il progetto di (peggior) liberismo immaginato e cominciato ad attuare dal predecessore di Monti nel 2001: via il contratto selvaggio, e questo è un bene; dentro comunque una forma di ammortizzazione nel totem del licenziamento – a sua volta – selvaggio, e anche questo è un bene; ma si tratta del minimo (sindacale – ?) in un Paese che fa della propria coesione uno dei principali fattori di tenuta nonostante l’assenza della Politica dalla scena – quando non torna per fare danni – da trent’anni a questa parte, e che ora rischia di non avere più nemmeno questo. Ma i deputati del Pd – e non del Pigi – che conservano ancora un minimo di pathos – di partecipazione. Ai destini delle persone. Quella dall’alto al basso che rende Alta la Politica; che la mette al (reale) servizio del Paese e non degli interessi (particolari) – abbiano un sussulto di orgoglio e di dignità e dicano no a questo passaggio che non ri-genererà alcunché, se non il senso di onnipotenza di una classe imprenditoriale che faticosamente avevamo avvicinato (unito) a quella “operaia”, e che ora tornerà sulle barricate di una (dura) lotta di classe. Ha vinto Marchionne. Ha perso tutta la tradizione della sinistra dal Risorgimento ad oggi. Per ora. Sarà anche un modo per dire no a questo segretario di se stesso che mette a repentaglio un secolo di conquiste da lui stesso ideologicamente sbandierate come la linea del Piave del suo partito (?) democratico (???), al fine della propria, sola sopravvivenza politica. Una “carriera”, come la chiama il suo amico Casini. E non un servizio (civile). E’ incivile che il partito democratico dica sì a questa non-riforma. E anche – è ora di dirlo – che tre esponenti di aree di opinione e di sensibilità che la pensano all’opposto possano trovarsi d’accordo sugli stessi provvedimenti. Il giornale della politica italiana per primo ha preconizzato – e predicato – la fine della destra e della sinistra; ma non in nome del ritorno al consociativismo. Unità degli italiani, e non dei politicanti. Per difendere l’Italia, e non loro medesimi. Se l’abc della politica (è proprio il caso di chiamarlo – elementarmente – così, nella definizione – non sa nemmeno lui quanto – geniale data da Francesco Verderami) va tanto d’accordo o c’è qualcosa che non va nei contenuti (?) o c’è qualcosa che non va nelle prime tre lettere dell’alfabeto. Ma se la a e la c centrano oggi (tutti) i loro obiettivi, la (serie) b della politica politicante non si capirebbe altrimenti (se non avessimo isolato il germe dell’autoreferenzialità della politica) che cosa avrebbe da sollecitare le parti sociali a sottoscrivere questo accordo che rinnova il conflitto di interessi del governo Monti (le norme per la gratuità dei conti per le persone anziane, pure benedette, sono una foglia di fico dietro la quale si consuma il rapporto “osceno” – è soltanto una metafora: rimettete in tasca le querele - tra il presidente del Consiglio e i poteri forti), e prende in giro gli italiani. Anche perché tutto questo, come abbiamo scritto ieri , non rigenererà alcuna (?) crescita: un po’ di crescita ci sarà forse per quel che riguarda la domanda interna, come rileva oggi sul Corriere il prof. Liebman, ma sarà ben presto azzoppata quando gli ammortizzatori (che si chiamano “sociali” ma durano solo qualche mensilità) finiranno (del tutto?) e la disoccupazione delle/ nelle famiglie (oggi protette) schizzerà alle stelle. Un maggiore (?) ingresso dei giovani nel “mercato” (!) imprimerà una (piccola) spinta, vanificata però dalla (stessa – ?) precarizzazione. Tutto questo senza riaprire alcuna prospettiva: dove andiamo, con questo gol della destra americana e dei mercati, se non (“solo”) a rimettere a posto i conti di imprese che – senza un ulteriore stimolo-motivazione, quale avrebbe potuto essere (sarà) reimpostare il sistema produttivo nel senso dell’innovazione, con la formazione ad assicurare la continuità dell’occupazione, a dare sostenibilità e produttività alle stesse indennità (strettamente legate alla partecipazione alla formazione) divenute in questo modo un investimento nel futuro, e alla libertà di licenziare un senso e non solo un (plus)valore – penseranno, in piena crisi e recessione, a tirare i remi in barca a discapito dei soli dipendenti? Berlusconi, intanto, festeggia il suo ultimo successo: fuori da palazzo Chigi, per interposto Monti, è riuscito a compier quella rivoluzione (il)liberale che prometteva dal ’94 e che lui non era capace di mettere in atto. E’ il suo ultimo capolavoro: peccato (per lui) che non si sia accorto prima che da Arcore avrebbe potuto tirare le leve del potere con ancora maggiore facilità. Anzi no, prima non era possibile: lo è diventato da quando il principale partito del centrosinistra – il, centrosinistra – ha Bersani alla propria “guida” (?). Il “peggior segretario della sinistra berlusconiana degli ultimi quindici anni”, abbiamo scritto questa estate. Non sapevamo neppure noi quanto avevamo visto giusto. Matteo Patrone

(16 marzo 2012)

Governo Monti, i conflitti d’interessi andavano risolti. Prima. (Un plauso a De Bortoli) Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ha ragione Ferruccio de Bortoli. E fa specie che il giornalismo (?) italiano (?) consenta che la sola voce del direttore del Corriere si alzi per “segnalare” una così pesante ipoteca sul neonato esecutivo (ed è bene sottolineare come a farlo sia il direttore di un giornale il cui consiglio di amministrazione è retto da personalità legate alla stessa Banchintesa, ad esempio, “del” ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture – che “giura”, però, di essere ora ”capo” dei soli dicasteri. Seppure una perfetta “assicurazione” sulla (futura, in tutti i sensi) limpidezza dei comportamenti sarebbe rappresentata dalla scelta di evitare l’impegno, o comunque l’assunzione di un ruolo (appunto, pubblico), di chi, specie se dopo molto tempo, abbia appena lasciato uno dei quei cda (o “relative” proprietà) - Come a dire che – invece – il conflitto di interessi si configura solo quando si traduce in effettive distorsioni? No. Ma De Bortoli dimostra che è possibile andare oltre gli “interessi”, all’insegna dell’onestà e della responsabilità). Ha ragione de Bortoli a denunciare il non più unico, bensì triplice (?), conflitto di interessi che non mette il governo nella condizione di svolgere con la necessaria serenità il compito decisivo – per la “sopravvivenza” del Paese – a cui è stato chiamato. E a chiedere che venga risolto. Subito. O saranno gli stessi banchieri, a dare adito alle teorie (?) che vogliono la rete delle banche internazionale impegnata ad avvolgere dei propri tentacoli il mondo. Fantasie? Forse. Di certo c’è che, dopo Berlusconi, l’Italia non può permetter- si lo stesso ”lusso”. Tanto meno ora.
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Mondo arabo si è (già) democratizzato. Usiamo cultura per rigenerare (il nostro) futuro Patrone

