Diario. Governo onesti e responsabili (?) E’ certo: alla fine Silvio si libererà di Fini Ma Follini: “Ora Pd guardi a Gianfranco” E’ la linea della loro maggioranza interna Soltanto se serve a modernizzare l’Italia
Luglio 6, 2010 by Redazione · Leave a Comment
Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva
Giugno 5, 2010 by Redazione · Leave a Comment
Diario. E dopo Annozero il dibattito è qui Bersani: ‘Manovra figlia errori governo’ Guardate infatti il Pil con i vari esecutivi Tremonti riconosca le proprie ‘mancanze’ L’opposizione però sostenga l’impianto Nello specifico è una finanziaria di parte
Giugno 4, 2010 by Redazione · Leave a Comment
Diario politico. Dove giustizia(?) è politica Bocchino: “Io mi candido a capogruppo” E ora Berlusconi non può rischiare voto Se governo cade ritorna processabile Napolitano: “Magistrati, fare autocritica” E in Calabria cittadini applaudono boss
Aprile 27, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La chiave di lettura che vi proponiamo stasera è il rapporto tra nostra politica e giustizia. Il presidente della Camera continua a rassicurare: «Esecutivo durerà». Ma la sua minoranza va all’attacco. E stringe in una morsa il premier. Che a sua volta frena e non fa saltare il banco perché non può. Lui. Perché se si va alle elezioni anticipate cade il legittimo impedimento. E - qui sta il punto - anche in caso di vittoria non farebbe più in tempo, nella nuova legislatura, ad approvare la legge costituzionale. Quella che gli garantirebbe l’imm(p)unità anche oltre i 18 mesi della sospensione. E naturalmente potrebbe anche non vincere le elezioni. E qualora il processo riprendesse il rischio di una condanna è elevatissimo. Per questo Berlusconi è giunto a più miti consigli. Il capo dello Stato intanto si rivolge alle toghe e invita i magistrati a lavorare per recuperare «la fiducia dei cittadini». L’Anm: «Difficile farlo (autocritica) quando ci si trova sotto attacco». Alfano: «Intervengono su tutto considerando il Parlamento un’istituzione di serie B». Fin qui la (ir)regolare amministrazione. A Reggio Calabria viene arrestato Giovanni Tegano, uno dei trenta latitanti più pericolosi secondo la “graduatoria” del ministero dell’Interno. Ma di fronte alla polizia che si allontana con il capomafia centinaia di persone salutano quest’ultimo. Politica e (mancanza di) senso della legalità. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more
Diario politico. L’immagine (d)e(l)la realtà Berlusconi a Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Ita1, Sky Bersani alle 5 davanti a cancelli Mirafiori E theHand racconta così lo scontro finale
Marzo 26, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Nell’ultimo giorno di campagna elettorale il giornale della politica italiana vi propone un lungo rendiconto del confronto a distanza tra il presidente del Consiglio e il segretario Democratico. Il capo dell’opposizione incontra gli operai Fiat per dimostrare che «siamo un partito popolare». Il Cavaliere, dal canto suo, ripete l’invasione delle tivù delle ultime ore delle ultime due campagne elettorali e impone la propria proiezione della realtà (?), come sempre a tuttocampo. Ora il silenzio. Da domani il grande racconto che il Politico.it farà di queste Regionali, a partire dall’andamento del Mondiale di Formula Uno per le Regioni in bilico. Buon viaggio nelle ultime ore di campagna elettorale, intanto, con Ginevra Baffigo.
