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***La riflessione***
CASO GRANATA: la battaglia di Fabio
di ANDREA SARUBBI*

Luglio 25, 2010 by Redazione2 · Leave a Comment 

«Chieda scusa o lasci il partito». Ecco l’ultimatum lanciato proprio in queste ore dal ministro Ignazio La Russa, che replica così al J’accuse mosso da Fabio Granata ai vertici del suo Pdl. Un botta e risposta, il cui pathos riprova il crescendo della tensione nelle file della maggioranza… e non solo. Il commento che il giornale della politica italiana ora vi propone viene infatti dalle file dell’opposizione. Andrea Sarubbi guarda con empatica preoccupazione lo scontro fra le diversi correnti del Popolo della Libertà, la cui violenza, ora, sembra minacciare la sopravvivenza stessa del partito. Sentiamo.

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Manganelli, botte in aula, violenza in rete Ecco un volto “nero” della destra italiana Ripercorriamo una giornata di pura follia

Luglio 8, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Così come condanniamo le bandiere di Israele bruciate in piazza e le “Dieci, cento, mille Nassiriya”, o anche “solo” gli epiteti insultanti nei confronti del presidente del Consiglio (gli unici, veri “nani” - senza nessuna offesa nei confronti delle persone con questa caratteristica fisica - sono coloro che chiamano così Berlusconi) - tutte le bestialità compiute dalla militanza di sinistra in questi quindici anni - il Politico.it non può non rilevare come nella pancia della destra sopravvivano antichi riflessi, estranei naturalmente alla gloriosa tradizione parlamentare dello stesso Msi, da Almirante in poi, ma non a parte - parte - del suo popolo. Che, in un quadro di più generale scadimento della nostra politica - autoreferenziale di oggi - finiscono per contagiare anche la rappresentanza, che le esprime sia in termini di propaganda, sia in termini di indirizzi, sia, infine, negli stessi comportamenti. E ieri sono “emersi” in tutta la loro (pre)potenza. A livello di propaganda, è chiaro che i «coglioni» di Berlusconi, come un generale atteggiamento di disprezzo nei confronti dell’attuale opposizione, per non parlare del cattivo esempio del ministro La Russa, pizzicato (si fa per dire) a spintonare un pur evidente disturbatore - male quest’ultimo, ma molto peggio il ministro (!) La Russa - non favoriscono una tensione (culturale) al “disarmo”, verbale e fisico. Sul piano degli indirizzi, abbiamo già scritto ieri come le manganellate delle forze dell’ordine nei confronti dei terremotati de L’Aquila contenessero un chiaro marchio governativo, non essendo possibile imputare alle nostre oneste e responsabili forze di polizia la scelta della strategia di contenimento della piazza. Infine, il comportamento: il pugno sferrato a Barbato corona (in)degnamente una giornata all’insegna della violenza. E sentite come, a questo punto, alcuni militanti del Pdl si sentono autorizzati a rivolgersi ad altri italiani. Ce lo racconta Massimo Donadi.      Read more

«Ghe pensi mi» Diario politico. Dopo il Tg La7 di Mentana

Luglio 2, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Da stasera, care lettrici, cari lettori, lo avrete letto per ora solo sul giornale della politica italiana, c’è anche il Tg La7 di Enrico Mentana. Fino a ieri solo da noi, e su nessun altro giornale e tantomeno in tivù potevate ascoltare ogni sera il racconto completo della giornata della nostra politica, senza censure, sfornato con onesta e responsabilità nel solo interesse di tutti noi. Da oggi molto di quello che leggerete qui alla sera potrete sentirlo anche dagli schermi de La7, perché di Enrico Mentana il Politico.it condivide l’impostazione super partes e la volontà di avvicinarsi quanto più è possibile alla verità, che poi è l’essenza del giornalismo. Certo «la verità è sfuggente, stiamo ai fatti», diceva il premio Pulitzer Walter Cronkite. Allora per noi, come per Mentana, la verità non può che essere raccontare tutti i fatti, dare tutte le notizie. Vi consigliamo dunque di seguire prima il Tg La7 di Mentana e ascoltare la prima infarinatura sui fatti della giornata e poi di cliccare qui per il vero racconto completo. Diario che, vedrete, vi dirà tutto ciò che il Tg La7 stasera non vi ha detto, sulle notizie che il Tg La7, però, a differenza di tutti gli altri telegiornali, ha dato: Berlusconi che annuncia «ghe pensi mi», sì, con cui hanno aperto Tg1 e Tg5. Ma soprattutto Fini che attacca sul fronte della legalità e (ri)apre un (nuovo?) fronte dentro il Pdl, al punto da spingere Cicchitto a parlare per la prima volta di possibile «separazione consensuale». E poi Tremonti che accusa le Regioni di avere sbarellato nella gestione dei fondi Ue. Un grande Diario firmato, stasera, Carmine Finelli. Read more