dicembre 26, 2012 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mondo arabo si è (già) democratizzato. L’ha fatto nell’anima (del proprio popolo). E il merito non è delle bombe ma di internet. E trasferiscono in politica ‘nuova’ cultura. Che è figlia (direttamente) di conoscenza. Usiamola per (ri)generare il nostro futuro

di MATTEO PATRONE

Ecco che cosa intende il giornale della politica italiana quando parla di rivoluzione culturale, anche (soprattutto!) per il nostro Paese. Ecco com’è avvenuta la reazione anti-culturale provocata da trent’anni di incidenza, prima “culturale” poi (raccogliendo i frutti) direttamente politica del presidente del Consiglio (ovviamente Berlusconi, ndr). Viviamo nell’era della comunicazione, che non è semplice (maggiore) opportunità di scambio di “messaggi” ma la creazione – proprio per la sua “facilità”, anzi, la naturalezza dell’espressione e della messa in circolo – di un grande vaso comunicante universale. L’acqua contenuta nel vaso sono le idee, i sogni, l’intelligenza. In una parola: la cultura. Ma non, la piattaforma ideologica di una nazione o di un continente. Bensì l’espressione dell’anima (di un popolo; dell’umanità) e la sua (progressiva) civilizzazione (ovvero tensione all’arricchimento). L’uomo anela, abbiamo (già) scritto, alla cultura, all’intelligenza; e quando il progresso ha offerto – ora anche ai popoli islamici – la possibilità di abbeverarsi senza soluzione di continuità a questa fonte inebriante, ma nel senso della (ri)scoperta della lucidità, coloro che avevano accesso a questa fonte, che potremmo davvero definire dell’Eterna giovinezza, o dell’eterno ritorno alle origini, hanno cominciato a “con-petere” per arricchirsi nella stessa maniera, e crescere, e (ri)conquistarsi così la stessa libertà. Quando la condizione dell’anima (individuale, e di popolo) è stata tale da non poter più sopportare i lacci che la situazione politica dei loro Paesi (e culturale, ma in questo caso nell’altro senso dell’ideologia al potere) imponeva loro, sono scoppiate – a partire da una scintilla, è proprio, purtroppo – ? – il caso di definirla così – le rivoluzioni. E siccome anche altri popoli meno (per il momento) “pronti” avevano tuttavia avuto ugualmente la possibilità di abbeverarsi a quella fonte, ecco che l’intero mondo arabo ha subito uno scossone, lo scossone della Libertà e, quindi, della democrazia. Altro che, come sostiene invece il deputato Pdl Lehner, esista un “muro” tra noi e quei popoli. Siamo figli dello stesso Dio, e, quando siamo messi nella condizione di farlo, aneliamo (appunto) allo stesso strumento/obiettivo (parziale – ?): l’arricchimento dell’anima, la Bellezza. La chiave di tutto questo ha un solo nome: conoscenza. Cultura. Mentre i popoli mediorientali accedono “per la prima volta” (nella – nostra – modernità) a questo bene prezioso, è necessario che chi ne dispone da più tempo e con ancora maggiore consapevolezza si faccia carico di prepare il passo ulteriore, che è il ritorno ad una (ulteriore) dimensione etica e filosofica (collettiva). Ed è (per noi inevitabilmente, o comunque “necessariamente”) l’Italia, culla della civiltà, a potersi dare questo compito: quello di ricreare le condizioni per una (ri)generazione di futuro, nel sapere dove e perché vogliamo andare. E quindi come. La rivoluzione culturale, che restituisca a tutti i nostri connazionali il desiderio della conoscenza, dello studio, che rifaccia per ciascuno di noi della cultura il nostro ossigeno, la chiave della nostra quotidianità, è ciò che può liberare – come sta facendo nel mondo arabo, ad un altro, per il momento, “livello” – il genio per la costruzione del futuro. Abbiamo fatto esattamente l’inverso per trent’anni; ed ecco che ci siamo involuti. Anche se rimane un blocco inossidabile di ricchezza: quella in cui consiste il nostro valore intrinseco, figlio di una lunga tradizione, e per questo duro da vincere. Disarmiamoci rispetto a questa “battaglia”, e recuperiamo il senso della sfida. Il senso del “progresso”, ma nel senso dell’evoluzione e dell’arricchimento. In una parola: della (nuova) civilizzazione. Dopo l’era della comunicazione verrà quella del ritorno alle origini. Facciamo che non sia il frutto di – per esempio – un disastro nucleare, ovvero che non consista nell’azzeramento, come “vorrebbe” (o tenderebbe a determinare) una parte di questa destra italiana irresponsabile, bensì il frutto del compimento dell’umanità. (Ri)creiamo la (nuova) civiltà (del futuro), adesso, partendo dalla culla dell’attuale: l’Italia.

MATTEO PATRONE

(24 marzo 2011)

Italia comincia suo percorso innovazione. Monti raccoglie nostra sfida. “Patto ricerca-imprese”

dicembre 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Italia comincia suo percorso innovazione. Il governo Monti raccoglie la nostra sfida. Profumo: “Nuovo patto ricerca-imprese”. Torneremo ad essere la culla della civiltà. Come siamo giunti a questo risultato.

