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	<title>il Politico.it</title>
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	<description>Il giornale della politica italiana</description>
	<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 22:31:45 +0000</pubDate>
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		<title>Diario politico.  Fini : Futuro e libertà per l&#8217;Italia sosterrà il governo solo su iniziative in linea con il programma&#8221;. Alemanno non aderirà a FL: &#8220;resto nel Pdl&#8221; Napolitano: &#8220;bisogna salvare la continuità istituzionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 20:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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La nota quotidiana del Politico.it. Il racconto che segue è quello di una giornata insolitamente intensa per la politica italiana. Si chiude un&#8217;importante pagina della nostra: i sedici anni di alleanza fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si concludono malamente per quest&#8217;ultimo: &#8220;In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34697" title="49478deeb6b1b_zoom" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/49478deeb6b1b_zoom-290x206.jpg" alt="" width="290" height="206" />
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La nota quotidiana del Politico.it. Il racconto che segue è quello di una giornata insolitamente intensa per la politica italiana. Si chiude un&#8217;importante pagina della nostra: i sedici anni di alleanza fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si concludono malamente per quest&#8217;ultimo: &#8220;In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare&#8221;. Un nuovo capitolo però si appresta ad essere scritto. Ci racconta della questione dei finiani, ma di molto altro ancora il nostro Carmine Finelli. Buona lettura e buona politica qui sul giornale della politica italiana!<span id="more-34696"></span></p>
<p><em>Nella foto, Gianfranco Fini</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Carmine FINELLI</strong></p>
<p>
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Giornata politica infuocata quella odierna. Arriva la tanto attesa replica di Gianfranco Fini alla decisione di ieri dell&#8217;Ufficio di Presidenza del Pdl che ha, di fatto, deciso l&#8217;espulsione di Fini e dei suoi. Tanti avevano parlato di rottura, ma nessuno  avrebbe mai ipotizzato che si sarebbe consumata in così breve tempo ed in maniera così traumatica.<br />
Dal canto suo, Gianfranco Fini tiene duro e va avanti per la sua strada. In una dichiarazione alla stampa all&#8217;hotel della Minerva a Roma, il presidente della Camera replica alla conferenza stampa di ieri di Silvio Berlusconi.  &#8220;In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare&#8221;. Esordisce così Gianfranco Fini, con tono agguerrito. &#8220;Ovviamente non darò le dimissioni  perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto&#8221; risponde a quanti gli intimano di dimettersi e al documento di sfiducia nel suo ruolo di Presidente della Camera. Il numero uno di Montecitorio ha mal digerito l&#8217;invito del presidente del Consiglio a lasciare lo scranno più alto della Camera dei Deputati, un invito che, a suo dire, rappresenta una &#8220;concezione non proprio liberale della democrazia&#8221; e che, a parere di Fini, &#8220;dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d&#8217;amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni&#8221;.<br />
Gianfranco Fini non ha voluto che gli venissero poste domande. In poco meno di cinque minuti  Fini replica all&#8217; &#8220;anatema&#8221; del Pdl, senza nascondere l&#8217;amaro in bocca per quanto accaduto giovedì. Secondo l&#8217;ormai ex cofondatore del Pdl &#8220;ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana&#8221;, ed ha assicurato che continuerà a difendere &#8220;i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl&#8221;. E&#8217; ciò vale soprattutto per la legalità: &#8220;È un impegno che avverto - spiega ai giornalisti - per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell&#8217;ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità&#8221;. Poi Fini ha ringraziato quanti lo sostengono. &#8220;Ringrazio - dice - i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l&#8217;amor di patria, l&#8217;unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole&#8221;.<br />
Fini ha voluto poi fare riferimento ai parlamentari a a lui più vicini, che si stanno organizzando per formare un gruppo autonomo sia alla Camera che al Senato. Il nuovo gruppo, ha spiegato il presidente della Camera, &#8220;è formato di uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno - ammonisce - se le scelte saranno ingiustamente lesive dell&#8217;interesse generale&#8221;. Il gruppo si chiamerà &#8220;Futuro e Libertà per l&#8217;Italia&#8221; è già stato formalizzato presso gli uffici della Camera, cui sono state anche consegnate le 33 richieste di adesione da parte dei deputati. In un primo tempo si era pensato che i gruppi parlamentari avrebbero potuto prendere il nome di &#8220;Azione nazionale&#8221; e rispolverare così il vecchio acronimo di An .</p>
<p><strong>La conta dei finiani, però prosegue.</strong> A Palazzo Madama si arrivati alla soglia dei 10 senatori necessaria per costituire un gruppo autonomo, mentre alla Camera è già stato depositato il nome del gruppo dei deputati, al quale hanno già aderito 33 finiani. L&#8217;ex leader di An, però, ha incassato in queste ore anche qualche no illustre. Uno su tutti, quello del sindaco di Roma ed ex An Gianni Alemanno. &#8220;Sono schierato dalla parte di Berlusconi con chiarezza. Mi dispiace profondamente per quello che è accaduto, però sto nel Pdl con convinzione&#8221; spiega il primo cittadino della capitale.</p>
<p><strong>Tremonti e la Puglia.</strong> La giornata politica fa registrare un altro scontro, questa volta tra centro e periferia. Il ministro Giulio Tremonti ha in riferimento alla Puglia deciso di non firmare il Piano di Rientro sanitario. Il governo, spiega il titolare dell&#8217;Economia, non intende tollerare che &#8220;la Puglia diventi una nuova Grecia&#8221;. In polemica  con la legislazione regionale sulla Sanità, Tremonti ha sottolineato, al termine del Consiglio dei ministri, che in Puglia &#8220;c&#8217;è una situazione non responsabile&#8221; e che il governo non vuole che &#8220;la Puglia finisca come la Grecia e poi la pagano i pugliesi e gli altri. In questa fase storica - aggiunge Tremonti - prima vengono i numeri e poi la politica&#8221;. Le parole di Tremonti, però, hanno mandato su tutte le furie il governatore Nichi Vendola, che ha definito il paragone Grecia-Puglia scelto dal ministro &#8220;un sabotaggio politico, economico e sociale nei confronti della Regione. Paragonare la Puglia alla Grecia - sostiene Vendola - significa dare, da parte di un ministro dell&#8217;Economia, indicazioni alle agenzie di rating e dare così un colpo mortale alla Puglia&#8221;.<br />
Il governatore pugliese ha annunciato che chiederà l&#8217;intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per riportare il corretto equilibrio tra poteri, regionale e dello Stato, informandolo di quanto accaduto a proposito del Piano di Rientro del governo e della mancata firma del ministro Tremonti. &#8220;Perché il presidente - spiega Vendola- possa fare una valutazione di tutti i passi che consentano il ripristino dei normali rapporti tra poteri dello Stato. Siccome quello che è accaduto è un atto gravissimo, senza precedenti, chiediamo intanto -continua - di poter condividere la conoscenza di tutti i passaggi, delle carte, dei documenti e poi chiediamo che ci sia un difensore per gli interessi di 4milioni e 200mila persone perchè- conclude - non è giusto combattere una sola persona, cioè Nichi Vendola, strangolando 4 milioni e 200mila persone&#8221;.</p>
<p><strong>Il richiamo di Napolitano.</strong> E oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per spiegare la sua posizione in merito alle vicende del Pdl. Il presidente, in seguito ad un incontro chiesto dal Partito Democratico, è intenzionato a &#8220;salvaguardare la continuità istituzionale&#8221; e a mantenere profili di &#8220;estraneità alle discussioni e alle decisioni interne dei partiti&#8221;. Al contrario il Presidente della Repubblica ritiene &#8220;doveroso restare estraneo al merito di discussioni e decisioni interne ai partiti. Egli non può invece non richiamare la necessità di salvaguardare la continuità della vita istituzionale, nell&#8217;interesse generale del Paese&#8221;.</p>
<p>CARMINE FINELLI</p>
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		<title>IL NUOVO PARTITO: FUTURO E LIBERTA&#8217;  Ecco i primi aderenti al gruppo: tanti finiani ma non solo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 18:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nelle ore in cui molti deputati sono chiamati a rispondere ad un radicale quesito: &#8216;restare nel Pdl o uscirne per seguire Gianfranco Fini?&#8217;, il Politico.it vi anticipa un piccolo dossier sui nomi dei primissimi aderenti al nuovo partito &#8220;Futuro e Libertà&#8221;. Una squadra che, a sorpresa, non è fatta di soli finiani&#8230; Ecco la scheda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34686" title="bocchino_fini" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/bocchino_fini-290x181.jpg" alt="" width="290" height="181" />Nelle ore in cui molti deputati sono chiamati a rispondere ad un radicale quesito: &#8216;restare nel Pdl o uscirne per seguire Gianfranco Fini?&#8217;, il Politico.it vi anticipa un piccolo dossier sui nomi dei primissimi aderenti al nuovo partito &#8220;Futuro e Libertà&#8221;. Una squadra che, a sorpresa, non è fatta di soli finiani&#8230; Ecco la scheda del il Politico.it.
