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***Il futuro dell’Italia***
NO AI VETI DI BERLUSCONI SUI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA
di GAD LERNER

marzo 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato è il principale,  e ultimo, argine della nostra Nazione ‘contro’ ogni rischio di degenerazione nella tensione (sui nostri titoli di Stato) sui mercati finanziari, contro il rischio di (ri)esplosione di tensioni sociali, il rischio di insorgenza di fenomeni eversivi (due opposte, possibili derive – queste ultime – che dovremo agire con accortezza per prevenire e scongiurare nelle prossime settimane nel nostro Paese; almeno fin quando la nostra politica non avrà ripreso ad assolvere la propria funzione e avrà ricominciato ad offrire risposte – reali – ai portatori di quel malessere e di quella sofferenza), nonché il perno su cui ruota l’intera nostra architettura istituzionale e la prospettiva del possibile compimento della nostra democrazia. Richiede dunque che a svolgere quell’incarico sia una figura di peso, salda e autorevole, non certo di (vacuo, e debole) compromesso. Ha ragione dunque Berlusconi quando indica che tale identikit porti dritto al profilo di Romano Prodi, – per noi – il più degno (per l’Italia!) dei possibili successori a Giorgio Napolitano. Il Pd non si lasci sfuggire questa occasione, l’occasione di assicurare altri sette anni di guida alta, onesta e responsabile alla nostra Nazione. di GAD LERNER

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Berlusconi circuisce (ancora una volta) Pigi. Ora capo Stato prono(?

marzo 19, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Caro Pigi, Berlusconi non ha ra- gione, per il semplice motivo che Berlusconi persegue i propri in- teressi (particolari), mentre la Politica è lì per fare il bene dell’Italia.

Sul Quirinale il problema esiste perché l’ha creato – dilapidando ciecamente ancora una volta una situazione favorevole – il Pd: era sulle (molto meno importanti!) presidenze di Camera e Senato che i Democratici non avrebbero dovuto procedere ‘da soli’ e fare incetta; e qualora non si fosse trovata una soluzione condivisa, votare – o consentire l’elezione – di nomi indicati da Pdl e 5S.

La presidenza della Repubblica, lo abbiamo già scritto, non può essere messa sullo stesso piano di quelle due cariche: perché Grasso e Boldrini verranno presto avvicendati dai loro successori (e semmai il Pd può pensare di rimediare a questo pasticcio – ripetiamo, generato miopemente con le proprie mani - ‘spostando’ uno dei due al – possibile – governo, e consentendo la ri-elezione – ad esempio di Schifani – alla presidenza del Senato), mentre il capo dello Stato resta in carica sette (7) anni; scegliere il successore di Napolitano in maniera ‘condivisa’ (cioè recependo la decisione del Cavaliere) significa preparare una situazione, dopo giugno, in cui alle prime tre cariche dello Stato non ci sarà neppure un rappresentante non dei ‘moderati’, ma del centrosinistra.

Come si può ancora credere a Berlusconi? Si pensa forse che pronunci quelle parole perché ha davvero a cuore la rappresentanza di otto milioni di cittadini moderati? Berlusconi vuole solo assicurarsi al Quirinale una figura debole e malleabile che possa manipolare con facilità. E si dà il caso invece che il presidente della Repubblica non sia uno scherzo, ma il garante della tenuta della nostra democrazia; e a quella carica deve assurgere una figura forte, indipendente, libera, che non può essere scelta – con queste caratteristiche – insieme a Berlusconi.

Vent’anni di circonvenzioni non hanno insegnato nulla? Il dialogo doveva avvenire sulle presidenze di Camera e Senato. Sul Quirinale l’unico dialogo che conta è con gli italiani: è a loro e soltanto a loro che si deve rispondere. Eleggendo una figura (che naturalmente un minuto dopo diverrà superpartes e di tutti i nostri connazionali: forse che il centrodestra ha di che lamentarsi di Napolitano? Eppure Giorgio è il primo presidente post-comunista della nostra Storia, lui sì, un comunista ‘vero’. Avremmo potuto dire lo stesso – sette anni dopo – di un Gianni Letta, intercettato sulla vicenda della P4 e del terremoto de L’Aquila? L’Italia sarebbe ancora in piedi, se al posto di Napolitano ci fosse stato un presidente prono al Cavaliere, che non avesse avuto la forza di sostituirlo – e attenzione perché tra breve potremmo riaverlo – nel momento di maggior acutezza della crisi sui mercati?) che garantisca loro, non Berlusconi.

O la segreteria Bersani inanellerà – dopo aver rischiato di consentire l’abolizione dell’art. 18, dopo avere portato la sinistra alla sconfitta nell’anno della sua più prossima, larga affermazione – un ultimo ‘capolavoro’: consegnare il Paese – per la prima volta nella sua storia; di qui al prossimo giugno – in toto in mano alla destra. Senza più argini – al Quirinale – ai colpi di mano di Berlusconi.

Con i voti a disposizione, che consentono un’elezione facile facile della persona giusta – attenzione – per l’Italia (! Perché il partito-baricentro della Nazione si deve assumere la responsabilità di fare una scelta unilaterale ma per il bene di tutti i nostri connazionali. Naturalmente, ‘quindi’, non eleggendo un ‘estremista’. Ma chi può mettere in discussione, se non Berlusconi, che ex presidenti del Consiglio possano mai rispondere a questa definizione?), per favore, non ci si lasci circuire ancora una volta. Per il bene – non del Pd ma – del Paese.

Da mesi Politica non dà risposte a Paese. Agire ora. O finirà male (?)

marzo 18, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Beppe Grillo sta giocando sulla pelle della Nazione. La consonanza evidente tra i suoi eletti e il Partito Democratico – confermata anche dagli applausi per Laura Boldrini e dai voti ‘dissidenti’ per Piero Grasso – rende la prospettiva di governo comune naturale e – in questo quadro d’urgenza – necessaria. Il perdurante diniego di Grillo dimostra un (considerevole) senso di irresponsabilità di chi mira a passare all’incasso del malcontento e della insoddisfazione (ma spesso è vero dolore) degli italiani. Una ribellione che però rischia di sfuggirgli di mano: in termini di minor consenso alle prossime elezioni; e tramite una ribellione che minaccia di diventare qualcosa di più, di un semplice voto di protesta, se è vero che gli italiani cominciano a rubare per mangiare e che la soglia di sopportazione (dell’immobilismo dei politicanti) finirà presto per non essere più tanto alta.

Per scongiurare tutto questo serve una cosa sola: che la Politica torni ad assolvere alla propria funzione. Ora! Attraverso il governo uscente di Mario Monti (che può dedicare il tempo che impiega a cercare consenso per la sua ‘salita’ ad altri incarichi presso le forze politiche, per assumere provvedimenti per l’Italia!), attraverso una più repentina – accanto agli adempimenti formali – ripresa dell’attività legislativa del Parlamento (non basta, a questo fine, che dei disegni di legge vengano depositati; è proprio doveroso che il calendario dei lavori venga ripristinato in modo tale da mettere le scelte nell’interesse esclusivo degli italiani prima di quelle per far funzionare il Palazzo). L’avulsione della politica politicante dalla realtà è qualcosa di paradossale. Frutto avvelenato della sbornia televisiva. Svegliamoci presto, o il prossimo ‘sonno’ – collettivo – potrebbe essere agitato da un incubo.

***

Che cosa fare? L’elezione dei presidenti. La scelta dei capigruppo. La nomina dei segretari d’aula. Se tra un (personalistico) adempimento formale e l’altro la Politica – oltre che del palazzo – torna ad occuparsi anche delle vite degli italiani, abbiamo ‘qualche’ speranza di uscire da una crisi dalla quale è persino semplice venire fuori.

Come? il Politico.it lo scrive da mesi: ricostruendo un nuovo sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale nella chiave dell’innovazione; concentrando tutto questo in particolare al Sud senza disdegnare di chiedere l’aiuto – per un possibile progetto di sviluppo comune – ai nostri fratelli dei popoli della sponda sud del Mediterraneo - ma a condizione che i politicanti cessino di guardasi allo specchio e avviino le azioni necessarie a realizzare tutto ciò.

Ci sono un governo (sia pure dimissionario) in carica e un Parlamento neo eletto. Sono passate tre settimane (anzi quasi quattro) dal voto; preceduto da due mesi di campagna elettorale a sua volta degno coronamento – politicante – di almeno sei mesi di pressoché totale immobilismo del governo Monti. Una Nazione non può rimanere così a lungo senza essere governata senza pagare pegno: in termini economici e di stabilità interna. Muoviamoci. Assumendoci (qualcuno di voi che al momento ne abbia gli strumenti; noi ad oggi – purtroppo – non possiamo tecnicamente) la responsabilità di agire (in prima persona). O presto rischierà di essere troppo tardi.

Capo dello Stato libero da ombre Di questo ha bisogno ‘oggi’ Italia

marzo 18, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi non anteponga le proprie am- bizioni (politicanti) alla necessità di dare all’Italia una guida onesta e responsabile ed estranea ad ogni agglomerato di potere oscuro che esercita la propria golden share (attraverso la corruzione) sulla vita della Nazione, e che solo un presidente della Repubblica di comprovata lealtà all’Italia – dunque, di centrosinistra – può tenere a bada e contrappesare fino al compimento – attraverso una seria lotta alla pervasività della corruzione nel corpo dello Stato – della nostra democrazia. Nel solco di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pier Paolo Pasolini, Carlo Alberto Dalla Chiesa e gli altri patrioti che hanno sacrificato la loro vita per confermare l’Italia alla libertà e spingerla verso la modernità

Ma due vittorie odierne di Pirro (?) Unica ‘gara’ che conta Quirinale

marzo 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La doppia elezione di oggi, in classico stile Pd (dove si conquista solo ciò che l’avversario lascia perché non gli interessa), rischia di rappresentare una vittoria di Pirro e di non contare assolutamente nulla, visto che a giugno si potrebbe tornare al voto e le cariche essere azzerate. La sola elezione che conta è quella del successore di Napolitano (sette anni).

Il Pd non deve commettere l’errore (autoreferenziale ed inciucista) di mettere sullo stesso piano le due vittorie di oggi e quella scelta e deve invece pensare che fra tre mesi sui due scranni più alti di Montecitorio e Palazzo Madama potrebbero trovarsi due esponenti di centrodestra (per – altri – cinque anni).

E puntare quindi senza esitazioni all’elezione di un proprio uomo (forte: noi diciamo, Romano Prodi) al ruolo di (contrappeso, e) garante della nostra democrazia.

Per avere la certezza di assicurare la Repubblica (come tocca al partito-guida e baricentro della Nazione; autore comunque di una scelta importante in questo senso con la doppia candidatura di oggi) nelle mani lucide, distaccate, salde di una personalità onesta e responsabile (come non potrebbe essere parimenti un candidato di NESSUN’altra area di opinione e sensibilità) che la sappia (difendere da ogni attacco, più o meno alla luce del sole, e) – alla bisogna – condurre fuori da ogni turbolenza: sia essa di carattere democratico o economico-finanziario.