Con l’avvertenza, che rivolgiamo al presidente del Consiglio, di “alzare lo sguardo” e non (auto)limitare le nostre potenzialità nel solo senso della produzione. L’esecutivo dei tecnici ascolta il giornale della politica italiana e dopo la “frenata” pre-natalizia del premier (“Il tema – della possibile riforma del mercato del lavoro, ndr – non é maturo”) convoca un cdm straordinario – quando le notizie dai mercati erano quelle, positive, dell’asta andata a buon fine per i nostri titoli di Stato; dunque al di là dell’”invocazione” della Borsa – per stabilire che il “tema” non solo é “maturo” ma urgente; e che possibilmente va affrontato anche nel senso di un rinnovato rapporto – impostato e coordinato dalla Politica! – tra aziende e ricerca. Ma, ricordiamo a Monti, innovazione puo’/ deve significare anche il recupero di quella “dimensione etica e filosofica” intuita, per prima, da Cristiana Alicata che – dando un senso piu’ alto al nostro impegno quotidiano e alla nostra vita (comune) – puo’ consentirci di tendere piu’ velocemente verso una “società della collaborazione” e in cui siano finalmente superate diseguaglianze e privilegi (come sta molto a cuore allo stesso ex presidente Bocconi). In questo senso invitiamo anche il Corriere, giornale dell’Italia, a superare la logica puramente economico-finanziaria – nella quale è tornato ad essere il punto di riferimento, Giornalistico, del Paese – immaginando non di dover stravolgere tutto cio’; ma di potergli attribuire quel senso maggiore che, in ultima istanza, sara’ benefico anche per questa stessa nostra dimensione strettamente materiale. Perchè se non ci riabituiamo a vedere nella cultura un “esercizio” non solo estetico – e, diciamolo, un po’ fine a se stesso – ma anche etico – se non ricolleghiamo il patrimonio della nostra storia e della nostra tradizione alla nostra vita – cio’ che ci é stato lasciato dagli “antenati” finira’ sempre piu’ in un angolo – come sta tristemente avvenendo a Roma, oggi città senz’anima, capitale del materialismo – e, quel che è peggio, rischiamo di “sostituire” tutto cio con le “rovine” (prima morali e, poi, materiali. E il guaio e’ che, come vediamo, il processo si e’ gia’ avviato) del nostro stesso mondo di oggi. Per riuscirci, basta parole; basta promesse-discorsi circa quello che “dovremo” fare. La promessa, l’annuncio, sono la migliore garanzia che quello che si deve fare non verrà fatto: perché anestetizzano la volontà; riducono la spinta (morale) della necessità di agire. C’é chi promette, infatti, da decenni, di cambiare l’Italia. Noi, senza averlo annunciato una sola volta, in pochi mesi abbiamo già cominciato a farlo.

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Pigi: ‘Non è ora di toccare lavoro’. Monti: ‘Tema non maturo’. Ma sblocco situazione passa di lì

dicembre 24, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani: ‘Non è momento di toccare lavoro’. Monti: “Già, il tema non è maturo”. E invece sblocco di situazione passa di lì. Ma nodo non è (solo) libertà di licenziare. E il modello non sia “danese” ma italiano. Politico!, e non solo tecnico-”regolativo”. Innovazione stella polare nuovo sistema. Ma non è possibile se Pd guarda indietro.

Ha ragione, il segretario Democratico. “E’ il lavoro” su cui dobbiamo “puntare”. Ma non nel senso in cui lo intende lui. Pigi riesuma, in buona sostanza, il vecchio mantra socialista: “partito dei lavoratori”, sinistra come difesa (ad oltranza) dei loro interessi. E, certo, puntare sul lavoro non può voler dire “sterminare” (socialmente) un’intera “classe”, dando il via libera al “licenziamento selvaggio” per di più, come giustamente è stato fatto notare, in un momento in cui – con le imprese in sofferenza – ciò significherebbe una vera e propria carneficina. Ma, evidentemente, lo status quo – o un ulteriore avanzamento (?) nella stessa direzione – non può rappresentare parimenti una soluzione se è vero che, anche per questo, ci troviamo oggi in una condizione, in tutti i sensi, deficitaria. Ecco allora che, in un dibattito pubblico finalmente – almeno – rivitalizzato e politicizzato – perché questa, è la Politica; e non la “partita a scacchi” delle fazioni, con i suoi retroscena – comincia il confronto tra e sui modelli: con quello danese che la fa da padrone nell’attrarre l’interesse e la curiosità di chi, con onestà e responsabilità, si pone la questione di cercare una soluzione concreta al “problema”. Ma, poiché quello stesso dibattito viene comunque sviluppato dagli stessi protagonisti degli ultimi vent’anni di autoreferenzialità – dei quali, purtuttavia, va sinceramente apprezzato lo sforzo, che contribuisce, a sua volta, a migliorare la situazione e a farci tendere verso un esito complessivo positivo – il modello finisce nel tritacarne delle visioni distorte di destra e di sinistra; deformato – comunque – dalle ideologie. E così la sinistra Pd conclude, in buona sostanza, che si possano mantenere, e che la priorità vada data all’inserimento, degli ammortizzatori sociali – molto generosi – presenti in quel modello; i “riformisti” a loro volta ideologicizzati in questo senso, propendono per abolire l’articolo 18, e chi s’è visto s’è visto. Ma se il modello danese, così com’è, rischia di essere troppo “costoso”, e comunque c’è qualche dubbio che possa essere adottato da noi, non sarà perché, appunto, si tratta di un “pacchetto all inclusive” pensato per un’altra realtà e con altre premesse e altri obiettivi? E perché, allora, non fare ancora un piccolo passo, tornare ad avere una coscienza della nostra capacità (nazionale) propositiva e propulsiva, e immaginare un modello – “”"solo”"” – italiano? Che, guarda caso, esiste già; e, guarda caso, assomiglia molto a quello danese (non per nulla definito il “miglior mercato del lavoro del mondo”). Ma è, appunto, italiano. ovvero nasce dalle nostre esigenze e non ha fini ideologici, bensì l’unico obiettivo di contribuire alla costruzione (complessiva) del nostro futuro. E il modello è quello messo in campo (come la gran parte delle “innovazioni” acquisite dalla politica italiana negli ultimi tre anni), con il primo riferimento in questo senso in un articolo del febbraio 2010 (!) – quando, su queste pagine, già si parlava della necessità di “salvare l’Italia” e si indicavano le possibili strade da percorrere; che presto diventeranno, come quella consapevolezza, a loro volta senso comune nella politica e nel giornalismo autoreferenziali – sia pure ora in risveglio – che ancora faticano – però – a liberarsi dei propri condizionamenti e ad affrontare la realtà con lucidità e lungimiranza – da il Politico.it. E che consiste in un sistema in cui tutti possano essere licenziati, ma in un Paese che ha deciso di dare tutto per tornare grande, e che per farlo ha scelto la via dell’innovazione, alla quale chiede alle proprie imprese di riorientarsi; ed è in questa prospettiva che i licenziamenti, o meglio le assunzioni di “nuove” risorse umane nuovamente preparate a svolgere le mansioni rinnovate e maggiormente specializzate nelle loro aziende ricostituite per innovare, vengono decisi non per “salvare il salvabile” ma in una tensione alla crescita, sostenuta da una formazione continua che fornisca gli strumenti (tecnici, culturali) ai lavoratori per alimentare quello sforzo delle imprese, anzi, per guidarlo; e sciolga, ad un tempo, il “nodo” dei periodi di sospensione dal lavoro tra un impiego e quello – maggiormente avanzato e specializzato – che si andrà a svolgere in seguito. Il tutto occupando, comunque, i lavoratori; rigenerando mediante lo studio la loro capacità di rendimento anche attraverso un recupero di spessore e lungimiranza; e giustificando una indennità di disoccupazione che, a quel punto, non sarà più a “fondo perduto”, bensì rappresenterà un investimento nel futuro del Paese. Il modello danese appunto assomiglia, ma parte da altri presupposti e non ha la stessa carica propulsiva. E l’Italia oggi ha bisogno di rilanciare, e non solo di “rinculare” difensivamente. O sarà peggio. Per tutti. Ma tutto ciò non sarà possibile senza il contributo, libero, della principale forza onesta e responsabile di questo Paese. E il Politico.it ha seri dubbi, rafforzati dalle reazioni di queste ore, espressi la prima volta un paio di mesi fa nel pezzo del nostro direttore che stiamo per rivedere, che questo Pd, formato dalla classe dirigente dell’ultimo, decadente, Pci -del quale tuttavia questi esponenti sono culturalmente e ideologicamente impregnati e dal quale non riescono ad emanciparsi- possa assolvere a tale funzione.
P.S.: Il Corriere racconta oggi (24 dicembre) un’indagine pluriennale su un campione di oltre 100mila aziende che rivela sostanzialmente due cose: a) – ci sono molte offerte-posti di lavoro che non vengono occupati, nella gran parte dei casi perché i nostri giovani non sono disposti a svolgere mansioni che considerano riduttive soprattutto del loro agognato (dai loro genitori, “figli” – loro – del materialismo sessantottino) prestigio sociale; ed è per questa ragione, e sulla base della disponibilità di questi posti inevasi, che una parte della nostra politica sostiene la necessità di far entrare nuova forza-lavoro, disponibile per le peggiori condizioni di vita da cui “proviene” ad accettare quelle offerte che i nostri ragazzi, invece, disdegnano. E, in secondo luogo, b) – che una grossa – e crescente, ma ancora troppo lentamente – fetta di prima occupazione giovanile alimenta una autoimprenditorialità che resta comunque fenomeno ancora poco diffuso in un nostro Paese economicamente ma, soprattutto, culturalmente arretrato. Ed ecco il punto da cui far discendere la possibile “soluzione”: se sarebbe sciagurato proporre ai nostri giovani di studiare di meno per avere “strutturalmente” minori ambizioni – ma anche minori capacità e minore libertà – e quindi abbassare, in buona sostanza, il livello della domanda così da farla incontrare con quella offerta di basso profilo (proposta Tremonti) – e si tratta invece di fare esattamente il contrario! – purtuttavia un Paese che voglia crescere, e che per farlo ha bisogno di occupare (prima di tutto) i suoi giovani, per queste due stesse ragioni è un Paese la cui Politica deve (ri)cominciare a darsi un respiro e una profondità d’azione anche culturale, per poter intervenire sulla scala di valori (?) che dà luogo al prestigio sociale, “togliendo” allo (stretto) guadagno economico e all’attuale, presunta “rilevanza” “sociale” il riconoscimento che andrà ad attribuire al valore umano, culturale e alla capacità di vedere nel lavoro uno strumento per racimolare ciò di cui sostentarsi, sì, ma anche il modo in cui contribuire a raggiungere quell’(alto) obiettivo comune che, pure, “prima o poi” andrà indicato, o continuerà a rappresentare una chimera che non farà la sua parte per aiutare la ripresa economica (e non solo) nazionale. Il che significa anche che l’universalità del diritto allo studio (fino alla laurea, per poi accedere ai circuiti di formazione permanente) andrà garantita fino in fondo come oggi non avviene, e che la preparazione che i nostri ragazzi matureranno dovrà essere fatta considerare loro come un patrimonio da “spendere” non solo in funzione di una maggiore o minore disponibilità economica, ma per avere una (effettiva) libertà (anche di scegliere il proprio modello di vita) che i loro padri, e in qualche caso i loro fratelli – proprio per la “mercificazione” della stessa formazione scolastica e di base – non hanno avuto. E ciò potrà sostenere (ulteriormente) i nostri giovani nella scelta, anche, di tentare la strada di un’imprenditorialità innovativa che innestata nello sforzo complessivo per riorientare il sistema in questo senso rafforzerà – dal “basso” – le possibilità di riuscita – e quindi di avere anche ricadute economiche positive che alleggeriranno quello stesso “sforzo” – del tentativo. Tanto piu’, naturalmente, quanto piu’ saranno stati eliminati lacci e lacciuoli che oggi frenano – anche sul piano “regolativo” – questa vitalità (sotterranea). (Ed) è – ovviamente – la Politica che deve guidare tutto ciò! Contando finalmente sulla sponda di qualche giornale – come il nuovo, splendido Corriere di de Bortoli – che torna a sua volta a fare il proprio mestiere. Contribuendo -come dimostra questo stesso uno-due- alla costruzione del futuro dell’Italia.

