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Ogni settimana al cinema con il Politico.it The Twilight Saga - Eclipse di David Slade

Luglio 11, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Il giornale della politica italiana è anche il giornale del cinema. Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematogra- fico de il Politico.it. E del grande scrittore fiorentino, vero “animatore” culturale del nostro giornale. Ulivieri che, questa settimana, ci racconta l’ultimo “episodio” della saga dei vampiri (per) teenagers. Recensione.  Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it The Road, di John Hillcoat

Giugno 30, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Mercoledì. E, in questo inizio d’estate, senza Mondiali. Il giornale della politica italiana è anche il giornale del cinema. Di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematografico de il Politico.it. E del suo scrittore, Fabrizio Ulivieri, che firma le recensioni settimanali con la sua penna d’autore. E’ il giorno giusto per la ripresa della rubrica: luglio e agosto, mesi di cinema meno alto, nei quali nondimeno si può vedere (e rivedere). E per chi non ha vicino casa una rassegna, ecco un film uscito già da qualche tempo ma ancora nelle sale in tutte le grandi città del nostro Paese. Un film che Ulivieri ci racconta. Così. Read more

Tutta domenica al cinema con il Politico.it Ulivieri: ‘Forse Il Profeta è un capolavoro’

Marzo 21, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Comincia domani la settimana più lunga. E anche più appassionante, per chi ama (nonostante tutto) la politica italiana. Poi per tre anni niente più voto. Finalmente. Ma ciò rende, anche, (ancora) più politicamente rilevante la tornata Regionale. E dunque da domani il giornale della politica italiana si dedicherà anima e corpo a questo momento, che racconteremo poi nelle ore dello spoglio con la grande diretta dei passaggi decisivi. Oggi però è domenica, e il Politico.it è anche il giornale del cinema. Dopo il gran ritorno di Attilio Palmieri per raccontare l’uscita di maggior spessore dell’ultimo periodo, Shutter Island, di cui trovate la recensione nella rubrica (o nella vetrina) Cultura, riecco anche la firma dello scrittore de il Politico.it. Buona visione. Read more

E’ il grande cinema su il Politico.it Shutter Island di Attilio Palmieri

Marzo 14, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Ha vinto - i nostri lettori di più vecchia data lo ricorderanno - il premio “Giovane e innocente” per la critica cinematografica 2009 con la bellissima recensione di Vincere di Marco Bellocchio che trovate qui. E’ uno dei più bravi e promettenti giovani studiosi italiani.

Prima firma de il Politico.it sin dai nostri esordi, da qualche settimana è entrato a far parte anche della squadra di critici de Gli Spietati, forse la più prestigiosa - e seguita - tra le testate specializzate della rete. Attilio Palmieri torna questa settimana sul “suo” giornale della politica italiana per raccontarci autorevolmente quella che, ovvia- mente dopo Avatar, e con A serious man dei fratelli Coen, è probabilmente l’opera più importante di questo 2010 (almeno per ciò che riguarda le uscite nel nostro Paese) sul fronte del cinema americano (e quindi in assoluto).
Per una settimana lo scrittore de il Politico.it, Fabrizio Ulivieri, lascia il campo libero alla nostra penna di maggior spessore per il cine- ma, che ci offre questo come sempre acuto ritratto del film di Scorsese. Buona visione con Palmieri e con il Politico.it. Read more

Tutta domenica al cinema con noi Invictus (e non solo) di F. Ulivieri

Marzo 7, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Avevamo immaginato un nuovo speciale tutto dedicato alle uscite in sala, per questo fine settima- na. Ma i (buoni) propositi sono stati travolti dall’attualità della nostra politica, che il nostro giornale è chiamato più degli altri a raccontare con attenzione, cura, autorevolezza in tempo reale.

Comunque non vi facciamo mancare l’appuntamento periodico con il cinema de il Politico.it, il cinema di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico del nostro giornale e de Gli Spietati, (un’altra) tra le più prestigiose testate del settore, e di Fabrizio Ulivieri, il grande scrittore del giornale della politica italiana di cui i nostri lettori hanno potuto gustare, commuovendosi, il racconto sulla ricorrenza della morte di Marco Pantani, che trovate anche nella rubrica Società. Oggi andiamo a raffica con quattro titoli. E più tardi una sorpresa: per la prima volta parleremo anche di una serie televisiva, e non potevamo non cominciare con Lost.
Gli appassionati della serie non perdano dunque l’appuntamento, in questo stesso spazio, con Salvatori. Ora il grande cinema visto da Ulivieri. E cominciamo con l’ultima opera di Clint. Qui, a seguire, i collegamenti alle altre tre recensioni.
Paranormal activity di P. Salvatori
Genitori&figli di F. Ulivieri
Lourdes di F. Ulivieri

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Lourdes di Fabrizio Ulivieri

Marzo 7, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

di FABRIZIO ULIVIERI

E’ la storia di Christine, costretta sulla sedia a rotelle per buona parte della sua vita a causa di una sclerosi a placche, del suo viaggio a Lourdes e della sua (probabile) guarigione miracolosa.