Pregasi i politicanti di non inebriarsi per la doppia, vacua affermazione di oggi e di sapere – come sanno bene i loro avversari – che l’unica partita che conta – e che il Pd deve vincere. Per il bene – non suo ma – dell’Italia – è quella per il Quirinale

Eletti 5S, “Non abbiate paura” Occasione cambiamento storica

marzo 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Movimento 5 Stelle: “C’è molta consonanza tra francescanesimo e Movimento”. Alla Camera è appena stata eletta una presidente vicina a coloro che soffrono (e colpisce la simultaneità dell’elezione di Boldrini e del primo Papa nel – vero – solco del santo di Assisi). E’ una presidente di Pd-Sel, insieme ai quali il M5S forma la più grande maggioranza nel solco del francescanesimo nella storia della Repubblica italiana. E’ dai tempi della (prima) Dc di Alcide De Gasperi che non esiste una così grande occasione di cambiamento nel nome delle Persone. I 5S per coglierla devono solo avere il coraggio di misurarsi sulle scelte reali, senza avere il timore – vero freno ad una adesione piena e convinta degli attivisti all’ipotesi di un possibile governo ‘col’ Pd – di essere cambiati dall’impatto con la Politica. Se dovessero accorgersi che ciò sta avvenendo faranno sempre in tempo a compiere un passo indietro. Ma un’occasione così grande non ricapiterà molte volte. Che cosa stiamo aspettando per coglierla, e dare vita alla prima, vera legislatura res-publicana della nostra Storia?

Applausi comuni 5S-Pd a Boldrini Grillocasaleggio blocco cambiam.

marzo 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alla Camera applausi (‘a scena aperta’, ad indicare la totale convinzione e adesione) dei 5S a Laura Boldrini. Ecco cosa intendeva il Politico.it quando suggeriva l’assoluta consonanza di sensibilità e di idee tra Pd e Movimento. In questo quadro l’autoreferenzialità dei leader – Grillo e Casaleggio – ben lontani dalla semplicità e dalla duttilità (che non significa trasformismo; il vero trasformismo è quello di Grillo che cambia pelle in ragione delle proprie esigenze – di promozione della propria proiezione di ‘capo politico’ – con tanto di foto del duce che gorgheggia in piazza Venezia sul camper – e dunque, in ultima analisi – personalistiche) degli eletti del Movimento, rappresenta il vero impedimento al cambiamento – all’insegna degli (alti) valori espressi dalla neo-presidente della Camera, che sarebbe un peccato accantonare fra qualche settimana – per lasciare posto al ritorno della destra. Non solo sullo scranno più alto di Montecitorio – nel suo discorso – nel nostro Paese. I senatori del M5S ci pensino bene e sin da oggi – con il voto su Grasso – prendano le distanze da una linea suicida e autoreferenziale che non li porterà a passare all’incasso al prossimo incontro con gli elettori nelle urne, ma a pagare lo scotto – insieme all’Italia. Nel rigetto degli italiani – della propria strategia fine a se stessa e isolazionista

“Camera torna a riunirsi giovedì” Altri cinque giorni stop. Perché?

marzo 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

“La Camera torna a riunirsi giovedì 21 marzo”. Cioè fra (altri!) cinque giorni (di vuoto Politico pneumatico totale – al di là degli adempimenti formali di inizio legislatura. Senza dare risposte agli italiani – Certo, ci sono le consultazioni, ma intanto il lavoro legislativo può – e deve! – tranquillamente riprendere e procedere). Perché?

Camera e Senato, tanto più in assenza di un governo, sono gli organi preposti a cominciare a dare risposte agli italiani. Non si vede perché debbano continuare a muoversi pachidermicamente rinviando le proprie convocazioni (tanto più adesso, appena riunite! Ci sarà tempo per assenteismi e sfregi alle sedi del potere legislativo politicanti) di settimana in settimana. L’Italia ha bisogno di interventi (urgenti), e una Camera (e un Senato) neo-eletta (per altro riunita dopo due settimane di inutile decantazione!) ha il dovere di mettersi al lavoro. Subito.

Il Presidente Napolitano confermi la sensibilità dimostrata nel tentativo di anticipare la prima convocazione delle assemblee, e inviti i deputati a tornare al lavoro (per risolvere i problemi degli italiani! E non solo per votare i – propri – capigruppo). Senza soluzione di continuità (o ‘quasi’) finché (al’meno’) la crisi (che tocca alla Politica ‘risolvere’!) non sarà stata (nella sua maggiore incidenza) messa alle spalle.

Pigi non sacrifichi Quirinale su altare sopravvivenza (politicante)

marzo 16, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Anche una persona miope vedreb- be nitidamente cosa si profila all’o- rizzonte: Pigi, illuso e fuorviato dalla vittoria (?) della doppia autoattribuzione di Camera e Senato, sogna di poter fare ancora un giro di giostra, parlamentare e politicante, ottenendo (dai grillini) i voti per formare il proprio governo.

E a questa residua speranza, è già pronto a sacrificare – come sempre – l’Italia e la Politica.

Che in questa legislatura possono consistere ormai in una sola scelta, l’unico regalo che il Pd, autocastratosi nel voto, può ancora permettersi di fare alla nostra Nazione: l’elezione di una personalità onesta e responsabile – dunque di centrosinistra – forte e salda, al Quirinale.

Dove, nonostante slealtà ricevute, tradimenti incassati, insipienza registrata, insensibilità verso le istituzioni, la premiata ditta D’Alema&Bersani, testardamente, è pronta a far salire – ancora una volta – chiunque sia disposto a seguire le loro architetture politiciste.

Ma il Quirinale non è una fiche da distribuire a piacimento nelle proprie costruzioni fini a loro stesse; è il punto più alto della Repubblica italiana; e il ruolo garante della nostra democrazia. E non può essere affidato ad una persona sleale qualunque.

La partita per il Quirinale deve vedere il Pd sgombrare la propria mente da ogni altro (retro)pensiero (inciucista), e mirare dritto all’obiettivo di eleggere sulla soglia più alta della nostra Repubblica (per noi) Romano Prodi (e comunque una personalità di centrosinistra – di centrosinistra! Dunque comprovatamente al di fuori di ogni gioco manipolatorio della nostra democrazia – senza cedere alle tentazioni e ai ricatti di altri).

Caro Pigi, il tuo governo difficilmente nascerà e anche difficilmente durerebbe, visto che potrebbe contare su una manciata di voti di maggioranza. Il capo dello Stato resta in carica sette anni. Ti preghiamo di non lasciarti tentare e ingannare (ancora una volta) da una destra pronta ad approfittare della tua debolezza, per farci incassare una nuova sconfitta (dopo l’incredibile capitombolo elettorale, ampiamente preconizzato da il Politico.it seguendo la tua linea di “lealtà a Monti fino al 2013″) e per riempire con una propria figura (al solito, gravata di ombre e ambiguità) l’unica casella che conta, la casella che presiede alla nostra democrazia.

Politicanti: “Primo giorno scuola” Di italiani ennesimo giorno dolore

marzo 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

I politicanti, gai del loro primo gior- no di legislatura, tra colazioni ono- revoli e passaggi dal barbiere dopo la registrazione a Montecitorio, dimenticano che il loro compito è restituire una prospettiva alla Nazione e risolvere i problemi degli italiani. I problemi! Dal che si deduce che gli italiani oggi non stanno bene; e la gaiezza politicante stride con quella sofferenza e tradisce una confusione: i politicanti pensano di essere i PROTAGONISTI della politica; e invece sono solo i servitori del popolo italiano. E per i servitori non è tempo di scattare foto davanti all’ingresso della Camera ma di cominciare – intanto dando immediatamente, oggi, i vertici a Camera e Senato affinché possano cominciare le consultazioni e si possa superare lo stallo di un governo che non si sa se potrà nascere – a praticare quelle soluzioni. I 5S, rivendicando la propria verginità e votandosi propri inutili candidati alle presidenze, non aiutano a “velocizzare i tempi dell’avvio dei lavori parlamentari” come indicavano di voler fare e tradiscono la preminenza dei propri interessi (particolari) rispetto al bene della Nazione

5S già adeguati giochi politicanti Ma rappresentate popolo italiano

marzo 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La pantomima del M5S che per conservare la propria verginità pre- tende di sedere in Parlamento da solo (in tutti i sensi?) senza contaminarsi nemmeno istituzionalmente con le altre forze, comincia ad innervosire. Cari grillini, non siete là per rappresentare “gli attivisti”, ma per rappresentare (TUTTO) il popolo italiano; e il popolo italiano non è fatto solo di puristi della democrazia diretta, ma di persone che attendono risposte. Nessuno voterà mai un vostro candidato senza un accordo preliminare; voi lo sapete bene e proporlo serve soltanto a marcare la vostra distanza dagli altri costringendoli a scelte che volete appaiano autoreferenziali. Ma la vera autoreferenzialità, in questa fase, è quella di un Movimento di cittadini ombelicale e concentrato su se stesso. Perché mentre loro esercitano la propria pantomima, ci sono (sempre più) italiani che soffrono, e che aspettano risposte urgenti. E non possono capire i giochetti politicanti ai quali i ‘cittadini’ 5S si sono immediatamente adeguati. La recita è finita, adesso la legislatura deve cominciare oppure finire immediatamente per tornare alle urne: l’Italia non aspetta i giochi della casta (a 5 Stelle).

Inizio legislatura accanimento ter. Italia non può asp schede bianche

marzo 15, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’avvio di questa legislatura asso- miglia ad un accanimento terapeutico. Bersani: “Oggi voteremo scheda bianca”. E così i tempi per le consultazioni e la definizione rispetto al fatto se un governo potrà essere formato o meno, si allungano ancora. Non possiamo restare in eterno ostaggio di opposte autoreferenzialità. Anche perché l’Italia – mentre i politicanti alambiccano comodi godendosi l’illusione di un altro giro di giostra – va allo scatafascio. I vostri tempi, cari politicanti, non sono quelli di italiani che sudano sette camicie ogni giorno per tirare avanti la carretta, e non possono aspettare – per vedere alleviata la loro sofferenza – i pour parler di una classe dirigente giunta ormai al capolinea, che non vuole prenderne atto, testardamente, a discapito della vita di tutti noi. Se una possibile soluzione esiste, emerga al più presto, altrimenti Pigi faccia un passo indietro e si superi questo inutile e dannosissimo stallo

Camera-Senato 5S-Pdl. Ciascuno rinunci qualcosa per il bene Italia

marzo 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il M5S ha diritto di rivendicare la propria purezza. E, anzi, questo (declinato nella democraticità e innovazione del Movimento) può fare – a lungo andare – il bene dell’Italia. Ma la collaborazione tra le parti ‘in campo’ nella dialettica democratica è il presupposto della democrazia. I 5S – se davvero il loro obiettivo è perseguire gli interessi di TUTTI gli italiani, e non soltanto ritagliarsi uno strapuntino – ‘personalistico’ e autoreferenziale – più luccicante di quello degli altri – hanno il dovere di (accettare che un grande presidente come Napolitano riceva Alfano se pure di fronte ad una pretesa irricevibile: ma proprio per scongiurarne una impropria rivendicazione ‘ad oltranza’, e) partecipare – avendo per altro la possibilità di eleggere un loro uomo! Dunque (non) si capiscono (?) – se non in chiave preziosistica – gli attuali dinieghi e resistenze – alla scelta condivisa dei presidenti di Camera e Senato.

E siccome le istituzioni sono la spina dorsale (appunto) della nostra demos-crazia (il ‘dominio’, in senso – anche – internettiano, del popolo italiano), nessuna delle (grandi) parti – tanto più dopo un sostanziale pareggio a tre – ne può essere esclusa.

Pd e 5S coinvolgano nella decisione (che non deve essere condivisa come ‘merce di scambio’, ma come conventio ad includendum di tutti i cittadini italiani; attraverso la loro rappresentanza – parlamentare) anche il Pdl; saranno i berluscones, caso mai, a minare il dialogo (per l’appunto, istituzionale; pre-liminare – della Politica: quindi senza tema di inciucismo) ponendo condizioni capestro inaccettabili come la ‘voglia’ che al Colle non salga “un altro uomo di sinistra”: irricevibili per la stessa ragione per cui Pd e 5S devono – al contrario – loro aprire: perché la pretesa pidiellina non nasce da un’esigenza degli italiani, che possono trovare all’opposto in Romano Prodi – sui convergano tutti i voti dei nostri rappresentanti onesti e responsabili – un degno e saldo (con la sua – comprovata – leadership; con il suo europeismo; in tempi di tempesta per la democrazia) successore di Napolitano, ma in (im)propri interessi (particolari).