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Unico progetto resta nostro. Innovazione, for- mazione, cultura. Saremo di nuovo culla civiltà

ottobre 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma unico progetto in campo resta nostro. Serve ora completo ribaltamento di piano. Una economia rifondata sull’innovazione. Formazione continua a ‘integrare’ lavoro. Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento. Italia tornerà ad essere culla della civiltà.

(23.07.2011) L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la “no- stra” (?) politica (…) – sono le seguenti.

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Così Silvestri racconta l’Italia multietnica La piazza di migranti in 11 scatti d’autore

marzo 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

Nella marea di foto (che scivolano) sullo sciopero degli immigrati del primo marzo, in esclusiva per il giornale della politica italiana le immagini della grande fotografa romana. Selezionate personalmente per noi da Daniela Silvestri. Un punto di vista ancora inedito, in queste ore, che il Politico.it è in grado di offrirvi per primo. Un ultimo, prestigioso sguardo sulla prima protesta della storia delle persone extracomunitarie nel nostro Paese, per poi dedicarci del tutto alla riflessione, com’è nello stile del nostro giornale, su come costruire insieme l’Italia (multicolore) del futuro. La firma, appunto, è di Daniela Silvestri. Buona osservazione. Read more

Crisi, adesso è stallo. Urge un’iniezione di fiducia (concreta): ma governo dov’è?

gennaio 28, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

Contro la politica (confusa) degli annunci che dicono tutto e il contrario di tutto, nella speranza di infondere (immaterialmente, sul piano psicologico) una fiducia che non basta, il giornale della politica italiana fa oggi il punto (vero) sullo stato della crisi. I dati parlano di una ripresa lieve che non consente di recuperare condizioni e posizioni perdute. Gli operatori confidano in un intervento della politica italiana che però, dopo aver battuto un colpo (bene) quando la crisi si manifestò, latita. E la risposta ideale sarebbe (oltre) rifondare un nuovo welfare state. Ci racconta tutto Paolo Panzacchi. Read more