Un bel film, a differenza di tanti mediocri film austriaci, permeato di una sensibilità tipicamente austriaca [si veda come non plus ultra di ciò: Hundstage (La Canicola) di Ulrich Seidl del 2001].

Soprattutto negli interni si palesa il gusto peculiarmente austriaco (infatti gli interni sono stati girati in una casa dello studente a Vienna).

Ma a parte queste considerazioni, credo che a fare un film così ci voglia coraggio, tenuto conto che il tema non è facile e la riuscita del film si gioca molto sull’interesse che suscitano i dialoghi e sull’austera e puntuale linearità della regia.

Dove il film si fa estremamente godibile è nelle scene di grandiosa coralità degli esterni, a Lourdes, dove l’individualità degli austriaci, la cui analisi è il vero tema del film, si perde e si confonde nel numero di coloro che cercano speranza in un luogo a diviso fra il sacro ed il luna park.

I personaggi sono ben caratterizzati, con una precisione che mi rammenta quella di scrittori giapponesi come Kawabata o Tanizaki. Il film è disseminato di pulsioni invidie gelosie voglie tipicamente umane che danno luogo ad attriti, incomprensioni e desideri corporali che male si giustificano in un luogo votato alla santità ed al miracolo. La regista tratteggia veramente bene queste situazioni tanto da rendere in maniera adeguata il senso di disagio che provoca l’isolamento di una persona malata rispetto al mondo dei sani.

Il pellegrinaggio che la Hausner mostra è un pellegrinaggio per ricchi. Un viaggio verso la speranza fatto di confort e comodità, per i malati di una società opulenta (qual è quella austriaca) che li tollera ma non è in grado di amare e di cui si fa carico perché è anzitutto un dovere sociale prima che cristiano. E questo appunto sembrano voler dire i frequenti sguardi di rancore le mancate comprensioni i mai presenti slanci di affetto che punteggiano il contatto umano dei personaggi del film. Il film diventa a maggior ragione interessante in virtù di questi modi freddi, bruschi ed austeri di dipingere i personaggi.

Dal malore improvviso della suora capogruppo sembra nascere, per trasmigrazione, il miracolo che era già stato anticipato dai sogni di Christine e della stessa capogruppo.

Il miracolo avviene, ma il film non è capace di commuovere perché il miracolo ha luogo in quadro asettico, freddo, privo di emozioni, assolutamente meccanico, disumano (sarei tentato di dire) generato dal dubbio del contatto umano e dalla malignità di chi viene escluso dalla “Anerkennung”, riconoscimento del proprio ruolo all’interno del gruppo.

Il film riflette bene lo spirito del popolo austriaco, dove l’individuo è completamente isolato nel suo egoistico modo di vivere, nel suo altrettanto egoistico desiderio di comodità, nella freddezza del vivere che genera anche la bruttura del vivere, che si rivela nella mancanza di emotività, nel modo trasandato del vestire, nell’esser incapace di comunicare, nei silenzi, nel modo sommesso di parlare e di celebrare, nei colori smorti degli arredi, nel modo ordinato e quasi maniacale del vivere, nella sufficienza dei rapporti umani, nel continuo bisogno di conferma del proprio ruolo.

Il finale (bello, come quelli di una volta quando si facevano i film per far riflettere) è giocato su un bellissimo paradosso: il dubbio e la paura di ricaduta nella malattia da parte di Christine durante il ballo che dovrebbe festeggiare la sua guarigione e le note della canzone “Felicità” di Romina ed Albano che dovrebbe invece celebrare l’apoteosi del miracolo.

Complimenti all’attrice, Sylvie Testud, che è brava davvero e alla regista, Jessica Hausner che è riuscita a produrre un film bello e che (particolare da non trascurare) fa pensare.

FABRIZIO ULIVIERI

Genitori&figli di Fabrizio Ulivieri

Marzo 7, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

di FABRIZIO ULIVIERI

L’io narrante del film è Nina, un’adolescente che riesce a unire il mondo della scuola e delle problematiche familiari all’interno di un film scorrevole e divertente.