Diario politico. Ora parliamo di migranti Fini: “Subito cittadinanza per i loro figli” No della Lega, spieghino il vero perché
Marzo 23, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Mentre il presidente del Consiglio va avanti sulla sua (è proprio il caso di dirlo) strada - «Faremo la riforma della giustizia per superare questa situazione di democrazia violata anche senza il concorso dell’opposizione»; «I cittadini ai gazebo sceglieranno se eleggere direttamente il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio», ovvero tra il presidenzialismo e il presidenzialismo, una sorta di plebiscito che prepari quello sulla propria persona per la stessa poltronissima - il capo di Montecitorio torna su un proprio cavallo di battaglia dedicato, in questo caso, alla situazione dei bambini. Fini, favorevole ad una riduzione dei tempi necessari all’acquisizione della cittadinanza per chi sia venuto dall’estero a vivere nel nostro Paese, li chiede a maggior ragione per i figli di immigrati nati qui, culturalmente italiani (e non solo, naturalmente) a tutti gli effetti. Stasera in una delle poche trasmissioni televisive in cui si possa parlare di politica italiana (in modo serio) rimaste (in questo mese di campagna elettorale ma non solo) Casini e Castelli si ritrovavano sull’idea che l’Italia non debba comunque, però, cedere al multiculturalismo. Ovvero, spiegava Casini, chi viene qui deve sapere di dover riconoscere e rispettare la nostra cultura, che secondo il leader Udc è la cultura della tradizione «cristiana». E siccome, appunto, i figli di immigrati sono appunto da questo punto di vista perfettamente integrati come qualsiasi altra persona nata in Italia, sì - era il senso dell’intervento di Casini - alla proposta di Fini. Castelli non è d’accordo. Ma i problemi legittimamente e anche doverosamente posti dalla Lega sull’immigrazione hanno a che fare con la sicurezza (che non si lega in nessun modo a questo tema), il tema della “priorità agli italiani” (e il Politico.it condivide l’idea che la politica italiana debba occuparsi in primo luogo dell’Italia, a partire da quel tema della sostenibilità che deve essere ben coniugato con il privilegio della solidarietà e il riconoscimento che i processi storici non possono essere arrestati), che però vale ovviamente per chiunque sia italiano a tutti gli effetti e dunque per i bambini figli di immigrati come per i bambini italiani di seconda e più generazione, l’integrazione (naturale nel caso di questi bambini che crescono nel nostro Paese insieme agli altri bambini nelle nostre scuole). E dunque (appunto) non riguardano in nessun modo questi bambini. Rispetto ai quali la sola ragione per dire no al riconoscimento di una cittadinanza veloce si chiama razzismo. Non tutte le istanze della Lega sono razziste; il giornale della politica italiana non ama il modo di giudicare tranchant e preferisce cercare di comprendere, e spiegare i fenomeni. In questo caso, però, c’è poco (d’altro) da capire. Il racconto, all’interno, di Finelli. Read more
Diario politico. La “visione” del governo Una risposta a Pd: incentivi per la ripresa Ma se gli investimenti non hanno sbocco Dimenticati del tutto ricerca e così futuro
Marzo 20, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma è di Ginevra Baffigo. Il giornale della politica italiana ha saputo anticipare, ogni volta, ciò sarebbe accaduto di lì a poco (e non solo) nella nostra politica. L’altra notte abbiamo richiamato le nostre previsioni sulla resa nei conti nel Pdl che si è poi puntualmente verificata (anche se prima del tempo). Qualche Diario prima avevamo colto che la riforma della giustizia diventava (insieme allo specifico del blocco alle intercettazioni) la nuova priorità del presidente del Consiglio, in quanto era proprio la giustizia italiana l’ultimo vero baluardo di legalità nel nostro Paese, e andava - andrà; ovviamente dal punto di vista - fermata e smantellata. E avevamo scritto che i tre anni senza elezioni avrebbero favorito questo progetto del premier. Oggi arriva la conferma: «Ce ne occuperemo di qui al 2013. Perché questa giustizia minaccia la democrazia», ovvero la sua (totale, a dispetto delle regole) libertà. E domani riprenderemo il nostro filone su dove va la politica italiana dal punto di vista del sistema istituzionale e delle sue riforme per raccontarvi della posizione del Pd di fronte a quello che - come sostiene ormai da tempo Eugenio Scalfari - è l’obiettivo di