Sarkozy: “Ora via il burqa” Fatto religioso o violenza? Si apre un grande dibattito. Speciale

gennaio 27, 2010 by Redazione · Commenti disabilitati 

In Francia sta per scattare il divieto di indossarlo. Altri Paesi sono pronti a seguire l’esempio. Tra questi c’è l’Italia, dove maggioranza e opposizione, per una volta, convergono. Nelle comunità islamiche impiantate in Europa, intanto, ci si confronta: che cosa rappresenta? E’ giusto, Islam alla mano, imporlo alla donna? E’ il velo integrale il protagonista indiscusso del dibattito politico-culturale degli ultimi giorni. Il giornale della politica italiana porta alla discussione in corso nel Vecchio continente (e nel nostro Paese) il contributo di questo speciale firmato Désirée Rosadi, che partendo dalla stretta attualità – vi raccontiamo chi dice cosa nella nostra politica e nella politica europea – ci conduce per mano a scoprire il vero “ruolo” del parde nei Paesi a maggioranza islamica. Assolutamente da non perdere. Buona lettura. Read more

‘White Christmas’, via gli irregolari. Dove la Lega vuol “far piazza pulita” per Natale

novembre 24, 2009 by Redazione · 2 Comments 

A Coccaglio, nel bresciano, la nuova amministrazione di destra (tre assessori leghisti e tre del Pdl) ha dato il via ad ispezioni a tappeto per “scovare” tutti gli immigrati senza permesso e cacciarli, togliendogli la residenza, entro il 25 dicembre. «Per me il Natale è la festa della tradizione cristiana, della nostra identità», spiega senza giri di parole l’assessore alla sicurezza. «Il ministro Maroni – dice il sindaco – ci ha indicato come farlo senza incorrere nei ricorsi dei giudici». Ma una parte della cittadina protesta. E gli extracomunitari scendono in piazza per prendere le distanze da un altro straniero accusato di un delitto efferato. Ci racconta tutto Francesco Carosella. Read more

“Recessione è finita”. “Ma no, continua” Come stanno davvero le cose sulla crisi

novembre 12, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un florilegio di dichiarazioni più o meno autorevoli su come stesse andando la crisi economica. Affermazioni decontestualizzate che annunciavano spesso cose diverse. Nel giorno in cui anche la Bce prevede un ritorno alla crescita nella seconda metà del 2010, ma lancia l’allarme-disoccupazione, il giornale della politica italiana cerca di mettere ordine tra i dati e gli annunci, per definire un quadro chiaro. E la sensazione, alla fine, è che non tutti sappiano che pesci pigliare e che si punti sulla persuasione. Read more

Politica&televisione (?). Nuovi improperi della Santanchè: ‘Maometto era pedofilo’

novembre 9, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Volano parole pesanti, nella politica italiana. O forse ai suoi margini. Della politica. E della tivù. Perchè non può considerarsi tivù quella che ogni domenica propone dibattiti che travalicano confini di rispetto e buonsenso. Apposta per trainare l’audience. L’esatto contrario di quello che fa il giornale della politica italiana, che pure quanto ad audience non si può certo lamentare, che dopo avervi riferito dell’attacco di Giovanardi alla memoria del povero Stefano Cucchi vi racconta ora di come ieri, durante la trasmissione del pomeriggio della domenica di Canale5, il salotto del trash per eccellenza, per (non) ”leggere” il quale sarebbe necessaria una capacità di discernimento e critica che manca alla maggior parte dei telespettatori (che, del resto, in quel caso cambierebbero canale favorendo la nascita di un’altra televisione), la leader di Movimento per l’Italia ed esponente di una destra italiana oggi superata dalla modernità incarnata da Gianfranco Fini, abbia usato parole pesantissime nei confronti del Dio dei musulmani. Non aggiungiamo altro, perchè c’è il bel pezzo (per una volta, un po’ sarcastico) di Désirée Rosadi. Sentiamo. Read more

Ora Giovanardi offende e strumentalizza Cucchi: “Morto perchè tossicodipendente”

novembre 9, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Parole terribili, pronunciate mentre la famiglia ancora cerca scampo al dolore e mentre si cerca di accertare, o meglio si aspetta di sapere, come siano davvero andate le cose. La vicenda, lo sapete, è quella del ragazzo romano arrestato e incarcerato e dopo dieci giorni uscito morto e in condizioni indicibili, dopo aver evidentemente subito percosse e altro. Il racconto di Francesco Carosella.           Read more

il Politico.it colma il vuoto mediatico sulla legge contro l’omofobia voluta da Obama

novembre 3, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli altri due grandi quotidiani on line, Repubblica.it e Corriere.it, non hanno dato la notizia. Il provvedimento equipara l’odio nei confronti delle persone omosessuali agli altri crimini razzisti, i cosiddetti “hate crimes”, i reati che consistono nella discriminazione etnica, razziale e religiosa. Una legge che nasce dall’impegno, iniziale, oltre un decennio fa, di Ted Kennedy, l’amato senatore Democratico scomparso la scorsa estate. Impossibile non fare il paragone con quanto accaduto qualche settimana fa da noi, quando la legge Concia anti-omofobia è stata bocciata alla Camera. Ci racconta tutto Francesco Carosella. Read more

L’incredibile storia della ragazzina stuprata Paesani e sindaco stanno con gli stupratori

ottobre 29, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Otto adolescenti che nel 2007 abusarono per tre ore dell’allora quindicenne di Tarquinia. A Montalto di Castro l’incomprensibile reazione di un Paese che sta tutto dalla parte degli aggressori. Le loro spese legali addirittura sostenute dal Comune. Il cui primo cittadino, Salvatore Carai, Democratico, ex diessino, fu “invitato” da Fassino a non candidarsi al congresso fondativo del partito, ma che oggi resta al suo posto, fiero esponente Pd. Ricordate? E’ quello che definì Anna Finocchiaro “talebana del c.”. Qualche giorno fa l’ultima uscita: “Solo i romeni possono stuprare”. Le voci su una sua parentela con uno degli otto ragazzi. Intorno, la chiusura a riccio del paese contro una ragazza di fuori. E il solito, inaccettabile pregiudizio nei confronti delle donne che subiscono violenze sessuali. La vittima, intanto, ha visto rovinata – speriamo non per sempre – la propria vita. Alessandra Mussolini: “E’ una vergogna che si sta consumando nel silenzio”. Un silenzio che il giornale della politica italiana prova oggi a spezzare. Con questo racconto. Tutto quanto non sapete sullo stupro di Montalto di Castro. Perchè è avvenuto dopo. La firma è di Francesco Carosella. Read more