Brancher scuote gli italiani e Napolitano ‘No, non ha alcun legittimo impedimento’ Così (ora) anche la Lega prende distanze E i finiani: “Quella mossa, inopportuna”

Giugno 25, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Il neo- ministro «non ha portafo- glio» dunque non non ha nessun ministero da costruire e perciò neppure alcunché gli impedisca di presentarsi ai processi. Quando è troppo è troppo. Studiato a tavolino per esplodere nelle ore della partita della Nazionale, e passare, così, (quasi) inosservato, il caso Brancher al contrario fa breccia nei sentimenti (di indignazione) degli italiani e si rivolta contro il governo per raggiunto limite di sopportazione: l’Italia è Paese abituato al peggio, cui il presidente del Consiglio ha insegnato a non “patire” più per nulla, ma di fronte ad una presa in giro-provocazione, come l’ha definita il nostro Gad Lerner, tanto palese, anche i nostri concittadini sotto effetto dell’anestetico berlusconiano reagiscono, e mettono nelle mani del capo dello Stato la palla di una risposta. Che prontamente, in serata, arriva. Per la sorpresa di tutti, Napolitano raccoglie lo spirito del (breve) tempo e rispedisce al mittente la “giustificazione” di Brancher che ventiquattrore dopo avere giurato al Quirinale aveva già brandito lo scudo del legittimo impedimento, confermando i sospetti sulla strumentalità della nomina. Il giornale della politica italiana vi racconta come nessun altro questa storia (è proprio il caso di chiamarla così). Baffigo. Read more

Diario politico. Leadership e premiership Ora Berlusconi parla di Pdl su Forzasilvio E intanto Tremonti ci governa(?) il Paese Se il cambio della guardia c’è già stato (?)

Giugno 24, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il giornale della politica italiana legge la nostra politica come nessun altro. Pietro Salvatori scriveva oggi che il futuro, per il centrodestra, è di Giulio Tremonti, nel senso che sarà lui, presumibilmente, a succedere al presidente del Consiglio. E abbiamo parlato di un «cambio della guardia» che sarebbe potuto avvenire «prima del previsto». La giornata di oggi ci dice che la nostra “previsione” non solo era giusta, ma che il cambio della guardia, almeno alla guida del governo, c’è già stato. Ed entra in gioco la distinzione che Giuliano Amato introdusse nella nostra politica nel 2000, quando il centrosinistra dovette scegliere tra lui e Rutelli per la sfida a Berlusconi alle politiche del 2001. «Chiedo alla maggioranza che mi sostiene di riconoscersi nella candidatura di Francesco Rutelli e contemporaneamente nel mio governo»: la distinzione tra leadership e premiership, appunto, che oggi si ripropone nell’altra metacampo. Il primo passo è stato desautorare gli altri ministri, di fatto commissariati da Tremonti che attraverso il controllo del cordone della borsa ha fatto il bello e il cattivo tempo con i loro settori di competenza. Poi, quando per la prima volta il governo nel suo complesso ha cominciato ad occuparsi del Paese e non più solo delle vicende del presidente del Consiglio (formale) - ovvero al momento di fronteggiare il rischio-default - non solo perché la competenza economica è (anche formalmente) di Tremonti è stato Giulio a dettare la linea. L’immagine di un Berlusconi “sconfitto” e costretto ad annunciare una manovra - e quindi, per le ragioni che abbiamo detto, un’azione complessiva del governo - non sua è la fotografia di un cambio della guardia ormai compiuto. Ma l’istantanea-simbolo ce la consegna, appunto, la giornata di oggi: Tremonti a discutere con le Regioni della finanziaria, del federalismo, insomma del futuro del Paese (nel merito, dopo la cronaca di stasera, torneremo in giornata); Berlusconi a rispondere alle domande dei militanti sul sito dei suoi sostenitori. Da leader Pdl, certo. Che non è più però (il vero) premier. Il cambio della guardia per quanto riguarda la premiership si compie oggi. E presto sarà la volta della leadership. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more

