Con il pezzo, strategico, sulla rivoluzione culturale di Cassinetta, si chiude l’edizione “invernale” del giornale della politica italiana e comincia quella estiva. Per me è giunto il momento di un breve periodo di stop. Da oggi fino a settembre, il giornale sarà nelle mani, sapienti, della nostra vicedirettrice, Ginevra Baffigo.
Lascio - per il momento - nel punto più alto, di sempre, della parabola degli accessi di questo giornale, con luglio che è (già) stato il mese con il maggior numero di visite, ormai quintuplicate rispetto ad un anno fa.
Merito di una guida intelligente, capace di offrire una chiave di lettura unica della nostra politica, e di offrire - gli italiani solo sanno quanto se ne senta la necessità - un po’ di visione: per questo il Politico.it è ormai una voce ascoltata della politica italiana, capace non solo di fare opinione ma di incidere direttamente sull’andamento delle cose della nostra politica.
E contiamo di riuscire a farlo sempre di più andando avanti. Perché questa è ancora la fase della politica italiana autoreferenziale di oggi, alla quale noi ci rivolgiamo, sì, ma indicando la luna. Presto verrà il nostro tempo, il tempo di tutti noi: il tempo del futuro; quando una vecchia politica sarà stata lasciata alle spalle, e, se Dio vuole, potremo tornare a (lavorare per) fare dell’Italia un grande Paese.
Buone vacanze e buona estate con il Politico.it.
MATTEO PATRONE
Che cosa ci facevano il presidente del Consiglio, Casini (è proprio il caso di scriverlo così?), il governatore di Bankitalia Draghi e il cardinal Bertone (più Letta) a casa del conduttore di Porta a porta una sera di due settimane fa? Festeggiavano il 50esimo anniversario del primo articolo di Vespa sul Tempo, naturalmente. Smentite dunque le indiscrezioni che volevano Silvio impegna- to in un tentativo di riannettersi il leader Udc (a com- pensare lo smarcamento di Fini), abbiamo seguito la pista giusta. Ecco che cosa ne è scaturito…
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Abbiamo scritto che in qualunque altro Paese democratico a questo punto si starebbe discutendo di dimissioni del presidente del Consiglio. E’ davvero difficile ritenere che “Cesare” - questo il nomignolo affettuoso che i «quattro sfigati» che volevano sovvertire l’ordine costituzionale avevano affibbiato al Cavaliere - non sapesse. E d’altra parte si tratta di accertarlo. La certezza è che un governo la cui maggioranza è fondata su un partito il cui coordinatore tramava ai danni del Paese, ed ora viene disconosciuto da una componente di quello stesso partito che pone esplicitamente una «questione morale», in un’Italia a più alto tasso di democraticità e di senso della legalità avrebbe già lasciato, non foss’altro per sensibilità istituzionale. Ma a questo punto, ha scritto Gad prima, poco manca affinché ciò accada per forza, ovvero grazie al respingimento (è proprio il caso di dirlo?) da parte degli italiani di fronte ad un ulteriore susseguirsi di scandali. Scandali che, probabilmente, non del tutto a caso emergono alla vigilia della discussione sul ddl intercettazioni: la parte sana del Paese batte un colpo e dice, “Attenzione perché le cose stanno così, e fra poco tutto questo potrebbe venire nascosto per sempre”. Bossi che - ne parleremo nel Diario - invita a «fare presto» con l’approvazione del ddl proprio per evitare che il resto della marmellata - perché è certo che ci sia un “resto” di tutto questo - venga alla luce, da un lato conferma ciò che il giornale della politica italiana ha scritto per primo - ben prima che cominciassero le campagne della restante parte della stampa nazionale - ovvero che il ddl intercettazioni serve ad uso e consumo del presidente del Consiglio e della cricca per nasconderci le malefatte: riflettano coloro che ancora non ne sono convinti; e dall’altro rende a questo punto democraticamente inconcepibile che, in questo contesto, una simile legge venga approvata. Per questo, il Politico.it fa appello alla sensibilità del presidente della Camera e dei finiani, affinché affossino definitivamente il velo di omertà in cui consiste, in realtà, la legge-bavaglio, perché noi possiamo, vogliamo e abbiamo diritto di sapere, cos’altro sia avvenuto alle nostre spalle e contro di noi in questo Paese. Donadi sulla responsabilità politica del capo del governo.