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</p>
<p><span id="more-34685"></span></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>Nella foto, Italo Bocchino e Gianfranco Fini</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Marta CINI</strong></p>
<p>Le notizie rimbalzano da ore e i  &#8220;finiani&#8221; abbiamo imparato a conoscerli da qualche tempo tra le trasmissioni tv. Ma chi sono e cosa hanno fatto fino a oggi? Eccone alcuni</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">I cacciati dalla classe</span></p>
<p><strong> Italo Bocchino:</strong> eletto nel 2001 alla camera dei deputati nel collegio Campania 2, nel 2007  responsabile  di AN per la raccolta firme in favore del referendum per la modifica della legge elettorale, diventa vicecapogruppo alla Camera del PdL nel 2008 è uno dei principali sostenitori di Fini e della sua corrente Generazione Italia.</p>
<p><strong> Carmelo Briguglio:</strong> deputato siciliano dapprima vicino alla corrente di destra sociale di An ricopre importanti incarichi durante l&#8217;esperienza parlamentare dal 2001: commissione Lavoro,  dipartimento autonomie regionali, capogruppo AN alla commissione esteri e membro della delegazione italiana all&#8217;assemblea parlamentare della Nato. Rieletto nel 2008, stavolta tra le file di Fini è cofondatore con Bocchino della corrente finiana G.I.</p>
<p><strong> Fabio Granata:</strong> avvocato penalista inizia giovane la carriera politica, consigliere comunale della sua città Siracusa a vent&#8217;anni, vice segretario del Fronte della Gioventù. Arriva alla regione con AN di cui è capogruppo e presidente della commissione regionale  Antimafia. Prosegue il lavoro all&#8217;Antimafia alla camera eletto nel 2008 col PdL</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">I fedelissimi alleanzini</span></p>
<p><strong>Adolfo Urso</strong>: l&#8217;avevamo visto con Bocchino in giro per trasmissioni qualche settimana fa, a spiegare le ragioni del dissenso all&#8217;interno del partito è uno dei primissimi collaboratori di Fini sin dalla nascita di An di cui fu promotore. Laureato in Sociologia è giornalista finisce a fare il vice ministro per lo sviluppo economico col governo Pdl nel 2008</p>
<p>
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<strong> Andrea Ronchi:</strong> portavoce di An poi deputato, è considerato un finiano doc, un fedelissimo insomma. Ministro delle Politiche Comunitarie nel 2008</p>
<p><strong>Francesco Proietti Cosimi:</strong> segretario personale di Fini, deputato alla Camera, coinvolto insieme al Principe Vittorio Emanuele di Savoia nelle indagini dirette dal GIP di Potenza . Alcune conversazioni telefoniche compromettenti sono state pubblicate sui giornali nazionali</p>
<p><strong> Flavia Perina:</strong> ex direttrice del Secolo d&#8217;Italia, eletta alla camera nel 2006 riconfermata alle successive elezioni aderisce a Generazione Italia</p>
<p><strong>Ida Germontani:</strong> responsabile delle &#8220;quote rosa&#8221; nominata da Fini, eletta nel 2006 tra le file del PdL<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Giulia Buongiorno:</strong> enfant prodige dell&#8217;avvocatura, penalista difende Andreotti dalle accuse di associazione mafiosa e vince. Eletta in An nel 2006 si occuperà del divorzio di Fini l&#8217;anno successivo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Gli inaspettati</span></p>
<p><strong>Roberto Menia:</strong> triestino militante dell&#8217;Msi è stato promotore della legge che istituisce il 10 febbraio come &#8220;giorno del ricordo&#8221; dei martiri delle foibe. Giornalista pubblicista si occupa della propaganda elettorale di An e sottosegretario all&#8217;ambiente del quarto governo Berlusconi.</p>
<p><strong>Mirko Tremaglia:</strong> primo repubblichino a diventare ministro (per gli Italiani all&#8217;estero) della storia d&#8217;Italia.  Protagonista di un feroce scontro con Fini, mettendone in dubbio la leadership, a seguito delle sue dichiarazioni nel 2008 in cui il deputato ribadisce che l&#8217;antifascismo non è un valore.</p>
<p><strong>Antonio Buonfiglio:</strong> avvocato, deputato PdL, sottosegretario alle politiche agricole  è cofondatore insieme all&#8217;On. Fabio Persica, del movimento di ispirazione cattolica &#8220;Il popolo della Vita&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Vari ed eventuali</span><br />
<strong>Alessandro Ruben:</strong> avvocato, deputato del PdL e consigliere delle Comunità ebraiche Italiane.</p>
<p><strong>Luca Barbareschi:</strong> regista, attore si definisce socialista, eletto come deputato nel collegio Sardegna.</p>
<p><strong>Benedetto della Vedova:</strong> ex radicale entra nel CNEL nominato dal consiglio dei ministri del terzo governo Berlusconi collabora con Il Sole &#8220;4 Ore, Il Foglio e Radio Radicale. Eletto prima in Forza Italia, aderisce alle posizioni finiane in materia di laicità delle istituzioni e immigrazione e aderisce a Generazione Italia.<br />
La conta non è finita e permangono degli indecisi tra cui  la Senatrice Adriana Poli Bortone e Andrea Augello nelle ultime ore in stretto contatto con Alemanno.</p>
<p>MARTA CINI</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fini:&#8221;Non darò le dimissioni&#8221; NASCE NUOVO GRUPPO PARLAMENTARE: &#8216;FUTURO E LIBERTA&#8217;   Berlusconi: &#8220;Non ho ragione di cambiare la squadra di governo&#8221; </title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 15:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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Il giornale della politica italiana continua con il racconto della vicenda Pdl. &#8216;Alia iacta est&#8217;: il presidente della Camera e la componente dei finiani sono fuori dal partito di maggioranza relativa. &#8220;Sono stato buttato fuori dal Pdl. Berlusconi è illiberale&#8221; denuncia di Gianfranco Fini, ma, come fa sapere nella conferenza stampa di oggi, non intende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34672" title="153906395-bb4f89d6-eee9-48be-9995-c39d5e5476b2" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/153906395-bb4f89d6-eee9-48be-9995-c39d5e5476b2-290x205.jpg" alt="" width="290" height="205" />
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Il giornale della politica italiana continua con il racconto della vicenda Pdl. &#8216;Alia iacta est&#8217;: il presidente della Camera e la componente dei finiani sono fuori dal partito di maggioranza relativa. &#8220;Sono stato buttato fuori dal Pdl. Berlusconi è illiberale&#8221; denuncia di Gianfranco Fini, ma, come fa sapere nella conferenza stampa di oggi, non intende abdicare. Non rassegnerà le dimissioni e continuerà a garantire &#8220;il rispetto del regolamento e l&#8217;imparziale conduzione dell&#8217;attività della Camera&#8221;. I suoi fedelissimi intanto non hanno perso tempo e da oggi danno ufficialmente vita ad un nuovo gruppo parlamentare: &#8220;Futuro e Libertà&#8221;. Ce ne parla Stefano Catone.<span id="more-34671"></span></p>
<p><em>Nella foto, Gianfranco Fini in conferenza stampa</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Stefano CATONE</strong></p>
<p>
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<strong>&#8220;Ovviamente non darò le dimissioni perché è a tutti noto che il presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione dell&#8217;attività della Camera:</strong> non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato e consiglio di amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni democratiche&#8221;. Gianfranco Fini chiude così la conferenza stampa e la vicenda che lo ha visto protagonista nelle ultime ore, riaffermando il proprio impegno alla legalità &#8220;intesa anche come etica pubblica&#8221;, che si esplicita nell&#8217;affermazione &#8220;il garantismo non è impunità&#8221;.</p>
<p><strong>Presenti alla conferenza stampa la maggior parte dei &#8220;finiani&#8221;,</strong> tra i quali, in prima fila, Carmelo Briguglio, Italo Bocchino e Fabio Granata, deferiti ieri dall&#8217;ufficio di presidenza del Pdl.</p>