Il bene della Nazione, in generale, sia sempre il criterio attraverso cui assumere ogni decisione; a costo di rinunciare (personalisticamente, parzialmente) a qualcosa: per l’Italia, ne vale la pena (che non è tale. Come ogni sacrificio – che non sia tale per-che(‘) serva a pro-muovere – verso – qualcosa – di buono -, e non ad arretrare – solo, auto-difensivamente).

Pd non vince se si fa ‘parte’ (come gli altri). Ma se è vero partito-guida

marzo 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le difficoltà di Pigi a varare un governo stanno tutte nell’attuale autoreferenzialità di questo Pd. Un Pd fattosi fortino nel quale un pezzo della casta si rinserra autodifensivamente per non essere spazzato via da una ‘antipolitica’ con la quale ora si dice disposto – giustamente – ad organizzare un percorso comune, e da un rinnovamento senza il quale la sinistra andrà incontro ad una serie di (ulteriori) cocenti debacle.

Ogni mossa compiuta da Pigi in queste settimane è stata ispirata dall’opportunismo di proseguire la propria esperienza (politicante) riuscendo a formare un governo e salvare così un’intera generazione altrimenti prossima ad essere mandata ‘tutta a casa’.

Ma è proprio qui il punto di caduta dell’intera proposta Democratica: in questa fase pre-parlamentare così come in campagna elettorale.

Il Pd ha senso (e può sperare di vincere) solo facendosi (concretamente) quella forza più onesta e responsabile in grado di rappresentare gli interessi di TUTTI gli italiani; e a questo scopo non si può permettere di fare primarie aperte ma solo un po’, e di crogiolarsi nel (presunto) vantaggio indicato dai sondaggi, perché così facendo tradisce il proprio rapporto fiduciario con i cittadini che dal (solo) Pd si attendono un punto di riferimento e la leadership per portare l’Italia fuori dalla crisi.

E’ come se un padre tradisse i propri figli: un tradimento molto più grave perché molto più grande è il patrimonio in gioco nel rapporto fiduciario tra partito e Paese.

Un discorso che non vale – ad esempio – per il Pdl, che infatti può permettersi di continuare ad essere partito personale e fine al perseguimento degli interessi del Cavaliere senza (per questo) subire contraccolpi a livello elettoralistico o di consenso (che cala per il minor rendimento da questo punto di vista, e non per l’impostazione in sé).

Il Pd vince quando è se stesso ed è se stesso quando depone ogni tentazione (autoreferenziale), personalistica o parziale, e tende ad essere la forza-guida, onesta e responsabile, generosa e disinteressata (e per tutto questo forte e dal profilo ben marcato – rivolto al futuro), del nostro Paese.

Un atteggiamento che anche in queste ore avrebbe richiesto – oltre al riconoscimento delle presidenze di Camera e Senato a Pdl e 5s – la proposizione di un progetto che non fosse stato ritagliato sulle (supposte) ‘voglie’ anticasta dei grillini, in una sorta di ricerca di voto di scambio nel tentativo di far nascere il proprio esecutivo.

Ma in un progetto (tout court! E non in una sorta di puzzle di buone intenzioni calibrate sui desideri 5S) alto e di ampio respiro nell’interesse esclusivo di TUTTI gli italiani.

E’ gettando il cuore oltre l’ostacolo (dei propri particolarismi; dei propri interessi. Personalistici e parziali) che il Pd esprime fino in fondo il proprio potenziale e può sperare – oltre che di riuscire a formare un proprio governo – di vincere largamente attingendo a quel 40% di elettori che negli ultimi vent’anni hanno scelto più o meno sempre di non votare, e che questa volta hanno protestato (scegliendo i 5S) contro un Pd che li tradiva facendosi casta ‘esattamente’ (o quasi) come tutti gli altri

Nella fotina, Massimo D’Alema: qualcuno che, al netto della (perdurante) tentazione politicista, ha nelle proprie corde la ‘vocazione maggioritaria’ di un grande partito del Paese

Sorpasso della tecnica sull’uomo Lo studio per non farci sopraffare

marzo 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è stata una svolta nella Storia. Fino alla comparsa dei primi ominidi, l’evoluzione della vita sulla Terra è ‘corsa’ su binari meramente ‘biologici’, ovvero gli esseri viventi cambiavano (loro stessi) per rispondere alle (rinnovate) esigenze legate alla propria (‘necessitata’) sopravvivenza.

I primi ominidi introdussero, come sappiamo, grazie alle mani e alla capacità di usarle – a differenza delle forme di vita che li avevano preceduti – per modellare la materia, i primi strumenti.

Ebbene, oggi assistiamo ad un ulteriore ‘scarto’ forse di portata non inferiore a quello che consentì a quegli uomini di cominciare a rispondere alle proprie esigenze ‘vitali’ ‘inventando’ (o, meglio, intuendo) le prime strumentazioni.

Pare giunto (ormai da un pezzo; ma con particolare acutezza, forse, soltanto dalla fine degli anni ottanta-inizio anni ’90: ed è per questo che non ne abbiamo ancora preso – sufficiente – coscienza) infatti il tempo nel quale l’uomo ricorre alla sostituzione (di se stesso. E delle proprie, possibili, abilità – morali) con gli strumenti (tecnologici) in misura (almeno) maggioritaria (ma ormai prossima alla totalizzazione) rispetto a quanto non faccia ricercando una propria, migliore evoluzione (psicologica perché culturale).

Ovvero l’uomo si è – per così dire – ‘fermato’, sostituendo da – sostanzialmente – un secolo a questa parte – e in misura progressiva – i propri sforzi (culturali) per ‘crescere’ e saper così rispondere alle proprie esigenze (legate a necessità di sopravvivenza o, più probabilmente, in questo tempo – anche grazie alla tecnologia! Che ha sicuramente migliorato le nostre condizioni minimali di vita, e che non va minimamente ‘demonizzata’. Ma, solo, ben orientata e lasciare che sia guidata dalla leadership, necessaria, del pensiero e della filosofia – alla possibilità di darsi e perseguire sempre maggiori e più ambiziosi traguardi – di crescita), con il ricorso (pressoché esclusivo) a nuovi strumenti; ovvero, appunto, alla tecnologia.

Da cui anche quella creazione della cosiddetta ‘intelligenza artificiale’ – rispetto alla quale ‘stiamo’ compiendo passi da gigante – che – in presenza di questo ‘congelamento’ del processo evolutivo umano – può acquisire nel tempo una primazia e una preponderanza che l’uomo, ‘rimasto’ allo ‘stadio evolutivo’ raggiunto nel secolo scorso, rischia di non saper ‘contrastare’.

E’, insomma, il pre-dominio della tecnica sulla cultura (come coltivazione delle nostre peculiarità – inscindibili da una dimensione anche morale o spirituale – di esseri umani).

Questa divaricazione tra progresso (umano) e sviluppo (tecnologico) rischia, da un certo momento in poi, di non essere più sostenibile, ovvero di consentire all’uomo di compiere operazioni che il suo pensiero (filosofico, morale) non è più sufficientemente evoluto per guidare e irregimentare in modo utile alla sopravvivenza e al miglioramento delle condizioni di vita delle Persone (come già percepiamo per ciò che riguarda il tema, ad esempio, della clonazione; ma altre insidie si possono nascondere nel nostro futuro), e non – al contrario – a (s)vantaggio (proprio, ovvero) di una sempre maggiore anarchia (degli uomini e/ perché dei mezzi).

Ed è un problema ‘morale’ ma anche, più prosaicamente, utilitaristico e culturale: di fronte a certi avanzamenti della tecnica, possiamo ritrovarci del tutto sprovvisti di anticorpi (culturali, cioè in termini di preparazione e conoscenza) per sapere, anche, ‘annusare’ il pericolo e indirizzare le nuove scoperte verso una direzione utile al bene di tutti noi.

La ‘soluzione’ (preventiva. E dunque da ricominciare a praticare ora, con decisione, senza più aspettare) a questo rischio (che si manifesterà in tutta la sua dirompenza solo quando il gap a cui abbiamo fatto riferimento potrebbe essere davvero insostenibile per la vita di ciascuno di noi), naturalmente, porta sempre lo stesso nome: scuola; educazione; formazione; cultura.

E’, questa, ineluttabilmente, la chiave di quella che dovrà essere la piattaforma ideologica e Politica della Sinistra (e di tutte le forze oneste e responsabili che ci staranno! A cominciare da quelle che fanno riferimento al presidente Monti. Il rapporto tra loro e la sinistra potrebbe consentire la più perfetta sintesi – ed equilibrio – per uno sviluppo che sia anche – prima – progresso) del futuro.

Rimettere al centro le Persone. Rimettendo al centro la (loro) crescita (umana, ovvero culturale e, quindi, a cascata tecnica e professionale; da cui, e non contro la quale, quella della – nostra, non più ‘prevaricante’ – attraverso la tecnica – economia).

Secondo un concetto di innovazione (ripetiamo: a 360°!) che non converrà continuare a confinare nel recinto della (sola, e meramente ‘tecnica’) “innovazione tecnologica”, come viene detto da alcuni protagonisti meno accorti.

Ma attiene, in primo luogo, a quel “recupero di una dimensione etica e filosofica” – ovvero a quella riscoperta della filosofia, dell’arte, della cultura come mezzi per interpretare e ‘preparare’ – o ‘quanto meno’ indirizzare. A nostro vantaggio – la realtà del futuro – senza la quale rischiamo di procedere – a passi spediti – verso la ‘nostra’ (auto)distruzione. (M. Patr.)

(25 dicembre 2012)

Camera e Senato a Pdl e M5S non per calcoli opportunistici: è giusto

marzo 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd non deve riconoscere Camera e Senato a Pdl e M5S per avere in cambio qualcosa Read more

Innovazione non solo ‘tecnologica’ E’ chiave (ri)costruzione ns futuro

marzo 14, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Come spiegare a chi è intimamen- te conservatore, che l’innovazione della quale il Politico.it parla da mesi, non è semplicisticamente ‘tecnologica’, ma investe ogni settore della nostra vita (comune)?

L’innovazione che può essere la chiave del nostro possibile, nuovo Rinascimento (che, com’è noto, non fu semplicisticamente un fenomeno ‘commerciale’; ma anche culturale, civile, artistico e financo estetico. Preparatorio del – successivo – Illuminismo – europeo) è una mentalità; una propensione; un orizzonte da perseguire.

E’ la scelta di rifare (perché questo, siamo stati, nel corso di tutta la nostra Storia: da Leonardo, a Michelangelo, fino alla stessa invenzione del – primo – pc da parte dell’Olivetti di Ivrea. La chiave di volta della nostra vita, della vita dei giovani di oggi – e di domani – il prototipo delle innovazioni di Steve Jobs, venne concepito, – appena – cinquant’anni fa, in un edificio di una fabbrica di I-vre-a. Al di là di ogni provincialismo! Allora, sotto la guida di Adriano Olivetti, – vero – ‘centro del mondo’) dell’Italia il luogo nel quale si concepisce il (nostro) futuro. Non solo nelle ‘nuove tecnologie’: ma in ogni comparto della vita umana.

Che magari sarà – ancora. Per qualche tempo. Pena, altrimenti, il rischio di una auto-distruzione – eminentemente (e in-esaustivamente) ‘tecnologicizzata’; ma non per una (riduttiva) scelta preventiva di una Politica miope e schematica, di puntare esclusivamente su questo filone.