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La pubblica opinione non lo percepisce (ancora), ma in un altro Paese tutto quanto vi abbiamo raccontato in questi giorni - case comprate da altri a propria insaputa, P3, l’ndranghe- ta, la camorra di Cosentino - sarebbe stato motivo sufficiente per rimettere in discussione la permanenza in carica di qualsiasi governo. Qui non succede per due ragioni: ci siamo abituati (anche “grazie” all’azione anti-culturale del presidente del Consiglio); e, in questo contesto, manca qualcuno che solleciti e riaccenda il naturale sentimento di indignazione. L’unica opposizione - necessariamente edulcorata per la ragione che ora vedremo nel definirla, e nondimeno più incisiva di quella “vera” (?) - è rappresentata dalla componente finiana, che fa il proprio dovere di forza onesta e responsabile in un partito attraversato dai peggiori scandali. Il centrosinistra fa sentire (?) solo timidamente la propria voce per far notare che, certo, tutto questo è molto riprovevole. Naturalmente questa (?) voce tonante di Bersani non cambia la percezione degli italiani. Ma per quello basterà attendere un po’: la previsione del conduttore de L’Infedele è che gli scandali continueranno - ma cosa accadrà se verrà approvato il ddl intercettazio- ni? Altra evidenza di come l’unica motivazione per cui il presidente del Consiglio lo vuole approvare è evitare che tutto questo, a partire dal proprio, venga alla luce - e sarà troppo anche per questo governo, anche in questo Paese (attuale). A quel punto si porrà il problema di dove andare a cercare la tanto decantata, sì, ma poco realizzata alternativa. Il commento di Gad sulla fine del Popolo della Libertà, a cui seguirà, più tardi, un secondo commento sulle responsabilità politiche del suo leader.
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Una gigantesca operazione di riciclaggio dei soldi dei servizi segreti e del PCUS. I conti della mafia in Italia come “lavatrice” del tesoro sovietico. Un misterioso finanziere italiano. Il gran rifiuto di D’Alema, ma anche, subito dopo la morte dei due magistrati, l’impegno del Pci-Pds-Ds per alzare un polverone e celare la terribile e scomoda verità. L’ex vicedirettore de “il Giornale” e deputato del Partito Liberale Italiano svela al giornale della politica italiana questo misconosciuto “mistero italiano” (e non solo): una vera e propria operazione di guerra, che non sarebbe stata nelle possibilità e nemmeno nella volontà della mafia siciliana, alla base del martirio, possiamo chiamarlo così, di Falcone e Borsellino, che stavano indagando sulla vicenda. Una storia che sfugge al controllo persino di un protagonista della nostra politica della potenza di Giulio Andreotti, che ad un certo punto ammette di trovarsi di fronte a qualcosa di «più grande di me» e invita Giancarlo Lehner a lasciare perdere il progetto di scrivere un libro-denuncia su tutto questo. A distanza di anni, Guzzanti riapre il caso. Un pezzo da non perdere, solo sul giornale della politica italiana.
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Il grande sondaggista fotografa tutti i momenti-chiave della nostra politica. Il caso del ministro nominato al solo scopo di consentirgli di sfuggire ai propri guai giudiziari determina, senza dubbio, il punto più basso - “qualitativamente” parlando - della parabola di questo governo. Valutazione degli “esperti” i quali, nondimeno, spesso in questi quindici anni - specie in relazione al cammino del presidente del Consiglio - sono stati smentiti dalla risposta dell’elettorato, che il Cavaliere sembra “conoscere” meglio di tutti. Ma ora i dati di Crespi lo confermano: per la prima volta dalle elezioni che lo hanno riportato a palazzo Chigi, Berlusconi scende sotto il 50% di apprezzamento. Una soglia ancora abbastanza alta, ma che messa in relazione al 67% dei primi mesi di legislatura dà il segno di un vero e proprio tracollo, che prelude ad un calo netto del consenso, che pure, ancora, non si registra (del tutto). Più che un campanello una (grande) sirena d’allarme per il presidente del Consiglio, che, del resto, come abbiamo già avuto modo di scrivere potrebbe avere davvero cominciato, questa volta, la propria parabola discendente. Tutti i dati, all’interno, nelle tabelle.
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Il giornale della politica italiana non è certo un giornale “conservatore”, nella accezione tecnica e non politica del termine. Ma il cambiamento non può essere imposto dal mercato bensì dev’essere guidato dalla (nostra) politica. La strada, per il nostro Paese - lo abbiamo indicato più volte - è quella di un cambio di sistema, sì, ma nel senso di una conversione in una società (e in un’economia) della conoscenza. Del passo fatto proprio da esecutivo, Lingotto e sindacati si va verso una sempre maggiore riduzione dei diritti, nella chiave di una «rivoluzione copernicana» che ci porta da una democrazia fondata sull’uomo, quella scritta nella prima, sempre attuale perché “definitiva”, parte della Costituzione, ad una “democrazia” fondata sul profitto, a discapito dell’uomo (sempre lo stesso, peraltro; è proprio il caso di dirlo). Nell’anno degli effetti della crisi, in cui tutti avevamo sostenuto che c’era bisogno di un ritorno della Politica, un’alzata di bandiera bianca che costerà cara non solo alle persone più deboli, di oggi e di domani, lavoratori e non - ma all’intero Paese. E colpisce ancora una volta l’indulgenza del centrosinistra: invece di rilanciare, nel senso di una prospettiva nuova, si appiattisce sulle posizioni iperliberiste e anticostituzionali della maggioranza. Non c’è opposizione in questo Paese. E la (nostra) democrazia si allontana sempre di più. E non solo, questa volta, in termini qualitativi. Ginevra Baffigo ci spiega i veri termini della questione di Pomigliano.