<p><strong>&#8220;Futuro e Libertà&#8221;, dopo un balletto di nomi durato alcune ore, è il nome scelto per il nuovo gruppo parlamentare</strong> composto dai dissidenti del Popolo della Libertà, che - assicura Fini - &#8220;sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno se le scelte saranno ingiustamente lesive dell&#8217;interesse generale&#8221;. Al momento aderiscono a Futuro e Libertà dieci senatori e trentaquattro deputati.</p>
<p><strong>La prima replica, immediata, alle parole del presidente della Camera giunge da Francesco Storace,</strong> segretario de La Destra: &#8220;Legalità e case a Montecarlo sono principi in netto contrasto&#8221;, riferendosi a un servizio de Il Giornale di alcuni giorni fa, che gettava ombre sulla gestione del patrimonio di Alleanza Nazionale.<br />
Nei momenti precedenti all&#8217;intervento di Fini è intervenuto Roberto Maroni (Lega Nord), ministro dell&#8217;Interno, assicurando che non ci saranno elezioni anticipate: &#8220;Nonostante queste tensioni e queste fibrillazioni il governo mantiene una sua maggioranza e la capacità di portare a compimento il suo programma. Certo, sarà una navigazione più a vista&#8221;. Maroni ha poi proseguito anticipando la giocata di Fini, dichiarando che &#8220;Il ministro dell&#8217;Interno sui temi della legalità non deve prendere lezioni da nessuno&#8221;.<br />
Ancor più incisivo il presidente del Consiglio, che rassicura sul futuro del Governo: &#8220;Gli amici di Fini al governo lavorano bene, non ho dubbi sulla loro lealtà e non ho ragione di modificare la squadra di governo. Quindi si prosegue cosi&#8221;. Meno possibilista Franco Maria Giro, sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali, che considera &#8220;difficile la coabitazione con chi definisce illiberale il Presidente del Consiglio e accusa il suo governo di scarso profilo istituzionale. Due accuse molto gravi e prive di fondamento&#8221;.</p>
<p><strong>Livia Turco, del Partito Democratico, invita Berlusconi a &#8220;riferire in Parlamento quello che è successo&#8221;,</strong> descrivendo l&#8217;epurazione di Fini &#8220;una crisi politica, non catalogabile come crisi interna al più grande partito di maggioranza&#8221;. Pier Luigi Bersani ribadisce la fine del governo, parlando di &#8220;respirazione artificiale a un governo che non c&#8217;e&#8217; più. [...] Bisogna guardare la realtà. Non si può sperare di galleggiare con falle così evidenti nella barca&#8221;.</p>
<p>STEFANO CATONE</p>
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		<title>***Il Commento*** ORA CI PENSA BOSSI A DISARCIONARLO di GAD LERNER</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 11:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il giornale della politica italiana, dopo aver trattato la notizia del definitivo &#8216;divorzio&#8217; di casa Pdl, vi propone ora questo primo commento del grande giornalista Gad Lerner. Deferire ai probiviri della corrente finiana no sarà stata la cura del male minore per il &#8216;Napoleone declinante&#8217;? Secondo il conduttore de &#8216;l&#8217;Infedele&#8217; la vera minaccia alla leadership [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-11478" title="lerner01g" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2009/06/lerner01g-290x222.jpg" alt="" width="290" height="222" />Il giornale della politica italiana, dopo aver trattato la notizia del definitivo &#8216;divorzio&#8217; di casa Pdl, vi propone ora questo primo commento del grande giornalista Gad Lerner. Deferire ai probiviri della corrente finiana no sarà stata la cura del male minore per il &#8216;Napoleone declinante&#8217;? Secondo il conduttore de &#8216;l&#8217;Infedele&#8217; la vera minaccia alla leadership di Berlusconi è rappresentata dall&#8217;alleato leghista. Che l&#8217;attacco finale gli venga sferrato dal Senatùr?  <span id="more-34667"></span><em>- </em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>Nella foto, Gad Lerner</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Gad LERNER</strong></p>
<p>B<strong>erlusconi ha commesso un errore fatale, </strong>vittima di una coazione a ripetere per cui non riesce a concepirsi altrimenti che fonte di potere indiscutibile e oggetto d&#8217;amore incondizionato.</p>
<p><strong>Troverà sempre dei fans per cui Fini è un traditore,</strong> disposti a bersi l&#8217;amenità di Briguglio, Bocchino e Granata da deferire ai probiviri mentre Cosentino, Scajola e Verdini sono da tutelare. Ma nel frattempo il Napoleone declinante (copyright di Giuliano Ferrara) si guardi le spalle, perchè è da Umberto Bossi che prossimamente gli verrà sferrato l&#8217;attacco finale.</p>
<p><strong>Di fronte al caos parlamentare e alla degenerazione del Pdl, la Lega non resterà a guardare.</strong> Questione di pochi mesi.</p>
<p>GAD LERNER</p>
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		<title>Diario politico. Berlusconi: &#8221;Non sono più disposto ad accettare il dissenso nel partito&#8221;FINI SFIDUCIATO DAL PARTITO: &#8221;Non abbiamo più fiducia nel presidente della Camera&#8221;</title>
		<link>http://www.ilpolitico.it/?p=34648</link>
		<comments>http://www.ilpolitico.it/?p=34648#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 21:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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La nota quotidiana del Politico.it, stasera a cura di Ginevra Baffigo, ci porta nel cuore della crisi del Popolo della Libertà. E&#8217; definitivo, cala il sipario sul Pdl: la condotta di Fini non è compatibile con i principi del partito. I finiani non perdono tempo ed organizzano la formazione di gruppi autonomi nelle due Camere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34649" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/20100415_fini-berlusconi13-290x187.jpg" alt="" width="290" height="187" />
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La nota quotidiana del Politico.it, stasera a cura di Ginevra Baffigo, ci porta nel cuore della crisi del Popolo della Libertà. E&#8217; definitivo, cala il sipario sul Pdl: la condotta di Fini non è compatibile con i principi del partito. I finiani non perdono tempo ed organizzano la formazione di gruppi autonomi nelle due Camere del Parlamento. Ma gli orizzonti che si aprono ora sono comunque inquietanti. Le opposizioni osservano lo scisma, ancora una volta, divise: chi è a favore di un governo tecnico in grado di portare avanti le riforme (il Partito Democratico) e chi piuttosto ritiene necessario tornare alle urne e chiedere quindi agli italiani di legittimare i presenti in Parlamento. Bossi, <a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34618">che ieri aveva profetizzato la rottura</a>, vorrebbe evitare l&#8217;opzione delle elezioni anticipate. Ma la crisi del Pdl è ben profonda: all&#8217;espulsione di Fini, si aggiunge quest&#8217;oggi il proseguire dell&#8217;inchiesta sulla P3. E dalla prima lettura degli atti degli inquirenti non è escluso che altri nomi illustri della maggioranza siano, per ragioni ben diverse, obbligati a lasciare il Governo. <span id="more-34648"></span></p>
<p><em>Nella foto, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Ginevra BAFFIGO</strong></p>
<p>«<a href="http://www.ilpolitico.it/?p=30084#more-30084">
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Se per litigare bisogna essere almeno in due</a>, per divorziare basta la volontà di uno solo» diceva lo scorso Aprile Silvio Berlusconi, in merito alla difficile convivenza di casa Pdl. Sono passati tre mesi ed alla fine quello che ha optato per il divorzio è stato proprio lui, il premier. Dopo un&#8217;intensa serata ha infine deciso di declinare la tregua lanciata ieri da Gianfranco Fini, ormai da troppo tempo lontano dalla linea del partito.<br />
Oggi, con il duro documento dell&#8217;ufficio di presidenza del Pdl, nel quale vengono deferiti ai probiviri della corrente Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, la rottura può dirsi definitiva.<br />
Non è stato facile arrivare a questa conclusione: d&#8217;altra parte «Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso» chiosa il premier. «I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa- spiega ancora Berlusconi-, tanto più se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatrè su trentasei membri dell&#8217;ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse più continuare in questa situazione».<br />