Ora la Lega festeggia al gol del Paraguay Ronchi su Zaia: ‘E’ oltraggio alla Nazione’ Il monito di Crespi: “Prendeteli sul serio”

Giugno 15, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Ieri l’Italia ha seguito l’esordio mondiale della propria Nazionale di calcio. Ma c’è qualcuno, pure italiano, che, pubblicamente, “ufficial- mente”, esultava quando segnavano gli avversari. Quando l’Italia perdeva, loro esultavano. E sono italiani. Il paradosso si spiega con la parola Lega, questo fenomeno di involuzione della nostra cultura politica regredita al Medioevo grazie ad una manciata di popolani che si sono erti a rappresentanti del popolo e ne hanno assecondato gli istinti più beceri. E tutto questo è il leghismo. E nessuno può mettere in discussione che si tratti di un’espressione arretrata del pensiero umano. E tuttavia è un’espressione che ha appeal, e che dunque può attecchire in tutta la propria estensione e potenzialità. Il grande sondaggista ha avvertito il resto della politica italiana dalle nostre colonne: «Non sottovalutateli, fermateli, prima che sia troppo tardi». il Politico.it dà ogni giorno il suo contributo affinché la regressione leghista rientri e si torni alla normalità. Elena Orlando ci racconta le polemiche del dopo-richiesta del governatore del Veneto affinché si suonasse il Va pensiero al posto dell’inno di Mameli. Read more

Sondaggi, osservatorio Crespi di giugno Carfagna nuova “regina” dei ministri FOTO: Nel nostro Paese funziona così Berlusconi inverte il trend negativo

Giugno 11, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana. Il ministro per le Pari opportunità, prima per preferenze alle Regionali in Campania (dove, come previsto, ha poi rinunciato al proprio scranno), da oggi è anche il membro dell’esecutivo più amato dagli italiani. Raggiunge Tremonti e Brunetta, e scalza Maroni, penalizzato dalla propria decisione di non partecipare alla parata del 2 giugno. La scelta della foto è (anche) il nostro commento. In compenso il Paese non cede alla demagogia: anche Calderoli, con il suo uno-due della proposta per la riduzione (molto simbolica) degli stipendi dei parlamentari e della richiesta agli azzurri in Sudafrica di rinunciare agli eventuali premi per la vittoria (che Cannavaro e compagni scelgono, di tutta risposta, di destinare - nel caso - alla Fondazione per il 150° anniversario della nostra Unità), perde due punti e scende. Tendenze opposte (si fa per dire) per il presidente del Consiglio (ma si attende il contraccolpo per l’approvazione del ddl intercettazioni) e per i due maggiori partiti: Pd e Pdl tornano a guadagnare. I Democratici sottraggono qualcosa ad Idv che crolla, probabilmente, scrive Crespi, come sempre ci illustra in prima persona i dati (con le tabelle, all’interno), per il caso sollevato dal Corriere intorno alla moralità dell’ex ministro. Read more

Diario politico. Festa alla Repubblica (?) Zingaretti: “La Lega vuole demolire Italia” 19 maggio, Crespi: “Prendeteli sul serio” Ma Napolitano: “Non fatemi vedere neroGoverno: stop intercettazioni sui servizi Dalla secessione allo “Stato di polizia”(?)