Innovazione sul piano etico-filosofico; sul piano artistico; sul piano della produzione di prodotti innovativi in grado, così, di fare la differenza sul mercato (delle – nuove – tecnologie, anche, certo, ma non solo); sul piano, financo, delle modalità di espressione della nostra incomparabile tradizione artigianale e di livello di impresa familiare.

E’ la (possibile) cifra dell’Italia del domani; un’Italia che si ri-ha della propria autorevolezza non solo sul piano dell’immagine, ma dei contenuti; riprendendo ad essere il punto di riferimento dell’umanità intera.

Indicando ad essa una strada, ricreando qui la fucina del futuro del pianeta, il luogo nel quale tutti hanno voglia di investire perché è qui che circolano le migliori nuove idee; perché avendo fatto dell’innovazione – e quindi della cultura e della ricerca. In senso ampio! Da praticare non ‘solo’ a livello d’eccellenza, ma come ‘impostazione’, impianto, declinazione di un nostro ‘nuovo’ – in realtà storico – modo di intendere la vita (‘pubblica’) – il nostro ossigeno, è qui che si ricrea il clima più adatto al loro (libero) svolgimento, perché è qui che ci sono i maggiori stimoli, e la maggiore inclinazione ad innovare.

La scelta di una Nazione – della quale, scriveva Einstein, la cultura, la ricerca rappresenta l’anima, lo spirito. Lo spirito dell’innovazione -, ancora una volta, insomma, e non solo (, più,) quella di un ‘mercato’ (interno).

(15 gennaio 2013)

Pd non sacrifichi elezione Prodi su altare sopravvivenza dei politicanti

marzo 13, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La presidenza della Repubblica non è una carica delle tante a di- sposizione dei politicanti per la loro spartizione autoreferenziale (come invece in qualche caso è sembrato considerarla anche la classe dirigente del centrosinistra). E’ il perno della nostra democrazia; è il garante della tenuta delle nostre istituzioni: contro il rischio di qualsiasi deriva e qualsiasi tentazione antidemocratica.

Al Colle è necessario assurga una figura forte, esperta, dotata di leadership, ma anche lucida e distaccata, in grado di tenere botta a qualsiasi sbandata di una Repubblica che essendo (anche) la culla della corruzione (oltre che – ma, or mai, solo storicamente – della nostra civiltà), non si è mai fatta mancare momenti di destabilizzazione e di fuoriuscita dal solco della regolarità e della legittimità costituzionale.

Il Pd non si lasci tentare dalle (proprie) debolezze di una compagine dirigente ormai al tramonto e non sacrifichi l’elezione di Romano Prodi al Quirinale all’ennesima tentazione di mettere la sopravvivenza (politicante) di una classe dirigente vecchia e stanca davanti agli interessi del popolo italiano; una classe dirigente che ‘deve’ ‘solo’ compiere questo ulteriore atto di autoreferenzialità per consegnare una (propria) generazione autrice per il resto di avanzamenti importanti (tra cui la nascita del Pd), ad un giudizio severo della Storia per avere contribuito allo sfarinamento della democrazia italiana in nome di propri, non più sopportabili interessi (particolari): quegli stessi che ci hanno portato alla sconfitta nell’occasione in cui più di tutte il centrosinistra aveva in mano l’occasione di cambiare questo Paese e compiere finalmente la nostra democrazia.

***Il futuro della Chiesa***
SE IL PAPA LASCIASSE IL VATICANO!
di FRANCO LARATTA*

marzo 12, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ho fatto un sogno. Ho visto il papa abitare in un monastero, lontano dagli intrighi e dagli scandali vaticani! Un papa finalmente ‘libero’ da ogni condi- zionamento. Era solo un sogno, lo so, ma per un attimo ho pensato che se si realizzasse, sarebbe u- na vera e propria rivoluzione per la Chiesa cattolica. CONTINUA ALL’INTERNO di FRANCO LARATTA* Read more

Crimi(ni): “A I. non serve governo” Economia incagliata ‘chiede’ guida

marzo 12, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crimi: “Le Camere possono lavorare anche senza esecutivo, come in Belgio”. No, caro Crimi, perché l’Italia non è il Belgio, e in specie in questo momento ha bisogno di un esecutivo – cosa diversa dal potere legislativo affidato al Parlamento – che coordini lo sforzo delle imprese nel rinnovamento di loro stesse nel senso dell’innovazione, e implementi la formazione ricostruendo una filiera integrata tra scuola, università e, appunto, formazione, ricerca e tessuto imprenditoriale.

Serve insomma non solo un’azione di ridefinizione delle norme – azione legislativa – ma una guida esecutiva – Politica – che restituisca un orizzonte al nostro Paese e ispiri la ripartenza di tutti noi sulla strada per raggiungere quel più alto obiettivo comune. Il potere esecutivo del resto esiste e porta questo nome proprio perché incarna questa funzione: quella di ‘attivare’ le norme – che da sole rischierebbero altrimenti di rimanere lettera morta – dando un’anima – un’ispirazione Politica; una visione – e uno ‘sbocco’ – appunto esecutivo; ‘realizzativo’ – al processo legislativo.

In Belgio il vuoto di potere esecutivo non ha impedito la rifioritura di quella economia perché in Belgio non erano incagliati in un pantano e la semplice risistemazione delle norme – potere legislativo – è stata sufficiente a consentire agli attori economici di (continuare a) condurre efficacemente la loro azione; qui c’è bisogno invece appunto di un’ispirazione – indicazione di un orizzonte comune – e di una spinta – coordinamento – per far sì che la ‘macchina’ (della nostra economia) rimasta incagliata nel pantano possa uscirne e ripartire avendo la motivazione di seguire una determinata direzione.

No, caro Crimi, l’Italia (di oggi) non è il Belgio e senza esecutivo andrà – com’è andata in questi anni! Perché questa funzione, è mancata, nell’autoreferenzialità della Politica – allo scatafascio.

Formazione leva crescita/ lavoro Cosa aspettiam concentrarci ciò?

marzo 11, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un Paese in cui il 75% delle Per- sone non sa comprendere il signi- ficato di un testo scritto (e per questo si farà ‘fregare’ da altre persone, non avrà capacità propositive, non saprà difendere la propria posizione, non saprà innovare, ecc.), è chiaro dov’è il punto di caduta della crescita e con essa del lavoro (e viceversa): la formazione (insieme, per le generazioni del domani, con l’istruzione e l’Educazione) è la chiave per liberare le nostre ineguagliate risorse (umane) e mettere questo inestimabile patrimonio a servizio diretto del rinnovamento e della crescita delle nostre aziende (e, attraverso di esse, della nostra economia)

E’ così che si crea lavoro. E il nostro attuale, al solito lunare dibattito pubblico – su alleanze e punti di programma – non dovrebbe concentrarsi che su questo; e i politicanti avere già sollecitato Monti ad assumere – per intanto; per non buttare questi altri giorni di vuoto Politico pneumatico: non che i mesi precedenti siano andati molto diversamente – provvedimenti bipartisan in questa direzione.

Ma ai politicanti non importa del popolo italiano; importa solo della propria sopravvivenza (politicante); ed è per questo che non sanno cogliere le sue reali esigenze e definire l’essenziale: per perseguire il suo bene e, attraverso di esso, quello dell’Italia

Pd riconosca Pdl/5S pres. Camere Sia Prodi successore Napolitano

marzo 11, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Pd non rinunci ad assolvere alla propria funzione di partito-baricen- tro della Nazione, che ha nella mente e nel cuore il solo desiderio di fare il suo bene, e accetti le proposte di candidature per le presidenze di Camera e Senato di Pdl e M5S, riconoscendo la ‘vittoria a tre’ (più pro-positiva dello – stanco – pareggio) e aprendo ad una condivisione – plurale – della reggenza dell’Italia.

Per il M5S ca va sans dire; il Pdl proponga un candidato giovane e magari donna (Giorgia Meloni, Nunzia De Girolamo? La stessa Beatrice Lorenzin?), e poi tutte e tre le principali forze della Nazione convergano nel sostenere la candidatura – in cui tutti ci possiamo riconoscere – di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica.

A I. serve un alto obiettivo comune Sia tornare culla dell’innovazione

marzo 11, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Gli italiani sono stanchi di politican- ti che (non) assicurano (soltanto) la minima gestione (quotidiana) della cosa pubblica; l’Italia, per uscire dalla crisi, ha bisogno di qualcuno che offra una visione, un orizzonte e un più alto obiettivo (comune) che consenta di riaverci delle motivazioni necessarie a vincere le resistenze che si frappongono ad ogni anelito al cambiamento.

Sia rifare della nostra Nazione la culla dell’innovazione, quale è stata – essendo state concepite qui tutte le maggiori invenzioni tecnologiche degli ultimi due secoli; essendo (stata) Roma la culla della civiltà occidentale – nel corso di tutta la propria Storia.

Mission gov. Pd-5S? Liberare I. da golden share (mediocri e) corrotti

marzo 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro Paese è oggi frenato (in ogni proprio anelito. Alla crescita) da una ragnatela di interessi (particolari) che perdura (in forme diverse e crescenti) da (oltre) trent’anni.

Il governo del cambiamento Pd-5S deve sapere che il suo primo compito non potrebbe che essere (come dice Grillo) aprire tutti i cassetti e – attraverso anche l’applicazione di uno spoil system sulla pubblica amministrazione, per emanciparla dalle ‘caselle bloccate’ – in tutti i sensi – da figli e figliastri della zona grigia della corruzione che va dalla destra (extra: un tempo. Oggi, grazie allo sdoganamento operato – nei confronti degli estremisti – da Berlusconi,) parlamentare, alla finanza nera, al giornalismo al soldo di questi baroni della corruzione; fino ad arrivare a quei servizi segreti – interamente, in questo senso, deviati – che rappresentano oggi lo strumento più pervasivo nelle mani della corruzione. Della saga delle varie P qualcosa – ? – liberare finalmente la nostra Nazione da questa rete di corruttela che prospera – parassitariamente – alle spalle e sul lavoro dei cittadini onesti.

E lo fa, naturalmente (non potrebbe altrimenti), dopo essersi assicurata di avere scongiurato la concorrenza dei migliori (tenuti alla larga e contrastati con tutti i mezzi – anche illeciti -; essendo queste forze composte di mediocri che non avrebbero altrimenti alcuna chance di emergere nel paese dalla più grande tradizione, e dunque dalle migliori risorse umane, del mondo), e con un insopportabile senso di impunità che viene dalle spalle coperte che – fino ad oggi – ha garantito loro una politica corrotta e – da questo punto di vista – collusa (o – nel caso della sinistra – narcotizzata – dal potere – e distratta – in primo luogo dalle luci – della ribalta ‘e’ – della televisione).

Si può dire che la mission del governo del cambiamento (di qualunque governo di centrosinistra in qualunque tempo dovesse essere varato. Finché non sarà stato fatto) sia (scoperchiare questo formicaio, e) rimuovere questo impedimento alla ripartenza della nostra Nazione (e – al compimento della nostra democrazia. Perché in questa zona grigia si annidano anche mandanti ed esecutori degli omicidi Falcone e Borsellino, che ben oltre l’essere ‘semplici’ magistrati impegnati nella lotta alla mafia, erano in prima fila – proprio in questo senso – per far sì che il nostro Paese potesse finalmente scaricare questa zavorra e accedere alla propria modernità. Ed è per impedire questo che furono uccisi. Non ‘solo’ dalla mafia); liberando in quello stesso momento le energie migliori del nostro Paese che – anche da sole – basterebbero ad imprimere una spinta senza precedenti allo sviluppo di un’Italia tenuta in ostaggio dai suoi elementi peggiori (oggi dotati del maggior potere), ma che nel suo cuore resta sana e vitale e che attende soltanto di essere allontanata dalla golden share di questa minoranza di corrotti alla quale andrà un minuto dopo imputato – e fatto pagare – il costo (Politico e morale) di trent’anni di arretratezza e del debito pubblico più grande del mondo.