Gli unici a votar contro il documento sono stati infatti Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viespoli. Tutti e tre finiani. Probabilmente a muovere le loro coscienze vi è stato il passaggio del documento in cui, oltre all&#8217;allontanamento dei probiviri, «si pone il problema della presidenza della Camera». Berlusconi ribadisce il concetto, approfondendolo nella conferenza stampa seguita all&#8217;ufficio di presidenza: «Viene meno la fiducia nel ruolo di garanzia del presidente della Camera. Non è mai successo che la terza carica dello Stato assumesse un ruolo politico» facendo «una vera e propria opposizione, critiche in sintonia con la sinistra e con una struttura organizzativa sul territorio». «Abbiamo provato in tutti i modi a ricucire con Fini- sembra giustificare il Cavaliere-, ma non è stato possibile. Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito». Il leader del Pdl è un fiume in piena. Prosegue con delle dichiarazioni che hanno il chiaro retrogusto dello sfogo: «Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo».</p>
<p><strong>Le accuse al presidente della Camera</strong> sono a dir poco pesanti: «l&#8217;unico breve periodo in cui Fini ha rivendicato nei fatti un ruolo superpartes è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l&#8217;assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl». «Non si tratta di mettere in discussione la possibilità di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico- si legge ancora nel documento-, possibilità che non è mai stata minimamente limitata o resa impossibile» ma «le posizioni di Fini si sono manifestate non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito».</p>
<p><strong>E dunque ora? Quali nuovi scenari si aprono ora nell&#8217;arena politica?</strong> Ci sarà dunque un voto di sfiducia alla Camera nei confronti di Fini?, Berlusconi tenta di sviare il tema: «Lasciamo che siano i membri del Parlamento ad assumere iniziative al riguardo». E subito dopo si affretta a garantire, come ieri, che il governo non è a rischio: «La maggioranza è salda, il governo non è a rischio». La decisione sulla permanenza di esponenti vicini a Fini al Governo «verrà assunto in sede» di Esecutivo, ma «io non ho difficoltà a continuare la collaborazione con validi membri del governo», ribadisce Berlusconi.<br />
Lunghe ombre tendono all&#8217;orizzonte e le sorti della legislatura sono difficili da pronosticare.</p>
<p><strong>Nel frattempo, però, i finiani non si perdono d&#8217;animo.</strong> In entrambi i rami del Parlamento intendono dar vita a dei nuovi gruppi autonomi, fuori dal Pdl, nel caso in cui dai vertici scattasse la sospensione. L&#8217;eventuale secessione conterebbe una trentina di deputati alla Camera. Gianfranco Fini ed il suo Delfino, Italo Bocchino, si sono intrattenuti in un lungo colloquio: è necessario l&#8217;appoggio del presidente della Camera, è l&#8217;unico a poter autorizzare un nuovo gruppo, e secondo il regolamento di Montecitorio con un quorum di venti firme si potrebbe procedere alla sua formazione.<br />
Ma anche a Palazzo Madama, pronti allo scisma, ci sarebbero più di dieci senatori, numero, anche qui, sufficiente per la nascita di un nuovo gruppo.</p>
<p><strong>Le reazioni al dramma pidiellino</strong> abbracciano l&#8217;intero arco parlamentare. Si guarda con timore all&#8217;eventuale esito della faida interna al centrodestra, soprattutto se questa potesse riportarci tutti alle urne.</p>
<p>Dalle file Democratiche, il segretario Pierluigi Bersani fa sapere che le elezioni anticipate «non sono nella nostra disponibilità, né nelle nostre intenzioni» ma siamo «pronti ad ogni evenienza, ma sta alla responsabilità di chi governa prendere certe decisioni». E rispetto alle altre opzioni? un Governo tecnico in grado di portar avanti le riforme, ad esempio? Bersani ritiene che «dipenda dall&#8217;oggetto di cui si discute. Se si parla di democrazia parlamentare da ristabilire, di legalità e di temi fondanti, noi non abbiamo pregiudiziali». Aperto a tutto, dunque il segretario Pd, ma su una cosa almeno non lascia spazio ad equivoci: «Il deferimento di alcuni esponenti finiani è un processo agli innocenti, ed è un singolare tribunale quello che mette a processo gente che non ha colpa».<br />
La preoccupazione più grande resta comunque quella relativa alla caduta del Governo, il conteggio provvisorio non dà sufficienti garanzie alla maggioranza per proseguire con i suoi intenti riformisti.  «Questo governo e questa maggioranza sono alle corde - chiosa Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati Pd - ministri che si devono dimettere, cofondatori pronti a fondare un altro partito o un altro gruppo parlamentare, uffici di presidenza riuniti per espellere, punire o censurare. Questo paese ha bisogno di essere governato, a cominciare dalla vicenda Fiat, e Berlusconi non ce la fa più. È il momento di aprire una nuova fase».<br />
Per l&#8217;Italia dei Valori c&#8217;è invece poco da fare: «Il centrodestra è vicino all&#8217;implosione - prevede il capogruppo alla Camera Massimo Donadi -. La crisi nel Pdl non è solo una questione di rapporti tra Fini e Berlusconi, ma anche la rottura di un patto di governo che avrà pesanti ripercussioni anche sui rapporti con la Lega, che esploderanno quando sarà chiaro anche a Bossi che il federalismo si rivelerà una scatola vuota. Anche a causa della crisi economica, che il governo ha negato per un anno e non ha saputo affrontare per tempo».<br />
L&#8217;audacia dell&#8217;Idv è quella di chi sa di aver ben seminato. Perché, dunque, non procedere al raccolto? «L&#8217;esecutivo di Berlusconi, che in due anni ha inchiodato il Parlamento a discutere di giustizia e leggi ad personam e che oggi è travolto da scandali e malaffare, non è più in grado di tenere la barra del Paese. Prima vanno a casa e meglio è per tutti. Le forze dell&#8217;opposizione devono tenersi pronte a proporre un progetto per l&#8217;alternativa di governo».<br />
La Lega non sembra più così agguerrita, ma sulla profezia Bossi aveva ragione. Tutto anche per il Carroccio è lecito, ma piuttosto che riportare gli italiani al voto, rimarca il Senatùr, «siamo pronti anche a un patto con il diavolo».</p>
<p><strong>Il</strong><strong> Pdl continua ad essere al centro dell&#8217;inchiesta sulla P3.</strong> Le indagini dei pm romani proseguono ed i risultati sono sempre più allarmanti. Ancora una volta il nome di Marcello Dell&#8217;Utri esce alla ribalta: secondo i magistrati, che lo accusano della violazione della Legge Anselmi, questi rivestiva un «ruolo centrale», ma non di vertice nella cosiddetta P3.<br />
La posizione di Dell&#8217;Utri è tuttora al vaglio degli inquirenti. Gli stessi però, indagando sulla presunta associazione segreta, hanno infine optato per non convocare Silvio Berlusconi, in relazione alla vicenda legata all&#8217;attuale governatore della Campania, Stefano Caldoro. Dalla procura capitolina si apprende, inoltre, che lo pseudonimo «Cesare» non era utilizzato esclusivamente per rivolgersi al premier. In ogni caso i riferimenti a «Cesare» non hanno rilevanza penale.</p>
<p>GINEVRA BAFFIGO</p>
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		<title>BERLUSCONI-FINI: è l&#8217;ultima sera insieme?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ci siamo. Alle 19 è iniziato l&#8217;ufficio di Presidenza del Pdl, dove (a meno di clamorose sorprese) ci sarà la sospensione per Bocchino, Briguglio e Granata, ovvero i colonnelli finiani. Motivo: da troppo tempo sono politicamente fuori dal partito. I finiani però si organizzano: pronto il gruppo autonomo. Ecco il racconto di quanto successo fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34642" title="berlusconi_fini011" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/berlusconi_fini011-290x199.jpg" alt="" width="290" height="199" />Ci siamo. Alle 19 è iniziato l&#8217;ufficio di Presidenza del Pdl, dove (a meno di clamorose sorprese) ci sarà la sospensione per Bocchino, Briguglio e Granata, ovvero i colonnelli finiani. Motivo: da troppo tempo sono politicamente fuori dal partito. I finiani però si organizzano: pronto il gruppo autonomo. Ecco il racconto di quanto successo fino ad ora. 