Giugno 2, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ stata una giornata a due facce (…), quella di oggi, per il nostro Paese. Da un lato si è rischiato di (vederla) fare davvero, la festa, alla Repubblica italiana. Dall’altra gli anticorpi sembrano ancora, nonostante le “cure” (debilitanti), molto forti. E questo “parla” di una democrazia ormai matura che rende gli sforzi di chi tenta di manipolarla ancora più vigliacchi e immorali per il nostro Paese. Il “senso” (di marcia: è proprio il caso di dirlo - ?) è duplice: da un lato c’è la Lega, come abbiamo detto con Laratta, che vuole «dividere e demolire l’Italia» (parola del presidente della Provincia di Roma e più “spesso” tra i candidati, o papabili, alla futura leadership del Pd). Il giornale della politica italiana ha denunciato la serietà del tentativo, ancora una volta, prima degli altri: prendiamoli sul serio, appunto, scrivevamo due settimane fa; anche perché il ddl intercettazioni, così com’era configurato, e come ora si può sperare che non venga approvato, rischiava di favorire questo tentativo, mettendo il silenziatore a tutte le manovre illecite alle nostre spalle e a nostre spese che potevano (possono) far implodere il sistema. Ma è proprio (ancora) il disegno di legge che mira a rendere molto più difficile l’ascolto delle telefonate da parte della nostra giustizia a (poter) rappresentare il vero piede di porco per far saltare il “banco” (leggi: la nostra democrazia), sul secondo livello sul quale si è insistito oggi e del quale il Politico.it, solo, vi rende (in questo modo) edotti: un vertice di maggioranza a Palazzo Grazioli appronta imprevedibilmente un emendamento allo stesso ddl che prevede che i nostri servizi, nell’esercizio delle loro funzioni, non possano essere intercettati. Un modo, la definizione è di Di Pietro ma noi condividiamo il senso, per spalancare le porte delle stanze del potere ai servizi (deviati) e, in ogni caso, favorire (appunto) la (ri)fondazione di uno «Stato di polizia». Tutto questo ha un’unica matrice (anti)culturale, sulla quale torneremo nei prossimi giorni: si chiama (determinazione della) mancanza di senso critico, la favorisce l’azione di dispersione culturale del nostro Paese sviluppata da una parte della nostra destra. E prepara il terreno ad involuzioni (di nuovo: anti)culturali che possono andare nel senso della divisione o dell’(ultra)compattamento (illiberale) - che non esclude, comunque, forme di separazione - ma si possono definire in un solo modo: quello che Maurizio Crozza, nella foto, in qualche modo anticipa. Il presidente della Repubblica sia avvertito: meglio vedere (ora), che non poterlo più fare (poi). Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.                  Read more

Diario politico. Festa dell’unità (d’intenti) “Ora facciamo insieme l’Italia moderna” Lo dice Berlusconi già pungolato da Fini Così il premier dà ascolto a il Politico.it Napolitano: “L’esempio dei nostri padri” (Ma stiamo dimenticando il Paese in crisi) Presidente, avanti nell’interesse di tutti

Aprile 25, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La festa della Liberazione coincide - non a caso naturalmente - con un giorno di grande politica (italiana). Anche se per ora solo a parole. Il presidente del Consiglio raccoglie nei fatti il nostro appello (non sappiamo se e quanto direttamente, di certo il Politico.it è letto - e in qualche caso fatto - anche dalle persone vicine al Cavaliere, sta di fatto che recepisce in toto il nostro invito) e aprendo implicitamente ad un presidente della Camera che da un’altra tribuna televisiva rinnova la propria spinta di modernizzazione (anche) del Pdl con toni concilianti che favoriscono la dialettica interna, rilancia sulla strada della modernità che il giornale della politica italiana gli aveva indicato. Per capire meglio cos’è accaduto in questo 25 aprile che (non vorremmo essere ingiuriosi) evoca un’altra liberazione, quella dai «lacci e lacciuoli» imposti al Paese negli ultimi vent’anni, non è retorico fare riferimento alla carica morale dei nostri padri costituenti, evocata sabato dal presidente della Repubblica, figlia della Resistenza e della “necessità” di rifare (grande) il Paese dopo la distruzione seguita al ventennio e della guerra (civile e non). Parlano dunque Berlusconi e Fini. I loro discorsi sono caratterizzati da una grande assenza: la crisi economica e la situazione (e l’urgenza) di migliaia di (altri) italiani caduti (è proprio il caso di dirlo?) o che rischiano di cadere in povertà a seguito dello sconquasso di mercati (tutti, anche quello del lavoro) di questi mesi. Ma la maggioranza, lo sappiamo, è una maggioranza di destra, e per quanto non rinunciamo a sperare (e a lavorare per) delle risposte, rapide, può rientrare nell’ordine (non) naturale (politicamente parlando) delle cose che la priorità venga data ad altro, ad esempio alla riforma dello Stato inteso come spina dorsale della nazione (ed è già qualcosa, anzi, che si parli di riformarla). A venir meno alla propria responsabilità (relativa, in tutti i sensi) è - piuttosto - il centrosinistra, ancora una volta del tutto fuori dalla discussione di queste ore. La politica italiana la fa tutta il centrodestra. E, come dicevamo, a parte il “trascurabile dettaglio” di cui vi abbiamo appena riferito, lo fa con uno spirito in linea con l’importanza di questa giornata. Il premier parla in un messaggio video mandato in onda dai telegiornali (che a qualcuno è sembrato un’anticipazione di un possibile futuro da presidente della Repubblica) e fa ciò che il giornale della politica italiana aveva invitato a fare: rilancia rispetto alla dialettica interna al Pdl e quindi l’azione di governo (e del Parlamento); non cita direttamente i rapporti con Fini ma è chiaro che le mosse dell’ex leader di An influiscono su ciò e su come Berlusconi dice. Il capo dell’esecutivo torna a porre (appunto) il tema delle «riforme condivise» nella prospettiva di fare «l’Italia del futuro». il Politico.it da mesi offre idee e spunti per quello che potrebbe essere il Paese del domani (qui, ad esempio, e qui); non è ragionevole aspettarsi vengano recepite (pure queste) in toto perché sono riconducibili ad una sensibilità maggiormente moderata (e, insieme, radicale) ma che si ponga il tema complessivo è già qualcosa di importante. E, naturalmente, l’apporto di Fini è e sarà/è auspicabile che sia sempre più decisivo. E anche lo spirito dei Costituenti: visto che sembra ascoltarci, presidente, vada fino in fondo, lo faccia nel solo ed esclusivo interesse di tutti gli italiani. Coinciderà con il suo, di capo del governo che pas- serà alla Storia per avere (finalmente) modernizzato questo Paese. Il racconto, ora, all’interno, di Finelli. Read more