Gov. Pd-5S nasca nome Falcone- Borsellino. Togliere freno sviluppo

marzo 10, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo del cambiamento 5S-Pd nasca nel nome di Giovanni Falco- ne e Paolo Borsel- Read more

Taglio del rating ci chiama a agire Crisi Ue si risolve da I. Non vicev.

marzo 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il taglio del rating dell’Italia da parte di Fitch chiama una sola risposta: agire. Ora. Prima che sia troppo tardi. Senza più perdersi nel chiacchiericcio autoreferenziale. il Politico.it è a disposizione – non esiste solo questo canale di comunicazione – per chiarire ulteriormente (e ‘accompagnare’) la propria proposta e metterla a completa disposizione del governo uscente+neo-nominato da Napolitano (o dal suo successore). Bisogna fare presto. Perché – non lo dicevamo per fare propaganda contro alcuno – l’Italia è tutt’altro che salva, e se non imbocca la propria prospettiva main stream – quella di tornare ad essere la culla dell’innovazione da declinare attraverso l’istruzione e l’Educazione, la ricerca, la formazione – rischia, al prossimo colpo di vento sul mare mosso dei mercati, di cadere di nuovo nella spirale della crisi del debito/ spread e di fallire. Tirandosi dietro l’intera costruzione europea. Per questo non ci può essere soluzione alla crisi dell’Europa senza soluzione alla crisi dell’Italia; e quest’ultima ce la dobbiamo somministrare da soli.

M. ricostruisca filiera innovazione Integrando scuola, uni/formazione, ricerca e imprese. Sentiti altri tre leader. Per non buttare otto giorni

marzo 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tutti preconizzano una fine infausta della crisi (del nostro Paese. Nel suo complesso). Per evitarla serve una cosa sola: smettere di fare chiacchiere, e cominciare a strutturare i primi interventi. Costruire (in termini anche, primariamente, semplicemente organizzativi! De Gasperi disse che la Politica dell’immediato dopoguerra questo doveva essere: eminentemente riorganizzativa. Ovvero, come diciamo noi, coordinare gli sforzi di ogni comparto del nostro sistema produttivo) una nuova filiera integrata tra scuola, università/ formazione, ricerca e nostro tessuto imprenditoriale; concentrare tutto questo in particolare al Sud coinvolgendo i popoli giovanissimi del Nordafrica. Nessuno lo farà al posto nostro; siamo noi a doverlo fare. Concretamente; senza più frapporre parole. C’è un governo in carica. Ci sono otto, inutili giorni di attesa che la saggezza e la generosità del presidente Napolitano non hanno potuto – contro la burocrazia – superare; Monti e Pigi, ma anche Berlusconi e Grillo, si vedano e decidano insieme di dare mandato al presidente del Consiglio uscente di cominciare a strutturare questa risposta al perdurare della crisi. Il nuovo premier riprenderà il filo e proseguirà il lavoro.

Non è un endorsement per il presidente del Consiglio in carica che pure il Politico.it conosce bene e stima. Prescinde completamente da ogni nominalismo. La proposta ‘cade’, in questo caso, su Monti essendo lui in carica e dotato degli strumenti per intervenire. Subito. Lui stesso sgombri il campo da ogni ipotesi di prosecuzione e, dopo aver compiuto queste scelte di puro servizio nell’esclusivo interesse della Nazione – quale anche il Politico.it, solamente, intende perseguire con questa proposta-sollecitazione – rimanga in carica solo per il disbrigo degli affari correnti (come fino ad oggi) fino alla formazione del nuovo governo. L’importante è fare presto. Per sgombrare il campo da ogni altra inutile (attesa e) immobilismo.

Da proposte Pigi manca Sud. Coin- volgere popoli sponda nordAfrica

marzo 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel progetto di Bersani non c’è una parola sul Sud. Ma la nostra oggi è un’economia doppia, o dimezzata: gira al Nord e non esiste, praticamente, nel nostro Mezzogiorno. Non sarà possibile uscire dalla crisi (del – l’intero – Paese) senza far ripartire il nostro sistema produttivo nel meridione. E a questo fine c’è una sola possibilità: fare un giro di 180° e, dalla sola Bruxelles (e dai vertici luminosi e ingessati – e quindi narcisi e sterili – tanto amati da Monti), rivolgere il proprio sguardo alla sponda meridionale del Mediterraneo, dove popoli giovanissimi si sono ribellati ai regimi imperanti, per accedere alla nostra democrazia e al nostro modello produttivo: salvo ricadere nei propri vizi, proprio perché un’Europa miope e ombelicale ha completamente disatteso le loro speranze e si è degnata di rivolgere loro uno sguardo solo per assicurarsi il perdurante controllo sul petrolio della Libia. Mentre i loro governi – in Siria il massacro continua – si sfogavano violentemente su di loro.

Cosa stiamo aspettando, ancora, a fare di questa prospettiva – che Pigi ha peraltro già fatto propria, andando in visita in Libia in campagna per le primarie – una opzione politica REALE, da praticare (ora!), e dunque tale sia da spostare il consenso sulle possibili soluzioni per uscire dall’impasse (perché è così, che si convince un Movimento di cittadini: con la Politica. Vera), sia da rendere possibile uscire, ora, dalla (stessa – ?) crisi?

Rifare dell’Italia culla innovazione. Così convince Grillo, esce da crisi

marzo 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

I politicanti sono in campo per per- seguire i loro interessi (particolari). Ma così non saranno mai in grado di fare il bene dell’Italia. E il punto nel quale ci troviamo non lascia sperare che ciò possa conciliarsi con una soluzione della crisi e dunque con una ripresa di fiducia dei cittadini nella Politica. E le due cose insieme – mancate risposte e sfiducia permanente. Nella classe dirigente e nelle proprie possibilità (di farcela) – rappresentano una miscela esplosiva che – al di là delle preconizzazioni di Grillo – può portare ad una ribellione che potrà a quel punto essere preda dei (veri) populisti, quelli che punteranno non a mandare a casa i politicanti autoreferenziali, ma a sostituirsi ad una classe dirigente civile e moderata per farsi burattinai di un futuro avventuroso.

Perché questo non avvenga, è necessario che i politicanti capiscano che il nemico non è Grillo, ma la loro apatia; la loro distrazione rispetto ai contenuti, per cui anche quando – raccogliendo le nostre sollecitazioni – arrivano a metterne in campo qualcuno, si tratta di scelte di piccolo cabotaggio che non bastano a convincere Grillo, ma soprattutto/ perché non basterebbero a far uscire il nostro Paese dal pantano.

L’Italia si salva solo cambiando prospettiva; facendo dell’innovazione la stella polare di un nuovo sistema Paese del quale l’istruzione sia la base e la ricerca e la formazione i canali di approvigionamento del nostro tessuto produttivo: la ricerca per potare alle imprese nuove idee per prodotti innovativi e vincenti da immettere sul mercato e – favorendo anche la fusione e l’integrazione tra i nostri campioncini, fino a renderli nuovamente giganti in grado di tenere il ‘mare’ della competizione del mercato globale – tornare a fare la differenza nel confronto con la produzione degli altri paesi industrializzati e in via di esplosione; la formazione per esprimere fino in fondo l’ineguagliato potenziale delle nostre risorse umane, che di quel rinnovamento delle nostre aziende nella chiave dell’innovazione possono essere il motore.

Di tutto questo non c’è traccia, nel dibattito politicante, benché si tratti della soluzione main stream per far uscire il nostro Paese dal pantano, perché i politicanti mirano alla sola, propria sopravvivenza (im-politica); e a quel fine (non sia mai che si debba riconoscere la paternità di un’idea ad altre persone che possono diventare concorrenti – il che pone qualche dubbio anche sulla sincerità dell’adesione alle tesi della concorrenza e del libero mercato; in ultima analisi: della meritocrazia – e) cambiare tutto non è un buon viatico. Perché richiede di cambiare tutto anche sul piano delle risorse umane. Della nostra classe dirigente. Ma così l’Italia non si salva. E quando saremo gambe all’aria, non ci sarà più chiusura autoreferenziale nel fortino, che tenga.

Pd provi a convincere 20 senatori 5S. I. ha bisogno (urgente)governo

marzo 8, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it ha spinto per primo perché il Pd dialogasse con il M5S. Il governo 5S-Pd avrebbe in fatti potuto rappresentare quella stessa, ‘definitiva’ occasione di cambiamento che Grillo sogna per quando “i cittadini avranno il 100% del Parlamento”: con il supporto del Pd quel cambiamento sarebbe potuto avvenire. Da subito.

‘Perché’ gli italiani hanno bisogno di risposte. Ora. E non fra un (altro) anno.

Tra gli eletti 5S ci sono molti Democratici. Il Pd in questo quadro è non solo legittimato, ma in dovere di provare a dialogare con i singoli eletti del M5S. Tra i quali in molti credono nella necessità di dare un governo di cambiamento al nostro Paese. Adesso. Il dialogo con i singoli eletti non è il ‘mercato delle vacche’, purché, naturalmente, sia basato su argomenti Politici e non su forme di corruzione.

Con l’ausilio di Monti, ai Democratici mancano circa venti senatori a 5S. Per il bene del Paese, i Dem hanno il dovere di fare tutto quanto è nelle loro possibilità per dare da subito un governo del cambiamento alla nostra Nazione. Che dia risposte – urgenti – agli italiani. Che non ce la fanno a vivere. Ciò che avrebbe potuto essere fatto con Grillo, se non avesse perso di vista le reali (prioritarie) esigenze del nostro Paese. Omologandosi alla casta. (Sia pure,) a modo suo.

Pd ‘scelga’ Prodi capo dello Stato Riconoscere Camera/Sen 5S/Pdl

marzo 7, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

No ad un governo con la destra? Ma bisogna pur tenere conto di un risultato elettorale in cui il Pdl, sia pure perdendo milioni di elettori, è sostanzialmente arrivato…primo insieme a Pd e M5S.

Anche perché va bene il rigetto da parte della base nei confronti di qualsiasi accordo di governo con la destra, ma avocare a sé ogni ‘premio’ post-elettorale dopo un esito del voto che assomiglia al pareggio del 2006 significa ripetere l’errore di allora: un errore che rischia di essere pagato sonoramente alle prossime elezioni.

La destra non va forse coinvolta nella composizione del governo, ed è necessario riuscire a prescindere dai suoi voti per dare vita ad un governo di (vero) cambiamento; ma va riconosciuta come avversario che merita l’onore delle armi e il riconoscimento di un risultato che, pur non vincente, non si discosta di molto da quello del Pd.

Il Pd si ‘accontenti’ (si fa veramente per dire) allora in questa luce della presidenza della Repubblica, alla quale non può che immaginare di promuovere l’elezione di Romano Prodi, e – oltre a riconoscere, se gli altri lo riterranno, la presidenza del Senato al M5S – non escluda di consentire l’elezione sullo scranno più alto di Montecitorio di un candidato (meglio ancora una candidata) pidiellina. Naturalmente scelta per le sue doti istituzionali e la propria capacità di rappresentare tutti. Giorgia Meloni? Nunzia De Girolamo? il Politico.it lo scrive peraltro da settimane.