Tutto dipende da quello che si cerca in un film. Io come spesso ho avuto modo di ribadire cerco l’entertainment, ovvero l’essere piacevolmente, emotivamente o intensamente trattenuto dallo spettacolo durante tutta la sua durata. Questo credo sia il motivo per cui la gente comune va al cinema. Se poi il film è anche un capolavoro, tanto meglio. Ma spesso i supposti capolavori sono più negazioni dell’entertainment e più inclinazione alla noia.

Il film a mio parere è una commedia divertente e piacevole dai bei dialoghi sulle cazzate che si sparano in famiglia e luoghi affini. Beh! dialoghi urlati, com’è ormai ovvio nei film italiani. Urlati e soprattutto belli pieni ed infarciti di sane parole che campeggiano in bello stile, quali: cazzo (quasi onnipresente), vaffanculo, merda, stronzo, troia…

Genitori che urlano e litigano in continuazione. Dialoghi fra ragazzine sul modo abbastanza squallido di perdere la verginità. Professori che per essere apprezzati dai loro studenti non lesinano un bel “cazzo!” in classe…

Ma dove siamo finiti? Ma che società ridicola e senza più morale siamo diventati?

Ecco, se questa è davvero l’ Italia allora c’è davvero da aver voglia di non voler più essere italiani.

Ma il film di Veronesi piace, intrattiene e alla fine non è neanche propria scema la sua analisi. Anzi…

E’ comunque un film fresco. Moderno (magari sempre con il suo stile sempre ripetuto a episodi, ma questa volta molto rivisto, corretto e migliorato: non c’è dubbio). Un film che parla delle nostre brutture ma lo fa con umorismo, e un divertissement (in senso pascaliano anche, perché no?) che altri sembrano aver perso per strada.

Bravi gli attori. Bravo Veronesi.

FABRIZIO ULIVIERI

Paranormal activity di Pietro Salvatori

Marzo 7, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

di PIETRO SALVATORI

C’è un tizio israeliano. Si chiama Oren Peli.

Questo tizio un bel giorno ha avuto un’idea banalissima, forse mangiando popcorn comodamente seduto mentre sul suo televisore al plasma passavano le immagini di The blair witch project: “magari potrei fare anche io un horror così”.

Detto fatto, Peli, autodidatta, programmatore di software per computer, butta giù un soggetto elementare - la solita lei perseguitata dal demone di turno, in un plot che ha curiosamente molto a che fare con quello più elaborato di Drag me to hell, pellicola che ha segnato il ritorno al genere di Sam Raimi, distribuito solo qualche mese prima - si arma di telecamera, arruola la propria ragazza e il migliore amico di sempre, e…ciak! Via ad un film a bassissimo budget, nemmeno 15.000 euro spesi tra pre e post produzione, fatto in casa, nel senso letterale del termine, visto che è stato interamente realizzato tra le quattro mura della casa del regista.

Un primo passaggio allo Screamfest film festival, nell’ottobre 2007, un secondo allo Slamdance film festival, nel gennaio dell’anno dopo. Il pubblico, pur di nicchia, impazzisce per l’efficacia e la qualità del prodotto, arrivano le major. Se lo accaparra la Paramount Pictures, che ci crede, pianifica una intelligente campagna di marketing virale, e riesce in un battibaleno a realizzare uno degli utili più strabilianti della storia. Sono circa 140 i milioni di euro incassati dal filmino amatoriale di Peli, il quale, per uno degli strani e bizzarri giochi del destino, avendo ceduto i diritti allo studio hollywoodiano per quattro spiccioli, non parteciperà alla ripartizione degli utili faraonici realizzati dalla sua creatura.

“Quando mi sono trasferito, insieme alla mia ragazza, nella casa in cui attualmente abito” - ha spiegato il regista - “ho iniziato a sentire rumori che non erano affatto misteriosi: lavori di ristrutturazione, il legno che scricchiolava a causa di variazioni termiche. Ovviamente non ho pensato a un fantasma, ma ho immaginato come sarebbe stato ritrovarsi in presenza di un demone nel luogo in cui per definizione ci si dovrebbe sentire a proprio agio. Così mi è venuta in mente la storia di una coppia che ha paura dei fantasmi e che, posizionando una telecamera nella stanza da letto, scopre con orrore che qualcuno, o qualcosa, in effetti è entrato”.

