La proposta è del presiden- te dell’Anm, Luca Palamara: «Le parti si incontrino e decidano cosa, del materiale intercettato, ha a che fare con l’indagine, e dunque cosa può essere pubblicato e cosa no». In questo modo si garantisce il diritto alla privacy - che vale certamente quando ciò che si dice non è di interesse pubblico - ma anche il diritto all’informazione - che prevale se ciò che si dice riguarda la cosa pubblica e configura profili di inopportunità o, peggio, di illegalità - Una soluzione onesta e responsabile, che non può che incontrare il consenso di tutte le persone oneste e responsabili. Chi si ostinasse a rifiutare anche questo, semplicemente non vuole che nel nostro Paese i crimini vengano a conoscenza di tutti noi e desidera (che si possa) fare e disfare alle nostre spalle senza che noi lo possiamo sapere. Il servizio, all’interno.
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Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Ma sulle nostre pagine si alternano solo le maggiori firme e i giovani più interessanti del panorama politico italiano. Per un dibattito all’altezza di quello che dovrà essere il futuro del nostro Paese. Oggi un grande Crespi “morale” tra Mondiale e nostra politica. Poi l’intervento di Simone Bressan, uno dei più promettenti nella metà campo di centrodestra. E ora Giulia, che dopo il grande successo del pezzo con cui ha smontato il ddl Meloni torna con un affondo a quanti, professandosi liberali, sostengono la tesi della “priorità alla riservatezza” brandita dal presidente del Consiglio per racimolare un po’ di consenso intorno alla cosiddetta legge-bavaglio. Bavaglio che, ci spiega la co-conduttrice di Santoro ad Annozero, nel caso dell’inchiesta sull’eolico che porta alla luce l’esistenza di una nuova congrega d’affari e politica che avrebbe tentato di influire sul regolare svolgimento della nostra vita appunto politica e giudiziaria, andrebbe a nasconderci la verità sul ruolo e sul comportamento del coordinatore Pdl, che un suo compagno di partito, per quanto dissidente della fronda finiana, definisce privi probabilmente di rilievo giudiziario ma tali da rendere inevitabili le dimissioni. Ovvero, care lettrici, cari lettori, stanno cercando di impedirci di sapere cosa un uomo che ha un peso rilevantissimo nella politica italiana - è, di fatto, il numero due (o tre, con Letta) del presidente del Consiglio - ha fatto che, a detta dello stesso Bocchino, non è per così dire proprio nell’interesse del Paese. Ora, di fronte a que- sto, regge la tesi della riservatezza? Prova a districa- re la questione - per chi non vuole capire - Giulia. All’interno.
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12 milioni di euro destinati a fantomatiche “comunità giovanili”. Ma le vere finalità sono «politiche». Parola non di Barbato ma della deputata Pdl. Secondo il j’accuse della Mussolini i fondi andrebbero a gruppi di destra. L’intento, non dichiarato, sarebbe di favorire propaganda e proselitismo. Un altro tassello della strategia della maggioranza per imporre o, a questo punto, consolidare e radicare la propria egemonia culturale. Dunque soldi pubblici usati per finalità, più che “politiche”, di parte. Fin qui il dibattito pubblico. Ma il giornale della politica italiana è un giornale onesto e responsabile. E come sapete non ama limitarsi a registrare il ronzio di fondo della nostra politica autoreferenziale. Siamo allora andati a vedere cosa prevede nel dettaglio il ddl Meloni. E, adesso, ve lo raccontiamo.
