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Diario politico. Fini : Futuro e libertà per l’Italia sosterrà il governo solo su iniziative in linea con il programma”. Alemanno non aderirà a FL: “resto nel Pdl” Napolitano: “bisogna salvare la continuità istituzionale”

Luglio 30, 2010 di Redazione 

La nota quotidiana del Politico.it. Il racconto che segue è quello di una giornata insolitamente intensa per la politica italiana. Si chiude un’importante pagina della nostra: i sedici anni di alleanza fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si concludono malamente per quest’ultimo: “In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare”. Un nuovo capitolo però si appresta ad essere scritto. Ci racconta della questione dei finiani, ma di molto altro ancora il nostro Carmine Finelli. Buona lettura e buona politica qui sul giornale della politica italiana!

Nella foto, Gianfranco Fini

di Carmine FINELLI

Giornata politica infuocata quella odierna. Arriva la tanto attesa replica di Gianfranco Fini alla decisione di ieri dell’Ufficio di Presidenza del Pdl che ha, di fatto, deciso l’espulsione di Fini e dei suoi. Tanti avevano parlato di rottura, ma nessuno avrebbe mai ipotizzato che si sarebbe consumata in così breve tempo ed in maniera così traumatica.
Dal canto suo, Gianfranco Fini tiene duro e va avanti per la sua strada. In una dichiarazione alla stampa all’hotel della Minerva a Roma, il presidente della Camera replica alla conferenza stampa di ieri di Silvio Berlusconi. “In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare”. Esordisce così Gianfranco Fini, con tono agguerrito. “Ovviamente non darò le dimissioni perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto” risponde a quanti gli intimano di dimettersi e al documento di sfiducia nel suo ruolo di Presidente della Camera. Il numero uno di Montecitorio ha mal digerito l’invito del presidente del Consiglio a lasciare lo scranno più alto della Camera dei Deputati, un invito che, a suo dire, rappresenta una “concezione non proprio liberale della democrazia” e che, a parere di Fini, “dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni”.
Gianfranco Fini non ha voluto che gli venissero poste domande. In poco meno di cinque minuti Fini replica all’ “anatema” del Pdl, senza nascondere l’amaro in bocca per quanto accaduto giovedì. Secondo l’ormai ex cofondatore del Pdl “ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana”, ed ha assicurato che continuerà a difendere “i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl”. E’ ciò vale soprattutto per la legalità: “È un impegno che avverto - spiega ai giornalisti - per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità”. Poi Fini ha ringraziato quanti lo sostengono. “Ringrazio - dice - i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l’amor di patria, l’unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole”.
Fini ha voluto poi fare riferimento ai parlamentari a a lui più vicini, che si stanno organizzando per formare un gruppo autonomo sia alla Camera che al Senato. Il nuovo gruppo, ha spiegato il presidente della Camera, “è formato di uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno - ammonisce - se le scelte saranno ingiustamente lesive dell’interesse generale”. Il gruppo si chiamerà “Futuro e Libertà per l’Italia” è già stato formalizzato presso gli uffici della Camera, cui sono state anche consegnate le 33 richieste di adesione da parte dei deputati. In un primo tempo si era pensato che i gruppi parlamentari avrebbero potuto prendere il nome di “Azione nazionale” e rispolverare così il vecchio acronimo di An .

La conta dei finiani, però prosegue. A Palazzo Madama si arrivati alla soglia dei 10 senatori necessaria per costituire un gruppo autonomo, mentre alla Camera è già stato depositato il nome del gruppo dei deputati, al quale hanno già aderito 33 finiani. L’ex leader di An, però, ha incassato in queste ore anche qualche no illustre. Uno su tutti, quello del sindaco di Roma ed ex An Gianni Alemanno. “Sono schierato dalla parte di Berlusconi con chiarezza. Mi dispiace profondamente per quello che è accaduto, però sto nel Pdl con convinzione” spiega il primo cittadino della capitale.

Tremonti e la Puglia. La giornata politica fa registrare un altro scontro, questa volta tra centro e periferia. Il ministro Giulio Tremonti ha in riferimento alla Puglia deciso di non firmare il Piano di Rientro sanitario. Il governo, spiega il titolare dell’Economia, non intende tollerare che “la Puglia diventi una nuova Grecia”. In polemica con la legislazione regionale sulla Sanità, Tremonti ha sottolineato, al termine del Consiglio dei ministri, che in Puglia “c’è una situazione non responsabile” e che il governo non vuole che “la Puglia finisca come la Grecia e poi la pagano i pugliesi e gli altri. In questa fase storica - aggiunge Tremonti - prima vengono i numeri e poi la politica”. Le parole di Tremonti, però, hanno mandato su tutte le furie il governatore Nichi Vendola, che ha definito il paragone Grecia-Puglia scelto dal ministro “un sabotaggio politico, economico e sociale nei confronti della Regione. Paragonare la Puglia alla Grecia - sostiene Vendola - significa dare, da parte di un ministro dell’Economia, indicazioni alle agenzie di rating e dare così un colpo mortale alla Puglia”.
Il governatore pugliese ha annunciato che chiederà l’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per riportare il corretto equilibrio tra poteri, regionale e dello Stato, informandolo di quanto accaduto a proposito del Piano di Rientro del governo e della mancata firma del ministro Tremonti. “Perché il presidente - spiega Vendola- possa fare una valutazione di tutti i passi che consentano il ripristino dei normali rapporti tra poteri dello Stato. Siccome quello che è accaduto è un atto gravissimo, senza precedenti, chiediamo intanto -continua - di poter condividere la conoscenza di tutti i passaggi, delle carte, dei documenti e poi chiediamo che ci sia un difensore per gli interessi di 4milioni e 200mila persone perchè- conclude - non è giusto combattere una sola persona, cioè Nichi Vendola, strangolando 4 milioni e 200mila persone”.

Il richiamo di Napolitano. E oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per spiegare la sua posizione in merito alle vicende del Pdl. Il presidente, in seguito ad un incontro chiesto dal Partito Democratico, è intenzionato a “salvaguardare la continuità istituzionale” e a mantenere profili di “estraneità alle discussioni e alle decisioni interne dei partiti”. Al contrario il Presidente della Repubblica ritiene “doveroso restare estraneo al merito di discussioni e decisioni interne ai partiti. Egli non può invece non richiamare la necessità di salvaguardare la continuità della vita istituzionale, nell’interesse generale del Paese”.

CARMINE FINELLI

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Erika Mariniello

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