fondo di Berlusconi, che è tornato a ribadirlo oggi: il presidenzialismo a fronte, per di più, di una riduzione dei poteri di controllo. Ovvero una vera e propria piccola svolta autoritaria per la via democratica (fino ad un certo punto) delle riforme. Pietro Salvatori ci racconterà come si pone rispetto a questo l’opposizione. Ma il tema che vi proponiamo stasera è quello di cui leggerete di meno su tutti gli altri grandi quotidiani, eppure è il vero tema centrale e decisivo per il futuro dell’Italia: il governo ha varato oggi un piano di incentivi che dà seguito al dibattito parlamentare sulla crisi e risponde alle sollecitazioni di Bersani, e soprattutto all’esigenza del Paese di interventi per contenere gli effetti della congiuntura negativa e favorire la ripresa (più veloce possibile). Dunque un fatto di per sé positivo. I problemi sono due; uno (relativamente) più piccolo e comunque legato (anche) a difficoltà “esterne” e uno capitale. Il primo è che i soldi sono pochi e l’esecutivo ha fatto poco per ricavarne degli altri; dunque quale che fosse stata la destinazione decisa da Tremonti e Scajola l’intervento avrebbe avuto un impatto molto limitato. Ma pure in questa chiave, era importante intervenire in modo tale che tutto questo costituisse l’inizio di un percorso e le risorse messe in campo cominciassero (o, per una parte, continuassero) ad alimentare, in buona sostanza, gli sforzi di innovazione delle nostre imprese attraverso la ricerca. Invece le risorse a disposizione in questo senso sono diminuite. «Il governo le ripristini al più presto per garantire quelle imprese che hanno già realizzato gli investimenti in innovazione necessari al superamento della difficile congiuntura economica», incalza Emma Marcega- glia. E anche il segretario del Pd spinge su questo tasto: «Gli incentivi del governo non sono ciò che serve al Paese. C’è bisogno di aiutare l’innovazione e l’internazionalizzazione». Il racconto, all’interno, di Ginevra Baffigo.
Diario politico. Questa sera apriamo così ‘Rispetto della legalità, senso dello Stato’ (Cioè le ‘nostre’ onestà e responsabilità) A chiederle non è però il “solito” Marino Bagnasco: “Sono questi i valori cristiani”
Marzo 19, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, per un grande Diario, è di Ginevra Baffigo. Nel giorno dell’arresto dell’ex vicepresidente Democratico della Regione Puglia Sandro Frisullo, a dieci giorni dalle elezioni, che può configurarsi come un caso di “giustizia (magari fondata ma) ad orologeria” come altri precedenti nel verso (politico) opposto, e pone comunque il tema del rapporto tra politica& magistratura e del rischio di una politicizzazione e di un eccesso di protagonismo da parte di alcuni magistrati; nel giorno in cui il presidente del Consiglio torna ad attaccare la magistratura «amica (al contrario, ndr) della sinistra» e ribadisce l’intenzione - che avevamo sottolineato in un Diario di qualche giorno fa - di una “riforma” della giustizia (che ha del minaccioso), il giornale della politica italiana sceglie il “disarmo” (anche se da parte nostra non ce n’era bisogno), di dare un seguito al proprio invito alla nostra politica ad assumersi la responsabilità di fare un passo indietro e di stemperare per prima i toni del confronto con la Giustizia, e si sforza di cominciare (continuare) a fare ciò che è necessario perché tutto questo sia, nel tempo, possibile: ovvero guardare (come sempre) al futuro, producendo una cesura e lasciandosi alle spalle le scorie di questi quindici anni di politica italiana (autoreferenziale: il male è tutto qui, come abbiamo denunciato nelle ultime due settimane). Lo fa, il Politico.it, assumendo il punto di vista del capo dei vescovi italiani, a dimostrazione di come il fronte dell’onestà e della responsabilità abbia dalla sua forze di grande spessore e assolutamente trasversali (politicamente, socialmente e culturalmente), anche per ribadire che la tradizione cristiana, i suoi valori non si esauriscono e non sono rappresentati (solo) da chi oggi si fa portatore della loro bandiera in politica. Lo provano queste parole, sagge, di Angelo Bagnasco, con cui abbiamo scelto di aprire e che costituiscono il manifesto ideale di ciò che pensa il giornale della politica italiana. Il racconto della giornata, firmato Ginevra Baffigo. Read more
Diario politico. è (La) giustizia ultimo atto Lo stop definitivo (?) ai talk show politici La chiamata (no, che pensate?) di Silvio: “In piazza per difendere (nostra) privacy” E annuncia riforma (finale?) del sistema