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E’ un lusso per il giornale della politica italiana aprire, nelle ore di un (ripetuto, o troppo a lungo rimandato)
redde rationem nel Pdl, con un pezzo-denuncia sul crescente livello di povertà nel nostro Paese? No, non lo è. Per due ragioni (l’una legata all’altra). La prima è che questo è e rimarrà il giornale della politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E la seconda è che siamo così anche perché questo interessa ai nostri lettori: il Politico.it è un grande giornale prima di tutto per la qualità, la serietà, l’onestà e la responsabilità dei suoi lettori. Che mostrano di gradire quando il giornale della politica italiana, accanto naturalmente al doveroso racconto della stretta attualità (politica), dà il proprio (grande) contribuito, alto e insieme concreto, sostenibile, per la costruzione del nostro domani. E allora. E’ notizia di ieri che il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito in Italia è aumentato del 6% dal 1991 ad oggi. Il che significa, certo, che ci sono persone che sono più ricche (e di per sé questo non è certo un fatto negativo), ma anche che ce ne sono (di più) di più povere. E questo, per un Paese civile e democratico, è assolutamente inaccettabile, ma non per una mera (e gelida) questione di principio, ma perché tutto questo significa persone che si trovano costrette a vivere per strada, persone che faticano a procurarsi di che vivere e, soprattutto, che non possono offrire alcuna garanzia di futuro ai propri figli. E pire il Politico.it non si limita alla denuncia-invettiva; e (ri)lancia la propria proposta. I tappulli (le toppe) proposte dall’opposizione sono inefficaci quasi quanto l’autoreferenzialità - chiamiamola così - della maggioranza. E’ necessario, lo abbiamo scritto più volte, un completo cambio di rotta, un ribaltamento di prospettiva, con il coinvolgimento di tutti. Un’Italia che faccia un enorme passo in avanti verso la risoluzione del problema della disoccupazione e della precarietà del lavoro attraverso l’istituzione di una rete di formazione permanente, che accompagni contemporaneamente l’innovazione, che deve diventare la nostra stella polare; e insieme un Paese fondato sulla cultura, nella quale la cultura cessi di essere una voce del bilancio e divenga IL bilancio, il che non può che accrescere ulteriormente la nostra ricchezza (anche materiale) e creare più opportunità per tutti, in un circolo virtuoso che andrebbe ad innestarsi nella spinta per l’innovazione e nell’adeguamento del sistema economico (e del lavoro) a tutto questo.
Yes we can, potremmo dire. Se solo avessimo una politica italiana che si occupa di questo. E invece - non è affatto demagogia, abbiamo appena avanzato proposte concrete, e sostenibili - si dibatte di Brancher e di rese dei conti nel Pdl. Naturalmente parleremo anche di questo: è nostro compito. Ma permetteteci, care lettrici, cari lettori, di aprire così. Il pezzo, all’interno, è di Giulia Innocenzi.
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Si parla dell’ormai famigera- to (è proprio il caso di dirlo) sondaggio dell’Espresso sul possibile, futuro leader Democratico, sul quale
intervenne da noi Pina Picierno. Il “tema” torna d’attualità perché sul supplemento del sabato del Corriere la retroscenista sul Pd, Maria Teresa Meli, lo ha richiamato. E lo ha fatto per criticare Pippo Civati, reo - secondo la ricostruzione della Meli - (con gli altri) di avere taroccato l’esito della consultazione facendo votare in massa (ovviamente per sé) propri adepti. Giulia smonta la tesi basandosi sulle ricostruzioni dei blog di quei giorni, ma soprattutto dice no a quello che è diventato uno sport (della stampa moderata) nazionale: colpire i giovani Democratici. Lei stessa, e ce lo racconta, finì nel tritacarne. E tuttavia ribadiamo - in chiave costruttiva - ciò che avevamo già scritto più volte: i futuri(bili) leader del centrosinistra si dedicano troppo alla
competition (anticipata, una sorta di caccia alla pole) tra di loro e poco al Paese e, soprattutto, al (suo) domani. Il leader ideale del Pd è colui che mette (la formulazione del)le idee e l’interesse della nazione non davanti, ma
al posto del proprio interesse personale. Su Civati, in questo senso, sospendiamo il giudizio. Giulia ora. Sentiamo.
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Oggi è il giorno del processo alla Nazionale di Lippi. E della ricerca delle cause di un fallimento (sportivo). Repubblica, Corriere e Stampa dedicano dalle 10 alle 13 pagine, le prime, all’Italia (quella calcistica). Si può accettare, anche se in un Paese con un’altra cultura (civile) ciò non sarebbe accaduto. Specie in un momento di crisi (di fondo e acuta) della nazione. Oltre tutto ciò allontana gli italiani dalla percezione di ciò che sta davvero avvenendo. Ed è così che anche la nostra politica, quella becera, quella autoreferenziale, può permettersi di macchiarsi, nella giornata della partita della Nazionale, di un fatto grave come la nomina a ministro di Brancher perché potesse utilizzare, come ha effettivamente fatto ieri, lo scudo del legittimo impedimento per sfuggire ai propri guai giudiziari. Il giornale della politica italiana sceglie allora una via mediana, parlando della nostra politica - e dell’Italia, quella vera - e parlando anche un po’ (poco) di calcio. Lo fa con Giulia, che analizza il commento di Calderoli all’uscita prematura della nostra rappresentativa chiedendosi se il ministro, e dunque la Lega, non si stiano accorgendo che la loro linea sulla cittadinanza è antistorica. E non fa (dunque) il bene dell’Italia. Read more
Di Pietro dunque indagato per, è l’accusa, avere intascato - attraverso l’associazione Italia dei Valori, da non confondersi con il partito - i rimborsi elettorali per le Europee 2004. Il giornale della politica italiana è, ovviamente, garantista, e attende gli esiti degli accertamenti della procura. E d’altra parte la questione giudiziaria interessa fino ad un certo punto. Nel senso che, se si va a vedere, come ha fatto Giulia, cosa prevedono le «norme transitorie» dello statuto del partito-Idv si scopre (o meglio, si ha la tragica conferma) che l’Italia dei Valori è, di fatto, un partito di “proprietà” di Di Pietro, nel senso che - secondo ciò che prevede la carta fondamentale - l’ex pm può, anzi “deve” disporne a proprio piacimento. Il che, scrive la co-conduttrice di Annozero con Michele Santoro, rende inevitabili delle degenerazioni. Che possono essere legali o illegali. Ma ciò non cambia la sostanza: Idv è un partito personale a democrazia limitata, altro esempio di quella concezione proprietaria della politica figlia dell’involuzione della nostra (cultura) politica (appun- to) che impoverisce la democrazia e, certo, non costituisce un toccasana contro l’autoreferenzialità e una gestione sana della cosa pubblica.