In questo modo i Democratici assolveranno fino in fondo il proprio ruolo di partito-baricentro della Nazione, dimostrando una leadership che consente loro di concedere spazi anche ai propri avversari (non dovendo ‘temere’ di esserne sopraffatti); e avvieranno comunque una condivisione di responsabilità che permetta appunto di non ripetere lo svarione di otto anni fa e di arrivare al voto – quando che sarà – in condizioni paritarie tali da consentire una competizione democratica aperta in cui vinca – al di là di ogni ‘cadenza’ legata all’alternanza – semplicemente la parte che avrà da dire le cose migliori per il futuro dell’Italia.

Confronto su governo si faccia (da ora!) sulle esigenze degli italiani

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si sta svolgendo un dibattito sur- reale nel nostro Paese. Si discute della nascita di un possibile, nuovo governo, cioè dell’organismo detentore del potere ESECUTIVO, che significa quello chiamato a fare Politica più di ogni altro, e non si sente nemmeno un contenuto – uno che sia uno: gli otto punti di Pigi, vedremo dopo, non sono ‘contenuti’, ma una scaletta di demagogici interventi che non avrebbero minimamente aiutato la ripresa della nostra economia. Perché di questo, si parla, quando si citano i contenuti, se è vero che siamo nel pieno della peggiore crisi – economica – della nostra storia – di fronte al quale qualche nostro connazionale potrebbe essere portato a pensare che pure questi otto giorni che passeranno – ancora – prima della convocazione delle nuove camere, siano serviti a qualcosa.

Beppe Grillo dica (eventualmente) no alla fiducia sulla base dei contenuti proposti, e Bersani, se avesse voluto ottenerla, avrebbe dovuto pensare a quei lavoratori e a quelle persone deboli delle quali si era riempito la bocca per tutta la campagna elettorale, salvo accontentarsi, alla prova dei fatti, di un sostegno per un governicchio di scopo che facesse solamente (?) quegli interventi demagogici utili (ad attrarre – pensava lui – il voto di Grillo, e) alla propria sopravvivenza (politicante).

Cari signori, se siete lì è per rappresentare il popolo italiano; e dunque sono le sue esigenze che dovete rappresentare: non le vostre

5S, arroccandosi difensivamente, si fa Casta.Cittadini s’allontanano

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se si arrocca autodifensivamente senza lasciare aperto nemmeno uno spiraglio, il M5S rischia di vedere sgonfiare la propria bolla (di consenso) perché questa è composta (in larga parte) da cittadini che hanno bisogno di risposte urgenti e che non possono comprendere questa tattica dilazionatoria (per un altro anno. Di governo tecnico) che li mantiene a bagnomaria nelle proprie difficoltà senza che la Politica faccia alcunché per assolvere a quella che, in fondo, è la propria unica funzione.

Così facendo i 5S si abbassano al rango di partito autoreferenziale (sia pure con un sogno di lungo periodo) e devono pe(n)sare bene (al)la possibilità di sacrificare su questo altare la salvezza (!) dei nostri connazionali: non solo, auspicabilmente – pena un’irrimediabile omologazione alla politica politicante – perché questa rischia di apparire (elettoralisticamente) come una operazione (eccessivamente) cinica (sulle vite delle Persone. Che sono quelle/) che può allontanare i numeri che hanno consentito ai 5S di diventare il primo partito italiano

Grillo: ‘Fiducia solo a ns esecutivo’ Pd sostenga ipotesi governo a 5S

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

I 5S sono i veri vincitori di queste elezioni. E – come riconosciuto anche dal capo dello Stato – sono ‘da oggi’ parte integrante del sistema democratico e una forza che ha pieni diritti e facoltà come tutte le altre. Anzi: ‘più’, delle altre. Perché il popolo italiano, unico sovrano del nostro Parlamento e delle dinamiche in corso in questi giorni, ha inteso assegnare loro – de facto, se si considera il salto in avanti e la perdita di consenso dei partiti maggiori che pure non è bastata a compiere un effettivo sorpasso – la maggioranza (relativa. Di primo partito italiano).

Il M5s e il partito democratico, nonostante quanto vogliano suggerire – maliziosamente – alcuni portavoce moderati circa il presunto estremismo di certe posizioni degli attivisti, hanno piattaforme compatibili quando non sovrapponibili. Il Pd in questi anni ne ha buttate giù di amarissime. Sostenendo l’impossibile e il suo contrario. Ora I 5s ci pongono davanti ad un aut aut: o sostenete l’ipotesi di un nostro governo, o noi non voteremo nessuna fiducia. L’alternativa di un governissimo con la destra è, a tutta evidenza, osteggiato e visto come la pece negli occhi dal 90% dell’elettorato Dem. Le ultime inchieste, inoltre, rendono l’ipotesi ancor meno percorribile.

Perché, allora, il Pd non fa un passo indietro – con Pigi – e, ponendo la condizione del sostegno dei 5S a Romano Prodi per l’elezione a capo dello Stato – a garanzia di (questo) equilibrio e a ‘reggenza’ delle istituzioni – non si rende disponibile a votare lui, la fiducia ad un governo presieduto da un nome che sia magari concordato insieme, o indicato dai 5s, e che possa trovare d’accordo anche il Pd?

E quale prospettiva, se non quella di tornare a fare del nostro Paese la culla dell’innovazione – parola-chiave del linguaggio a 5S; nuovo caposaldo di ogni progetto del Pd – può costituire il punto di saldatura (Politico! Perché di questo si dovrebbe trattare…) tra gli attivisti, e la ‘guida’ sicura di un partito democratico che – generosamente – si mettesse così una volta di più al servizio di tutti gli italiani?

Un governo 5S-Pd sarebbe quanto di più luminoso il nostro Paese aspetta da cinquant’anni di storia segnata da troppe zone d’ombra e che il (vero) governo del cambiamento può finalmente concludere e far ripartire.

Crimi: ‘Mai aperto neppure tecnici’ Ma italiani aspettan risposte. Ora

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Crimi(ni): “Mai aperto a tecnici”. Ma un governo deve pur essere formato, cari esponenti del M5S, perché mentre voi sognate la vostra rivoluzione culturale, la crisi sta già compiendo una rivoluzione nel nostro Paese: trasformare cittadini perbene ed onesti in ladri di beni di prima necessità perché non hanno da mangiare. E non per colpa loro ma per l’insipienza dell’attuale classe dirigente. Che preferisce coltivare progetti puristi invece di assumersi la responsabilità di dare loro risposte.

Il M5S, lo abbiamo già scritto, divenuto primo partito italiano grazie al consenso di quelle persone (che attendevano dagli attivisti una scossa alla Politica perché assumesse – ora! E non fra un altro anno – provvedimenti urgenti), seguendo questa linea vedrà sgonfiare presto la propria bolla, configurandosi come parte organica, sia pure sui generis, della casta medesima

M5S sacrifica italiani soffrono su altare (propria) involuzione (cult.)

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

M5S sacrifica sull’altare della propria purezza e del miraggio della maggioranza assoluta alle prossime elezioni (che così svanirà), il bene dei nostri connazionali che aspettano risposte urgenti e attendendo che vengano da coloro che avevano votato perché spingessero i politicanti ad offrirgliele, dovranno pazientare (sopportando il freddo e i morsi della fame) un altro anno (se allora i propri figli faranno in tempo a riprendere a studiare), perché Beppe Grillo vuole fare la rivoluzione culturale e nel frattempo gli italiani che soffrono possono pure andare a #vaffa

M. convochi politicanti per prender misure urgenti per italiani in crisi

marzo 5, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Alla stampa – e quindi ai politicanti, narcisi – tutto questo non interessa; tant’è che nelle ultime ore sui giornali si leggono solo profili di neo-eletti e retroscena sulla formazione del nuovo governo. Ma mentre il chiacchiericcio autoreferenziale proseguirà per altri otto, inutili giorni di vuoto (Politico), la disoccupazione giovanile è salita al 38%, molti italiani non riescono a mangiare (al punto che i furti per assicurarsi beni di prima necessità sono notevolmente aumentati), molti di loro sono costretti a far smettere di studiare i propri figli. Questo è il fulcro della Politica; questo la Politica deve affrontare. Se i politicanti avessero in mente questo, ad esempio, non ipotizzerebbero governi di scopo per tagliare i privilegi alla politica medesima, configurando però, in questo momento di crisi acuta, così, una reiterazione degli stessi privilegi: sotto forma di priorità data a interventi che non sono affatto prioritari, al momento, per la vita degli italiani. Se la politica avesse in mente questo, troverebbe il modo – comunque – di accelerare ulteriormente i tempi, e non lascerebbe passare altri otto giorni ai quali si dovranno aggiungere quelli necessari agli adempimenti di inizio legislatura – l’elezione dei presidenti delle camere, le consultazioni, i riti per la composizione del nuovo esecutivo, il giuramento, e magari la protesi – di questa sospensione della politica fine a se stessa – dell’elezione del capo dello Stato – senza che in mezzo sia stato assunto alcun provvedimento Politico. Un governo è in carica, e invece di consultare i politicanti sul prossimo consiglio europeo – uno di quei vertici nei quali si emettono annunci senza che alcuna decisione sia stata presa che tanto piacciono a Monti – il presidente del consiglio uscente potrebbe decidere con loro misure urgenti per far uscire almeno una parte dei nostri connazionali dalla loro attuale situazione di difficoltà (estrema). O, ancora, si potrebbe cominciare ad assumere quella misura strutturale rappresentata dall’introduzione della formazione nel nostro sistema del lavoro che essendo LA soluzione al problema della disoccupazione attraverso il rilancio della crescita e della nostra economia, non può che essere riconosciuta come un bene necessario da qualsiasi parte in campo, e dunque può essere ‘anticipata’ da un esecutivo sia pure dimissionario. Insomma: la Politica è rispondere ai bisogni degli italiani, unici sovrani del Parlamento e delle stesse dinamiche delle quali si sta discutendo in queste ore. Prima i politicanti ne riprenderanno atto, tornando a svolgere la propria funzione, e ad occuparsi di questo, prima il nostro Paese uscirà dalla crisi, il consenso alla cosiddetta antipolitica si sgonfierà, (scongiureremo il rischio di successive ribellioni,) e – per di più – chi si farà carico di assumere questa ‘prospettiva’ – che poi altro non è che la Politica (vera) -, avrà il premio del consenso della stragrande maggioranza dei nostri connazionali.

Giorgio anticipa 3gg convocazione Camere. Raccogliendo ns appello

marzo 4, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il capo dello Stato‘informato’ (anche – ?) da il Politico.it, sceglie di anticipare la convocazione delle Camere di tre giorni, spostandola da un incomprensibile venerdì 15 (‘affacciato’ sul fine settimana) a martedì 12, potendo così prevedere di cominciare le consultazioni sin dal lunedì successivo e guadagnando una settimana.

Perché mentre i politicanti chiacchierano del modo più efficace per sopravvivere (Bersani) o per guadagnare ulteriori voti in vista delle prossime elezioni (Grillo) il Paese va allo scatafascio, e con esso le vite di molti nostri connazionali, che talora non mangiano e spesso non possono far continuare a studiare i loro figli.