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<span id="more-34641"></span><em></em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>-</em></p>
<p><em>Nella foto, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Nicolò BAGNOLI</strong></p>
<p>
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<strong>Alla fine, Silvio Berlusconi sceglie la linea dura.</strong> L&#8217;offerta di tregua avanzata da Gianfranco Fini è stata rispedita al mittente: &#8220;fuori tempo massimo&#8221;. La decisione è giunta dopo un vertice notturno a Palazzo Grazioli, terminato alle 2 di notte, che ha avuto fra i presenti anche Giuliano Ferrara, direttore del &#8220;Foglio&#8221; dove il Presidente della Camera in un&#8217;intervista aveva presentato la sua proposta. Ieri notte è nato anche un documento, che sarà discusso nell&#8217;ufficio di presidenza che si terrà alle 19.</p>
<p><strong>Documento assai critico verso il cofondatore del Pdl, accusato (insieme alla sua corrente) di essere da troppo lontano fuori dalla linea del partito.</strong> Al documento ci sta lavorando Sandro Bondi, accusatore storico di Fini, e sta mettendo la sospensione dai 3 ai 6 mesi per i dissidenti.  E i finiani? Pare che 33 deputati (con a capo Bocchino, Briguglio e Granata) abbiano già firmato la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare. Al Senato invece, sempre da indiscrezioni circolate fino ad ora, dovrebbero essere  12 i senatori fedeli a Fini; quindi il gruppo autonomo potrebbe nascere anche lì, visto che il numero minimo per formare un gruppo è di 10 persone.  Ma gli ex An? Ignazio La Russa dice &#8220;Che succederà oggi? Guardate le previsioni del tempo. Si annuncia una perturbazione&#8230;&#8221;, Matteoli &#8221;Quello che non è consentito fare è una opposizione, non solo all&#8217;interno del partito, ma anche al governo dove ci sono molti amici&#8221; e Alemanno &#8220;Spero sempre che ci sia un miracolo nelle prossime ore&#8221;. A polemizzare con Fini ci pensa anche il Presidente del Senato Renato Schifani, che afferma:  &#8220;Quando la contrapposizione è interna ad una coalizione si registra &#8220;lo stupore, l&#8217;amarezza e lo smarrimento di quegli elettori che l&#8217;hanno votata. Questo scontro istituzionale è pericoloso&#8221;. E l&#8217;opposizione? Il segretario del Pd Pierluigi Bersani si dichiara pronto a tutto: &#8220;A questo punto (Berlusconi e Fini) o fanno un ragionamento su una nuova fase di transizione, o scelgono di galleggiare, o strappano e non si sa dove si va. Mi auguro riflettano. Elezioni anticipate? Non e&#8217; un cosa nelle nostre disponibilità o nelle nostre intenzioni&#8221;.</p>
<p><strong>Questa mattina, alla Camera, Berlusconi e Fini non si sono nemmeno salutati.</strong> Siamo davvero alla parola fine?</p>
<p>di <strong>Nicolò BAGNOLI<!--more--></strong></p>
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		<title>***La riflessione*** IL CAOS di MARCO ROSADI</title>
		<link>http://www.ilpolitico.it/?p=34629</link>
		<comments>http://www.ilpolitico.it/?p=34629#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 12:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Copertina2]]></category>

		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Rosadi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ore in cui si prepara l&#8217;espulsione di Gianfranco Fini dal Pdl, partito di cui è stato co-fondatore, il giornale della politica italiana vi propone questa riflessione sul Caos che imperversa nelle sfere del potere. La crisi del Pdl ne è solo un esempio, la punta dell&#8217;Iceberg, ma ben più profonda è quella che abbraccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-30542" title="foto-rosadi" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/05/foto-rosadi-290x196.jpg" alt="" width="290" height="196" />Nelle ore in cui si prepara l&#8217;espulsione di Gianfranco Fini dal Pdl, partito di cui è stato co-fondatore, il giornale della politica italiana vi propone questa riflessione sul Caos che imperversa nelle sfere del potere. La crisi del Pdl ne è solo un esempio, la punta dell&#8217;Iceberg, ma ben più profonda è quella che abbraccia l&#8217;intero sistema, da destra a sinistra. Lucido, pungente e critico, come sempre, Marco Rosadi ci regala ancora una volta un pezzo assolutamente da non perdere. Buona lettura e buona politica qui sul Politico.it!
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<p><em>-</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>Nella foto, Marco Rosadi</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Marco ROSADI</strong></p>
<p><strong>Una miscela magmatica domina il mondo con la Paura, sua diletta concubina. È il Caos,</strong> la dimensione più vasta che il mito greco sia riuscito a concepire. Duplicandosi per gemmazione nutre un Potere affamato dei suoi germogli velenosi. Sullo specchio del Caos ristagna il riflesso deformato e deformante del Potere.<br />
Impera l&#8217;assoluta bolgia quando un paese è ostaggio di governanti insolenti, ubriachi di privilegi e superiorità esibiti con sfrontatezza. È questo il volto di capi di governo, ministri, sottosegretari, faccendieri e oppositori faccendoni. E più il disagio sociale e lo scontento si fanno caotici più il Potere si rafforza e cresce.</p>
<p>
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<strong>Per demolire le ultime vestigia della legge su cui ha giurato con farisaica magnificenza, può allora iniettare il Caos</strong> su sanità, scuola statale, autonomie locali, forze dell&#8217;ordine. Può farlo tagliando, spezzando, indebolendo con puntiglio burocratico e ragionieristico tutto ciò che fa rima con pubblico.<br />
Certe assonanze possono trasformarsi in moleste cacofonie nelle orecchie di una classe politica, finanziaria e mediatica perseguitata da magistrati &#8220;eversivi&#8221;. Quando poi un governo somiglia troppo a un governatorato corporativo, trionfa Hybris, personificazione della dismisura e dell&#8217;insolenza.</p>
<p><strong>E c&#8217;è Hybris ogni volta che la misura del giusto è oltrepassata.</strong> Figuriamoci quando il giusto e l&#8217;iniquo sono un bolo vischioso di rozza propaganda e lamentosa auto incensazione. Dilagano così le fitte schiere mercenarie del Caos.<br />
E dietro una cosa ce n&#8217;è sempre un&#8217;altra. Basta svoltare l&#8217;angolo delle parole legalità e ordine pubblico per ritrovare intatti i baccanali dell&#8217;illegalità, dell&#8217;anomia, di tangentopoli senza fine: il limaccioso reame del vecchio Caos. Così, nella più completa libertà di manovra, logge di &#8220;buontemponi&#8221; e mestatori seguono disegni eversivi &#8220;oscuri&#8221;.</p>
<p><strong>Sono i bozzetti preparatori di un regime querulo, paternalistico e arrogante?</strong> Una democrazia sana dovrebbe avere gli anticorpi per neutralizzare Hybris e le sue legioni di lanzichenecchi. Dovrebbe. Esiste davvero una democrazia di sana e robusta costituzione fisica e morale?<br />
E nei periodi in cui la crisi economica e finanziaria morde come un doberman affamato, dilaga la pandemia della Paura ricattatrice, nemica dello sdegno e dell&#8217;intelligenza critica. È la paura di non avere un futuro, di perdere il lavoro e finire disoccupato o precario a vita, magari senza ammortizzatori e Welfare. È la paura di non risalire la china.</p>
<p><strong>Ovvero: il terrore dell&#8217;emarginazione sociale, della povertà. E la Paura, é anche la seducente favorita del Caos.</strong> Per gli antichi greci tutte le cose nascevano dal disordine primigenio per formare il Cosmo, antitesi del Caos. Dalla confusione fertilizzata dalla retorica del Potere, può sgorgare soltanto Hybris e Caos.</p>
<p>MARCO ROSADI</p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><strong></strong></strong><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