Diario politico. Sono matti da Lega(re) (?) Test d’italiano per commercianti stranieri Oltre l’obbrobrio, ad Adro con i “nostri” Da Pd grande, giusto sdegno antirazzista Ma (solo così) i voti vanno al Carroccio Stare dalla parte anche dei poveri italiani

Aprile 23, 2010 by Redazione · 1 Comment 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Mentre Bossi recita il de profundis del federalismo e, con esso, della legislatura salvo poi farsi rassicurare dal premier (che però non può stare altrettanto tranquillo), i suoi uomini si sguanzagliano in Parlamento e sul territorio per promuovere l’avanzata (politica, perché culturale) leghista. Il caso, inaccettabile, dei bambini lasciati a pane e acqua nel (e dal) comune del bresciano (naturalmente guidato da una camicia verde) perché i loro genitori non avevano pagato la retta della mensa, si trasforma ben presto in una schermaglia (tra poveri) italiani-extracomunitari. Nel collegamento di ieri di Annozero è andato in onda uno “spettacolo” (si fa per dire) che dovrebbe però redarguire chi liquida il problema con facilità: da una parte c’erano gli stranieri, idealmente rappresentati dal Partito Democratico; dall’altra gli italiani, pressoché compatti, ad applaudire il sindaco leghista. Oggi poi una deputata della Lega, Silvana Comaroli, presenta alla Camera un emendamento che istituirebbe un test obbligatorio di italiano per le persone di provenienza extracomunitaria che vogliono aprire un’attività commerciale nel nostro Paese. Anche qui, un grande turbinio di dichiarazioni e attacchi e prese di distanza; ma in un ideale nuovo collegamento di Annozero con una strada qualsiasi del nostro Paese (soprattutto al nord, ma non solo), in cui convivono attività commerciali condotte da stranieri e attività commerciali condotte da italiani la scena sarebbe più o meno la stessa di ieri. Con, magari, l’aggiunta dei cittadini che si servono di quegli esercizi, naturalmente anche loro schierati con la deputata leghista. Il Pd, come tutte le altre forze sane della politica italiana, fa bene ad indignarsi di fronte alle “scelte” della Lega che, al di là di ciò che stiamo per dire, hanno un chiaro sfondo razzista. Ma l’indignazione non fa presa sull’italiano medio, che chiede risposte concrete alle proprie difficoltà economiche e sociali, difficoltà che ha, oggettivamente o meno - piaccia o meno - anche in rapporto ai flussi immigratori. E la politica del «si deve» non consente di tornare a vincere al Nord, né tanto meno di scongiurare il rischio-razzismo e favorire l’integrazione. Le forze oneste e responsabili di questo Paese devono saper coniugare la denuncia e l’indicazione della strada da percorrere con la conoscenza del disagio e l’offerta di vicinanza e risposte anche e forse anche prima agli italiani. Solo così potrete sperare, cari Democratici, che prima o poi anche loro vi seguano su quella strada - dell’accoglienza, della condivisione, della fratellanza - che gli avete indicato, abbandonando, a quel punto, quella leghista. Il racconto, all’interno, di Baffigo. Read more

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