Marzo 16, 2010 by Redazione · Leave a Comment
La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Rivisitazione del titolo del film di Lizzani (Mussolini ultimo atto) in cui però è la democrazia e non il (qui presunto) “dittatore”, a rischiare di più. Il 28 e il 29 marzo si vota, poi tre anni di silenzio (in tutti i sensi? Speriamo (di) - che l’opposizione faccia ciò che è necessario per - tornare a seguire l’informazione di Santoro e Vespa fuori, intanto, dalla campagna elettorale) per la mancanza di elezioni di qui fino alle politiche del 2013. Un periodo in cui il governo potrà fare e disfare a proprio piacimento, senza rischiare (elettoralmente) e col rischio che nessuno (a parte se stesso, e lo vedremo alla fine di questo nostro racconto anticipatore) lo possa fermare. In queste ore il presidente del Consiglio torna a ribadire con la pacatezza di chi sa di averne l’occasione, e dunque di non dover temere, la necessità di una «riforma della giustizia». Che, ridotta l’informazione, con l’opposizione (ancora) ridotta in questo Stato, e comunque non avendo accesso alle sale del potere (anche a causa dell’esautoramento di fatto del Parlamento), rimane l’ultimo baluardo di legalità. Perché è vero che la politica non si può fare a colpi di giustizia, e sarà sicuramente vero che singoli magistrati (e non diremmo «una parte della magistratura», che dà l’idea di un “blocco” che non c’è) sono prevenuti, o politicizzati nei confronti del premier. Ma è anche vero che mai come in questi anni abbiamo assistito ad un attacco sistematico del potere esecutivo al principio della legge uguale per tutti (le due cose si mordono la coda) e, ora, anche alle basi della democrazia. Come abbiamo sostenuto in un altro momento, è la politica, in quanto responsabile della guida del Paese, a cui tocca fare un passo indietro favorendo così una distensione anche sul fronte-giustizia. Invece il centrodestra (o almeno il presidente del Consiglio) si prepara a fare un doppio passo in avanti (naturalmente, ed ecco il pericolo interno, in mezzo c’è l’esito delle Regionali e anche la tenuta di una maggioranza che, sempre sottoposta alla golden share della Lega e ora anche a quella della montante corrente di Gianfranco Fini, potrebbe non avere più, politicamente, le stesse mani libere). Sperando che non sia un ultimo atto (di giustizia?). All’interno il racconto della giornata di Finelli.
“Garantismo” senza limiti di centrodestra Di Girolamo lascia, (ma) il Pdl lo applaude Gasparri: “Colpa di magistrati bolscevici”
Marzo 3, 2010 by Redazione · Leave a Comment
Il garantismo è la propensione ad anteporre i diritti degli imputati alla tentazione giustizialista. Altra cosa è difendere aprioristicamente persone alle quali si è per qualche ragioni legati (per quanto a volte, nei casi più o meno strettamente familiari - ai quali è e deve essere estranea la politica, che risponde non a logiche affettive e sentimentali, per quanto non possa prescindere da una certa umanità, ma all’interesse del Paese - possa essere comprensibile e anche doveroso); altra cosa è riconoscere l’intoccabilità di alcuni (magari dei parlamentari, o dei protagonisti della nostra politica) e quindi prevedere la loro imm(p)unità. Tutto questo si intreccia, naturalmente, con la “convinzione” che la magistratura sia politicizzata e che sia dunque non solo possibile, ma addirittura doveroso, e in nome del principio dell’indipendenza della politica italiana, preservare gli appartenenti - è proprio il caso di dirlo - alla “casta”. Dello stato della giustizia abbiamo già detto ieri (e non siamo certo stati - all’opposto - (anti)ideologici). Ma l’applauso che oggi i senatori del Popolo della Libertà hanno tributato al collega accusato (e molto di più, le intercettazioni per una volta non lasciano spazio a - molte - interpretazioni) di avere rapporti con (e di essere stato eletto con l’aiuto de) l’ndrangheta è sicuramente una degenerazione (nel caso) speculare, che, peraltro - soprattutto - getta ombre terribili sull’indipendenza (questa sì) della nostra politica e in particolare di quella parte del centrodestra - va detto, al di là di ogni equidistanza - che ha avuto più casi di continguità (pensiamo a Cosentino, ma anche - per l’Udc - a Cuffaro) con la criminalità organizzata. Ci racconta cos’è accaduto in aula, Andrea Sarubbi. Read more


Rassegna stampa, di A. PURGATORI