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		<title>Diario politico. Fini:&#8221;Qui sto e qui resto&#8221; e Berlusconi gli fa eco: &#8221;questo governo è saldo&#8221;. Bossi non è dello stesso avviso:&#8221;O Berlusconi e Fini si parlano oppure è rottura&#8221; e Bersani rincara: &#8221;momento politico cruciale. La maggioranza faccia atto di responsabilità&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 22:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-34619" title="fini-e-berlusconi" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/fini-e-berlusconi-290x221.jpg" alt="" width="290" height="221" />Ecco, cari lettori, il nostro quotidiano appuntamento con il Diario Politico. L&#8217;edizione di stasera, curata da Ginevra baffigo, apre con l&#8217;intervento del presidente della Camera che &#8216;riconferma la squadra&#8217;, in una giornata in cui i due fondatori del Pdl sembrano essersi scambiati, nuovamente, i reciproci voti di impegno e militanza sotto la stessa effigie. Non si direbbe dello stesso avviso il leader della Lega, che pronostica piuttosto la rottura in seno al partito di maggioranza, pur sventando il rischio di un prematuro ritorno alle urne. Gli attriti in casa Pdl in effetti non mancano neanche in questo mercoledì, che nelle parole di Berlusconi e Fini si direbbe di riconciliazione. Sull&#8217;inchiesta P3 prosegue infatti il contenzioso fra Verdini e Bocchino. Ma anche l&#8217;ultima versione del ddl intercettazioni riapre le dispute fra le due componenti del Popolo della Libertà: Berlusconi ne intima il ritiro, mentre dalle file dei finiani si esulta. Infine troviamo le parole del segretario del Pd, che quest&#8217;oggi, in un lungo intervento alla Camera, fa un&#8217;interessante proposizione di intenti. Buona lettura, qui sul Politico.it.<span id="more-34618"></span><em></em></p>
<p><em>Nella foto, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi</em></p>
<p><em>di</em> <strong>Ginevra BAFFIGO</strong></p>
<p>Caldissimo questo mercoledì di fine luglio. L&#8217;arena politica pare infuocata dalle questioni Pdl ma non solo. L&#8217;annunciato ritiro del ddl intercettazioni poteva rappresentare la parola &#8216;fine&#8217; a tutte le dispute interne al partito di maggioranza, ma Gianfranco Fini si affretta a chiarire «qui sto e qui resto». «Io e Berlusconi onoreremo gli impegni con gli italiani» ed ora come ora, continua il presidente della  Camera, «una mattanza non avrebbe né vincitori né vinti».<br />
Berlusconi già nel pomeriggio si dimostrava dello stesso avviso: «Sono assolutamente tranquillo, questo governo è saldo. Anche se sui media c&#8217;è una realtà diversa». Il premier non intende quindi abbandonare la guida di palazzo Chigi fino alla fine di questa legislatura. E l&#8217;ex leader di Alleanza Nazionale intende giocare la stessa partita, senza cambiare squadra: «Ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie». Meglio «resettare tutto, senza risentimenti». «Vuol dire - chiarisce subito dopo lo stesso- che Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani».  «Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova - prosegue il presidente della Camera - non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l&#8217;esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco nè chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all&#8217;analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacità di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership».Fini, torna quindi a stemperare le ragioni del conflitto con il premier, attribuendo ad altri la responsabilità degli attriti: «Certo che se poi gli ultras, sempre nemici di ogni buon compromesso politico, riportano al capo che io voglio fare un repulisti giustizialista allora prevale la logica degli anatemi. Non è possibile equivocare la mia posizione- chiarisce infine il cofondatore del Pdl-: io ho radici e appartenenza culturali e politiche chiare. Qui sto e qui resto, in ogni senso. Nel senso dello schieramento e delle idee portanti. Se avessi dubbi radicali, se davvero fossi sfiduciato e amaro, non direi, anche sulle questioni della legalità, che si può e si deve resettare tutto, per scrivere un nuovo capitolo con un minimo di ottimismo».</p>
<p>La voce della terza carica dello Stato arriva d&#8217;altra parte solo poche ore fa a placare gli animi, dopo una giornata a dir poco movimentata dal punto di vista politico: via libera alla manovra economica a Montecitorio con 329  &#8217;sì&#8217; e 275 &#8216;no&#8217;. I deputati presenti e votanti sono stati 604, la maggioranza richiesta era di 303.  Il voto finale è comunque previsto per domani mattina.</p>
<p><strong>Bossi prevede la rottura nel Pdl.</strong> Anche l&#8217;avvertimento pseudo-profetico della Lega non fa che attizzare il fuoco. Umberto Bossi pone il suo aut aut: «O Berlusconi e Fini si parlano oppure è rottura». Secondo il leader del Carroccio «Ognuno andrà per la sua strada».  Berlusconi e Fini sono destinati a dividere i loro destini politici, è questa l&#8217;idea del capo dei Lumbard: «se non si trovano e se non si incontrano» la separazione non tarderà a sopraggiungere. Ma il Senatùr, per quanto preveda la rottura, chiarisce che la stessa «non vuol dire che si vada ad elezioni».</p>
<p><strong>Verdini vs Bocchino.</strong> Giornata difficile per il centrodestra anche sul versante aperto dall&#8217;inchiesta sulla P3. Oggi il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, risponde alle domande dei giornalisti, ma soprattutto a quelle dei pm romani. Ribadisce che non intende dimettersi dall&#8217;incarico, deludendo così le istanze dei finiani. Italo Bocchino non perde tempo ad apostrofare le risposte del coordinatore: «Verdini con la sua conferenza stampa ha confermato di non essere più in condizioni, anche psicologiche, di fare il coordinatore del Pdl e sarebbero peraltro ancor più opportune le sue dimissioni». Verdini prova a sdrammatizzare: «E già, e infatti dopo vado dallo psichiatra&#8230;» , poi però ammonisce: «Bocchino non è in condizioni politiche di muovere accuse. Ricordo che il Pdl si è stretto intorno a lui quando fu al centro di un&#8217;inchiesta per cui il gip aveva chiesto anche l&#8217;arresto».   Italo Bocchino non tarda a replicare diffondendo una seconda nota: «Verdini ha perso la lucidità per proseguire nel suo lavoro, come dimostra la sua disastrosa conferenza stampa. Ha detto che un gip avrebbe chiesto provvedimenti nei miei confronti, cosa mai accaduta, e che il Pdl fece quadrato votando a mio favore su questioni giudiziarie, cosa anche questa mai accaduta. La pressione mediatico-giudiziaria lo rende incompatibile con il ruolo di coordinatore. Personalmente mi accontenterò delle sue scuse per le cose false che ha detto, senza strascichi contro chi ha già altri problemi».<br />
Se Verdini trova Bocchino ed i finiani sul piede di guerra, il presidente della Camera si dimostra più conciliante. In un&#8217;intervista rilasciata al Foglio chiarisce: «Garantismo e legalità non sono in conflitto. La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta». Non fa direttamente il nome di Verdini, ma prosegue con un esplicito riferimento al caso Cosentino, echeggiando le istanze dei finiani: «A Napoli ho parlato della stranezza del comportamento di un sottosegretario che si dimette senza avvertire l&#8217;opportunità di dimettersi anche da coordinatore regionale: ho invece letto il giorno dopo sul giornale di famiglia che avevo chiesto la testa di Silvio Berlusconi».</p>
<p><strong>Bersani ed il discorso alla Camera.</strong> Secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani il berlusconismo avrebbe le ore contate, e dunque  l&#8217;opposizione dovrà prepararsi ad affrontare al meglio questo «cruciale momento politico».<br />
A Montecitorio, nel pronunciare la dichiarazione di voto sulla manovra economica, il segretario palesa: «qualcosa sta succedendo sul piano politico, qualcosa che richiede una risposta». «E&#8217; necessario- continua Bersani- che il Parlamento discuta sulla seguente domanda: a che punto siamo? Secondo me siamo arrivati alle &#8220;colonne d&#8217;Ercole&#8221; della vicenda berlusconiana&#8230;».  «Chi vince le elezioni non ha in mano il destino divino, ma una responsabilità maggiore. Mi auguro - aggiunge - che voi mettiate in campo una maggiore responsabilità». Alla maggioranza Bersani chiede di fare «un passo verso una diversa prospettiva. Noi siamo pronti a una fase di transizione che consenta una corretta democrazia». C&#8217;è bisogno «in primo luogo, di una corretta democrazia parlamentare, a partire dalla riforma elettorale». «L&#8217;Italia - chiarisce il Democratico - ha problemi stringenti, vuole riforme e vede che passiamo mesi sul tema intercettazioni, che si sarebbe risolto in 15 minuti se ci fossero state buone intenzioni. Senza contare che non si parla mai di lavoro».  Ed infine guardando alle sue file ed alle forze del centrosinistra, conclude: «Abbiamo il compito, noi opposizioni, di predisporre un progetto per questo Paese e di lanciare un messaggio diverso. Possiamo uscirne con uno sforzo comune, rimboccandoci le mani. Chi ha di più dà di più. E poi bisogna parlare di lavoro, di diritti civili, di quei cinquantamila bambini figli di immigrati che non sono nè immigrati nè italiani. Vogliamo dirgli chi sono?».</p>