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Giulia, i nostri lettori più affezionati - ma ovviamente non solo - lo sanno bene, si fece conoscere candidandosi alla guida dei Giovani Democratici e ottenendo un grande risultato nono- stante non avesse con sé neppure un pezzetto di apparato. E tutt’oggi guarda da vicino all’esperienza - fallimentare, ed è un nostro giudizio - del movimen- to giovanile del Pd. E’ dunque una delle voci che ha maggiore senso ascoltare oggi che il dibattito interno ai Democratici si svolge sull’asse GD (o, meglio, cinque di loro: nel pomeriggio sono arrivate smentite da parte degli organismi del movimento circa un loro diretto coinvolgimento nella vicenda)-Bersani sul tema, come abbiamo raccontato e commentato stamane, dell’uso di “compagni” come appellativo tra le persone che si riconoscono nel partito. E l’opinione di Giulia è che sarebbe, per così dire, politicamente più maturo essere portati a fondare il proprio disagio su altre questioni di maggiore urgenza per il Paese. Sentiamo.
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Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Che ali- menta con la propria linea moderna e lungimirante - questo è il solo giornale in grado di far convivere sensibilità di destra e di sinistra, purché oneste e responsabili; un grande laboratorio anche per il futuro del Paese, oltre alle idee che il Politico.it offre quotidianamente alla nostra politica - e con i contri- buti delle sue grandi firme. Il tema della legalizzazio- ne (e, per quello che vale in questo contesto, conse- guente possibilità di tassazione), o meno, della prostituzione è tornato al “centro” del (o, meglio, un po’ defilato nel) confronto in Parlamento. Giulia lo affronta a partire dalla propria posizione, molto netta a favore dei “sì”. Ma il suo è comunque uno spunto (utile anche, o soprattutto, a chi la pensa diversamente) per riflettere. Read more
Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano in grado di proporre il filo di una narrazione nel corso di una o più giornate. Questa settimana abbiamo scritto del presidente della Camera e del suo atteggiamento rispetto al ddl intercettazioni. Abbiamo visto con Pietro Salvatori che la partita è tutta interna al Pdl. E contemporaneamente (ri)scoperto ieri un Fini per il quale (sulla cosiddetta legge-bavaglio) non è ancora (stata) detta l’ultima parola, che vuole essere (idealmente) lui a pronunciare favorendo ulteriori modifiche nel corso del passaggio alla Camera. E (anche) per questo il Politico.it ha rilanciato una prospettiva
aperta per primo dal nostro direttore su una possibile, futura (parte della) politica italiana fondata sull’onestà e la responsabilità nella quale non ci siano distinzioni tra destra e sinistra, ma un ideale orientamento a fare solo il bene del Paese, l’interesse (nello stesso momento: è possibile, se non si confonde
interesse con
interessi) di tutti gli italiani. Oggi Giulia - in una prosecuzione del nostro “racconto” - nota un passaggio dell’intervento di Fini e ce lo segnala: un passaggio nel quale l’ex leader di An si «fa una domanda e (contemporaneamente) si dà una risposta»: «Perché stringere i tempi di approvazione del ddl prima dell’estate - si chiede retoricamente il capo di Montecitorio - come se ci fosse un nemico da combattere?». Giulia. Sentiamo.
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