Guardate quest’immagine: in piena Roma manifesti paragonano i gay alle scimmie

ottobre 19, 2009 by Redazione · 6 Comments 

Non è la locandina di un remake de “Il pianeta delle scimmie” di Schaffner, purtroppo, ma dura realtà. Il riferimento diretto è alla legge del Governo spagnolo che dà diritti ai primati (e a quelle sull’aborto), ma il vero obiettivo, come ben si capisce, è un altro. Autore, un fantomatico movimento politico di estrema destra (che sostiene Alemanno) il cui simbolo ricorda quello della Lega e sul cui sito ufficiale non compare nemmeno un nome o il volto di un dirigente. Dicono di essere nati il giorno del Family Day (e si fanno chiamare pure Popolo della Vita) e di ispirarsi a San Tommaso d’Aquino (la legge naturale). Ma il deputato (cattolico) del Partito Democratico Bachelet: «Chi c’è dietro tutto questo?». E prepara una interrogazione parlamentare. Il giornale della politica italiana, come sempre, vi racconta prima degli altri e meglio questa storia. Sentiamo. Read more

il Politico.it, ieri il nuovo record assoluto E settembre è il migliore mese di sempre

settembre 24, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ci perdonerete, cari lettori, se oggi parliamo (anche) un po’ di noi. Mentre la nostra Giulia Innocenzi si prepara al debutto ad “Annozero”, il giornale della politica italiana festeggia il miglior risultato mensile di sempre (quando manca ancora una settimana ad ottobre) e, proprio ieri, ha riscritto il suo picco giornaliero assoluto in termini di utenti unici. E’ il segno (costante) del successo di un progetto editoriale che, pure, continua ad avere enormi margini di crescita ulteriore. L’editoriale del direttore, Matteo Patrone. Read more

Il “razzismo” della Lega cos’ha in comune con quelli del passato? Le nostre risposte

settembre 16, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il giornale della politica italiana è, d’accordo, un grande quotidiano di informazione specializzata, la tribuna che ospita ogni giorno il dibattito ai più alti livelli della nostra politica, ma, anche, un centro di analisi ed elaborazione politica e culturale. Cerchiamo di leggere il presente attraverso la lezione della storia: dove ci porta cosa in base a dove ci ha già portato (che cosa). Le politiche della Lega costituiscono – grazie alla presenza del Carroccio al Governo – il punto di estremo avanzamento di un’ondata di xenofobia e razzismo e di richiesta di chiusura delle frontiere che attraversa tutta Europa. Ma questo quanto ha a che fare, ad esempio, con i nazionalismi del ’900? Quanto hanno a che fare le leggi della Lega con le leggi razziali emenate dal fascismo in Italia? Ce lo siamo chiesti ed ecco, in questo bellissimo articolo, la risposta. La firma è del nostro vicedirettore, Luca Lena.            Read more

Ecco la verità sulle case ai terremotati Estranee al “Progetto Case” del Governo

settembre 15, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Il “merito” della consegna delle prime 94 unità abitative realizzate è di una joint venture tra Croce Rossa Italiana (finanziatore) e Provincia autonoma di Trento (soggetto attuatore). Il giornale della politica italiana è in grado di raccontarvi nel dettaglio e con riferimento ai documenti ufficiali come sono andate le cose. Le prime abitazioni della Protezione civile e dell’esecutivo? In arrivo a fine settembre. “Dalle tende gli sfollati non vanno nelle case, ma negli alberghi. Le aspettative sono state disattese”, dice la presidente della Provincia de L’Aquila Stefania Pezzopane. La firma è di Attilio Ievolella. Da non perdere. Sentiamo. Read more

La tragedia di Viareggio: 21 ora i morti. E in città comincia il ritorno alla normalità

luglio 3, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La stazione è stata parzialmente riaperta – stamattina alle 5.54 il primo transito di un treno passeggeri - e nei dintorni ripartono i primi esercizi commerciali. Ancora disagi per una parte degli sfollati: le case non sono completamente sicure e chi può rientrare ha comunque paura. Ci racconta la situazione al quarto giorno dopo il disastro il nostro Marco Fattorini.            Read more

Disastro di Viareggio, sono 18 ora i morti Fermati i carri della Gatx

luglio 2, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sale purtroppo il numero delle vittime della tragedia, per la quale verrà proclamato lo Stato d’emergenza in funzione della ricostruzione.  Undici di queste non sono ancora state identificate. Bonificati i binari dal gas liquido fuoriuscito. Gli sfollati – tranne gli abitanti di via Ponchielli, la strada adiacente la ferrovia diret- tamente colpita – rientrano nelle case. Ma mentre i Vigili del fuoco continuano a scavare tra le macerie, è il momento delle indagini e dell’accertamento delle responsabilità. Ferrovie ha sospeso l’utilizzo dei mezzi della compagnia proprietaria del carro il cui asse si è spezzato provocando il disastro. Ma la società che doveva revisionarlo: “Lavoro eseguito correttamente”. E intanto ci si interroga sul nuovo fenomeno di cittadini che riprendono i luoghi in cui si verificano tragici fatti di cronaca con i loro videofonini. L’aggiornamento è di Marco Fattorini. Read more

Disastro di Viareggio, “tracce di ruggine sull’asse”. Morti oggi altri due bambini

luglio 1, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Aggiornamento del giornale della politica italiana sulle conseguenze dell’esplosione del treno merci nella stazione del comune toscano. Sulla rottura dell’asse del carro l’ombra di una possibile cattiva manutenzione. Matteoli: “Sono in corso accertamen- ti”. Stamani intanto sono deceduti la bimba maroc- china ricoverata ieri a Roma e un altro bambino di 2 anni. Il servizio, di Laura Liucci. Read more

L’opinione. Viareggio e le infrastrutture decrepite di G. Lerner

giugno 30, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo avervi raccontato i fatti della notte, il giornale della politica italiana vi propone questo commento dell’ex direttore del Tg1. Le ore immediatamente successive ad una tragedia – è stato per ogni terremoto che si sia verificato nel nostro Paese, accade di nuovo in queste ore per il disastro toscano – sono quelle delle recriminazioni e della ricerca del colpevole. Lerner punta il dito contro la scarsa modernità delle costruzioni abitative e logistiche da noi. Sentiamo. Read more

Esplode nella notte un treno merci a Viareggio. 15 morti, oltre 30 feriti

giugno 30, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Erano da poco passate le 23 di ieri, quando il convoglio diretto a Pisa, contenente gpl, è deragliato poco prima dell’ingresso nello scalo del comune della provincia di Lucca. Il gas liquido è fuoriuscito e si è incendiato, provocando una fortissima deflagrazione. Tre esplosioni che hanno investito edifici e automobili, causando una strage. Il giornale della politica italiana, come nei giorni del terremoto, vi racconta questo terribile fatto di cronaca, del quale vi aggiorneremo ancora durante la giornata. Il servizio è di Laura Liucci. Read more