<p><strong>Legge bavaglio a rischio.</strong> «Hanno stravolto la legge ed io sono tentato addirittura di ritirare il ddl anti-intercettazioni». Che si sia fatto tanto rumore per nulla? Dopo mesi di polemiche sembra essere questa la  fine della cosiddetta &#8221;legge bavaglio&#8221;. Parola di Silvio Berlusconi. Il premier è amareggiato e deluse sono le speranze che aveva riposto nel decreto: «Questa legge migliorerà qualche cosa, ma non ridà al cittadino l&#8217;inviolabilità delle comunicazioni che è in Costituzione - dice alla Farnesina durante la conferenza degli ambasciatori-. Stiamo a lavorare delle notti, abbiamo mandato fuori un bel cavallo e viene fuori un ippopotamo&#8230;.». Il ddl intercettazioni diviene quindi l&#8217;ultimo esempio degli scarsi poteri di cui gode la presidenza del Consiglio: «Tutti noi in Italia  pensiamo che non possiamo parlare al telefono di certe cose e questo non è vivere in un Paese civile, di libertà».<br />
Lo sfogo del premier segna la distanza con la frangia dei finiani che non tardano ad incassare la &#8216;vittoria&#8217;.  Carmelo Briguglio e Fabio Granata ironizzano: «Peccato, eravamo pronti a votarlo!». Entrando nel merito della questione il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia Granata chiarisce: «Noi abbiamo fatto delle correzioni doverose, abbiamo lavorato in senso riformista, non siamo noi i massacratori». E Briguglio rincara: «Siamo soddisfatti, possiamo quasi dire che è una vittoria della nostra linea perché era quello che chiedevamo. Se Berlusconi decide di ritirarlo davvero, allora ci si potrà prendere quella pausa di riflessione che noi chiedevamo».<br />
Altrettanto soddisfatti si dicono dalle file dell&#8217;opposizione: «Non è mai troppo tardi e il ravvedimento di Berlusconi è solo da apprezzare- sostiene il deputato democratico Ettore Rosato-. Il ddl sulle intercettazioni è impresentabile e se Berlusconi ha deciso di abbandonarlo vuol dire che aveva superato il livello di indecenza». Mentre dall&#8217;Idv, Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, gli fa eco: «Prima ritira la legge bavaglio è meglio è per tutti».</p>
<p>GINEVRA BAFFIGO</p>
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		<item>
		<title>Confronto fra destra italiana e britannica Ecco una grande inchiesta in sei capitoli  6- Berlusconi-Cameron: ultima puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 15:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
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Ultimo attesissimo appuntamento con la nostra speciale inchiesta che mette a confronto la destra italiana con quella d&#8217;oltremanica. Un modo intelligente per capire meglio la nostra politica ed il ruolo della nostra destra a fianco di quella degli altri grandi Paesi europei. Gabriele Federici dopo aver affrontato i vari aspetti storico-politici che ci avvicinano, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-34606 alignleft" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/07/260x01277511461664cameron2.jpg" alt="" width="290" height="205" /><span style="font-weight: normal;">
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Ultimo attesissimo appuntamento con la nostra speciale inchiesta che mette a confronto la destra italiana con quella d&#8217;oltremanica. Un modo intelligente per capire meglio la nostra politica ed il ruolo della nostra destra a fianco di quella degli altri grandi Paesi europei. Gabriele Federici dopo aver affrontato i vari aspetti storico-politici che ci avvicinano, e talvolta allontano dalla destra inglese, giunge infine in questo capitolo conclusivo a mettere a confronto non più le due leadership, ma i due leader: Silvio Berlusconi e David Cameron. Sentiamo.<span id="more-34603"></span><em></em></span></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em>Nella foto, Silvio Berlusconi e David Cameron al G8 </em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em>di </em></span>Gabriele FEDERICI</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"> </span>Silvio Berlusconi nasce a Milano nel settembre del 1936. David Cameron nasce a Londra nell&#8217;ottobre del 1966.</strong> Trent&#8217;anni di differenza intercorrono tra il Premier inglese e il Presidente del Consiglio. Questa divergenza di età si evince anche dall&#8217;impatto estetico dei due. Il jogging, l&#8217;iPod nelle orecchie, la bicicletta, il volto stirato, educato ad Oxford, di origine aristocratiche (discendente del re Guglielmo VI), sposato con due figli, il terzo in arrivo a settembre, Cameron da un&#8217;immagine di sé fresca, giovanile, seria, non seriosa e da padre amorevole. Il Regno Unito è tra i primi stati dell&#8217;Unione Europea per numero di divorzi, ragazze madri single ed aborti: una serie di record decisamente poco invidiabili. La presenza di un leader attento alle tematiche della famiglia è fondamentale per il popolo inglese. La tragedia che ha investito Cameron nel 2009, con la perdita di Ivan, il figlio disabile di sei anni, ha scosso nel profondo il leader conservatore. Raccontando come aveva reagito alla malattia del figlio Ivan, Cameron aveva dichiarato nel 2005 al settimanale Sunday Times:</p>
<p><em>&#8220;La notizia ti travolge come un treno in corsa. Sei depresso per un po&#8217; perché devi accettare la differenza tra speranza e realtà. Ma poi questa fase è passata perché lui è un bambino meraviglioso&#8221;. </em></p>
<p><strong>Il Premier britannico non aveva mai nascosto la disabilità del figlio,</strong> anzi si faceva intervistare nella sua abitazione mentre amorevolmente lo accudiva. Inoltre proprio l&#8217;esperienza di Ivan gli aveva dato la convinzione di difendere con forza il servizio sanitario pubblico britannico da chi lo voleva smantellare:</p>
<p><em>&#8220;Quando la tua famiglia si affida giorno e notte, un giorno dopo l&#8217;altro, al servizio sanitario nazionale, ti rendi conto di quanto sia prezioso&#8221;.</em></p>
<p><strong>Sui meriti e sui demeriti di Silvio Berlusconi si è parlato e scritto molto. Su Berlusconi si è detto tutto e il contrario di tutto:</strong> il conflitto di interessi, le leggi ad personam, la sua vita privata, ecc..; adorato ed acclamato dai suoi sostenitori, visceralmente odiato dai suoi avversari. L&#8217;Italia ha un rapporto catulliano con il suo Primo ministro: odi et amo, ma alla fine è sempre lì presente. La maggioranza degli italiani lo ha premiato nuovamente alle elezioni di due anni fa. Ricco imprenditore, divorziato due volte, di origine borghese, Cavaliere dell&#8217;Ordine al merito del Lavoro indiscussa ed energica personalità del panorama politico nostrano, la sua cultura e la sua attività sono in gran parte espressione di elementi profondamente radicati nella storia italiana. Tra i più permeanti, la relazione patrono-cliente. La sopravvivenza, se non addirittura il dominio, delle relazioni verticali diadiche in tante sfere della vita italiana, dopo oltre 50 anni di democrazia formale sconcerta e allo stesso tempo affascina. Nel 1876 Leopoldo Fianchetti, politico ed economista italiano, nella sua famosa indagine sulla Sicilia, descrive in termini memorabili la qualità che derivano dalle clientele dell&#8217;isola:</p>
<p><em>&#8220;Da un lato, una fedeltà, una energia nelle amicizie fra uguali e nella devozione da inferiore a superiore che non conosce limiti, scrupoli o rimorsi. Ma dall&#8217;altro [...] i singoli individui si raggruppano gradatamente intorno ad uno od alcuni più potenti, qualunque sia la cagione di questa potenza: la maggior ricchezza ed energia di carattere o l&#8217;astuzia od altro&#8221;.</em></p>
<p><strong>Nel 1973 Jeremy Boissevain, Professore Emerito di antropologia sociale all&#8217;Università di Amsterdam ha pubblicato una serie di saggi sull&#8217;antropologia mediterranea</strong> intitolata<em> &#8220;Friends of Friends&#8221;.</em> Nel 1994 Berlusconi si rivolge ai suoi dipendenti nei termini seguenti:<br />
<em> </em></p>
<p><em>&#8220;Io quando lavoro con i miei collaboratori so di trovarmi di fronte ai miei migliori amici [...] quindi è giusto, è facile fondare, istituire sul proprio posto di lavoro anche i propri momenti sentimentali&#8221;.</em></p>