La prima urgenza nella soluzione della ‘crisi’ è… fare presto. Grazie (anche) a il Politico.it questa ‘prospettiva’ è ora un po’ più concreta (anche se passeranno ancora altri otto, inutili e incomprensibili giorni; ma stavolta non era davvero tecnicamente possibile fare di più e di meglio)

Grillo faccia nome forte premier Governo per cambiare tutto Pd-5S

marzo 2, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pd e M5S avrebbero i numeri per una grande occasione di cambia- mento che Read more

Premier che offrisse prospettiva troverebbe voti del Movimento 5S

marzo 1, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il M5S non è (solo) un movimento di protesta, ma anche di proposta. E, in ragione della Read more

Dietro 5s malcontento tutto Paese Rischio ribellione senza risposte

marzo 1, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

La nostra politica autoreferenziale di oggi dimostra di non capire. Di non capire che il voto ai 5S è solo in minima parte un voto anti-casta. Cioè un voto contro i ‘privilegi’. Gli italiani votano contro l’immobilismo e l’autoreferenzialità di una classe dirigente che non dà risposte alle loro esigenze; e dunque sarà dando una risposta alle esigenze degli italiani – e non mettendo in campo – solo – un pacchetto di demagogici finti tagli ai costi della politica! Non, almeno, avendo questa come opzione prioritaria – che si risponderà ai tanti che hanno votato 5S – e allo stesso Movimento! Se Grillo non vuole tradire i suoi elettori – ma soprattutto ai nostri connazionali. Perché dietro il successo del M5S, c’è il malcontento di un intero paese che si vede affondare nella melma della crisi e osserva una classe dirigente fine a se stessa che mira a preservare le proprie rendite di posizione e non a trovare soluzioni a tutto ciò. E se non si cominceranno ad assumere scelte per far uscire l’Italia dalla crisi – e non per rispondere con la demagogia ad una parte – minoritaria – degli italiani – quel malcontento sfocerà prima o poi in ribellione che andrà ben oltre un successo dei 5S alle elezioni. Dunque nessun governo serio può nascere senza darsi l’obiettivo di rispondere alle esigenze degli italiani; che coincidono con la ripresa della nostra economia, e non (prima) con i tagli ai costi della politica. O la seconda opzione come parte dell’impianto per determinare il primo effetto; e non come fine ultimo e unico.

Per Costituzione 15/3 è data limite Giorgio consenta di anticipare la prima convocazione delle Camere Paese attende risposte (urgenti)

febbraio 28, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Berlusconi: “Troppo lunghi i tempi delle istituzioni. Bisogna riformarle”. Il riferimento è alla necessità di attendere il 15 marzo per l’insediamento delle Camere e la prosecuzione, de facto, dei ‘lavori’ per dare un governo al Paese. Ma la Costituzione indica che la prima convocazione delle assemblee debba avvenire ENTRO venti giorni dalle elezioni, tre settimane che sono dunque un tempo limite e non un tempo obbligato da lasciar decantare prima di potere riprendere le attività parlamentari.

Il capo dello Stato ponga fine a questa inutile ‘sospensione forzata’ che non farebbe altro che esacerbare (ulteriormente) il clima, consegnandoci ad altre due settimane di chiacchiericcio politicante, e consenta una convocazione ‘anticipata’ – in realtà, in tempi utili al Paese – di Camera e Senato per trasferire immediatamente in sede parlamentare – la sede naturale – il confronto per la risoluzione della ‘crisi’ e la formazione del possibile, nuovo governo.

E’ anche questo un modo per cominciare a dare risposta alla sofferenza dei nostri connazionali che non capirebbero per quale motivo per altri quindici giorni – senza che sia necessario espletare alcunché, tranne obblighi burocratici che possono essere adempiuti in tempi molto più brevi – la Politica nel nostro Paese debba restare ferma – a guardare. O al massimo a parlare – mentre l’Italia cade a pezzi.

Emiliano: sia Grillo indicare nome Innovazione chiave Rinascimento

febbraio 27, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi (o chi per lui: Bersani stesso, e il Pd in generale, continuino a mettere le esigenze del Paese davanti alle proprie ambizioni – ‘personali’ – e non escludano ad esempio la proposta fatta da Michele Emiliano, ovvero che sia Grillo ad indicare un – altro – nome – che possa andare bene ad entrambi) non si limiti a proporre ‘merce di scambio’ (come la presidenza di una Camera) a Grillo. Faccia (al M5S) una proposta dal profilo alto, raccontando loro il Paese che vuole (ri)costruire fondandolo sulla innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione. E’ con la Politica che si convince una forza che ha come propria ragione d’essere riportare la classe dirigente italiana a svolgere la propria funzione; non con tatticismi politicistici che rappresentano la precipua contraddizione di questo anelito.

il Politico.it suggerisce da mesi le direttrici fondamentali: basta (ri)leggere i pezzi contenuti nella sezione del Progetto. Grillo potrebbe rendersi conto così di avere parlato, oggi, (nuovamente) con la voce del blogger e del comico – dell’istrione – e non ancora con quella del capo del primo partito italiano che si recherà al Quirinale per le consultazioni di Napolitano; un leader che deve a questo punto rivolgersi a tutto il Paese e non solo ai lettori del suo blog – e assumersi, senza perdere una sola stizza della propria (indispensabile. All’Italia) diversità e della propria spinta al cambiamento, la responsabilità di partecipare alla costruzione del nostro futuro.

Urgenza formazione per crescita Rif. sistema dopo la Politica (vera)

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’urgenza è avviare la formazione per rilanciare l’occupazione e far ripartire la nostra economia (di innovazione). Non la legge elettorale, ridurre stipendi e numero dei parlamentari! La Politica è fatta per perseguire il bene delle Persone, non gli interessi (demagogici) dei politicanti. Mentre noi cincischiamo, ci sono nostri connazionali che non mangiano, altri che non possono continuare a far studiare i loro figli. Questa è l’(unica) priorità! O non ci si chieda da dove nasce il successo del M5S

Mezzo profilo di Pigi: ‘Ora un po’ di toppe per ritirare a vivacchiare’. E fare vincere destra quanto prima. Se questo ‘respiro’, ora di lasciare

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Bersani propone di uscire dall’impasse parlamentare con le stesse armi con cui ci ha fatti infilare nello stesso vicolo cieco: proponendo vacue chiacchiere (in fine) politiciste, soluzioni anti-casta che in questo momento di crisi (in cui le priorità sono ben altre!) rappresentano (un’ulteriore, insopportabile prova di autoreferenzialità, e) la prosecuzione con altri mezzi dell’autodifesa dei politicanti, dimenticando completamente le persone che soffrono – messe per ultime nella scaletta delle priorità – e soprattutto (unica chance di offrire – anche – a loro un contributo vero a rialzarsi) qualsivoglia approccio organico e complessivo (Politico!) che offra una soluzione strutturale alla crisi della nostra economia. Di questo ha bisogno – subito! – l’Italia! Se il Pigi non è in grado di assicurarlo, e pensa di tirare a vivacchiare (“un po’”), per consentire l’ultimo miglio della rimonta del centrodestra – non essendo riuscito a farlo vincere del tutto a questa tornata – è meglio che si faccia da parte. Adesso. Prima che altri danni siano arrecati

***Ecco (unico) progetto per la crescita***
COSI’ SI SALVA (E RIFA’ GRANDE) L’ITALIA
di MATTEO PATRONE

febbraio 26, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia ha bisogno di estirpare dal (proprio) corpo (dello Stato) la pianta della corruzione: come premessa per poter aspirare alla propria modernizzazione. ‘Una volta’ fatto questo (o, meglio, mentre il nuovo governo si dà l’obiettivo di fare ciò – con l’appoggio, auspicabilmente, dello stesso Monti e della borghesia illuminata che ruota attorno alla figura del premier, con i quali su questo ci sembra ci sia totale identità di vedute), le chiavi, come diciamo sempre, della costruzione del futuro sono due: 1) – costruire un sistema integrato tra scuola, università/ formazione, ricerca e imprese, nella chiave dell’innovazione e puntando a rifare della Cultura il nostro ossigeno; 2) – Voltare le spalle (alla – propria – autoreferenzialità – oggi, anche, ‘europea’) e, lasciando da parte atteggiamenti snobistici (e controproducenti), accorgersi che (la nostra è una economia doppia, o dimezzata, che gira al Nord e non esiste, praticamente al Sud; e senza rilanciare quest’ultima non sarà possibile far ripartire la crescita – della – intera – Europa! -; e, per questo,) è necessario tendere le mano alle popolazioni giovanissime – quelle dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo – che – al netto di possibili ‘incidenti su – questo, loro – percorso’; ma che noi possiamo scongiurare proprio e solo in questo modo! E non, appunto, snobisticamente ‘dimenticandoli’ – hanno voglia di fare proprio il nostro modello di democrazia e di sviluppo (certo, quest’ultimo, un po’ da rivedere. Come specificheremo meglio qualche riga più avanti) immaginando un possibile progetto di crescita comune con loro (puntando a rimettere al centro – degli scambi, economici, culturali – la Sicilia, la Calabria, la Campania e il resto del nostro Mezzogiorno).

Senza avere più la pretesa (vana!) di agganciare lo sviluppo del Sud ad una mittel-Europa lontana (concettualmente e geograficamente) – come diciamo sempre – ‘migliaia di chilometri’. E accorgendoci che ciò che vale per la Sicilia, può valere anche per la Grecia e per la Spagna: ovvero, le (altre) aree del meridione d’Europa ‘in sofferenza’, vero buco nero – oggi – delle finanze pubbliche europee e ‘punto di caduta’ della tenuta della costruzione europea e dello stesso euro.

Il Mediterraneo è già stato (nel corso della – nostra – Storia) tutto ciò: chi vuole provare ad individuare soluzioni REALI – e non applicare semplici tecnicismi o insufficienti ‘toppe’ per qualche falla inevitabilmente pronta a riaprirsi magari dopo l’ennesimo sperpero di soldi pubblici a fondo perduto (ad esempio sottoforma di aiuti alla Grecia) – chi vuole, insomma, restituire ‘una’ Politica all’Italia (e – all’Europa) – deve forse tenere conto di questa prospettiva.

Se poi questa non sia (esattamente: ma ci sembra che molti di questi spunti siano stati ormai abbastanza diffusamente fatti propri) la ‘linea’ di Bersani (e di Renzi), di certo è quello che – secondo noi – può (e ‘deve’) fare il (solo) Pd.

La competitività per noi cresce dunque solo utilizzando la ‘leva’ del nostro principale patrimonio: le nostre risorse umane: quelle che, quando scelgono (ad esempio) di fare ricerca, sono le più gettonate nel (resto del) mondo (mentre noi le dimentichiamo e, anzi, possibilmente ‘allontaniamo’: perché non facciano ombra ai nostri figli/ figliastri); quelle che, negli anni Sessanta, in dieci anni sono state capaci – adeguatamente guidate e coordinate da una Politica alla loro altezza – di risorgere dalle macerie della guerra e di farci diventare la quinta potenza economica del pianeta.

Come si fa? Le chiavi sono ‘sempre’ quelle: educazione; istruzione; formazione. Quest’ultima per l’oggi, l’altra per il (prossimo!) futuro. Il tutto reso maggiormente ‘appetibile’ e motivante (anche per chi ha punti di vista – e ‘sensibilità’ – Politiche – diversi, ad esempio da destra) nella chiave di una innovazione alla quale le nostre imprese possono essere ‘riorientate’ proprio approfittando della formazione per aumentare (ad un tempo) la produttività, specializzare (meglio o ‘nuovamente’) i propri dipendenti – nel senso della rinnovata produzione – ed avere da loro anche un maggior (, potenziale,) contributo in termini di creatività e di ‘indirizzo’ (nelle stesse scelte delle aziende. Anche se il presidente di Confindustria, che sappiamo essere molto sensibile sul tema dell’innovazione – e quindi, inevitabilmente, anche su quello della formazione – di cogestione non vuole sentire parlare. Ma, per capirci, il ‘modello tedesco’ è questo).