L’intervento. La7 “ridimensiona” Crozza, mia solidarietà G. Lerner

giugno 24, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ancora un pezzo su politica&tele- visione. Accoppiata con l’analisi sul nuovo Tg1 di Minzolini e i fatti di Bari. Intervento del conduttore de L’infedele sulla decisione, resa nota oggi, della terza televisione italiana di ridurre gli spazi riservati al comico genovese nel corso della programmazione autunnale. Il Crozza Live sostituito da un talk condotto da Luca Barbareschi. Un ribaltamento della linea editoriale che Lerner riconduce alla necessità, per i proprietari (Telecom, lo ricordiamo), di “avere un rapporto sereno e collaborativo con il governo in carica, qualunque esso sia”. Sentiamo. Read more

Minzolini a “processo” per il nuovo Tg1
Sul Bari-gate ecco un confronto col Tg5

giugno 24, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La guida del principale telegiornale italiano è investita da un ciclone polemico per non avere dato o avere dato con un taglio molto anomalo le notizie sulle vicende che stanno riguardando il presidente del Consiglio, a cominciare dal caso-D’Addario. Il giornale della politica italiana si preparava ad uscire con un pezzo complessivo sul nuovo corso dei tiggì. I fatti di questi giorni rendono il servizio di particolare attualità. Ecco un’analisi-raffronto su come i fatti di Bari sono stati raccontati da Minzolini e dal Tg5 di Mimun. E sotto, un commento di Lerner su Crozza. Read more

Il giorno di Enrico Mentana: ‘Reintegrarlo come realizzatore e conduttore di Matrix’

maggio 26, 2009 by Redazione · 1 Comment 

L’ex direttore del Tg5 ha vinto la sua battaglia. “Voglio che sia riconosciuto che non mi ero dimesso dal programma”, aveva detto ancora poche sere fa a “Otto e mezzo”. Oggi la sentenza del Tribunale di Roma nella causa intentata contro Mediaset dal giornalista. Che su Facebook lancia ora un “sondaggio” tra gli “amici” e i sostenitori: “Cosa è giusto fare? La decisione ha effetto immediato e domattina potrei presentarmi in redazione…”. Il servizio è di Carmine Finelli. Read more

Fiat-Opel: “Se ci accordiamo ‘solo’ 10mila esuberi in Europa”. Il piano del Lingotto

maggio 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il tabloid ”Bild” aveva scritto che sarebbero stati 18mila. Torino smentisce e rilancia nella corsa all’acquisizione della casa tedesca. Il giornale della politica italiana vi racconta – come una grande rivista di approfondimento, ma in tempo reale – l’intera operazione di Marchionne: dall’acquisto di Chrysler alla nuova frontiera europea. Con l’obiettivo di diventare il secondo gruppo del mondo dopo Toyota. Il racconto è di Marco Fattorini. Read more

“Nucleare costoso e ancora rischioso” Gli italiani contrari al ritorno all’atomo

maggio 11, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Lo rivela uno studio dell’Eurispes, per il quale la maggioranza (relativa) nostri connazionali non vuole la costruzione delle quattro centrali. I rischi che ancora comporta il ricorso all’energia atomica e i tempi lunghissimi di attivazione – che non consentirebbero di soddisfare il nostro fabbisogno energetico - le motivazioni principali. Ce ne parla Ginevra Baffigo. Read more

Ecco il discusso decreto per l’Abruzzo. I finanziamenti legati “a maggiori entrate”

maggio 5, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Aggiornamento settimanale del nostro giornale sulla situazione post-terremoto dedicato, com’è doveroso, al fatto del giorno (per ciò che riguarda appunto l’Abruzzo): il testo licenziato dal Cdm che prevede, tra l’altro, tempi di ricostruzione molto lunghi (sono previsti interventi fino al 2033) e - e questo è il punto controverso - legati ad una copertura finanziaria tutta da assicurare e che dovrebbe consistere, per consentire le opere previste, in un aumento delle entrate pari a non meno di “500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2009″. Ci racconta il decreto in tutte le sue parti, Attilio Ievolella. Read more

I dati Istat sulla crisi del lavoro. Dal 2007 +12,3 disoccupati. Sud, 62,8 delle donne

aprile 29, 2009 by Redazione · 1 Comment 

E’ uscito lunedì, il nuovo rapporto dell’Istituto di statistica relativo all’ultimo trimestre del 2008. Il giornale della politica italiana sceglie oggi di raccontarvi la crisi attraverso i dati concreti del lavoro. Il servizio è di Fabrizio Aurilia. Read more

Abruzzo, la visita oggi di Papa Ratzinger G8, ufficiale a L’Aquila: “Per contribuire”

aprile 28, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana racconta il passaggio di Benedetto XVI nelle terre colpite dal sisma e torna a fare il punto sulla situazione delle zone terremotate. Il Papa è stato ad Onna, nel capoluogo e a Coppito ad incontrare una rappresentanza dei soccorritori. “Questa terra deve tornare ad ornarsi di case e chiese, belle e solide”, ha lanciato il proprio monito il capo della Chiesa cattolica alla politica e alle istituzioni. Ma oggi è una giornata un po’ più luminosa (nonostante il maltempo) per le popolazioni abruzzesi anche per altre due ragioni: la prima è la conferma che il prossimo vertice degli otto grandi si terrà L’Aquila. La seconda è che, in ricordo e – per quanto possibile – per cancellare la macchia della strage nazista di Onna, la Germania darà una mano alla ricostruzione del paese-”simbolo”, suo malgrado, di questo sisma. Sentiamo. Read more

Durban II, la conferenza sul razzismo e il delicato equilibrio Mediorientale

aprile 21, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pochi minuti fa è stata approvata la risoluzione concordata venerdì 17 dai 189 Paesi coinvolti e dalla quale è stato cancellato ogni riferimento diretto ad Israele con la sola “deplorazione di ogni occupazione straniera”, come humus nel quale può crescere il razzismo. Ma la conferenza, nata sotto la cattiva luce della mancata partecipazione di alcuni Stati, tra cui il nostro, per evitare le “manifestazioni antisemite” che avevano caratterizzato il primo incontro del 2001, ha continuato a giocarsi tra accuse, attacchi, abbandoni, sull’asse dialettico tra l’occidente e l’Iran, tanto costringere il segretario generale dell’Onu a ricordare che l’obiettivo è l’oppo- sto delle divisioni. Luna De Bartolo ce la racconta. Read more