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Pensano, in molti casi, che quelle leghiste siano sparate senza sen- so, anche quelle che afferiscono al tema della (dis)unità nazionale. Ma anche certe estemporaneità democratico-costituzionali del presidente del Consiglio quindici anni fa sarebbero state giudicate allo stesso modo. E oggi sono (quasi) entrate nel senso comune. Un “maestro” dell’arte (?) del convincimento, il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, diceva che «una bugia ripetuta molte volte diventa una verità». Vale per le bugie
tout court, ma vale anche per le idee e i concetti. Luigi Crespi e il giornale della politica italiana sono stati i primi a porre il problema della serietà della “questione leghista”. Oggi il grande sondaggista ci spiega a che stadio di avanzamento è il processo di convincimento da parte di Bossi: e il livello è (ancora), appunto, molto basso. Ma, come ha detto il presidente della Camera rilanciando il nostro sprone alla nostra politica, la propaganda può, nel tempo, sopperire all’attuale “mancanza” e fare molto male. La risposta da dare è adesso. Cominciando a chiamare la Lega con il proprio “nome”. I dati del sondaggio commentati, come sempre, da Crespi in persona.
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Il giornale della politica italiana, primo fra tutti i grandi quotidiani a farlo, assegna un inviato al governatore della Puglia del quale, a partire da oggi, seguirà - momento per momento - il cammino verso le primarie del 2012 per la scelta del candidato premier del centrosinistra. Comincia, con questa prima corrispondenza di Marilda Tria, la «narrazione» (è proprio il caso di dirlo) de il Politico.it della lunga marcia di Vendola verso le politiche del 2013, alle quali il leader di Sel conta di correre da protagonista assoluto. Vendola, che pure il nostro giornale ha criticato, per un “estremismo” che sembrerebbe mal conciliarsi con le esigenze politico-elettorali dell’attuale opposizione - ma anche del Paese - è, tuttavia, la «speranza della sinistra»: l’uomo che può battere Berlusconi ridando linfa (non necessariamente in quest’ordine) all’altra metà, bistrattata, della nostra politica. Doveroso dunque per il giornale della politica italiana dedicare una donna e ampio spazio al cammino di Vendola, del quale seguiremo (quasi) quotidianamente insieme, care lettrici, cari lettori, il percorso di crescita verso il 2013. Un servizio esclusivo, che solo il Politico.it può offrire a chi ama la nostra politica. Buona lettura dunque con Marilda Tria. La prima corrispondenza è dedicata alle scelte del governatore nell’impostazione della nuova giunta e del nuovo corso alla guida (intanto) della Puglia. Ma si tratta solo di un’infarinatura. Partiamo, dunque. Così.
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Che non è usare la parola “compa- gni”, ma conoscere e rivolgersi alla società. Il grande sondaggista interviene nella querelle davvero tutta interna ai Democratici sull’appellativo di tradizione comunista per suonare la sveglia a quello che dovrebbe aspirare ad essere il primo partito italiano: smettete di guardarvi l’ombelico, ricominciate a stare in campo guardando, piuttosto, la palla e la porta (la nostra politica e, appunto, il Paese). Crespi è sferzante come sempre. Il centrosinistra sord(id)o ai richiami della realtà. Dopo la critica accorata di Giulia, ieri, questo nuovo “appello” dalle nostre colonne al Pd perché torni a fare politica: se i media rilanciano solo la polemica cercata da pochi Giovani Democratici è perché il morso delle proposte di Bersani non è abbastanza canino: in altre parole, se il Paese non vi segue, caro Pigi, non è (solo) perché è poco abituato a discutere di contenuti, ma (anche) perché sono altri i contenuti che ci si aspetta da voi. Siamo nel 2010, la politica italiana è cambiata profondamente mentre il Paese è fermo, e serve una cura radicale, che pur serissime (ma non abbastanza) proposte di aggiustamento qua e là non sono in grado di assicurare. L’ex spin doctor del presidente del Consiglio chiede dunque - in buona sostanza - quel cambio di prospettiva che il giornale della politica italiana sollecita ai Democratici da settimane. Fini ci ascolta, e forse contribuirà a salva- re l’unità di questo Paese, voi ancora no(n del tutto): a quando una vera svolta? Intanto Crespi. Eccolo.
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