E, grazie a tutto questo – ecco il secondo fattore di competitività e di crescita, ‘figlio’ direttamente del precedente – poter uscire sul mercato con i migliori e più appetibili nuovi prodotti (anche – nella prospettiva di dare un contributo ad un arricchimento della qualità della vita delle Persone e non soltanto al fine della ’vendita’ della sola merce – incuranti delle ‘ricadute’ sociali e culturali).

Tutto ciò – che significa un modello di sviluppo a ‘misura d’uomo’ e dunque può rappresentare un fattore di innovazione anche sul piano di un nostro modo di crescere che non assomigli lontanamente, d’altra parte, a quello un po’ fine a se stesso – per quanto ammirabile – del dopoguerra, che ha rovinato le nostre città, le coste e una buona parte del nostro incomparabile territorio – può essere tanto più fruttuosamente applicato al Sud.

Per quale motivo?

Primo perché al Sud conserviamo le nostre maggiori bellezze ambientali e culturali, e applicare la formula-ministro Passera di una ripresa del modello di crescita hard-style/ pesante – fondato ‘tutto’ sull’estrazione petrolifera e sulle infrastrutture nella versione del secolo scorso (che pure non vanno ovviamente abbandonate. Anzi… in un contesto come quello che stiamo descrivendo) – è davvero antistorico e controproducente; secondo perché i popoli di cui parlavamo – quelli dell’Africa del Nord – sono molto più giovani del nostro: e ogni sforzo nella chiave dell’innovazione – cioè della (ri)generazione di futuro (a 360°) – non può che ricever una spinta ancora maggiore da ‘risorse umane’ di un’età media che si aggira intorno ai 25 anni (!) e che saranno – più ancora che, ad oggi, purtroppo – ma possiamo ricevere un’ottima iniezione di fiducia da tutto questo ad invertire anche questa tendenza all’invecchiamento degli italiani – la maggioranza di tutti noi! – protagoniste di quel futuro (oltre ad essere ‘figlie di questo tempo’). La loro partnership rappresenterebbe per noi – e non il contrario – un incredibile ed insperato traino. (29 novembre 2012) Read more

Pd cerchi accordo M5S.Le istanze (civiche, democrat.) sono stesse

febbraio 25, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

In caso di maggioranza alla Ca- mera e ‘pareggio’ (con minoranza dei seggi) al Senato, si tenti la strada di un accordo Politico (cioè sulle scelte reali. A cominciare da quella di agire nell’esclusivo interesse di TUTTI i nostri connazionali) tra Pd e Movimento 5 Stelle: un quarto dell’elettorato ‘merita’ di essere coinvolto (direttamente! Con posti – ai giovani eletti in Parlamento -) nel governo del Paese. Le piattaforme, la prospettiva (civica e democratica), le istanze e – da oggi – financo gli elettorati, sono gli stessi.

Come il Politico.it ha scritto per primo – e in tempi non sospetti – si tratterebbe di un accordo del tutto naturale. Che solo a causa dell’autoreferenzialità dell’attuale classe dirigente Democratica non è potuto avvenire in passato. Anche perché i voti di Grillo sono – potenziali – voti del Pd, a cui – il nostro Claudio Giammarino docet – i 5S hanno sottratto più consensi che a ogni altra forza.

Un Pd che li può (ri)conquistare: aprendosi (anche nella prospettiva di dare vita ad un contenitore democratico, civico, unitario: ovvero lo stesso Pd che compiesse finalmente la propria vocazione di partito – non porta questo nome per caso! – Demos-cratico. A cominciare da primarie finalmente aperte e ‘libere’) al Movimento, e facendosi partito-baricentro della Nazione impegnato a perseguire il bene esclusivo di TUTTI gli italiani, lasciandosi aiutare dai 5S a riallacciare un confronto e a tornare ad ascoltare le esigenze (peculiari!) dei cittadini. Puntando ad unire – in ultima istanza – le esigenze della democrazia rappresentativa con quelle della (futuribile) democrazia diretta. In un esperimento che – se approcciato con convinzione. Da chi avesse, e lo deve chiarire – in primo luogo a se stesso – quel dinamismo necessario a dare vita a tutto ciò – non potrebbe che fare il bene dell’Italia.

Su provvedimenti che fossero nell’esclusivo interesse di ogni nostro connazionale, ne siamo certi, Pd e M5S non potrebbero che (ri)trovare una piena unità d’intenti. L’importante è lasciarsi alle spalle le ingessature del politically correct, vera causa del (de-crescente) fallimento elettoralistico del centrosinistra nell’ultimo ventennio, e prendere finalmente a fare (solo) ciò che serve veramente – nella prospettiva dell’innovazione da perseguire attraverso la ricerca e la formazione – al nostro Paese.

Il nostro progetto, del tutto affine (anche) a quello dei 5S, è a disposizione, ancora una volta, del Pd – che lo ha del resto già fatto proprio in molte parti nel suo programma – per arrivare ad una (preliminare, piena) base d’intesa (appunto Politica) con gli attivisti del Movimento.

Se, verificata la disponibilità di Grillo, le condizioni (non) lo consentissero, si torni a votare solo per il Senato. Chiedendo agli italiani un’assunzione di responsabilità per la (loro) governabilità. Un ritorno tout court alle urne, che non passasse per un (profondo) rinnovamento Democratico (a cominciare dalla leadership), rischierebbe – ne tengano attentamente conto i dirigenti del Pd, a cominciare dal vicesegretario Letta – di regalare l’Italia per altri cinque anni alla destra.

Ma subito dopo voto si tratta agire Politica elevi italiani con istruzione

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Pigi: “Ancora quattro giorni e ci riposiamo”. Ma le elezioni non sono la conclusione, ma il passaggio allo step superiore nel percorso cominciato con la campagna elettorale. Una volta chiarita la composizione del Parlamento, la Politica non avrà più alibi: dovrà gettarsi anima e corpo nel dare risposte alle esigenze reali dei nostri connazionali. Tra loro, lo ricordiamo a chi fosse distratto da più fatue occupazioni (tra i politicanti), ci sono persone che – tout court; stiamo parlando di nostri connazionali! – non mangiano, e altre che non possono far studiare i propri figli; sancendo la fine della nostra civiltà (insieme alla vergogna disumana delle carceri, che il presidente Monti si è guardato bene dal mettervi mano pure dopo avere annunciato – ancora una volta – che lo avrebbe fatto) e compromettendo un futuro del nostro Paese che – a iniziare dalla possibile ripartenza della nostra economia – è legato a doppio filo alla coesione, che è quella formula magica che fa sì che più persone stiano bene come gli italiani che si trovano nella parte alta delle graduatorie per benessere e reddito della nostra nazione, e dunque abbiano più possibilità materiali e, come dire, morali per essere consumatori e produttori efficienti e tali da assicurare una costante spinta alla nostra stessa economia. Senza coesione l’Italia non va da nessuna parte ed è per questo che rispondere al grido di dolore delle persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese è una priorità di sinistra ma anche di destra; e dunque vale quale che sarà il governo che si troverà ad ereditare questa situazione. La cui principale chiave risolutiva sta, ancora una volta, nell’istruzione, nell’educazione, nella formazione (da rilanciare dandoci l’obiettivo dell’innovazione). Perché un Paese di persone istruite, preparate, coscienti del proprio potenziale, capaci di creare e di produrre in modo elevato e originale, è un Paese che ‘gira’ di più e la cui economia – se si tratta dell’Italia – può esplodere fino ad una possibile, doppia cifra. Sarà dunque di qui che quale che sarà il prossimo governo della Repubblica italiana sarà chiamato a partire; proprio per risolvere – strutturalmente e più efficacemente – ogni altro singolo, specifico nodo e questione.

Un anno di successi de il Politico.it Se siamo qui merito anche nostro

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se queste elezioni si stanno infine tenendo, scongiurando, prevedi- bilmente, il consolidamento di un sentimento di frustrazione e riluttanza da parte del popolo italiano, grazie ad un auspicabile governo del Pd che dovrà agire nell’esclusivo interesse di TUTTI i nostri connazionali, il merito è anche – soprattutto – de il Politico.it, che alcuni mesi fa ‘convinse’ le cosiddette élite che le critiche a Monti non fossero irresponsabili, e che la democrazia può funzionare solo se se ne rispettano tutte le regole (comprese quelle non scritte).

Un (ulteriore) successo del giornale della politica italiana che mesi prima – è ormai trascorso un anno – si appuntò il gallone di avere contribuito in modo decisivo a far cambiare idea al ‘partito dei lavoratori’ e a fermare la non-riforma del licenziamento selvaggio del governo Monti, salvando così milioni di nostri connazionali dal rischio di cadere (come molti altri di noi che, pure, si sono trovati in quella condizione a prescindere dalla possibile perdita del posto di lavoro) in povertà. Così come fu il Politico.it a spingere in modo risolutivo il Partito Democratico a fare le sue primarie, quelle per la premiership (volute per primo da Pippo Civati) così come quelle per la scelta dei parlamentari, contribuendo al consolidamento della nostra democrazia, segnando la prima battuta d’arresto nella curva del consenso del Movimento 5 Stelle e restituendo una linea ascendente a quella del Pd.

Ma il nostro principale merito e punto di orgoglio resta avere contribuito a riportare la discussione sui contenuti, e in particolare avere sfondato con l’idea (originale) che l’Italia si salva solo puntando sull’innovazione da declinare attraverso l’istruzione, la ricerca e la formazione. Propositi che, a questo punto, potranno essere seguiti dall’assunzione di responsabilità della Politica di agire e assumere scelte concrete per la realizzazione del progetto. Il giornale della politica italiana continuerà a svolgere la propria funzione, per il momento qui, di punto di riferimento saldo, autorevole e credibile sulla strada per fare della nostra Nazione finalmente un grande Paese (libero dai gangli della corruzione e, dunque,) moderno.

Errore Pd?Non votare mom. giusto Seduti su allori caduta Berlusconi

febbraio 24, 2013 by Redazione · Commenti disabilitati 

il Politico.it ha ripetutamente invitato il Pd a togliere il proprio sostegno ad un governo Monti che – dopo la caduta sul tentativo di abolire l’art. 18 – non era più nell’interesse dell’Italia, essendo crollato nell’apatia e nell’immobilismo, così da tornare a votare (subito) e fare il bene del nostro Paese che coincideva con quello di un centrosinistra che avrebbe potuto conquistare una (larga) maggioranza e mettersi immediatamente a fare ciò di cui il nostro Paese aveva bisogno.

Ma il ‘polso debole’ di Pigi (ricordate? “Andare al governo è una sfida mica da niente, è ‘na roba da far tremare i polsi”) ha indotto tutti a più (miti, e perdenti) consigli. Ecco come, il 25 maggio dello scorso anno, ancora una volta il giornale della politica italiana redarguiva il centrosinistra circa i rischi di regalare a Berlusconi tutto il tempo necessario a decantare il fallimento del proprio esecutivo e a preparare il terreno per la propria rimonta:

“Con la sua proposta-boutade in senso presidenzialista, Berlusconi compie un passo (deciso) verso la “conferma” (“finale”) della (nostra) previsione per cui “il governo Monti rischia di diventare per il centrodestra quello che il governo Dini rappresentò per il centrosinistra nel ’95″: una straordinaria occasione per riorganizzarsi e, approfittando delle indecisioni di un avversario vincente nei numeri (e – non – per de-merito ‘suo’) ma perdente nella mentalità, accrescere le (proprie) chance di poter tornare a vincere (se si voterà) nel 2013. Quello che potrebbe “restare” negli annali della politica italiana (di questo ventennio) – insieme alla destra al governo dal 2008 al 2018, con in mezzo una occasione clamorosa buttata dal Pd insieme alla possibilità (e alla – sua – responsabilità) di cambiare questo paese – il (principale) “capolavoro” di Pigi”

(25 maggio 2012)

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