Un punto di partenza banalissimo per quello che doveva essere semplicemente un piccolo divertimento, una sfida con sè stessi, e che poi gli è sfuggito, piacevolmente, di mano.
Poi ci si sono messi di mezzo l’amore per l’Esorcista, quello per le avventure della straga di Blair, ed ecco fatto, gli ingredienti per raccontare le (dis)avventure di Katie e Micah erano completi.

Felicemente fidanzati da tre anni, quando decidono di andare a convivere Micah si trova messo di fronte ad un problemino. Katie lo informa che, da quando aveva otto anni viene perseguitata da una strana presenza, “un’ombra materiale”, come lei la descrive, che pare non essere entusiasta del nuovo inquilino con cui lei si trova a spartire il letto, e decide di intensificare i segnali della propria presenza immateriale.
Così la casa si anima. Le porte sbattono da sole, le lenzuola si gonfiano durante il sonno dei due innamorati, i lampadari oscillano, il borotalco, sparso sul parquet, rivela inquietanti orme, vecchie foto vengono ritrovate negli angoli più improbabili della soffitta.

Il tutto viene immortalato dalla telecamera di Micah, convinto che imprimere sulla pellicola quel che accade la notte, durante il sonno timido ed inquieto a causa del montante clima di tensione, possa portare alla soluzione dell’enigma.

In Italia il film arriva preceduto da una massiccia campagna di marketing, destinata al giovane pubblico televisivo.
Ed il trailer svela tutto quel che c’è da sapere sulla pellicola, che, nonostante la confezione riuscitissima, il successo meritato, la fama mondiale, è piuttosto fiacca e debole nel suo impianto.

La scelta di regia di costringere lo spettatore a guardare attraverso la videocamera amatoriale di Micah, che diventa così al contempo strumento diegetico ed extradiegetico, avrebbe richiesto un più accurato utilizzo del fuoricampo come strumento principe nella costruzione della tensione.

Un po’ come si è visto con il brillante Rec, del quale, proprio in questo periodo, arriva nelle sale il seguito, dove si riusciva a mescolare in un mix sapiente ciò che era concesso vedere da quel che rimaneva celato, ai margini dell’inquadratura, attraverso scelte di movimenti di macchina come di vero e proprio montaggio, tra un “spegni quella maledetta telecamera” e il nuovo pigiare sul tasto di registrazione.
In Paranormal activity, al contrario, si vede tutto. Il campo lungo sulla stanza dei due dormienti, immagine di copertina scelta per il trailer, non lascia spazio all’immaginazione, fallendo, dopo un iniziale e suggestivo impatto, nella creazione di quella tensione di cui il film avrebbe avuto bisogno per funzionare perfettamente.
Invece rimane un labile filo d’ansia e un interrogarsi, alla fine inutile, sul perchè di quello che sta succedendo.

Curioso come esperimento, fiacco come film. Avanti il prossimo.

PIETRO SALVATORI

Tutta domenica al cinema con il Politico.it Lost, tutti persi nel seguire (sesta) serie

Marzo 7, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

Come anticipato, per gli appassionati, regalo del giornale della politica italiana: Pietro Salvatori ci racconta l’universo di J.J. Abrams e della sua (ultima) creatura. Di cui ci svela ogni segreto (escluso ciò che non si deve - mai - sapere). Il bello di calarsi in un mondo che si può frequentare ogni giorno (almeno fino alla fine della vicenda: e quella di Lost si avvicina, è già stata annunciata la chiusura dopo la diciassettesima puntata di questa sesta serie, in onda per la prima volta in contemporanea anche da noi). E quindi vale anche per chi ancora non ha visto nulla di tutto questo: ecco uno spunto, un pretesto, un assaggio per cominciare. Read more

Sabato al cinema con il Politico.it Omaggio a Eric Rohmer Salvatori

Febbraio 13, 2010 by Redazione · Leave a Comment 

E’ stata un’altra grande settimana per il giornale della politica italiana. Una delle migliori di sempre per accessi e non solo. Ci ritagliamo allora un pomeriggio di divertimento e cultura con un nuovo speciale tutto dedicato al cinema.

Il giornale di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematogra- fico de il Politico.it, e di Fabrizio Ulivieri del quale leggiamo sotto due nuove recensioni cult, dedica l’apertura al grande intellettuale e regista francese scomparso il mese scorso a Parigi. Un pezzo firmato Pietro Salvatori. E sotto ecco L’uomo che verrà e Soul Kitchen, che potete trovare oggi in sala. Buon cinema con il giornale della politica italiana.            Read more

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