<p><strong>Una mentalità imprenditoriale permea l&#8217;agire e la dialettica berlusconiana.</strong> Il pragmatismo, secondo il politico di centrodestra Raffaele Mauro, è uno dei punti di forza del Primo ministro italiano. Mauro afferma che Berlusconi, contrariamente ad alcune letture iniziali, non incarna l&#8217;ideologia neoliberista. Anzi, la sua prospettiva è di tipo profondamente pragmatico, basata su una totale assenza di schemi pre-concetti. La retorica liberista è stata utilizzata fino a quando ha funzionato, per poi essere abbandonata in altre occasioni, ad esempio con le recenti ingerenze statali avvenute nella vicenda Alitalia. Inoltre, contrariamente a molte delle interpretazioni che sono in circolazione, continua Mauro, Silvio Berlusconi non è il massimo rappresentante dell&#8217;antipolitica. Al contrario, si è servito dell&#8217;antipolitica nelle fasi storiche in cui ciò è stato utile per la conquista del potere; altrimenti ha utilizzato, con grande abilità, i classici mezzi di costruzione delle coalizioni ed aggregazione del consenso, in modo assolutamente congruente con la tradizione mediterranea. Silvio Berlusconi è un animale politico per eccellenza, che sa cosa vuole e che riesce a trovare, o a inventare, i mezzi per ottenerlo all&#8217;interno delle diverse contingenze storiche.<br />
Per concludere: Cameron rappresenta il giovane<em> Tory</em> di sangue blu, ben educato, vicino al <em>Big Business</em>, ma allo stesso tempo fautore di quel <em>&#8220;compassionate conservatism&#8221;</em> tanto caro ai conservatori ottocenteschi d&#8217;oltremanica. Berlusconi, per adoperare le parole di Veneziani, rappresenta invece quella destra, o meglio quella filosofia di centrodestra: &#8220;popolare, liberale, mercantile, americana, televisiva, vincente.&#8221;</p>
<p>GABRIELE FEDERICI</p>
<p>-</p>
<p><strong>Le altre puntate:</strong></p>
<p>1- <a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34183">Il neoconservatorismo della Thatcher</a></p>
<p>2- <a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34264">Economics, tra carità e liber(al)ismo</a></p>
<p>3-<a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34366"> La gran debolezza dei poteri esecutivi</a></p>
<p>4- <a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34454">La politica estera</a></p>
<p>5-<a href="http://www.ilpolitico.it/?p=34499"> La politica estera: Berlusconi</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Istanze democratiche nel Pdl I dissidenti non finiani  di SIMONE BRESSAN*</title>
		<link>http://www.ilpolitico.it/?p=34572</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Copertina2]]></category>

		<category><![CDATA[An]]></category>

		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>

		<category><![CDATA[Fi]]></category>

		<category><![CDATA[finani]]></category>

		<category><![CDATA[Fini]]></category>

		<category><![CDATA[Simone Bressan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpolitico.it/?p=34572</guid>
		<description><![CDATA[








 Il Popolo della Libertà è nell&#8217;occhio del ciclone. Le indagini dei pm romani hanno gettato lunghissime ombre su molti dirigenti ed illustri membri del governo. Le istanze dei finiani in questi giorni si sono fatte sempre più assordanti e dopo il caso Granata è il caso di dire &#8216;alia iacta est&#8217;. Noi del giornale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-26371 alignleft" title="foto-bressan" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2010/03/foto-bressan.jpg" alt="" width="290" height="364" />
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 Il Popolo della Libertà è nell&#8217;occhio del ciclone. Le indagini dei pm romani hanno gettato lunghissime ombre su molti dirigenti ed illustri membri del governo. Le istanze dei finiani in questi giorni si sono fatte sempre più assordanti e dopo il caso Granata è il caso di dire &#8216;alia iacta est&#8217;. Noi del giornale della politica italiana abbiamo dato larghissimo spazio alle questioni interne al partito di maggioranza ed alla crisi che questo sta affrontando. Ma leggiamo la crisi, sapendo che al pericolo del crollo si contrappone con duplice forza l&#8217;opportunità di un grande cambiamento. Le nuove &#8216;leve&#8217; nel partito ci sono, sono pronte e mentre rivolgono uno sguardo pieno di speranza nel futuro, stringono fra le mani un bagaglio gremito di nuove idee ed insegnamenti del recente passato storico. Nei giorni in cui Fini sembra essere l&#8217;unica alternativa al odierno stato delle cose nel centrodestra, Simone Bressan rivendica quel &#8216;dissenso costruttivo&#8217; di una parte del Pdl &#8216;non finiana&#8217;. Sentiamo.<br />
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<p><em>Nella foto, Simone Bressan*</em></p>
<p><em>Il blog all&#8217;indirizzo </em><a href="http://www.freedom-land.it"><em>http://www.freedom-land.it</em></a></p>
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<p><em>di <strong><span style="font-style: normal;">S</span></strong><strong><span style="font-style: normal;">imone BRESSAN*</span></strong></em></p>
<p><strong>Il Popolo della Libertà è un partito costruito a immagine e somiglianza di Silvio Berlusconi:</strong> convention con acclamazioni, jingle che sembrano canzoncine di Cristina D&#8217;Avena, una schiera di parlamentari che ben che vada portano un devoto rispetto al leader. E&#8217; stata in parte così l&#8217;esperienza di Forza Italia. E&#8217; così, con alcune esacerbazioni inacettabili, il Pdl. C&#8217;è chi da anni chiede un partito diverso. Lo fa parlando di primarie, di giovani, di meritocrazia. Lo fa perché non condivide l&#8217;idea che i parlamentari vengano nominati da uno stretto giro di segreterie a loro volta nominate da un giro ancor più stretto nominato da nessuno. Questo è. E ne abbiamo parlato così tante volte, nel nostro piccolo, da risultare noiosi ai più. Ma lo abbiamo fatto con la precisa convinzione che questo partito si potesse cambiare, che per questo partito valesse la pena di spendere due gocce di credibilità personale e di metterci la faccia.</p>
<p><strong>Ci chiamavano dissidenti, qualcuno ci guardava con sospetto, qualcun altro con favore.</strong> In ogni caso ci guardavano. Non siamo mai stati tanti e non abbiamo mai avuto le luci della ribalta, anche perché in Forza Italia prima e nel Pdl poi ci siamo sempre stati con convinzione e alle conferenze stampa abbiamo preferito la militanza e il dissenso costruttivo.<br />
Poi è arrivato Gianfranco Fini e ha annientato ogni reale possibilità di migliorare il Pdl. Gianfranco Fini semplicemente non sopporta la leadership di Silvio Berlusconi perché uguale e opposta alla sua. In Alleanza Nazionale la gestione del potere è stata molto peggiore e antidemocratica di quanto avviene oggi nel Popolo della Libertà. E di quella gestione Gianfranco Fini era il leader e ispiratore indiscusso.</p>
<p><strong>Se il Pdl è fondato sul centralismo carismatico, Alleanza Nazionale si è basata per anni sull&#8217;assolutismo sdoganatore del suo leader</strong> che, a colpi di piroette, ha prima abiurato il fascismo, poi ammesso che anche i gay possono insegnare nelle scuole, poi si è ricordato che agli immigrati potremmo anche riconoscere qualche diritto. Nel mentre i custodi dell&#8217;ortodossia fascista, anti gay e anti immigrati del delfino di Almirante venivano fatti fuori e nascosti sotto il tappeto per evitare di sporcare l&#8217;album di famiglia. In tutto questo baillame ogni passaggio democratico è stato sempre vissuto come un inutile disturbo al manovratore.</p>
<p><strong>Oggi Fini diventa il paladino di tutti quelli che vorrebbero un Pdl migliore.</strong> Lo fa, come sempre, a modo suo, per suo tornaconto personalissimo. L&#8217;ultima possibilità di cambiare questo partito l&#8217;ha uccisa lui, mettendo il cappello sopra ad ogni iniziativa riformatrice, con il solo intento di indebolire la leadership di Silvio Berlusconi e di affermarne un&#8217;altra, la sua. Così facendo ha assimilato ogni voce distonica rispetto al mainstream dei berluscones e costretto tutti a scegliere semplicemente tra lui e Berlusconi.</p>
<p><strong>Noi, che non vorremo sostituire un principe ad un monarca ma creare le condizioni per un partito che si scelga democraticamente la sua classe dirigente</strong>, stiamo sempre qui a chiedere le primarie. Che, sia detto al Cav sottovoce, rimangono l&#8217;unico strumento per far capire ai finiani quanta parte di consenso ancora abbiano nel centrodestra nazionale.</p>
<p>SIMONE BRESSAN</p>
<p>* Blogger e dirigente giovanile Pdl</p>
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