Post-terremoto in Abruzzo. Il 28 la visita del Papa. Ripresa della vita e le inchieste

aprile 20, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nei giorni del terremoto questo giornale è diventato un grande centro di informazione sulla tragedia che ha raccontato con sobrietà, rispetto, tempismo. A due settimane dal primo, devastante sisma, il Politico.it continua a raccontare settimanalmente la vicenda abruzzese, sia per continuare ad informare i propri lettori, sia per contribuire ad evitare che si spengano i riflettori sull’Abruzzo. L’aggiornamento di questo lunedì, dunque, firmato da Attilio Ievolella. Read more

Mumbay, il papà tenta di “vendere” la piccola Rubina, Latika in ‘The Millionaire’

aprile 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ la “maledizione” del film plurivincitore degli Oscar, o meglio la maledizione della povertà e della situazione delle baraccopoli della capitale. Prima Azharuddin Ismaile era stato picchiato dal padre perchè rifiutava di mostrarsi ai vicini. Ora questa storia, documentata dal britannico ”News of the World” che presso la famiglia della bambina ha fatto passare un proprio cronista per un ricco sceicco e registrato con una telecamera nascosta la “trattativa” con i due uomini. Anche se il padre nega, sostenen- do di cercare solo una migliore sistemazione per la figlia. Ci racconta tutto Luna De Bartolo. Read more

Greenpeace: “Negli Usa un ‘green deal’ In Italia torniamo a carbone e nucleare”

aprile 19, 2009 by Redazione · 1 Comment 

il Politico.it è stato al 50 di piazza dell’Enciclopedia italiana a Roma, storica sede di Greenpeace Italia. Ci siamo fatti raccontare dai direttori delle campagne qual è la situazione nel nostro Paese e non solo. Usciamo dunque la domenica – il giorno tradizionalmente dedicato all’ambiente da noi - con questo “racconto” dall’Italia ecologica. Sentiamo. Read more

Pinar con 154 persone a bordo sempre ferma tra Italia e Malta. La storia si ripete

aprile 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nave mercantile, che ha salvato i migranti arrivati su due barconi che stavano affondando, non ottiene il via libera per attraccare né dal governo di Roma né dai maltesi, che si rimbalzano la patata bollente. Ma a bordo le condizioni sono critiche. E c’è un precedente: la Cap Anamur nel 2004. Ecco come andò. Il servizio, di Andrea Onori. Read more

Dossier/ Il (nostro) futuro dell’acqua. Chi già non l’ha più. Le privatizzazioni da noi

aprile 17, 2009 by Redazione · 1 Comment 

Uno dei meriti del nostro giornale la capacità di anticipare temi che finiranno al centro delle cronache in un futuro meno immediato. E’ quello che facciamo anche oggi raccontandovi cosa sta succedendo intorno al bene forse più prezioso per l’uomo: l’acqua. La legge 133 del 2008 stabilisce che già l’anno prossimo i Comuni dovranno mettere sul mercato i servizi pubblici locali e dunque anche la gestione del servizio idrico. Il rischio è che sia il passo verso quella totale privatizzazione che, ad esempio,  in Bolivia ha scatenato una vera e propria rivolta popolare. Il precedente di Aprilia. La prospettiva a livello mondiale dove secondo le stime nel 2025 oltre il 40% della popolazione si troverà in crisi idrica, non avrà cioè a disposizione i livelli essenziali di acqua. Sentiamo. Read more

Abruzzo, ecco la situazione. Altre scosse Si cerca di ripartire. Il rischio-criminalità

aprile 14, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Facciamo il punto dopo Pasqua. Nonostante le rassicurazioni, continuano i sismi nella zona colpita, l’ultimo poco prima delle 16. Gli operatori lavorano al censimento di agibilità degli edifici. Nonostante le difficoltà a L’Aquila riaprono le prime attività, si cerca un lento ritorno alla normalità quotidiana. La politica intanto si prepara ad affrontare la questione ora più delicata: la ricostruzione. Sulla quale calano le ombre del rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Il pezzo, di Attilio Ievolella. Read more

Focus. Le dichiarazioni del Papa sull’uso del preservativo. Posizioni nella Chiesa

aprile 1, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Torniamo sull’intervento di Benedetto XVI sul tema del contraccettivo durante il suo viaggio in Africa. Lo facciamo leggendo, anche, la varietà di posizioni che si trovano nel mondo ecclesiale, prima e dopo l’usci- ta del Papa. La difesa di Bagnasco. Le parole del teologo ufficiale di Giovanni Paolo II, Georges Cottier, nel gennaio 2005. Il pezzo è di Gabriele Canarini. Read more

Crisi economica, come risponde il mondo Gli ultimi provvedimenti Stato per Stato

marzo 27, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Paese per Paese, come il mondo sta reagendo alle difficoltà: concretamente quali misure ha preso chi, per rispondere alla crisi. Le schede. Read more

Testamento biologico, così le leggi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Schede

marzo 26, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non vale quanto il giudizio che gli altri abitanti del pianeta danno della nostra situazione interna (che il Politico.it ha raccontato in un pezzo di Luna De Bartolo), perchè nel caso di oggi entrano in gioco differenze storiche e culturali che vanno ovviamente tenute in conto con grande sensibilità. Tuttavia pensiamo sia di grande interesse, mentre alla Camera si vota sul testamento biologico, scoprire come gli altri paesi europei e gli americani si sono comportati sullo stesso tema, cioè se e come hanno legiferato, e dopo che tipo di discussione. Il bravissimo Andrea Onori ci porta a conoscere le legislazioni in materia nel resto dell’Occidente, stato per stato. Read more

Viaggio nell’etnia Romanì, così detti Rom Scopriamo tutto di loro. Chi sono. Culture

marzo 22, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

Veniamo a sapere che provengono dall’India e ci sono anche numerose comunità italiane. Scopriamo dunque la popolazione Romanì – e in particolare i Rom romeni – in questo grande servizio della domenica. di Andrea ONORI Read more

Al via la campagna nazionale contro il razzismo: “Non dobbiamo avere paura”

marzo 19, 2009 by Redazione · 2 Comments 

La sensibilità sociale di questo giornale è incarnata in particolare da quell’Andrea Onori che ieri è stato alla presentazione di questa iniziativa “patrocinata” dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e che riunisce ben 26 sigle di tipo diverso, che oggi ci racconta. E’ stata l’occasione per un confronto tra voci autorevoli sul tema-razzismo, per capire. Sentiamo. Read more

Figli di immigrati irregolari, ecco come il ddl sicurezza può negare la registrazione

marzo 19, 2009 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ uno dei punti controversi del pacchetto presentato dal Governo, sul quale lo stesso Pdl è diviso. Riguarda il diritto alla registrazione della nascita dei figli di immigrati irregolari. I bambini si ritroverebbero senza identità e non avrebbero, ad esempio, diritto alle cure ospedaliere. E potrebbero essere negati ai genitori e dichiarati in stato di abbandono. Ce ne parla Andrea Onori. Read more

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